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B7-0189/2011

Discussioni :

OJ 10/03/2011 - 119

Votazioni :

PV 10/03/2011 - 14.2
PV 10/03/2011 - 15.2
CRE 10/03/2011 - 14.2

Testi approvati :


Discussioni
Giovedì 10 marzo 2011 - Strasburgo Edizione GU

14.2. Bielorussia, in particolare il caso di Ales Mikhalevic e di Natalia Radin
Video degli interventi
PV
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  Presidente. – L’ordine del giorno reca la discussione su sei mozioni di risoluzione sulla Bielorussia, in particolare il caso di Ales Mikhalevic e di Natalia Radin(1).

 
  
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  Raül Romeva i Rueda, autore.(ES) Signor Presidente, ritengo sia importante ricordare che non è la prima volta che parliamo della Bielorussia al Parlamento, e da questo punto di vista la presente risoluzione è importante nella misura in cui condanna chiaramente gli arresti e l’imprigionamento di membri dell’opposizione e la violazione dei diritti fondamentali cui sono state soggette queste persone.

La libertà di espressione, la libertà di riunione e la libertà di circolazione in paesi come la Bielorussia dovrebbero costituire una priorità, ed è quindi necessario insistere per l’immediato rilascio incondizionato delle persone in questione, che non possono essere definite in nessun altro modo se non prigionieri politici.

In secondo luogo, ritengo sia ugualmente importante condannare – come fa la risoluzione – il ricorso alla tortura in questi paesi, come in altri, nel modo più fermo, chiaro e risoluto possibile, anche quando ciò si verifica nell’Unione europea, il che purtroppo accade. Ciononostante, in un paese con cui le nostre relazioni di vicinato continuano a svilupparsi, e con il quale rafforziamo il nostro partenariato, l’utilizzo della tortura come metodo di trattamento nelle prigioni, soprattutto quando è alimentata da motivazioni politiche, è un fenomeno che richiede il nostro rifiuto totale e la nostra piena condanna.

Infine, vorrei anche condannare esplicitamente la sentenza pronunciata contro il giovane attivista d’opposizione soltanto perché aveva partecipato alle manifestazioni del 19 settembre 2010. Credo che il Parlamento faccia bene ad assumere una posizione chiara contro tali sviluppi, e insisto sul fatto che la sua voce va ascoltata.

 
  
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  Marietje Schaake, autore.(EN) Signor Presidente, un grande numero di esponenti dell’opposizione, inclusi ex candidati alla presidenza, ma anche giornalisti e difensori dei diritti umani, sono stati arrestati dopo gli eventi del 19 dicembre 2010 a Minsk e da allora sono richiusi in centri di detenzione del KGB. Sono emerse notizie che parlano di torture e confessioni forzate dal KGB. Gli sviluppi in questione s’inscrivono in uno schema più generale di repressione e processi politicamente motivati contro gli attivisti dell’opposizione, la società civile, i mezzi di comunicazione e i difensori dei diritti umani, che continuano tuttora.

Esortiamo con urgenza le autorità bielorusse a consentire l’opposizione politica, la società civile, la libera espressione e il pluralismo dei mezzi di comunicazione. Lo stato di diritto va rispettato. Le autorità bielorusse si assicurerebbero la credibilità se iniziassero immediatamente indagini in conformità con gli standard internazionali e con il coinvolgimento di esperti internazionali. Dobbiamo prendere in considerazione misure restrittive, incluse sanzioni economiche sulle imprese di proprietà del governo bielorusso, ma spero che non si rivelino necessarie. Accoglieremmo con favore l’adesione di altri paesi della comunità internazionale a questo invito ad agire , perché lo status quo è inaccettabile.

 
  
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  Kristian Vigenin, autore.(EN) Signor Presidente, la Bielorussa figura così spesso sulla nostra agenda politica perché ci sta a cuore, perché vogliamo vedere una Bielorussia democratica in cui i diritti umani siano rispettati. Ho l’impressione, ciononostante, che i messaggi che inviamo così spesso alle autorità bielorusse non siano ascoltati – né quelli del Parlamento europeo, né quelli del Consiglio europeo. Le decisioni del Consiglio non hanno finora avuto alcun effetto sulla situazione in Bielorussia.

