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Ciclo del documento : O-000047/2017

Testi presentati :

O-000047/2017 (B8-0319/2017)

Discussioni :

PV 15/06/2017 - 3
CRE 15/06/2017 - 3

Votazioni :

PV 05/07/2017 - 8.13
CRE 05/07/2017 - 8.13

Testi approvati :


Discussioni
Giovedì 15 giugno 2017 - Strasburgo Edizione rivista

3. Creazione di un'ambiziosa strategia industriale per l'UE come priorità strategica per la crescita, l'occupazione e l'innovazione in Europa (discussione)
Video degli interventi
PV
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  Die Präsidentin. – Als erster Punkt der Tagesordnung folgt die Aussprache über die Anfrage zur mündlichen Beantwortung an die Kommission über den Aufbau einer ambitionierten industriepolitischen Strategie der EU als strategische Priorität für Wachstum, Beschäftigung und Innovation in Europa von Patrizia Toia, Martina Werner, Dan Nica, Kathleen Van Brempt, Krišjānis Kariņš, Anne Sander, Jerzy Buzek, Massimiliano Salini im Namen der Fraktion der Progressiven Allianz der Sozialdemokraten im Europäischen Parlament und der Fraktion der Europäischen Volkspartei (Christdemokraten) (O-000047/2017 - B8-0319/2017) (2017/2732(RSP)).

 
  
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  Patrizia Toia, autore. – Signora Presidente, onorevoli colleghi, signora Commissario, l'industria europea costituisce la principale attività economica e fa dell'Europa il primo esportatore al mondo. Nell'industria si concentra l'80 % dell'investimento in ricerca e sviluppo e nascono lì molte scoperte e molte ricerche che hanno applicazione in tanti altri campi.

Sappiamo che il settore manifatturiero continentale ha subito negli anni della crisi un forte calo di produttività e si è abbassato il tasso di occupazione. Intere regioni della nostra Europa sono state deindustrializzate e sono entrate in crisi. Solo recentemente c'è una ripresa della quota del settore industriale rispetto al PIL europeo. Ma oggi l'industria è al bivio, tra innovazione e perdita di competitività, e l'Unione europea deve fare la sua parte, deve rilanciare una propria specifica politica industriale.

Questo è il senso e lo scopo dell'interrogazione. Chiediamo una politica industriale europea più specifica e più coraggiosa, con un piano di azione coerente e olistico che vada proprio nella direzione che si sta percorrendo ma che ha bisogno di un impulso ulteriore per sostenere la competitività delle nostre imprese, con un sostegno attivo della Commissione e anche degli Stati membri, sulla base di alcuni assi prioritari.

Il primo è l'innovazione. La rivoluzione industriale sta investendo, sostenendo e scuotendo l'intero settore industriale. L'industria 4.0 è un indispensabile passaggio, soprattutto per le PMI, per le piccole realtà produttive che da sole non ce la fanno. Allora bisogna lavorare a fianco delle imprese. Smart manufacturing è il tema forte di questa policy. Le ricerche mostrano con evidenza che le aziende che hanno un digital manufacturing elevato e avanzato hanno anche un premio di produttività e di fatturato più elevato. Dunque c'è un nesso molto stretto tra smart manufacturing e capacità produttiva delle imprese.

L'UE deve incentivare anche la convergenza tra i diversi sistemi nazionali. Non possiamo avere un'Europa con 27 industrie 4.0. Occorre un quadro di convergenza, un quadro comunitario, perché oggi c'è una diversità di performance in questo campo troppo forte. C'è un paese che è front runner e gli altri che arrancano, ma questa divergenza non fa bene all'intera economia europea. Ha bisogno l'economia europea di una maggiore convergenza, dunque di far sì che in tutti gli Stati nasca una capacità di smart manufacturing più avanzata.

Ma digital innovation non è solo innovazione tecnologica, è cambiamento dei modelli di business, è cambiamento del mondo del lavoro. Quindi la politica industriale deve andare anche di pari passo con una politica di formazione, di preparazione delle competenze digitali necessarie.

Il secondo punto sono gli investimenti. Noi abbiamo molti strumenti che sono stati messi in campo. Ma io penso che ci sia bisogno, innanzitutto, di rafforzare quelli che hanno dato più successo, più risultati, e poi di renderli più complementari. Penso ai fondi strutturali, penso a Horizon. Il pilastro industriale di Horizon – lo dico alla Commissaria perché certamente è sensibile a questo – deve essere più gestito anche dall'industria, più forte in termini anche di risorse dedicate, perché ha dimostrato che funziona bene. E poi penso anche al Piano Juncker. Il nuovo piano Juncker, se vuole mettere in campo investimenti significativi per la trasformazione dell'industria europea e dell'economia europea, deve dare molto di più per le piccole e medie imprese e per la loro capacità di innovazione.

Infine l'internazionalizzazione. Qui non basta sostenere gli stimoli all'esportazione, occorre sostenere il rafforzamento delle imprese perché si posizionino all'interno della catena globale di valore, che ormai è europea e internazionale. Ci vuole una politica commerciale più equilibrata nel senso anche di aprirsi, di avere un'economia aperta, ma attenta alla reciprocità e ai mutui vantaggi, sapendosi anche difendere – lo diciamo alla Commissaria che si occupa di commercio internazionale – con più capacità difensiva rispetto alla nostra industria, soprattutto dove ci sono paesi che hanno una sovraccapacità produttiva molto forte.

Il tema della green economy e della economia digitale non ho il tempo di trattarlo. Chiudo solo dicendo che c'è tempo e c'è bisogno per un nuovo Consiglio europeo della ricerca.

 
  
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  Françoise Grossetête, auteure. – Madame la Présidente, Madame le Commissaire, chers collègues, l’industrie manufacturière ne représente aujourd’hui que 13 % du PIB en Europe, soit deux fois moins qu’en 1980. Cela veut dire que nous vivons une profonde crise de compétitivité.

Beaucoup d’emplois ont été menacés, ils sont toujours menacés, car nous n’avons pas su anticiper la révolution industrielle. Pendant longtemps, nous avons oublié notre industrie. Résultat: nous devons aujourd’hui nous pencher à son chevet, car nos entreprises ont subi de plein fouet la concurrence internationale et la perte de leur compétitivité.

Le renouveau de l’industrie européenne est une priorité, car notre industrie contribue largement à la recherche et développement. Sans industrie, il n’y a pas d’innovation et il n’y a pas de croissance.

Certaines régions d’Europe, anciennement industrielles, ont vu naître leur premier hub technologique et deviennent des régions où les start-up côtoient les universités. Ce nouveau souffle, c’est l’espoir d’un redéveloppement de l’emploi et d’une nouvelle attractivité pour les investisseurs. Mais nous avons besoin d’une politique industrielle vraiment intégrée. Nous devons faire émerger des champions européens qui exportent à l’étranger. La politique européenne de concurrence ne doit pas venir entraver la création de ces champions. On ne peut pas traiter la politique industrielle avec une vision étriquée. Il est donc indispensable de donner du sens à chacun des outils que nous mettons en œuvre. Je ne vais pas les détailler, ma collègue, Mme Toia, en a parlé.

