Procedura : 2009/2614(RSP)
Ciclo di vita in Aula
Ciclo del documento : B7-0141/2009

Testi presentati :

B7-0141/2009

Discussioni :

PV 24/11/2009 - 3
CRE 24/11/2009 - 3

Votazioni :

PV 25/11/2009 - 7.5
CRE 25/11/2009 - 7.5
Dichiarazioni di voto
Dichiarazioni di voto

Testi approvati :

P7_TA(2009)0089

PROPOSTA DI RISOLUZIONE
PDF 186kWORD 110k
17.11.2009
PE428.759v02-00
 
B7-0141/2009

presentata a seguito di dichiarazioni del Consiglio e della Commissione

a norma dell'articolo 110, paragrafo 2, del regolamento


sulla strategia dell'Unione europea per la Conferenza di Copenhagen sui cambiamenti climatici (COP 15)


Jo Leinen, Karl-Heinz Florenz, Dan Jørgensen, Chris Davies, Satu Hassi, Bas Eickhout, Martin Callanan, Bairbre de Brún a nome della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare

Risoluzione del Parlamento europeo sulla strategia dell'Unione europea per la Conferenza di Copenhagen sui cambiamenti climatici (COP 15)  
B7‑0141/2009

Il Parlamento europeo,

–    visti la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) e l'allegato protocollo di Kyoto,

–    visto il piano d'azione di Bali (decisione 1/COP 13),

–    viste la prossima XV Conferenza delle parti (COP 15) della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) e la quinta Conferenza delle parti che fungerà da riunione delle parti del protocollo di Kyoto (COP/MOP 5), previste a Copenaghen, Danimarca, dal 7 al 18 dicembre 2009,

–    visto il pacchetto sul clima e l'energia adottato dal Parlamento il 17 dicembre 2008, in particolare la direttiva n. 2009/29/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 23 aprile 2009 che modifica la direttiva n. 2003/87/CE al fine di perfezionare ed estendere il sistema comunitario per lo scambio di quote di emissione di gas a effetto serra(1) e la decisione n. 406/2009/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 23 aprile 2009, concernente gli sforzi degli Stati membri per ridurre le emissioni dei gas ad effetto serra al fine di adempiere agli impegni della Comunità in materia di riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra entro il 2020(2),

–    vista la direttiva 2008/101/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 novembre 2008, che modifica la direttiva 2003/87/CE al fine di includere le attività di trasporto aereo nel sistema comunitario di scambio delle quote di emissioni dei gas a effetto serra(3),

–    vista la comunicazione della Commissione "Maggiori finanziamenti internazionali per il clima: una proposta europea in vista di Copenaghen" (COM(2009) 475),

–    viste le sue precedenti risoluzioni sui cambiamenti climatici, in particolare quella del 4 febbraio 2009 dal titolo"2050: il futuro inizia oggi - raccomandazioni per la futura politica integrata dell'Unione europea sul cambiamento climatico"(4) e quella dell'11 marzo 2009 sulla "strategia UE relativa ad un accordo organico sui cambiamenti climatici a Copenaghen e alla predisposizione di un adeguato finanziamento alla politica in materia di cambiamento climatico"(5),

–    vista la dichiarazione congiunta del 20 dicembre 2005 del Consiglio e dei rappresentanti dei governi degli Stati membri riuniti in seno al Consiglio, del Parlamento europeo e della Commissione sulla politica di sviluppo dell'Unione europea: "Il consenso europeo" e, in particolare, i punti 22, 38, 75, 76 e 105 della stessa,

–    vista la propria risoluzione del 21 ottobre 2008 intitolata "Dar vita ad un'alleanza mondiale contro il cambiamento climatico tra l'Unione europea e i paesi poveri in via di sviluppo maggiormente esposti"(6),

–   presentata a norma dell'articolo 110, paragrafo 2, del regolamento

A.  considerando che i negoziati su un accordo globale internazionale post 2012 sui cambiamenti climatici dovrebbero concludersi a Copenaghen nel dicembre 2009; che tale accordo dovrebbe essere coerente con i più recenti dati scientifici, i quali indicano che il cambiamento climatico sta avanzando più velocemente e in modo più aggressivo di quanto in precedenza previsto, e avere l'obiettivo di limitare l'aumento complessivo annuo globale della temperatura media in superficie a 2º C al di sopra dei livelli pre-industriali ("obiettivo dei 2º C"),

B.   considerando che, per soddisfare l'obiettivo dei 2º C, è necessario che i paesi sviluppati prendano l'iniziativa di ridurre sensibilmente le proprie emissioni e che anche i paesi in via di sviluppo contribuiscano al raggiungimento di tale obiettivo,

