Presidente. − L'ordine del giorno reca il proseguimento della discussione concernente le dichiarazioni del Consiglio e della Commissione sulla preparazione della riunione del Consiglio europeo del 23 e 24 giugno 2011.
Guy Verhofstadt, a nome del gruppo ALDE. – (EN) Signor Presidente, innanzi tutto la domanda fondamentale dell’odierno dibattito verte su ciò che possiamo aspettarci dal Consiglio europeo di giovedì e venerdì. Quello che spero e spera pure il mio gruppo, così come credo speri anche la maggioranza di questo Parlamento, è che si possa concludere il vertice con un approccio più risoluto, globale e audace nei confronti dell’attuale crisi. Siamo onesti: non stiamo affrontando la crisi con un approccio globale a tutto spettro. Un siffatto approccio oggi non è sul tavolo né del Consiglio né del Parlamento.
All’onorevole Schulz direi che anch’io mi interrogo sulle agenzie di rating e il ruolo che stanno svolgendo nell’attuale crisi, ma cerchiamo di individuare errori e origini della crisi all’interno delle nostre stesse fila, non sempre al di fuori dell’Unione europea e delle sue istituzioni.
Siamo altresì onesti in merito a un’altra questione: la crisi non è superata. Ha torto chi pensa che dando altro denaro alla Grecia la crisi, per la Grecia e l’euro, finisca. La crisi non è affatto superata e continuerà se, in primo luogo, non troviamo una soluzione strutturale per la Grecia e, in secondo luogo, non creiamo una vera unione economica e politica in Europa, misure che dovrebbero porre fine alla crisi per la Grecia e l’euro.
Ribadisco la domanda: è possibile avere una sola valuta e 17 governi, 17 strategie economiche e 17 mercati obbligazionari come abbiamo oggi, una situazione che non esiste altrove nel mondo? Soltanto noi in Europa pensiamo di poter avere un’unione monetaria e 17 politiche diverse, 17 governi differenti, 17 mercati obbligazionari diversi.
Non siamo soltanto noi, i federalisti del Parlamento europeo, a dirlo. Ieri Lipsky, attuale amministratore delegato del Fondo monetario internazionale (FMI), ha affermato che l’Europa dovrebbe creare un’unione politica ed economica per affrontare la crisi. Sempre ieri, Geithner, ministro delle Finanze statunitense, ha asserito che forse potremmo fermarci a dialogare per creare un’unione economica e politica. Se sull’altra sponda dell’Atlantico sanno ciò che dobbiamo fare, perché non abbiamo il coraggio di compiere questo enorme passo verso un’unione economica e politica? Questa è la domanda fondamentale per il Consiglio di domani.
Quanto alla mia seconda osservazione, dobbiamo aiutare la Grecia, e non soltanto in maniera difensiva. Ci occorre un programma di austerity audace ed è ciò che attualmente si sta discutendo con il governo greco. Forse vi è l’intenzione di spingersi oltre quanto vi è ora sul tavolo. In tal caso, è necessario un piano positivo.
La Grecia non può riemergere dalla crisi unicamente con l’austerity. Servono crescita e investimenti, elementi che all’interno dell’Unione europea possiamo incoraggiare. Concediamo, per esempio, garanzie per l’investimento privato, un tipo di investimento che in Grecia non esiste più. Concediamo prestiti alla Grecia attraverso la Banca europea per gli investimenti. Perché non usare parte del programma di privatizzazione non per il consolidamento fiscale, bensì per creare nuovi investimenti e crescita in Grecia?
Ora ho una richiesta per l’onorevole Daul e proseguirò quindi in francese.
(FR) Come dicevo, ora intendo rivolgermi al Parlamento in francese. Il gruppo dell’onorevole Daul include membri del partito Nea Dimokratia. Dobbiamo essere estremamente chiari al riguardo. Inoltre, se vogliamo che tutti gli altri paesi diano denaro alla Grecia, è anche necessario che in Grecia si giunga a un consenso politico. Penso che possiamo rivolgerci all’onorevole Daul, il quale ha avuto ragione nell’esprimersi come ha fatto, affinché persuada i suoi amici politici a pervenire a tale consenso in modo che si giunga a una siffatta politica per la Grecia.
(Applausi)
Questo ci serve. Sono perfettamente consapevole del fatto che le stiamo affidando un compito arduo, onorevole Daul, ma so che lei è all’altezza della sfida. È vero che un paese in una siffatta situazione non può non aspirare all’unità politica e non è certo con i giochetti politici, come quelli cui stiamo assistendo ora in Grecia, che si risolverà la situazione. Per nove anni ho vissuto questa esperienza in Belgio, onorevole Lange.
(EN) Signor Presidente, siamo molto onesti. Ci serve un pacchetto sulla governance economica molto più audace di quello oggi sul tavolo.
Vorrei porre al Presidente Barroso una domanda diretta: ieri il portavoce della Commissione europea ha detto in conferenza stampa che per il pacchetto sulla governance economica non occorreva un maggiore utilizzo del voto a maggioranza qualificata inversa. Vorrei pregarla, Presidente Barroso, di rettificare tale affermazione. Chiederei alla Commissione, assieme al Parlamento europeo, di utilizzare di più il metodo comunitario per il pacchetto sulla governance economica.
(L’oratore accetta di rispondere a un’interrogazione presentata con la procedura del cartellino blu, ai sensi dell’articolo 149, paragrafo 8, del regolamento)
Joseph Daul (PPE) . – (FR) Signor Presidente, alla presidenza del gruppo ALDE vorrei dire quanto segue: sono certo che quando lui, con i suoi governi liberali, riuscirà a stabilire la piena solidarietà per tutti i diversi paesi, il mio gruppo e io lo avremo già battuto per quanto concerne la Grecia e glielo ricorderò qui, in Aula.
Guy Verhofstadt (ALDE) . – (FR) Signor Presidente, nella maggior parte dei paesi ai quali l’onorevole Daul ha fatto riferimento siamo in una coalizione con i democristiani, il che sicuramente deve avere un suo effetto. Tuttavia, non ritengo appropriato questo pomeriggio, prima di un’importante riunione del Consiglio, giocare la carta politica dei partiti contrapponendo un governo a un altro. La esorto, onorevole Daul, a non aizzare i liberali contro il gruppo PPE né contro i socialisti. Ciò che le chiedevo era di esercitare un’opera di persuasione sui suoi amici della Nea Dimokratia, partito di cui per inciso molti membri sono anche nostri amici, avendo anche optato in alcuni casi per il mio gruppo, e che ha un’unica finalità, unire il popolo greco in modo che possa riemergere dalla crisi che sta attraversando. Lei può svolgere un ruolo importante in tal senso. Conto su di lei.
(L’oratore accetta di rispondere a due interrogazioni presentate con la procedura del cartellino blu dagli onorevoli Koumoutsakos e Ransdorf, ai sensi dell’articolo 149, paragrafo 8 del regolamento)
Georgios Koumoutsakos (PPE) . – (EL) Signor Presidente, sono stato lieto di sentire l’onorevole Verhofstadt affermare che tutti ora si rendono conto del fatto che il problema della Grecia è un problema europeo. Qual è il dovere della Grecia? La Grecia ha il dovere di procedere con radicali riforme strutturali e importanti privatizzazioni.
Vorrei pertanto suggerire all’onorevole Verhofstadt, perché è stato ovviamente male informato su questi due aspetti che costituiscono le pietre miliari delle riforme, che il partito Nea Dimokratia non soltanto si è dichiarato favorevole, ma è stato quello che ha formulato le proposte. Si tratta di proposte del partito Nea Dimokratia che da 18 mesi il governo non è in grado di attuare. Questa è la verità.
Miloslav Ransdorf (GUE/NGL) . – (CS) Signor Presidente, ho ascoltato attentamente l’onorevole Verhofstadt, presidente del gruppo ALDE, e vorrei chiedergli se ho ragione a pensare che il suo motto sia che Grecia è ovunque, poiché la Grecia non è soltanto uno Stato membro dell’Unione europea, ma è in realtà una mentalità, e pertanto Grecia è ovunque.
Guy Verhofstadt (ALDE) . – (EN) Signor Presidente, è evidente che se non risolviamo il problema greco avremo difficoltà enormi in tutta la zona euro. Oggi abbiamo già problemi in Portogallo e Irlanda. La differenza di spread oggi tra Portogallo e Germania, tra Irlanda e Germania, corrisponde a più di 800 punti base.
Ciò che stiamo pertanto facendo attraverso la solidarietà che fin dall’inizio della crisi ci occorreva, ma mancava, non riguarda soltanto la Grecia, bensì tutti gli Stati membri della zona euro. Proprio per questa mancanza di solidarietà nel dicembre 2009 abbiamo creato un problema decisamente più grande, il problema con cui oggi ci stiamo confrontando.
Jan Zahradil, a nome del gruppo ECR. – (EN) Signor Presidente, la discussione oggi in Aula è estremamente interessante.
Vi sono ancora molti di noi, permettetemi di ricordarlo, che hanno vissuto l’esperienza del comunismo e da allora hanno compiuto progressi rapidi ed enormi per prepararsi ad aderire all’Unione europea.
Abbiamo giustamente dovuto dare prova di noi, dimostrare che soddisfacevamo i criteri di Copenaghen, dimostrare che avevamo economie di mercato perfettamente funzionanti, eccetera, ma purtroppo questo livello di controllo non è stato applicato ad alcuni paesi europei quando sono entrati nella zona euro. Perché? Semplicemente perché lo si è interpretato come un progetto politico e non economico, ragion per cui i criteri sono stati ignorati e le cifre sono state alterate per far accedere paesi che non erano ancora pronti. Questo è il succo del problema; ora ne subiamo le conseguenze e siamo a una svolta.
Credetemi, nonostante la maggior parte dei membri del mio gruppo provenga da paesi membri non appartenenti alla zona euro, non vogliamo che l’euro fallisca. Nel contempo, però, non può essere difeso a tutti i costi.
Siamo sicuramente alle pagine finali del capitolo “salvataggio”. Questo Consiglio europeo dovrebbe trasmettere un segnale chiaro che se la posizione di un paese non è sostenibile nella zona euro, a meno che non operi cambiamenti radicali, la zona euro non dovrebbe esitare a ipotizzare l’eventualità che ristrutturi il suo debito o persino lasci il club, per quanto crudele possa sembrare.
Presidente Barroso, se lei non dovesse farlo, le dirò che cosa accadrà dopo: i suoi oppositori, o piuttosto gli oppositori del suo successore, non saranno euroscettici gentili ed educati come me, ma antieuropeisti veramente sgradevoli. Perché? Perché saranno eletti da contribuenti tedeschi arrabbiati e imprenditori privati francesi e olandesi disperati, stanchi di pagare i debiti degli altri, e so che né lei né io vogliamo che ciò accada. Agiamo dunque di conseguenza.
Nello stesso modo, le chiederei di smettere di usare o abusare di ogni crisi come opportunità per promuovere ulteriormente l’agenda sovranazionalistica perseguendo idee come un’unione fiscale o un’unione tributaria perché un percorso del genere non ci porta ad alcun risultato.
Questa non è una crisi dell’Europa. È soltanto una crisi di un concetto sbagliato e superato di integrazione europea, null’altro.
PRESIDENZA DELL’ON. WIELAND Vicepresidente
Rebecca Harms, a nome del gruppo Verts/ALE. – (DE) Signor Presidente, signora Presidente in carica del Consiglio, onorevoli colleghi, sono stupita di quanto rauco sia diventato il dibattito sulla crisi più profonda che l’Unione europea abbia vissuto da lungo tempo. Considerato che ora stiamo difendendo Schengen, mentre durante questa Presidenza del Consiglio non siamo stati capaci di difendere la libertà di stampa in Ungheria, e ci è servito tantissimo tempo addirittura per iniziare a trovare una lingua europea comune per Libia ed Egitto, è chiaro che, di fronte alla situazione in Grecia, tutto ciò che possiamo dire è che, anche se ora abbiamo molti leader in Europa, non abbiamo una leadership.
Penso che questo sia uno dei problemi principali che non è stato debitamente affrontato. In questa crisi, durata molto di più di quella greca, siamo anche in una situazione in cui tutte le soluzioni che il Consiglio propone giungono troppo tardi e hanno una portata troppo limitata. L’idea che l’Unione europea possa proseguire nel modo in cui vogliamo che prosegua, assicurando peraltro una vita migliore a tutti gli europei, soltanto se salviamo la Grecia e stabilizziamo il sud è un’idea che sinora non è stata affatto comunicata e credo che un’istituzione ne sia di fatto responsabile, il Consiglio. Aggiungerei però che neppure il Parlamento brilla sempre per la sua condotta. Per esempio, si è rifiutato di riunirsi per tempo prima di questa riunione storica del Consiglio per adottare una risoluzione che affrontasse i problemi riguardanti proprio tale crisi epocale. Ho trovato particolarmente deplorevole il fatto che anche i membri della sinistra che siedono qui alla mia destra non siano stati capaci di riunirsi al momento opportuno per formulare una dichiarazione a nome del Parlamento sulla Grecia.
