Approfondimento
 

Money, money, money...

Affari economici e monetari - 07-08-2008 - 09:00
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Pascal Lamy, Dominique Strauss-Kahn

Inflazione, crisi finanziaria e aumento dei costi alimentari. Gli europarlamentari hanno dibattuto a lungo dell'impasse sui mercati internazionali e della crisi economica che attraversa l'Europa, soprattutto a causa del rialzo del petrolio e del caro-spesa. I deputati hanno suggerito in particolare la ricerca di un equilibrio stabile tra domanda e offerta, oltre a una soluzione immediata per fronteggiare l'aumento della richiesta alimentare, garantendo stabilità.

Approfondite il tema con le Interviste, gli articoli e gli approfondimenti del focus!
 
 
RIF.: 20080707FCS33592

Caro vita e inflazione nell'Ue: un circolo vizioso pericoloso

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Forzati a mangiare euro? Da marzo 2007 a marzo 2008 il prezzo medio del pane nell'Europa a 27 è triplicato, mentre è decuplicato quello delle uova e del latte

Inflazione: un aumento inarrestabile?

Con l'impennata del prezzo dell'energia e degli alimenti ai più alti livelli dalla creazione dell'Unione monetaria europea nel 1999, l'inflazione ha sfondato lo scorso marzo quota 3.6% e sembra destinata "a protrarsi nel tempo". Questa l'analisi del vicepresidente della Banca centrale europea (BCE) Lucas Papademos, in occasione della presentazione il 21 aprile della relazione annuale della BCE in commissione parlamentare affari economici.
 
Ecco cosa ne pensano l'eurodeputato svedese Gunnar Hökmark del gruppo del partito popolare europeo e democratici europei (PPE-DE) e il collega lussemburghese Robert Goebbels del gruppo socialista (PSE).
 
Alto prezzo energia e cibo =  inflazione?
 
"Disponiamo ancora di una bassa inflazione, grazie agli effetti della concorrenza in molte aree e alla globalizzazione, ritiene Hökmark, che ci mette a disposizione più prodotti e a prezzi più concorrenziali. Pur con l'aumento dei tassi di interesse degli ultimi mesi, esistono analogia con dieci o vent'anni fa".
 
"La lotta all'inflazione sarà dura con questi livelli dei prezzi del cibo e dell'energia", ritiene Goebbels, che imputa alle politiche dei governi per contrastare gli effetti del cambiamento climatico, l'aumento dei prezzi dell'energia che "colpisce le tasche dei consumatori".
 
Allarme inflazione
 
Ma l'aumento dell'inflazione differisce sia nei paesi della zona euro che negli Stati che ancora non partecipano al "club della moneta unica". Dai minimi dell'Olanda a quota 1.9%, si passa infatti al 2.5% del Regno Unito e al 3% dell'Italia, per salire in Lettonia fino a quota 16.6%! "Non è un caso che alcuni dei nuovi paesi membri abbiamo un'inflazione superiore", afferma Hökmark, che ritiene "una buona opportunità" l'avere una forte crescita economica. Secondo il deputato svedese, in questi paesi "manca però la capacità di sviluppare strutture economiche" per gestire una simile crescita e tale trend "contribuisce ad aumentare la media del livello d'inflazione in Europa".
 
"Le differenze nei livelli di inflazione derivano da una serie di fattori come l'aumento dei prezzi amministrativi o l'aumento delle tasse, dichiara Goebbles, l'Ue dovrebbe smettere per un periodo di spingere verso aumenti dell'IVA".
 
Il ruolo dei tassi di interesse
 
L'inflazione aumenta quando nei mercati circola più denaro, quando i tassi i interesse balzano alle stelle e la gente investe di meno, rifugiandosi nelle banche. "Il solo modo che ha la BCE di combattere l'inflazione è modificare il tasso d'interesse, fa notare Goebbels, ma mi auguro che ora mantenga l'attuale 4%, un'inflazione importata non può essere infatti contrastata con aumenti del tasso d'interesse!"
 
