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Testi presentati :

O-000096/2011 (B7-0306/2011)

Discussioni :

PV 09/05/2011 - 17
CRE 09/05/2011 - 17

Votazioni :

OJ 12/05/2011 - 236

Testi approvati :


Discussioni
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Lunedì 9 maggio 2011 - Strasburgo Edizione GU

17. Crisi nel settore della pesca europeo dovuta all'aumento del prezzo del petrolio (discussione)
Video degli interventi
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  Presidente. – L'ordine del giorno reca la discussione su:

– l'interrogazione orale alla Commissione sulla crisi nel settore della pesca europeo dovuta all'aumento del prezzo del petrolio, di João Ferreira e Patrick Le Hyaric, a nome della João Ferreira, Patrick Le Hyaric, a nome del Gruppo confederale della Sinistra unitaria europea/Sinistra verde nordica (O-000096/2011 – B7-0306/2011),

– l'interrogazione orale alla Commissione sulla crisi nel settore della pesca europeo dovuta all'aumento del prezzo del petrolio, di Alain Cadec, Antonello Antinoro, Jim Higgins, Jarosław Leszek Wałęsa, Maria do Céu Patrão Neves, Werner Kuhn, Ioannis A. Tsoukalas, Crescenzio Rivellini, Rareş-Lucian Niculescu, Vito Bonsignore e Salvador Garriga Polledo, a nome del Gruppo del Partito Popolare Europeo (Democratico Cristiano) (O-000101/2011 – B7-0307/2011),

– l'interrogazione orale alla Commissione sulla crisi nel settore della pesca europeo dovuta all'aumento del prezzo del petrolio, di Philippe de Villiers e Juozas Imbrasas, a nome del Gruppo Europa della Libertà e della Democrazia (O-000102/2011 - B7-0308/2011),

– l'interrogazione orale alla Commissione sulla crisi nel settore della pesca europeo dovuta all'aumento del prezzo del petrolio, di Britta Reimers, a nome del Gruppo dell'Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa (O-000106/2011 - B7-0310/2011),

– l'interrogazione orale alla Commissione sull'aumento del prezzo del petrolio e sostegno ai pescatori, di Josefa Andrés Barea, Kriton Arsenis, Luis Manuel Capoulas Santos, Estelle Grelier, Iliana Malinova Iotova, Guido Milana, Ulrike Rodust, Antolín Sánchez Presedo e Catherine Trautmann, a nome del Gruppo dell'Alleanza Progressista di Socialisti e Democratici al Parlamento europeo (O-000107/2011 - B7-0311/2011)

– l'interrogazione orale alla Commissione sulla crisi nel settore della pesca europeo dovuta all'aumento del prezzo del petrolio, di Isabella Lövin, a nome del Gruppo Verde/Alleanza libera europea (O-000113/2011 - B7-0313/2011)

 
  
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  Alain Cadec, autore.(FR) Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, in primo luogo il Parlamento ha una sola sede: Strasburgo!

Dal febbraio 2011 il prezzo del petrolio è aumentato costantemente e ha da poco superato la soglia dei 100 dollari. Questo aumento ha colpito duramente i pescatori di tutte le regioni costiere europee.

L’aumento del prezzo del petrolio ha fatto impennare i costi operativi della pesca. In particolare la pesca artigianale è stata gravemente colpita. Dal prezzo del petrolio dipende anche il reddito dei pescatori che ovunque mi dicono di essere preoccupati per l’aumento. Chiedo un’azione comune per garantire che le imprese possano svolgere il proprio lavoro nonostante l'aumento dei costi operativi.

Con questa interrogazione e la successiva risoluzione, invito gli Stati membri ad aiutare i pescatori, ove necessario, perché continuino a lavorare senza distorsioni alla concorrenza. Chiedo che il massimale degli aiuti de minimis venga aumentato da 30 000 a 60 000 euro per impresa. Ciò non significa aumentare il bilancio europeo o del Parlamento. Gli aiuti de minimis sono sussidi che gli Stati membri possono concedere alle proprie imprese se ritengono che ciò non provochi distorsioni della concorrenza.

Chiedo maggiore flessibilità per gli Stati membri. Mi appello alla Commissione affinché esamini a fondo la mia richiesta e colga le preoccupazioni di un intero settore che va preservato e sviluppato. Gli uomini e le donne della comunità di pescatori hanno bisogno di un reddito dignitoso e dobbiamo aiutarli. Questo settore sta diventando sempre più fragile anche a causa dell'aumento delle importazioni di prodotti della pesca e dell'acquacoltura sul mercato europeo. Non si tratta solo di profitto economico. È nel nostro interesse preservare l’attività: in questo modo, possiamo sviluppare il territorio e le regioni costiere europee, garantire la sicurezza alimentare dell'Unione europea e la salvaguardia dei posti di lavoro nel settore.

 
  
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  Bastiaan Belder, autore.(NL) Signor Presidente, la situazione nel settore della pesca è molto grave. Il prezzo dei carburanti è alto mentre il prezzo del pesce è basso: in effetti è a un minimo storico.

Onorevoli colleghi, desidero richiamare la vostra attenzione sulla pesca della platessa che è importante per il mio paese, l'Olanda, ma anche per la Francia, il Belgio, l’Inghilterra e la Danimarca. Alcuni anni fa, gli stock di platessa erano molto scarsi, motivo per cui venne consentita l’importazione senza dazi di altri pesci piatti. Un’alternativa a buon mercato, certo meno gustosa, ma questo non c’entra. Oggi invece le scorte di platessa sono sufficienti eppure continuiamo ancora a importare a dazio nullo pesci piatti a buon mercato. Di conseguenza, la platessa fresca si vende a un prezzo molto inferiore a quello di costo oppure viene ritirata dal mercato e venduta all'asta. È una situazione deplorevole! Signor Presidente, l'importazione a dazio nullo di filetti di platessa deve cessare. Lo chiedono non solo i pescatori, ma anche l'industria di trasformazione e il mercato. Perché? La sopravvivenza dei pescatori è essenziale per i commercianti altrimenti questi ultimi, in futuro, non potranno più vendere la platessa.

Onorevoli colleghi, abbiamo bisogno urgente di misure concrete. Questa crisi richiede un intervento decisivo da parte dell'Europa. Vi chiedo di votare a favore.

 
  
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  Jörg Leichtfried (S&D).(DE) (L'oratore rivolge all’onorevole Cadec una domanda con la procedura del cartellino blu ai sensi dell'articolo 149 del regolamento) Signor Presidente, ho una domanda per l’onorevole Cadec in merito alla sua affermazione iniziale e segnatamente in merito alla supposta sede unica del Parlamento europeo. Onorevole Cadec, lei forse avrà notato che a volte il Parlamento si riunisce anche a Bruxelles dove si tengono anche le riunioni delle commissioni e che le attività amministrative, in una certa misura, si svolgono a Lussemburgo. Volevo semplicemente renderla consapevole del fatto che la situazione non è esattamente quella che lei immagina.

