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Ciclo del documento : B7-0106/2011

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B7-0106/2011

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PV 16/02/2011 - 5
CRE 16/02/2011 - 5

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PV 17/02/2011 - 6.8
CRE 17/02/2011 - 6.8

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PROPOSTA DI RISOLUZIONE
PDF 168kDOC 90k
9.2.2011
PE459.638v01-00
 
B7-0106/2011

presentata a seguito di dichiarazioni del Consiglio e della Commissione

a norma dell'articolo 110, paragrafo 2, del regolamento


su Europa 2020


Lothar Bisky, Cornelia Ernst, Thomas Händel, Jacky Hénin, Patrick Le Hyaric, Marisa Matias, Willy Meyer, Miguel Portas, Alfreds Rubiks, Eva-Britt Svensson, Rui Tavares, Marie-Christine Vergiat, Sabine Wils, Gabriele Zimmer, Nikolaos Chountis, Jürgen Klute, Ilda Figueiredo, Kyriacos Triantaphyllides a nome del gruppo GUE/NGL

Risoluzione del Parlamento europeo su Europa 2020  
B7‑0106/2011

Il Parlamento europeo,

–   visti gli orientamenti integrati Europa 2020 adottati dal Consiglio nel 2010 (parte I - IMPE, parte II - orientamenti per l'occupazione),

–   viste le conclusioni del Consiglio del 17 giugno 2010 (strategia Europa 2020), del 16 dicembre 2010 (governance economica) e del 4 febbraio 2011 (Europa 2020 politica per l'energia, innovazione),

–   viste le proposte della Commissione sul pacchetto legislativo relativo alla governance economica (procedura per il disavanzo eccessivo, correzione degli squilibri macroeconomici) del 29 settembre 2010,

–   vista la comunicazione della Commissione dal titolo "Analisi annuale della crescita: progredire nella risposta globale dell'UE alla crisi" (COM(2011)0011),

–   visto l'articolo 110, paragrafo 2, del suo regolamento,

A. considerando che l'analisi annuale della crescita della Commissione ha avviato il primo ciclo del semestre europeo, quale approvato dal Consiglio europeo del 7 settembre 2010, mirato al coordinamento ex ante delle politiche di bilancio ed economiche in conformità del patto di stabilità e di crescita da un lato e alla strategia Europa 2020 dall'altro; considerando che nel marzo 2011 il Consiglio dovrebbe fornire "orientamenti" per le politiche degli Stati membri in detti due settori,

B.  considerando che la Commissione prevede con ottimismo che "ci sono segni di ripresa economica, che rimangono tuttavia diseguali"; considerando che in realtà nel 2010 e oltre la maggior parte degli Stati membri continua a essere confrontata a una situazione di stasi economica, diversi sono precipitati in una duplice recessione, altri registrano tuttora tassi di crescita negativi e soltanto pochi hanno potuto beneficiare nel 2010 dell'incremento delle esportazioni a seguito del rilancio degli scambi a livello mondiale; considerando altresì che nel 2011 si prevede anche per detti paesi esportatori un rallentamento della crescita economica,

C. considerando che la Commissione ha evidenziato che il "settore finanziario non è ancora tornato a condizioni di normalità ed esistono situazioni di vulnerabilità allo stress e di dipendenza dal sostegno statale", che le "condizioni di concessione del credito non sono ancora ridivenute normali" e "in vari Stati membri l’indebitamento di famiglie e imprese continua ad essere eccessivo",

D. considerando che l'analisi critica della Commissione sulla situazione del settore finanziario può forse delineare un quadro troppo roseo della situazione reale: alcune banche europee hanno una montagna di debiti – governativi, bancari e immobiliari; alcune sono in effetti sottocapitalizzate e dipendono per stare a galla dal finanziamento a basso costo della BCE; alcune hanno sostenuto enormi perdite solo in parte riconosciute e di conseguenza sono di fatto insolventi,

E.  considerando che finora l'Unione europea e i governi degli Stati membri non hanno attuato le riforme necessarie affinché il settore finanziario operi in primo luogo e soprattutto per l'interesse pubblico, accetti utili minori e sia orientato all'avversione al rischio e a obiettivi a lungo termine invece dei profitti a breve, né hanno mantenuto l'impegno per le riforme necessarie ai fini di una regolamentazione più rigorosa dei mercati finanziari,

