Procedura : 2009/2770(RSP)
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Ciclo del documento : B7-0242/2009

Testi presentati :

B7-0242/2009

Discussioni :

PV 15/12/2009 - 14
CRE 15/12/2009 - 14

Votazioni :

PV 16/12/2009 - 4.5
Dichiarazioni di voto

Testi approvati :

P7_TA(2009)0111

PROPOSTA DI RISOLUZIONE
PDF 194kWORD 103k
9.12.2009
PE432.824v02-00
 
B7-0242/2009

presentata a seguito delle interrogazioni con richiesta di risposta orale B7‑0233/2009 e B7‑0234/2009

a norma dell'articolo 115, paragrafo 5 del regolamento


su misure restrittive nei confronti di determinate persone ed entità associate a Osama bin Laden, alla rete Al-Qaeda e ai Talibani, nei confronti dello Zimbabwe e in considerazione della situazione in Somalia


Emine Bozkurt, Louis Michel e Michèle Striffler

 

 

a nome della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni
EMENDAMENTI

Risoluzione del Parlamento europeo su misure restrittive nei confronti di determinate persone ed entità associate a Osama bin Laden, alla rete Al-Qaeda e ai Talibani, nei confronti dello Zimbabwe e in considerazione della situazione in Somalia   
B7‑0000/2009

Il Parlamento europeo,

–   visti la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, tutte le convenzioni delle Nazioni Unite sui diritti umani e i relativi protocolli opzionali, il Patto internazionale sui diritti civili e politici e i due relativi protocolli opzionali, nonché la Carta delle Nazioni Unite, in particolare gli articoli 1 e 25 e, al capitolo VII, gli articoli 39 e 41,

–   visti la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (Convenzione europea dei diritti umani) e i relativi protocolli, nonché la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea (la Carta), in particolare il capo VI, Giustizia, entrata in vigore il 1° dicembre 2009,

–   viste le pertinenti disposizioni del trattato di Lisbona, che modifica il trattato sull'Unione europea e il trattato che istituisce la Comunità europea, e in particolare gli articoli 75, 215 e 275 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), e le disposizioni relative ai principi democratici contenute nel titolo II del trattato sull'Unione europea,

–   viste le pertinenti disposizioni del precedente trattato sull'Unione europea (TUE) (articoli 3, 6, 11, 13, 19, 21, 29 e 39) e del trattato che istituisce la Comunità europea (TCE) (articoli 60, 133, 296, 297, 301 e 308),

–   visti i documenti del Consiglio in materia(1),

–   visti le posizioni comuni del Consiglio 2001/930/PESC relativa alla lotta al terrorismo(2) e 2001/931/PESC relativa all'applicazione di misure specifiche per la lotta al terrorismo(3), entrambe del 27 dicembre 2001, nonché il regolamento del Consiglio (CE) n. 2580/2001, del 27 dicembre 2001, relativo a misure restrittive specifiche, contro determinate persone e entità, destinate a combattere il terrorismo(4),

–   visti la posizione comune del Consiglio 2002/402/PESC, concernente misure restrittive nei confronti di Osama bin Laden, dei membri dell'Organizzazione Al-Qaida e dei Taliban e di altri individui, gruppi, imprese ed entità ad essi associate(5), e il regolamento del Consiglio (CE) n. 881/2002, che impone specifiche misure restrittive nei confronti di determinate persone ed entità associate a Osama bin Laden, alla rete Al-Qaeda e ai Talibani(6), entrambi del 27 maggio 2002, nonché la proposta della Commissione e il testo del Consiglio relativi(7),

–   viste la posizione comune 2009/138/PESC, del 16 febbraio 2009, concernente misure restrittive nei confronti della Somalia(8), la relativa proposta della Commissione(9) e la posizione comune 2004/161/PESC, del 19 febbraio 2004, che proroga le misure restrittive nei confronti dello Zimbabwe(10), modificata dalla posizione comune 2008/632/PESC, del 31 luglio 2008(11), e la relativa proposta della Commissione(12),