C.  considerando che i paesi in via di sviluppo sono quelli che meno hanno contribuito al cambiamento climatico ma si trovano ad affrontarne le conseguenze più gravi, e considerando che i cambiamenti climatici stanno mettendo a repentaglio il 40% degli investimenti internazionali volti alla riduzione della povertà, minacciando così l'efficacia e la sostenibilità delle attività di sviluppo; considerando che vi è un'evidente necessità di coordinamento, complementarità e coerenza maggiori tra i cambiamenti climatici e le iniziative di sviluppo,

D.  considerando che i cambiamenti climatici possono esacerbare potenziali conflitti per le risorse naturali a causa della diminuzione delle terre coltivabili, della crescente scarsità d'acqua o della deforestazione, o a causa di migrazioni determinate dal clima,

E.   considerando che la deforestazione è responsabile di circa il 20% delle emissioni mondiali di gas a effetto serra, è una delle principali cause della perdita di biodiversità e rappresenta una seria minaccia per lo sviluppo, in particolare per le condizioni di vita dei poveri,

F.   considerando che è opportuno aumentare in modo significativo le risorse finanziarie necessarie per l'adozione di adeguate azioni di attenuazione e di adattamento nei paesi in via di sviluppo e che occorrerebbe quindi mobilitare risorse al fine di contrastare i cambiamenti climatici con un impegno simile a quello necessario per affrontare la crisi finanziaria in corso,

G.  considerando che la maggior parte dei fondi promessi per i cambiamenti climatici viene dal bilancio dell'Aiuto pubblico allo sviluppo (APS), deviando quindi stanziamenti dall'assistenza allo sviluppo e mettendo gravemente a rischio il raggiungimento degli obiettivi di riduzione della povertà e degli Obiettivi di sviluppo del Millennio (OSM),

H.  considerando che l'UE è l'unica entità regionale al mondo ad aver accettato obiettivi vincolanti per la realizzazione di riduzioni delle emissioni di gas a effetto serra mediante l'adozione del suddetto pacchetto clima ed energia composto da provvedimenti legislativi volti ad attuare una riduzione unilaterale del 20% delle emissioni di gas ad effetto serra rispetto ai livelli del 1990 entro il 2020, con l'impegno di passare a una riduzione pari o superiore al 30%, in linea con gli ultimi sviluppi scientifici, qualora un accordo sufficientemente ambizioso e vincolante a livello internazionale venga concluso a Copenhagen, il che richiede uno sforzo analogo da parte di altri paesi sviluppati e contributi adeguati da parte di paesi in via di sviluppo economicamente più avanzati, commisurati alle loro responsabilità e capacità,

I.    considerando che risulta necessaria una trasformazione globale nell'ambito della tecnologia e della cooperazione tecnologica per accelerare il ritmo dell'innovazione e aumentare il grado di dimostrazione e applicazione, in modo tale che tutti i paesi abbiano accesso a tecnologie sostenibili a costi abbordabili,

J.    considerando che l'efficienza energetica riveste un'importanza cruciale nel limitare le emissioni di CO2, in particolare le recenti iniziative sul rendimento energetico degli edifici e sulle norme in materia di etichettatura energetica,

K.  considerando che misure climatiche ambiziose contribuirebbero a risolvere l'attuale crisi economica mediante la creazione di posti di lavoro e un aumento dell'attività economica, e che l'Agenzia internazionale per l'energia ritiene necessario un accordo ambizioso a Copenaghen onde canalizzare gli investimenti ritardati dalla crisi verso investimenti sostenibili sul piano ambientale,

L.   considerando che per combattere i cambiamenti climatici alcuni paesi terzi hanno adottato misure quali gli obiettivi di riduzione delle emissioni,

M.  considerando che a Copenaghen è necessario giungere a un accordo di portata globale per affrontare la questione della rilocalizzazione delle emissioni di carbonio e creare condizioni paritarie nel cammino verso una riduzione del 30 % delle emissioni di gas a effetto serra,

N. considerando che una riduzione efficace dei gas serra richiede un approccio olistico che copra tutti i settori della produzione e della mobilità responsabili delle emissioni e che tale riduzione dovrebbe essere contemplata nel quadro di una riuscita transizione verso un modello economico sostenibile in cui qualità e crescita economica, creazione di ricchezza e progresso tecnologico vanno di pari passo;

Obiettivo

1.   esorta l'Unione europea a continuare a sviluppare una politica esterna in materia di clima e a parlare con una sola voce per poter conservare il proprio ruolo guida nei negoziati durante la COP 15 e a mantenere un elevato livello di ambizione nelle discussioni con i suoi partner internazionali, al fine di giungere ad un ambizioso accordo internazionale a Copenaghen, in linea con gli ultimi sviluppi scientifici e coerente on l'obiettivo dei 2° C;