F.  considerando che le conclusioni del Consiglio del 4 febbraio 2011 hanno enunciato l'esigenza di test ambiziosi dello stress per le banche; considerando che i test di stress già effettuati dall'UE non erano ovviamente abbastanza rigorosi in quanto hanno rilasciato il nulla osta a banche come Bank of Ireland e Allied Irish Bank, le quali poco dopo hanno imposto il salvataggio della zona euro per l'Irlanda,

G. considerando che i governi dell'UE sono intervenuti affinché i titolari di obbligazioni bancarie fossero tutelati ad ogni costo, preferendo addossare le perdite ai contribuenti – anche se ciò spinge fino al punto di rottura la solvibilità dei governi; considerando che la logica sottesa al meccanismo europeo di stabilità è quella di avviare un ulteriore irrigidimento della politiche di austerità nell'intera Unione europea, addossando di nuovo gli oneri finanziari per il salvataggio del settore finanziario sulla popolazione normale fatta di lavoratori, pensionati, ecc., i cui posti di lavoro, retribuzioni, benefici e diritti sociali sono sottoposti a pesanti attacchi,

H. considerando che secondo il progetto di relazione comune sull'occupazione, nell'UE la disoccupazione è attualmente pari a 23,1 milioni di persone (9,6%, il 20% circa in alcuni Stati membri) – 5,6 milioni di persone in meno rispetto al picco raggiunto nella seconda metà del 2008 – e la disoccupazione giovanili è pari al 20,4% (oltre il 40% in alcuni Stati membri); considerando che dalla metà del 2009 nell'UE il costo del lavoro effettivo per unità è in caduta, arrivando nel secondo trimestre del 2010 al 2% annuo,

I.   considerando che la disoccupazione sarà ulteriormente aggravata dai vincoli di austerità dell'UE e dalle decisioni degli Stati membri – in alcuni imposte nel contesto dei salvataggi congiunti UE-FMI – di drastica riduzione dell'occupazione nel settore pubblico,

J.   considerando che recentemente il segretario generale della Confederazione europea dei sindacati John Monks ha dichiarato in una lettera al Commissario Olli Rehn che le proposte sulla governance economica sono atte a generalizzare simili pressioni nella zona euro e al di fuori di essa e a essere applicate non soltanto ai paesi in difficoltà sui mercati mondiali delle obbligazioni e che per l'ETUC è impossibile sostenere l'azione dell'UE in merito a dette linee o proposte di governance economica e ogni nuovo trattato che le integrasse, dato che per certi versi sembrano le disposizioni di riparazione (punizione) del trattato di Versailles e riducono gli Stati membri un uno statuto quasi coloniale,

K. considerando le politiche di austerità dell'UE e degli Stati membri – profondi tagli degli investimenti pubblici, smantellamento continuo della protezione sociale e dello Stato sociale, una nuova ondata di privatizzazioni dei servizi pubblici, contenimento retributivo, aumento delle aliquote dell'IVA, ecc. – avranno come risultato un ulteriore indebolimento del potere d'acquisto e della domanda interna, un calo del gettito fiscale e un prolungamento della stasi economica o una ricaduta nella recessione e che con simili politiche di austerità lo scopo ufficialmente proclamato di ridurre il debito pubblico, incrementare l'occupazione e fa diventare verde l'economia molto probabilmente non sarà conseguito,

Osservazioni generali – Europa 2020 e relativa attuazione

1.  si oppone fermamente alla proposta della cancelliera tedesca Merkel e del presidente francese Sarkozy di "patto di competitività" che esige la fine dell'indicizzazione retributiva, l'aumento a 67 anni dell'età di pensionamento, l'armonizzazione delle politiche fiscali e di lavoro nonché l'inserimento nelle costituzioni nazionali di un tetto al debito; invita il Consiglio a respingere la proposta;

