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Ciclo del documento : B6-0043/2007

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B6-0043/2007

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PV 13/02/2007 - 8
CRE 13/02/2007 - 8

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PV 14/02/2007 - 5.9
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PROPOSTA DI RISOLUZIONE
PDF 110kDOC 55k
7 febbraio 2007
PE 385.016v01-00
 
B6‑0043/2007
presentata a seguito di dichiarazioni del Consiglio e della Commissione
a norma dell'articolo 103, paragrafo 2, del regolamento
da Rebecca Harms e Pierre Jonckheer
a nome del gruppo Verts/ALE
sulle indicazioni al Consiglio europeo di primavera 2007 in relazione alla strategia di Lisbona

Risoluzione del Parlamento europeo sulle indicazioni al Consiglio europeo di primavera 2007 in relazione alla strategia di Lisbona 
B6‑0043/2007

Il Parlamento europeo,

–  visto l'articolo 103, paragrafo 2, del suo regolamento,

1.  invita il Consiglio europeo di primavera 2007 a prevedere un'azione coraggiosa in risposta ai risultati della relazione del 2 febbraio 2007 sul panel intergovernativo dell'ONU sui cambiamenti climatici e lo esorta a definire orientamenti chiari affinché la lotta contro i cambiamenti climatici sia posta strategicamente al centro delle politiche dell'UE, assicurando un finanziamento sufficiente e mirato;

2.  invita la Commissione e il Consiglio ad intervenire con decisione per rafforzare la governance ambientale internazionale, creando un'organizzazione internazionale a pieno titolo, sotto gli auspici dell'ONU, per sostenere e monitorare l'attuazione delle decisioni ambientali su tutto il pianeta;

Cambiamenti climatici, energia, trasporti

3.  esorta il Consiglio europeo di primavera 2007 a convenire con urgenza quanto segue:

a)  applicare rapidamente le misure che limitino a 2°C l'aumento medio della temperatura globale rispetto ai livelli dell'era preindustriale ed accelerare considerevolmente i negoziati internazionali sul periodo post 2012 per poter raggiungere un accordo - in linea con l'obiettivo 2°C - entro la fine del 2008 nonché concordare, in particolare, una riduzione pari al 30% delle emissioni di gas ad effetto serra nei paesi industrializzati entro il 2020, rispetto ai parametri di Kyoto;

b)  adottare, per l'UE, obiettivi di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra pari ad almeno il 30% entro il 2020 e all'80% entro il 2050, rispetto ai livelli del 1990, per rispettare il limite di 2°C;

c)  riconoscere assoluta priorità al risparmio energetico, in quanto tali misure possono dare uno dei contributi più decisivi alla sostenibilità; realizzare almeno il 20% di risparmio sulle energie primarie entro il 2020 affinché l'UE diventi, entro tale data, l'economia più efficiente dal punto di vista energetico; presentare, entro giugno 2007, ambiziosi piani d'azione nazionali in materia di efficienza energetica e attuarli immediatamente; chiedere alla Commissione di integrare tali piani con ulteriori misure concrete e vincolanti di modo che l'UE possa conseguire un risparmio energetico del 20%;

d)  coinvolgere nella sua strategia energetica e climatica il settore dei trasporti, che per il 96% dipende dal petrolio ed è responsabile del 30% delle emissioni nell'UE; definire come obiettivo assoluto dell'UE una riduzione del 30% delle emissioni di gas ad effetto serra imputabili al settore dei trasporti entro il 2020, in linea con gli obiettivi dell'UE nel quadro del protocollo di Kyoto; ridurre dell'1% annuo, nel quadro della ripartizione modale, la parte dei modi di trasporto che producono elevati livelli di gas serra, ad esempio automobili, veicoli industriali e aerei, a favore di modi di trasporto più ecologici, come la ferrovia e i trasporti sostenibili per via navigabile; attuare misure intese ad evitare i trasporti e aumentare l'efficienza energetica dei modi di trasporto, in particolare imponendo un limite medio vincolante di 120g di CO2/km per i nuovi veicoli del parco automobilistico dell'UE entro il 2012, vale a dire esattamente quello che l'industria automobilistica promise - senza peraltro riuscire a realizzare -volontariamente nel 1998, che potrebbe essere associato allo scambio di quote di emissioni tra produttori; realizzare, successivamente, un ulteriore incremento dell'efficienza, pari al almeno 10g di CO2/km ogni due anni; internalizzare i costi sociali e ambientali nel prezzo del carburante ed eliminare le sovvenzioni e le esenzioni fiscali ingiuste, in particolare per il settore dell'aviazione, ed imporre un'imposta sul kerosene per far si che i singoli modi di trasporto godano delle stesse condizioni;

