presentata a seguito di dichiarazioni del Consiglio e della Commissione
a norma dell'articolo 103, paragrafo 2, del regolamento
da Frithjof Schmidt, Raül Romeva i Rueda, Hélène Flautre e Alyn Smith
a nome del gruppo Verts/ALE
sulla Birmania (Myanmar)
Risoluzione del Parlamento europeo sulla Birmania (Myanmar)
B6‑0372/2007
Il Parlamento europeo,
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viste le sue precedenti risoluzioni sulla Birmania, segnatamente quella del 5 settembre 2007,
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vista la lettera in data 1° agosto 2007 al Segretario generale dell'ONU, firmata da 92 deputati birmani eletti, con una proposta riguardante la riconciliazione nazionale e la democratizzazione in Birmania,
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visto l'articolo 103, paragrafo 2, del suo regolamento,
A.
considerando che le dimostrazioni iniziate il 19 agosto a Rangoon e in alcune altre città nel frattempo si sono trasformate in un vasto movimento di protesta di massa scandito da continui cortei di migliaia di monaci buddisti nell'intera Birmania,
B.
considerando che le proteste sono scoppiate dopo l'annuncio del governo di aumenti fino al 500% dei prezzi del gas e dei combustibili, con conseguenti rincari spropositati dei prezzi dei generi di base e difficoltà senza precedenti per la maggioranza poverissima della popolazione birmana e che esse costituiscono le più ampie dimostrazioni non violente in Birmania dopo il fallimento della sollevazione democratica nel 1988 diretta dagli studenti e repressa brutalmente dall'esercito,
C.
considerando che i monaci hanno intensificato le loro proteste nell'ultima settimana, perché il governo non aveva inteso chiedere scusa per le percosse subite da molti monaci nel corso di una dimostrazione nel centro della città di Pakkoku tre settimane fa,
D.
considerando che il 24 settembre le autorità militari hanno rivolto ai dirigenti buddisti la minaccia di rappresaglie se le proteste fossero proseguite e hanno presumibilmente convenuto in segreto lo stato di emergenza che autorizza i militari, la polizia locale e un reparto speciale della polizia a tenere sotto controllo le dimostrazioni,
E.
considerando che l'urgenza della situazione esige una risposta immediata dal Consiglio di Sicurezza,
1.
esprime la propria profonda preoccupazione per la sicurezza dei dimostranti pacifici e sollecita le autorità birmane ad astenersi da un'ulteriore repressione violenta delle dimostrazioni;
2.
sollecita in particolare i governi della Cina e dell'India, in quanto principali partner commerciali della Birmania, ad esercitare d'urgenza tutta la loro influenza onde evitare una violente repressione militare, come quella del 1988, contro la protesta popolare esplosa dopo decenni di privazioni e sofferenze;
3.
invita il Segretario generale dell'ONU Ban Ki-moon ad avviare, nel contesto dell'Assemblea Generale dell'ONU attualmente riunita, urgenti conversazioni con i ministri degli esteri della Cina, dell'India e di Singapore, attuale presidente dell'ASEAN, nonché del Giappone, nella prospettiva di organizzare una "conferenza internazionale sulla Birmania / Myanmar" al fine di individuare gli strumenti per risolvere la crisi politica in Birmania tramite una soluzione negoziata;
4.
sollecita il Segretario generale a proporre con fermezza i suoi buoni uffici e a inviare quanto prima in Birmania Ibrahim Gambari, l'inviato speciale per il Myanmar;
5.
ribadisce la sua richiesta di immediata liberazione di tutti i prigionieri politici, compresa la dirigente dell'opposizione Aung Suu Kyi, nonché di tutti i detenuti incarcerati soltanto per aver esercitato i loro diritti di espressione e insiste che nessuno deve essere sottoposto a torture e altre punizioni crudeli, disumane e degradanti e che tutti i detenuti hanno diritto a un processo corretto, all'assistenza legale, ai contatti con la famiglia e alle cure mediche;
6.
deplora che la convenzione nazionale si sia conclusa senza attenersi alle raccomandazioni del Segretario generale dell'ONU di trasformare l'iniziativa in un processo globale e democratico per elaborare una costituzione e pertanto che non sussistano grandi speranze in relazione alla riconciliazione nazionale e al ripristino della democrazia in Birmania;
7.
sollecita fermamente il regime militare a invitare tutte le parti interessate a un dialogo politico sostanziale e a individuare un quadro comune per una costituzione, sulla cui base tutte le parti interessate possano partecipare in un processo di transizione democratica e di ricostruzione nazionale;
8.
invita l'UE a sostenere attivamente gli sforzi per convincere i membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ad adottare una risoluzione vincolante sulla Birmania;
9.
invita il Consiglio ad ampliare il sistema di sanzioni al fine di includervi gli investimenti e le importazioni di petrolio, gas, legname e pietre preziose provenienti dalla Birmania;
10.
invita la Commissione a rilanciare il sostegno a progetti di promozione dei diritti umani e della democrazia in Birmania e a potenziare in misura significativa il sostegno finanziario in materia nel quadro dello strumento per i diritti umani;
11.
incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, ai governi degli Stati membri, ai governi dei paesi dell'ASEAN, ai membri del Consiglio di Sicurezza dell'ONU, alla Lega nazionale per la democrazia, al Consiglio di Stato per la pace e lo sviluppo, al comitato interparlamentare dell'ASEAN per il Myanmar, a Aung San Suu Kyi, alla LND, al Segretario generale dell'ONU, all'Alto Commissario dell'ONU per i diritti umani e al Relatore speciale sulla situazione dei diritti umani nel Myanmar.