Dopo un anno di progressi estremamente limitati, il 19 dicembre 2010 ha segnato un momento di svolta per la Bielorussia. Da allora il paese sta sprofondando nell’auto isolamento, il che può salvare il regime per un certo periodo, ma va a discapito del futuro della nazione bielorussa. Ciò va compreso, e non smetteremo di ricordarlo a Lukashenko e i suoi alleati. Spero che il presidente Lukashenko prenda atto degli eventi nel vicinato meridionale e comprenda che l’unico comportamento responsabile è costituito dalla democratizzazione e dalle riforme sociali ed economiche nel paese.

Noi al Parlamento europeo non ci arrenderemo, chiediamo l’immediato rilascio incondizionato di tutti i manifestanti in detenzione e il ritiro di tutte le accuse motivate politicamente. Nel contempo, continuiamo a credere che la Bielorussia abbia ancora tempo per cambiare, cooperiamo con gli altri cinque vicini orientali per trovare una soluzione che porti alla democratizzazione e alla creazione di una situazione in Bielorussia in cui sia possibile organizzare elezioni libere ed eque alla fine dell’anno o all’inizio del prossimo anno.

 
  
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  Jacek Protasiewicz, autore. (PL) Signor Presidente, la sincera e commuovente dichiarazione pronunciata da Ales Mikhalevich quasi due settimane fa, in cui ha rivelato i metodi di tortura usati dal KGB bielorusso contro gli oppositori politici di Alexander Lukashenko, ha fatto scalpore. È sconvolgente che nel 21esimo secolo un paese europeo che ha iniziato a cooperare con l’Unione europea nell’ambito del partenariato orientale usi metodi caratteristici del nazismo o dello stalinismo.

La nostra risoluzione esprime il nostro shock e la nostra indignazione, nonché la nostra solidarietà nei confronti di chi viene perseguitato. Quest’oggi vorrei mandare tre messaggi da quest’Aula. Il primo messaggio va ad Ales Mikhalevich, ma anche ad Anatoli Labiedzka e Mikhail Statkievich, che si trovano in prigione: ammiriamo il vostro coraggio, siamo con voi e non vi abbandoneremo.

Il secondo messaggio va ad Alexander Lukashenko: inizi a mostrare rispetto per le convenzioni internazionali che il suo paese ha ratificato, inclusa la Dichiarazione congiunta del vertice di Praga per il partenariato orientale, e la smetta di perseguitare i suoi cittadini.

Il terzo messaggio va alla baronessa Ashton: è giunto il momento di introdurre sanzioni economiche, perché solo in questo modo potremo cambiare il modo in cui l’opposizione viene perseguitata in Bielorussia.

Vi ringrazio.

 
  
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  Ryszard Czarnecki, autore.(PL) Signor Presidente, la Bielorussia è un paese che condivide una frontiera con l’Unione europea ma che sembra 1 000 anni luce lontana da essa. È come se la Bielorussia fosse abitata da persone guidate da standard differenti. Eppure non è così. Anche degli europei vivono lì – persone che vogliono sentire di vivere in un’Europa comune. Il problema è il presidente del paese, che ricorre a metodi risalenti all’Unione Sovietica di decenni fa – quanto il presidente Lukashenko ci offre è un singolare viaggio nel passato. A differenza dell’onorevole Vigenin, che è intervenuto poco fa, ritengo che dovremmo credere nella nostra voce europea e che il Parlamento e le istituzioni europee possono esercitare pressione sulle autorità bielorusse affinché rispettino i diritti umani. Si tratta di una questione non tanto politica, ma di morale ed etica di base. Oggi dobbiamo dire ai nostri fratelli bielorussi che non sono soli.