Vorrei nuovamente sollevare la questione di ciò che è sbagliato in Grecia, perché penso che l’onorevole Daul abbia una responsabilità nei confronti del partito Nea Dimokratia. Tuttavia, per quel che riguarda la giustizia, il gruppo S&D ha anch’esso una responsabilità nei confronti di Papandreou e del suo governo. Per quanto sia lieta del voto di fiducia espresso ieri nei suoi confronti, anche il governo greco parteciperà alla decisione sui programmi di equità nella crisi. Il fatto che l’onere sia distribuito in maniera così disomogenea da gravare unicamente sulle fasce più basse della società, unitamente al fatto che in Grecia non è prevista alcuna tassazione sul capitale e l’evasione fiscale è un fenomeno anch’esso generalizzato, crea nel paese una situazione iniqua. La solidarietà nazionale rammentata poc’anzi deve anche portare l’élite greca, che in fin dei conti anche oggi sta approfittando della crisi, ad assumersi la propria parte di responsabilità.
(Applausi)
Teniamo fede a tutto ciò che abbiamo già detto a più riprese sulla Grecia. Tempi più lunghi, finanziamenti più favorevoli e, a nostro avviso, anche una ristrutturazione graduale, sistematica e sicura del debito. Considero un’espressione dell’incompetenza della leadership politica dell’Unione il fatto che, per timore delle agenzie di rating del credito, non si attui ciò che abbiamo riconosciuto essere giusto, ovverosia il fatto che anche i creditori privati debbano condividere l’onere. Il problema che ci ha portati alla crisi continua pertanto a essere il fattore dominante e sinora non abbiamo potuto contare su alcuna leadership politica per affrontarlo. Questo, a mio parere, è il tema principale da discutere alla riunione del Consiglio europeo dei prossimi giorni.
Presidente Barroso, le auguro buona fortuna per il suo piano su una tassazione più equa come soluzione per superare la crisi. Non so se lei stia ancora perseguendo l’idea della tassa sulle transazioni finanziarie. Noi siamo ancora favorevoli. Il nostro Parlamento si è espresso molte volte a suo favore. Ritengo inoltre, però, che evasione fiscale, bonus iniqui e tutti i fattori che hanno contribuito a causare il crollo finanziario non siano stati ancora affrontati, e questa è anche una vostra responsabilità. Grazie per l’attenzione.
Lothar Bisky, a nome del gruppo GUE/NGL. – (DE) Signor Presidente, analizzando l’attuale situazione della Grecia possiamo trarre qualche insegnamento. Le richieste di austerity, così come l’esortazione a svendere quello che resta dell’argento di proprietà dello Stato, non salveranno la Grecia. Tutto però continua come prima. Prima di richiedere impegni, si esigono ulteriori misure di austerity e privatizzazioni. Nel contempo, si tenta ancora, attraverso il semestre europeo, di proporre questa esperienza fallimentare come modello per gli Stati membri.
L’intera situazione si è spinta talmente oltre da indurci a prendere in esame la creazione di un’agenzia di privatizzazione sul modello della tedesca Treuhand. Onorevole Lange, l’agenzia Treuhand tedesca ha fatto diverse cose positive. Ha però portato anche a una massiccia deindustrializzazione e uno sperpero dei beni di Stato, le cui conseguenze sono ancora palpabili. Non intendo ovviamente affermare con arroganza che si tratta di errori di altri.
Miliardi di aiuti aggiuntivi per la Grecia senza un chiaro cambiamento di rotta sono soltanto una rete di sicurezza per le banche. Al riguardo, possiamo anche fare a meno della partecipazione volontaria del settore privato, così ci viene detto. In tal caso, replicherei che è una bella spanciata politica.
Le cose non faranno che andare avanti come prima. L’unica alternativa, a mio parere, è un cambiamento radicale della nostra politica economica e finanziaria, ma ci manca il coraggio di farlo. Le cause della crisi non vengono affrontate. Qui sta il problema. Ci manca il coraggio per instaurare più democrazia e trasparenza e condurre meno attività politica a porte chiuse. Ciò mette a repentaglio l’idea europea e permette al miope nazionalismo di guadagnare terreno.
Chiederei che il vertice trasmetta segnali chiari, ma il segnale non deve essere “andiamo avanti come prima”.
Nigel Farage , a nome del gruppo EFD. – (EN) Signor Presidente, ogni volta che chiedo al Presidente Barroso qual è il suo piano B, risponde che non serve un piano B.
Presidente Barroso, ogni volta che anticipo che un paese è sull’orlo di una crisi che ne imporrà il salvataggio, lei risponde “no, non esiste alcun problema”. Ed eccoci qui, sull’orlo del secondo salvataggio greco, e lei dice “non c’è alternativa”. Dobbiamo continuare a percorrere questa via. Dobbiamo ignorare il fatto che il mercato obbligazionario spagnolo ci sta segnalando che sarà il prossimo. In che situazione complicata ci avete messi. Avete sbagliato ogni previsione sull’euro e oggi ci dite che questo pacchetto porterà la Grecia sulla giusta via della crescita, anche se così non è. La porterà invece sulla via di un terzo salvataggio che dovremo discutere nell’arco di qualche mese.
Non posso negare che mi addolora profondamente vedere il paese che di fatto ha inventato la democrazia tiranneggiato da voi e dal Fondo monetario internazionale, sempre più disgustoso. Mi addolora profondamente vedere il suo popolo costretto ad accettare questo pacchetto di austerity. Deve accettare che la sua economia venga tagliata al punto tale da sprofondare in una depressione economica totale. Al popolo viene detto che non esistono alternative; è una forma di sado-monetarismo che lo sta esasperando. La gente manifesta per le strade, scoppia la violenza e francamente credo che la situazione possa soltanto peggiorare. L’avete privata non solo del denaro, bensì anche della democrazia.
Ciò che degli europei bravi, veramente bravi, farebbero sarebbe fornire un’alternativa per aiutare i greci a risanare la propria moneta, consentire loro di svalutarla e permettere loro di rinegoziare i propri debiti, visto che il loro rapporto debito-PIL ha superato il punto di non ritorno. Allora, e soltanto allora, veri pacchetti di austerity potranno realmente funzionare. Soltanto allora il popolo greco accetterà di dover subire i tagli proposti. Se dovessimo continuare a perseguire le attuali scelte, sarebbe la via per il disastro sociale ed economico.
(L’oratore accetta di rispondere a un’interrogazione presentata con la procedura del cartellino blu, ai sensi dell’articolo 149, paragrafo 8, del regolamento)
Niki Tzavela (EFD) . – (EL) Signor Presidente, vorrei chiedere all’onorevole Farage se sa a quanto ammonta il debito estero del Regno Unito e se crede che il Regno Unito, come isola, possa gestirsi autonomamente.
Nigel Farage (EFD) . – (EN) Signor Presidente, il Regno Unito ha vissuto questa esperienza esattamente vent’anni fa. Facevamo parte del meccanismo dei tassi di cambio. Eravamo intrappolati nel tentativo di stabilizzarci rispetto al marco tedesco con tassi di interessi doppi rispetto a quelli che avrebbero dovuto essere.
Ciò è costato inutilmente la perdita del posto di lavoro per un milione di britannici. Per fortuna, siamo usciti dal meccanismo dei tassi di cambio, i tassi di interesse sono scesi e negli anni Novanta abbiamo vissuto un momento favorevole.
Non è possibile fondere economie diverse con tassi di crescita differenti e diversi modelli di scambio nel mondo. Abbiamo tratto i nostri insegnamenti. Grazie a Dio, non abbiamo aderito all’euro. Chi lo ha fatto temo che al momento sia intrappolato in una prigione economica.
Barry Madlener (NI) . – (NL) Signor Presidente, lo scorso martedì il Presidente Barroso ha detto che la Grecia poteva contare sul sostegno europeo. “L’Europa ci sarà”, ha detto.
Su che cosa basa in realtà tale potere il Presidente Barroso? Non è forse vero che gli aiuti finanziari alla Grecia sono espressamente vietati dal trattato di Lisbona? Non è forse vero che i parlamenti nazionali devono approvare singolarmente tali aiuti? Non è forse vero che hanno anche la facoltà di dire “no”?
Il potere della Commissione si espande sempre più. È tempo di arginarlo. La Commissione si considera il governatore di tutti i paesi europei, il decisore ultimo sotto la leadership del Presidente Barroso. Il Presidente Barroso non è stato eletto democraticamente. Nessun cittadino europeo ha votato per quest’uomo. Ho soltanto un termine per definire un governo che esercita il proprio potere in modo non democratico e questo termine è “dittatura”. Una dittatura burocratica che vuole soggiogare i greci ed esercitare la propria autorità anche nei Paesi Bassi. È inaccettabile che il Presidente Barroso decida se i Paesi Bassi devono concedere aiuti. Esiste un solo organismo che può decidere se i Paesi Bassi devono aiutare la Grecia ed è il parlamento olandese.
La concessione di aiuti alla Grecia è inutile. Danneggia l’economia olandese e i cittadini olandesi. Al riguardo, il Presidente Barroso aveva effettivamente ragione. Dopo tutto, martedì egli stesso ha affermato che, anche se il debito greco scomparisse per magia, il problema non sarebbe risolto.
Il vertice europeo non può giungere di fatto ad altre conclusioni. L’unica soluzione a lungo termine del problema consiste nel reintrodurre la dracma in Grecia, valuta che potrebbe essere poi svalutata in maniera indipendente. In questo modo, gli altri Stati membri non dovrebbero pagare il conto.
José Manuel Barroso, Presidente della Commissione. – (EN) Signor Presidente, vorrei soltanto rispondere a due domande concrete che mi sono state poste.
Non mi addentrerò in questa discussione ideologica contro l’Europa in cui, consentitemi di dirlo, è interessante vedere l’estrema destra e l’estrema sinistra unite contro l’euro e il progetto europeo. Per questo voglio rivolgermi ancora una volta a tutte le forze democratiche in Europa, in questo Parlamento, in Grecia, affinché si uniscano in un consenso per fare tutto il possibile al fine di assicurare crescita e prosperità in Europa.
Le due domande concrete riguardavano la tassa finanziaria e la nostra posizione sulla maggioranza qualificata inversa.
In merito alla tassa finanziaria, desidero confermare che la proposta che la Commissione formulerà probabilmente in ottobre riguarderà una tassa sulle transazioni finanziarie. Abbiamo svolto una valutazione di impatto. Riteniamo che vi siano due possibilità: una tassa sulle transazioni finanziarie e una tassa sulle attività finanziarie. Ora abbiamo deciso di avanzare una proposta per una tassa sulle transazioni finanziarie e un motivo che spiega tale decisione è il fatto che non esiste un equivalente dell’IVA per le transazioni finanziarie. Presenteremo dunque la proposta entro ottobre.
(Applausi)
La seconda questione è stata sollevata dall’onorevole Verhofstadt. Desidero chiarire che la Commissione appoggia il Parlamento in merito alla votazione a maggioranza qualificata inversa. Abbiamo sostenuto la vostra posizione ambiziosa. Nel contempo, e il collega Rehn avrà l’opportunità di parlarvene nel corso del pomeriggio, rivolgeremo un veemente appello a Parlamento e Consiglio per vedere se è possibile pervenire a un accordo definitivo in quanto riteniamo anche che, grazie alle posizioni del Parlamento, si siano compiuti grandi progressi per quel che riguarda il pacchetto attualmente all’esame.
Intendo complimentarmi con voi parlamentari, coloro che si sono maggiormente dedicati alla questione, nonché con la Presidenza ungherese del Consiglio perché anche il suo operato è stato importantissimo. Alla fine, desidero dire a voi tutti che in termini di responsabilità, vista l’attuale situazione, il costo della mancanza di un accordo al riguardo sarà estremamente elevato.
La Commissione sostiene l’approccio comunitario e appoggia la massima ambizione possibile, orientamento che mi pare voi stessi stiate stabilendo.
Queste sono le risposte concrete alle domande altrettanto concrete che mi sono state rivolte.
Manfred Weber (PPE) . – (DE) Signor Presidente, signora Presidente in carica del Consiglio, signor Presidente della Commissione, onorevoli colleghi, molto è stato già detto per quel che riguarda la Grecia. Vorrei soltanto aggiungere due riflessioni al riguardo.
La prima è che, nonostante tutta la preoccupazione e il timore della gente, non dobbiamo perdere di vista i principi. I due principi che definiscono l’Europa sono la solidarietà, principio che vogliamo sia rispettato, e il senso di responsabilità individuale, il che significa che i greci e tutti coloro che ricevono atti di solidarietà devono assumersi essi stessi le proprie responsabilità.
