Presidente. – L’ordine del giorno reca la discussione sull’interrogazione orale alla Commissione sulle relazioni commerciali UE-Giappone, da parte degli onorevoli Caspary e Leszek Walesa a nome del gruppo PPE, degli onorevoli Kamall, Sturdy e Zahradil a nome del gruppo ECR, degli onorevoli Rinaldi, Kazak e De Sarnez a nome del gruppo ALDE, e degli onorevoli Menéndez del Valle, Martin e Moreira a nome del gruppo S&D (O-000088/2011/riv.1 – B7-0220-2011).
Jarosław Leszek Wałęsa, autore. – (PL) Signora Presidente, negli ultimi mesi il Giappone ha dimostrato maggiore interesse per il possibile avvio di negoziati su un accordo di libero scambio con l’Unione europea. Dal punto di vista del Parlamento europeo la questione più importante dovrebbe essere quella delle barriere non tariffarie, come è stato sottolineato più volte nelle riunioni della commissione per la politica commerciale. Il problema non riguarda le tariffe ma i numerosi ostacoli e regolamenti restrittivi che le imprese dell’UE si trovano ad affrontare per accedere al mercato giapponese. Sono favorevole ad aumentare la cooperazione tra l’Unione europea e il Giappone ma credo che la priorità dovrebbe essere la rimozione delle barriere non tariffarie che limitano l’accesso dei prodotti dell’Unione europea al mercato giapponese.
Questo è il motivo per cui nelle conclusioni del Consiglio europeo di marzo è stato introdotto il paragrafo 30 che indica la linea che l’Unione europea dovrà seguire e presentare al vertice UE-Giappone all’apertura dei negoziati su un accordo di libero scambio. È giusto che l’apertura dei negoziati sia subordinata alla dimostrazione di buona volontà da parte del Giappone in materia, tra l’altro, di riesame delle barriere non tariffarie e delle restrizioni sugli appalti pubblici. Vale la pena tenerlo a mente, tanto più che il Giappone sta esercitando pressioni per contrastare la propria perdita di competitività sul mercato comunitario in vista dell’entrata in vigore dell’accordo di libero scambio UE-Corea.
Syed Kamall, autore. – (EN) Signora Presidente, credo, anzi spero, che la maggior parte degli eurodeputati concordi che all’Organizzazione mondiale del commercio si debba puntare ai negoziati multilaterali e ad un esito positivo del ciclo di negoziati di Doha sullo sviluppo. Date le difficoltà che, com’è noto, sono state incontrate credo che la Commissione debba essere sostenuta nella negoziazione di alcuni di questi accordi bilaterali.
Per questo motivo ritengo che dovremmo premere l’acceleratore sull’accordo di libero scambio UE-Giappone. Riconosco le preoccupazioni sollevate dalle calamità naturali che hanno colpito il paese ma ho parlato con molti colleghi e amici giapponesi i quali ritengono che, se procederemo con cautela, l’accordo UE-Giappone segnalerà che il paese è ritornato in carreggiata ed è sulla strada della ripresa.
Stando alle cifre, nel 2009 il Giappone e l’Unione europea, assieme, hanno realizzato più di un quarto del prodotto interno lordo globale e rappresentano più del 20 per cento del commercio mondiale con un volume complessivo di investimenti diretti esteri pari a circa 200 miliardi di euro. Dato che i paesi dell’Unione europea e il Giappone si trovano a fronteggiare sfide comuni credo che sia importante affrontare alcune di queste tramite accordi commerciali.
Nonostante le tariffe basse penso sia abbastanza chiaro che il volume degli scambi commerciali bilaterali tra l’Unione europea e il Giappone sia inferiore rispetto a quello della maggior parte dei partenariati commerciali dell’UE con altri importanti paesi e ritengo che ciò sia dovuto principalmente alle barriere non tariffarie. Si stima che il costo di alcune di queste barriere sia in realtà più alto rispetto ai livelli tariffari in vigore e che la maggior parte degli utili deriveranno dalla rimozione di queste barriere. Le aziende dei paesi dell’Unione europea potrebbero aumentare gli utili se noi riuscissimo a far abbassare le barriere agli appalti pubblici, al mercato dei dispositivi medici – nel quale c’è uno scarso riconoscimento degli standard internazionali – ai servizi, compresi quelli finanziari e postali, e all’accesso al mercato per le piccole e medie imprese. I giapponesi aumenterebbero gli utili nel settore automobilistico e in quello delle tecnologie dell’informazione e delle comunicazioni e noi non dobbiamo dimenticare che rimuovere o ridurre le barriere sui prodotti tecnologici giapponesi potrebbe essere di interesse reciproco.
Penso che, in generale, entrambe le parti percepiscano che un accordo di libero scambio tra l’Unione europea e il Giappone potrebbe essere proficuo per entrambe le parti.