 
  
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  Rui Tavares, autore.(PT) Signor Presidente, onorevoli colleghi, ci sono sempre stati casi connessi ai diritti umani al di fuori dell’Unione europea, quindi vorrei prendermi la libertà, in questa urgente discussione, di iniziare con la nostra votazione odierna sulla libertà di stampa in Ungheria, o meglio nell’Unione europea, poiché il rispetto per i diritti fondamentali nella nostra Camera e il rispetto dei diritti umani appena al di fuori dell’Unione europea sono questioni inestricabilmente connesse.

Dal momento che siamo riusciti a discutere dei problemi che ci troviamo ad affrontare all'interno dell'Unione europea in una votazione che ha diviso quest’Aula in due, e che ci ha fatto lavorare molto negli ultimi due mesi, possiamo ora affrontare a testa alta il presidente Lukashenko della Bielorussia. Possiamo dire al presidente Lukashenko che deve porre fine alla repressione delle manifestazioni, alla repressione degli oppositori e alla repressione della stampa nel proprio paese, perché egli stesso rappresenta un governo che ritiene di avere il monopolio sul diritto di decidere ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, cioè che è equilibrato, ciò che è neutrale e ciò che è obiettivo, non solo nelle proprie dichiarazioni, ma anche in quelle dell’opposizione e della stampa estera. Abbiamo persino visto il presidente Lukashenko affrontare i media internazionali con profonda arroganza in seguito alla repressione delle manifestazioni di dicembre.

Ecco perché ritengo che possiamo nutrire speranza che la voce del Parlamento europeo, la voce della Commissione e la voce del Consiglio siano ascoltate in Bielorussia, ed è in questo modo che raggiungeremo un’autorità morale, che dobbiamo anche preservare attraverso il nostro esempio in questa Camera.

 
  
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  Eduard Kukan, a nome del gruppo PPE. (SK) Signor Presidente, durante la riunione della scorsa settimana del gruppo Visegrad a Bratislava, il ministro per gli Affari esteri della Slovacchia, che al momento presiede il gruppo, ha inviato un chiaro messaggio al presidente Lukashenko della Bielorussia. Fino a quando ci sarà anche solo un prigioniero politico nelle prigioni della Bielorussia, il paese non potrà fare altro che aspettarsi di essere completamente isolato in Europa.

Persino oggi, purtroppo, tre mesi dopo le elezioni presidenziali, la situazione nel paese continua a essere critica. I cittadini dalla mentalità democratica sono oggetto d’indagini, vengono arrestati, imprigionati e detenuti in condizioni inumane, come abbiamo discusso oggi, senza alcuna possibilità di assistenza legale e di visite dai propri famigliari.

È, pertanto, anche importante che l’UE adotti una posizione più rigorosa nei confronti dell’ultimo dittatore in Europa. Potrebbe anche essere necessario ampliare la portata delle sanzioni economiche che stiamo applicando, perché ogni prova suggerisce che le parole, per quanto siano dure, non miglioreranno la situazione per i cittadini in Bielorussia.

 
  
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  Justas Vincas Paleckis, a nome del gruppo S&D.(LT) Signor Presidente, la presente risoluzione costituisce un chiaro segnale alle autorità bielorusse che l’Unione europea non può e non intende tollerare alcuna limitazione al diritto a manifestare, né tollererà la presenza di prigionieri politici nel paese e, in particolare, la tortura nelle strutture di detenzione. Bruxelles sta intensificando la propria assistenza alla società civile bielorussa, alle organizzazioni non governative, ai mezzi di comunicazione indipendenti e agli studenti. Inoltre, dobbiamo abolire con urgenza i costosi visti che impediscono ai cittadini bielorussi di recarsi nell’Unione europea, ridurre le tariffe e negoziare una semplificazione del regime dei visti. Ritengo che in questa situazione, sarebbe ancora utile che una delegazione del parlamento europeo si recasse in Bielorussia, nonostante vi siano ostacoli, e se è impossibile far viaggiare un’intera delegazione, allora i deputati al parlamento europeo dovranno recarsi lì individualmente per comprendere meglio la situazione ed esercitare una certa influenza.

 
  
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  Kristiina Ojuland, a nome del gruppo ALDE.(EN) Signor Presidente, a gennaio abbiamo adottato una dichiarazione sulla Bielorussia. Non è un buon segno dovere ripetutamente esprimere le nostre preoccupazioni per la situazione nel paese senza che vi siano reazioni positive da parte delle autorità bielorusse.

