Focus
 

Allora, cos’è un gruppo politico al Parlamento europeo?

Istituzioni - 22-02-2006 - 15:59
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Il termine “gruppo politico” vi confonde? Vorreste afferrarlo chiaramente e una volta per tutte? Proviamoci assieme con questo Focus in cui presentiamo una serie di articoli che fanno il punto sui sette gruppi politici presenti al Parlamento europeo. Con la loro storia, i leader e i programmi. Ma ora cominciamo dall’inizio: chi sono i gruppi politici e quale ruolo svolgono in seno all’Ue.

Il sistema dei gruppi politici al Parlamento europeo è molto particolare. Invece di promuovere gli interessi nazionali, i deputati dei partiti politici provenienti dalle varie parti dell’Ue si riuniscono in gruppi sovranazionali che rappresentano interessi comuni. Per esempio, il maggior di essi – il gruppo del partito popolare europeo–democratici europei (PPE-DE) conta 278 deputati provenienti da tutti i 27 Stati membri dell'Ue. Per fondare un nuovo gruppo politico, sono necessari almeno 20 membri, provenienti da 1/5 dei 27 Stati membri.
 
Da gennaio a novembre 2007 è stata presente un'ottava formazione dal nome "Identità, Tradizione e Sovranità".
 
 
RIF.: 20060215FCS05277

La Camera del potere del Parlamento

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Immagine allo specchio di una persona che entra in una riunione di commissione

Un'analisi approfondita dei gruppi politici

I gruppi politici sono essenziali per la conduzione dei lavori del Parlamento europeo: essi decidono quali questioni affrontare in plenaria e possono presentare emendamenti alle relazioni da sottoporre a votazione in sede di plenaria. Prima della sessione, decidono quale posizione adotterà il gruppo; tuttavia, nessun membro può essere obbligato a votare in un modo particolare.

I “coordinatori del gruppo” svolgono un’importante funzione, fungendo da punto di contatto all'interno dei rispettivi gruppi per specifiche questioni politiche. Si occupano, inoltre, di trovare un accordo nelle commissioni parlamentari al momento delle votazioni delle relazioni.

Ogni gruppo politico nomina un presidente o in alcuni casi due. L’influenza dei gruppi si riflette anche nel momento della presentazione dei candidati per tutte le funzioni importanti, quali il Presidente del PE, i vicepresidenti, i presidenti delle commissioni e i questori.
 
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Partito popolare europeo e Democratici europei

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Logo del gruppo del PPE-DE

Logo del gruppo del PPE-DE

L’aumento della competitività europea attraverso maggiori investimenti nella ricerca e nella formazione continua rappresenta solo uno degli obiettivi del Partito popolare europeo – Democratici europei – il gruppo politico più numeroso al Parlamento europeo. Con 277 europarlamentari provenienti da tutti e 27 gli Stati membri dell’Unione, il partito rappresenta un’importante forza politica nel panorama politico europeo. In un contesto politico più ampio, 11 dei primi ministri europei, nonché il presidente della Commissione europea, provengono da questa famiglia politica. In termini di paese di provenienza, il blocco predominante del gruppo è rappresentato dalla delegazione tedesca con 49 europarlamentari, mentre i paesi meno rappresentati sono la Danimarca e l’Estonia con solo un membro ciascuno.
 
Il suo nome completo è Gruppo del Partito popolare europeo (Cristiano-democratici) e dei Democratici europei, ma è comunemente conosciuto come PPE-DE; esso riunisce Cristiano-democratici, conservatori e altri partiti ed europarlamentari di centro-destra di tutta Europa. Dal 1999, è il gruppo più numeroso del Parlamento europeo, ma è stato fondato nel 1953, quando il gruppo dei cristiano-democratici sedeva nell’assemblea della Comunità europea del carbone e dell’acciaio, la prima vera istituzione parlamentare. Il gruppo gode di una larga maggioranza rispetto al gruppo rivale dei socialisti (PSE), che conta 217 europarlamentari provenienti da 25 paesi.
 