Enfin, notre industrie a besoin de visibilité et de stabilité, fiscale et juridique, afin de pouvoir mener des investissements à long terme. Nous devons aussi pour cela former nos jeunes générations aux métiers de demain, en particulier dans le numérique. Ce sera la condition sine qua non de l’avenir de l’industrie européenne.

 
  
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  Elżbieta Bieńkowska, Member of the Commission. – Madam President, I am very happy to have this opportunity for some further discussion of European industrial policy and grateful that European industry is thus being put in the spotlight as – I am quite sure – a major driver of growth, employment and innovation in Europe. The recent Commission reflection paper on harnessing globalisation likewise underlined the need for a strong industrial base in Europe.

Some facts, very briefly: European industry provides 50 million direct jobs, equivalent to 20% of our European workforce. Europe is the global leader in many industrial sectors which supply high-value jobs, such as engineering, chemicals, pharmaceuticals, aeronautics and automotives, and European companies play a leading role in markets for future technologies. The Commission, as you know, has taken a novel approach from the outset to supporting industrial competitiveness and transformation of the EU economy. In every single initiative that we take, we consider the impact on our industry and on jobs.

What have we done so far? For a start, we have been investing in innovation, and, of course, I mean here the opportunities being created by the investment plan and the Horizon 2020 programme. What, I think, is even more important is that direct investment for innovation is improving the climate for private investors. Then there was, for instance, our work last month on the European venture capital funds, added to which are the revamped tax and regulatory environment, the initiatives – over 200 – for further reduction and simplification under the regulatory fitness programme, and, of course, all of the measures under the single market strategy that we are working on.

We are also focusing on skills. Last year we took a radically new approach in our new Skills Agenda for Europe. In this way, for the first time really, as industry is very well placed in our new Skills Agenda, skills have come to the centre of the industrial policy agenda. In addition, we are focusing our policies on new technologies and new approaches. Let me just mention the Circular Economy Package, in which we are now providing very practical ways for industry to turn recycling of resources into strong real business opportunities.

Similarly, we are very clear about the fact that the future is digital. We are deploying all means across the policy agenda. We work from financing research to facilitating standard setting. For example, we want to ensure that our industries make a successful transition to this new digital age and we will soon be reviewing our policy on key enabling technologies. I think that this point should also be stressed because the policy dates from 2008 and a lot has changed since then – 3D printing and autonomous cars were unknown at that stage, so it is high time for a review.

Finally, we are providing sector-specific solutions when needed, from cars to steel, from space to defence. So I personally think, and I know that you know this, that we are now ready and very well prepared, as Ms Toia said, for a coherent ‘holistic European industrial strategy’.

This Commission is 100% committed to fostering a strong industrial base in Europe to face both the challenges of globalisation and, of course, the fourth industrial revolution. Our approach is result oriented. We need to take concrete actions to modernise the economy at the EU’s different levels – EU, national and regional. And we will coordinate national industrial strategies, in particular those related to digitalisation. One way of doing so is to continue the dialogue with industry and with the Member States, so on the last day of February I inaugurated the first European Industry Day, an event at which we all agreed to explore the priority areas, in other words people, territory and technologies.

Let me just refer briefly to each of them. As regards people, given the major transformation in the EU economy, we really need massive upskilling and reskilling of our workforce to avoid widening social gaps. Regarding territory, industrial transformation really happens at regional and local level, so we need to empower regions and to respond to the challenges that we are facing and, of course, make the best of the opportunities. And as far as technologies are concerned, more needs to be done to accelerate the spread of technology in order to close the productivity gap. That is the major issue here. The recent Commission reflection paper on harnessing globalisation picked out exactly the same three areas and points for Europe’s response to globalisation.

In its most recent discussion, last month, the Competitiveness Council adopted conclusions on industry and for the first time in many years showed that there is wide agreement among Member States on the importance of industry and the need for a European industrial strategy. Not a single country was against this, so that was really a very strong signal from the Member States as well. As they say, we are all friends of industry now.

The European Commission is the force for strengthening industrial competitiveness. Our efforts have to be bolstered by the Member States. And we also need Parliament’s support to put in place a legislative framework to facilitate industrial modernisation. We need to have an open debate on how Europe, working together, could do more for European industry. Finally, I also want to underline that when measuring our results, the results of our policies and activities, we could look far beyond the 20% target for manufacturing in our economy.

So once again, I would like to thank Parliament for today’s discussion. I am quite convinced that we need a common vision for the future of European industry, and your contribution and support are vital to that end.

 
  
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  Massimiliano Salini, a nome del gruppo PPE. – Signora Presidente, onorevoli colleghi, signora Commissario, io in un minuto e mezzo non voglio ricordare ancora una volta il valore numerico dell'industria europea. Parleremo tutti durante questa discussione di numeri importanti, di piccole e medie imprese, di grandi aziende e quant'altro. Io farò un'unica sottolineatura: il sostegno che abbiamo deciso di dare qualche anno fa, ribadendolo, in modo chiaro, a partire dalla Commissione, a partire da quanto sostenuto dal suo predecessore, che oggi è il Presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani.

Ci siamo dati come obiettivo di raggiungere il 20 % del prodotto interno lordo derivante da industria, ma questa cosa è rimasta teorica. Oggi siamo al 2017 e siamo al 15 %. Allora, cerchiamo di essere onesti. Se ci diamo degli obiettivi vincolanti, giustissimi, ad esempio nell'ambito delle politiche di tutela ambientale in ordine alla grande emergenza dei cambiamenti climatici, ma non ci diamo obiettivi vincolanti sul settore industriale, facciamo un danno sia alle politiche climatiche che all'industria, perché significa che, se quelli sono vincolanti e questi non lo sono come obiettivi, significa che quelli non hanno l'obiettivo di tutelare l'ambiente, ma di modificare e di indebolire l'industria.

Allora, siccome noi come europei sosteniamo un modello di sviluppo economico in cui l'uomo è protagonista e conta più di un fungo, perché genera valore e genera capacità anche di tutela climatica, rendiamo gli obiettivi industriali vincolanti quanto quelli, e questo sarà un atto di grande sincerità e onestà, industriale e culturale.

 
  
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  Martina Werner, im Namen der S&D-Fraktion. – Frau Präsidentin, Frau Kommissarin, Kolleginnen und Kollegen! Bisher hatte ich eigentlich immer das Gefühl, dass wir beim Dialog mit der Europäischen Kommission immer aneinander vorbeigeredet haben. Für mich geht es bei der Industriepolitik nämlich nicht um die Aufzählung, was alles direkt oder indirekt die industrielle Entwicklung beeinflusst. Stattdessen soll eine EU—Industriestrategie Ziele definieren und Maßnahmen benennen, wie sie erreicht werden können.