2.  si oppone fermamente alla strategia Europa 2020, in quanto essa non prospetta soluzioni ai problemi della popolazione e prosegue e rafforza gli errori delle politiche UE che hanno portato alla crisi; critica fortemente l’assenza di qualsiasi riferimento all’uguaglianza delle donne; sottolinea che, in presenza di una disoccupazione crescente e di una povertà in crescita, la strategia non fornisce chiare indicazioni su come agire efficacemente per ridurre tali fenomeni attraverso strumenti di politica economica e occupazionale miranti allo sviluppo sostenibile in termini ambientali e sociali e alla piena occupazione con diritti per i lavoratori;

3.  sottolinea che se si prosegue l'attuale austerità di bilancio non sarà possibile generare un volume sufficiente di investimenti per rendere verde l'economia, creare nuova occupazione, migliorare l'istruzione, le qualifiche e le competenze, lottare contro la povertà e l'esclusione sociale onde conseguire gli obiettivi e i traguardi fissati in Europa 2020; ritiene pertanto che la strategia Europa 2020 sia fin dall'inizio basata su promesse inconsistenti con non possono essere onorate se si segue la "nuova politica macroeconomica" prospettata dalla Commissione e dal Consiglio;

4.  segnala che l'attuale bilancio dell'UE omette perfino di dotare le iniziative faro di Europa 2020 con le corrispondenti risorse finanziarie e che in assenza di un adattamento dell'attuale quadro finanziario pluriennale dell'UE prima del 2014 non vi sono possibilità di eseguire Europa 2020 nei bilanci annuali dell'UE; evidenzia che ciò mette in chiara luce la serietà con cui il Consiglio – sempre risoluto a contenere il bilancio dell'UE pur estendendone i compiti – onora i propri impegni nei confronti di Europa 2020;

5.  sottolinea che le conclusioni del Consiglio del 4 febbraio 2011 sulle infrastrutture energetiche dimostrano palesemente quanto segue: nel contesto delle politiche di austerità da realizzare a livello nazionale, gli Stati membri ridimensionano le richieste della Commissione di forti investimenti pubblici in "reti elettriche intelligenti" onde promuovere l'uso di fonti energetiche rinnovabili e contestualmente il Consiglio ribadisce che la maggior parte dei notevoli costi di finanziamento degli investimenti in infrastrutture dovrà provenire dal mercato, con i costi coperti attraverso il gettito tariffario – ossia a un prezzo più elevato per il consumatore;

6.  ritiene che la maggior parte dei produttori di elettricità e dei gestori di rete elettrica non abbiano interesse a sviluppare un'infrastruttura decentrata di energia rinnovabile e le reti elettriche intelligenti necessarie a tal fine; critica fermamente la decisione del Consiglio perché punta unicamente al completamento del mercato interno liberalizzato dell'energia entro il 2014, rallentando nel contempo il rapido incremento dell'uso delle energie rinnovabili, che risulta assai più necessario; evidenzia che probabilmente neppure i modesti obietti di Europa 2020 in materia di energia e cambiamento climatico non saranno conseguiti se ci si attiene a un simile approccio;

7.  sottolinea che, nonostante una retorica superficiale sulla riduzione della povertà e dell'esclusione sociale (piattaforma europea contro la povertà) e la protezione di gruppi sociali più vulnerabili nel quadro di politiche di consolidamento di bilancio, nel contesto dei "pacchetti di salvataggio" gestiti da UE e FMI, la Commissione ha proposto ed è riuscita a imporre tagli delle retribuzioni minime (Irlanda e Lettonia), delle prestazioni sociali (Irlanda, Grecia e Lettonia) e delle prestazioni sanitarie e ospedaliere (Lettonia, Romania, Grecia, Ungheria); critica aspramente tali politiche e invita la Commissione e il Consiglio a revocare i requisiti vincolanti imposti a detti paesi;

8.  sottolinea che le politiche di austerità degli Stati membri, nei termini in cui sono attuate nel contesto del rispetto del patto di stabilità e crescita, aumenteranno la povertà e l'esclusione sociale, rendendo assai improbabile perfino il conseguimento del modesto obiettivo di Europa 2020 riguardante la riduzione della povertà;

