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Procedura : 2010/2104(INI)
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Ciclo del documento : A7-0054/2011

Testi presentati :

A7-0054/2011

Discussioni :

PV 04/04/2011 - 22
CRE 04/04/2011 - 22

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PV 05/04/2011 - 4.4
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Testi approvati :

P7_TA(2011)0123

Discussioni
Lunedì 4 aprile 2011 - Strasburgo Edizione GU

22. Finanziamenti dell'UE nell'ambito della disattivazione di centrali nucleari nei nuovi Stati membri (breve presentazione)
Video degli interventi
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  Presidente. – L'ordine del giorno reca la relazione di Marian-Jean Marinescu, a nome della commissione per il controllo dei bilanci, sull'efficienza ed efficacia dei finanziamenti dell'UE nell'ambito della disattivazione di centrali nucleari nei nuovi Stati membri (2010/2104(INI) (A7-0054/2011).

 
  
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  Marian-Jean Marinescu, relatore.(RO) Signora Presidente, i trattati di adesione siglati da Slovacchia, Bulgaria e Lituania includevano la richiesta di chiudere alcuni reattori nucleari non più in linea con gli standard di sicurezza e per i quali non era possibile un adeguamento vantaggioso in termini di costi. L’assistenza finanziaria fornita dall’Unione europea non era intesa a coprire gli interi costi di disattivazione, ma riguardava misure i seguenti settori: disattivazione (manutenzione e sorveglianza dei reattori dopo la chiusura, trattamento dei rifiuti, stoccaggio e decontaminazione delle scorie e dei combustibili esauriti e lavori di smantellamento); energia (sostituzione della capacità di produzione delle unità chiuse, miglioramento della sicurezza dell’approvvigionamento di energia e dell’efficienza energetica nonché altre misure volte ad agevolare le necessarie attività di ristrutturazione e ammodernamento dell’infrastruttura energetica); gestione delle conseguenze sociali (assistenza ai lavoratori delle centrali per il mantenimento di un elevato livello di sicurezza dopo la chiusura e riqualificazione del personale per lo svolgimento di nuove mansioni legate alla disattivazione).

L’assistenza finanziaria è stata decisa senza definire un massimale, condizione che si è mantenuta anche dopo l’elaborazione dei piani e delle strategie per la disattivazione, ed esisteva quindi la possibilità di erogare aiuti finanziari aggiuntivi. Tra il 1999 e il 2011 l’Unione europea ha destinato ingenti fondi al finanziamento di questa attività, per un ammontare complessivo di circa 2,8 miliardi di euro.

La relazione chiede un chiarimento in relazione ai seguenti aspetti nelle future valutazioni condotte dalla Commissione europea e dalla Corte dei conti europea: effettivo utilizzo dei fondi stanziati dall’Unione europea per garantire una disattivazione sicura; garanzia di uno stoccaggio sicuro delle scorie nucleari a seguito della disattivazione; coordinamento sufficiente fra i tre progetti in essere al fine di garantire un utilizzo efficiente delle esperienze raccolte e aderenza al modello basato sui progetti precedentemente elaborati e finanziati per conseguire una riduzione dei costi; carattere definitivo dei piani e delle strategie attuali ovvero possibilità di includere nuove attività e quindi finanziamenti aggiuntivi in futuro; eventuale necessità di assegnare ulteriori finanziamenti a favore di progetti in campo energetico ovvero di continuare a concentrarsi sui piani di disattivazione; verifica della necessità di nuovi stanziamenti di fondi dell’Unione europea da destinare a tali attività.

 
  
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  Miroslav Mikolášik (PPE). (SK) Signora Presidente, la chiusura anticipata dei reattori nucleari in Lituania, Slovacchia e Bulgaria, richiesta in fase di adesione dei tre paesi all’Unione europea, ha impedito l’accantonamento nei rispettivi fondi nazionali degli importi necessari a coprire i costi legati alla disattivazione degli impianti. L’assistenza dell’Unione europea è stata quindi essenziale per fare fronte all’ingente onere finanziario ed economico.