 
  
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  Alain Cadec, autore.(FR) Signor Presidente, volevo solo far notare che i trattati sono chiari su questo punto: la sede del Parlamento europeo, di questo Parlamento in cui ci troviamo oggi e dove rimarremmo per tutta la settimana, è solo ed esclusivamente Strasburgo.

Naturalmente lavoriamo a Bruxelles. Io vi trascorro due settimane al mese e come voi, onorevoli colleghi, mi trovo bene e lavoro intensamente. Tuttavia, la sede del Parlamento – di questo Parlamento – è e deve rimanere Strasburgo.

 
  
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  Britta Reimers, autore.(DE) Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, il continuo aumento dei prezzi dei carburanti rappresenta un onere supplementare per molte imprese dell'UE. I pescatori europei, in particolare, stanno soffrendo dell’aumento perché semplicemente non riescono a compensare i costi supplementari incrementando il pescato o imponendo prezzi migliori.

L'attuale situazione politica in Nord Africa e in Medio Oriente ha esacerbato il problema. Dobbiamo quindi analizzare le conseguenze del rialzo dei prezzi del carburante sull'economia e sull'occupazione nell'Unione europea. Quali settori sono particolarmente a rischio? Che genere di aiuto si potrebbe fornire senza distorsioni alla concorrenza? Chiediamo pertanto alla Commissione di esaminare questo aspetto.

è importante sostenere il settore europeo della pesca anche al fine di non aumentare la nostra dipendenza dalle importazioni da paesi terzi. Ci accingiamo a riformare la politica comune della pesca (PCP) e abbiamo quindi l’obbligo particolare di procedere con cautela e di non agire prematuramente in merito.

 
  
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  Ulrike Rodust, autore.(DE) Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, la pesca europea si trova in profonda crisi, come detto dai miei onorevoli colleghi. I pescatori di tutti i mari europei lamentano un doloroso calo del reddito, tanto grave da minacciare la loro esistenza. Ma per quale motivo sta calando il reddito dei nostri pescatori? A mio parere, ci sono tre ragioni. In primo luogo, la diminuzione degli stock ittici; in secondo luogo, il calo generale dei prezzi proprio nell'area in cui gli stock ittici sono integri e l'offerta è troppo alta; infine – e di questo ci occupiamo oggi – i costi operativi sono maggiori a causa dell'aumento del prezzo del greggio.

Spetta a noi politici intervenire. Dobbiamo fare tutto il possibile per aiutare i pescatori. Ma sottolineo che possiamo fare solo il possibile. La proposta di risoluzione presentata dal gruppo del Partito popolare europeo (Democratico cristiano) promette più di quanto possiamo offrire: richiede un aumento del 100 per cento del massimale degli aiuti de minimis da 30 000 a 60 000 euro, volti a finanziare sussidi per il carburante, sussidi che molti Stati membri non possono proprio permettersi. Pertanto, la maggior parte dei pescatori non riceverebbe alcun aiuto.

Inoltre, persisterebbero gli altri due problemi: primo, aumenterebbe la pesca eccessiva e, secondo, non si risolverebbe il problema dei prezzi di mercato.

Per quanto concerne gli aiuti finanziari per la pesca, intravedo un problema molto più grande. Gli Stati membri non utilizzano le risorse del Fondo europeo della pesca (FEP), anche se l'Unione europea ne eroga il 50 per cento. A questo riguardo occorre apportare urgentemente dei cambiamenti nell’interesse dei nostri pescatori.

Onorevoli colleghi, cerchiamo di lavorare insieme per produrre un testo differenziato per giovedì ed elaborare congiuntamente una politica della pesca ragionevole, sostenibile e più concreta.

 
  
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  Isabella Lövin, autore. (EN) Signor Presidente, desidero ringraziare il mio collega, l’onorevole Cadec, per averci dato l'opportunità di discutere questioni davvero fondamentali. Innanzitutto, in merito all'aumento dei prezzi dei carburanti, due settori sono già esenti da qualsiasi tassa sull’energia: l’aviazione e la navigazione, inclusa la pesca. Quindi, rispetto a tutti gli altri settori dell'Unione europea, la pesca, in proporzione, è meno colpita dall’aumento del prezzo del petrolio data l’esenzione da ogni imposizione fiscale.

Si tratta già di una sovvenzione occulta che ha aiutato la pesca europea a sfruttare stock ittici impoveriti, infatti i segmenti del settore della pesca con il più alto consumo di combustibili fossili sono proprio quelli più distruttivi, come la pesca a strascico e quella di fondo. Il de minimis è già stato aumentato di dieci volte nel 2008: anche questo è un notevole aiuto per il settore. Eppure, al contempo stiamo promettendo sulla scena internazionale di ridurre dell’80-95 per cento le emissioni di CO2 entro il 2050 e a Nagoya abbiamo promesso di eliminare i sussidi dannosi per l'ambiente entro il 2020; nei negoziati dell'Organizzazione mondiale del commercio stiamo inoltre ponendo l’accento su come eliminare la distorsione degli aiuti per la pesca.

Se ora l'Unione europea aumentasse il massimale de minimis, potrebbe compromettere la sua leadership nel processo di negoziazione in corso, lasciando intendere al mondo che anche altri paesi possono aumentare i propri sussidi per i carburanti nella pesca, il che porterebbe a un circolo vizioso, aumentando la pressione sugli stock ittici mondiali. Non è assolutamente ciò che ci serve in questo momento: dobbiamo invertire il trend ma così facendo invieremmo un segnale completamente sbagliato. Il mercato deve accogliere l'aumento dei prezzi e su questo aspetto la Commissione deve porre l’accento nella riforma della PCP.

 
  
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  Maria Damanaki, membro della Commissione.(EN) Signor Presidente, la Commissione è consapevole dell’attuale situazione nel settore della pesca. I prezzi dei combustibili rappresentano una delle cause agli attuali problemi, ma non l'unica.

In riferimento al prezzo del petrolio, al fine di affrontare la situazione, la Commissione incoraggia gli Stati membri a cogliere pienamente le opportunità offerte dal FEP, cosa che non l’abbiamo fatto: gli Stati membri hanno utilizzato finora meno del 20 per cento della dotazione totale.

I prezzi elevati dei carburanti possono essere affrontati nel modo migliore attraverso le misure del FEP che contribuiscono a ristrutturare le flotte pescherecce e ad aggiungere valore ai prodotti ittici, migliorando così i prezzi. è probabile che nei prossimi anni i prezzi del petrolio rimangano elevati. Certo, la settimana scorsa il prezzo è sceso ma comunque c’è da aspettarsi che rimanga alto.