2.   invita i capi di Stato o di governo di tutti i membri COP 15 a conferire alla questione la massima priorità e a dimostrare leadership politica e sottolinea quanto sia importante che quei capi di Stato o di governo si rendano disponibili a partecipare al segmento ad alto livello della COP 15 per evitare ogni possibilità che non si riesca a garantire un accordo che preveda impegni nazionali significativi e a lungo termine perché i negoziatori presenti non dispongono del mandato o dell'autorità politici necessari;

3.   sottolinea che, al fine di garantire un impegno costante anche al termine del primo periodo di impegno del protocollo di Kyoto, è fondamentale concludere i negoziati relativi ad un accordo post-2012 a Copenaghen, e segnala che ulteriori ritardi nell'azione globale potrebbero determinare una situazione in cui le generazioni future non saranno più in grado di controllare il cambiamento climatico;

Impegni di riduzione

4.   sottolinea che l'accordo internazionale dovrebbe basarsi sul principio della "responsabilità comune, ma differenziata", con l'assunzione di un ruolo guida da parte dei paesi sviluppati nella riduzione delle emissioni a livello nazionale, e con l'impegno, da parte dei paesi in via di sviluppo e dei paesi emergenti, in particolare la Cina, l'India e il Brasile, in linea con il piano d'azione di Bali, ad adottare le azioni di mitigazione opportune a livello nazionale nel contesto dello sviluppo sostenibile, supportati e coadiuvati, in modo quantificabile, notificabile e verificabile, dai paesi sviluppati in termini di tecnologia, finanziamenti e sviluppo delle capacità;

5.   ritiene che l’accordo di Copenaghen dovrebbe vincolare le parti a riduzioni obbligatorie e prevedere sanzioni a livello internazionale in caso di inosservanza, la cui forma resta ancora da definire;

6.   ricorda che l'accordo internazionale dovrebbe garantire riduzioni collettive delle emissioni di gas serra nei paesi sviluppati miranti a raggiungere i valori più alti della scala compresa tra il 25 e il 40 % entro il 2020 rispetto ai livelli del 1990, come raccomandato dalla quarta relazione di valutazione del Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici (IPCC 4AR) e che da recenti dati scientifici si evince che è necessaria una riduzione delle emissioni di almeno il 40%; chiede che tali riduzioni siano effettuate a livello nazionale; ricorda che a lungo termine dovrebbe essere fissato per l'UE e gli altri paesi sviluppati un obiettivo di riduzione di almeno l'80% entro il 2050 rispetto ai livelli del 1990; rammenta che le emissioni globali di gas a effetto serra dovrebbero iniziare a decrescere al più tardi entro il 2015; sottolinea la necessità che gli obiettivi di riduzione stabiliti nell'accordo internazionale siano in linea con l'obiettivo dei 2° C e con le ricerche recenti; chiede pertanto che l’accordo sia sottoposto a revisione quinquennale al fine di garantire che gli obiettivi di riduzione siano sufficientemente ambiziosi da realizzare l'obiettivo dei 2° C e continuino ad essere in linea con le ricerche recenti; chiede l'istituzione di un meccanismo globale di contabilità del carbonio;

7.   chiede l'inclusione nell'accordo di Copenaghen di obblighi di informazione secondo cui le parti dell'Allegato I dovranno definire piani d'azione per la riduzione delle emissioni nel periodo fino al 2050, in linea con il limite dei 2° C;

8.   riconosce l'impegno del Giappone a ridurre le proprie emissioni del 25 % entro il 2020 e accoglie con favore i segnali positivi provenienti dalla Cina; esorta gli USA, alla luce di questi sviluppi, a rendere vincolanti gli obiettivi fissati durante la campagna elettorale, segnalando così con forza la volontà dei principali paesi sviluppati di impegnarsi nella lotta contro i cambiamenti climatici; sottolinea a tal riguardo che è altresì estremamente importante che l'India apporti un contributo;

9.   rammenta che l'accordo internazionale dovrebbe altresì garantire che i paesi in via di sviluppo si impegnino collettivamente a contenere l'incremento delle loro emissioni a un livello inferiore del 15/30% rispetto alla progressione prevista, al fine di realizzare l'obiettivo dei 2º C;

10. chiede all'UE di invitare i membri della COP 15 a sviluppare una visione comune per l'anno 2050 e oltre;

11. ricorda inoltre la sua raccomandazione di utilizzare come modelli per l'accordo internazionale alcuni principi adottati nel pacchetto sul clima e l'energia, in particolare il percorso lineare vincolante per gli impegni dei paesi sviluppati, la differenziazione sulla base delle emissioni verificate e del prodotto interno lordo (PIL) e un rafforzato regime di conformità rispetto ad un fattore annuale di riduzione;

