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Procedimiento : 2012/2098(INI)
Ciclo de vida en sesión
Ciclos relativos a los documentos :

Textos presentados :

A7-0017/2013

Debates :

PV 05/02/2013 - 14
CRE 05/02/2013 - 14

Votaciones :

PV 06/02/2013 - 7.10
CRE 06/02/2013 - 7.10

Textos aprobados :

P7_TA(2013)0049

Debates
Martes 5 de febrero de 2013 - Estrasburgo Edición revisada

14. Responsabilidad social de las empresas: comportamiento transparente y responsable de las empresas y crecimiento sostenible - Responsabilidad social de las empresas: promover los intereses de la sociedad y un camino hacia la recuperación sostenible e integradora (debate)
Vídeo de las intervenciones
PV
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  President. − The next item is the joint debate on

– the report by Raffaele Baldassarre, on behalf of the Committee on Legal Affairs, on corporate social responsibility: accountable, transparent and responsible business behaviour and sustainable growth (COM(2011)06812012/2098(INI)) (A7-0017/2013), and

– the report by Richard Howitt, on behalf of the Committee on Employment and Social Affairs, on corporate social responsibility: promoting society’s interests and a route to sustainable and inclusive recovery COM(2011)06812012/2097(INI)) (A7-0023/2013).

 
  
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  Raffaele Baldassarre, relatore. − Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Commissario, ringrazio innanzitutto i relatori ombra e i relatori per parere per il loro prezioso contributo alla relazione. Per molto tempo ci siamo confrontati con due interpretazioni opposte di responsabilità sociale: da un lato quella di chi invocava un approccio squisitamente volontario, dall'altro, invece, la posizione di chi reclamava più obbligatorietà e vincoli. Come spesso accade, credo che la verità risieda anche questa volta nel mezzo. Per questo motivo condivido la nuova definizione della Commissione, la quale neutralizza la contrapposizione tra approcci volontari e obbligatori che aveva finora polarizzato le discussioni. La pluralità degli approcci normativi testimonia infatti come la responsabilità sociale si sviluppi sulla base di vari processi che comprendono sia aspetti volontari sia elementi vincolanti.

Sulla base di queste considerazioni, ho individuato tre ambiti di intervento per lo sviluppo futuro della responsabilità sociale. In primo luogo, bisognerà rafforzare il legame tra responsabilità sociale e competitività. È sempre più chiaro, più palese, infatti, che la responsabilità sociale contribuisce ad accrescere la competitività di un'impresa. Ciò non significa, però, che qualsiasi manifestazione di responsabilità sociale rafforzi il vantaggio competitivo della stessa, bensì che determinate azioni possono potenziare un'azienda se consentono di creare un valore condiviso tra impresa, i suoi stakeholder e la società in generale. In altre parole, se queste azioni permettono di rafforzare la reciprocità tra le strategie commerciali delle imprese e il contesto sociale in cui esse operano. Per questo motivo, è necessario incoraggiare soluzioni imprenditoriali innovative, come forme di trasporto intelligenti o prodotti ecoefficienti, che permettano alle imprese di affrontare sfide sociali e ambientali consolidando al contempo la propria posizione di mercato.

Un secondo ambito di intervento concerne l'obiettivo più ampio di migliorare la trasparenza e l'efficacia delle politiche di responsabilità sociale. Si tratta di un impegno che va di pari passo con gli sforzi profusi per accrescere il livello di fiducia dei cittadini. Concordo quindi con gli obiettivi di migliorare i processi di autoregolamentazione e coregolamentazione delle imprese.

Per quanto concerne, infine, l'eventualità di regolare la trasparenza delle informazioni sociali e ambientali, è fondamentale che ogni intervento in tal senso sia compatibile con la natura multidimensionale della responsabilità sociale e conceda alle imprese la necessaria flessibilità operativa senza provocare oneri amministrativi aggiuntivi.

Da ultimo, il terzo aspetto riguarda il rapporto tra responsabilità sociale e piccole e medie imprese. Le piccole e medie imprese non solo possono facilitare la diffusione della responsabilità sociale, ma hanno possibilità di poter affrontare problemi sociali e ambientali in maniera collettiva, limitando i costi e moltiplicando i benefici. Le autorità pubbliche dovrebbero quindi favorire la diffusione della responsabilità sociale tra le piccole e medie imprese sostenendo ad esempio il ruolo delle organizzazioni intermedie. Allo stesso modo, si potrebbero sviluppare guide o manuali o anche strategie specifiche, soprattutto per le microimprese.

Insomma, il rapporto tra PMI e responsabilità sociale è un ambito di azione ancora relativamente inesplorato che merita un approfondimento specifico nel rispetto delle peculiarità delle PMI e del loro approccio intuitivo alla responsabilità sociale. Mi fermo qui, rinnovando al Vicepresidente Tajani il sostegno di questo Parlamento alla strategia e la ferma volontà di seguirne da vicino e di contribuirvi assieme attivamente.

 
  
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  Richard Howitt, rapporteur. − Mr President, I am deeply proud to once again have been elected to serve as rapporteur on corporate social responsibility and proud, too, to have been able to achieve an unprecedented level of support and consensus in Parliament for this report. Indeed, I would like to thank Raffaele Baldassarre and all the colleagues present for their help in achieving this.

What are the messages that we are sending to business? First, that responsibility is not separate from the economic crisis but inextricably linked to its causes and integral to Europe’s economic recovery. Just as companies undertaking CSR recognise that reputation has been missing from the balance sheet, confidence is the asset most desperately needed for our economy as a whole and restoring trust in business is essential to achieving it.

Second, shifting from short-term to long-term thinking is not just a challenge for the banking sector. For all companies, it affects the workforce, suppliers and customers, as well as shareholders. It is the cultural shift our whole economy needs.

Third, the longest-term challenge that we face, the transition to a low carbon economy, cannot simply be parked, as last year’s forward agreed prediction showed. This is about sustainability, and there will be no sustainable economic recovery without business itself being sustainable.

Fourthly, business cannot afford to stand by as discontent rises at the social costs of the crisis. In this resolution we make a call to business to act on youth job creation, on the sustainability of pensions and in tackling exploitative labour practices in company supply chains. Companies operating abroad have long recognised that CSR is part of their social licence to operate. Against the backcloth of the anti-globalisation and Occupy movements, and growing support for protectionism across the political spectrum, I argue that CSR is now central to support for Europe’s own social licence to pursue open markets and trade-led growth.

So this Parliament welcomes the commitments made in the Commission’s communication, and I too welcome the contribution by Commissioner Tajani and his colleagues. We welcome the new definition and its acceptance of the smart mix of both voluntary and regulatory measures agreed in Geneva, and now in Brussels.

I am particularly pleased that EU action on CSR is to be firmly rooted within a rapidly evolving architecture. We call on the Commission to evaluate and report on implementation of the UN’s Guiding Principles on Business and Human Rights, to formally adhere to the updated OECD Guidelines for Multinational Enterprises, and to champion a new convention on corporate accountability within the UN itself, building on the powerful argument put by a coalition of investors led by Aviva at last year’s UN Rio+20 Summit.

Finally, we endorse a new emphasis on corporate transparency, building on sustainability reporting by 6 000 companies championed by the global reporting initiative. If the EU proposal that is coming up itself builds on this and is based on reporting integrated into financial accounting and not additional to it, I am confident that it will play a decisive role in prompting the scaling up of responsible business that business itself says it wants.

Once again Mr President, whether it is on corporate reporting or on wider CSR strategies, CSR must not be portrayed as an expensive add-on. It has to be integral to business strategy and the true cost lies in ignoring it.

 
  
  

PŘEDSEDNICTVÍ: PAN OLDŘICH VLASÁK
místopředseda

 
  
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  Antonio Tajani, Vicepresidente della Commissione. − Signor Presidente, onorevoli deputati, il dibattito di oggi su due relazioni eccellenti sul tema della responsabilità sociale delle imprese rappresenta per me una grande soddisfazione e mi congratulo con i due relatori, l'on. Baldassarre e l'on. Howitt, per il lavoro che hanno svolto.

L'adozione di queste risoluzioni è la conclusione positiva di un dibattito che abbiamo avviato più di un anno fa con la comunicazione della Commissione europea. Eravamo a ottobre del 2011 e già è stata formalmente accolta dal Consiglio. Adottare le risoluzioni oggi all'esame di quest'Assemblea significherà dare anche un segnale forte per mostrare che su questo argomento così importante le Istituzioni europee la pensano alla stessa maniera: la Commissione, il Consiglio e il Parlamento hanno una sola voce.

L'Europa ha bisogno di una politica ambiziosa in questo settore, quello della responsabilità sociale, perché è nell'interesse delle aziende, dei cittadini e degli investitori e anche del buon funzionamento della nostra economia sociale di mercato. Le imprese socialmente responsabili sono anche le più competitive a medio e a lungo termine, creano posti di lavoro di qualità e sono più innovative e generano anche maggiori livelli di fiducia nell'economia.

Concordo con l'on. Baldassarre quando dice che la nuova definizione di responsabilità sociale d'impresa proposta dalla Commissione consente di superare una vecchia contrapposizione tra azioni volontarie e obbligatorie, introducendo una maggiore coerenza con i grandi sviluppi politici a livello nazionale, europeo e globale. Se da una lato riconosciamo il ruolo che alcuni strumenti legislativi possono e devono svolgere nella promozione della responsabilità sociale d'impresa in alcuni casi specifici, dall'altro lato non riteniamo che quello legislativo sia lo strumento programmatico da privilegiare per tutti gli aspetti di questo settore.

Per quanto riguarda le piccole e medie imprese, la Commissione vuole evitare qualsiasi aumento non necessario degli oneri amministrativi. Ad esempio abbiamo evitato, a ragion veduta, di proporre un nuovo gruppo di principi a livello europeo preferendo invece affidarci all'assetto già esistente a livello globale. La nostra politica tiene pienamente conto delle specificità delle piccole e medie imprese e il calendario di azioni che stiamo mettendo in atto comprende interventi specifici a sostegno della responsabilità sociale delle PMI. Sappiamo che questo tipo di sostegno si rivela più efficace se applicato da chi è più vicino alle realtà aziendali. Per questo invitiamo tutti gli Stati membri e le autorità regionali ad approfittare pienamente delle opportunità offerte dai Fondi strutturali europei.

La comunicazione della Commissione ribadisce anche il nostro e il mio impegno a presentare una proposta legislativa sulla divulgazione di informazioni sociali e ambientali da parte delle imprese. Un obbligo di divulgazione chiaro a livello di Unione è necessario per migliorare sia la qualità che la quantità delle informazioni diffuse, come chiedono con insistenza gli investitori e altri soggetti interessati. Evidentemente è fondamentale elaborare una proposta di qualità, cioè una proposta che garantisca alle imprese la flessibilità di divulgare le informazioni più rilevanti per la situazione specifica in cui si trovano, e una proposta che non imponga nuovi obblighi di divulgazione alle piccole e medie imprese.

