Presidente. - L’ordine del giorno reca la discussione sul Madagascar(1).
Charles Tannock, autore. – (EN) Signor Presidente, il regime illegale e non eletto di Andry Rajoelina è pervaso dalla corruzione e si è reso responsabile di gravi violazioni dei diritti umani in Madagascar, sebbene Rajoelina sia salito al potere promettendo di porre fine alla corruzione e alle violazioni dei diritti umani, che, a suo dire, imperversarono sotto il governo dell’ex Presidente spodestato, Marc Ravalomanana. Quest’amara ironia non deve ricadere sui cittadini del Madagascar, che hanno già sofferto a lungo e vivono, per la maggior parte, in condizioni di assoluta povertà. È necessario che l’Unione corrobori le misure volte a contrastare Rajoelina, i suoi seguaci e alleati, e invochi, se necessario il rispetto delle disposizioni dell’accordo di Cotonou in merito al fallimento di governo, applicando le relative sanzioni.
L’Unione africana (UA) potrebbe essere molto più incisiva e non limitarsi a commentare banalmente la situazione senza dar seguito con azioni concrete. Agire, in questo caso, significherebbe mediare un accordo tra Rajoelina e Ravalomanana, permettendo all’ex Presidente di tornare in patria in modo sicuro e senza pregiudizi. È inoltre fondamentale che Rajoelina permetta al suo avversario di candidarsi alle elezioni presidenziali previste per settembre di quest’anno.
Purtroppo le prospettive di stabilità e riconciliazione in Madagascar non sono delle migliori. Mi auguro che nei mesi a venire si giunga ad una risoluzione pacifica della situazione.
Véronique De Keyser, autore. – (FR) Signor Presidente, non è la prima volta che la discussione in quest’Aula verte sul dramma del Madagascar.
Dalla risoluzione del febbraio 2010 per i malgasci poco o nulla è cambiato, se non in peggio. La mia preoccupazione si rivolge principalmente ai cittadini, in quanto sono loro ad essere maggiormente colpiti. Contemporaneamente assistiamo ad una lotta per il potere che sembra non avere fine.
È già trascorso più di un anno da quando il Parlamento europeo ha espresso chiaramente il proprio appoggio alla proposta di un processo democratico che conduca alle elezioni, processo che non ha ancora avuto luogo. Rajoelina è tuttora al potere. Come ribadiamo nella presente risoluzione, la sua candidatura alle prossime elezioni deve essere impedita – questo deve essere chiaro.
Chiedo semplicemente di permettere che i negoziati in corso con la Comunità per lo sviluppo dell’Africa australe (SADC), che ancora non hanno prodotto risultati concreti, possano avere esito. Per questo suggerisco di adottare toni moderati nel gestire la presente situazione, di modo che si possa dare avvio tempestivamente ai negoziati, che, spero, possano concludersi con successo.
Marie-Christine Vergiat, autore. – (FR) Signor Presidente, il gruppo confederale della Sinistra unitaria europea/Sinistra verde nordica non può che deplorare il tono delle risoluzioni che abbiamo dinanzi. Mi riferisco in particolare alla risoluzione sul Madagascar. Già nel febbraio del 2010, in occasione dell’adozione dell’urgente risoluzione su questo paese, precedente all’ attuale, ho avuto modo di criticare questa e altre risoluzioni.
L’Unione europea sta dando dimostrazione in Madagascar, come in molti altri paesi africani, della propria impotenza politica, e non otterremo alcun risultato se continuiamo a richiedere inasprimenti per le sanzioni economiche da imporre al paese. La situazione attuale, infatti, colpisce e continuerà a colpire soltanto i cittadini del Madagascar, che di certo non hanno bisogno di ulteriori sofferenze. Avremmo apprezzato messaggio chiaro da parte del Parlamento europeo a sostegno del mediatore della Comunità per lo sviluppo dell’Africa australe, che ha lavorato duramente per un anno, al fine di trovare un accordo il più possibile pacifico.
