Torna al portale Europarl

Choisissez la langue de votre document :

  • bg - български
  • es - español
  • cs - čeština
  • da - dansk
  • de - Deutsch
  • et - eesti keel
  • el - ελληνικά
  • en - English
  • fr - français
  • ga - Gaeilge
  • hr - hrvatski
  • it - italiano (selezionato)
  • lv - latviešu valoda
  • lt - lietuvių kalba
  • hu - magyar
  • mt - Malti
  • nl - Nederlands
  • pl - polski
  • pt - português
  • ro - română
  • sk - slovenčina
  • sl - slovenščina
  • fi - suomi
  • sv - svenska
 Indice 
 Testo integrale 
Discussioni
Martedì 23 ottobre 2018 - Strasburgo Edizione rivista

5. Discussione con il Presidente rumeno Klaus Iohannis sul futuro dell'Europa (discussione)
PV
MPphoto
 

  Rosa D'Amato, a nome del gruppo EFDD . – Signor Presidente, onorevoli colleghi, Presidente Iohannis, quando penso alla Romania penso ai tanti rumeni che vivono in Italia, ai tanti che conosco e che ho incontrato. Nei loro racconti c'è l'immagine di un grande paese, ricco di bellezze e tradizioni, ma anche di un paese che deve fare i conti con annosi problemi, a partire da quello della corruzione. Lo abbiamo visto quest'estate con le proteste che hanno invaso le strade di Bucarest.

Non si allarmi, Presidente, qui nessuno vuole fare il maestrino, sappiamo tutti come la corruzione sia un fenomeno che riguarda tutta l'Europa, nessun paese escluso. Si stima che il suo costo per l'intera Unione sia di 120 miliardi l'anno. È evidente a tutti come la corruzione distrugga l'economia e la giustizia sociale, colpendo i cittadini e le imprese che operano onestamente, punendo chi merita e premiando chi è amico del potere. La corruzione è il furto più grave che si possa commettere in uno Stato perché ruba il futuro.

Li capisco bene, Presidente, perché anch'io vengo da una terra di emigrazione e di corruzione. Per decenni mi sono sentita dire che contro tutto questo c'è poco da fare, che bisogna accettarlo perché tutti i politici sono uguali, perché questa è la politica, e la pubblica amministrazione e lo Stato non cambieranno mai.

Ma non è così! La politica, quella buona, può e deve combattere la corruzione. Come? Con le leggi, come quella che abbiamo appena approvato in Italia, aumentando le pene per corrotti e corruttori, proteggendo chi denuncia e introducendo un principio chiaro: chi è condannato per corruzione non può avere nulla a che fare con la pubblica amministrazione, men che meno ricevere fondi pubblici. Si tratta di misure e principi che sarebbe bene applicare a livello europeo, come le misure sui whistler blower , che il Parlamento ha sollecitato un anno fa ma che sono lettera morta.

E a proposito di lettere morte, dato che il tema è il futuro dell'Europa, sarebbe bene che l'Unione europea cominciasse a pensare a garantire un futuro ai suoi cittadini, invece di arroccarsi sulla difesa di regole fallimentari. Mi riferisco a quanto sta avvenendo in queste ore con gli attacchi scomposti alla manovra economica proposta dal governo italiano: abbiamo assistito a commissari europei che hanno bocciato il testo prima ancora di leggerlo, invocando punizioni atroci da parte dei mercati. C'è stato persino un commissario che, appena dopo le elezioni, aveva già preannunciato che l'alta finanza avrebbe fatto cambiare idea agli italiani su chi votare.

La verità è che l'austerity e le sue regole hanno fallito. Ci è stato detto che per ridurre il debito pubblico bisognava tagliare la spesa sociale e gli investimenti. In Italia è stato fatto, ma il debito pubblico è rimasto pressoché invariato. Ci è stato detto che con i conti in ordine sarebbero ripartite la crescita e l'occupazione, ma la realtà è che l'economia è stagnante da anni, le famiglie stanno corrodendo i loro risparmi, le imprese falliscono e i giovani emigrano.

Il governo di cui fa parte il mio movimento, il Movimento 5 Stelle, ha detto basta. L'austerity sta uccidendo l'Unione europea e l'eurozona, se vuole sopravvivere, ha bisogno di nuove regole di bilancio, ma nell'attesa di cambiarle uno Stato non può impiccare se stesso e i suoi cittadini al rispetto di vincoli sbagliati.

Pensate, anche un istituto, l'Istituto tedesco per la ricerca economica, conferma la bontà della manovra del governo italiano. Il direttore dell'istituto dice che il problema dell'Italia non è il deficit di quest'anno ma la sua depressione economica.

L'Europa dovrebbe ammettere che una maggiore spesa pubblica e più deficit sono utili se concentrati su crescita e occupazione quali priorità assolute. Anche queste sono per caso parole di un pericoloso populista?

A chi sostiene che si violano le norme europee ricordo che il cambiamento dei parametri è perfettamente compatibile con le regole europee, in quanto l'Italia si trova ancora in una situazione eccezionale di cui tenere conto: 17 milioni e mezzo di persone a rischio di povertà ed esclusione sociale, 5 milioni di poveri assoluti sono o no una situazione di vera emergenza? Secondo gli economisti sì. Serve quindi un sostegno forte ai ceti più poveri per la stabilità sociale e per rilanciare i consumi. È quello che abbiamo fatto con il reddito di cittadinanza, una misura che questo Parlamento ha sostenuto soltanto un anno fa con un voto a grande maggioranza su una nostra risoluzione.

Gli ultimi sei mesi, Presidente, di questa legislatura saranno a Presidenza rumena: siate coraggiosi anche voi! Caro Presidente, cari colleghi, il cambiamento quindi è possibile. In Italia c'è un governo che lo sta promuovendo, lo hanno capito anche in Germania, lo capiscano anche a Bruxelles, una volta per tutte!

 
Ultimo aggiornamento: 11 gennaio 2019Avviso legale