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Procedura : 2011/2051(INI)
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Testi presentati :

A7-0202/2011

Discussioni :

PV 22/06/2011 - 15
CRE 22/06/2011 - 14

Votazioni :

PV 23/06/2011 - 12.23
CRE 23/06/2011 - 12.23
Dichiarazioni di voto
Dichiarazioni di voto

Testi approvati :

P7_TA(2011)0297

Discussioni
Giovedì 23 giugno 2011 - Bruxelles Edizione GU

14. Dichiarazioni di voto
Video degli interventi
PV
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  Presidente. − L’ordine del giorno reca le dichiarazioni di voto.

 
  
  

Relazione Mikolášik (A7-0111/2011)

 
  
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  Marco Scurria (PPE). – Signora Presidente, onorevoli colleghi, io volevo esprimere il mio voto positivo su questa relazione perché pone alcuni elementi fondamentali per la politica di coesione e per i finanziamenti.

Intanto, uno snellimento anche delle procedure per i fondi nazionali e, in seconda battuta, la previsione anche dello sport e della cultura come elemento di coesione che è assolutamente importante e determinante.

L'unico aspetto forse negativo di questa relazione è immaginare solamente le tre lingue di lavoro – inglese, francese e tedesco – per la lingua in cui bisogna accompagnare la richiesta oltre alla lingua originale. Per questo comunque e per valutazioni più generali ho espresso voto favorevole e mi compiaccio con il relatore.

 
  
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  Alfredo Antoniozzi (PPE). – Signora Presidente, onorevoli colleghi, nonostante l'importanza di questa relazione, solo diciannove Stati membri hanno provveduto a riferire informazioni sugli indicatori fondamentali. Questa situazione non ci permette di acquisire un'immagine chiara dell'impatto della politica di coesione a livello locale.

Concordo sulle misure e buone pratiche proposte dal collega Mikolášik, ritenendo particolarmente utile la proposta di una maggiore applicazione degli indicatori fondamentali, così come la preparazione di relazioni sui risultati e sulle sinergie tra politiche nazionali e politiche dell'Unione europea.

L'organizzazione di dibattiti pubblici e consultazioni delle parti interessate insieme alla presentazione, per parere, delle relazioni ai parlamenti nazionali rappresentano ulteriori misure positive in tal senso. Dobbiamo impegnarci per evitare che i fondi destinati alla politica di coesione nel prossimo periodo di programmazione non vengano ridotti. Per questo motivo ho dato il mio appoggio a questa relazione.

 
  
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  Sergej Kozlík (ALDE). (SK) Signora Presidente, l’assegnazione di fondi comunitari ai nuovi Stati membri, inclusa la Slovacchia, è influenzata negativamente da una burocrazia eccessiva e troppo complessa, da norme poco chiare e interessi sleali nascosti. Fra quanti cercano accesso ai fondi europei, molti lamentano l’estenuante procedura burocratica dal finale incerto. La burocrazia e molti altri ostacoli non derivano da Bruxelles, ma direttamente dai singoli Stati membri. Se le norme comunitarie non vengono semplificate, su pressione del Parlamento europeo e di altri, le regole attuate dai singoli Stati membri complicheranno notevolmente la situazione. Mentre le norme comunitarie originali sono piuttosto semplici, la trasposizione nell’ordinamento nazionale le complica: più si approfondisce il sistema, più diventa complicato. Un altro grave problema è dato dal fatto che i funzionari non sono di aiuto nell’assegnazione dei fondi comunitari, ma si limitano ai controlli, che superano ampiamente quanto previsto dalla normativa. Il problema rimane quindi principalmente a livello di Stati membri.

 
  
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  Peter Jahr (PPE).(DE) Signora Presidente, esiste un motivo per cui disponiamo di una politica di coesione per un motivo, che ha un chiaro inizio e che deve quindi avere anche una fine. Ritengo che la ragione dell’esistenza della politica di coesione sia un’armonizzazione dei livelli di vita e dello sviluppo economico in tutta l’Unione europea. Per questo è giusto sovvenzionare e sostenere le regioni che si trovano al di sotto dello standard economico generale. É parimenti importante garantire che queste risorse finanziare siano utilizzate in modo corretto, ovvero che ottengano il risultato sperato. La presente relazione è a mio avviso molto importante perché include un’analisi che fornisce la base per le conclusioni sui prossimi due periodi di sostegno. Desidero citare un esempio: nella mia regione della Germania orientale, la politica di coesione ha conseguenze importanti fin dal 1990. Si è registrato un notevole sviluppo e considero un successo constatare che queste regioni hanno ora bisogno di un programma di graduale eliminazione, perché significa che qui il livello di vita è migliorato.

 
  
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  Andrzej Grzyb (PPE).(PL) Signora Presidente, la politica di coesione nella sua forma attuale è positiva, così come lo sono i suoi risultati. Negli Stati membri si notano benefici concreti derivanti da questa politica che, unita alla politica agricola comunitaria, sta riducendo le disuguaglianze di sviluppo sia nell’intera Unione, sia tra le regioni, sia all’interno delle regioni stesse. Condivido l’idea che gli obiettivi della politica di coesione e i finanziamenti messi a disposizione debbano mantenere la forma attuale, ma verranno chiaramente modificati per includere le regioni intermedie.

Dobbiamo ricordare che gli Stati membri e i governi locali valutano in modo positivo questa politica e desidero sottolineare la posizione favorevole della commissione per lo sviluppo regionale. Vi sono aspettative sulla riduzione della burocrazia in materia di politica di coesione, che, come è già stato sottolineato, sono spesso il risultato di ulteriori limitazioni introdotte dagli Stati membri. L’attuale crisi economica può essere superata attraverso una serie di misure, tra cui la continuazione della politica di coesione, in quanto questa genera crescita sostenibile, fondamentale per l’intera Unione europea.

 
  
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  Daniel Hannan (ECR). - (EN) Signora Presidente, Ayn Rand scriveva che “possiamo scappare dalla realtà, ma non possiamo evitare le conseguenze di questa fuga”.

Abbiamo raggiunto il limite nel cercare di smuovere i mercati con il denaro pubblico. Tutti vedono avvicinarsi un default della Grecia, tranne i ministri delle Finanze dell’eurozona che, 13 mesi dopo aver inutilmente impegnato 110 miliardi di euro, sembrano ora pronti a destinare un’ulteriore somma altrettanto ingente. O meglio, non inutilmente: non è soltanto inutile, ma è concretamente dannoso, perché stiamo garantendo che, quando il default arriverà, sarà molto più elevato e saremo noi contribuenti, anziché un numero ristretto di banchieri e obbligazionisti, a subirne le conseguenze.

Gli interessi dei lavoratori greci e dei contribuenti europei sono quindi sacrificati alle ambizioni di un ristretto numero di principini eurocrati.

 
  
  

Relazione Stavrakakis (A7-0141/2011)

 
  
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  Mario Pirillo (S&D). – Signora Presidente, onorevoli colleghi, l'idea di dare vita a programmi trasversali multifondo, che definiscano in maniera chiara le proprie finalità e snelliscano i meccanismi di accesso, non può che incontrare il mio consenso. Concordo con il rapporto del professor Barca secondo cui, per migliorare l'efficienza e l'efficacia e per operare in modo più integrato, occorrerà privilegiare un approccio basato sullo sviluppo locale. Occorre focalizzare l'attenzione sulla dimensione urbana e assicurare il coordinamento tra fondi e gli altri strumenti finanziari BEI e FEI. In un contesto di ristrettezze di bilancio, questi strumenti, associati a fondi rotativi, permetterebbero attraverso un controllo sui risultati un effetto moltiplicativo delle risorse allocate e un allargamento dei soggetti beneficiari con un conseguente incremento dei risultati raggiunti.

 
  
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  Peter Jahr (PPE).(DE) Signora Presidente, è necessaria maggiore efficacia tra il Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) e gli altri Fondi strutturali. È estremamente importante disporre di fondi diversi, naturalmente con obiettivi differenti e approcci mirati. É fondamentale aver incluso le regioni in questo processo e l’Unione europea sta elaborando orientamenti che possono essere attuati nelle regioni e applicati di conseguenza. Ad ogni modo, è altrettanto importante che detto approccio mirato guardi anche alle modalità di attuazione nelle regioni, affinché questi fondi non si ostacolino l’un l’altro, per non dover replicare sussidi ed evitare di promuovere programmi insensati; dobbiamo quindi coordinare gli obiettivi perseguiti da questi fondi. Lo considero un aumento di efficienza emi auguro che i lavori abbiano seguito e che ci saranno presentate sempre più relazioni e risultati.

 
  
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  Radvilė Morkūnaitė-Mikulėnienė (PPE). - (LT) Signora Presidente, sono lieta che oggi si discuta di una semplificazione e di una maggiore efficienza della politica di coesione. Ho ripetuto più volte che lo sviluppo degli Stati membri, sostenuto da finanziamenti comunitari, e un miglioramento della qualità di vita sarebbero più efficaci se utilizzassimo il metodo di pianificazione in modo più efficiente, garantendo il raggiungimento degli obiettivi orizzontali attraverso l’utilizzo di finanziamenti provenienti da diversi fondi.

Un riesame delle norme che regolano i fondi è altrettanto importante. Spesso non è possibile affrontare un problema a causa della mancanza di denaro e non è possibile utilizzare un altro programma, finanziato da un fondo differente, neppure quando persegue obiettivi simili. Purtroppo, in questo caso, il trasferimento di denaro da un fondo all’altro non è possibile a causa di norme diverse. Pur accogliendo con soddisfazione l’invito della risoluzione a introdurre un meccanismo di coordinamento che abbia un impatto ancora maggiore, vi esorto a modificare le norme sul trasferimento del denaro tra fondi, rendendole molto più flessibili.

 
  
  

Relazione Wortmann-Kool (A7-0178/2011)

 
  
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  Gianluca Susta (S&D). Signora Presidente, onorevoli colleghi, io ho votato a favore delle relazioni, tranne quella dell'on. Wortmann-Kool su cui mi sono astenuto nonostante il sostegno che ho dato agli emendamenti del mio gruppo. Quindi non ho votato seguendo le indicazioni complessive del mio gruppo, perché ritengo che noi siamo davanti a dei problemi così grandi che in questo momento dobbiamo dimostrare la coesione delle Istituzioni europee e la capacità nostra di affrontare i problemi che abbiamo di fronte. E nonostante qualche eccesso di timidezza e qualche prepotenza da parte del Consiglio nei confronti della crisi, credo che noi dobbiamo manifestare questa coesione.

Non sono neanche stato d'accordo sul rinvio, perché siamo in condizioni di dover dare risposte urgenti ai nostri cittadini di fronte a questa crisi economica, che non è solo figlia della speculazione finanziaria ma è anche figlia dell'incapacità nostra di affrontare i problemi del risanamento e della crescita. Noi abbiamo il dovere di risanare le finanze pubbliche dell'Europa e abbiamo il dovere di mettere in campo delle risposte che non possono che partire attraverso il coinvolgimento delle imprese e del mondo del lavoro, con regole diverse e più aperte per completare il mercato unico e per affrontare meglio il mercato mondiale. Questa è la ragione del mio voto a favore delle relazioni tranne quella dell'on. Wortmann-Kool.

 
  
  

Relazione Ferreira (A7-0183/2011)

 
  
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  Sergej Kozlík (ALDE). (SK) Signora Presidente, il primo decennio di unione economica e monetaria ha dimostrato la necessità di migliorare il quadro di governance economica. Il nuovo quadro dovrebbe essere basato su una maggiore responsabilità dei singoli Stati membri in materia di politiche e norme adottate di comune accordo, nonché su un quadro di vigilanza più affidabile a livello comunitario per le politiche economiche nazionali.

L’esperienza degli ultimi due anni ha confermato che, per raggiungere una forte competitività, una crescita economica sostenibile e la disponibilità di posti di lavoro, sono necessari un livello sostenibile di disavanzo e di debito pubblico, riforme per eliminare gli squilibri macroeconomici e una solida strategia comunitaria per la crescita e l’occupazione. Non nascondo un certo imbarazzo personale per l’introduzione di elementi amministrativi nei meccanismi economici. Dall’altro lato, l’esperienza ci insegna che i meccanismi del mercato non sono in grado di reagire rapidamente e in modo flessibile agli sviluppi negativi, il che trasforma una crisi finanziaria in una crisi del debito.

 
  
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  Daniel Hannan (ECR). - (EN) Signora Presidente, desidero salutare gli amici del gruppo comunista e dei verdi. Essi hanno ragione su una questione. Se approvassimo anche solo un decimo della loro politica, avremmo grossi problemi, ma hanno ragione su un punto: questi salvataggi puniscono la maggioranza della popolazione per ricompensare poche persone molto ricche. Se vogliamo salvare le banche esposte a un rischio in Grecia, in particolare le banche francesi e tedesche, sarebbe più economico dare loro il denaro direttamente anziché farlo passare platealmente attraverso Atene.

Ma è necessario fare un passo indietro e interrogarsi sulle premesse: perché, ancora una volta, visto il fallimento del primo giro di salvataggi finanziari, i nostri contribuenti dovrebbero salvare pochi ricchi dalle conseguenze dei propri errori?

La mia generazione guarda all’ancien régime europeo e si domanda come possa essere esistito un sistema di questo tipo. Come è possibile che sia stato creato un sistema per il quale soltanto la nobiltà era esente dalla tassazione? Come abbiamo potuto tollerare un sistema in cui solo i più deboli pagavano le tasse? Ma il problema è che stiamo ricreando lo stesso sistema impegnando grandi quantità di denaro pubblico per salvare pochi interessi acquisiti. Pertanto, hasta la victoria siempre.

 
  
  

Relazione Feio (A7-0179/2011)

 
  
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  Francisco Sosa Wagner (NI). - (ES) Signora Presidente, sebbene con timidezza e con grandi lacune, il pacchetto nel suo complesso si sta muovendo nella direzione che io sostengo in qualità di europeista e federalista. Contiene inoltre insegnamenti saggi per la gestione politica della Spagna. Ho quindi votato a favore di quattro delle relazioni sulla governance economica.

Ho votato contro la relazione Feio perché sostiene politiche procicliche che, nella migliore delle ipotesi, non ci consentirebbero di uscire dalla crisi e, nella peggiore delle ipotesi, incoraggerebbero stagnazione e disoccupazione.

Ho votato contro la relazione Wortmann-Kool perché non tiene in considerazione gli obiettivi del Patto di stabilità e crescita, della strategia europea per l’occupazione e della strategia Europa 2020, una fonte di speranza per milioni di europei, in particolare per i giovani.

 
  
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  Peter Jahr (PPE).(DE) Signora Presidente, ritengo che l’approccio ai disavanzi eccessivi sia simile a una partita di calcio: se si stabilisce una serie di regole, devono essere rispettate. Non è sufficiente guardarsi negli occhi e promettere di rispettarle. La vita è cambiata. Se le regole del gioco non vengono rispettate, bisogna ricorrere a punizioni e provvedimenti. Questo non si può chiaramente fare attraverso una decisione democratica. Tornando alla metafora della partita di calcio, mettiamo che sia stato commesso un fallo: l’arbitro deve prendere una decisione. Immaginate cosa succederebbe se ogni volta l’arbitro organizzasse una votazione fra i giocatori per decidere se si trattava effettivamente di un fallo; sarebbe impossibile. Per questo motivo abbiamo bisogno di un processo decisionale chiaro. Come reagiamo quando qualcuno infrange le regole? Infine, desidero sottolineare la necessità di solidarietà. Invece di punire semplicemente chi ha infranto le regole, dobbiamo anche aiutarli a ritornare sulla retta via.

 
  
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  Presidente. − Onorevole Hannan, è il suo turno di intervenire sulla relazione Feio, ma è anche il prossimo e il solo in lista a prendere la parola sulla relazione Goulard; le concedo quindi due minuti per entrambi da utilizzare come meglio crede.

 
  
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  Daniel Hannan (ECR). - (EN) Signora Presidente, la ringrazio per la generosità, lei è un ottimo Presidente.

Desidero sottolineare alcuni esempi di linguaggio approssimativo che da settimane sentiamo nel corso della discussione sui pacchetti di salvataggio finanziario. I media parlano di salvare la Grecia, di fornire assistenza al Portogallo, di aiutare l’Irlanda, ma le popolazioni dei paesi destinatari non la vedono allo stesso modo.

I greci scendono in strada a protestare perché comprendono perfettamente quali saranno le conseguenze di questa acquisizione da parte di Unione europea e Fondo monetario internazionale. Il denaro non andrà alla gente comune della Grecia, ma finirà alle istituzioni finanziarie che detengono il debito greco. Eppure, saranno i contribuenti comuni a pagare per il debito: in altre parole, Irlanda, Portogallo e Grecia riceveranno il conto per sostenere l’intero sistema bancario europeo.

Perché? Perché non riusciamo ad ammettere che l’unione monetaria è stata un errore. Non riusciamo a vederne la logica: l’idea di riunire paesi dalle condizioni e dalle necessità divergenti sotto una moneta unica era destinata a creare i problemi che alcuni di noi avevano previsto dieci anni fa, quando il progetto è stato avviato.

Abbiamo acuito la crisi attraverso una sempre maggiore integrazione e con tutto quello che abbiamo detto nella discussione di ieri sulla presente relazione: “abbiamo bisogno di un’unione fiscale”, “abbiamo bisogno di una governance economica”. I difetti si questa logica sono ben evidenti, cari colleghi: l’integrazione europea ha fallito, quindi aumentiamola! L’unione monetaria non è sufficiente, è necessaria una maggiore unione monetaria.

Il problema reale è di salvare la faccia: salvare quegli eurocrati che hanno varato il progetto e che sono disposti a sacrificare le popolazioni dei paesi periferici e i contribuenti paesi degli Stati più poveri per sostenere la propria idea.

Devono avere le facce più costose dai tempi di Elena di Troia, per la quale salparono un migliaio di navi.

 
  
  

Relazione Wortmann-Kool (A7-0178/2011) <BRK>

 
  
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  Marian Harkin (ALDE). - (EN) Signora Presidente, ho votato a favore del rinvio della votazione finale perché ritengo vi siano possibilità di raggiungere un accordo con il Consiglio.

Le relazioni sulla governance economica non sono, a mio avviso, la scelta migliore, ma considerando la situazione in cui ci troviamo, probabilmente sono le meno negative.

La struttura a sostegno dell’euro è ora piuttosto fragile. Il Patto di stabilità e crescita non ha funzionato; è stato un insuccesso fin dall’inizio. Ora ci troviamo in una posizione in cui o abbandoniamo la moneta unica o approntiamo una sorta di governance economica che ne rafforzerà le fondamenta e in qualche modo ricostruirà le infrastrutture.

Concordo con il professor Monti quando sostiene che l’eccessiva deferenza nei confronti degli Stati membri più grandi ha contribuito all’attuale crisi economica, ma le nostre proposte possono almeno evitare che questo si ripeta. Mi auguro non si tratti di un caso in cui si chiude la stalla quando i buoi sono scappati.

 
  
  

Relazione Schwab (A7-0038/2011)

 
  
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  Robert Rochefort (ALDE).(FR) Signora Presidente, questa mattina, dopo tre anni di lavoro, abbiamo votato un testo molto importante in relazione al progresso nella tutela dei consumatori in Europa. Giustamente, il testo si concentra sugli acquisti online, che tra 20 anni potrebbero facilmente rappresentare il 25 per cento del commercio totale in Europa, una parte considerevole.

Alcuni di questi acquisti saranno transfrontalieri. Offrire una scelta più ampia ai consumatori e a prezzi inferiori, questo è vero progresso. Per le piccole e medie imprese (PMI) e per tutti gli artigiani è un’ottima opportunità per trovare nuovi canali di vendita.

Tra i principali progressi contenuti nel testo, desidero citarne due: il periodo di recesso esteso a 14 giorni e la visualizzazione di un riepilogo contenente tutte le informazioni e il prezzo totale da pagare prima dell’ultimo pulsante di conferma dell’ordine.

Infine, sono fiero, nel contesto delle presenti dichiarazioni di voto, della votazione unanime da parte mia, dei colleghi e dei gruppi politici, perché questo argomento ha chiaramente bisogno di consenso e non di polemiche. Detto consenso è stato raggiunto.

 
  
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  María Irigoyen Pérez (S&D).(ES) Signora Presidente, desidero commentare brevemente gli interventi dei colleghi che mi hanno preceduto.

Non si tratta di salvare la reputazione dei fondatori dell’Unione europea, quanto piuttosto di costruire l’Europa e di lavorare a favore dei cittadini europei.

Motiverò ora il mio voto sulla direttiva in materia di diritti dei consumatori. Accolgo con favore l’adozione della presente direttiva, che costituisce un passo avanti verso l’integrazione europea e la tutela dei diritti dei consumatori; al contempo, mi rammarico che l’adozione di una serie di articoli della direttiva inficerà la tutela di numerosi consumatori e utenti spagnoli, che saranno privati di alcuni diritti già presenti nell’ordinamento spagnolo.

Per questo motivo, i socialisti spagnoli hanno votato contro alcuni articoli: l’articolo 9 relativo alla piena armonizzazione dei requisiti di informazione per i contratti a distanza; l’articolo 17, paragrafo 2, sulla responsabilità del consumatore del normale utilizzo dei beni durante il periodo di recesso; l’articolo 22, paragrafo 2, sull’introduzione di una scadenza aggiuntiva per la consegna delle merci quando il commerciante non è in grado di consegnare le merci entro il periodo di tempo indicato nel contratto.

 
  
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  Ville Itälä (PPE). - (FI) Signora Presidente, poco fa l’onorevole Hannan, mentre parlava di altre questioni, ha citato la necessità di una minore integrazione, non maggiore, in qualsiasi caso. Questa proposta sulla tutela del consumatore, però, è destinata a una maggiore integrazione ed è assolutamente pertinente. Sosteniamo i diritti dei cittadini e la tutela dei consumatori quando si tratta di commercio internazionale ed europeo. Sappiamo che gli acquisti online sono un fenomeno contemporaneo, ma le norme che lo regolamentano sono antiquate ed è giunto il momento di aggiornarle.

Nel mio paese, la Finlandia, la legislazione in materia è ormai a uno stadio piuttosto avanzato e, a volte, sorge spontaneo domandarsi se attraverso il diritto comunitario non stiamo facendo un passo indietro. Ciononostante, il commercio è europeo e pertanto le norme devono essere europee e questo è il percorso che dobbiamo seguire.

 
  
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  Alfredo Antoniozzi (PPE). - Signora Presidente, onorevoli colleghi, la proposta di direttiva presentata dalla Commissione sui diritti dei consumatori ha il merito di unire le precedenti quattro direttive in materia in un unico strumento legislativo.

Concordo con gli obiettivi della relazione: è indispensabile garantire un elevato livello di protezione per i consumatori dei ventisette Stati membri, tenendo allo stesso tempo in debita considerazione l'esigenza per le imprese, indipendentemente dalle loro dimensioni, di fornire merci e servizi ai consumatori europei senza doversi imbattere in inutili ostacoli di natura giuridica.

Allo stato attuale, l'eliminazione della frammentazione giuridica costituisce un risultato di difficile attuazione. La relazione del collega espone inoltre giustamente il dubbio sull'eventualità che un'armonizzazione completa possa sortire effetti contrari a quelli attesi.

Ho dato comunque il mio voto favorevole perché sono convinto dell'utilità di procedere a una modifica del progetto della Commissione, realizzando un'armonizzazione minima e garantendo tuttavia al contempo un elevato livello di prestazione ai consumatori.

 
  
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  Adam Bielan (ECR).(PL) Signora Presidente, la votazione odierna pone fine al lungo processo di oltre tre anni di lavoro per giungere a un progetto di direttiva in materia dei diritti dei consumatori. Il documento garantisce un alto livello di tutela dei consumatori in tutti gli Stati membri e chiarire farà luce sulle aree ancora confuse in materia di commercio al dettaglio tra aziende e consumatori di paesi diversi. La natura orizzontale della direttiva consente alla legislazione comunitaria attualmente in vigore di essere riunita in un unico documento.

Le disposizioni della direttiva svolgeranno un ruolo particolare nelle questioni concernenti tutti i tipi di transazioni online. Mi auguro che la normativa proposta aumenti la fiducia dei consumatori in questa forma di acquisto. Per il consumatore è particolarmente importante anche l’inserimento del diritto di recedere dal contratto senza motivazione entro un periodo di 14 giorni e il relativo diritto al rimborso di tutti i pagamenti effettuati. Accolgo con favore anche la versione finale delle disposizioni del capitolo 5 sui termini contrattuali vietati. Sono certo che la direttiva migliorerà sensibilmente i diritti del consumatore nell’Unione europea ed ho sostenuto la relazione.

 
  
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  Peter Jahr (PPE).(DE) Signora Presidente, mi scuso se chiedo la sua attenzione così spesso, ma purtroppo non è stata la mia settimana fortunata con la procedura catch the eye e non sono mai riuscito a prendere la parola. Vorrei intervenire anche su questo tema, ma sono comunque lieto che la direttiva, cui ho votato a favore, sia stata approvata.

Sono lieto anche del fatto che siamo riusciti a rafforzare i diritti dei consumatori includendo la vendita “porta a porta”, poiché presenta molte pratiche dubbie. Desidero chiedere nuovamente di non dimenticarci del problema della burocrazia nell’attuazione della presente direttiva. In Germania vi sono numerose piccole e medie imprese e, sebbene non siano coinvolte nella vendita porta a porta, spesso molti affari si concludono con una stretta di mano al cliente. É la prassi da centinaia di anni. Dobbiamo prestare attenzione a non sovraccaricare queste PMI con una burocrazia eccessiva. Lo ribadisco: accolgo con favore questa direttiva e ho votato a favore.

 
  
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  Zuzana Roithová (PPE). (EN) Signora Presidente, mi congratulo con l’onorevole Schwab che ha raggiunto un compromesso con il Consiglio che consolida i diritti dei consumatori e include le mie proposte sul commercio online. Ho votato a favore della relazione, naturalmente, ma mi dispiace dire che la Presidenza ungherese ha bloccato la mia proposta (sostenuta peraltro dall’intero Parlamento) di offrire ai consumatori il diritto alla fornitura di merci da un altro paese a condizione concordate.

Secondo i dati di Eurostat, un terzo degli ordini transfrontalieri vengono purtroppo rifiutati in questo modo. I negozi online come iTunes e altri non inviano la propria merce o servizi ai nuovi Stati membri; in questo modo, i consumatori cechi sono discriminati rispetto ai consumatori olandesi o francesi. Il mercato interno non è ancora un mercato unico per quanto concerne l’ambiente digitale e il Consiglio si è lasciato scappare una grande opportunità.

 
  
  

Relazione Cizelj (A7-0214/2011)

 
  
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  Radvilė Morkūnaitė-Mikulėnienė (PPE) . (LT) Signora Presidente, la gestione del combustibile esaurito e dei residui radioattivi è un tema di particolare importanza, sia per la sicurezza delle persone e dell’ambiente, sia per quella della società. Invito perciò il Consiglio a tenere in massimo conto – al momento di adottare la direttiva – anche il parere del Parlamento europeo, che svolge un ruolo sempre più significativo nei confronti delle questioni ambientali. Purtroppo, le manovre politiche cui indulgiamo ci spingono talvolta a inserire nei documenti alcune disposizioni che possono rivelarsi controproducenti.

Nel momento in cui hanno aderito all’Unione europea, alcuni Stati membri hanno recato con sé il fardello di centrali nucleari la cui costruzione avevano dovuto subire contro la propria volontà. La disattivazione della centrale nucleare di Ignalina costituiva una delle condizioni per l’adesione della Lituania all’Unione; da parte sua, l’Unione europea si è formalmente impegnata a finanziare la disattivazione. Soprattutto, l’UE si è assunta quest’impegno poiché sarebbe stato impossibile, per un paese come la Lituania, finanziare integralmente l’opera di disattivazione, che comprende anche la gestione del combustibile esaurito e dei residui radioattivi.

Sarebbe quindi controproducente imporre tale onere agli Stati membri interessati. Se la Lituania non ricevesse i finanziamenti necessari, non sarebbe in grado di garantire efficacemente la sicurezza, mentre nella prossima prospettiva finanziaria la disattivazione della centrale nucleare di Ignalina deve rimanere una preoccupazione costante sia per La Lituania che per l’intera Unione europea.

 
  
  

Relazione Balzani (A7-0230/2011)

 
  
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  Marian Harkin (ALDE) . (EN) Signora Presidente, sono decisamente favorevole al paragrafo 25 di questa risoluzione, che “si rammarica del fatto che la Commissione, alla luce del limitato incremento previsto per il programma Progress …”: la Commissione stessa, infatti, si era impegnata nel 2010 a ripristinare l’importo di 20 milioni di euro che era stato riassegnato da Progress allo strumento di microfinanziamento, cosa che ovviamente non succederà.

Lo strumento di microfinanziamento, nonostante le sue ridottissime dimensioni, è assai importante per assicurare l’accesso al credito alle microimprese nel quadro dell’economia sociale; tale ruolo diviene addirittura cruciale, ora che le istituzioni finanziarie non prestano denaro.

Ma tale funzione non va alimentata a spese del programma Progress; in questo modo, a mio avviso, si dà il via a una guerra tra poveri.

Concludo dichiarandomi decisamente favorevole ad aumentare il sostegno al programma Grundtvig per l’apprendimento permanente; auspico in particolare un incremento del sostegno al programma LIFE+.

 
  
  

Relazione Deβ (A7-0202/2011)

 
  
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  Ville Itälä (PPE) . (FI) Signora Presidente, questa importantissima relazione è stata adottata, e dobbiamo dunque ringraziare ed elogiare il relatore, onorevole Dess, che si è tenacemente battuto per raggiungere i compromessi in esame e portare avanti con risultati apprezzabili la riforma della politica agricola comune (PAC).

Non ignoro certo le difficoltà di una situazione in cui in ogni Stato membro si levano richieste tese a inserire nella riforma della PAC gli elementi più svariati, ma in questa sede è importante soffermarsi soprattutto su un punto, ossia – com’è ovvio – la componente ecologica. È essenziale coinvolgere i produttori agricoli in una politica di sostenibilità ambientale, ma come introdurre la componente ecologica? Occorre adottare il metodo descritto dall’onorevole Dess: evitare di appesantire gli oneri burocratici e di incrementare i costi a carico dei produttori; inoltre, dobbiamo tener conto delle differenti situazioni che si registrano nei vari Stati membri. Se otterremo risultati positivi in questo senso, e in seguito la Commissione presenterà proposte dettagliate, allora avremo imboccato la strada giusta e potremo constatare con soddisfazione la volontaria partecipazione degli agricoltori alla protezione dell’ambiente.

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. DURANT
Vicepresidente

 
  
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  Izaskun Bilbao Barandica (ALDE) . (ES) Signora Presidente, ho votato a favore di questa relazione d’iniziativa perché l’Europa ha bisogno di una robusta politica agricola comune senza tagli, una politica che promuova la redditività delle aziende e garantisca la sicurezza alimentare, l’adeguata entità degli approvvigionamenti e la qualità della produzione.

Ancora, occorre sostenere l’agricoltura per consentirle di rinnovarsi e tendere a un uso più efficiente di energia, risorse idriche e suolo.

Tutti questi fattori devono unirsi ad altre forme di gestione che permettano di remunerare in misura più equa gli operatori del settore, persone che hanno bisogno di un apprendimento progressivo e costante per tutto l’arco della carriera lavorativa. A queste persone dobbiamo offrire procedure più semplici, uno snellimento della burocrazia e maggior trasparenza in fatto di obiettivi e strumenti.

Di conseguenza, la nuova PAC deve intensificare l’impegno nei confronti degli agricoltori attivi e del loro contributo alla produzione e allo sviluppo equilibrato delle aree rurali. La redditività, inoltre, impone di allineare le politiche di questo settore agli obiettivi della strategia Europa 2020; per tale motivo, è necessario pure mantenere lo sforzo di bilancio.

 
  
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  Sergej Kozlík (ALDE) . – (SK) Signora Presidente, la proposta di riforma della politica agricola comune presentata attualmente dalla Commissione europea è una modifica puramente esteriore, e non certo una riforma diretta a migliorare il mercato e la competitività della produzione agricola europea.

In tale contesto ho espresso il mio sostegno alla nutrita serie di rilievi e pareri critici formulati dal Parlamento europeo. Sono fondamentalmente contrario a prolungare l’applicazione dell’approccio storico al sistema delle sovvenzioni, e sostengo invece l’introduzione di criteri oggettivi supplementari che tengano conto delle condizioni per il finanziamento agricolo che si riscontrano nell’Europa allargata a 27 Stati membri. A mio avviso, il cosiddetto massimale per le sovvenzioni è una complicazione che non migliorerà le condizioni degli agricoltori nei nuovi Stati membri. La politica agricola comune deve basarsi su due pilastri, il primo dei quali deve continuare ad essere pienamente finanziato a titolo del bilancio dell’Unione europea. Il secondo pilastro deve riguardare essenzialmente la modernizzazione dell’agricoltura, la competitività e lo sviluppo rurale cofinanziato dalle fonti nazionali.

 
  
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  Czesław Adam Siekierski (PPE) . – (PL) Signora Presidente, il Parlamento europeo ha adottato la relazione sulla politica agricola comune (PAC) verso il 2020. Ho espresso voto contrario, perché le misure proposte nella relazione non sono riforme reali, bensì modifiche secondarie e unicamente esteriori, che sostengono e mantengono l’attuale PAC, che è priva di qualsiasi equità. Dopo vent’anni di stagnazione della produzione alimentare in Europa e di bassi redditi per gli agricoltori, ne abbiamo abbastanza.

Abbiamo dimenticato che sette e cinque anni fa l’Unione si è allargata con l’ingresso dei nuovi Stati membri, i quali hanno ricevuto un modesto sostegno insieme alla promessa che dopo il 2013 i pagamenti sarebbero stati livellati. Desidero sottolineare con forza questo punto: occorre conservare un robusto secondo pilastro, che mantenga tra l’altro gli attuali criteri di distribuzione dei fondi, i quali tengono conto del differente livello di sviluppo dei singoli Stati membri. Occorre infine migliorare il coordinamento tra la politica regionale e la politica agricola comune nelle aree rurali. Alcune responsabilità del secondo pilastro della politica agricola comune andrebbero trasferite alla politica di coesione; le aree rurali hanno il diritto di perseguire il proprio sviluppo utilizzando i fondi messi a disposizione nel quadro della politica regionale.

Aggiungo una considerazione: la dichiarazione del Presidente Barroso sulla possibilità di tagli al secondo pilastro rivela che egli non conosce realmente la gravità del problema.

 
  
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  Peter Jahr (PPE) . – (DE) Signora Presidente, anche io desidero ringraziare il relatore, onorevole Dess. Se la politica agricola deve rimanere competitiva e contemporaneamente diventare più ecocompatibile, è necessario finanziarla in maniera adeguata. Sottolineo la parola “adeguata”, che deve valere sia per gli agricoltori che per i contribuenti. A mio avviso occorre schierarsi esplicitamente a favore dell’introduzione di strutture competitive nel settore agricolo. In tale contesto, l’imposizione di un massimale sui pagamenti diretti è una misura controproducente; non è nostro compito distruggere strutture competitive. Sono cresciuto in quella che era una volta la Germania Est, dove i politici imponevano dettagliatamente agli agricoltori le strutture operative e i dati della produzione: questo sistema ha portato al fallimento dello Stato, e non dobbiamo mai più permettere che una situazione del genere si ripeta. Voglio risparmiare all’Unione europea una catastrofe siffatta, e per questo sono contrario al massimale e alla fine mi sono astenuto dal voto sulla relazione.

 
  
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  Marian Harkin (ALDE) . (EN) Signora Presidente, ho votato a favore della relazione Dess ma devo manifestare il mio rammarico per la mancata approvazione dell’emendamento 4, che aveva ottenuto il sostegno del mio gruppo in quanto prevedeva la fornitura di un aiuto specifico nell’ambito del primo pilastro per compensare gli svantaggi naturali al fine di mantenere l’attività agricola nelle regioni montane, nelle regioni sensibili sotto il profilo ambientale, nelle regioni della rete Natura 2000.

Ho votato contro l’emendamento 23 non perché sia favorevole agli OGM (non lo sono affatto), ma perché sono favorevole alla sussidiarietà e sono convinta che gli Stati membri dovrebbero essere in grado di compiere autonomamente le proprie scelte in materia di OGM.

Sono particolarmente lieta del sostegno da noi accordato all’emendamento 27, che saggiamente ha respinto l’introduzione degli onerosi e poco chiari requisiti previsti dalla direttiva quadro sulle acque nel sistema di rispetto dei costi, fino a quando non avremo un quadro completo dell’attuazione nei vari Stati membri.

Noto con soddisfazione che il Parlamento sostiene una rete di sicurezza multilivello, da utilizzare in caso di perturbazioni di mercato e situazioni di emergenza; si tratta di una risposta ragionevole e proporzionata.

Mi rallegro infine che il bilancio venga mantenuto almeno al livello del 2013; in caso contrario, gli altri provvedimenti non sono che chiacchiere.

 
  
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  Zuzana Roithová (PPE) . – (CS) Signora Presidente, il Parlamento europeo ha adottato oggi la relazione sulla politica agricola comune verso il 2020. Mi associo all’obiettivo di lungo termine indicato nella relazione: introdurre condizioni eque per tutti gli agricoltori dell’Unione europea, e abbandonare quindi i criteri storici per i pagamenti diretti.

Ciononostante non ho votato a favore della relazione, per manifestare il mio dissenso di fondo dall’adozione della proposta di un massimale per i pagamenti diretti in funzione delle dimensioni dell’azienda agricola. Tale provvedimento introdurrà, per esempio, una discriminazione contro gli agricoltori cechi, oppure li costringerà a frammentare artificialmente le aziende in unità minori per ottenere una sovvenzione. Personalmente sono favorevole allo sviluppo delle piccole aziende agricole, ma siamo di fronte a una misura che ridurrà la competitività degli agricoltori in alcuni paesi europei.

 
  
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  Seán Kelly (PPE) . – (GA) Signora Presidente, ho offerto a questa relazione un convinto sostegno e desidero rivolgere un elogio al relatore, onorevole Dess, per il suo eccellente operato. L’altra sera ho seguito il dibattito dall’inizio alla fine ma non sono riuscito a valermi della procedura catch the eye; me ne rammarico, poiché volevo porre due domande al Commissario. Mi rallegro comunque per la volontà pressoché unanime del Parlamento di mantenere il bilancio almeno al livello attuale.

(EN) Le due questioni che volevo sollevare con il Commissario riguardano gli anni di riferimento storici e le quote latte.

A quanto sembra entrambi i metodi dovrebbero essere aboliti: vogliamo sapere quando, e con quali criteri verranno sostituiti. Senza notizie in merito per gli agricoltori diventa difficilissimo pianificare il futuro. Prima avremo una risposta a questi interrogativi,

(GA) meglio sarà per tutti gli agricoltori europei. Vi ringrazio.

 
  
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  Radvilė Morkūnaitė-Mikulėnienė (PPE) . (LT) Signora Presidente, la politica agricola comune – che rappresenta uno dei temi più importanti e insieme più delicati dell’intera politica dell’Unione europea – è un tema che interessa tutti gli Stati membri; ma soprattutto, l’agricoltura è un settore che esercita un impatto diretto e notevole sull’ambiente. Di conseguenza, nel definire i modelli di assistenza diretta e il sostegno allo sviluppo rurale, occorre privilegiare l’agricoltura sostenibile e vari aspetti ambientali, tra cui l’agricoltura ecologica.

La dimensione dello sviluppo rurale è cruciale anche per i paesi che hanno aderito recentemente all’Unione europea. Purtroppo, il numero più elevato di lavoratori migranti si è registrato proprio nelle aree rurali; occorre quindi aumentare le attrattive di tali aree in quanto luogo di vita e di lavoro, e richiamarvi i giovani. A tale scopo è necessario ricorrere agli strumenti di sviluppo rurale, sostenere il promettente e dinamico sviluppo delle comunità rurali e applicare il metodo LEADER in maniera più ampia e sistematica.

Richiamare i giovani agricoltori e i giovani in generale nelle aree rurali per coinvolgerli nei processi di produzione agricola e sviluppo rurale è una misura importante anche per contrastare l’abbandono delle terre, lo spopolamento rurale, l’invecchiamento della popolazione rurale e altri problemi.

 
  
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  Mario Borghezio (EFD). – Signora Presidente, onorevoli colleghi, due osservazioni a margine della relazione d'iniziativa sulla PAC. La prima è che i prezzi di vendita al consumo dei prodotti agricoli devono essere commisurati ai costi, alla fatica e al lavoro ma anche ai costi di produzione, se vogliamo che sulle tavole dei consumatori europei arrivino i prodotti sani dell'agricoltura europea, dell'agricoltura tradizionale, che deve essere mantenuta.

La seconda osservazione riguarda un segnale alle competenti autorità europee: conoscono, in tema di quote latte, il rapporto dei carabinieri italiani del Comando delle politiche agricole? Da questo rapporto emerge chiaramente che quello splafonamento della produzione lattiera, che costituisce il presupposto giuridico per le multe degli allevatori italiani, cade, perché questo splafonamento non c'è stato. Questo è molto grave, perché queste multe rischiano di mettere in ginocchio e portare al fallimento migliaia di aziende agricole della nostra Padania. Padania libera!

 
  
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  Presidente . – Con questo si concludono le dichiarazioni di voto.

 
  
  

Dichiarazione di voto scritte

 
  
  

Relazione Bowles (A7-0229/2011)

 
  
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  Luís Paulo Alves (S&D), per iscritto. (PT) Ho votato a favore della nomina del Presidente della Banca centrale europea (BCE), in considerazione delle competenze del candidato e della vasta esperienza che egli ha maturato nel corso degli anni.

 
  
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  Roberta Angelilli (PPE), per iscritto. − Onorevole Presidente, vorrei esprimere il mio orgoglio per l'ampio parere favorevole del Parlamento europeo a sostegno della nomina del nuovo governatore della Banca centrale europea, Mario Draghi. Nomina che verrà confermata domani anche dal Consiglio dei Capi di Stato e di governo ma che rappresenta fin da subito per l'Italia motivo di grande prestigio non solo per l'altissimo profilo professionale, le competenze e l'esperienza negli affari economici europei che racchiude la figura di Draghi, ma anche perché la sua investitura per i prossimi otto anni ha ottenuto il pieno sostegno da parte di tutti i leader europei. Auguro al governatore Draghi un buon lavoro.

 
  
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  Pino Arlacchi (S&D), per iscritto. (EN) Ho votato a favore della candidatura di Mario Draghi a prossimo Presidente della Banca centrale europea, in ragione della sua vasta e profonda competenza e della sua avanzata visione della governance del sistema finanziario globale. Nel corso dell’audizione tenuta presso la commissione per i problemi economici e monetari egli ha sottolineato la necessità di rafforzare in maniera significativa il quadro di governance economica europea, aggiungendo che, durante la sua Presidenza, la BCE continuerebbe a dedicare le sue energie in primo luogo alla lotta contro l’inflazione. Per tutti questi motivi sono fiero di accordargli il mio incondizionato sostegno.

 
  
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  Sophie Auconie (PPE), per iscritto. (FR) I membri del comitato esecutivo della Banca centrale europea (BCE) sono nominati dai capi di Stato e di governo su proposta del Consiglio e previa consultazione del Parlamento europeo. In questo caso il Consiglio consulta il Parlamento in merito alla nomina di Mario Draghi a Presidente della Banca centrale europea, a decorrere dal 1° novembre 2011. La commissione per i problemi economici e monetari, di cui faccio parte, ha proceduto a un’audizione i cui risultati si sono dimostrati estremamente soddisfacenti. Sostengo di conseguenza la candidatura di Mario Draghi.

 
  
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  Elena Băsescu (PPE), per iscritto. – (RO) Ho votato a favore della nomina di Mario Draghi alla carica di Presidente della Banca centrale europea, in quanto ritengo che egli possieda un elevato grado di competenza professionale. Nel corso dell’audizione svoltasi innanzi alla commissione per i problemi economici e monetari, Mario Draghi ha risposto in maniera completa e articolata a tutte le domande poste dai deputati. A tale proposito apprezzo il suo approccio costruttivo alle conseguenze della crisi finanziaria che ha colpito la Grecia.

Mario Draghi si è dimostrato inoltre seriamente intenzionato ad attuare a livello di Unione europea un modello più robusto di governance economica, allo scopo di evitare insolvenze sovrane. Proprio per questo motivo, nella sua candidatura egli privilegia la lotta all’inflazione nel quadro dell’obiettivo di stabilità della Banca centrale europea, insieme al rafforzamento dei meccanismi di sorveglianza. Per garantire un’economia forte occorre un Patto di stabilità e crescita davvero efficace, dotato di sanzioni automatiche.

 
  
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  Antonio Cancian (PPE), per iscritto. − Signora Presidente, onorevoli colleghi, quale membro italiano del Parlamento Europeo accolgo con soddisfazione la candidatura di Mario Draghi alla Presidenza della Banca Centrale Europea. Ho seguito la sua audizione presso il Parlamento Europeo lo scorso 14 giugno. La sua prestigiosa carriera, dagli incarichi accademici fino ai massimi livelli in campo economico e finanziario mondiale quale Presidente del Financial Stability Board lo rendono un candidato di prim'ordine per la carica di Presidente. In un periodo particolarmente complesso per l'Europa, Draghi saprà certamente rispondere alle esigenze del sistema finanziario europeo nel garantire la stabilità finanziaria accompagnando la crescita economica. La sua candidatura é un segnale politico importante per l'Italia, dopo la brillante esperienza come Direttore Generale del Tesoro e Governatore della Banca d'Italia dal 2006, periodo in cui ha saputo rilanciare il Paese in ambito europeo e internazionale.

 
  
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  Nessa Childers (S&D), per iscritto. (EN) Mi congratulo con Mario Draghi per la sua nomina; a mio avviso egli si è dimostrato un candidato assai competente. Mi auguro in ogni caso che egli tenga presente il mandato ricevuto dai deputati al Parlamento europeo, rappresentando le loro opinioni in qualità di Presidente della Banca centrale europea.

 
  
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  Lara Comi (PPE), per iscritto. − Ho votato a favore di questa raccomandazione, e le mie motivazioni vanno molto al di là della nazionalità del candidato. Non penso, infatti, che sia l'UE e non l'Italia a guadagnarci dalla nomina del prof. Draghi - anzi: l'Italia perde un Governatore della Banca Centrale molto competente e molto attento ai problemi economici, monetari e reali. Stiamo parlando di una persona con un curriculum vitae impeccabile, con una notevole esperienza internazionale in istituzioni pubbliche e private, che ha sempre dimostrato un grado di proattività molto elevato (come per esempio nella leadership del "Financial Stability Forum"). Le sue pubblicazioni denotano un profilo accademico sicuramente all'altezza dei compiti da svolgere, e le sue esperienze in campo monetario fugano tutti i dubbi sulle sue capacità. Non è un caso che il consenso su questo nome sia così unanime: ha tutte le carte in regola per essere un ottimo Presidente della BCE. Ha di fronte delle sfide molto importanti, visti i tempi che corrono: gli mando dunque un sincero "in bocca al lupo.

 
  
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  Anne Delvaux (PPE), per iscritto. (FR) In questo periodo di crisi economica e finanziaria, è assolutamente indispensabile che i leader e le persone che rivestono gli incarichi più importanti diano prova di calma, lucidità e indipendenza. Jean-Claude Trichet, Presidente della Banca centrale europea, nel corso del suo mandato è riuscito a resistere alle pressioni dei capi di Stato e di governo; il suo successore dovrà dimostrare le stesse qualità e la stessa intransigenza. Ho votato a favore del candidato italiano Mario Draghi, che gode di un’eccellente reputazione e ha destato ottima impressione nel corso dell’audizione presso la commissione per i problemi economici e monetari. L’esperienza maturata nella sua carriera, soprattutto in qualità di governatore della Banca d’Italia, gli consentirà – mi auguro – di affrontare nel miglior modo possibile le numerose sfide che lo attendono mentre sarà al timone della Banca centrale europea.

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) Il retroterra accademico e professionale di Mario Draghi e l’audizione tenuta dinanzi al Parlamento hanno dimostrato che egli comprende in maniera lucida e approfondita la necessità di rafforzare la governance economica dell’Unione europea, nonché l’importanza della stabilità dell’euro per la ripresa della crescita. Alla luce di queste considerazioni e pensando anche all’importanza della carica di Presidente della Banca centrale europea, sono convinto che Mario Draghi soddisfi tutte le condizioni necessarie per svolgere con competenza e impegno il mandato cui è stato designato.

 
  
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  Monika Flašíková Beňová (S&D), per iscritto. – (SK) Nel maggio 2011, il Consiglio europeo e il Parlamento hanno proposto la nomina di Mario Draghi a Presidente della Banca centrale europea per un periodo di otto anni a decorrere dal 1° novembre 2011. La commissione parlamentare per i problemi economici e monetari ha proceduto a un’audizione nel corso della quale il candidato ha risposto alle domande rivoltegli dai membri della commissione. Egli si è soffermato, per esempio, sulla questione del debito greco, e tra l’altro ha espresso l’opinione che la BCE non debba cessare gli sforzi per mantenere la stabilità monetaria. La commissione ha quindi raccomandato la nomina di Mario Draghi; dal momento che il candidato soddisfa i requisiti previsti per l’incarico di Presidente della BCE, desidero esprimere il mio sostegno alla sua nomina.

 
  
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  Bruno Gollnisch (NI), per iscritto. (FR) Benché il voto sulla nomina di alcuni oligarchi europei avvenga – secondo il regolamento – a scrutinio segreto, tengo a dichiarare esplicitamente che ho votato contro la candidatura di Mario Draghi perché nominare un ex dirigente europeo di Goldman Sachs, nel bel mezzo della crisi dei debiti sovrani è davvero un’iniziativa in qualche modo malsana e perversa. Non vi sfuggano la natura di tale mansione e il periodo in cui egli l’ha ricoperta: a meno che egli non fosse un dirigente assai mediocre, e anche se non ne è stato il promotore, Mario Draghi non poteva ignorare che la società per cui lavorava si stava adoperando a mascherare – in maniera apparentemente legale ma sostanzialmente disonesta – il debito greco, allo scopo di giustificare l’adesione della Grecia all’euro. Non è neppure lecito trascurare il ruolo di Goldman Sachs nell’attuale speculazione sul debito sovrano, né le responsabilità di questa banca nell’attuale crisi economica e finanziaria, né ancora le indagini di cui essa è oggetto negli Stati Uniti. La presenza di Goldman Sachs nel curriculum vitae di Mario Draghi rappresenta una macchia imperdonabile, che lo rende inadatto a questo incarico.

 
  
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  Giovanni La Via (PPE), per iscritto. − Onorevole Presidente, colleghi, esprimo grande soddisfazione per il risultato raggiunto, oggi, con l'espressione, a larga maggioranza, di un parere positivo sulla raccomandazione del Consiglio sulla nomina di Mario Draghi come prossimo presidente della Banca centrale europea. Credo, infatti, che sia un onore per il nostro Paese quello di avere un illustre rappresentante a capo di un'istituzione strategica, quale è la Banca centrale europea. Si tratta di un importante riconoscimento dell'impegno e della competenza di un uomo che ci rappresenta e che avrà il difficile e, al contempo prestigioso, incarico di guidare la BCE in un momento, quale quello attuale, in cui l'Europa si trova ad affrontare gli effetti di una grave crisi economico-finanziaria. Mi auguro che il prossimo Consiglio Europeo ufficializzi la sua nomina e che lo stesso Mario Draghi possa guidare la BCE per i prossimi 8 anni, a partire da novembre, con l'elevata e indiscussa professionalità, che ha già dimostrato in passato, accompagnando l'economia dell"UE verso una fase di rilancio in grado di garantire stabilità e solidità alla finanza europea.