Finanziamento

12. sottolinea che un accordo a Copenaghen potrebbe fornire l'impulso necessario per un "Nuovo corso sostenibile" che rilanci la crescita sociale ed economica sostenibile, promuova le tecnologie sostenibili sotto il profilo ambientale, l'energia rinnovabile e l'efficienza energetica, riduca il consumo energetico e garantisca nuovi posti di lavoro e coesione sociale sia nei paesi sviluppati che nei paesi in via di sviluppo; rammenta la relazione Stern sull'aspetto economico dei cambiamenti climatici in cui si fa riferimento a incentivi economici evidenti affinché la comunità internazionale agisca quanto prima per affrontare il cambiamento climatico; riconosce che gli investimenti iniziali da parte del settore pubblico in una infrastruttura energetica sostenibile e nel campo della ricerca e dello sviluppo complementari comporteranno una riduzione dei costi sociali del cambiamento climatico;

13. sottolinea che la partecipazione attiva di tutti i paesi nella lotta contro la sfida del clima si realizzerà solo se i paesi in via di sviluppo e le economia emergenti saranno in grado di mantenere una crescita economica sostenibile; chiede quindi risposte strategiche più autenticamente integrate alle sfide del clima;

14. rileva che il cambiamento climatico è una sfida per la quale non esiste un'unica soluzione politica e che, invece, la combinazione delle opportunità esistenti e un forte incremento dell'efficienza in tutti i settori dell'economia e della società nei paesi sviluppati e nei paesi in via di sviluppo potrebbero contribuire a risolvere il problema delle risorse e della distribuzione e spianare la strada ad una terza rivoluzione industriale;

15. sottolinea che le popolazioni dei paesi in via di sviluppo risentiranno in misura ancora maggiore delle conseguenze del cambiamento climatico e che è quindi anche nell'interesse di tali paesi contribuire alla positiva conclusione di un accordo sul cambiamento climatico;

16. sottolinea la responsabilità dei paesi sviluppati di fornire ai paesi in via di sviluppo sostegno finanziario e tecnico sufficiente, sostenibile e prevedibile per consentire loro di impegnarsi a favore della riduzione delle proprie emissioni di gas serra, adattarsi alle conseguenze dei cambiamenti climatici e ridurre le emissioni provenienti da deforestazione e degrado delle foreste, nonché rafforzare lo sviluppo di capacità, al fine di rispettare gli obblighi previsti dal futuro accordo internazionale sui cambiamenti climatici;

17. insiste sul fatto che tali impegni volti a fornire il prevedibile sostegno finanziario necessario alla mitigazione del cambiamento climatico e all'adattamento allo stesso nel contesto dell'UNFCCC devono essere nuovi e supplementari rispetto all'APS, oltre che indipendenti dalle procedure annuali di bilancio degli Stati membri; ricorda che tali risorse non dovrebbero essere erogate sotto forma di prestiti agevolati, ma come sovvenzioni; ricorda gli impegni già assunti in materia di APS, il cui obiettivo è di giungere a un aiuto pari al 0.7 % del PIL entro il 2015;

18. ricorda che il contributo collettivo dell'Unione europea agli sforzi di mitigazione e alle esigenze di adattamento dei paesi in via di sviluppo non dovrebbe essere inferiore a 30 000 milioni di euro all’anno entro il 2020, una cifra che potrebbe aumentare con le nuove conoscenze acquisite sulla gravità dei cambiamenti climatici e l'entità dei relativi costi;

19. invita la comunità internazionale ad aumentare in misura significativa il sostegno finanziario ai paesi in via di sviluppo per l'adattamento al cambiamento climatico e la mitigazione dei suoi effetti, esplorando altri meccanismi finanziari innovativi (ad esempio i "debt-for-nature swaps" (ossia misure di remissione del debito in cambio di interventi di salvaguardia ambientale) o la tassazione delle transazioni finanziarie internazionali);

20. sottolinea che una parte sostanziale delle entrate derivanti dalla messa all'asta dei certificati nell'ambito del regime UE di scambio di emissioni (EU ETS), compresa la messa all'asta per i trasporti aerei e marittimi, dovrebbe essere destinata a permettere ai paesi in via di sviluppo di combattere i cambiamenti climatici e adattarvisi; richiama tuttavia l'attenzione sul fatto che il 50 % delle emissioni dell'UE non è coperto dal sistema ETS varato nel 2005; ricorda dunque la necessità di sviluppare strategie alternative affinché ogni settore dell'economia, non solo l'industria, e in particolare gli Stati membri, si facciano carico dell'onere di ridurre le emissioni e si assumano le proprie responsabilità ;