Avremmo voluto un messaggio di congratulazioni diretto al Presidente Chissano per la sua attività di mediazione, che ha condotto alla presentazione presso la Comunità per lo sviluppo dell’Africa australe (SADC) di una tabella di marcia per risolvere la crisi politica in Madagascar. Sabato si svolgerà un vertice della SADC a Johannesburg, alla presenza di tutti i rappresentanti dei vari schieramenti politici del Madagascar, per ratificare la tabella di marcia in questione.
Desideriamo lanciare un appello a favore dei cittadini del Madagascar, per ribadire che loro soltanto hanno il diritto di scegliere il proprio governo, senza alcuna pressione da parte della comunità internazionale. Il compito dell’Unione è di aiutarli. Pertanto non intendiamo avvallare la presente risoluzione, in quanto la sua parzialità rischia di fomentare gli animi anziché sostenere gli sforzi della SADC, e ci rifiutiamo di appoggiare l’imposizione di sanzioni economiche più severe.
Cristian Dan Preda, autore. – (RO) Signor Presidente, in linea con gli interventi precedenti, desidero sottolineare che dalla precedente discussione sulla situazione in Madagascar, nel febbraio 2010, non vi sono stati progressi. Potremmo dire che la transizione che ha avuto luogo non ha condotto alla democrazia, bensì ad una crisi ancora più profonda rispetto alla situazione di un anno e qualche mese fa. Il vertice della Comunità per lo sviluppo dell’Africa australe a Gaborone fu definita l’ultima spiaggia. Purtroppo tutti noi abbiamo assistito al suo fallimento. Continuiamo a sperare che, durante il vertice di sabato,ci siano degli sviluppo positivi.
D’altra parte la situazione economica e sociale del Madagascar è davvero disastrosa, la maggioranza della popolazione è costretta a vivere con meno di 1 dollaro al giorno. Come possono sollevarsi da questa situazione? Attraverso un processo di transizione neutrale, inclusivo e consensuale. Il nostro compito non è schierarci con una o con l’altra fazione, bensì appoggiare tale processo.
Izaskun Bilbao Barandica, autore. – (ES) Signor Presidente, dopo il colpo di stato, il governo Rajoelina ha condotto il Madagascar all’instabilità politica. È un paese in cui non esiste alcuna separazione dei poteri, i media sono sotto il controllo del governo, i diritti umani vengono violati e le attuali forze dell’ordine malgasce continuano a perpetrare abusi contro la popolazione locale, vittima principale della situazione politica. Il regime del paese – peraltro ricco di risorse – sta causando molti problemi umanitari, a causa della carenza di beni alimentari, acqua, misure igienico-sanitarie, sanità ed istruzione.
L’Unione europea ha il dovere di continuare a fornire aiuti umanitari alla popolazione, contribuendo inoltre al raggiungimento di un accordo tra le parti che promuova un governo di transizione neutrale, inclusivo e consensuale, al fine di ristabilire l’ordine costituzionale e indire elezioni democratiche, libere e trasparenti, che permettano a tutti i movimenti e leader politici di parteciparvi senza restrizioni, in modo che i cittadini malgasci possano decidere del proprio futuro.
Nicole Kiil-Nielsen, autore. – (FR) Signor Presidente, il gruppo Verde/Alleanza libera europea ancora una volta esprime la propria disapprovazione per il modo in cui il Presidente Rajoelina è salito al governo del Madagascar. La situazione politica del paese, estremamente instabile, è allarmante. Si sono verificati molti casi di violazione dei diritti umani: violenze contro i manifestanti, arresti illegali, detenzioni arbitrarie e abusi contro giornalisti e membri dell’opposizione. Le forze dell’ordine agiscono nell’impunità più totale.
I leader dei movimenti politici di opposizione sono stati arrestati. Ne richiediamo il rilascio. Inoltre, l’uso incontrollato delle risorse naturali del paese minaccia le prospettive di sviluppo delle generazioni future e prelude al disastro ecologico. Condanniamo lo sfruttamento illegale delle risorse minerarie ed il saccheggio delle foreste, in particolare di palissandro, per ricavarne prezioso legname.
Il ripristino dello stato di diritto in Madagascar è una priorità assoluta, e richiede l’organizzazione di elezioni democratiche, libere e trasparenti, con il sostegno degli aiuti internazionali, primi fra tutti quelli provenienti dall’Unione europea.