 
  
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  Clemente Mastella (PPE), per iscritto. − Diamo parere positivo alla designazione del dott. Mario Draghi come futuro Presidente della BCE, in quanto ha dimostrato di possedere un profilo professionale all'altezza del prestigioso incarico e una lunga e riconosciuta esperienza nel settore finanziario e bancario internazionale. Ci complimentiamo con l'ex Governatore della Banca d'Italia per la sua candidatura e per aver saputo già dimostrare, durante l'audizione al Parlamento europeo, le sue capacità e le sue potenzialità nell'affrontare i problemi che gli si presenteranno. Riteniamo che la sua designazione sia un successo per l'Italia, che egli saprà certamente rappresentare ad alto livello in una delle Istituzioni europee più prestigiose. Gli formuliamo i nostri migliori auguri di buon lavoro.

 
  
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  Alexander Mirsky (S&D), per iscritto. (EN) Il Parlamento europeo – vista la raccomandazione del Consiglio del 16 giugno 2011 (10057/2011), visto l’articolo 109 del suo regolamento, vista la relazione della commissione per i problemi economici e monetari (A7-0229/2011), considerando che con lettera del 20 maggio 2011 il Consiglio europeo ha consultato il Parlamento europeo sulla nomina di Mario Draghi a Presidente della Banca centrale europea per un periodo di otto anni a decorrere dal 1° novembre 2011, considerando che la commissione per i problemi economici e monetari ha quindi proceduto alla valutazione delle qualifiche del candidato, in particolare alla luce dei requisiti di cui al comma secondo dell'articolo 283, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), e tenuto conto dell’esigenza di piena indipendenza della Banca centrale europea di cui all’articolo 130 del TFUE; considerando che, nel quadro di tale valutazione, la commissione ha ricevuto dal candidato il curriculum vitae e le sue risposte al questionario scritto che gli era stato trasmesso – esprime parere positivo sulla raccomandazione del Consiglio di nominare Mario Draghi Presidente della Banca centrale europea. Io sono contrario a tale nomina.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI), per iscritto. (DE) Mario Draghi è un candidato assolutamente inadatto alla più alta carica della Banca centrale europea. Egli è stato vicepresidente e direttore della banca d’investimenti statunitense Goldman Sachs; tra le sue responsabilità in tale veste rientravano l’Europa e i contatti con i governi nazionali del continente. Proprio in quel periodo la Grecia ha fornito all’Unione europea dati falsi in materia di deficit e bilancio; in tale contesto, Goldman Sachs viene accusata di aver coadiuvato la Grecia nella falsificazione. A parte questi oscuri maneggi, Mario Draghi è particolarmente criticabile per la sua posizione rigidamente contraria allo scarto di garanzia del debito in Grecia e favorevole invece al salvataggio. Trattandosi del rappresentante di uno Stato membro meridionale dell’area euro oppresso da problemi finanziari gravissimi, la sua nomina invierà un segnale completamente sbagliato ai mercati e ai cittadini, che non vogliono un’Unione dei trasferimenti, ma piuttosto una moneta stabile.

La persona adatta sarebbe stata il rappresentante tedesco Axel Weber, che però non si è neppure candidato perché aveva compreso quanto fossero fallaci le misure ora adottate con la benedizione di Mario Draghi: la nomina di quest’ultimo rappresenta l’ennesimo chiodo piantato nella bara dell’euro e una minaccia per l’intera Unione europea.

 
  
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  Alfredo Pallone (PPE), per iscritto. − Dopo la brillante audizione tenuta presso la commissione per gli affari economici del Parlamento esprimo con convinzione il mio voto favorevole alla nomina di Mario Draghi alla BCE. Questo voto conferma che, in questo difficile periodo di crisi, si sta scegliendo la persona giusta e con le migliori competenze per la guida della BCE. Sono convinto che Mario Draghi saprà ricoprire questo futuro ruolo di Presidente della BCE come ha fatto in questi anni alla Banca d'Italia, mettendo a disposizione dell'Europa il suo bagaglio di esperienza e di grande competenza. Nell'esprimere la mia soddisfazione per la valorizzazione ai massimi livelli di quella che è una "scuola di talenti" italiana - la Banca d'Italia - voglio sottolineare ancora una volta l'alto profilo tecnico del prossimo Presidente della BCE Mario Draghi. Con la certezza che il Consiglio confermerà il voto positivo del Parlamento europeo, come membro della commissione economica, assicuro a Draghi la massima disponibilità per una proficua collaborazione con la BCE, in particolare in questo difficile momento per l'euro e per l'UE.

 
  
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  Maria do Céu Patrão Neves (PPE), per iscritto. (PT) Sulla base della relazione della commissione per i problemi economici e monetari e in seguito al processo di consultazione e valutazione delle qualifiche del candidato, in particolare alla luce dei requisiti di cui al comma secondo dell'articolo 283, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE), e tenuto conto dell’esigenza di piena indipendenza della Banca centrale europea, ho votato a favore della relazione sulla nomina del Presidente della BCE e mi rallegro per la nomina di Mario Draghi.

 
  
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  Licia Ronzulli (PPE), per iscritto. − Non posso che essere favorevole alla scelta di indicare Mario Draghi come nuovo presidente della Banca centrale europea per un periodo di otto anni a partire dal prossimo novembre. Il suo curriculum dimostra infatti l'altissimo profilo professionale ed umano di questo candidato, che rappresenta oggi uno dei più illustri italiani nel panorama economico mondiale. In un periodo difficile come questo, ritengo che sia fondamentale avere al timone della Banca centrale europea una personalità di primissimo livello, e Mario Draghi rappresenta questo profilo perfettamente.

 
  
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  Nuno Teixeira (PPE), per iscritto. (PT) Il principale obiettivo strategico della Banca centrale europea è il mantenimento della stabilità dei prezzi nell’Unione europea, che costituisce un contributo essenziale alla soluzione delle difficoltà economiche e finanziarie in cui versano gli Stati membri. Mario Draghi, che si è laureato presso l’Università “La Sapienza” di Roma e ha conseguito un Ph.D. in scienze economiche presso il Massachusetts Institute of Technology, è governatore della Banca d’Italia, membro del consiglio direttivo e del consiglio generale della Banca centrale europea nonché membro del consiglio di amministrazione della Banca dei regolamenti internazionali, governatore per l’Italia nei Consigli dei governatori della Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo e della Banca Asiatica di Sviluppo, e infine presidente del Forum per la stabilità finanziaria.

Voterò a favore della nomina di Mario Draghi a Presidente della BCE in quanto ritengo che egli sia dotato di un ragguardevole bagaglio accademico e di una vasta competenza professionale, e perché auspico un forte impegno delle istituzioni europee nella lotta all’inflazione, per il rafforzamento della moneta unica e la sostenibilità nella crisi del debito sovrano. Sono pure convinto che il nuovo Presidente della BCE promuoverà una cultura di onestà e rigore e contribuirà a definire una politica economica robusta e coerente, che invii un chiaro segnale di fiducia ai mercati internazionali.

 
  
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  Dominique Vlasto (PPE), per iscritto. (FR) La nomina di Mario Draghi alla guida della Banca centrale europea (BCE) è a mio avviso una decisione pienamente giustificata, in quanto conferma la volontà dell’Unione europea di proseguire il lavoro avviato dal Presidente attuale, Jean-Claude Trichet. In un contesto in cui la situazione economica di alcuni paesi, tra cui la Grecia, sta indebolendo l’euro, la volontà e la determinazione di Mario Draghi nel tenere una rotta sicura verso l’obiettivo di una moneta forte sono indispensabili per assicurare credibilità alla nostra economia. Mi rallegro inoltre per la nomina di un uomo che possiede tutte le qualità richieste per ricoprire tale carica. L’esperienza che egli ha maturato nell’ambito del Consiglio europeo per la stabilità finanziaria e alla guida della Banca d’Italia sono una risorsa preziosa per la visibilità dell’istituzione a livello internazionale e di conseguenza per la collocazione dell’Unione europea quale maggior potenza economica mondiale. Di fronte alle sfide che dobbiamo raccogliere per rilanciare la nostra economia, mi rallegro per la nomina di una persona che è riuscita a coagulare un vasto consenso e si è dimostrata capace di aprire la strada a un’unione monetaria stabile, robusta e competitiva.

 
  
  

Relazione Matera (A7-0191/2011)

 
  
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  Luís Paulo Alves (S&D), per iscritto. (PT) Ho votato a favore della relazione in quanto manda un segnale chiaro della solidarietà europea nel periodo di crisi che i cittadini in Europa si trovano attualmente ad affrontare. In questo caso, il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG) sarà utilizzato per sostegno fornire assistenza agli esuberi della General Motors Belgium e di quattro suoi fornitori, operanti nel settore degli autoveicoli, tra il giugno e l’ottobre 2010.

Tutti i lavoratori in esubero potranno usufruire di misure personalizzate sostenute dallo stanziamento di fondi per un totale di 9,59 milioni di euro. È la terza volta che si mobilita il FEG nel 2011. Ritengo, pertanto, che sia giusto e opportuno utilizzare il Fondo in questo caso.

 
  
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  Izaskun Bilbao Barandica (ALDE), per iscritto. (ES) Ho votato a favore dell’iniziativa in esame volta ad aiutare i 2 834 lavoratori in esubero della General Motors Belgium a reinserirsi nel mercato del lavoro poiché, a causa della crisi economica e finanziaria globale, l’azienda non è riuscita ad ampliare l’impianto di produzione di Anversa. Accolgo con favore l’accordo raggiunto dalle parti sociali sul pacchetto di misure proposto.

 
  
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  Mara Bizzotto (EFD), per iscritto. − Ho espresso un voto favorevole alla relazione della collega Matera perché le caratteristiche della domanda presentata dal Belgium per la mobilitazione del FEG corrispondono ai requisiti necessari per accedere al fondo stesso. Infatti, i 9 593 931 EUR richiesti per i 2 843 esuberi verificatisi presso l'azienda General Motors e quattro dei suoi fornitori operanti nel settore degli autoveicoli durante il periodo di riferimento di quattro mesi (giugno - ottobre 2010), verranno utilizzati per il singolo reinserimento di questi lavoratori che hanno perso il lavoro a causa del processo di globalizzazione dei mercati mondiali in atto, e in nessun modo verranno erogati all'azienda che ha effettuati i licenziamenti.

 
  
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  David Casa (PPE), per iscritto. − (EN) Il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione è stato istituito per alleggerire la tensione sui lavoratori che risentono delle conseguenze dei cambiamenti strutturali nei flussi di lavoro mondiali. Nel caso della General Motors Belgium, ritengo che le conclusioni della relatrice siano giustificate ed ho quindi deciso di votare a favore del fascicolo in esame.

 
  
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  Maria Da Graça Carvalho (PPE), per iscritto. (PT) Accolgo con favore il lavoro svolto sulla base del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG), non da ultimo per il sostegno all’industria automobilistica che è stata colpita dalla crisi economica e finanziaria. Il mio voto è anche a favore della decisione di mobilitare il FEG per il Belgio, a beneficio dei lavoratori del settore automobilistico, attraverso misure che costituiscono un pacchetto coordinato di servizi personalizzati finalizzati al loro reinserimento nel mercato del lavoro.

 
  
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  Nessa Childers (S&D), per iscritto. − (EN) È importante che quest’Aula mostri l’enorme potenziale del FEAG.

 
  
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  Anne Delvaux (PPE), per iscritto. (FR) In seguito all’enorme ondata di esuberi verificatisi presso la General Motors Belgium e quattro dei suoi fornitori operanti nel settore degli autoveicoli, il 20 dicembre 2010 il Belgio ha presentato una domanda di intervento del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione per contribuire a dare una nuova formazione ai 2 834 lavoratori in esubero. Il Fondo europeo di adeguamento è stato istituito per fornire sostegno supplementare ai lavoratori che perdono il posto a causa dei cambiamenti nel commercio mondiale. Sono lieta che oggi il Parlamento abbia approvato questi aiuti che permetteranno ai lavoratori in esubero di ricevere assistenza, in particolare nella ricerca di un impiego e nella formazione. Si tratta di una buona notizia per le migliaia di famiglie interessate.

 
  
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  Lena Ek, Marit Paulsen, Olle Schmidt e Cecilia Wikström (ALDE), per iscritto. (SV) Ancora una volta abbiamo scelto di sostenere la mobilitazione del Fondo di adeguamento alla globalizzazione dell’Unione europea, questa volta per aiutare circa 2 800 persone che hanno perso il lavoro in Belgio, poiché l’Europa sta ancora subendo gli effetti della crisi economica e situazioni eccezionali richiedono misure eccezionali.

Riteniamo, però, che in futuro dovremo invece utilizzare strumenti già esistenti (in particolare il Fondo sociale europeo) per aumentare le possibilità di trovare occupazione di chi è stato licenziato o è in esubero. Probabilmente, non ci sarà bisogno del Fondo di adeguamento alla globalizzazione nel prossimo esercizio finanziario.

 
  
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  Edite Estrela (S&D), per iscritto. (PT) Ho votato a favore della relazione poiché ritengo che la mobilitazione del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG) sia necessaria nel caso degli esuberi presso la General Motors Belgium e quattro dei suoi fornitori. Andrebbero evidenziati gli sforzi profusi dalle autorità belghe, che hanno presentato una serie di importanti misure volte ad aiutare i lavoratori interessati nella ricerca di occupazione.

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) Il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG) è stato istituito nel 2006 per fornire sostegno supplementare ai lavoratori che risentono delle conseguenze dei grandi cambiamenti strutturali nei flussi commerciali mondiali e permettere loro di rientrare nel mercato del lavoro. Il FEG stato ampliato nel 2009 per comprendere i lavoratori in esubero causa come conseguenza della crisi economica e finanziaria. Questa è la terza richiesta esaminata nel quadro del bilancio 2011 per una importo totale di 9 593 931 euro dal FEG da destinarsi al reinserimento nel mercato del lavoro di 2 834 lavoratori della General Motors Belgium e di quattro suoi fornitori di Anversa. Secondo la Commissione, la domanda soddisfa i criteri di ammissibilità per l’assistenza del FEG e l’istituzione raccomanda all’autorità di bilancio di approvarne la mobilitazione. Il Fondo dovrà essere mobilitato in modo rapido ed efficace per evitare che lunghe attese ai lavoratori che ne dovranno usufruire.

 
  
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  José Manuel Fernandes (PPE), per iscritto. (PT) La relazione in esame riguarda la proposta di decisione del Parlamento e del Consiglio concernente la mobilitazione del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG), ai sensi del punto 28 dell’accordo interistituzionale del 17 maggio 2006 tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sulla disciplina di bilancio e la sana gestione finanziaria. Lo scopo del FEG, istituito nel 2006, è di sostenere i lavoratori che perdono il posto a causa dei cambiamenti strutturali dovuti alla globalizzazione nei flussi commerciali mondiali. Il 20 dicembre 2010 la General Motors Belgium, operante nel settore automobilistico, ha presentato una domanda al FEG essendo stata costretta a licenziare 2 834 lavoratori presso l’impresa principale e quattro suoi fornitori.

L’attuale crisi economica e finanziaria conferisce al FEG un ruolo fondamentale nel mitigare l’impatto sociale del fallimento di molte aziende, spesso provocato dalle politiche economiche aggressive dei mercati emergenti. Questa è la terza richiesta esaminata nel quadro del bilancio 2011 dell’Unione europea. Dato che la richiesta soddisfa i criteri di ammissibilità, concordo con le raccomandazioni del relatore e voto a favore della proposta di decisione in esame.

 
  
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  João Ferreira (GUE/NGL), per iscritto. (PT) Vi sono state richieste di mobilitazione del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG) nei casi di licenziamenti collettivi in Europa. Il caso in esame riguarda la mobilitazione di oltre 9 milioni di euro per il Belgio al fine di fornire assistenza a circa 2 800 lavoratori in esubero nel settore automobilistico. Questa è la terza proposta di mobilitazione del Fondo da esaminare nel quadro del bilancio 2011. Di conseguenza, gli stanziamenti messi a disposizione per l'importo attualmente richiesto lasciano a disposizione fino alla fine del 2011un importo pari a 489 628 679 euro dei 550 milioni del FEG. .

Anche se appoggiamo questa mobilitazione, fondamentale per sostenere i lavoratori coinvolti, vorremmo rinnovare le nostre riserve e critiche in merito al FEG;reputiamo infatti che sarebbe stato più importante aver adottato misure volte a evitare la disoccupazione in primo luogo. A tal fine, è necessario modificare le politiche neoliberali in vigore nell’Unione europea, comprese quelle che insistono sulla deregolamentazione e sulla liberalizzazione del commercio internazionale.

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. (PT) Pur mantenendo la nostra posizione critica sul Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG), poiché riteniamo che sarebbe stato più importante aver adottato misure volte a evitare la disoccupazione in primo luogo, abbiamo comunque votato a favore della mobilitazione del Fondo per fornire assistenza supplementare ai lavoratori colpiti esiti dalle conseguenze delle ristrutturazioni aziendali o della liberalizzazione del commercio internazionale. Il caso in questione riguarda la mobilitazione di oltre 9 milioni di euro per il Belgio per fornire assistenza a circa 2 800 lavoratori in esubero nel settore automobilistico. Questa è la terza richiesta di mobilitazione del Fondo a essere esaminata nel quadro del bilancio 2011.

Di conseguenza, gli stanziamenti messi a disposizione per l'importo attualmente richiesto lasciano a disposizione fino alla fine del 2011un importo pari a 489 628 679 euro dei 550 milioni del FEG. È molto indicativo che poco più di 10 milioni di euro dei fondi previsti siano stati usati in un periodo in cui la crisi sociale e finanziaria si sta aggravando e questo dimostra, di per sé la necessità di rivedere quantomeno le norme che regolano il Fondo.

 
  
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  Monika Flašíková Beňová (S&D), per iscritto. – (SK) Il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG) è stato istituito per fornire un sostegno adeguato ai lavoratori che risentono delle conseguenze dei grandi cambiamenti strutturali nei flussi commerciali mondiali. Come stabilito dall’accordo interistituzionale sulla disciplina di bilancio e la sana gestione finanziaria, il Fondo non può non può superare un importo annuo massimo di 500 milioni di euro. Nell’aprile 2011 la Commissione ha adottato una proposta sulla mobilitazione del FEG a favore del Belgio al fine di sostenere il reinserimento nel mercato del lavoro dei lavoratori licenziati a causa della crisi economica e finanziaria. La valutazione della Commissione si è basata sull’esame del legame tra gli esuberi e i grandi cambiamenti strutturali nei flussi commerciali mondiali o la crisi finanziaria. In base alla valutazione della Commissione, la domanda soddisfa i criteri di ammissibilità per richiedere il sostegno finanziario e, a mio parere, è giusto appoggiare la richiesta. La dichiarazione comune del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione, adottata nella riunione del 2008, ha confermato l'importanza di garantire una procedura rapida, nel rispetto dell'accordo interistituzionale, per l'adozione delle decisioni relative alla mobilitazione del Fondo.

 
  
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  Juozas Imbrasas (EFD), per iscritto. (LT) Accolgo con favore la relazione in esame poiché il Belgio ha richiesto assistenza in relazione a 2 834 esuberi (tutti ammessi all’assistenza) presso la General Motors Belgium, impresa principale, e presso quattro dei suoi fornitori, operanti nel settore degli autoveicoli nella regione NUTS II di Anversa in Belgio. Il 20 dicembre 2010, il Belgio ha presentato una domanda di intervento del FEG relativamente agli esuberi dell’impresa General Motors Belgium e quattro suoi fornitori e ha fornito ulteriori informazioni in merito fino al 24 gennaio 2011. La domanda è conforme ai requisiti per la determinazione dei contributi finanziari stabiliti all'articolo 10 del regolamento (CE) n. 1927/2006. La Commissione propone quindi di stanziare un importo pari a 9 593 931 euro.

 
  
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  Giovanni La Via (PPE), per iscritto. − Onorevole presidente, cari colleghi, ho votato a favore della mobilitazione del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG) a favore del Belgium perché credo che questo strumento rappresenti una valida risorsa di sostegno ai lavoratori in difficoltà a causa della crisi economica. Come più volte ribadito, dal 2006 il FEG fornisce un aiuto concreto per quei lavoratori europei che subiscono un licenziamento per cause legate alla delocalizzazione delle relative aziende o, a seguito della deroga introdotta nel 2009, anche a causa della crisi economica, al fine di provvedere al loro reinserimento nel mercato del lavoro. La votazione odierna riguardava una richiesta di supporto relativa a 2834 esuberi, tutti ammessi all'assistenza del Fondo, presso la General Motors Belgium e quattro dei suoi fornitori, operanti nel settore degli autoveicoli nella regione NUTS II di Anversa, durante il periodo di riferimento di quattro mesi, dal 14 giugno al 14 ottobre 2010, per un importo totale finanziato di 9 593 931 euro.

 
  
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  Clemente Mastella (PPE), per iscritto. − Il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG) è stato creato per fornire sostegno supplementare ai lavoratori che risentono delle conseguenze dei grandi cambiamenti strutturali nei flussi commerciali mondiali.

Al fine di sostenere il reinserimento nel mercato del lavoro dei lavoratori licenziati a causa della crisi finanziaria ed economica globale, che ha colpito in particolare la "General Motors Belgium", è stata adottata dalla Commissione una nuova proposta di decisione sulla mobilitazione del FEG a favore del Belgium. A questo proposito si è fatto particolare riferimento alla natura imprevista degli esuberi e all'impatto di questi ultimi sull'occupazione locale, regionale o nazionale.

Ricordiamo che il FEG è stato creato quale strumento specifico e distinto, con obiettivi e scadenze proprie, e che è pertanto giustificata un'apposita dotazione che eviti di procedere a storni da altre linee di bilancio, un'operazione che potrebbe essere pregiudizievole per il conseguimento degli obiettivi delle varie politiche.

Riteniamo che la domanda soddisfi i criteri di ammissibilità stabiliti dal regolamento FEG e raccomandiamo di approvarla dando il nostro parere positivo. Resta indispensabile, però, una revisione del regolamento FEG per affrontare il problema delle multinazionali, la cui ristrutturazione o trasferimento provoca esuberi e, di conseguenza, l'intervento del Fondo di adeguamento.

 
  
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  Jean-Luc Mélenchon (GUE/NGL), per iscritto. (FR) Mi sono astenuto dalla votazione per rispetto nei confronti dei lavoratori belgi dello stabilimento Opel di Anversa, che sono stati sacrificati in nome della sacrosanta globalizzazione. Nella situazione in cui sono precipitati a causa delle politiche neoliberali promosse dall’Unione europea, si potrebbe votare contro la misera somma che le elite europee stanno concedendo loro. Nondimeno, anche quel poco che si sta assegnando può alleviare le difficoltà. Questo non rende meno inaccettabili i principi sui quali si basa il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione, che appoggia le delocalizzazioni effettuate dall’impresa statunitense General Motors e acconsente alla sete di profitto delle multinazionali e dei loro capi miliardari. I fondi usati per aiutare i lavoratori andrebbero sottratti da questi profitti anziché dalle risorse dei contribuenti europei.

 
  
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  Alexander Mirsky (S&D), per iscritto. − (EN) È noto che la mobilitazione del Fondo di adeguamento riguarda 2 834 esuberi (tutti ammessi all’assistenza) presso la General Motors Belgium, impresa principale, e presso quattro dei suoi fornitori, operanti nel settore degli autoveicoli nella regione di Anversa durante il periodo di riferimento di quattro mesi, dal 14 giugno al 14 ottobre 2010. I lavoratori in esubero riceveranno quindi assistenza sottoforma di misure personalizzate sostenute dal Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione, che mobiliterà 9,59 milioni di euro a questo scopo. Non sono contrario alla mobilitazione dell’assistenza finanziaria per i lavoratori belgi in esubero, ma ritengo che le norme di applicazione del Fondo debbano essere modificate al fine di rendere disponibile l’assistenza per gli Stati membri meno sviluppati dell’Unione europea.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI), per iscritto. (DE) Il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG) riceve fondi per 500 milioni di euro l’anno per fornire sostegno finanziario ai lavoratori colpiti dai grandi cambiamenti strutturali nei flussi del commercio mondiale. Si stima che ogni anno dai 35 000 ai 50 000 lavoratori potrebbero usufruire di tale sostegno. I fondi possono essere utilizzati per finanziare servizi per la ricerca di un nuovo impiego, per la formazione su misura, l’assistenza per diventare lavoratore autonomo o per avviare un’impresa, per la mobilità e il sostegno ai lavoratori svantaggiati o più anziani. I 2 834 esuberi si sono verificati presso l’azienda di produzione automobilistica General Motors Belgium, con ulteriori esuberi in quattro dei suoi fornitori e per questo il FEG mobiliterà un importo di 9 593 931 euro per il Belgio. Ho votato a favore della relazione perché si tratta esattamente dello scopo del Fondo.

 
  
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  Franz Obermayr (NI), per iscritto. (DE) Il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione è stato istituito per sostenere i lavoratori che risentono delle conseguenze dei licenziamenti o di altri cambiamenti dovuti alla globalizzazione nella competizione internazionale. Mi compiaccio del fatto che, in seguito alle reiterate richieste del Parlamento, il bilancio presenta stanziamenti di pagamento pari a 47 608 950 EUR alla linea di bilancio FEG. Per tale motivo, ho votato a favore della relazione.

 
  
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  Rolandas Paksas (EFD), per iscritto. (LT) Gli stanziamenti del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG) devono essere impiegati in modo mirato ed efficace. L’assistenza finanziaria va concessa il prima possibile, in particolare quando vi sono migliaia di esuberi presso una sola azienda. Eventuali ritardi nel fornire assistenza finanziaria possono avere conseguenze particolarmente gravi e complesse ed è pertanto fondamentale mobilitare il FEG rispondendo tempestivamente alla richiesta dello Stato membro. I lavoratori in esubero e le loro famiglie subiscono danni morali e materiali incalcolabili: innanzi tutto, incontrano serie difficoltà nel reinserirsi nel mercato del lavoro e non hanno opportunità di studio o di nuova formazione. È, quindi, molto importante garantire loro una rapida assistenza finanziaria al fine di potersi reintegrare in modo adeguato nel mercato del lavoro. Considerata l’importanza di tale assistenza finanziaria, accolgo con favore la proposta di stanziamento di fondi dal FEG per il Belgio a seguito degli esuberi collettivi verificatisi presso la General Motors Belgium. Mi rivolgo anche agli altri Stati membri dove, a causa della crisi finanziaria, si stanno verificando esuberi affinché richiedano immediatamente assistenza finanziaria per attutire le conseguenze negative, affrontare le questioni relative all’occupazione e promuovere il mantenimento e la creazione di posti di lavoro.

 
  
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  Alfredo Pallone (PPE), per iscritto. − Cari Colleghi, purtroppo ancora una volta siamo chiamati a votare sulla mobilitazione del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione. Dico purtroppo, perché un intervento di questo tipo presuppone una situazione di seria difficoltà. D'altro canto, però, dobbiamo plaudire a questo strumento, in quanto consente di portare ossigeno a situazioni di grave crisi che rischierebbero di mettere in serie pericolo settori industriali e soprattutto il destino di molti lavoratori. Sono d'accordo allo stanziamento e all'utilizzo del Fondo, tuttavia, questo non può che rappresentare una misura temporanea che deve essere supportata da una strategia di lungo periodo volta a sostenere l'economia europea per far si che possa essere al passo con un mercato globalizzato come quello in cui viviamo.

 
  
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  Maria do Céu Patrão Neves (PPE), per iscritto. (PT) Il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG) è stato istituito per fornire sostegno supplementare ai lavoratori che risentono delle conseguenze dei grandi cambiamenti strutturali nei flussi commerciali mondiali. Il 14 aprile 2011 la Commissione ha adottato una nuova proposta di decisione sulla mobilitazione del FEG a favore del Belgio al fine di sostenere il reinserimento nel mercato del lavoro dei lavoratori licenziati a causa della crisi finanziaria ed economica globale. La domanda in esame, la terza nel quadro del bilancio 2011, si riferisce alla mobilitazione del FEG per un importo totale di 9 593 931 euro per il Belgio. Essa riguarda 2 834 esuberi, tutti ammessi all'assistenza del Fondo, presso la General Motors Belgium, impresa principale, e quattro dei suoi fornitori. Poiché la domanda soddisfa tutti i criteri di ammissibilità per mobilitare questo meccanismo di aiuto finanziario, ho votato a favore della relazione in esame.

 
  
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  Aldo Patriciello (PPE), per iscritto. − Care colleghe e cari colleghi, il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG) è stato istituito per fornire sostegno supplementare ai lavoratori che risentono delle conseguenze dei grandi cambiamenti strutturali nei flussi commerciali mondiali. Il 14 aprile 2011 la Commissione ha adottato una nuova proposta di decisione sulla mobilitazione del FEG a favore del Belgium, al fine di sostenere il reinserimento nel mercato del lavoro di 2.834 lavoratori, in esubero nell'azienda primaria di General Motors Belgium e quattro dei suoi fornitori che operano nel settore automobilistico di Anversa. La valutazione della Commissione si è basata sull'esame di alcuni elementi come: il legame tra gli esuberi e i grandi cambiamenti strutturali nei flussi commerciali mondiali; la crisi finanziaria; la natura imprevista degli esuberi in questione; la dimostrazione del numero degli esuberi; la spiegazione della natura imprevista di tali esuberi; l'identificazione delle imprese che hanno operato licenziamenti e dei lavoratori ammessi all'assistenza; il territorio in questione con le rispettive autorità e soggetti interessati; l'impatto degli esuberi sull'occupazione locale, regionale o nazionale; il pacchetto coordinato di servizi personalizzati da finanziare. Affinché si abbia il reinserimento nel mercato del lavoro di queste persone, esprimo il mio voto favorevole alla proposta in questione.

 
  
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  Jacek Protasiewicz (PPE), per iscritto. − (EN) Ho votato a favore della relazione in esame perché sostiene la proposta della Commissione di mobilitare il FEG a favore del Belgio per aiutare 2 834 lavoratori in esubero presso la General Motors Belgium, impresa principale, a trovare occupazione; questo è in linea con la mia posizione e con quella del gruppo PPE. La relazione inoltre puntualizza giustamente si indica correttamente che il bilancio 2011 prevede per la prima volta stanziamenti di pagamento (47 608 950 euro) alla linea di bilancio FEG. Questo significa che il FEG è stato riconosciuto quale strumento specifico e distinto con obiettivi e scadenze proprie ed è pertanto giustificata un’apposita dotazione che premetta di raggiungere tutti gli scopi e gli obiettivi ad esso attribuiti e che eviti di procedere a storni da altre linee di bilancio, un'operazione che potrebbe essere pregiudizievole per il conseguimento degli obiettivi delle varie politiche. Sostengo anche la richiesta del relatore di affrontare, nell’imminente revisione del regolamento FEG, il problema delle multinazionali, la cui ristrutturazione e delocalizzazione nel corso dei grandi cambiamenti strutturali nel commercio mondiale si ripercuotono, specialmente in tempi di crisi finanziaria, sui lavoratori, che ne subiscono più degli altri le conseguenze. Di qui, la necessità dell’intervento del FEG.

 
  
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  Robert Rochefort (ALDE), per iscritto. (FR) Lo scopo del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione è sostenere i lavoratori che risentono delle conseguenze dei grandi cambiamenti strutturali nel commercio mondiale e aiutarli a reinserirsi nel mercato del lavoro. Proprio in considerazione di questo è necessario offrire aiuti in tempi rapidi ai 2 834 lavoratori in esubero presso la General Motors nella regione di Anversa. Dobbiamo sostenere la proposta del Parlamento di mobilitare 9 593 931 euro, fornendo specifici servizi personalizzati quali assistenza nella ricerca di occupazione, nella formazione per i colloqui di lavoro, nell’assistenza per il lavoro autonomo e nella formazione professionale individuale. Di fronte alle conseguenze della crisi economica e finanziaria, l’Europa deve restare unita e dare prova di solidarietà e deve quindi rispondere alla richiesta del Belgio. Nondimeno, gli aiuti europei non dovrebbero sollevare le imprese dalle proprie responsabilità e dagli sforzi necessari per adattare le loro strategie alle attuali sfide.

 
  
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  Raül Romeva i Rueda (Verts/ALE), per iscritto. − (EN) Favorevole. Richiediamo alle istituzioni interessate di compiere gli sforzi necessari per accelerare la mobilitazione del FEG. Apprezziamo a tale proposito la procedura perfezionata messa in atto dalla Commissione, dando seguito alla richiesta del Parlamento di accelerare la concessione dei contributi al fine di presentare all'autorità di bilancio la valutazione della Commissione sull'ammissibilità di una domanda FEG congiuntamente alla proposta di mobilitazione del FEG. Auspichiamo l'introduzione di ulteriori miglioramenti procedurali nel quadro della prossima revisione del FEG. Ricordiamo l'impegno delle istituzioni volto a garantire una procedura agevole e rapida per l'adozione delle decisioni relative alla mobilitazione del FEG, apportando un aiuto specifico, una tantum e limitato nel tempo, ai lavoratori in esubero a causa della globalizzazione e della crisi finanziaria ed economica. Rileviamo il ruolo che il FEG può svolgere ai fini del reinserimento dei lavoratori in esubero nel mercato del lavoro; tuttavia, chiede una valutazione dell'integrazione a lungo termine di tali lavoratori nel mercato del lavoro, quale risultato diretto delle misure finanziate dal FEG.

 
  
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  Licia Ronzulli (PPE), per iscritto. − Il 14 aprile 2011 la Commissione ha adottato una proposta di decisione sulla mobilitazione del FEG a favore del Belgium, al fine di sostenere il reinserimento nel mercato del lavoro dei lavoratori licenziati a causa della crisi finanziaria ed economica globale. Il parere espresso oggi riguarda 2 834 esuberi, tutti ammessi all'assistenza del Fondo, presso la "General Motors Belgium", impresa principale, e quattro dei suoi fornitori, operanti nel settore degli autoveicoli. In base alla valutazione della Commissione, la domanda soddisfa i criteri di ammissibilità stabiliti dal regolamento FEG e l'Istituzione ha raccomandato all'autorità di bilancio di approvarla. Il Parlamento ha espresso oggi parere favorevole.

 
  
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  Bart Staes (Verts/ALE), per iscritto. (NL) Gli ex impiegati e i quattro fornitori della Opel di Anversa sono ancora adirati per il trattamento riservato loro dalla GM. La Opel di Anversa era un’azienda automobilistica di assemblaggio moderna e affermata, ma la GM ha deciso, con molta arroganza, di tagliare 2 834 posti di lavoro. Anversa non ha avuto altre possibilità, malgrado i molti tentativi di trovare un acquirente. Il Belgio ha giustamente richiesto l’assistenza del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG), istituito al fine di fornire sostegno supplementare ai lavoratori che risentono dalle conseguenze dei grandi cambiamenti strutturali nei flussi commerciali mondiali. In seguito alla opinione favorevole della Commissione, il Parlamento europeo oggi ha giustamente deciso di rendere disponibile un importo pari a 9 593 931 euro dal FEG al fine di ridurre l’impatto sui lavoratori obbligatoriamente in esubero. Mi compiaccio del fatto che quest’Aula oggi affermi in modo esplicito la mancanza da parte dell’amministrazione di Opel della volontà di adattarsi ai cambiamenti in atto. Il Parlamento è anche giustamente critico sul modo in cui gli Stati membri in questione hanno gestito la crisi di Opel. Nei diversi piani di ripresa nazionali è mancato il coordinamento sulle misure di lungo termine per sostenere il settore. Tutto ciò lascia un sapore particolarmente amaro in bocca.

 
  
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  Nuno Teixeira (PPE), per iscritto. (PT) Il regolamento (CE) n. 1927/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 dicembre 2006 istituisce il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione con l’obiettivo di sostenere i lavoratori che perdono il lavoro a causa dei cambiamenti strutturali nell’economia globale. Con uno stanziamento di 500 milioni di euro per il 2011, la Commissione ritiene opportuno destinare 9 593 391 euro al Belgio affinché possa affrontare rispettivamente gli esuberi di General Motors Belgium e di quattro suoi fornitori e fabbricanti nella regione di Anversa. Ritengo che il FEG debba finanziare misure efficaci per il reinserimento nel mercato del lavoro dei 2 834 lavoratori in esubero, consentendo loro di apprendere nuove competenze per adattarsi alle nuove condizioni di lavoro che dovranno affrontare. Ritengo inoltre che le istituzioni europee debbano accelerare la mobilitazione del FEG per il Belgio dato che lo Stato membro garantisce l’integrazione nella vita produttiva dei lavoratori in esubero a causa della globalizzazione. Sottolineo anche che il FEG non deve sostituirsi a General Motors Belgium per le responsabilità legali e finanziarie, ma piuttosto deve costituire un sostegno supplementare riconosciuto dall’Unione europea per limitare i problemi sociali che questi lavoratori affronteranno.

 
  
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  Silvia-Adriana Ţicău (S&D), per iscritto. – (RO) Ho votato a favore della proposta di decisione sulla mobilitazione del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG) per quanto riguarda l’azienda General Motors Belgium, situata nella regione di Anversa e impegnata nella produzione di impianti e macchinari.

In seguito ai 2 834 esuberi del 20 dicembre 2010, il Belgio ha presentato domanda di mobilitazione del FEG per gli esuberi verificatisi presso la General Motors Belgium e quattro dei suoi fornitori. Tra il 14 giugno e il 14 ottobre 2010 si sono verificati 1 336 esuberi, mentre altri 1 498 si sono verificati prima o dopo il periodo in questione.

A causa della crisi economica e finanziaria, l’Europa ha dovuto affrontare un crollo nella domanda di veicoli passeggeri e commerciali, con un forte calo nella produzione di autoveicoli. Rispetto al 2008, nel 2009 in Belgio si è registrato un calo del 23,8 per cento nell’assemblaggio di autoveicoli e un calo del 34,8 per cento nella produzione di veicoli passeggeri.

Devo sottolineare l’importante ruolo svolto dal FEG al fine del reinserimento dei lavoratori in esubero nel mercato del lavoro. Esorto a effettuare una valutazione dell’integrazione a lungo termine di tali lavoratori nel mercato del lavoro quale risultato diretto delle misure finanziate dal FEG. Il Fondo dovrebbe essere usato equamente da tutti gli Stati membri.

 
  
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  Marie-Christine Vergiat (GUE/NGL), per iscritto. (FR) Una maggioranza molto ampia del Parlamento europeo ha approvato la relazione Matera che richiede la mobilitazione di un importo di 9,5 milioni di euro dal Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione per la chiusura della fabbrica di General Motors (GM) - Opel ad Anversa, in Belgio. Ho votato contro la relazione perché finanzia il licenziamento di 2 834 dipendenti da un’azienda che ha ricevuto un prestito di 5 miliardi di dollari dalle autorità statunitensi nell’estate del 2010. Inoltre, la vendita di molti marchi commerciali ha permesso all’azienda di superare le difficoltà finanziarie già nell’autunno 2010 e di tornare a essere quotata in borsa nel novembre 2010. Le autorità europee, nazionali e regionali, accettando la mobilitazione di fondi pubblici per attutire la chiusura di una fabbrica che non produce niente altro che licenziamenti, rinunciano ai propri poteri. La decisione è tanto più inaccettabile in quanto è stata presa in un momento in cui l’Unione europea e i suoi Stati membri stanno adottando misure di austerità e di riduzione della spesa che alimenteranno la recessione economica, lo smantellamento dei servizi pubblici, la disoccupazione, la precarietà dei posti di lavoro, i tagli salariali e le ineguaglianze sociali.

 
  
  

Relazione Casini (A7-0197/2011)

 
  
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  Luís Paulo Alves (S&D), per iscritto. (PT) Voto a favore della relazione in esame perché la nuova versione dell’articolo 51 proposta è volta a ottenere tre obiettivi importanti: il primo è rendere la misura più leggibile e quindi più adatta all’uso; il secondo è ridefinire le condizioni per l’applicazione della norma; il terzo è determinarne la sostanza normativa.

 
  
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  Alfredo Antoniozzi (PPE), per iscritto. − La relazione del collega Casini affronta e contribuisce positivamente alla risoluzione dei problemi legati all'interpretazione ed applicazione dell'art. 51 del Regolamento del Parlamento Europeo. Condivido in pieno il parere del collega Casini, non era sufficiente fare riferimento alla sola interpretazione ed agli orientamenti intesi a facilitare la sua attuazione. Le condizioni preposte all'applicazione della procedura con riunioni congiunte delle commissioni e con votazione congiunta, in particolare mi riferisco ai criteri della "competenza e grande rilevanza" della materia trattata, sono chiari ed adatti ad eliminare le incertezze giuridiche fin'ora esistenti. Mi complimento per il buon lavoro svolto e mi auguro che questa relazione possa facilitare i lavori del Parlamento attraverso un maggiore utilizzo di questa procedura.

 
  
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  Izaskun Bilbao Barandica (ALDE), per iscritto. (ES) Ho votato a favore della relazione perché l’emendamento dell’articolo 51 che si sta vagliando, oltre a costituire un metodo di collaborazione innovativo tra le diverse commissioni, renderà l’articolo più semplice da comprendere e quindi da applicare. Chiarisce inoltre le condizioni necessarie per la sua applicazione e ne determina la sostanza normativa.

 
  
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  Mara Bizzotto (EFD), per iscritto. − La relazione propone la modifica dell’art. 51, dopo che la Conferenza dei Presidenti aveva sollevato il problema relativo alle prescrizioni del regolamento riguardanti le riunioni congiunte tra Commissioni. La relazione presenta un’ipotesi di modifica del regolamento secondo cui le condizioni per l’applicazione dell’art. 51 vengono verificate con maggiore attenzione e secondo criteri più stringenti anche dalla Conferenza dei Presidenti. Il fatto che le riunioni congiunte abbiano luogo solo se si tratta di questioni di grande rilevanza assicurerà che non ci sia una applicazione ingiustamente estensiva di una procedura che per natura risulta straordinaria. Voto a favore della relazione Casini.

 
  
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  Edite Estrela (S&D), per iscritto. (PT) Ho votato a favore della relazione poiché introduce significativi miglioramenti nella cooperazione tra commissioni nell’ambito della necessaria riforma parlamentare. La proposta risponde alle domande implicite sulla competenza di una commissione in caso di questioni legislative che rivestono una grande importanza, adeguandosi nel contempo ai principi di uguaglianza e di cooperazione.

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) Il regolamento interno del Parlamento, modificato nel maggio 2009, prevede ora una nuova procedura di riunioni congiunte delle commissioni parlamentari nei casi in cui una questione non rientri chiaramente nelle competenze di una singola commissione. Malgrado la piena integrazione del nuovo regolamento, la commissione per gli affari costituzionali è stata incaricata di chiarire e consolidare il contenuto di tale disposizione affinché sia più immediatamente comprensibile, in particolare nel quadro della procedura legislativa ordinaria. È ovvio che una divisione nelle competenze delle commissioni crei zone di sovrapposizione difficili da attribuire; ritengo quindi che tale chiarimento costituisca un passo positivo e che la nuova formulazione proposta consentirà maggiore coerenza nell’uso dell’articolo 51 del regolamento interno.

 
  
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  José Manuel Fernandes (PPE), per iscritto. (PT) La proposta di relazione in esame riguarda le modifiche all’articolo 51 del regolamento interno del Parlamento, a seguito sia della creazione di un gruppo di lavoro con il compito di effettuare una revisione del regolamento interno, sia di una decisione della Conferenza dei presidenti. Il 6 maggio 2009 il Parlamento ha proceduto alla revisione del proprio regolamento interno e ha definito all'articolo 51 una nuova “procedura con riunioni congiunte delle commissioni” al fine di ottimizzare le procedure relative all’approvazione di argomenti che vanno oltre le competenze di una singola commissione, in modo che si presenti in plenaria una sola relazione che rifletta la posizione di tutte le commissioni interessate. L’esame di un progetto di orientamenti per la cooperazione tra commissioni conformemente all’articolo 51, condotto dalla Conferenza dei presidenti di commissione, ha portato a una richiesta di valutazione alla commissione per gli affari costituzionali da parte del presidente della Conferenza. La proposta chiarisce le questioni in oggetto e rimanda la sua adozione alla plenaria, tenendo conto del regolamento interno in vigore. Concordo, pertanto, con la raccomandazione del relatore di considerare la “commissione paritetica” come “commissione responsabile” nell’ambito del regolamento interno.

 
  
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  Monika Flašíková Beňová (S&D), per iscritto. – (SK) Durante la precedente legislatura, la Conferenza dei presidenti ha istituito un gruppo di lavoro sulla riforma parlamentare incaricato di rivedere il funzionamento del Parlamento e di suggerire possibili miglioramenti. Nel quadro del capitolo dedicato alla cooperazione tra commissioni, il gruppo di lavoro ha proposto non solo di rafforzare la posizione della commissione associata nella procedura con le commissioni associate, ma anche di sviluppare una nuova forma di cooperazione tra commissioni, definita nel nuovo articolo 51. Il ragionamento sotteso alla proposta era che, in casi particolari, quando una questione legislativa che riveste una grande importanza non ricade chiaramente nella competenza di una singola commissione, può essere divisa equamente tra due o più commissioni.. La soluzione a un conflitto di competenze deve basarsi sui principi di parità e cooperazione. I membri delle commissioni interessate dovrebbero quindi votare congiuntamente sugli emendamenti presentati alla proposta legislativa. Di conseguenza, in plenaria verrebbe presentata una sola relazione più equilibrata. A mio parere, agevolare l’applicazione di questo processo richiede più di una semplice interpretazione del regolamento interno o degli orientamenti e sottende una importante questione procedurale che va decisa in plenaria con una votazione a maggioranza. Dobbiamo ottenere disposizioni più comprensibili che, proprio per questo, avranno maggiori possibilità di essere attuate.

 
  
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  Juozas Imbrasas (EFD), per iscritto. (LT) Il ragionamento sotteso alla proposta è che, in casi particolari, quando una questione legislativa che riveste una grande importanza non ricade chiaramente nella competenza di una singola commissione, ma è piuttosto divisa equamente tra due o più commissioni, la soluzione a un conflitto di competenze dovrebbe basarsi sui principi di parità e cooperazione. Le commissioni coinvolte dovrebbero riunirsi congiuntamente in modo che possano scambiarsi delle opinioni in anticipo e che le maggioranze e le minoranze in seno alle commissioni siano più chiare. I membri delle commissioni interessate dovrebbero quindi votare congiuntamente sugli emendamenti presentati alla proposta legislativa. Di conseguenza, in plenaria verrebbe presentata una sola relazione più equilibrata. Ho pertanto accolto con favore la proposta in esame.

 
  
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  Clemente Mastella (PPE), per iscritto. − Appoggiamo questa modifica del regolamento del Parlamento europeo che prevede che la Conferenza dei Presidenti, nel caso di una questione legislativa di grande rilevanza, possa decidere di applicare una procedura con riunioni congiunte delle commissioni parlamentari e con votazione congiunta. Ciò, però, solo nel caso in cui la materia rientri, in modo imprescindibile, nelle competenze di più commissioni e che si tratti di una questione di grande rilevanza. Tale modifica, infatti, deve mirare a sottolineare l'eccezionalità della procedura e trova giustificazione, tra l'altro, nell'onere amministrativo e tecnico che essa comporta. Riteniamo, infatti, che tutto ciò possa facilitare, in una fase iniziale, uno scambio di argomenti tra commissioni interessate e che possa essere utile anche a preparare il terreno in casi di maggiore importanza per i voti in plenaria.

 
  
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  Alexander Mirsky (S&D), per iscritto. − (EN) Il regolamento interno del Parlamento europeo dovrebbe sempre avere tre obiettivi: rendere la disposizione più leggibile e quindi più adatta all’uso; ridefinire le condizioni per l’applicazione della norma; determinarne la sostanza normativa. Concordo pienamente con il relatore.

 
  
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  Alfredo Pallone (PPE), per iscritto. − Cari colleghi, ho votato a favore della relazione dell'Onorevole Casini sulla modifica dell'articolo 51 del regolamento del Parlamento perché tale modifica è il risultato di un lavoro di sintesi della normativa che rende più chiaro il campo di applicazione dell'articolo 51. Il nuovo testo alleggerisce un articolo togliendo riferimenti ad altri articoli e regolamentando per bene la prassi per cui 2 commissioni possono riunirsi in seduta congiunta solo per temi importanti che rispecchiano interessi comuni. Lo scopo della modifica consiste quindi nel creare la possibilità per le commissioni interessate di procedere a uno scambio di argomenti per preparare il terreno per un dibattito. Le commissioni congiunte diventano quindi per tale procedura competenti per merito ai sensi del regolamento.

 
  
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  Maria do Céu Patrão Neves (PPE), per iscritto. (PT) Durante la precedente legislatura, la Conferenza dei presidenti ha istituito un gruppo di lavoro sulla riforma parlamentare incaricato di rivedere il funzionamento del Parlamento e di suggerire possibili miglioramenti. Nell’ambito di tale processo, è stata sviluppata una nuova forma di cooperazione tra commissioni, definita nel nuovo articolo 51. Sono stati sollevati dubbi sulla realizzazione di questa nuova forma di cooperazione tra commissioni e riferiti alla commissione per gli affari costituzionali, la quale ritiene che non si tratti di un semplice problema di interpretazione, bensì di un’importante questione procedurale che è da dirimere attraverso un voto in Aula alla maggioranza applicabile in materia di regolamento, vale a dire la maggioranza dei membri. Condivido la versione presentata, che rende il regolamento più chiaro e di più facile utilizzo; ho quindi votato a favore dell’emendamento.

 
  
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  Aldo Patriciello (PPE), per iscritto. − Care colleghe e cari colleghi, Affinché si possa creare la possibilità per le commissioni interessate di procedere a uno scambio di argomenti in una fase precoce e di "preparare il terreno" in casi di maggiore importanza per la plenaria. Risulta indispensabile la modifica dell'articolo 51, affinché: si possa rendere la disposizione più leggibile e quindi più adatta all’uso; ridefinire le condizioni per l’applicazione della norma e determinarne la sostanza normativa. Per raggiungere questi scopi le due condizioni devono essere presentate in modo chiaro e immediatamente comprensibile. Bisogna che la materia rientri in modo inscindibile nella competenza di più commissioni, e infine bisogna determinare quali sono le conseguenze pratiche della sua applicazione, ai fini dello svolgimento della procedura legislativa. Le commissioni congiunte diventano quindi per tale procedura "commissione competente per il merito" ai sensi del regolamento. Affinché ci sia la modifica dell'articolo 51 del regolamento del Parlamento europeo, relativo alle procedure con riunioni congiunte di commissioni, esprimo il mio voto favorevole alla proposta in oggetto.

 
  
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  Raül Romeva i Rueda (Verts/ALE), per iscritto. − (EN) Durante la precedente legislatura, la Conferenza dei presidenti ha istituito un gruppo di lavoro sulla riforma parlamentare incaricato di rivedere il funzionamento del Parlamento e di suggerire possibili miglioramenti. Nel quadro del capitolo dedicato alla cooperazione tra commissioni, il gruppo di lavoro ha proposto non solo di rafforzare la posizione della commissione associata nella procedura con le commissioni associate (ex articolo 47 ora articolo 50 del regolamento), ma anche di sviluppare una nuova forma di cooperazione tra commissioni, definita nel nuovo articolo 51. Il ragionamento sotteso alla proposta era che, in casi particolari, quando “una questione legislativa che riveste una grande importanza non ricade chiaramente nella competenza di una singola commissione, ma è piuttosto divisa equamente tra due o più commissioni […] la soluzione a un conflitto di competenze dovrebbe basarsi sui principi di parità e cooperazione. Le commissioni coinvolte dovrebbero riunirsi congiuntamente in modo che tutti i membri di tali commissioni possano scambiarsi delle opinioni in anticipo e che le maggioranze e le minoranze in seno alle commissioni siano più chiare. I membri delle commissioni interessate dovrebbero quindi votare congiuntamente sugli emendamenti presentati alla proposta legislativa. Di conseguenza, in plenaria verrebbe presentata una sola relazione più equilibrata”.