La seconda è che si è parlato del grande banco di prova per l’Europa e della preoccupazione che il progetto possa eventualmente fallire e i vecchi fantasmi, che pensavamo di aver scacciato, possano ritornare nell’Unione europea. Vorrei ribaltare tutto questo e guardarlo sotto una luce positiva. Non dovremmo parlare soltanto dei problemi, bensì anche dei successi. Dovremmo dire, per esempio, che alcuni Stati baltici sono riusciti a superare la crisi e, grazie al sostegno europeo, il prossimo anno l’Irlanda riuscirà a tornare sui mercati obbligazionari. Questa potrebbe anche essere una grande opportunità per dimostrare alla gente che siamo più forti insieme che da soli.
In tale contesto, è alquanto difficile affrontare il secondo problema importante per la riunione del Consiglio, vale a dire quello della migrazione. Vi è tuttavia un interessante punto di unione che collega le due questioni perché in relazione al tema della migrazione, in particolare Schengen, vediamo operare lo stesso principio, ossia quello che uno dei più importanti successi dell’Europa ora viene rimesso in discussione a causa dell’egoismo nazionale. Sono certo che abbiamo tutti visto i dati che indicano come in Italia siano giunti 18 000 profughi. Tutti sappiamo però che per l’Italia 18 000 profughi non rappresentano un onere particolarmente gravoso, visto che il doppio di profughi è stato accolto lo scorso anno dal solo Belgio. Non è dunque stato giusto che l’Italia abbia reagito come ha fatto. Si è trattato di un’azione politica interna del ministro delle Riforme italiano, Umberto Bossi. Per poche centinaia di persone, la Francia ha risposto reintroducendo controlli alle frontiere e anche questo è accaduto per ragioni politiche interne. Pure in Danimarca le ragioni sono state di natura politica interna.
Vorrei dunque che dalla riunione del Consiglio venissero trasmessi segnali chiari. Quando si discute la questione della migrazione e di Schengen, i capi di Stato e di governo dell’Unione europea devono rispondere con il messaggio chiaro che non vogliamo egoismi nazionali, specialmente in tale ambito. Vogliamo invece difendere il grande successo che un’Europa libera rappresenta. Presidente Barroso, per questo lei avrà sicuramente il sostegno del Parlamento.
Hannes Swoboda (S&D) . – (DE) Signor Presidente, signora Presidente in carica del Consiglio, signor Presidente della Commissione, vorrei in primo luogo dire qualche parola su un tema che mi sta a cuore, che è ovviamente quello della Croazia. Spero che riusciremo a prendere la decisione di permettere ora alla Croazia di essere realmente accettata nell’Unione europea. La Commissione ha svolto il proprio ruolo in tale ambito, e mi riferisco al Commissario Füle e allo stesso Presidente della Commissione, così come lo ha svolto la Presidenza ungherese. Sarebbe un segnale positivo e importante per una regione problematica come i Balcani se il paese che ha portato perfettamente a compimento la propria missione fosse il prossimo ad aderire, e quando dico “portato a compimento la sua missione” non intendo che tutti i problemi siano stati risolti. Abbiamo da poco assistito ad alcune situazioni inaccettabili a Spalato in relazione alla marcia gay. È tuttavia importante che il governo si erga a difesa delle libertà fondamentali e dei diritti fondamentali.
Permettetemi di aggiungere qualche parola sulla Grecia. Presidente Barroso, lei ha detto che sarà difficile dare una spiegazione ai cittadini se non dovessimo proporre una soluzione, per esempio in riferimento al pacchetto sulla governance economica. Nondimeno, Presidente Barroso, sarà anche difficile dare una spiegazione ai cittadini se dovessimo concentrarci soltanto sull’austerity. Lei ha parlato di crescita dicendo che occorre qualcosa per promuoverla, ma che cosa esattamente, Presidente Barroso? Non posso credere che l’austerity da sola porterà alla crescita se nel contempo non offriamo alternative. L’onorevole Verhofstadt ha citato alcuni problemi. Non sono soltanto gli economisti di sinistra. Per esempio, ieri, Le Monde, che non è un quotidiano di sinistra, nella sua rubrica economica lo ha affermato chiaramente: austerity da un lato – indubbiamente abbiamo bisogno di una serie di restrizioni – ma dall’altro anche crescita e investimenti.
Quando si parla di privatizzazioni, signor Presidente della Commissione, ora lei sa esattamente come costringere la Grecia a operare una serie di rapide privatizzazioni. L’onorevole Bisky lo ha sottolineato: in Grecia si sta svendendo. Dobbiamo però dare alla Grecia il tempo di privatizzare ciò che è saggio privatizzare ricevendo una somma di denaro commisurata alla privatizzazione.
In secondo luogo, va anche detto che parte del denaro va investita. Se affermate di voler svincolare risorse e fondi regionali nel quadro dei fondi strutturali, è necessario abbandonare l’obbligo di cofinanziamento perché altrimenti la Grecia non sarà in grado di utilizzare tali risorse. Sono tutte proposte che attendiamo dalla Commissione, Presidente Barroso. Siamo favorevoli a una politica frugale e al risparmio laddove necessari, così come siamo favorevoli a restrizioni e misure di ristrutturazione. Ma tutto questo non funzionerà senza crescita.
Alla fine, se andiamo avanti come adesso, non salveremo la Grecia né le nostre banche, così come non salveremo i nostri contribuenti; finiremo invece nel caos.
Pertanto, signor Presidente della Commissione, e questo vale anche, ovviamente, per il Consiglio, oltre alle misure strutturali serve anche la crescita. Proposte in tema di crescita e occupazione sono fondamentali per il futuro della Grecia e anche per quello dell’Europa.
(L’oratore accetta di rispondere a un’interrogazione presentata con la procedura del cartellino blu, ai sensi dell’articolo 149, paragrafo 8, del regolamento)
Miloslav Ransdorf (GUE/NGL) . – (CS) Signor Presidente, vorrei chiedere all’onorevole Swoboda se concorda con l’idea che la crisi viene usata in alcuni Stati membri come strumento per privare di nascosto i cittadini dei loro beni. La vede anche lei in questo modo?
Hannes Swoboda (S&D) . – (DE) Signor Presidente, in tutti i paesi che vivono una crisi esistono problemi reali. Non ha alcun senso negarlo. La situazione può essere usata impropriamente da due lati. Può essere sfruttata, come stanno facendo per esempio alcune agenzie di rating del credito dando consigli che portano i paesi alla rovina; ma può anche essere usata impropriamente rilasciando dichiarazioni politiche secondo cui nulla andrebbe modificato. Se alcuni dimostranti, in Grecia come altrove, ritengono che nulla debba essere modificato e si possa andare avanti come prima si sbagliano. Siamo pertanto favorevoli a dare il nostro pieno sostegno alle misure proposte dal governo Papandreou, misure che sono un passo nella giusta direzione, per cui vanno sostenute, ed è ciò che alcuni sindacalisti in Grecia devono anch’essi riconoscere. L’unico modo per superare la situazione consiste nel perseguire contestualmente insieme una politica di crescita. Volevamo che questo fosse assolutamente chiaro. Evitiamo dunque abusi da ogni parte. È molto importante.
Alexander Graf Lambsdorff (ALDE) . – (DE) Signor Presidente, dopo il voto di fiducia ieri ad Atene con il risultato a tutti noto, il quotidiano tedesco Bild è uscito con il titolo “Il leader greco è sopravvissuto: l’Europa può tirare un sospiro di sollievo”. Devo dire che sono stato anch’io lieto dell’esito del voto, ma penso che sia decisamente prematuro tirare un sospiro di sollievo.
Lo dico perché ora dobbiamo introdurre il sostanziale pacchetto di austerity entro la prossima settimana. Questo è il prossimo importante banco di prova. E anche allora saremo lontani dal poter tirare un sospiro di sollievo. Occorreranno ancora altri passi e misure prima che la crisi sia superata. Credo che quanto è stato detto in questa sede sia corretto. I greci hanno bisogno di vedere una luce alla fine del tunnel. Vorrei però anche aggiungere con estrema chiarezza che i cittadini dei paesi dai quali proviene la maggior parte degli aiuti hanno anch’essi bisogno di vedere quella stessa luce perché hanno l’impressione di dare, dare e dare senza fine. In Grecia, la gente ha l’impressione di risparmiare, risparmiare e risparmiare senza fine.
Ecco perché una strategia di crescita è così importante. Ecco perché le privatizzazioni sono essenziali per l’apertura e la liberalizzazione di questa economia incancrenita. Ecco perché è giusto che promuoviamo e sosteniamo risolutamente la riduzione del debito pubblico in Grecia. La democrazia deve avallarlo. Ciò che sta accadendo a Samaras è assolutamente irresponsabile. È giusto però che si diano garanzie per gli investimenti, per esempio, così come è giusto svincolare i fondi comunitari inutilizzati, Presidente Barroso, e metterli a disposizione della Grecia perché in fin dei conti non sarà soltanto la Grecia a beneficiare di una maggiore crescita, bensì l’intera Unione.
Se guardiamo un po’ più al futuro, un aspetto è anche importante: è necessario rafforzare il Patto di stabilità e crescita. Dobbiamo evitare future crisi ed è qui che interviene la questione della maggioranza qualificata inversa. Nessun cittadino della strada comprenderà che cosa realmente significhi. Per dirla in parole semplici, due sono i casi: o il Patto di stabilità e crescita conterrà questo strano elemento tecnico che ho appena menzionato, per cui avrà mordente, o non lo conterrà, nel quale caso non potremo appoggiare il pacchetto. La votazione a maggioranza qualificata inversa nella fase preventiva del Patto di stabilità e crescita è assolutamente essenziale per noi.
Presidente Barroso, sono estremamente lieto di sentirla spiegare ancora una volta che la Commissione è esattamente della stessa idea. Vorrei che la Camera sostenesse fortemente il progetto.
Sven Giegold (Verts/ALE) . – (DE) Signor Presidente, la ringrazio onorevole Lambsdorff. Sono del parere che la Grecia abbia urgentemente bisogno di unità politica. Tutto parte però, come è ovvio, dalle proposte che saranno formulate nel paese, proposte che dovranno essere corrette. Vi sarà unità nel paese soltanto se vi sarà rinnovata fiducia nella sua élite politica ed economica. Affinché ciò sia possibile, le proposte formulate devono creare unità. La questione che vorrei tuttavia porre riguarda la coerenza, che desidererei vedere anche nel suo gruppo. Si chiedono euroobbligazioni, ma in Germania si è dichiarato che le euroobbligazioni sono una sorta di blasfemia. Dal suo gruppo nel parlamento tedesco è venuta la più grande opposizione a strumenti europei comuni...
(Il Presidente interrompe l’oratore)
Presidente. − Onorevole Giegold, non può usare la procedura del cartellino blu se non intende porre una domanda. L’onorevole Graf Lambsdorff non è dunque tenuto a risponderle.
Niki Tzavela (EFD) . – (EL) Signor Presidente, come greco vorrei ringraziare la Commissione europea, il Consiglio e il Parlamento europeo per il sostegno dato alla Grecia sino a ora. In particolare, vorrei ringraziare tutti coloro all’interno della Commissione che lavorano duramente da 18 mesi per risolvere la crisi greca.
Oggi abbiamo parlato molto in Parlamento dell’Europa. Vorrei formulare soltanto un commento patriottico in quest’Aula multinazionale. Noi greci abbiamo dato all’Europa il suo nome e un apporto decisivo a ciò che definiamo “civiltà europea” e “valori europei”. Che cosa chiedono i politici greci e il popolo greco? Vi chiediamo rispetto e solidarietà. Che cosa possiamo promettere? Possiamo promettere che lavoreremo con grande impegno per rimettere in sesto il paese che abbiamo trascinato nell’odierna situazione. Questo è innanzi tutto un nostro problema e ne siamo noi i responsabili.
Permettetemi di articolare tre proposte: ...
(Il Presidente interrompe l’oratore)
Andrew Henry William Brons (NI) . – (EN) Signor Presidente, la presenza di un numero elevato di richiedenti asilo provenienti da Libia e Tunisia sarà all’ordine del giorno. La Tunisia è un paese che ha ribaltato il suo dittatore, per cui da che cosa fuggono i tunisini? Democrazia? Forse dovremmo aspettarci di vedere Ben Ali, dittatore da poco a riposo, in testa alla fila.
La Libia è una zona di guerra. La gente però non diventa richiedente asilo soltanto perché vive in un paese pericoloso. Vi deve essere qualcosa in relazione alla persona specifica che la metta in pericolo. Il discorso sembra vertere sull’opportunità o meno che l’Italia o Malta li accolgano perché sono il primo paese che hanno raggiunto o la possibilità che siano accolti da altri Stati membri. La mia risposta è che non dovrebbero essere accolti né dagli uni né dagli altri e prima o poi debbano essere rimpatriati in Africa settentrionale.