Der Mainstreamansatz der Kommission kommt in einer Zeit an seine Grenzen, wo Herausforderungen die Stabilität der europäischen Industrie auf den Prüfstand stellen. Das sind der enorme internationale Wettbewerbsdruck und die Digitalisierung. Wenn wir über Industriepolitik reden, müssen wir aber auch zwei Dimensionen im Blick haben – die äußere und die innere.

Im ersten Fall müssen wir die Industriepolitik noch viel stärker mit der Handelspolitik verzahnen. Die Amerikaner profitieren vom Austausch mit der EU – das wird dann auch irgendwann Trump verstehen –, und die Chinesen sind noch auf ausländisches Know-how angewiesen. Diese Hebel sollten wir nutzen. Die chinesische Rhetorik vom freien Handel müssen wir beim Wort nehmen und auf Gegenseitigkeit beim Marktzugang und den Schutz des geistigen Eigentums drängen.

Wenn wir auf Europa schauen, ist es mir besonders wichtig, dass Wettbewerbs-, Umwelt—, Sozial- und Handelspolitik besser ineinandergreifen. Eine stärkere Verzahnung von Politikbereichen heißt aber auch, dass wir auch viel mehr auf die gesellschaftliche Akzeptanz achten müssen, und die gibt es nur in einem Dialog mit Gewerkschaften und Arbeitgebern. In Deutschland arbeitet zum Beispiel das Bündnis Zukunft der Industrie erfolgreich, und ich bin sicher, dass es ähnliche Foren auch in anderen Mitgliedstaaten gibt.

Aus einem europäischen Dialog heraus kann eine Industriestrategie entstehen, die branchenübergreifende und sektorale Elemente sinnvoll miteinander verbindet. Sie muss Antworten finden auf Fragen: Wie halten wir die Wertschöpfung und Know-how in Europa, und welche Zukunftsfelder sind eigentlich entscheidend? Und erst danach macht es Sinn, den Rechtsrahmen anzupassen oder etwa die Schwerpunkte für die Forschungs- und Infrastrukturförderung nach 2020 festzulegen. Deswegen ist jetzt der richtige Zeitpunkt für eine Reflektion über die Industriepolitik, und dafür, dass die Kommission dann endlich einen Vorschlag dazu macht.

 
  
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  Evžen Tošenovský, za skupinu ECR. – Paní předsedající, v globalizovaném světě je velmi důležité udržet konkurenceschopnost našeho průmyslu. EU potřebuje strategický přístup k průmyslové politice a v tomto smyslu nás rovněž zajímá, co dokázala a na čem pracuje Evropská komise.

EU ale především potřebuje rozumný přístup v širším kontextu evropských politik. Při neustále se zvyšujících omezeních, ať již jsou založena na snižování emisí a dalších normách či předpisech sociální ochrany, se samozřejmě zvyšují fixní náklady oproti zemím, kde nejsou tak přísná pravidla jako v EU.

Pokud se vrátím k průmyslové politice v užším smyslu, ta musí být založena na podpoře výzkumu, co nejrychlejším uplatňování inovací a zrychlení vývoje nejmodernějších technologií a jejich aplikace v samotné výrobě. Využití ohromného potenciálu v digitálních technologiích, v chemickém výzkumu, ve špičkovém strojírenství, v nanotechnologiích a v kosmických technologiích dává naději na budoucí růst průmyslu v členských zemích EU.

 
  
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  Enrique Calvet Chambon, en nombre del Grupo ALDE. – Excelentísima señora comisaria, excelentísima señora presidenta. Vamos a ver, por fin, por fin parece que se toma en serio una política industrial para Europa. Pero, dicho esto, debo decir con todo respeto que me ha desilusionado un poco la postura de la señora comisaria.

De nuevo, volvemos a hablar de la innovación. Está muy bien. Por supuesto, ¿quién no va a ir a por la innovación? Y, sobre todo, ligada al medio ambiente. Está muy bien. De nuevo, volvemos a hablar, en las soluciones, de la economía circular, que, por supuesto, el Grupo ALDE apoya, etcétera.

No, mire usted, eso sigue siendo echar balones fuera. Porque sí podemos decir «mire usted lo que innovan los Estados Unidos». Sí, pero los Estados Unidos tienen diez portaviones paseándose por el mundo con toda la flota acompañante. Y no hay, no hay gran complejo económico que tenga su independencia, su fuerza negociadora, la prosperidad y la libertad de su pueblo si no tiene un amplio complejo industrial o militar con investigación. Y de eso estamos hablando. Y de eso hablaba el señor Tajani cuando era comisario de Industria, de ese 20 %.

Lo que hay que hacer es tomarse muy en serio que la libertad, la prosperidad, el futuro en independencia o interdependencia teniendo palabra en el mundo radica en tener una fuente política industrial que fabrica cosas, no solo que innova. Y eso depende de que la Comisión se lo tome como prioridad, palabra clave de nuestra pregunta. Como prioridad, invirtiendo en racionalizar la política de competencia, invirtiendo en empleo de calidad, estable, con enorme valor añadido. Las pymes se van a beneficiar, porque viven en perfecta simbiosis con las grandes empresas y los grandes planes industriales. Estabilidad. Queremos estabilidad.

Y, al final, hay que explicarle a la gente que todo ese esfuerzo económico será para su libertad, como, por ejemplo, Galileo.

 
  
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  Paloma López Bermejo, en nombre del Grupo GUE/NGL. – Señora presidenta. Una política industrial ambiciosa debe basarse necesariamente en cuatro aspectos: la intervención pública, la cohesión territorial, los derechos sociales y un nuevo marco para el comercio global.

Sin regulación, la industria se convierte en el rehén de las finanzas y los rentistas, como el oligopolio eléctrico, pendiente solo de sus beneficios y no del desarrollo productivo del país. Por lo tanto, el objetivo del 20 % del PIB industrial no puede conseguirse si estos sectores no se ponen al servicio del interés general.

Nuestra organización aboga por la nacionalización de la energía y de la banca, pero incluso en el marco actual precisamos de reformas para abaratar los costes industriales.

Pensemos en los contratos bilaterales entre generadores e industria o dentro de los polígonos industriales, posibilidades muy poco explotadas, por ejemplo, con gobiernos de países como España.

Asimismo, necesitamos luchar contra las asimetrías en el seno de la Unión Europea: mientras algunos países acumulan superávit comerciales, otros tenemos una industria anémica, lo que nos impide desarrollar un modelo productivo y nos condena al paro y la precariedad. Solo un auténtico plan de inversión dirigido a aquellas regiones menos industrializadas asegurará que estas se desarrollen a largo plazo.