21. sottolinea che la prossima revisione del bilancio UE dovrà concentrarsi sulla messa a disposizione di risorse sufficienti per misure di protezione dagli effetti del cambiamento climatico e di adattamento allo stesso;

22. raccomanda che i paesi sviluppati prevedano di destinare una parte del proprio PIL alla creazione di un fondo di cooperazione per la realizzazione di tecnologie energetiche non inquinanti, indipendentemente dai fondi di aiuto allo sviluppo esistenti;

23. appoggia la proposta norvegese relativa allo scambio di quote (Assigned Amount Units) e le proposte di Danimarca e Messico;

24. chiede che le strutture direttive istituite in relazione al meccanismo di finanziamento per il clima previsto dall'accordo di Copenaghen garantiscano che i paesi sviluppati e i paesi in via di sviluppo siano rappresentati in modo paritario; sottolinea inoltre che, al fine di garantire che i trasferimenti finanziari siano utilizzati in modo sostenibile, occorrerebbe applicare l'esperienza acquisita nell'ambito della politica di sviluppo e principi consolidati come quello del "buon governo"; richiama l'attenzione sul fatto che i paesi donatori devono investire nel rafforzamento della "capacità di assorbimento" dei paesi in via di sviluppo, affinché questi ultimi possano essere in grado di utilizzare le risorse in modo efficace;

 

Cooperazione con i paesi in via di sviluppo

25. esorta l'UE e i suoi Stati membri a rafforzare gli attuali partenariati sul clima con i paesi in via di sviluppo e a concludere nuovi partenariati laddove non esistano, fornendo un sostegno finanziario molto più consistente per lo sviluppo e il trasferimento tecnologico, l'accordo sulla tutela dei diritti di proprietà intellettuale e lo sviluppo di capacità, come pure per i programmi d'azione di adattamento nazionale (NAPA), quali importanti strumenti di adattamento al cambiamento climatico, promuovendo la responsabilizzazione;

26. insiste sul fatto che l'accordo internazionale sul cambiamento climatico per il periodo successivo al 2012 dovrebbe tener conto dei processi di sviluppo esistenti a livello sia internazionale che nazionale; incoraggia la Commissione e gli Stati membri a creare i necessari collegamenti tra il cambiamento climatico e gli obiettivi di sviluppo del Millennio (OSM), integrando l'adattamento al cambiamento climatico e la mitigazione dei suoi effetti nei progetti e programmi finalizzati al raggiungimento degli OSM e in tutte le strategie di riduzione della povertà;

27. invita la Commissione e gli Stati membri ad aumentare considerevolmente la dotazione prevista per l'Alleanza mondiale contro il cambiamento climatico (AMCC) e suggerisce che una fonte di finanziamento potrebbe essere rappresentata dai proventi attesi dalle vendite all'asta nell'ambito del sistema UE di scambio di quote di emissione (ETS); sollecita la Commissione a garantire che l'AMCC divenga una camera di compensazione per il finanziamento di misure di adattamento nei paesi in via di sviluppo, evitando così la creazione di nuove iniziative bilaterali UE;

28. ritiene che il cambiamento climatico causi lo spostamento di popolazioni, dando origine pertanto a una nuova migrazione forzata cui la comunità internazionale deve fornire una risposta adeguata; invita la comunità internazionale a individuare e colmare le lacune giuridiche esistenti per quanto concerne la protezione dei profughi climatici e ad introdurre uno specifico sistema di assistenza e protezione;

29. sottolinea la necessità della responsabilizzazione delle istituzioni e della fiducia nei loro confronti, da conseguire prevedendo un'equa rappresentanza di paesi donatori e paesi beneficiari negli organismi di gestione delle istituzioni di finanziamento delle misure di adattamento;

Energia ed efficienza energetica

30. ritiene che la trasformazione globale in un'economia sostenibile efficiente non sia solo necessaria per prevenire cambiamenti climatici pericolosi mediante la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra, ma abbia altresì le potenzialità di aumentare gli investimenti, l'occupazione, la crescita economica e la competitività e migliorare la qualità della vita senza compromettere l'obiettivo di assicurare a tutti l'accesso a servizi energetici moderni; sottolinea l'urgente necessità di migliorare l'efficienza energetica su scala globale e di aumentare la quota delle risorse energetiche rinnovabili;

31. invita tutti i governi, compresi quelli dell’UE e dei suoi Stati membri, a stimolare l’efficienza energetica; esorta gli Stati membri dell'UE a intensificare le loro ambizioni in merito al pacchetto “efficienza energetica”, in particolare per quanto riguarda la rifusione della direttiva sul rendimento energetico nell'edilizia, al fine di consentire il raggiungimento di un accordo dinamico e coerente con il Consiglio, lanciando in tal modo un messaggio forte sull'impegno dell'UE in vista dell’accordo di Copenaghen e facilitando la transizione verso una riduzione del 30 % delle emissioni di gas a effetto serra;

