presentata a seguito di dichiarazioni del Consiglio e della Commissione
a norma dell'articolo 103, paragrafo 2, del regolamento
da Pasqualina Napoletano, Hannes Swoboda, e Véronique De Keyser
a nome del gruppo PSE
sul Medio Oriente
Risoluzione del Parlamento europeo sul Medio Oriente
B6‑0472/2006
Il Parlamento europeo,
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viste le sue precedenti risoluzioni sulla situazione in Medio Oriente, in particolare quella del 1° giugno 2006,
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viste le risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite nn. 1701, 1559, 520, 426, 338 e 242,
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vista la dichiarazione dei Co-presidenti della Conferenza internazionale sul Libano svoltasi a Roma il 26 luglio 2006,
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viste le conclusioni della riunione straordinaria del Consiglio Affari generali e relazioni esterne del 25 agosto 2006,
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vista la dichiarazione adottata il 24 agosto 2006 dall'Ufficio di presidenza dell'Assemblea parlamentare euromediterranea (APEM),
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viste le convenzioni di Ginevra sul diritto internazionale umanitario,
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visto quanto dichiarato dal relatore speciale sulla situazione dei diritti umani nei Territori palestinesi occupati durante la sessione straordinaria del Consiglio delle Nazioni Unite sui diritti umani, svoltasi a Ginevra il 5 luglio 2006,
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visti gli articoli 15, 16 e 19 del trattato sull'Unione europea,
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visto l'articolo 103, paragrafo 2, del suo regolamento,
A.
considerando che lo scoppio delle ostilità nel Libano meridionale, lo sproporzionato e prolungato uso della forza da parte dell'esercito israeliano e gli attacchi di Hezbollah hanno rappresentato una seria minaccia per la pace e la sicurezza internazionale,
B.
considerando che il conflitto in Libano si è tradotto in una catastrofe umanitaria - con centinaia di morti e feriti da una parte e dall'altra, pesanti danni alle infrastrutture civili e centinaia di migliaia di sfollati all'interno del paese - che non si è conclusa con il cessate il fuoco,
C.
considerando che i bombardamenti israeliani contro la popolazione civile e il lancio di razzi da parte di gruppi armati palestinesi e libanesi costituiscono una grave violazione del diritto internazionale umanitario ai sensi dell'articolo 3 della IV Convenzione di Ginevra,
D.
considerando che le azioni direttamente mirate contro beni civili e gli attacchi sproporzionati o indiscriminati contro la popolazione civile hanno rappresentato una violazione dei diritti fondamentali quali definiti dal diritto internazionale e dalle Convenzioni di Ginevra,
E.
considerando che la risoluzione 1701 costituisce la base per un accordo di cessate il fuoco sostenibile e può aprire la strada a un processo negoziale,
F.
considerando che la risoluzione 1701 chiede che il governo libanese estenda la propria autorità sul territorio del paese attraverso le proprie forze armate legittime e stabilisce il potenziamento degli effettivi dell'UNIFIL nonché l'estensione del mandato di quest'ultima,
G.
considerando che la risoluzione 1701 invita il governo israeliano a ritirare tutte le proprie forze dal Libano meridionale contestualmente all'inizio del dispiegamento dell'UNIFIL e a porre fine al blocco degli aeroporti e porti libanesi,
H.
considerando che la situazione umanitaria a Gaza e in Cisgiordania continua a deteriorarsi e che la comunità internazionale non può continuare a ignorare tale fatto,
I.
considerando che occorre procedere a una seria ridefinizione degli elementi fondamentali del quadro di riferimento del processo negoziale in Medio Oriente, con particolare attenzione per gli accordi internazionali esistenti, inclusa la roadmap,
J.
considerando che l'Unione europea ha una responsabilità particolare per la pace e la sicurezza in una regione vicina all'Europa quale è il Medio Oriente, e che è pertanto necessario migliorare gli strumenti e i metodi per il coordinamento della politica estera e di sicurezza comune, anche adottando una posizione comune nel quadro della PESC nonché sulla base degli articoli 15 e 16 del trattato UE, per conferire una base giuridica alla volontà politica attuale,
K.
deplorando al riguardo che non siano stati neppure utilizzati tutti i meccanismi contemplati dal trattato vigente per unire gli sforzi degli Stati membri e definire una linea di condotta comune sin dall'inizio del conflitto,
1.
esprime viva preoccupazione per le dimensioni e l'intensità del conflitto militare nel Libano meridionale e deplora profondamente le vittime fra la popolazione civile in Libano e in Israele, nonché la massiccia distruzione delle infrastrutture; ribadisce che non ci può essere soluzione militare al conflitto mediorientale;
2.