Le ultime elezioni europee del 2004 – le prime a coinvolgere i 10 nuovi paesi dell’Europa centro-orientale – sono state un successo per il gruppo, che ha conquistato il 38,11% dei voti, ossia 3 punti percentuali in più rispetto alle precedenti elezioni del 1999.
 
Essendo il gruppo più consistente,  il PPE-DE ha diritto ad acquisire gran parte delle posizioni più influenti in seno al Parlamento: attualmente detiene la presidenza di nove delle 22 commissioni o sottocommissioni e sette delle 14 vicepresidenze.
 
Il Presidente del Parlamento , e quattro dei 14 vice-presidenti provengono da questo gruppo.
 
Il leader è Joseph Daul, membro del Parlamento europeo dal 1999 e agricoltore di professione. In precedenza è stato presidente della commissione parlamentare agricoltura e sviluppo rurale. Daul proviene dall'Alsazia in Francia, parla correntemente tedesco e ha due figli. Nell'aprile del 2007 compirà 60 anni. Par lui, il fatto che il gruppo del PPE-DE racchiuda membri di tutti i 27 Stati dell'Unione europea
“è testimonianza del lavoro che il gruppo ha dedicato alla riunificazione europea. Questa predominanza non è solo numerica: in tutti i voti importanti il gruppo ha confermato la sua posizione senza settarismi di sorta e è divenuto essenziale nel palcoscenico politico europeo perchè voluto dai cittadini europei
 
La netta diversità dei partiti di tutta l’Europa rappresentati nei gruppi politici del Parlamento – e delle rispettive tradizioni e politiche interne – comportano una coesione ideologia all’interno dei gruppi e una parzialità a priori meno marcate rispetto a quanto avviene nei partiti nazionali.
 
Ciò si riflette nell’approccio adottato dal PPE-DE che consiste nel cercare di “creare maggioranze su tutte le questioni principali” senza “ignorare i gruppi più piccoli”, secondo quanto affermato da una fonte interna. Mentre i posti chiave nelle commissioni speciali venivano solitamente divisi tra i due gruppi principali, ora si tenta di attribuire una quota partecipativa equa ai gruppi più piccoli.
 

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Gruppo socialista al Parlamento europeo

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Logo del Gruppo Socialista

Logo del Gruppo Socialista

Solidarietà, sostenibilità e giustizia sociale sono alcuni dei principi condivisi dai deputati socialdemocratici, socialisti e laburisti del Parlamento europeo. Nell’intento di aumentare la loro influenza e guadagnare un sostegno reale alle loro proposte, i deputati appartenenti al Gruppo socialista hanno iniziato a cooperare fra loro sin dalle prime fasi dell’integrazione dell’UE e ora rappresentano il secondo gruppo per importanza al Parlamento europeo.

Il Gruppo ha raggiunto il 27,19% dei consensi nelle elezioni del 2004, ottenendo 200 seggi. I suoi membri provengono da 25 paesi dell’UE e ricoprono incarichi in tutte le commissioni permanenti, di cui detengono anche sette presidenze. L'attuale Presidente del Parlamento, lo spagnolo Josep Borrell, è socialista. Inoltre, fanno parte del Gruppo socialista anche cinque vicepresidenti e due questori.
 
Il leader del gruppo è un tedesco, Martin Schulz, deputato europeo dal 1994 e eletto presidente nel 2004. Il suo ruolo è essenziale per il buon funzionamento del gruppo politico. Egli ne coordina tutte le attività, è il suo portavoce e rappresenta le sue posizioni in plenaria.
 
Prima delle prime elezioni dirette al PE, nel 1979, i socialisti hanno pubblicato il Manifesto elettorale contenente le priorità politiche del gruppo, pratica che da allora è stata mantenuta. Fra i suoi scopi, la crescita economica, la lotta contro la povertà, l’integrazione sociale, la sicurezza e la protezione dell’ambiente. Tuttavia, con l’attuale globalizzazione e la crescita della disoccupazione, sembra che la sfida della creazione di posti di lavoro stia prendendo il sopravvento. I socialisti ritengono che la disoccupazione sia una pietra al collo per l’Europa sociale.
 