9.  sottolinea che gli orientamenti integrati Europa 2020 richiedono un approccio "pesante" da parte degli Stati membri verso il decentramento della contrattazione collettiva, maggiore flessibilità dell'occupazione, congelamento e tagli delle retribuzioni nel settore pubblico (orientamento 2: "un'adeguata fissazione delle retribuzioni nel settore pubblico deve essere considerata un segnale importante per assicurare moderazione salariale nel settore privato in linea con l'esigenza di migliorare la competitività"); sottolinea che il trattato esclude dal proprio campo di applicazione tematiche attinenti alle retribuzioni e alla contrattazione collettiva e invita il Consiglio a sopprimere tali raccomandazioni dagli orientamenti integrati Europa 2020;

10. critica severamente il fatto che nel contesto dei pacchetti di salvataggio UE-FMI la Commissione enunci condizioni draconiane, subordinando l'erogazione dei fondi a criteri come tagli delle retribuzioni minime, riduzione delle "rigidità" retributive, tagli ai diritti pensionistici, maggiore flessibilità nel mercato del lavoro e allineamento più rigido delle retribuzioni alla produttività aziendale, anche con riforme dei sistemi di arbitrato e di contrattazione collettiva; sottolinea che queste politiche rappresentano una grave violazione dei diritti di dialogo sociale e di contrattazione collettiva; invita la Commissione e il Consiglio a revocare tali requisiti in materia di aiuto UE-FMI;

11. segnala le analisi della Commissione sui progetti di programmi nazionali di riforma degli Stati membri per l'attuazione della strategia Europa 2020 in cui si formula una critica generica del livello relativamente basso delle ambizioni in relazione alla definizione degli obiettivi nazionali e all'eccessiva concentrazione sul breve termine e si avverte che gli sforzi complessivi degli Stati membri risulteranno ampiamente insufficienti (realizzando meno del 10%) per l'obiettivo globale dell'UE di ridurre il consumo energetico del 20% entro il 2020, con fallimenti analoghi per quanto riguarda gli obiettivi dell'istruzione e della riduzione della povertà;

12. evidenzia che – nel contesto della drastica riduzione a cinque del numero degli obiettivi principali in Europa 2020 rispetto alla strategia di Lisbona – anche rispetto a Europa 2020 sembra profilarsi un divario di attuazione analogo a quello osservato con la strategia di Lisbona; ritiene che la ripetizione di riesami annuali dei programmi nazionali di riforma non valga la pena e sia una pura perdita di tempo;

Analisi annuale della crescita, governance economica e semestre europeo

13. si oppone energicamente alle raccomandazioni della Commissione contenute nella sua analisi annuale della crescita, la quale punta a una riduzione dei disavanzi più rigorosa di quella già ora richiesta dal patto di stabilità e crescita, con aumento delle imposte indirette (che colpiscono più duramente i più poveri e i più vulnerabili), a una moderazione retributiva rigorosa e sostenuta, compresa la revisione delle clausole di indicizzazione nei sistemi di contrattazione, alla presunta necessità di aumentare l'età di pensionamento e di legarla all'aspettativa di vita – nonostante il fatto che l'UE non detenga alcuna competenza in materia di regimi previdenziali o contrattazione collettiva – e all'ulteriore liberalizzazione dei servizi e del mercato interno, ecc.; invita il Consiglio a respingere tale impostazione nel corso dell'elaborazione degli orientamenti per le politiche degli Stati membri;

14. invita il Consiglio a respingere le proposte legislative della Commissione sulla procedura per disavanzo eccessivo, in quanto esse pregiudicheranno la natura congiunturale del patto di stabilità e crescita nonché la contrazione dell'economia, che a sua volta renderà più difficile conseguire gli obiettivi della finanza pubblica;

15. invita il Consiglio a respingere le proposte legislative della Commissione sulla rettifica dei disavanzi macroeconomici in quanto collegano sistematicamente disavanzi e competitività e l'intero intervento di risanamento è concentrato soltanto sui paesi con disavanzo esterno; sottolinea che l'elevata disuguaglianza (in particolare la quota crescente dei profitti e la quota calante del lavoro) provoca risparmi eccessivi e che la strategia dei paesi che sfruttano la moneta unica per accumulare avanzo attraverso la moderazione retributiva a scapito di altri Stati membri non viene affatto indicata come un problema – mentre invece i paesi con avanzo vanno sollecitati a deregolamentare ulteriormente il rispettivo mercato dei servizi;