Credo sia inutile aggiungere che la Commissione analizzerà attentamente le idee che verranno da questo dibattito e che sono contenute nei due testi che il Parlamento sta per approvare. Credo che noi abbiamo proposto una politica equilibrata nell'interesse delle imprese e degli altri interessi sociali. Rimaniamo fedeli all'approccio multilaterale che è caratterizzato da responsabilità sociali d'impresa nella nostra Unione e vogliamo riaffermare l'ambizione dell'Europa di guidare il dibattito globale su questo tema, un po' come facciamo per quanto riguarda la politica ambientale. Contemporaneamente, però, siamo attenti a garantire alle imprese la flessibilità necessaria per assolvere agli obblighi di responsabilità sociale in modo da rispecchiare le loro situazioni specifiche.

Io credo che questo dibattito rappresenti una tappa importante per raggiungere l'obiettivo finale e confermi quanto sia forte, ancora una volta, il legame tra Parlamento europeo e Commissione. Questa volta, fortunatamente, anche il Consiglio è allineato sulle nostre posizioni e questo ci fa ben sperare. È anche un messaggio positivo che noi diamo ai nostri concittadini poiché, quando tutte le Istituzioni parlano con una sola voce, ingeneriamo fiducia nel mezzo miliardo di cittadini che guardano con attenzione al lavoro che compiamo.

 
  
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  Andrzej Grzyb, autor projektu opinii Komisji Spraw Zagranicznych. − Panie Przewodniczący! Z zadowoleniem przyjmuję sprawozdania, które zostały przygotowane przez moich kolegów, pana posła Baldassarrego i pana Richarda Howitta. Jestem również bardzo rad z wypowiedzi, którą wygłosił pan komisarz Tajani, w zakresie społecznej odpowiedzialności biznesu w odpowiedzi zarówno na komunikat Komisji Europejskiej, jak i na wytyczne ONZ na temat biznesu i praw człowieka.

Chciałbym zauważyć po pierwsze, że globalny kryzys gospodarczy ma swoje przyczyny również w tym, że złamane zostały niektóre zasady społecznej odpowiedzialności.

Po drugie, odbudowa wzrostu gospodarczego – cel strategii Europa 2020 – wymaga również odbudowy wzajemnego zaufania: społeczeństwa, przedsiębiorstw, instytucji państwowych i również europejskich.

Po trzecie, musimy zachować równowagę pomiędzy skutecznym promowaniem standardów i wymianą dobrych praktyk w zakresie społecznej odpowiedzialności biznesu na poziomie Unii i w relacjach z krajami trzecimi a unikaniem nowych, sztywnych i nadmiernych obciążeń, w szczególności zaś dla małych i średnich przedsiębiorstw.

Po czwarte, promowanie społecznej odpowiedzialności przedsiębiorstw w wymiarze międzynarodowym leży w interesie europejskich przedsiębiorstw, w szczególności tam, gdzie mamy do czynienia na przykład z łamaniem praw człowieka, standardów zatrudnienia i również z naruszaniem pewnego porządku prawnego w skali międzynarodowej.

Po piąte, skutecznymi narzędziami oddziaływania Unii Europejskiej i państw członkowskich mogą być przede wszystkim jasne zamówienia publiczne, strategiczne inwestycje, kredyty eksportowe, czy również dostęp do rynku wspólnotowego w ramach umów handlowych.

Po szóste, chciałbym podkreślić rolę, jaką odgrywają ważni partnerzy, m.in. narodowe instytucje ds. praw człowieka. I tu takim przykładem niech będzie najbliższa konferencja z rzecznikami praw obywatelskich z krajów Partnerstwa Wschodniego.

I na koniec, Panie Przewodniczący, powiem, że społeczna odpowiedzialność biznesu się opłaca, czego przykładem jest RESPECT Index na warszawskiej giełdzie, który pokazuje, że spółki odpowiedzialne społecznie mają wyższe notowania, wyższy zysk niż te, które znajdują się w grupie największych spółek.

 
  
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  Catherine Grèze, rapporteure pour avis de la commission du développement. − Monsieur le Président, chers collègues, en tant que rapporteure pour avis sur la responsabilité sociale des entreprises, je voudrais souligner que la commission du développement a été unanime ou presque pour rappeler que des bonnes pratiques volontaires ne suffisent pas.

Dans un contexte d'exploitation intensive des ressources naturelles des pays du Sud, les agissements abusifs des entreprises extractives européennes sont légion, malheureusement. Je pourrais citer, par exemple, Perenco, entreprise franco-britannique qui exploite du pétrole dans le nord du Guatemala, avec des conséquences sanitaires, environnementales et sociales catastrophiques, ou encore Areva, au Niger.

Chers collègues, je voudrais profiter de ce débat pour mettre en avant trois propositions. Tout d'abord, des obligations juridiques contraignantes sont nécessaires pour les investisseurs étrangers dans les pays en voie de développement.

Deuxièmement – et j'insiste sur ce point –, la transparence ne peut être facultative. Elle doit être assortie d'un système de contrôle efficace et l'initiative pour la transparence dans les entreprises extractives doit être inscrite dans les accords commerciaux.

Enfin, on ne pourra parler de responsabilité des entreprises que si les entreprises européennes et leurs filiales sont tenues responsables légalement dans leur pays d'origine, en cas de violation de leurs obligations.

Vous l'avez compris, chers collègues, le compte n'y est pas.

 
  
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  Bernd Lange, Verfasser der Stellungnahme des mitberatenden Ausschusses für internationalen Handel. − Herr Präsident, Herr Kommissar! Im Handelsausschuss treibt uns natürlich insbesondere die Frage um, wie eigentlich die Verantwortung für soziale und Umweltstandards durch europäische Unternehmen im internationalen Handel und in ihrem Verhalten in anderen Ländern wahrgenommen wird.

Da sind drei Dinge, die wir besonders unter den Fokus genommen haben. Zum einen glauben wir, dass die soziale Verantwortung nicht beliebig ist. Es gibt eine ganze Reihe von Standards, die man heranziehen kann. Wir sind der festen Überzeugung, dass die OECD-Leitlinien von 2011 der Maßstab sind, der von Arbeitgebern und Gewerkschaften getragen wird, der einen Streitschlichtungsmechanismus beinhaltet. Insofern sollte das die Leitschnur für die soziale Verantwortung von Unternehmen sein, weil wir hier wirklich ein System haben, das überprüfbar ist und von allen akzeptiert wird.

Zum Zweiten geht es natürlich um Transparenz. Es kann nicht sein, dass Unternehmen nur ihre Geschäftszahlen präsentieren müssen, wie sie im Ausland wo Gewinn oder Verlust gemacht haben. Ich glaube, Unternehmen müssen auch der Öffentlichkeit gegenüber transparent klarlegen, wie sie sozial verantwortet in anderen Ländern dieser Erde gehandelt haben. Eine Rechenschaftspflicht in den Geschäftsberichten sollte also aufgenommen werden.

Und ein Drittes: Wir müssen auch in Handelsverträgen die soziale Verantwortung von Unternehmen stärker fordern und vereinbaren, damit sich europäische Unternehmen in anderen Ländern dieser Erde vernünftig verhalten. Ich möchte nicht mehr, dass europäische Unternehmen mit Kinderarbeit produzierte Wolle in Usbekistan einkaufen, sie in Bangladesch verarbeiten lassen und dann hier auf den Markt bringen. Das muss unter anderen Bedingungen geschehen.

 
  
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  Morten Løkkegaard, ordfører for udtalelse fra Kultur- og Uddannelsesudvalget. − Hr. Formand! Jeg taler på vegne af Kulturudvalget, og jeg kan kun sige, at vi ligesom alle andre er begejstrede for CSR som begreb. Vi er til gengæld ikke særlig begejstrede for, at dette går hen og bliver et spørgsmål om lovgivning. CSR er en fantastisk idé, som vi bakker kraftigt op om. Den fungerer fremragende rundt omkring i verden – ikke mindst i det land jeg selv kommer fra, nemlig Danmark. Men jeg vil gerne – og det er allerede blevet fremhævet af flere talere her – slå et slag for, at det ikke bliver et spørgsmål om lovgivning. CSR handler om virksomhedernes eget initiativ. Det er netop det, der gør det til en succes; det handler om frivillighed. Og jeg vil gerne fremhæve den danske model, hvor man rent faktisk taler om, at man har fuld gennemsigtighed i forhold til virksomhederne, og de virksomheder, som ikke bruger CSR, skal indberette. Men der er altså tale om frivillige ordninger alt i alt, og det vil jeg gerne slå et kraftigt slag for – at vi ikke, nu når vi har muligheden for det, kvæler det hele i bureaukrati og almindelig lovgivningsiver fra dette Parlaments side!

 
  
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  Philippe Boulland, au nom du groupe PPE. – Monsieur le Président, Monsieur le Commissaire, chers collègues, je tiens à remercier nos deux rapporteurs, avec qui nous avons pu travailler de façon consensuelle et efficace sur un sujet qui, il y a quelques années, divisait nos groupes politiques respectifs. Aujourd'hui, nous avons un consensus entre la commission juridique et la commission de l'emploi, et même au-delà, entre le parti socialiste et le groupe PPE. C'est la preuve que la responsabilité sociale des entreprises est devenue une évidence pour tous. L'application de la RSE doit donc être promue à plusieurs niveaux, européen et national.

Au niveau européen, le Parlement soutiendra toutes les initiatives de la Commission européenne pour promouvoir la RSE au sein des entreprises de toute taille. Les multinationales doivent montrer l'exemple et agir d'une manière socialement responsable, jusque dans les pays tiers où elles ont des filiales et des sous-traitants. Les PME, créatrices d'emplois, doivent être soutenues efficacement pour communiquer sur leurs efforts en matière de RSE, afin de ne plus considérer celle-ci comme une contrainte administrative supplémentaire.

L'Union européenne a aussi un rôle à jouer pour rassembler et analyser les critères sociaux mesurables qui permettront de tracer un cadre de bonne conduite en matière de normes sociales. Contrairement aux normes environnementales, les normes sociales, elles, ne sont pas mesurables de façon scientifique. Une norme sociale appliquée dans une petite ou une grande entreprise, dans le secteur du bâtiment ou du textile, n'aura pas du tout le même impact.

Ensuite, sur le plan national, les États membres doivent aussi promouvoir la RSE par des moyens fiscaux légaux et par la création de nombreuses agences de notation sociétale. Depuis plusieurs années, je me bats pour que la RSE ait une dimension sociale égale ou supérieure à son volet environnemental. Aujourd'hui, ce sont certes les investisseurs, mais surtout nos concitoyens qui veulent pouvoir identifier les entreprises qui s'efforcent d'améliorer leurs conditions de travail et leur environnement. Ces entreprises vertueuses méritent une reconnaissance, une identification par le biais d'un label, d'une étiquette, d'un signe distinctif.

La RSE n'est pas une question de volonté ou d'obligation de la part des chefs d'entreprises, c'est avant tout une question de volonté politique.

 
  
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  Alejandro Cercas, en nombre del Grupo S&D. – Señor Presidente, señor Comisario, me congratulo también y felicito a los ponentes que han conseguido este compromiso entre nuestras comisiones, porque me parece que eso nos permite emitir una señal muy fuerte sobre el aprecio que tiene este Parlamento por la idea de la responsabilidad social de las empresas, que es una manera de entender también la empresa.