Hablemos también de los derechos laborales: relocalizaciones, externalizaciones y subcontratas industriales se multiplican para debilitar al movimiento obrero. Si queremos una industria fuerte, tenemos que adaptar la legislación para reforzar la negociación colectiva. Si Europa quiere liderar la transición industrial, tiene que hacerlo desde la productividad y no desde la precariedad.

Finalmente, necesitamos otra visión del comercio global. Está en manos de este Parlamento y del Consejo decidir si aceptan la liberalización unilateral de los intercambios con China o si quieren acelerar la destrucción del empleo industrial a través de acuerdos comerciales como el TTIP.

Necesitamos nuevas formas para el comercio global, normas que protejan los estándares sociales, medioambientales y que luchen contra el dumping.

 
  
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  Reinhard Bütikofer, im Namen der Verts/ALE-Fraktion. – Frau Präsidentin, Frau Kommissarin, liebe Kolleginnen und Kollegen! Ich freue mich sehr über diese Diskussion und möchte mich ausdrücklich bedanken bei den Kollegen, die das initiiert haben.

Frau Bieńkowska, wenn Sie gut zugehört haben, sollten Sie aus dieser Diskussion jetzt schon eine Lehre ziehen: Hören Sie auf, sich selbst auf die Schulter zu klopfen, als würden Sie schon alles richtig machen! In einer Zeit, in der eine Revolution unterwegs ist, muss man großen Gestaltungsehrgeiz an den Tag legen, wenn man nicht in der Sackgasse landen will. Diesen Gestaltungsehrgeiz sehe ich bei Ihnen noch nicht.

Sechs Grundsätze sehe ich notwendig für diese industriepolitische Initiative, um die es hier geht. Erstens: Wir brauchen eine europäische Strategie, nicht nur eine Agglomeration von nationalen Strategien. Zweitens: Innovation muss im Zentrum stehen. Das sagen hier alle. Drittens: Wir brauchen eine Querschnittspolitik statt der Addition von versäulten Versuchen. Viertens: Wir brauchen Inklusivität, und Inklusivität bezieht sich sowohl auf die Arbeitnehmerinnen und Arbeitnehmer, von denen Frau Werner gesprochen hat, als auch auf die Regionen, von denen wir keine abhängen dürfen. Fünftens: Wir brauchen einen holistischen Ansatz, wie Frau Toia gesagt hat.

Holistischer Ansatz heißt aus meiner Sicht auch, dass wir Wettbewerbsfähigkeit und Nachhaltigkeit zusammennehmen müssen; das hat dieses Parlament schon mal beschlossen. Bei Ihnen, Frau Bieńkowska, kommt das Wort gar nicht vor. Das einzige Mal, wo Sie überhaupt in die Richtung gehen, reden Sie vom Klima, aber nur von Investitionsklima. Da ist ein großes Loch in Ihrer Vision! Sie sehen gar nicht, was die Basis für eine erfolgreiche europäische Industriepolitik der Zukunft ist, nämlich die Kombination von Wettbewerbsfähigkeit und Nachhaltigkeit, die Kombination von Digitalisierung und Ökoeffizienzstrategien.

Und sechstens: Wir brauchen auch Rahmenbedingungen. Wir haben gestern über die Frage von ausländischen Direktinvestitionen in sensiblen Bereichen diskutiert. Wir müssen über Wettbewerbsrecht diskutieren.

Das alles gehört zusammen – ich freue mich darauf.

 
  
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  Raymond Finch, on behalf of the EFDD Group. – Madam President, all the talk here has been about what the EU can and should do to enable growth, employment and innovation in Europe. I have an idea that to all of you might seem strange and against all precedent, but will, I think, work. Do nothing. In fact, stop what you are doing now. Roll it back. Let our nation-states do what they think is best for their peoples. Every nation is different, every nation has different strengths, circumstances and psyches. Your overarching one-size-fits-all strategies simply do not work and will only cause more hardship across our continent. Stop trying to harmonise everything. All your big plans do is give influence to the tens of thousands of lobbyists and their paymasters in tax-eating mega businesses and NGOs which infest your corridors of power and restrict innovation.

Let nations set their own tax rates. Let them do what they think best. Let national governments and their peoples again have the freedom they need to innovate and to create employment. This incessant desire to do something is actually a drag on innovation and employment. Do not follow the five-year plan mentality of social cooperative-style ideology. You cannot legislate yourselves into prosperity. Step back. Stop piling administrative burdens onto businesses and governments and let people work in their own enlightened economic self-interest. Innovation happens only when people have the freedom to innovate. Forcing people into your perception of what they should do is not only morally wrong: it is counterproductive. Resist the prescriptive urge. That is the only path to prosperity.

This constant desire to do something, anything, merely brings into existence a boa constrictor that chokes life and spirit from free peoples. Resist it. Let small businesses breathe. Take your fingers off your legislative trigger and burn some of the red tape you have already created. We will all be much happier for it.

(The speaker declined to take a blue-card question from Massimiliano Salini)

 
  
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  Barbara Kappel, im Namen der ENF-Fraktion. – Frau Präsidentin, Frau Kommissarin Bieńkowska! Die Finanzkrise hat uns gezeigt, dass eine starke Realwirtschaft und eine starke industrielle Basis wesentlich sind, um Wachstum und Beschäftigung zu schaffen. Länder mit einer starken industriellen Basis haben die Krise viel schneller überwunden als andere, und deshalb ist es auch umso wichtiger, eine ambitionierte und zukunftsweisende Industriestrategie zu entwickeln, eine Industriestrategie, die mittel- und langfristige Ziele konkret festlegt und auch einen Aktionsplan mit Maßnahmen, wie diese Ziele umgesetzt werden können, dazu festlegt.

Es bedarf dazu eines efforts der Kommission gemeinsam mit den Mitgliedstaaten, denn viele Faktoren, die die Wettbewerbsfähigkeit und die Nachhaltigkeit der Industriebeschäftigten beinträchtigen, sind dieselben. Es sind dies zu wenige Investitionen, Schwierigkeiten beim Zugang von Finanzmitteln und Märkten, hohe Energiepreise, hoher Administrations- und Verwaltungsaufwand und, heute mehr als je zuvor, insbesondere im Bereich der Digitalisierung, fehlende Ausbildungsinhalte.

Die Mitgliedstaaten sind besonders gefordert, die steuerlichen Rahmenbedingungen für die Unternehmen bereitzustellen, mit einer modernen Unternehmensbesteuerung administrative Hürden abzubauen, in Forschung und Entwicklung zu investieren und das zu fördern, die Verkehrs-, Energie- und Kommunikationsinfrastruktur auszubauen – insbesondere die digitale Infrastruktur für Industrie 4.0 –, Strukturreformen umzusetzen und eine verantwortungsvolle Haushaltspolitik zu führen.