"La BCE dovrebbe valutare come implementare la politica dei tassi di interesse", ribatte Hökmark.
 
Sì all'aumento dei salari?
 
Per controbilanciare tale fenomeno, i sindacati chiedono a gran voce un aumento dei salari, anche se simili manovre potrebbero avere un ulteriore effetto sull'aumento dei prezzi, generando una spirale inflazionistica. "Tocca ai sindacati difendere il potere d'acquisto delle persone, ricorda Goebbels, ma con simili scenari abbiamo bisogno di un equilibrio". Hökmark riflette invece sul binomio fra crescita economica e potere d'acquisto: "Se è vero che la crescita del potere d'acquisto è parzialmente 'neutralizzata' dall'aumento dei prezzi, oggi possiamo comunque comprare più di un tempo".
 
Nell'ambito del "dialogo monetario fra BCE e Parlamento che si tiene quattro volte l'anno, il Presidente della BCE Trichet sarà di nuovo a Bruxelles il prossimo giugno per dibattere assieme ai deputati della commissione parlamentare affari economici.  Questa prassi è l'unica che consente a un'istituzione democraticamente eletta di porre questioni al Presidente della BCE.
 
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Crisi finanziaria: come uscire dal tunnel?

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Un broker ©BELGA/EPA/FRANK MAY

Mercati finanziari: quant'è grave il paziente?

É passato quasi un anno dall'inizio delle turbolenze finanziarie che si sono abbattute sui mercati internazionali dopo la crisi dei sub prime americani. Invece di risolversi, l'instabilità sembra propagarsi "oltre il settore finanziario", dichiara il presidente della commissione parlamentare affari economici Pervenche Berès (PSE).
 
Sentiamo il parere di due deputate membri dell'omonima commissione parlamentare, l'olandese Ieke van den Burg del gruppo socialista (PSE) e la lettone Margarita Starkevičiūtė del gruppo dell'alleanza dei democratici e dei liberali per l'Europa (ALDE).
 
Dalla finanza all'economia reale
 
"Il sistema finanziario fornisce sangue all'economia e ogni inconveniente si riflette sull'economia reale", commenta Margarita Starkevičiūtė, riferendosi principalmente al settore degli alloggi. Relativamente all'azione della Banca centrale europea (BCE) per garantire liquidità ai mercati in tutti questi mesi, Ieke van den Burg fa notare che tali prestiti vanno rimborsati nel breve periodo e sono disponibili anche per banche fuori dalla zona euro.
 
Margarita Starkevičiūtė ci spiega come funziona l'approvvigionamento bancario. "Il settore bancario europeo dispone di due sistemi operativi, il primo si basa sui versamenti che vengono reinvestiti in altre attività, un processo che le banche centrali e la BCE possono aiutare a mantenere. Il secondo fa leva invece sul prestito delle proprie liquidità sul mercato finanziario, un mercato fortemente danneggiato dalla crisi americana…e questo rappresenta un grave problema per il medio-lungo periodo".
 
Le banche scommettono, ma chi paga?
 
Alcuni operatori affermano che quando le cose vanno bene il settore bancario ne guadagna, mentre quando vanno male sono altri a farne le spese, mentre gli Stati debbono intervenire per risolvere la crisi...Chi paga per l'incuranza delle banche? "É quello che si chiama 'rischio morale', afferma la deputata olandese, i guadagni vanno ai privati mentre le perdite alla comunità". Ieke van den Burg ritiene comunque che non si debbano abbandonare le banche in difficoltà, anche perchè sarebbero i cittadini a pagarne le conseguenze; piuttosto occorrono "interventi governativi".

Controllo bancario

 
Ieke van den Burg e Daniel Dăianu stanno mettendo a punto una relazione sulla futura struttura di supervisione, un testo che analizza le mancanze del settore finanziario, emerse ancora più prepotentemente all'indomani della crisi dei mercati. "Abbiamo bisogno di controllare più da vicino a livello europeo le banche, in particolare quelle più potenti e con il più alto rischio potenziale".
 