Secondo gli studi degli esperti, tuttavia, i costi per la disattivazione degli impianti hanno già superato i livelli dell’assistenza finanziaria prevista da parte dell’Unione europea e, nonostante le reali operazioni di disattivazione siano ancora in fase iniziale, sono probabilmente superiori anche alle prime stime. Onorevoli colleghi, la disattivazione dovrà procedere anche dopo il termine delle prospettive finanziarie a copertura del periodo fino al 2013. È quindi necessario prendere in esame lo stanziamento di nuovi fondi per i progetti di disattivazione delle tre centrali nucleari.

 
  
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  Silvia-Adriana Ţicău (S&D).(RO) Signora Presidente, nell’Unione europea ci sono 143 centrali nucleari e, secondo i dati relativi al 2010 resi noti a marzo dalla direzione generale Energia, l’energia nucleare contribuisce al mix energetico dell’Unione per circa il 28 per cento.

Quanto accaduto in Giappone ha messo in guardia sui rischi associati alle centrali nucleari. La chiusura anticipata e la disattivazione rappresentano un onere finanziario ed economico notevole ed è per questo che l’Unione europea fornisce assistenza agli Stati membri coinvolti, segnatamente Lituania, Slovacchia e Bulgaria. La mancanza di finanziamenti per le misure di disattivazione ritarderebbe il processo, mettendo a rischio l’ambiente e la salute umana.

Chiediamo agli organi nazionali competenti di mettere a punto i piani di disattivazione dettagliati e alla Commissione di riferire in merito a tale processo, indicando chiaramente l’entità dei finanziamenti dell’Unione europea necessari in questi casi e fornendo una pianificazione finanziaria dettagliata a lungo termine dei progetti di disattivazione.

 
  
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  Zigmantas Balčytis (S&D). (LT) Signora Presidente, desidero congratularmi con la collega e ringraziarla per la collaborazione fornita nella stesura di questa importante relazione. Al momento dell’adesione all’Unione europea, i tre Stati membri hanno assunto un impegno complesso sia dal punto di vista economico che dal punto di vista sociale, ovvero chiudere le loro centrali nucleari per la prima volta, senza disporre della capacità finanziaria né dell’esperienza necessarie. L’Unione europea ha dimostrato solidarietà impegnandosi a fornire un’adeguata assistenza finanziaria non solo per la disattivazione, ma anche per lo sviluppo di progetti nel settore delle energie alternative e per l’attenuazione dell’impatto sociale negativo derivante dalla disattivazione delle centrali. Concordo sulla necessità di affrontare determinate questioni, quali lo stanziamento di fondi destinati a specifici lavori di disattivazione e la complessità delle strutture amministrative nazionali degli Stati membri, che probabilmente impediscono un efficace assorbimento dei fondi assegnati. La Commissione europea deve assumere un maggiore ruolo di coordinamento, al fine di assicurare la chiusura tempestiva ed efficace di questi reattori nucleari, garantire la trasparenza nell’utilizzo dei fondi e incoraggiare i paesi interessati a sviluppare energie alternative e creare nuova occupazione.

 
  
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  João Ferreira (GUE/NGL).(PT) Signora Presidente, circa la metà degli Stati membri dell’Unione europea dispone di centrali nucleari. Molti dei reattori attivi sono piuttosto vecchi ed è necessario smantellarne alcuni per motivi di sicurezza e per salvaguardare la salute pubblica e l’ambiente. Ci sembra giusto che i nuovi Stati membri cui è stato richiesto di disattivare alcuni impianti possano contare sull’appoggio dell’Unione europea per portare a termine i processi di disattivazione nella maniera più adeguata e sicura possibile. I processi devono includere la necessaria manutenzione e sorveglianza dopo la chiusura, il trattamento, lo stoccaggio e la decontaminazione delle scorie, il miglioramento ambientale degli impianti e il sostegno alle attività di sostituzione della capacità di produzione delle unità chiuse, prestando particolare attenzione alla sostenibilità ambientale e all’efficienza energetica.