–   viste le sue risoluzioni in materia, in particolare la sua risoluzione del 4 settembre 2008 sulla valutazione delle sanzioni UE in quanto parte delle azioni e delle politiche dell'UE in materia di diritti dell'uomo(13),

–   visti la relazione della commissione per gli affari giuridici e i diritti dell'uomo dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa, del 16 novembre 2007, concernente il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e le liste nere dell'Unione europea, e il relativo addendum del 22 gennaio 2008,

–   vista la giurisprudenza pertinente della Corte di giustizia delle Comunità europee e, in particolare, la sentenza del 3 settembre 2008 nelle cause riunite C-402/05 P e C-415/05 P, Kadi e Al Barakaat International Foundation contro Consiglio e Commissione(14),

–   visto il parere del Garante europeo della protezione dei dati (GEPD) del 28 luglio 2009 sulla proposta di regolamento del Consiglio recante modifica del regolamento (CE) n. 881/2002 che impone specifiche misure restrittive nei confronti di determinate persone ed entità associate a Osama bin Laden, alla rete Al-Qaeda e ai Talibani,

–   vista la lettera, in data 12 novembre 2009, del presidente della sua commissione per lo sviluppo al presidente della sua commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni,

–   viste le interrogazioni del 16 novembre 2009 alla Commissione e al Consiglio sulle misure restrittive (O‑0135/2009 – B7-0233/2009, O‑0136/2009 – B7-0234/2009),

–   viste le opinioni espresse dalla sua commissione giuridica nella riunione del 3 dicembre 2009 sulle basi giuridiche delle proposte concernenti i testi su Osama bin Laden, la rete Al‑Qaeda e i talibani, la Somalia e lo Zimbabwe ai sensi del trattato di Lisbona,

–   visto l'articolo 115, paragrafo 5, del suo regolamento,

A. considerando che il rispetto dei diritti umani è uno dei valori fondamentali dell'Unione (articolo 2 del TUE), che si riflette nella sua azione esterna dal momento che, conformemente all'articolo 21, paragrafo 1, del TUE, "l'azione dell'Unione sulla scena internazionale si fonda sui principi che ne hanno informato la creazione, lo sviluppo e l'allargamento e che essa si prefigge di promuovere nel resto del mondo: democrazia, Stato di diritto, universalità e indivisibilità dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, rispetto della dignità umana, principi di uguaglianza e di solidarietà e rispetto dei principi della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale",

B.  considerando che l'Unione è impegnata nella lotta contro il terrorismo in tutte le sue dimensioni, sia che esso abbia origine o le sue attività si svolgano all'interno o all'esterno delle frontiere dell'UE, agendo al contempo, mediante mezzi e strumenti diversi, entro i limiti chiaramente definiti dallo Stato di diritto e dal rispetto dei diritti fondamentali; considerando che occorre prendere estreme precauzioni per assicurare che in questo ambito particolare i diritti fondamentali siano pienamente rispettati e che le misure adottate con l'obiettivo di combattere il terrorismo siano proporzionate, adeguate ed efficaci,

C. considerando che i mezzi con i quali l'Unione intende conseguire gli obiettivi sopra illustrati, tra cui la lotta contro il terrorismo, comprendono (ma non si limitano a) misure restrittive (sanzioni) contro i governi di paesi terzi, persone fisiche o giuridiche, gruppi o entità non statali; considerando che permangono interrogativi circa la misura in cui le Nazioni Unite e l'Unione europea hanno prodotto prove sufficienti a dimostrazione del successo di tali misure per limitare il finanziamento di atti terroristici; considerando inoltre l'impatto significativo che tali misure hanno avuto sulla credibilità dell'impegno dell'UE e dell'ONU nei confronti dei diritti fondamentali;