Como dice la Comisión en su Comunicación, es entender la empresa con las responsabilidades que tiene frente a la sociedad. Porque que hay otros intereses legítimos que tienen que ser, también, observados por las empresas: los trabajadores, los territorios, el medio ambiente, los derechos humanos... Es, por tanto, una idea que nos tiene en la Comisión de Empleo muy profundamente comprometidos.

Me felicito de nuestro consenso en que no puede haber una economía sana en una sociedad enferma, y no puede haber una economía sana, y es por el interés de las empresas, en una sociedad injusta.

Espero también que ese compromiso suponga que no tiene por qué ser todo voluntario, también puede haber cuestiones obligatorias, sobre todo en momentos de crisis como esta. Mañana habrá miles de trabajadores de Arcelor Mittal recordándonos que Europa no tiene que mirar hacia otro lado, sino dar un ejemplo de voluntarismo político y de compromiso, precisamente en momentos de crisis, para que los empresarios que sean irresponsables se encuentren enfrente a nuestras instituciones.

 
  
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  Rebecca Taylor, on behalf of the ALDE Group. – Mr President, corporate social responsibility has been an ongoing topic for some years in the European institutions and Member States, as well as within business organisations and civil society. These discussions have intensified in recent years following the financial crisis, which reduced the trust which many citizens had in business and led to a call for greater transparency to restore that trust.

The Commission’s call for a renewed European strategy on CSR comes at the right time. I welcome the Commission definition of CSR – the responsibility of enterprises for their impact on society. This new definition is easily understandable and moves CSR from being seen as an add-on to being a way for organisations to incorporate sustainable and responsible practices into their business strategies.

I believe that corporate social responsibility is and should be a voluntary practice, even if in this day and age it has arguably become a business imperative. We must not confuse the respect of law with CSR. Companies have to follow environmental legislation but they are not required to reduce their carbon footprints. CSR is not only the responsibility of businesses: it is important that European institutions and national governments play a role by promoting and monitoring CSR practices. This can be achieved for example by developing guidelines, sharing best practice, and raising awareness. It is also important, when considering the impact of enterprises on society, that we work with the many multi-stakeholder CSR platforms that already exist.

We must ensure the consistency and transparency of information on sustainability provided by businesses, and therefore strongly encourage the use of international standards for this, such as the global reporting initiative. Strong corporate social responsibility can have a key role in improving competitiveness and innovation. It can be part of improving the performance of a company and a way to increase public trust in business.

One point which should be made clear is that any measures that are considered must not in any way burden small and medium-sized enterprises. ‘Think small first’ should be considered.

 
  
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  Jean-Jacob Bicep, au nom du groupe Verts/ALE. – Monsieur le Président, chers collègues, je voudrais simplement revenir sur deux points qui n'ont pas obtenu le soutien de la commission des affaires étrangères dans son avis et qui n'ont été que partiellement introduits dans les rapports dont il est aujourd'hui question, bien qu'ils soient, je crois, absolument fondamentaux.

Premièrement, la responsabilité sociale des entreprises peut devenir un outil de contrôle efficace des activités des entreprises et ce contrôle est indispensable à la réalisation des objectifs de la Commission de fonder une société plus solidaire et d'amorcer une transition vers une économie durable. De ce fait, son caractère volontaire n'est pas suffisant et nous nous devons d'établir un cadre contraignant pour la responsabilité sociale de toutes les entreprises, quel que soit le lieu où elles exercent leur activité.

Deuxièmement, il est essentiel, quand des entreprises ou les filiales qu'elles contrôlent commettent des violations dans des pays tiers, qu'elles puissent être tenues responsables de ces violations dans leur pays d'origine et pas seulement, comme prévu dans la formulation actuelle, quand il s'agit des pires violations des droits fondamentaux.

 
  
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  Anthea McIntyre, on behalf of the ECR Group. – Mr President, corporate social responsibility (CSR) is a long-established practice in many countries, and we should welcome and encourage those businesses who acknowledge that they are part of their local community. Welcome and encourage, not manipulate and regulate with European law.

In my own region of the West Midlands we have an excellent example of CSR with the very well-regarded Cadburys and their Bourneville development. They put social responsibility at the heart of their company’s ethos, and this tradition is carried on today in many companies.

Mr Howitt’s report recognises the continuing high levels of business engagement with CSR and the importance of reputation to modern business profitability. So we are looking at something that is working well and working voluntarily. So why on earth do we want to destroy this spontaneity and initiative and tie it up with European red tape?

 
  
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  Derek Roland Clark, on behalf of the EFD Group. – Mr President, we should be concerned that growth in the EU is fading and that companies are moving abroad. Result? A great increase in the claims under the Globalisation Adjustment Fund to help redundant workers. That must be partly the reason for the massive budget deficit we heard about this morning. Did I hear right then? EUR 60 billion? That is taxpayers’ money.

This report speaks, among other things, of disseminating good practices, improving soft regulation processes, company disclosure of social and environmental information, emphasising the importance of national and subnational policies, and more of the same. It is about time the EU stopped generating the red tape of rules and regulations. In itself that consumes resources, so cut the red tape, reduce the business rate tax burden, and big multinationals might become more responsible, inclined to pay their tax and not avoid it. They could then concentrate on marketing their goods, generating income and retaining the workforce. And we all benefit.

 
  
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  Jiří Maštálka, za skupinu GUE/NGL. – Pane předsedající, v minulém volebním období jsem byl zpravodajem hodnotící zprávy o dodržování ochrany zdraví při práci. I z tohoto důvodu velmi oceňuji úsilí, které zpravodaj, kolega Raffaele Baldassarre, odvedl. Souhlasím s názorem, že zásadní důvody současné krize způsobily chyby související se snížením transparentnosti a odpovědnosti a s upřednostňováním krátkodobých finančních a privátních zájmů.

V této souvislosti nabývá odpovědnost podniků za dodržování sociální odpovědnosti, ochrany životního prostředí a dodržování lidských práv, včetně finančního zabezpečení, na základním významu. Evropský sociální model se musí opírat o efektivní zamezení daňovým únikům, zaručení spravedlivé rovnováhy při ochraně investorů a dodržování sociálních i zdravotních norem. Významným faktorem je i zvýšení tlaku na náhrady škod za negativní vnější dopady.

Nedávno jsme projednávali usnesení o požárech v textilních továrnách v Bangladéši. I tento projednávaný návrh zdůrazňuje dodržování bezpečnostních opatření a sociálních práv ve třetích zemích, kde působí podniky Evropské unie.

Předložený materiál považuji za výrazný posun potřebným směrem a je třeba zajistit, aby byl důsledně realizován všemi subjekty, včetně Evropské komise.

 
  
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  Nicole Sinclaire (NI). - Mr President, corporate social responsibility is a policy concept whereby businesses self-regulate in order to operate in an ethical and sustainable manner in order to understand and meet the needs and expectations of all stakeholders. In this report, however, this concept has been transformed into a jumble of slogans and key words seemingly intended to tick all the right boxes without explaining how exactly anything is to be actually achieved.

The concept of self-regulation has gone from this report and has seemingly been replaced by vague calls for Commission strategies, Commission guidelines, even concrete proposals from the Commission for the implementation of corporate socially responsible practices. The rapporteur – even if now he wants businesses, enterprises, to be responsible for solving social issues caused by the economic crisis – believes that the economic crisis has shaken employees’ faith in corporations to meet their pension obligations. No, Mr Howitt, it is the EU and the eurozone crisis that has done that.

This report flits from subcontracting to low carbon technology and to gender equality in the blink of an eye. The rapporteur calls for the launch of a new EU initiative on advancing materiality. He wants the EU to back a proposal for a UN convention on corporate responsibility. More bureaucracy is the last thing that businesses need at this time. The report refers to short-term thinking in Brussels in one breath and with the next it calls on the Commission to show leadership. It takes a concept based on self-regulation by wide, diverse and economic actions in 27 Member States and seeks to turn it into an EU competence where one size will not fit at all. It reads like a student manifesto, a first-year student manifesto.

 
  
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  Tadeusz Zwiefka (PPE). - Panie Przewodniczący! Społeczna odpowiedzialność przedsiębiorstw to dobrowolne, wykraczające poza minimalne wymogi prawne uwzględnianie przez przedsiębiorstwa problematyki społecznej i środowiskowej w swojej działalności komercyjnej i w stosunkach z zainteresowanymi stronami. Podstawowym założeniem społecznej odpowiedzialności przedsiębiorstw jest odpowiedzialne i etyczne postępowanie biznesu względem grup społecznych, na które oddziałuje, z możliwie największym poszanowaniem środowiska naturalnego. Taka jest definicja i proponuję, abyśmy przy tej definicji zostali. Wartością dodaną, jaką niesie ze sobą społeczna odpowiedzialność przedsiębiorstw, jest jej elastyczność – to, że przedsiębiorstwa mogą dostosowywać plany i pomysły w tym obszarze do swoich strategii biznesowych, tym samym jeszcze korzystniej wpływając na środowisko, w którym funkcjonują.

Dlatego też cieszę się, że omawiane dzisiaj sprawozdania przede wszystkim zachęcają do uwzględniania społecznej odpowiedzialności przedsiębiorstww strategiach biznesowych, wskazując na różnorodne możliwości jej stosowania i korzyści, jakie niesie dla obu stron. Jednocześnie uważam, że zbyt duża ingerencja legislacyjna w ten obszar byłaby niewskazana, jeżeli weźmiemy pod uwagę stale rosnący procent przedsiębiorstw, które same z siebie są tą odpowiedzialnością zainteresowane. Zachęcajmy, nie zniechęcajmy! Nie zmuszajmy!

Myślę także, że musimy w końcu wyzbyć się takiego założenia, że działalność przedsiębiorców, tych mniejszych i tych większych, zawsze stoi w sprzeczności z interesami lokalnej społeczności i zagraża środowisku naturalnemu. Nie demonizujemy europejskiego biznesu. Praktyka pokazuje, że przedsiębiorców nie trzeba namawiać czy przymuszać, by prowadzili swoją działalność w oparciu o zasady przejrzystości i zrównoważonego rozwoju. Zasada bowiem jest jedna: im większe zaufanie do danego biznesu, tym oczywiście większe zyski, a strategia społecznej odpowiedzialności przedsiębiorstw okazuje się być bardzo dobrym tego przykładem.

 
  
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  Sergio Gaetano Cofferati (S&D). - Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Commissario, se domani l'Aula voterà i testi delle due relazioni che stiamo commentando, sul tema della responsabilità sociale questo Parlamento avrà fatto il passo in avanti più significativo da quando, vent'anni or sono, esattamente Jacques Delors nel Libro bianco indicò per la prima volta questa somma di azioni come azioni necessarie a dare qualità e prospettiva al sistema produttivo europeo.

Sono importanti credo le novità che sono contenute e che sono già state in larga parte indicate, a cominciare da quella che riguarda il superamento dell'adesione volontaria. Il tema non è più quello di garantire alle imprese di recuperare o di farsi una reputazione, ma quello di utilizzare queste politiche per avere un rapporto positivo con la comunità e le sue articolazioni, una comunità nella quale le imprese operano.

