presentata a conclusione del dibattito sulle dichiarazioni dell'Alto Rappresentante della PESC e della Commissione
a norma dell'articolo 103, paragrafo 2, del regolamento
da Daniel Cohn-Bendit, Caroline Lucas, Margrete Auken, Jill Evans, David Hammerstein, Johannes Voggenhuber, Angelika Beer, Hélène Flautre, Cem Özdemir e Pierre Jonckheer
a nome del gruppo Verts/ALE
sulla situazione nella Striscia di Gaza
Risoluzione del Parlamento europeo sulla situazione nella Striscia di Gaza
B6‑0068/2008
Il Parlamento europeo,
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viste le sue precedenti risoluzioni sul Medio Oriente, in particolare con riguardo a quelle del 16 novembre 2006 e dell'11 ottobre 2007 sulla situazione nella Striscia di Gaza,
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viste le conclusioni della sessione del Consiglio relazioni esterne del 28 gennaio 2008,
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vista la Dichiarazione di Annapolis del 27 novembre 2007,
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vista la risoluzione sulle violazioni dei diritti umani che discendono dagli attacchi militari e dalle incursioni d'Israele nei territori palestinesi occupati, particolarmente nella Striscia di Gaza, approvata dal Consiglio Diritti Umani dell'ONU il 24 gennaio 2008,
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visto l'articolo 103, paragrafo 2, del suo regolamento,
A.
considerando che il 23 gennaio 2008 i palestinesi hanno fatto saltare e distrutto lunghi tratti della recinzione di frontiera che separa la Striscia di Gaza dall'Egitto consentendo a migliaia di abitanti di Gaza di irrompere sull'altro lato per acquistare cibo, carburante, medicinali e altri beni che erano divenuti scarsi nella Striscia,
B.
considerando che il 17 gennaio 2008 le forze di sicurezza di Israele avevano chiuso tutti i valichi di frontiera con la Striscia di Gaza a seguito dell'incremento di attacchi di missili da parte dei gruppi armati palestinesi; considerando che anche l'unica centrale elettrica era stata chiusa per scarsità di carburante immergendo con ciò nel buio la Striscia e colpendo il funzionamento degli ospedali locali e dei servizi di trattamento delle acque potabili e reflue; considerando che queste misure punitive indiscriminate sono state portate avanti congiuntamente a operazioni militari più intense mirate a bloccare il lancio di missili,
C.
considerando che il 4 febbraio 2008 un attentatore suicida si è fatto esplodere in un centro commerciale a Dimona uccidendo una donna e ferendo 11 persone; considerando che nonostante i ricorrenti attacchi aerei e le incursioni militari d'Israele, che hanno causato molte vittime anche tra i civili, il lancio di missili dalla Striscia di Gaza verso i villaggi limitrofi israeliani, che hanno causato gravi danni ai civili israeliani, non è cessato,
D.
considerando che il punto di attraversamento di Karni e il valico di frontiera di Rafah sono stati chiusi per mesi in violazione dell'accordo sul movimento e l'accesso, e considerando che il blocco della circolazione delle persone e dei beni ha ulteriormente paralizzato l'economia e ha significativamente contribuito a un tasso estremamente elevato di disoccupazione che ha portato la Striscia di Gaza sull'orlo di una catastrofe umanitaria con il 75% della popolazione ormai dipendente dagli aiuti alimentari, l'80% sotto la soglia della povertà, e il 90% di fabbriche chiuse negli ultimi sei mesi; considerando che la missione UE di assistenza alle frontiere si è dimostrata inefficace in quanto ha ripetutamente accettato le pressioni di Israele per la chiusura,
E.
considerando che le autorità egiziane sono state lasciate sole ad affrontare l'emergenza accogliendo e assistendo l'improvviso flusso di persone senza forzarle a rientrare e fornendo aiuti e supporto ai palestinesi che stavano cercando di sfuggire alla crisi persistente; considerando che le forze egiziane hanno gradualmente ripreso il controllo della situazione e nuovamente sigillata la frontiera il 3 febbraio 2008 ponendo termine alla libera circolazione dei palestinesi come richiesto dalle autorità di Israele,
F.