Nel quadro della riforma della PCP e del regolamento finanziario, la Commissione pertanto sta riflettendo su come incentivare ulteriormente la pesca verso un’attività con minor consumo di carburante. L'obiettivo sarà di favorire l'adattamento del settore e aumentarne la resistenza all’aumento del prezzo del petrolio. Un tale approccio deve nondimeno rispettare il principio che l'aiuto finanziario non potrà in nessun caso aumentare lo sforzo di pesca.

Il modo migliore per aumentare la resistenza del settore della pesca all’aumento dei prezzi dei carburanti è di garantire che i livelli di pesca siano in linea con la resa massima sostenibile. A medio termine ciò porterà a stock ittici più abbondanti. Maggiori quantità di significano maggiori possibilità di pesca e di conseguenza maggiori ricavi per l’intero settore.

Per quanto riguarda l’aumento del massimale “de minimis”, non si tratta di un problema nuovo. Nel 2008 la Commissione ha condotto uno studio analizzando l'effetto dell’innalzamento del massimale da 30 000 a 100 000 euro per beneficiario.

La conclusione dello studio ha evidenziato che non potevamo accettare la proposta, principalmente per tre motivi. In primo luogo perché questo aumento altererebbe le attività di pesca a favore di tecnologie a maggior consumo di combustibili con un maggiore impatto negativo sull'ambiente marino. In secondo luogo, le imbarcazioni con un più elevato dispendio di carburante riceverebbero maggiori finanziamenti rispetto a quelle piccole e che consumano meno. Ritengo che nessuno qui voglia incoraggiare le imbarcazioni più grandi a utilizzare più combustibile.

La terza ragione, a cui hanno già accennato alcuni parlamentari, è molto più importante. Diversi Stati membri si trovano ora costretti ad attuare misure di austerità. Ciò significa che gli Stati membri non potrebbero sostenere ampiamente una proposta che provocherebbe un aumento della spesa pubblica. Anche se il massimale de minimis venisse aumentato, molti Stati membri non avrebbero i mezzi finanziari per cogliere realmente questa nuova opportunità di impiegare i soldi dei contribuenti. Se solo alcuni Stati membri erogassero maggiori aiuti de minimis, si distorcerebbe la concorrenza e si creerebbero condizioni diseguali per le flotte di diversi Stati membri. È questa la ragione più importante.

Per quanto riguarda la riduzione dell'esenzione fiscale sui combustibili nel settore della pesca sollevata dai Verdi, non possiamo accettarla. Il problema non può essere affrontato adeguatamente dalla sola legislazione dell'Unione europea ma deve essere discusso a livello globale. Tassare i combustibili nei porti dell'Unione europea porterebbe solo ad enormi distorsioni della concorrenza, a scapito delle flotte europee. Danneggerebbe anche i nostri porti perché molte imbarcazioni acquisterebbero il carburante al di fuori dell'Unione europea. Ecco perché invitiamo gli Stati membri a utilizzare i nostri fondi.

 
  
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  Carmen Fraga Estévez, a nome del gruppo PPE.(ES) Signor Presidente, in attesa delle proposte di riforma della PCP, il gruppo del Partito popolare europeo (Democratico cristiano) lancia ancora una volta un allarme per la situazione economica nel settore della pesca.

Fino a quando non sarà presentata la proposta per la nuova organizzazione comune dei mercati, il settore continuerà ad avere scarsissimo margine di manovra per stabilire i prezzi. Le regole sulle importazioni, molte delle quali trovano origine nella pesca illegale, rappresentano una concorrenza sleale per la produzione dell’Unione europea: in base ai nuovi obblighi di monitoraggio, le aziende sono tenute a mobilitare maggiori risorse e la crisi generale certo non incoraggia un maggiore consumo di prodotti di qualità. A ciò si deve aggiungere la tendenza al rialzo del prezzo del petrolio che, ancora una volta, minacciale aziende, già riuscite a sopravvivere alla crisi del 2008.

Si prevedono riforme di vasta portata della PCP e, alla luce di questo aspetto, molte aziende potrebbero aver bisogno di liquidità per ristrutturare o adattarsi in vista del 2013, in un contesto di aiuti strutturali costantemente in diminuzione.

Ecco perché abbiamo presentato al Parlamento questa interrogazione orale e la proposta di risoluzione: tali aiuti non incidono assolutamente sul bilancio dell'Unione europea e inoltre l'aumento richiesto è di gran lunga inferiore ai de minimis di altri settori quali i trasporti o l'agricoltura. Non vogliamo ritrovarci nella situazione del 2008, quando abbiamo discusso del pacchetto di misure adottate in extremis dal Commissario Borg.

Desidero rivolgermi anche a lei, signora Commissario: è vero che alcuni Stati membri saranno in grado di erogare gli aiuti mentre altri non lo potranno fare e che, secondo lei, questo creerà una disparità. Ma una disparità ancora maggiore è determinata dal fatto che alcuni Stati membri non contribuiscono al FEP, aspetto comunemente accettato. Bisogna proporre un aiuto e tutti gli Stati membri che desiderano tutelare i propri settori saranno anche in grado di difenderli.

 
  
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  Catherine Trautmann, a nome del gruppo S&D.(FR) Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, i pescatori ci hanno detto che sta diventando sempre più difficile guadagnarsi da vivere con il loro lavoro.

A coronare la situazione particolarmente dolorosa di una riduzione delle quote di pesca e dei piani per l'uscita dalla flotta, si è aggiunto ora il problema del prezzo del petrolio. Anche se è sceso leggermente, continua a fluttuare e da due anni questa situazione interessa la vita quotidiana di tutti i nostri pescatori europei, in particolare nei settori della pesca artigianale e di quella costiera.

Questa situazione è estremamente preoccupante e ci preme dimostrare il nostro pieno sostegno ai pescatori. Per farlo, chiediamo alla Commissione europea di innalzare il massimale degli aiuti de minimis da concedere ai pescatori per aiutarli ad affrontare questa crisi. Si tratta semplicemente di una misura temporanea, giustificata da una situazione urgente.

La Commissione ha già risposto a un fenomeno simile nel 2007 e di fronte a questo nuovo picco desideriamo sapere quali misure concrete – il Commissario ha già forniti alcuni dettagli – intende adottare. Riteniamo inoltre fondamentale, come ha detto l’onorevole Fraga Estévez, verificare che gli Stati membri stiano utilizzando tutti i fondi attualmente predisposti dal regolamento.

Ora che il futuro della PCP sembra definirsi, penso che i nostri pescatori non si oppongano al cambiamento: tutt’altro. Molti di loro mi hanno detto di essere disposti a fare uno sforzo, soprattutto in termini di conservazione degli stock. È una responsabilità collettiva. Per compiere gli sforzi necessari, non devono cadere vittime di fattori estranei al loro lavoro e sui quali non hanno assolutamente alcun controllo.

