Procedura : 2007/2678(RSP)
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Ciclo del documento : B6-0544/2007

Testi presentati :

B6-0544/2007

Discussioni :

PV 12/12/2007 - 11
CRE 12/12/2007 - 11

Votazioni :

PV 13/12/2007 - 6.8
CRE 13/12/2007 - 6.8

Testi approvati :

P6_TA(2007)0622

PROPOSTA DI RISOLUZIONE
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Vedasi anche la proposta di risoluzione comune RC-B6-0543/2007
11 dicembre 2007
PE398.226v01-00
 
B6‑0544/2007
presentata a seguito di dichiarazioni del Consiglio e della Commissione
a norma dell'articolo 103, paragrafo 2, del regolamento
da Edward McMillan-Scott, Laima Liucija Andrikienė, Tunne Kelam, Antonio Tajani, Georg Jarzembowski e Patrick Gaubert
a nome del gruppo PPE-DE
sul Vertice UE-Cina e il dialogo UE-Cina in materia di diritti dell'uomo

Risoluzione del Parlamento europeo sul Vertice UE-Cina e il dialogo UE-Cina in materia di diritti dell'uomo 
B6‑0544/2007

Il Parlamento europeo,

–  vista la dichiarazione congiunta del 10° Vertice UE-Cina, svoltosi a Pechino il 28 novembre 2007,

–  vista l'audizione pubblica tenuta il 26 novembre 2007 dalla propria sottocommissione per i diritti dell'uomo in materia di "diritti dell'uomo in Cina alla vigilia delle Olimpiadi",

–  viste le tornate del dialogo UE-Cina in materia di diritti dell'uomo, svoltesi a Pechino il 17 ottobre 2007 e a Berlino il 15-16 maggio 2007,

–  vista la sua risoluzione del 6 settembre 2007 sul funzionamento dei dialoghi e delle consultazioni con i paesi terzi in materia di diritti dell'uomo,

–  vista la sua risoluzione del 15 febbraio 2007 sul dialogo tra il governo cinese e gli inviati del Dalai Lama,

–  viste la sua risoluzione del 7 settembre 2006 sulle relazioni UE-Cina e le sue precedenti risoluzioni sulla Cina,

–  visti gli orientamenti dell'Unione europea concernenti i dialoghi in materia di diritti dell'uomo, approvati il 13 dicembre 2001,

–  viste le sue precedenti risoluzioni annuali sui diritti dell'uomo nel mondo,

–  vista la tregua olimpica ONU, decretata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 31 ottobre 2007 (GA/10650), che invita gli Stati membri dell'ONU a rispettare e promuovere la pace durante le Olimpiadi,

–  visto il 60° anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo,

–  visto l'articolo 103, paragrafo 2, del suo regolamento,

A.  considerando che qualsiasi decisione di avviare un dialogo in materia di diritti dell'uomo è adottata in base a determinati criteri approvati dal Consiglio che tiene conto delle grandi preoccupazioni nutrite dalla UE in merito alla situazione dei diritti dell'uomo in loco nei paesi interessati, dell'effettivo impegno da parte delle autorità di questi ultimi, per quanto riguarda tale dialogo, a migliorare la situazione dei diritti dell'uomo in loco e dell'impatto positivo che un dialogo sui diritti dell'uomo può avere sulla situazione in materia di diritti dell'uomo,

B.  considerando che le Olimpiadi di Pechino del 2008 dovrebbero costituire un'importante occasione per focalizzare l'attenzione del mondo sulla situazione dei diritti dell'uomo in Cina,

C.  considerando che il partenariato strategico UE-Cina riveste grande importanza per le relazioni tra l'UE e la Cina,

D.  considerando che la Repubblica popolare cinese ha introdotto nel 1976 la politica di "un solo figlio",

E.  considerando che giungono continuamente notizie preoccupanti di imprigionamenti politici, soprattutto di membri delle minoranze etniche e religiose, di presunte torture, di un diffuso ricorso al lavoro forzato, di un frequente uso della pena di morte e di una sistematica repressione della libertà di religione, parola e dei media, compreso Internet,

F.  considerando che, per i rigorosi controlli esercitati dal governo cinese sull'informazione riguardante le zone tibetane della Cina e sul relativo accesso, è difficile determinare con accuratezza la portata degli abusi in materia di diritti dell'uomo,

G.  considerando che l'impegno e l'influenza della Cina in Africa sono notevolmente aumentati nel corso dell'ultimo decennio,