D. considerando che, in linea con la prassi generale dell'UE, non viene qui operata alcuna distinzione tra i termini "sanzioni" e "misure restrittive"(15); considerando che il Consiglio ha sottolineato che le sanzioni dovrebbero essere mirate in modo tale da esercitare il massimo impatto sui soggetti di cui intendono modificare il comportamento; considerando che, così facendo, la destinazione precisa delle misure dovrebbe ridurre a un minimo assoluto eventuali conseguenze negative sul piano umanitario nonché il rischio di conseguenze indesiderate per le persone a cui esse non sono destinate o eventuali effetti negativi sui paesi confinanti,

E.  considerando che l'articolo 215, paragrafo 2, del TFUE stabilisce che "quando una decisione adottata conformemente al capo 2 del titolo V del trattato sull'Unione europea lo prevede, il Consiglio può adottare, secondo la procedura di cui al paragrafo 1, misure restrittive nei confronti di persone fisiche o giuridiche, di gruppi o di entità non statali"; considerando inoltre che l'articolo 75, paragrafo 1, del TFUE prevede che "qualora sia necessario per conseguire gli obiettivi di cui all'articolo 67, per quanto riguarda la prevenzione e la lotta contro il terrorismo e le attività connesse, il Parlamento europeo e il Consiglio, deliberando mediante regolamenti secondo la procedura legislativa ordinaria, definiscono un insieme di misure amministrative concernenti i movimenti di capitali e i pagamenti, quali il congelamento dei capitali, dei beni finanziari o dei proventi economici appartenenti, posseduti o detenuti da persone fisiche o giuridiche, da gruppi o da entità non statali",

F.  considerando che l'articolo 275, secondo comma, del TFUE dispone inoltre che "la Corte è competente [...] a pronunciarsi sui ricorsi, proposti secondo le condizioni di cui all'articolo 263, quarto comma del presente trattato, riguardanti il controllo della legittimità delle decisioni che prevedono misure restrittive nei confronti di persone fisiche o giuridiche adottate dal Consiglio in base al titolo V, capo 2 del trattato sull'Unione europea",

G. considerando che l'articolo 16, paragrafo 2, del TFUE invita il Parlamento e il Consiglio a definire un quadro chiaro e stabile per la protezione dei dati con norme "relative alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati di carattere personale da parte delle istituzioni, degli organi e degli organismi dell'Unione, nonché da parte degli Stati membri nell'esercizio di attività che rientrano nel campo di applicazione del diritto dell'Unione, e le norme relative alla libera circolazione di tali dati"; considerando che il medesimo articolo sancisce che "il rispetto di tali norme è soggetto al controllo di autorità indipendenti"; che di conseguenza le norme summenzionate si applicano anche al trattamento dei dati personali da parte delle istituzioni dell'Unione nell'ambito della politica estera e di sicurezza comune; considerando che l'articolo 39 del TUE (al capo 2, intitolato "Disposizioni specifiche sulla politica estera e di sicurezza comune") deve essere considerato una deroga all'articolo 16 del TFUE, in base al quale "il Consiglio adotta una decisione che stabilisce le norme relative alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati di carattere personale da parte degli Stati membri nell'esercizio di attività che rientrano nel campo di applicazione del presente capo, e le norme relative alla libera circolazione di tali dati"; considerando che, analogamente all'articolo 16, paragrafo 2, del TFUE, esso stabilisce che "il rispetto di tali norme è soggetto al controllo di autorità indipendenti",