16. sottolinea che i paesi che presentano eccedenze devono modificare il loro sviluppo economico per rafforzare la domanda interna e la propria economia nazionale; propone di stabilire all’interno dell’UE-27 un meccanismo di compensazione che obblighi i paesi eccedentari a pagare tassi di interesse positivi ai paesi in disavanzo, consentendo così a questi ultimi di investire nella modernizzazione della produzione, dei servizi e delle infrastrutture, di aumentare la produttività e di ridurre i disavanzi; si oppone energicamente a ogni sanzione ai paesi con disavanzi delle partite correnti;

17. invita il Consiglio ad abbandonare il suo progetto di cambi limitati del trattato per istituire il meccanismo europeo di stabilità, in quanto nella sua attuale impostazione serve soltanto a salvare una seconda volta le banche, mentre nel contempo, per rimborsare i relativi debiti, si istituisce un vincolo controproducente di austerità a danno di quanto resta dello Stato sociale, dei redditi e del tenore di vita della popolazione normale; sollecita una soluzione a livello dell'UE che imponga alle banche di riconoscere i proprie perdite e ai titolari di obbligazioni a ricapitalizzare, ove necessario, apportando capitale addizionale, in primo luogo dal mercato e poi convertendo le obbligazioni di detti titolari in azioni;

Necessità di una politica alternativa per la governance socioeconomica dell'UE

18. afferma che per i prossimi tre/cinque anni occorrerà un ulteriore stimolo di bilancio per combattere la stagnazione economica e sviluppare una strategia di entrata per creare nuova occupazione: un nuovo piano di ripresa dell’UE più forte e meglio mirato, connotato in tutte le sue componenti dall’obiettivo dell’uguaglianza di genere, che mobilizzi ogni anno l’1% del PIL dell’UE per investire in uno sviluppo che sia sostenibile sotto il profilo ambientale, sociale ed economico, per promuovere l’equità, la piena occupazione in “lavori buoni”, un’economia “più verde” e il benessere sociale, per eliminare la povertà e l’esclusione sociale e per creare una migliore coesione sociale e territoriale in tutta l’UE; mette in evidenza che tutto ciò deve essere accompagnato da misure analoghe a livello di Stati membri, in modo che vi possa essere un coordinamento coerente fra questi e l'azione a livello di UE;

19. sottolinea che l'Unione europea dovrebbe mobilitare e utilizzare i propri fondi (BEI, BERS, strumento europeo di stabilità finanziaria) al basso tasso di interesse dell'1% della BCE per prestiti destinati agli investimenti invece di sollecitare austerità, concentrandoli nei paesi in cui siano maggiormente necessari stimoli della domanda e anche anticipando fondi dell'Unione (fondi strutturali e di coesione) senza il requisito di controparte nazionale;

20. invita il Consiglio ad ampliare il mandato della Banca europea degli investimenti (BEI) e della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (BERS), in modo che le loro politiche di prestito possano coprire tutti gli elementi del nuovo piano europeo di ripresa economica (fra cui, ad esempio, una politica industriale sostenibile, ecc.);

21. ribadisce che è possibile conseguire un moltiplicatore dell’occupazione e del reddito dell’ordine di 1,5–2 per questo tipo di investimenti pubblici, offrendo in tal modo la prospettiva che le misure adottate nel quadro del piano di ripresa dell'UE possano in gran parte autofinanziarsi;

22. sottolinea che qualsiasi sostegno finanziario agli Stati membri deve essere collegato ai principi del modello sociale europeo, evitare rigorosamente tagli al settore pubblico e congelamenti salariali deflazionistici, ecc. ed essere programmato nel tempo in modo da evitare restrizioni di bilancio procicliche;

23. sottolinea che l’UE e gli Stati membri devono mettere in atto meccanismi che consentano, in modo mirato e sottoposto al controllo democratico, di indirizzare a livello pubblico gli investimenti del nuovo piano di ripresa verso i settori dell’economia maggiormente colpiti dalla crisi, verso le industrie e i servizi sostenibili emergenti e verso le regioni svantaggiate; sollecita l’attivo coinvolgimento e la partecipazione dei soggetti interessati da tali investimenti;