Filip Kaczmarek, a nome del gruppo PPE. – (PL) Nella nostra risoluzione condanniamo le violazioni dei diritti umani e gli abusi compiuti dalle forze dell’ordine malgasce contro i loro stessi connazionali; invochiamo altresì lo scioglimento della milizia politica, al fine di ottenere pieno rispetto dei diritti umani, civili, politici, sociali ed economici, nonché il ripristino dello stato di diritto. Chiediamo inoltre il rilascio immediato dei prigionieri politici ed il rientro degli esiliati politici. Ristabilire l’ordine costituzionale è fondamentale per consentire al Madagascar di tornare alla normalità. È necessario indire elezioni libere, trasparenti ed eque, monitorate della comunità internazionale e nel rispetto degli standard democratici. Siamo di fronte ad un dilemma, ossia come intensificare gli aiuti umanitari diretti alla popolazione del Madagascar, dato che non ne riconosciamo il regime incostituzionale. Mi auguro che, nonostante questo, gli aiuti possano arrivare a destinazione.
Corina Creţu, a nome del gruppo S&D. – (EN) Signor Presidente, sono trascorsi due anni da quando, in Madagascar, il regime militare è salito al governo con la forza. Da allora il nuovo governo non ha tenuto fede a nessuno degli impegni assunti per garantire la transizione democratica, il pluralismo politico e la libertà di espressione.
Il fatto che l’Unione africana abbia sospeso la partecipazione del paese, dichiarandone illegale il regime politico, e che il Fondo monetario internazionale e la Banca mondiale abbiano interrotto l’assistenza , hanno di fatto portato il governo ad una condizione di isolamento sul piano internazionale, aggravando al contempo i problemi della popolazione, privata degli aiuti umanitari proveniente dall’estero.
Pertanto la nostra proposta di risoluzione prevede due serie di misure: un appello rivolto all’Unione e al Consiglio di sicurezza, affinché i divieti di visto stabiliti dall’Unione africana siano estesi a tutti i paesi membri e si aumenti, al contempo, il volume di aiuti umanitari destinati alla popolazione civile del Madagascar.
Sul piano politico, l’Unione dovrebbe insistere maggiormente affinché i partiti politici del Madagascar superino le ovvie ostilità che li dividono e raggiungano una posizione condivisa circa la tabella di marcia presentata dalla Comunità per lo sviluppo dell’Africa australe per superare la crisi.
A questo proposito è cruciale che l’ex Presidente Ravalomanana ritorni in patria, tenendo conto del fatto che i leader attuali lo stanno costringendo a scegliere tra esilio e lavori forzati a vita.
Kristiina Ojuland, a nome del gruppo ALDE. – (EN) Signor Presidente, al colpo di stato militare in Madagascar sono seguite continue violazioni dei diritti umani e delle libertà civili. Abbiamo dovuto assistere alla fusione dei poteri esecutivo, legislativo e giudiziario, con l’aggiunta dei media, ora nelle mani di Rajoelina, che si fregia del titolo di Presidente dell’Alta autorità di transizione.
Sono lieta che l’Unione e gli Stati membri non abbiano riconosciuto il suo governo illegittimo. Non si dovrebbe mai attribuire ai governanti autoritari una dignità tale da permettere che si instaurino relazioni formali, a prescindere dal fatto che ciò sia accaduto o meno in passato. Accolgo quindi con favore le sanzioni imposte finora al regime, e incoraggio la comunità internazionale ad estenderle, al fine di rovesciare il governo di Rajoelina e spianare la strada per una transizione democratica reale e definitiva.