Signora Commissario, una sua risposta rapida ed efficace in merito invierebbe un segnale che consoliderebbe il legame tra la Commissione e i pescatori che, come sappiamo, è storicamente fragile.

 
  
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  Chris Davies, a nome del gruppo ALDE.(EN) Signor Presidente, oggi vengono richiesti sussidi per i pescatori a causa dell'aumento del prezzo del petrolio; domani sarà la volta degli agricoltori, poi dei camionisti e dopo degli operatori delle linee aeree. E che dire poi dei proprietari delle stazioni di servizio? Anche i loro profitti sono diminuiti a causa dell’aumento dei prezzi dei carburanti.

Stiamo tutti soffrendo a causa di questi aumenti e cerchiamo di sovvenzionarci l'un l'altro! è una cosa insensata. è la trasposizione nel Parlamento europeo della politica americana detta pork-barrel, ovvero del “barile di maiale”: investimenti generali per interessi settoriali. Ma questo dibattito rivela che malgrado tutti sostengano la necessità di una politica della pesca sostenibile, nella pratica, quando si arriva al punto, alcuni non comprendono la parola “sostenibilità”. Non sanno realmente cosa significhi.

La Commissione dice di rendersi conto che per certi aspetti l'industria della pesca non è economicamente conveniente ma che la colpa non è dell’aumento del prezzo dei carburanti. La colpa è delle decennali pratiche di pesca insostenibili. Se il mercato è limitato, se i pescatori non sono in grado di far ricadere direttamente i costi del pesce sui propri consumatori, allora è su questo che dovremmo indagare. Dobbiamo garantire che vi sia un legame diretto tra il prezzo del pesce e il costo per i consumatori: limitarsi a sovvenzionare pratiche insostenibili non è la maniera per ridurre quella pesca eccessiva che per prima ha causato i problemi economici. Un mese fa, quando l’onorevole Cadec le ha rivolto questa domanda, il Commissario ha detto alla commissione parlamentare che non intendeva appoggiare sussidi per compensare il costo supplementare dei carburanti. Lo ha ripetuto oggi e io sono lieta di ascoltare le sue parole.

 
  
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  Marek Józef Gróbarczyk, a nome del gruppo ECR.(PL) Signor Presidente, una PCP basata principalmente sulla tutela dell'ambiente deve consentire che la gestione e lo sviluppo della pesca europea restino a un livello sostenibile. La pesca è un settore economico particolarmente importante ma non dimentichiamo che ha anche un valore culturale, trasmesso di generazione in generazione. Pertanto, tra gli obiettivi della PCP non deve mancare la tutela di questo valore .

Dal punto di vista economico, è essenziale mantenere un adeguato equilibrio. Per quanto riguarda il drastico aumento dei prezzi dei carburanti in Europa che ha contribuito al crollo del settore, la PCP deve prevedere un meccanismo che, in situazioni simili, protegga i pescatori da un aumento incontrollato dei prezzi. L'Unione europea non può consentire che un altro ramo dell'industria marittima europea venga trasferito in Estremo Oriente, come è accaduto per la cantieristica navale e il trasporto marittimo. Va notato che l'Islanda non vuole aderire all'Unione europea proprio perché ha espresso riserve sulla PCP.

In considerazione di quanto sopra, dobbiamo accelerare considerevolmente la riforma della PCP e operare in modo da proteggere l'ambiente e garantire la tutela dei pescatori. Ancora una volta, si pone la questione se introdurre la regionalizzazione dell'industria della pesca ed permettere ai singoli Stati di esercitare una maggiore influenza sulla PCP , sia pure in modo equilibrato. Occorre sottolineare ancora una volta che, a causa della crisi e dell’instabilità economica, la PCP non potrà più funzionare e abbandonerà i pescatori al loro destino.

 
  
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  Jean-Paul Besset, a nome del gruppo Verts/ALE.(FR) Signor Presidente, devo dire che mi ritengo abbastanza soddisfatto della risposta del Commissario Damanaki in merito alle conseguenze dell’aumento del prezzo del petrolio per i pescatori.

Ci troviamo di fronte a una vera questione di coerenza politica all’interno dell'Unione europea e a una grave tendenza strutturale, ovvero l'aumento del prezzo del petrolio a causa della sua scarsità: sappiamo tutti che il problema persisterà. Per questo non possiamo fornire una soluzione circostanziale a breve termine, aumentando i sussidi in linea con le fluttuazioni del prezzo del petrolio. La questione è di logica politica. L'Unione europea deve essere coerente ai principi e agli obiettivi prefissatisi cioè come la priorità della lotta contro il riscaldamento globale e la riduzione delle emissioni di gas serra generate da combustibili fossili.

Non dobbiamo pertanto inviare il segnale opposto e condurre una politica contraddittoria. Garantire la sopravvivenza di un sistema energetico che non potrà essere mantenuto non aiuterà i pescatori che, inevitabilmente, si troveranno senza prospettive. Bisogna invece offrire loro la possibilità di ridistribuire le risorse della pesca e di riconsiderarne i fattori di produzione con strumenti di risparmio energetico. I sussidi devono essere incanalati in questa direzione e non in aiuti a breve termine determinati dalla fluttuazione del prezzo del petrolio.

 
  
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  Jarosław Leszek Wałęsa (PPE).(PL) Signor Presidente, ci troviamo oggi di fronte a un problema già affrontato nel 2008. Allora, il Parlamento europeo espresse la propria solidarietà ai pescatori e invitò la Commissione a elaborare proposte concrete con l'intento di alleviare la situazione nelle regioni che si basavano principalmente sulla pesca. Le statistiche dimostrano chiaramente che, a partire dal 2003, il costo della pesca dell'Unione europea è più che triplicato: l’improvvisa impennata del costo dei carburanti costringe i pescatori a investire il 40 per cento in più dei propri fondi in modo che il pesce fresco possa raggiungere i clienti il più rapidamente possibile.

Il fenomeno dell'improvviso aumento del costo del carburante sui mercati mondiali negli ultimi mesi costituisce senza dubbio la ragione più importante dell’improvviso peggioramento della situazione. L'aumento del prezzo del carburante comporta una riduzione dei profitti dei pescatori dato che i pescherecci sono azionati da motori diesel. È un circolo vizioso. Nel tentativo di compensare l'aumento dei prezzi del carburante, i pescatori cercano di incrementare il volume del pescato e si spingono verso altre zone di pesca, il che a sua volta significa che le imbarcazioni utilizzano più carburante. Per questo motivo è urgente che la Commissione europea adotti ulteriori misure e , come propone il mio gruppo, aumenti nel triennio l’attuale massimale degli aiuti de minimis da 30 000 a 60 000 euro per impresa. È una proposta sensata che, nella situazione attuale, aiuterebbe un settore colpito da difficoltà finanziarie e assicurerebbe lo sviluppo sociale ed economico.