Die Kommission hat eine sehr wichtige Rolle, insbesondere was den Zugang zu Finanzierungsoptionen betrifft, neben Bankfinanzierungen auch den Zugang zu bankunabhängigen Finanzierungen – „Kapitalmarktunion“ ist das Stichwort. Auch bei der Handelspolitik – es wurde schon angesprochen – ist es ganz wesentlich, diese europäische Handelsstrategie in einem globalen Kontext zu sehen und auch den europäischen Unternehmen den Zugang zu sichern, Rohstoffversorgung zu gewährleisten – ebenso eine gemeinsame Klima- und Energiestrategie sowie eine digitale Strategie.

Wenn wir das Ziel erreichen wollen, einen 20 %igen Anteil am BIP der Industrie zu erreichen oder vielleicht mehr als 20 %, wie Sie es sagten, Frau Kommissarin – sehr gerne. Aber dann muss es diesen gemeinsamen effort geben, dann brauchen wir diese gemeinsame Industriestrategie, und dann müssen alle – die Kommission, der Rat und auch das Parlament – an einem Strang ziehen.

 
  
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  Λάμπρος Φουντούλης ( NI). – Κυρία Πρόεδρε, δυστυχώς η βιομηχανική παραγωγή στην Ένωση βαίνει διαρκώς μειούμενη. Ειδικά σε ορισμένες χώρες έχει επέλθει σχεδόν πλήρης εξαφάνιση της βιομηχανικής δραστηριότητας. Στην Ελλάδα, η Επιτροπή συμμετέχει ενεργά στην επιβολή ενός ασφυκτικού φορολογικού και ασφαλιστικού πλαισίου, το οποίο καταστρέφει τόσο τις εμπορικές επιχειρήσεις όσο και τις βιομηχανίες και βιοτεχνίες. Μέσω των συμφωνιών που προωθεί η Ένωση με τις αδασμολόγητες εισαγωγές και το ελεύθερο εμπόριο από τρίτες χώρες, δίνει το τελειωτικό χτύπημα σε έναν ήδη πληγωμένο τομέα της οικονομίας, ο οποίος μπορεί να δημιουργήσει μαζικά θέσεις εργασίας, ενώ τα δικαιώματα των εργαζομένων είναι σχετικά ευκολότερο να διασφαλιστούν στις μεγάλες βιομηχανίες σε σχέση με τις μικρές και δύσκολα ελεγχόμενες επιχειρήσεις. Επίσης, με την απαξίωση της βιομηχανικής παραγωγής, τίθεται σε κίνδυνο η έρευνα και ανάπτυξη νέων τεχνολογιών. Απαιτείται μία άμεση αλλαγή της πολιτικής της Ενώσεως με σκοπό τη δημιουργία ενός δίκαιου οικονομικού και φορολογικού υπόβαθρου για τις βιομηχανίες, οι οποίες μπορούν και πρέπει να αποτελέσουν την ατμομηχανή της ανάπτυξης. Ταυτόχρονα, θα πρέπει να εξασφαλιστεί και εκ μέρους των βιομηχανιών η προστασία των δικαιωμάτων των εργαζομένων και του περιβάλλοντος.

 
  
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  Herbert Reul (PPE). – Frau Präsidentin, Frau Kommissarin! Industrie ist wichtig für den Wohlstand und das Wohlergehen der Menschen in Europa. Offensichtlich läuft es nicht gut – das ist der Bestand. Der Industrieanteil in der Welt geht zurück, der europäische Anteil wird weniger. Also muss da etwas getan werden. Deswegen kann auch nicht alles richtig gewesen sein. Und jetzt gibt es darüber Streit, was das Richtige ist. Die einen sagen: noch einen Dialog, noch ein Gespräch; manche haben sogar gesagt: noch mehr Gesetze; andere haben gesagt: mehr Geld.

Ich glaube, das ist alles verkehrt. Ich glaube – das haben einige Kollegen hier auch vorgetragen –, Industrie in Europa hat dann eine Chance, wenn wir an den Stellen helfen, wo wir helfen können, aber der Industrie auch die Möglichkeiten geben, sich selbst entwickeln zu lassen.

Der Schlüssel ist Innovation – ja klar! Was machen wir bei Horizon? Wir kürzen. Super, super Beitrag. Strukturreformen realisieren in den Ländern: Da sind die Mitgliedstaaten zuständig. Da, wo Mitgliedstaaten nicht richtig vorankommen, helfen wir, machen wir Druck – halbherzig. Halbherzig – nicht immer ergreift die Kommission die Möglichkeiten, die da sind.

Den Handel vorantreiben, internationale Handelsbeziehungen vorantreiben: Wir streiten uns darüber, ob CETA richtig ist, ob TTIP richtig ist – die Hälfte der Veranstaltung hier im Saal will das gar nicht.

Ja, und dann geht es um die Frage: Hat die Industrie, haben die Unternehmen auch Spielräume, wo sie sich entwickeln können, natürlich innerhalb von vorgegebenen Regulierungen? Und da beschließen wir munter weiter Regulierung. Die Wahrheit ist: Wir beschließen einen Großteil der Belastungen, die die europäische Industrie zu ertragen hat, wenn Sie den ganzen Bereich von Industrie, Klimaschutz, Energiepolitik und Sonstigem angucken. Und das macht keinen Sinn so. Es geht nicht ums Prinzip, sondern es geht um das Ausmaß. Und wir übertreiben maßlos.

(Der Redner ist damit einverstanden, eine Frage nach dem Verfahren der „blauen Karte“ gemäß Artikel 162 Absatz 8 der Geschäftsordnung zu beantworten.)

 
  
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  Reinhard Bütikofer (Verts/ALE), Frage nach dem Verfahren der „blauen Karte“. – Herr Kollege Reul! Da Sie gerade so scharf kritisiert haben, dass wir ständig Belastungen auf die Industrie häufen, würde ich Sie bitten aufzuzählen: Welche Belastungen hat dieses Parlament auf Initiative der Juncker-Kommission seit 2014 beschlossen, die Sie so hart kritisieren?

 
  
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  Herbert Reul (PPE), Antwort auf eine Frage nach dem Verfahren der „blauen Karte“. – Gerne. Sie wissen doch, dass bei der Frage Emissionshandel meines Erachtens übertrieben wird. Da haben wir versucht, als Parlament noch zu korrigieren. Ich bin mal gespannt, was rauskommt. Sie und Ihre Fraktion sind doch locker dabei, immer höhere Anforderungen bei Energieeffizienz, bei höheren Anteilen von erneuerbaren Energien zu haben. Das treibt die Kosten in die Höhe.

Das sind nur zwei kleine Beispiele, die ich nenne. Ich hätte noch ein paar mehr, aber ich darf nicht länger reden.

 
  
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  Edouard Martin (S&D). – Madame la Présidente, Madame la Commissaire, heureux de vous revoir, j’étais inquiet, j’ai même failli lancer une alerte enlèvement, car vous êtes aux abonnés absents.