La complessità dei problemi che l’Europa si trova davanti è, a volte, molto tecnica e di difficile comprensione per la gente comune. Pertanto, avvicinare l’Unione ai cittadini rimane una delle principali sfide da raccogliere per il Gruppo socialista. “In tutta una serie di dibattiti e decisioni a livello politico – concernenti l’allargamento, le sostanze chimiche, il quadro di bilancio e anche la nomina dei membri della Commissione – il Gruppo socialista è in prima linea per difendere gli interessi dei cittadini nella formulazione della legislazione europea” ha dichiarato l'on. Schulz. Questi sono tutti esempi di ambiti in cui "l’Europa realmente ascolta la gente."
 
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Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa

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Logo del gruppo ALDE

Logo del gruppo ALDE

Con i suoi 106 deputati provenienti da 22 paesi, l’Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa (ADLE) è il terzo gruppo politico in ordine di grandezza al Parlamento europeo. Risolutamente federalista, ma nel rispetto delle diversità, questo gruppo cerca di far pendere l’equilibrio dei poteri verso il centro.

La ripartizione delle responsabilità fra i gruppi politici ha assegnato all’ADLE tre presidenze di commissioni parlamentari (libertà civili, giustizia e affari interni; pesca; trasporti e turismo) e due vicepresidenze in seno all’Ufficio di Presidenza del Parlamento, l'italiano Luigi Cocilovo e la britannica Diana Wallis. In termini di delegazioni nazionali, il terzetto dei paesi più rappresentati in seno a questo gruppo comprende l’Italia, in testa, seguita dal Regno Unito e dalla Francia. A metà strada fra i due “grandi” gruppi politici e quelli di dimensioni più ridotte, l’ADLE ha sicuramente le sue carte da giocare per far pesare la propria specificità, anche ricoprendo, abbastanza spesso, la funzione di ago della bilancia.
 
Cinque priorità per il 2006
 
Il presidente del gruppo, Graham Watson, eurodeputato britannico dal 1994, intende sottolineare l’originalità della sua formazione politica: “I liberali e i democratici hanno un’ideologia chiara. Sappiamo che tipo di società vogliamo creare”. Sulla strada verso questa società ideale, il gruppo definisce le cinque priorità per il  2006:

1°) difendere un bilancio europeo pluriennale adeguato ai bisogni e alle sfide delle politiche dell’Unione, in particolare per quanto concerne la ricerca scientifica e l’innovazione tecnologica;
2°) mantenere la pressione sugli Stati membri affinché attuino le riforme necessarie per la crescita e l’occupazione;
3°) stimolare tutte le iniziative europee che mirano a migliorare la qualità dell’ambiente ed a garantire un’economia duratura sul lungo periodo;
4°) riguadagnare la fiducia dell’opinione pubblica europea affinché si possa svolgere, in tempo utile, un dibattito onesto sul futuro assetto costituzionale dell’Unione;
5°) accertarsi che il comportamento tenuto dall’Unione europea sia in linea con i valori che essa promuove, in particolare nelle sue relazioni con i paesi terzi.
 
Visione e leadership
 
Per Graham Watson, le maggiori sfide del XXI secolo (crescita demografica e immigrazione, cambiamento climatico, criminalità internazionale) potranno essere affrontate soltanto su scala sovranazionale, fatto di cui devono essere consapevoli le istituzioni europee. “La Commissione ci ha dato un “Piano D” come “Dialogo”, ma noi abbiamo bisogno di un “Piano V” come “Visione” e di un “Piano L”  come “Leadership”.

La visione del gruppo è, a tal proposito, affermata chiaramente dal suo presidente: “promuoviamo i valori di libertà, giustizia, comunità e stato di diritto, in Europa e all’estero. Le nostre forze, inoltre, mirano a coniugare i benefici del dinamismo economico con gli obiettivi in materia di giustizia sociale.” Le lotte condotte di recente sul piano politico dal gruppo ADLE vertono sull’apertura del mercato dei servizi alla concorrenza e sulla fine delle procedure a “porte chiuse” attuate in permanenza da talune istituzioni europee. Un condensato di liberalismo e democrazia, insomma.
 