Allora anche gli elementi di merito che sono stati introdotti hanno un loro valore. La definizione della governance d'impresa come elemento di valutazione della responsabilità sociale, visto che non tutte le organizzazioni danno segno esplicito di responsabilità. L'individuazione di anomalie: l'uso di bonus individuali per la retribuzione dei dipendenti o dei dirigenti, soprattutto in situazioni di crisi, non è un comportamento responsabile da parte di nessuna impresa. Il rispetto, la lealtà nelle politiche fiscali, ad esempio, è un altro elemento di valutazione: quando c'è questa lealtà siamo di fronte ad un comportamento che va apprezzato e dunque rientra nell'ambito dei temi che stiamo discutendo.

L'informazione sulla catena degli appalti è molto importante, così come è importante, io credo, il coinvolgimento preventivo delle parti sociali. Gli stakeholders devono essere considerati tutti allo stesso livello, con gli stessi diritti, ed è importante che ognuno di loro si senta coinvolto nel rapporto con l'impresa. Ma è evidente che le parti sociali, le Istituzioni da un lato, e chi rappresenta il lavoro, dall'altro, hanno bisogno di informazioni preventive e sistematiche. È molto utile che sia stata ipotizzata l'etichetta europea della responsabilità sociale: noi dobbiamo premiare chi sceglie di impegnarsi su questo versante e lo fa con lealtà verso i suoi interlocutori.

Da ultimo, vorrei dire che trovo di grande interesse la proposta che è contenuta nelle relazioni di sollecitare la Commissione ad una proposta legislativa sulle informazioni non finanziarie delle imprese. In momenti di difficoltà come quello che stiamo attraversando, quando un'impresa è in difficoltà perché non ha attività produttiva, perché subisce gli effetti della crisi, se ha fornito per tempo l'andamento del suo stato di salute, se ha dato a tutti i suoi interlocutori le informazioni per conoscere, sarà più semplice la gestione di qualsiasi processo di ristrutturazione. Allora, un atto legislativo che consenta di far diventare questa prassi una prassi consolidata può essere l'ulteriore elemento di novità positiva al quale andiamo incontro.

 
  
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  Nadja Hirsch (ALDE). - Herr Präsident! Die beiden Berichte, die uns vorliegen und über die wir morgen abstimmen werden, können entweder ein gutes Signal sein an die Unternehmen, die bereits jetzt schon aktiv sind und CSR betreiben, oder aber es kann auch der Anfang vom Ende sein. Denn was in dieser gesamten Diskussion immer klar wird, ist, dass es sehr viele Vermischungen gibt. Natürlich ist es überhaupt nicht akzeptabel, dass Gesetze gebrochen werden. Wenn sich ein Unternehmen nicht an Umweltstandards hält, nicht an Arbeitsbedingungen, dann ist das nicht akzeptabel und nicht tolerabel. In Ländern, in denen es so etwas noch gar nicht gibt, ist die nationale Regierung aufgefordert, diese Gesetze zu erlassen.

Ich glaube aber, dass es ein absoluter Fehler ist, wenn wir vom Europäischen Parlament uns hier hinstellen und sagen: Wir brauchen einen legislativen Vorschlag seitens der Europäischen Union. Es kann nicht sein, dass etwas, was freiwillig ist, und zwar – und davon sprechen wir eigentlich bei CSR – freiwillig on top, vorgeschrieben wird. Das kann nicht sein! Diese Differenzierung vorzunehmen, ist insofern ein ganz essenzieller Teil in dieser Diskussion. Deswegen sprechen wir uns als Liberale auch ganz klar dafür aus, dass es nicht sinnvoll ist, hier legislativ mit Verpflichtungen oder Gesetzen sogar die Innovation zu hemmen. Denn letztendlich ist es doch genau der Punkt: Die Unternehmen, die jetzt schon aktiv sind, die hier gute Beispiele bringen, die tatsächlich CSR in ihre Strategie eingebunden haben, haben doch auch einen Marktvorteil. Die können doch auch ihre Kunden davon überzeugen. Wenn wir aber jetzt alles gleich machen, alles vorschreiben, auch den Unternehmen die Flexibilität nehmen – denn was ist denn das richtige soziale Engagement? Auch das kann man an dieser Stelle fragen – dann nehmen wir genau diesen Unternehmen den Wettbewerbsvorteil und erreichen vielleicht genau das Gegenteil. Denn diese Unternehmen werden bestraft. Die werden nicht mehr hervorgehoben, sondern es wird alles ein Einheitsbrei werden und sehr nivelliert.

Insofern sprechen wir uns als Liberale Fraktion sehr wohl dafür aus, dass Unternehmen der sozialen Verantwortung nachkommen, Gesetze auch nicht brechen dürfen, aber das on top freiwillig bleiben muss.

 
  
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  Malika Benarab-Attou (Verts/ALE). - Monsieur le Président, chers collègues, notre rapport en commission de l'emploi et des affaires sociales évoque la nécessité d'appliquer le principe de responsabilité sociale des entreprises à chaque étape de la chaîne de production, tant pour les filiales que pour les fournisseurs. Il recommande également une transmission d'informations plus systématique de la part des entreprises concernant leurs activités au niveau social et environnemental. Mais il évite de mentionner le point le plus important pour nous, c'est-à-dire l'urgence de rendre la RSE juridiquement obligatoire sans cadre législatif contraignant. Les entreprises ne s'exposent à aucune sanction et suivent de manière aléatoire leur responsabilité sociale et environnementale.

Mes amendements faisant référence, de près ou de loin, à la mise en place progressive de normes contraignantes, de mesures obligatoires ou encore de mécanismes de contrôle efficaces en matière de RSE n'ont pas été pris en compte.

Ce rapport nous paraît donc trop faible, à nous, écologistes, à l'instar, d'ailleurs, de la méthode de communication de la Commission concernant la stratégie 2011-2014 pour la RSE. En effet, depuis sa communication de 2002, la Commission européenne a pris de moins en moins d'engagements en la matière. Nous ne pouvons pas fermer les yeux sur ce recul de la Commission. C'est pourquoi notre groupe s'abstiendra sur ce rapport de la commission de l'emploi et des affaires sociales.

Enfin, il n'est pas pertinent d'avoir deux rapports de deux commissions parlementaires différentes sur le même sujet. Cela crée de la confusion et débouche sur des prises de position parfois contradictoires. À l'avenir, veillons à assurer une cohérence dans la distribution de nos rapports au sein du Parlement européen.

 
  
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  Paul Murphy (GUE/NGL). - Mr President, Shakespeare wrote a play at the end of 1598 entitled ‘Much Ado About Nothing’. He obviously was not writing about CSR, which had not been invented in his day, but he could have been, because when you look at the actual actions of big business as opposed to their lofty corporate social responsibility declarations, the gap is very large.

Let me give two illustrations, examples, to prove the point. The Spanish clothing giant Inditex, for instance, states in its CSR code of conduct that manufacturers and suppliers shall provide a safe and healthy workplace for their employees, including fire prevention. Inditex used the Bangladesh factory as a supplier, the factory where seven workers were burnt to death because they were locked in and unable to escape.

Unfortunately, it is not alone. In a similar way, Shell produces sustainability statements every year. It does not stop them trying to process and dry raw, untreated gas close to peoples’ homes in the West of Ireland. It did not stop them engaging in extremely dirty activities in Nigeria, polluting water for thousands, being implicated in the killing of the Ogoni Nine, including Ken Saro-Wiwa.

For companies like Shell, CSR is a greenwashing tactic while they continue to rake in the profits at a staggering rate of EUR 2.5 million an hour in 2011. These multinationals will always put the pursuit of profit ahead of any voluntary CSR commitments. Therefore, as a minimum, they should be mandatory, legally binding and enforceable, but really we need democratic public ownership to ensure major corporations act in a socially responsible way.

 
  
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  Димитър Стоянов (NI). - Г-н Председател, до голяма степен ще се съглася с преждеговорившите колеги от северните страни, че корпоративната социална отговорност на фирмите е един доброволен акт. Но имайте предвид, колеги, че ако такава съществува във Вашите страни като традиция от дълги години и самият пазар налага съответните фирми да имат такава отговорност, в южните и в източните страни, като примерно в моята страна България, това не е факт.

Затова смятам, че корпоративната социална отговорност, която има много голяма роля и може да даде много голям продукт под формата на допълнително осигуряване, на допълнителна храна, на облекчаване на живота на работниците, е важна. Но тя, както Вие казахте и аз се съгласявам с Вас, не трябва да бъде налагана в никакъв случай, а трябва да се търсят основно данъчни или други стимули, които да стимулират фирмите сами да приемат тези мерки.

За колегите социалисти от другата страна на залата: не забравяйте — изчезнат ли фирмите, изчезва въобще социалният елемент.

 
  
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  Csaba Őry (PPE). - Az Európai Parlament 2007-ben és 2011-ben is már határozatával felszólította az Európai Bizottságot, hogy fejlessze tovább a vállalatok társadalmi felelősségvállalására vonatkozó politikáját. A Bizottság a legutóbbi közleményében most európai gondolkodásba ágyazza a felelősségvállalást. Ez mindenféleképpen üdvözlendő és jó lépés, javítja a kommunikációt. Egyetértek Howitt úrral, a jelentéstevővel abban, hogy a társadalmi felelősségvállalás rendkívül fontos az üzleti bizalom helyreállításához, a fenntartható gazdasági fellendüléshez, különösen most, amikor válság van. A felelős vállalkozások számos módon bizonyságot tehetnek kötelezettségvállalásukról, létrehozhatnak fiataloknak új munkahelyeket, egészségvédelmet kiteljesíthetik, nyugdíjrendszerekben közreműködhetnek, kizsákmányoló munkahelyi gyakorlatokat visszaszoríthatnak, fogyatékkal élők számára speciális lehetőségeket hozhatnak létre. Hosszan-hosszan lehet sorolni. Amit a Néppárt mindenképpen hangsúlyozni akar, hogy ez a vállalatoknak egy önkéntes tevékenysége kell, hogy legyen. Önkéntes tevékenység. A vállalat tudja eldönteni azt, hogy mi az, amit meg tud tenni úgy, hogy még rentábilisan működjön, mert az is lényeges, hogy rentábilisan működjön.

Az antiszociális magatartás, a jogszabályok megsértése az más kérdés. Vannak a fórumok, az intézmények, meg kell követelni a normáknak a betartását, de nem lehet mindent megoldani a társadalmi felelősségvállalással. Azt tudom mondani Howitt úrnak, hogy a kevesebb valószínűleg több lett volna ebben az esetben, hisz nem lehet minden egyes területet, a környezetvédelemtől kezdve a nemzetközi jogi normák ratifikálásáig és betartásáig, a különféle befektetői politikáktól a kollektív tárgyalásokig, mindent ezen a réven megoldani. Azt gondolom, hogy célszerűbb lett volna a leglényegesebb elemekre koncentrálni és kérem, hogy azokat a kompromisszumokat, amiket nagy nehezen sikerült megkötni, azokat tartsuk be a holnapi szavazásnál.