Depuis votre audition de 2014, vous annoncez vouloir faire passer le poids de l’industrie à 20 % du PIB européen, vous voulez redevenir leader sur un certain nombre de segments, etc. Certes, vous avez habilement surfé sur l’héritage de vos prédécesseurs, je pense notamment à Galileo, mais vous, qu’avez-vous engagé vous-même?

Le compte n’y est pas. Il est donc plus que temps que vous mettiez sur la table une feuille de route pour atteindre l’objectif que nous nous sommes collectivement fixé. Cela ne peut pas se limiter à l’organisation de réunions de haut niveau ou autres réunions de pince-fesses, cela ne fait en rien avancer la cause. Cette feuille de route ne saurait être non plus la simple addition de politiques sectorielles que vous vantez régulièrement, mais dont, bien souvent, les leviers vous échappent.

Nous avons besoin d’une véritable stratégie pour redonner un avenir à l’industrie européenne. Nous, les socialistes, la déclinons sous trois aspects.

D’abord, une industrie durable. Il ne suffit pas de se gargariser de la COP21. Nous pouvons maintenir l’activité industrielle, y compris lourde, sur le territoire européen, à condition de faire de la durabilité le premier élément de compétitivité. Le gavage de quotas de CO2, malheureusement, promeut le non-investissement. Il faut aussi accélérer les politiques comme l’économie circulaire. Vous en avez parlé, nous attendons des actes.

Ensuite, une concurrence équitable à l’international. Cela touche à la fois au commerce international, ce que d’aucuns appellent le protectionnisme intelligent ou, du moins, la fin de la naïveté européenne (je pense notamment à l’exemple chinois), au droit à la concurrence et à la réévaluation du marché pertinent, prenant en compte la réalité de la mondialisation et une plus grande souplesse quant à l’émergence de champions européens.

Enfin, nous avons besoin d’une industrie riche de ses savoirs et respectueuse du dialogue social. Il ne peut y avoir d’industrie européenne sans travailleurs bien formés, correctement protégés contre les aléas d’une économie de plus en plus financiarisée et en mesure de jouer pleinement leur rôle, en bons connaisseurs de leur outils de travail, dans la bonne gestion et les décisions stratégiques de leur entreprise.

 
  
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  Bronis Ropė (Verts/ALE). – Iš tikrųjų manau, kad klausimas yra pakankamai svarbus ir nevienodas atskirose valstybėse – vienoms valstybėms jis mažiau svarbus, kitoms – daugiau svarbus, bet jis turi spręsti tuos klausimus, kurie šiandien yra užsisenėję, ypač tose šalyse, kur yra žemas užimtumo lygis ir mažos pajamos. Ne tik turi kurti darbo vietas, bet tos darbo vietos turi būti ir pakankamai normaliai apmokamos. Priešingu atveju mes neišspręsim skirtumo tarp regionų atskirose šalyse ir skirtumų tarp šalių Europoje. Jeigu mes nespręsim kartu ir šitų klausimų, tai migracijos procesų – tiek vidinių migracijos procesų, tiek išorinių migracijos procesų – nesuvaldysime. Ir aš matau dar vieną įrankį – tai daugiau įtraukti vietos valdžios organus, būtent į pramonės plėtrą, ir susieti naudą, kurią gauna pramonė, kad ją gautų ir vietos valdžia, vietos gyventojai, kad jie būtų tuo suinteresuoti.

 
  
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  Dominique Bilde (ENF). – Madame la Présidente, cela fait plus de vingt ans que les États membres de l’Union se désindustrialisent. Pour les États appartenant à la zone euro, exception faite de l’Allemagne, où l’euro est fort et maintenu, la désindustrialisation se fait encore plus vite.

La doctrine européenne de l’économie de la connaissance a contribué depuis le début des années 2000 à la perte de compétitivité de nos industries face aux pays émergents. L’Union n’a pas su innover, se laissant distancer par les pays asiatiques et les États-Unis faute d’investissements suffisants. Elle n’a pas su davantage se prémunir de la concurrence des régions n’ayant pas nos normes sociales. Ce sont là les véritables raisons des délocalisations progressives, parfois même quand les usines tournent bien. Ce n’est pas un hasard si la part de l’industrie européenne dans le PIB mondial a régressé de 30,4 % en 2008 à 23,8 % aujourd’hui.

Les déclarations d’intention de la Commission européenne face à cette réalité semblent frappées du sceau de l’hypocrisie et de l’incompétence. Le report à 2030 de l’objectif de porter à 20 % la part de l’industrie dans le PIB de l’Union d’ici à 2020 en est la preuve.

La Commission cherche à calmer les colères dues aux multiples fermetures d’usines et au démantèlement de pans entiers de notre industrie, alors qu’elle est grandement responsable de l’absence totale de contrôle et de la mondialisation, en ressassant inlassablement l’idée de la concurrence libre pendant que nos concurrents développent des systèmes protecteurs.

Les cas Alstom et Caterpillar illustrent de manière exemplaire les errements d’une économie européenne incapable de fixer une stratégie et de se défendre. Pourquoi continuer à cautionner des politiques qui nous ruinent?

Il est temps que nous retrouvions la maîtrise de notre destin et de nos instruments de souveraineté. Vous voulez être ambitieux? Alors, ayez le courage de renoncer à vos idéaux et, enfin, de défendre notre industrie. C’est maintenant qu’il faut le faire. Après, il sera trop tard.

 
  
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  Anne Sander (PPE). – Madame la Présidente, Madame la Commissaire, nous le savons, la politique industrielle de l’Union européenne n’a jamais été véritablement ambitieuse. En privilégiant les services au détriment de l’industrie, nous avons laissé de côté des pans entiers de notre économie, ce qui a conduit à la suppression de 3,5 millions d’emplois industriels entre 2008 et 2014. Cette absence de stratégie pose des problèmes majeurs d’emploi, d’innovation, ainsi que de cohésion sociale et territoriale.

Aujourd’hui, au-delà des approches sectorielles, il nous faut un cadre, une vision, une feuille de route à moyen et long terme. Il nous faut absolument une articulation cohérente entre les politiques commerciales, environnementales, énergétiques, d’investissement, de concurrence et d’emploi.

L’Europe dispose d’atouts industriels importants, avec des leaders mondiaux dans les domaines de la pharmacie, de l’automobile, de la chimie, de la sidérurgie ou encore dans le ferroviaire.

Ne laissons pas nos concurrents nous distancer en étant trop naïfs ou trop timides.

 
  
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  Bernd Lange (S&D). – Frau Präsidentin! Frau Kommissarin, wir haben Ihnen fünf relativ konkrete Fragen gestellt. Ich habe aber keine Antworten gehört. Das häufigste, was Sie in Ihrer Rede formuliert haben, ist „man müsste“ oder „wir müssten“, und das ist keine Antwort auf eine Frage – weil wir in der Tat erwarten, dass wir auf die Entwicklung reagieren.