 
  
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  Licia Ronzulli (PPE), per iscritto. − La relazione sostiene la proposta di modifica dell'articolo 51 del regolamento in merito alla procedura con riunioni congiunte delle commissioni. Effettivamente, i conflitti testuali dell'articolo non sono risolvibili mediante una mera interpretazione, data la rilevanza della questione procedurale.

La nuova formulazione presenta in modo chiaro e immediatamente comprensibile le condizioni per procedere alle riunioni congiunte, eliminando i rimandi ad altre norme del regolamento. Inoltre, la ridefinizione di tali condizioni trova giustificazione nell'onere tecnico e amministrativo che tale procedura implica. Infine, l'obiettivo comunemente riconosciuto delle riunioni congiunte di scambiarsi preventivamente argomenti e opinioni per "preparare il terreno" in plenaria a questioni di maggiore importanza è conseguibile solo se le commissioni rimangono congiuntamente competenti per il merito in tutti gli stadi dell'iter fino all'adozione dell'atto.

 
  
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  Angelika Werthmann (NI), per iscritto. (DE) La versione dell’articolo 51 del regolamento interno del Parlamento europeo proposta costituisce un tentativo di far rientrare all’interno di un unico quadro normativo la futura cooperazione tra diverse commissioni parlamentari. La proposta si basa sui principi di parità e cooperazione. Ho votato a favore.

 
  
  

Relazione Speroni (A7-0242/2011)

 
  
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  Luís Paulo Alves (S&D), per iscritto. (PT) Esprimo un voto favorevole per amor di trasparenza e per agire senza che il sistema giuridico ponga alcun ostacolo.

 
  
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  Mara Bizzotto (EFD), per iscritto. – La relazione e i lavori in Commissione giuridica rendono abbastanza evidente come non si abbiano mezzi per ritenere che le autorità rumene agiscano contro l’On. Severin con intento persecutorio; nonostante l’atteggiamento della fittizia agenzia di consulenza susciti dubbi in merito alla correttezza del comportamento da parte degli operatori dell’informazione, rimane il fatto che il caso in esame non sembra rientrare nelle fattispecie in cui l’immunità possa legittimamente essere fatta valere. Voto a favore della revoca dell’immunità.

 
  
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  Anne Delvaux (PPE), per iscritto. (FR) Il Parlamento europeo ha votato in favore della revoca dell’immunità parlamentare dell’onorevole Severin, europarlamentare rumeno, e a giusto titolo. Dopo che è stato ipotizzato un presunto reato di corruzione in seguito alla pubblicazione, in marzo, di alcuni articoli sul Sunday Times (mi riferisco allo scandalo sulla corruzione che ha sconvolto il Parlamento), la Direzione nazionale anticorruzione rumena ha avviato un procedimento penale contro l’onorevole Severin, accusato di aver accettato l'offerta di un pagamento di 100 000 euro da parte di rappresentanti di una sedicente società di consulenza istituita dal Sunday Times in cambio del suo sostegno al Parlamento europeo a favore di un progetto di emendamento alla direttiva relativa ai sistemi di garanzia dei depositi. Seguiranno sviluppi.

 
  
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  José Manuel Fernandes (PPE), per iscritto. (PT) La relazione in questione riguarda la richiesta di revoca dell’immunità parlamentare dell’onorevole Severin, deputato rumeno al Parlamento europeo, a seguito del procedimento penale avviato il 21 marzo 2011 dalla Direzione nazionale anticorruzione rumena sulla base dell'informazione secondo cui lo stesso avrebbe ricevuto un pagamento di 100 000 euro da una sedicente società di consulenza presentatasi sotto il nome di "Taylor Jones Public Affairs" in cambio del suo sostegno a favore di un progetto di emendamento alla direttiva 94/19/CE concernente il termine per il rimborso dei depositanti in caso di fallimento bancario. La stessa società gli aveva inoltre promesso un ruolo retribuito come membro del suo International Advisory Board. É in seguito emerso che si trattava di una società fittizia creata dal giornale inglese Sunday Times, il cui comportamento è biasimevole. Cionondimeno, sebbene l’onorevole Severin sostenga di essere stato raggirato da una società fittizia, che non si sia verificato alcuno scambio di denaro e che non sia stata apportata alcuna modifica alla legislazione, il diritto rumeno punisce molto severamente comportamenti di questo tipo. Alla luce della presente situazione e prendendo in considerazione la raccomandazione della commissione giuridica, che propone la revoca dell’immunità parlamentare dell’onorevole Severin, voto in favore della relazione.

 
  
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  Monika Flašíková Beňová (S&D), per iscritto. – (SK) Adrian Severin, ex Primo ministro rumeno, è stato sospeso dal partito socialdemocratico nel suo paese d’origine dopo che è emerso il suo coinvolgimento in uno scandalo legato alla corruzione. Egli è stato inoltre espulso dal gruppo dell'Alleanza progressista di Socialisti e Democratici al Parlamento europeo, ma continua a ricoprire il ruolo di europarlamentare. Insieme ad altri due deputati di quest’Aula si trova a dover far fronte ad un’accusa di corruzione, dopo che avrebbe acconsentito a sostenere un emendamento legislativo in cambio di denaro. Ciononostante egli sostiene che si tratti di accuse costruite. Personalmente ritengo che il comportamento del collega sia deprecabile e che ogni episodio, o comunque ogni indizio di corruzione, sia completamente inaccettabile. Dobbiamo disporci di strumenti legislativi per gestire situazioni di questo tipo e credo inoltre che, chiunque compia infrazioni di questo genere debba assumersi la responsabilità per un tale comportamento. Ritengo inoltre che sarebbe corretto e opportuno, in analoghi situazioni di questo tipo, rinunciare al proprio incarico di europarlamentare.

 
  
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  Alexander Mirsky (S&D), per iscritto. − (EN)Dopo aver esaminato le ragioni favorevoli e contrarie alla revoca dell'immunità del deputato, la commissione giuridica raccomanda che il Parlamento europeo revochi l'immunità parlamentare di Adrian Severin, considerando al contempo che, finché non si abbia sentenza passata in giudicato, contro il deputato non può essere presa alcuna misura privativa o limitativa della sua libertà o altra misura che gli impedisca di esercitare le funzioni proprie del suo mandato. Condivido la raccomandazione della commissione giuridica. Cionondimeno, in linea di principio, sono contrario alla revoca dell’immunità.

 
  
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  Maria do Céu Patrão Neves (PPE), per iscritto. (PT) Il Parlamento ha ricevuto richiesta di revocare l’immunità parlamentare dell’onorevole Severin, in conseguenza del procedimento penale a suo carico, che lo vede accusato di diffamazione ai sensi del codice penale ungherese. Non vi sono indizi che indicano che potrebbe trattarsi di fumus persecutionis da parte delle autorità giuridiche rumene, ovvero ragioni sufficientemente serie o specifiche che portino a sospettare che la causa sia stata sollevata al fine di causare danni politici al deputato stesso. Dopo aver esaminato le ragioni favorevoli e contrarie alla revoca dell'immunità del deputato, la commissione giuridica raccomanda che il Parlamento europeo revochi l'immunità parlamentare di Adrian Severin, considerando allo stesso tempo che, finché non si abbia sentenza passata in giudicato, contro il deputato non possa essere presa alcuna misura privativa o limitativa della sua libertà o altra misura che gli impedisca di esercitare le funzioni proprie del suo mandato. Per suddetti motivi ho votato in favore della presente relazione.

 
  
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  Raül Romeva i Rueda (Verts/ALE), per iscritto. − (EN) Favorevole. Nella seduta del 6 aprile 2011 il Presidente ha comunicato, a norma dell'articolo 6, paragrafo 2, del regolamento del Parlamento europeo, di avere ricevuto una lettera inviata dalla Direzione nazionale anticorruzione (Ufficio del Procuratore presso l'Alta Corte di Cassazione e Giustizia della Romania) in data 5 aprile 2011 recante richiesta di revoca dell'immunità parlamentare di Adrian Severin. Il Presidente ha deferito la richiesta alla commissione giuridica ai sensi dell'articolo 6, paragrafo 2. Sulla base di diverse considerazioni e ai sensi dell’articolo 6, paragrafo 2 del regolamento, dopo aver esaminato le ragioni favorevoli e contrarie alla revoca dell'immunità del deputato, la commissione giuridica raccomanda che il Parlamento europeo revochi l'immunità parlamentare di Adrian Severin, considerando allo stesso tempo che, finché non si abbia sentenza passata in giudicato, contro il deputato non possa essere presa alcuna misura privativa o limitativa della sua libertà o altra misura che gli impedisca di esercitare le funzioni proprie del suo mandato.

 
  
  

Raccomandazione Cadec (A7-0192/2011)

 
  
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  Luís Paulo Alves (S&D), per iscritto. (PT) Voto a favore della presente relazione poiché l’attuale accordo di partenariato tra la Comunità europea e la Repubblica delle Seychelles è in vigore dal 2006 e il protocollo per detto accordo è scaduto il 17 gennaio 2011.

Un nuovo protocollo per il periodo 2011-2014 verrà applicato su base temporanea e ritengo che questo sia sufficiente al momento. Il protocollo prevede un contributo dell’Unione per le Seychelles pari a 16,8 milioni di euro per un periodo di tre anni, di cui 2,22 milioni di euro all’anno verranno destinati alle politiche relative alla pesca. Si tratta di una somma adeguata.

Accolgo inoltre positivamente la scelta di includere nel nuovo protocollo una clausola di sospensione nel caso di violazione dei diritti umani.

 
  
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  Izaskun Bilbao Barandica (ALDE), per iscritto.(ES) Ho votato in favore del presente accordo dal momento che servirà alla diffusione di metodi di pesca sostenibili in tutto il mondo, assicurando al contempo un ampio controllo sul quantitativo di pesce pescato e sulle tecniche di pesca, nonché sulla condizione dei pesci catturati e della loro tracciabilità per la sicurezza alimentare e gli scopi commerciali. Oltretutto, le Seychelles riceveranno 16,8 milioni di euro che serviranno a promuovere e modernizzare l’industria ittica dell’arcipelago nonché a stimolare lo sviluppo locale. Infine, questo accordo permetterà a 60 tonniere che pescano nell’area, ovvero 48 tonniere con reti a circuizione e 12 pescherecci con palanghiere, di pescare fino ad un massimo di 56 000 tonnellate all’anno. L’accordo dovrebbe inoltre consentire di abbandonare l’approccio demagogico spesso adottato in quest’Aula rispetto alle imbarcazioni europee che pescano in paesi terzi. Le nostre navi nelle Seychelles conducono un’attività regolamentata, oggetto di controlli rigorosi e nel pieno rispetto dell’ambiente. Le risorse non vengono esaurite e si sostiene lo sviluppo locale, principi garantiti proprio da accordi di questo tipo. Infine, la minaccia della pirateria nel corso degli ultimi anni ha determinato una riduzione nelle catture di pesce pari al 25 per cento in queste zone di pesca e le misure necessarie devono essere ulteriormente potenziate al fine di consentire alle suddette imbarcazioni di pescare in condizioni adeguate.

 
  
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  Mara Bizzotto (EFD), per iscritto. – La relazione del collega Cadec riguarda la conclusione del protocollo che fissa le possibilità di pesca e la contropartita finanziaria prevista dall'accordo di partenariato nel settore della pesca tra la Comunità europea e la Repubblica delle Seychelles. Ho appoggiato tale relazione perché la valutazione ex-post dell'accordo indica che esso permette di confortare la presenza delle flotte dell'Ue presenti nella regione e, dunque, ha risvolti positivi per quanto concerne la creazione di posti di lavoro; non solo, ma ho voluto appoggiare l'accordo in quanto esso contribuisce in modo incisivo a stabilizzare il mercato europeo delle conserve di tonno.

 
  
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  Vito Bonsignore (PPE), per iscritto. − Ho votato a favore di questo documento. Il precedente accordo di partenariato, scaduto a gennaio 2011 e rinnovato dalla Commissione per tre anni, nel settore della pesca tra l’Unione Europea e la Repubblica delle Seychelles ha apportato reciproci benefici per quanto riguarda i rispettivi interessi nel settore della pesca del tonno. L’accordo, infatti, ha generato 230 posti di lavoro a bordo delle imbarcazioni per la popolazione delle Seychelles, 2900 posti di lavoro nelle Seychelles e 760 posti di lavoro in Europa nell’indotto delle filiere del settore. Il prolungamento di tale accordo, che permette di stabilizzare il mercato europeo delle conserve di tonno, risulta utile, dal momento che garantisce la presenza di 60 navi della flotta tonniera europea sul posto con la possibilità di creare posti di lavoro. Non solo, risulta efficace anche perché ha dato alle Seychelles gli strumenti necessari per sviluppare una pesca responsabile, aumentando le loro capacità di gestione degli stock e di sorveglianza delle peschiere. Ritengo, perciò, conveniente proseguire la strada degli accordi di partenariato in questo settore vitale per l’economia europea.

 
  
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  Alain Cadec (PPE), per iscritto. (FR) Ho votato in favore della presente relazione poiché l’accordo di cooperazione nel settore della pesca negoziato tra l’UE e la Repubblica delle Seychelles per un periodo di tre anni porterà vantaggi ad entrambe le parti. Il protocollo contribuirà a stabilizzare il mercato dell’attività conserviera, incoraggiando al contempo una politica incentrata sulla pesca sostenibile nelle Seychelles. Il presente accordo rappresenta 2 900 posti di lavoro diretti e indiretti nelle Seychelles e 760 in Europa.

 
  
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  Maria Da Graça Carvalho (PPE), per iscritto. (PT) Accolgo favorevolmente il rinnovo del protocollo all’accordo di partenariato UE-Seychelles, dal momento che promuove gli interessi dell’UE e delle Seychelles nel settore della pesca. Il presente accordo ha consentito di creare 230 posti di lavoro a bordo per la popolazione delle Seychelles, 2 900 posti di lavoro nelle Seychelles e 760 posti di lavoro in Europa nell’indotto delle filiere legate al settore. Permette inoltre alle Seychelles di definire gli strumenti per sviluppare un’industria ittica responsabile. Il nuovo protocollo potenzierà la cooperazione tra le due parti e promuoverà un quadro di cooperazione in cui sviluppare una politica per la pesca sostenibile.

 
  
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  Edite Estrela (S&D), per iscritto. (PT) Ho votato in favore della relazione che fissa le possibilità di pesca e la contropartita finanziaria prevista dall'accordo di partenariato nel settore della pesca tra la Comunità europea e la Repubblica delle Seychelles poiché prevede l’applicazione provvisoria di un nuovo protocollo, al fine di evitare la sospensione dell’attività delle imbarcazioni europee. Approvo la scelta di includere nel nuovo protocollo una clausola di sospensione nel caso di violazione dei diritti umani.

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) Quando l’Unione conclude o modifica accordi di cooperazione nel settore della pesca, le priorità sono la sostenibilità delle risorse ittiche e l’impatto che l’attività in questione avrà sullo sviluppo locale. Se non sfrutteremo queste risorse in modo sostenibile, avanzeremo rapidamente verso uno scenario caratterizzato dall’estinzione delle specie ittiche e da un incremento dell’inquinamento marittimo. Il nuovo protocollo aumenta le possibilità di pesca per le flotte europee e ha determinato la creazione di posti di lavoro sia alle Seychelles che in Europa. Mi auguro che i casi di pirateria che si sono verificati in questa regione non sortiranno effetti negativi su questa attività.

 
  
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  José Manuel Fernandes (PPE), per iscritto. (PT) La relazione Cadec presenta una raccomandazione sul progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione del protocollo che fissa le possibilità di pesca e la contropartita finanziaria previste dall'accordo di partenariato nel settore della pesca tra la Comunità europea e la Repubblica delle Seychelles. Un accordo bilaterale di pesca è stato firmato tra l’Unione europea e le Seychelles nel 1987, mentre nel 2006 era entrato in vigore un accordo di partenariato nel settore della pesca, poi scaduto il 17 gennaio 2011. La Commissione, consapevole dell’importanza del rinnovo di questo partenariato e sulla base del mandato assicurato dal Consiglio, ha negoziato con il governo delle Seychelles un nuovo quadro di cooperazione basato sullo sviluppo di una politica per una pesca sostenibile. Considerando che le principali attività economiche nelle Seychelles sono la pesca e il turismo e che questo accordo determina vantaggi sia per l’UE che per la Repubblica delle Seychelles, alla luce della creazione di 3 000 posti di lavoro nelle Seychelles e 760 in Europa e del monitoraggio delle catture tramite un programma settoriale pluriannuale che prevede meccanismi di cooperazione scientifica nonché la promozione di una pesca responsabile e peschiere sostenibili, voto in favore di questa proposta di raccomandazione.

 
  
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  João Ferreira (GUE/NGL), per iscritto. (PT) Il protocollo per la pesca in oggetto assicura a varie flotte degli Stati membri, tra cui cinque pescherecci con palangari di superficie portoghesi, possibilità di pesca nella zona economica esclusiva delle Seychelles.

Il rinnovo del presente protocollo mira a promuovere la sostenibilità delle flotte di pescherecci d’alto mare degli Stati membri, che rappresentano una porzione della flotta particolarmente colpita dalla crisi nel settore ittico degli ultimi anni. Si tratta di un obiettivo e di una preoccupazione che ovviamente condividiamo. Cionondimeno, non possiamo esimerci dal sottolineare alcuni dubbi che permangono – e che derivano da altri accordi di cooperazione per la pesca – circa l’efficacia degli obiettivi di cooperazione dichiarati, relativi allo sviluppo sostenibile in questo settore per il paese terzo in questione e a sostenibilità e monitoraggio delle loro attività di pesca. Si tratta di questioni che sarà importante chiarire in futuro.

Constatiamo che le possibilità di pesca sono state dimezzate e che il costo delle licenze ha raggiunto i 40 000 euro per le tonniere con reti a circuizione, sebbene sia aumentato il numero delle imbarcazioni coperte dall’accordo.

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. (PT) Il presente protocollo sulla pesca fissa le possibilità di pesca nella zona economica esclusiva delle Seychelles per diverse flotte UE, inclusi cinque pescherecci con palangari portoghesi.

Condividiamo il rinnovo del protocollo sulla pesca, che è importante al fine di garantire la sopravvivenza delle flotte di navi d’alto mare degli Stati membri, che rappresentano una porzione della particolarmente colpita dalla crisi nel settore ittico degli ultimi anni. Cionondimeno, considerato che questo accordo ha una validità di tre anni e che le possibilità di pesca sono state pertanto dimezzate, ci preoccupa che il costo delle licenze sia stato incrementato fino a raggiungere i 40 000 euro per le tonniere, sebbene il numero delle imbarcazioni coperte dall’accordo sia aumentato.

Condividiamo inoltre le perplessità del relatore circa il problema della pirateria nell’Oceano Indiano, che continua a danneggiare il settore della pesca. Per tale motivo, l’accordo di partenariato fornisce “la possibilità di applicare pagamenti pro rata temporis” per compensare le perdite subite dagli armatori quando questi sono costretti ad abbandonare l’Oceano Indiano nel caso in cui ritengano che la loro sicurezza sia messa gravemente a repentaglio.

 
  
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  Monika Flašíková Beňová (S&D), per iscritto. – (SK) L’accordo bilaterale di pesca è stato firmato tra l’Unione europea e le Seychelles nel 1987, mentre dal 2006 è in vigore un accordo di partenariato nel settore della pesca. L’economia delle Seychelles si basa essenzialmente sul turismo e sulla pesca e l’industria ittica, incentrata sull’attività conserviera, costituisce il 15 per cento del PIL e impiega il 17 per cento della popolazione attiva locale. Sulla base del mandato conferitole dal Consiglio, la Commissione, a nome dell'Unione europea, ha negoziato con la Repubblica delle Seychelles il rinnovo del protocollo all'accordo di partenariato nel settore della pesca tra l'Unione europea e la Repubblica delle Seychelles. L’accordo è reciprocamente vantaggioso per l’UE e le Seychelles dal momento che crea 2 900 posti di lavoro nelle Seychelles e 760 in Europa nei campi legati al settore ittico. Il quadro dell’accordo prevede un miglioramento qualitativo nell’ambito di un programma settoriale pluriennale, con lo scopo di sostenere una pesca responsabile e peschiere sostenibili nelle acque delle Seychelles, nonché una clausola incorporata nel protocollo che consente una sospensione dell’accordo laddove una delle due parti rilevasse un episodio di violazione dei diritti umani. L’accordo sta contribuendo in modo sostanziale alla stabilizzazione del mercato europeo e allo sviluppo di una politica di gestione per la pesca sostenibile e di uno sfruttamento responsabile delle risorse ittiche nella zona di pesca delle Seychelles. E’ pertanto corretto approvare la proposta per il nuovo protocollo all’accordo di cooperazione nel settore ittico tra l’UE e le Seychelles.

 
  
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  Juozas Imbrasas (EFD), per iscritto. − (LT) Accolgo positivamente questo documento, dal momento che propone il rinnovo del protocollo, scaduto il 27 gennaio 2011. Una valutazione ex-post dell’accordo indica che esso è pertinente giacché permette di confortare la presenza delle flotte dell’UE nella regione, permettendo di crearvi posti di lavoro. L’applicazione del protocollo si è rivelata efficace in quanto ha dato alle Seychelles gli strumenti per sviluppare una pesca responsabile. Le buone prestazioni del segmento delle tonniere con reti a circuizione hanno permesso di rendere efficiente l’accordo preservando il carattere vantaggioso del costo delle possibilità di pesca negoziate. La pesca con tonniere a reti a circuizione non compromette la vitalità biologica degli stock utilizzati. L’accordo contribuisce grandemente a stabilizzare il mercato europeo delle conserve di tonno. Lo sviluppo del settore ittico nelle Seychelles si basa, per una quota non trascurabile, sull’esistenza di tale accordo. Grazie all’introduzione del sostegno settoriale della contropartita finanziaria, le Seychelles hanno aumentato le proprie capacità di gestione degli stock e di sorveglianza delle peschiere. Il nuovo protocollo è inoltre conforme agli obiettivi dell'accordo di partenariato nel settore della pesca che mira a rafforzare la cooperazione tra le parti e a promuovere un partenariato che consenta lo sviluppo di una politica della pesca sostenibile e l’utilizzo responsabile delle risorse alieutiche nella zona di pesca delle Seychelles. Per tutte queste ragioni ritengo che la proposta circa il nuovo protocollo all’accordo di partenariato nel settore delle pesca tra l’UE e le Seychelles serva agli interessi delle due parti.

 
  
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  Giovanni La Via (PPE), per iscritto. – Onorevole Presidente, cari colleghi, con il voto odierno abbiamo approvato il progetto di decisione del Consiglio sulla conclusione del protocollo che fissa le possibilità di pesca e la contropartita finanziaria prevista dall'accordo di partenariato nel settore della pesca tra la Comunità europea e la Repubblica delle Seychelles. Il primo accordo bilaterale di pesca è stato firmato tra l’Unione europea e le Seychelles nel 1987, mentre l'accordo di partenariato è in vigore dal 2006. Come è noto, l’economia delle Seychelles si basa essenzialmente sul turismo e sulla pesca, infatti l’industria ittica costituisce il 15% del PIL e impiega il 17% della popolazione attiva locale. Credo che le negoziazioni condotte dalla Commissione Europea, che hanno consentito il rinnovo del protocollo all'accordo di partenariato, abbiano prodotto la stesura di un documento reciprocamente vantaggioso, in grado di migliorare il livello di cooperazione tra l'UE e le Seychelles e a promuovere un partenariato che consenta di attuare nelle Seychelles, una politica della pesca sostenibile e l’utilizzo responsabile delle risorse alieutiche nella sue zone di pesca.

 
  
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  Clemente Mastella (PPE), per iscritto. – Il nuovo accordo di pesca tra la Comunità europea e la Repubblica delle Seychelles sarà valido per un periodo di tre anni e faciliterà la creazione di posti di lavoro, uno sfruttamento sostenibile delle risorse marine e una pesca responsabile, fondata sul principio della non discriminazione tra le varie flotte pescherecce operanti nella zona. Promuoverà, nel contempo, un dialogo politico sulle riforme necessarie, al fine di rafforzare la cooperazione tra le parti, sostenendo un partenariato che consenta lo sviluppo di una politica della pesca sostenibile e l'utilizzo responsabile delle risorse alieutiche nella zona di pesca delle Seychelles.

Ma gli accordi di partenariato nel settore della pesca non devono essere solo una via legale per consentire ai pescherecci europei di avere accesso alle risorse di paesi terzi, essi devono essere anche uno strumento per promuovere uno sfruttamento sostenibile di tutte le risorse marine. Riteniamo sia di fondamentale importanza tener conto del miglioramento delle procedure di contabilizzazione delle catture totali e garantire l'integralità dei meccanismi riguardo al problema della corruzione, rafforzando la responsabilità del governo locale. L'Unione europea dovrà ricevere periodiche relazioni sull'attuazione dell'accordo per facilitare la sorveglianza e promuovere la trasparenza e la coerenza delle politiche a favore dello sviluppo.

 
  
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  Alexander Mirsky (S&D), per iscritto. − (EN) L’attività dei pescherecci europei è inquadrata in un protocollo riguardante il periodo dal 18 gennaio 2005 al 17 gennaio 2011. Le Seychelles dispongono di una zona economica esclusiva di 1 374 000 km² a fronte di 453 km² di terre emerse. Questo arcipelago di 115 isole ha una popolazione stimata in 80 000 abitanti raggruppata per l’88 per cento nell’isole di Mahé la cui capitale è Vittoria, sede del principale porto del paese. L’economia delle Seychelles si basa essenzialmente sul turismo e sulla pesca. L’industria ittica incentrata sull’attività conserviera costituisce il 15 per cento del PIL e impiega il 17 per cento della popolazione attiva locale. Una valutazione dell’accordo indica che esso è pertinente giacché permette di confortare la presenza delle flotte dell’UE nella regione, permettendo di crearvi posti di lavoro. L’applicazione del protocollo si è rivelata efficace in quanto ha dato alle Seychelles gli strumenti per sviluppare una pesca responsabile. L’accordo contribuisce grandemente a stabilizzare il mercato europeo delle conserve di tonno. Il nuovo protocollo sarà in vigore dal 2011 al 2014 ed è conforme agli obiettivi dell'accordo di partenariato nel settore della pesca che mira a rafforzare la cooperazione tra l’Unione europea e la Repubblica delle Seychelles.

 
  
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  Rolandas Paksas (EFD), per iscritto. (LT) L’accordo di partenariato nel settore della pesca tra l’UE e le Seychelles serve agli interessi delle due parti. In primo luogo le imbarcazioni UE possono aver accesso alle acque delle Seychelles e svolgere attività di pesca. Queste imbarcazioni stanno creando molti nuovi posti di lavoro per i marinai delle Seychelles. L’accordo rafforza la cooperazione tra le parti e promuove un partenariato nonché la cooperazione scientifica per una pesca responsabile e peschiere sostenibili. Oltretutto, il settore ittico delle Seychelles godrà di condizioni favorevoli per lo sviluppo, intraprendendo attività di pesca responsabili, contrastando in modo efficace la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (INN) e sfruttando al massimo il suo sistema di controllo delle navi. É necessario rilevare che le disposizioni dell’accordo rinnovato sortiranno un effetto positivo sul mercato europeo delle conserve di tonno, contribuendo indubbiamente a stabilizzarlo. Si promuoverà l’ottemperanza alla misure di conservazione in alto mare e si creeranno le condizioni per arrestare le attività di pesca illegale. Accolgo positivamente la possibilità di raggiungere un compromesso tra le parti e l’inclusione nel protocollo sul rinnovo dell’accordo di una clausola di sospensione nel caso di violazione dei diritti umani o di mancato rispetto dei principi OIL. É opportuno richiamare l’attenzione al fatto che la pirateria rappresenta ancora una grave minaccia alla sicurezza delle imbarcazioni nell’Oceano Indiano. Ne consegue che entrambe le parti dovranno adottare le misure e le azioni necessarie ad arrestare questa attività illegale di grave entità.

 
  
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  Alfredo Pallone (PPE), per iscritto. – Cari Colleghi, lo scorso 17 Gennaio è scaduto il protocollo che regolava le attività di pesca e il relativo partenariato economico tra l'UE e le Seychelles. Al fine di far proseguire le attività di pesca dei pescherecci europei nella zona dell'Oceano Indiano territorio della Repubblica delle Seychelles, l'Unione europea ha negoziato il rinnovo del protocollo all'accordo di partenariato nel settore della pesca. Mi sono quindi espresso a favore delle raccomandazioni al Consiglio per la conclusione del nuovo accordo di partenariato con le Seychelles.

 
  
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  Maria do Céu Patrão Neves (PPE), per iscritto. (PT) Sulla base del mandato conferitole dal Consiglio, la Commissione, a nome dell'Unione europea, ha negoziato con la Repubblica delle Seychelles ai fini del rinnovo del protocollo all'accordo di partenariato nel settore della pesca tra l'Unione europea e la Repubblica delle Seychelles. Al termine dei suddetti negoziati, il 3 giugno 2010, è stato siglato un nuovo protocollo, modificato a seguito di scambio di lettere avvenuto il 29 ottobre 2010, che copre un periodo di 3 anni a decorrere dall'adozione della decisione del Consiglio relativa alla firma e all'applicazione provvisoria del suddetto protocollo e successivo allo scadere del protocollo in vigore, il 17 gennaio 2011.

L’accordo è reciprocamente vantaggioso per l’UE e le Seychelles: da una parte contribuisce grandemente a stabilizzare il mercato europeo delle conserve di tonno, garantendo licenze di pesca per il tonno e promuovendo in tal modo la creazione di 760 posti di lavoro in Europa e, dall’altra, grazie all’attuazione del sostegno settoriale della contropartita finanziaria, le Seychelles hanno aumentato le loro capacità di gestione degli stock e di sorveglianza delle peschiere.

Ritengo che il documento in questione serva gli interessi di entrambe le parti e pertanto ne sostengo l’adozione.

 
  
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  Aldo Patriciello (PPE), per iscritto. – Care colleghe e cari colleghi, La conclusione di un nuovo protocollo all'accordo di partenariato tra l'UE e le Seychelles e importante per l'economia e lo sviluppo della flotta di pescherecci europea. Il nuovo protocollo è conforme con gli obiettivi dell'accordo di partenariato nel settore della pesca che cercano di rafforzare la cooperazione tra l'UE e le Seychelles e per promuovere un quadro di partnership facilitare lo sviluppo di una politica di pesca sostenibile e lo sfruttamento responsabile delle risorse alieutiche nella zona di pesca delle Seychelles, nell'interesse di entrambe le parti. Il nuovo protocollo prevede un contributo finanziario per un periodo di tre anni, prevedendo autorizzazioni annuali a pescare nelle acque delle Seychelles per 48 pescherecci con reti da circuizione e 12 pescherecci con palangari. Queste opportunità possono essere aumentate. Il nuovo protocollo copre un periodo di tre anni, a decorrere forma l'adozione della decisione del Consiglio sulla firma del protocollo e applicazione provvisoria e dopo la scadenza del protocollo in vigore, il 17 gennaio 2011. Per questi motivi e affinché sia rafforzata la cooperazione tra l'Unione europea e la Repubblica delle Seychelles per lo sviluppo e lo sfruttamento responsabile per una pesca sostenibile esprimo il mio voto favorevole.

 
  
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  Raül Romeva i Rueda (Verts/ALE), per iscritto. − (EN) Contrario. Sulla base del mandato conferitole dal Consiglio, la Commissione, a nome dell'Unione europea, ha negoziato con la Repubblica delle Seychelles ai fini del rinnovo del protocollo all'accordo di partenariato nel settore della pesca tra l'Unione europea e la Repubblica delle Seychelles. Al termine dei suddetti negoziati, il 3 giugno 2010, è stato siglato un nuovo protocollo, modificato a seguito di scambio di lettere avvenuto il 29 ottobre 2010, che copre un periodo di 3 anni a decorrere dall'adozione della decisione del Consiglio relativa alla firma e all'applicazione provvisoria del suddetto protocollo e successivo allo scadere del protocollo in vigore, il 17 gennaio 2011. Il nuovo protocollo si applica provvisoriamente dal 17 gennaio 2011 per non sospendere l'attività delle navi europee. Il nostro gruppo ritiene cionondimeno che accordi di questo tipo siano nocivi per lo stato degli stock nonché per la costituzione di una struttura sociale nel paesi terzi, rendendoli troppo dipendenti dalla UE.

 
  
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  Licia Ronzulli (PPE), per iscritto. – Ritengo che questo accordo di partenariato sia reciprocamente vantaggioso per i settori della pesca fra Unione europea e Seychelles. Già il vecchio accordo ha permesso di creare numerosi posti di lavoro sia fra la popolazione delle Seychelles che in Europa, come indotto nelle filiere del settore. In questo accordo sono previste inoltre clausole di sospensione specifiche qualora una delle due parti ravvisi una violazione dei diritti dell'uomo. Rimane ancora molto da fare, soprattutto per quanto riguarda il fenomeno della pirateria nell'Oceano Indiano, che nuoce sempre più in particolare alla pesca del tonno. Ma la scelta presa oggi rafforza la cooperazione tra le parti e promuove un partenariato in grado di sviluppare una pesca sostenibile, in grado di utilizzare con equilibrio le risorse delle Seychelles.

 
  
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  Michèle Striffler (PPE), per iscritto. (FR) Nel mio ruolo di relatrice per parere a nome della commissione per la pesca ho votato in favore della relazione Cadec, che include le mie conclusioni. Gli accordi di partenariato nel settore della pesca non dovrebbero essere solamente uno strumento giuridico per garantire alle imbarcazioni europee accesso alle risorse alieutiche dei paesi terzi. Dovrebbero anche mirare a promuovere lo sfruttamento sostenibile delle risorse marine. La contropartita finanziaria pagata dai contribuenti europei deve essere destinata esclusivamente a obiettivi di sviluppo, cioè essere spesa a favore delle comunità di pescatori per migliorarne le condizioni di vita, assicurare programmi di formazione, garantire la sicurezza in mare e creare nuovi posti di lavoro locali.

 
  
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  Jarosław Leszek Wałęsa (PPE), per iscritto.(PL) Ho votato in favore dell’adozione di questo accordo dal momento che determina vantaggi nel settore della pesca per entrambe le parti. La Seychelles Fishing Authority dispone di un sistema di controllo efficace delle navi che è particolarmente importante ai fini della cooperazione. Si tratta di un aspetto estremamente rilevante, specialmente alla luce dei problemi che le autorità delle Seychelles devono affrontare sul fronte della la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata. L’accordo regolamenta diverse questioni, inclusa la presenza di osservatori durante le attività di pesca. Le imbarcazioni europee autorizzate a pescare nelle acque delle Seychelles accoglieranno a bordo degli osservatori nominati dall’autorità delle Seychelles e ciascuna tonniera con reti a circuizione imbarcherà, durante la battuta di pesca, almeno due marinai delle Seychelles scelti d’intesa con l'armatore tra i nominativi figuranti su un elenco presentato dalla autorità competente delle Seychelles.

Gli accordi non regolamentano unicamente questioni di natura pratica, ma anche il programma settoriale pluriennale, che regola la cooperazione in termini di pesca responsabile, peschiere sostenibili e progetti comuni di ricerca. L’effetto più importante del presente accordo è la creazione di 230 posti di lavoro a bordo per la popolazione delle Seychelles, 2 900 posti di lavoro nelle Seychelles e 760 posti di lavoro in Europa nell’indotto delle filiere legate al settore.

 
  
  

Raccomandazione Capoulas Santos (A7-0194/2011)

 
  
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  Luís Paulo Alves (S&D), per iscritto. (PT) Voto in favore della presente relazione dal momento che l'accordo di partenariato tra l’Unione europea e São Tomé e Príncipe è in vigore dal 2006 e che il protocollo a questo accordo è scaduto il 31 maggio 2011. Questo nuovo protocollo con São Tomé e Príncipe del 15 giugno 2010, per il periodo 2011-2014 è pertanto estremamente opportuno e il Parlamento deve accordarvi il proprio consenso.

Il protocollo prevede che l’UE corrisponda a São Tomé e Príncipe un contributo pari a 682 500 euro all’anno, dei quali 227 500 euro per il sostegno all'applicazione della politica settoriale della pesca di São Tomé e Príncipe, che condivido pienamente. Accolgo inoltre positivamente l’introduzione nel nuovo protocollo di una clausola di sospensione in caso di violazione dei diritti umani.

 
  
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  Izaskun Bilbao Barandica (ALDE), per iscritto.(ES) Ho votato in favore del presente accordo poiché soddisfa l’obiettivo della conservazione delle attività di pesca della flotta dell’Unione europea in collaborazione con paesi terzi con lo scopo di potenziare una pesca sostenibile e rispettando, al contempo, l’ambiente e le dimensioni sociale ed economica. São Tomé riceverà un importo annuo pari a 682 500 euro, di cui 227 500 euro per il sostegno all'applicazione della politica settoriale della pesca. Il presente accordo autorizzerà a pescare 28 tonniere con reti a circuizione e 12 pescherecci con palangari di superficie. Desidero evidenziare come non tutte le possibilità di pesca del precedente accordo siano state sfruttate e che, nel nuovo protocollo, le possibilità di pesca per i pescherecci con palangari sono state ridotte.

 
  
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  Mara Bizzotto (EFD), per iscritto. – Mi sono espressa a favore del presente progetto di risoluzione legislativa del Parlamento sul progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione del protocollo che fissa le possibilità di pesca e la contropartita finanziaria previste dall’accordo di partenariato tra l’Unione europea e la Repubblica democratica di São Tomé e Príncipe. Il progetto é volto a consolidare il ruolo della Ue nel settore del tonno nell'oceano Atlantico tramite la regolamentazione giuridica dell´attività della flotta dell´Unione. Tenendo conto della rilevanza dell´industria del tonno per la Ue e per l´Italia stessa, il potenziamento del quadro operativo della flotta Ue nel Golfo di Guinea é di primaria importanza. In base alle precedenti considerazioni, ho deciso di esprimermi favorevolmente nei confronti di questo progetto.

 
  
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  Vito Bonsignore (PPE), per iscritto. − Ho votato a favore della relazione presentata dal collega Capoulas Santos. La conclusione di accordi di partenariato nel settore della pesca hanno, infatti, lo scopo di conservare e salvaguardare le attività di pesca della flotta europea. In particolare, prolungare tale accordo di partenariato contribuisce alla sostenibilità del settore del tonno dell’UE nell’oceano Atlantico definendo un contesto giuridico stabile. L'accordo, che deve essere sostenuto, prevede l’imbarco sulle navi unionali, pari a 40 imbarcazioni operanti in tale area geografica, di almeno il 20% di marinai originari di Sao Tomè e Principe o di un paese ACP, nonché la possibilità di un osservatore designato dal Ministero della pesca di Sao Tomè e Principe. Queste intese di partenariato danno dunque la possibilità di operare congiuntamente agli addetti del settore locale creando importanti posti di lavoro e permettono all’Europa di essere presente in aree, altrimenti interdette, così da poter sviluppare pratiche di “buona pesca” e avere la possibilità di monitorare la presenza e la quantità degli stock ittici in causa.

 
  
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  Maria Da Graça Carvalho (PPE), per iscritto. (PT) Accolgo con favore il rinnovo del protocollo all’accordo di partenariato nel settore della pesca (APP) tra l’Unione europea e la Repubblica democratica di São Tomé e Príncipe dal momento che serve gli interessi di entrambi le parti nel settore della pesca. L’APP tra l’Unione europea e la Repubblica democratica di São Tomé e Príncipe può contribuire a consolidare la sostenibilità del settore del tonno dell'UE nell'Oceano Atlantico, definendo per le navi e i settori dell'Unione che da essi dipendono un contesto giuridico stabile a medio termine e concorrendo a conservare la continuità delle zone di pesca rientranti in accordi nel golfo di Guinea.

 
  
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  Lena Ek, Marit Paulsen, Olle Schmidt e Cecilia Wikström (ALDE), per iscritto. (SV) Abbiamo votato contro questi accordi per la pesca dal momento che non è stato fissato alcun massimale circa i contingenti di pesca e che gli studi indicano che gli stock ittici negli oceani si stanno esaurendo. In numerosi dei paesi coinvolti è molto diffusa la corruzione, il che fa sì che il denaro assegnato con gli accordi non apporti alcun vantaggio alla popolazione locale. Oltretutto molto spesso non si effettua alcuna verifica di ottemperanza.

La posizione negoziale della Commissione si basava, tra le altre cose, sui risultati di una valutazione ex post dei protocolli vigenti effettuata da operatori esterni. Queste valutazioni sono state dichiarate dalla Commissione materiale classificato e riteniamo che dovrebbero essere rese disponibili al Parlamento europeo quanto prima.

 
  
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  Edite Estrela (S&D), per iscritto. (PT) Ho votato in favore della relazione sulle possibilità di pesca e la contropartita previste dall’accordo di partenariato nel settore della pesca tra l’Unione europea e la Repubblica democratica di São Tomé e Príncipe poiché prevede l’applicazione provvisoria di un nuovo protocollo affinché l’attività delle navi europee non venga sospesa. Approvo la scelta di includere nel nuovo protocollo una clausola di sospensione nel caso di violazione dei diritti umani.

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) Il progetto di decisione del Consiglio concerne la stipula di un nuovo protocollo sull’accordo di partenariato nel settore della pesca (APP) tra l’Unione europea e la Repubblica democratica di São Tomé e Príncipe. Il nuovo protocollo giova ad entrambe le parti e può contribuire a consolidare la sostenibilità del settore del tonno dell'UE in particolare. Mi auguro che i cittadini di São Tomé e Príncipe, con cui il Portogallo condivide la stessa lingua e storia, trarranno dei vantaggi concreti in seguito all’applicazione equa dell’accordo di partenariato e che saranno in grado di diversificare le loro attività e ottenere progressi e sviluppi concreti. Mi auguro che la commissione mista si riunisca con una certa regolarità in modo che entrambe le parti possano verificare da vicino l’applicazione dell’accordo. Infine desidero congratularmi con il relatore per il lavoro svolto.

 
  
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  José Manuel Fernandes (PPE), per iscritto. (PT) La relazione dell’onorevole Santos presenta una proposta per una raccomandazione su un progetto di decisione del Consiglio circa la stipula di un protocollo che fissa le possibilità di pesca e la contropartita previste dall’accordo di partenariato nel settore della pesca (APP) tra l’Unione europea e la Repubblica democratica di São Tomé e Príncipe. Nel 2007 il Consiglio ha adottato il regolamento (CE) n. 894/2007 sulla conclusione di un accordo di partenariato nel settore della pesca (APP) tra l’Unione europea e la Repubblica democratica di São Tomé e Príncipe, che include un protocollo che indica le condizioni di pesca e la contropartita finanziaria, scaduto il 31 maggio 2010. Consapevole dell’importanza del rinnovo di suddetto accordo e, alla luce del mandato conferitole dal Consiglio, la Commissione ha negoziato un nuovo protocollo, concluso il 15 luglio 2010. La sua entrata in vigore è soggetta all’approvazione del Parlamento, ai sensi del trattato sul funzionamento dell’Unione europea. Considerando che il protocollo serve gli interessi di entrambe le parti e che promuove pratiche di pesca responsabili e sostenibili, voto in favore della presente proposta di raccomandazione.

 
  
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  João Ferreira (GUE/NGL), per iscritto. (PT) Il presente protocollo garantisce a numerose flotte degli Stati membri possibilità di pesca al largo delle coste di São Tomé e Príncipe fino al 12 maggio 2014. Ai sensi del presente accordo, il Portogallo gode di tre licenze per palangari di superficie, con un numero di imbarcazioni più limitato rispetto all’accordo precedente.

Alla luce dell’attuale crisi del settore, riteniamo che sia importante che le tasse applicate agli armatori non vengano modificate in relazione al precedente accordo, ma che rimangano invariate a 35 euro, nonostante si sia registrato un notevole aumento di catture per tonnellata: 25 tonnellate per tonniere con reti a circuizione e 10 tonnellate per i palangari. Cionondimeno, sulla base di una valutazione condotta mentre il precedente accordo era ancora in vigore, la media delle catture annuali in tonnellate era più bassa del quantitativo di riferimento. Sulla base di detta valutazione e in linea con le tendenze degli ultimi anni, si è registrata una riduzione del quantitativo di riferimento. É emerso inoltre che l'utilizzazione delle possibilità di pesca dei palangari è diminuita, determinando così una riduzione in questo segmento all’interno della presente relazione. Permangono delle perplessità, come per altri casi, circa l’efficacia degli obiettivi di cooperazione allo sviluppo ...

(Abbreviato ai sensi dell’articolo 170 del regolamento)

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. (PT) Il presente protocollo garantisce a numerose flotte degli Stati membri possibilità di pesca al largo delle coste di São Tomé e Príncipe fino al 12 maggio 2014. Ai sensi del presente accordo, il Portogallo gode di tre licenze per palangari di superficie, con un numero di imbarcazioni più limitato rispetto all’accordo precedente.

Sosteniamo che le tasse applicate agli armatori non debbano essere modificate in relazione al precedente accordo, ma che debbano rimanere invariate a 35 euro, nonostante si sia registrato un notevole aumento di catture per tonnellata. Cionondimeno, sulla base di una valutazione condotta mentre il precedente accordo era ancora in vigore, la media delle catture annuali in tonnellate era più bassa del quantitativo di riferimento. Sulla base di detta valutazione e in linea con le tendenze degli ultimi anni, si è registrata una riduzione del quantitativo di riferimento. É emerso inoltre che l'utilizzazione delle possibilità di pesca dei palangari è diminuita, determinando così una riduzione in questo segmento all’interno della presente relazione.

 
  
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  Monika Flašíková Beňová (S&D), per iscritto. – (SK) La negoziazione e la conclusione di accordi di partenariato nel settore della pesca (APP) ha come scopo generale la conservazione e la salvaguardia delle attività di pesca della flotta dell'Unione europea (UE), compresa la flotta da pesca d'alto mare. É inoltre in linea con lo sviluppo di relazioni con paesi terzi in uno spirito di partenariato e cooperazione, al fine di rafforzare lo sfruttamento sostenibile delle risorse alieutiche al di fuori delle acque dell'UE, facendosi nel contempo carico delle questioni ambientali, sociali ed economiche. In detta prospettiva, nel luglio 2007, il Consiglio europeo ha adottato il regolamento relativo alla conclusione di un APP tra la Comunità europea e la Repubblica democratica di São Tomé e Príncipe. L’accordo sulla pesca non solo risponde alle esigenze della flotta europea, ma contribuisce alla sostenibilità del settore del tonno dell'UE nell'Oceano Atlantico. La pesca di São Tomé e Príncipe si concentra sulle risorse costiere e circa il 15 per cento della popolazione attiva dipende tuttora dalla pesca per la propria sussistenza. La presente proposta corrisponde, sostanzialmente, agli interessi delle due parti e pertanto è opportuno approvarla.

 
  
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  Juozas Imbrasas (EFD), per iscritto. (LT) La valutazione ex ante ha concluso che, dando risposta alle esigenze delle flotte europee, l'accordo di pesca con São Tomé e Príncipe può contribuire a consolidare la sostenibilità del settore del tonno dell'UE nell'Oceano Atlantico, definendo per le navi e i settori dell'Unione che da esso dipendono un contesto giuridico stabile a medio termine e concorrendo a conservare la continuità delle zone di pesca rientranti in accordi nel golfo di Guinea. Secondo lo studio di valutazione ex post sono stati compiuti progressi significativi in materia di mezzi di controllo e vigilanza della pesca (sono stati fatti i primi passi per installare un sistema di controllo delle navi via satellite, è stata istituita una nuova base giuridica per la creazione di un archivio di navi e relativa gestione) e si verifica ora una maggiore partecipazione e visibilità di São Tomé e Príncipe in organizzazioni regionali e sub regionali, come la Commissione internazionale per la conservazione dei tonnidi dell'Atlantico (ICCAT) o il COREP (Comitato regionale della pesca del golfo di Guinea). La valutazione ha concluso che oltre il 50 per cento del contributo finanziario dell'Unione è stato destinato al bilancio dell'amministrazione del settore della pesca di São Tomé e Príncipe, in linea con l'impegno assunto nel protocollo precedente dalla autorità nazionali. Ho accolto favorevolmente il presente documento dal momento che le valutazioni presentate dimostrano chiaramente che la proposta in questione corrisponde agli interessi basilari di entrambe le parti.

 
  
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  Clemente Mastella (PPE), per iscritto. – Il nuovo accordo di pesca tra la Comunità europea e la Repubblica democratica di São Tomé e Príncipe sarà valido per un periodo di tre anni e rafforzerà lo sfruttamento sostenibile delle risorse alieutiche al di fuori delle acque dell'Unione europea, facendosi nel contempo carico delle questioni ambientali, sociali ed economiche.

Sosteniamo la riconferma della clausola di esclusività che contiene una precisazione più accurata del contenuto, sia della clausola di sospensione e revisione del pagamento della contropartita finanziaria, sia di quella relativa alla sospensione dell'applicazione del protocollo in determinate circostanze.

Riteniamo, quindi, che la Commissione debba trasmettere al Parlamento europeo le conclusioni delle riunioni e dei lavori della commissione mista, nonché il programma settoriale della pesca cui fa riferimento il protocollo e i risultati delle rispettive valutazioni annuali. Essa dovrà, inoltre, presentare al Parlamento e al Consiglio, prima dell'apertura dei negoziati per il suo rinnovo, una relazione sulla relativa esecuzione e facilitare ai rappresentanti del Parlamento la partecipazione in veste di osservatori alle sue riunioni. La Commissione e il Consiglio, nel contesto delle rispettive competenze, infine, saranno tenuti a tenere il Parlamento informato in tutte le fasi della procedura relativa al protocollo e al suo eventuale rinnovo.

 
  
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  Alexander Mirsky (S&D), per iscritto. − (EN) La negoziazione e la conclusione di accordi di partenariato nel settore della pesca ha come scopo generale la conservazione e la salvaguardia delle attività di pesca della flotta dell'Unione europea, compresa la flotta da pesca d'alto mare. É inoltre in linea con lo sviluppo di relazioni con paesi terzi in uno spirito di partenariato e cooperazione, al fine di rafforzare lo sfruttamento sostenibile delle risorse alieutiche al di fuori delle acque dell'UE, facendosi nel contempo carico delle questioni ambientali, sociali ed economiche. In detta prospettiva, il 23 luglio 2007 il Consiglio ha adottato il regolamento (CE) n. 894/2007 sulla conclusione di un accordo di partenariato nel settore della pesca (APP) tra l’Unione europea e la Repubblica democratica di São Tomé e Príncipe. Detto accordo, applicabile per periodi di quattro anni rinnovabili con rinnovo tacito, salvo denuncia di una delle parti, ha revocato e sostituito il primo accordo di pesca concluso nel 1984 tra la CE e São Tomé e Príncipe. Il nuovo protocollo è stato siglato il 13 maggio 2011, con richiesta di approvazione trasmessa dal Consiglio al Parlamento europeo nella stessa data. Sono pienamente d’accordo con il relatore.

 
  
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  Rolandas Paksas (EFD), per iscritto. (LT) Il nuovo protocollo apporta indubbi benefici ad entrambe le parti, dal momento che potenzia il partenariato e la cooperazione nel settore della pesca, permettendo alle navi di condurre attività di pesca responsabili e sostenibili. Permetterà soprattutto di sviluppare le possibilità di pesca. Le navi UE avranno ancora la possibilità di pescare nell’area del golfo di Guinea, contribuendo così ad incrementare la visibilità del settore del tonno dell'UE nell'Oceano Atlantico, incrementandone la competitività. Inoltre, è essenziale garantire che tutte le attività di pesca soddisfino gli stessi criteri di sostenibilità previsti per la pesca nelle acque dell'Unione europea. Ricordo che la Repubblica democratica di São Tomé e Príncipe si colloca tra i paesi meno sviluppati ed è pesantemente indebitato. L’accordo prevede una maggiore assistenza finanziaria alle politiche del paese nel settore della pesca, determinando in tal modo condizioni favorevoli allo sviluppo del settore. Alla luce della posizione particolarmente difficile del paese possiamo, grazie al presente accordo, contribuire almeno in forma minima al benessere economico del paese, promuovere la creazione di nuovi posti di lavoro, la sostenibilità ambientale e sociale e la conservazione e recupero degli stock ittici.