24. sottolinea che, ogni volta che gli Stati membri offrono aiuti, ricapitalizzazioni e garanzie finanziarie a imprese in difficoltà, ciò dovrebbe conseguentemente tradursi in un aumento delle quote pubbliche di partecipazione al voto e ai futuri profitti, e che tali maggiori diritti dovrebbero essere utilizzati per influenzare le strategie d'investimento delle imprese; richiama l'attenzione sul fatto che gli Stati membri dovrebbero attuare misure per una maggiore democrazia economica e per modificare la governance delle imprese al fine di rafforzare la posizione dei lavoratori, dei sindacati e dei consumatori e la dimensione sociale e ambientale nelle scelte strategiche delle imprese e dei servizi pubblici;

25. invita il Consiglio a istituire un'imposta generale sulle transazioni finanziarie (ITF) a livello UE per frenare la speculazione e garantire che il settore finanziario contribuisca equamente alla ripresa economica e al rifinanziamento dell’onere di bilancio delle operazioni pubbliche di soccorso; fa presente che in base a recenti studi, in Europa una ITF generale dello 0,1% potrebbe comportare introiti annuali pari al 2,1% del PIL (all’incirca 262 miliardi di euro); propone che gli introiti derivanti da una ITF generale siano destinati all’assistenza a favore dello sviluppo, alle misure anticrisi e alla promozione di uno sviluppo sostenibile;

26. invita gli Stati membri ad aumentare le tasse sui premi delle banche e dei propri dirigenti, sul reddito da capitale (dividendi, tassi di interesse), sulle plusvalenze, sulle grandi fortune ed eredità, utilizzando i relativi introiti per aumentare gli investimenti del settore pubblico; segnala che in tal modo la dinamica della domanda può rafforzarsi e rientrare nell’ambito di una strategia per uno sviluppo sostenibile a livello ambientale e sociale, con la prospettiva di ridurre i disavanzi nel medio termine; fa presente che per contribuire al risanamento di bilancio, gli Stati membri dovrebbero prevedere tagli alla spesa militare e alle sovvenzioni dannose per l’ambiente;

27. ritiene che la costituzione di un polo finanziario di proprietà pubblica (banche nazionalizzate, casse di risparmio locali e regionali), in stretto legame con le banche dell'economia sociale (banche cooperative e banche mutue) sia urgente e necessaria per orientare il credito verso investimenti utili dal punto di vista sociale ed ambientale, che creino occupazione di qualità nel rispetto dei diritti dei lavoratori; ritiene che il processo decisionale sulle politiche creditizie del settore finanziario debba essere sottoposto al controllo pubblico democratico e prevedere la partecipazione democratica dei lavoratori e dei consumatori;

28. insiste sulla necessità di misure forti per frenare la speculazione dei mercati finanziari; sottolinea che servono misure d’urgenza immediate per vietare le vendite allo scoperto e le negoziazioni di credit default swaps e per creare un’agenzia pubblica europea di rating; sottolinea che i fondi speculativi e di private equity non dovrebbero essere autorizzati a operare nell’UE o dovrebbero perlomeno essere soggetti a forti restrizioni e che i centri offshore andrebbero chiusi; invita la Commissione e il Consiglio ad accelerare l'elaborazione di una più severa regolamentazione in materia di sorveglianza del settore finanziario;

29. ritiene che deprimendo le retribuzioni e costringendo i lavoratori europei a farsi concorrenza al ribasso sulle retribuzioni si provocherà deflazione, si ridurrà il potere d’acquisto e la domanda interna e si farà aumentare il rischio che l’economia ricada nella recessione; afferma la necessità di stabilire minimi salariali effettivi al livello più basso dei mercati del lavoro (salario minimo, cui si aggiunge il concetto di salario di sussistenza), di attuare il principio della parità di trattamento e di retribuzione a parità di lavoro o per lavori di pari valore nello stesso luogo di lavoro e di consentire aumenti salariali per compensare l’inflazione o tener conto degli aumenti di produttività, con una forte componente di redistribuzione;

30. sottolinea l'urgenza di ridurre il divario salariale tra i generi allo 0-5% entro il 2020, con l'elaborazione di piani macroeconomici articolati con traguardi precisi, da sostenere con la contrattazione collettiva e con la formazione di consulenti per la parità; segnala che vanno superate le forme di discriminazione diretta o indiretta legata al genere, anche affrontando la questione della quota disuguale di lavoro non retribuito della donna e dell'uomo ed elaborando piani di parità nelle imprese e negli altri posti di lavoro;