e)  stabilire obiettivi settoriali vincolanti per le fonti rinnovabili (elettricità, riscaldamento e raffreddamento, trasporti) che consentano di raggiungere una quota del 25% per le fonti rinnovabili nell'energia primaria entro il 2020 e una tabella di marcia a livello di Consiglio e Commissione per conseguire un obiettivo del 50% per le fonti rinnovabili entro il 2040; ritiene che sebbene possano contribuire a ridurre la nostra dipendenza dai combustibili fossili, i biocarburanti non devono essere ottenuti a spese della produzione alimentare o peggiorare la situazione a livello di cambiamento climatico, deforestazione globale, perdita di biodiversità o ulteriori violazioni dei diritti umani;

f)  assicurare parità di condizioni nel settore energetico che consentano a nuovi operatori di entrare sul mercato e facilitino l'introduzione di nuove tecnologie ed una produzione energetica decentralizzata; assicurare in ciascuno Stato membro la piena separazione della proprietà a livello di produzione e distribuzione energetica, potenziare il potere dei regolatori nazionali e istituire un regolatore UE che si occupi esclusivamente della soluzione dei problemi transfrontalieri;

g)  riconoscere che il nucleare non può risolvere il problema climatico globale, presenta seri inconvenienti (ad esempio, gravi incidenti, trattamento delle scorie, rischi legati alla proliferazione e al terrorismo, impatto sulla salute e l'ambiente) e gode di scarso sostegno nei cittadini dell'UE; adottare misure legislative per indurre il settore ad internalizzare tutti i suoi costi esterni, tenendo conto in particolare di tutte le responsabilità a livello di produzione energetica;

Sviluppo economico, occupazione, inclusione sociale e innovazione

4.  ricorda che la crescita economica non è fine a se stessa e che PIL/PNL non possono essere considerati un parametro idoneo per la sicurezza sociale; ribadisce inoltre che la crescita dovrebbe contribuire a migliorare la qualità della vita della nostra e delle future generazioni; chiede quindi l'adozione degli opportuni parametri e invita il Consiglio, gli Stati membri e la Commissione a valutare le loro misure politiche e i piani nazionali anche alla luce di indicatori quali le emissioni di CO2, l'intensità energetica dell'economia, il tasso di rischio di povertà e la perdita di biodiversità;

5.  crede che, in un mondo con risorse limitate e un sistema ecologico fragile, l'Unione europea dovrebbe attivarsi per diventare l'area economica più efficiente del pianeta, dal punto di vista dell'impiego di risorse ed energia; ricorda le conclusioni del rapporto Stern, che ha delineato i costi dell'inerzia o di interventi tardivi al riguardo; sottolinea l'enorme impatto potenziale delle tecnologie mirate all'uso efficiente di energia e delle energie rinnovabili sul mercato mondiale e ricorda che l'Europa si trova nella posizione migliore per poterle sfruttare;

6.  ricorda in tale contesto i risultati di un recente studio effettuato per la Commissione (DG ENVI, agosto 2006), che ha sottolineato il ruolo importante dell'industria ecologica per l'economia europea anche in termini di occupazione ed esportazioni, con un fatturato globale stimato di 227 miliardi di euro l'anno nell'UE a 25 Stati membri (2,2% del PIL) ed un'occupazione totale diretta e indiretta pari a 3,4 milioni di posti di lavoro a tempo pieno;