Wenn man sich das anguckt: Da fährt ein Schnellzug, getrieben von Globalisierung, getrieben von Digitalisierung, und wir gucken, was die alte Dampflok macht, und versuchen, an der einen oder anderen Stellschraube zu drehen. Das ist keine Lösung! Wir brauchen, wie Frau Toia gesagt hat, eine integrierte Strategie innerhalb der EU und innerhalb der unterschiedlichen Sektoren. Deswegen brauchen wir Antworten auf die Frage, wie Sie den Innovationsvorsprung halten wollen, wie Sie die Teilhabe von Arbeitnehmerinnen und Arbeitnehmern sichern wollen, wie Sie sichern wollen, dass der europäische Anteil an globalen Wertschöpfungsketten gestärkt wird. Also nicht „man müsste“, sondern „wann?“ und „was?“!

 
  
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  Markus Pieper (PPE). – Frau Präsidentin! Die Aufträge der Industrie und ihre Exporte bringen Einkommen in die Region. Daraus entstehen Arbeitsplätze und Kaufkraft, daraus entstehen Steuereinnahmen, daraus finanzieren wir soziale Errungenschaften. Das ist ein Teil des sozialen Europas – der wohl wichtigste Teil. Wir sollten die Industrie deshalb hüten wie unseren Augapfel und Warnzeichen ernst nehmen.

Erstens: Investitionen bei energieintensiven Betrieben im Inland sind geringer als Abschreibungen – das ist schleichende Deindustrialisierung. Wir sind Klima- und Umweltweltmeister – überdrehen wir diese Schraube weiter, machen andere Regionen unser Business. Verlierer sind Klima und Arbeitsplätze. Deshalb muss unsere Klimapolitik endlich wieder die Wettbewerbsfähigkeit der Wirtschaft im Auge haben.

Zweitens: Die großen Datenfirmen kommen nicht aus Europa – von der Automobilindustrie bis zum Ladenbau. Wer aber die Daten zum Kundenverhalten heute kennt, bestimmt die Produkte von morgen. Deshalb müssen wir auf Digitalisierung und Breitband setzen. Deshalb sind aber auch Daten mehr Rohstoff als Gefahrenquelle. Das muss mehr ins Bewusstsein unserer Politik.

 
  
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  Pilar del Castillo Vera (PPE). – Señora presidenta, señora comisaria, hoy es un día en el que demostramos cuál es el camino por el que tiene que avanzar la Unión Europea. El camino de las realizaciones concretas. Insisto, el camino de las realizaciones concretas. Como el fin del roaming, que ha empezado hoy. Una realización concreta que beneficia a más de quinientos millones de personas y a toda la industria europea, en especial a las pequeñas y medianas empresas, y que supone un paso importante en el desarrollo del mercado único digital.

La competitividad de la industria europea necesita avanzar por ese camino de realizaciones concretas. Y en esa dirección es urgente contar con las infraestructuras de redes fijas y de banda ancha para desarrollar la mejor conectividad, que permita a su vez, desarrollar el 5G y, con ello, tener un instrumento para que la industria europea se beneficie de tecnologías digitales como el internet de las cosas, que constituyen una extraordinaria oportunidad para la competitividad global de la industria de manufacturas.

 
  
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  Jiří Pospíšil (PPE). – Paní komisařko, já jsem velmi pozorně poslouchal vaše vystoupení a musím říct, že mě také zklamalo. Po třech letech, kdy funguje Komise, říkat pouze obecné věty, to podle mě evropskému průmyslu příliš nepomůže. Já si stejně jako někteří moji kolegové myslím, že je nutné vytvářet lepší podmínky pro evropský průmysl, ale že to určitě není cestou regulací. Naopak bourání regulací je to, co je třeba ze strany Evropské komise dělat. Je třeba zlepšovat a zkvalitňovat vnitřní trh. Mnohokrát zde byla zmiňována digitální agenda. Kdyby alespoň v této oblasti se podařily konkrétní kroky ještě v tomto volebním období, pak by to průmyslu určitě pomohlo. Určitě je nutné hovořit o konkrétních investicích do inovací a do výzkumu, to je také důležitá věc. Já bych chtěl ještě zmínit v tom krátkém čase, který mám, mezinárodní obchodní politiku Evropské unie. Výrazně pomáhají smlouvy o volném obchodu, o tom jsme se mohli přesvědčit například u smlouvy s Jižní Koreou, kterou jsme nedávno vyhodnocovali.

 
  
 

Catch-the-eye-Verfahren

 
  
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  Seán Kelly (PPE). – Madam President, I listened to Mr Reul’s answer to the question by Mr Bütikofer and I think it made sense, because there is a tendency – especially in this mandate – for Parliament, whenever the Commission makes a proposal, to have to change it, be it good or bad. We have to go either above or below what the Commission says. Sometimes this does not make sense, and I think we have to look at it, especially if we want to grow industry in Europe, to do what is practical, and not to be overburdening them with all sorts of regulations, etc., that are unnecessary.

The second point I would make is that talent is vital as well. Recently, BorgWarner in the town where I live, close to Tralee in Ireland, expanded. They said that the reason they did so was that the local institute of technology (IT) was producing the talent they needed. We have to support the ITs in particular, in order to bring the talent that is needed for the industries of the future.

 
  
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  Nicola Caputo (S&D). – Signora Presidente, onorevoli colleghi, l'Unione europea deve dotarsi di una strategia di politica industriale in grado di proteggere gli interessi degli Stati membri, una strategia improntata al mantenimento della competitività dell'industria europea a livello globale. La Commissione ha più volte sottolineato l'obiettivo di riportare la quota dell'industria rispetto al PIL dell'Unione europea al 20 % entro il 2020, obiettivo difficilmente realizzabile se non mettiamo in campo una maggiore ambizione puntando maggiormente su innovazione e sostenibilità.

Occorre una strategia di politica industriale olistica, in grado di guidare la politica industriale integrando l'obiettivo del 20 % di PIL con gli obiettivi in materia di clima ed energia per il 2030. La green economy è la via della nuova rivoluzione industriale. Solo se avremo il coraggio e la capacità di puntarci seriamente determineremo un vantaggio competitivo per il nostro sistema. L'azione va incentrata sulle piccole e medie imprese, favorendo la collaborazione produttiva attraverso la gestione intelligente dei canali distributivi, la gestione integrata della logistica in rete e l'interoperabilità dei sistemi informativi.