 
  
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  Alfredo Pallone (PPE), per iscritto. – Cari colleghi, lo scorso 31 Maggio 2010 è scaduto il protocollo che regolava il partenariato nel settore della pesca tra l'UE e São Tomé e Príncipe, già il 13 Maggio è stato siglato il nuovo accordo con richiesta di approvazione trasmessa dal Consiglio al Parlamento europeo. Accordi di partenariato nel settore della pesca hanno come scopo la conservazione e la salvaguardia delle attività di pesca dei pescherecci dell'Unione europea e lo sviluppo di relazioni con paesi terzi al fine di rafforzare lo sfruttamento delle risorse al di fuori delle acque dell'UE. Ho votato a favore della raccomandazione al Consiglio per esprimere il parere favorevole del Parlamento alla conclusione dell'accordo in questione.

 
  
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  Maria do Céu Patrão Neves (PPE), per iscritto. (PT) La negoziazione e la conclusione di accordi di partenariato nel settore della pesca ha come scopo generale la conservazione e la salvaguardia delle attività di pesca della flotta dell'Unione europea, compresa la flotta da pesca d'alto mare. Pertanto l’approvazione di questo documento è cruciale al fine di perseguire gli obiettivi di politica estera della politica comune per la pesca.

Nell’interesse di entrambe le parti, il Parlamento ha evidenziato nella sua raccomandazione determinati aspetti della comunicazione istituzionale che è opportuno potenziare, ovvero che la Commissione dovrebbe trasmettere al Parlamento europeo le conclusioni delle riunioni e dei lavori della commissione mista prevista dall’accordo, nonché il programma settoriale pluriennale citato nel protocollo e i risultati delle rispettive valutazioni annuali.

Il Parlamento richiede inoltre una piena relazione circa l’attuazione dell’accordo e richiede che i deputati ne siano informati duranti i futuri negoziati dell’accordo, in modo da poter esercitare un influsso positivo sul processo negoziale.

Voto in favore della presente raccomandazione.

 
  
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  Aldo Patriciello (PPE), per iscritto. – Care colleghe e cari colleghi, La presente proposta, si riferisce alla conclusione di un nuovo protocollo per un accordo di partenariato tra l'UE e São Tomé e Príncipe. L'obiettivo principale, è quello di definire le possibilità di pesca offerta alle navi dell'Unione europea sulla base del surplus disponibile, così come il contributo finanziario dovuto separatamente per i diritti di accesso e di sostegno settoriale. Saranno autorizzati a pescare 28 tonniere con reti a circuizione e 12 pescherecci con palangari di superficie. Alla luce delle valutazioni annuali della situazione degli stock alieutici, le possibilità di pesca possono essere rettificate in più o in meno, con conseguente riesame proporzionato della contropartita finanziaria. La contropartita finanziaria annuale equivale a 682 500 EUR. L'importo totale della contropartita finanziaria annuale sarà aumentato di 65 euro, per ogni tonnellata supplementare catturata qualora la quantità globale delle catture effettuate dalle navi dell'EU ecceda le 7 000 tonnellate all'anno. L'accordo ha una durata triennale. Per questi motivi e affinché si possa consolidare la sostenibilità del settore del tonno dell'UE.

 
  
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  Raül Romeva i Rueda (Verts/ALE), per iscritto. − La negoziazione e la conclusione di accordi di partenariato nel settore della pesca ha come scopo generale la conservazione e la salvaguardia delle attività di pesca della flotta dell'Unione europea, compresa la flotta da pesca d'alto mare. É inoltre in linea con lo sviluppo di relazioni con paesi terzi in uno spirito di partenariato e cooperazione, al fine di rafforzare lo sfruttamento sostenibile delle risorse alieutiche al di fuori delle acque dell'UE, facendosi nel contempo carico delle questioni ambientali, sociali ed economiche. In detta prospettiva, il 23 luglio 2007 il Consiglio ha adottato il regolamento (CE) n. 894/2007 sulla conclusione di un accordo di partenariato nel settore della pesca (APP) tra l’Unione europea e la Repubblica democratica di São Tomé e Príncipe. Detto accordo, applicabile per periodi di quattro anni rinnovabili con rinnovo tacito, salvo denuncia di una delle parti, ha revocato e sostituito il primo accordo di pesca concluso nel 1984 tra la CE e São Tomé e Príncipe. Cionondimeno il nostro gruppo si è sempre opposto alla presente procedura, sia per la sua forma che per il contenuto.

 
  
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  Licia Ronzulli (PPE), per iscritto. – Ho votato a favore di questa raccomandazione perché ritengo che la proposta corrisponda in linea di massima agli interessi delle due parti. Tale accordo di partenariato, infatti, può contribuire a consolidare la sostenibilità del settore del tonno dell'UE nell'oceano Atlantico, definendo, per le navi e i settori dell'Unione che da essa dipendono, un contesto giuridico stabile a medio termine, e concorrendo a conservare la continuità delle zone di pesca rientranti in accordi nel Golfo di Guinea. È però auspicabile che la commissione mista si riunisca più spesso in futuro e che siano ammessi a partecipare ad essa anche i rappresentanti del Parlamento europeo in qualità di osservatori.

 
  
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  Nuno Teixeira (PPE), per iscritto. (PT) La negoziazione e la conclusione di accordi di partenariato nel settore della pesca ha come scopo generale la conservazione e la salvaguardia delle attività di pesca della flotta dell'Unione europea. Voto in favore dell’adozione del protocollo sull’accordo di partenariato nel settore della pesca tra l’UE e la Repubblica democratica di São Tomé e Príncipe dal momento che è legato allo sviluppo di relazioni con paesi terzi in uno spirito di partenariato e cooperazione, al fine di rafforzare lo sfruttamento sostenibile delle risorse alieutiche al di fuori delle acque dell'UE, facendosi nel contempo carico delle questioni ambientali, sociali ed economiche. Il nuovo protocollo prevede una contropartita finanziaria per avere accesso all’esclusiva zona economica esclusiva (ZEE) di São Tomé e Príncipe, per un importo globale di 2 047 500 euro per un periodo di tre anni. Saranno autorizzati a pescare 28 tonniere con reti a circuizione e 12 pescherecci con palangari di superficie. Dette possibilità di pesca possono essere rettificate.

 
  
  

Raccomandazione Moreira (A7-0198/2011)

 
  
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  Luís Paulo Alves (S&D), per iscritto. (PT) Ho votato a favore della relazione e mi rallegro della disposizione volta a garantire la fluidità degli scambi commerciali tra le due parti rispettando un elevato livello di sicurezza doganale e che ciò preveda una serie di regole atte a garantire che l'accordo e l'acquis dell'UE restino allineati.

 
  
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  Izaskun Bilbao Barandica (ALDE), per iscritto. (ES) Ho votato a favore dell’accordo volto a garantire un elevato livello di sicurezza degli scambi commerciali e l’applicazione di norme sempre più allineate all’acquis dell’UE.

 
  
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  Mara Bizzotto (EFD), per iscritto. − Ho votato in favore di questo provvedimento volto a estendere alle misure di sicurezza doganali l’accordo giá esistente tra l’Unione europea e il Principato di Andorra. La necessitá di tale provvedimento si é fatta sempre piú forte nel corso degli ultimi anni, poiché il Principato di Andorra ha assunto ormai il ruolo di centro di raccordo del traffico illegale di prodotti, specialmente di sigarette, che vengono poi immessi nella rete commerciale degli Stati membri dell’Unione. E’ perció fondamentale che l’Unione e il Principato stesso definiscano un quadro di cooperazione in materia di sicurezza doganale. Tenendo conto che la tutela della sicurezza dei confini costituisce da sempre un aspetto chiave dell’ideologia politica della Lega Nord, non posso che approvare il provvedimento in questione.

 
  
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  Edite Estrela (S&D), per iscritto. (PT) Ho votato a favore della relazione sul protocollo che estende alle misure doganali di sicurezza l’accordo in forma di scambio di lettere fra la Comunità economica europea e il Principato di Andorra perché incoraggia gli scambi commerciali fra le due parti mantenendo un elevato livello di sicurezza doganale e l’allineamento fra l’accordo e l’acquis dell’UE.

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) Il Principato di Andorra condivide con l’Unione europea legami storici in moltissimi ambiti. L’unione doganale creata nel 1990 ha aumentato i legami naturali già forti fra le due parti. La proposta in esame fa riferimento agli emendamenti al Codice doganale comunitario e alle sue modalità di esecuzione che stabiliscono le misure doganali di sicurezza. La proposta stabilisce un regime speciale fra l’Unione europea e Andorra per garantire la fluidità degli scambi commerciali fra le due parti senza compromettere la sicurezza necessaria delle merci. A questo scopo è indispensabile assicurare livelli equivalenti di sicurezza nei rispettivi territori. Mi auguro che le relazioni commerciali fra l’UE e Andorra possano prosperare e che la proposta contribuisca in modo significativo al raggiungimento di questo obiettivo. Desidero infine congratularmi con il relatore per il lavoro svolto.

 
  
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  José Manuel Fernandes (PPE), per iscritto. (PT) L’onorevole Moreira ci ha presentato una proposta di raccomandazione sulla proposta di decisione del Consiglio relativa alla conclusione del protocollo tra l’Unione europea e il Principato di Andorra che estende alle misure doganali di sicurezza l’accordo in forma di scambio di lettere tra le due parti concluso il 28 giugno 1990. All’accordo oggi in vigore sarà aggiunto un nuovo titolo II riguardante i prodotti agricoli. Dal momento che, nel contesto delle già ampie relazioni fra l’UE e Andorra, tale estensione rappresenta un ulteriore passo positivo verso un’eventuale integrazione nel mercato interno e che, oltre a includere regole atte a garantire che l’accordo e l’acquis dell’Unione restino allineati, il testo vuole garantire la sicurezza doganale e normali relazioni fra le due parti, mi rallegro dell’adozione di questa raccomandazione che ho appoggiato con il mio voto.

 
  
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  João Ferreira (GUE/NGL), per iscritto. (PT) Il protocollo vuole estendere le misure doganali di sicurezza dell’accordo concluso fra l’Unione europea e il Principato di Andorra. Tale accordo è in vigore dal 1990, ma si è ora deciso di estenderlo ai prodotti agricoli nell’ambito di questa intesa sulle misure doganali di sicurezza.

L’accordo in quanto tale vuole garantire la fluidità degli scambi commerciali fra le due parti rispettando un elevato livello di sicurezza doganale. Il testo prevede inoltre l’abolizione dell’obbligo di dichiarazione preventiva delle merci a condizione che l’UE e Andorra garantiscano, nei rispettivi territori, un livello equivalente di sicurezza come previsto dal rispettivo acquis. Nonostante il nostro voto a favore della proposta, crediamo, tuttavia, che non si debbano promuovere gli interessi dei movimenti dei capitali a discapito della salvaguardia dei diritti dei cittadini e dei lavoratori.

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. (PT) Il protocollo vuole estendere le misure doganali di sicurezza dell’accordo concluso fra l’Unione europea e il Principato di Andorra. Tale accordo è in vigore dal 1990, ma si è ora deciso di estenderlo ai prodotti agricoli nell’ambito di questa intesa sulle misure doganali di sicurezza. L’accordo in quanto tale vuole garantire la fluidità degli scambi commerciali fra le due parti rispettando un elevato livello di sicurezza doganale. Il testo prevede inoltre l’abolizione dell’obbligo di dichiarazione preventiva delle merci a condizione che l’UE e Andorra garantiscano, nei rispettivi territori, un livello equivalente di sicurezza come previsto dal rispettivo acquis.

Quando si effettuerà la revisione dell’accordo, vorremmo ribadire che gli interessi dei movimenti dei capitali non dovrebbero essere tutelati a discapito della salvaguardia dei diritti dei cittadini e dei lavoratori.

 
  
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  Monika Flašíková Beňová (S&D), per iscritto. – (SK) La decisione del Consiglio presentata al Parlamento nel quadro della procedura di approvazione rappresenta lo strumento giuridico per la conclusione di un protocollo fra l’Unione europea e il Principato di Andorra che estende l’accordo alle misure doganali di sicurezza. L’accordo è servito quale base per l’unione doganale fra le due parti. Il Codice doganale comunitario è, in linea di massima, applicabile al commercio con tutti i paesi terzi e permette la fissazione di norme diverse qualora accordi internazionali prevedano misure specifiche di sicurezza. Il protocollo dovrebbe assicurare che il commercio si svolga senza intoppi tra le due parti, rispettando un elevato livello di sicurezza e dovrebbe includere una serie di regole atte a garantire che l’accordo e l’acquis dell’Unione europea restino allineati. Reputo quindi opportuno che il Parlamento approvi tale accordo. Al contempo, tuttavia, nonostante esistano ampie relazioni fra Andorra e l’Unione europea, queste rimangono frammentate, dato che parti considerevoli dell’acquis relativo al mercato interno non sono state introdotte nella legislazione andorrana e, pertanto, non sono applicabili. Nel prossimo futuro dovremmo quindi procedere a un’analisi delle possibilità e delle modalità di un’eventuale integrazione graduale di Andorra nel mercato interno.

 
  
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  Juozas Imbrasas (EFD), per iscritto. (LT) Appoggio questa documento perché la proposta concerne le modifiche al Codice doganale comunitario e alle sue modalità di esecuzione in materia di misure di sicurezza doganale per le merci esportate o importate da paesi terzi. Soprattutto, le modifiche comprendono una disposizione secondo cui gli operatori devono presentare determinate informazioni prima di importare o esportare merci.

 
  
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  Clemente Mastella (PPE), per iscritto. − Riteniamo che la conclusione di questo protocollo tra l'Unione europea ed il Principato di Andorra, che estende le misure doganali di sicurezza, garantirà la fluidità degli scambi commerciali tra le due parti, rispettando un elevato livello di sicurezza doganale, e prevederà una serie di regole atte a garantire che l'accordo e l'acquis dell'UE restino allineati. Abbiamo pertanto dato parere favorevole che il Parlamento conceda la sua approvazione. Sosteniamo, però, che la Commissione debba informare il Parlamento sulle conclusioni delle riunioni e sui lavori del comitato misto nonché sulle risultanze delle valutazioni periodiche, e debba inoltre impegnarsi a presentare una relazione sull'attuazione dell'accordo.

Dato che le relazioni tra l'Unione europea e il Principato di Andorra sono ampie ma frammentate, raccomandiamo di procedere quanto prima a un'analisi delle possibilità e delle modalità della sua eventuale integrazione graduale nel mercato interno. Ciò sarà necessario per assicurare che il commercio si svolga senza intoppi tra le due parti, pur mantenendo un elevato livello di sicurezza. Prevediamo, infine, l'abolizione dell'obbligo di dichiarazione preventiva delle merci, a condizione che Unione europea e Andorra garantiscano, nei rispettivi territori, un livello equivalente di sicurezza come previsto dal rispettivo acquis.

 
  
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  Alexander Mirsky (S&D), per iscritto . − (EN) è noto che il protocollo vuole garantire la fluidità degli scambi commerciali fra le due parti rispettando un elevato livello di sicurezza e comprende una serie di regole atte a garantire che l’accordo e l’acquis dell’UE restino allineati. Si tratta di un’iniziativa molto importante.

 
  
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  Rolandas Paksas (EFD), per iscritto. (LT) È necessario continuare ad ampliare con efficacia e coerenza le relazioni fra l’Unione europea e il Principato di Andorra. Dobbiamo creare le condizioni ideali perché ciò accada. Soprattutto, per agevolare gli scambi commerciali fra l’UE e Andorra, occorre assicurare la corretta applicazione delle misure doganali di sicurezza che riguardano la dichiarazione delle merci prima della loro introduzione nel territorio doganale o della loro uscita dallo stesso, gli operatori economici autorizzati nonché i controlli doganali di sicurezza e la gestione dei rischi in materia di sicurezza. È altresì necessario promuovere un’ulteriore estensione del mercato interno fuori dalle frontiere dell’Unione europea sulla base di un quadro normativo comune. Una simile iniziativa andrebbe a beneficio dei cittadini e delle imprese sia dell’Unione europea sia di Andorra. Occorre rilevare che il protocollo istituisce un regime speciale tra l’UE e Andorra per assicurare che il commercio si svolga senza intoppi tra le due parti, pur mantenendo un elevato livello di sicurezza. Mi rallegro della proposta di inserire nel protocollo una disposizione secondo cui gli operatori devono presentare determinate informazioni prima di importare o esportare merci così da garantire la corretta attuazione delle misure di sicurezza doganale. Ritengo opportuno procedere all’abolizione dell’obbligo di dichiarazione preventiva delle merci a condizione che l’Unione europea e Andorra garantiscano, nei rispettivi territori, un livello equivalente di sicurezza come previsto dal rispettivo acquis.

 
  
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  Justas Vincas Paleckis (S&D), per iscritto. (EN) La promozione della sicurezza delle frontiere con i paesi vicini è necessaria per mantenere la sovranità dell’Unione europea e sviluppare una cooperazione reciproca. Un opportuno controllo dei confini dell’UE con Andorra, un principato stretto fra due grandi paesi dell’Unione, la Francia e la Spagna, garantirà relazioni più fruttuose e amichevoli in futuro. Ho votato a favore del protocollo in esame perché incoraggerà un maggiore scambio di informazioni con Andorra sui controlli e la gestione del rischio in materia di sicurezza doganale nonché la standardizzazione delle misure di sicurezza doganale europee e promuoverà la sicurezza della circolazione delle merci fra Andorra e gli altri paesi dell’UE. Il rafforzamento degli scambi bilaterali fra Andorra e l’Unione europea in un contesto di maggiore standardizzazione andrà a beneficio dell’intera Europa.

 
  
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  Alfredo Pallone (PPE), per iscritto. − Cari colleghi, ho votato a favore della relazione del collega Moreira sulle misure di sicurezza doganali perche ritengo importante che siano stabilite delle regole ben definite sul commercio di un Paese che, pur non facendo parte dell'Unione europea, è un'enclave nella stessa e quindi perfettamente integrato negli scambi commerciali. Il protocollo intende appunto rafforzare le misure di sicurezza alla dogana relativamente alle merci importate ed esportate dai paesi fuori dall'UE. Il controllo prevede che gli operatori commerciali forniscano specifiche informazioni al momento delle operazioni di scambio garantendo comunque il giusto equilibrio tra rapidità e sicurezza dei flussi commerciali.

 
  
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  Maria do Céu Patrão Neves (PPE), per iscritto. (PT) Ho votato a favore della relazione in esame sulla proposta di decisione del Consiglio relativa alla conclusione del protocollo che estende alle misure doganali di sicurezza l’accordo in forma di scambio di lettere fra la Comunità economica europea (CEE) e il Principato di Andorra. Sia la commissione per il commercio internazionale sia quella per il mercato interno e la protezione dei consumatori raccomandano l’adozione di questo protocollo. La conclusione di questo nuovo accordo rappresenta un passo avanti verso una maggiore cooperazione fra il Principato di Andorra e l’Unione europea. È importante che entrambe le parti garantiscano che l’accordo continui a monitorare lo sviluppo dell’acquis dell’UE in questo settore. Questa preoccupazione è stata ripresa nell’accordo. Come ha ricordato il relatore, sottolineerei che è necessario che la Commissione e il Principato prevedano una nuova serie di incontri dedicati agli accordi bilaterali e al loro eventuale adeguamento all’applicazione, attualmente in corso, del Codice doganale aggiornato, che dovrebbe essere completata nell’Unione entro due anni.

 
  
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  Aldo Patriciello (PPE), per iscritto. − Care colleghe e cari colleghi, Per la conclusione del protocollo tra l'Unione europea e il Principato di Andorra che estende alle misure doganali di sicurezza, fin'ora l'accordo risulta essere in forma di scambio di lettere tra la Comunità economica europea e il Principato di Andorra concluso il 28 giugno 1990. L'accordo era la base per l'unione doganale tra ambo le parti. L'attuale intesa in merito alle misure doganali di sicurezza verrà aggiunta all'accordo del 1990 sotto forma di un nuovo titolo II BIS e, diversamente dall'unione doganale, sarà applicabile ai prodotti agricoli. Il Codice doganale comunitario è, in linea di massima, applicabile al commercio con tutti i paesi terzi. Ciononostante consente la fissazione di norme diverse qualora accordi internazionali prevedano misure specifiche di sicurezza. esenta. Tenendo conto dei cambiamenti nel relativo acquis doganale dell'UE, la proposta istituisce un regime speciale tra l'UE e Andorra per assicurare che il commercio senza intoppi tra le due parti, pur mantenendo un elevato livello di sicurezza. Per questi motivi e affinché si intensifichino gli scambi commerciali tra UE e il Principato di Andorra, esprimo il mio voto favorevole per le nuove misure doganali in merito alla sicurezza.

 
  
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  Raül Romeva i Rueda (Verts/ALE), per iscritto. − (EN) Appoggio la proposta. Il deferimento della decisione del Consiglio al Parlamento nel quadro della procedura di approvazione costituisce lo strumento giuridico per la conclusione del protocollo tra l’Unione europea e il Principato di Andorra che estende alle misure doganali di sicurezza l’accordo in forma di scambio di lettere tra la Comunità economica europea e il Principato di Andorra concluso il 28 giugno 1990. L’accordo era la base per l’unione doganale tra ambo le parti. L’attuale intesa in merito alle misure doganali di sicurezza verrà aggiunta all’accordo del 1990 sotto forma di un nuovo titolo II BIS e, diversamente dall’unione doganale, sarà applicabile ai prodotti agricoli (articolo 12 ter, paragrafo 2 del protocollo).

 
  
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  Angelika Werthmann (NI), per iscritto. (DE) Nel 1990 un accordo sotto forma di scambio di lettere ha istituito l’unione doganale fra il Principato di Andorra e l’Unione europea. La modifica proposta oggi chiede che il comitato misto definisca le misure di attuazione delle disposizioni relative alla sicurezza doganale. Se l’Unione europea e Andorra garantiranno un elevato livello di sicurezza equivalente nei loro rispettivi territori, scomparirà l’obbligo di dichiarazione preventiva. L’estensione delle norme del mercato interno comporterà benefici ai cittadini e alle imprese sia dell’Unione europea sia di Andorra.

 
  
  

Raccomandazione Ţicău (A7-0298/2010)

 
  
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  Luís Paulo Alves (S&D), per iscritto. (PT) Voto a favore della proposta che chiede al Parlamento di approvare la conclusione dell’accordo. Le aziende europee e canadesi risparmieranno milioni di euro all’anno grazie a procedure di approvazione dei prodotti più brevi e semplificate, e pertanto meno onerose, e grazie alla reciproca accettazione dei risultati della certificazione. L’accordo rappresenta inoltre un evidente vantaggio per l’Unione europea, in quanto stabilisce il riconoscimento reciproco dei risultati della certificazione in tutti i settori dell’aeronavigabilità per tutti gli Stati membri. Esso non aumenterà soltanto la competitività dei mercati canadese ed europeo, ma rafforzerà anche la sicurezza dei voli passeggeri e merci giacché promuove la cooperazione in tutti gli ambiti della certificazione, delle ispezioni e dell’applicazione delle norme.

 
  
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  Adam Bielan (ECR), per iscritto.(PL) Il Canada è leader mondiale nella costruzione di aeromobili e dispositivi per l’aviazione. Soltanto sei Stati membri hanno attualmente accordi bilaterali in materia di certificazione dei servizi aeronautici. Come nel caso dell’accordo con gli Stati Uniti, la proposta di un accordo sulla sicurezza dell’aviazione civile migliorerà in modo significativo la cooperazione fra l’Unione europea e il Canada e disciplinerà la materia in tutti gli Stati membri dell’UE. L’accordo consente un’armonizzazione del sistema di certificazione. Si basa sulla fiducia di ciascuna delle parti nel sistema vigente presso la controparte e sulla comparazione delle differenze regolamentari consentendo, quindi, di ridurre al minimo la duplicazione di test e controlli. L’accordo darà inoltre il via a un processo di ispezioni congiunte, indagini e scambio di dati relativi alla sicurezza. L’accettazione reciproca dei risultati della certificazione consentirà un risparmio significativo per il lavoro delle aziende dell’aviazione europee e canadesi. L’accordo aumenterà, da un lato, la competitività dei mercati e, dall’altro, ne migliorerà la sicurezza grazie a un ravvicinamento delle autorità normative. Per tutte queste ragioni, appoggio la conclusione di questo accordo.

 
  
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  Izaskun Bilbao Barandica (ALDE), per iscritto.(ES) Ho votato a favore della proposta perché questo accordo andrà a beneficio delle aziende europee e canadesi, delle compagnie aeree e dei passeggeri. Si risparmieranno milioni di euro a grazie a procedure di approvazione dei prodotti più brevi e semplificate, e pertanto meno onerose, e grazie alla reciproca accettazione dei risultati della certificazione. Esso prevede, inoltre, la possibilità di ricorrere ai servizi autorizzati di riparazione e manutenzione dell’altra parte. Soprattutto renderà il mercato più sicuro e più competitivo.

 
  
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  Mara Bizzotto (EFD), per iscritto. − Ho espresso voto favorevole alla relazione della collega Ticau poiché il Canada é un paese prioritario con cui stipulare un accordo di questo tipo, essendo entrambi i paesi produttori di aeromobili all'avanguardia a livello globale. Tale accordo permetterà di evitare la duplicazione di molte procedure e di accettare certificazioni reciproche: di conseguenza, il risparmio e la semplificazione burocratica saranno significativi e avranno ricadute molto positive per le nostre aziende.

 
  
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  Vilija Blinkevičiūtė (S&D), per iscritto. − (LT) Ho votato a favore della relazione in esame perché credo che un accordo bilaterale fra Unione europea e il Canada sulla sicurezza dell’aviazione civile – questo è l’obiettivo – andrà a beneficio dei cittadini europei semplificando gli scambi fra entrambe le parti. L’obiettivo dell’accordo è di ridurre al minimo la duplicazione di valutazioni, test e controlli e di permettere a entrambi l’Unione europea e il Canada di fare reciprocamente affidamento sui sistemi di certificazione della controparte. Grazie a un progressivo ravvicinamento delle due serie di requisiti e processi normativi, l’autorità di importazione potrà emettere un proprio certificato su prodotti, parti o pertinenze aeronautici senza dover ripetere tutti i controlli effettuati dall’autorità di esportazione. Le aziende europee e canadesi potranno risparmiare milioni di euro all’anno grazie a procedure di approvazione dei prodotti più brevi e semplificate e, pertanto, meno onerose. A trarne vantaggio saranno anche le compagnie aeree mentre i mercati dell’aviazione canadese ed europeo saranno ancora più sicuri.

 
  
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  Carlos Coelho (PPE), per iscritto. (PT) L’accettazione reciproca dei risultati della certificazione consentirà di avere procedure di approvazione dei prodotti più brevi e semplificate e, pertanto, meno onerose, e produrrà enormi vantaggi economici sia per le aziende europee sia per quelle canadesi.

Voto a favore dell’accordo perché credo che, oltre ai vantaggi economici, esso introdurrà il riconoscimento reciproco dei risultati della certificazione in tutti i settori dell’aeronavigabilità per tutti gli Stati membri. Esso si basa sulla fiducia di ciascuna delle parti nel sistema vigente presso la controparte e stabilisce obblighi e modalità di cooperazione tali da consentire all’autorità di importazione di emettere un proprio certificato su prodotti, parti o pertinenze aeronautici senza dover ripetere tutti i controlli effettuati dall’autorità di esportazione. Anche le compagnie aeree trarranno beneficio dall'accordo, in quanto esso prevede la possibilità di ricorrere ai servizi autorizzati di riparazione e manutenzione dell'altra parte.

L’accordo rappresenta, pertanto, un importante passo avanti per i mercati perché ne rafforza la competitività ma anche la sicurezza grazie a un ravvicinamento e a una maggiore cooperazione negli ambiti della certificazione, delle ispezioni e dell’applicazione delle norme che dovrebbero consentire alle parti di garantire un più elevato livello di sicurezza per i voli passeggeri e merci.

 
  
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  Christine De Veyrac (PPE), per iscritto. (FR) Ho votato a favore della relazione dell’onorevole Ţicău che manifesta il consenso del Parlamento all’applicazione di un accordo fra la Comunità europea e il Canada in materia di sicurezza dell’aviazione civile. Tale accordo prevede il riconoscimento reciproco dei sistemi di certificazione di prodotti, parti o pertinenze aeronautici nei settori dell’aeronavigabilità e della manutenzione. Le aziende i cui prodotti sono stati certificati in un paese non dovranno pertanto ripetere l’intero processo di certificazione in un altro. Una simile semplificazione è positiva per un mercato che vale quasi EUR 50 miliardi in termini di scambi fra le due regioni.

 
  
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  Edite Estrela (S&D), per iscritto. (PT) Ho appoggiato la raccomandazione perché sono favorevole alla conclusione di un accordo che, da un lato, andrà a beneficio delle aziende e delle compagnie aeree europee e canadesi consentendo un risparmio di milioni di euro grazie a procedure di certificazioni più brevi e semplificate, e, dall’altro, garantirà un più elevato livello di sicurezza per i passeggeri.

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) Garantire la sicurezza dell’aviazione e l’armonizzazione delle regole per i diversi attori del mercato rappresenta il principale obiettivo di questo accordo fra la Comunità europea e il Canada sulla sicurezza dell’aviazione civile, (l’“accordo”).

L’accordo riveste importanza ancora maggiore in considerazione della rilevanza del settore dell’aviazione in queste due regioni. L’adozione di regole comuni, pertanto, eviterà la duplicazione di procedure inerenti a test, valutazioni e certificazioni. Occorre inoltre rilevare che la regola del riconoscimento reciproco, delle ispezioni e indagini congiunte e dello scambio dei dati sulla sicurezza, permetterà un guadagno di efficienza per tutti gli attori interessati.

Non da ultimo, l’accordo comporterà non solo un risparmio significativo per le aziende aeronautiche, ma anche una maggiore efficienza per le stesse compagnie aeree, che potranno fare ricorso ai servizi di riparazione e manutenzione autorizzati dalle parti nell’accordo.

 
  
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  José Manuel Fernandes (PPE), per iscritto. (PT) Fra l’Unione europea e il Canada esistono da molto tempo relazioni economiche e politiche che hanno dato origine a diversi accordi bilaterali in queste regioni. Il 6 maggio 2009 l’Unione europea – all’epoca Comunità europea – e il Canada hanno firmato un accordo sulla sicurezza dell’aviazione civile simile a quello con gli Stati Uniti e volto a rafforzare la cooperazione fra le due parti e a ridurre la duplicazione delle verifiche dei controlli e dei test. Ho votato a favore della raccomandazione e mi compiaccio del rafforzamento delle relazioni fra le due parti. Questo accordo aumenterà la sicurezza e la competitività dei mercati canadese ed europeo poiché rappresenta un importante passo avanti verso la definizione di standard internazionali per la sicurezza dell’aviazione civile. Esso produrrà benefici anche per le compagnie aeree, che potranno ricorrere ai servizi autorizzati di riparazione e manutenzione di una controparte.

 
  
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  João Ferreira (GUE/NGL), per iscritto. (PT) L’accordo oggetto della relazione riguarda alcuni aspetti della sicurezza dell’aviazione civile e sostituirà i sei accordi bilaterali esistenti fra gli Stati membri e il Canada che comprendono anche la certificazione dei prodotti. Come ribadisce chiaramente il relatore, la creazione di uno spazio aereo senza frontiere fra le due regioni – un tema che ci vede particolarmente preoccupati – non ricade nel campo dell’accordo, ma dovrebbe essere oggetto di una raccomandazione distinta.

Gli obiettivi chiave dell’accordo sono di ridurre al minimo la duplicazione di valutazioni, test e controlli, (tranne se giustificati da significative discrepanze normative) e di consentire a UE e Canada di fare reciprocamente affidamento sui sistemi di certificazione della controparte. Tale risultato sarà raggiunto anche mediante un progressivo ravvicinamento delle due serie di requisiti e processi normativi.

L’accordo dovrebbe produrre un risparmio significativo per le aziende aeronautiche europee e canadesi grazie a procedure di approvazione dei prodotti più brevi e semplificate, e pertanto meno onerose, e grazie alla reciproca accettazione dei risultati della certificazione.

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. (PT) L’accordo in esame riguarda alcuni aspetti della sicurezza dell’aviazione civile senza entrare nel merito della creazione di uno spazio aereo senza frontiere fra le due regioni, che secondo il relatore, dovrebbe essere oggetto di una raccomandazione distinta. Gli obiettivi chiave dell’accordo sono di ridurre al minimo la duplicazione di valutazioni, test e controlli (tranne se giustificati da significative discrepanze normative) e di consentire a UE e Canada di fare reciprocamente affidamento sui sistemi di certificazione della controparte.

L’accordo dovrebbe produrre un risparmio significativo per le aziende aeronautiche europee e canadesi grazie a procedure di approvazione dei prodotti più brevi e semplificate, e pertanto meno onerose, e grazie alla reciproca accettazione dei risultati della certificazione. A giudizio del relatore, l’accordo potrebbe inoltre aumentare la sicurezza giacché prevede un ravvicinamento delle autorità normative e preposte all'applicazione che potranno così cooperare in tutti gli ambiti della certificazione, delle ispezioni e dell'applicazione delle norme in modo da garantire il più elevato livello di sicurezza per i voli passeggeri e merci.

 
  
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  Monika Flašíková Beňová (S&D), per iscritto. – (SK) La presente raccomandazione riguarda l'accordo sulla sicurezza firmato nel maggio 2009 per conto della Comunità europea. Il Canada è stato correttamente individuato quale paese prioritario con cui stipulare un accordo di sicurezza dell'aviazione a integrazione dell'accordo sul trasporto aereo, in quanto sia l'Europa che il Canada vantano aziende produttrici di aeromobili, motori e avionica che sono all'avanguardia a livello mondiale. Come nel caso dell'analogo accordo in materia di sicurezza aerea stipulato con gli Stati Uniti, gli obiettivi chiave fissati nelle direttive di negoziato erano quelli di ridurre al minimo la duplicazione di valutazioni, test e controlli e di consentire a UE e Canada di fare reciprocamente affidamento sui sistemi di certificazione della controparte. L'accordo ricalca a grandi linee l'impianto degli accordi bilaterali in materia di sicurezza aerea vigenti tra gli Stati membri e il Canada. Esso stabilisce obblighi e modalità di cooperazione e si basa sulla fiducia di ciascuna delle parti nel sistema vigente presso la controparte e sulla comparazione delle differenze regolamentari. Le aziende europee e canadesi risparmieranno milioni di euro all'anno grazie a procedure di approvazione dei prodotti più brevi e semplificate, e pertanto meno onerose, e grazie alla reciproca accettazione dei risultati della certificazione. Anche le compagnie aeree trarranno beneficio dall’accordo che rappresenta un importante passo avanti per quanto concerne l'instaurazione di norme internazionali in materia di sicurezza dell'aviazione. Sono dunque del parere che il Parlamento debba approvare la conclusione dell’accordo che aumenterà la competitività e la sicurezza dei mercati canadese ed europeo.

 
  
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  Lorenzo Fontana (EFD), per iscritto. − Signora Presidente, onorevoli colleghi, la raccomandazione in esame riguarda l'accordo sulla sicurezza nel settore del trasporto aereo del 6 maggio 2009. Visto il clima di collaborazione emerso nell'accordo, confermo il voto favorevole.

 
  
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  Juozas Imbrasas (EFD), per iscritto. − (LT) Mi compiaccio di questo testo perché gli obiettivi chiave fissati nelle direttive di negoziato erano quelli di ridurre al minimo la duplicazione di valutazioni, test e controlli (tranne se giustificati da significative discrepanze normative) e di consentire a UE e Canada di fare reciprocamente affidamento sui sistemi di certificazione della controparte. Tale risultato sarà raggiunto mediante un progressivo ravvicinamento delle due serie di requisiti e processi normativi, consultazioni sistematiche tra le parti per verificare le costanti idoneità e capacità degli organi normativi interessati dall'applicazione dell'accordo e l'istituzione di un comitato misto con il compito di proporre soluzioni per i problemi eventualmente derivanti dalla sua applicazione. L'accordo prevede, al fine di mantenere la fiducia reciproca nei sistemi, ispezioni congiunte, indagini, scambio di dati relativi alla sicurezza (informazioni relative a ispezioni e incidenti degli aeromobili) nonché una maggiore cooperazione in ambito normativo e consultazioni a livello tecnico volte a risolvere le questioni prima che si trasformino in "controversie". Esso prevede la creazione di un comitato misto e di comitati settoriali in ambiti quali la certificazione di aeronavigabilità e la manutenzione. Non mancano inoltre rigorose misure di salvaguardia che consentirebbero in definitiva a ciascuna parte di sospendere l'accettazione dei risultati dell'autorità competente dell'altra parte o di risolvere, integralmente o in parte, l'accordo. L'intero sistema di consultazioni, comitati e comitati settoriali è tuttavia inteso a garantire che le eventuali divergenze siano risolte ben prima di arrivare a questo punto.

 
  
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  Clemente Mastella (PPE), per iscritto. − L'accordo sulla sicurezza dell'aviazione civile del 2009 è un primo passo verso la realizzazione di uno spazio aereo senza frontiere tra Unione europea e Canada. L'accordo prevede, al fine di mantenere la fiducia reciproca nei sistemi, ispezioni congiunte, scambio di dati sulla sicurezza, una maggiore cooperazione in ambito normativo e consultazioni a livello tecnico, volte a risolvere le questioni prima che esse si trasformino in "controversie".

Inoltre, la creazione di un comitato misto e di vari comitati settoriali consentiranno alle aziende europee e canadesi di risparmiare milioni di euro all'anno, grazie alla reciproca accettazione dei risultati delle certificazioni. Le autorità di importazione potranno, infatti, emettere un proprio certificato su prodotti, parti o pertinenze aeronautiche senza dover ripetere tutti i controlli effettuati dall'autorità di esportazione.

Trarranno beneficio dall'accordo anche le compagnie aeree, in quanto esso prevede la possibilità di ricorrere ai servizi di riparazione e manutenzione dell'altra parte. Non si aumenterà soltanto la competitività dei mercati canadese ed europeo, ma migliorerà anche la sicurezza globale.

Riteniamo, infine, che quest'accordo sia importante per quanto concerne l'instaurazione di norme internazionali in materia di sicurezza dell'aviazione civile e dovrebbe fungere da punto di partenza per i futuri negoziati con altri importanti produttori di aeromobili.

 
  
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  Alexander Mirsky (S&D), per iscritto. (EN) Quello in esame è il più ambizioso accordo sul trasporto aereo fra l’Unione europea e un importante partner globale. L’accordo non aumenterà soltanto la competitività dei mercati canadese ed europeo, ma ne aumenterà anche la sicurezza, nell'ambito di un ravvicinamento delle autorità normative e preposte all'applicazione che potranno così cooperare in tutti gli ambiti della certificazione, delle ispezioni e dell'applicazione delle norme in modo da garantire il più elevato livello di sicurezza per i voli passeggeri e merci. L'accordo rappresenta un importante passo avanti per quanto concerne l'instaurazione di norme internazionali in materia di sicurezza dell'aviazione civile e dovrebbe fungere da punto di partenza per i futuri negoziati con altri importanti produttori di aeromobili e attrezzature. Appoggio l’onorevole Ţicău.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI), per iscritto. (DE) L’accordo fra l’Unione europea e il Canada sulla sicurezza dell’aviazione civile, che va a integrare l’accordo sul trasporto aereo, è volto alla rimozione delle barriere tecniche al commercio. L’obiettivo chiave è di ridurre al minimo la duplicazione di valutazioni, test e controlli, per quanto possibile, e di consentire una certificazione uniforme. Sarà istituito un comitato congiunto con il compito di proporre soluzioni per i problemi eventualmente derivanti dall’applicazione dell’accordo. La collaborazione e il riconoscimento reciproco delle certificazioni si riferiscono ai settori dell’aeronavigabilità e della manutenzione. Si profila per il futuro la possibilità di un riconoscimento reciproco illimitato. Oltre al comitato congiunto, chiamato ad affrontare problemi concreti e controversie, si prevede anche la possibilità di ispezioni e indagini congiunte e di uno scambio di dati sulla sicurezza. Ci si compiace delle rigorose misure di salvaguardia che consentono a ciascuna parte di sospendere l’accettazione dei risultati dell’autorità competente dell’altra parte o di risolvere l’accordo in caso di necessità.

L’accordo merita il nostro appoggio purché le procedure di approvazione dei prodotti risultino più brevi e semplificate senza che a farne le spese siano le norme di sicurezza.

 
  
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  Franz Obermayr (NI), per iscritto. (DE) La presente raccomandazione riguarda l'accordo sulla sicurezza firmato il 6 maggio 2009 per conto dell'allora Comunità europea. Soltanto sei Stati membri hanno attualmente in essere accordi bilaterali con il Canada in materia di certificazione dei prodotti, che sono destinati a decadere con l'entrata in vigore dell'accordo UE-Canada sulla sicurezza dell'aviazione civile. Rigorose misure di salvaguardia consentono a ciascuna parte di sospendere l'accettazione dei risultati dell'autorità competente dell'altra parte o di risolvere, integralmente o in parte, l'accordo qualora fosse necessario. L’accordo merita il nostro appoggio purché le procedure di approvazione dei prodotti risultino più brevi e semplificate senza che a farne le spese siano le norme di sicurezza.

 
  
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  Rolandas Paksas (EFD), per iscritto. (LT) Un accordo sull’aviazione civile fra la Comunità europea e il Canada comporta indubbiamente benefici per entrambe le parti. Occorre rilevare che i più importanti produttori del settore dell’aviazione si trovano nell’Unione europea o in Canada. In queste due regioni il volume di scambi e di esportazioni per questo settore è enorme. Per poter dare il via a un’effettiva cooperazione nel settore dell’aviazione civile è necessario garantire che i sistemi di certificazione soddisfino i requisiti di entrambe le parti. Sono lieto che, durante i negoziati, sia stato raggiunto un accordo per ridurre al minimo le duplicazioni di valutazioni, test e controlli. Ritengo auspicabile che l’autorità di importazione abbia il diritto di emettere un proprio certificato sul prodotto aeronautico evitando di ripetere le valutazioni effettuate dall’autorità di esportazione. Il riconoscimento reciproco nei settori dell’aeronavigabilità, della manutenzione e delle licenze di manutenzione è prova della fiducia che ciascuna parte nutre nei sistemi dell’altra. Tale accordo promuoverà una più stretta cooperazione fra le autorità normative di entrambe le regioni in tutti gli ambiti della certificazione, delle ispezioni, dell’applicazione delle norme e delle consultazioni. Lo svolgimento di ispezioni e indagini congiunte e lo scambio di dati sulla sicurezza garantiranno il più elevato livello di sicurezza per i voli passeggeri e merci. È opportuno sottolineare che, con l’entrata in vigore di questo accordo, le procedure di approvazione dei prodotti e di autorizzazione saranno più flessibili, più brevi e meno onerose e comporteranno una riduzione dei costi per le aziende del settore.

 
  
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  Alfredo Pallone (PPE), per iscritto. − Cari colleghi, ho votato a favore della conclusione dell'accordo sulla sicurezza dell'aviazione civile tra CE e Canada perché ritengo che rappresenti un evidente vantaggio per l'Unione europea in quanto stabilisce il riconoscimento reciproco delle documentazioni fornite in tutti i settori relativi all'aviazione per tutti gli Stati membri. L'accordo prevede ispezioni congiunte, indagini, scambio di dati relativi alla sicurezza, maggiore cooperazione e consultazioni a livello tecnico. Fare reciprocamente affidamento sui sistemi di certificazione della controparte vuol dire migliorare la sicurezza del sistema evitare perdite di tempo nel ripetere tutti i controlli effettuati dall'autorità di esportazione e garantire benefici per le compagnie aeree vista la possibilità di ricorrere ai servizi di riparazione e manutenzione dell'altra parte. Ciò aumenterà la competitività e la sicurezza dei mercati aerei.

 
  
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  Maria do Céu Patrão Neves (PPE), per iscritto. (PT) Ho votato a favore della relazione sulla proposta di decisione del Consiglio relativa alla conclusione di un accordo tra la Comunità europea e il Canada sulla sicurezza dell'aviazione civile. Come nel caso dell'analogo accordo in materia di sicurezza aerea stipulato con gli Stati Uniti, gli obiettivi chiave fissati nelle direttive di negoziato erano di ridurre al minimo la duplicazione di valutazioni, test e controlli (tranne se giustificati da significative discrepanze normative) e di consentire a UE e Canada di fare reciprocamente affidamento sui sistemi di certificazione della controparte. Tale risultato sarà raggiunto mediante un progressivo ravvicinamento delle due serie di requisiti e processi normativi, consultazioni sistematiche tra le parti per verificare le costanti idoneità e capacità degli organi normativi interessati dall'applicazione dell'accordo e l'istituzione di un comitato misto con il compito di proporre soluzioni per i problemi eventualmente derivanti dall’applicazione dell’accordo. Queste misure produrranno un risparmio di milioni di euro all’anno per le aziende europee e canadesi grazie a procedure di approvazione dei prodotti più brevi e semplificate, e pertanto meno onerose. L’accettazione reciproca dei risultati della certificazione rappresenta inoltre un evidente vantaggio per l'Unione europea, in quanto stabilisce il riconoscimento reciproco dei risultati della certificazione in tutti i settori dell'aeronavigabilità per tutti gli Stati membri.

 
  
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  Aldo Patriciello (PPE), per iscritto. − Care colleghe e cari colleghi, Gli obiettivi chiave risultano quelli di consentire a UE e Canada di fare reciprocamente affidamento sui sistemi di certificazione della controparte. Tale risultato sarà raggiunto mediante un progressivo ravvicinamento delle due serie di requisiti e processi normativi, consultazioni sistematiche tra le parti per verificare le costanti idoneità e capacità degli organi normativi interessati dall'applicazione dell'accordo e l'istituzione di un comitato misto con il compito di proporre soluzioni per i problemi eventualmente derivanti dalla sua applicazione. L'accordo ricalca a grandi linee l'impianto degli accordi bilaterali in materia di sicurezza aerea BASA, vigenti tra gli Stati membri e il Canada. Esso si basa sulla fiducia di ciascuna delle parti nel sistema vigente presso la controparte e sulla comparazione delle differenze regolamentari. Tale accordo pertanto stabilisce obblighi e prevede modalità di cooperazione tali da consentire all'autorità di importazione di emettere un proprio certificato su prodotti, parti o pertinenze aeronautici senza dover ripetere tutti i controlli effettuati dall'autorità di esportazione. Affinché si aumenti la competitività e la sicurezza dei mercati canadese ed europeo e affinché si abbiano procedure di approvazione dei prodotti più brevi e semplificate, esprimo il mio voto favorevole alla proposta in oggetto.

 
  
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  Zuzana Roithová (PPE) , per iscritto. – (CS) Non nutro forti riserve nei confronti dell’accordo fra Unione europea e Canada sulla sicurezza dell’aviazione civile. Cionondimeno, mi sono astenuta dalla votazione a causa del problema ancora irrisolto nelle relazioni fra UE, Repubblica ceca e Canada riguardante l’abolizione del requisito unilaterale del visto per i cittadini del mio paese. Ho ricordato ripetutamente che il parlamento ceco bloccherà la ratifica dell’accordo sull’aviazione per le stesse ragioni. Vorrei invitare la Commissione ad affrontare finalmente questa questione con serietà. L’atteggiamento tiepido del Commissario Malmström è il motivo per il quale la situazione continua a rimanere irrisolta dopo due anni e contribuisce al deterioramento delle relazioni fra la Repubblica ceca e il Canada.

 
  
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  Raül Romeva i Rueda (Verts/ALE), per iscritto. − Ho espresso voto favorevole. La raccomandazione riguarda l’accordo sulla sicurezza firmato il 6 maggio 2009 per conto dell'allora Comunità europea. L'accordo sul trasporto aereo tra Unione europea e Canada, firmato il 17-18 dicembre 2009 e inteso infine a realizzare pienamente uno spazio aereo senza frontiere tra l'Unione europea e il Canada, sarà oggetto di una raccomandazione distinta. Soltanto sei Stati membri hanno attualmente in essere accordi bilaterali con il Canada in materia di certificazione dei prodotti, che sono destinati a decadere con l'entrata in vigore dell'accordo UE-Canada sulla sicurezza dell'aviazione civile (l'«accordo»). Poiché l'eliminazione delle barriere tecniche agli scambi rientra nella competenza esclusiva dell'Unione, l'accordo può essere concluso mediante decisione del Consiglio. A differenza dell'accordo sul trasporto aereo, esso non è soggetto ad applicazione provvisoria e non richiede la ratifica degli Stati membri. Il Canada è stato correttamente individuato quale paese prioritario con cui stipulare un accordo di sicurezza dell'aviazione a integrazione dell'accordo sul trasporto aereo, in quanto sia l'Europa che il Canada vantano aziende produttrici di aeromobili, motori e avionica che sono all'avanguardia a livello mondiale. La somma delle esportazioni di tecnologia per l'aviazione civile supera i 50 miliardi di euro, mentre il volume globale degli scambi tra Europa e Canada in aeromobili, veicoli spaziali e componenti ha totalizzato nel 2008 oltre 49 miliardi di euro.

 
  
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  Nuno Teixeira (PPE), per iscritto. (PT) Il presente accordo fra Unione europea e Canada sulla sicurezza dell’aviazione civile segue l’accordo orizzontale già approvato dal Parlamento nel marzo del 2011. Il Canada è un paese strategico per gli Stati membri in questo settore giacché entrambe le parti sono leader mondiali nella produzione di aeromobili, motori e avionica; il Canada figura inoltre all’undicesimo posto nell’elenco dei partner commerciali più importanti dell’UE. L’accordo si prefigge di agevolare gli scambi commerciali di beni e servizi tramite la rimozione delle barriere tecniche, e di ridurre la duplicazione di valutazioni, test e controlli obbligatori di aeronavigabilità applicando il principio di reciprocità. La creazione di uno spazio aereo senza frontiere produrrà benefici economici per entrambe le parti. Una maggiore semplificazione e una riduzione dei costi amministrativi per le aziende europee e canadesi aumenteranno la competitività economica e la sicurezza dei passeggeri. Quale membro supplente della commissione per i trasporti e il turismo, ho votato a favore della relazione, ma vorrei sottolineare ancora una volta che il Parlamento dovrebbe farsi carico delle nuove responsabilità che gli sono state assegnate dal trattato di Lisbona e, nel caso di accordi internazionali, dovrebbe essere tenuto al corrente del processo negoziale in tutte le sue fasi.

 
  
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  Angelika Werthmann (NI), per iscritto. (DE) L’accordo è volto a ridurre al minimo la duplicazione di valutazioni, test e controlli e di consentire all’Unione europea e al Canada di fare reciprocamente affidamento sui sistemi di certificazione della controparte. Questa fiducia reciproca nel sistema della controparte si basa su un ravvicinamento delle due serie di requisiti e processi normativi, su consultazioni sistematiche tra le parti e sull'istituzione di un comitato misto. Grazie a procedure di approvazione di prodotti più brevi e più efficaci sotto il profilo dei costi, le aziende del settore potranno beneficiare di un risparmio di milioni di euro all’anno e rafforzare la propria competitività. L’accordo aumenterà la competitività e la sicurezza dei mercati poiché le autorità preposte all’applicazione sono chiamate a intensificare la loro cooperazione.

 
  
  

Relazione Mikolášik (A7-0111/2011)

 
  
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  Luís Paulo Alves (S&D), per iscritto. (PT) Questa relazione rileva come una sana disciplina finanziaria e la trasparenza nell’assegnazione dei fondi rappresentino i presupposti cruciali per il raggiungimento degli obiettivi complessivi della politica di coesione, contribuendo nel contempo ad incrementare l’assunzione di responsabilità verso il raggiungimento degli degli obiettivi strategici. È necessario un supplemento di sforzi per evitare ritardi eccessivi e migliorare l’efficienza della fase esecutiva.