Se le norme comunitarie in materia di asilo stabiliscono che il solo fatto di affermare di essere un richiedente asilo basti per creare l’obbligo di accoglierli, tali norme vanno modificate. Le norme sono fatte dall’uomo e dall’uomo possono essere disfatte. Se ciò dovesse obbligare gli Stati membri e, di fatto, la stessa Unione europea a ripudiare altri accordi internazionali, che così sia. Gli Stati membri sono stati modificati fino a diventare irriconoscibili dalla migrazione. È giunto il momento di fermare questo flusso e incoraggiare un’inversione di tendenza.
Anche l’adesione della Croazia è all’ordine del giorno. Quali passi saranno intrapresi dall’Unione per garantire che il referendum si tenga in maniera corretta, ambedue le parti vengano ascoltate e siano spese somme di denaro identiche? Sospetto che non sia previsto un referendum libero e regolare. Il paese annegherà nella propaganda comunitaria e quanti argomentano contro l’adesione della Croazia saranno esclusi dal dibattito.
Ildikó Gáll-Pelcz (PPE) . – (HU) Signor Presidente, la prossima riunione del Consiglio europeo riguarderà anche la fiducia. Siamo giunti a un momento storico. È storico perché identificheremo le sfide che l’Unione europea deve affrontare e alle quali oggi possiamo dare soltanto risposte responsabili, risposte che però sono strettamente intercorrelate.
A ogni modo, vorrei in primo luogo complimentarmi con la Presidenza ungherese per il grande lavoro svolto, lavoro per il quale la ringrazio. Vorrei in particolare ringraziare il ministro di Stato Győri, sempre e ovunque presente, per il suo operato. Ha fissato un calendario serrato che la Presidenza nel suo complesso è riuscita a rispettare, pur mantenendo un atteggiamento rispettoso del Parlamento, cosa per la quale ringrazio nuovamente la Presidenza.
Questo semestre è stato una vera e propria sfida perché non soltanto ha rappresentato un nuovo incarico per la Presidenza ungherese, ma nuovi erano anche gli stessi compiti. Pensiamo soltanto all’iniziazione e all’istituzionalizzazione del semestre europeo, e al “pacchetto dei sei” sulla governance economica, creato nell’ambito della procedura di codecisione, che comporterà un approccio economico radicalmente nuovo.
Vi sono grandi aspettative rispetto all’imminente riunione del Consiglio e ai problemi del pacchetto che devono ancora essere risolti attraverso un compromesso. Nel contempo, Consiglio e Parlamento hanno una responsabilità notevole nei confronti dell’accordo perché devono decidere se vogliono seguire le pratiche improprie che hanno portato all’indebolimento del Patto di stabilità e crescita e, indirettamente, anche alla crisi, oppure porre fine alla politica dei baratti e degli accordi a livello di Stati membri, dando finalmente spazio a un nuovo approccio in termini di politica economica che offra soluzioni europee comuni, sia costruito su norme stabilite insieme e completi infine l’aspetto integrazione della politica economica con un’Europa forte al centro. Cittadini, parlamenti nazionali e mercati si aspettano tutti che l’Unione europea forgi l’economia europea in maniera omogenea, seguendo norme universalmente accettate, per garantire la stabilità della moneta comune e tutelare efficacemente gli europei dalla crisi.
Juan Fernando López Aguilar (S&D) . – (ES) Signor Presidente, i membri del Parlamento europeo comprendono pienamente che la discussione sul Consiglio europeo prevista per il 23 e 24 giugno continui a concentrarsi sulla crisi perdurante e i problemi con i quali l’euro deve confrontarsi, oltre che sulla Grecia. Vorrei tuttavia unirmi a quanti hanno sottolineato che l’agenda non finisce qui. Abbiamo anche il dovere di discutere gli interrogativi sollevati in merito ad elementi fondamentali per lo spazio di libertà, giustizia e sicurezza, specialmente Schengen, che è probabilmente il bene più prezioso per la libera circolazione delle persone.
Non possiamo permettere che al grido per la democrazia dilagato in tutta l’Africa settentrionale si risponda diversamente che con una risposta chiara e categorica. Tale risposta, inoltre, non potrà essere una riforma del trattato di Schengen. Dovrebbe invece corrispondere a un suo rafforzamento. Esistono precedenti che indicano chiaramente come, di fronte a pressioni migratorie brusche e inaspettate – si pensi per esempio alle Canarie, in Spagna, tra il 2004 e il 2006 – la risposta non possa consistere soltanto in più Europa, un’Europa migliore, ma debba anche comportare un contributo a sostegno della richiesta di maggiore democrazia nei paesi limitrofi.
Sappiamo che Malta, Italia e Francia sono state bersaglio di queste pressioni, ma dobbiamo essere molto chiari quanto al fatto che il Consiglio deve fare la sua parte completando il pacchetto riguardante l’asilo, concludendo quello riguardante l’immigrazione, ultimando la riforma del regolamento Frontex e, non da ultimo, aggiornando la clausola di solidarietà contenuta nell’articolo 80 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea, il che significa aggiornare la direttiva 2001/55/CE.
Vorrei infine esprimere preoccupazione circa il messaggio trasmesso, volto a istituire un meccanismo di risposta che consenta la reintroduzione delle frontiere esterne dell’Unione in determinate circostanze straordinarie. Dobbiamo essere estremamente chiari in relazione a ciò di cui stiamo parlando e quale sarà la dimensione europea, in stretto riferimento con le istituzioni comunitarie, in maniera da non ritrovarci in una situazione pericolosa, se non addirittura controproducente.
Adina-Ioana Vălean (ALDE) . – (EN) Signor Presidente, dopo un’era di apertura, tolleranza ed entusiasmo per l’Europa, negli ultimi anni abbiamo assistito a un deterioramento della nostra unità e una divisione tra gli europei, anche in Aula, su temi come libera circolazione, immigrazione, interesse nazionale e, soprattutto, denaro.
Purtroppo, questa crisi economica globale mette il luce il peggio delle nostre posizioni nazionaliste e populiste. Il caos delle dichiarazioni quotidiane sulla Grecia da parte di parti interessate e politici nazionali non fa che accrescere la confusione e creare ulteriore speculazione sui mercati. Il rischio di contaminazione di ogni Stato membro è un rischio concreto.
Sebbene la Grecia abbia la sua parte di responsabilità nella crisi, anche i nostri leader europei hanno la propria. Se un anno fa l’Unione europea avesse dato prova di un impegno unificato e totale per aiutare la Grecia, ora non salteremmo da un piano di salvataggio a un altro.
Non abbiamo bisogno di ulteriori soluzioni tecniche. Abbiamo bisogno di coesione, determinazione e unità perché stiamo conducendo una guerra psicologica e il mercato sta mettendo alla prova l’unità europea, non il piano di austerity greco.
È fondamentale trasmettere un messaggio di sostegno e incoraggiamento univoco affermando che l’Europa supporta la Grecia.
Dovremmo inoltre abbassare il tasso di interesse e dimostrare maggiore flessibilità nell’accesso ai fondi europei. La Grecia, dal canto suo, deve essere pronta anch’essa ad appropriarsi del suo destino. Benché riforme e misure di austerity siano indispensabili, dovremmo anche ricordare che a lungo termine non sono sufficienti per una ripresa. Dobbiamo ritornare ai principi di base, incoraggiare gli investimenti e promuovere la crescita.
Spero che domani nessun leader manchi alla richiesta di solidarietà perché la Grecia è soltanto una pagina di un libro che è l’Europa, per cui se siamo al fianco della Grecia, siamo al fianco dell’Europa.
Mario Borghezio (EFD). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, sulla Grecia direi che basta sentire quello che si è discusso per capire a che punto sia la governance europea. In realtà è una navigazione a vista, senza obiettivi precisi. Non ci è stato detto niente su cui se io fossi un cittadino greco – magari un lavoratore greco o un piccolo imprenditore greco in rovina – farei tutti gli scongiuri possibili.
Per quanto riguarda l'immigrazione, ho sentito rimproverare l'Italia che non vorrebbe accogliere. Ma la signora Malmström, poche ore fa, ha fatto una dichiarazione pubblica e ha detto che quando è iniziata la tragedia dell'esodo dalla Libia si sono impegnati tutti ad accogliere almeno ottocento profughi per paese. In realtà nessuno li accoglie e ha indicato il caso positivo della Norvegia. Sbarcano a Lampedusa, qualcuno a Malta, e ce li prendiamo solo noi. L'Italia li ha accolti, l'Italia. Parlavano del ministro Bossi e c'è anche il ministro dell'Interno Maroni, ministri di questa Lega razzista che li ha accolti. Fino a prova contraria questa è la verità.
Infine il capitolo Croazia. È molto importante l'entrata della Croazia, ma è importante anche ricordare che il Papa ha ammonito i croati a stare attenti a una costruzione burocratica e centralista.
Mario Mauro (PPE). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, è proprio la complessità, e se vogliamo la drammaticità, dell'ordine del giorno del Consiglio del 24 giugno che ci mette di fronte alla manchevolezza degli strumenti che abbiamo a disposizione.
E cosa abbiamo a disposizione? Abbiamo a disposizione l'Unione europea. L'Unione europea, cioè una costruzione in progress, non compiuta, a cui tante volte la nostra fragilità e la nostra paura hanno impedito per l'appunto di compiersi. Abbiamo a disposizione l'Unione europea e non abbiamo a disposizione gli Stati Uniti d'Europa. Non abbiamo cioè a disposizione uno strumento che, in presenza della titubanza da parte dei governi nazionali, legata a logiche interne, si attiva per realizzare quella che può essere la soluzione dei problemi. Perché noi riusciamo ad avere finalmente a disposizione gli Stati Uniti d'Europa, occorre una leadership che sia anche dei governi nazionali, ma che sia soprattutto delle Istituzioni europee.
Io credo – non c'è più il Presidente Barroso – che la sua prudenza gli abbia meritato la seconda elezione. Vorrei tanto votarlo per la terza volta, ma questa volta per il suo coraggio. Cioè, se una volta è stato rieletto per la sua prudenza, la terza volta vorrei rieleggerlo per il suo coraggio. Mi attendo quindi che, a fronte del drammatico ordine del giorno che dovrà affrontare il Consiglio il 24 giugno, sia la leadership della Commissione e delle Istituzioni europee a convincere i governi nazionali ad anteporre i nostri ideali a quelli che sono i nostri interessi.
Credo che questa sia l'unica strada praticabile. Altrimenti, continueremo a fare discussioni in cui ci lagneremo del fatto che per ragioni interne magari il governo francese ha preso un'iniziativa su Schengen, o il governo italiano si è rifiutato di accogliere chicchessia, o il governo greco è ancora troppo fragile per poter veramente assumersi la responsabilità delle proprie scelte. Ma il problema è un altro: senza un chiarimento della natura politica del progetto europeo saremo incapaci di far fronte ai nostri problemi.
Anni Podimata (S&D) . – (EL) Signor Presidente, vorrei esordire aggiungendo i miei ringraziamenti a quelli espressi dall’onorevole Tzavela a parlamenti e cittadini europei per il sostegno che hanno dato e continuano a dare al mio paese, ringraziando a mia volta la collega per questa sua espressione.
Come hanno dimostrato gli sviluppi degli ultimi giorni, la Grecia è determinata a proseguire nei suoi sforzi di ristrutturazione delle proprie finanze e promozione della riforma strutturale, sforzi che saranno coronati da successo. Tuttavia, affinché ciò accada, è necessario che due condizioni siano soddisfatte. La prima condizione è che dobbiamo essere capaci di dare alla gente non soltanto austerity, ma anche prospettive positive, prospettive di crescita, prospettive di occupazione e prospettive di nuova occupazione. La seconda condizione è che abbiamo bisogno di un clima di sicurezza e sostegno da parte dell’Unione europea, un clima di coesione politica perché, per tutta la crisi e, in particolare, nelle ultime settimane, abbiamo assistito a un dialogo pubblico informale tra capitali europee, Commissione europea e Banca centrale europea, con le agenzie di rating del credito nel ruolo di una sorta di strano arbitro, in merito al tanto discusso coinvolgimento del settore privato nel nuovo salvataggio greco.
Questa strana sorta di arbitraggio non rende merito né all’Unione europea né all’unione politica. Dobbiamo mettere a tacere questa cacofonia perché soltanto in un clima di coesione politica possiamo sperare che si creino le giuste condizioni che permetteranno agli enormi sforzi profusi dal popolo greco di essere coronati da successo.