Monica Luisa Macovei (PPE). – (RO) Signor Presidente, dopo il colpo di stato avvenuto nel marzo del 2009, si sono susseguiti atti di violenza, violazioni dei diritti umani, tra cui anche l’arresto indiscriminato dei leader dell’opposizione, nella totale assenza di sicurezza interna. È necessario indagare sui fatti e punire i responsabili. Il regime sta boicottando gli sforzi regionali ed internazionali volti a ristabilire la pace e ad organizzare elezioni libere per istituire un governo legittimo e democratico. Non per questo si deve abbandonare ogni tentativo. È fondamentale inoltre che la milizia politica sia tempestivamente sciolta e che si ponga fine alle violenze perpetrate contro la popolazione ad opera delle forze dell’ordine . È essenziale che siano indette al più presto elezioni libere e democratiche, per ristabilire il legittimo ordine costituzionale e permettere di avviare la ricostruzione del paese. Pertanto mi rivolgo alla Commissione ed al Consiglio, affinché proseguano nel loro intento e intensifichino i loro sforzi, offrendo soluzioni concrete e creando le condizioni necessarie per indire elezioni libere e salvaguardare i diritti umani in Madagascar.
Mitro Repo (S&D). - (FI) Signor Presidente, i cittadini della quarta isola più grande del mondo hanno patito enormi sofferenze dal colpo di stato militare del 2009. Il Madagascar è retto da un governo illegittimo, che i cittadini non hanno eletto. Neppure le ricchezze naturali e le risorse rinnovabili del paese sono state sufficienti a produrre prosperità. I malgasci vivono nella miseria e nella povertà .
Le ripetute violazioni dei diritti umani, le angherie subite dai politici, dai religiosi e dalla società civile, i frequenti arresti arbitrari, il saccheggio delle chiese e le intimidazioni alla stampa sono all’ordine del giorno in tutto il paese. La lista potrebbe continuare ancora, per includere la censura mediatica, il fatto che il paese sia tenuto sotto scacco dalla povertà, gli arresti illegittimi, le sparizioni e le torture.
Oltre alle sofferenze umane, anche la biodiversità del Madagascar è a rischio. La flora e la fauna dell’isola si sono evolute nell’isolamento e sono quindi uniche e insostituibili a livello mondiale.
Il paese deve poter decidere autonomamente del proprio futuro e l’Unione europea deve prestare tutto il sostegno possibile ai cittadini malgasci.
Seán Kelly (PPE). - (EN) Signor Presidente, la situazione in Madagascar è il classico esempio del nuovo che non è migliore del vecchio. Il regime illegittimo è salito al potere nel 2009 con l’appoggio delle forze militari e da allora non ci sono stati miglioramenti. Così tutte le cattive abitudini sono rimaste invariate: si susseguono uccisioni illegali, torture psicologiche e fisiche dei prigionieri, detenzioni preliminari, le carceri sono sovraffollate e naturalmente la povertà regna sovrana, il salario minimo che si attesta a 35 dollari al mese.
La soluzione è ovvia. È necessario ripristinare un regime democratico e l’Unione europea ha il dovere di fare tutto il possibile perché ciò accada, dato che, in caso contrario, qualsiasi progresso sarebbe impossibile. Se riusciremo a fare indire elezioni libere da cui possa formarsi un nuovo governo, l’Unione, in collaborazione con gli organi internazionali, ed in particolare l’Unione africana, potrà assistere il paese sulla via che porta alla democrazia e alla ripresa economica.
Sari Essayah (PPE). - (FI) Signor Presidente, dal passaggio di potere del marzo 2009, la situazione politica in Madagascar è rimasta instabile e ci sono stati continui disordini. L’amministrazione Rajoelina agisce in piena violazione dei diritti umani e opprime i suoi stessi cittadini.
Nel maggio del 2011 i rappresentanti del gruppo Africa, Caraibi e Pacifico – Unione europea (ACP-UE) hanno riconosciuto la necessità impellente che il Madagascar disponga di un’amministrazione ad interim competente. Al momento si sta tentando di risolvere la crisi, e la Comunità per lo sviluppo dell’Africa australe (SADC) ha invitato 11 partiti malgasci al vertice che si terrà in Botswana. Tre dei maggiori partiti dell’opposizione, tuttavia, hanno respinto la tabella di marcia, poiché prevede che Rajoelina rimanga al governo fino alle prossime elezioni. Finora Rajoelina ha rifiutato ogni altra proposta di accordo. Perché dunque dovremmo fidarci questa volta? L’Unione europea e la comunità internazionale hanno il dovere di intervenire e porre fine al governo illegittimo di Rajoelina.