H.  considerando che la credibilità, i valori democratici e la responsabilità dovrebbero costituire la base fondamentale delle relazioni fra l'UE e la Cina,

Vertice UE-Cina

1.  esprime la propria delusione per il fatto che le questioni legate ai diritti dell'uomo non figuravano in posizione più preminente nell'agenda del Vertice UE-Cina, onde dare più peso politico alle preoccupazioni in materia di diritti dell'uomo, e che l'UE non ha colto l'occasione fornita dalle imminenti Olimpiadi per affrontare gravi preoccupazioni in materia di diritti dell'uomo in Cina;

2.  chiede nel contempo una maggiore coerenza e costanza in materia di diritti dell'uomo, commercio e sicurezza; esorta quindi l'UE a garantire che le sue relazioni commerciali con la Cina siano subordinate alle riforme in materia di diritti dell'uomo e invita al riguardo il Consiglio ad effettuare un'analisi globale della situazione dei diritti dell'uomo prima di finalizzare qualsiasi nuovo accordo quadro di partenariato e cooperazione;

3.  si compiace pertanto del lancio e dell'avvio dei negoziati relativi ad un accordo quadro di partenariato e cooperazione che comprenderà l'intero ambito delle relazioni bilaterali UE-Cina, compresa una rafforzata e migliore cooperazione in materia politica; chiede quindi al Consiglio e alla CE di interessare il Parlamento in tutte le future relazioni bilaterali tra le parti, non da ultimo tenendo conto del fatto che, senza il parere conforme ufficiale del Parlamento, non vi potrà essere alcun accordo quadro di partenariato e cooperazione;

4.  insiste sulla necessità che l'embargo sulle armi imposto dall'UE nei confronti della Cina rimanga intatto finché non saranno compiuti maggiori progressi - debitamente riconosciuti dalla comunità internazionale - sulle questioni legate ai diritti dell'uomo; ricorda agli Stati membri UE che, fra i criteri del codice di condotta UE sulle esportazioni di armi, figura il rispetto dei diritti dell'uomo nel paese di destinazione finale di tali esportazioni;

5.  è preoccupato per il fatto che, nonostante il governo cinese abbia ripetutamente dichiarato l'intenzione di ratificare la Convenzione internazionale sui diritti civili e politici (ICCPR), la ratifica è ancora in sospeso; esorta quindi la Cina a ratificarla e ad applicarla senza ulteriore indugio;

Diritti dell'uomo in Cina alla vigilia delle Olimpiadi di Pechino del 2008

6.  è del parere che le preoccupazioni in materia di diritti dell'uomo dovrebbero ottenere più attenzione alla vigilia delle Olimpiadi di Pechino; ribadisce l'esigenza di rispettare i principi etici fondamentali universali e promuovere di una società pacifica interessata a salvaguardare la dignità dell'uomo, sanciti dagli articoli 1 e 2 della Carta olimpica;

7.  sottolinea la responsabilità dell'UE ad agire ad una voce e a lavorare con i propri Comitati olimpici nazionali e gli sponsor olimpici aventi sede nell'UE, onde creare la base per un comportamento responsabile nella fase preparatoria, durante e dopo le Olimpiadi;

8.  è seriamente preoccupato per il recente aumento delle persecuzioni politiche connesse alle Olimpiadi ed esercitate nei confronti di difensori di diritti dell'uomo, giornalisti, avvocati, autori di petizioni, attivisti della società civile, religiosi di tutte le fedi e sette, seguaci di Falun Gong, nonché monaci e monache buddisti che sono detenuti in campi o ospedali psichiatrici o si trovano agli arresti domiciliari, e invita le autorità cinesi a porre termine a queste violazioni dei diritti dell'uomo;

9.  invita la Cina a fare passi concreti per garantire la libertà di espressione e a rispettare la libertà di stampa per i giornalisti sia cinesi che stranieri; esprime particolare preoccupazione per la mancata applicazione del nuovo regolamento sui giornalisti internazionali attivi in Cina e sollecita le autorità cinesi a porre fine immediatamente alla censura e al blocco di migliaia di siti web di notizie e informazioni basati all'estero; chiede il rilascio di tutti i giornalisti, utenti Internet e dissidenti della rete detenuti in Cina per aver esercitato il proprio diritto all'informazione;

10.  invita il Comitato olimpico internazionale a garantire che la Cina mantenga le proprie promesse di garantire la libertà dei media e a rilasciare al più presto una dichiarazione politica sulla situazione in Cina;

11.  insiste sulla necessità che Pechino rispetti i suoi impegni e obblighi di città che ospita le Olimpiadi, il che significa anche rendere pubblico il contratto concluso con la città ospite;