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Gruppo Unione per l'Europa delle nazioni

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UEN logo

UEN logo

Come dice chiaramente il suo nome, il gruppo Unione per l’Europa delle nazioni (UEN) crede in un’Europa di stati nazionali che consenta ai governi e ai paesi di cooperare per la costruzione di un’Europa più globale e stabile, basata sulla diversità. Esso sostiene con forza la sussidiarietà, che ritiene principio essenziale per un’equa distribuzione del potere fra UE, nazioni ed enti locali, nel miglior interesse di tutti i cittadini.
 
"Difendere i nostri valori culturali, sostenere coloro che vogliono progredire difendendo la libertà, la democrazia e i diritti dell’uomo, promuovere una politica sociale che vada di pari passo con lo sviluppo dell’economia e il benessere dei più poveri sono per noi obiettivi fondamentali", ha affermato Cristiana Muscardini, co-presidente del gruppo UEN. "La ricchezza della diversità e il rispetto delle differenze è il cemento che ci tiene legati gli uni agli altri," ha aggiunto il co-presidente Brian Crowley.
 
Dopo le elezioni del 2004 2 nuovi membri sono confluiti nell'UEN,che oggi rappresenta il 3.7% dei voti. Nei passati due anni e mezzo, altri 17 membri provenienti dalla Polonia, Italia e Lituania hanno preso parte al gruppo portando il totale a 44 membri. La delegazione polacca è la frazione più numerosa con 20 deputati, seguita dall'italiana con 13. Gli altri quattro paesi che prendono parte al gruppo sono la Lituania, la Lettonia, l'Irlanda e la Danimarca.

In linea con la sua parte di seggi al Parlamento, il gruppo UEN detiene la presidenza della commissione per  le petizioni con l'eurodeputato polacco Marcin Libicki e una delle vicepresidenza del Parlamento con il deputato polacco Adam Bielan. Il gruppo UEN dispone inoltre di otto vice-presidenze di commissione parlamentare ed è ben rappresentato fra le delegazioni, di cui detiene quattro vicepresidenze e una presidenza, quella della delegazione per le relazioni con il Canada
 
 
La presidenza del gruppo UEN è ripartita fra Brian Crowley – il deputato irlandese con la maggiore anzianità di carriera e attualmente il più giovane fra i presidenti dei gruppi in Parlamento – e la deputata italiana Cristiana Muscardini – ex membro della convenzione per il gruppo UEN, che detiene anche il record del mandato più lungo e ininterrotto al Parlamento europeo fra i deputati italiani.
 
Il gruppo, costituito nel 1999, promuove con forza un’economia sociale di mercato, l’istruzione e la ricerca, oltre alla protezione dell’ambiente. Esso si oppone con forza a un concetto della società esclusivamente materialistico. Le questioni legate all’identità nazionale, alla cultura e alla lingua sono centrali fra le priorità de gruppo; inoltre, esso considera la famiglia come il fondamento della società e la sede migliore per trasmettere i valori che sono alla base dell’UE.
 

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Gruppo Verde/Alleanza libera europea

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Verdi/EFA logo

Verdi/EFA logo

Pur avendo cominciato su temi prettamente ecologici, i Verdi da qualche anno partecipano sempre più attivamente allo scambio politico. Nel corso del recente dibattito sulla direttiva sui servizi il copresidente Daniel Cohn-Bendit ha così riassunto la filosofia del gruppo: “in un momento in cui la Commissione persegue un programma sempre più a favore dell’industria, il gruppo Verde/ALE lotta tenacemente per garantire un giusto equilibrio fra riforme economiche e interessi sociali”.

In termini comparativi, questo è un gruppo politico relativamente giovane. I primissimi partiti politici ecologisti sono nati negli anni ’70, ed è occorso ancora un altro decennio prima di veder trasformato il sostegno ricevuto in reale potere politico. Solo nel 1984 i Verdi hanno avviato un coordinamento delle attività a livello europeo. Nel luglio del 1999 si sono uniti al gruppo Alleanza libera europea, che raggruppa partiti politici che lottano per la democrazia e il diritto all’autodeterminazione delle nazioni senza stato e delle regioni d’Europa, dando i natali a un nuovo gruppo politico, il gruppo Verde/ALE.
 