considerando che il Meccanismo temporaneo internazionale (TIM) che è stato creato per garantire la continuazione della somministrazione dei servizi pubblici sociali essenziali alla popolazione palestinese successivamente alla decisione del Quartetto di sospendere gli aiuti diretti all'Autorità nazionale palestinese, ha parzialmente fallito nell'affrontare le necessità dei palestinesi in quanto ha potuto soltanto contribuire ad alleviare la crisi umanitaria,
G.
considerando che il blocco della circolazione delle persone e dei beni ha ostacolato le attività dell'Ufficio umanitario delle Comunità europee (ECHO), delle agenzie ONU, della Croce Rossa e della Mezzaluna rossa, e delle altre organizzazioni umanitarie che offrono aiuti e assistenza alla popolazione che vive nella Striscia di Gaza; considerando che la Commissione, l'UNDP, l'UNRWA e la Banca mondiale hanno sospeso numerosi progetti di infrastrutture a causa della incapacità di importare materie prime; considerando che detti uffici, agenzie e organizzazioni umanitarie continuano le loro attività su scala limitata nonostante tutti gli ostacoli,
H.
considerando che lo scorso novembre ad Annapolis le parti israeliana e palestinese hanno espresso la loro determinazione a raggiungere una composizione esauriente in ordine alla conclusione di un trattato di pace entro la fine del corrente anno e risolvere tutti i problemi principali e fondamentali del conflitto; considerando che si deve fare ogni sforzo per rendere il processo di pace quanto più completo possibile coinvolgendo tutte le componenti delle due parti aperte a soluzioni negoziali,
I.
considerando che il 30 gennaio 2008 la Corte suprema israeliana ha appoggiato la decisione del governo di ridurre progressivamente il carburante e l'elettricità alla Striscia di Gaza; considerando che dette restrizioni saranno attuate in funzione di una valutazione settimanale della situazione,
1.
esprime il parere che la distruzione della recinzione di frontiera tra la Striscia di Gaza e l'Egitto sia la logica conseguenza del persistente maltrattamento e negligenza nei confronti del milione e mezzo di palestinesi intrappolati in una profonda crisi umanitaria e considera detta azione come un'affermazione del diritto fondamentale alla libertà di circolazione del popolo palestinese; sottolinea che la politica dell'isolamento di Gaza ha fallito sia a livello politico che umanitario;
2.
insiste pertanto affinché Israele ponga termine al blocco e tolga immediatamente l'assedio della Striscia di Gaza e ripristini le forniture di carburante, alimentari e medicinali; fa presente che la breccia nella recinzione della frontiera egiziana non implica che Israele sia in alcuni modo prosciolto dalle sue responsabilità e obblighi in quanto potenza occupante a titolo della Convenzione di Ginevra; chiede ad Israele di cessare immediatamente la pratica della punizione collettiva e delle uccisioni extragiudiziarie e di fermare qualsiasi azione militare che ponga in pericolo la vita della popolazione civile all'interno della Striscia di Gaza;
3.
chiede ad Hamas, che controlla le istituzioni palestinesi nella Striscia di Gaza, di porre termine al lancio di missili contro la popolazione civile israeliana e di porre termine alla sua strategia controproducente che mette a rischio deliberatamente le vite e il benessere della popolazione civile di Gaza che è tenuta in ostaggio dal conflitto; ribadisce la sua ferma condanna di tutti gli attacchi terroristici;
4.
plaude al ruolo svolto dalle autorità,egiziane relativamente alla gestione di questa situazione di emergenza nell'assistere e fornire aiuto umanitario urgente alla popolazione di Gaza e chiede una profonda revisione della missione EUBAM allo scopo di garantire l'apertura continua del punto di attraversamento di Rafah; appoggia le proposte delle autorità palestinesi di prendere il controllo dei punti di attraversamento; chiede al Consiglio di appoggiare il raddoppiamento delle forze di polizia egiziane nel Sinai-Rafah da 750 a 1.500, nel contesto degli accordi di pace sul Sinai, allo scopo di gestire la frontiera e mantenere la sicurezza nel Sinai;
5.