12.  invita le autorità cinesi a porre fine alle violazioni dei diritti del lavoro legalmente garantiti commesse nei confronti del milione (secondo le stime) di lavoratori migranti dell'edilizia, impiegati nei cantieri di Pechino, direttamente o indirettamente collegati ai preparativi dei Giochi olimpici del 2008;

13.  invita le autorità cinesi a cessare di violare il diritto fondamentale all'alloggio attraverso la demolizione di zone residenziali di Pechino e il trasferimento coatto dei loro abitanti nel corso della costruzione delle sedi e dell'infrastruttura per le Olimpiadi del 2008;

14.  condanna la proscrizione di 42 categorie di persone, come il Dalai Lama e seguaci, i giornalisti e gli attivisti dei diritti dell'uomo che impedisce loro di recarsi in Cina durante le Olimpiadi;

15.  invita la Commissione, il Consiglio e la comunità internazionale a riservare particolare attenzione e a controllare la situazione dei diritti dell'uomo nella fase preparatoria, durante e dopo le Olimpiadi; chiede al Comitato olimpico internazionale di pubblicare la propria valutazione sul rispetto da parte della Cina degli impegni assunti nel 2001 prima che le Olimpiadi fossero aggiudicate a Pechino;

Dialogo in materia di diritti dell'uomo UE-Cina

16.  sottolinea quindi la necessità di rafforzare e migliorare sensibilmente il dialogo UE-Cina in materia di diritti dell'uomo; invita il Consiglio a fornire un briefing più dettagliato all'Aula, dopo le discussioni;

17.  invita la troika UE a continuare a discutere intensamente, nell'ambito del dialogo, questioni problematiche come la ratifica della Convenzione internazionale ONU sui diritti civili e politici, la riforma del sistema di giustizia penale, compresa la pena di morte e il sistema di rieducazione attraverso il lavoro, la libertà di espressione, soprattutto su Internet, la libertà di stampa, la libertà di coscienza, pensiero e religione, la situazione delle minoranze in Tibet e nello Xinjiang, il rilascio delle persone incarcerate in seguito agli eventi di Piazza Tienammen, nonché i diritti dei lavoratori e altri diritti sociali ed economici;

18.  invita la Cina, in quanto membro del Consiglio ONU per i diritti dell'uomo, a rispettare le procedure ad hoc, anche applicando le raccomandazioni del relatore speciale ONU sulla tortura e lanciando un invito permanente ad esperti ONU in Cina;

19.  esorta la Commissione, il Consiglio e gli Stati membri a sollevare i casi specifici dei seguenti attivisti in materia di diritti dell'uomo: Hu Jia e Zeng Jinyan, candidati nel 2007 al Premio Sakharov per la libertà di opinione del Parlamento europeo; Niu Jinping, Zhang Lianying, Cao Dong, Chen Guangcheng, Li Heping, Guo Feixiong, Lu Gengsong Yang Chunlin, Gao Zhisheng e Gong Haoming;

20.  deplora che non siano stati compiuti sostanziali progressi per quanto riguarda il rilascio dei prigionieri politici incarcerati per aver partecipato alle dimostrazioni della Piazza Tienammen; deplora inoltre che le autorità cinesi continuino a ignorare le richieste di un'indagine completa e imparziale sugli eventi del 1989; chiede una rivalutazione ufficiale degli incidenti di Piazza Tienammen da parte delle autorità cinesi, la pubblicazione dell'elenco dei prigionieri politici e il loro rilascio incondizionato;

21.  chiede alle autorità cinesi di riformare l'oscuro sistema del segreto di Stato, che consente violazioni del diritto alla libertà di espressione e di accesso alle informazioni, minando le fondamenta del buon governo e lo Stato di diritto;

22.  sottolinea l'esigenza di continuare a organizzare il seminario giuridico per i diritti dell'uomo UE-Cina che normalmente precede il dialogo, con la partecipazione di rappresentanti dell'ambiente accademico e della società civile; prende atto al riguardo dell'istituzione della rete accademica UE-Cina per i diritti dell'uomo a titolo dell'obiettivo 3 dello Strumento finanziario per la promozione della democrazia e dei diritti dell'uomo nel mondo (EIDHR), e invita la Commissione a garantire che tale rete funzioni effettivamente in cooperazione con il Parlamento europeo;

