presentata a seguito di dichiarazioni del Consiglio e della Commissione
a norma dell'articolo 103, paragrafo 2, del regolamento
da Georg Jarzembowski, Thomas Mann, João de Deus Pinheiro, József Szájer, José Ignacio Salafranca Sánchez-Neyra, Jacek Saryusz-Wolski, Charles Tannock, Edward McMillan-Scott, Jean-Luc Dehaene, Laima Liucija Andrikienė, Piia-Noora Kauppi, Tunne Kelam e Michl Ebner
a nome del gruppo PPE-DE
sul Tibet
Risoluzione del Parlamento europeo sul Tibet
B6‑0136/2008
Il Parlamento europeo,
–
viste le sue precedenti risoluzioni sulla situazione dei diritti umani in Cina,
–
visto l'articolo 103, paragrafo 2, del suo regolamento,
A.
considerando il 49° anniversario dell’insurrezione nazionale tibetana contro l’amministrazione cinese ha condotto a manifestazioni di ampia portata da parte di monaci, suore e ordinari cittadini tibetani contro l’occupazione e la brutale repressione sociale e culturale; considerando che Sua Santità il Dalai Lama ha chiamato “genocidio culturale” questa reazione sproporzionata della Cina,
B.
considerando che S.S. il Dalai Lama ha sollecitato i dimostranti a protestare pacificamente e non violentemente; considerando che il Dalai Lama non ha chiesto l’indipendenza tibetaba ma una soluzione di compromesso che dia un’autonomia meramente culturale e spirituale, un approccio sostenuto dal Parlamento europeo,
C.
considerando che dalle notizie giunte si contano finora 135 morti, 400 feriti e migliaia di persone arrestate,
D.
considerando che il governo cinese ha decretato lo stato d'emergenza e dichiarato una “guerra del popolo” contro i tibetani, demonizzando il Dalai Lama, e che a Lhasa e in altre città sono stati chiusi negozi e templi,
E.
considerando preoccupante il blocco imposto ai monasteri e il conseguente rischio di morte per fame di monaci e suore,
F.
considerando che, ad eccezione di un viaggio ufficiale della stampa internazionale organizzato dal governo cinese, alla stampa internazionale è stato negato l’accesso alla regione del Tibet per riferire sugli eventi e tutti i giornalisti sono stati espulsi; considerando che il summenzionato viaggio della stampa internazionale è stato soggetto a pesante controllo e i giornalisti che vi hanno partecipato si sono visti negare un accesso senza restrizioni alla popolazione tibetana,
G.
considerando che le autorità cinesi hanno respinto la richiesta tibetana di marciare sotto la propria bandiera ai Giochi olimpici; considerando che il percorso della torcia olimpica prevede l’attraversamento del Tibet, il che è visto come una provocazione dai tibetani,
H.
considerando che il Comitato olimpico internazionale (CIO) si aspettava che l’attribuzione dei Giochi olimpici 2008 alla Cina avrebbe condotto a un’apertura del paese e migliorato la situazione dei diritti umani; considerando che la Cina ha iniziato a indagare sulle opinioni politiche degli atleti olimpici,
I.
considerando che il CIO dovrebbe essere un’organizzazione mondiale attiva della società civile con responsabilità in ambito sia sportivo che sociale; considerando che il CIO aveva preso un’iniziativa lodevole nel 2000 ai Giochi olimpici di Sydney, ove la fiamma olimpica alla cerimonia di apertura è stata accesa dall’atleta aborigena Cathy Freeman,
1.
deplora l’uso sproporzionato della violenza da parte della Cina contro i tibetani; critica il trattamento spesso discriminatorio che la Repubblica popolare cinese riserva alle minoranze etniche non Han del paese; chiede alla Cina di tener fede ai propri impegni in materia di diritti umani, diritti delle minoranze e stato di diritto; sollecita la Cina a non strumentalizzare i Giochi olimpici 2008 per arrestare dissidenti, giornalisti e attivisti nel campo dei diritti umani al fine di impedire manifestazioni e la diffusione di notizie giudicate imbarazzanti per le autorità;
2.
invita il governo cinese a garantire cure mediche adeguate ai tibetani feriti e assistenza legale ai tibetani arrestati; fa appello alle autorità affinché presentino un elenco delle persone detenute, trattino queste ultime conformemente al diritto internazionale in materia di diritti umani e non ricorrano in nessuna circostanza alla tortura;
3.
rende omaggio al fatto che S.S. il Dalai Lama abbia invitato il popolo tibetano a protestare pacificamente e abbia respinto le richieste di indipendenza tibetana; deplora l'ampio numero di vittime innocenti degli eccessi brutali delle autorità cinesi;
4.
sollecita il governo cinese a riconoscere la libertà di stampa e a consentire ai giornalisti internazionali di rientrare in Tibet dotati di accesso senza restrizioni alla popolazione tibetana; invita le istituzioni europee a lanciare una campagna di comunicazione volta a informare i cittadini europei in merito alle azioni future dell’UE, controbilanciando la copertura mediatica distorta e tendenziosa da parte della Cina;
5.
invita la Cina a rispettare e attuare pienamente tutti gli accordi e le convenzioni internazionali di cui è firmataria; sottolinea che, malgrado le promesse fatte dal regime, il bilancio della Cina in materia di diritti umani non è migliorato; deplora che, nonostante il governo cinese continui ad assicurare la sua intenzione di ratificare la Convenzione internazionale sui diritti civili e politici, la ratifica sia ancora in sospeso;
6.
chiede al presidente e al governo della Cina di instaurare un vero dialogo con S.S. il Dalai Lama per trovare una soluzione sostenibile per quanto concerne l’autonomia culturale e spirituale del Tibet e il rispetto dei diritti della minoranza tibetana in altre province cinesi;
7.
sollecita l’UE e i suoi Stati membri ad adottare una posizione determinata, ferma e comune, che tra l'altro chieda che ai giornalisti e ai diplomatici dell'UE sia garantito l'accesso al Tibet; ritiene che gli ambasciatori dell’UE a Pechino dovrebbero prendere l'iniziativa di visitare la regione onde riferire al Consiglio circa la situazione vigente;
8.
critica il fatto che, malgrado le aspettative del CIO e della comunità mondiale, la Cina continui a commettere gravi violazioni dei diritti umani e dei diritti delle minoranze;
9.
sollecita il Consiglio a nominare un rappresentante speciale per il Tibet;
10.
ritiene che la rappresentanza degli Stati membri alla cerimonia di apertura dei Giochi olimpici 2008 dovrebbe riflettere il livello di critica nei confronti della violenta reazione delle autorità cinesi agli eventi in Tibet;
11.
attende con interesse che S.S. il Dalai Lama giunga in visita al Parlamento europeo per pronunciarsi in seduta plenaria nel corso del 2008;
12.
sollecita la Repubblica popolare cinese a cessare di indagare e giudicare gli atleti olimpici in base alle loro opinioni politiche e di minacciare la loro esclusione dai Giochi olimpici qualora dissentano dalla posizione ufficiale del governo cinese;
13.
incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, ai parlamenti degli Stati membri, ai governi e ai parlamenti dei paesi candidati, al Presidente e al Primo ministro della Repubblica popolare cinese, al Presidente del Congresso nazionale del popolo cinese, al Comitato olimpico internazionale e a Sua Santità il Dalai Lama.