presentata a seguito di una dichiarazione della Commissione
a norma dell'articolo 103, paragrafo 2, del regolamento
da Alain Lipietz, Pierre Jonckheer e Elisabeth Schroedter
a nome del gruppo Verts/ALE
sull'impatto economico e sociale delle ristrutturazioni
Risoluzione del Parlamento europeo sull'impatto economico e sociale delle ristrutturazioni
B6‑0383/2006
Il Parlamento europeo,
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vista la comunicazione della Commissione del 31 marzo 2005 "Ristrutturazioni e occupazione - Anticipare e accompagnare le ristrutturazioni per ampliare l'occupazione: il ruolo dell'Unione europea" (COM(2005)0120),
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vista la comunicazione della Commissione sull'Agenda sociale 2005-2010 dal titolo "Un’Europa sociale nell’economia mondiale: occupazione e nuove occasioni per tutti" (COM(2005)0033), nonché la corrispondente risoluzione del Parlamento europeo del 26 maggio 2005(1),
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viste le conclusioni del Consiglio europeo di Lisbona del 23 e 24 marzo 2000 e la risoluzione del Parlamento europeo del 9 marzo 2005 sulla revisione intermedia della strategia di Lisbona(2),
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vista la comunicazione della Commissione del 13 dicembre 2005 dal titolo "Revisione della strategia di sviluppo sostenibile: una piattaforma d'azione",
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vista la relazione della commissione per l'occupazione e gli affari sociali sulle ristrutturazioni e l'occupazione (A6-0031/2006),
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viste le sue risoluzioni del 28 ottobre 1999(3), 17 febbraio 2000(4) e del 15 febbraio 2001(5) sulle ristrutturazioni economiche in Europa,
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vista la Carta comunitaria dei diritti sociali fondamentali dei lavoratori del 1989 e le pertinenti disposizioni del trattato CE, segnatamente l'articolo 136, a norma del quale gli obiettivi degli Stati membri dovrebbero comprendere la promozione dell'occupazione, il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro, un'adeguata protezione sociale e il dialogo tra parti sociali ai fini di un livello occupazionale elevato e duraturo e della lotta contro l'esclusione,
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vista la direttiva 94/45/CE del Consiglio, del 22 settembre 1994, riguardante l'istituzione di un comitato aziendale europeo o di una procedura per l'informazione e la consultazione dei lavoratori nelle imprese e nei gruppi di imprese di dimensioni comunitarie(6)
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vista la direttiva 98/59/CE del Consiglio, del 20 luglio 1998, concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri in materia di licenziamenti collettivi(7),
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vista la direttiva 2001/23/CE del Consiglio, del 12 marzo 2001, concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative al mantenimento dei diritti dei lavoratori in caso di trasferimenti di imprese, di stabilimenti o di parti di imprese o di stabilimenti(8),
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vista la direttiva 2002/14/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 marzo 2002, che istituisce un quadro generale relativo all'informazione e alla consultazione dei lavoratori(9),
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visti gli articoli 87, paragrafo 3, 127, 136 e 158 del trattato UE,
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visto l'articolo 103, paragrafo 2, del suo regolamento,
A.
considerando che la ristrutturazione di imprese può essere motivata da fattori generali quali i vincoli risultanti dallo sviluppo del mercato interno europeo, l'apertura delle economie alla concorrenza internazionale, l'innovazione tecnologica o cambiamenti rilevanti della domanda dei consumatori,
B.
considerando che le ristrutturazioni possono rappresentare il risultato di singoli fattori collegati alla strategia dell'impresa in causa per conseguire o riacquistare competitività; che a livello delle singole imprese si possono osservare diverse modalità di ristrutturazione (cambiamenti nei processi di produzione, esternalizzazione, delocalizzazione, chiusura dell'impresa, soppressione di posti di lavoro, fusioni/rilevamenti, ecc.); che detti diversi livelli e tipi di ristrutturazione esigono una risposta differenziata,
C.
considerando che la ristrutturazione di imprese può sostenere il progresso sociale ed economico se i cambiamenti richiesti rispondono alla sfida di favorire lo sviluppo di un'economia sostenibile, congiuntamente con la volontà di tutelare il benessere sociale e l'ambiente,
D.
considerando che l'innovazione tecnologica può innescare lo sviluppo di nuovi processi di trasformazione e metodi di produzione, generando posti di lavoro di alta qualità e che richiedono formazioni di altro tipo; che le innovazioni ecologiche sono fattori di nuove opportunità occupazionali e migliorano il nostro benessere sociale,
E.
considerando che le ristrutturazioni, i trasferimenti e le chiusure di imprese sovente comportano costi potenzialmente assai elevati, non soltanto per i lavoratori coinvolti, tra i quali sono quelli meno qualificati e più vulnerabili a esserne interessati per primi, ma anche per l'economia a livello locale o regionale,
F.
considerando che le conseguenze delle ristrutturazioni possono essere in contrasto con gli obiettivi di Lisbona, volti a promuovere la piena occupazione, la qualità dei posti di lavoro, la coesione sociale e territoriale e lo sviluppo sostenibile,
G.