Lidia Joanna Geringer de Oedenberg (S&D). – (PL) Signor Presidente, la causa scatenante dell’attuale crisi politica in Madagascar è il golpe militare, che due anni fa ha costretto alle dimissioni e all’esilio l’allora Presidente, democraticamente eletto, Marc Ravalomanana. La presa del potere da parte dei militari è stata condannata duramente dalla comunità internazionale, compresa l’Unione europea, che ha immediatamente bloccato gli aiuti allo sviluppo. Il Madagascar è stato inoltre sospeso dall’Unione africana e dalla Comunità per lo sviluppo dell’Africa australe, con un conseguente peggioramento dell’isolamento del paese. La crisi politica in Madagascar sta per raggiungere un momento cruciale con la possibilità che i negoziati attualmente in corso tra i leader politici mettano fine a questa situazione. È l’occasione ideale per ristabilire l’ordine costituzionale e indire nuove elezioni. Le trattative sono inoltre fondamentali per ripristinare gli aiuti finanziari al paese, al quale erano stati sospesi 600 milioni di euro stanziati per gli aiuti allo sviluppo. Mi auguro che gli schieramenti in conflitto riusciranno ad introdurre una tabella di marcia che permetta di istituire un governo ad interim fino a quando verranno indette nuove e – spero – giuste elezioni.
João Ferreira (GUE/NGL). – (PT) Signor Presidente, desidero innanzitutto esprimere la mia disapprovazione per il ritardo con cui è stata ultimata la versione portoghese delle risoluzioni in esame oggi pomeriggio. Ve ne sono alcune che ancora adesso non sono disponibili, e desidero quindi che la mia protesta venga messa agli atti.
Per quanto riguarda la situazione del Madagascar, l’Unione europea potrebbe sostenere il processo di riconciliazione, ma a condizione che non intervenga o interferisca in questioni di competenza esclusiva dei cittadini malgasci. In particolare l’Unione deve evitare di prendere posizione a favore di uno degli schieramenti coinvolti nel conflitto. I nostri sforzi devono essere finalizzati a proteggere gli interessi dei cittadini malgasci e non delle parti coinvolte.
È fondamentale riconoscere e corroborare gli sforzi della Comunità per lo sviluppo dell’Africa australe, volti alla risoluzione del conflitto e al raggiungimento di una soluzione politica della crisi nazionale. Da parte nostra, desideriamo ribadire la necessità di rispettare la facoltà dei cittadini malgasci di decidere ed essere artefici del proprio futuro.
Elena Băsescu (PPE). – (RO) Signor Presidente, l’attuale crisi politica in Madagascar mette a repentaglio la democrazia e la stabilità dell’intera regione. La deposizione del precedente governo democraticamente eletto ha creato un clima di violenza e insicurezza. Ricordo ancora una volta che i paesi donatori hanno revocato il sostegno finanziario alla popolazione dell’isola. Il che significa che il tasso di povertà in Madagascar ha raggiunto l’80%. Gli Stati Uniti hanno cessato di offrire esenzioni fiscali per le importazioni dei prodotti tessili provenienti dal Madagascar per gli stessi motivi. È venuta così a mancare una delle principali entrate a livello nazionale. Approvo gli sforzi della Comunità per lo sviluppo dell’Africa australe , volti a porre fine alla crisi e ristabilire la democrazia nel paese. È fondamentale, a mio avviso, coinvolgere le organizzazioni regionali nella risoluzione delle tensioni per raggiungere un compromesso politico.
George Sabin Cutaş (S&D). – (RO) Signor Presidente, la crisi politica in Madagascar ha portato al completo isolamento del paese sul piano internazionale. Gli aiuti finanziari provenienti dall’Unione sono stati sospesi conformemente alle disposizioni dell’accordo di Cotonou e lo stesso è accaduto per gli aiuti del FMI e della Banca mondiale. Condivido pienamente le misure adottate dall’Unione europea in una situazione in cui la transizione verso un sistema democratico è messa a repentaglio indefinitamente dalla presa di potere illegittima, e dunque incostituzionale, di Rajoelina.