 
  
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  Kinga Göncz (S&D). - A vállalatok társadalmi felelősségvállalása nem a gazdasági prosperitás időszakának luxusa. Krízis idején, a krízis hatásainak csökkentésében talán még fontosabb. A társadalom és a vállalatok kölcsönös érdeke is. A továbblépéshez mindenekelőtt arra van szükség, hogy a cégek társadalmi hozzájárulása átlátható legyen. Amikor a fogyasztó választ, az ár mellett a cégek erkölcsi értékét is mérlegre teszi. Fontos az is, hogy a cégek ne csak olyan programokat támogassanak, amelyekkel a számukra fontos közönséget érik el, hanem ennél hosszabb távú társadalmi célokat tűzzenek ki. Olyan CSR stratégiát dolgozzanak ki, amely segíti az EU 2020 stratégiájának megvalósulását is. Külön szeretném hangsúlyozni a vállalati hozzájárulás szerepét a társadalmi befogadás, az ifjúsági garancia területén, gyakornoki helyek, munkahelyek létrehozásának szükségességét a fiatalok, köztük a halmozottan hátrányos fiatalok számára is, romák, fogyatékossággal élők számára. Vannak képzési kezdeményezések, de általánossá kell tenni a társadalmi felelősségvállalás, a felelős menedzsment ismeretek oktatását is.

 
  
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  Eva Lichtenberger (Verts/ALE). - Herr Präsident, liebe Kolleginnen und Kollegen! Soziale Verantwortung und Nachhaltigkeit sollten eigentlich eine Selbstverständlichkeit für Unternehmen sein. Dies ist aber leider schon lange nicht mehr der Fall, wie auch die Finanzkrise deutlich gezeigt hat. Der Berichterstatter hat mit Recht darauf hingewiesen, dass eine der Grundfragen in dieser ganzen Geschichte die nach Freiwilligkeit oder Verpflichtung ist.

CSR kann und darf sich aber nicht in Hochglanzbroschüren mit geschönten Zahlen erschöpfen. Das sei all jenen ins Stammbuch geschrieben, die CSR in erster Linie als Werbemittel ohne realen Hintergrund betrachten und sie auch dazu missbrauchen wollen.

Umweltschutzerklärungen und soziale Informationen von Unternehmen müssen aber auch transparent sein. Da gibt es leider noch viel aufzuholen und zu verbessern. Hier verlangen wir einen Vorschlag vonseiten der Kommission, um hier endlich einen Schritt weiterzukommen und Vergleichbarkeit herzustellen. CSR muss nämlich nicht nur verstanden, sondern auch gelebt werden. Nachhaltiges Wirtschaften und soziale Verantwortung sind etwas anderes, als Dinge in Broschüren zu versprechen, die man gar nicht einzuhalten gedenkt.

 
  
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  Franz Obermayr (NI). - Herr Präsident! Das letzte Jahrzehnt hat besonders den Mangel an sozialer Verantwortung in Teilen der Wirtschaft verdeutlicht, und insofern ist auch jedweder Ansatz zu unterstützen, der die Verantwortung von Unternehmen für die Auswirkung auf die Gesellschaft erhöht. Wie sind allerdings diese Forderungen im Lichte eines allgegenwärtigen Lobbyismus zu sehen? In sogenannter beratender Funktion zeigen eben Unternehmen zum Teil sehr wenig Verantwortung für die Gesellschaft. Im Besonderen ist es unlängst durch den Vorschlag zur Konzessionierung der kommunalen Daseinvorsorge, eben der Wasserversorgung, in Erscheinung getreten. Ich frage mich: Warum sind Vertreter großer Wasserkonzerne hier als Berater beteiligt gewesen? Warum soll das Allgemeingut Wasser zum Spekulationsgut werden? Wo bleibt hier die geforderte gesellschaftspolitische Verantwortung?

Man muss also nicht weit blicken, um Verbesserungspotenzial zu sehen. Es fängt bereits hier in diesem Hause an.

 
  
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  Thomas Mann (PPE). - Herr Präsident! Die soziale Verantwortung von Unternehmen hat viele Facetten. Zahlreiche mittelständische Betriebe setzen CSR seit Jahren um, sponsern Fußballvereine um die Ecke, sorgen für Betriebskindergärten, fördern Schulpartnerschaften in der Region, richten Sportzentren für die Beschäftigten ein, und viele große Unternehmen, nicht alle, schaffen umweltfreundliche Fahrzeuge an, transportieren kostenlos Medikamente in Entwicklungsländer, fördern gesellschaftliches Engagement in Kunst und Musik. So schaffen sie positive Anreize für andere, sich genauso sozial zu engagieren.

Unternehmen aller Größenordnungen schauen heute und auch morgen zu, wenn wir abstimmen und entscheiden, ob wir weiterhin das freiwillige Engagement haben wollen oder eine Verpflichtung. Im Kompromiss steht nicht, ob es sich um Freiwilligkeit handelt oder ob es künftig um Zwang gehen soll. Wer sich zu CSR bekennt, muss die Regeln natürlich konsequent einhalten, in der EU genauso wie in den Entwicklungsländern.

Ich erinnere an die Debatte im Januar-Plenum, als es um die Verantwortung für die verheerenden, Menschenleben kostenden Brände in Textilbetrieben ging. Wo immer Missstände herrschen und Zusagen ignoriert werden, muss dass publik gemacht und vor allem verfolgt werden. Unternehmen dagegen, die CSR konsequent einhalten, erwerben sich auch zu Recht das Vertrauen der Kunden und die Akzeptanz der Gesellschaft.

Dieses wohltätige Engagement darf nicht bestraft werden. Ich meine, das Prinzip der Freiwilligkeit muss Bestandteil der CSR-Definition bleiben, und hoffe, dass Kommissar Barnier dies im März genauso sieht.

 
  
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  Evelyn Regner (S&D). - Herr Präsident! Unternehmen sind Teil der Gesellschaft, also haben sie auch eine Verantwortung gegenüber der Gesellschaft. Sie schaffen Arbeitsplätze und sind die Motoren der europäischen Wirtschaft. Wie ganz klar im Bericht meines Kollegen Richard Howitt herausgestrichen wird, ist die Verwirklichung der sozialen Verantwortung nach außen eine unabdingbare Voraussetzung, um glaubhaft die Fehler der Vergangenheit zu beseitigen und das verloren gegangene Vertrauen in Europas Wirtschaft wiederherzustellen.

Der Bericht meines Kollegen Baldassarre stellt klar, dass durch höhere Transparenz und durch die Integration der CSR in Kernpolitiken europäischer Unternehmen negative Auswirkungen von Unternehmenstätigkeit den Unternehmen aufgezeigt, abgefedert und womöglich – und in erster Linie hoffentlich – vermieden werden können. Faire Löhne, gute soziale Absicherung der Mitarbeiter und hohe Gesundheitsvorschriften gehören für mich dazu. Nur unter Berücksichtigung des sozialen Beitrags, den die Unternehmen an die Gesellschaft leisten, kann es jemals zu einem nachhaltigen und nicht nur kurzfristigen Aufschwung der europäischen Wirtschaft kommen.

Mit den zwei vorliegenden Berichten ist die Position des Parlaments zur CSR-Strategie ganz klar. Wir fordern höhere Transparenz und mehr Offenlegung, die nicht auf finanzielle Aspekte beschränkt ist, sondern wollen von Ihnen, Herr Kommissar, einen Legislativakt für Berichterstattung über die Einhaltung sozialer und ökologischer Standards.

Wichtig ist mir auch die Klarstellung, dass europäische Unternehmen auch eine gewisse Verantwortung für das Verhalten ihrer Subunternehmer tragen. Wenn alle Unternehmen ihre Produktionsstandards offenlegen müssten, würde ein viel größerer öffentlicher Druck erzeugt werden, der die big player in den Branchen dazu zwingen würde, sich an IAO-Standards zu halten und so eine bessere und fairere Welt zu schaffen.

 
  
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  Heinz K. Becker (PPE). - Herr Präsident, Herr Kommissar! Soziale Verantwortung von Unternehmen verstehe ich, wie es auch die Kommission schon einmal ausgedrückt hatte, als Teil jenes Werterahmens, mit dem wir in Europa ein nachhaltiges Wirtschaftssystem schaffen wollen. Das inkludiert auch die Wettbewerbsfähigkeit, wie der Bericht meines Kollegen Baldassarre sehr präzise darlegt. Ich schließe mich in diesem Zusammenhang ganz besonders den Worten von Thomas Mann und auch von Frau Hirsch an, die präzise den Wert der Freiwilligkeit und die Nachteile der Regulierung bis zur Überregulierung darlegten.

Wir stehen hier in einer Situation, in der wir, glaube ich, begleitend kontrollieren wollen, dass nicht Zwänge, speziell für kleine und mittlere Unternehmen, die Folge der neuen Regelungen darstellen, weil diese die wirtschaftliche Sicherheit dieser Unternehmen gefährden können. Es beinhaltet einfach den Schutz vor überbordender administrativer Aufwendigkeit. Gerade die kleinen und mittleren Unternehmen sind es, die soziale Verantwortung nachweislich leben: mit ihren Mitarbeitern, in ihrer Umwelt, in der Gesellschaft. Und das soll bewahrt werden.

Die Kommission hat uns einen Bericht vorgelegt, und daraus haben wir als Europäisches Parlament die soziale Verantwortung in den beiden Berichten definiert. Ich erwarte ebenfalls mit großer Spannung den Bericht des Kommissars in einigen Wochen.

 
  
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  Jutta Steinruck (S&D). - Herr Präsident! Nach der heutigen Diskussion möchte ich doch einmal die Frage aufwerfen: Wer bestimmt, was soziale Verantwortung von Unternehmen bedeutet? Diese Frage kann in einer demokratischen Gesellschaft nicht ausschließlich von Unternehmen und Unternehmensverbänden beantwortet werden, sondern diese Frage muss auch von der Gesellschaft als Gesamtes beantwortet werden. Sonst geraten wir in die Gefahr, dass CSR ausschließlich zu Wettbewerbszwecken missbraucht wird.

Die Wirtschaft muss hier endlich in die Pflicht genommen werden, denn das geht nur, wenn Unternehmen OECD-Leitsätze für multinationale Unternehmen einhalten, wenn auch die gesamte Lieferkette betrachtet und eingebunden wird, wenn Unternehmen auch gesetzlich verpflichtet werden, die Produktionsbedingungen offenzulegen. Da steht die EU, da stehen wir in der Pflicht, einen fairen Wettbewerb zu gestalten. Das geht auch nur, wenn alle sich an die gleichen Regeln halten, wenn wir wirklich Vergleichbarkeit haben. Davon profitieren auch die vielen heute genannten ehrlichen Unternehmen, die durch Lohndumping ihrer Konkurrenten vom Markt gedrängt werden.