 
  
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  Josefa Andrés Barea (S&D).(ES) Signor Presidente, il fatto che si sia trovato il tempo per affrontare il problema in una seduta con un ordine del giorno già così denso, dimostra l'importanza che il Parlamento attribuisce all'aumento del prezzo del petrolio, che colpisce sensibilmente il settore della pesca.

Dal 2007 il prezzo del barile è aumentato del 63 per cento: è vero che oggi è diminuito, ma non ritengo che la flessione sia tale da essere sostenibile.

Noi del gruppo dell'Alleanza progressista di Socialisti e Democratici al Parlamento europeo siamo preoccupati per la crisi che ha colpito il settore e siamo convinti parte della soluzione stia in una risposta dell'Unione europea che tenga conto delle azioni già sollecitate dai membri e dai governi dei diversi Stati membri.

Chiediamo quindi che la situazione sia affrontata con un meccanismo efficace e imparziale che consenta l’attuazione di misure di emergenza a livello europeo.

Nel 2007 sono state adottate misure di aiuti de minimis: Commissario Damanaki, non le chiediamo solo questi aiuti, ma anche rendere più accessibile e flessibile il FEP dato che, come lei ha riconosciuto, alcuni Stati membri non sono in grado di contribuire finanziariamente e risolvere il problema.

Ci auguriamo che la Commissione possa individuare nuove soluzioni e proposte concrete, in modo da poter utilizzare il FEP per aiutare i settori più colpiti della pesca, ovvero i piccoli pescatori artigianali costieri e quelli che operano da porti remoti.

Signora Commissario, desidero chiederle di considerare la possibilità, come da lei proposto, di introdurre nella PCP nuove misure che limitino l’eccessiva dipendenza della pesca dal carburante. Vorrei anche chiedere il suo contributo per migliorare, laddove necessario, le vendite. La situazione deve essere analizzata non solo dal punto di vista della sostenibilità, di cui lei ha parlato, e degli aspetti ambientali e sociali, ma anche da un altro aspetto importante: il lato umano, perché i pescatori stanno soffrendo enormemente.

Crediamo che questa sia una misura di emergenza e che misure di flessibilità a breve termine potrebbero concedere un attimo di respiro a un settore duramente colpito.

 
  
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  Izaskun Bilbao Barandica (ALDE).(ES) Signor Presidente, urgono misure concrete per ridurre l'impatto dell'aumento del prezzo del carburante sul settore della pesca.

Il settore opera con risorse sempre più scarse, ottiene prezzi sempre più bassi e si trova ad affrontare una forte concorrenza dei paesi terzi, concorrenza che certamente distorce il mercato. Sono quindi favorevole a tutte le misure necessarie che non comportino alcun aggravio per bilanci europei.

Data la dipendenza del settore dai combustibili fossili e in vista della nuova riforma, dobbiamo impegnarci a favore di una politica di innovazione, compiuti che coniughi le azioni intraprese finora, in modo da rendere le flotte di pescherecci più efficienti dal punto di vista energetico. Sostenere la ricerca in questo settore, infatti, significa anche favorire la redditività e offrire ai settori legati al mercato dell'energia, come la cantieristica, un futuro e un’opportunità per reinventarsi.

 
  
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  Rareş-Lucian Niculescu (PPE).(RO) Signor Presidente, dobbiamo renderci conto che il prezzo elevato del greggio rimarrà tale, non torneremo ai giorni dei 30-40 dollari al barile. L'era del petrolio a buon mercato è finita. Nel 2011, il prezzo medio minimo è ancora attorno a 80-100 dollari. In queste condizioni, l'impatto negativo sull'economia è destinato a continuare. Occorre attuare nuove misure nel settore della pesca, tenendo conto in particolare del fatto che i pescatori europei si trovano ad affrontare una forte concorrenza mondiale.

In molte regioni la pesca è l'unica attività economica produttiva ed è importante in termini di conservazione dei posti di lavoro. Come ho già detto, dobbiamo aspettarci che il prezzo del petrolio rimanga elevato e questo clima economico colpisce soprattutto i piccoli pescatori artigianali. In questo contesto, si pone una domanda cruciale: quale futuro hanno la PCP e il FEP? Se il fondo non viene ampiamente utilizzato, significa che deve essere rivisto e riformato.

 
  
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  Kriton Arsenis (S&D).(EL) Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, la pesca scomparirà a meno che non arrestiamo il crollo del settore, dei nostri stock ittici. Non ignoriamo quanto sta accadendo ai nostri pescatori, quelli artigianali e costieri stanno davvero soffrendo molto in questo momento.

Stiamo discutendo l'estensione di una misura a cui, in pratica, hanno raramente accesso. A causa della crisi economica, la maggioranza dei paesi mediterranei non potrà ricorrere agli aiuti de minimis. Questo è un dato di fatto. D'altra parte, dobbiamo capire come utilizzare il FEP per sostenere e assistere i paesi colpiti dalla grave crisi economica a superare questi problemi, in modo che possano aiutare i pescatori.

Sono favorevole ad estendere gli aiuti de minimis a determinate condizioni: dobbiamo concentrarci sui pescatori e la pesca artigianale, sulla quella costiera, su coloro che applicano corrette pratiche di pesca sostenibili e, infine, garantire che i finanziamenti non portino all’aumento dello sforzo di pesca, evitando che queste misure abbiamo un impatto negativo sugli aspetti ambientali e sociali della pesca europea. Dobbiamo anche promuovere una maggiore efficienza nella pesca europea.

Concordo con lei, signora Commissario: dobbiamo stabilire come ottimizzare il FEP e, in particolare, come aiutare quei paesi senza mezzi finanziari a contribuire più attivamente al fondo.

 
  
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  Iliana Malinova Iotova (S&D).(BG) Signor Presidente, nella nuova PCP abbiamo individuato una serie di condizioni e richieste per garantire una pesca sostenibile e responsabile. Allo stesso tempo, i pescatori si trovano in balia dei capricci del tempo e della concorrenza sleale. Negli ultimi anni hanno dovuto affrontare anche un altro enorme problema: il prezzo del petrolio è in costante aumento. Tutti questi fattori hanno reso quasi impossibile perseguire questa forma di occupazione.

Il criterio de minimis è destinato ad essere applicato fino al 2013. è il momento di riconsiderarlo, se intendiamo davvero offrire delle prospettive future al settore. Il prezzo del carburante è triplicato, il che naturalmente ha sollevato la questione se la legislazione dell'Unione europea sia adeguata, adatta alla realtà economica e conforme alle esigenze dei pescatori europei. A tale proposito, attendo che la Commissione riveda l'attuale massimale applicabile di 30 000 euro e ne aumenti l’importo in modo significativo.