Le fa eco la collega Margarita Starkevičiūtė: "Sono per un approccio collegiale, un miglior coordinamento di supervisione delle banche europee... ma non è realistico pensare a un'unica autorità di supervisione, sarebbe solo un'ulteriore peso burocratico".

Cosa può fare l'Ue?

 
"Mi dispiace che il commissario europeo  McCreevy non sia più ambizioso e stringente nelle sue proposte", commenta van den Burg. La Starkevičiūtė se la prende invece con il Consiglio, reo di concentrarsi troppo sugli "interessi nazionali". "Dobbiamo creare un sistema buono e coerente per difendere i risparmi della gente, così se le banche falliscono i clienti rimangono protetti e i governi non debbono intervenire", aggiunge.
 
"Il Parlamento sta proponendo di creare a livello nazionale una sorta di mediatore finanziario, come in Inghilterra", spiega la deputata olandese. "I problemi finanziari sono spesso molto complicati e i cittadini non sempre ne comprendono le dinamiche", dichiara.
 
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A tu per tu con Pascal Lamy

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Pascal Lamy

L'OMC dovrà conformarsi agli accordi post Kyoto

Con i negoziati sul commercio internazionale lanciati a Doha nel 2001 arrivati a un punto di svolta, il Parlamento è sempre più convinto della necessità di rivedere i rapporti commerciali che frenano l'ascesa dei paesi terzi e pesano sul rapporto povertà benessere fra nord e sud del pianeta.
 
In questo contesto, le commissioni parlamentari mercato interno e cambiamento climatico, hanno invitato il 29 maggio il direttore dell'Organizzazione mondiale del commercio (OMC) Pascal Lamy per parlare di barriere commerciali, prezzo degli alimentari, lotta alla povertà e cambiamento climatico.
 
Ecco cosa ci ha raccontato in esclusiva l'ex commissario europeo Lamy prima dell'incontro.
 
I negoziati in corso all'OMC sul "dossier agricoltura" possono influenzare ulteriormente la crisi dei prezzi agricoli?
 
"La crisi alimentare è multiforme, esordisce Lamy, ci sono innanzitutto le ripercussioni che aggravano il problema della povertà...in questo contesto l'OMC può aiutare le nuove curve della domanda e dell'offerta: il legame che lega entrambi è il commercio".
 
Occorre poi che i paesi più ricchi capiscano una volta per tutte il danno che apportano le sovvenzioni ai sistemi di produzione di certi paesi in via di sviluppo; questa crisi arriva in un momento importante dei negoziati".
 
La corsa alle risorse naturali sta generando tensioni internazionali. Qual'è il contributo che l'OMC può fornire per equilibrare al meglio queste ricchezze che scarseggiano sempre più?
 
"É proprio uno degli obiettivi dell'OMC", spiega l'ex commissario europeo, con lo scambio commerciale posto al servizio dello sviluppo sostenibile. "Innanzitutto occorre più scambio, se gli egiziani dovessero produrre tutti i cereali che mangiano e al caro prezzo di oggi, il Nilo sarebbe già prosciugato!", sottolinea Lamy, che ritiene che il commercio a volte "è un modo per disporre delle risorse naturali laddove sono più disponibili".
 
"Possiamo poi agire a livello tariffario, ad esempio favorendo quei beni e servizi più rispettosi dell'ambiente, ma anche rivedere gli accordi che verranno siglati secondo i dettami ambientalisti del post Kyoto".
 
Maggior commercio non significa dunque meno risorse naturali....
 
"A volte sì. confessa Lamy, ma in certi casi è proprio il contrario, come avviene ad esempio per l'import di rose dal Kenya, il cui trasporto in Europa, a dispetto dell'apparenza, inquina molto meno dell'import da paesi Ue, secondo i calcoli dello stesso Parlamento europeo". "Occorre calcolare prima di trarre facili conclusioni...".
 