Desidero, inoltre, sottolineare la necessità di attivare un numero maggiore di sinergie con altri strumenti politici. La politica di coesione dovrebbe continuare ad aiutare le regioni più povere a recuperare il loro ritardo, permettendo loro di adeguare i propri obiettivi alle sfide dell’oggi e del domani, nella direzione di una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva, in linea con la strategia Europa 2020.

 
  
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  Roberta Angelilli (PPE), per iscritto. – La politica di coesione dispone oggi più che mai di un grande potenziale che non va sottovalutato, capace di rilanciare quelle regioni meno sviluppate caratterizzate da svantaggi geografici o naturali permanenti. Disperdere o lasciare inutilizzate le risorse a disposizione sarebbe un grave peccato, e allora è bene adottare con urgenza un approccio orientato ai risultati attraverso la fissazione di obiettivi chiari e misurabili e di indicatori di risultato. Il primo passo, che dovrebbe valere per tutte le risorse comunitarie, è quello di semplificare le procedure e migliorare la flessibilità di erogazione dei fondi, riducendo le barriere burocratiche, gli eccessi dei costi amministrativi e gli altri ostacoli che frenano gli obiettivi politici in materia di occupazione e lotta contro la povertà. Non dimentichiamo che la politica di coesione è un meccanismo a lungo termine, pertanto iniziare a lavorare su basi solide, stabilire obiettivi precisi e assegnare competenze specifiche a ciascun livello di governance, sono fattori di progresso che daranno visibilità ai risultati solo nella seconda parte del periodo di programmazione.

 
  
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  Elena Oana Antonescu (PPE), per iscritto. (RO) Il raggiungimento di una coesione sociale, economica e territoriale è uno degli obiettivi chiave del progetto europeo. Si tratta di un obiettivo che tutti gli Stati membri si sono prefissati quale parte costitutiva del processo di integrazione europea. È proprio per questo motivo che credo che la procedura di finanziamento dei progetti di coesione debba essere basata su una rigorosa disciplina finanziaria, sull’attuazione della politica di coesione in settori strategici e, dulcis in fundo, sul principio della buona governance. L’obiettivo è di ridurre le disparità tra le regioni europee. Tutta la procedura di attuazione di questa politica deve, tuttavia, essere semplificata per permettere il raggiungimento di tale obiettivo. I finanziamenti devono poter essere utilizzati, e perchè ciò avvenga ritengo che dobbiamo eliminare il principale fattore di stallo o di morte prematura per progetti di questo tipo: gli eccessi della burocrazia europea. Non possiamo confondere la trasparenza con la burocrazia: non saranno la registrazione pedissequa di ogni voce su un pezzo di carta o la pedestre archiviazione di ogni autorizzazione che renderanno più trasparenti i progetti di coesione.

Le disparità tra le regioni europee sono il risultato di un’evoluzione che ha richiesto un lungo periodo di tempo. Sono favorevole alla proposta della relazione per cui, al fine di ridurre tali disparità e di snellire il processo di integrazione europea per tutti gli Stati membri, dobbiamo ridurre il periodo necessario all’approvazione dei progetti alleggerendo nel contempo la burocrazia, tutti i regolamenti e tutte le procedure che senza alcun motivo ostacolano la politica di coesione dell’Unione europea invece di sostenerla.

 
  
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  Sophie Auconie (PPE), per iscritto. (FR) La relazione di attuazione prodotta dal collega Mikolášik presenta un eccellente rendiconto di quanto raggiunto dalla politica di coesione nel periodo finanziario 2007-2013. Essa dimostra che questa politica è utile, poiché è innegabile il suo contributo in termini di raggiungimento dell’obiettivo della coesione economica, sociale e territoriale all’interno dell’Unione europea. Infine, desidero sottolineare come l’adozione di questa relazione giunga in un momento ideale, arricchendo così la discussione sul futuro della politica di coesione (2014-2020). Infatti, la Commissione pubblicherà a breve le proprie proposte in vista di un aggiornamento e, pertanto, di un miglioramento di tale politica.

 
  
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  Jean-Luc Bennahmias (ALDE), per iscritto. (FR) La votazione sul cosiddetto “pacchetto coesione” invia un chiaro segnale relativamente al nostro desiderio di dotarci di una politica di coesione solidale, ambiziosa ed efficace, poiché quella della coesione resta una delle più importanti politiche europee. In effetti, in un momento in cui la crisi globale ha peggiorato la situazione socio-economica di molte regioni, e in cui stiamo già discutendo della politica di coesione futura, era cruciale che il Parlamento europeo sottolineasse la propria opposizione a qualunque tentativo di nazionalizzazione o settorizzazione della politica di coesione. In particolare, in questa relazione, che ha tentato di esaminare lo stato dell’attuazione dei programmi, il Parlamento europeo ha prodotto una valutazione della situazione, sottolineando i successi, le insidie e le possibili soluzioni. Tutto ciò sarà di grande aiuto nei mesi a venire, quando l’Unione europea introdurrà una nuova politica di coesione a partire dal 2013 che dovrà porre rimedio alle lacune della politica attuale. Nella fattispecie, sarà importante semplificare e accelerare le procedure di attribuzione dei fondi, specie a favore delle piccole e medie imprese, e di incoraggiare l’utilizzo di finanziamenti incrociati e plurifondo. Pertanto, ho votato a favore di questa relazione, così come ho fatto con le altre tre, per ribadire il mio impegno nei confronti di questa politica fondamentale, invocando contestualmente alcuni cambiamenti che si sono resi necessari per affrontare le nuove sfide.

 
  
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  Sergio Berlato (PPE), per iscritto. – Gli Stati membri, come provato dai dati pubblicati nelle relazioni nazionali, stanno compiendo progressi nel conseguimento degli obiettivi della politica di coesione, nonostante si registri una certa eterogeneità tra Stati e regioni. Ricordo, inoltre, che la politica di coesione è un meccanismo a lungo termine e che la maggior parte dei risultati saranno visibili solo in una fase successiva del periodo di programmazione. A mio avviso, le precondizioni fondamentali per il conseguimento degli obiettivi globali della politica di coesione sono rappresentate da una sana disciplina finanziaria e, soprattutto, dalla trasparenza nell’assegnazione dei fondi. La futura architettura della politica di coesione per il periodo 2014-2020 sarà al centro del dibattito politico nei prossimi anni. Nel quadro dei negoziati per il futuro periodo di programmazione, ritengo che una politica regionale europea forte, e finanziata in modo adeguato, rappresenti una condizione imprescindibile per il conseguimento della coesione sociale, economica e territoriale dell'Unione europea. Pertanto, i fondi destinati alla politica di coesione, nel prossimo periodo di programmazione, non dovrebbero essere soggetti ad alcuna riduzione. Inoltre, é indispensabile la semplificazione della gestione e dell’attuazione della politica di coesione al fine di evitare che i fondi restino inutilizzati a causa di norme e procedure eccessivamente complesse.

 
  
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  Mara Bizzotto (EFD), per iscritto. – Questa mozione per una risoluzione del Parlamento sulla relazione 2010 sull´attuazione dei programmi relativi alla politica di coesione 2007 – 2013 comprende punti contrari ai principi della nostra linea politica, e non può quindi essere sostenuta. In particolare, la mozione auspica che si aumentino e facilitino i servizi per la comunità Rom, che viene definita dalla mozione come “marginalizzata”. La Lega Nord ha da sempre sottolineato che la minoranza Rom non puó essere considerata come vittima di alcuna “marginalizzazione” sociale, in quanto é questa minoranza stessa che rifiuta l’integrazione nella nostra societá. Pertanto, ritengo che la presente mozione, la quale considera i Rom come vittime di marginalizzazione e auspica per loro un trattamento privilegiato proprio sulla base di questa stessa presunta marginalizzazione, non possa essere approvata. Il mio voto é contrario.

 
  
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  Vilija Blinkevičiūtė (S&D), per iscritto. − (LT) Ho votato a favore di questa relazione poiché la politica di coesione continua a dimostrare la forza del proprio impatto contribuendo considerevolmente al miglioramento dell’ambiente socio-economico. Inoltre, la politica di coesione è mirata alla riduzione delle disparità dei livelli di sviluppo delle regioni europee, ad agevolare il raggiungimento della modernizzazione e della crescita sostenibile, e testimonia la solidarietà europea. In quanto tale, si è rivelata essenziale per il progresso dell’integrazione europea, attivando delle sinergie tra diverse politiche europee. Evidentemente, le regioni d’Europa si confrontano ancora con enormi disparità a livello economico, sociale e ambientale. Alcune di queste sono la conseguenza degli ultimi due allargamenti, mentre altre risultano accentuate dagli effetti diretti della crisi economico finanziaria globale. Gli Stati membri hanno accolto di buon grado i requisiti aggiuntivi introdotti e stanno compiendo progressi nel raggiungimento degli obiettivi della politica di coesione, come dimostrato dai dati riportati nelle relazioni nazionali, sebbene in presenza di una certa eterogeneità a livello statale e regionale. In considerazione del fatto che il Fondo sociale europeo, favorendo la creazione di posti di lavoro, rappresenta uno strumento fondamentale per la lotta a fenomeni quali la povertà, l’esclusione sociale, la disoccupazione, le diseguaglianze di genere e la discriminazione sociale (contro i portatori di handicap, gli immigrati, le persone anziane, ecc.), il Parlamento europeo chiede dunque alla Commissione di rafforzare il potenziale del Fondo sociale europeo e la sua autonomia finanziaria. Inoltre, andranno semplificati la gestione dei progetti, armonizzando e migliorando le procedure e i controlli e seguendo i progetti in corso in modo più efficace.

 
  
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  Vito Bonsignore (PPE), per iscritto. – La politica di coesione costituisce uno degli obiettivi della strategia "Europa 2020" e per tale motivo occorre riporre una maggiore attenzione al coordinamento delle attività tra Unione europea e Stati membri, che da questo settore dipendono. Per questo motivo, ho votato a favore di questo documento. La crisi economica, così come la riforma della politica per il periodo 2007-2013, hanno comportato un rallentamento sull'azione europea. Al fine di beneficiare appieno delle potenzialità che la politica di coesione offre - come chiaramente illustrato dal relatore-, occorre impegnarsi in modo più determinante al fine di ridurre il divario tra le Regioni sviluppate dell'area europea e quelle meno. Perseguire tale obiettivo e' - a mio giudizio - possibile attraverso un aumento dei fondi da destinare alla politica di coesione, ad un maggior controllo dei progetti da approvare e delle modalità di investimento dei fondi.

 
  
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  Philip Bradbourn (ECR), per iscritto. − (EN) In merito alle relazioni degli onorevoli Pieper, Sanchez-Schmid, Stavrakakis, Vlasak e Mikolasik, dichiaro che noi deputati conservatori abbiamo scelto di respingere tali relazioni sul futuro orientamento della politica di coesione, a eccezione della relazione dell’onorevole Vlasak, sulla quale ci siamo astenuti, a causa di diverse rilevanti motivazioni. Riteniamo, infatti, che in un’epoca come la nostra, caratterizzata dagli sforzi per consolidamento fiscale in tutti gli Stati membri, è del tutto inaccettabile che l’enorme budget della politica di coesione dell’UE non risulti scalfito da tali sforzi. In genere queste relazioni non tengono conto in alcun modo significativo delle preoccupazioni dei conservatori in merito alla gestione da parte dell’Unione europea della politica di coesione. Inoltre, esse respingono qualsiasi tentativo di consentire agli Stati membri più ricchi di finanziare il proprio sviluppo regionale e impediscono la realizzazione di politiche di coesione di dimensioni minori, più efficienti e maggiormente mirate verso le regioni più povere dell’Europa. Al contrario, si propongono nuovi strumenti burocratici quali le macroregioni, e lo Stato nazionale viene nuovamente minato da una deriva regionalistica. Questi tempi di austerità offrono un’opportunità all’Unione europea di spendere meno in iniziative superate e portatrici di sprechi. Tali relazioni vanno, invece, in una direzione completamente errata.

 
  
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  David Casa (PPE), per iscritto. − (EN) Le relazioni che analizzano l’efficacia con cui la legislazione europea viene recepita negli Stati membri sono di cruciale importanza. Desidero riprendere le conclusioni del relatore, in particolare quelle relative all’importanza delle piccole e medie imprese per le economie dell’Europa e la necessità di agevolare per queste l’accesso al credito, nonché il bisogno di uno stimolo maggiore per incrementare l’innovazione nelle PMI, tutte misure che portano ad aumentare la competitività. Per queste ragioni, tra le altre, ho deciso di votare a favore di questa relazione.

 
  
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  Christine De Veyrac (PPE), per iscritto. (FR) Nel contesto dell’attuale crisi che l’Unione europea sta attraversando, la politica di coesione introdotta di recente rappresenta uno dei modi efficaci per far ripartire l’economia dell’UE. La relazione Mikolášik sull’attuazione dei programmi per la politica di coesione per il periodo 2007-2013, da me sostenuta, costituisce in tal senso un contributo utile per la ridefinizione degli obiettivi di tale politica. Con la richiesta di una procedura di assegnazione dei fondi semplificata, valorizzata e trasparente, nel quadro della strategia Europa 2020, questa relazione mira a stimolare i programmi di coesione europei al fine di rimediare all’eccesso degli obblighi amministrativi, i quali rappresentano il motivo per cui la maggior parte dei finanziamenti stanziati non vengono attualmente erogati.

 
  
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  Edite Estrela (S&D), per iscritto. (PT) Ho votato a favore della relazione sull’attuazione dei programmi della politica di coesione per il periodo 2007-2013, in quanto credo che sia necessario adeguare la politica di coesione alle sfide che si presentano alle regioni europee, a favore di una crescita economica intelligente e inclusiva.

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) La politica di coesione resta uno dei più importanti pilastri della politica europea, poiché è fondamentale per il raggiungimento degli obiettivi della strategia Europa 2020. Per tale ragione la politica di coesione dovrebbe continuare a sostenere con vigore tutte le regioni d’Europa, contribuendo così a una crescita economica intelligente, sostenibile e inclusiva.

In un momento in cui l’Europa attraversa una crisi economica, finanziaria e sociale senza precedenti, che colpisce in modo particolare alcune regioni che già risultavano essere più deboli, è cruciale per il futuro che la politica di coesione continui a svolgere un ruolo essenziale per uno sviluppo equilibrato e sostenibile.

 
  
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  José Manuel Fernandes (PPE), per iscritto. (PT) Questo documento, che ha per relatore l’onorevole Mikolášik, giunge a seguito della comunicazione della Commissione dal titolo “Politica di coesione: relazione strategica 2010 sull’attuazione dei programmi 2007-2013”. Si tratta della prima rigorosa valutazione sull’attuazione di circa 450 programmi operativi adottati dalla Commissione europea. La politica di coesione dell’Unione europea fa parte del quadro di solidarietà dell’UE che abbraccia i 27 Stati membri e le loro 271 regioni, avendo come obiettivo di porre fine alle disparità economiche e sociali esistenti all’interno dell’Unione europea.

Questa relazione è tanto più importante in quanto l’Europa attraversa una grave crisi economico-finanziaria, e pertanto deve rappresentare uno strumento per l’assegnazione e l’ottimizzazione dei fondi di coesione. Infatti, dato il basso tasso di attuazione dei programmi è necessario creare dei meccanismi che consentano agli Stati membri più svantaggiati di fare uso dei fondi stanziati pena la restituzione degli stessi all’Unione europea che, a questo punto, dovrebbe ridistribuirli tra i paesi più ricchi. Sostengo l’adozione di questa relazione, a favore della quale ho votato, per le soluzioni che essa propone, ma anche per la struttura che essa suggerisce per la politica di coesione futura.

 
  
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  João Ferreira (GUE/NGL), per iscritto. (PT) Questa relazione prende atto dei problemi che esistono all’interno della politica di coesione, a cominciare dal ritardo nella conclusione dei negoziati sul quadro finanziario pluriennale e sul pacchetto legislativo, che ha comportato l’attuazione tardiva delle strategie nazionali e dei programmi operativi. A questi fattori si aggiungono l’inadeguatezza dei finanziamenti stanziati per il periodo 2007-2013, soprattutto tenendo conto dell’allargamento dell’Unione europea, l’utilizzo del solo 27,1 per cento delle risorse disponibili nel periodo corrente, il mantenimento del requisito dei cofinanziamenti nazionali nonché l’eccesso degli obblighi amministrativi. Questa situazione rivela alcuni errori e debolezze della politica di coesione da noi sempre denunciati.

Paesi come il Portogallo stanno allontanandosi sempre più da quello sviluppo economico e sociale che li avvicinerebbe alla media europea. Il cofinanziamento nazionale continua a essere un ostacolo per accedere ai finanziamenti, specie in quei paesi le cui economie sono più deboli, paesi che continuano a vedere molti milioni di euro restituiti a paesi che beneficiano maggiormente dalle principali politiche dell’UE, in particolare dall’Unione economica e monetaria e dal mercato interno. Tutto ciò non fa che aumentare le disparità tra i paesi invece di ridurle.

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. (PT) Questa relazione prende atto dei problemi che esistono all’interno della politica di coesione, a cominciare dal ritardo nella conclusione dei negoziati sul quadro finanziario pluriennale e sul pacchetto legislativo, che ha comportato l’attuazione tardiva delle strategie nazionali e dei programmi operativi. A questi fattori si aggiungono l’inadeguatezza dei finanziamenti stanziati per il periodo 2007-2013, soprattutto tenendo conto dell’allargamento dell’Unione europea, l’utilizzo del solo 27,1 per cento delle risorse disponibili nel periodo corrente, il mantenimento del requisito dei cofinanziamenti nazionali nonché il sovraccarico burocratico. Tutto questo rende evidenti gli errori e le debolezze della politica di coesione da noi sempre denunciati.

Paesi come il Portogallo stanno allontanandosi sempre più da quello sviluppo economico e sociale che li avvicinerebbe alla media europea. Tutto ciò viene esasperato dalle principali politiche dell’Unione europea, in particolare, tra le altre, l’Unione economica e monetaria, il mercato interno, la concorrenza e la liberalizzazione del commercio internazionale.

 
  
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  Monika Flašíková Beňová (S&D), per iscritto. – (SK) Le relazioni sull’attuazione analizzano il recepimento dei regolamenti dell’Unione europea all’interno delle legislazioni nazionali e della loro applicazione negli Stati membri. Nel caso della politica di coesione, il quadro legislativo è costituito da regolamenti direttamente applicabili. La relazione della Commissione dal titolo “Politica di coesione: relazione strategica 2010 sull’attuazione dei programmi 2007-2013”, pertanto, valuta se gli Stati membri abbiano correttamente applicato tali provvedimenti legislativi e se abbiano compreso le linee guida strategiche comunitarie, riuscendo a introdurle all’interno del processo di attuazione dei quadri di riferimento strategici nazionali e dei programmi operativi. La politica di coesione ha dimostrato la propria rilevanza, avendo contribuito considerevolmente al miglioramento dell’ambiente socio-economico. Gli Stati membri stanno progredendo nel raggiungimento dei loro obiettivi, così come dimostrato dai dati citati nelle relazioni nazionali. Tuttavia, le condizioni fondamentali, necessarie per il raggiungimento degli obiettivi complessivi sono, naturalmente, un’adeguata disciplina finanziaria e la trasparenza nell’assegnazione dei finanziamenti. La presentazione di relazioni strategiche potrebbe, in quanto strumento nuovo, essere estremamente proficua all’aumento della responsabilizzazione del raggiungimento degli obiettivi. Allo stesso modo, i passi verso la semplificazione della gestione e dell’attuazione della politica di coesione restano comunque fortemente desiderabili e legittimi per permettere il raggiungimento degli obiettivi di questa politica, contribuendo così alla solidarietà europea.

 
  
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  Adam Gierek (S&D), per iscritto.(PL) Ho votato a favore perché, nonostante i problemi legati all’utilizzo dei finanziamenti del Fondo di coesione, visti i suoi obiettivi di lungo termine, l’attuale politica di coesione dovrebbe continuare a essere perseguita in modo coerente. La coesione dell’Unione vuol dire utilizzare efficacemente il potenziale delle regioni economicamente arretrate e crescita sfruttando l’effetto di scala in tutta l’Unione europea. Da qui la concentrazione sugli investimenti nelle infrastrutture di comunicazione, che renderanno più facile il funzionamento del mercato unico, e sull’ecologia. Nella nuova prospettiva finanziaria i finanziamenti non debbono essere sprecati in progetti settoriali.

C’è inoltre la necessità di migliorare la coesione all’interno degli Stati membri, e di perseguire un migliore utilizzo delle risorse finanziarie stanziate per investimenti infrastrutturali relativi ai cambiamenti climatici, come le costruzioni idrotecniche. In Polonia, per esempio, si fa un cattivo uso del denaro proveniente dal Fondo di coesione stanziato per progetti di comunicazione pubblica, come le ferrovie, i tram oppure Internet. Si deve prestare attenzione a un utilizzo più efficace delle risorse attraverso il riciclo. La percentuale, di risorse dell’Unione stanziate per la termo-modernizzazione è ancora troppo bassa, specie nei paesi dell’Europa centrale e orientale. È nell’interesse dell’Unione che scompaia il divario tra un centro importante e una periferia in ritardo in termini di sviluppo, in modo che le regioni periferiche non rappresentino più solo dei mercati di sbocco e dei serbatoi di forza lavoro.

 
  
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  Gunnar Hökmark (PPE), per iscritto. (SV) Il Moderata Samlingspartiet (Partito conservatore svedese) non condivide l’entusiasmo espresso nella relazione per l’utilizzo dei fondi strutturali nell’ambito della politica di coesione. Siamo critici rispetto alla struttura e al disegno dell’attuale sistema, ma il modo in cui i fondi vengono utilizzati è comunque importante. Questa relazione di iniziativa non raccomanda lo stanziamento di risorse aggiuntive e dichiara anche che bisogna dare priorità alla ricerca e sviluppo nelle assegnazioni. Di conseguenza, abbiamo potuto sostenere la relazione.

 
  
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  Juozas Imbrasas (EFD), per iscritto. − (LT) Ho accolto con favore questo documento, in quanto ritengo sia necessario intervenire tempestivamente con misure correttive volte a migliorare le performance dei progetti, alquanto scadenti in alcuni settori prioritari. La relazione raccomanda lo svolgimento di un’analisi approfondita dei problemi di implementazione riscontrati nei settori caratterizzati da ritardi specifici nella selezione dei progetti. In un tale contesto, si chiede agli Stati membri di aumentare gli sforzi per migliorare la selezione dei progetti in quei settori che sono in ritardo, e di accelerare l’attuazione dei progetti selezionati per evitare il rischio di fallimento nel raggiungimento degli obiettivi. La relazione sottolinea il fatto che le PMI svolgono un ruolo innovativo importante nell’economia, ed è pertanto necessario sviluppare tale settore inter alia per mezzo dello Small Business Act, nonché facilitare l’accesso delle PMI ai capitali finanziari e operativi, incoraggiare le piccole e medie imprese a partecipare a progetti innovativi, e rafforzare il loro potenziale e la loro competitività favorendo una maggiore occupazione. Ritengo che l’efficienza della selezione e dell’attuazione dei progetti venga ostacolata, in alcuni settori, dalla mancanza di condizioni essenziali quali: procedure di applicazione più semplici a livello nazionale, corretta definizione delle priorità nazionali in alcuni ambiti di intervento, recepimento puntuale delle normative comunitarie, capacità amministrativa e istituzionale consolidata, nonché un’eccessiva burocrazia a livello nazionale. La relazione, pertanto, richiede agli Stati membri e alle regioni di agevolare l’attuazione delle politiche affrontando queste sfide, soprattutto adattando il quadro normativo nel settore degli aiuti pubblici, degli appalti pubblici, delle leggi in campo ambientale e portando avanti le riforme istituzionali.

 
  
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  Giovanni La Via (PPE), per iscritto. – Signora Presidente, onorevoli colleghi, la politica di coesione è da sempre stato un elemento essenziale del piano di ripresa economica dell'UE attraverso cui il ruolo dei Fondi strutturali è stato a tutti ben evidente. In particolare per le piccole imprese, intese quali agenti di sviluppo sul territorio, sono state promosse quelle misure di coesione volte a sostenere i mercati del lavoro a livello regionale, riducendo la segregazione di genere e le disuguaglianze, a incoraggiare il dialogo interistituzionale, e a migliorare le infrastrutture e i servizi per le microregioni svantaggiate ad alta concentrazione di gruppi socialmente emarginati. Interventi, questi, che sono solo alcuni dei tanti, specifici e necessari per il mantenimento di equilibri indispensabili per i territori. Il mio sostegno a questa relazione è il riconoscimento per l'ottimo lavoro svolto dal collega Mikolášik e un auspicio affinché anche nel prossimo periodo di programmazione la politica di coesione prosegua il suo percorso di aggregazione e di sviluppo dei territori e dell'economia europea.

 
  
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  Bogusław Liberadzki (S&D), per iscritto.(PL) L’attuazione della politica di coesione nel periodo 2007-2013 merita di ricevere l’attenzione del Parlamento per una serie di importanti motivi quali: la rilevanza strategica della crescita sistematica della coesione per il futuro dell’Unione; l’opportunità rappresentata dal Fondo di coesione per i nuovi Stati membri e per le regioni che versano in condizioni di sviluppo particolarmente difficili; le riserve espresse in anni recenti dalla commissione per il controllo dei bilanci, relativamente all’attuazione di questa politica, a causa del tasso di errori troppo elevato. La relazione Mikolášik merita il nostro sostegno.

 
  
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  Clemente Mastella (PPE), per iscritto. – Questa relazione strategica rappresenta un nuovo elemento della politica di coesione. Essa fornisce tempestivamente le prove dei progressi nell'attuazione in tutta l'Europa a 27 e promuove la trasparenza delle azioni tramite l'integrazione con le priorità comunitarie.

I progressi compiuti dagli Stati membri possono essere considerati ragionevoli, dato il contesto di serio deterioramento della situazione socioeconomica dovuto alla crisi mondiale e alla riforma della politica per il periodo 2007-2013. Sotto molti aspetti, esiste tuttora un chiaro divario tra le regioni europee. I progressi differiscono in modo significativo a seconda dei paesi e dei temi: alcune aree strategiche devono affrontare particolari ritardi nella selezione dei progetti.

I settori che suscitano maggiori preoccupazioni, e in cui dovrebbe essere effettuata un'analisi approfondita delle ragioni dei ritardi, sono: il settore ferroviario, taluni investimenti energetici e ambientali, l'economia digitale, l'inclusione sociale, la governance e la costruzione delle capacità. Sono pertanto necessari sforzi supplementari per evitare ritardi eccessivi, rafforzare l'attuazione e garantire una maggiore disciplina finanziaria.

La politica di coesione continua a dimostrare la sua importanza, in quanto rappresenta un considerevole contributo al miglioramento del contesto socioeconomico. Le precondizioni fondamentali per il conseguimento degli obiettivi globali della politica di coesione sono una sana disciplina finanziaria e la trasparenza nell’assegnazione dei fondi.

 
  
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  Rolandas Paksas (EFD), per iscritto. (LT) La politica di coesione rappresenta una garanzia per il miglioramento del nostro ambiente socie-economico, per la riduzione delle disparità tra il grado di sviluppo delle regioni e agevola il conseguimento della modernizzazione e di una crescita sostenibile. Si tratta di uno strumento efficace ed efficiente per rispondere alle sfide socio-economiche causate dalla crisi finanziaria. Per ridurre le disparità tra le regioni meno sviluppate e quelle altamente sviluppate dell’Unione europea, gli Stati membri vanno incoraggiati a migliorare la loro capacità di utilizzo dei Fondi strutturali e di coesione. Devono inoltre partecipare più intensamente all’attuazione dei programmi della politica di coesione. Nel perseguire questi obiettivi è importante garantire che i progetti vengano selezionati adeguatamente e implementati senza ulteriori ritardi. Di conseguenza, bisogna prevedere procedure di controllo e meccanismi di monitoraggio efficienti, nonché ridurre la burocrazia e l’eccesso di obblighi amministrativi. Va fatto notare come sia dovuta un’attenzione particolare ai trasporti, per i quali bisognerebbe allocare risorse finanziarie adeguate poiché si tratta di un fattore cruciale per la realizzazione della coesione territoriale, economica e sociale. Trovo deludente il fatto che gli investimenti nelle ferrovie siano inferiori a quelli previsti per il trasporto su strada. Inoltre, i ritardi degli investimenti nel settore ferroviario stanno danneggiando fortemente la realizzazione della rete TEN-T. Va notato che per le PMI i Fondi strutturali rappresentano uno strumento cruciale a favore della crescita. È essenziale fare uso delle opportunità fornite da questi fondi per stabilire condizioni operative favorevoli alle PMI, migliorando le possibilità di finanziamento, e promuovendo la partecipazione a diversi progetti innovativi e a forme di collaborazione a livello locale e regionale.

 
  
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  Alfredo Pallone (PPE), per iscritto. – Cari colleghi, La politica di coesione è un pilastro fondamentale dello sviluppo socio economico, gli Stati membri hanno accolto positivamente i nuovi requisiti e stanno recependo velocemente le indicazione dell'UE compiendo interessanti progressi nel conseguimento degli obiettivi della politica di coesione. Questo è quanto emerge dal rapporto sulla relazione concernente il 2010, quindi, auspicando che si continui su questa strada, ho votato a favore della relazione sull'attuazione dei programmi sulla politica di coesione 2007 - 2013. La relazione inoltre formula proposte e raccomandazioni per una maggiore trasparenza e flessibilità nell'assegnazione e nell'uso dei fondi europei.

 
  
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  Georgios Papanikolaou (PPE), per iscritto. (EL) La politica di coesione è uno strumento essenziale per il miglioramento dell’ambiente socio-economico dell’Europa, e rappresenta un’espressione concreta della solidarietà tra gli Stati membri. Ciononostante, la relazione giustamente evidenzia il ritardo nella conclusione dei programmi strategici e operativi a causa delle difficili procedure negoziali; sottolinea, tuttavia, come sia necessario per l’UE – e si tratta di un aspetto importante per la Grecia – trovare il modo di affrontare questi ritardi quando insorgono a causa della scarsità delle risorse pubbliche nazionali disponibili per il cofinanziamento dei progetti. Nel contempo, è importante sottolineare ogni volta che se ne abbia l’occasione, che la fondamentale condizione preliminare per il raggiungimento dell’obiettivo complessivo della politica di coesione è rappresentato da una sana gestione finanziaria, dalla trasparenza e dalla responsabilità nell’assegnazione dei fondi. Tali obiettivi sono raggiungibili attraverso periodiche relazioni sull’andamento dei progetti, e con il miglioramento dell’efficacia della pubblica amministrazione.

 
  
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  Maria do Céu Patrão Neves (PPE), per iscritto. (PT) La politica di coesione rappresenta un pilastro fondamentale della politica dell’Unione europea e, contribuendo a migliorare l’ambiente socio-economico, costituisce una delle forze trainanti per la realizzazione di un’Europa a una velocità. Gli Stati membri stanno compiendo progressi importanti nel raggiungimento degli obiettivi della politica di coesione, come testimoniato dalle relazioni nazionali, sebbene esista un certo grado di eterogeneità intrinseca a livello di Stati e regioni. Tale politica, trattandosi di uno strumento a lungo termine, non offre risultati immediati. In effetti, il quadro complessivo del periodo di programmazione 2007-2013 sarà visibile solo a partire dal 2015, due anni dopo la seconda relazione strategica, poiché alcuni paesi disporranno ancora di due anni di tempo per fare uso di tutti i finanziamenti stanziati. Ho votato a favore di questa relazione che, tra l’altro, richiama l’attenzione sul fatto che in alcune aree, la selezione efficace e la realizzazione dei progetti viene ostacolata da fattori che dovrebbero essere contrastati. Desidero sottolineare la tardiva conclusione dei negoziati sul quadro finanziario pluriennale e sul pacchetto legislativo, che ha condotto all’attuazione tardiva delle strategie nazionali e dei programmi operativi, nonché la scarsità di risorse disponibili per il cofinanziamento negli Stati membri. È fondamentale che tali questioni vengano affrontate per poter conseguire il pieno raggiungimento degli obiettivi di questo processo.

 
  
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  Aldo Patriciello (PPE), per iscritto. – Care colleghe e cari colleghi, La presente relazione analizza, se la legislazione è stata applicata in modo adeguato dagli Stati membri, nonché il modo in cui questi ultimi hanno compreso e seguito gli orientamenti strategici comunitari nell’attuazione dei loro quadri di riferimento strategici nazionali e dei programmi operativi. La relazione è stata elaborata essenzialmente sulla base dei due documenti seguenti: la Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio e alla Corte dei conti intitolata “Politica di coesione: relazione strategica 2010 sull’attuazione dei programmi 2007-2013”, e dal Documento di lavoro dei servizi della Commissione che accompagna la comunicazione. Le principali valutazioni si sono avute sull'attuazione dei programmi, tenendo però conto nell’elaborazione dell’analisi comparativa delle differenze anche di diversi mesi, tali differenze potrebbero influenzare il volume di sovvenzioni attribuite a un particolare settore, e sulle relazioni strategiche, che forniscono tempestivamente le prove dei progressi nell’attuazione in tutta l’Europa, offrendo la base per un dibattito ad alto livello, una revisione tra pari, un apprendimento della politica e un incentivo a migliorare la qualità delle prestazioni, anche se ci sono alcune limitazioni in queste relazioni. Affinché ci sia una maggiore pubblicità alla presentazione dei risultati esprimo il mio voto favorevole alla proposta.

 
  
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  Phil Prendergast (S&D), per iscritto. − (EN) È importante che l’Unione europea continui a essere focalizzata sulle aree svantaggiate per garantire che queste non soffrano ulteriormente a causa dell’attuale crisi economica. Il fatto di aiutare le regioni più povere, si traduce in un vantaggio anche per quelle più ricche, migliorando la capacità di spesa dei mercati limitrofi – e questo è proprio uno degli scopi del mercato unico. I fondi strutturali sono estremamente utili per affrontare le sfide di queste regioni, e dobbiamo garantire che continuino a funzionare in modo efficace stimolando una crescita sostenibile e inclusiva. Questa relazione fa riferimento ai ritardi nella selezione dei progetti in settori quali quello ferroviario, l’energia, l’ambiente, l’economia digitale, l’inclusione sociale, la governance, e lo sviluppo delle competenze. Si tratta di questioni cruciali per la competitività e, dunque, anche per la crescita economica. L’Unione europea deve garantire che si evitino ritardi eccessivi nell’assegnazione dei finanziamenti.

 
  
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  Raül Romeva i Rueda (Verts/ALE), per iscritto. − (EN) Voto favorevole. La bozza di relazione era piuttosto debole ed avrebbe potuto essere migliorata in modo considerevole tenendo conto dei 22 emendamenti di compromesso e rafforzando un certo numero di paragrafi riportanti opinioni diverse in merito, ad esempio, al settore della coesione sociale (paragrafi 7 e 19), a quello dell’integrazione di genere (paragrafo 9), alla decarbonizzazione dei trasporti (paragrafo 11), all’efficienza energetica (paragrafo 14), all’ambiente e alla protezione del clima (paragrafo 15). Inoltre sarebbe potuta essere integrata la nostra formulazione in relazione alle sinergie tra i fondi (“ogni fondo necessita di norme proprie”, (paragrafo 28), così come la nostra richiesta di aumentare i finanziamenti incrociati (paragrafo 29) e il rafforzamento delle partnership (paragrafo 33) e della trasparenza (paragrafo 3). Tuttavia, si è trovata una formulazione felice in materia di riallineamento dei programmi per lo sviluppo sostenibile (paragrafo 35), e abbiamo riscontrato con gioia la presenza del riferimento agli stanziamenti di Lisbona (paragrafi 5 e 20), e della richiesta di un incremento del finanziamento dei progetti TEN-T (paragrafo 12). Non si sarebbe potuto fare di meglio nemmeno in materia di provvedimenti per uscire dalla crisi (paragrafo 27).

 
  
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  Nuno Teixeira (PPE), per iscritto. (PT) L’articolo 174 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea stabilisce che l’UE “sviluppa e prosegue la propria azione intesa a realizzare il rafforzamento della sua coesione economica, sociale e territoriale” e ha, pertanto, predisposto finanziamenti a questo scopo per il periodo 2007-2013 per un importo pari a 347 miliardi di euro, che corrispondono al 35,7 per cento del bilancio complessivo dell’Unione europea. Voto a favore di questa relazione poiché fornisce un’analisi accurata dello stato attuale dei finanziamenti europei, indicando gli ambiti in cui sono stati sin qui investiti 93,4 miliardi di euro, suggerendo e delineando settori di possibile miglioramento e, fornendo così un contributo verso la risoluzione della crisi economica e finanziaria, e promuovendo le migliori prassi e la reciproca conoscenza a livello regionale.

Desidero sottolineare il fatto che l’attuazione dei fondi UE varia tra i diversi Stati membri ed è importante per l’Unione europea comprendere le difficoltà che alcuni paesi hanno riscontrato nell’intraprendere azioni correttive volte a contribuire attivamente al maggiore utilizzo di fondi europei, in linea con la strategia Europa 2020. Infine, desidero anche congratularmi con gli Stati membri per i loro sforzi nel predisporre la prima relazione sulle strategie nazionali, che contribuisce attivamente a una maggiore trasparenza, flessibilità, efficacia e responsabilità per i finanziamenti della politica di coesione.

 
  
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  Silvia-Adriana Ţicău (S&D), per iscritto. – (RO) Ho votato a favore della relazione per l’attuazione dei programmi della politica di coesione per il periodo 2007-2013, poiché la coesione è cruciale per il raggiungimento degli obiettivi della strategia Europa 2020, specie nei settori dell’occupazione e delle questioni sociali. Deploro i ritardi che si sono riscontrati nella procedura di selezione di progetti riguardanti settori strategici quali i trasporti, alcuni investimenti in energia e ambiente, l’economia digitale, l’inclusione sociale, la governance e il rafforzamento delle capacità amministrative. La selezione efficace e l’attuazione di progetti in alcuni campi sono ostacolate dall’assenza di condizioni preliminari pertinenti, quali procedure di applicazione più semplici a livello nazionale, priorità ben definite a livello nazionale per alcune aree di intervento, il puntuale recepimento delle leggi dell’UE, le capacità istituzionali e amministrative consolidate, e un’eccessiva burocrazia statale.

Credo che stabilire un sistema europeo di trasporto intermodale basato sulla rete TEN-T e sulla sua interconnessione con progetti nazionali riguardanti il trasporto su strada, le ferrovie e la navigazione interna, sia cruciale per garantire la coesione territoriale, economica e sociale.

Mi rincresce che siano inadeguati gli investimenti nei progetti che promuovono l’efficienza energetica e le risorse energetiche rinnovabili per uso domestico e per progetti di edilizia residenziale delle comunità marginalizzate. In futuro, l’Europa dovrà attuare investimenti importanti nei campi dell’innovazione, dell’istruzione e delle nuove tecnologie.

 
  
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  Angelika Werthmann (NI), per iscritto. (DE) La relazione strategica sull’attuazione dei programmi operativi cofinanziati sotto l’egida della politica di coesione è uno strumento nuovo che risulterà essenziale per la trasparenza e che agevolerà in futuro la comprensione da parte del pubblico di questa complessa questione. Ogni anno la Corte dei conti rivela delle irregolarità macroscopiche nella distribuzione dei finanziamenti. Se utilizzato correttamente, tale strumento potrebbe svolgere un ruolo rilevante nel porre fine a tutto questo. Per questo motivo sono a favore dei miglioramenti proposti dal relatore, in particolare a quelli che riguardano la qualità delle relazioni prodotte dagli Stati membri, il cui miglioramento garantirà controlli efficaci in futuro.

 
  
  

Relazione Vlasák (A7-0218/2011)

 
  
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  Luís Paulo Alves (S&D), per iscritto. (PT) Voto a favore della relazione perché essa analizza i bisogni delle aree urbane concentrandosi principalmente su due aspetti: le infrastrutture di base e gli investimenti intelligenti in infrastrutture e servizi basati sui progressi tecnologici. Inoltre, condivido l’invito a riservare attenzione ai principi di pianificazione strategica e alla necessità di un finanziamento incrociato più flessibile tra il Fondo europeo di sviluppo regionale e il Fondo sociale europeo.

 
  
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  Elena Oana Antonescu (PPE), per iscritto. (RO) La diversità urbana in Europa deve essere sostenuta in primo luogo da un meccanismo flessibile di attuazione della politica di coesione, poi attraverso il coordinamento e l’adeguamento dei progetti di sviluppo urbano alle esigenze di sviluppo e agli orientamenti strategici di ogni singola città. Si parla di sviluppo urbano intelligente e della necessità che le città migliorino e rendano più moderni le loro infrastrutture e i servizi che offrono. Per evitare che queste parole restino un concetto vuoto, penso che dobbiamo riporre la nostra fiducia nelle autorità locali e nei rappresentanti eletti delle città. Dobbiamo ascoltare ciò che le comunità vogliono, avviare qualsiasi iniziativa fondata sul loro elenco di priorità e avere la convinzione che i sindaci sanno meglio di chiunque altro quali sono o dovrebbero essere le priorità delle loro città. Questo è esattamente il motivo per cui credo fermamente, al pari del relatore, che l’offerta di finanziamenti comunitari deve soddisfare la domanda locale e i principi di pianificazione strategica integrata a livello di Unione. Pertanto, l’agenda urbana europea deve contribuire a ridurre le disparità nelle aree strategiche di cui ogni città europea moderna ha bisogno, cioè infrastrutture, ricerca e innovazione, trasporti, ambiente, istruzione, sanità e cultura. Infatti, solo un approccio integrato alla politica di coesione ci permetterà di aiutare le città odierne a svilupparsi in modo organico, sostenibile ed ecologicamente responsabile.

 
  
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  Pino Arlacchi (S&D), per iscritto. − (EN) La relazione sull’agenda urbana europea e il suo futuro nel quadro della politica di coesione evidenzia che, in aggiunta al significativo contributo degli interventi della politica di coesione allo sviluppo delle aree urbane, anche altre politiche comuni (come quelle nel campo dell’ambiente, dei trasporti e dell’energia) hanno un forte impatto sullo sviluppo urbano. Per tale motivo, la Commissione dovrebbe procedere a una valutazione dell’impatto territoriale delle politiche settoriali per rafforzare un’efficace agenda urbana europea. La relazione sottolinea inoltre che uno dei punti deboli della strategia di Lisbona è stata la mancanza di una governance multilivello correttamente funzionante e l’insufficiente partecipazione delle autorità regionali e locali e della società civile alle fasi di ideazione, attuazione, comunicazione e valutazione della strategia. Tenendo conto di tali carenze, è doveroso migliorare il sistema della governance per la strategia Europa 2020 garantendo una maggiore integrazione delle parti interessate in tutte le fasi.

 
  
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  Sophie Auconie (PPE), per iscritto. (FR) In qualità di vicepresidente del gruppo di lavoro per le questioni urbane, attribuisco grande importanza all’impatto che la politica di coesione può avere sulle nostre città, particolarmente nelle aree che sono in difficoltà. Ho votato a favore della relazione perché in essa l’onorevole Vlasák promuove un ruolo importante per le aree urbane e propone un intelligente compromesso tra le responsabilità locali, nazionali ed europee. Desidero infine aggiungere che è mia intenzione portare avanti il lavoro sui legami che devono essere sviluppati tra le aree urbane e quelle rurali, considerando che troppo spesso queste ultime sono trascurate dalle politiche di pianificazione territoriale.

 
  
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  Jean-Luc Bennahmias (ALDE), per iscritto. (FR) Mentre la grande maggioranza della popolazione europea vive in aree urbane, e mentre queste aree si trovano ad affrontare sfide nuove, l’agenda urbana nel quadro della politica di coesione è rimasta relativamente sconosciuta, disordinata e, quindi, inadeguata. La votazione di oggi è stata l’occasione per sottolineare la necessità di rafforzare la cooperazione tra le città e i sobborghi, ma anche per dedicare maggiore considerazione a sfide urbane specifiche. In quanto rappresentante della circoscrizione del sud-est, mi interesso in modo particolare delle questioni riguardanti le città, soprattutto perché Marsiglia è la seconda città più popolosa della Francia. Al pari di molte altre città, Marsiglia è confrontata con molte sfide, quali i trasporti pubblici, l’occupazione, gli alloggi e la lotta contro l’esclusione sociale. L’Unione europea può aiutare ad affrontare questi problemi, segnatamente nell’ambito della sua politica di coesione. La relazione si concentra sui tre obiettivi seguenti: sviluppo delle infrastrutture materiali, modernizzazione economica, sociale e ambientale delle città e sviluppo urbano “intelligente”. Quindi, senza dimenticare le aree rurali, la relazione mette in evidenza il ruolo svolto dalle aree urbane nelle regioni europee e sottolinea che le aree urbane non devono essere “dimenticate” se vogliamo uno sviluppo regionale equilibrato.

 
  
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  Vilija Blinkevičiūtė (S&D), per iscritto. − (LT) Ho votato a favore della relazione perché lo scopo principale dell’agenda urbana rafforzata deve essere quello di promuovere lo sviluppo e il miglioramento qualitativo delle infrastrutture e dei servizi nelle città europee. Le misure future devono essere correlate strettamente alle priorità generali dell’Unione europea affinché siano giustificati gli aiuti stanziati nel bilancio comunitario. Le città europee sono i centri di attività economica, innovazione e occupazione dell’Europa, ma devono affrontare una serie di sfide. Problemi complessi come la tendenza all’espansione suburbana, alla concentrazione della povertà e della disoccupazione nei quartieri urbani e all’aumento della congestione necessitano di risposte integrate nel campo dei trasporti, dell’edilizia abitativa e dei programmi di formazione e occupazione, che devono essere rispondenti alle esigenze locali. Queste sfide vanno affrontate alla luce della politica regionale europea e della politica di coesione. Inoltre, la Commissione europea deve puntare alla migliore armonizzazione possibile delle norme valide per fondi e programmi comunitari speciali nel cui ambito vengono attuati progetti di sviluppo urbano e locale, al fine di ridurre al minimo la burocrazia e i potenziali errori di attuazione. La Commissione deve compiere uno studio comparativo delle pratiche seguite finora dai singoli Stati membri nella pianificazione strategica integrata e, sulla base dei risultati di tale studio, redigere specifici orientamenti comunitari per una pratica di pianificazione dello sviluppo urbano integrato che sia in grado di promuovere partenariati efficienti e regolamentati per legge, compresi i partenariati urbani transfrontalieri.

 
  
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  David Casa (PPE), per iscritto. − (EN) La relazione riguarda una serie di questioni correlate alla dimensione urbana della politica di coesione che la commissione per lo sviluppo regionale ha individuato come particolarmente complesse per la futura politica di coesione. Le misure di austerità in atto in tutta l’Europa hanno messo sotto ulteriore pressione le spese pubbliche a tutti i livelli, cosicché è diventato necessario un migliore coordinamento delle risorse per garantirne un impiego e una distribuzione quanto più efficienti possibile. C’è altresì bisogno di assicurare un flusso efficiente di risorse dall’Unione europea fino al livello sub-nazionale. Concordo con il relatore su questi punti e pertanto ho deciso di votare a favore della relazione.

 
  
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  Carlos Coelho (PPE), per iscritto. (PT) È importante elaborare una politica dell’Unione europea per le aree urbane che contribuisca a uno sviluppo sostenibile nelle aree urbane tenendo conto del principio di sussidiarietà. L’agenda urbana europea comprende non soltanto la dimensione urbana delle politiche comunitarie (in particolare, la politica di coesione) ma anche il contesto intergovernativo degli sforzi europei volti a coordinare, per mezzo di incontri ministeriali informali, le politiche urbane degli Stati membri.

È essenziale rafforzare la dimensione urbana della politica di coesione e promuovere uno sviluppo urbano sostenibile, soprattutto rafforzando e sviluppando strumenti atti a dare attuazione alla carta di Lipsia a tutti i livelli. Nel contempo, bisogna stimolare il dinamismo delle aree urbane attraverso sinergie efficaci ed efficienti tra i vari strumenti europei di finanziamento, con una particolare attenzione per la ricerca e l’innovazione.

Va pertanto garantito che le aree urbane in tutte le regioni dell’Unione, in quanto centri di attività economica, possano beneficiare di aiuti necessari e adeguati per affrontare le gravi sfide che hanno davanti, quali, per esempio, la tendenza all’espansione suburbana, la concentrazione di povertà e disoccupazione e i livelli crescenti di congestione e inquinamento.

 
  
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  Lara Comi (PPE), per iscritto. − Le città sono il fulcro della vita sociale ed economica e possiedono una fondamentale capacità di integrazione sociale poiché, da un lato, garantiscono la salvaguardia delle diversità culturali e, dall'altro, mantengono un legame permanente tra il centro e le periferie. Per questo motivo mi ritengo favorevole alla proposta di ampliare i fondi destinati alle zone urbane. E mi trovo anche d'accordo con l'idea che nuovi investimenti non debbano essere fatti solo ed esclusivamente nel campo economico e in specifici settori ma ritengo altresì necessaria l'implementazione di progetti che abbiano uno scopo maggiormente mirato alla coesione sociale e all'integrazione delle parti. A tal fine risulta fondamentale portare avanti progetti sostenibili, in termini di costi e di risorse, e flessibili, in quanto ogni città e' diversa dall' altra e merita soluzioni che meglio si addicono alle proprie esigenze. Gli obiettivi di sviluppo di un' Agenda europea devono essere quindi mirati a migliorare la coesione sociale nelle aree urbane, anche attraverso il progresso economico ma non solo; implementare una politica ben coordinata su due livelli: europeo e locale, coinvolgendo gli enti locali elettivi nel processo decisionale strategico; reperire fondi e incentivare investimenti per eseguire nuovi progetti invece di creare progetti per ottenere finanziamenti´.

 
  
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  Karima Delli (Verts/ALE), per iscritto. (FR) Mi fa molto piacere che la relazione sia stata adottata perché essa riprende la maggior parte delle nostre idee (clima, coesione sociale, approccio integrato e dal basso verso l’alto, quartieri svantaggiati, finanziamento incrociato, eccetera). Deploro, però, che sul punto dell’attuazione della dimensione urbana la relazione non contenga indicazioni più chiare a favore di un più vasto impiego dei finanziamenti complessivi la cui gestione è affidata direttamente alle città. Inoltre, la relazione avrebbe dovuto approfondire le seguenti questioni: apertura dei quartieri svantaggiati, ruolo delle città di media grandezza nel contesto dell’agenda urbana, lotta per il clima e mescolanza sociale delle nostre città.

 
  
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  Christine De Veyrac (PPE), per iscritto. (FR) Le aree urbane, che ospitano quasi il 70 per cento della popolazione e producono quattro quinti del prodotto interno lordo dell’Unione, devono diventare zone altamente competitive con un fitto tessuto economico nonché poli di attrazione dell’eccellenza tecnologica; devono altresì essere collegate direttamente alla loro base regionale di supporto. Con il mio voto a favore della relazione sull’agenda urbana europea e il suo futuro nel quadro della politica di coesione, chiedo un approccio nuovo alla politica urbana fondato su una stretta collaborazione tra gli operatori ai diversi livelli decisionali: Unione europea, livello nazionale, aree urbane e aree urbane periferiche. Il fatto che i colleghi deputati che nutrono queste ambizioni appoggino quasi all’unanimità la politica di coesione dell’Unione europea dimostra l’importanza che attribuiamo al progetto di riequilibrio dello sviluppo in territori differenti.

 
  
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  Edite Estrela (S&D), per iscritto. (PT) Ho votato a favore della relazione sull’agenda urbana europea e il suo futuro nel quadro della politica di coesione perché essa sottolinea l’importanza di creare reti di città, condividere le migliori pratiche, adottare soluzioni innovative, rafforzare la dimensione urbana dell’obiettivo della cooperazione territoriale europea e applicare con maggiore efficacia il principio di partenariato all’interno della politica di coesione, nell’ottica di uno sviluppo più sostenibile delle città, con particolare attenzione per la modernizzazione delle infrastrutture e delle reti del trasporto urbano.