Come giustamente si afferma nella relazione, si devono tenere in debito conto le conseguenze sociali del processo, garantendo la salvaguardia dei posti di lavoro dei dipendenti nonché tutte le condizioni di sicurezza prima, durante e dopo la disattivazione.

 
  
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  Jaroslav Paška (EFD). (SK) Signora Presidente, la relazione Marinescu verte sull’efficienza ed efficacia dei finanziamenti dell’Unione europea stanziati per la disattivazione di reattori nucleari di progettazione sovietica. Dopo l’incidente di Chernobyl, la Repubblica slovacca ha ricostruito totalmente la centrale nucleare di Jaslovské Bohunice, dotandola dei dispositivi di sicurezza più all’avanguardia prodotti da aziende specializzate francesi e tedesche.

Al termine di questa imponente operazione di ammodernamento, gli ispettori dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica hanno stabilito che la centrale nucleare di Jaslovské Bohunice era pronta a funzionare in tutta sicurezza per oltre trenta anni. Ciononostante, per tranquillizzare e rassicurare i cittadini della vicina Austria, durante i negoziati per l’adesione all’Unione europea la Repubblica slovacca ha acconsentito alla disattivazione anticipata dei reattori V1 e V2 della centrale, che pure rispondevano agli standard più elevati.

A mio parere, il contributo simbolico dell’Unione europea ai costi di disattivazione di questi reattori è un semplice tentativo di compensare almeno in parte la perdita subita dalla Repubblica slovacca, che è stata privata di una fonte di energia pulita potente ed efficiente, e non un contributo concreto alla chiusura dell’impianto.

 
  
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  Viviane Reding, Vicepresidente della Commissione.(EN) Signora Presidente, la Commissione accoglie con grande favore la relazione di iniziativa del Parlamento sull’efficienza ed efficacia dei finanziamenti dell’Unione europea nell’ambito della disattivazione di centrali nucleari nei nuovi Stati membri. La sicurezza nucleare è e resterà una priorità assoluta per l’Unione europea e per questo la Commissione attribuisce grande importanza alle azioni volte a facilitare la disattivazione sicura di reattori nucleari che non possono essere adeguati agli standard di sicurezza richiesti.

Desidero innanzi tutto affermare che condividiamo molti dei punti di vista espressi nella relazione. Concordiamo sulla necessità che gli Stati membri forniscano piani di disattivazione dettagliati nonché una solida pianificazione finanziaria a lungo termine. Riteniamo inoltre essenziale che i fondi siano principalmente destinati alle attività di disattivazione e che la Commissione possa rivestire un ruolo importante monitorandone attentamente l’utilizzo.

Credendo nella rigida applicazione del principio “chi inquina paga”, la Commissione condivide l’opinione del Parlamento secondo cui ai gestori di impianti nucleari spetta il compito di garantire l’accantonamento di risorse finanziarie per la disattivazione già durante il ciclo produttivo degli impianti stessi. La disattivazione deve essere quanto più sicura possibile e a tale fine è essenziale una gestione trasparente e controllata dei fondi ad essa destinati.

La relazione si sofferma sull’efficienza ed efficacia dei finanziamenti dell’Unione europea nell’ambito della disattivazione. Come abbiamo notato con piacere, in vari passaggi della relazione si riconosce che l’obiettivo principale dei finanziamenti dell’Unione europea era anzitutto garantire che i reattori venissero chiusi e restassero inattivi per motivi di sicurezza. Riteniamo che il raggiungimento di questo obiettivo sia un fattore essenziale di cui tenere conto nella valutazione dell’efficienza e dell’efficacia dei finanziamenti dell’Unione europea.