Metin Kazak, autore. – (EN) Signora Presidente, sono cofirmatario dell’iniziativa di presentare un’interrogazione orale e una risoluzione prima del 20° Vertice UE-Giappone poiché credo che il Parlamento europeo, che sarà invitato a dare il proprio consenso a qualsiasi potenziale accordo di libero scambio con il Giappone, dovrebbe esprimere la propria opinione prima possibile.
Credo che il Parlamento dovrebbe cogliere quest’opportunità per sostenere attivamente l’accordo di libero scambio con il Giappone per una serie di motivi.
L’Unione europea e il Giappone sono giganti industriali che condividono gli stessi valori democratici e insieme rappresentano il 38,5 per cento del prodotto interno lordo mondiale. Ci troviamo ad affrontare sfide simili: l’ascesa della Cina, la crisi finanziaria globale, il decremento demografico e la necessità di accedere alle materie prime e alle fonti energetiche e di garantire la stabilità dei prezzi.
Pertanto vedo un grande potenziale nell’ulteriore sviluppo delle relazioni commerciali con il Giappone, il nostro sesto partner commerciale per importanza. I vantaggi economici sono evidenti. La relazione di Copenaghen sull’economia ha concluso che l’eliminazione bilaterale delle tariffe e la riduzione delle barriere non tariffarie sarebbero vantaggiose sia per le imprese che per i consumatori e potrebbero determinare un aumento del benessere economico pari a 33 miliardi di euro nell’Unione europea e a 18 miliardi di euro in Giappone.
Il potenziale avvio dei negoziati per un accordo di libero scambio è stato sostenuto dal Consiglio a condizione che il Giappone sia disposto ad esaminare la questione delle barriere non tariffarie per l’accesso al mercato e le restrizioni sugli appalti pubblici. Vorrei ribadire che le barriere non tariffarie e gli appalti pubblici sono aspetti cruciali per le imprese europee e il Giappone dovrebbe fare importanti concessioni in materia.
Naturalmente il Parlamento europeo chiede che la Commissione conduca tutti i negoziati nella massima trasparenza e gli fornisca tempestivamente le valutazioni sull’impatto settoriale. Sosterremo inoltre l’introduzione di misure bilaterali di tutela, com’è avvenuto per l’accordo di libero scambio con la Corea del Sud, in modo da evitare che settori sensibili come quello dell’industria automobilistica, elettronica, aeronautica e dei macchinari vengano gravemente danneggiati.
In conclusione sono fermamente convinto che sia giunto il momento che il Parlamento dimostri di voler sostenere il futuro accordo di libero scambio tra l’UE e il Giappone, basato sulla costituzione di un gruppo ad alto livello, soprattutto sulla scia del disastro avvenuto nel marzo del 2011.
David Martin, autore. – (EN) Signora Presidente, l’accordo di libero scambio tra l’Unione europea e il Giappone ha il potenziale per creare un numero considerevole di posti di lavoro in Europa e per favorire le aziende europee. Attualmente la penetrazione dell’UE nel mercato giapponese è estremamente modesta se confrontata a quella delle esportazioni comunitarie in altri paesi. Stando all’OCSE la nostra penetrazione nel mercato giapponese è tra le più basse per il motivo illustrato dai colleghi.
Il problema non è rappresentato dalle barriere tariffarie alte – tali barriere sono in realtà relativamente basse – ma piuttosto dalle barriere non tariffarie, tra le quali le complessità normative, le questioni relative al riconoscimento reciproco, la scarsa possibilità di accesso
agli appalti pubblici e così via.
La domanda da un milione di dollari che si pongono la Commissione e il Parlamento è se si debba insistere affinché il Giappone continui a fare progressi sul problema delle barriere non tariffarie prima di avviare i negoziati oppure se avviare i negoziati nella speranza di incoraggiare, in tal modo, il Giappone a ridurre le proprie barriere non tariffarie. Non è facile dare una risposta a questa domanda.
Credo comunque che il Giappone stia dando prova della propria volontà di prendere in esame le barriere non tariffarie. Il primo ministro giapponese ha chiesto una politica di “apertura del Giappone” anche perché riconosce che l’industria giapponese è soffocata nell’ambiente in cui si trova attualmente. Naturalmente la sua dichiarazione è in parte legata all’impatto previsto per l’accordo di libero scambio con la Corea del Sud sulle esportazioni giapponesi ma credo che rifletta anche il riconoscimento della limitatezza dell’esperienza del Giappone in tema di apertura.
Alcune imprese europee hanno migliorato l’accesso ai settori delle telecomunicazioni, dell’industria automobilistica, della vendita al dettaglio e delle assicurazioni giapponesi senza per questo danneggiare l’economia del paese ma, al contrario, incoraggiandone l’innovazione e lo sviluppo. Penso quindi che i presupposti siano buoni.