prende atto della fine del Meccanismo temporaneo internazionale, chiede una valutazione approfondita e completa dei suoi difetti e spera che PEGASE, il nuovo meccanismo europeo di sostegno all'autorità palestinese e alla popolazione palestinese che sarà in funzione nel prossimo triennio, adempierà al suo obiettivo di canalizzare gli aiuti per le quattro aree chiave di governance, sviluppo sociale, sviluppo economico e del settore privato e infrastrutture pubbliche; insiste affinché le autorità d'Israele cooperino pienamente al successo di questo nuovo meccanismo; sottolinea che anche con un aumento esponenziale degli aiuti internazionali la situazione umanitaria non migliorerà in mancanza di un'azione politica concertata per porre termine al blocco di Gaza e togliere le restrizioni alla circolazione in Cisgiordania;
6.
è del parere a questo proposito che per garantire il successo delle azioni umanitarie sia necessario mantenere i contatti e coordinarsi sul terreno con l'amministrazione civile della Striscia di Gaza;
7.
insiste affinché il Consiglio inserisca all'ordine del giorno della prossima riunione del Quartetto il dispiegamento di una forza internazionale ONU civile e militare di mantenimento della pace nella Striscia di Gaza allo scopo di disinnescare la tensione, di agevolare la distribuzione degli aiuti umanitari, di assistere e proteggere la popolazione civile e di controllare da vicino la situazione; chiede a tutte le parti, compreso Hamas, di accettare l'eventuale dispiegamento di questa forza ONU;
8.
fa presente che il persistere delle divisioni tra l'Autorità nazionale palestinese che governa la Cisgiordania da un lato e Hamas che governa la Striscia di Gaza dall'altro, indebolisce in generale l'efficacia negoziale dei palestinesi; chiede a questo proposito al Consiglio di espletare ogni possibile sforzo per agevolare il dialogo tra le due componenti della società palestinese allo scopo di migliorare i servizi essenziali e offrire piena cooperazione alle agenzie di aiuti umanitari; esprime inoltre il parere che una posizione unita e condivisa rafforzerebbe la parte palestinese al tavolo dei negoziati;
9.
chiede un progetto urgente ed esemplare per l'elettricità a Gaza, possibilmente nell'area di Rafah, per assicurare l'autonomia e l'autosufficienza di produzione elettrica e di desalinizzazione per la popolazione di Gaza; richiama l'attenzione sul fatto che un grande impianto fotovoltaico ad alta temperatura potrebbe soddisfare questi obiettivi e costituirebbe un'iniziativa rinnovabile emblematica per l'intera regione; a questo proposito esprime il parere che la Conferenza dei donatori di Parigi, il meccanismo PEGASE e i programmi di assistenza UE dovrebbero assegnare risorse significative a questa iniziativa in collaborazione con l'ANP, l'Egitto e il Quartetto;
10.
plaude all'avvio di incontri bilaterali tra Israele e funzionari palestinesi in ottemperanza agli impegni assunti dalle due parti ad Annapolis; invita le parti, a far seguire i fatti alle parole, vale a dire ad adempiere agli obblighi della Road Map parallelamente ai negoziati, con l'obiettivo di stabilire uno Stato palestinese vitale che viva fianco a fianco in sicurezza e pace con Israele; sottolinea che soltanto chiari progressi nei negoziati sulle questioni fondamentali delle frontiere, dei rifugiati e di Gerusalemme possono rafforzare l'ANP e lastricare la strada a un accordo pacifico che è necessario per un'integrazione riuscita di Gaza nel nuovo Stato palestinese; richiama l'attenzione sull'esigenza urgente di disposizioni concrete nell'ambito dei negoziati di pace che si concentrino attivamente sulla fine del blocco di Gaza;
11.
incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, all'Alto Rappresentante della PESC, al Presidente dell'Autorità palestinese, al Consiglio legislativo palestinese, alla Knesset e al governo di Israele e al Segretario generale della Lega degli Stati arabi.