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Comunicati stampa
 

Stop alle mutilazioni genitali femminili

Diritti delle donne/Pari opportunità - 24-03-2009 - 13:17
Sessioni plenarie
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Non vi è nessuna giustificazione alle mutilazioni genitali femminili (MGF). Il Parlamento rileva infatti che si tratta di una violazione dei diritti umani fondamentali che deve essere bandita dall'UE. Gli Stati membri dovrebbero quindi considerare come reato qualsiasi forma di MGF e perseguire e punire chi le commetta. Occorre anche una strategia a tutela delle vittime che preveda meccanismi preventivi e educativi, mentre i medici dovrebbero denunciarne i casi alle autorità.

Secondo i dati rilevati dall'Organizzazione mondiale della sanità (OMS), dai 100 ai 140 milioni di donne e bambine nel mondo hanno subìto mutilazioni genitali femminili (MGF) e, ogni anno, dai 2 ai 3 milioni di donne sono potenzialmente esposte al rischio di subire queste pratiche diffuse in almeno 28 paesi africani, in alcuni paesi asiatici e in Medio Oriente. Inoltre, in Europa sono circa 500 000 le donne che hanno mutilazioni. L'OMS ha identificato quattro tipi di MGF, che vanno dalla clitoridectomia (ablazione parziale o totale del clitoride) all'escissione (ablazione del clitoride e delle piccole labbra), che rappresenta circa l'85% delle MGF, fino all'infibulazione (ablazione totale del clitoride e delle piccole labbra nonché della superficie interna delle grandi labbra e cucitura della vulva per lasciare soltanto una stretta apertura vaginale) e l'introcisione (punture, perforazioni o incisioni del clitoride o delle labbra).
 
Approvando con 647 voti favorevoli, 10 contrari e 24 astensioni, la relazione di Cristiana MUSCARDINI (UEN, IT) - emendata da una risoluzione alternativa sostenuta da PPE/DE, ALDE e UEN - il Parlamento condanna «fermamente» le MGF come «violazione dei diritti umani fondamentali» e «pesante attentato all’integrità psicofisica» delle donne e delle bambine che le subiscono. Tali mutilazioni, infatti, possono provocare in alcuni casi la morte, mentre l’uso di strumenti rudimentali e l’assenza di precauzioni antisettiche comportano effetti collaterali dannosi, «tanto che i rapporti sessuali e il parto possono risultare dolorosi, gli organi subiscono danni irreparabili e possono manifestarsi delle complicazioni (come emorragie, stato di shock, infezioni, trasmissione del virus dell’AIDS, tetano, tumori benigni), nonché gravi complicazioni in caso di gravidanza e parto».
 
Il Parlamento sollecita quindi l'elaborazione di una chiara strategia globale e dei piani d’azione nell'intento di «bandire le MGF nell'Unione europea» e, attraverso meccanismi giuridici, amministrativi, preventivi, educativi e sociali, consentire alle vittime reali e potenziali di ottenere una valida protezione. Esorta poi a respingere la pratica della "puntura alternativa" ed ogni tipo di medicalizzazione, proposte come soluzione di mediazione tra la circoncisione del clitoride e il rispetto di tradizioni identitarie, «poiché ciò significherebbe soltanto giustificare e accettare la pratica della mutilazione genitale» nel territorio dell'UE.
 
Per i deputati, infatti, «non esiste alcuna ragione di carattere sociale, economico, etnico, sanitario o di altro tipo che possa giustificarle», mentre le motivazioni addotte da numerose comunità a favore del mantenimento di queste pratiche tradizionali «non hanno alcuna giustificazione». Invitano quindi l’Unione europea e gli Stati membri a «perseguire, condannare e punire tali pratiche» e a introdurre nelle pertinenti direttive sull'immigrazione la previsione di reato per chi commette mutilazioni genitali, nonché a prevedere adeguate sanzioni contro chi le compie nell'UE.
 
Il Parlamento chiede quindi agli Stati membri di adottare disposizioni legislative specifiche sulle mutilazioni genitali femminili oppure, in base alla vigente legislazione, di perseguire penalmente chiunque le metta in atto.
 