Sarah Ludford (ALDE) . – (EN) Signor Presidente, il grande interrogativo con il quale domani i leader dell’Unione dovranno confrontarsi è se sono all’altezza del compito di salvare i conseguimenti europei in termini di moneta comune e spazio di libera circolazione. “Più Europa” non è la risposta a tutto, ma su temi importanti come questi abbiamo bisogno di una capacità decisionale europea rafforzata. Accolgo con favore l’odierna dichiarazione del Presidente Barroso, molto più risoluta di quella rilasciata in occasione della nostra discussione su Schengen e l’immigrazione in maggio. Avrebbe dovuto poi leggere l’atto di rivolta a Italia e Francia come il collega Weber del gruppo PPE ha fatto precedentemente nel corso del dibattito.
In un articolo eccellente apparso ieri sul Financial Times, Mario Monti ha deplorato sia l’eccessiva deferenza nei confronti dei grandi Stati membri sia la “cultura della cortesia” in Consiglio, il che significa che gli Stati membri si sono rifiutati di imputarsi reciprocamente responsabilità. Più crudamente io direi: “Ti gratto la schiena se tu gratti la mia”, il che è stato disastroso rispetto alla questione delle statistiche fraudolente della Grecia. Sui temi importanti ci occorre un potere di decisione e azione comunitario, ma abbiamo anche bisogno di onestà, senza la quale la reciproca fiducia è impossibile.
Fiorello Provera (EFD). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, per quanto riguarda l'immigrazione abbiamo visto che nessun paese può far fronte da solo a questa emergenza. È indispensabile che una politica di governo dei grandi flussi migratori si affianchi alla cooperazione allo sviluppo e preveda accordi multilaterali e bilaterali con i paesi di origine e di transito dei migranti.
Purtroppo, come l'Italia sta sperimentando, i nuovi strumenti dell'azione europea esterna non sono stati utilizzati secondo lo spirito e l'ambizione dei trattati. Gli Stati membri in prima linea, infatti, hanno dovuto affrontare l'emergenza profughi con iniziative unilaterali, senza poter contare sulla solidarietà europea. Chiedo pertanto alla Commissione europea di definire in quali casi si possa parlare di "afflusso massiccio di sfollati" ai sensi della direttiva 2001/55/CE sulla protezione temporanea, stabilendo criteri precisi e misurabili che si possano tenere fermi. Questo chiarimento è importante per promuovere un'effettiva politica comune in materia migratoria e garantire il burden sharing.
Jean-Pierre Audy (PPE) . – (FR) Signor Presidente, anch’io vorrei complimentarmi sentitamente con il ministro Győri, Presidente in carica del Consiglio, per la sua Presidenza, come anche vorrei porgere il mio benvenuto al Vicepresidente della Commissione europea formulando due osservazioni.
La prima riguarda la Grecia. Penso che sia necessario consolidare la situazione finanziaria ed elaborare misure per promuovere la crescita. Per quel che riguarda il consolidamento finanziario, è chiaro che affrontare il passato pianificando il futuro è estremamente difficile. Propongo la creazione di una sorta di mediatore del credito, che potrebbe accogliere il debito inesigibile della Grecia in un’idonea struttura finanziaria o di scorporo. Poiché il consenso politico che abbiamo raggiunto non deve consentire perdite di capitale, perché non ripartire il debito della Grecia e permettere al suo governo di gestire il futuro mentre questo mediatore risolve essenzialmente il passato attraverso una ristrutturazione?
Quanto ai tassi di interesse, è necessario un contributo delle banche, che hanno ottenuto ingenti utili acquistando crediti al 16 per cento, per poi raddoppiare il capitale quando sono scesi all’8 per cento. Propongo altresì che si conduca un’indagine sulle transazioni finanziarie riguardanti il debito sovrano, indagine della quale potrebbe essere incaricata l’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati. Gli istituti di credito hanno in qualche misura fornito ciò che nel diritto francese definiamo una forma di assistenza sleale a una struttura eccessivamente indebitata. Si sono dunque rese colpevoli di condotta illecita arrecando danno, cosa della quale devono fare ammenda.
Per quel che riguarda la crescita, dobbiamo appoggiare il piano da un miliardo di euro proposto dal Presidente Barroso e dobbiamo attuare un piano di sviluppo adeguato per la Grecia. Sono favorevole all’idea formulata dall’onorevole Cohn-Bendit: perché non concentrarsi sulla spesa militare, che rappresenta il 4 per cento del PIL? Inoltre, se l’Unione europea potesse intervenire come arbitro tra Turchia e Cipro, penso che risparmieremmo alla Grecia il 2 per cento del suo PIL.
Queste sono le misure che contribuirebbero a introdurre un piano di sviluppo per la Grecia.
Edite Estrela (S&D) . – (PT) Signor Presidente, le mie aspettative rispetto all’imminente Consiglio sono piuttosto contenute perché la divisione regna sovrana nell’Unione europea: anziché decisionismo vi è esitazione, anziché solidarietà egoismo. Così funziona l’Europa adesso.
Analizziamo il caso della Grecia. Non intendo parlare del mio paese, il Portogallo, perché il nuovo governo è appena salito al potere. Tutto ciò che posso fare, pertanto, è augurargli il successo che merita per il bene dei portoghesi e dell’Europa. Parliamo dunque della Grecia. La Grecia non è come tutti gli altri paesi. È membro dell’Unione europea da decenni e appartiene al gruppo dell’euro. È importante ricordare che la Grecia è stata la culla della democrazia. Queste constatazioni dovrebbero bastare per trattare la Grecia con maggiore rispetto nell’Unione europea. I greci sono responsabili della tragica situazione che stanno vivendo, ma lo sono anche le istituzioni europee.
Il Primo ministro Papandreou ha fatto tutto quanto in suo potere per affrancarsi da questa difficile situazione. Con enorme coraggio e dignità ha adottato le misure di austerity, siano esse attuabili o meno. Ciò che sta accadendo in Grecia potrebbe accadere un giorno in Irlanda, Portogallo, Spagna, Belgio, Italia o Francia. Ho una domanda per le istituzioni europee: come possono i paesi in difficoltà sostenere gli scandalosi tassi di interesse imposti loro e nel contempo ridurre il disavanzo di bilancio e il debito pubblico promuovendo la crescita economica e creando occupazione? Non pensate che con questo genere di trattamento tali paesi corrano il rischio di morire non già della malattia, bensì della cura?
Questa non è la strada giusta. Occorre un piano concertato per difendere la moneta unica, combattere la speculazione sui debiti sovrani e denunciare le agenzie di rating, che sono le prime colpevoli della crisi che stiamo attraversando.
Charles Goerens (ALDE) . – (FR) Signor Presidente, la prima precauzione da adottare se vogliamo evitare un incendio su vasta scala è smettere di giocare con il fuoco. Concordo con il Presidente Barroso quando afferma che il governo greco deve adoperarsi al meglio per rimettere a posto le cose in modo che l’Unione europea possa, a sua volta, agire. In altre parole, la Grecia deve riconquistarsi la propria credibilità.
La stessa esortazione a un comportamento responsabile non andrebbe rivolta a tutti i governi dell’Unione? I leader politici sono tutti consapevoli dell’impatto delle dichiarazioni rilasciate sulla Grecia negli ultimi 18 mesi? È giunto il momento che il Consiglio europeo domani ponga fine alla discordia tra i suoi membri.
Quattro elementi sono indispensabili per evitare che la crisi greca scateni il tanto temuto effetto domino nell’intera zona euro: in primo luogo, una Grecia unita con un piano di risanamento economico e di bilancio; in secondo luogo, un’Unione europea e un gruppo dell’euro uniti dallo stesso obiettivo; in terzo luogo, un po’ più di tempo di quanto inizialmente previsto per le privatizzazioni; in quarto luogo, una solidarietà correttamente interpretata, che comprenda non soltanto nuovi prestiti, ma anche, e soprattutto, l’assistenza tecnica di tutti i partner e, specialmente, della Commissione.
Paulo Rangel (PPE) . – (PT) Signor Presidente, innanzi tutto devo dire che mi aspetto una decisione estremamente responsabile da parte di questo Consiglio europeo, soprattutto alla luce del clima economico che abbiamo vissuto nelle ultime settimane. È necessario che sia più responsabile dell’ultimo Consiglio, che ha cercato di rinviare un problema per tre mesi soltanto in ossequio al calendario elettorale. Ciò che mi aspetto da tale processo decisionale responsabile è essenzialmente che la gente si renda conto che i problemi economici e finanziari sono fondamentali e decisivi per l’Europa, ma sono asserviti allo scopo primario dell’Unione, che è quello di mantenere la pace.
Se assumiamo nei confronti dei problemi un approccio che induce soltanto gli Stati membri a iniziare ad avere sfiducia l’uno nell’altro, seminare sfiducia tra i vari Stati, creare ed esacerbare le differenze e le rivalità tra Stati settentrionali e meridionali, Stati centrali e periferici, il risultato finale sarà il declino dell’Unione europea.
Credo che la posta in gioco in questo Consiglio europeo, prescindendo dalle soluzioni tecniche o dai disaccordi politici, sia capire se vogliamo o meno che il progetto europeo continui a essere un modello valido per una strategia di pace in Europa. Penso che questa sia la posta in gioco.
Ciò che noto negli interventi di molti leader, siano essi provenienti da paesi in difficoltà o da paesi che pagano e sono contributori netti, è un parlare irresponsabile che spesso si richiama anche ad alcune caratteristiche estremamente negative delle loro nazionalità. Per questo e soltanto per questo, mi appello al senso di responsabilità dei leader di governo europei affinché formulino soluzioni che permettano all’Europa di affrancarsi da tale situazione risolvendola.
Gianni Pittella (S&D). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, paura e diffidenza reciproca – come diceva qualche attimo fa il collega Mauro – sono i sentimenti che stanno guidando le scelte dei governi europei sulla crisi.
L'Europa mi sembra quella squadra di calcio che sta perdendo 2-0 e i cui giocatori pensano di poter recuperare senza passarsi più il pallone e cercando di fare i gol da soli. Ma da soli non si vince nessuna partita. Nemmeno se ci fossero Maradona e Pelé vincerebbero da soli la partita della crisi. La crisi greca in principio era arginabile. Siamo invece andati avanti e siamo ad un punto difficilissimo, che va affrontato mettendo una volta per tutte da parte dannose gelosie e ricette economiche fallimentari.
Diciamo la verità, ammettiamo che molti degli attuali governanti nazionali si stanno dimostrando dei leader di serie B. Non riescono a capire che la colpa della crisi non è certo della Grecia, né tantomeno della situazione dei debiti sovrani, ma di mercati finanziari fino all'altro giorno non regolati. E allora i governi ci ripropongono la solita polpetta avvelenata: risaniamo i conti pubblici e poi vediamo chi rimane vivo. Ma non rimarrà vivo nessuno! E soprattutto non rimane viva la parte vitale della società europea! È necessario invece puntare alla crescita, puntando e concentrando le risorse sulla ricerca, sulla formazione e sulle grandi reti e innescando un meccanismo virtuoso.
Infine, sull'immigrazione noi diciamo delle cose con chiarezza: Schengen non si tocca, al più può essere rafforzato, ma non si tocca perché è una conquista irrinunciabile che tiene in piedi l'Unione europea. Dobbiamo governare da Bruxelles i flussi migratori secondo una logica che premia l'inclusione, la solidarietà e la sicurezza.
Marian-Jean Marinescu (PPE) . – (RO) Signor Presidente, il Consiglio porrà fine alla Presidenza ungherese. L’impegno profuso da tale Presidenza va elogiato per aver chiuso importanti dossier, tra cui alcuni molto controversi.
Questa è una riunione molto importante perché si vedrà se il semestre europeo sarà attuato. Gli Stati membri dovranno porre in essere le raccomandazioni per evitare che la stabilità sia messa a repentaglio. È giunto il momento per gli Stati membri di dimostrare il proprio impegno responsabile per rispettare il nuovo meccanismo.
Occorrono programmi di stabilità o convergenza e programmi di riforma nazionali, ma non sono sufficienti. È necessario giungere a un accordo sul significato di governance economica. Il Parlamento è pervenuto a un compromesso con grande sforzo, compromesso che spero sarà sostenuto dal voto di domani. Ora tocca al Consiglio adottare questo pacchetto di importanza fondamentale per l’Unione.
Lo spazio Schengen è stato di recente oggetto di molte discussioni. Ovviamente il meccanismo di valutazione deve essere rivisitato. Reintrodurre unilateralmente le frontiere non è una soluzione. Se uno Stato membro non è in grado di assolvere le proprie responsabilità rispetto alle frontiere esterne, occorrono misure di sostegno e il coinvolgimento di Frontex.
Se la situazione non si risolve, il Consiglio, su suggerimento della Commissione, può decidere a maggioranza qualificata di reintrodurre i controlli alle frontiere per un lasso di tempo limitato. Credo che reintrodurre unilateralmente le frontiere, come sta accadendo adesso, non sia una soluzione.