H. considerando che nella causa summenzionata Kadi e Al Barakaat International Foundation contro Consiglio e Commissione, la Corte di giustizia ha annullato il regolamento (CE) n. 881/2002, per quanto riguarda Yassin Abdullah Kadi e la Al Barakaat International Foundation, e ha stabilito che l'autorità comunitaria che decide di congelare i capitali e le risorse economiche di un individuo o di un'entità conformemente al regolamento (CE) n. 881/2002 debba informare l'interessato dei motivi su cui si basa tale decisione, al fine di rispettare i diritti della difesa, in particolare il diritto al contraddittorio e il diritto ad un controllo giurisdizionale, e che dal momento che tali persone o entità non erano informate delle prove addotte contro di loro, non hanno potuto difendere i loro diritti di fronte a tali prove in condizioni soddisfacenti dinanzi agli organi giurisdizionali comunitari,

I.   considerando che la giurisprudenza del Tribunale di primo grado delle Comunità europee mette in evidenza che il controllo giurisdizionale è tanto più imperativo in quanto costituisce la sola garanzia procedurale in grado di assicurare un giusto equilibrio tra la necessità di combattere il terrorismo internazionale e la protezione dei diritti fondamentali(16); considerando che precedenti sentenze del Tribunale di primo grado (cause riunite T-110/03, T-150/03 e T-405/03 Sison contro Consiglio(17)) hanno confermato tre successive decisioni del Consiglio di negare agli avvocati di Jose Maria Sison l'accesso ai documenti alla base della decisione del Consiglio di includerlo nella lista delle persone soggette a misure restrittive specifiche, a norma dell'articolo 2, paragrafo 3, del regolamento (CE) n. 2580/2001,

J.   considerando che alcuni studi hanno indicato che nei sistemi nazionali il congelamento dei beni è una misura provvisoria adottata in attesa di una decisione giudiziaria riguardo al coinvolgimento di una persona in attività criminali; considerando che, a livello di ONU e di UE, tali sanzioni non sono da considerare misure provvisorie in attesa di una decisione della giustizia, ma sono di fatto alternative a quest'ultima(18),

K. considerando che la risoluzione S/RES/1822 (2008) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha apportato alcuni miglioramenti per quanto riguarda: l'obbligo di pubblicare sul sito Internet del comitato per le sanzioni i motivi dell'inserimento di una persona sulla lista, l'obbligo per gli Stati membri di adottare, conformemente alle proprie leggi e prassi nazionali, tutte le misure possibili per avvisare o informare in maniera tempestiva la persona o l'entità interessata in merito all'inserimento nella lista e per allegare alla notifica una copia della parte divulgabile della memoria e altre informazioni pertinenti, la creazione di un "punto focale" a cui le persone incluse nella lista possano presentare ricorso(19), una verifica completa di tutti i nomi che figurano sulla lista consolidata;

L.  considerando che tuttora non esiste alcun meccanismo giuridico internazionale per controllare o verificare l'accuratezza delle informazioni alla base dell'iscrizione nella lista del comitato delle Nazioni Unite per le sanzioni o la necessità e la proporzionalità delle misure adottate; considerando che il singolo individuo non ha ancora il diritto di accedere a un tribunale o a un organo paragiudiziario a livello delle Nazioni Unite(20),

Necessità di un approccio chiaro e coerente e corretta partecipazione del Parlamento

1.  reputa importante riflettere su un quadro generale per tutte le sanzioni mirate applicate dall'UE nei confronti di persone fisiche o giuridiche, entità od organismi, assicurando il rispetto dei diritti fondamentali degli interessati;

2.  è del parere che nel settore specifico delle sanzioni antiterrorismo, in particolare quando queste potrebbero violare i diritti che la Carta(21) riconosce ai cittadini dell'UE e ai suoi residenti, è difficile giustificare nella pratica la distinzione tra minacce "esterne" e "interne"; ritiene necessario istituire un quadro giuridico ai sensi dell'articolo 75 del TFUE per le misure relative ai movimenti di capitale e ai pagamenti, quali il congelamento dei fondi, dei beni finanziari o dei proventi economici appartenenti, posseduti o detenuti da persone fisiche o giuridiche, gruppi o entità non statali, comprese (come sottolineato anche dalla sua commissione giuridica) le misure restrittive nei confronti di determinate persone ed entità associate a Osama bin Laden, alla rete Al-Qaeda e ai talibani; un tale approccio permetterebbe un adeguato livello di assunzione di responsabilità democratica attraverso l'intervento del Parlamento europeo mediante la procedura di codecisione (procedura legislativa ordinaria); sarebbe inoltre opportuno tener debitamente conto della corretta partecipazione dei parlamenti nazionali;

