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Ciclo del documento : B7-0196/2009

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B7-0196/2009

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PV 14/12/2009 - 16

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PV 16/12/2009 - 4.4
CRE 16/12/2009 - 4.4

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PROPOSTA DI RISOLUZIONE
PDF 118kWORD 73k
9.12.2009
PE432.818v01-00
 
B7-0196/2009

presentata a seguito dell'interrogazione con richiesta di risposta orale B7‑0232/2009

a norma dell'articolo 115, paragrafo 5, del regolamento


sulle prospettive dell'Agenda per lo sviluppo di Doha (DDA) a seguito della Settima Conferenza ministeriale dell'OMC a Ginevra


Caroline Lucas, Yannick Jadot a nome del gruppo Verts/ALE

Risoluzione del Parlamento europeo sulle prospettive dell'Agenda per lo sviluppo di Doha (DDA) a seguito della Settima Conferenza ministeriale dell'OMC a Ginevra  
B7‑0196/2009

Il Parlamento europeo,

–   vista la Dichiarazione ministeriale dell'Organizzazioni mondiale per il commercio (OMC) resa a Doha il 14 novembre 2001,

–   vista la Dichiarazione ministeriale dell'Organizzazioni mondiale per il commercio (OMC) resa a Hong Kong il 18 dicembre 2005,

–   viste le sue risoluzioni del 5 settembre 2006(1) sulla sospensione dei negoziati Doha e del 9 ottobre 2008(2) sul futuro dell'Agenda di sviluppo di Doha dell'OMC,

–   vista la dichiarazione dei leader del Vertice del G-20 adottata a Pittsburgh il 25 settembre 2009,

–   viste le stime dell'UNCTAD nella sua relazione sul commercio e lo sviluppo del 2007 e nella relazione del Carnegie Endowment "Vincitori e vinti del Doha Round" di marzo 2006 per quanto riguarda la prevista crescita del PIL dei paesi in via di sviluppo a seguito della conclusione del Doha Round, nonché varie pubblicazioni UNCTAD sul contributo del commercio internazionale al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo del Millennio,

–   viste le conclusioni del Presidente della Settima Conferenza ministeriale dell'OMC del 2 dicembre 2009,

–   visto l'articolo 115, paragrafo 5, e l'articolo 110, paragrafo 2, del suo regolamento,

A. considerando che il ciclo di Doha per lo sviluppo è stato lanciato nel 2001 con gli obiettivi di creare nuove opportunità negoziali, rafforzare le norme di commercio multilaterali, correggere fra l'altro gli squilibri esistenti nel sistema commerciale internazionale e subordinare il commercio allo sviluppo sostenibile ponendo l'accento sull'integrazione economica dei paesi in via di sviluppo, in particolare i paesi meno sviluppati,

B.  considerando che l'Agenda DDA è stata avviata nel 2001 senza il pieno consenso dei paesi in via di sviluppo per quanto riguarda tutti i suoi contenuti; considerando che la decisione finale sui contenuti della DDA è stata adottata alla quinta Conferenza ministeriale dell'OMC nel 2003 a Cancun dopo un drammatico abbandono della sala degli Stati membri africani dell'OMC; considerando che i negoziati DDA sono stati interrotti due volte, nel 2006 e nel 2008, e sono rimasti in una situazione di stallo per un anno,

C. considerando che nel corso degli ultimi cinque anni l'aspetto dello sviluppo della DDA è stato lentamente ma costantemente emarginato a svantaggio soprattutto dei paesi meno sviluppati anche attraverso la riduzione delle misure di trattamento speciale e differenziato (SDT) per i paesi in via di sviluppo riducendolo a poche misure inefficaci,

D. considerando che gli studi di previsione sui risultati della DDA per i paesi in via di sviluppo, da parte di UNCTAD, Banca Mondiale, Istituto d'oltremare per lo sviluppo e Carnegie Endowment, concordemente stimano che l'effetto di crescita del PIL per i paesi in via di sviluppo sarà marginale, infatti in quasi tutti i paesi meno sviluppati sarà trascurabile, inferiore allo 0,5% e proverrà principalmente dalle tre economie emergenti di Cina, Brasile e India, mentre alcuni paesi meno sviluppati registreranno addirittura un effetto negativo di crescita,

E.  considerando che sulle ipotesi relative agli effetti sociali e ambientali della DDA si ripercuote la mancanza di una seria valutazione d'impatto di sostenibilità (SIA), aggiornata con nuove proposte nei gruppi di lavoro della DDA su prodotti agricoli e non agricoli e i servizi,

F.  considerando che la situazione globale dopo il lancio della DDA nel 2001 è mutata drasticamente ponendo nuove sfide e stabilendo nuovi obiettivi politici globali, ad esempio per affrontare i rapidi cambiamenti climatici, la paurosa penuria alimentare in molti paesi poveri, le gravi perdite dovute alla crisi finanziaria e le nuove ondate mondiali di disagio sociale nella recessione economica mondiale,