7.  ritiene che il mercato unico con le sue quattro libertà abbia bisogno di una forte dimensione sociale; sottolinea le carenze a livello di obiettivi sociali e occupazionali stabiliti nell'agenda di Lisbona per quanto riguarda la lotta contro la povertà e la disoccupazione; chiede una dichiarazione che ponga di nuovo al centro della strategia di Lisbona la lotta contro l'esclusione sociale e la povertà e che alle parole seguano i fatti; invita la Commissione a considerare lo sviluppo di modelli per assicurare un reddito decente per tutti, quale strumento per combattere la povertà ed aumentare l'inclusione sociale;

8.  sottolinea che i servizi d'interesse generale costituiscono il nocciolo del modello di sviluppo sostenibile; mette in evidenza l'esigenza di uno strumento giuridico trasversale per i servizi d'interesse generale al fine di salvaguardare la possibilità che le pubbliche autorità sviluppino, finanzino e organizzino tali servizi, senza compromettere il principio di sussidiarietà; sottolinea l'esigenza di una valutazione approfondita dell'impatto dell'attuale legislazione di settore sulla qualità della prestazione dei servizi d'interesse generale;

9.  critica il fatto che le restrizioni che gli Stati membri continuano a imporre sulla libera circolazione dei lavoratori sono in contrasto con l'obiettivo di Lisbona, vale a dire promuovere la mobilità dei lavoratori, e creano un'Unione europea che non assicura a tutti i cittadini europei gli stessi diritti; esprime apprezzamento per la proposta di direttiva della Commissione sulla trasferibilità dei diritti a pensione complementare, quale passo reale verso il sostegno alla mobilità dei lavoratori; critica con forza il Consiglio per la sua intenzione di eliminare dal campo di applicazione della direttiva la sua parte centrale, vale a dire la trasferibilità, e invita il Consiglio di primavera a fornire orientamenti chiari, per superare questa situazione;

10.  sottolinea che è importante monitorare l'applicazione della direttiva sui servizi ed è necessario valutare in modo rapido e approfondito l'impatto di tale direttiva sul lavoro e sui livelli di protezione ambientale e dei consumatori in tutti gli Stati membri nonché proporre, ove opportuno, ulteriori misure di armonizzazione sulla fornitura di servizi nel mercato interno;

11.  chiede una maggiore considerazione della prospettiva di genere nella strategia di Lisbona, negli "indirizzi di massima di politica economica" e nelle "linee direttrici per l'occupazione"; invita il Consiglio, la Commissione e gli Stati membri a prendere misure più forti per dare attuazione alla legislazione comunitaria volta a ridurre il divario retributiivo e ad eliminare la segregazione di genere sul mercato del lavoro;

12.  considera l'immigrazione una necessità, ma sottolinea che le politiche per l'immigrazione legale devono essere sviluppate in modo tale da assicurare il successo dell'integrazione sociale e giuridica dei migranti; chiede interventi contro la fuga dei cervelli dall'Europa; sottolinea che una politica volta a richiamare lavoratori altamente qualificati corre il rischio di creare un esodo dei cervelli nei paesi d'origine che deve essere contrastato con misure appropriate;

13.  è convinto che i problemi economici ed occupazionali non possono essere risolti - né può essere affrontata la sfida demografica e ambientale - a meno che non si preveda un opportuno quadro macroeconomico sia a livello di Stati membri che comunitario; sottolinea il ruolo fondamentale della tassazione nel finanziamento delle infrastrutture economiche e sociali, compresi i servizi pubblici; invita quindi il Consiglio di primavera a presentare proposte per

a)  spostare, in uno sforzo comune, l'onere fiscale dal lavoro al degrado ambientale e all'utilizzo delle risorse per correggere gli incentivi e rendere più attraente l'occupazione regolare;