D’altra parte, l’applicazione di sanzioni è sempre una decisione difficile, a causa delle inevitabili conseguenze umanitarie, economiche e sociali che ne derivano. Non dobbiamo mai dimenticare i cittadini malgasci, che hanno bisogno del nostro aiuto. Lo dimostreremo non soltanto chiedendo di indire elezioni libere e pluralistiche e ristabilire l’ordine democratico, bensì anche in termini pratici, fornendo alla popolazione gli aiuti umanitari necessari.
Sergio Paolo Francesco Silvestris (PPE). - Signor Presidente, solo dal luglio 2003 il Madagascar aveva ricominciato ad essere parte attiva nella vita dell'Unione africana, poiché fino agli anni '90 i suoi legami politici ed economici erano indirizzati soprattutto verso i paesi socialisti non allineati.
Il colpo di Stato militare del marzo 2009, però, ha visto l'ex sindaco della capitale installarsi nel palazzo presidenziale già occupato dall'esercito che lo sosteneva. Dopo 19 mesi di crisi istituzionale all'interno del paese, proprio nel giorno in cui erano stati chiamati al voto quasi 8 milioni di malgasci per la riforma della Costituzione, lo scorso novembre 2010 si è spenta ogni speranza di costruire una vera democrazia in questa ex colonia europea. Oggi vi è in Madagascar un governo di transizione che tuttavia non promette nulla di buono né a livello economico, se pensiamo che la gente vive con meno di un dollaro al giorno, né a livello umanitario.
Poiché a tutt'oggi né la Comunità europea né l'Unione africana sono arrivate ad alcun compromesso con il governo del Madagascar, sono state adottate alcune misure, tra cui la sospensione degli aiuti dal Fondo monetario internazionale e dalla Banca mondiale, nonché il nostro mancato riconoscimento del governo transitorio. Condanniamo il colpo di Stato e sottolineiamo l'urgente bisogno di elezioni libere e trasparenti, monitorate dalla comunità internazionale.
William (The Earl of) Dartmouth (EFD). - (EN) Signor Presidente, ha tutto il mio rispetto, ma credo che debba essere l’oratore a stabilire la velocità con cui esprimersi, è una scelta personale. Gli oratori in quest’Aula non dovrebbero temere di essere interrotti dal Presidente per conto degli interpreti. Mi è lecito puntualizzarlo?
(Reazioni diverse)
Presidente. - Lord Dartmouth, in generale condivido la sua posizione, ma gli interpreti ci segnalano che non riescono a seguire a causa dell’elevato ritmo di eloquio. Naturalmente, se interrompo un oratore, provvedo sempre a concedergli maggiore tempo di parola, accontentando in questo modo tutti quanti – l’oratore è soddisfatto, come lo è lei che può ricevere l’interpretazione, e ovviamente lo sono anche gli interpreti. È questo lo scopo del nostro lavoro in questa sede.
(Applausi)
Eija-Riitta Korhola (PPE). - (FI) Signor Presidente, dal golpe militare di marzo, l’instabilità politica e la situazione umanitaria in continuo peggioramento sono diventati elementi onnipresenti nella vita quotidiana dei cittadini malgasci. La crisi politica ha reso loro più difficoltoso accedere a alimenti di base, acqua, servizi igienici e sanitari.
L’attuale governo ha monopolizzato illegalmente i poteri esecutivo, legislativo e giudiziario, e ha assunto il controllo dei media. I servizi di sicurezza nazionale si sono resi colpevoli di violenze contro la popolazione civile. Molti attivisti sono detenuti per motivi politici e le figure politiche che rappresentavano dei punti di riferimento durante il precedente governo sono state costrette a fuggire dal paese.
I negoziati in corso devono acquistare nuovo slancio e si deve assolutamente trovare il modo di ristabilire l’ordine costituzionale. Le violazioni dei diritti umani richiedono un’indagine imparziale. L’Unione dovrebbe aumentare gli aiuti umanitari destinati al Madagascar, continuando ad imporre sanzioni mirate fino alla risoluzione della crisi politica.