Nonostante l’Unione europea abbia nuovamente imposto delle sanzioni e assunto una linea dura nei confronti del regime di Lukashenko, i diritti fondamentali come la libertà di riunione o di espressione continuano a essere violati e calpestati. Inoltre, le notizie sulla continua tortura mentale e fisica dei prigionieri politici e i tentativi di reclutare informatori nel KGB forniscono all’Unione europea un chiaro segnale che il regime di Lukashenko non ha prestato ascolto al nostro messaggio precedente.

Dovremmo, forse, alzare la voce e chiarire in misura ancora maggiore che la situazione in Bielorussia è inaccettabile. Vorrei chiedere alla Commissione si presentare una relazione circa le ulteriori misure che possono essere adottate contro il regime di Lukashenko.

Vorrei anche esortare le imprese e gli investitori europei a ritirarsi dalla Bielorussia, a meno che non abbiano intenzione di maneggiare denaro sporco di sangue e di sostenere, direttamente o indirettamente, il regime criminale di Lukashenko.

 
  
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  Marek Henryk Migalski, a nome del gruppo ECR.(PL) Signor Presidente, l’onorevole Ojuland ha ragione quando dice di avere l’impressione che si discute sempre delle stesse cose senza mai vedere i risultati sperati. Ciononostante, purtroppo, si sbaglia quando afferma che su questo punto siamo unanimi. Vorrei chiedere a tutti noi qui di parlare con una sola voce, e di parlare in modo forte come l’onorevole Protasiewicz, che ha inviato un chiaro segnale a tutti coloro che lottano per la libertà e la democrazia in Bielorussia, dicendo che siamo con loro, e che ha espresso un chiaro monito al regime in Bielorussia, vale a dire che ciò che fanno è inaccettabile. Beh, parallelamente a questa voce, che dovrebbe essere sostenuta da tutti, vengono espresse anche altre opinioni, e purtroppo da uno degli autori della risoluzione, che gli incidenti di tortura si verificano in Bielorussia semplicemente come avvengono in alcuni paesi europei e in alcuni Stati membri dell'Unione europea. Ciò è inaccettabile. L’onorevole Ojuland ha ragione quando afferma che si presta attenzione a quanto diciamo, e che non siamo solo noi ad ascoltare gli altri, ma che c’è anche qualcuno che ci ascolta. Se continueranno a esserci opinioni così contrastanti, allora, a mio parere, continueremo a essere inefficaci. Vi ringrazio.

 
  
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  Sari Essayah (PPE).(FI) Signor Presidente, L’ultimo dittatore d’Europa, Lukashenko, governa la Bielorussia con il pugno di ferro da più di 16 anni. I mezzi di comunicazione e il sistema giudiziario del paese sono sotto il suo controllo sovrano, e non ha alcuna esitazione a usarli per reprimere l’opposizione politica, come abbiamo visto durante le recenti elezioni presidenziali fraudolente a dicembre. In quel periodo, delle truppe speciali e, ovviamente, la polizia, hanno represso con violenza le manifestazioni e arrestato centinaia di persone, inclusi quasi tutti i candidati presidenziali dell’opposizione.

Le richieste dell’Unione europea relative al rilascio dei prigionieri politici e alla fine della violenza contro i cittadini sono state completamente ignorate dall’amministrazione di Lukashenko. È ora imperativo che l’UE introduca sanzioni economiche più consistenti, dal momento che Lukashenko ha semplicemente sfruttato il programma di partenariato orientale e tutti i vantaggi della politica di vicinato. Non possiamo accettare violazioni così gravi dei diritti umani in nessuna parte del mondo, men che meno nelle zone isolate dell’Europa.

 
  
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  Mitro Repo (S&D).(FI) Signor Presidente, non dobbiamo spingerci al di là dei confini dell’Europa per trovare paesi che violano i diritti umani. In Bielorussia, si può essere accusati e andare in prigione semplicemente per aver partecipato a una protesta, per essersi candidato alle elezioni, o per aver espresso la propria opinione. La consapevolezza politica da parte dei cittadini e l’attivismo civile non sono un onere per la società: dovrebbero essere un qualcosa che l’arricchisce.