considerando che le autorità pubbliche e le parti sociali devono svolgere un ruolo essenziale per far fronte alle ristrutturazioni, nonché per anticipare e individuare soluzioni alternative, ove possibile,
H.
considerando che la preservazione della coesione sociale, la quale costituisce la caratteristica precipua del modello sociale europeo, impone l'introduzione di politiche di accompagnamento mirate a ridurre al minimo i costi sociali,
I.
considerando che le operazioni di ristrutturazione in Europa non possono essere considerate separate dagli altri ambiti politici europei, precisamente dalle politiche sociale, occupazionale, industriale e della concorrenza,
1.
ritiene che le ristrutturazioni di imprese possono risultare positive e necessarie se promuovono lo sviluppo di un'occupazione creativa e di alta qualità e concorrono alla lotta contro l'esclusione sociale, rispondere alle aspettative della società in materia di protezione dei consumatori, dell'ambiente e dalla salute oppure se tali cambiamenti contribuiscono al rispetto di impegni internazionali per far fronte a sfide globali come il cambiamento climatico o la perdita di biodiversità; considera tuttavia che le ristrutturazioni di imprese non debbano essere utilizzate come una leva per aumentare gli utili o per finalità esclusivamente finanziarie o speculative;
2.
ritiene che l'Unione europea sia un interlocutore essenziale nello sforzo per meglio anticipare e accompagnare le ristrutturazioni e per mitigarne le ripercussioni sociali; segnala al riguardo l'esigenza di riformare gli strumenti finanziari e segnatamente la necessità di rafforzare il contributo che la politica di coesione, l'FSE e i programmi europei concernenti l'istruzione e la formazione nell'arco dell'intera vita danno alla Strategia di Lisbona;
3.
ritiene che l'Unione debba raccogliere la sfida delle ristrutturazioni delle imprese tramite sinergie più mirate tra le varie politiche e segnatamente un migliore coordinamento e un'applicazione più coerente della politica di concorrenza (precisamente per quanto riguarda la questione degli aiuti di Stato), politica del mercato interno (in particolare applicando lo statuto della società europea e il brevetto comunitario), la politica imprenditoriale (con un più forte sostegno alle PMI) e della politica di solidarietà, specialmente dirigendo il FESR verso le regioni coinvolte in ristrutturazioni già avvenute o imminenti;
4.
sottolinea che ai lavoratori vanno garantite continuamente opportunità di perfezionamento delle competenze e di apprendimento nel corso dell'intero arco di vita;
5.
propone che le problematiche ambientali siano esaminate nel contesto del sostegno europeo in caso di ristrutturazioni, in particolare promuovendo la conversione, all'interno dei settori industriali o agricoli, verso processi meno inquinanti e quindi meno rischiosi per la popolazione locale e per i lavoratori;
6.
ritiene che occorra potenziare il ruolo delle parti sociali al fine di migliorare la loro capacità di anticipare le ristrutturazioni nonché di evitarle ove possibile; ritiene pertanto che ciò debba comportare la revisione della direttiva sul comitato aziendale europeo nonché il consolidamento di diverse disposizioni in materia di informazione e consultazione dei lavoratori;
7.
invita la Commissione a elaborare quanto prima una valutazione dell'applicazione della direttiva sui licenziamenti collettivi e sulla chiusura di imprese e a formulare proposte per sanzioni effettive (in particolare di tipo finanziario) da applicare in caso di inosservanza, congiuntamente con proposte volte a migliorare la direttiva in questione al fine di assicurare una protezione più efficace dei posti di lavoro e dei lavoratori;
8.
invita la Commissione a proseguire i lavori su un quadro comunitario per la protezione dei diritti dei lavoratori in caso di ristrutturazione;
9.
plaude al nuovo strumento di intervento rapido in caso di perdita di posti di lavoro in seguito alla globalizzazione Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione;sottolinea che per le ristrutturazioni potrebbero risultare adeguati analoghi strumenti di intervento rapido;
10.
sollecita la Commissione e gli Stati membri a subordinare gli aiuti comunitari e nazionali alle imprese a impegni a lungo termine legati agli obiettivi della strategia di Lisbona e Göteborg; chiede che siano migliorati il monitoraggio, la trasparenza e la tracciabilità nell'uso dei fondi europei onde garantire che siano utilizzati correttamente ed evitare che siano usati per finanziare delocalizzazioni, sia all'interno che all'esterno dell'Unione europea; chiede in particolare che le imprese sussidiate con fondi UE che delocalizzano in tutto o in parte le loro attività all'interno dell'UE per un determinato lasso di tempo siano escluse dal beneficio di ulteriori aiuti comunitari e siano eventualmente tenute a rimborsare il sostegno ricevuto, onde evitare il turismo legato ai sussidi;
11.
incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, ai governi a ai parlamenti degli Stati membri, alle associazioni dei datori di lavoro e ai sindacati.