 
  
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  Regina Bastos (PPE). - Começo por saudar o Sr. Comissário e os colegas relatores pela comunicação e pelos relatórios. Na sociedade moderna em que vivemos, a responsabilidade social das empresas tem capital importância. Essa importância é reforçada no contexto atual da crise económica e sobretudo da crise social que atravessamos. Cada empresa, socialmente responsável nas decisões que toma, tem de ter em consideração a comunidade onde se insere e o ambiente onde opera, tanto a nível ambiental como a nível social. As empresas satisfazem as necessidades dos seus clientes mas devem gerir, simultaneamente, as expectativas dos trabalhadores, dos fornecedores e da comunidade local. E é no seu próprio interesse que o devem fazer, quer no interesse do seu negócio quer para assegurar a competitividade a longo prazo. Queremos uma sociedade coesa e um crescimento económico sustentável. Estou de acordo, contudo, com o carácter voluntário da responsabilidade social das empresas e considero importante que essa responsabilidade social seja amplamente promovida e integrada nas políticas da União Europeia. Para esse efeito, é também crucial aperfeiçoar a transparência das empresas no plano social e ambiental.

Gostaria de terminar sublinhando a importância da responsabilidade social nos programas de ensino e de formação de todos os futuros empresários europeus.

 
  
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  Αντιγόνη Παπαδοπούλου (S&D). - Κύριε Πρόεδρε, εν μέσω μιας σοβούσας οικονομικής κρίσης, με ανυπολόγιστες κοινωνικές επιπτώσεις, οι δύο εκθέσεις έχουν μεγάλη σημασία. Προσεγγίζουν με έναν νέο, σύγχρονο και σφαιρικό τρόπο την πολυδιάστατη έννοια της εταιρικής κοινωνικής ευθύνης και το σύνολο δράσεων που οι σύγχρονες επιχειρήσεις καλούνται να αναπτύξουν.

Στην έκθεση Howitt ζητείται, ανάμεσα σε άλλα, έμπρακτη δέσμευση των εταιρειών για βιώσιμη οικονομική ανάκαμψη με διασφάλιση θέσεων εργασίας για τους νέους, τις γυναίκες, τις ευάλωτες ομάδες, βιωσιμότητα των συντάξεων, αξιοπρεπείς μισθούς και αντιμετώπιση της εκμετάλλευσης, ώστε να διασφαλίζονται εργασιακά και ανθρώπινα δικαιώματα στο εσωτερικό της επιχείρησης. Ζητείται επίσης δραστηριοποίηση των επιχειρήσεων σε κοινωνικές, πολιτιστικές και περιβαλλοντικές δράσεις προς όφελος του κοινωνικού συνόλου σε παγκόσμια κλίμακα.

Στο πλαίσιο του 2013, Ευρωπαϊκού Έτους Πολιτών, για το οποίο είμαι εισηγήτρια, υποστηρίζουμε τον ανοικτό διάλογο με τους πολίτες, ώστε να χτιστούν η εμπιστοσύνη και η διαφάνεια για τον ρόλο των επιχειρήσεων στον 21ο αιώνα. Ζητούμε περισσότερη χρηματοδοτική υποστήριξη από διαρθρωτικά ταμεία των προγραμμάτων εκπαίδευσης και κατάρτισης νέων αλλά και αντιμετώπισης της φτώχειας και του κοινωνικού αποκλεισμού.

 
  
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  Emer Costello (S&D). - Mr President, I want to thank Mr Howitt and Mr Baldassarre for this important report on the need for a European corporate social responsibility strategy. Good corporate social responsibility policies will be indispensable if there is to be a restoration of trust in business and a sustainable economic recovery, and so the Commission’s shift from a purely voluntary approach to CSR to developing an EU wide strategy is, I believe, seminal.

The new emphasis on strengthening and implementing international standards, moving from process to outcome, is a sign of EU determination to maintain social standards in the face of the crisis. CSR must respect fundamental principles and rights such as those specified in ILO conventions, including freedom of association, the right to collective bargaining, the prohibition of forced labour, the abolition of child labour and the elimination of discrimination at work, and these must be respected by subcontractors and supply chains, including those based in third countries.

Finally, I completely endorse the rapporteur’s recommendation on the need for an awareness and education campaign among SMEs that CSR is for all companies.

 
  
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  Lidia Joanna Geringer de Oedenberg (S&D). - Panie Przewodniczący! Opublikowana w 2011 r. przez Komisję tzw. odnowiona europejska strategia 2011-2014 dla społecznej odpowiedzialności przedsiębiorstw to krok we właściwym kierunku, aby wzmocnić i odbudować zaufanie obywateli do europejskich gospodarek. Zaproponowana przez Komisję definicja odpowiedzialności przedsiębiorstwa za jego wpływ na społeczeństwo jest wyważona i dobrze oddaje relacje pomiędzy podejściem dobrowolnym a obowiązkowym do tego zagadnienia.

Zgadzam się ze sprawozdawcą, iż konieczna jest debata nad społeczną odpowiedzialnością przedsiębiorstw w szerszym kontekście, ujmującym dyskusję nad przyszłymi środkami regulacyjnymi. Obywatele liczą na to, iż jasne i przejrzyste reguły postępowań w „biznesowym świecie” ożywią skostniałą gospodarkę, wzbudzą większe zaangażowanie pracowników i zaufanie konsumentów. W konsekwencji mogą przyczynić się także do spadku bezrobocia w Europie. Należy zatem opracować specjalne reguły dla MŚP, stanowiących ponad 90% europejskiej „tkanki” przedsiębiorczości, zachęcające do większego ich zaangażowania w społeczną odpowiedzialność bez dodatkowych barier administracyjnych czy finansowych.

 
  
 

Vystoupení na základě přihlášení se zvednutím ruky

 
  
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  Anna Maria Corazza Bildt (PPE). - Mr President, consumers in Europe will neither accept chocolate produced by children who have to pick cocoa instead of going to school, nor clothes that are produced by women working 15 hours a day.

An increase in consumer awareness means that consumers will want to buy from companies that are acting in a fair and sustainable way as good citizens. It is ultimately consumer empowerment that will encourage responsible business; imposing top-down restriction is not necessarily the best way. Let us keep in mind that any extra costs are ultimately passed on to consumers.

Measures that are shared and owned by stakeholders have a better chance. Structured self-regulation, engaging in dialogue with industry, taking shared responsibility with tough monitoring and reporting requirements, that is the way ahead.

There are examples: industry joining in efforts to combat obesity and diabetes in children via marketing, retailers taking voluntary action against food weight. Is it enough? No. We continue to put pressure...

(The President cut off the speaker)

 
  
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  Csaba Sándor Tabajdi (S&D). - Az Európai Uniónak, így Magyarországnak is be kell vonnia minden olyan tőkét a gazdaság fejlesztésébe, amely az állampolgárok javát szolgálja, modern technológiát honosít meg, munkahelyeket teremt és tisztességes adót fizet. Mindezek mellett az is elvárható a multinacionális vállalatoktól és a pénzügyi szférától, hogy válságos időkben nagyobb felelősséget vállaljanak a társadalomért. Magyarországon azonban az Orbán-kormány vállalati szektorra kivetett átgondolatlan sarcai, különadói eltántorítják a vállalatokat a beruházástól, az új munkahelyek létesítésétől, a társadalmi felelősségvállalás fokozásáról. Nem büntetnünk kellene őket, hanem javunkra kellene fordítanunk a jelenlétükkel járó előnyöket. El kell érnünk, hogy az országunkban jelenlévő multinacionális vállalatok profitjuk jelentős részét Magyarországon fektessék be, legfőképp az oktatásba és a kutatás fejlesztésébe. A profit visszaforgatásával Magyarország versenyképesebb lenne.

 
  
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  Χαράλαμπος Αγγουράκης (GUE/NGL). - Κύριε Πρόεδρε, η λεγόμενη εταιρική κοινωνική ευθύνη, μαζί με την χειραγώγηση των εργαζομένων, συνιστά προσπάθεια να παραδοθεί στην ασύδοτη θέληση των μονοπωλιακών ομίλων η εφαρμογή των όποιων κοινωνικών και εργατικών δικαιωμάτων έχουν απομείνει όρθια.

Δείτε όμως πώς εννοεί η κυβέρνηση στην Ελλάδα αυτήν την πλευρά: για να διασώσει την κερδοφορία των εφοπλιστών, η κυβέρνηση προχώρησε σήμερα σε πολιτική επιστράτευση των ναυτεργατών, ενώ λίγες ώρες πριν είχε στείλει δυνάμεις των ΜΑΤ ενάντια σε χιλιάδες αγρότες. Οι ναυτεργάτες αγωνίζονται ενάντια στο νομοσχέδιο που καταργεί συλλογικές συμβάσεις, κατεδαφίζει την κοινωνική ασφάλιση και ιδιωτικοποιεί λιμάνια. Οι αγρότες αντιστέκονται στην εξόντωσή τους από την ΚΑΠ και την κυβερνητική πολιτική. Προηγήθηκαν η επιστράτευση των απεργών του ΜΕΤΡΟ και η προσαγωγή δεκάδων συνδικαλιστών σε δίκες με χαλκευμένες κατηγορίες.

Η κλιμάκωση του κυβερνητικού αυταρχισμού είναι ο μοναδικός τρόπος για να επιβληθεί η βάρβαρη πολιτική. Επιχειρεί η κυβέρνηση επικαλούμενη και την κοινωνική ευθύνη να επιβάλει τον «νόμο και την τάξη» των μονοπωλίων ενάντια στους εργαζόμενους.

 
  
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  Zbigniew Ziobro (EFD). - Panie Przewodniczący! Wprowadzanie zasad odpowiedzialności społecznej przedsiębiorstw zasługuje na szacunek i poparcie. Jest ono ważnym czynnikiem wpływającym na pozytywne działania przedsiębiorstw w ich otoczeniu tak społecznym, jak i środowiskowym. Trzeba jednak pamiętać, że w warstwie deklaratywnej niektóre z firm i przedsiębiorstw mogą bardzo sprawnie posługiwać się dobrymi praktykami i tymi standardami, które tutaj przywołujemy w naszych deklaracjach, ale z drugiej strony w warstwie praktycznej zapomina się o nich.

Najlepiej świadczy o tym przykład i doświadczenie ostatnich lat z Polski, kiedy duże sieci handlowe o uznanej marce, wkraczając na rynek, unikały poprzez kreatywną księgowość płacenia podatków, jednocześnie rujnując mały i drobny handel. Można tutaj wspomnieć o przykładach dużych firm farmaceutycznych, które stosowały praktyki korupcyjne, wprowadzając wręcz budżet na korupcję, a ich przedstawiciele handlowi korumpowali lekarzy i dyrektorów szpitali, co prowadziło do negatywnych konsekwencji. Jednym słowem, należy wspierać tę działalność w obszarze odpowiedzialności społecznej, ale też trzeba pamiętać o przestrzeganiu norm prawnych, które muszą temu towarzyszyć.

 
  
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  Elena Băsescu (PPE). - Încep şi eu prin a-l felicita pe colegul meu, domnul Baldassarre, pentru acest raport. În ultimii ani, responsabilitatea socială a întreprinderilor a devenit un subiect aflat tot mai des în atenţia mediului privat, autorităţilor şi societăţilor. Consider că, dacă este aplicată şi practicată corect, RSI poate avea o contribuţie majoră la reinstaurarea încrederii pierdute în Uniune. Susţin introducerea noii definiţii propuse de Comisie. RSI trebuie să fie dirijată în principal de întreprinderi pe baza posibilităţilor proprii, care să fie sprijinite de către autorităţile publice.