Risulta difficile, ciononostante, credere che la democrazia possa essere consolidata in Bielorussia soltanto attraverso la coercizione dell’UE. È anche necessario incoraggiare il dialogo a livello popolare e la partecipazione nella società civile. L’Unione europea deve sostenere gli sviluppi democratici in Bielorussia e continuare a cooperare con essa nell’organizzazione di progetti culturali ed educativi. Il Servizio europeo per l’azione esterna deve monitorare con attenzione gli sviluppi in Bielorussia e sostenere i bielorussi, affinché i valori europei possano essere interiorizzati.

(Applausi)

 
  
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  Cristian Dan Preda (PPE).(RO) Signor Presidente, due giorni fa, l’8 marzo, la giornata internazionale della donna, Natalia Radina non ha potuto godersi i festeggiamenti perché era agli arresti domiciliari. Quello stesso giorno, Ales Mikhalevich festeggiava il suo 53esimo compleanno in prigione. Il semplice motivo è che è un uomo libero, un uomo che ha osato candidarsi alle elezioni presidenziali e, in una dittatura come quella della Bielorussia, la sanzione per aver compiuto un tale gesto di libertà è di vedersi limitati nei movimenti e mandati in prigione. Desidero sottolineare due punti della risoluzione che considero estremamente importanti. Ritengo che sia necessario sostenere l’ampliamento delle misure restrittive imposte dall’Unione europea producendo un elenco che includa i procuratori, i giudici e i membri della polizia segreta coinvolti nei recenti casi di violazione dei diritti umani in Bielorussia. In secondo luogo, penso anche che dovremmo fare tutto il possibile per sostenere la società civile nel paese, che può essere fonte di speranza.

(Applausi)

 
  
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  Elena Băsescu (PPE).(RO) Signor Presidente, vorrei iniziare la mia dichiarazione con un appello alle autorità bielorusse affinché pongano fine alla censura nei confronti delle forze democratiche e della stampa indipendente. Propongo, inoltre, la riapertura dell’ufficio dell’OSCE in Bielorussia.

I diritti umani hanno subito un duro colpo durante le elezioni presidenziali del dicembre 2010. Le manifestazioni organizzate dall’opposizione contro la frode elettorale sono state represse senza alcuna pietà dalle forze di sicurezza. Tra gli arrestati figura uno dei candidati alla posizione di presidente, Ales Mikhalevich. Ha denunciato la tortura cui è stato sottoposto in prigione, fatto che, però, è stato negato dalle autorità. Nello stesso periodo sono stati presi di mira anche i giornalisti vicini all’opposizione. Nonostante il divieto di rendere dichiarazioni, hanno confermato le affermazioni di Mikhalevich nella speranza di richiamare l’attenzione dell’Unione europea sulla situazione critica in Bielorussia. Le circostanze nelle quali sono stati effettuati gli arresti sono vaghe, ma i trattamenti cui sostengono di essere stati sottoposti costituiscono gravi violazioni dei diritti umani.

 
  
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  Krzysztof Lisek (PPE).(PL) Signor Presidente, Commissario, vorrei esprimere i miei più sinceri ringraziamenti per avermi concesso l'opportunità di intervenire, perché alcuni giorni fa, quando ho parlato con Ales Mikhalevich, che ho avuto l’opportunità e l'onore di conoscere e di cui sono amico da più di dieci anni, gli ho promesso che avrei fatto il possibile per intervenire quest'oggi. Sebbene io sappia che non è questo il luogo adatto per mandare messaggi personali, vorrei dire: “Ales, siamo con te, come ha affermato l’onorevole Protasiewicz”.