32. sottolinea che l'utilizzo massiccio di combustibili fossili nella produzione di energia è una delle principali fonti di emissioni di CO2 in tutto il mondo; riconosce che a medio termine i combustibili fossili continueranno a svolgere un ruolo importante nella fornitura di energia; invita le parti negoziali ad attribuire grande importanza all'ulteriore sviluppo e utilizzo di tecnologie basate sui combustibili fossili, che siano sostenibili e a basso consumo di combustibile e contribuiscano alla riduzione delle emissioni, nel campo della produzione di energia elettrica;

33. invita l'UE a chiarire a quali condizioni sarebbe disposta ad incrementare il proprio impegno di riduzione, tenendo conto del fatto che le raccomandazioni scientifiche più recenti chiedono un impegno di riduzione delle emissioni del 40 % e che l'opinione pubblica sia nei paesi in via di sviluppo sia in quelli sviluppati sembra pronta ad accettarlo;

34. ritiene che sia gli obiettivi di riduzione delle emissioni sia gli impegni di finanziamento debbano essere soggetti a un regime di conformità rafforzato, che comprenda un meccanismo di allerta rapida e sanzioni, quali il ritiro di future unità di quantità assegnate;

Adattamento

35. sottolinea la responsabilità storica dei paesi industrializzati del cambiamento climatico irreversibile e ricorda l'obbligo di assistere i paesi in via di sviluppo e i paesi meno sviluppati ad adattarsi a questi cambiamenti;

36. invita pertanto l'UE e i suoi Stati membri ad assistere i paesi in via di sviluppo nella creazione di capacità di adattamento ai cambiamenti climatici nonché a fornire un adeguato supporto tecnologico ai paesi più colpiti dai mutamenti ambientali;

37. sottolinea che l'UE e i suoi Stati membri devono altresì intensificare gli interventi per sostenere l'urgente attuazione di azioni di adeguamento all'interno dell'UE, al fine di risparmiare le risorse per future azioni in campo internazionale;

Cooperazione tecnologica e ricerca

38. ritiene che occorra un nuovo approccio alla cooperazione in campo tecnologico al fine di imprimere la necessaria accelerazione al ritmo di innovazione e al grado di diffusione dell'innovazione stessa, così da permettere a tutti i paesi di accedere a tecnologie abbordabili e attente agli aspetti climatici, tenendo conto nel contempo delle preoccupazioni in materia di diritti di proprietà intellettuale;

39. ritiene che l'accordo di Copenaghen dovrebbe prevedere programmi d'azione in campo tecnologico per le principali tecnologie di adattamento e mitigazione, onde fornire sostegno lungo l'intera catena tecnologica, perseguendo l'obiettivo di un significativo incremento dei finanziamenti per le attività di ricerca, sviluppo e dimostrazione (RS&D) connesse alla mitigazione e all'adattamento; condivide, a questo proposito, il giudizio della Commissione, secondo la quale, a livello mondiale, le attività di RS & D nel campo dell'energia dovrebbero essere quanto meno raddoppiate entro il 2012 e quadruplicate entro il 2020, rispetto al livello attuale;

40. sollecita i paesi sviluppati a investire maggiormente nella ricerca su tecnologie innovative e avanzate finalizzate a processi di produzione sostenibili ed efficienti sotto il profilo energetico; ritiene essenziale migliorare i finanziamenti per la cooperazione internazionale sul cambiamento climatico nell'ambito del settimo Programma quadro di ricerca;

Un mercato del carbonio globale

41. sottolinea che, sebbene le soluzioni di mercato, compreso lo sviluppo di un mercato globale del carbonio, attraverso meccanismi di limitazione e scambio o regimi di tassazione nei paesi sviluppati, non siano la soluzione per i paesi in via di sviluppo nel prossimo futuro, esse debbano rimanere l'obiettivo a lungo termine di tutti i negoziati; invita l'UE e i suoi partner nel mondo a trovare, nell'immediato futuro, il modo più efficace per promuovere legami tra il regime ETS dell'UE i regimi di scambio a livello regionale e federale negli Stati Uniti e altrove, che a loro volta consentirebbero una maggiore diversità di opzioni di riduzione, un incremento delle dimensioni del mercato e della liquidità e, in ultima analisi, una più efficiente allocazione delle risorse;

42. rileva che un mercato del carbonio globale funzionante è fondamentale per l'economia dell'UE al fine di far fronte agli ambiziosi impegni dell'UE di ridurre le emissioni di gas a effetto serra entro il 2020; sottolinea la necessità di un accordo globale internazionale post-2012 che preveda che siano esplicati sforzi analoghi da parte di altri paesi sviluppati al fine di eliminare il rischio di rilocalizzazione delle emissioni di carbonio, in particolare ai fini di obiettivi a lungo termine in materia di emissioni di gas a effetto serra a lungo termine; sottolinea in proposito il ruolo chiave di una stretta cooperazione tra le economie emergenti e i paesi sviluppati;