Il gruppo conta 42 deputati provenienti da 13 diversi Stati membri. La delegazione più numerosa è quella tedesca, con 13 membri, mentre Lussemburgo, Danimarca, Finlandia, Svezia e Lettonia contano un solo rappresentante a testa. Oltre alla deputata francese Hélène Flautre, presidente della sottocommissione parlamentare per i diritti dell'uomo, il gruppo conta su sei vice-presidenze di altre commissioni parlamentari. Il  terzo vice-presidente del Parlamento è il francese Gérard Onesta. A differenza della maggior parte degli altri gruppi politici, il gruppo Verde/ALE conta due co-presidenti, a garanzia delle pari opportunità fra i sessi.
 
Con l’attuale partecipazione alle politiche europee, il gruppo ha esteso i suoi campi d’interesse al di là degli ambiti direttamente legati all’ambiente. Attualmente questa formazione dichiara i seguenti obiettivi: costruire una società che sia rispettosa dei diritti umani fondamentali e della giustizia ambientale, aumentare le libertà nel mondo del lavoro, rafforzare la democrazia tramite il decentramento, stimolare la partecipazione diretta dei cittadini al processo decisionale e, per concludere, promuovere le riforme economiche e sociali che rendano sostenibile lo sviluppo per gli esseri umani e per l’ambiente.
 
Monica Frassoni, che condivide la presidenza del gruppo con Daniel Cohn-Bendit, ha riassunto di recente le attività del gruppo affermando che “i Verdi cercano di evitare che l’UE persegua politiche poco lungimiranti, che sacrifichino l’ambiente e la giustizia sociale assecondando i limitati interessi dei gruppi di pressione."
 

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Gruppo confederale della sinistra unitaria europea – Sinistra verde nordica

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GUE/NGL Logo

Il Gruppo confederale della sinistra unitaria europea – Sinistra verde nordica (GUE/NGL) è il quinto gruppo in ordine di grandezza del Parlamento europeo con 41 eurodeputati e funge da forum per la cooperazione tra i partiti della sinistra. Il gruppo afferma di voler costruire “Un’altra Europa: un’Europa sociale, pacifica, democratica, femminista, ecologista e solidale con tutti gli altri popoli del mondo”.
 
Il GUE/NGL è stato istituito come gruppo politico all’inizio della quarta legislatura, nel 1994. Tuttavia, prima di tale data, i partiti a sinistra del gruppo dei socialisti avevano già operato insieme in altre formazioni. Con il quarto allargamento europeo ad Austria, Finlandia e Svezia nel gennaio 1995, i rappresentanti dei partiti di sinistra dei paesi nordici sono entrati a far parte del gruppo. Di conseguenza, il gruppo è oggi formato da due sottogruppi: la Sinistra unitaria europea e la Sinistra verde nordica.
 
In occasione delle ultime elezioni del PE, i partiti del GUE/NGL hanno ricevuto i voti di quasi nove milioni di persone. Attualmente, il partito conta 41 europarlamentari provenienti da 14 Stati membri. In termini di grandezza, le delegazioni più numerose provengono da Germania e Italia, con sette europarlamentari ciascuna, seguite da Repubblica ceca con sei esponenti. Le altre delegazioni variano tra uno e quattro eurodeputati. Il gruppo vanta anche un presidente e quattro vicepresidenti di commissione, nonché uno dei 14 vicepresidenti del Parlamento. Il deputato Helmut Markov presiede la commissione parlamentare per il commercio internazionale e la deputata italiana Luisa Morgantini è vice-presidente del Parlamento europeo.
 