È in gioco anche un'altra questione. La Commissione deve abbandonare le sole funzioni di controllo relative alla concessione di aiuti di Stato e incoraggiare attivamente gli Stati membri ad impiegarli. Perché è importante? Alcuni paesi dell'Unione europea preferiscono non parlare di queste agevolazioni perché comportano un onere aggiuntivo per il bilancio interno. D'altra parte, quando esercitano una certa pressione sul settore della pesca si servono di Bruxelles per giustificarsi. Basta una rapida analisi a indicarci che i pescatori della Bulgaria non sanno nemmeno dell’esistenza di un’agevolazione o di una regolamentazione simile. Le organizzazioni del settore hanno avanzato una serie di richieste di aiuti di Stato a sostegno della pesca, ma sono completamente all'oscuro del regolamento de minimis. Gli Stati si preoccupano della concessione delle agevolazioni ora che deve essere attenuato il contraccolpo dell’aumento del prezzo del carburante: ciò solleva la questione non solo dei prezzi elevati, ma anche della sopravvivenza dell’intero settore.

Va considerato anche il problema delle procedure onerose connesse all'utilizzo dei fondi europei, compreso il regolamento de minimis.

Ecco perché desidero aggiungere la mia interrogazione a quelle degli onorevoli colleghi e ringraziare l'onorevole Cadec per l'avvio del dibattito odierno: in che modo la Commissione europea incoraggia gli Stati membri a utilizzare le agevolazioni del regolamento de minimis? Quali misure intende adottare la Commissione per giungere a un equilibrio tra il controllo sull'impiego dei fondi e la loro accessibilità per i pescatori europei?

 
  
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  Antolín Sánchez Presedo (S&D).(ES) Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, l’aumento del prezzo del petrolio è una tendenza strutturale che deriva dai limiti della produzione in opposizione alla crescita della domanda globale. Negli ultimi anni la volatilità del prezzo del petrolio ha colpito duramente, rendendo difficile un adeguamento graduale. Serve quindi una risposta che ponga un freno agli aumenti spesso improvvisi dei costi nell’ambito della pesca e al deterioramento della già complessa situazione.

Si è ritenuto che il regolamento adottato nel 2007 e che introduceva gli aiuti de minimis non avrebbe inciso sugli scambi e che non avrebbe distorto la concorrenza. è necessario ora valutare questi aspetti e procedere verso una soluzione più ambiziosa che tenga presenti, come parti del processo di riforma della PCP, la direttiva quadro sulla strategia per l'ambiente marino e la strategia Europa 2020.

Ritengo che una risposta coerente possa aumentare la capacità di adeguamento strutturale del settore e, allo stesso tempo, aiutare i più vulnerabili, in particolare i piccoli e medi produttori. Mi sembra positivo alleviare la situazione del settore a breve termine con misure di mobilitazione come quelle proposte dal Commissario e favorire la mobilitazione del FEP, da integrare con altre misure e con interventi a lungo termine che creino maggiore stabilità.

 
  
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  Estelle Grelier (S&D).(FR) Signor Presidente, onorevoli colleghi, come sappiamo i pescatori dell'Unione europea affrontano tre problemi principali: primo, il sistema delle quote, assai complesso e poco popolare, che li ha costretti ad adottare pratiche molto restrittive. Secondo, la mancanza di opportunità di formazione e la sentita perdita di prestigio della professione, che causano notevoli problemi di reclutamento. Terzo, e questa è la questione che stiamo discutendo oggi, l'aumento del prezzo del petrolio, che complica ancora di più le condizioni operative in questo settore colpito dalla crisi.

Tra il 2008 e il 2010, per esempio, malgrado il fatturato sia rimasto invariato, i pescatori francesi hanno registrato una perdita tra i 100 e i 200 euro nel reddito settimanale a causa delle fluttuazioni del prezzo del petrolio.

In qualità di rappresentante di una città portuale, sostengo la richiesta dei miei colleghi perché la Commissione autorizzi l’aumento del massimale degli aiuti de minimis, misura che ridurrebbe la pressione sui pescatori, consentendo loro di vivere decentemente del proprio lavoro. Contrariamente a quanto è stato affermato, l’aumento non inciderebbe sulla ricostituzione degli stock.

La futura riforma della PCP dovrà ottenere il sostegno dei pescatori. Sarebbe già un buon inizio, signora Commissario, dimostrare oggi, specie in occasione della Festa dell'Europa, che l'Unione europea è attenta alle loro esigenze.

 
  
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  João Ferreira, autore.(PT) Signor Presidente, signora Commissario, l’impennata del prezzo del petrolio ha esacerbato la crisi cui versa il settore della pesca; non ultimo, la vitalità economica è peggiorata e i redditi, già scarsi, di quanti operano nel settore sono diminuiti ulteriormente. L’attuale dinamica delle vendite non consente che le fluttuazioni del costo dei fattori produttivi, carburante compreso, incidano sui prezzi del pesce e a questo contribuisce, tra l'altro, l’attuale politica di importazione. Per diversi anni i prezzi medi di prima vendita sono rimasti stazionari o sono diminuiti, senza che ciò portasse a una riduzione dei prezzi per i consumatori finali.

L'attuale organizzazione comune dei mercati per i prodotti della pesca non ha contribuito a migliorare in modo significativo i prezzi di prima vendita, né a distribuire il valore aggiunto sull’intera catena del valore del settore. Negli ultimi anni la situazione economica di un gran numero di imprese è andata deteriorando, portando molte di loro alla chiusura, con il rischio reale che spariscano migliaia di imprese di pesca e che si perdano migliaia di posti di lavoro a causa del rialzo dei prezzi dei carburanti. La pesca artigianale e quella costiera sono particolarmente vulnerabili: in alcuni Stati membri, come il Portogallo, rappresentano oltre il 90 per cento della flotta. In queste circostanze, l'attuale atteggiamento inerte della Commissione e il suo rifiuto di adottare le misure necessarie – atteggiamento confermato oggi dal Commissario – è assolutamente vergognoso.

La Commissione crede che la soluzione ai problemi del settore della pesca sia una: tagliare indiscriminatamente il numero delle imbarcazioni, il che equivale a curare la malattia uccidendo il paziente. è importante sottolineare che, in passato, tagliare in questo modo senza tener conto delle particolarità delle flotte, dello stato dei singoli stock ittici e delle necessità di consumo di ciascun paese, non ha risolto nessuno dei problemi che il settore si trova ad affrontare. Ha semplicemente causato la concentrazione a livello europeo delle proprietà e delle attività nel settore.