Credo che oggi sia molto importante comunicare all’opposizione che li sosterremo – e non dovremmo dirlo solo all’opposizione. È importante dirlo a chi è coinvolto nella persecuzione – i procuratori che conducono indagini come viene loro detto, i giudici che pronunciano sentenze non giuste, i direttori di aziende che licenziano i dipendenti a causa della loro attività politica, i rettori delle università che espellono gli studenti perché hanno partecipato a manifestazioni – dovremmo dire a tutti loro: “Ce ne ricorderemo. Ci ricorderemo di cosa fate e di come agite oggi, e verrà il momento in cui tutti voi subirete la punizione che vi meritate”.

 
  
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  Corina Creţu (S&D).(RO) Signor Presidente, anche io vorrei associarmi a chi invita il Consiglio, la Commissione e la comunità internazionale e intensificare il sostegno alla società civile e all’opposizione democratica in Bielorussia, in risposta agli eventi che si verificano dal dicembre 2010.

L’arresto e la detenzione di più di 600 attivisti della società civile, giornalisti, insegnanti e studenti, la maggior parte dei candidati presidenziali e leader dell’opposizione democratica, insieme all’uso sproporzionato della forza in seguito alle manifestazioni organizzate in segno di protesta contro l’elezione di Lukashenko, sono caratteristiche tipiche di una dittatura e mostrano un profondo disprezzo del rispetto dei diritti umani. Il caso di Ales Mikhalevich, uno degli sfidanti del presidente Lukashenko, che è stato torturato durante il periodo di detenzione precedente al processo, e quello della giornalista Natalia Radina sono significativi in una situazione attuale in cui siamo moralmente obbligati a reagire sostenendo gli sforzi della società civile in Bielorussia, della stampa indipendente e dell’opposizione verso la democrazia.

 
  
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  Charles Tannock (ECR).(EN) Signor Presidente, il fatto che in Bielorussia la polizia segreta del presidente Lukashenko sia ancora chiamata KGB ci dice tutto quello che abbiamo bisogno di sapere relativamente alla sua mentalità e ai suoi metodi. Vent’anni dopo il collasso dell’Unione sovietica, egli rimane l’homo sovieticus per antonomasia, un uomo forte la cui dipendenza dal potere è così pronunciata come il suo istinto per la repressione del dissenso.

Lukashenko si è servito del KGB, o si serve del KGB, come strumento politico per zittire la protesta popolare, inclusi i casi di Ales Mikhalevich e Natalia Radina, che sono emersi in seguito a un’altra deludente elezione presidenziale truccata nel dicembre dello scorso anno. Più di 700 persone sono state arrestate. Vi sono numerose storie di attivisti dell’opposizione rapiti, detenuti in via extragiudiziale, e poi torturati mentalmente e psicologicamente dal KGB.

La Bielorussia ci sta così a cuore perché è un paese europeo ed è diventata una Cuba alle nostre porte. Se l’Unione europea vuole avere una qualsiasi forza morale nel mondo per quanto riguarda la promozione della democrazia, dei diritti umani e dello stato di diritto, deve senza dubbio iniziare nell’Europa stessa, il nostro continente. Non metto in dubbio la necessità di impegnarsi con il regime di Lukashenko. Una politica della sedia vuota sarebbe controproducente per l’UE, ma dobbiamo aumentare il sostegno all’opposizione in Bielorussia, inasprire le sanzioni intelligenti dell’UE su Lukashenko e i suoi alleati del KGB.

 
  
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  Eija-Riitta Korhola, autore.(FI) Signor Presidente, gli eventi degli ultimi mesi in Bielorussia mostrano chiaramente come i diritti civili e politici continuino a essere sistematicamente violati dal governo. Gli arresti dei sostenitori dell’opposizione a dicembre rispecchiano il modo in cui si cerca di imporre il silenzio agli oppositori di Lukashenko ricorrendo a mezzi violenti.

L'arresto di Ales Mikhalevich e sei altri candidati presidenziali dell’opposizione sulla base dell’ingiustificabile pretesto che avevano provocato manifestazioni violente è contrario ai diritti politici. Analogamente, la carcerazione della giornalista Natalia Radina per più di un mese rende la probabilità di avere libertà di espressione in Bielorussia una realtà ancora più distante.