3.  ritiene che, per quanto riguarda i provvedimenti futuri, come le misure restrittive nei confronti dello Zimbabwe e di talune persone fisiche e giuridiche, entità e organismi a causa della situazione in Somalia, adottati a norma dell'articolo 215, paragrafo 2, del TFUE, sia necessario prendere in considerazione la possibilità di una consultazione facoltativa del Parlamento (sulla base della "Dichiarazione solenne sull'Unione europea" del Consiglio europeo formulata a Stoccarda il 19 giugno 1983, che prevede una consultazione facoltativa del Parlamento su questioni internazionali anche nei casi sui quali i trattati non si pronunciano); reputa che un tale approccio potrebbe essere ritenuto conforme allo spirito del trattato di Lisbona e al precedente ruolo (consultivo) del Parlamento in questo ambito;

4.  reitera la sua richiesta di una completa valutazione dell'attuazione, su base annuale, delle disposizioni che prevedono misure restrittive nonché della loro efficacia, unitamente a una corretta e tempestiva trasmissione di informazioni al Parlamento su tali questioni; ritiene che, a tal fine, le sanzioni debbano sempre essere accompagnate da chiari parametri di riferimento;

5.  invita la Commissione a istituire una rete di esperti indipendenti incaricati di proporre al Consiglio le misure restrittive più pertinenti in una determinata situazione, riferendo regolarmente sulle variazioni della situazione alla luce dei criteri di riferimento e sugli obiettivi perseguiti e, se del caso, suggerendo le modalità con cui applicare le sanzioni in modo più efficace; ritiene che la creazione di una tale rete garantirà una maggiore trasparenza, migliorerà la qualità del dibattito sulle sanzioni in generale e rafforzerà l'applicazione e il continuo monitoraggio delle sanzioni in casi specifici;

6.  sottolinea che le seguenti osservazioni si riferiscono, segnatamente, alla sostanza delle proposte presentate dalla Commissione nel quadro del precedente quadro normativo, proposte che, alla luce del quadro giuridico stabilito dal trattato di Lisbona, sono ormai obsolete; sottolinea che ogni riferimento alla decisione 1999/468/CE del Consiglio del 28 giugno 1999, recante modalità per l'esercizio delle competenze di esecuzione conferite alla Commissione(22), dovrebbe essere considerato obsoleto;

Per quanto riguarda le misure restrittive nei confronti di determinate persone ed entità associate a Osama bin Laden, alla rete Al-Qaeda e ai Talibani

7.  sottolinea che per assolvere al suo impegno di combattere il terrorismo pur rispettando i diritti umani, ritiene il congelamento dei fondi e delle risorse economiche di talune persone, gruppi ed entità uno strumento idoneo a tal fine; sottolinea che l'attuazione di tali misure deve sempre essere accompagnata da salvaguardie e garanzie tenendo presenti le conseguenze estremamente severe dell'iscrizione nella lista nera degli individui e delle organizzazioni interessati; sottolinea che, in relazione alle misure restrittive adottate nei confronti di determinate persone ed entità associate ad Osama bin Laden, alla rete Al-Qaida e ai Talibani, si applica l'articolo 175 del TFUE;

8.  sottolinea la necessità di una riflessione approfondita sugli effetti significativi delle sanzioni antiterrorismo in materia di diritto penale e dell'adozione, a livello nazionale, di opportune vie di ricorso in relazione a tale iscrizione nella lista nera;