Occorre quindi adottare misure di emergenza che forniscano una risposta immediata e adeguata ai bisogni socio-economici del settore, come la creazione di un fondo di garanzia, finanziato a livello dell'UE, che assicuri la stabilità del prezzo del petrolio e l'utilizzo di tutti gli strumenti finanziari e dei margini di bilancio dell'Unione per finanziare misure straordinarie di sostegno per la pesca. Tenendo conto nondimeno della tendenza strutturale degli aumenti del prezzo del petrolio e, d'altro canto, delle esigenze di sostenibilità ambientale, servono anche misure volte a garantire la redditività a medio e a lungo termine del settore.

Occorrono meccanismi che migliorino i prezzi di prima vendita e promuovano un’equa e adeguata distribuzione del valore aggiunto sull’intera catena del valore del settore. Il FEP deve sostenere efficacemente e in modo sostanziale il rinnovo e l'ammodernamento delle flotte pescherecce, non ultimo rendendo più selettivi i diversi tipi di pesca e sostituendo i motori per ragioni di sicurezza, di tutela ambientale e di efficienza dei carburanti.

Oltre alle eventuali misure fiscali che possono adottare gli Stati membri, occorrono soluzioni a livello dell’Unione europea per non esacerbare le disuguaglianze che già oggi esistono tra gli Stati membri e aumentano a causa della grave crisi sociale ed economica che colpisce con particolarmente durezza le economie più vulnerabili.

 
  
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  Gabriel Mato Adrover (PPE).(ES) Signor Presidente, l’aspetto migliore del porre una domanda è che si ottiene una risposta, anche se, in questo caso, potrebbe essere per certi versi deludente.

Il settore della pesca è palesemente in crisi: i redditi dei pescatori diminuiscono di giorno in giorno, rendendo spesso difficile continuare a lavorare. Non stiamo parlando di sussidi mascherati o di pratiche non sostenibili: stiamo parlando di problemi che richiedono il nostro pieno sostegno. Lo ripetiamo continuamente e non si può rimproverare l’onorevole Cadec per aver ribadito una giusta richiesta: è stato coerente.

Nessuno ha suggerito di aumentare lo sforzo di pesca. Non capiamo perché debbano essere respinte misure di immediata rilevanza in situazioni eccezionali. Stiamo solo suggerendo che la Commissione non volti le spalle a un settore che ha urgente bisogno di sostegno, come l’incremento degli aiuti de minimis.

 
  
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  Luís Paulo Alves (S&D).(PT) Desidero unire la mia voce a quella di quanti hanno espresso in questa sede preoccupazioni sul basso reddito dei pescatori, aggravato, specie negli ultimi mesi, dal record storico dei prezzi dei carburanti.

Come giustamente detto, i costi dei carburanti hanno un impatto molto grave sulla sopravvivenza delle nostre flotte pescherecce di piccole e medie dimensioni, danneggiando gravemente in particolare i redditi, già ridotti, della pesca. La spirale dei prezzi dei carburanti sta avendo effetti profondamente negativi su di noi: riduzione del numero dei viaggi, redditi dei pescatori a livello di indigenza e aggravati da bassi prezzi di prima vendita, aumento delle importazioni in Europa di crostacei e frutti di mare provenienti da paesi terzi. Inoltre le persone smetteranno di operare nel settore a causa delle conseguenti difficoltà finanziarie con un’ulteriore perdita di posti di lavoro.

Per evitare che questa crisi peggiori dobbiamo quindi intervenire in merito ai problemi del settore della pesca con un'azione rapida e di vasta portata. La Commissione deve pertanto rispondere positivamente, con misure a breve e a lungo termine in modo da affrontare le avverse condizioni affrontate dal settore e le gravi perdite di reddito subite dai nostri pescatori.

 
  
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  Raül Romeva i Rueda (Verts/ALE).(EN) Signor Presidente, siamo chiari: dobbiamo ristrutturare urgentemente le flotte europee, abbandonando pescherecci e motori ad elevato consumo di energia, distruttivi per l'ambiente, e adottando pratiche più proficue che richiedano meno energia e siano più sostenibili a lungo termine dal punto di vista ambientale, sociale ed economico.

Per questo motivo ritengo che la concessione di ulteriori fondi pubblici per il settore della pesca in risposta ad un aumento dei prezzi dei carburanti invierebbe un segnale sbagliato in vista della riforma della PCP e incentiverebbe gli armatori a utilizzare motori più potenti e che consumano più carburante. Per tali ragioni ritengo che si tratterebbe di un enorme errore.

Abbiamo già stato spiegato che non ci sono problemi congiunturali o strutturali e che i dati attuali – dobbiamo essere chiari anche su questo punto – indicano che il 70 per cento degli stock ittici europei sono sovrasfruttati: qualsiasi provvedimento per ridurre la pesca eccessiva sarebbe quindi positivo. Qualsiasi misura che abbia l'effetto opposto sarebbe un errore.

 
  
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  Jacky Hénin (GUE/NGL).(FR) Signor Presidente, due dei miei onorevoli colleghi hanno affrontato il problema della sostenibilità e la necessità di sovvenzionare alcune professioni perché non riescono a guadagnare abbastanza per sopravvivere. Ma ciò che dobbiamo fare è l'esatto contrario. I pescatori chiedono solo una cosa: essere in grado di guadagnarsi da vivere e poter svolgere il proprio lavoro. Pertanto, se il petrolio è un problema periodico, si ripresenterà in futuro. Dobbiamo investire nella ricerca di motori più economici che consumino meno petrolio.

La riforma che stiamo esaminando, però, distrugge tutti i pescatori artigianali che consumano meno petrolio, e porta ad arricchirsi chi è già ricco. Ciò è talmente vero che, riforma dopo riforma, assistiamo ad un calo costante del prezzo del pesce anche se nelle pescherie non è mai stato così elevato: alcuni tipi di pesce sono di fatto fuori dalla portata dei consumatori .

L’aspetto importante è riformare il regime delle quote, ma anche riformare ed esaminare le pratiche all'interno della professione in base alle quali i piccoli operatori soffrono infinitamente mentre quelli di grandi dimensioni si stanno arricchendo!

 
  
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  Andrew Henry William Brons (NI). (EN) Signor Presidente, l'aumento dei prezzi dei carburanti ha creato un altro problema ai pescatori, ma non è di certo il primo. Per la flotta peschereccia britannica, il problema principale è l'adesione all'UE.