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Vola il super Euro, vola l'Europa?

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Braccio di ferro

Chi la spunta fra euro, yen e dollaro?

Crisi dei mercati finanziari, prezzi del cibo e del petrolio alle stelle e iper inflazione stanno scuotendo l'Europa e le tasche dei suoi cittadini. Cosa fa l'euro? La sua forza rappresenta un contributo essenziale alle economie che l'hanno adottato o rende la situazione insostenibile? Ecco cosa ne pensano alcuni eurodeputati.
 
Mostro o salvatore?
 
Durante l'incontro in commissione parlamentare economica di questa settimana il commissario europeo Almunia ha riconosciuto "un'alta percezione" della moneta unica, moneta che la gente non vuole né debole né forte, piuttosto "con un buon tasso di cambio", come ha dichiarato il presidente della commissione parlamentare, l'eurodeputata francese Pervenche Berès del gruppo socialista (PSE).
 
"Potenzialmente è un disastro", così l'eurodeputato britannico Jonathan Evans del gruppo del partito popolare europeo e democratici europei (PPE-DE), mentre il collega svedese Olle Schmidt del gruppo dell'alleanza dei democratici e dei liberali per l'Europa (ALDE) rema in senso opposto: "Non molto tempo fa ci preoccupavamo di un euro debole, ora dopo il no irlandese  l'euro si è ulteriormente rafforzato, il mercato indica che non c'è crisi".
 
Euro forte
 
Se per il deputato sloveno Jelko Kacin del gruppo dell'alleanza dei democratici e dei liberali per l'Europa (ALDE) il dollaro debole rappresenta una delle cause delle performance dell'euro, Evans ricorda invece come proprio gli Stati Uniti abbiamo perseguito una politica del dollaro debole: "Mantenere la crescita è più importante che mantenere alta la valuta".
 
Se da una parte Schmidt riconosce che il dollaro debole, che determina ancora l'andamento dei prezzi del petrolio, "sta aiutando la situazione",  Berès ricorda come l'incremento dell'offerta del prezzo del petrolio derivi dalle scarse performance della moneta statunitense: "L'euro esiste da dieci anni, e in tutto questo tempo non si è gran che discusso di tassi di cambio… oggi c'è invece una preoccupazione crescente".
 
Euro, moneta mondiale?
 
"É un augurio ingenuo", riconosce Evans, che ricorda come il dollaro rappresenti la moneta mondiale per eccellenza", a causa del primato dell'economia americana, un concetto ripreso in parte dal collega Schmidt.
 
Di parere contrario il deputato sloveno Kacin, che reputa la  moneta unica "un'alternativa emergente al biglietto verde e che "potrebbe essere nel medio lungo periodo la moneta guida a livello mondiale". Al di là delle ipotesi sulle scelte per gli accantonamenti per le riserve mondiali, anche la deputata Berès  ritiene che nel breve periodo il dollaro "giochi un ruolo centrale".
 
Scenari futuri...
 
"In America ci sarà un cambio di guardia", si augura Schmidt, che beneficerà della fine della crisi dei subprime e del ritiro delle truppe dall'Iraq. Berès ipotizza invece uno scenario più complesso, con il dollaro ancora moneta-riserva o con l'euro al suo posto. "In ogni modo penso sia giunta l'ora che l'Europa parli con una sola voce...è stato più facile fare l'euro che parlare all'unisono", riconosce.
 
Euro, sotto a chi tocca
 
Cosa fanno Gran Bretannia, Svezia e Danimarca, ancora alla finestra per l'adozione della moneta unica? "Forse un referendum nel 2010, dopo l'adozione dell'euro da parte dei paesi baltici", si augura il deputato svedese Schmidt. Un sentimento che non trova sponda nel collega britannico Evans, che punta dritto sulla sterlina, per "mantenere autonoma la propria politica economica".
 
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