A conti fatti il mio gruppo è del parere che, prima di annunciare l’apertura dei negoziati di libero scambio, sia opportuno attendere che il Giappone dia maggiore prova della propria buona volontà. Non siamo contrari all’accordo di libero scambio ma pensiamo che il Giappone debba fare un po’ di più per dimostrare che il Primo ministro giapponese può mettere in atto i suoi propositi.
Karel De Gucht, membro della Commissione. – (EN) Signora Presidente, lo tsunami e il terremoto che hanno colpito il Giappone lo scorso marzo sono stati una grande tragedia. La determinazione del popolo giapponese ci rassicura però sul fatto che il Giappone riuscirà a superare questa tragedia e ne uscirà più forte di prima. Anche l’aiuto offerto e la solidarietà espressa dall’Unione europea saranno determinanti nella realizzazione di questo obiettivo.
La tragedia si è verificata un paio di mesi prima dell’importantissimo vertice tra l’UE e il Giappone previsto per il 28 maggio 2011 il cui obiettivo è stato quello di definire la direzione delle nostre relazioni per gli anni a venire.
Come sapete, il precedente vertice UE-Giappone del mese di aprile dello scorso anno ha istituito un gruppo congiunto ad alto livello composto da alti funzionari e finalizzato ad individuare le varie possibilità di rafforzamento delle relazioni UE-Giappone sotto tutti i profili in ambito politico, economico e della cooperazione settoriale. In materia commerciale il gruppo ad alto livello ha cercato di rafforzare e integrare le relazioni economiche affrontando tutte le questioni di interesse per entrambe le parti tra cui le tariffe, le misure non tariffarie, gli investimenti e gli appalti.
L’opzione che il Giappone ha apertamente dichiarato di preferire è quella dell’avvio dei negoziati per un accordo di libero scambio che preveda tariffe preferenziali. Da parte dell’UE, invece, un accordo incentrato sulle tariffe sarebbe chiaramente insufficiente. Il problema con il Giappone in realtà non sta tanto nelle tariffe ma nel fatto che gli esportatori e gli investitori comunitari si trovano ancora di fronte barriere non tariffarie di ogni tipo. Tra gli esempi più tipici vi sono i macchinosi processi di approvazione per le attrezzature mediche e per alcuni prodotti alimentari e la mancanza di convergenza sugli standard riconosciuti a livello internazionale per i ricambi e i componenti automobilistici.
In questi settori da decenni il Giappone ha in atto delle barriere. Nel corso degli ultimi anni abbiamo sollevato i suddetti problemi nei vari incontri bilaterali tra le due potenze ma finora sono stati fatti scarsi progressi.
Vista la situazione avremmo bisogno di un accordo che possa anche affrontare il problema delle barriere non tariffarie, aumentare l’accesso al mercato per gli investimenti e aprire il mercato giapponese degli appalti pubblici.
Le discussioni del gruppo ad alto livello si sono incentrate in particolare sulle modalità da seguire per fare progressi su questi temi. Sono stati fatti alcuni passi avanti su un numero limitato di misure non tariffarie tratte da un elenco stilato dall’Unione europea, vale a dire tre su 27, ma per la maggior parte delle misure non tariffarie elencate riteniamo che il Giappone non sia riuscito a presentare una tabella di marcia credibile che dimostri come si dovrebbe risolvere i problemi. Secondo la Commissione, quindi, il risultato conseguito dal gruppo ad alto livello costituisce, a questo punto, solamente una solida base per ulteriori discussioni.
Il 25 marzo 2011 il Consiglio europeo ha ribadito l’importanza strategica delle relazioni UE-Giappone confermando che “il prossimo vertice dovrà servire per rafforzare questo rapporto e portare avanti la nostra agenda comune”. A questo proposito, le condizioni per il successo dell’accordo di libero scambio dovranno essere vagliate in base alla capacità del Giappone di dimostrare la propria disponibilità a prendere in esame, tra l’altro, le barriere non tariffarie e le restrizioni in materia di appalti pubblici.
I dibattiti con il Giappone sono ancora in corso e la settimana scorsa ho incontrato il ministro degli esteri Matsumoto proprio per discutere su questo tema. A mio parere non è ancora chiaro fino a che punto si possa progredire nel breve periodo che precede il vertice UE-Giappone in relazione all’adempimento delle condizioni poste dal Consiglio. In particolare sarà necessario continuare a lavorare per conseguire un livello di ambizione condiviso sulla definizione dei contenuti della trattativa che possa essere sia coraggioso che realistico.
Tale obiettivo potrebbe essere raggiunto attraverso uno studio da condursi dopo il vertice. Una volta ultimato tale esercizio potremo esaminare i risultati e decidere se avviare o meno i negoziati.