plaude all'adozione all'unanimità della risoluzione 1701 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, che indica le condizioni per la cessazione delle operazioni militari e rafforza l'UNIFIL, con un solido mandato che mira ad accrescere la sua capacità di prevenire violazioni del cessate il fuoco, a garantire che il governo del Libano abbia la piena sovranità e l'effettivo controllo del proprio territorio, a favorire la piena attuazione della risoluzione 1559 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e a contribuire alla protezione della popolazione civile e delle truppe UNIFIL stesse;
3.
ritiene che il mandato dell'UNIFIL dovrebbe costituire un serio impegno a fornire un'assistenza adeguata al governo libanese nel porre in essere efficaci misure di controllo e di sicurezza, come stabilito nelle risoluzioni 1559 e 1701 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite;
4.
plaude alle conclusioni della riunione straordinaria del Consiglio affari generali e relazioni esterne svoltasi il 25 agosto scorso, in particolare per quanto concerne il pieno sostegno espresso dal Consiglio a favore dell'applicazione della risoluzione 1701 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e l'adesione alle iniziative di vari Stati membri concernenti la loro partecipazione al rafforzamento dell'UNIFIL e l'invio nella regione di circa 7.000 uomini;
5.
sottolinea il ruolo guida assunto da Francia e Italia; appoggia senza riserve la decisione in base alla quale la Francia continuerà ad assicurare il comando dell'UNIFIL sino al febbraio 2007, quando l'Italia subentrerà nel controllo del territorio; sottolinea tuttavia che occorre evitare la duplicazione delle strutture di comando e che il quartier generale deve rimanere a Beirut;
6.
invita il Consiglio e gli Stati membri a compiere tutti gli sforzi necessari, sul piano politico e diplomatico, per contribuire all'applicazione delle pertinenti risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, tenendo presente che si tratta di presupposti essenziali per il successo della missione;
7.
ritiene fondamentale che l'esercito libanese regolare sia l'unico destinatario di qualsiasi importazione di armi in Libano e invita il governo del paese a garantire la piena attuazione della risoluzione 1559 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite;
8.
invita tutte le parti interessate a liberare immediatamente ostaggi e prigionieri;
9.
invita il Consiglio a fornire un sostegno concreto per la ricostruzione del Libano, anche sollecitando la revoca dei blocchi, la riapertura dei porti e degli aeroporti e la promozione del rientro degli sfollati alle proprie case;
10.
invita il Consiglio e la Commissione a contribuire agli impegni assunti dalla Conferenza internazionale dei donatori svoltasi il 31 agosto 2006 a Stoccolma, dal momento che la rapidità e l'efficacia degli aiuti internazionali per la ricostruzione contribuirà ulteriormente a rafforzare le istituzioni democratiche, impedendo che le forze fondamentaliste acquistino in Libano maggiore influenza;
11.
invita il Consiglio e la Commissione a continuare ad impegnarsi per sviluppare un partenariato attivo con le forze politiche democratiche e la società civile, onde sostenere l'ulteriore democratizzazione del Libano dopo gli eventi del marzo 2005;
12.
ritiene essenziale coinvolgere in un processo politico e diplomatico tutte le parti interessate, inclusi la Siria e l'Iran, per quanto riguarda l'attuazione della risoluzione 1559 e la stabilizzazione della regione;
13.
invita il Consiglio e la Commissione a riannodare un vero dialogo con la Siria per coinvolgere il paese negli sforzi di pace finalizzati a una soluzione globale del conflitto; si attende che la relazione del Segretario generale delle Nazioni Unite prevista nella risoluzione 1701 e concernente la definizione dei confini internazionali del Libano, inclusa la zona delle fattorie di Sheeba, contribuirà alla realizzazione di progressi in proposito;
14.
invita pressantemente tutte le parti interessate a rispettare il diritto internazionale umanitario, ad astenersi da qualsiasi forma di violenza contro la popolazione civile e a trattare tutti i combattenti e i civili detenuti secondo le Convenzioni di Ginevra;
15.
chiede che venga condotta un'inchiesta internazionale esaustiva e di alto livello, sotto l'egida del Segretario generale delle Nazioni Unite, per far luce in Libano e Israele sulle notizie di gravi violazioni dei diritti umani, sulla dramamtica situazione delle vittime, le violazioni del diritto umanitario, l'uccisione di quattro membri dell'UNIFIL, la strage di Cana e l'impiego di armi chimiche, bombe a grappolo e bombe a uranio impoverito, definendo le linee di fondo di possibili misure in materia di risarcimento e responsabilità;
16.
ritiene in tale contesto che l'Unione europea - in quanto uno dei principali donatori - e la comunità internazionale dovrebbero studiare modalità per trovare una base giuridica che consenta di applicare il principio "chi distrugge paga";
17.
deplora profondamente il deteriorarsi della situazione della popolazione e delle infrastrutture di carattere civile a Gaza e in Cisgiordania, con centinaia di morti e feriti e vasti danni alle infrastrutture civili, e chiede a Israele di porre fine agli attacchi contro la popolazione civile; rinnova la richiesta rivolta al governo israeliano di bloccare la costruzione del muro;
18.