Günther Oettinger, Membro della Commissione. – (DE) Signor Presidenti, onorevoli deputati, la Commissione e l’Alto rappresentante, la Baronessa Ashton, osservano con grande preoccupazione la situazione in Madagascar e si sono impegnati a prestare assistenza continua alla popolazione di questo splendido paese.
Attribuiamo grande importanza al superamento dell’attuale crisi politica, nonché alle conseguenze di natura sociale ed economica che si ripercuotono sulla popolazione locale, rendendo sempre più gravoso il peso che devono sopportare ogni giorno.
Come voi, onorevoli deputati, anche noi seguiamo con attenzioni gli sviluppi all’interno del paese, utilizzando tutti i mezzi diplomatici a nostra disposizione per porre fine alla crisi.
Negli ultimi due anni sono stati fatti molti passi indietro, con il costante emergere di nuovi ostacoli al progresso del paese. Ora ritengo che ci troviamo ad una svolta. Due giorni fa, il 7 giugno, a Gabarone, sono state avviate le trattative tra la Comunità per lo sviluppo dell’Africa australe (SADC) e vari attori della realtà nazionale, al fine di trovare una via d’uscita dalla crisi sulla base dei principi di neutralità e consenso, coinvolgendo tutti i gruppi interessati e con l’approvazione della comunità internazionale e di un’ampia maggioranza dei cittadini malgasci.
Ci auguriamo che le trattative abbiano esito positivo, confidiamo nel loro successo e stiamo contribuendo affinché ciò avvenga. La buona riuscita delle trattative permetterebbe infatti all’Unione africana e all’intera comunità internazionale, compresa l’Unione europea, di svolgere un ruolo attivo e di aiutare il Madagascar a ristabilire l’ordine costituzionale.
Siamo contrari ad un qualsiasi tentativo di realizzare la transizione attraverso un governo de facto e di parte. Per questo la settimana scorsa il Consiglio europeo ha deciso di protrarre per altri 6 mesi le misure previste dall’articolo 96 dell’accordo di Cotonou. Ciò non comporterà conseguenze in termini di aiuti umanitari o di misure finalizzate a contrastare la povertà, a patto che esse siano compatibili con i termini dell’articolo.
Siamo pronti a prestare assistenza politica e finanziaria durante le fasi del processo di transizione, che dovrà essere consensuale e basato sulla tabella di marcia approvata dagli attori locali e avvallata dalla SADC, dall’Unione africana e dalla comunità internazionale. Detto questo, mi auguro che i due anni trascorsi, difficili e travagliati, portino agli sviluppi positivi auspicati. Grazie per l’attenzione.
Presidente. - La discussione è chiusa.
La votazione si svolgerà a breve.
Dichiarazioni scritte (articolo 149 del regolamento)
Tadeusz Zwiefka (PPE), per iscritto. – (PL) Signor Presidente, per diversi mesi tutta l’Europa ha assistito agli sviluppi della situazione del Nord Africa, osservando gli avvenimenti che si svolgevano alle porte del nostro continente senza nascondere la propria preoccupazione. Oggi torniamo a discutere di un paese africano che ormai da tempo si è perso nel caos e nell’oblio politico.
Il Madagascar è diventato uno stato senza legge, controllato da un regime illegittimo che lascia sprofondare l’intero paese in uno stato di totale confusione. La repressione e l’assoluta noncuranza per i diritti dei cittadini da parte del regime non fanno che aggravare la situazione, e tutto questo potrebbe, purtroppo, causare uno spargimento di sangue. Pertanto, sebbene la richiesta di un ritorno all’ordine costituzionale e lo svolgimento di elezioni libere ed aperte monitorate della comunità internazionale possano sembrare semplicemente un appello demagogico, di fatto rappresentano l’unica possibilità di riportare la condizione del Madagascar alla normalità. Non si può dimenticare infatti che, nonostante la loro indubbia utilità, le sanzioni devono procedere di pari passo con una proposta specifica di soluzione della crisi politica, poiché più a lungo la situazione rimarrà immutata, più difficile sarà in futuro ristabilire lo stato di diritto in Madagascar.