L’adozione della relazione della Presidenza sugli strumenti per promuovere l’inclusione dei rom nell’Unione europea e delle conclusioni riguardanti il lancio della strategia comunitaria per la regione danubiana può rappresentare un passo importante nell’attuazione di queste politiche fondamentali per l’Unione.
Tunne Kelam (PPE) . – (EN) Signor Presidente, la debolezza del Patto di stabilità è stata uno dei fattori di questa crisi economica, sempre più grave, trasformatasi in crisi di credibilità.
Nessuno è esente da colpe al riguardo. Ora siamo arrivati a una situazione di emergenza in cui solidarietà e responsabilità sono tutto ciò che conta, ma solidarietà non significa soltanto tutti per uno. Significa anche, per converso, uno per tutti. Ogni Stato membro deve assumersi la responsabilità della proprietà della nostra Unione e iniziare ad agire per il bene comune dell’Europa.
Abbiamo bisogno di più Europa e più Europa significa più disciplina, comprese misure concrete contro quanti continuano a violare le norme.
Per ristabilire la credibilità della zona euro, il ruolo della Commissione deve diventare sia più forte sia più indipendente nell’esercizio della governance economica e nella conduzione della sorveglianza. La Commissione ha bisogno di un mandato per valutare la situazione economica degli Stati membri in maniera da poter formulare per tempo raccomandazioni e avvertimenti.
La questione fondamentale sarà tuttavia la volontà politica abbinata alla capacità di comminare sanzioni. La loro applicazione dovrebbe diventare la regola, non oggetto di contrattazione politica. Il ruolo del Consiglio dovrebbe essere debitamente limitato nelle procedure che portano a potenziali sanzioni. La credibilità dell’Unione può essere ristabilita migliorando la qualità delle statistiche, escludendo in futuro qualunque manipolazione e falsificazione dei dati fiscali.
Il mio paese, l’Estonia, si è confrontato con una profonda crisi economica tre anni fa. Abbiamo tuttavia agito, riequilibrato il bilancio e aderito alla zona euro. Anche la Lettonia ha agito ed è evidentemente di nuovo in carreggiata.
Tutti per uno, uno per tutti. Noi tutti dobbiamo agire nella riforma delle nostre società. Tagliare le spese è doloroso, ma resta l’unico modo per tornare alla crescita e alla stabilità.
Seán Kelly (PPE) . – (EN) Signor Presidente, oggi abbiamo molto sentito parlare di dare, dare e dare, tagliare, tagliare e tagliare. A questo mix vorrei aggiungere un’altra dimensione, ossia “prendere, prendere e prendere”. Mi riferisco in particolare al tasso di interesse addebitato dalla BCE al mio paese, l’Irlanda. Stiamo combattendo accanitamente per raggiungere i nostri obiettivi rispetto al salvataggio. Ma questo non ci aiuta.
Per fortuna, il Parlamento europeo e la Commissione si rendono conto che siamo trattati in maniera ingiusta e iniqua. Imputare un tasso di interesse come quello che ci viene addebitato è come legare una pietra al collo di una persona che sta annegando mentre si manda una scialuppa a salvarla.
Vorrei chiedere, in particolare domani, che il Consiglio riduca il tasso di interesse applicato all’Irlanda. Se dovesse farlo, torneremo alla crescita, assolveremo i nostri impegni e saremo una grande nazione, nuovamente parte dell’Europa.
Csaba Sándor Tabajdi (S&D) . – (HU) Signor Presidente, il Consiglio europeo auspicabilmente avallerà i tre obiettivi riusciti della Presidenza ungherese: strategia per il Danubio, strategia per i rom e conclusione dei negoziati di adesione con la Croazia. Il principale obiettivo, tuttavia, sarebbe l’adozione del “pacchetto dei sei”, il pacchetto legislativo sulla governance economica. Esperti e diplomatici ungheresi meritano il massimo elogio per il grande lavoro svolto perché sono riusciti a ridurre notevolmente i problemi tra Consiglio e Parlamento europeo. Per sbloccare i negoziati, ora a un punto morto, il governo ungherese deve raggiungere compromessi ai massimi livelli possibili. Se il governo di Viktor Orbán abbia abbastanza capitale politico per farlo è però ancora in dubbio. Il ministro dell’Economia nazionale Matolcsy, che prima ha attaccato duramente e apertamente il semestre europeo, è in grado di argomentare credibilmente a favore del rafforzamento della governance economica? Spero che in Consiglio si riesca veramente a rovesciare la situazione. L’Europa ha bisogno che la governance economica venga introdotta quanto prima.
Ilda Figueiredo (GUE/NGL) . – (PT) Signor Presidente, ciò che la grave situazione economica e sociale che coinvolge diversi Stati membri dell’Unione merita dall’imminente Consiglio europeo di giugno è una valutazione estremamente attenta, una profonda riflessione sulle cause e un’accettazione della responsabilità per le politiche sempre più neoliberali dell’Unione, come le privatizzazioni e la svalutazione del lavoro, che stanno causando più disparità sociali, maggiore divergenza economica e più disoccupazione, povertà ed esclusione sociale. I membri del Consiglio sono indifferenti alla lotta dei lavoratori e dei normali cittadini e, purtroppo, ciò che stanno proponendo consiste nel rendere permanenti le politiche neoliberali che hanno già portato a gravi crisi in Grecia e Irlanda e stanno minacciando Portogallo e altri Stati membri.
Alla fine, ciò che stanno cercando di fare è rendere più semplice l’ottenimento di maggiori profitti dal capitale e da una speculazione finanziaria più spinta sempre a spese degli stessi gruppi: lavoratori, piccole e medie imprese, agricoltori e cittadini colpiti dai tagli degli investimenti e dalle politiche di austerity.
Franz Obermayr (NI) . – (DE) Signor Presidente, l’attuale politica migratoria dell’Unione ha fallito. Un esempio ci è dato dai piani della Commissione per i cosiddetti partenariati di mobilità volti a dare una parvenza di legalità all’afflusso di masse di persone dall’Africa settentrionale. La signora Commissario Malmström ha dichiarato molte volte che l’Europa è chiaramente dipendente dall’immigrazione dall’Africa settentrionale. Tuttavia, il fatto che molti Stati membri debbano confrontarsi con livelli elevati di disoccupazione, specialmente tra i giovani, viene deliberatamente ignorato. In Libia, la popolazione si è raddoppiata negli ultimi 20 anni. Pertanto, se si aprissero i cancelli dell’Africa settentrionale, la pressione sul mercato del lavoro europeo aumenterebbe ulteriormente. Non abbiamo quindi bisogno di più immigrazione dall’Africa settentrionale, bensì piuttosto di un duro colpo di freno all’immigrazione. In tale contesto, i nostri cittadini non vogliono partenariati di mobilità; vogliono partenariati di rimpatrio. I nostri concittadini non vogliono frontiere aperte; vogliono la reintroduzione dei controlli e il rafforzamento di Frontex. Anche questo dovrà essere considerato in occasione dell’imminente riunione del Consiglio quando si discuterà di “progressi” a livello di politica di immigrazione.
Lena Kolarska-Bobińska (PPE) . – (PL) Signor Presidente, abbiamo dedicato quasi tutto il tempo alla discussione sulla crisi della Grecia, e giustamente così è stato perché il problema è enorme. Eppure, durante il dibattito di ieri, il Presidente Barroso ci ha anche chiesto appoggio sulla questione di Schengen. Il fatto che il Presidente Barroso ci abbia chiesto in Parlamento il nostro sostegno significa che prevede una situazione estremamente difficile e negoziati complessi con i capi dei vari governi. Vorrei dire che lo spazio Schengen con la libertà di movimento in Europa che ci offre è stato un simbolo di libertà e dell’Unione europea, nonché uno dei beni più preziosi e dei maggiori meriti dell’Unione europea per me personalmente, come polacco, così come per tutto il popolo del mio paese. Non possiamo permettere che questa libertà sia limitata né che lo spazio Schengen sia smantellato perché sono proprio decisioni e politiche di questo genere che determinano il modo in cui l’Unione viene percepita. Chiederei dunque non soltanto che il sistema Schengen sia difeso, ma anche che Romania e Bulgaria vi vengano inserite, o meglio coinvolte, quanto prima.
Bogusław Liberadzki (S&D) . – (PL) Signor Presidente, è stato per me motivo di grande soddisfazione durante l’odierno dibattito osservare i due campi emersi rispetto alle ragioni che si celano dietro questa situazione e le raccomandazioni, ossia i neoliberali da un lato, la sinistra dall’altro. È evidente che dopo tanti mesi di dibattiti sulla situazione in Europa, siamo giunti alla conclusione, in primo luogo, che la minaccia è notevole e, in secondo luogo, che è indispensabile collaborare. In relazione a ciò, sono stato lieto di sentire il Presidente Barroso affermare oggi che sarà presentata una proposta concernente una tassa sulle transazioni finanziarie. Mi compiaccio per tale decisione. È un peccato che non stiamo già lavorando su un progetto definitivo, ma il fatto che tale progetto esista non può non essere accolto con estremo favore. Se mi è consentito, vorrei sottolineare un ulteriore aspetto: al momento ci stiamo concentrando sulla zona euro, ma abbiamo anche una “zona non euro” nell’Unione europea e dovremmo fare in modo che neanche tale zona abbia problemi.
Simon Busuttil (PPE) . – (MT) Signor Presidente, per quanto concerne l’immigrazione ci aspettiamo tre cose domani. In primo luogo, ci aspettiamo che lo spazio Schengen sia difeso perché rappresenta la libertà per i nostri cittadini e costituisce uno degli elementi più visibili per i cittadini comunitari. In secondo luogo, ci aspettiamo una responsabilità condivisa anche in tema di frontiere esterne, non solo di frontiere interne. Ciò richiederà un Frontex più forte, come anche maggiore solidarietà e ripartizione equa e giusta delle responsabilità, ma richiederà anche una maggiore cooperazione con i paesi del Mediterraneo meridionale che hanno vissuto una vera e propria rivoluzione. Soprattutto, però, ciò che domani ci occorre è una volontà politica concreta. Se mancherà, non riusciremo mai a mettere in pratica ciò che predichiamo.
Maroš Šefčovič, Vicepresidente della Commissione. – (EN) Signor Presidente, l’odierno dibattito, animato e vivace, è una chiara dimostrazione del fatto che l’agenda del Consiglio europeo è estremamente rilevante e fondamentalmente importante per il futuro dell’Europa.
La Grecia è stata molto presente nella maggior parte dei nostri interventi. Sappiamo che la situazione nel paese è estremamente difficile e non esistono soluzioni facili. Concordo con tutti coloro che hanno detto che è molto importante dimostrare al popolo greco che non si tratta soltanto di tagli e austerity, ma si profila anche una luce alla fine del tunnel e possiamo effettivamente aiutare la Grecia a ritornare sulla via della crescita.
L’austerity deve dunque accompagnarsi a misure e politiche favorevoli alla crescita. Sono assolutamente certo che l’Unione europea e la Commissione possano farlo. Possiamo aiutare la Grecia a potenziare la propria capacità amministrativa. Possiamo aiutare la Grecia ad assorbire meglio i fondi strutturali e utilizzarli per i settori strategici favorevoli alla crescita. Possiamo aiutare le autorità greche a migliorare la qualità dell’esazione delle tasse.
Sappiamo come aiutare i paesi a migliorare i loro sistemi di istruzione. Penso che tutto questo possa essere fatto adesso e la Commissione è pronta a procedere in tal senso. Siamo disposti a affiancarvi programmi di assistenza tecnica che accompagnino le difficili misure di austerity che le autorità greche sono chiamate ad attuare. Così facendo, vorremmo dimostrare chiaramente che l’Europa si preoccupa, l’Europa è solidarietà e l’Europa può aiutare quando un paese versa in una condizione di estrema difficoltà.
Lo stesso messaggio deve però provenire dall’establishment politico greco. Noi possiamo adoperarci al meglio, ma è necessario che le autorità greche manifestino chiaramente unità e determinazione ad affrontare i difficili problemi che affliggono il paese. Questo sarebbe il mio personale appello e l’appello della Commissione ai rappresentanti politici greci: collaborate, dimostrateci unità, dateci prova di un approccio unito nei confronti di questa situazione estremamente complessa. È giunto il tempo e sarebbe un gesto di grande responsabilità.
Non molti di voi si sono soffermati su un elemento estremamente importante che è la conclusione del semestre europeo. Lo citerò invece in questa sede perché ci serve l’aiuto dei membri del Parlamento europeo affinché tornino nelle loro circoscrizioni e spieghino che il semestre europeo è concluso e inizieranno i semestri nazionali. Penso che sappiamo che cosa fare; abbiamo raccomandazioni specifiche per paese che sono molto eque, oneste e dettagliate per ogni Stato membro, ma ora occorre la cooperazione delle autorità nazionali e dei governi nazionali per giungere effettivamente a risultati e attuare le riforme negli Stati membri. Soltanto così cambieremo per il meglio la qualità e la competitività dell’economia europea ponendola su un nuovo binario.