I membri provengono da 16 partiti comunisti, socialisti e di sinistra. Il gruppo ha anche il sostegno di quattro partiti di membri associati, due dei quali di paesi non UE (Norvegia e Svizzera). Le diversità che compongono il gruppo possono portare ad approcci differenti su alcune questioni. Il gruppo ritiene che sia importante che ciascun componente conservi la propria identità e le proprie scelte politiche, unendo al contempo gli sforzi nel perseguire gli obiettivi politici comuni.
 
L’Europa può costruire ponti tra le civiltà
 
Il presidente del gruppo è il comunista francese Francis Wurtz, europarlamentare sin dal 1979. Eletto alla carica nel 1999, è ora alla sua seconda legislatura come presidente. “L’Europa può e deve essere qualcosa di più di tagli e disoccupazione. In un mondo sempre più interdipendente, l’Europa, con la giusta volontà politica, ha la capacità di cambiare in meglio la situazione della gente comune”, afferma Wurtz. Egli ritiene inoltre che l’Europa possa svolgere un ruolo importante sulla scena internazionale: contribuire alla costruzione di ponti tra civiltà.
 
“Tuttavia, per rendere credibile una tale ambizione, è necessario liberarsi di coloro che, mentre si comportano come i padroni del mondo, lo stanno invece portando sull’orlo dello scontro. Ed è anche necessario applicare lo stesso diritto internazionale a tutti gli stati senza eccezione, soprattutto in Medio oriente, che rappresenta una ferita aperta, fonte infinita del veleno della disperazione”.
 

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Gruppo Indipendenza/Democrazia

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IND/DEM Logo

IND/DEM Logo

L’opposizione alla costituzione e la lotta contro la “centralizzazione e burocratizzazione in Europa” sono le priorità di questo gruppo di nuova formazione al PE, uscito dalle fila del vecchio gruppo Europa delle democrazie e delle differenze (EDD) nel luglio 2004, dopo il discreto successo ottenuto alle elezioni europee. Il gruppo, il 3% al PE, conta 23 deputati di 9 Stati membri. Essi si descrivono in varie sedi come "critici verso l’UE, euroscettici ed eurorealistici”.

Una piattaforma chiave del programma del gruppo è la loro opposizione al progetto di trattato costituzionale dell’UE. Essi hanno cercato di sfruttare l’incertezza politica sul futuro del trattato dopo la bocciatura sancita dai referenda tenutisi in Francia e Paesi Bassi a metà del 2005.
 
Il blocco maggiore nel gruppo è rappresentato dal Partito indipendentista del Regno Unito (UKIP) con 10 membri. Mentre l’UKIP conduce un’esplicita campagna a favore dell’uscita del Regno Unito dall’Unione europea, altri membri del gruppo dichiarano il loro riformismo e accettano l’appartenenza all’Unione dei rispettivi stati, per quanto vorrebbero vedere “meno centralismo, minor erosione della sovranità nazionale e maggior potere detenuto dai parlamenti nazionali”. Considerata la divergenza di opinioni, il gruppo rispetta la libertà di voto delle proprie delegazioni nazionali. Le delegazioni sono guidate congiuntamente dal leader dell'UKIP Nigel Farage e dal deputato danese Jens-Peter Bonde, del gruppo JuniBevægelsen - Mod Unionen.
 
D come democrazia – pro e contro la costituzione
 
Come saprà chiunque abbia seguito il dibattito sulla costituzione, il gruppo ha fatto tutto il possibile per mantenersi sotto i riflettori dei mezzi d’informazione – per esempio, cercando spesso di “destabilizzare” alcuni rappresentanti degli Stati membri o della Commissione europea mentre intervenivano in Parlamento. Nel 2005, in occasione del Consiglio europeo tenutosi a Bruxelles, hanno lanciato il loro “tour in autobus Piano D” che seguirà Margot Wallström, Commissaria europea responsabile per la comunicazione, nel suo giro europeo durante il quale terrà dei seminari sul "Piano D" per illustrare lo stato della costituzione europea e il futuro dell’Europa.
 
Per questa amalgama politica relativamente giovane, la sfida sarà rappresentata dal  costruire sulle basi del successo ottenuto con le elezioni del 2004 e dall’ottenere ulteriori consensi alle prossime elezioni europee, nel 2009.
 

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