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) Una delle dimensioni più importanti della politica di coesione è quella incentrata specificamente sulle città, posto che la maggior parte di esse sono aree urbane che attuano la politica di coesione e che in esse si ritrovano molte delle sfide affrontate dalla strategia Europa 2020.

Stando ai dati citati dal relatore, il 70 per cento dei cittadini europei vive in aree urbane, generano l’80 per cento del prodotto interno lordo e assorbono circa il 70 per cento dei consumi energetici dell’Unione europea. Le grandi aree urbane sono altresì i principali centri di innovazione, della conoscenza e della scienza, nonché la sede della maggior parte delle attività produttive, che generano ricchezza e contribuiscono alla crescita economica. Inoltre, le sfide più rilevanti in termini di gestione efficiente delle infrastrutture e dei trasporti si trovano anch’esse nelle aree urbane e hanno un impatto diretto sulla politica ambientale ed energetica.

 
  
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  José Manuel Fernandes (PPE), per iscritto. (PT) La politica di coesione dell’Unione europea fa parte di un quadro europeo di solidarietà che comprende i 27 Stati membri e le loro 271 regioni e mira a porre fine alle disparità economiche e sociali esistenti nell’Unione europea. La finalità della relazione dell’onorevole Vlasák è di dare seguito alla relazione precedente, intitolata “La dimensione urbana della politica di coesione nel nuovo periodo di programmazione”. È incontestabile che le città, nelle quali vive l’80 per cento della popolazione europea, hanno un ruolo importante in quanto luogo di creazione della ricchezza e centro dello sviluppo sociale ed economico.

Ma i problemi che affliggono le città, tra cui la povertà e l’esclusione sociale, la carenza di alloggi, la criminalità e il consumo di droghe, sono enormi e necessitano di grande attenzione. Nonostante gli strumenti finanziari istituiti dalla Commissione e dalla Banca europea per gli investimenti, come i progetti Risorse europee comuni per le micro, le piccole e le medie imprese (Jeremie), Assistenza comune per sostenere progetti nelle regioni europee (Jaspers) e Sostegno comunitario congiunto per lo sviluppo sostenibile nelle aree urbane (Jessica), e gli altri Fondi strutturali, i risultati ottenuti sono stati inferiori alle aspettative. Condivido, pertanto, le raccomandazioni del relatore per una pianificazione finanziaria complessiva e integrata, in modo tale che i fondi possano essere destinati a progetti mirati a conseguire gli obiettivi previsti dalla strategia Europa 2020, invece che ad azioni che non fanno altro che consumare quegli stessi fondi.

 
  
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  João Ferreira (GUE/NGL), per iscritto. (PT) La relazione sconta una pesante contraddizione perché attribuisce grande valore alle città, ma dimentica i loro abitanti. Da un lato, sottolinea con forza la necessità di rafforzare l’agenda urbana europea, lo sviluppo di infrastrutture materiali di base e il loro contributo al tessuto economico, nonché la sostenibilità energetica e ambientale attraverso investimenti fondati sui progressi tecnologici; dall’altro, però, trascura l’aspetto umano.

Ma sono le persone ad aver costruito le città e tutte le loro infrastrutture; sono le persone che abitano le città e fanno funzionare i loro sistemi pubblici di istruzione, sanità e trasporto, il commercio e l’industria e le attività culturali. Quindi, al centro di qualsiasi politica urbana dovrebbero stare le persone, che invece vengono in gran parte dimenticate dalle politiche comunitarie.

A nostro parere, un’agenda urbana dovrebbe avere come priorità una migliore distribuzione della popolazione nel territorio di determinati paesi, soprattutto in Portogallo. Tale obiettivo va conseguito decongestionando le città attraverso una riqualificazione delle aree rurali e un’agricoltura adeguatamente remunerata, la diffusione di attività produttive in tutto il paese, la riqualificazione di servizi pubblici di qualità nelle aree rurali e urbane, la lotta contro la disoccupazione, la tutela dei posti di lavoro con diritti garantiti, la rivalutazione degli stipendi e delle pensioni e la lotta contro la povertà.

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. (PT) La relazione è incentrata sull’agenda urbana europea e il suo futuro nel quadro della politica di coesione; pone grande enfasi sulle città, ma dimentica una loro componente fondamentale: le persone. La relazione contiene palesi contraddizioni: invoca il rafforzamento dell’agenda urbana europea, lo sviluppo di infrastrutture materiali di base e del loro contributo al tessuto economico, nonché la sostenibilità ambientale ed energetica attraverso investimenti basati sui progressi tecnologici, ma mette le persone in secondo piano. Il fatto è, però, che le città e tutte le loro infrastrutture sono costruite proprio dalle persone, le quali, quindi, dovrebbero stare al centro di qualsiasi politica urbana. Invece, vengono in larga misura trascurate dalle politiche comunitarie.

A nostro parere, un’agenda urbana dovrebbe avere come priorità una migliore distribuzione della popolazione nel territorio di determinati paesi, soprattutto in Portogallo. Tale obiettivo va conseguito decongestionando le città attraverso una riqualificazione delle aree rurali e un’agricoltura adeguatamente remunerata, la diffusione di attività produttive in tutto il paese, la riqualificazione di servizi pubblici di qualità nelle aree rurali e urbane, la lotta contro la disoccupazione, la tutela dei posti di lavoro con diritti garantiti, la rivalutazione degli stipendi e delle pensioni e la lotta contro la povertà. Nella relazione non si ritrova nulla di tutto questo.

 
  
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  Monika Flašíková Beňová (S&D), per iscritto. – (SK) La relazione tratta diversi aspetti della dimensione urbana della politica di coesione che, secondo la commissione per lo sviluppo regionale, sono decisivi o problematici per il futuro della politica di coesione. Tale politica dovrebbe diventare uno strumento efficace e pienamente operativo e focalizzarsi sulle città dell’Unione europea. La diversità territoriale e uno sviluppo policentrico sono elementi caratteristici dell’Europa, come dimostra il fatto che nella rete urbana europea, pur relativamente densa, ci sono poche città di grandi dimensioni. Presupposti per un’agenda urbana più forte sono lo sviluppo e la modernizzazione qualitativa delle infrastrutture e dei servizi nelle città europee. È auspicabile che le azioni future siano strettamente correlate alle priorità globali dell’Unione europea. Le città europee sono il centro delle attività economiche, dell’innovazione e dell’occupazione, ma sono confrontate con molti problemi la cui risoluzione necessita di un approccio individuale che tenga conto delle esigenze locali. La politica regionale europea e la politica di coesione affrontano esattamente questa tematica. I problemi che sono sorti vanno risolti per mezzo di un metodo integrato a livello comunitario, a livello nazionale e a livello regionale, e gli strumenti di finanziamento devono essere coordinati in modo tale da coprire una vasta gamma di requisiti specifici.

 
  
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  Louis Grech (S&D), per iscritto. − (EN) Voterò a favore della relazione perché essa mette in luce l’importanza di innalzare dall’attuale 20 al 30 per cento la quota di riduzione delle emissioni di gas serra, per poterci avvicinare all’ambizioso obiettivo di un aumento della temperatura di soli 2 gradi Celsius. Quest’ultimo potrà essere conseguito soltanto attraverso un’adesione e una partecipazione globali al sistema per lo scambio di quote di emissioni (ETS), che potrà essere pienamente efficace solo se verrà applicato su scala più ampia. A causa della crisi economica, però, l’ETS deve restare flessibile mediante l’adozione di misure finanziare che promuovano una riduzione efficiente in termini di costi dei gas serra in Europa. È diventato sempre più evidente che un rinvio degli interventi in questo campo sarebbe insostenibile e non solo aumenterebbe i costi della riduzione delle emissioni, ma farebbe anche perdere all’Unione europea il ruolo di leader della ricerca verde. C’è quindi bisogno di investimenti continuativi nell’innovazione e promozione di uno sviluppo ecologicamente efficiente in tutti gli Stati membri. La cooperazione internazionale su questa importante sfida climatica permetterà sicuramente all’industria europea di restare competitiva e di non essere mai penalizzata in termini economici. L’Unione europea, le cui emissioni totali sono di poco superiori al 10 per cento, non può contrastare il cambiamento climatico da sola, perché si tratta di un problema globale che necessita di un’azione globale.

 
  
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  Roberto Gualtieri (S&D), per iscritto. − Le aree urbane, ospitando il 73% della popolazione europea e generando circa l'80% del PIL, sono i maggiori centri di innovazione, cultura e crescita dell'Unione. Tuttavia, la dimensione urbana ha sinora avuto un riconoscimento insufficiente. Per questo è importante che il Parlamento proponga di potenziare l'Agenda urbana europea nel quadro delle politiche Ue, rafforzando il contributo della politica di coesione allo sviluppo urbano e coinvolgendo maggiormente gli attori politici locali.

Occorre orientare la dimensione urbana della politica di coesione verso un sostegno allo sviluppo delle infrastrutture materiali di base, alla modernizzazione delle specificità economiche, sociali e ambientali delle città, alla riqualificazione urbanistica e alla promozione dell'innovazione sociale nei quartieri svantaggiati. Ciò richiede una diretta partecipazione delle autorità locali e della società civile, coinvolgendo gli esponenti politici delle città nella pianificazione strategica e nella definizione e negoziazione dei contratti di partenariato. In questo quadro, è significativo l'invito alla Commissione a promuovere la formazione degli amministratori urbani e di istituire un Erasmus per gli eletti locali e regionali.

Vigileremo attentamente sull'impegno della Commissione ad accogliere le importanti proposte della relazione, nella convinzione che un pieno riconoscimento della centralità della dimensione urbana nelle politiche Ue costituisca una condizione indispensabile per il loro successo.

 
  
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  Gunnar Hökmark (PPE), per iscritto. (SV) I Conservatori svedesi non condividono le opinioni espresse nella relazione riguardo a una serie di punti. Siamo contrari a controlli aggiuntivi della Banca europea per gli investimenti e al coinvolgimento dell’Unione europea nella pianificazione urbana. La relazione, però, non chiede lo stanziamento di fondi aggiuntivi da parte dell’Unione europea e riconosce il ruolo delle aree urbane in quanto centri di crescita. Per tali motivi, abbiamo potuto votare a favore della relazione nel suo complesso.

 
  
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  Brice Hortefeux (PPE), per iscritto. (FR) In base al principio di sussidiarietà, la politica urbana rientra nella competenza degli Stati membri. Ma lo sviluppo dei nostri territori non può essere considerato completo se non teniamo nel debito conto la dimensione urbana a livello europeo. Infatti, le città svolgono un ruolo trainante nel conseguimento dei nostri obiettivi in materia di occupazione, formazione ed efficienza energetica.

La relazione dimostra efficacemente quale sia il valore aggiunto delle politiche europee, in particolare della politica di coesione, quando si tratta di sviluppare a modernizzare le infrastrutture e i servizi delle città europee.

Per questo motivo mi fa piacere che la relazione sia stata adottata a grande maggioranza. Essa coniuga sapientemente le preoccupazioni nazionali e le esigenze locali con le priorità europee fissate dalla strategia Europa 2020, rispettando nel contempo i principi della governance multilivello e del partenariato.

 
  
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  Juozas Imbrasas (EFD), per iscritto. − (LT) Ho accolto con favore questa relazione perché essa raccomanda che la dimensione urbana della politica di coesione si concentri su un triplice obiettivo: primo, aiutare le aree urbane a sviluppare le loro infrastrutture materiali di base quale presupposto per la crescita, allo scopo di sfruttare il loro contributo potenziale alla crescita economica in Europa, alla diversificazione della base economica nonché alla sostenibilità energetica e ambientale, specialmente nell’ottica di preservare e migliorare la qualità dell’aria nei centri urbani senza alcun detrimento per i corsi fluviali; secondo, aiutare le aree urbane a modernizzare le loro caratteristiche economiche, sociali e ambientali attraverso investimenti intelligenti in infrastrutture e servizi basati sui progressi tecnologici e strettamente correlati a specifiche esigenze regionali, locali e nazionali; terzo, riqualificare le aree urbane recuperando siti industriali e terreni contaminati, senza dimenticare la necessità di collegare tra loro le aree urbane e quelle rurali al fine di promuovere uno sviluppo inclusivo, in linea con la strategia Europa 2020. Le aree urbane non sono elementi isolati all’interno delle rispettive regioni, e il loro sviluppo deve pertanto essere strettamente collegato con le circostanti aree funzionali, suburbane o rurali. Condivido il parere secondo cui la Commissione europea dovrebbe mirare alla migliore armonizzazione possibile delle norme applicabili a fondi e programmi comunitari speciali nel cui contesto possono essere finanziati progetti di sviluppo urbano e locale, per ridurre al minimo la burocrazia e i potenziali errori di applicazione.

 
  
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  Giovanni La Via (PPE), per iscritto. − Signora Presidente, onorevoli colleghi, ho sostenuto con il mio voto questa relazione che rappresenta un importante contributo al valore aggiunto europeo del finanziamento incrociato da parte di FESR e FSE in termini di un'aumentata flessibilità per i progetti di inclusione sociale e per i programmi di sviluppo urbano integrato. La presenza di condizioni più flessibili per tale finanziamento incrociato potrebbe a mio avviso ottimizzare l'utilizzo dei piani o delle strategie in questione sfruttando in maniera efficace ed efficiente le sinergie di complementarietà di questi fondi. Spesso, specialmente nelle aree urbane connotate da problemi di esclusione sociale o da inquinamento ambientale, le risorse del FSE potrebbero essere utilizzate per sostenere progetti locali per la prevenzione dell'esclusione attuati in maniera coordinata e congiunta dalle autorità pubbliche e da enti privati facenti capo ad una rete di città. Auspico che il voto di oggi incoraggi una migliore armonizzazione delle norme relative a determinati fondi e programmi UE nell'ambito dei quali i progetti di sviluppo urbano e locale sono ammissibili al cofinanziamento in moda da ridurre, quanto più possibile, la burocrazia e le lungaggini nell'iter attuativo.

 
  
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  Clemente Mastella (PPE), per iscritto. − Riteniamo che l'obiettivo principale dell'Agenda urbana europea sia quello di favorire lo sviluppo e l'aggiornamento qualitativo delle infrastrutture e dei servizi delle città europee. Occorre, pertanto, procedere a una corretta valutazione del processo di integrazione, elaborando, tra l'altro, un elenco dei punti di forza e di debolezza, prima di attuare ulteriori misure. In questo modo, si dovrebbe giungere a un elenco di raccomandazioni o norme per un coinvolgimento locale più formalizzato nella futura elaborazione e applicazione delle politiche.

L'evoluzione dell'Agenda urbana non deve essere, quindi, un processo a senso unico, ma possedere una dimensione organica, con un approccio dal basso verso l'alto. È quindi essenziale che le città possano far sentire la propria voce e ricevano un attento ascolto a livello di Unione europea. Sosteniamo, inoltre, che alle città dovrebbe essere offerta la flessibilità sufficiente onde poter utilizzare i fondi per le loro priorità effettive. Le opportunità di finanziamento regionali, nazionali e UE andrebbero coordinate, al fine di coprire l'intera gamma di esigenze specifiche. Siamo dell'idea, infine, che la futura politica di coesione debba diventare una politica efficace e ad elevato valore aggiunto per le città dell'Unione europea.

 
  
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  Franz Obermayr (NI), per iscritto. (DE) Le aree urbane sono tra i fattori chiave dello sviluppo europeo. Crescono rapidamente e concentrano forza economica, attività industriali e, soprattutto, un grandissimo numero di persone, con tutte le numerose questioni di carattere sociale e infrastrutturale che ne conseguono. Per tali ragioni le città svolgono un ruolo particolarmente importante nel contesto della politica di coesione dell’Unione europea. Poiché la relazione attribuisce a questo aspetto la dovuta attenzione, ho votato a favore.

 
  
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  Rolandas Paksas (EFD), per iscritto. (LT) Le città stimolano la crescita economica e l’imprenditorialità e contribuiscono alla creazione di nuovi posti di lavoro sostenibili. In sede di attuazione dell’agenda urbana europea dobbiamo concentrarci maggiormente sul sostegno allo sviluppo e al miglioramento qualitativo delle infrastrutture e dei servizi nelle città europee. Per applicare il concetto di sviluppo urbano intelligente è necessario creare le condizioni affinché le città sviluppino adeguatamente ed efficacemente le loro infrastrutture ricorrendo alle tecnologie avanzate, in particolare alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione. L’uso di sistemi intelligenti aiuterebbe ad affrontare le sfide collegate alla congestione dei trasporti, all’efficienza energetica e alla sicurezza nel settore pubblico. Date le esigenze specifiche delle singole regioni, è necessario promuovere gli investimenti nel progresso tecnologico. Dobbiamo sostenere l’innovazione sociale nelle aree urbane, specialmente nei quartieri svantaggiati, cogliendo le opportunità offerte dalla politica di coesione. È essenziale riqualificare le aree urbane recuperando i siti industriali e i terreni contaminati e, allo stesso tempo, promuovendo uno sviluppo inclusivo delle aree urbane e rurali. Per raggiungere questo obiettivo è necessario dare attuazione alla governance multilivello, alla pianificazione regionale e al principio di partenariato. Va rilevato che, per quanto riguarda la pianificazione dello sviluppo urbano integrato, la Commissione deve redigere orientamenti comunitari specifici tenendo conto delle migliori pratiche degli Stati membri in materia di pianificazione strategica, nonché rendere giuridicamente vincolante la pianificazione urbana integrata. Inoltre, le iniziative dei governi locali devono perseguire attivamente il partenariato tra il settore pubblico e quello privato e attuare strategie innovative per lo sviluppo delle infrastrutture urbane.

 
  
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  Georgios Papanikolaou (PPE), per iscritto. (EL) Lo scopo di questa relazione è di individuare le sfide moderne, soprattutto sotto il profilo delle condizioni di vita, con cui sono confrontati i cittadini dell’Unione europea che vivono nelle aree urbane. Vale la pena ricordare che in Europa ci sono circa 5 000 città con una popolazione compresa tra 5 000 e 50 000 abitanti e quasi 1 000 città con una popolazione superiore a 50 000 abitanti. Anche se solo il 7 per cento della popolazione dell’UE vive in città con oltre 5 milioni di abitanti, rispetto al 25 per cento degli Stati Uniti, in molte aree urbane (anche della Grecia) la popolazione sta crescendo. Ad ogni modo, le città europee sono centri di attività economica, innovazione e occupazione; per tale motivo è importante dare loro aiuto, soprattutto in tempi di recessione economica. Nella relazione, alla quale ho dato il mio sostegno, si afferma giustamente che questo aiuto deve essere fornito a quattro livelli (comunitario, nazionale, regionale e locale) utilizzando i corrispondenti strumenti economici e politici disponibili nei singoli casi (fondi comunitari, programmi strategici nazionali, programmi operativi regionali e risorse locali e private).

 
  
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  Maria do Céu Patrão Neves (PPE), per iscritto. (PT) Dal 2009, anno di pubblicazione della prima relazione intitolata “La dimensione urbana della politica di coesione nel nuovo periodo di programmazione”, sono stati proposti nuovi contributi a tale tematica, che è stata ulteriormente sviluppata. Lo scopo di questa relazione è di dare seguito alla relazione precedente evidenziando numerosi aspetti della dimensione urbana della politica di coesione che la commissione per lo sviluppo regionale individua come questioni cruciali o vere e proprie sfide per la futura politica di coesione, la quale deve diventare una politica pienamente matura ed efficace per le città dell’Unione europea. Ho votato a favore della relazione perché questo tema è estremamente importante nell’ottica di consentire alle città piccole e medie di realizzare le loro potenzialità. Condivido la richiesta del relatore affinché l’approccio del tipo “progetti per i finanziamenti” sia sostituito dall’approccio “finanziamenti per i progetti”. In effetti, i progetti non andrebbero concepiti per utilizzare i fondi disponibili, ma per raggiungere obiettivi strategici. L’esperienza insegna che, in molti casi, le idee per i progetti nascono sulla base dei fondi disponibili, invece di avere attinenza con le esigenze reali e le priorità strategiche. Contrastare questa tendenza è una delle sfide principali della politica di sviluppo come pure della politica di coesione.

 
  
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  Aldo Patriciello (PPE), per iscritto. − Care colleghe e cari colleghi, Le città europee rappresentano i centri economici, innovativi e occupazionali dell'Unione, sebbene debbano affrontare una serie di sfide. La tendenza all'espansione suburbana, la concentrazione di emarginazione e disoccupazione nelle periferie urbane, l'aumento della congestione e altri problemi di analoga complessità necessitano di risposte nell'ambito dei trasporti, degli alloggi nonché dei sistemi di istruzione e occupazione che devono essere adattati alle esigenze locali. Le politiche regionali e di coesione europee affrontano tali sfide. L'obiettivo principale dell'Agenda urbana rafforzata consiste nel favorire lo sviluppo e l'aggiornamento qualitativo delle infrastrutture e dei servizi delle città europee. Da un lato, le future misure devono essere collegate strettamente alle priorità generali dell'Unione, al fine di giustificare l'apporto del bilancio europeo. La strategia Europa 2020, tuttavia, riguarda principalmente le tendenze per il futuro. Il superamento delle attuali disparità tra città europee è altrettanto importante e dovrebbe trovare un'eco nelle priorità della futura politica di coesione. Tenuto conto dell'esperienza della strategia di Lisbona, l'evoluzione dell'Agenda urbana non deve essere un processo a senso unico, ma possedere una dimensione organica, con un approccio dal basso verso l'alto. Affinché ci sia sempre un maggior sviluppo delle città europee, esprimo il mio voto favorevole.

 
  
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  Phil Prendergast (S&D), per iscritto. − (EN) In Europa ci sono quasi 1 000 città con una popolazione superiore a 50 000 abitanti e la loro composizione è in costante evoluzione. Alla luce dei recenti cambiamenti demografici e dei modelli migratori, è importante verificare costantemente in che modo, a nostro parere, dovrebbero svilupparsi le città del futuro. Dobbiamo trovare risposte alle sfide riguardanti i trasporti, l’edilizia abitativa, l’espansione suburbana e le aree verdi. Queste risposte devono essere tagliate su misura per soddisfare le esigenze locali, ma va anche riconosciuto che questioni quali la disoccupazione, la povertà e l’esclusione sociale sono problemi di portata universale. La politica regionale e quella di coesione dell’Unione europea devono confrontarsi con queste sfide. Il ruolo crescente delle città in quanto motore economico di regioni e interi paesi comporta la necessità di fondare l’agenda urbana su strategie territoriali che riconoscano il ruolo delle città non soltanto come luoghi in cui vivere e lavorare ma anche come luoghi che forniscono un servizio a chi abita nelle aree immediatamente circostanti e in quelle più distanti.

 
  
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  Fiorello Provera (EFD), per iscritto. − L'Europa è caratterizzata da una grande diversità territoriale e da uno sviluppo policentrico. In questo contesto, le città europee rappresentano i centri economici, innovativi e occupazionali dell'Unione, ma devono confrontarsi con una serie di sfide. Vedo con favore il fatto che, nell'ambito di questa agenda urbana, la questione della definizione del concetto di "urbano" è lasciata agli Stati membri nel rispetto del principio di sussidiarietà. Sarà così possibile modulare meglio gli interventi in base alle esigenze di ciascun paese membro. Per questo motivo ho accolto e votato a favore di questo provvedimento.

 
  
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  Raül Romeva i Rueda (Verts/ALE), per iscritto. − (EN) Favorevole. Questa è un’altra relazione d’iniziativa sullo sviluppo urbano in Europa che ripete quanto già scritto in relazioni precedenti sullo stesso argomento. L’unica questione rilevante in questo particolare momento è il ruolo della dimensione urbana nell’architettura futura della politica di coesione dopo il 2013, ma a tale proposito la relazione rimane aperta e non formula una raccomandazione precisa. La relazione affronta diversi aspetti della dimensione urbana della politica di coesione, come la governance multilivello, il principio di partenariato, la subdelega di responsabilità, la pianificazione strategica integrata e la pianificazione finanziaria globale. A parte le affermazioni che vanno negli interessi della IBM, con l’accenno allo “sviluppo urbano intelligente” (paragrafo 8), siamo rimasti molto delusi per il fatto che le considerazioni in materia di ricerca e sviluppo siano riuscite a mettere in ombra il principio di partenariato. Si sarebbe potuto migliorare la proposta di relazione con una serie di emendamenti di compromesso, e i nostri emendamenti erano molto bene integrati. Abbiamo buone formulazioni sui costi della crescita economica (paragrafo 4), sulla protezione del clima (paragrafo 9), sulla coesione interna (paragrafo 10), sull’approccio integrato e dal basso verso l’alto (paragrafi 21 e 23), sui quartieri svantaggiati (paragrafo 25) e sul finanziamento incrociato (paragrafo 28).

 
  
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  Oreste Rossi (EFD), per iscritto. − L'Europa è caratterizzata da una grande diversità territoriale. Le città europee sono centri economici e innovativi sebbene debbano affrontare una serie di sfide. Sono in accordo con il relatore in quanto la politica di coesione, compresa la sua Agenda europea, deve perseguire come obiettivo il superamento delle disparità territoriali, investendo in uno sviluppo urbano intelligente, al fine di portare le infrastrutture e i servizi delle città a un livello qualitativo elevato. La Commissione europea e la BEI hanno messo a punto tre strumenti finanziari, uno dei quali è finalizzato al sostegno congiunto per lo sviluppo sostenibile nelle aeree urbane (progetto JESSICA). Al fine di coprire le esigenze specifiche territoriali, è opportuno coordinare al meglio le opportunità di finanziamento sia regionali che nazionali ed europee.

 
  
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  Olga Sehnalová (S&D), per iscritto. – (CS) Ho votato a favore dell’adozione della relazione Vlasák sull’agenda urbana europea e il suo futuro nel quadro della politica di coesione. Valuto positivamente l’obiettivo principale della relazione, ossia sostenere la dimensione urbana della politica di coesione durante il prossimo periodo di programmazione e tener conto dell’attuale sviluppo dell’agenda urbana nell’Unione europea. Vorrei citare, inoltre, la recente pubblicazione del libro bianco sul futuro dei trasporti fino al 2050, che delinea le azioni volte alla realizzazione di uno spazio comune europeo dei trasporti. A mio parere, uno degli ostacoli principali al raggiungimento degli obiettivi ambiziosi di questo libro bianco sono le persistenti differenze tra i livelli delle infrastrutture e dei servizi di trasporto nei vari Stati membri. Gli strumenti della politica di coesione devono perciò continuare a svolgere un ruolo importante per ridurre questi divari, a tutto vantaggio della sicurezza e della sostenibilità dei trasporti europei. Questo vale sia per le città che per le aree rurali, in particolare nelle zone transfrontaliere, le cui prospettive in termini di ricchezza e occupazione dipendono dallo sviluppo delle infrastrutture.

 
  
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  Nuno Teixeira (PPE), per iscritto. (PT) Credo che l’agenda urbana europea sia una politica di indubbia importanza, dato che il 70 per cento della popolazione europea vive nelle città e che queste persone producono all’incirca l’80 per cento del prodotto interno lordo dell’Unione europea. Per lo sviluppo urbano sono stati stanziati in totale 21,1 miliardi di euro per il periodo 2007-2013, da destinare al recupero dei siti industriali e dei terreni contaminati, alla riqualificazione delle aree urbane e rurali, ai trasporti urbani non inquinanti e all’edilizia abitativa. L’agenda urbana europea si concentra sullo sviluppo delle infrastrutture e dei servizi nelle città. Attualmente le città sono confrontate con numerosi problemi di vario genere, che possono essere risolti soltanto applicando modelli di sviluppo locale integrati e su misura. Quindi, dato che la politica per le aree urbane è integrata negli obiettivi della politica di coesione, questa deve fungere da anello di collegamento con le aree rurali per promuovere uno sviluppo inclusivo. Le città devono far sentire la loro voce quando si tratta di dare soluzione ai loro problemi, attraverso una governance multilivello e l’applicazione del principio di partenariato. Desidero infine sottolineare che la preparazione di una pianificazione strategica integrata dovrebbe essere associata a sistemi di ingegneria finanziaria flessibili, affinché le autorità nazionali, regionali e locali possano attuare le rispettive priorità.

 
  
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  Silvia-Adriana Ţicău (S&D), per iscritto. – (RO) Ho votato a favore della relazione sull’agenda urbana europea e il suo futuro nel quadro della politica di coesione. Le aree urbane producono circa l’80 per cento del prodotto interno lordo, assorbono fino al 70 per cento dei consumi energetici dell’Unione e sono i principali centri dell’innovazione, della conoscenza e della cultura. Per lo sviluppo urbano sono stati stanziati circa 21,1 miliardi di euro per il periodo compreso tra il 2007 e il 2013; tale importo rappresenta il 6,1 per cento del bilancio della politica di coesione dell’Unione europea. Di fatto, 3,4 miliardi sono destinati al recupero di siti industriali e terreni contaminati, 9,8 miliardi di euro a progetti di riqualificazione urbana e rurale, 7 miliardi ai trasporti urbani non inquinanti e 917 milioni all’edilizia abitativa.

Le città intelligenti hanno bisogno di un’infrastruttura intelligente per le comunicazioni, i trasporti e l’energia. Sono favorevole allo sviluppo di piani integrati di mobilità urbana e incoraggio le autorità locali a modernizzare i trasporti pubblici urbani per renderli più ecologicamente compatibili ed efficienti. L’attuazione di sistemi di trasporto intelligenti nelle aree urbane aumenterà l’efficienza energetica e la sicurezza dei trasporti.

Poiché il 99 per cento del patrimonio abitativo in Europa è costituiti da edifici vetusti, invito la Commissione e gli Stati membri ad elevare, nell’ambito del futuro quadro finanziario pluriennale, dal 4 al 15 per cento la quota degli stanziamenti del Fondo europeo di sviluppo regionale che ciascuno Stato membro può utilizzare per aumentare l’efficienza energetica degli edifici.

 
  
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  Viktor Uspaskich (ALDE), per iscritto. − (LT) Il relatore osserva giustamente che gli Stati membri devono impegnarsi di più per garantire che lo sviluppo urbano sostenibile diventi una priorità strategica. Quasi il 70 per cento della popolazione lituana abita nelle città e nelle aree suburbane; nondimeno, il mio paese è privo di un approccio chiaro, integrato e sostenibile a causa della scarsa competitività.

È molto importante trovare un equilibrio tra le priorità comunitarie e le esigenze locali. L’agenda urbana europea non deve diventare un processo a senso unico ed è d’importanza vitale che i cittadini possano dire la loro.

La relazione esamina varie sfide correlate alla pianificazione urbana, come la riqualificazione delle città, l’adeguatezza degli alloggi e trasporti urbani non inquinanti. Purtroppo, l’elenco dei problemi sociali che affliggono la Lituania è un po’ più lungo. Secondo le statistiche ufficiali del governo lituano, all’incirca il 18 per cento degli abitanti delle aree urbane del paese sono a rischio di povertà. La Lituania registra uno dei tassi di suicidi nelle aree urbane tra i più alti al mondo.

I dati statistici dell’Unione europea rivelano che oltre il 25 per cento dei giovani lituani sono costretti ad accettare lavori con retribuzioni basse, di breve durata e con tutele sociali inadeguate. Questa realtà si ripercuote pesantemente sull’indipendenza dei giovani che vivono nelle città ed è motivo di difficili sfide sul piano demografico, perché crearsi una famiglia sta diventando un compito molto difficile nelle aree urbane.

 
  
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  Angelika Werthmann (NI), per iscritto. − (DE) Ho votato a favore della relazione. Uno dei motivi per cui la strategia di Lisbona non è riuscita a conseguire i propri obiettivi è stata la scarsa integrazione delle città e delle regioni. Il relatore propone, tra l’altro, un cambiamento fondamentale delle modalità di stanziamento dei finanziamenti: “I progetti non andrebbero concepiti per utilizzare i fondi disponibili, ma per raggiungere obiettivi strategici”.

 
  
  

Relazione Sanchez-Schmid (A7-0110/2011)

 
  
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  Luís Paulo Alves (S&D), per iscritto. (PT) Voto a favore della relazione perché essa rileva la necessità di adottare decisioni concrete su determinate questioni di importanza decisiva per la futura politica di coesione, compreso il rafforzamento dell’obiettivo 3. In quest’area è importante non trascurare le regioni più isolate e ultraperiferiche.

Lo scopo della cooperazione territoriale è essenzialmente di tradurre in pratica la politica di coesione. Voglio ricordare i gruppi europei di cooperazione territoriale, che forniscono un significativo contributo alla coesione attraverso programmi di cooperazione transterritoriali.

 
  
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  Roberta Angelilli (PPE), per iscritto. − Signora Presidente, favorire uno sviluppo armonioso dell'Unione europea è uno degli obiettivi della politica di coesione, strumento indispensabile per il rafforzamento della realtà economica, sociale e territoriale dell'Europa, nonché fattore essenziale per la realizzazione di una crescita intelligente ed inclusiva come previsto nella Strategia Europa 2020. Sostengo questa relazione in quanto ritengo che la coesione territoriale debba essere sostenuta adeguatamente stanziando maggiori fondi strutturali, pertanto è giusto che la quota destinata all'Obiettivo 3 passi dall'attuale 2,5% al 7%, considerando anche il fatto che circa il 37,5% della popolazione europea vive in regioni frontaliere. Stanziare maggiori risorse vorrebbe dire innanzitutto investire nelle reti transeuropee di trasporto (TEN), la cui modernizzazione è una priorità urgente, e, in secondo luogo, procedere alla riduzione degli ostacoli fisici, culturali, amministrativi e regolamentari che frenano la cooperazione e coesione territoriale.

 
  
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  Pino Arlacchi (S&D), per iscritto. − (EN) Ho votato a favore della relazione perché essa sottolinea che la cooperazione territoriale europea, con il suo importante contributo al modello di governance multilivello, è uno dei pilastri della politica di coesione. Considerato che la cooperazione territoriale si è rivelata efficace nel promuovere uno sviluppo armonioso dell’Unione nel suo complesso, adesso è essenziale aumentare, nel prossimo periodo di programmazione, la sua dotazione finanziaria dall’attuale 2,5 per cento ad almeno il 7 per cento delle risorse totali della politica di coesione.

 
  
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  Sophie Auconie (PPE), per iscritto. (FR) Pur rappresentando le regioni Centro, Auvergne e Limousin, che non confinano con altri Stati membri dell’Unione europea, sono convinta dell’utilità della cooperazione transfrontaliera – e, più in generale, della cooperazione territoriale – per promuovere lo sviluppo dell’Europa e per costruire rapporti tra le persone. Condivido appieno le proposte avanzate dalla relatrice, l’onorevole Sanchez-Schmid, soprattutto per rafforzare il ruolo dei gruppi europei di cooperazione territoriale e il finanziamento di questo obiettivo.

 
  
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  Jean-Luc Bennahmias (ALDE), per iscritto. (FR) Lo scopo dell’obiettivo 3 della politica di coesione è di favorire il ravvicinamento in termini economici, sociali e ambientali di tutte le regioni europee, specialmente di quelle transfrontaliere. Tale ravvicinamento è importante per potenziare i legami tra queste regioni, in particolare nei settori dell’energia e dei trasporti. In un momento in cui stiamo attraversando quella che si potrebbe definire una crisi dell’idea europea, è opportuno sottolineare nuovamente il valore aggiunto europeo fornito dalla cooperazione territoriale. Quindi, per poter realizzare l’obiettivo 3 nel modo migliore possibile, abbiamo chiesto un aumento sostanziale dei fondi strutturali stanziati per questo obiettivo, principalmente al fine di migliorare le infrastrutture dei trasporti e aumentare così la mobilità dei cittadini europei all’interno delle singole regioni e tra una regione e l’altra. In qualità di rappresentante eletto di una regione transfrontaliera, mi sono occupato di questa tematica con particolare attenzione e guardo con favore all’invito che abbiamo lanciato per una cooperazione rafforzata da parte delle autorità locali, il che significa sia cooperazione tra le autorità sia cooperazione con le istituzioni europee. Dobbiamo migliorare il dialogo con queste autorità per comprendere meglio i problemi esistenti e far fronte alle sfide. Infine, poiché è ancora troppo complicato dare attuazione ai programmi di cooperazione territoriale, abbiamo chiesto che essi siano semplificati e abbiamo sottolineato il carattere peculiare dei programmi associati a questo obiettivo, che, per loro stessa natura, sono programmi internazionali.

 
  
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  Mara Bizzotto (EFD), per iscritto. − Voto a favore di questa relazione che sottolinea i benefici derivanti dalla maggiore cooperazione tra regioni confinanti appartenenti a Stati Membri differenti. Condivido la trasformazione dell’obiettivo della cooperazione territoriale in uno dei pilastri della politica di coesione comunitaria, dal momento che è necessario, nell’ottica del potenziamento delle sinergie tra territori vicini che condividono naturalmente le stesse esigenze e problematiche, migliorare le capacità e aumentare i mezzi di interscambio politico, economico ed amministrativo tra regioni vicine. Ritengo inoltre positiva l’indicazione presente nella relazione, in direzione dell’aumento dell’impegno finanziario comunitario per quanto attiene questo pilastro della politica di coesione.

 
  
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  Vilija Blinkevičiūtė (S&D), per iscritto. − (LT) Ho votato a favore della relazione perché dobbiamo rafforzare la cooperazione territoriale, che mira ad aiutare i territori e le regioni a collaborare per affrontare insieme le sfide comuni, ridurre gli ostacoli fisici, culturali, amministrativi e normativi che frenano tale cooperazione e attenuare l’effetto frontiera. I programmi di cooperazione transfrontaliera sono importanti anche per garantire l’efficacia e il conseguimento di risultati in sede di attuazione di strategie volte alla riduzione della povertà e all’integrazione di gruppi svantaggiati nella società europea tradizionale. Occorre, inoltre, sfruttare gli stretti legami storici di tipo culturale e linguistico esistenti tra le regioni frontaliere di Stati membri diversi, al fine di promuovere la cooperazione transfrontaliera. Bisogna altresì migliorare il coordinamento tra le autorità di gestione e le istituzioni transfrontaliere già esistenti, come le euroregioni, durante l’attuazione dei programmi transfrontalieri, in modo da garantire che i progetti presentino un alto grado di qualità, trasparenza e vicinanza ai cittadini.

 
  
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  Vito Bonsignore (PPE), per iscritto. − Ho votato a favore della relazione d'iniziativa sulla cooperazione territoriale- transfrontaliera- transnazionale ed interregionale. Condivido, infatti, l'importanza - ben sottolineata dalla relatrice - di una maggiore cooperazione fra gli attori politici, al fine di poter sviluppare e realizzare progetti più ambiziosi e utili a tutti i cittadini. E' notorio che le popolazioni delle zone di confine siano più carenti di infrastrutture, per questa ragione un coinvolgimento di tutte le parti in causa potrebbe portare al soddisfacimento dei bisogni di tutte le popolazioni, anche quelle più lontane dal centro d'Europa. Per raggiungere tale obiettivo è, dunque, necessaria una programmazione più strategica e una collaborazione al livello di governance per rendere più agevole l'utilizzo di determinati programmi di finanziamento; utile anche un più capillare controllo per garantire una maggiore chiarezza e tracciabilità dei fondi utilizzati. In questo contesto, condivido l'opportunità che la Commissione renda più visibili tutti questi strumenti: solo pubblicizzando meglio tali misure, le parti interessate possono muoversi in condizioni chiare.

 
  
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  David Casa (PPE), per iscritto. − (EN) Negli scorsi anni è diventato tanto più importante ridurre gli ostacoli normativi e amministrativi che frenano la coesione, per rafforzare la capacità delle varie regioni di affrontare insieme i problemi comuni. Condivido le conclusioni cui è giunto il relatore e ho deciso di votare a favore della relazione.

 
  
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  Lara Comi (PPE), per iscritto. − Il tema della cooperazione territoriale e', sicuramente, uno dei più importanti oggi per l'Unione Europea. L'avvicinamento dei paesi e il legame sempre più stretta dei popoli si rendono quanto mai necessarie, considerando anche che il 37.5% della popolazione europea vive in regioni frontaliere. Detto questo la cooperazione territoriale risulta quindi fondamentale sotto diversi punti di vista. Da un lato promuoverebbe efficacemente l'approfondimento del mercato interno, contribuendo all'abbattimento di ostacoli fisici e culturali che rallentano tale processo; dall'altro supporterebbe l'integrazione europea in diverse politiche settoriali, aiutando i paesi nello sviluppo di progetti coordinati e condivisi. Mi ritengo d'accordo con la previsione di stanziamento di maggiori fondi a sostegno di tale politica, sopratutto per quanto concerne il destinare una percentuale piu' alta del bilancio alla cooperazione interregionale. Un altro punto di forza, portato in evidenza dalla relazione, e' la costituzione di gruppi di cooperazione territoriale (GECT). Ritengo che questi gruppi possano indurre effetti positivi, sia dal punto di vista della governance, in quanto sarebbe una governance transfrontaliera che garantisce la titolarità delle diverse politiche a livello regionale e locale, sia dal punto di vista della coesione sociale, poiché offre le migliori potenzialità per ravvicinare le diverse comunità linguistiche e culturali.

 
  
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  Edite Estrela (S&D), per iscritto. (PT) Ho votato a favore della relazione intitolata “Obiettivo 3: il futuro programma per la cooperazione transfrontaliera, transnazionale e interregionale” perché esso è indispensabile per l’efficacia della politica di coesione. Vale la pena sottolineare l’importanza di creare i gruppi europei di cooperazione territoriale, che sono uno strumento chiave per la governance territoriale e in quanto tali si occupano della necessità di una cooperazione strutturata in termini finanziari, nonché dello status giuridico e della governance a vari livelli.

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) Considerato che il 37,5 per cento della popolazione europea vive in regioni frontaliere, le tre dimensioni della cooperazione territoriale – transfrontaliera, transnazionale e interregionale – costituiscono una politica di importanza decisiva per l’Unione perché essa aiuta i territori, le regioni e gli Stati membri a collaborare meglio gli uni con gli altri nel perseguimento degli obiettivi comuni.

 
  
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  José Manuel Fernandes (PPE), per iscritto. (PT) La relazione dell’onorevole Sanchez-Schmid riguarda l’obiettivo 3: una sfida per la cooperazione territoriale – il futuro programma per la cooperazione transfrontaliera, transnazionale e interregionale. Possiamo pensare all’obiettivo 3, alla cooperazione territoriale europea, come al “parente povero” dei Fondi strutturali. Sebbene nelle aree frontaliere vivano quasi 200 milioni di persone, questo obiettivo riceve soltanto il 2,52 per cento dei finanziamenti per la coesione. Dato che la politica di coesione dell’Unione europea fa parte di un quadro di solidarietà comprendente i 27 Stati membri e le loro 271 regioni e ha lo scopo di porre fine alle disparità economiche e sociali esistenti in tale contesto, è essenziale che il prossimo quadro finanziario pluriennale aumenti i finanziamenti stanziati per questo obiettivo, perché si tratta di regioni che presentano gravi problemi di competitività ma sono essenziali per la sostenibilità dell’Unione. Condivido quindi la proposta del relatore di rafforzare l’obiettivo della cooperazione territoriale aumentando il bilancio complessivo dal 2,5 al 7 per cento, adottando misure per semplificare l’attuazione dei programmi e creando i gruppi europei di cooperazione territoriale, che sono di importanza fondamentale ai fini del funzionamento dei sistemi di governance transfrontalieri.

 
  
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  Monika Flašíková Beňová (S&D), per iscritto. – (SK) L’importanza della cooperazione territoriale è cresciuta considerevolmente nel recente passato per effetto del regolamento di base che disciplina i Fondi strutturali, nonché dell’entrata in vigore del trattato di Lisbona. Tale cooperazione vuole eliminare gli ostacoli fisici, amministrativi e normativi e attenuare il cosiddetto effetto frontiera tra paesi e regioni, affinché questi possano reagire alle sfide comuni come un fronte unico. È essenziale mantenere i collegamenti fra i tre elementi di base – cooperazione transfrontaliera, cooperazione transnazionale e cooperazione interregionale – poiché ciascuno di essi ha la propria ragion d’essere e apporta benefici. In sede di applicazione del principio della coesione territoriale, dobbiamo conseguire meglio l’obiettivo della cooperazione territoriale e attuare meglio le procedure standard. In quanto importante idea europea, la cooperazione territoriale potrà essere tradotta in pratica e sviluppata con successo se, agli occhi di tutti i cittadini, diventerà una sorta di personificazione simbolica dell’Unione europea.

 
  
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  Nathalie Griesbeck (ALDE), per iscritto. (FR) Voglio esprimere la mia soddisfazione per l’adozione della relazione e sottolineare l’importanza dell’obiettivo 3, che riguarda la cooperazione territoriale, nel quadro della politica di coesione dell’Unione europea. Appoggio pienamente la richiesta del Parlamento europeo di aumentare dall’attuale 2,5 al 7 per cento la quota dei Fondi strutturali stanziata per questo obiettivo. L’obiettivo 3 deve essere conservato e – cosa ancora più importante – sviluppato, di modo che possiamo realizzare l’integrazione del territorio della Comunità attraverso i confini nazionali. In quanto deputata al Parlamento europeo in rappresentanza di una circoscrizione molto interessata dalle questioni transfrontaliere, e provenendo dall’unica regione francese che condivide il confine con altri tre Stati membri dell’UE, sono molto interessata a queste tematiche e ai progetti di cooperazione transfrontaliera. Queste aree della cooperazione territoriale sono zone privilegiate per la cooperazione europea, soprattutto per la cooperazione transfrontaliera. In tali aree i confini, le barriere e gli ostacoli sono meno “reali”; inoltre, diventando vere e proprie zone progetto, esse hanno un ruolo essenziale da svolgere per consolidare i legami a livello locale, tra partner di Stati membri diversi e tra cittadini che si uniscono per affrontare insieme i problemi comuni. La cooperazione territoriale va incoraggiata.

 
  
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  Mathieu Grosch (PPE), per iscritto. (DE) La cooperazione transfrontaliera è essenziale nelle regioni di confine. Ecco perché bisogna rafforzare le regioni Euregio e SaarLorLux. Sono quindi lieto che sia stato confermato il ruolo della cooperazione transfrontaliera in quanto elemento chiave della politica strutturale.

Plaudo in particolare alla richiesta di stanziare almeno il 70 per cento dei fondi di bilancio per la cooperazione territoriale nell’ambito della collaborazione transfrontaliera, da un lato, e, dall’altro, di aumentare i finanziamenti per la cooperazione territoriale dal 2,5 per cento dell’attuale periodo di programmazione ad almeno il 7 per cento del bilancio complessivo nel prossimo periodo di programmazione.

Bisogna inoltre facilitare la creazione di alleanze europee per la cooperazione territoriale perché questo nuovo strumento favorirà una maggiore partecipazione delle amministrazioni locali e dei cittadini all’attività di cooperazione, con vantaggi per molte regioni, in specie quelle frontaliere.

Nel complesso, la relazione rappresenta un passo importante per garantire il futuro della politica transfrontaliera nell’Unione europea e consentirà alla comunità di lingua tedesca del Belgio, che vive in una zona di confine, di rafforzare e migliorare ulteriormente i suoi rapporti di partenariato con le regioni frontaliere.

In relazione alla politica di coesione, constato con piacere che la commissione ha adottato il mio suggerimento secondo cui i fondi strutturali stanziati per i trasporti devono essere concentrati maggiormente sull’orientamento complessivo della politica dei trasporti dell’Unione europea. Anche in questo modo si può accelerare la realizzazione di progetti importanti in aree di confine.

 
  
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  Brice Hortefeux (PPE), per iscritto. (FR) Le regioni frontaliere, con il 37,5 per cento della popolazione europea, sono di importanza cruciale per l’integrazione e la costruzione di rapporti tra i cittadini europei. Il successo della cooperazione territoriale è ormai ben consolidato. Questo obiettivo, fissato nel 2007 e forte di un bilancio pari a 8,5 miliardi di euro per il periodo 2007-2013, distribuiti tra programmi transfrontalieri, transnazionali e interregionali, consente a 271 regioni europee di beneficiare di finanziamenti significativi mirati allo sviluppo e al rafforzamento di progetti comuni e al superamento di diverse frontiere e barriere naturali, come i confini terrestri e marittimi e gli ostacoli amministrativi che penalizzano la vita quotidiana dei nostri cittadini.

Non dubito che la relazione dell’onorevole Sanchez-Schmid, adottata a grande maggioranza, farà sentire i suoi effetti sul lavoro di preparazione, da parte della Commissione europea, delle proposte legislative che saranno presentate in settembre. La relazione sottolinea in particolare l’esigenza di conservare lo status predominante del pilastro transfrontaliero e di sviluppare incentivi per stimolare grandi progetti transfrontalieri e transnazionali, come le reti transeuropee di trasporto. Queste sono raccomandazioni che condivido appieno e per tale motivo esprimo nuovamente il mio apprezzamento per la qualità della relazione, che è riuscita a ottenere un ampio sostegno trasversale.

 
  
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  Juozas Imbrasas (EFD), per iscritto. − (LT) Ho accolto con favore questo documento perché il quadro finanziario pluriennale per il periodo 2007–2013 ha trasformato l’obiettivo della cooperazione territoriale in uno dei tre pilastri della politica di coesione dell’Unione europea, in sostituzione dell’iniziativa comunitaria Interreg. Da allora, la coesione territoriale è diventata, ai sensi dell’articolo 174 del trattato, una delle tre componenti della politica di coesione, insieme con la coesione economica e sociale. La coesione territoriale è ora fermamente consolidata come una delle principali priorità dell’Unione europea. Lo scopo della cooperazione territoriale deve essere di porre fine agli ostacoli fisici, amministrativi e normativi che frenano la coesione e di attenuare l’effetto frontiera fra i territori e le regioni per metterli in grado di affrontare insieme le sfide comuni, siano esse di tipo territoriale (servizi, infrastrutture, pianificazione urbana e regionale), globale (globalizzazione, cambiamento climatico), economico o sociale. La cooperazione territoriale apporta valore aggiunto europeo e svolge un ruolo chiave nell’approfondimento del mercato interno e nella promozione di una più stretta integrazione europea in numerose politiche settoriali. Condivido il parere secondo cui la cooperazione territoriale deve restare uno dei pilastri della politica di coesione.

 
  
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  Giovanni La Via (PPE), per iscritto. − Signora Presidente, onorevoli colleghi, lo strumento della cooperazione territoriale, come anche sottolineato nella Strategia Europa 2020, svolge un ruolo fondamentale per l'approfondimento del mercato interno e la promozione dell'integrazione europea nelle varie politiche di settore dell'UE. Ho votato a favore di questa relazione affinché tali obiettivi diventino realtà nel prossimo futuro, stimolando una crescita armoniosa non solo nei diversi settori, ma anche nelle aree europee caratterizzate spesso da disomogeneità nei livelli di sviluppo territoriale. A tale fine, occorrono risorse, da allocare sulla base di criteri armonizzati, ma anche una efficace sinergia tra i capitoli transfrontaliero e transnazionale proprio per coordinare i bisogni locali con quelli a più ampio raggio d'azione. Sono certo che l'enorme patrimonio culturale, storico e linguistico dell'UE debba essere conosciuto attraverso il superamento delle barriere fisiche e territoriali: una condivisione che è cardine della nostra visione di democraticità e di unione nella diversità.

 
  
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  Petru Constantin Luhan (PPE), per iscritto. – (RO) Questa risoluzione del Parlamento europeo sull’obiettivo 3 è importante nell’ottica di eliminare gli ostacoli amministrativi e legislativi tuttora esistenti fra gli Stati membri.

Lo scopo della cooperazione territoriale, come si suggerisce nella relazione, è di promuovere la collaborazione tra gli Stati membri in materia di servizi e infrastrutture nonché di pianificazione urbana, regionale, economica e sociale. Questa cooperazione può potenzialmente creare una coesione più stretta e più duratura tra gli Stati membri dell’Unione europea.