Vorrei nuovamente confermare che la Commissione europea proporrà una tassa sulle transazioni finanziarie. Avevamo bisogno di svolgere una valutazione di impatto molto approfondita che sta per concludersi. Questa sarà una delle nostre proposte, uno dei nostri apporti alla discussione globale su tali temi estremamente importanti. Anche in questo caso, l’Europa sarà leader in tale ambito e speriamo che i nostri partner nel mondo ci seguano.
Diversi di voi hanno fatto riferimento allo spazio Schengen e all’importanza di avere in essere politiche di alta qualità in materia di immigrazione. Vorrei assicurarvi che siamo assolutamente consapevoli del fatto che la libertà e il diritto dei cittadini alla libera circolazione in Europa sono uno dei conseguimenti più importanti che andrebbe capitalizzato. La Commissione agirà da custode dei trattati e sarebbe pronta ad agire se le fondamenta di tali progetti dovessero essere rimesse in discussione.
Dopo i recenti sviluppi, dobbiamo altresì riconoscere che abbiamo bisogno di una soluzione complessa che tenga conto di tutti gli aspetti della migrazione, così come dobbiamo consolidare la fiducia nel sistema. La Commissione è quindi persuasa che soltanto un processo coordinato comunitario possa essere contrapposto alle iniziative unilaterali assunte dagli Stati membri per reintrodurre i controlli alle frontiere interne.
Ci occorre inoltre un sistema di asilo europeo comune più efficiente e protettivo. Faremo del nostro meglio per garantire che il sistema sia perfettamente funzionante entro il 2012. Questo è l’approccio della Commissione, che spero sia sostenuto dal Parlamento europeo e dagli Stati membri.
Consentitemi di dire qualche parola sulla governance economica e il “pacchetto dei sei”. Avete già udito la posizione del Presidente della Commissione e avrete modo di discutere la questione più dettagliatamente con il collega Rehn. Vorrei sottolineare soltanto un elemento, ossia l’importanza di poter contare quanto prima su un accordo perché il tempo stringe e abbiamo bisogno di nuovi strumenti per governare, in futuro, le economie europee in maniera migliore e più affidabile.
Un’ultima osservazione sulla Croazia. Penso che sia il momento di complimentarsi con la Croazia e tali complimenti siano meritati perché un momento storico si sta avvicinando e credo che ciò debba dare un segnale estremamente positivo, non soltanto per tutti i croati, bensì per tutti i popoli dei Balcani occidentali.
Vorrei altresì complimentarmi con il Parlamento europeo e il suo relatore, onorevole Swoboda, come anche con la Presidenza ungherese, che ha svolto un ottimo lavoro promuovendo questa causa in maniera esemplare, il che ora ci ha permesso di giungere a questi eccellenti risultati.
Le ultime parole di ringraziamento vanno al ministro Győri. La signora ministro ha affermato molte volte di volere una Presidenza rispettosa del Parlamento. Penso che con la sua frequente presenza in Aula l’abbia dimostrato. Vorrei inoltre ringraziarla per la sua eccellente cooperazione con la Commissione.
Enikő Győri, Presidente in carica del Consiglio. – (HU) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli parlamentari, per questa mia ultima partecipazione alla plenaria consentitemi di esprimermi nella mia lingua. In primo luogo, vorrei ringraziarvi tutti per il riconoscimento manifestato al nostro lavoro, visto che abbiamo udito molti membri del Parlamento di vari gruppi concludere che la Presidenza ungherese ha svolto un buon lavoro. Personalmente credo che sia veramente costruttivo guidare una Presidenza rispettosa del Parlamento nell’Unione europea.
Il Presidente Barroso ha alluso al “pacchetto dei sei” e il Vicepresidente Šefčovič ha menzionato i negoziati con la Croazia e i diversi dossier. L’esistenza della procedura di codecisione nell’Unione europea offre al Consiglio e alla Presidenza modo di intessere relazioni personali con molti parlamentari e sensibilizzarsi reciprocamente nelle due istituzioni ai problemi dell’altra, il che ritengo rappresenti una grande opportunità per tutti noi.
Grazie per aver organizzato oggi questo dibattito. Penso che concordiamo sui principi fondamentali e i valori basilari, in merito ai quali molto si è detto in questa sede nel corso della giornata, parlando peraltro anche delle filosofie europee di integrazione, e devo dire che la maggior parte degli interventi degli eurodeputati hanno rispecchiato il consenso esistente tra noi. Concordiamo altresì con l’idea che il Consiglio europeo debba affrontare oggi problemi estremamente complessi. Sarei più prudente nell’usare la parola “storico” perché penso che ne svalutiamo il concetto se la utilizziamo troppo spesso.
Concordo pienamente con il principio che paura e sfiducia sono cattive consigliere e i leader dell’Unione non dovrebbero farsi guidare da queste emozioni durante le riunioni di domani e dopodomani. Sono convinta, come lo è la Presidenza ungherese, che dobbiamo basare tutti i nostri passi sulla fiducia, direi addirittura sulla fiducia reciproca, sull’assunzione di responsabilità e sulla solidarietà, proprio come ci avete esortato a fare. Che si tratti di politica economica, riforme di Schengen, asilo o allargamento, questo dobbiamo consolidare. La soluzione proposta dalla grande maggioranza è più Europa, un’Europa più forte; la Presidenza ungherese ha lavorato negli ultimi sei mesi con questo obiettivo in mente. È infatti nostra ferma convinzione che una maggiore integrazione sia la soluzione ai nostri problemi comuni.
Vorrei infine riferirvi in merito alle questioni affidate alla Presidenza ungherese come compiti dai precedenti Consigli europei, e più specificamente ai risultati e ai conseguimenti che saranno presentati al vertice il cui inizio è previsto domani perché, dopo tutto, abbiamo dovuto negoziare con voi in merito a specifici dossier e giungere a un accordo anche su altri temi.
Inizierei con le questioni economiche. Abbiamo già parlato del semestre europeo e vorrei ringraziare il Vicepresidente Šefčovič perché vale veramente la pena informare il pubblico in merito al significato del semestre. Si tratta di assicurare la trasparenza necessaria per sapere come si gestiscono gli Stati membri in maniera da poter trasmettere loro per tempo segnali di avvertimento. Apprezzo il fatto che il Parlamento europeo abbia seguito tale pratica con grande attenzione; in questo semestre europeo incoraggiamo gli Stati membri a mantenere una gestione di bilancio più rigorosa e, nel contempo, gettiamo le basi per un esercizio di ricerca della crescita nel duro lavoro e nella creatività.
Per quel che riguarda il “pacchetto dei sei”, presto vi sarà un dibattito approfondito in Aula al riguardo. Consentitemi di esporvi due motivi per i quali preferirei l’adozione dell’attuale accordo. In primo luogo, perché il pacchetto è valido, è migliore della proposta iniziale del Consiglio e il Parlamento ha ottenuto concessioni dal Consiglio su ogni voce all’ordine del giorno. Abbiamo ottenuto concessioni persino sulla votazione a maggioranza qualificata inversa. Devo dunque dichiararmi in disaccordo con il parere dell’onorevole Lambsdorff secondo cui l’intero pacchetto ha un solo mordente, la votazione a maggioranza qualificata inversa. Il vantaggio di questo pacchetto sta proprio nel fatto che crea diversi controlli ed equilibri nel sistema attraverso i quali crisi come quella del 2008 in futuro potranno essere evitate.
Per quanto concerne la libera circolazione delle persone, vorrei dirvi che in occasione del Consiglio “Giustizia e affari interni” del 9 giugno la Presidenza ungherese ha unanimemente adottato una conclusione in cui si dichiara che la libera circolazione va preservata, dobbiamo rivedere le misure già a nostra disposizione e soltanto dopo averle utilizzate appieno e se dovessero effettivamente insorgere nuovi problemi che impongano un adeguamento del nostro acquis attuale potremmo adottare misure straordinarie in situazioni eccezionali, le cui modalità dovrebbero essere elaborate nel momento in cui esiste una proposta legislativa concreta, il che, per quanto ne so, accadrà questo autunno.
Ho appena appreso che, parallelamente a questa plenaria, il Consiglio ha trovato un accordo sull’unica questione aperta riguardante Frontex, per cui i negoziati sul rafforzamento dell’agenzia si sono conclusi con successo. Ringrazio il Parlamento per la sua collaborazione.
L’altro compito affidato al Consiglio europeo consisteva nell’aumentare la capacità di prestito della Banca europea per gli investimenti e al riguardo siamo riusciti a giungere a un accordo con il Parlamento, che è un altro successo da noi conseguito, e ritengo che ciò rappresenti un passo importante verso la riconciliazione della situazione dei paesi nell’Africa settentrionale.
Succintamente risponderei inoltre alle parole dell’onorevole Tabajdi. Devo respingere le sue osservazioni riguardanti i membri del governo ungherese che penso si basino su motivi di politica interna. Innanzi tutto, le chiederei di informarsi presso i suoi colleghi della commissione per gli affari economici e monetari circa il lavoro svolto dal ministro dell’Economia nazionale Matolcsy, perché l’atmosfera nell’audizione di ieri è stata leggermente diversa da quella da lei descritta oggi in questa sede. Le consiglierei inoltre di leggere le risposte degli Stati membri alle proposte della Commissione in merito al semestre europeo. Chiunque è libero di reagire e criticarne il contenuto perché tutti nasce da dibattiti e scambi di opinione nell’Unione europea, ed è vero che molti Stati membri lo hanno già criticato. In secondo luogo, vorrei sottolinearle uno dei tratti positivi della Presidenza ungherese, la chiave del nostro successo nel giungere ad accordi con le istituzioni europee su così tanti temi, segnatamente il rispetto dei trattati e della competenza delle istituzioni. Sottoponiamo il “pacchetto dei sei” al Consiglio consapevoli del fatto che la Presidenza ungherese ha fatto tutto quanto in suo potere per pervenire a un accordo, come confermato dagli elogi del Presidente Barroso e dei suoi colleghi in occasione delle riunioni di commissione. Presentiamo dunque ora il pacchetto al Consiglio europeo, il cui Presidente è Van Rompuy, il quale deciderà come procedere.
Da ultimo, ma non meno importante, vorrei parlare dell’adesione della Croazia. Come ho detto inizialmente, uso la parola “storico” con prudenza. Tuttavia, nel caso della Croazia credo che veramente siamo giunti a un momento storico perché stiamo trasmettendo un messaggio importantissimo al Balcani occidentali, ossia che hanno un futuro nell’Unione europea. Sinceramente spero che i capi di Stato e di governo dell’Unione europea domani e dopodomani prendano la decisione politica sull’adesione della Croazia e i negoziati possano essere conclusi nelle ultime ore della Presidenza ungherese, vale a dire entro e non oltre il 30 giugno. La Commissione europea ha lavorato incessantemente per pubblicare una relazione positiva il 10 giugno. Posso assicurarvi che sia i croati sia la Presidenza ungherese hanno lavorato giorno e notte affinché ciò accadesse. Abbiamo avuto riunioni del gruppo di lavoro del Consiglio ogni giorno per portare a compimento questo progetto.
In conclusione, vorrei ringraziare non soltanto la Camera, cosa che ho già fatto poc’anzi, ma anche i nostri partner della triade, Spagna e Belgio, per l’eccellente collaborazione e il fatto che siamo riusciti a completare il nostro programma comune di 18 mesi. Auguro alla Polonia ogni successo e una Presidenza rispettosa del Parlamento.
Presidente. – La discussione è chiusa.
Dichiarazioni scritte (articolo 149 del regolamento)
Carlos Coelho (PPE), per iscritto. – (PT) L’imminente Consiglio europeo riveste particolare importanza perché saranno al centro dei dibattiti le due grandi facce dell’integrazione europea. La prima è l’integrazione economica sotto forma di pacchetto sulla governance economica, che dovrebbe consentire di trovare le migliori soluzioni per affrancarsi dalla crisi economica e finanziaria, nonché misure concrete per i paesi che versano in situazioni economiche particolarmente difficili; a tal fine, il Consiglio dovrebbe trasmettere un messaggio chiaro di responsabilità e solidarietà. In secondo luogo, il periodo di sommovimenti e grandi pressioni migratorie che stiamo vivendo non può fungere da pretesto per indebolire il grande successo di Schengen, sinonimo di libera circolazione. Non possiamo fare un’inversione a U rispetto a questo grande conseguimento; dobbiamo invece proteggerlo, rafforzarlo e svilupparlo. Spero che questo Consiglio trasmetta un messaggio forte e chiaro in tal senso sottolineando che gli Stati membri devono rispettare e applicare le norme di Schengen in maniera corretta ed efficace. Non posso non richiamare l’attenzione sulla necessità di migliorare la solidarietà e la condivisione di responsabilità tra gli Stati membri aumentando poteri e risorse di Frontex, così come non si può non sottolineare anche l’esigenza di introdurre un reale meccanismo di valutazione per Schengen che verifichi il rispetto delle norme e i controlli di frontiera, identificare i problemi, contribuire a risolverli e, come ultima risorsa, penalizzare gli Stati membri se continuano a non attenersi alle regole.