9.  sottolinea che le procedure di iscrizione e di cancellazione dalla lista per i regimi di sanzioni delle Nazioni Unite e dell'UE sono state oggetto di pesanti critiche in quanto non prevedono una tutela soddisfacente dei diritti fondamentali (procedurali o sostanziali), né la certezza del diritto; plaude pertanto alle recenti iniziative adottate a livello dell'UE per rimediare alle carenze succitate; deplora, tuttavia, che in particolare il Consiglio abbia dato prova di modesta ambizione nel garantire che il regolamento rivisto (CE) n. 881/2002 rispetti i diritti fondamentali delle persone e delle entità interessate;

10. si chiede, in relazione alle "motivazioni" da fornire, se la proposta della Commissione o il testo del Consiglio rispettino le prescrizioni indicate dalla sentenza relativa alla suddetta causa Kadi e Al Barakaat International Foundation contro Consiglio e Commissione, che menziona l'obbligo di comunicare i motivi sulla cui base, in tali casi, il nome di una persona o di un'entità viene iscritto nella lista, tenendo in particolare considerazione il diritto delle persone e delle entità interessate a essere informate delle prove contro di loro;

11. sottolinea che in taluni casi l'impianto probatorio si basa sostanzialmente su informazioni fornite dai servizi di intelligence, che potrebbero operare in base a specifiche norme nazionali; ribadisce la sua posizione del 2008 secondo cui tale privilegio esecutivo non dovrebbe impedire il pieno esercizio del diritto a un giusto processo o determinare l'impunità nel caso di violazioni del diritto internazionale; chiede, a tale proposito, ai parlamenti nazionali di esercitare un totale controllo sulle attività dei propri governi ed auspica la piena attuazione in tempi brevi di un quadro giuridico europeo fondato sull'articolo 15 del TFUE; ribadisce la necessità di associare il Parlamento ai lavori della Conferenza delle commissioni parlamentari responsabili del controllo sui servizi di informazione e sicurezza degli Stati membri, già operante;

12. chiede che l'efficacia dei regimi di sanzioni in materia di "terrorismo" posti in essere dall'ONU e dall'UE sia oggetto di una valutazione completa e tempestiva; rileva, inoltre, con preoccupazione che tali sanzioni sembrano avere avuto un effetto negativo sulla risoluzione dei conflitti e sugli sforzi di sviluppo in numerose regioni ed esige che si tenga conto di questo fattore al momento di valutare i suddetti regimi;

13. giudica urgente apportare miglioramenti alle pratiche dell'ONU in materia di iscrizione e di cancellazione dalla lista e ritiene che anche gli Stati membri dovrebbero adoperarsi per migliorare le proprie procedure interne in materia di sanzioni mirate (attuazione), come suggerito nella suddetta relazione e addendum dalla commissione per gli affari giuridici e i diritti dell'uomo dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa;

Per quanto riguarda talune misure restrittive nei confronti dello Zimbabwe e talune misure restrittive specifiche nei confronti di persone fisiche e giuridiche, entità e organismi a causa della situazione in Somalia,

14. ritiene che l'obiettivo della posizione comune 2008/632/PESC del Consiglio e della successiva proposta (proposta di regolamento) che estende le misure restrittive nei confronti delle persone e delle entità responsabili di violazioni dei diritti umani nello Zimbabwe oltre il governo sia da accogliere con favore, così l'allineamento della legislazione con le recenti decisioni della Corte di giustizia in merito al diritto fondamentale a un giusto processo per gli individui e le entità che sono interessati da misure restrittive;

15. ritiene che debba essere effettuato un attento monitoraggio al fine di accertare il persistere dei motivi sulla cui base sono state adottate le misure restrittive e di individuare il modo in cui le misure restrittive possano essere associate con incentivi credibili per promuovere la democrazia e i diritti umani nello Zimbabwe;