31. ribadisce la sua posizione sulla strategia per la parità di genere nell’UE 2010-2012; propone che la nuova strategia per la parità di genere dell'UE dovrebbe costituire un programma di azione e un impegno politico basato sulla piattaforma d'azione di Pechino e sui suoi risultati, tenendo presente che i diritti umani di donne e ragazze formano parte integrante, inalienabile e indivisibile dei diritti umani universali;

32. sottolinea l'importanza della lotta contro gli stereotipi in tutti gli ambiti e in tutte le fasi della vita, in quanto essi sono una delle cause più radicate della disparità tra uomini e donne poiché condizionano le scelte a livello di istruzione, formazione e occupazione, la suddivisione dei compiti domestici e familiari, la partecipazione alla vita pubblica e la partecipazione e rappresentazione nelle funzioni decisionali nonché le scelte a livello professionale; chiede una direttiva sulla prevenzione della violenza contro le donne;

33. insiste sulle proprie richieste di un approccio mirato per combattere la povertà e l’esclusione sociale, in particolare per un obiettivo globale volto a ridurre la povertà dei minori del 50% e mettere fine alla piaga dei senza tetto entro il 2015, per giungere a un obiettivo UE nel settore dei salari minimi (regolamentari, accordi collettivi ai livelli nazionale, regionale e settoriale) che forniscano una remunerazione pari ad almeno il 60% del salario medio rispettivo (nazionale, settoriale, ecc.), per un obiettivo UE concernente regimi di reddito minimo e di redditi di sostituzione basati sui contributi che forniscano sostegno al reddito pari almeno al 60% del reddito medio nazionale equalizzato, ad inclusione di un calendario per il raggiungimento di questi obiettivi da parte di tutti gli Stati membri; sottolinea che occorre trattare a livello europeo e degli Stati membri la mancanza di alloggi adeguati per sradicare la piaga dei senza tetto e che occorre dare al priorità alla lotta contro la povertà estrema;

34. sottolinea che la strategia europea per l'occupazione non deve essere basata sullo schema della flessicurezza, ma invece deve prendere avvio dall'idea di "lavoro giusto" in quanto riferimento centrale, con rilevanza per la promozione della parità di genere, la qualità sul lavoro, una migliore sicurezza sociale e l'inclusione sociale, il potenziamento dei diritti attuali dei lavoratori e l'introduzione di nuovi diritti, la promozione della salute e della sicurezza sul posto di lavoro, una migliore gestione del rischio sociale e la conciliazione tra vita professionale e vita extralavorativa; insiste sul fatto che gli Stati membri devono adottare misure effettive per eliminare gradualmente il lavoro precario e atipico;

35. ritiene che qualsiasi discussione utile sulla modifica del trattato UE alla luce delle crisi debba concentrarsi innanzitutto sull’abbandono dell’architettura monetaristica in esso enunciata: abolire i criteri disfunzionali di Maastricht per l’Unione monetaria europea, fissare criteri per una reale convergenza e meccanismi di sostegno agli Stati membri perché possano raggiungerla, revocare il patto di stabilità e di crescita sostituendolo con un patto di occupazione e sviluppo sostenibile, rimodellare lo statuto della Banca centrale europea in modo da renderla democraticamente responsabile e di mettere fine alla sua "indipendenza assoluta", ridefinirne la missione in modo da sostenere uno sviluppo economico equilibrato sostenibile, la piena occupazione, la stabilità finanziaria e la stabilità dei prezzi e dei tassi di cambio, per citare solo alcune delle più importanti modifiche del trattato da considerare;

36. insiste, tenendo presente la discussione sul mercato unico, sull’introduzione di una clausola di progresso sociale nel diritto primario dell’UE, che stipuli che i diritti fondamentali in generale e il diritto di sciopero e di azione industriale, di contrattazione collettiva, ecc. hanno sempre il primato sulle libertà fondamentali del mercato interno;

37. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione e ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.

 

Ultimo aggiornamento: 14 febbraio 2011Avviso legale