În România, ca de altfel în majoritatea economiilor emergente, responsabilitatea socială a întreprinderilor este încă într-un stadiu incipient. Cu toate acestea, multe dintre companiile lider în acest domeniu înţeleg valoarea unei strategii robuste RSI.

 
  
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  Vasilica Viorica Dăncilă (S&D). - 42% dintre consumatori consideră că o companie ar trebui să fie parţial sau integral responsabilă de rezolvarea problemelor sociale ale comunităţii în care activează, iar 49% dintre consumatori ţin cont de aspecte legate de ecologie atunci când cumpără un produs. Întreprinderile trebuie să ţină cont de aceste aspecte şi să adopte un comportament responsabil faţă de oameni, planetă şi profit, dar şi să vizeze măsuri sociale, precum formarea profesională, reconcilierea vieţii de familie cu viaţa profesională şi condiţii de muncă adecvate.

Consider că responsabilitatea socială a întreprinderilor este şi trebuie să rămână un element important de dezvoltare strategică, dar şi o prioritate în procesul de creştere a întreprinderilor, indiferent de mărimea şi tipul activităţii lor. Pe de altă parte, standardele şi modelele de responsabilitate socială ar putea reprezenta o soluţie la problemele cu care se confruntă IMM-urile.

 
  
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  Jaroslav Paška (EFD). - Rokujeme dnes o sociálnej zodpovednosti podnikov, o ich transparentnom správaní, ako aj o ceste k udržateľnej a inkluzívnej obnove. Reálna situácia vonku, za bránami Parlamentu, je však taká, že malí a strední podnikatelia zatvárajú svoje podniky, drobní živnostníci rušia svoje živnosti a spolu s ďalšími občanmi, ktorí prišli o zamestnanie, sa hlásia o podporu na úradoch práce. Veľkí zamestnávatelia, ktorí chcú prežiť a udržať svoju produkciu, postupne sťahujú výrobné kapacity z Európy do iných krajín sveta. Európa už takto prišla o mnohé sklárne, cukrovary, lodenice, železiarne, automobilky a naši občania prišli o pracovné príležitosti. Vo vytváraní nových pravidiel, zavádzaní a predpisovaní nových administratívnych postupov sme asi najkreatívnejšou komunitou na svete a pri našom prílišnom zaujatí nám akosi uniká skutočnosť, že v takomto prostredí už ani naši stabilní zamestnávatelia nechcú zotrvať a postupne presúvajú svoje kapacity do Ázie, Južnej Ameriky či do Ruska.

 
  
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  Inês Cristina Zuber (GUE/NGL). - A questão que se coloca é: em tempos de crise quais é que são verdadeiramente os principais problemas dos trabalhadores – diminuição dos salários, incumprimento dos contratos coletivos de trabalho por via da imposição da desregulamentação do horário e tempo de trabalho, despedimentos e deslocalizações desnecessários que só servem para engordar os lucros dos empresários, ou seja, o debate está inquinado. O que é necessário hoje não são declarações de boas intenções e vontade mas apenas o cumprimento estrito das obrigações legais das empresas ao nível dos direitos laborais, de proteção social, das condições de trabalho, de saúde e segurança no trabalho, e é dever dos Estados assegurá-lo. Os trabalhadores não exigem, nas lutas que travam diariamente, qualquer responsabilidade social das empresas, apenas querem o cumprimento e respeito pelos seus direitos e isso para já seria suficiente.

 
  
 

(Konec vystoupení na základě přihlášení se zvednutím ruky)

 
  
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  Antonio Tajani, Vicepresidente della Commissione. − Signor Presidente, onorevoli deputati, la partecipazione di un così gran numero di oratori in seduta notturna, che si sono espressi sul tema della responsabilità sociale d'impresa, dimostra quanto questo argomento sia importante per tutti quanti noi. Quanto sia importante per noi costruire un'Europa che non sia soltanto quella delle banche, quella della moneta, quella degli interessi, ma sia per noi fondamentale costruire anche l'Europa dei valori.

L'impresa è un valore, l'impresa è un valore se è intesa non soltanto come una realtà dove c'è un imprenditore che investe, ma dove accanto all'imprenditore ci sono i lavoratori, ci sono i suoi collaboratori, c'è il territorio dove opera quest'impresa, territorio che l'impresa deve rispettare. Quindi la tutela dell'ambiente è un altro valore, la collaborazione tra lavoratori e datore di lavoro è un altro valore. Insomma, noi stiamo facendo una scelta forte perché ci stiamo ponendo alla guida di questa azione a favore della responsabilità sociale d'impresa.

È chiaro che le tante argomentazioni che sono emerse dal dibattito di questa sera dimostrano anche una differenza di vedute, una differenza di opinione tra chi vorrebbe una scelta di tipo normativo obbligatoria per tutti e chi invece è più flessibile e preferisce una scelta non vincolante per le imprese. Io credo che, in questo momento, la scelta più opportuna sia quella che supera questa divisione che è emersa, come ho detto nel corso del mio primo intervento, dalle relazioni dell'on. Howitt e dell'on. Baldassarre e che in sostanza sono in sintonia con la posizione espressa dalla Commissione europea.

Credo che in questa direzione si debba procedere e credo che il Parlamento farà bene ad approvare i testi di cui stiamo discutendo questa sera, che rappresentano certamente un passo in avanti, ma soprattutto dimostrano che l'Europa è soprattutto un valore, che l'Europa è anche fatta di ideali che si trasformano in azioni concrete per dimostrare che i valori fondanti la nostra Unione si possono concretamente vivere anche nel mondo del lavoro, anche nelle imprese. E questo credo che possa, in un momento di crisi, rasserenare tutti quanti noi.

 
  
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  Raffaele Baldassarre, relatore. − Signor Presidente, onorevoli colleghi, io naturalmente ringrazio tutti i colleghi che sono intervenuti con le loro considerazioni, suggerimenti, riflessioni, valutazioni, sia di natura positiva sia le critiche che pure sono state espresse.

Io credo che il punto fondamentale sia la consapevolezza che le imprese hanno e devono avere sempre di più del ruolo sociale che svolgono nel territorio e nell'area in cui si muovono. La consapevolezza del loro impatto nella società, che poi può esprimersi nei vari aspetti che pure sono stati indicati: i diritti umani, i diritti del lavoro, appalti pubblici, maggiore trasparenza, accordi commerciali più equi, retribuzioni, bonus assolutamente inappropriati in determinate condizioni di crisi e di difficoltà. Tutto questo rappresenta un'estensione della responsabilità sociale nella consapevolezza, prima di tutto, delle imprese che essere socialmente responsabili, che avere questa sensibilità è un vantaggio, è uno strumento di miglioramento anche dei propri profitti, della propria capacità di porsi nel mercato, della propria capacità di essere nella società.

Se c'è questa consapevolezza abbiamo vinto la scommessa, non imponendo obblighi. Quindi l'approccio volontaristico è assolutamente necessario, poi corredato sicuramente da un aspetto regolamentare che però non deve avere lo scopo di imporre ancora oneri burocratici e amministrativi – oltre naturalmente alle leggi che vanno rispettate – di cui francamente le imprese europee sono già abbastanza oberate. Questo meccanismo può certamente portarci ad una consapevolezza e ad un ruolo sia da parte dei legislatori sia da parte delle imprese, e credo che il cammino segnato dalla Commissione nelle parole espresse questa sera dal Commissario Tajani sia la linea giusta da seguire.

 
  
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  Richard Howitt, rapporteur. − Mr President, I am glad that Mr Grzyb referred to the Respect Index in Poland. The socially responsible investment (SRI) sector and indices do have an important role to play, but what I point out is that mainstream investors are changing, and are now drivers for this agenda.

I agree with Mr Lange, Ms Grèze, Ms Dăncilă, quoting Bangladesh and Guatemala and Nigeria, that we must never forget the victims of corporate abuse. Indeed, in our vote tomorrow, the sensitive issue of access to justice should not be forgotten.

As far as Ms Sinclaire is concerned, talking about supposedly vague guidelines, the guidelines on the ICT sector on extractive industries and employment agencies, and indeed on small businesses, brought forward by Commissioner Tajani and his staff are not vague at all, they are rather helpful.

Although I agree with Mr Bicep and others that responsible business must be for all sizes of company, I place on record my agreement with all those who say there must be special protection for small and medium-sized enterprises. No one wants unnecessary administrative burdens.

To Ms Benarab-Attou, who says that we should not need two committees to work together, if companies can work with many stakeholders, two committees of this Parliament can work together.

To Ms Göncz, who says we should talk about morality: we should, just as Mr Tajani and Mr Becker talk about values. We should not be frightened to utter these words.

Ms Bildt says consumer empowerment is important. She is right, but disclosure will empower consumers. I particularly praise the emphasis on increased attention on the social dimension and on transparency from not only the centre-right – Ms Bastos and Mr Boulland – but also the centre-left – Ms Regner, Mr Steinruck and myself. I am pleased with that consensus.

Finally, Mr Murphy talks about one Shakespeare play. I think we should be about quantifying CSR. I say to you, ‘Measure for Measure’.

Ms Hirsch asks whether this is the beginning of the end. No; CSR is now embedded in the European Union and its institutions. It is the end of the beginning.

 
  
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  Předseda. − Rozprava skončila.

Hlasování se bude konat ve středu 6. února 2013 v 11:30.

Písemná prohlášení (článek 149)

 
  
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  Vilija Blinkevičiūtė (S&D), raštu. Šiuo ekonominio ir socialinio sunkmečio metu ypač svarbu yra skatinti įmonių socialinę atsakomybę tiek Europos Sąjungoje, tiek ir už jos ribų. Įmonių socialinė atsakomybė yra viena iš priemonių, kuri prisideda prie krizės įveikimo ir skatina tvaresnį ekonomikos atsigavimą. Pritariu pranešimo idėjai, kuria raginama įmones apsvarstyti iniciatyvas, kuriomis būtų siekiama išsaugoti ir kurti darbo vietas, ypač skirtas jaunimui, moterims, neįgaliesiems. Nedarbo mastų mažinimas bei užimtumo didinimas šiandien yra svarbiausias ES uždavinys. Šių dienų ekonominiame ir socialiniame kontekste krizės socialinių padarinių švelninimas ir pažangesnių verslo modelių paieška tampa įmonių socialinės atsakomybės dalimi. Kitas susijęs svarbus aspektas yra darbuotojų kvalifikacijos kėlimas ir mokymosi visą gyvenimą darbo vietoje skatinimas. Tai taip pat yra svarbi įmonių socialinės atsakomybės dalis, kurios turime nepamiršti. Kalbėdami apie inovatyvius įmonių socialinės atsakomybės aspektus vis dėlto turime nepamiršti ir pačių pagrindinių šio principo aspektų. Įmonių socialinės atsakomybės pagrindą sudaro iš esmės darbo įstatymų laikymasis, pagarba darbuotojų teisėms bei jų įgyvendinimas praktikoje. Tai apima tinkamų fizinių darbo sąlygų sudarymą, darbo užmokesčio ir išmokų mokėjimą laiku, nustatytų įdarbinimo bei atleidimo procedūrų laikymąsi, darbuotojų duomenų ir privatumo apsaugą. Deja, bet šie klausimai tampa vėl aktualūs krizės kontekste ir ekonominio sunkmečio metu esame priversti grįžti prie įmonių socialinės atsakomybės pagrindų.