16. accoglie favorevolmente e sostiene le disposizioni atte a garantire che l'UE rispetti i propri impegni internazionali quanto all'attuazione immediata delle sanzioni mirate adottate dalle Nazioni Unite nei confronti di persone ed entità colte a perpetrare o a fiancheggiare atti che minacciano la pace, la sicurezza o la stabilità della Somalia, che abbiano violato l'embargo sulle armi o impedito la fornitura di assistenza umanitaria;

17. si pone, tuttavia, degli interrogativi, come sottolineato in precedenza, quanto all'adeguatezza dei testi proposti dalla Commissione per quanto riguarda le informazioni da fornire alle persone incluse nella lista circa i motivi sulla cui base i nomi delle persone o delle entità sono iscritti in una lista e circa i loro diritti legali, alla luce della suddetta causa Kadi e Al Barakaat International Foundation contro Consiglio e Commissione;

18. ricorda che, come sottolineato dalla sua commissione giuridica, alle misure in questione si può applicare l'articolo 215 TFUE a patto che venga soddisfatta una serie di condizioni: le misure devono, ad esempio, essere basate su una proposta del Vicepresidente della Commissione/Alto Rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza e la Commissione deve inserire le disposizioni necessarie a fornire garanzie giuridiche;

19. è del parere che si debba tener conto dell'articolo 291 del TFUE al fine di adottare misure di attuazione quando l'articolo 215 del TFUE viene utilizzato come base giuridica per le future proposte;

Per quanto riguarda gli aspetti relativi alla protezione dei dati

20. accoglie con favore le nuove disposizioni contenute nella proposta della Commissione sul testo relativo ad Al-Qaeda, ma richiama l'attenzione sui commenti del GEPD in materia di protezione dei dati personali, con particolare riferimento al chiarimento delle deroghe in materia di principi di protezione dei dati che potrebbero rivelarsi necessarie e al diritto di accesso alle informazioni riservate; sottolinea il fatto che queste riserve del GEPD potrebbero, per analogia, applicarsi a tutte le tre proposte della Commissione; deplora che il testo del Consiglio sopprima all'articolo 7 sexies, paragrafo 5 il chiaro riferimento ai diritti delle persone interessate a norma del regolamento (CE) n. 45/2001 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 dicembre 2000, concernente la tutela delle persone fisiche in relazione al trattamento dei dati personali da parte delle istituzioni e degli organismi comunitari, nonché la libera circolazione di tali dati(23), e che vi faccia riferimento solo all'articolo 7 quinquies, paragrafo 1;

21. sottolinea l'opportunità che gli eventuali trasferimenti di dati verso paesi terzi e organizzazioni internazionali siano conformi alle disposizioni dell'articolo 9 del regolamento (CE) n. 45/2001, al fine di garantire un'adeguata protezione dei dati in questione; potrebbe essere necessario che la proposta preveda disposizioni in proposito, nonché un'intesa con le Nazioni Unite; rileva che la proposta non pregiudica la responsabilità in caso di trattamento illecito e pubblicazione di dati personali;

22. sottolinea che la notifica delle persone e delle entità interessate, come richiesto dalla Corte di giustizia, dovrebbe essere quanto più completa possibile, e che dovrebbero essere chiarite le informazioni sulle persone fisiche inserite nella lista(24) fornite negli allegati;

23. sottolinea che le autorità indipendenti per la protezione dei dati possono svolgere un ruolo importante nel controllo della legittimità del trattamento dei dati personali contenuti nelle liste nere del terrorismo ed assumere un ruolo quasi giudiziario che potrebbe integrare efficacemente il controllo esercitato dalle autorità giudiziarie(25);

24. ritiene estremamente importante adottare quanto prima possibile un quadro generale sulla protezione dei dati, come previsto dall'articolo 16 del TFUE, nonché misure specifiche come previsto all'articolo 39 del TUE;

25. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e ai Segretari generali delle Nazioni Unite e del Consiglio d'Europa.