G. considerando che negli ultimi dieci anni si è assistito alla proliferazione di accordi commerciali bilaterali che perseguono in modo aggressivo la completa liberalizzazione dei mercati, distruggendo il livello multilaterale di parità di condizioni e annullando il significato delle riduzioni tariffarie attraverso la DDA e l'importanza di regole commerciali multilaterali in generale; considerando che l'UE dal 2006 ha avviato una politica aggressiva del commercio bilaterale con la sua strategia di "Europa Globale",

H. considerando che le innegabili manifeste sfide globali in materia di cambiamento climatico, esclusione sociale, estese carestie e la profonda crisi finanziaria ed economica richiedono una inversione delle norme dell'OMC, che spesso hanno aggravato questi problemi, a favore di un nuovo sistema di governance economica globale in cui l'OMC e la definizione di norme commerciali multilaterali siano saldamente ancorate al sistema delle Nazioni Unite e rese coerenti con altri obiettivi globali di politica pubblica,

1.  prende atto delle conclusioni della settima Conferenza ministeriale dell'OMC a Ginevra il 2 dicembre 2009; deplora l'irrilevanza di questo incontro mondiale di ministri, visto che non è riuscito ad affrontare in modo adeguato la più grave crisi finanziaria ed economica dell'economia globalizzata, crisi che la stessa OMC ha contribuito a creare, né a mettere adeguatamente in relazione il commercio internazionale con la Conferenza sul clima di Copenaghen;

2.  invita gli Stati membri dell'OMC a trarre le conclusioni di otto anni di insuccessi nei negoziati a livello di DDA e a riconoscere che la DDA non porta più alcun potenziale per promuovere lo sviluppo sostenibile per i paesi più poveri; invita la Commissione e il Consiglio a discutere una nuova Agenda per l'OMC, partendo dal presupposto di un adeguamento delle regole del commercio globale alla prevenzione di crisi finanziarie, la promozione della sicurezza e della sovranità alimentare, la riduzione della povertà, la realizzazione degli obiettivi di sviluppo del millennio (OSM) e degli obiettivi del cambiamento climatico;

3.  raccomanda agli Stati membri dell'OMC, per rispondere alle aspettative politiche attualmente rivolte alle istituzioni globali, di concordare norme commerciali comuni e differenziate globali, ambientali e sociali, comprese le norme che disciplinano la differenziazione dei prodotti in base ai metodi di produzione e di lavorazione, ad esempio, in termini di intensità energetica;

4.  invita caldamente gli Stati membri dell'OMC a concordare principi che promuovano gli obiettivi di sicurezza e di sovranità alimentare, ivi compreso il rispetto per tutte le misure degli Stati membri volte a facilitare l'accesso ai prodotti alimentari di base a prezzi accessibili, garantendo il loro diritto di controllo delle importazioni e delle esportazioni di prodotti alimentari di base, introducendo un divieto di tutte le sovvenzioni all'esportazione di prodotti agricoli e affermando i criteri connessi con la sovranità alimentare per gli investimenti esteri nei settori alimentare e di distribuzione;

5.  raccomanda agli Stati membri dell'OMC    di concordare sui principi che evitino squilibri commerciali prolungati, anche attraverso massimali nazionali e regionali, misure per scoraggiare orientamenti aggressivi nell'esportazione, norme sociali più elevate e vincolanti, una ridefinizione delle norme antidumping per includere la dimensione di dumping ambientale e la definizione di criteri e limiti della liberalizzazione dei servizi finanziari; reputa i modelli di integrazione regionale e il rafforzamento delle relazioni commerciali regionali una valida alternativa economica alle potenziali insidie del commercio mondiale;

6.  considera l'OMC una valida parte integrante di qualsiasi nuovo sistema di governance economico globale, se reintegrato nell'alveo delle istituzioni delle Nazioni Unite; considera il commercio internazionale una valida parte di sviluppo economico globale, se integrato nella serie di norme globali e di alleanze che governano la tutela ambientale, la giustizia sociale e il rispetto dei diritti umani;

7.  raccomanda agli Stati membri OMC come primo passo verso una nuova organizzazione del commercio delle Nazioni Unite (UNTO), di fornire una presenza permanente e un segretariato in seno all'OMC per gli organi amministrativi dei più importanti accordi ambientali multilaterali (MEA), l'UNCTAD, la FAO, l'OIL, l'UNFCCC, in modo che le regole del commercio internazionale siano disciplinate dalla vigente normativa a livello mondiale e per aprire la composizione di controversie dell'OMC a parti terze delle Nazioni Unite;

8.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione alla Commissione, al Consiglio, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri nonché al direttore generale dell'OMC.

 

(1)

Testi adottati in detta data, P6_TA(2006)0350.

(2)

Testi adottati in detta data, P6_TA(2008)0471.

Ultimo aggiornamento: 19 maggio 2010Avviso legale