In materia commerciale ed economica l’accordo dovrà essere abbastanza ambizioso da prefiggersi i seguenti obiettivi: un’esenzione da dazi e contingenti pari al 100 per cento per tutte le merci, una tabella di marcia stabile e credibile per l’eliminazione della massa critica di misure non tariffarie, un regime aperto finalizzato a raggiungere livelli di investimenti diretti esteri in Giappone paragonabili a quelli di altri paesi dell’OCSE e un mercato degli appalti pubblici con un grado di apertura che corrisponda a quello dei paesi dell’Unione europea a tutti i livelli di governo.
Vorrei anche ricordare che, se i leader del vertice decidessero di perseguire l’obiettivo di un quadro giuridico bilaterale completo, dovrebbero includervi sia le relazioni commerciali e di investimento che quelle politiche e di cooperazione.
Se vogliano perseguire i nostri obiettivi e le nostre ambizioni volte ad ottenere un partenariato strategico forte è necessario adottare un approccio globale che comprenda in modo equilibrato tutte le relazioni bilaterali, politiche ed economiche.
Siamo infatti giunti a una fase cruciale nei nostri rapporti economici con il Giappone e vi sono ancora alcune questioni da chiarire. Accolgo quindi con favore questo dibattito e sono ansioso di sentire le vostre opinioni sulla forma che dovremo dare alle nostre relazioni negli anni a venire.
Daniel Caspary, a nome del gruppo PPE. – (DE) Signora Presidente, onorevoli colleghi, desidero ringraziare sinceramente il Commissario per averci fornito una panoramica sullo stato attuale dei rapporti commerciali tra l’Unione europea e il Giappone.
Purtroppo ho l’impressione che negli ultimi due anni la situazione delle relazioni commerciali con il paese sia migliorata poco. Lei ha citato il vertice del 2009 e il dialogo ad alto livello ma io ho l’impressione che finora in questi colloqui non si sia riusciti a incrementare in alcun modo l’accesso al mercato giapponese per le imprese europee.
Ora, dopo l’insuccesso della prima di queste iniziative, vale a dire il dialogo ad alto livello, mi preoccupa molto che invece di pensare a come conseguire un risultato concreto tramite il dialogo ad alto livello si consideri già l’opportunità di negoziare un accordo di libero scambio.
Ovviamente immagino che un accordo di libero scambio con il Giappone sarebbe positivo ma credo che, prima di avviare i negoziati si dovrà attendere i frutti degli strumenti esistenti e in particolare quelli del dialogo ad alto livello. Voglio essere molto sincero, e non lo dico per togliere chance di negoziazione al Giappone ma perché mi piacerebbe davvero vedere il paese impegnarsi seriamente per intensificare le relazioni commerciali con noi, per aprire realmente i propri mercati e per cambiare il proprio atteggiamento nei confronti dei nostri prodotti.
Mi interesserebbe molto sapere – purtroppo, signor Commissario, oggi lei non ha citato questo aspetto – come si intende coinvolgere il Parlamento europeo nel conferimento del mandato. Ho l’impressione che avremmo molto da dire sul tema del Giappone. Per quanto riguarda i negoziati con l’India, il Canada e la Corea, noi come Parlamento abbiamo ripetutamente criticato il fatto che, a nostro avviso, nei negoziati sono state fissate, in parte, le priorità sbagliate e quindi sarebbe molto utile se lei coinvolgesse realmente il Parlamento su questo tema sin dal conferimento del mandato.
Gianluca Susta, a nome del gruppo S&D. – Signora Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, la richiesta del Consiglio europeo di avviare negoziati con il Giappone per la conclusione di un accordo di libero scambio va valutata con grande cautela. Apprezziamo quindi la prudenza con cui il Commissario ha affrontato questo tema e invitiamo tutto il Parlamento ad attenersi a questa linea che ha ispirato la proposta di risoluzione del nostro gruppo.
Il nuovo governo giapponese ha dimostrato –almeno a parole – la volontà di aprire il proprio mercato, uno dei più chiusi del mondo sviluppato. Questo atteggiamento positivo va verificato in concreto, soprattutto in relazione alle 27 barriere non tariffarie identificate dall’Unione europea, la cui rimozione è indispensabile per avviare i negoziati col Sol Levante e inserirli tra le priorità della nostra politica commerciale. Riteniamo che il miglioramento di queste relazioni possa aiutare la competitività europea perché il Giappone rappresenta il 9 percento del PIL mondiale e, sommato con il nostro, oltre il 35 percento.
Oggi però non possiamo votare risoluzioni che non subordinino l’avvio dei negoziati per l’accordo di libero scambio a precise, inderogabili e verificabili condizioni per un’autentica reciprocità e un’adeguata valutazione d’impatto.