23.  invita la Cina, alla vigilia delle Olimpiadi, a dare un segno di buona volontà alla comunità internazionale e ad abolire la "rieducazione attraverso il lavoro" e forme analoghe di "rieducazione" coatta dei detenuti nelle prigioni, nei centri di detenzione preventiva e negli ospedali psichiatrici;

24.  condanna fermamente la detenzione e la tortura dei seguaci di Falun Gong nelle carceri; esorta il governo cinese a porre fine alla detenzione e alla tortura dei seguaci di Falun Gong e a rilasciarli immediatamente; si richiama alle notizie affidabili secondo cui oltre 3.000 seguaci identificati sono morti sotto tortura dal 1999;

25.  esprime la sua profonda inquietudine per le numerose violazioni dei diritti delle donne e delle fanciulle derivanti dall'osservanza coatta della strategia di pianificazione familiare del governo cinese, compresi gli aborti selettivi, le sterilizzazioni forzate e l'abbandono di bambine su scala massiccia; invita la Cina a porre immediatamente termine a questa pratica che pregiudica il benessere di centinaia di migliaia di esseri umani;

26.  richiama l'attenzione sull'esigenza che la Cina si astenga dal disciplinare le religioni e le relative espressioni; afferma l'esigenza, soprattutto alla luce delle discussioni fra funzionari cinesi sulla definizione di "religione" e in particolare di "religione legale", di una legge globale in materia religiosa che risponda a criteri internazionali e garantisca un'autentica libertà religiosa;

27.  deplora la contraddizione tra la libertà costituzionale di opinione (sancita dall'articolo 36 della Legge fondamentale) e l'attuale interferenza dello Stato negli affari delle comunità religiose, soprattutto per quanto riguarda la formazione, la scelta, la nomina e l'indottrinazione politica dei ministri religiosi;

28.  ritiene che le ultime ordinazioni siano un segno di buona volontà e di una rafforzata cooperazione reciproca tra la Cina e la Santa Sede e invita le autorità cinesi a proseguire nella loro disponibilità a spianare la strada a un sincero e costruttivo dialogo tra la Cina e la Santa Sede; evidenzia quindi la necessità di rispettare la libertà della Chiesa e di salvaguardare l'autonomia delle sue istituzioni da ogni interferenza esterna che compromette la fiducia nel dialogo reciproco e i progressi della libertà in Cina;

29.  prende atto della crescente influenza della Cina a livello globale, ma soprattutto in paesi così diversi come la Bielorussia, il Venezuela, il Sudan, lo Zimbabwe, Myanmar, l'Iran e la Corea del Nord, della cui situazione in materia di diritti umani l'UE rimane profondamente critica;

30.  invita la Commissione, il Consiglio e gli Stati membri ad incrementare e approfondire il meccanismo di dialogo strutturato in corso in materia di diritti dell'uomo, interessando la delegazione competente del PE (o la commissione AFET/la sottocommissione per i diritti dell'uomo), affinché essa possa prender parte alle riunioni preparatorie che stabiliscono, da parte UE, il coordinamento della strategia da discutere con la controparte cinese interessata;

31.  invita quindi la Commissione e il Parlamento a riesaminare la possibilità di includere deputati al Parlamento europeo (appartenenti alla delegazione UE-Cina e/o alla commissione AFET e/o alla sottocommissione per i diritti dell'uomo) e dell'Assemblea nazionale del popolo nelle delegazioni che partecipano al dialogo;

32.  richiama l'attenzione sulle conclusioni del XVII congresso nazionale del PCC nel corso del quale sono sorte varie prospettive e aperture nei confronti dell'applicazione di parametri internazionali più rigorosi in materia di diritti dell'uomo nel paese;

33.  esorta la Cina a cessare l'attuale sostegno a Myanmar che viola criteri riconosciuti a livello internazionale in materia di diritti dell'uomo e ritiene che lo sviluppo armonioso delle relazioni bilaterali tra l'UE e i suoi Stati membri nonché la Cina sarebbe pregiudicato se si confermasse che la Repubblica popolare cinese sta fornendo ingenti quantitativi di armamenti militari alla giunta del Myanmar, fra cui una spedizione di cannoni di artiglieria, che sono stati visti attraversare recentemente (all'inizio di novembre) il confine tra la Cina e Myanmar, nonostante la forte preoccupazione espressa e la pressione internazionale esercitata sulla Cina a non fornire armamenti al regime militare del Myanmar;

34.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, ai governi degli Stati membri, al governo della Repubblica popolare cinese, al Segretario generale delle Nazioni Unite, nonché alla presidenza del Comitato olimpico internazionale.

Ultimo aggiornamento: 11 dicembre 2007Avviso legale