 
  
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  Agustín Díaz de Mera García Consuegra (PPE), por escrito. – Estamos viviendo una crisis económica que está paulatinamente minando la confianza de nuestros ciudadanos. En este punto, deberíamos plantearnos qué podemos hacer nosotros para volver a fomentarla. Teniendo en cuenta el alto desarrollo que han adquirido los sectores productivos en la UE, debemos evitar que nuestras empresas cometan errores tan esenciales como no ser transparentes o responsables, o no realizar adecuadamente sus cuentas.

Un ejemplo paradigmático es lo que está ocurriendo actualmente en la localidad soriana de San Leonardo de Yagüe: se trata de la empresa Puertas Norma, que era viable económicamente y que, además, ha sido calificada como «la fábrica más moderna de Europa en su sector desde el punto de vista tecnológico». Estamos ante un caso realmente dramático y duro, ya que se ve involucrada el 41 % de la población activa de la comarca, es decir, hay familias enteras perjudicadas, con la consiguiente despoblación de dicha área rural del interior de España.

Por todo ello, aplaudo la iniciativa del señor Baldassarre, con la que quiere contribuir al desarrollo de una economía social de mercado, luchando para ello contra la irresponsabilidad de las empresas frente a la sociedad, el medio ambiente y los trabajadores, y así garantizar puestos de trabajo y facilitar la recuperación económica.

 
  
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  Martin Kastler (PPE), schriftlich. Corporate social responsibility – der Begriff mag neudeutsch sein, die Idee ist es nicht: Gerade in meiner Heimat Bayern ist soziale Verantwortung von Unternehmen Tradition und daheim. Da muss und kann uns Europa nichts vorschreiben. Entscheidend ist doch, was die Kunden wollen. Politik kann all das nur unterstützen, nicht verordnen. Ich spreche mich gegen jeglichen Versuch aus, wieder mal jeden und alles aus Brüssel regulieren zu wollen – statt aus Vorzeigebeispielen zu lernen. Nicht mit uns, nicht mit der CSU! Berichtspflichten für den Mittelstand etwa untergraben die Freiwilligkeit. Es wäre das Aus für die erfolgreiche Entwicklung des sozialen Unternehmertums der letzten Jahre. Entsprechend falsch ist der gemeinsame Ansatz von Europäischer Kommission und den Linken hier im Europäischen Parlament, verpflichtende CSR-Maßnahmen über die Hintertür einführen zu wollen. Wir in Bayern fordern keine CSR – wir fördern! Knapp 800 Unternehmen sind in der CSR-Plattform „Wirtschaft weiß-blau“ aktiv. KMU profitierten vom Förderprogramm „Gesellschaftliche Verantwortung im Mittelstand“ – knapp 40 Millionen Euro EU-Fördermittel werden dabei bundesweit eingesetzt. Bei uns hat Verantwortung eben Tradition. Wir wissen: CSR zahlt sich aus! Soziale Verantwortung ist ein wichtiger Wettbewerbs- und Standortfaktor. Ganz ohne Bürokratie und Verordnung!

 
  
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  Jaromír Kohlíček (GUE/NGL), písemně. – Sociální odpovědnost podniků je termín, který je poněkud obtížně uchopitelný. Asi každý cítí, že by podniky měly dbát na životní prostředí, snižování spotřeby energie a surovin a měly by vytvářet slušné pracovní prostředí pro pracovníky a zároveň působit odpovědně v místě, kde jsou jejich provozy. K sociálně odpovědnému podniku patří nevyhýbání se daňovým povinnostem a nevyužívání daňových rájů. Naopak neúměrné bonusy, prémie, odměny pro vedoucí pracovníky a samozřejmě i extrémně vysoký rozdíl mezi platy vedoucích pracovníků a ostatních se v sociálně odpovědném podniku nesmějí vyskytovat. Při hodnocení sociální odpovědnosti je třeba prozkoumat také dodavatelský řetězec a exhalace plynné, kapalné i odpady. Je důležité, aby podnikům vycházela vstříc státní administrativa, a to zjednodušováním administrativní zátěže na jedné straně a na druhé straně podporou – prostřednictvím orgánů veřejné správy – šíření povědomí o sociální odpovědnosti podniků včetně výměny zkušeností. Troufám si za součást sociálně odpovědného chování podniků označit i ambiciózní strategii vzdělávání, ať už stávajících nebo nových pracovníků.

Vítám snahu Komise o zlepšení stávajících nástrojů prostřednictvím kodexu daných postupů v dané oblasti. V této souvislosti je důležité podpořit iniciativu Enterprise 2020 sítě CSR Europe. Také evropský certifikační systém pro podniky a partnerství s možností zavedení evropské sociální značky představuje krok správným směrem.

 
  
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  Iosif Matula (PPE), în scris. Întreprinderile europene sunt puse în perioada actuală în faţa unor grele încercări din cauza crizei, a procesului accelerat de globalizare şi a fenomenului schimbărilor climatice. Răspunsul la aceste provocări presupune concentrarea eforturilor în vederea creşterii responsabilităţii sociale a întreprinderilor în ceea ce priveşte impactul pe care îl au asupra societăţii. Prin responsabilitate socială, întreprinderile urmăresc clădirea de relaţii durabile cu angajaţii şi clienţii, pentru a dezvolta modele de afaceri pe termen lung. Parteneriatul social creat implică drepturi şi obligaţii pentru ambele părţi. Întreprinderile se concentrează asupra respectării drepturilor colective ale angajaţilor şi contribuie la incluziunea grupurilor vulnerabile, insistând pe formarea şi specializarea lucrătorilor. Responsabilitatea socială are şi o abordare de jos în sus. Angajaţii şi consumatorii apără interesele întreprinderilor, combat discriminarea şi munca la negru şi sunt responsabili pentru mediul lor de muncă. Subliniez aici un exemplu tot mai frecvent întâlnit în întreprinderile din UE, prin care muncitorii renunţă la ore din programul de muncă pentru a-i feri pe colegii lor de concediere. În prezent, în ceea ce priveşte lucrările publice, IMM-urile sunt slab reprezentate. Responsabilitatea socială a autorităţilor publice, însă, constă în acordarea de sprijin acestor întreprinderi, respectând principiile de transparenţă, nediscriminare şi tratament egal.

 
  
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  Cristiana Muscardini (ECR), per iscritto. – È da quando sono in politica che ho sentito parlare di responsabilità sociale dell'impresa. Nella mia formazione culturale la funzione dell'impresa non è mai stata limitata alla sola creazione del profitto. Anche un'impresa ha funzione sociale. Essa opera in un contesto sociale e culturale che, accanto a quello dell'economia, le impone sfide che coinvolgono la sua responsabilità nei confronti dei cittadini e delle istituzioni. Il commercio corretto, i trasporti intelligenti e l'innovazione che tenga conto della tutela del territorio e dell'ambiente sono traguardi migliorativi. Accrescere il livello di fiducia dei cittadini nelle imprese è un obiettivo importante.

Concordo con il relatore sulla necessità della trasparenza delle informazioni sociali e ambientali fornite dalle imprese e sullo sviluppo di un codice deontologico di autoregolamentazione per migliorare l'efficacia del processo di responsabilità sociale dell'impresa, purché il tutto non aumenti la burocrazia e gli oneri amministrativi. Le PMI possono svolgere un ruolo fondamentale. Esse rappresentano il 90 per cento del tessuto imprenditoriale europeo e possono diffondere i principi della responsabilità sociale. Per questo un maggiore coinvolgimento delle PMI diventa una priorità politica per il futuro, senza che però vi siano ulteriori oneri amministrativi o finanziari.

 
  
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  Siiri Oviir (ALDE), kirjalikult. Ettevõtete vastutus loodus-ja inimkeskkonna jätkusuutlikkuse eest on euroopalike väärtuste alustala ning iga ettevõte peaks oma tegevuses sellest lähtuma. Liberaalina olen päri, et turg paneb paljugi isereguleerimise teel paika ning eurooplased eelistaksid tarbida tooteid ja kasutada nende ettevõtete teenuseid, kes on sotsiaalset vastutustundlikud. Hoolimata eelöeldust, lähtuvad tarbijad siiski peamiselt hinnast ehk põhimõtted on olulisemad siis, kui tarbijad ei ole nii hinnatundlikud. Toetan kaasaegselt toimivaid ettevõtteid, kes vabatahtlikult järgivad sotsiaalse vastutuse põhimõtteid. Samas on selge, et konkreetsete sammudeta ei suuda me piisavalt tõhusalt püstitatud eesmärke ellu viia. Ettevõtja vajab motivatsiooni, näiteks tuleks neid stimuleerida eri maksusoodustustega. Ettevõtjate sotsiaalset vastutust võib tagada mitmel moel, kuid on selge, et liikumine pelgalt reeglite karmistamise, karistamise ja järelvalve bürokraatiamasina suurendamise suunas edu ei too. Ettevõtja motiveeritus oleks kindlasti see tee, mida tuleb sillutada.

 
  
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  Valdemar Tomaševski (ECR), na piśmie. W projekcie rezolucji Parlamentu Europejskiego dotyczącym społecznej odpowiedzialności przedsiębiorstw kładzie się pozytywny nacisk na europejskie wsparcie inicjatyw dotyczących większego zaangażowania przedsiębiorstw w procesy społeczne. Ma to wielkie znaczenie w kontekście obecnego kryzysu gospodarczego, a społeczną odpowiedzialność przedsiębiorstw należy postrzegać jako szansę, a nie zagrożenie dla konkurencyjności w handlu międzynarodowym. Krótkowzroczne myślenie, które koncentruje się wyłącznie na przejrzystości i rozliczalności rynków finansowych, wiązałoby się z powtórzeniem tych samych błędów, które przyczyniły się do spektakularnego upadku banków. Z tego też powodu przedsiębiorstwa powinny wykazać się bardziej aktywnym zaangażowaniem w łagodzenie społecznych skutków kryzysu.

Potrzebne są działania wspierające tworzenie miejsc pracy i ochronę zdrowia w miejscu pracy, wzmacniające stabilność emerytur oraz promujące płace, które zapewnią utrzymanie na godnym poziomie życia. Każde z 27 państw członkowskich powinno opracować, dostosowany do własnego systemu prawnego, program zmian ochronnych z udziałem wszystkich zainteresowanych stron, w tym organizacji pozarządowych, związków zawodowych, organizacji pracodawców oraz krajowych instytucji praw człowieka. Obowiązkiem każdego państwa musi być ochrona praw pracowniczych i zapobieganie naruszaniu prawa do dochodzenia sprawiedliwości przez poszkodowanych pracowników. Ponadto państwa powinny zachęcać do wdrażania środków chroniących życie prywatne i rodzinne pracownika. Natomiast społeczna odpowiedzialność przedsiębiorstw musi stać się mechanizmem, za pośrednictwem którego pracodawcy będą mogli wspierać tak pracowników, jak i społeczności lokalne.

 
Última actualización: 15 de marzo de 2013Aviso jurídico