Anzitutto, la politica protezionistica del Giappone sul settore automobilistico ci preoccupa per la sproporzione esistente tra l’export e l’import. In secondo luogo, vogliamo ricordare la questione delle barriere non tariffarie. Si tratta di tutta una serie di norme che vanno dalle misure sanitarie e fitosanitarie agli standard tecnici, soprattutto nel settore agricolo e automobilistico, alle norme di sussidi sull’export, ai controlli doganali, a fenomeni che ammettono la contraffazione e anche la triangolazione con la Cina e la Corea.
Onorevoli colleghi, in conclusione chiediamo che l’Europa, prima di dichiararsi disponibile ad avviare negoziati per la conclusione di un accordo di libero scambio, definisca con determinazione l’interesse comunitario che intende tutelare e con precisione le reciprocità da richiedere al Giappone. Ci auguriamo che la Commissione esecutiva tenga conto di queste nostre osservazioni.
Kristiina Ojuland, a nome del gruppo ALDE. – (EN) Signora Presidente, mi sono recata in Giappone nel dicembre dello scorso anno e una delle preoccupazioni che ho sentito sollevare ripetutamente dai funzionari giapponesi riguardava la lentezza dei progressi nei rapporti commerciali tra l’Unione europea e il Giappone. Sappiamo tutti che, a differenza di altri partner dell’Unione europea in Estremo Oriente, il Giappone condivide con noi valori comuni sulla democrazia, i diritti umani e l’economia di libero mercato e questo lo rende un partner più naturale per l’Unione.
Al 19° vertice UE-Giappone tenutosi nell’aprile dell’anno scorso si è deciso di istituire un gruppo congiunto ad alto livello allo scopo di analizzare i progressi finora raggiunti nelle relazioni tra l’Unione europea e il Giappone e di elaborare proposte per razionalizzare le nostre attività in corso. L’importanza di continuare a lavorare su aspetti non tariffari è stata sottolineata anche nel contesto del gruppo congiunto ad alto livello; spero quindi che questi accordi possano essere applicati nel più breve tempo possibile.
Desidero pronunciarmi a favore dell’introduzione di misure tempestive e concrete volte ad alleggerire le barriere non tariffarie per liberalizzare le relazioni commerciali tra Unione europea e Giappone. Entrambi i mercati trarrebbero grande beneficio dal miglioramento delle relazioni commerciali tra le due parti, soprattutto in materia di innovazione e di tecnologia. Vorrei anche esprimermi a favore di una maggiore cooperazione su questioni relative alla sicurezza informatica.
Mi auguro che si possa migliorare le relazioni commerciali con il Giappone e fare ulteriori progressi in questo senso.
Keith Taylor, a nome del gruppo Verts/ALE. – (EN) Signora Presidente, è assolutamente opportuno rivedere gli accordi commerciali che abbiamo con altri paesi ed è abbastanza comprensibile che il Giappone consideri molto interessante stringere un accordo con noi dopo averne recentemente concluso uno con la Corea.
Credo che si possa sostenere molti aspetti della risoluzione presentata dai gruppi del PPE, dell’ALDE e dell' ECR ma sono convinto che si stia facendo un errore nel “sostenere con forza” l’accordo di libero scambio – cito direttamente dal paragrafo 2. Ritengo che sia prematuro sostenere l’iniziativa dato che non abbiamo valutazioni di impatto sui possibili effetti ambientali e sociali di un accordo di questo tipo. Non si può anticipare la risposta prima di aver individuato gli effetti derivanti dall’applicazione della soluzione. Molti deputati sono intervenuti sul tema delle barriere non tariffarie e del lavoro che il gruppo ad alto livello deve ancora svolgere: io credo che occorra fare ulteriori progressi.
Quando si considera l’importanza del Giappone come partner commerciale – gli scambi bilaterali del paese con l’UE sono posizionati sui 120 miliardi di euro l’anno e l’Unione europea è al terzo posto tra i partner commerciali del Giappone e al numero due tra i suoi investitori – penso che ci si possa rendere conto che qualsiasi accordo bilaterale corre il rischio di compromettere i patti multilaterali con il resto del mondo e, in particolare, con i paesi in via di sviluppo. Ritengo quindi che il forte sostegno incondizionato dell’accordo di libero scambio debba essere riconsiderato.
Desidero infine sottolineare che, pur nutrendo la massima simpatia nei confronti del Giappone, credo che le nostre politiche commerciali future non possano basarsi sulla solidarietà nei confronti di un paese che recentemente ha subito una calamità naturale.
