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Servizio diplomatico dell'UE: le condizioni del Parlamento

Relazioni esterne - 08-06-2010 - 17:59
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  • Il nuovo servizio di azione esterna prende forma
  • Ma il Parlamento ha ancora importanti riserve
La plenaria ha già discusso più volte della creazione del Servizio, che dovrebbe essere completato nei prossimi mesi

La plenaria ha già discusso più volte della creazione del Servizio, che dovrebbe essere completato nei prossimi mesi

Il futuro del Servizio di Azione dell'UE - la nuova diplomazia europea guidata dall'inglese Catherine Ashton - sta diventando realtà. La settimana scorsa i deputati esperti di Affari esteri ne hanno ridiscusso. Il Parlamento è critico su alcuni aspetti del futuro organismo. Elmar Brok, PPE, responsabile della questione insieme al leader liberale Guy Verhofstadt, ci ha spiegato perché.

I negoziati sono a un punto cruciale: il Parlamento ha posto le sue condizioni, ora tocca a Lady Ashton e ai governi rispondere. Quello che chiedono i deputati è che il servizio abbia un mandato più ampio, che includa anche le politiche di sviluppo, aiuto umanitario e allargamento, e dipenda finanziariamente dalla Commissione europea. Il budget, il personale e la responsabilità verso il Parlamento e i cittadini sono questioni ancora aperte.
 
Onorevole Brok. L'Alto rappresentante Ashton ha incontrato molte difficoltà da quando è stata nominata. Il Servizio d'Azione esterna potrà aiutarla a sormontare gli ostacoli?
 
Il Servizio servirà da supporto all'Alto rappresentante. Fino a oggi Catherine Ashton ha dovuto coprire tre posti: quello di Alto rappresentante, di vicepresidente della Commissione, e di presidente del Consiglio Affari esteri. Ma ha bisogno di sostegno per poterlo fare, soprattutto per coordinare i differenti settori.
 
Voi come credete che il Servizio debba essere strutturato? Che cosa c'è in gioco, e perché i negoziati con il Consiglio e la Commissione sono così complessi?
 
La complessità viene dal fatto che ci sono due basi giuridiche diverse. Una parte delle relazioni esterne, cioè la politica estera e di sicurezza, è di competenza dei governi. Tutte gli altri ambiti - la politica di vicinato, gli aiuti allo sviluppo eccetera - sono invece politiche comunitarie, afferenti alla Commissione.

Tutto ciò deve essere riunito in uno stesso Servizio. Come organizzarlo senza modificare gli attuali equilibri istituzionali, è un compito delicato.
 
Il Parlamento vorrebbe che la Ashton avesse dei sostituti nominati politicamente. Perché, che cosa cambierebbe?
 
Catherine Ashton ha moltissime responsabilità, e non potrà sempre rispondere alla richiesta del Parlamento di essere tenuto al corrente. Non potrà andare di persona a tutte le riunioni e le negoziazioni. Quindi, i suoi vice devono essere responsabili politicamente, non possono essere semplici funzionari. Devono poterla sostituire e parlare a nome del Servizio, in modo che il Parlamento abbia un interlocutore politico.
 
Secondo noi, i vice devono essere i commissari responsabili per quanto riguarda le aree di competenza comunitaria, e per le questioni intergovernamentali devono essere figure politiche nominate dai Governi.
 
Che ruolo sta giocando il Parlamento nella creazione del Servizio?
 
Il Parlamento è competente per il bilancio. Questo significa che il Servizio non può assumere un solo dipendente, senza l'approvazione del Parlamento. E noi chiediamo che il personale sia ben equilibrato, con una metà che viene dalla Commissione, e non solo dai governi, perché il Servizio rappresenta anche gli interessi comunitari.
 
Quando pensa che la nuova diplomazia europea entrerà in servizio?
 
Dipende da quando la Ashton e il Consiglio saranno pronti ad accettare compromessi su alcuni punti. Il Parlamento sa quali sono i punti fermi. Non accetteremo mai di rinunciare al metodo comunitario, di non fornire adeguati strumenti finanziari al servizio, e di abdicare dalla nostra funzione di controllo politico.
 
RIF.: 20100607STO75581