Il Regno Unito fornisce all'UE il 70 per cento della propria pesca, ma gli è consentito solo il 13 per cento delle sue quote. Non sarebbe giusto che il Regno Unito ricevesse una quota più proporzionale? In particolare, il quantitativo di merluzzo pescato in Gran Bretagna è sceso da 300 000 tonnellate (prima di entrare in quella che allora era la Comunità economica europea) alle sole 7 000 tonnellate di oggi. I pescatori britannici ulteriori devono far fronte anche alla riduzione del numero di giorni in mare e si vedono lentamente costretti ad abbandonare l’attività.

A lungo termine, i pescatori britannici chiedono il recesso dall'Unione europea; nel breve periodo, si attendono un trattamento equo nel quadro della PCP. In qualità di rappresentanti del paese ospitante, deve essere concesso loro l’aumento del numero di giorni in mare. Abbiamo sentito parlare di pesca non sostenibile, ma le acque britanniche non sono sfruttate eccessivamente dalle flotte inglesi: il problema è che le acque britanniche sono state spalancate a tutti.

 
  
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  Maria Damanaki, membro della Commissione.(EN) Signor Presidente, rispondendo ai membri del Parlamento posso dire di comprendere tutte le vostre preoccupazioni. Condivido quelle per il basso reddito dei nostri pescatori, soprattutto dei proprietari di piccole imbarcazioni nelle regioni costiere. Ma questo problema è causato dall'aumento dei prezzi dei carburanti? Ne siete sicuri? Abbiamo discusso la questione molte volte, convenendo che esisteva anche prima che i prezzi aumentassero.

Naturalmente posso capire che l’incremento del prezzo del petrolio potrebbe peggiorare il problema, ma la causa principale è sempre stata la pesca eccessiva, oltre i limiti stabiliti, che danneggia gli stock ittici. Abbiamo già affrontato il problema, a cui dobbiamo trovare soluzione attraverso la riforma della PCP.

Certo, ora stiamo discutendo del prezzo del petrolio, aspetto problematico per il quale dobbiamo discutere affrontare individuare delle soluzioni. L'unico modo per affrontarlo in maniera permanente è quello di migliorare la resistenza del settore all'aumento dei prezzi dei carburanti. È l’unica soluzione, perché non possiamo petrolio sapere con certezza come evolverà il prezzo del petrolio. Lasciate che vi faccia un esempio di cosa si potrebbe fare: in Belgio, dopo l'ultima crisi, hanno migliorato i motori della flotta riducendo ora del 20 per cento la spesa per il carburante. Quindi questa è la strada da intraprendere ed è quanto stiamo cercando di fare.

In riferimento alle vostre proposte, la Commissione ha suggerito di aumentare il massimale de minimis. Analizziamo il problema. In cosa consiste questa il massimale? Rappresenta il tetto degli aiuti che gli Stati membri possono fornire al settore. Se la Commissione ora l’aumentasse, significherebbe che potrebbero erogarli solo gli Stati membri con un bilancio in ordine. Si creerebbero condizioni di disparità nella pesca, favorendo i paesi più ricchi. Consentitemi di essere chiara in modo da delineare bene la situazione.

Inoltre, se il massimale aumentasse ne trarrebbero qualche beneficio solo i natanti più grandi. Sono sorpresa che alcuni membri del Parlamento – non mi sarei aspettata di doverlo dire – mi chiedano di aumentare il massimale. Gli Stati membri possono erogare i propri aiuti di Stato e quelli più ricchi possono farlo già ora.

Per quanto riguarda i fondi, permettetemi di spiegare. Gli Stati membri utilizzano solo il 20 per cento dei nostri finanziamenti. Alcuni membri del Parlamento mi dicono che il nostro finanziamento rappresenta un problema perché non lo possono sfruttare in base alle esigenze : ma c’è flessibilità e gli Stati membri possono ridistribuire il proprio finanziamento. Può farlo ogni Stato membro. Soltanto l'Italia ci ha chiesto una ridistribuzione e l'abbiamo approvata. Perché allora non cercate di convincere gli Stati membri – i governi dei vostri paesi – ad utilizzare i fondi in modo corretto? Se vogliamo veramente essere di aiuto e se c'è un problema con l'assorbimento dei fondi, sono qui per renderlo più semplice a tutti, ma fino ad ora non è stato compiuto alcuno sforzo del genere.

Per rispondere alle domande in maniera molto diretta: sì, il finanziamento c'è, sì, gli Stati membri possono utilizzarlo e, sì, gli Stati membri possono attingere alle proprie risorse per il massimale de minimis. Quindi, se cambiassi la situazione, l'unico risultato che otterrei sarebbe quello di falsare la corretta concorrenza tra gli Stati membri e tra piccoli e grandi natanti. È importante comprendere questo punto. Naturalmente c'è un problema generale e, in riferimento alla nostra riforma, possiamo discutere su cosa fare per aiutare in particolar modo la nostra pesca artigianale. Possiamo anche discutere qualsiasi altra proposta, ma quella di aumentare il massimale de minimis non è attuabile.

 
  
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  Presidente. – La discussione è chiusa

La votazione si svolgerà giovedì 12 maggio 2011 alle 12.00.

 
  
 

(La seduta è sospesa per alcuni minuti)

Dichiarazioni scritte (articolo 149 del regolamento)

 
  
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  José Manuel Fernandes (PPE) , per iscritto.(PT) I pescatori europei e specialmente quelli che vivono negli Stati membri con le maggiori difficoltà finanziarie, come il Portogallo, affrontano una difficile situazione economica aggravata dal rialzo dei prezzi dei carburanti. Per fronteggiarla, la Commissione deve adottare misure di emergenza in aiuto dei pescatori. A tal fine, la Commissione deve permettere agli Stati membri di aumentare temporaneamente, per tre anni, da 30 000 a 60 000 euro i sussidi per i pescatori. Oltre a ciò, il FEP deve concedere sovvenzioni ai pescatori specie per rendere più selettive le tecniche di pesca e sostituire i motori per ragioni di sicurezza, di protezione ambientale e/o di rendimento del carburante. Tali misure devono prestare particolare attenzione alla pesca artigianale e a quella costiera. Infine, è fondamentale disporre di meccanismi di regolazione per migliorare i prezzi di prima vendita e promuovere un’equa e adeguata distribuzione del valore aggiunto sull’intera catena del valore del settore, in modo da riconoscere ai produttori i costi sostenuti.

 
  
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  Jim Higgins (PPE) , per iscritto.(EN) Gli attuali prezzi elevati del petrolio hanno avuto un grave impatto sui costi operativi dei pescatori, costringendone alcuni perfino ad abbandonare la professione. In seguito all'adozione di una mozione questa settimana, accolgo con favore l’invito rivolto dal Parlamento alla Commissione a introdurre misure di emergenza tra cui l’aumento, per un periodo transitorio di tre anni, del massimale attuale degli aiuti di Stato da 30 000 a 60 000 euro per impresa.

 
Ultimo aggiornamento: 7 settembre 2011Avviso legale