b)  istituire, a medio termine, un'imposta minima sulle imprese per prevenire la concorrenza fiscale tra gli Stati membri e l'evasione da parte delle grandi società che spesso si sottraggono al pagamento di quanto dovuto e tendono a mettere i paesi gli uni contro gli altri (a medio termine, la tassazione ambientale per settori come il trasporto deve essere armonizzata a livello UE);

c)  attuare una politica strategica per l'innovazione che si concentri sull'efficienza energetica, il risparmio di energia e l'utilizzo di materiali ed energie rinnovabili per tutte le politiche, fra l'altro aumentando le dotazioni per la ricerca sulle energie rinnovabili, in particolare nel quadro della revisione a medio termine del settimo programma quadro, e concentrando le sovvenzioni pubbliche sulle attività e le tecnologie che sono considerate particolarmente ecologiche; chiede che gli appalti pubblici diventino un importante strumento per promuovere edifici, prodotti e servizi efficienti dal punto di vista energetico;

Commercio internazionale e politica OMC

14.  ritiene che l'accesso al mercato dell'Unione europea e la strategia per la competitività esterna debbano poggiare su norme eque in materia di concorrenza e commercio multilaterale, basate sulla promozione delle disposizioni fondamentali dell'OIL in materia di lavoro, sul rispetto, a livello mondiale, degli accordi ambientali internazionali e la coerenza con gli obiettivi di sviluppo dell'ONU; invita la Commissione a prendere le opportune misure commerciali, compresi gli adeguamenti dei dazi alle frontiere, contro i paesi emergenti e industrializzati che non intendono assumersi una quota equa dell'onere della lotta al cambiamento climatico globale;

15.  esprime preoccupazione per l'attuale crisi del sistema commerciale internazionale; chiede alla Commissione di elaborare proposte per una riforma dell'OMC, volte a potenziare la responsabilità giuridica e democratica del sistema commerciale multilaterale; invita la Commissione e il Consiglio a non compromettere il multilateralismo concludendo accordi di libero scambio bilaterali e regionali;

16.  esprime preoccupazione per il fatto che la strategia di Lisbona in materia di competitività interna dell'UE sia de facto subordinata agli obiettivi di competitività dell'UE all'estero, quali illustrati nella comunicazione della Commissione dal titolo "Europa globale - Competere nel mondo"; mette in guardia da una politica comunitaria in materia di competitività che sia esclusivamente imperniata sulle esigenze delle imprese multinazionali dell'UE in termini di transazioni globali, a scapito degli interessi sociali dei lavoratori e delle piccole e medie imprese (PMI) europei che devono affrontare con prudenza la concorrenza globale; mette in guardia contro la prevista cooperazione regolamentare internazionale, che darà alle multinazionali e ai paesi terzi una sorta di diritto di intervenire sulla legislazione europea in materia di barriere non tariffarie al commercio che, in base alla definizione dell'OMC, comprendono anche parti importanti dei diritti sociali, ambientali e dei consumatori nonché della legislazione futura;

Governance di Lisbona e miglioramento del processo legislativo

17.  chiede, ai fini di una maggiore trasparenza e di una migliore comprensione della strategia di Lisbona, l'elaborazione di un sistema comune di programmi nazionali di riforma e la definizione di indicatori comuni in grado di monitorare l'impatto ambientale (ad esempio il clima) e sociale (ad esempio gli effetti sulla salute dei cittadini e la coesione sociale) delle politiche; ritiene che i parlamenti nazionali debbano essere pienamente coinvolti nella valutazione dei programmi nazionali di riforma e che il Parlamento europeo debba partecipare al processo e alla metodologia di valutazione della Commissione;

18.  ricorda, in tale contesto, che "legiferare meglio" non significa compromettere la protezione dei consumatori e neppure "legiferare meno", bensì garantire maggiore efficacia ed efficienza nella legislazione futura ed una valutazione appropriata degli effetti delle politiche perseguite in passato;

19.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione..

Ultimo aggiornamento: 9 febbraio 2007Avviso legale