43. valuta positivamente il meccanismo di sviluppo pulito (CDM) del protocollo di Kyoto inteso come uno dei modi possibili per consentire ai paesi in via di sviluppo di partecipare al mercato del carbonio e fornire loro tecnologie moderne ed efficienti; sottolinea, però, che l'uso delle compensazioni per raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni da parte dei paesi sviluppati non può rientrare tra le responsabilità dei paesi in via di sviluppo di ridurre le proprie emissioni di gas a effetto serra in un accordo internazionale sui cambiamenti climatici e non è un surrogato del sostegno finanziario e tecnologico ai paesi in via di sviluppo per la loro azione di mitigazione;

44. insiste, inoltre, sulla necessità di prevedere rigorose norme di qualità dei progetti nei futuri meccanismi di compensazione, onde evitare che i paesi sviluppati sottraggano ai paesi in via di sviluppo le opzioni di riduzione a basso costo e per garantire che tali progetti abbiano standard elevati e consentano ulteriori riduzioni affidabili, verificabili ed effettive delle emissioni tali da sostenere inoltre lo sviluppo sostenibile di tali paesi;

45. ritiene che il CDM e l'attuazione congiunta (JI) andrebbero riformati alla luce di tali norme di qualità dei progetti, rendendoli uno strumento efficace per la protezione del clima e lo sviluppo sostenibile nei paesi in via di sviluppo;

46. ribadisce che l'UE e gli Stati membri devono rispettare gli impegni in materia di mitigazione in primo luogo all'interno dell'UE e ricorda a tutte le parti che l'uso di meccanismi flessibili dovrebbe essere ridotto allo stretto indispensabile;

Cambio d'uso dei terreni, deforestazione e degrado delle foreste e delle risorse naturali

47. ritiene che ai paesi in via di sviluppo occorra fornire un cospicuo sostegno finanziario, nonché assistenza tecnica e amministrativa per fermare la grave deforestazione tropicale entro il 2020, e che la dimostrazione dell'impegno in questo senso sarà determinante nei negoziati internazionali per un accordo globale post-2012 sul clima;

48. invita l'UE a incentivare il ruolo delle foreste mondiali quali pozzi di carbonio, in modo da promuovere la silvicoltura e la gestione delle foreste sostenibili;

49. sottolinea che la tutela delle foreste è essenziale per una corretta protezione del clima a livello globale e invita l'UE e gli Stati membri a riconoscere la necessità di preservare le foreste e di integrare tale aspetto in un accordo internazionale;

50. appoggia il parere della Commissione secondo cui il finanziamento pubblico rappresenta lo strumento più realistico per fornire incentivi a favore della lotta alla deforestazione nel periodo 2013-2020; chiede inoltre all'UE e ai suoi Stati membri di fornire finanziamenti per il periodo 2013-2020 destinati a interventi tempestivi nei paesi in via di sviluppo e appoggia la proposta della Commissione di creare un meccanismo mondiale per il carbonio forestale (GFCM) ai sensi della convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, basato su un regime di finanziamento permanente; invita gli Stati membri a sostenere il loro impegno a fermare la deforestazione e il degrado forestale e dei terreni a livello mondiale nonché la desertificazione, destinando notevole parte dei proventi della vendita all'asta di quote nell'ambito dell'ETS dell'UE alla riduzione della deforestazione e del degrado forestale nei paesi in via di sviluppo; invita gli Stati membri ad accogliere la proposta della Commissione di aderire alla proposta di finanziamento avanzata dalla Norvegia destinando al GFCM parte dei futuri proventi della vendita all'asta di unità di quantità assegnate;

51. sottolinea che il futuro meccanismo mondiale per il carbonio forestale (GFCM) deve essere collegato alle decisioni e contribuire agli obiettivi della Convenzione sulla biodiversità e che gli effetti sulla biodiversità devono essere esplicitamente presi in considerazione nel quadro delle attività, delle norme e delle modalità del programma delle Nazioni Unite intitolato "Riduzione delle emissioni originate dalla deforestazione e il degrado" (REDD); ritiene che il GFCM debba in primo luogo garantire la protezione delle foreste primarie; sottolinea che le attività forestali industriali con ridotte potenzialità sotto il profilo della mitigazione del cambiamento climatico e che possono rappresentare un rischio per la biodiversità non devono essere ammissibili ad un finanziamento tramite il GFCM;