Helmut Scholz, a nome del gruppo GUE/NGL. – (DE) Signora Presidente, signor Commissario, alla fine del mese, in occasione del vertice tra l’Unione europea e il Giappone ci si dovrebbe concentrare su un unico tema, vale a dire la devastazione che ha colpito la popolazione giapponese a seguito dei terremoti, dello tsunami e del perdurare della contaminazione radioattiva e il ruolo concreto che potrebbero svolgere l’Unione europea, gli Stati membri e i singoli cittadini per contribuire ad affrontare i problemi del Giappone a breve, medio e lungo termine. A questo riguardo colgo l’opportunità per esprimere ancora una volta le mie più sincere condoglianze al popolo giapponese.
Dobbiamo immediatamente offrire la nostra collaborazione e il nostro aiuto per affrontare il disastro, specialmente in vista del dibattito che si è appena tenuto in Pakistan. Il vertice deve produrre decisioni concrete, specialmente sui temi della cooperazione alla decontaminazione dei territori interessati e della ricerca e sviluppo congiunti nel settore delle energie rinnovabili.
L’eventuale sviluppo di relazioni commerciali e di una cooperazione economica con il Giappone grazie ad un accordo non dovrebbe costituire semplicemente una reazione all’incidente nucleare e questo è il motivo per cui non si dovrebbe accelerare i negoziati ma vagliarli con la dovuta cautela, tenendo conto in particolare delle differenze tra le nostre tradizioni e i nostri stili di vita.
In considerazione delle dimensioni e della forza delle due economie occorrerà porre particolare attenzione nella stipula dell’accordo commerciale bilaterale. Sono state sollevate molte questioni, comprese quelle relative ai diritti di proprietà intellettuale e agli appalti pubblici, e i capitali di investimento hanno ridotto i margini di manovra politici per entrambe le parti. Ecco perché saranno necessarie valutazioni d’impatto a lungo termine per quanto concerne i capitoli e gli aspetti di qualsiasi politica di cooperazione economica e commerciale che verrà concordata in futuro tra i 27 Stati membri dell’UE e il Giappone. Per questo motivo, dovranno essere consultati anche il Parlamento europeo, come autorità di codecisione, e i cittadini nel loro insieme.
William (The Earl of) Dartmouth, a nome del gruppo EFD. – (EN) Signora Presidente, moltissimi sanno, anche se non tutti, che subito dopo che un paese è diventato membro dell’Unione europea tutti i suoi accordi commerciali vengono negoziati dalla Commissione e, in particolare, dal Commissario dell’UE per il commercio. Nel quadro di questo sistema occorre rispettare gli interessi di tutti e 27 gli Stati membri ma naturalmente ciò nella pratica non avviene.
Di conseguenza un accordo commerciale negoziato dall’UE potrebbe essere meno vantaggioso per un singolo Stato membro – e, va detto, in particolare per il Regno Unito – di quanto lo sarebbe stato se quello stesso paese avesse condotto il negoziato per proprio conto.
La logica di tutto questo si basa sulla convinzione che, poiché l’Unione europea è un blocco commerciale di grandi dimensioni e ha un grande peso, è in grado di negoziare trattati commerciali che non verrebbero aperti ad un singolo Stato membro che intende negoziare per conto proprio. Ma a cosa sta accadendo in questo caso? I negoziati per il trattato commerciale comunitario con il Giappone non sono neppure iniziati, come ha dichiarato il Commissario, mentre l’economia relativamente piccola ma dinamica della Svizzera ha già un trattato commerciale con il Giappone fin dal 2009.
Ancora una volta ciò dimostra che il Regno Unito e gli altri Stati membri si troverebbero meglio al di fuori della macchina burocratica che è l’Unione europea.
Franz Obermayr (NI). – (DE) Signora Presidente, nel 2009 l’Unione europea e il Giappone hanno realizzato, insieme, più di un quarto della produzione economica globale e rappresentano oltre il 20 per cento del commercio mondiale. Per questo motivo un accordo ben congegnato di libero scambio con il Giappone è fondamentale per l’UE poiché comporta sinergie da sfruttare oltre a sfide comuni quali la concorrenza con la Cina o l’accesso alle materie prime.
Ma è anche importante che vi siano clausole di salvaguardia bilaterali in questo accordo. Penso a settori economici sensibili come l’industria automobilistica, elettronica, aerospaziale e meccanica. Sono certo che il Giappone può e vuole essere un partner leale e affidabile.
Il punto essenziale è che, indipendentemente dall’importanza del Giappone come partner commerciale, i cittadini europei devono essere assolutamente protetti dai rischi che potrebbero derivare dai prodotti contaminati da radioattività.
Jörg Leichtfried (S&D). – (DE) Signora Presidente, Commissario De Gucht, colleghe e colleghi, il mio forse sembrerà un modo insolito per iniziare un discorso al Parlamento europeo ma devo ammettere che non sono sicuro che questo sia il momento giusto per concludere un accordo commerciale con il Giappone e nemmeno che, in generale, tale accordo sia di per sé opportuno.