João Ferreira (GUE/NGL), per iscritto. – (PT) Gli effetti grammatici delle cosiddette misure di austerity sono palesemente visibili. Come molti hanno segnalato un anno fa, il programma Fondo monetario internazionale-Unione europea (FMI-UE) per la Grecia non solo ha causato un disastro economico e una devastazione sociale, ma si è anche dimostrato incapace di conseguire proprio gli obiettivi che in teoria lo giustificavano: gli obiettivi di riduzione del disavanzo non sono stati raggiunti, il debito pubblico del paese ora deve essere attorno al 170 per cento e i tassi di interesse che i mercati impongono al debito pubblico sono aumentati spropositatamente. Nondimeno, il Consiglio europeo sta preparando un nuovo assalto. Oltre ai programmi FMI-UE, assolutamente identici, che intende attuare in Irlanda e ora in Portogallo, si sta preparando a rafforzare l’attacco alla Grecia spremendo ulteriormente i suoi cittadini.
Sono gli ultimi passi di questo processo di interferenza ed estorsione di natura manifestamente colonialista. Il Consiglio intende avvalersi della governance economica per istituzionalizzare e rendere permanenti le politiche e le misure interventiste associate agli attuali esempi in atto di ingerenza del programma FMI-UE. Il Consiglio vuole che la cosiddetta “condizionalità incrociata” diventi permanente, come anche il controllo esterno su conti e politiche nazionali, sotto la stretta supervisione delle principali potenze dell’Unione. La violazione (o persino la semplice possibilità di violazione) dei suoi diktat comporterebbe pesanti sanzioni. Sono sviluppi inaccettabili che dimostrano quanto retrograda, reazionaria e antidemocratica sia in realtà questa Unione europea.
Lidia Joanna Geringer de Oedenberg (S&D), per iscritto. – (PL) Siamo in un momento cruciale in cui il futuro economico dell’Europa è deciso sotto forma di pacchetto sulla governance economica. Inoltre, nell’arco di qualche giorno l’Unione deciderà in merito alla prossima tranche di aiuti economici alla Grecia. A mio parere, se vogliamo superare la crisi, abbiamo bisogno di una maggiore integrazione economica in Europa, non si ulteriori sanzioni o restrizioni. L’odierna Unione europea comprende sia la zona euro sia i paesi restanti e, se la zona euro in sé innegabilmente condivide una moneta, è però anche costituita da 17 mercati obbligazionari e 17 strategie di sviluppo nazionali.
Il mio gruppo politico, il gruppo S&D, è pertanto favorevole all’adozione di soluzioni positive come una maggiore integrazione economica. Riteniamo altresì che l’onere debba ricadere sui responsabili della crisi economica, da cui l’idea di una tassa sulle transazioni finanziarie, e non vittime, per esempio i cittadini della Grecia.
Questa riunione del Consiglio europeo è anche l’ultima durante la Presidenza ungherese, la quale non è stata elogiata come avrebbe dovuto perché una serie di progetti concreti all’ordine del giorno dell’Unione su cui gli ungheresi hanno lavorato, tra cui quelli riguardanti la governance economica, sono stati messi in ombra da questioni politiche come la legge sui mezzi di comunicazione o la costituzione ungherese. Spero che la Polonia, prossimo paese che assumerà la Presidenza, non seguirà l’esempio dei nostri vicini e la campagna elettorale per il Sejm non ne oscuri i successi.
Sylvie Guillaume (S&D), per iscritto. – (FR) Mi chiedo quale sarà l’esito di questo Consiglio. Ci si aspetta che sia un’occasione per discutere i progressi compiuti nell’applicazione delle politiche in materia di asilo e immigrazione, nonché le conseguenze delle rivoluzioni arabe, alle frontiere europee. Se abbiamo scelto di cogliere questa opportunità per rafforzare i controlli alle frontiere esterne, dovremmo concludere immediatamente che abbiamo di nuovo scelto l’obiettivo sbagliato. Non basta soltanto perseguire una politica repressiva che sappiamo essere inefficace e arrecare grande sofferenza umana. Ricordiamoci che vi sono persone bisognose di protezione alle porte dell’Europa, porte che resteranno loro chiuse con il fallace pretesto del costo e dell’abuso. Dopo la recente Giornata mondiale del profugo, insistiamo soprattutto sulle nostre responsabilità in quanto europei, responsabilità che gli Stati membri, sbagliando, temono di assumersi, altrimenti il termine del 2012, che gli stessi Stati membri si sono impegnati a osservare, potrebbe benissimo non essere rispettato.
Zita Gurmai (S&D), per iscritto. – (EN) Ci stiamo preparando a una riunione del Consiglio europeo densa di impegni che, a mio parere, rivestirà un’importanza storica. La Presidenza ungherese ha inanellato una serie di importanti vittorie: la strategia per il Danubio e l’adozione della strategia per i rom. Spero tuttavia che dopo il lavoro di alta qualità svolto a livello professionale, l’agilità e il peso politico siano tali da permettere di raggiungere importanti obiettivi in altri ambiti, come l’adesione della Croazia, la migrazione e la questione estremamente pressante della governance economica. È necessario lavorare duramente per giungere a un intesa tra 27 Stati membri rispecchiando l’unità dell’Europa e la volontà di superare la crisi preservando l’essenza dell’integrazione europea. Mi impressiona il fatto che il mio paese assuma per la prima volta la Presidenza dell’Unione in un periodo così impegnativo e spero che il Consiglio europeo di questa settimane risponda alle aspettative.
Andreas Mölzer (NI), per iscritto. – (DE) Mentre il campione del mondo dell’immigrazione, il Canada, richiama migranti più altamente qualificati di qualunque altra regione al mondo, e in proposito chi non riesce a sopravvivere, ben presto lascia il paese, l’Europa persegue una politica di “migrazione compassionevole per chi non ha qualifiche”. Il fatto è che la maggior parte degli africani che arriva in Europa non è rappresentata da profughi, bensì da migranti economici. Questo commercio umano propostoci con la falsa etichetta di “profughi”, come anche la richiesta umanitaria di asilo, stanno causando danni irreparabili al sistema dell’asilo.
Una politica europea in materia di asilo è destinata a fallire a causa degli effetti collaterali indesiderati di precedenti proposte: il regolamento di Dublino era volto ad evitare il “turismo dell’asilo”. Ora i paesi con frontiere esterne facilmente accessibili sono sommersi, ma la maggior parte dei richiedenti asilo finisce nondimeno nei paesi con i sistemi previdenziali più generosi. Era più che prevedibile che la concessione ai richiedenti asilo della parità rispetto ai residenti locali in termini di accesso al mercato del lavoro e al sistema previdenziale avrebbe incoraggiato la migrazione economica.
I maggiori diritti degli immigranti illegali rendono il rimpatrio pressoché impossibile. Una legge uniforme in materia di asilo sarebbe auspicabile soltanto se fosse basata sulla legge nazionali più rigida esistente in materia, come quella per esempio della Danimarca, e se vi fossero conseguenze in caso di violazione della legge, come i visti turistici per gli immigranti illegali.
Un sistema europeo di asilo basato sui principi centrali dell’umanitarismo e del “vivere alla meno peggio” va fermamente respinto. Deve esistere finalmente una chiara distinzione tra profughi con diritto di asilo e migranti economici. È inoltre necessario sviluppare ulteriormente Frontex e gli accordi di riammissione e gli immigranti illegali devono essere sistematicamente rimpatriati.
Cristian Dan Preda (PPE), per iscritto. – (RO) In vista della riunione del Consiglio europeo del 23 e 24 giugno, vorrei porre la questione dell’adesione della Croazia. In primo luogo, vorrei dire quanto sono lieto che la mia posizione, sostenuta da un emendamento alla risoluzione sulla relazione sui progressi compiuti dalla Croazia del 2010, presentata assieme al collega Posselt, stia diventando realtà. Per questo accolgo con favore l’accordo raggiunto in sede di Consiglio “Affari generali” sulla conclusione dei negoziati con la Croazia entro la fine del mese. Spero che il Consiglio europeo formalizzi la questione. Dopo sei anni di negoziati, è giunto il momento che l’impegno profuso dalla Croazia per soddisfare i criteri di adesione sia riconosciuto. Spero che nel 2013 potremo dare il benvenuto alla Croazia come ventottesimo Stato membro. La decisione del Consiglio trasmetterà un segnale estremamente forte ai Balcani occidentali nel loro complesso incoraggiando i governi della regione a proseguire le riforme. È un lungo processo che richiede sacrifici. Tuttavia, gli sforzi di integrazione alla fine sono ricompensati. Nel contempo, accolgo con favore l’atteggiamento positivo dimostrato dalle autorità croate rispetto all’uso del meccanismo di monitoraggio fino al momento dell’effettiva adesione come ulteriore incentivo. Non vi dovrebbe però essere alcuna possibilità di prorogarne l’uso dopo tale data.
Joanna Senyszyn (S&D), per iscritto. – (PL) Lo spazio Schengen sarà uno dei temi discussi in occasione dell’imminente riunione del Consiglio. In tale contesto, vorrei richiamare l’attenzione della Camera sul numero crescente di persone che parlano della reintroduzione dei controlli alle frontiere. La Danimarca stava pensando di prendere una decisione in tal senso. Le motivazioni addotte, segnatamente la lotta alla criminalità transfrontaliera e l’aumento dell’immigrazione illegale, sono problemi gravissimi, ma non possono essere risolti chiudendo le frontiere. Un’azione del genere contrasta con i regolamenti comunitari in materia di libera circolazione di prodotti e servizi e porterà anche a un aumento della xenofobia, oltre a una maggiore influenza dei partiti che proclamano slogan populisti e nazionalisti.
Ciò che più ci occorre sono soluzioni comuni e più efficaci per salvaguardare le frontiere esterne dell’Unione e standard uniformi per tutti gli Stati membri per quanto concerne la politica di immigrazione. In tale ambito, esorterei la Commissione europea a confermare la sua risoluta opposizione a una reintroduzione dei controlli alle frontiere o stabilire nome, criteri e meccanismi comuni, uniformi e ragionevoli per un’eventuale reintroduzione.
Silvia-Adriana Ţicău (S&D), per iscritto. – (RO) Innanzi tutto, condivido i sentimenti dei colleghi che affermano la necessità di dimostrare solidarietà alla Grecia. L’Unione europea deve assumere una posizione ferma e unita su tale decisione.
In secondo luogo, lo spazio Schengen è uno dei maggiori conseguimenti dell’Unione e i suoi principi devono essere osservati e difesi. In tale contesto, penso che ripristinare i controlli alle frontiere nello spazio Schengen non sia accettabile, come non lo è l’introduzione di ulteriori criteri per gli Stati membri che vorrebbero aderire a tale spazio e soddisfarne gli specifici criteri tecnici.
In terzo luogo, accolgo con favore l’adozione della strategia comunitaria per la regione danubiana da parte del Consiglio europeo. Vi è una lunga storia di cooperazione nella regione del Danubio. Una delle prime istituzioni europee, la Commissione europea del Danubio, è stata fondata nel 1856 con sede a Galaţi, in Romania, per garantire la libera navigazione sul Danubio. Mi rivolgo agli Stati membri interessati affinché attribuiscano la priorità all’attuazione di tale strategia, garantendo in tal modo sviluppo economico e sociale a più di 120 milioni di cittadini che vivono in questa macroregione.
Esorto infine il Consiglio europeo e gli Stati membri ad abolire le attuali barriere che impediscono la libera circolazione di lavoratori rumeni e bulgari. La loro abolizione significa rispetto dei principi fondamentali dell’Unione come la libera circolazione delle persone e la solidarietà.
Angelika Werthmann (NI), per iscritto. – (DE) Il Consiglio europeo ha poche voci all’ordine del giorno della sua riunione. Per quel che riguarda la crisi greca, va finalmente detto con chiarezza che l’Unione europea non significa soltanto “dare” o “prendere”, poiché funziona sul principio del “dare e prendere”. Questo tuttavia significa anche che se un paese riceve aiuto, tale paese deve anche seguire le misure che sono poste in essere allo scopo. Il miglioramento del Patto di stabilità e crescita va accolto con estremo favore, non foss’altro per evitare che altri Stati membri subiscano ulteriori disastri finanziari. Per quanto concerne la prevista adesione della Croazia, il fatto che il paese soddisfi i criteri di adesione va apprezzato. Occorre nondimeno domandarsi come sarà concretamente finanziato lo stanziamento pari a circa 500 milioni di euro al quale la Croazia ha diritto.