L’obiettivo 3 propone un modello complesso e multidimensionale di cooperazione tra partner nei diversi Stati membri che richiede un approccio e un’attuazione specifici, distinti e uniformi negli Stati membri, in grado di rafforzare la coesione tra questi ultimi.

Un’ultima, ma non meno importante osservazione: la relazione mette in luce un fatto rilevante, cioè la necessità di attirare, incoraggiare e coinvolgere partner del settore privato per la realizzazione di questa cooperazione territoriale, perché molti servizi e molte infrastrutture sono posseduti o gestiti da partner privati.

 
  
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  Elżbieta Katarzyna Łukacijewska (PPE), per iscritto.(PL) La cooperazione transfrontaliera in Europa rientra attualmente nella politica di coesione. Da un canto, contribuisce alla creazione di progetti sovranazionali e di strategie comunitarie, dall’altro aiuta a ridurre le barriere tra i territori e le regioni. Sono convinta che un’efficace cooperazione territoriale sia importante non soltanto all’interno dell’Unione ma anche e principalmente in aree che confinano con altri Stati membri dell’Unione europea. Inoltre, durante la Presidenza polacca del Consiglio dell’Unione europea avremo l’occasione di promuovere principi armoniosi per l’attuazione di programmi di cooperazione frontaliera sia nelle aree ai confini interni che in quelle ai confini esterni dell’UE.

In considerazione di quanto sopra, penso che la relazione Sanchez-Schmid concernente una sfida per la cooperazione territoriale – il futuro programma per la cooperazione transfrontaliera, transnazionale e interregionale rappresenti un importante contributo alle attività nel campo della politica regionale e ho quindi votato a favore della sua adozione.

 
  
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  Clemente Mastella (PPE), per iscritto. − Il regolamento generale sui fondi strutturali e l'entrata in vigore del trattato di Lisbona hanno rafforzato considerevolmente l'importanza della cooperazione territoriale, trasformandolo in uno dei tre pilastri della politica di coesione dell'Unione europea. Essa deve, infatti, rimuovere gli ostacoli fisici, amministrativi e regolamentari e attenuare l'"effetto frontiera" esistente tra i territori e le regioni, per permettere loro di rispondere congiuntamente alle sfide comuni, siano esse territoriali, globali, economiche o societarie.

Auspichiamo che le azioni di cooperazione siano coordinate a tutti i livelli di governance, in combinazione con una strategia Europa 2020 adeguata ai bisogni dei territori e con le altre strategie territoriali esistenti. Per attuare realmente il principio di coesione territoriale e aumentare il valore aggiunto europeo dell'intervento dei fondi attribuiti nel quadro dell'obiettivo "convergenza" e "competitività e occupazione", riteniamo inoltre necessaria una maggiore complementarietà tra l’obiettivo "cooperazione territoriale" e il mainstream.

Concordiamo con l'idea, all’inizio del periodo di programmazione, di utilizzare un approccio "territoriale" per indirizzare gli stanziamenti di "convergenza" e di "competitività e occupazione" verso un certo numero di progetti prioritari, quali le reti transeuropee di trasporto, precedentemente definiti e concordati con i partner dei programmi, nel rispetto dei principi base della governance multilivello e del partenariato europeo.

 
  
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  Rolandas Paksas (EFD), per iscritto. (LT) È necessario aumentare i finanziamenti per la cooperazione territoriale, vista la sua influenza sulla politica di coesione. Ma, oltre a incrementare i fondi di bilancio per questo periodo di programmazione, dobbiamo anche segnalare quali linee di bilancio della politica di coesione subiranno un taglio dei finanziamenti stanziati senza ripercussioni negative sull’attuazione degli obiettivi della politica di coesione. La cooperazione territoriale elimina gli ostacoli amministrativi e normativi fra i territori e le regioni e contribuisce ad affrontare questioni correlate alla coesione territoriale, economica e sociale. Inoltre, la cooperazione tra le regioni frontaliere deve continuare a essere prioritaria rispetto alla cooperazione con altre aree; occorre pertanto aumentare gli stanziamenti per la sua attuazione. Credo che il limite geografico dei 150 km per le regioni costiere e marittime vada applicato con maggiore flessibilità. Durante l’elaborazione e l’attuazione di strategie di ampia scala è necessario prendere in esame diversi programmi di cooperazione regionale. La Commissione deve altresì valutare i risultati delle prime strategie macroregionali attuate. La cooperazione territoriale è strettamente collegata ai confini esterni dell’Europa ed è pertanto necessario garantire sinergie più efficaci tra il Fondo europeo per lo sviluppo regionale e altri accordi di cooperazione, individuare opportunità di finanziamento più favorevoli e praticare una nuova politica di vicinato. Va poi rilevato che attualmente il coinvolgimento di molte autorità differenti nell’attuazione dei programmi di cooperazione territoriale costituisce un ostacolo. È altresì necessario semplificare le norme di audit e controllo.

 
  
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  Justas Vincas Paleckis (S&D), per iscritto. − (EN) Una più forte cooperazione tra gli Stati membri dell’Unione europea a livello bilaterale, regionale e interregionale non soltanto costituisce un elemento essenziale del mandato dell’Unione europea, ma diventa sempre più necessaria per poter affrontare un numero crescente di tematiche conservando uno spirito di solidarietà all’interno dell’Unione. Ho votato a favore di questa risoluzione perché essa riconosce l’esigenza di semplificare gli elementi attuativi di questi livelli di cooperazione e di coinvolgere soggetti privati, con particolare attenzione per la cooperazione in materia di sviluppo economico. Gli Stati membri dell’Unione europea continueranno a beneficiare in gran misura del potenziamento degli strumenti di cooperazione con gli altri Stati membri. Mi unisco alla richiesta della relatrice affinché la Commissione compia uno studio approfondito dei risultati delle prime strategie macroregionali attuate.

 
  
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  Alfredo Pallone (PPE), per iscritto. − Cari colleghi, l'agenda futura della cooperazione transfrontaliera, transnazionale e interregionale è di importanza strategica per definire gli obiettivi e il modo in cui raggiungerli, di ogni realtà territoriale d'Europa. La Cooperazione territoriale è un valore aggiunto che crea le basi per lo sfruttamento di tutte le potenzialità di una regione aumentandone la competitività. Il mio voto a favore della relazione è dato dall'importanza di definire degli obiettivi che garantiscano l'adeguata ripartizione dei finanziamenti finalizzati ai programmi di cooperazione, fornire una risposta esaustiva ai bisogni di ciascuna area attraverso il coinvolgimento dei progetti regionali più importanti.

 
  
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  Maria do Céu Patrão Neves (PPE), per iscritto. (PT) La cooperazione territoriale è diventata uno dei tre pilastri della politica di coesione dell’Unione europea, al posto dell’iniziativa comunitaria Interreg. Pertanto, ai sensi dell’articolo 174 del trattato di Lisbona, la coesione territoriale è divenuta una delle tre componenti della politica di coesione, insieme con la coesione economica e quella sociale. Questa è una delle principali priorità dell’Unione. Lo scopo di questa politica è di rimuovere gli ostacoli fisici, amministrativi e normativi che frenano la coesione e di attenuare l’effetto frontiera tra i territori e le regioni per metterli in condizione di affrontare insieme le sfide comuni, siano esse di tipo territoriale (servizi, infrastrutture, pianificazione urbana e regionale), globale (globalizzazione, cambiamento climatico), economico o sociale. Ho votato a favore della risoluzione sulla base della richiesta principale formulata nella relazione, cioè di rafforzare l’obiettivo della cooperazione territoriale programmando la coesione territoriale a tutti i livelli di pianificazione e in coordinamento con la strategia Europa 2020, adottando un approccio territoriale alle altre politiche comuni, incoraggiando la creazione dei gruppi europei di cooperazione territoriale, semplificando l’attuazione di questa politica e impegnandosi a renderla visibile in tutta l’Europa. Questi sono i motivi per cui ho votato a favore.

 
  
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  Aldo Patriciello (PPE), per iscritto. − Care colleghe e cari colleghi, Il regolamento generale sui fondi strutturali, e l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona hanno rafforzato considerevolmente nel corso degli ultimi 5 anni l’importanza della cooperazione territoriale. Il quadro finanziario 2007-2013 ha trasformato l’obiettivo “cooperazione territoriale” in uno dei tre pilastri della politica di coesione dell’Unione europea, succedendo così all’iniziativa comunitaria INTERREG. Successivamente, la “coesione territoriale” è diventata nell’articolo 174 del trattato una delle tre componenti della politica di coesione accanto alle componenti economica e sociale, infatti costituisce una delle priorità principali dell'UE. Questa mira a rimuovere ostacoli fisici, amministrativi e regolamentari e ad attenuare l’“effetto frontiera” esistente tra i territori e le regioni, per permettere loro di rispondere congiuntamente alle sfide comuni, siano esse territoriali, globali, economiche o societarie. Con l'obiettivo 3 si consentono cooperazioni complesse e multidimensionali che riuniscono partner provenienti da Stati membri diversi. Per questo serve una semplificazione delle regole di audit e di controllo. Affinché la cooperazione territoriale, divenga per tutti i cittadini la personificazione simbolica dell’UE, e i decisori politici insieme ai funzionari possano familiarizzare con gli aspetti pratici della cooperazione territoriale riguardanti il loro lavoro, esprimo il mio voto favorevole alla proposta.

 
  
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  Fiorello Provera (EFD), per iscritto. − Come il relatore ritengo molto importante la "cooperazione territoriale" che mira a rimuovere gli ostacoli fisici, amministrativi e regolamentari tra i territori, attenuando l'effetto "frontiera" esistente tra le regioni e promuovendo uno sviluppo armonioso. Questo nuovo approccio sarà rilevante anche per le regioni di montagna che possono giocare un ruolo da protagonista anche nel raggiungimento degli obiettivi della strategia Europa 2020. Per raggiungere questi obiettivi si dovrà però semplificare i programmi di cooperazione territoriale e coinvolgere meglio il pubblico e le autorità locali, incoraggiando una migliore comunicazione attraverso un'ampia campagna mediatica di sensibilizzazione.

 
  
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  Raül Romeva i Rueda (Verts/ALE), per iscritto. − (EN) Favorevole. La bozza di testo presentata dalla relatrice coincide ampiamente con la posizione del nostro gruppo sull’obiettivo 3. Gli emendamenti del nostro gruppo che sono stati adottati dalla commissione per lo sviluppo regionale concernono: l’invito ad applicare in maniera flessibile il limite geografico dei 150 km previsto per i programmi di cooperazione transfrontaliera nelle regioni costiere e marittime; la raccomandazione di eseguire una prima valutazione dei gruppi europei di cooperazione territoriale già operanti, per trarre insegnamenti da queste esperienze iniziali; la richiesta di profittare degli stretti legami culturali e linguistici esistenti tra le regioni frontaliere di Stati membri diversi per stimolare la cooperazione transfrontaliera.

 
  
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  Oreste Rossi (EFD), per iscritto. − La cooperazione territoriale è uno dei pilastri della politica di coesione dell'Unione europea, che mira alla rimozione degli ostacoli amministrativi e regolamentari tra i territori e le regioni al fine di promuovere uno sviluppo armonioso che risponda congiuntamente alle sfide comuni. È importante, nella logica della strategia Europa 2020, una migliore allocazione dei fondi, in modo da rispondere adeguatamente ai bisogni e alle specificità dei territori europei. Per queste ragioni esprimo voto favorevole alla relazione.

 
  
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  Nuno Teixeira (PPE), per iscritto. (PT) Dal 1986 l’obiettivo della politica di coesione è stato quello di rafforzare la coesione economica e sociale tra i diversi Stati membri dell’Unione europea. Ma il trattato di Lisbona e la nuova strategia Europa 2020 delineano una terza dimensione, denominata “coesione territoriale”, che promuove un approccio funzionale allo sviluppo integrato delle 271 regioni, considerate come aree nelle quali vivono persone. Credo che la coesione territoriale debba contribuire all’eliminazione degli ostacoli fisici, amministrativi e normativi tra le regioni europee e promuovere uno sviluppo armonioso e una crescente cooperazione in Europa per mezzo di progetti congiunti tra regioni diverse che hanno caratteristiche e obiettivi di sviluppo simili. Sottolineerei anche che le strategie territoriali devono essere direttamente collegate agli orientamenti sulle reti transeuropee di trasporto, alle strategie della politica marittima integrata e alla strategia Europa 2020, in modo tale da costruire un’Europa intelligente, sostenibile e inclusiva. Infine, condivido pienamente l’idea che è necessario elaborare un piano d’azione per le regioni ultraperiferiche dell’Unione europea e che bisogna definire principi multisettoriali che promuovano lo sviluppo armonioso di tali regioni e aiutino a ridurre le disparità territoriali rispetto ad altre regioni europee.

 
  
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  Angelika Werthmann (NI), per iscritto. (DE) Il cofinanziamento di progetti transfrontalieri, transnazionali e interregionali è il simbolo dell’Unione europea. La relatrice ha proposto una serie di miglioramenti per ovviare alle carenze discusse in precedenza. Ho votato a favore della relazione.

 
  
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  Iva Zanicchi (PPE), per iscritto. − Ho espresso un voto favorevole al testo presentato dalla collega Sanchez-Schmid. La relazione sottolinea il valore aggiunto della cooperazione territoriale europea e le sue potenzialità per promuovere la competitività. Pur mantenendo l'attuale struttura dell'Obiettivo 3, la relazione propone un aumento dei fondi ed evidenzia le specifiche esigenze delle popolazioni delle zone di confine. Un approccio strategico e una risposta mirata ai bisogni e alle specificità di ciascuna area vengono garantiti da una ripartizione dei finanziamenti che avviene, per ogni programma di cooperazione territoriale, sulla base di criteri armonizzati.

 
  
  

Relazione Stavrakakis (A7-0141/2011)

 
  
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  Luís Paulo Alves (S&D), per iscritto. (PT) Sono fermamente convinto che un quadro strategico efficace possa assicurare un approccio comune e sfruttare appieno le sinergie tra tutti i fondi a sostegno degli obiettivi della politica di coesione, quali definiti dai trattati, e in questo modo possa rispondere in modo più adeguato alle esigenze dei cittadini dell’Unione europea e soddisfare le loro aspettative. La relazione compie qualche passo avanti verso la creazione di simili sinergie ed ho quindi votato a favore.

 
  
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  Elena Oana Antonescu (PPE), per iscritto. (RO) Una maggiore flessibilità nell’utilizzo dei fondi e una cultura amministrativa che promuova un approccio multidisciplinare e la semplificazione dell’amministrazione dei fondi sono fondamentali per la creazione di un quadro strategico comune per i Fondi strutturali. Sul fronte delle sinergie tra i Fondi strutturali, il Parlamento europeo ha ribadito la necessità di evitare un’alta concentrazione di capacità nei cluster economici e nelle principali regioni dell’Unione europea. Credo sia necessario un approccio integrato tra le diverse politiche settoriali al fine di raggiungere risultati ottimali per lo sviluppo e la crescita economica, la riduzione delle disparità di sviluppo tra le regioni, la creazione di occupazione, il miglioramento della qualità della vita, la formazione dei lavoratori alle nuove professioni, la coesione sociale e territoriale e la realizzazione del modello sociale europeo, che costituisce elemento di coesione e competitività dell’economia europea. Incentrare l’azione congiunta dei fondi a livello regionale o locale ne incrementa il valore aggiunto e consente alle parti interessate di mettere a punto interventi specifici in funzione delle esigenze economiche e sociali reali e quindi della situazione occupazionale in una determinata regione. Per questi motivi ho votato a favore della relazione.

 
  
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  Sophie Auconie (PPE), per iscritto. (FR) Tutti i soggetti coinvolti nella politica di coesione concordano sul fatto che la coesistenza, in parallelo, di vari fondi europei – il Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR), il Fondo sociale europeo (FSE), il Fondo di coesione, il Fondo europeo per la pesca (FEP) e il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR) – non sempre permette di gestire in maniera ottimale le risorse finanziarie dell’Unione europea. Ho votato a favore della relazione perché propone soluzioni interessanti per la realizzazione di obiettivi imprescindibili come il miglioramento della coerenza tra questi dispositivi. Confido che questo approccio, che gode dell’appoggio della Commissione europea, rientrerà nelle prossime proposte della Commissione relative al quadro normativo che si applicherà alla futura politica di coesione (2014-2020).

 
  
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  Jean-Luc Bennahmias (ALDE), per iscritto. (FR) Anche se ora stiamo riflettendo e discutendo del prossimo quadro finanziario pluriennale, è importante ribadire che la politica di coesione rimane una leva essenziale per la crescita e che il bilancio stanziato non dovrebbe essere ridotto. Una delle possibilità per compiere passi avanti è rendere più coerenti tra di loro i vari strumenti e le diverse politiche, soprattutto per quanto riguarda la strategia Europa 2020, al fine di migliorare le sinergie tra i fondi e riuscire ad avere una politica per lo sviluppo regionale più orientata ai risultati. Una conseguenza della proliferazione dei fondi è la loro perdita di visibilità e quindi i cittadini e le parti interessate ne sono meno consapevoli; un’altra conseguenza è il rischio di doppioni o incoerenze e quindi l’indebolimento dell’impatto generale di questa politica. Nella relazione, abbiamo pertanto precisato tre obiettivi principali che riteniamo debbano essere perseguiti: attuare programmi multifondo, migliorare l’assistenza tecnica ed elaborare una guida europea. Migliorando le sinergie, potremo accrescere il valore aggiunto europeo della politica di coesione per i partner locali e regionali in tutta l’Unione europea, assicurando così maggiori vantaggi ai cittadini.

 
  
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  Sergio Berlato (PPE), per iscritto. − Il Parlamento europeo ha ribadito in diverse risoluzioni la necessità di un approccio integrato tra le diverse politiche settoriali al fine di raggiungere risultati ottimali per la crescita e lo sviluppo nell'Unione europea. Il tentativo più deciso di coordinare gli sforzi nel quadro dei programmi e dei fondi europei nasce, a mio avviso, dalla fase di post-crisi mondiale in cui è entrata l'Europa. È infatti evidente che, in futuro, la necessità di consolidare i bilanci ci indurrà a cercare di trarre maggiori benefici dai finanziamenti europei disponibili. Ritengo che il difficile momento storico che ha attraversato l'Europa, offra tuttavia l'opportunità di sfruttare la fase negoziale sul prossimo quadro finanziario pluriennale per realizzare maggiori sinergie a partire da programmi e fondi europei. In particolare, l'esperienza di questi anni mostra chiaramente che il finanziamento FESR degli interventi economici - così ad esempio per l'innovazione, la ricerca, l'ambiente, ecc. - può migliorare in termini di efficacia se strettamente coordinato e integrato con gli interventi intrapresi dal Fondo sociale europeo. Da ultimo, rinnovo in questa sede la richiesta alla Commissione affinché si faccia promotrice di una cultura basata su un approccio volto alla semplificazione dell'amministrazione dei fondi europei.

 
  
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  Mara Bizzotto (EFD), per iscritto. − Non posso che sostenere con voto favorevole la relazione in oggetto. In un momento come quello attuale, in cui la crisi economica e finanziaria impongono maggiore rigore di spesa, trasperenza e una finanza innovativa sicura, a fronte di risorse sempre più scarse e necessità sociali sempre più marcate, la ricerca dell´efficienza nell´utilizzo dei fondi strutturali rappresenta, non solo un obiettivo ,ma anche un dovere morale per tutti gli amministratori e soprattutto per questa Europa, percepita dai suoi cittadini come entità sempre più astratta e distante dai bisogni reali.

 
  
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  Vilija Blinkevičiūtė (S&D), per iscritto. − (LT) Ho votato a favore della relazione, perché la razionalizzazione della spesa richiede una maggiore efficacia ed efficienza delle politiche attuate a livello dell’Unione europea, nonché nazionale, regionale e locale. Inoltre, nei negoziati interistituzionali sul nuovo quadro finanziario dell’Unione europea (2014-2020), il Parlamento europeo deve avanzare proposte specifiche per un quadro strategico unico, al fine di garantire l’attuazione degli obiettivi della politica di coesione dell’Unione europea e l’efficienza dei Fondi strutturali. Dobbiamo attirare l’attenzione sul fatto che la crisi economica e finanziaria ha reso ancora più urgenti interventi nei settori di cui si occupa il Fondo sociale europeo (FSE), in particolare interventi di sostegno all’occupazione, alla riqualificazione professionale, all’inclusione sociale e alla riduzione della povertà. Vorrei inoltre sottolineare che il FSE, in quanto strumento di sostegno alla formazione continua, alla qualificazione e alla riqualificazione professionale, dovrebbe essere considerato un mezzo imprescindibili e di cui non si sono sfruttate appieno le potenzialità, nell’ottica della promozione di una crescita inclusiva ed efficace e di un’Europa che basi la sua competitività sulla conoscenza. La spesa nel settore della politica di coesione deve essere razionalizzata, riducendo la frammentazione degli strumenti di finanziamento e incoraggiando una migliore complementarità tra i vari strumenti di finanziamento. Inoltre, dobbiamo tenere conto della proposta della Commissione a favore di una migliore definizione delle priorità e una concentrazione tematica delle risorse dell’Unione e nazionali su una serie di priorità volte a rafforzare il coordinamento tra i fondi.

 
  
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  Nessa Childers (S&D), per iscritto. − (EN) È assolutamente fondamentale garantire l’efficacia di questi e di altri fondi dell’UE, affinché i cittadini europei continuino a sostenerli.

 
  
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  Karima Delli (Verts/ALE), per iscritto. (FR) Accolgo con favore le idee esposte, attraverso l’adozione di questa relazione, per migliorare le sinergie tra politiche che hanno un impatto sui territori, da una parte, e tra i fondi, dall’altra, in particolare aumentando il finanziamento e attuando programmi multiregionali. Reputo tuttavia deplorevole che non si consideri prioritario il coinvolgimento degli enti locali e regionali nel processo decisionale. Il miglioramento della governance grazie a un maggiore coinvolgimento degli enti con funzioni di gestione decentrata è il mezzo migliore per rispondere alla necessità di assorbimento, efficienza e semplificazione, tanto auspicate quando si tratta di attuare la politica di coesione.

 
  
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  Luigi Ciriaco De Mita (PPE), per iscritto. − Signora Presidente, onorevoli colleghi, la politica di coesione economica, sociale e territoriale è uno dei pilastri fondamentali di un'UE attenta non solo a promuovere e valorizzare le eccellenze, favorendo l'innovazione, ma anche a creare le convergenze e la riduzione dei divari delle e nelle aree meno sviluppate verso quelle più avanzate. La programmazione unitaria è stato l'elemento di maggior innovazione del periodo 2007-2013, avendo indotto le regioni e gli Stati membri ad avere un approccio integrato tra territori e risorse nella programmazione strategica e operativa. Questo importante approccio però, in molte realtà, rischia di essere vanificato dalla forte autonomia e competizione esistente tra le diverse Autorità di gestione di ciascun programma monofondo, le quali non integrandosi in modo effettivo, pongono a serio rischio non solo l'utile integrazione operativa e di intervento che si potrebbe realizzare, ma pongono a serio rischio anche i benefici e l'impatto che gli interventi potrebbero creare. Nel prossimo periodo di programmazione potrà essere pertanto utile recuperare virtuosamente i programmi plurifondo, integrando in essi l'esperienza della programmazione unitaria e favorendo una gestione partecipata e responsabile tra i diversi attori del governo dello sviluppo del territorio. La relazione approvata ritengo sia un buon sostegno a questi obiettivi.

 
  
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  Edite Estrela (S&D), per iscritto. (PT) Ho votato a favore della relazione su una maggiore efficacia del Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) e degli altri Fondi strutturali in quanto ritengo che l’elaborazione di un quadro strategico potrebbe garantire un approccio comune e sfruttare al massimo le sinergie tra i vari fondi esistenti, al fine di realizzare gli obiettivi della politica di coesione quali definiti dai trattati, rispondendo così alle aspettative dei cittadini.

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) Il Parlamento ha sottolineato la necessità di accrescere l’efficacia dell’applicazione coordinata del Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) e degli altri Fondi strutturali, insieme ad un approccio integrato alle varie politiche settoriali. Alla luce della necessità di evitare lo spreco di risorse, sempre più impellente in questo momento di gravissima crisi, è opportuno cercare di trarre il massimo vantaggio possibile dalle sinergie risultanti delle risorse dei Fondi strutturali e di non lasciarci scappare opportunità a causa di eccessive perdite. L’impegno teso ad utilizzare tutte le risorse disponibili contribuirà a migliorare le possibilità di una crescita sostenibile, riducendo le disparità regionali, e incoraggiando l’inclusione sociale e la coesione tra regioni. Sarà tuttavia impossibile realizzare questi obiettivi se l’Unione e gli Stati membri non definiscono priorità chiare, evitando la dispersione dei fondi e sottolineando aspetti la cui realizzazione è essenziale. La flessibilità auspicata dovrebbe essere accompagnata da un rigoroso controllo dell’applicazione dei fondi, nel pieno rispetto delle regole di rigore e trasparenza.

 
  
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  José Manuel Fernandes (PPE), per iscritto. (PT) Questa relazione, elaborata dall’onorevole Stavrakakis, riguarda la situazione attuale e la necessità di aggregare le sinergie future per una maggiore efficacia del Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) e degli altri Fondi strutturali. Per due decenni, i Fondi strutturali sono stati investiti in diverse regioni europee e hanno contribuito in modo significativo al miglioramento della qualità della vita di milioni di europei. Sembravano una fonte inesauribile di aiuti utilizzabili dalle regioni più svantaggiate per soddisfare le loro esigenze di finanziamento. La recente crisi economica e finanziaria ci ha riportato alla realtà e ci ha mostrato le conseguenze del consumismo sfrenato che trova espressione in investimenti non sostenibili.

In effetti, il miglioramento dell’infrastruttura non sempre va di pari passo con lo sviluppo. Una valutazione rigorosa di tutti i progetti in corso è pertanto urgente, oltre ad una redistribuzione strategica dei fondi ancora disponibili, tenendo conto della realizzazione degli obiettivi definiti dalla strategia Europa 2020, in vista del prossimo quadro finanziario pluriennale (QFP). Appoggio le raccomandazioni della relazione tese a creare sinergie attraverso la definizione di uno strumento strategico che comprenda tutti i Fondi strutturali e che sia orientato verso l’innovazione e lo sviluppo tecnologico, a sostegno delle imprese, in particolare delle piccole e medie imprese, e nell’ottica della riduzione dei costi amministrativi.

 
  
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  João Ferreira (GUE/NGL), per iscritto. (PT) L’obiettivo sostenuto nella relazione è chiaro: la creazione di un quadro strategico unico per il Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) e gli altri Fondi strutturali, in particolare il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR) e il Fondo europeo per la pesca (FEP), per il prossimo periodo finanziario post-2013, unitamente al suo coordinamento con altri strumenti degli aspetti esterni delle politiche dell’Unione europea.

Creando un quadro strategico unico, non si può escludere la possibilità che vadano perse le caratteristiche specifiche e la diversità delle aree e dei settori beneficiari, il che potrebbe determinare tagli al bilancio dell’Unione europea e ai pagamenti erogati dai fondi, come hanno sostenuto le grandi potenze dell’Unione. Questo nuovo quadro si propone di promuovere la concorrenza e di rafforzare l’integrazione delle politiche dell’Unione europea per consolidare la strategia Europa 2020, a favore delle grandi imprese e dei grandi istituti finanziari e della concentrazione e centralizzazione dei capitali.

Da parte nostra, continueremo ad insistere sull’importanza di utilizzare appieno questi fondi e di renderli complementari, per difendere e promuovere la produzione in ogni paese, combattere la disoccupazione e promuovere posti di lavoro con diritti, creare ricchezza e distribuirla meglio, sostenere servizi pubblici di qualità, combattere la povertà e difendere la piccola pesca costiera, le aziende agricole a conduzione famigliare e le piccole e medie aziende agricole.

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. (PT) Questa relazione sostiene la creazione di un quadro strategico unico per il Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) e gli altri Fondi strutturali, in particolare il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR) e il Fondo europeo per la pesca (FEP), per il prossimo periodo finanziario post-2013, unitamente al suo coordinamento con altri strumenti degli aspetti esterni delle politiche dell’Unione europea. Occorre tenere conto del fatto che, creando un quadro strategico unico, non si può escludere la possibilità che vadano perse le caratteristiche specifiche e la diversità delle aree e dei settori beneficiari, il che potrebbe determinare tagli al bilancio dell’Unione europea e ai pagamenti erogati dai fondi, come hanno sostenuto le grandi potenze dell’Unione.

Questo nuovo quadro si propone di promuovere la concorrenza e di rafforzare l’integrazione delle politiche dell’Unione europea per consolidare la strategia Europa 2020, a favore dei soliti noti: le grandi imprese e i grandi istituti finanziari e la concentrazione e centralizzazione dei capitali.

Da parte nostra, continueremo ad insistere sull’importanza di utilizzare appieno questi fondi e di renderli complementari, per difendere e promuovere la produzione in ogni paese, sfruttare il loro potenziale in termini di lotta contro la disoccupazione e di promozione di posti di lavoro con diritti, creare ricchezza e distribuirla meglio, sostenere servizi pubblici di qualità, combattere la povertà e difendere la piccola pesca costiera, le aziende agricole a conduzione famigliare e le piccole e medie aziende agricole.

 
  
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  Monika Flašíková Beňová (S&D), per iscritto. – (SK) L’Europa vive un periodo post-crisi e proprio per questo è giusto impegnarsi ancora di più per coordinare le attività dei fondi e dei programmi dell’Unione europea. Per quanto riguarda il Fondo sociale europeo, l’esperienza mostra chiaramente che il finanziamento FESR degli interventi economici può migliorare in termini di efficienza se strettamente coordinato e integrato con gli interventi intrapresi da tale fondo, considerando soprattutto che il successo della maggior parte dei programmi e delle misure dipende fortemente dalla giusta combinazione di diversi fattori, tra i quali lo sviluppo umano riveste un'importanza fondamentale. L’attuale sistema di pianificazione e attuazione dei programmi, che riunisce politiche per sviluppo delle risorse umane, delle imprese, specialmente PMI, e delle infrastrutture, favorisce il recupero del ritardo accumulato da parte delle regioni assistite. Prese singolarmente, tali politiche non realizzerebbero gli obiettivi che invece attualmente conseguono congiuntamente nell’ambito di un sistema integrato di pianificazione e attuazione dei programmi. A mio avviso dobbiamo tuttavia introdurre un meccanismo di coordinamento ancora più esteso in grado di contribuire all’allineamento degli strumenti, delle politiche e dei soggetti coinvolti. È auspicabile che gli interventi e i programmi accuratamente studiati siano realizzati in questo modo e che tengano conto delle specificità territoriali e dei vantaggi comparativi o delle peculiarità di ciascuna regione, nel perimetro di un approccio integrato fondato sulla conoscenza del territorio.

 
  
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  Juozas Imbrasas (EFD), per iscritto. − (LT) Ho accolto con favore questo documento, perché chiede che sia proposto un quadro strategico unico in tempo utile per il prossimo periodo finanziario post-2013, per assicurare un approccio comune e per sfruttare le sinergie fra tutte le azioni che contribuiscono, sul terreno, al conseguimento degli obiettivi della politica di coesione, quali definiti dai trattati, e finanziati dal Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR), Fondo di coesione, Fondo sociale europeo (FSE), Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR) e Fondo europeo per la pesca (FEP). Ritengo che la politica di coesione sia uno dei pilastri di una politica economica dell’Unione europea atta a favorire una strategia di investimenti a lungo termine e di inclusione sociale. La politica di coesione costituisce inoltre una garanzia di sostegno alle regioni con maggiori ritardi di sviluppo e alle categorie sfavorite e può promuovere uno sviluppo equilibrato e armonioso dell’Unione europea. Il valore aggiunto europeo è rappresentato dal fatto che tutti possono beneficiare dei successi economici dell’Unione europea e, proprio per questo, la politica di coesione deve rimanere una politica a se stante con una dotazione più elevata e adeguata.

 
  
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  Lívia Járóka (PPE), per iscritto. − (EN) Accolgo con favore la relazione dell’onorevole Stavrakakis sulla maggiore efficacia del FESR e degli altri Fondi strutturali. Da tempo chiediamo una maggiore flessibilità dei fondi, la semplificazione della loro amministrazione e il coordinamento strategico tra gli strumenti, le politiche e i soggetti interessati, utilizzando tutte le risorse finanziarie dell’Unione disponibili nel contesto dei fondi comunitari, e in particolare di FESR, FSE e FEASR; si tratta di strumenti necessari si fini dell’inclusione sociale dei gruppi emarginati in un quadro politico complesso di politiche integrate. La modifica del regolamento del FESR per ampliare l’ammissibilità degli interventi in materia di alloggi a favore delle comunità emarginate consente agli Stati membri di rivedere i propri programmi operativi e ridefinire le priorità degli investimenti, destinando al massimo il 2 per cento dello stanziamento totale a titolo del FESR agli alloggi a favore delle comunità emarginate, per opere sia di sostituzione sia di ristrutturazione. Gli Stati membri devono sfruttare appieno questa opportunità per rafforzare il loro impegno a garantire l’effettiva inclusione sociale dei più vulnerabili e la Commissione europea deve presentare un piano d’azione specifico su questo regolamento al fine accelerare l’utilizzo dei fondi e di preparare una relazione sul loro utilizzo.

 
  
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  Giovanni La Via (PPE), per iscritto. − Signora Presidente, onorevoli colleghi, la politica di coesione è uno dei pilastri della politica economica dell'UE. Essa rappresenta una garanzia di sostegno alle regioni con maggiori ritardi di sviluppo e alle categorie sfavorite apportando elementi di equilibrio nella crescita sociale e territoriale dell'Unione. Un percorso che significa molto per i 27 Stati membri chiamati a definire, attraverso un coinvolgimento sempre più attivo delle parti sociali, le linee strategiche che guidino lo sviluppo dei territori. iIl mio voto a sostegno di questa relazione conferma la mia convinzione rivolta a tale obiettivo, ma anche orientata verso la consapevolezza di una necessaria semplificazione delle disposizioni a livello nazionale e regionale al fine di attuare nei tempi stabiliti i progetti, evitare le lungaggini burocratiche e ridurre gli oneri amministrativi aumentando la loro capacità di assorbimento.

 
  
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  Petru Constantin Luhan (PPE), per iscritto. – (RO) Una politica di coesione solida e adeguatamente finanziata costituisce uno strumento chiave per la realizzazione degli obiettivi della strategia Europa 2020 e può favorire una strategia di investimenti ben strutturata e a lungo termine, generare valore aggiunto, promuovere l’inclusione sociale e, allo stesso tempo, uno sviluppo armonioso in tutta l’Unione europea.

Credo che sia necessario sostenere gli Stati membri e le regioni, incoraggiando le sinergie tra le politiche strutturali, sociali e rurali. L’elaborazione di un quadro strategico comune per il prossimo periodo di programmazione finanziaria assicurerebbe un migliore approccio e consentirebbe di utilizzare al meglio le sinergie tra le misure attuate nelle regioni europee, tese a sostenere gli obiettivi politici dell’Unione europea.

 
  
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  Clemente Mastella (PPE), per iscritto. − L'Unione europea ha bisogno di nuove sinergie e di un approccio integrato tra le diverse politiche settoriali al fine di raggiungere risultati ottimali per la crescita e lo sviluppo del suo territorio. È necessario un maggiore impegno a favore di una politica regionale sempre più flessibile e integrata con altri strumenti e programmi. Siamo dell'idea che il finanziamento FESR in materia di innovazione, ricerca, ambiente e PMI possa migliorare in termini di efficacia solo se strettamente coordinato e integrato con l'azione sociale in generale. Questo è il vantaggio di una pianificazione integrata. Non è possibile, infatti, risolvere un problema complesso affrontandolo solo da una parte. Un approccio frammentato potrebbe portare a una sovrapposizione o persino a un conflitto tra politiche, a interventi pubblici contraddittori o, peggio, alla duplicazione delle risorse.

Riteniamo che si possa dare un maggiore impulso al potenziale delle regioni in ritardo di sviluppo riunendo la pianificazione dei Fondi strutturali e del Fondo di coesione e migliorandone l'integrazione con il Fondo per lo sviluppo rurale e con il Fondo per la pesca. Maggiore flessibilità, un nuovo approccio multidisciplinare e semplificazione nella gestione possono essere le chiavi del successo della nostra politica di sviluppo e di coesione territoriale.

 
  
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  Barbara Matera (PPE), per iscritto. − Ho espresso il mio voto favorevole alla relazione Stavrakakis poiché ritengo che sia necessario rendere più facilmente utilizzabili i diversi fondi europei disponibili per l'attuazione delle politiche regionali. In particolare mi riferisco allo sviluppo di sinergie per un approccio integrato tra le diverse politiche settoriali in atto in materia di politiche regionali come rilevato nella relazione. L'attuale crisi economica finanziaria rende ancor più impellente la necessità di poter raggiungere un maggior impatto sui finanziamenti disponibili. In tal senso la relazione suggerisce un unico quadro strategico per il Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR), il Fondo Europeo per l'Agricoltura e lo Sviluppo Rurale (FEASR), il Fondo Sociale Europeo (FSE) e il Fondo Europeo della Pesca (FEP). Assicurare un approccio comune a questi diversi fondi regionali permette inoltre di evitare duplicazioni e poca chiarezza per gli operatori economici a livello regionale e locale interessati a un finanziamento europeo di un determinato progetto. Adottare un approccio sistemico e sinergico tra i diversi fondi regionali europei contribuisce anche ad adottare gli obiettivi della politica di coesione e dunque a ridurre le disparità di sviluppo tra le regioni europee e a facilitare l'inclusione sociale.

 
  
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  Rolandas Paksas (EFD), per iscritto. (LT) Dobbiamo fare tutto il possibile per creare un ambiente favorevole che consenta a tutti gli Stati membri di beneficiare dell’assistenza fornita dal Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) e da altri Fondi strutturali. Per realizzare gli obiettivi della politica di coesione, dobbiamo chiarire le sinergie tra questi fondi, affrontare i temi relativi al loro coordinamento e semplificare le norme di gestione dei fondi. Di conseguenza, a partire dal 2013, sarà molto importante rispettare l’approccio comune e il quadro strategico unico elaborato. È altresì necessario ridurre la frammentazione degli strumenti di finanziamento, assicurando la razionalizzazione della spesa della politica di coesione. La politica di coesione garantisce lo sviluppo sostenibile e a lungo termine dell’Unione europea e deve quindi rimanere una politica a se stante con una dotazione più elevata. Occorre dedicare maggiore attenzione al Fondo sociale europeo (FSE), che contribuisce significativamente a una crescita efficiente e alla competitività basata sulla conoscenza. Ritengo che la politica di coesione debba essere maggiormente orientata ai risultati e meno incentrata sulla regolarità delle spese e delle procedure.

 
  
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  Alfredo Pallone (PPE), per iscritto. − La politica europea di coesione rappresenta e rappresenterà uno dei capisaldi dell'attività tangibile dell'Unione europea nei territori dell'Unione, nonché la maggiore fonte di investimenti nell'economia reale, in grado di aiutare l'Europa e le sue regioni a riprendersi dalla crisi e a ritornare ad essere competitiva. Il FESR e gli altri fondi strutturali hanno fatto tanto, ma possono e devono fare di più e meglio per l'Unione europea. E' in questo spirito che condivido l'impianto e la struttura della relazione del collega alla quale esprimo il mio sostegno. In particolare, condivido i suggerimenti e le proposte che il collega presenta in modo da rendere più efficiente l'utilizzo dei fondi UE. Mi auguro che la Commissione europea, soprattutto un vista delle nuove prospettive finanziarie 2014/2020, tenga conto dell'istanza portata avanti dal Parlamento europeo.

 
  
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  Maria do Céu Patrão Neves (PPE), per iscritto. (PT) Dobbiamo considerare la situazione economica attuale come un’opportunità per riformulare, con maggiore legittimità, ogni aspetto che possa essere reso più efficiente, contrastando tenacemente qualsiasi spreco di tempo e di risorse. La necessità di consolidare i bilanci pubblici richiede azioni più innovative da parte nostra al fine di aumentare l’impatto di tutti i finanziamenti disponibili. Questa relazione (per la quale ho espresso voto favorevole) rispecchia la situazione attuale e la necessità di favorire le sinergie future per rafforzare l’efficacia dei fondi, il cui coordinamento va altresì migliorato.

Gli strumenti della politica di coesione dell’Unione europea sono gestiti in un quadro comune che va dagli orientamenti strategici, ai pagamenti, alla presentazione di relazioni. In ogni caso, dovremmo migliorare il coordinamento tra gli strumenti della politica di coesione e altri strumenti. Concordo sull’importanza di creare un sistema di pianificazione e di attuazione integrato che comprenda tutti gli ambiti politici. Il vantaggio rappresentato da una pianificazione integrata risiede nel fatto che è possibile risolvere un problema complesso solo affrontandolo contemporaneamente a più livelli. La disoccupazione, ad esempio, non può essere risolta soltanto attraverso la formazione dei lavoratori disoccupati, ma è anche necessario attuare politiche volte a creare posti di lavoro, come ad esempio misure di sostegno alle piccole e medie imprese (PMI) o a nuove attività.

 
  
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  Aldo Patriciello (PPE), per iscritto. − Care colleghe e cari colleghi, La riforma della politica strutturale per il periodo di programmazione 2007-2013 ha portato alla separazione del Fondo per lo sviluppo rurale dal quadro generale dei Fondi strutturali. Tale separazione non deve tradursi nella duplicazione o nell'omissione di obiettivi e che le opportunità di sviluppo devono essere garantite parimenti nelle aree rurali come in quelle urbane, ma i dati di fatto sono contraddittori. L’efficacia delle politiche di sviluppo rurale richiede uno stretto coordinamento dell'attuazione di misure a titolo del FEASR come anche degli strumenti di politica regionale. C'e' la necessità di un quadro strategico unico per il Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR), il Fondo di coesione, il Fondo sociale europeo (FSE), Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR) e il Fondo europeo per la pesca (FEP), al fine di garantire un approccio comune e per aumentare le sinergie tra tutti gli strumenti di finanziamento menzionati. L'obiettivo della politica di coesione, deve ridurre le disparità tra regioni e favorire l'inclusione sociale, per uno sviluppo equilibrato ed armonioso. Affinché ci sia un maggior coordinamento tra fondi, un coinvolgimento delle autorità regionali e locali nell'elaborazione e nell'attuazione del contratto di partenariato esprimo il mio voto favorevole.

 
  
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  Fiorello Provera (EFD), per iscritto. − La coesione economica, sociale e territoriale sono principi fondamentali per la definizione di tutte le politiche e le azioni dell'Unione europea. È condivisibile la visione del relatore che evidenzia come la crisi economica obbligherà a essere più innovativi e a cercare di trarre maggiori benefici dai finanziamenti disponibili. Innovazione significa creazione di sinergie e un approccio integrato tra le diverse politiche settoriali, al fine di raggiungere risultati ottimali per la crescita e lo sviluppo sul territorio.

È particolarmente condivisibile l'impostazione del relatore secondo il quale sinergie e coordinamento non implicano soluzioni universali, ma richiedono uno stretto coordinamento strategico tra gli strumenti, le politiche e i soggetti coinvolti per realizzare interventi e programmi accuratamente studiati, che tengano conto delle specificità territoriali e dei vantaggi comparativi o delle peculiarità di ciascuna regione nell'ambito di un approccio integrato fondato sulla conoscenza del territorio.

 
  
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  Crescenzio Rivellini (PPE), per iscritto. − Si è votato, oggi, durante la sessione plenaria al Parlamento europeo di Bruxelles la relazione su "Maggiore efficacia del FESR e degli altri Fondi strutturali". La risoluzione adottata dalla commissione REGI propone di creare, fin dal prossimo periodo di programmazione post 2013, un quadro strategico unico per assicurare un approccio comune e per sfruttare le sinergie fra tutte le azioni che contribuiscono al conseguimento degli obiettivi della politica di coesione, quali definiti dai trattati e finanziati dal FESR, dal Fondo di coesione, dal FSE, dal FEASR e dal FEP.

Si evidenzia come siano necessarie sinergie maggiori fra i fondi strutturali, per raggiungere gli obiettivi di Europa 2020 ma anche e soprattutto per conseguire gli obiettivi della politica di coesione. Nella relazione del collega, on. Stavrakakis, si chiede che le azioni di sviluppo rurale nell'ambito del FEASR e le azioni di sviluppo sostenibile per le zone di pesca, intraprese con il sostegno del FEP, debbano essere integrate in un quadro unico con gli altri fondi strutturali, e che si rafforzi il coordinamento anche fra gli strumenti della politica di coesione in quanto tali e le attività del Settimo programma quadro e del Programma per la competitività e l’innovazione.

 
  
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  Raül Romeva i Rueda (Verts/ALE), per iscritto. − (EN) Favorevole. Il testo richiede fondamentalmente la proposta di un quadro strategico unico, in tempo utile per il prossimo periodo finanziario post-2013, per assicurare un approccio comune e per sfruttare le sinergie fra tutte le azioni che contribuiscono, sul terreno, al conseguimento degli obiettivi della politica di coesione, quali definiti dai trattati, e finanziati dal FESR, il Fondo di coesione, il FSE, il FEASR e il FEP. Inoltre, fa rilevare che le finalità della politica di coesione dovrebbero essere una crescita economica sostenibile, intelligente e inclusiva distribuita territorialmente e socialmente in modo uniforme, la riduzione delle disparità di sviluppo tra le regioni, la creazione di occupazione, il miglioramento della qualità della vita, la formazione dei lavoratori alle nuove professioni, anche nel campo dell’economia sostenibile, la coesione sociale e territoriale e la realizzazione del modello sociale europeo, che costituisce elemento di coesione e competitività dell’economia europea.

 
  
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  Oreste Rossi (EFD), per iscritto. − La politica di coesione si pone come finalità una crescita economica sostenibile e inclusiva distribuita territorialmente in modo uniforme, riducendo le disparità tra le regioni. Per una maggiore sinergia è opportuno adottare un quadro strategico comune che consenta di rafforzare l'integrazione delle politiche europee per l'attuazione della strategia Europa 2020. È evidente che una pianificazione integrata permette di utilizzare i fondi strutturali nel rispetto del conseguimento degli obiettivi di politica di coesione europea. Uno degli obiettivi da raggiungere à la redistribuzione delle risorse europee non utilizzate in alcune regioni alle altre più virtuose ma sempre nello stesso Stato.

 
  
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  Joanna Senyszyn (S&D), per iscritto.(PL) Ho appoggiato la risoluzione sulla situazione attuale e le sinergie future per una maggiore efficacia del FESR e degli altri Fondi strutturali. La ricerca condotta in Polonia per individuare le barriere all’assorbimento dei Fondi strutturali ha dimostrato che i due ostacoli principali sono la mancanza di informazioni esaustive e il sistema burocratico per la richiesta di finanziamenti europei e per la rendicontazione del loro utilizzo.

In particolare, vorrei attirare la vostra attenzione sulla necessità di semplificare la procedura per la richiesta di finanziamenti, sia a livello nazionale che regionale. È fondamentale, se vogliamo garantire un uso efficace di tutti i fondi. Esorto la Commissione a semplificare il concetto di politica di coesione e di incentrarla sui risultati e non su complicate procedure di controllo. La nuova politica deve essere caratterizzata da maggiore flessibilità, proporzionalità e visibilità nell’utilizzo dei fondi. La semplificazione delle procedure sarebbe favorita dall’armonizzazione delle norme in materia di gestione, idoneità, controlli e rendicontazione dei progetti finanziati dal Fondo europeo di sviluppo regionale, il Fondo sociale europeo, il Fondo di coesione, il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale e il Fondo europeo per la pesca.

Un migliore coordinamento degli aiuti provenienti dai diversi fondi renderà più efficace la ricerca di soluzioni a problemi complessi. Per esempio, il problema della disoccupazione richiede la formazione dei lavoratori disoccupati, ma ha anche bisogno della promozione delle imprese e del sostegno all’architettura strutturale. Qui entrano in gioco i diversi fondi e solo un’efficace sinergia tra di essi consentirà di ridurre la disoccupazione. Un approccio globale di questo tipo può anche contribuire a migliorare l’accesso dei potenziali beneficiari alle informazioni essenziali.

 
  
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  Nuno Teixeira (PPE), per iscritto. (PT) Il tema della maggiore efficacia e della sinergia tra i vari Fondi strutturali è di grandissima importanza nella discussione sulla futura politica di coesione, che dovrebbe essere semplificata e maggiormente integrata. L’approccio futuro dovrebbe pertanto basarsi su un quadro strategico comune per i vari Fondi strutturali, per assicurare una prospettiva comune e ottimizzare le sinergie che si possono creare tra i diversi fondi. Solo grazie a una visione integrata incentrata sui risultati e in linea con gli obiettivi di una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva, potremo parlare di una maggiore efficacia dei diversi Fondi strutturali.

In qualità di relatore ombra per il gruppo del Partito popolare europeo (Democratico cristiano), credo sia necessario coinvolgere gli enti regionali e locali nella preparazione e nell’attuazione dei partenariati e procedere ad una concentrazione tematica delle priorità e delle risorse finanziarie che dovranno essere stanziate in futuro. Non deve mancare la dimensione regionale, che contribuirà inoltre a mostrare i vantaggi della politica di coesione per l’Unione europea. Per quanto riguarda gli strumenti finanziari, occorre ampliare le possibilità di servirsi di strumenti di ingegneria finanziaria, così come si dovrebbe consentire agli Stati membri e alle loro regioni di utilizzare i programmi multifondo.

 
  
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  Angelika Werthmann (NI), per iscritto. (DE) Il relatore ha più volte sottolineato che un migliore coordinamento e un sistema integrato di pianificazione e attuazione sono cruciali se vogliamo conseguire i migliori risultati possibili con i finanziamenti erogati dai tre fondi della politica di coesione. La nostra pluriennale esperienza ci fornisce dati sufficienti e tutti gli strumenti necessari per utilizzare le opportunità esistenti e migliorare in misura significativa la politica di coesione europea futura.

 
  
  

Relazioni Mikolášik (A7-0111/2011), Vlasák (A7-0218/2011), Sanchez-Schmid (A7-0110/2011) e Stavrakakis (A7-0141/2011)

 
  
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  Philip Bradbourn (ECR), per iscritto. − (EN) Per quanto riguarda le relazioni Sanchez-Schmid, Stavrakakis, Vlasak e Mikolasik, i deputati conservatori al Parlamento europeo hanno deciso di esprimere voto contrario su queste relazioni sull’orientamento futuro della politica di coesione, fatta eccezione della relazione Vlasák, in merito alla quale si sono astenuti. Questa decisione è dovuta a una serie di importanti motivazioni: siamo convinti che, in un momento di continuo consolidamento fiscale in tutti gli Stati membri, sia totalmente inaccettabile il fatto che questi sforzi non intacchino l’ingente bilancio europeo per la politica di coesione. In termini generali, le relazioni non rispondono in modo significativo alle preoccupazioni dei conservatori in merito alla gestione europea della politica di coesione. I conservatori rifiutano qualsiasi intervento che permetta agli Stati membri più ricchi di finanziare il proprio sviluppo regionale e che impedisca la creazione di una politica di coesione ridotta, più efficiente e maggiormente rivolta alle regioni più povere d’Europa. Al contrario, vengono proposti nuovi strumenti burocratici, quali le macroregioni, e gli Stati nazione sono ancora una volta messi a rischio da una netta svolta verso il regionalismo. Questo periodo di austerità offre all’Unione europea l’opportunità di spendere meno per priorità antiquate e dispendiose. Le relazioni muovono decisamente nella direzione sbagliata.

 
  
  

Relazione Ferreira (A7-0183/2011)

 
  
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  Pino Arlacchi (S&D), per iscritto. (EN) Signor Presidente, ho votato a favore della relazione in quanto pone l’accento sulla necessità di realizzare un quadro per prevenire e correggere gli squilibri macroeconomici a completamento di una strategia dell’Unione per la crescita e l’occupazione volta ad aumentare la competitività e la stabilità sociale dell'Unione. Il testo chiede inoltre chiaramente alla Commissione di svolgere un ruolo più attivo e indipendente nella procedura di sorveglianza rafforzata e per quanto concerne le missioni, le raccomandazioni e gli avvertimenti.