Ci sono tre motivi alla base della mia perplessità. Primo: mi chiedo se il gran numero di accordi commerciali che stringiamo con partner commerciali esterni molto importanti possa compromettere il nostro tentativo di istituire un accordo multilaterale. Non rischiamo forse di concentrarci troppo sui singoli accordi e di non porre sufficiente e adeguata determinazione nel perseguimento di un sistema multilaterale?
Secondo: finora non ho avuto la sensazione che il Giappone ci sia venuto incontro in termini di protezionismo del mercato e di barriere non tariffarie al commercio. I meccanismi avrebbero già dovuto essere avviati poiché altrimenti l’intero accordo rischierà di essere troppo unilaterale.
Terzo: mi domando quali saranno le conseguenze. Non è mia intenzione dire se, in ultima analisi, l’accordo sarà positivo o negativo per noi ma mi piacerebbe sapere in anticipo come verrà valutato l’impatto sociale e qual è la situazione in termini di ambiente e di mercato del lavoro. Si tratta di questioni che non credo siano state del tutto chiarite e che sicuramente sarebbe stato meglio valutare e studiare in anticipo.
Come hanno fatto notare alcuni dei miei colleghi, nel caso vi siano punti da chiarire la Commissione dovrebbe consultare il Parlamento europeo quando conferisce un mandato. In tal modo si eviterebbe molti dei problemi sorti perché non eravamo stati consultati nel caso di altri accordi commerciali. Gradirei che la Commissione seguisse questa procedura per tutti gli accordi commerciali futuri.
Reinhard Bütikofer (Verts/ALE). – (DE) Signora Presidente, signor Commissario, onorevoli deputati, sembra che alcuni gruppi siano certi che sia opportuno cercare di stipulare un accordo di libero scambio con il Giappone molto ambizioso. Come avete sentito il mio gruppo non ne è così sicuro. Io ho grande simpatia con questa posizione perché credo che attraverso il rafforzamento della cooperazione nel commercio si possa contribuire a generare un nuovo dinamismo economico in Giappone dopo il disastro che ha colpito il paese.
È inevitabile tuttavia porsi alcune domande fondamentali. Non intendo ripetere quanto è già stato detto circa la necessità di prevedere le conseguenze a livello bilaterale oppure sul fatto che dovremmo evitare l’errore di definire innanzi tutto le priorità del libero scambio per poi modellare su di esse la politica industriale europea come se fosse una variabile dipendente, oppure ancora che occorre considerare la possibilità di dare un contributo alla sostenibilità.
Desidero sottolineare un aspetto diverso: credo che gli effetti che potrebbe avere tale accordo di libero scambio tra due giganti del commercio internazionale sulla struttura complessiva del commercio globale debbano essere discussi più a fondo di quanto è stato fatto finora. Quando due colossi del commercio mondiale avviano un negoziato su un accordo di libero scambio non si tratta semplicemente di una questione bilaterale. Finora non era mai stato stipulato un accordo di libero scambio tra due superpotenze economiche e quindi questa sarebbe la prima volta. Ma qual è il significato di tale accordo? E la sua prospettiva strategica? Che effetti avrà?
Non basta semplicemente dire che vogliamo il commercio multilaterale per poi optare, se non lo otteniamo, sulla dimensione bilaterale del libero scambio aspettando di vedere cosa accade. È nostra responsabilità spiegare ai cittadini europei quali saranno le implicazioni dell’accordo ed è per questo che il coinvolgimento del Parlamento nel conferimento del mandato, come hanno chiesto molti dei miei colleghi, deve essere centrale.
George Sabin Cutaş (S&D). – (RO) Signora Presidente, le economie dell’Unione europea e del Giappone rappresentano il 35 per cento del prodotto interno lordo mondiale. Credo che un accordo di libero scambio tra queste due potenze economiche potrebbe essere di beneficio per entrambe le parti. La prima cosa da fare, tuttavia, è rimuovere le difficoltà di base che in pratica, ostacolano la stesura di un accordo reciprocamente molto vantaggioso.
Il mercato giapponese è attualmente soggetto a barriere, barriere non tariffarie che, come hanno sottolineato che i miei colleghi, limitano l’accesso delle importazioni andando in tal modo ad incidere sulle attività commerciali e sugli investimenti nel loro complesso. Nell’ambito dei negoziati la Commissione europea deve impegnarsi sia per promuovere una politica di regolamentazione più trasparente che aiuterebbe le imprese europee a comprendere appieno le norme che regolano gli scambi commerciali con i partner giapponesi, che per liberalizzare l’accesso agli appalti pubblici. Penso infine che occorrerà condurre uno studio di impatto per soppesare gli effetti di tali accordi, con particolare riguardo al settore delle industrie europee più vulnerabili, come ad esempio l’industria automobilistica, elettronica e aeronautica.