52. sottolinea che qualsiasi futuro GFCM deve rispettare i diritti delle popolazioni indigene e delle comunità locali e garantire la loro piena ed effettiva partecipazione e facoltà decisionale a tutti i livelli, incluso lo sviluppo e l'attuazione dei piani REDD nazionali e l'assegnazione o la ripartizione dei finanziamenti;

53. esorta l'UE a promuovere standard socio-ambientali elevati per la riduzione delle emissioni originate da deforestazione e degrado (REDD); invita l'UE a promuovere meccanismi REDD che vadano al di là dell'attuale approccio concettuale del CDM e che affrontino le cause più profonde della deforestazione, quali il malgoverno, la povertà, la corruzione e la carente applicazione della legge, sostenendo riforme politiche e istituzionali a livello sia nazionale che locale;

54. sottolinea che le prassi seguite in diversi settori, quali la gestione delle acque, la conservazione degli ecosistemi, la produzione agricola, le condizioni dei suoli, la salute, la sicurezza alimentare e il rischio di calamità, hanno causato e aggravato il cambiamento climatico, ma che nel contempo tali settori hanno anche subito gravi conseguenze dovute agli effetti negativi del cambiamento climatico; ritiene che queste due dimensioni debbano essere incluse nell'accordo di Copenaghen insieme a misure mirate, al fine di garantire un elevato livello di mitigazione e di adattamento di tali settori al cambiamento climatico;

Trasporti aerei e marittimi internazionali

55. insiste affinché, alla luce del fallimento dei negoziati dell'Organizzazione internazionale dell'aviazione civile (ICAO) e dell'Organizzazione marittima internazionale (IMO), i trasporti aerei e marittimi internazionali siano inseriti in un accordo nell'ambito della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC);

56. chiede che gli accordi nel settore dei trasporti aerei e marittimi prevedano gli stessi obiettivi vincolanti degli altri settori industriali; chiede inoltre con insistenza che almeno il 50 % delle quote in tali settori siano messe all'asta;

57. ricorda che il trasporto aereo comporta una serie di ripercussioni climatiche non legate al CO2 che quasi raddoppiano le sue potenzialità di riscaldamento globale; chiede all'UE di garantire che si tenga conto di tale aspetto nell'accordo di Copenaghen;

Partecipazione della società civile

58. sottolinea la grande importanza della divulgazione ai cittadini a livello locale informazioni esaurienti, della loro consultazione e della loro partecipazione dei cittadini ai processi decisionali e incoraggia in particolare i centri urbani, le regioni e gli agglomerati urbani a lanciare, con il sostegno del governo, proprie campagne di informazione che potrebbero essere collegate a obiettivi di riduzione specifici;

59. riconosce, alla luce del fatto che entro il 2030 due terzi dell'umanità vivrà nei centri urbani, che le autorità municipali, locali e regionali rivestono un ruolo fondamentale nell'attuazione di misure pratiche concernenti il cambiamento climatico; plaude all'impegno dimostrato con l'accordo mondiale per la protezione del clima firmato dai sindaci e dalle amministrazioni locali e invita l'UE a promuovere il coinvolgimento delle autorità municipali, locali e regionali nella definizione e attuazione delle strategie nazionali sul cambiamento climatico, inclusi i piani d'azione per la mitigazione degli effetti del cambiamento climatico e i programmi d'azione in materia di adattamento;

Delegazione del Parlamento europeo

60. ritiene che la delegazione UE svolga un ruolo importante in questi negoziati sul cambiamento climatico e ritiene quindi inaccettabile che i deputati al Parlamento europeo facenti parte di detta delegazione non abbiano potuto partecipare alle riunioni di coordinamento UE alla precedente Conferenza delle parti; auspica che i partecipanti del Parlamento europeo abbiano accesso a queste riunioni a Copenaghen, almeno in veste di osservatori con o senza diritto di parola;

61. ricorda l'accordo quadro sulle relazioni tra il Parlamento e la Commissione e chiede alla Commissione di fornire alla delegazione del Parlamento, in quanto colegislatore, strutture adeguate, in particolare una sala riunioni nel padiglione dell'UE, che garantirebbe alla delegazione migliori condizioni di lavoro durante la COP 15;

62. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, nonché al Segretariato della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, con richiesta di trasmetterla a tutte le parti contraenti che non sono membri dell'UE.

 

 

 

(1)

GU L 140 del 5.6.2009, pag. 63.

(2)

GU L 140 del 5.6.2009, pag. 136.

(3)

GU L 8 del 13.1.2009, pag. 3.

(4)

Testi approvati, P6-TA(2009)0042.

(5)

Testi approvati, P6-TA(2009)0121.

(6)

Testi approvati, P6_TA(2008)0491.

Ultimo aggiornamento: 18 maggio 2010Avviso legale