 
  
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  Sophie Auconie (PPE), per iscritto.(FR) Gli avvenimenti attuali mostrano l’inefficienza del Patto di stabilità e crescita europeo, il quale non è stato in grado di evitare che diversi Stati membri fossero colpiti da gravi problemi a livello della bilancia dei pagamenti e dell'estinzione dei debiti. Oltre ad aiutare questi paesi, le istituzioni europee si stanno impegnando a rafforzare il Patto di stabilità e crescita al fine di evitare simili situazioni di crisi in futuro. Questo è l’obiettivo del pacchetto sulla governance economica, del quale la relazione dell’onorevole Ferreira fa parte. La relazione si occupa della prevenzione e correzione degli squilibri macroeconomici e sostiene una maggiore sorveglianza. Condivido tali principi e sostengo quindi l'intero pacchetto sulla governance economica.

 
  
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  Regina Bastos (PPE), per iscritto. (PT) Il 29 settembre, la Commissione ha presentato un pacchetto legislativo volto a rafforzare la governance economica nell’Unione europea e nella zona euro. Il rafforzamento della governance economica deve andare di pari passo con il consolidamento della legittimità democratica delle decisioni adottate; in altre parole, richiede un più stretto e tempestivo coinvolgimento non solo dei soggetti interessati, ma anche dei parlamenti nazionali e del Parlamento europeo. La relazione, alla quale ho votato a favore, sostiene che il piano d’azione correttivo dispone le misure specifiche che lo Stato membro interessato ha attuato, o intende attuare, e prevede un calendario per la loro esecuzione.

Tra le misure correttive, ugualmente importante è la possibilità da parte della Commissione di effettuare missioni di sorveglianza rafforzate negli Stati membri interessati al fine di monitorare l’attuazione del piano. Desidero infine sottolineare il potere del Parlamento di invitare, su propria iniziativa o in base alla richiesta di uno Stato membro, il Presidente del Consiglio, la Commissione e, ove giustificato, il presidente dell’Eurogruppo a presentarsi dinanzi la commissione parlamentare competente in merito alla decisione nella quale si dichiara l’inadempienza.

 
  
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  Mara Bizzotto (EFD), per iscritto. − L´impossibilità di valutare con certezza l´impatto delle direttive presentate in questa relazione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sulla prevenzione e la correzione degli squilibri macroeconomici ha determinato la mia scelta di astenermi dal voto. Certamente la gravità del crollo economico della Grecia, insieme al rischio che una simile crisi si abbatta su molti altri Stati dell´Unione, richiede urgentemente la pianificazione di una strategia atta ad evitare il ripetersi di simili catastrofi. Ma d´altra parte tale strategia non deve tradursi nella indiscriminata interferenza dell´autorità centrale della Ue nelle economie dei singoli Stati membri. La salvaguardia delle competenze e libertà nazionali costituisce un elemento garante del corretto funzionamento della Ue, e non può quindi essere sacrificato nemmeno di fronte a contingenze come quella della crisi greca.

 
  
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  Vilija Blinkevičiūtė (S&D), per iscritto. (LT) Mi sono espressa a favore del presente emendamento in quanto ritengo che, a seguito della crisi economica e finanziaria che ha colpito l’Europa e il resto del mondo, sia di fondamentale importanza riesaminare le questioni relative allo sviluppo macroeconomico e alla disciplina fiscale dell'Europa. Si tratta di un momento difficile, ma è anche il momento giusto per completare e correggere il modello esistente alla luce dei fatti presenti e passati e, per la prima volta, il Parlamento europeo è coinvolto in un processo decisionale così importante. La prevenzione e la correzione degli squilibri macroeconomici rappresenta una nuova misura disciplinare per gli Stati membri dell’area euro che prevede l'introduzione di sanzioni per punire le frodi o l'indisponibilità a reagire in base alle raccomandazioni concordate senza accettabile giustificazione e non l’incapacità di conseguire gli obiettivi proposti. Tale misura disciplinare prenderà in considerazione il peso complessivo delle sanzioni imposte allo Stato e il loro importo totale sarà soggetto a un massimale. Le multe versate saranno raccolte in un fondo centrale per il meccanismo permanente di crisi.

 
  
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  Antonio Cancian (PPE), per iscritto. − La relazione Ferreira fa parte del pacchetto legislativo di riforma della governance economica, sei relazioni che sono il risultato di una negoziazione durata mesi. Dal Parlamento è uscito un messaggio chiaro rivolto a tutti, in particolar modo al Consiglio. Auspico pertanto che questo pacchetto trovi approvazione definitiva prima della pausa estiva e soprattutto applicazione al più presto, per far sì che l'Unione Europea non si trovi impreparata, così come in passato, nel rispondere alle sfide alla sua stabilità. In particolare, ho votato in favore alla relazione Ferreira perché ritengo che l'attenzione posta sul ruolo dello scoreboard (quadro di valutazione), quale strumento per l'identificazione di eventuali squilibri mediante criteri specifici, sia un'ottima base di analisi del problema. Infatti, penso che il primo passo da compiere per prevenire future crisi economiche sia quello di un'analisi accurata dei fattori di rischio che possono portare a squilibri di bilancio, e questa relazione ne fornisce un'adeguata trattazione. Inoltre, questi criteri sono condivisibili e quantificabili, cosicché la loro considerazione possa essere uniforme a livello comparato europeo.

 
  
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  Maria Da Graça Carvalho (PPE), per iscritto. – (PT) Ho votato a favore della relazione in quanto ritengo che, nel momento in cui la Commissione effettua la propria lettura economica del quadro di controllo in relazione al meccanismo di allerta, dovrebbe prestare particolare attenzione ai seguenti fattori: l’evoluzione dell’economia reale, inclusa la crescita economica, l’occupazione e il tasso di disoccupazione; la convergenza nominale e reale all’interno e all’esterno dell’area euro; lo sviluppo della produttività e dei suoi principali fattori di stimolo quali la ricerca e lo sviluppo, così come gli investimenti interni ed esterni; le tendenze a livello settoriale, compreso il settore dell’energia, che influenzano sia l’andamento del prodotto interno lordo sia quello della bilancia delle partite correnti.

 
  
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  Carlos Coelho (PPE), per iscritto. (PT) L’attuale crisi economica, finanziaria e sociale ha rivelato l’inefficienza dell’attuale modello di governance economica dell’Unione europea: il quadro di sorveglianza si è dimostrato debole e le norme del Patto di stabilità e crescita non sono state rispettate. Sostengo pertanto il pacchetto di misure che la Commissione europea ha presentato in materia di governance economica e appoggio la relazione dell’onorevole Ferreira sulla prevenzione e correzione degli squilibri macroeconomici. Mi congratulo con la Commissione per aver introdotto un quadro di controllo, il quale sta già dando buoni risultati nei settori del mercato interno, della libertà, della sicurezza e della giustizia. Mi auguro che il Parlamento europeo possa offrire un aiuto specialistico alla Commissione nella definizione degli indicatori del quadro di controllo. Si prevede un elevato numero di indicatori, i quali dovrebbero tuttavia concentrarsi principalmente sui fattori rilevanti per gli squilibri macroeconomici. Condivido la possibilità di chiedere riforme strutturali nei paesi che registrano eccedenze, ma una particolare attenzione deve essere conferita a quei paesi che presentano disavanzi.

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) È fondamentale sottolineare l’importanza di questo regolamento il quale, oltre a essere completamente nuovo all’interno del quadro normativo dell’UE, è assolutamente innovativo a livello di contenuti e di obiettivi, ovvero l’intenzione di individuare e correggere gli squilibri macroeconomici nell’Unione.

Forte degli insegnamenti tratti dalla recente crisi, è degna di nota l’intenzione della relazione di dare priorità al controllo e al coordinamento delle politiche economiche adottate nei vari Stati membri, al fine di ottenere un'unione economica forte ed equilibrata. La relazione mira a realizzare un meccanismo di allerta per eventuali squilibri futuri incontrati dagli Stati membri, in modo che questi ultimi possano rispondere in maniera efficace e immediata.

Per concludere, vorrei complimentarmi con la mia compatriota, l’onorevole Ferreira, per il suo impegno e dedizione encomiabili nonostante le difficoltà.

 
  
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  José Manuel Fernandes (PPE), per iscritto. (PT) Ritengo che la Commissione debba svolgere un ruolo più attivo e indipendente nella procedura di sorveglianza rafforzata per quanto concerne le valutazioni specifiche per ciascuno Stato membro, il monitoraggio, le missioni, le raccomandazioni e gli avvertimenti. Sostengo il metodo dell’Unione e condivido l'intenzione di limitare il ruolo del Consiglio nelle fasi che conducono a eventuali sanzioni. Progredire verso una governance economica caratterizzata da forti elementi preventivi e correttivi, così da evitare tali sanzioni, è l’obiettivo più importante.

Il quadro di correzione e prevenzione e l’intero quadro della governance economica devono favorire la crescita e l’occupazione, così come accrescere la competitività e la stabilità sociale dell’Unione. Credo pertanto che la sorveglianza delle politiche economiche degli Stati membri debba essere estesa al di là della sorveglianza di bilancio al fine di prevenire eccessivi squilibri e vulnerabilità a livello macroeconomico in seno all’Unione. È altresì importante considerare gli squilibri interni, incluso il debito privato e pubblico, la sua evoluzione e origine (interna o internazionale) e i ritardi a livello dei pagamenti del paese, soprattutto i pagamenti alle piccole e medie imprese da parte del settore pubblico e delle grandi multinazionali.

 
  
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  João Ferreira (GUE/NGL), per iscritto. (PT) Questa relazione è parte del pacchetto costituito da sei proposte legislative sulla cosiddetta governance economica. Benché l’intenzione del relatore e del suo gruppo politico sia di dare rilievo alla proposta rispetto alle altre cinque, la relazione ha invece svelato le contraddizioni esistenti nell’attuale Unione europea.

In assenza di politiche dell'UE alternative a quelle attuali, fondate sulla solidarietà e sulla coesione economica e sociale, non è sufficiente individuare gli squilibri macroeconomici negli Stati membri per poterli correggere. False dichiarazioni in merito alle buone intenzioni di proteggere l'occupazione, i diritti sociali e dei lavoratori contraddicono profondamente le affermazioni relative al mantenimento del Patto di stabilità e crescita (il quale è stato definito “stupido”), inclusi l’inasprimento delle sanzioni contro i paesi che presentano economie più vulnerabili e che sono stati vittima delle politiche neoliberali, e il patto Euro Plus.

Il relatore e il suo gruppo politico si ostinano a riconoscere che le politiche da loro appoggiate e approvate sono la causa principale della crisi e che la creazione della moneta unica a immagine del marco tedesco si è basata su ipotesi errate che rispondevano solamente agli interessi dei gruppi economici e finanziari delle economie più forti. Se le cose non cambiano, si assisterà a un ulteriore peggioramento della situazione economica, sociale e politica.

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. – (PT) La relazione è parte di un pacchetto di sei testi legislativi sulla governance economica e rivela le contraddizioni esistenti nell’Unione europea. In assenza di politiche dell’UE alternative fondate sulla solidarietà e sulla coesione economica e sociale, non è sufficiente individuare gli squilibri macroeconomici negli Stati membri per porvi rimedio. Non basta quindi dichiarare buone intenzioni in merito alla protezione dell’occupazione, dei diritti sociali e dei lavoratori se poi, queste ultime, non pongono fine al Patto di stabilità e crescita e al patto Euro Plus, sostituendoli con un autentico patto di progresso e sviluppo sociale, e si sceglie invece di imporre maggiori richieste e sanzioni più severe nei confronti delle persone e dei paesi che sono stati vittima delle politiche neoliberali.

Finché i leader europei non ammetteranno che le loro politiche rappresentano la causa principale di questa crisi persistente, si assisterà a un deterioramento della situazione economica, sociale e politica che porterà inevitabilmente ulteriori tensioni sociali e maggiori conflitti dalle conseguenze imprevedibili. Tale situazione persisterà finché i leader non riconosceranno che la creazione della moneta unica a immagine del marco tedesco si è fondata su ipotesi errate che rispondevano solamente agli interessi dei maggiori gruppi economici e finanziari e che questo rappresenta la causa fondamentale dell’inasprimento delle crisi.

(Testo abbreviato ai sensi dell’articolo 170 del regolamento)

 
  
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  Monika Flašíková Beňová (S&D), per iscritto. – (SK) L’intenzione di correggere gli squilibri macroeconomici è di cruciale importanza per il futuro dell’area euro e per l’Unione europea. Il Parlamento intende migliorare la proposta della Commissione allo scopo di definire un quadro solido e coerente per il prossimo decennio, che garantisca la compatibilità fra la disciplina fiscale e gli obiettivi di crescita economica e occupazione nell'Unione e in tutti gli Stati membri; solo la realizzazione di tali condizioni garantirà stabilità e sostenibilità all’Unione e all’euro. Il rafforzamento della governance economica deve andare di pari passo con il consolidamento della legittimità democratica delle decisioni adottate, un obiettivo da conseguire tramite il più stretto e tempestivo coinvolgimento durante l'intero svolgimento delle procedure non solo dei soggetti interessati, ma soprattutto dei parlamenti nazionali e del Parlamento europeo. È giusto che il Patto di stabilità e crescita e il quadro completo dell'amministrazione degli affari economici appoggino la strategia dell'UE in materia di crescita e occupazione e la rispettino; è inoltre giusto che tale strategia miri ad accrescere la competitività di tutti gli Stati membri, nonché la stabilità sociale in tutte le regioni dell'UE. La prevenzione e la correzione degli squilibri macroeconomici sono un efficace strumento per affrontare delle debolezze che derivano, in particolare, dalle tendenze a medio e lungo termine, dalle crescenti differenze all’interno dell’Unione e dell’area euro, nonché dall’impatto esterno delle politiche dei singoli Stati membri. Occorre potenziare il quadro della governance economica e portare così alla crescita sostenibile ed equilibrata di tutta l’Unione.

 
  
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  Marietta Giannakou (PPE), per iscritto. – (EL) I deputati di Nea Dimokratia hanno oggi votato a favore delle sei proposte incluse nel nuovo pacchetto di governance economica. Le proposte del Parlamento europeo spianano la strada a condizioni di stabilità economica, permettendo nel contempo lo sviluppo di meccanismi innovativi quali le euroobbligazioni e le obbligazioni per i progetti europei.

 
  
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  Louis Grech (S&D), per iscritto. − (EN) Ho votato a favore della relazione dell’onorevole Ferreira in quanto è l’unica che evidenzia con forza l’importanza cruciale del mantenimento di una prospettiva macroeconomica ampia che prenda in considerazione diversi livelli di produttività negli Stati membri, salvaguardando al contempo i diritti fondamentali e sociali grazie alla “clausola Monti”. D’altro canto, il pacchetto economico proposto da tutte le altre relazioni sostiene solo un'ulteriore attuazione di diffuse misure di austerità, le quali hanno avuto e continueranno ad avere effetti dannosi sulla crescita economica. Le politiche incentrate unicamente sulle misure di austerità e che incoraggiano esclusivamente nuovi tagli senza prevedere alcun piano di investimento, ostacolano la creazione di posti di lavoro. Per questa ragione esprimerò voto contrario alle altre relazioni e mi asterrò dalla votazione sulla relazione dell'onorevole Haglund. Dobbiamo trovare un modo alternativo per affrontare l’attuale crisi, che implichi l'attuazione di misure di austerità responsabili, insieme a un solido piano di investimenti, al fine di assicurare un sostegno alle parti più vulnerabili in questa crisi. Di certo occorrono cambiamenti quali un’ampia riforma strutturale e normativa del settore finanziario, ma qualsiasi miglioramento della situazione attuale può avvenire solamente attraverso la realizzazione di incentivi e di politiche di modernizzazione radicali e globali e investimenti mirati.

 
  
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  Juozas Imbrasas (EFD), per iscritto. (LT) Accolgo con favore la relazione, in quanto questa procedura dovrebbe avviare un meccanismo di allerta per l’individuazione precoce degli squilibri macroeconomici emergenti e basarsi sull’uso di un quadro di controllo indicativo e trasparente, comprensivo di soglie indicative e accompagnato da un’analisi economica. Questa valutazione dovrebbe tenere conto, tra le altre cose, della convergenza nominale e reale all’interno e all’esterno dell’area euro. Se vengono individuati gravi squilibri macroeconomici, o anche squilibri che mettono a rischio il corretto funzionamento dell'Unione economica e monetaria, dovrebbe essere avviata una procedura per gli squilibri eccessivi, che può prevedere raccomandazioni allo Stato membro, il rafforzamento dei requisiti di sorveglianza e di monitoraggio e, per gli Stati membri la cui moneta è l'euro, la possibilità di intervenire (sanzioni) se lo Stato membro interessato omette ripetutamente di intraprendere un'azione correttiva. Credo che questo rappresenti un valido strumento per combattere gli squilibri macroeconomici.

 
  
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  Cătălin Sorin Ivan (S&D), per iscritto. (EN) La risposta che occorre all’Europa è un patto di stabilità. Il pacchetto è di fondamentale importanza per il futuro dell’UE e dell’area euro in particolare. Appoggio questa relazione in quanto rappresenta la base di un dialogo economico strutturato. La prevenzione e la correzione degli squilibri macroeconomici costituiscono un potente strumento per affrontare le fragilità che derivano dalle tendenze strutturali a medio e a lungo termine e dalle crescenti divergenze all’interno dell’Unione. È necessario scegliere il momento opportuno per attuare i meccanismi correttivi.

 
  
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  Petru Constantin Luhan (PPE), per iscritto. – (RO) La proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sulla prevenzione e la correzione degli squilibri macroeconomici intende migliorare le proposte della Commissione al fine di realizzare un potente strumento che preveda il legame tra disciplina fiscale, crescita economica e occupazione nell’UE e offra un contributo fondamentale alla stabilità dell’Unione europea e dell’euro, allo scopo di evitare il ripetersi in futuro di crisi finanziarie come quella attuale. Il regolamento vuole essere uno strumento standard per la prevenzione degli squilibri macroeconomici che possono emergere da disparità economiche tra gli Stati membri e da singole politiche attuate a livello nazionale.

La relazione è stata elaborata sulla base dell’esperienza acquisita all’interno dell’UE sul funzionamento dell’unione economica e monetaria, dalla quale emerge la necessità di un quadro potenziato sulla governance economica, come proposto nella relazione.

 
  
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  David Martin (S&D), per iscritto. (EN) Ho votato a favore della relazione in quanto migliora il testo originale della Commissione. In particolare, accolgo con favore le disposizioni volte a sostenere i diritti dei lavoratori e l’importanza di una valutazione globale sui risultati economici, specialmente in relazione all’occupazione.

 
  
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  Arlene McCarthy (S&D), per iscritto. (EN) I deputati laburisti al Parlamento europeo sono sostanzialmente contrari all’attuale orientamento del pacchetto sulla governance economica incentrato unicamente sull’austerità. Un migliore coordinamento in materia di politica economica e fiscale, in particolare nell’area euro, sarebbe utile per una crescita economica europea a lungo termine, ma solo se si basa sulle giuste norme. Il testo discusso dalle maggioranze di destra in seno al Parlamento, al Consiglio e alla Commissione riserva troppa attenzione alle severe riduzioni dei disavanzi nel breve periodo, rispetto alla crescita a lungo termine. Tali norme verrebbero imposte in tutta l’Unione europea, a discapito della flessibilità dei governi nazionali di rispondere con diverse politiche in futuro. La crescita a lungo termine mantiene il debito in calo rispetto al PIL ed è fondamentale nell’offrire occupazione e benessere economico e nel finanziare servizi pubblici di elevata qualità. Per assicurare che il pacchetto sostenga la crescita economica, occorre proteggere la spesa per gli investimenti. Gli investimenti destinati alla ricerca scientifica, alle infrastrutture essenziali e alla nuova economia verde sono di cruciale importanza per una crescita a lungo termine e non dovrebbero mai essere ridotti per soddisfare gli obiettivi a breve termine dell’UE. Una loro riduzione in tempo di recessione aggraverebbe inoltre il rallentamento economico. I deputati laburisti al Parlamento europeo appoggiano i miglioramenti legati alla proposta della Commissione concernente gli squilibri macroeconomici e contenuti nella relazione dell’onorevole Ferreira, i quali difendono i diritti dei lavoratori e l’importanza di una valutazione globale dei risultati economici, inclusa l’occupazione.

 
  
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  Jean-Luc Mélenchon (GUE/NGL), per iscritto.(FR) La Commissione avrà d’ora innanzi la possibilità di esprimere valutazioni positive e negative a proprio piacimento e introdurrà gli indicatori che le consentiranno di valutare gli Stati membri. Saranno previste sanzioni per gli Stati membri che non rispettano le “raccomandazioni”, che saranno dunque imposte; la Commissione potrà attuarle in maniera semiautomatica grazie a un voto a maggioranza qualificata inversa. La Commissione prenderà decisioni persino in merito all’applicazione di sanzioni. Ritengo che questo sia un vero e proprio capolavoro di autoritarismo e ho quindi votato contro a questa aberrazione democratica che condanno.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI), per iscritto. (DE) Gli obiettivi individuati in termini di crescita economica, occupazione e competitività non possono essere raggiunti attraverso le misure pianificate in quanto si sta soffocando lo sviluppo economico degli Stati membri. Un quadro per il controllo della politica economica può forse essere attuato dai singoli Stati membri, ma non dall’Unione europea nel suo insieme poiché la forza delle diverse economie nazionali varia sensibilmente. Per questo motivo l’area euro dovrebbe cessare di esistere il prima possibile. Gli Stati forti si dovrebbero unire per formare una nuova unione monetaria, mentre gli altri dovrebbero ritornare alle rispettive monete. Nella situazione attuale, l’invito alla sorveglianza delle politiche economiche nazionali significherebbe un intervento dello Stato di carattere socialista, ovvero qualcosa che ha fallito in passato e che rappresenta una delle cause delle attuali difficoltà finanziarie nell’area euro. Queste misure presentano una scarsa legittimazione democratica e per questo motivo ho votato contro la relazione.

 
  
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  Franz Obermayr (NI), per iscritto. (DE) Le proposte della Commissione mirano principalmente a inasprire i regolamenti del Patto di stabilità e crescita. Allo stesso tempo, stiamo creando in continuazione meccanismi di supporto per la “pecora nera del bilancio”, andando nuovamente a toccare il denaro dei contribuenti. È ora di concentrarsi su economie nazionali stabili e sovrane e di ridurre i debiti nazionali dei singoli Stati. È oltraggioso che alcuni paesi laboriosi siano continuamente costretti a pagare per gli errori altrui. Non occorrono procedure burocratiche, quanto piuttosto soluzioni democratiche al fine di assicurare un effettivo e fondamentale coordinamento della politica economica a livello di Unione che porti vantaggi a tutti i cittadini europei.

 
  
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  Rolandas Paksas (EFD), per iscritto. (LT) È di fondamentale importanza stabilire un meccanismo completo e che funzioni in maniera efficace finalizzato alla prevenzione e alla correzione degli squilibri macroeconomici, in grado di anticipare e affrontare tempestivamente il rischio di simili squilibri. È inoltre essenziale che si basi sull’utilizzo di un quadro di controllo indicativo e trasparente. La Commissione, di concerto con il Consiglio e il Parlamento europeo, deve definire il quadro di controllo e gli indicatori macroeconomici e macrofinanziari destinati agli Stati membri. Ritengo che, in base a specifiche circostanze economiche, il quadro di controllo degli indicatori e le soglie di allerta debbano essere simmetrici e differenziati per gli Stati membri che appartengono o meno all’area euro. Il Consiglio dovrebbe inoltre presentare regolarmente relazioni sulle misure adottate che hanno portato alla sospensione della procedura per gli squilibri eccessivi in un determinato Stato membro. Condivido la proposta di conferire alla Commissione il diritto di effettuare missioni di sorveglianza rafforzate, d’intesa con la Banca centrale europea (BCE), le parti sociali e le altre parti interessate a livello nazionale. Il rischio di squilibri deve essere valutato in maniera costante per evitarne l’insorgere e si devono assicurare agli Stati membri raccomandazioni tempestive al fine di evitare eventuali interferenze con il funzionamento dell’unione economica e monetaria.

 
  
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  Justas Vincas Paleckis (S&D), per iscritto. (EN) Ho votato a favore della relazione sugli squilibri macroeconomici in quanto affronta nel dettaglio l’attuale questione del debito in alcuni Stati membri e, soprattutto, offre un metodo innovativo per risolvere un problema di tale gravità, con conseguenze sia sul breve sia sul lungo termine. Credo che l’Europa necessiti di investimenti innovativi per aiutare la crescita economica e la creazione di posti di lavoro. A questo scopo, la semplice riduzione dei bilanci non può fare altro che minare l’intero sistema politico ed economico sul lungo periodo. In quanto deputato socialdemocratico che crede nell’importanza dei diritti sociali e del benessere della società sul lungo periodo, appoggio la proposta per la profondità e la completezza con le quali affronta simili questioni.

 
  
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  Alfredo Pallone (PPE), per iscritto. − Gentile Presidente, onorevoli colleghi, ho votato a favore della relazione della collega Ferreira in quanto ritengo che un meccanismo di sorveglianza coordinato a livello europeo per l’identificazione e la prevenzione degli squilibri macroeconomici sia importante, e che lo sia anche una procedura di correzione degli squilibri eccessivi. Il sistema di identificazione, definito “meccanismo di allerta” si avvale sia di uno scoreboard di indicatori quantitativi, sia di valutazioni qualitative. Ritengo che questo scoreboard sia importante per avere una valutazione generale e complessiva e in ragione di ciò ritengo debba essere uno strumento flessibile e duttile in modo da poter essere modificato e adattato alle diverse esigenze e situazioni, garantendo chiaramente un quadro di certezza giuridica. Mi auguro che il Parlamento trovi un accordo finale e approvi, al più presto, l'intero pacchetto di governance, per dare un segnale forte e unitario ai cittadini e ai mercati e arrestare la speculazione.

 
  
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  Maria do Céu Patrão Neves (PPE), per iscritto. (PT) Il 29 settembre 2010, la Commissione ha presentato un pacchetto legislativo volto a rafforzare la governance economica nell’Unione europea e nell’area euro. Il pacchetto si compone di sei proposte: quattro di esse riguardano questioni fiscali, compresa una riforma del Patto di stabilità e crescita (PSC), mentre due nuovi regolamenti mirano a individuare e ad affrontare gli squilibri macroeconomici emergenti all’interno dell’UE e della zona euro. Questo progetto di parere presentato dalla Commissione riguarda la proposta di regolamento del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 1466/97 per il rafforzamento della sorveglianza delle posizioni di bilancio, nonché della sorveglianza e del coordinamento delle politiche economiche. È opinione generale che il PSC abbia fallito, sia in termini preventivi sia correttivi, e deve essere riformato.

Appoggio gli emendamenti alla proposta inizialmente presentata dalla Commissione, appoggiati anche da un’ampia maggioranza al Parlamento europeo. Ritengo di fondamentale importanza considerare l’esperienza acquisita durante gli anni del vecchio PSC, senza dimenticare che la governance economica è diventata più democratica grazie alla partecipazione del Parlamento europeo durante l’intero processo di sorveglianza. Ho pertanto votato a favore della relazione.

 
  
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  Aldo Patriciello (PPE), per iscritto. − Care colleghe e cari colleghi, L'esperienza acquisita durante il primo decennio di funzionamento dell'Unione economica e monetaria evidenzia la chiara esigenza di un miglioramento del quadro di governance economica. Le proposte legislative adottate dalla Commissione sulla governance del settembre 2010, dovranno essere esaminate attentamente e migliorate dal Parlamento, in considerazione del loro ruolo fondamentale per il futuro dell'UE e in particolare nell'area euro. Il rafforzamento della governance economica deve andare di pari passo con il rafforzamento della legittimità democratica delle decisioni adottate, questo perché la governance economica non può essere dissociata dalla regolamentazione e dalla sorveglianza dei mercati finanziari. Dal Trattato di Lisbona il Consiglio infatti necessita dell'accordo del Parlamento per raggiungere un consenso finale, questa risulta essere la prima volta che il Parlamento agisce in codecisione con il Consiglio in materia di sviluppi macroeconomici e disciplina fiscale dell'Unione. Affinché il Parlamento migliori le proposte della Commissione per la creazione di un quadro solido e coerente per i prossimi decenni che garantisca la compatibilità fra la disciplina fiscale e la crescita economica, esprimo il mio voto favorevole per un’ampia riforma del quadro di governance sulla base del metodo comunitario.

 
  
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  Miguel Portas (GUE/NGL), per iscritto. (PT) Questa è la sola relazione che si oppone alla tendenza dominante di un pacchetto integrale sulla governance economica. Mi sono astenuto dal voto per sottolineare questo aspetto e riconoscerne il valore. La relazione dell’onorevole Ferreira si occupa della prevenzione di gravi squilibri macroeconomici; nella relazione il debito e il disavanzo non sono più importanti delle eccedenze e dei disavanzi commerciali, dell’occupazione e della disoccupazione, o di qualsiasi sfida qualitativa che potrebbe assicurare una strategia di crescita sostenibile. È ragionevole mantenere questo coordinamento esteso, basato su un quadro di controllo costituito da vari indicatori e in grado di individuare gli squilibri in fase iniziale. Il fatto che si tratti della versione povera di una forma di coordinamento nella quale l’inizio e la fine restano ancora il disavanzo e il debito mi ha tuttavia impedito di votare a favore della relazione.

 
  
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  Phil Prendergast (S&D), per iscritto. (EN) L’attuale crisi economica che l’Europa sta affrontando richiede un nuovo approccio. La crisi ha carattere politico ed economico e più volte si è constatato che l’Europa è più forte quando agisce in maniera unita; una risposta unica alla crisi rappresenta pertanto la soluzione migliore. Al riguardo, persino l’approccio dell’Unione europea è innovativo poiché, per la prima volta, il Parlamento interviene in codecisione con il Consiglio in materia di sviluppi macroeconomici e il Consiglio necessita dell’accordo del Parlamento per raggiungere un consenso finale. Questa relazione presenta un’ampia serie di compromessi tra tutte le posizioni sulla questione. È di cruciale importanza mandare un segnale forte ai mercati e ai cittadini sia in merito all’intenzione dell’UE di sconfiggere la crisi finanziaria, sia sulla sua capacità di risolvere le divergenze e affrontare questioni decisive. Accolgo con favore l’approccio adottato per contrastare le frodi o l’indisponibilità a reagire in base alle raccomandazioni concordate senza accettabile giustificazione. È importante che simili sanzioni esistano, ma è altrettanto importante che non vengano puniti gli Stati incapaci di raggiungere gli obiettivi proposti. Ho pertanto votato a favore della relazione.

 
  
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  Raül Romeva i Rueda (Verts/ALE), per iscritto. – (ES) Ho votato a favore della relazione in quanto mira a includere meccanismi di prevenzione e correzione per gli Stati membri che si troveranno a affrontare squilibri fiscali. L’aspetto della prevenzione comprende meccanismi quali un esame annuale sugli squilibri fiscali, sistemi di allerta precoce da parte della Commissione europea e raccomandazioni preventive per affrontare gli squilibri minori. In qualità di misura correttiva, sarà introdotta una procedura per far fronte agli squilibri eccessivi e viene richiesto agli Stati membri di presentare piani d’azione specifici. Ho votato a favore della relazione principalmente poiché include gli squilibri economici nel Patto di stabilità e crescita, nella strategia Europa 2020 e nel semestre europeo. L’economia reale è integrata nelle procedure di controllo e coordinamento economico. La relazione prevede inoltre una serie di indicatori per stabilire gli squilibri economici nonché, al fine di garantire la coerenza, raccomandazioni e indicatori quali, ad esempio, investimenti in materia di ricerca, sviluppo e nel settore dell’energia.

 
  
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  Licia Ronzulli (PPE), per iscritto. − Ritengo che il pacchetto di interventi contenuti nella proposta di regolamento del Parlamento e del Consiglio possano essere efficaci nella prevenzione degli squilibri macroeconomici soprattutto per quanto riguarda l'area euro. Il Parlamento intende inoltre migliorare le proposte della Commissione per creare un quadro normativo solido e coerente, in grado di garantire nei prossimi decenni crescita economica ed occupazionale. In un momento particolarmente difficile per l'UE, risulta fondamentale reagire modificando, completando e correggendo l'attuale modello di crescita sostenibile, rafforzando la governance economica di pari passo con la legittimità democratica delle decisioni adottate.

 
  
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  Kay Swinburne (ECR), per iscritto. (EN) Il gruppo dei Conservatori e Riformisti europei si è sempre adoperato in modo costruttivo per assicurare che l’area euro possa elaborare una soluzione duratura in risposta alla crisi del debito sovrano. I difetti del Patto di stabilità e crescita, a livello sostanziale e d’applicazione, sono ormai da tempo evidenti; è quindi giusto che impegnarsi per garantire un accordo duraturo ed efficace. Abbiamo dato il nostro contributo per tutto il processo di comitato e di trilogo al fine di assicurare che il risultato prescelto dal Parlamento sia realistico, praticabile e duraturo. Vorremmo tuttavia esprimere il nostro rammarico per il fatto che la soluzione proposta dalla Commissione e appoggiata dal Parlamento non riguarda solo l’area euro, ma anche quei paesi la cui moneta non è l’euro. Da qualunque punto di vista si consideri la cosa, il pacchetto per il quale siamo stati chiamati a votare aumenta il potere dell’Unione europea a discapito degli Stati membri. Tale pacchetto comprende concetti innovativi, quali il voto a maggioranza qualificata inversa e le sanzioni per gli Stati membri, assicurando che i bilanci nazionali non siano più una questione trattata solamente dai parlamenti nazionali. Benché a favore degli obiettivi a lungo termine, non possiamo sostenerne i mezzi e per questo abbiamo espresso voto contrario a queste relazioni che non si limitano all’area euro.

 
  
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  Nuno Teixeira (PPE), per iscritto. (PT) La stabilità dell’area euro in particolare e dell’Europa nel suo insieme richiede la ristrutturazione degli strumenti di prevenzione e sorveglianza al fine di correggere gli squilibri macroeconomici. Il consolidamento finanziario è essenziale per la correzione degli errori del passato e per realizzare di una crescita sostenuta delle economie europee che non sia appoggiata dal debito pubblico e sovrano, quanto dalla promozione dell’occupazione e della competitività. La presente relazione si concentra sul quadro di controllo degli indicatori statistici macroeconomici e strutturali che consentono raffronti tra Stati membri, riflettendo le tendenze strutturali e a breve, medio e lungo termine.

L’inclusione di nuovi indicatori e la creazione di soglie indicative massime e minime, eventualmente simmetriche, che servano livelli di allerta, eviterà che la Commissione e il Fondo monetario internazionale debbano farsi carico degli attuali salvataggi finanziari. Questo nuovo sistema intelligente e simmetrico porterà a una sorveglianza più rigorosa, a valutazioni più accurate da parte della Commissione, del Parlamento europeo, del Consiglio e della Banca centrale europea, nonché all’elaborazione di raccomandazioni in materia di riforme aggiuntive e piani correttivi. In un momento critico per il progetto europeo, giudico essenziale il coinvolgimento di tutte le autorità europee e nazionali, al fine di adottare rapidamente le misure necessarie.

 
  
  

Relazione Feio (A7-0179/2011)

 
  
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  Sophie Auconie (PPE), per iscritto. (FR) Gli ultimi eventi dimostrano che il Patto europeo di stabilità e crescita non è realmente efficace e non ha evitato che diversi Stati membri andassero incontro a gravi difficoltà nella bilancia dei pagamenti e nel rimborso del debito pubblico. Oltre agli aiuti offerti dall’Unione europea a questi paesi, le istituzioni si apprestano a rafforzare il Patto di stabilità e crescita per evitare il ripetersi di crisi simili in futuro. È questo l’oggetto del cosiddetto pacchetto di governance economica cui appartiene la relazione dell’onorevole Feio in merito all’attuazione della procedura per i disavanzi eccessivi. Nel dettaglio, sono favorevole alla definizione della riduzione del debito a un tasso medio calcolato su tre anni, piuttosto che a un tasso fisso annuale, per tre anni. Ho sostenuto questa relazione, così come appoggio il pacchetto di governance economica nel suo complesso.

 
  
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  Regina Bastos (PPE), per iscritto. (PT) La crisi economica e finanziaria ha rivelato e consolidato la necessità di coordinare e di controllare in modo più rigoroso le politiche economiche nell’ambito dell’unione economica e monetaria. Le recenti esperienze hanno anche evidenziato i fallimenti e i limiti dell’attuale sistema di coordinamento e delle procedure di sorveglianza in essere. La crisi ha comportato una drastica inversione delle condizioni economiche e finanziarie favorevoli che hanno caratterizzato il settore fino al 2007 e la maggior parte degli Stati membri si trova a dover consolidare i conti pubblici e a ridurre il debito pubblico. La riduzione del livello del debito è di notevole rilevanza per la maggior parte dei paesi in quanto, determinando un incremento delle tasse e dei premi di rischio, il debito esercita effetti negativi sugli incentivi economici e sulla crescita. Questa relazione sostiene che la Commissione e il Consiglio dovrebbero procedere a una valutazione globale equilibrata che tenga conto di tutti i fattori significativi, riguardo alla loro incidenza, in qualità di fattori aggravanti o attenuanti, sulla valutazione dell’osservanza dei criteri del disavanzo e/o del debito. Il Consiglio chiede che lo Stato membro realizzi ogni anno obiettivi di bilancio che siano coerenti con un miglioramento annuo minimo pari ad almeno lo 0,5 per cento del prodotto interno lordo. Per questi motivi, ho votato a favore di questa relazione.

 
  
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  Mara Bizzotto (EFD), per iscritto. − Ho scelto di astenermi dal voto su questa relazione sulla proposta di regolamento del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 1467/97 per l'accelerazione e il chiarimento delle modalità di attuazione della procedura per i disavanzi eccessivi. Nonostante sia necessario rivedere il rapporto che le economie dei singoli Stati membri intessono tra di loro, e tra loro stesse e l´Unione, specialmente alla luce di quanto avvenuto in Grecia e alla luce del fatto che diversi altri Stati membri mostrano sintomi di una imminente crisi finanziaria di scala non inferiore a quella greca, allo stesso tempo tale revisione non puó avvenire con le modalitá presentate dalla presente relazione. Quest´ultima intende sanare la vulnerabilitá delle economie nazionali tramite un potenziamento, che io considero eccessivo, dell´autoritá della Ue sugli Stati membri stessi, sacrificando quindi la libertá e le competenze di questi ultimi in materia finanziaria. Non posso quindi esprimermi favorevolmente nei confronti della presente relazione.

 
  
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  Antonio Cancian (PPE), per iscritto. − La relazione Feio fa parte del pacchetto legislativo di riforma della governance economica, sei relazioni che sono il risultato di una negoziazione durata mesi. Dal Parlamento è uscito un messaggio chiaro rivolto a tutti, in particolar modo al Consiglio. Auspico pertanto che questo pacchetto trovi approvazione definitiva prima della pausa estiva e soprattutto applicazione al più presto, per far sì che l'Unione Europea non si trovi impreparata, così come in passato, nel rispondere alle sfide alla sua stabilità. In particolare, ho votato in favore alla relazione Feio perché ritengo che sottolinei in modo puntuale il ruolo essenziale che il Parlamento europeo deve giocare nella prevenzione delle future crisi economiche. Nel documento, si ribadisce la centralità del dialogo che il Parlamento dovrà instaurare con i rappresentanti dei parlamenti nazionali al fine di garantire il processo democratico quando si affrontano questioni relative alla stabilità economica dell'Unione europea. Inoltre, la relazione propone un periodo di tre anni per l'adeguamento dell'ammontare del debito, che ritengo essere ragionevole e rispettabile.

 
  
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  Maria Da Graça Carvalho (PPE), per iscritto. (PT) Ho votato a favore della relazione poiché concordo sul fatto che, qualora ecceda il valore di riferimento, si consideri che il rapporto tra il debito pubblico e il prodotto interno lordo si stia riducendo in misura sufficiente e si avvicini al valore di riferimento a un ritmo adeguato, ai sensi dell’articolo 126, paragrafo 2, lettera b) del trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE), se il differenziale rispetto a tale si è ridotto negli ultimi tre anni ad un ritmo medio di un ventesimo all’anno, quale termine di riferimento, a seguito di una valutazione effettuata su un periodo di tre anni.

 
  
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  Carlos Coelho (PPE), per iscritto. (PT) L’attuale crisi economica, finanziaria e sociale ha dimostrato che il modello di governance economica in vigore nell’Unione europea non è stato proficuo: gli strumenti di sorveglianza si sono dimostrati molto deboli e non sono state rispettate le norme del Patto di stabilità e crescita. Sostengo, pertanto, il pacchetto di misure in materia di governance economica presentato dalla Commissione. Ho votato a favore dell’eccellente relazione presentata dall’onorevole Feio sull’accelerazione e il chiarimento delle modalità di attuazione della procedura per i disavanzi eccessivi. Accolgo con favore l’invito ad accelerare il processo di pubblicazione delle raccomandazioni della Commissione europea. Concordo con la proposta relativa alle funzioni del Parlamento europeo, affinché esso abbia il diritto di invitare i rappresentati degli Stati membri e mi rammarica che il Consiglio non l’abbia accolta. Sono lieto che la Commissione abbia l’opportunità di condurre ispezioni di sorveglianza supplementari, nel corso delle quali anche la Banca centrale europea avrà un ruolo.

 
  
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  George Sabin Cutaş (S&D), per iscritto. (RO) Ho deciso di esprimere voto contrario su quattro delle sei proposte incluse nel pacchetto di governance economica, poiché ritengo che contengano misure di austerità che renderebbero l’economia europea ancora più fragile. Per ripristinare la crescita economica, è necessario un modello alternativo rispetto a quello proposto nel pacchetto, basato su investimenti strategici e sulla creazione di nuovi posti di lavoro.

 
  
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  Göran Färm, Anna Hedh, Marita Ulvskog e Åsa Westlund (S&D), per iscritto. (SV) In qualità di democratici sociali svedesi, consideriamo l’ampio pacchetto di riforme per una governance economica più solida nell’Unione europea uno strumento importante per mettere ordine nell’economia del continente. Un Patto di stabilità e crescita più severo, criteri rafforzati per la trasparenza, una disciplina di bilancio a livello nazionale e un nuovo sistema che eviti gli squilibri economici sono tutti elementi chiave dell’opera di stabilizzazione delle finanze pubbliche e del mercato finanziario.

La decisione di votare contro cinque delle sei relazioni di oggi non significa che siamo contrari a regolamenti più stringenti; al contrario, crediamo si debba applicare prontamente regolamenti più rigidi. L’obiettivo della nostra strategia di voto è inviare un segnale chiaro: alcune disposizioni del pacchetto che introducono misure di austerità troppo estese andrebbero sostituite con un approccio più equilibrato nei cicli negoziali finali. Una normativa che non offre un margine adeguato per investimenti di lungo respiro e per una solida crescita non può essere sostenibile sul lungo termine.

 
  
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  José Manuel Fernandes (PPE), per iscritto. (PT) Bisogna rinvigorire le norme relative all’osservanza e all’attuazione della disciplina di bilancio, in particolare attribuendo un ruolo centrale al livello e all’andamento del debito e alla sostenibilità generale. Concordo, pertanto, con una valutazione della sostenibilità delle finanze pubbliche che includa il livello, il profilo (inclusa la maturity) e la dinamica del debito del debito. In tale contesto, non si può omettere il debito privato, nella misura in cui può rappresentare potenziali passività implicite per le amministrazioni pubbliche. Il quadro di controllo del debito pubblico e privato dovrebbe sostenere la crescita a lungo termine, tenendo in debita considerazione il ruolo anticiclico della politica di bilancio, oltre a migliorare i presupposti per gli investimenti e sviluppare il mercato interno, essenziale per il corretto funzionamento e il rafforzamento dell’unione economica e monetaria. È capitale creare un fondo monetario europeo, gestito secondo le norme dell’Unione e finanziato in particolare con i proventi delle ammende, al fine di salvaguardare la stabilità finanziaria della’area euro nel suo complesso.

 
  
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  João Ferreira (GUE/NGL), per iscritto. (PT) Questa relazione fa parte del pacchetto legislativo sulla governance economica ed è uno dei suoi elementi centrali, in quanto concerne il regolamento per l’accelerazione e il chiarimento delle modalità di attuazione della procedura per i disavanzi eccessivi.

Partendo dalla premessa che l’area euro sta attraversando un periodo di crisi e che si rende necessaria una soluzione globale e integrata alla crisi del debito dei paesi dell’euro, e alla luce del fallimento dell’approccio frammentato adottato sinora, la relazione si conclude prospettando le medesime politiche e i medesimi criteri monetaristi e neoliberali che hanno portato alla crisi. La relazione convalida e stringe un vero e proprio cappio attorno al collo degli Stati membri, senza intaccare le cause dei problemi e senza proporre politiche alternative che prendano in considerazione i diversi livelli di sviluppo delle economie.

In questa veste, anziché proporre un patto per il progresso e lo sviluppo sociale, fondato sulla solidarietà e su autentiche politiche di coesione economica e sociale, come noi sostenevamo, chiede un approfondimento del Patto di stabilità e crescita e, adesso, del patto Euro Plus. Aumenta e rafforza l’applicazione di sanzioni e il pagamento di ammende per gli Stati membri che non ottemperino alle disposizioni di legge. È un’interferenza inaccettabile che assoggetta gli Stati membri a questa procedura per il disavanzo eccessivo, in una posizione di una vera sudditanza coloniale nei confronti dei poteri europei.

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. (PT) Questa relazione è riguarda una delle normative fondamentali del pacchetto sulla governance economica: il regolamento per l’accelerazione e il chiarimento delle modalità di attuazione della procedura per i disavanzi eccessivi.

Partendo dalla premessa che l’area euro sta attraversando un periodo di crisi e che si rende necessaria una soluzione globale e integrata alla crisi del debito dei paesi dell’euro, e alla luce del fallimento dell’approccio frammentato adottato sinora, la relazione si conclude prospettando le medesime politiche e i medesimi criteri monetaristi e neoliberali che hanno portato alla crisi, stringendo un vero e proprio cappio attorno al collo degli Stati membri, senza intaccare le cause dei problemi e senza proporre politiche alternative che prendano in considerazione i diversi livelli di sviluppo delle economie. In questa veste, anziché proporre un patto per il progresso e per lo sviluppo sociale, fondato sulla solidarietà e su autentiche politiche di coesione economica e sociale, chiede un approfondimento del Patto di stabilità e crescita e del patto Euro Plus. Aumenta e rafforza l’applicazione di sanzioni e il pagamento di ammende per gli Stati membri che non ottemperino alle imposizioni.

È un’interferenza inaccettabile che assoggetta gli Stati membri a questa procedura per il disavanzo eccessivo in una posizione di una vera sudditanza coloniale nei confronti dei poteri europei.

Per questi motivi, esprimo voto contrario.

 
  
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  Monika Flašíková Beňová (S&D), per iscritto. – (SK) La crisi economica e finanziaria globale ha svelato e acuito la necessità di un coordinamento più efficiente e di una migliore governance economica in seno all’unione economica e monetaria. Gli attuali strumenti e le procedure di coordinamento e di sorveglianza vigenti hanno permesso all’Unione europea di superare una crisi che nessuno Stato membro avrebbe potuto affrontare autonomamente. Le istituzioni europee e gli Stati membri stanno lottando insieme per risollevarsi dalla crisi. Questa esperienza ha rivelato anche i limiti e le debolezze dell’attuale sistema di coordinamento e dei processi di sorveglianza in essere. È essenziale rafforzare il sistema dell’unione economica e monetaria con l’obiettivo di garantire la stabilità macroeconomica e la sostenibilità delle finanze pubbliche, condizioni imprescindibili per la sostenibilità e la crescita dell’occupazione. Gli elementi individuali del coordinamento nella politica monetaria, tra cui la sorveglianza e le riforme strutturali, devono essere integrati nel nuovo ciclo di sorveglianza, il cosiddetto semestre europeo, che riunirà nel quadro del Patto le procedure esistenti e gli indirizzi di massima per le politiche economiche, garantendo la presentazione simultanea dei programmi di stabilizzazione e di convergenza e dei programmi nazionali di riforma.

 
  
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  Marietta Giannakou (PPE), per iscritto. – (EL) I deputati di Nea Dimokratia hanno votato oggi a favore delle sei proposte incluse nel nuovo pacchetto di governance economica. Le proposte del Parlamento europeo spianano la strada a condizioni di stabilità economica, permettendo nel contempo lo sviluppo di meccanismi di intervento innovativi, quali le euroobbligazioni e le obbligazioni per i progetti europei.

 
  
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  Mathieu Grosch (PPE), per iscritto. (DE) Se vogliamo imparare una lezione dagli errori della crisi economica e finanziaria e combattere l’attuale crisi del debito in alcuni Stati membri, sono essenziali un maggior coordinamento e un controllo più rigoroso della politica economica negli Stati membri. Questa relazione offre alcune risposte in relazione alle modalità di predisposizione di questi processi di coordinamento e di controllo.

La discussione in merito agli enormi disavanzi di alcuni Stati merita particolare attenzione soprattutto in Belgio, soprattutto in questo periodo di transizione in cui il paese non ha un governo. Questo momento di passaggio è molto problematico in Belgio, a causa delle ripercussioni sull’economia, sulla politica sociale e sulla finanza e certamente non aiuta a migliorare la situazione.

Se un paese come il Belgio vuole avere la certezza che, in futuro, l’Europa non prenda decisioni in suo nome, è giunto il momento di chiedere ai fautori della politica federale di riconoscere le proprie responsabilità davanti ai cittadini, anziché intervenire con la Commissione per la conservazione dell’indice o per il mantenimento della politica sociale in Belgio.

 
  
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  Juozas Imbrasas (EFD), per iscritto. (LT) Accolgo con favore la relazione, poiché questo regolamento introduce disposizioni sull’accelerazione e il chiarimento delle modalità di attuazione della procedura per i disavanzi eccessivi. L’obiettivo della procedura è evitare disavanzi pubblici eccessivi e correggerli tempestivamente, qualora emergano; la conformità alla disciplina di bilancio viene esaminata sulla base di criteri relativi al disavanzo e al debito pubblico. Si devono rafforzare le norme relative all’osservanza e all’attuazione della disciplina di bilancio, in particolare attribuendo un ruolo centrale al livello e all’andamento del debito e alla sostenibilità complessiva. Sarebbe opportuno rafforzare il rispetto di queste norme, unitamente ai sistemi per l’attuazione. Bisogna altresì consolidare la governance economica coinvolgendo anche il Parlamento europeo e i parlamenti nazionali in modo più attivo e tempestivo.

 
  
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  David Martin (S&D), per iscritto. (EN) Ho votato contro questa relazione perché sono fermamente contrario al programma di misure di austerità paralizzanti, promosso dal centro-destra in seno all’Unione europea. Questo pacchetto di riforma della governance economica soffocherà la crescita all’interno dell’Unione europea proprio quando abbiamo più bisogno di investimenti per la crescita, per la ricerca e lo sviluppo, per l’occupazione e per garantire il futuro economico dell’Europa. Questo pacchetto di riforme finanziarie si ripercuoterà in particolar modo sui più poveri in Europa, senza toccare il mondo della finanza, vero responsabile della crisi. Sono a favore di un migliore coordinamento delle politiche economiche e di bilancio in Europa, ma mi oppongo fermamente alla scarsa lungimiranza con cui questo viene imposto. Gli investimenti a lungo termine nell’economia verde, nella ricerca scientifica e nelle infrastrutture sono essenziali per la stabilità economica, la creazione di occupazione e crescita e mi è impossibile sostenere questo pacchetto di riforme che mira a un’austerità atrofizzante in tutta Europa.

 
  
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  Clement