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Sevizio diplomatico dell'UE: un'Europa protagonista sulla scena mondiale?

Relazioni esterne - 27-10-2009 - 18:25
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Presto il mondo saprà chi chiamare quando vuole parlare con l'Europa

Touchtone telephone © Belga/Science

"Chi devo chiamare quando voglio parlare con l'Europa?", ha chiesto una volta il famoso Segretario di Stato americano Henri Kissinger. Il Trattato di Lisbona dà una risposta: l'Alto Rappresentante europeo per la politica estera. Ma questa figura basterà a garantire che l'Europa parli con una voce sola sulla scena globale? Il Parlamento vuol essere coinvolto nel futuro delle relazioni esterne dell'UE.

La voce dell'Europa
 
Il Trattato di Lisbona istituisce la figura dell'Alto Rappresentante e il Servizio di azione esterna dell'UE per migliorare l'impatto, la visibilità e la coerenza della politica estera europea.
 
Il nuovo corpo diplomatico (SEAE) sarebbe al servizio dell'Alto Rappresentante, che rivestirebbe anche il ruolo di Vicepresidente della Commissione europea con la delega agli Esteri: una fusione fra strutture che fanno capo ai governi e azioni pilotate dall'esecutivo UE per parlare con una voce sola, la voce dell'Europa. Le operazioni sostenute dai governi in seno al Consiglio dell'Unione e delle delegazioni della Commissione europea nel mondo costituiscono infatti una duplicazione che non ha più ragion d'essere. Ma anche il Parlamento ha voce in capitolo nella costituzione del nuovo corpo: è necessario il suo consenso prima di istituirlo.
 
I deputati hanno votato durante la scorsa sessione plenaria la relazione del popolare tedesco Elmar Brok, che parla del possibile assetto istituzionale del nuovo servizio.
 
 
SEAE sotto scrutino parlamentare?
 
Il Servizio dovrebbe essere finanziato da fondi UE e dovrebbe dipendere dalla Commissione: solo così, secondo il Parlamento, si può assicurare il controllo democratico dell'assemblea sul suo funzionamento e sulle operazioni.
 
Le delegazioni della Commissione europea nel mondo - oltre 130 uffici nei 5 continenti - dovrebbero inoltre fondersi con i vari uffici del Consiglio, che nell'insieme impiegano oltre 5000 persone, per creare le "ambasciate dell'UE" gestite dal personale del nuovo Servizio di Azione esterna, sotto il comando dell'Alto Rappresentante. La formazione dei "diplomatici europei" dovrebbe essere affidata a una nuova scuola di diplomazia europea.
 
Infine i deputati consigliano ai governi di coinvolgere il Parlamento "fin dalla prima fase di negoziati sulla struttura del servizio, in modo da non perdere tempo prezioso in controversie politiche", e poter essere operativi sulla scena internazionale subito dopo l'entrata in vigore del Trattato di Lisbona.
 
 
Europa: da prima contribuente a prima attrice
 
Prima potenza commerciale del mondo, primo donatore ai Paesi in via di sviluppo, punto di riferimento globale in materia di diritti umani, democrazia e stabilità. Nonostante tutti i primati, l'UE è stata descritta in più occasioni come un gigante economico e un nano politico. Il Servizio di azione esterna dell'UE servirà a controbilanciare la situazione?
 
"Credo che il Trattato di Lisbona, l'Alto Rappresentante che è allo stesso tempo membro della Commissione, e il Servizio di Azione esterna - spiega Brok - mettano l'Europa in una situazione migliore per avere una politica estera coerente. Insieme alla forza economica, il nuovo assetto istituzionale darà al nostro continente una notevole forza politica. Dobbiamo considerare l'Europa come un attore principale, non un contribuente".
 
 
Ma allora che numero bisognerà comporre?
 
"Quello dell'Alto Rappresentante e vice-presidente della Commissione", risponde Brok. "Dev'essere chiaro che è lui l'unico responsabile per le operazioni di politica estera, il Presidente del Consiglio non c'entra niente. I poteri operativi devono essere conferiti a una sola persona, e non può essere che l'Alto rappresentante".
 
 
Un problema c'è se...
 
L'attuale responsabile per la politica estera dei Paesi UE Javier Solana, che ha poteri molto più ridotti rispetto a quelli previsti dal Trattato di Lisbona per l'Alto Rappresentante, ha definito la diplomazia europea "troppo divisa, troppo lenta e troppo soft. Verbosa nelle dichiarazioni e limitata nell'azione". Non sono mancati, infatti, i casi in cui i Paesi UE si sono divisi su questioni di politica estera fondamentali, come la guerra in Iraq, o in cui la necessità di mettere tutti e 27 i Paesi d'accordo ha limitato l'efficacia dell'intervento.

Anche i due terzi dei cittadini europei ritengono che l'UE debba essere più unita nella politica estera: lo rivela  un'inchiesta Eurobarometro del 2008.

Per questo il Parlamento ha messo in chiaro che la struttura del servizio diplomatico dell'UE sarà uno dei criteri chiave per giudicare il futuro Alto Rappresentante durante le audizioni parlamentari e per accordargli la fiducia.
 
RIF.: 20091023STO63115