 
  
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  Ελευθέριος Συναδινός ( NI). – Κυρία Πρόεδρε, η ανάπτυξη της βιομηχανίας στηρίζεται στην ικανότητά της να προσαρμόζεται και να καινοτομεί. Όμως, η έλλειψη ενωσιακής στρατηγικής και οι άστοχες φορολογικές πολιτικές έχουν επιφέρει καταστροφικά αποτελέσματα. Η μείωση των δαπανών παραγωγής δεν στηρίχθηκε στη βελτίωση της ενεργειακής και τεχνολογικής απόδοσης, αλλά μετατοπίστηκε στην αντίστοιχη μείωση του μισθολογικού κόστους και των συνταξιοδοτικών εισφορών. Η έλλειψη επαρκούς πρόσβασης σε κατάλληλη χρηματοδότηση και η αποτυχία περιορισμού της γραφειοκρατίας και των διοικητικών διατυπώσεων επιβαρύνουν υπέρμετρα τις μικρομεσαίες βιομηχανικές επιχειρήσεις και τις εξαναγκάζουν στη φοροαποφυγή. Η επιδίωξη υψηλής εξειδίκευσης έχει εγκαταλειφθεί. Η διασύνδεση της ερευνητικής κοινότητας με τη βιομηχανία συνεχώς εξασθενεί, ενώ τα μέτρα έναντι αθέμιτων εμπορικών πρακτικών και η έλλειψη στρατηγικής αυτονομίας σε καίριους τομείς, όπως αυτός της άμυνας, κρίνονται επιεικώς ανεπαρκείς. Η ανάπτυξη της βιομηχανίας δεν επιτυγχάνεται με την παγκοσμιοποίηση και το ελεύθερο εμπόριο. Επιτυγχάνεται με την έμπρακτη στήριξη των βιομηχανικών επιχειρήσεων, τον περιορισμό των γραφειοκρατικών δυσχερειών και τη συνδεσιμότητα της βιομηχανίας με τους λοιπούς τομείς της έρευνας και της τεχνολογίας.

 
  
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  Doru-Claudian Frunzulică (S&D). – Madam President, I believe that it is essential for the Commission to outline what concrete results have been achieved by mainstreaming industrial competitiveness into EU policy. In the light of, on the one hand, the decline in the role of industry in the overall economy and, on the other hand, of the critical challenges facing Europe, we should be aware of the Commission’s possible reactions and know what action will it take to deal with the factors impacting the global competitiveness of European Union industry.

I believe that the Commission should respond to the calls to provide an assessment of the impact of mainstreaming industrial policy into the EU strategic initiatives and to submit a holistic EU industrial policy strategy together with a corresponding action plan. This is a must, Commissioner, and it should include an initiative in the Commission’s 2018 work programme.

 
  
 

(Ende des Catch-the-eye-Verfahrens)

 
  
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  Elżbieta Bieńkowska, Member of the Commission. – Madam President, first I would like to thank you for this discussion. I think that, for me especially, it was very valuable. I share most of your views. I also think that the time has come that we need a holistic, as you call it, coherent European industrial strategy.

But what I cannot agree with is that we have in a way – of course nobody has said it – that we have wasted these two and a half years. I will still defend our approach so far. With our communication on smart industry, on clean industry, in our work on the circular economy, with mainstreaming industrial policy through all of our documents and our projects, with our Industry Day which I want to repeat every year, I think we have a very good base now to have the coherent strategy.

I also agree that it is quite difficult, much more difficult, to use existing instruments if we do not have such a common approach, but definitely those two and a half years were not wasted. We are prepared quite well, but we need the support of everyone and every actor to have and to start the work on such a strategy.

I also want to assure you, and especially Mr Martin – I am happy that I made you happy – that I have not disappeared. I have prepared two major industrial strategies: the space strategy that was adopted last December and the European defence action plan with very concrete actions, very concrete money and a very detailed programme for European industry in this sector. In addition of course, to all of our activities in the single market strategy: services package, goods package, compliance package and public procurement. So I can assure you that with this portfolio I will not be able to disappear!

 
  
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  Die Präsidentin. – Die Aussprache ist geschlossen.

Die gemäß Artikel 128 Absatz 5 GO einzureichenden Entschließungsanträge werden zu einem späteren Zeitpunkt bekannt gegeben.

Die Abstimmung findet während der nächsten Tagung statt.

Schriftliche Erklärungen (Artikel 162 GO)

 
  
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  András Gyürk (PPE), írásban. – Vannak divatos policy-témák, amelyekről sok szó esik. Az a benyomásom, hogy az európai közös ipari stratégia nem tartozik ezek közé. Holott a tét nagy: munkahelyek, tudás és hagyomány. Nem kérdés, hogy az európai ipar sikerének záloga a minőség, a kitűnő ár-érték arány. Ezért két pillérre érdemes koncentrálni: az innovációra és a versenyképes árra. Először is, megfelelő szabályozással elő kell segíteni a kutatás-fejlesztési kiadások növelését, technológiasemleges módon. Másodszor, minden segítséget meg kell adnunk az ipar szereplőinek ahhoz, hogy termékeiket a globális piacon is versenyképes áron tudják értékesíteni. Az energiaintenzív iparágak esetében az energiaárak szintje meghatározó jelentőségű. Az egységes energiapiac kialakításával elindultunk az energiaárak csökkenésének irányába. Azonban még mindig van néhány olyan függő energiapolitikai ügy, amely negatívan hathat a piacok fejlődésére. Erre kitűnő példa az Északi Áramlat gázvezeték bővítésének engedélyezése, amely néhány tagállamban hozzájárulhat az energiaárak növekedéséhez. Felhívom a Bizottság figyelmét, hogy a felsorolt szempontokat – innováció és versenyképes energiaár – kiemelt fókusszal kezeljék az ipari stratégia további kidolgozása során.

 
  
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  Carolina Punset (ALDE), por escrito. – La modernización de la industria debe asumir los compromisos climáticos. Hoy por hoy no puede desarrollarse ninguna técnica industrial que no busque satisfacer las necesidades de la ciudadanía, como el bienestar o el empleo, pero, sobre todo, la política industrial debe estar en sintonía con la reducción de emisiones de gases de efecto invernadero en todo el proceso productivo, desde la innovación hasta la distribución. La población exige cada vez más elementos de consumo respetuoso con el medio ambiente y el desarrollo de la economía verde es una oportunidad que Europa no debe desechar. En las evaluaciones de impacto de la Comisión Europea sobre el desarrollo de la industria de generación de energías renovables y sobre las mejoras del sector de la construcción en eficiencia energética, se calcula, entre otras estimaciones, que se crearán más de 800 000 empleos en ambos sectores industriales. A pesar de las trabas legislativas, sabemos que países como Dinamarca o España son referentes mundiales en el desarrollo de aerogeneradores. La descarbonización de la economía, cada vez más demandada por los consumidores, es una oportunidad para la industria europea: debemos contemplarla como una oportunidad para producir, en clara distinción con otras economías que no apuestan por el futuro.

 
Ultimo aggiornamento: 6 settembre 2017Avviso legale