Dobbiamo prendere con serietà le accuse di trattamento inumano e tortura nelle prigioni del KGB avanzate da Mikhalevich, Radina e altri, e le indagini su di loro devono essere affidate a un ente indipendente. Vorrei ricordare alla Bielorussia gli impegni internazionali che si è assunta ratificando la convenzione ONU sui diritti civili e politici e la convenzione ONU contro la tortura e, di conseguenza, la responsabilità che ha nei confronti della comunità internazionale e, in particolare, i propri cittadini.

 
  
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  Johannes Hahn, membro della Commissione.(EN) Signor Presidente, nutriamo timori circa il peggioramento della situazione in Bielorussia, che purtroppo non sorprende. La diffusa incarcerazione e perseguimento degli attivisti della società civile, inclusi candidati alle presidenziali, nel periodo postelettorale ci porta ad attenderci l’emergere di dure sentenze. Ad oggi, siamo già a conoscenza di quattro casi in cui alcune persone sono state condannate a numerosi anni di prigione. Temiamo che nei prossimi mesi seguano molte altre condanne simili, che coinvolgano fino a 40 persone che sono ora accusate. Inoltre, siamo stati sconvolti dai racconti sulla tortura e i maltrattamenti di chi è detenuto per motivi politici, incluso l’ex candidato alla presidenza Mikhalevich.

Tutti questi spregevoli eventi richiederebbero un aggiornamento della risposta dell’Unione europea. La situazione attuale è la seguente: come sapete, l'UE ha reagito alle elezioni fraudolente del 19 dicembre e alla repressione che ne è risultata inserendo quasi 160 persone su una lista sanzionatoria. È stato un messaggio molto forte e chiaro di condanna alle autorità. Nel contempo, la Commissione e il Servizio europeo per l’azione esterna hanno rapidamente progettato nuovi strumenti di assistenza mirata, al fine di fornire in modo urgente sostegno alle vittime della repressione, le loro famiglie e la società civile, fino a un importo di 1,7 milioni di euro. Tale assistenza viene erogata con l’enfasi iniziale posta sull’assistenza giuridica e sulla consulenza alle vittime della repressione e sul sostegno alle organizzazioni della società civile e a campagne civiche.

Stiamo anche finalizzando un ri-orientamento della nostra assistenza a medio termine alla Bielorussia per aumentare il sostegno alla società civile. La Commissione aumenterà di quattro volte i propri aiuti alla società civile bielorussa per il periodo 2011-2013 per un totale di 15,6 milioni di euro, dedicando particolare attenzione al consolidamento dei mezzi di comunicazione indipendenti e al sostegno agli studenti, incluso il mantenimento del finanziamento all’Università europea delle scienze umane.

È ora il momento di riflettere sulla necessità di un'ulteriore risposta. L’Alto rappresentante ha emesso una condanna immediata in seguito alla prima sentenza del 18 febbraio, e ha ricordato che le motivazioni politiche non devono avere spazio in un processo giudiziario. L’Unione europea ha anche condannato fermamente all’OSCE le rigorose sentenze e le accuse di tortura e sta discutendo della questione al Consiglio per i diritti umani dell’ONU.

L’Unione europea, infine, discuterà se gli ultimi eventi richiedono un ulteriore ampliamento dell’elenco sanzionatorio esistente con nuovi nomi, come ad esempio quelli dei responsabili delle ultime sentenze che hanno portato alla recente repressione. L’Unione europea è pronta a prendere in considerazione ulteriori misure mirate in tutti i settori di cooperazione, nella misura del necessario.

La risoluzione del Parlamento sarà senza dubbio un contributo utile e tempestivo alle nostre riflessioni e discussioni. Vi ringrazio, onorevoli deputati, per la vostra attenzione.

 
  
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  Presidente. – Comunico di aver ricevuto sei mozioni di risoluzione(2) ai sensi dell’articolo 110, paragrafo 2 del regolamento.

La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà alla fine delle discussioni.

 
  

(1) Vedasi processo verbale
(2) Vedasi processo verbale

Ultimo aggiornamento: 19 luglio 2011Avviso legale