rinnova il proprio appello per la liberazione immediata e senza condizioni dei soldati israeliani rapiti, del Presidente del Consiglio legislativo palestinese e di altri membri del governo palestinese, nonché di parlamentari e ufficiali;
19.
invita il Consiglio e la Commissione a continuare a garantire, unitamente alla comunità internazionale, l'assistenza umanitaria fondamentale al popolo palestinese; chiede che il Meccanismo temporaneo di intervento (MTI) sia potenziato ed esteso, per quanto riguarda la durata della sua applicazione e le risorse ad esso destinate, senza discriminazione alcuna; invita il governo israeliano a riprendere con urgenza il trasferimento delle entrate tributarie e doganali palestinesi trattenute;
20.
rinnova il suo pieno sostegno agli sforzi del Presidente dell'Autorità palestinese, Abu Mazen, volti a promuovere un dialogo nazionale tra i vari partiti palestinesi sulla base del cosiddetto Prisoner's Document (il documento redatto da esponenti palestinesi detenuti), allo scopo di costituire un nuovo governo palestinese che potrebbe fungere da interlocutore della comunità internazionale; ritiene che ciò dovrebbe permettere l'immediata ripresa degli aiuti economici internazionali;
21.
ribadisce che il diritto di Israele alla sicurezza e il diritto del popolo palestinese a uno stato autosufficiente sono condizioni fondamentali complementari per una soluzione pacifica e duratura in Medio Oriente;
22.
esprime l'auspicio che la presenza di una forza multinazionale in Libano sia considerata un esempio da seguire nel processo negoziale per la soluzione del conflitto israelo-palestinese e sottolinea che una forza di questo tipo dovrebbe intervenire nella striscia di Gaza e in Cisgiordania;
23.
sollecita la comunità internazionale a cercare una soluzione globale a lungo termine all'attuale situazione in Medio Oriente, affrontando i problemi che sono alla radice dei conflitti e coinvolgendo tutte le parti interessate;
24.
ritiene che la soluzione del conflitto israelo-palestinese rimanga il nodo centrale di qualsiasi futuro processo negoziale in Medio Oriente; ribadisce che la fine dell'occupazione e il rispetto delle risoluzioni 242 e 338 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite costituiscono le basi di una pace duratura nella regione;
25.
ricorda che l'Unione europea ha la responsabilità di aiutare tutti i paesi del Medio Oriente a ottenere pace e sicurezza e sollecita l'urgente rilancio dell'iniziativa del Quartetto (UE, USA, Russia e Nazioni Unite) in vista dell'assemblea generale annuale delle Nazioni Unite che si terrà in settembre;
26.
propone l'apertura di una conferenza internazionale nell'ambito della quale l'UE abbia un ruolo propositivo attivo e che dovrebbe riavviare il processo negoziale sulla base dei principi fondamentali elencati in appresso:
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rispetto del diritto internazionale, delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e di altri accordi multilaterali e bilaterali firmati dai paesi interessati,
-
conferma del principio del rifiuto della violenza,
-
rifiuto di qualsiasi approccio unilaterale da parte di tutti gli interessati;
27.
ritiene essenziale, in tale contesto, coinvolgere la Lega araba e paesi come l'Egitto, la Giordania e la Siria, tenendo conto anche del "piano di Beirut" presentato nel 2002 dalla Lega araba per una soluzione duratura del conflitto arabo-israeliano;
28.
sottolinea che l'Assemblea parlamentare euromediterranea dovrebbe svolgere un ruolo significativo per la promozione del dialogo con tutte le parti interessate; chiede il rafforzamento della funzione del partenariato Euromed e appoggia la richiesta dell'Ufficio di presidenza dell'APEM di indire quanto prima una riunione straordinaria del Consiglio Euromed dei ministri degli Affari esteri del processo di Barcellona;
29.
constata inoltre che la crisi sottolinea quanto sia importante poter disporre quanto prima di un quadro d'azione istituzionale come quello previsto dalla Costituzione europea, che comprende elementi essenziali come la figura del Ministro degli Affari esteri dell'Unione, la possibilità che l'UE si esprima direttamente in seno al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e una procedura in base alla quale il Consiglio può incaricare un gruppo di paesi membri di avviare una missione nel quadro della politica estera e di sicurezza comune; sottolinea al riguardo che è importante che gli Stati membri dell'Unione europea parlino con una sola voce;
30.
decide di promuovere iniziative d'urgenza e di migliorare i contatti con tutti gli interlocutori nella zona interessata, insieme al Consiglio e alla Commissione, inviando una delegazione nel Libano meridionale, e più in generale nella regione, per trasmettere un messaggio di pace e solidarietà;
31.
incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al Segretario generale delle Nazioni Unite, ai governi e ai Parlamenti degli Stati membri, di Israele e del Libano, all'Autorità nazionale palestinese e al Segretario generale della Lega araba.