La Commissione tiene a puntualizzare che l’appoggio dell’Unione europea non è mai stato finalizzato a coprire la totalità dei costi della disattivazione né a compensare tutte le conseguenze economiche. Era finalizzato semplicemente a contribuire alla compensazione durante le prime fasi di chiusura.

La Commissione sottolinea inoltre che tutte le responsabilità per la disattivazione degli impianti nucleari competono agli Stati membri. È loro responsabilità fornire una pianificazione a lungo termine dettagliata nonché stabilire calendari precisi e stime dei costi per il completamento delle operazioni di disattivazione.

Desidero ringraziare il relatore e il Parlamento per questa tempestiva discussione su un tema che, dopo gli avvenimenti di Fukushima, ha acquisito maggiore rilevanza. La disattivazione sicura e completa è un elemento fondamentale della sicurezza nucleare e deve quindi rispettare gli standard più elevati. La relazione del Parlamento rappresenta un valido contributo alla discussione che la Commissione terrà con i tre Stati membri interessati per la valutazione dell’eventuale erogazione di assistenza finanziaria da parte dell’Unione europea anche dopo il 2013.

 
  
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  Presidente. – La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà martedì 5 aprile 2011.

Dichiarazioni scritte (articolo 149 del regolamento)

 
  
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  Georgios Stavrakakis (S&D) , per iscritto.(EL) La discussione sulla relazione della commissione per il controllo bilanci è di grande attualità,alla luce della minaccia nucleare causata dal terribile terremoto e dallo tsunami che hanno colpito il Giappone. Al tempo stesso sottolinea che l’Unione europea sta monitorando e offrendo sostegno concreto sotto forma di aiuti finanziari all’impegno per la disattivazione delle centrali nucleari. Le azioni sono volte a garantire che le centrali nucleari funzionino adeguatamente e in condizioni di sicurezza, per evitare un’altra Černobyl o un’altra Fukushima, e nel contempo ad affrontare l’impatto della chiusura e della disattivazione soddisfacendo il fabbisogno energetico dei paesi in cui le centrali sono attive. Queste attività, associate al considerevole sostegno finanziario fornito a Lituania, Slovacchia e Bulgaria, illustrano la grande importanza attribuita dall’Unione europea al tema della sicurezza nucleare. Il programma oggetto della discussione è stato minuziosamente elaborato e avviato nel 1999. Il sostegno finanziario è finalizzato a curare l’ambiente e ammodernare la produzione, la trasmissione e la distribuzione, nonché ad accrescere la sicurezza dell’approvvigionamento energetico. La valutazione del rendimento delle risorse rese disponibili e una gestione sana e trasparente sono i fattori che garantiranno il raggiungimento dell’obiettivo.

 
  
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  Csanád Szegedi (NI), per iscritto.(HU) La catastrofe naturale che ha colpito il Giappone e il successivo disastro nucleare hanno riportato l’attenzione su questo importante tema. Come è accaduto a Černobyl, gli effetti del disastro potrebbero durare per decenni, rappresentando una triste quanto indesiderata eredità per le future generazioni. Quanto accaduto ha anche dimostrato la necessità di ridurre gli sprechi energetici e conferire sempre maggiore importanza alle energie rinnovabili. La relazione di oggi critica diversi aspetti deI finanziamenti per la chiusura delle centrali nucleari nei nuovi Stati membri in relazione alla trasparenza e all’attuazione. Oltre alla disattivazione delle centrali menzionate nella relazione, ritengo sia fondamentale ispezionare tutte le centrali nucleari europee e, ove necessario, renderle più sicure per prevenire possibili disastri. Per questo chiedo ai colleghi di discutere della proposta di risoluzione che ho recentemente presentato assieme a un collega austriaco su una maggiore sicurezza dell’energia nucleare nella regione del Danubio, nell’ambito della cooperazione europea.

 
Ultimo aggiornamento: 30 agosto 2011Avviso legale