Più in particolare, dovrebbero:
 
  • considerare come reato qualsiasi forma di mutilazione genitale femminile, indipendentemente dal fatto che l’interessata abbia dato o meno il suo consenso, e di punire chiunque aiuti, inciti, consigli o dia sostegno a una altra persona nella realizzazione di uno qualsiasi di questi atti,
 
  • perseguire, processare e punire qualsiasi residente che abbia commesso il reato di mutilazione genitale femminile, anche qualora tale reato sia stato commesso al di fuori delle loro frontiere (extraterritorialità del reato),
 
  • prendere misure legislative che diano ai giudici o ai pubblici ministeri la possibilità di adottare misure cautelari e preventive qualora vengano a conoscenza di casi di donne o bambine che corrono il rischio di essere mutilate.
 
Il Parlamento chiede inoltre agli Stati membri di attuare una strategia preventiva di azione sociale, «senza stigmatizzare le comunità di immigrati», per proteggere le minorenni. Si tratterebbe di realizzare programmi pubblici e servizi sociali volti tanto a prevenire tali pratiche (tramite formazione, istruzione e sensibilizzazione delle comunità a rischio), quanto ad assistere le vittime che le hanno subite, offrendo sostegno psicologico e sanitario, comprese cure mediche riparatrici gratuite. Li invita poi a considerare che «la minaccia o il rischio che una minorenne possa subire una MGF è motivo che giustifica l’intervento dell’autorità pubblica».
 
Gli Stati membri dovrebbero anche elaborare orientamenti per gli operatori sanitari, gli educatori e gli assistenti sociali allo scopo di informare e istruire i padri e le madri «in merito agli enormi rischi che le MGF comportano e al fatto che tali pratiche sono un reato».  I deputati li invitano inoltre a imporre ai medici di base, ai dottori e al personale sanitario operante negli ospedali «l’obbligo di riferire alle autorità sanitarie e/o alle forze di polizia i casi di mutilazione genitale femminile». Dovrebbe poi essere creato un “protocollo sanitario europeo” di monitoraggio e una banca dati sul fenomeno.
 
Il Parlamento chiede anche agli Stati membri di diffondere informazioni «precise e comprensibili a una popolazione non alfabetizzata», in particolare attraverso i loro consolati in occasione del rilascio dei visti. Inoltre, i servizi di immigrazione dovrebbero comunicare già al momento dell’arrivo nel paese di accoglienza i motivi alla base del divieto di legge e delle conseguenze penali, precisando che si tratta una protezione giuridica nei confronti delle donne e delle bambine e non di «un’aggressione culturale». Insiste poi sulla necessità di esaminare, caso per caso, ogni domanda di asilo presentata da genitori a motivo delle minacce subite nel paese di origine per aver rifiutato di sottoporre le figlie a questa pratica, e di assicurare che dette domande siano sostenute da un insieme di elementi. Inoltre, le donne e le bambine che hanno ottenuto l'asilo nell'UE perché esposte alla minaccia di mutilazioni dovrebbero, in via preventiva, sottoporsi periodicamente a controlli da parte delle autorità sanitarie e/o di medici, «al fine di proteggerle dal rischio che le MGF vengano effettuate in un secondo tempo nell'Unione europea».
 
Per i deputati è poi indispensabile che i paesi interessati si impegnino a organizzare forum di dialogo, a riformare le norme giuridiche tradizionali, ad affrontare nelle scuole il tema delle mutilazioni sessuali femminili e a incentivare la collaborazione con le donne non mutilate. La Commissione dovrebbe anche inserire, nei suoi negoziati e accordi di cooperazione con i paesi interessati, una clausola per eradicare le MGF e andrebbero creati Tavoli tecnici permanenti di armonizzazione e di raccordo tra gli Stati membri e tra questi e le istituzioni africane. I deputati chiedono inoltre di migliorare la posizione giuridica delle donne e delle bambine nei paesi in cui si pratica la mutilazione genitale.
 
Il Parlamento chiede poi agli Stati membri di collaborare e finanziare le attività delle reti e delle ONG che prestano la loro opera di educazione, sensibilizzazione e mediazione in merito alle mutilazioni genitali femminili in stretto contatto con le famiglie e le comunità. Anche perché ritiene che la creazione di reti tra le ONG e le organizzazioni operanti a livello di comunità sul piano nazionale, regionale e internazionale «è senza dubbio fondamentale per riuscire a sradicare tali pratiche e scambiarsi informazioni ed esperienze». In proposito sollecita anche un rafforzamento delle reti europee esistenti.
 
 
Cristiana MUSCARDINI (UEN, IT)
Relazione sulla lotta contro le mutilazioni sessuali femminili praticate nell'UE
Procedura: Iniziativa
Dibattito: 23.3.2009
Votazione: 24.3.2009
 
RIF.: 20090323IPR52352