 

(1)

Nota del gruppo di lavoro dei consiglieri per le relazioni esterne, del 22 gennaio 2004, dal titolo "Monitoraggio e valutazione di misure restrittive (sanzioni) nel quadro della PESC – Istituzione di una formazione "Sanzioni" del gruppo di lavoro dei consiglieri per le relazioni esterne (RELEX/Sanzioni)" (05603/2004); nota del Segretariato, del 7 giugno 2004, dal titolo "Principi di base concernenti l'uso di misure restrittive (sanzioni)" (10198/1/2004); nota del Segretariato, del 2 dicembre 2005, dal titolo "Linee guida concernenti l'attuazione e la valutazione di misure restrittive (sanzioni) nel quadro della politica estera e di sicurezza comune dell'UE" (15114/2005); nota del Segretariato, del 9 luglio 2007, dal titolo "Misure restrittive – Migliori pratiche dell'UE per un'efficace attuazione delle misure restrittive" (11679/2007) e nota del gruppo di lavoro dei consiglieri per le relazioni esterne, del 24 aprile 2008, dal titolo "Misure restrittive (Sanzioni) – Aggiornamento delle 'migliori pratiche dell'UE'" (08666/1/08).

(2)

 GU L 344 del 28.12.2001, pag. 90.

(3)

 GU L 344 del 28.12.2001, pag. 93.

(4)

 GU L 344 del 28.12.2001, pag. 70.

(5)

 GU L 139 del 29.5.2002, pag. 4.

(6)

 GU L 139 del 29.5.2002, pag. 9.

(7)

 COM(2009)0187 e documento del Consiglio 12883/2009.

(8)

  GU L 46 del 17.2.2009, pag. 73.

(9)

 COM(2009)0393.

(10)

 GU L 50 del 20.2.2004, pag. 66.

(11)

 GU L 205 dell'1.8.2008, pag. 53.

(12)

           COM(2009)0395.

(13)

P6_TA(2008)0405.

(14)

Raccolta 2008, pag. I-6351.

(15)

I tipi di misure restrittive sono vari e includono l'embargo sulle ami, le sanzioni commerciali, le sanzioni finanziarie/economiche, il congelamento dei beni, i divieti di volo, le restrizioni all'ammissione, le sanzioni diplomatiche, il boicottaggio di manifestazioni sportive e culturali e la sospensione della cooperazione con un paese terzo.

(16)

Causa T-228/02, Organisation des Modjahedines du peuple d'Iran contro Consiglio, raccolta 2006, pag. II-4665, punto 155.

(17)

Raccolta 2005, pag. II-1429.

(18)

I. Cameron, Respecting Human Rights and Fundamental Freedoms and EU/UN Sanctions: State of Play, ottobre 2008, studio, dipartimento tematico Politiche esterne, Direzione generale Politiche esterne dell'Unione, pag.21.

(19)

Si tratta semplicemente di un centro di raccolta ricorsi.

(20)

Ibidem, Cameron, pag. 37.

(21)

Ibid Cameron, pagg. 16-17.

(22)

GU L 184 del 17.7.1999, pag. 23.

(23)

GU L 8 del 12.01.01, pag. 1.

(24)

I testi potrebbero, ad esempio, disporre che "all'Allegato [...] figurino solo le informazioni necessarie ai fini della verifica dell'identità delle persone fisiche e, in ogni caso, niente di più delle informazioni di cui ai punti da a) a [...] ".

(25)

Cfr. H. Hijmans e A. Scirocco, ‘Shortcomings in EU Data Protection in the Third and Second Pillars. Can the Lisbon Treaty be expected to help?’ (Carenze in materia di protezione dei dati nel terzo e secondo pilastro. Può il trattato di Lisbona apportare una soluzione?), Common Market Law Review 2009, pag. 1512.

Ultimo aggiornamento: 17 maggio 2010Avviso legale