Jaroslav Paška (EFD). – (SK) Signora Presidente, signor Commissario, il Giappone ha molti interessi in comune con l’Unione europea non solo su questioni politiche ma anche in materia di cooperazione economica e commerciale.
Sebbene sia il Giappone che l’Unione europea siano economie mature la loro cooperazione commerciale non è riuscita a sfruttare le opportunità offerte dal loro potere economico. Oltre ai dazi ciò che ostacola una cooperazione commerciale più efficace sono i numerosi impedimenti che il Giappone ha messo sulla via della standardizzazione e dell’accesso agli appalti pubblici e ai contratti della pubblica amministrazione. Anche se credo che sia nel nostro interesse migliorare la cooperazione commerciale con il Giappone dobbiamo sforzarci di rendere tale cooperazione corretta, aperta, equilibrata e vantaggiosa per entrambe le parti. Desidero pertanto esprimere il mio sostegno alla Commissione europea nel perseguimento di tale obiettivo.
Karel De Gucht, membro della Commissione. – (EN) Signora Presidente, desidero toccare soltanto due punti. In primo luogo, il rapporto tra gli accordi bilaterali e multilaterali. Alcuni colleghi hanno avanzato l’idea che dovremmo concentrarci sugli accordi multilaterali piuttosto che su quelli bilaterali. In realtà è ciò che facciamo. Come sapete, i negoziati multilaterali per il ciclo di Doha sono in grande difficoltà e noi siamo l’unico grande blocco commerciale che di recente abbia fatto delle proposte per cercare di appianare le differenze tra i paesi sviluppati e le economie emergenti a livello industriale. Ma nel concentrarci sugli aspetti multilaterali del commercio non dobbiamo, d’altra parte, trascurare tutte le nostre relazioni bilaterali con importanti partner commerciali.
In secondo luogo, il problema dell’accordo con il Giappone è davvero un circolo vizioso, come hanno detto molti di voi. È meglio avviare le trattative per poi sperare che, nel corso dei negoziati, si possa risolvere il problema delle barriere non tariffarie che esiste già da molti anni oppure cercare di rimuovere la maggior parte delle barriere non tariffarie ponendola come condizione necessaria per i negoziati sull’accordo di libero scambio? Penso che, in una certa misura, ci sia bisogno di questa condizionalità perché non sono le tariffe il vero problema del Giappone. Naturalmente l’idea sarebbe quella di eliminare il 100 per cento delle tariffe, che normalmente sarebbero assenti nel caso di un paese emergente o in via di sviluppo. Il vero problema, tuttavia, riguarda le barriere non tariffarie. Abbiamo proposto un elenco di 27 barriere non tariffarie che riteniamo cruciali per le nostre relazioni commerciali ma solo in tre casi su 27 esiste una soluzione sul tavolo che sembra essere accettabile.
I giapponesi dicono di aver trovato soluzioni anche per gli altri casi ma noi non riusciamo a vedere una soluzione nelle proposte che ci stanno presentando.
Crediamo quindi che occorra avviare uno studio che ci consenta di capire di cosa si sta parlando. Spero che nel corso di questo esercizio si possa rimuovere una serie di barriere non tariffarie in modo da poter creare il clima giusto per avviare i negoziati di libero scambio con il Giappone. Noi la pensiamo così e riteniamo che, almeno in parte, la rimozione sia una condizione preliminare da rispettare.
Presidente. – Ho ricevuto quattro proposte di risoluzione(1) presentate ai sensi dell’articolo 115, paragrafo 5 del regolamento.
La discussione è chiusa.
La votazione si svolgerà mercoledì 11 maggio 2011.
Dichiarazioni scritte (articolo 149 del regolamento)
Artur Zasada (PPE), per iscritto. – (PL) Credo che un riavvicinamento nel settore aeronautico creerà una grande opportunità per l’economia europea e per quella giapponese. L’industria aeronautica europea è stata a lungo il principale fornitore di tecnologia civile e militare sul mercato internazionale. Anche il Giappone sta svolgendo alcune ricerche finalizzate a trovare soluzioni avanzate sia per l’aviazione generale che per il trasporto di passeggeri e di merci. Si stima che il trasporto di passeggeri e di merci per via aerea sarà uno dei settori che cresceranno più rapidamente nei prossimi decenni. Anche se esistono già esperienze di cooperazione tra partner dell’UE e il Giappone come ad esempio sull’elicottero EC 145 progettato congiuntamente da Eurocopter e Kawasaki, a mio parere esiste un potenziale di cooperazione molto maggiore. Chiedo che vengano intraprese azioni volte ad avviare rapidamente una cooperazione tra le due potenze nel settore aeronautico sia a livello aziendale che nei settori di ricerca e sviluppo.