presentata a seguito di dichiarazioni del Consiglio e della Commissione
a norma dell'articolo 110, paragrafo 2, del regolamento
sull'aumento dei prezzi dei prodotti alimentari
Nirj Deva, James Nicholson, Jan Zahradil, Janusz Wojciechowski, Michał Tomasz Kamiński
a nome del gruppo ECR
Risoluzione del Parlamento europeo sull'aumento dei prezzi dei prodotti alimentari
B7‑0119/2011
Il Parlamento europeo,
– visto l'articolo 39 del TFUE,
– visti la dichiarazione di Parigi del 2005 sull'efficacia degli aiuti e il Programma d'azione di Accra del 2008,
– viste le raccomandazioni dell'International Assessment of Agricultural Knowledge, Science and Technology for Development (IAASTD) dell'aprile 2008,
– visto il rapporto "Agricultural Outlook 2008-2017" (le prospettive per l'agricoltura 2008-2017), pubblicato dall'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura (FAO) e dall'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE),
– viste le conclusioni e la dichiarazione del Vertice mondiale della FAO sulla sicurezza alimentare tenutosi a Roma dal 16 al 18 novembre 2009,
– vista la relazione 2010 del Segretario generale delle Nazioni Unite sull'attuazione della Dichiarazione del millennio,
– vista la relazione del Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (UNDP) dal titolo "Beyond the Midpoint: Achieving the Millennium Development Goals", pubblicata nel gennaio 2010,
– visti i risultati della riforma seguita alla "valutazione dello stato di salute" della politica agricola comune dell'UE del 20 novembre 2008,
– visti gli esiti della riunione plenaria ad alto livello delle Nazioni Unite sugli Obiettivi di sviluppo del Millennio, svoltasi a New York dal 20 al 22 settembre 2010,
– visto il regolamento (CE) n. 1337/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 dicembre 2008, che istituisce uno strumento di risposta rapida all'impennata dei prezzi alimentari nei paesi in via di sviluppo,
– vista la propria risoluzione del 25 ottobre 2007 sull'aumento dei prezzi dei mangimi e dei prodotti alimentari, nonché quella del 22 maggio 2008 sull’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari nell’Unione europea e nei paesi in via di sviluppo,
– vista la propri risoluzione del 13 gennaio 2009 sulla politica agricola comune e la sicurezza alimentare globale,
– vista la propria risoluzione del 26 novembre 2009 sul vertice della FAO e la sicurezza alimentare,
– visto l'articolo 110, paragrafo 2, del suo regolamento,
A. considerando che l'Unione europea nel suo insieme, compresi gli interventi dei suoi Stati membri, rimane il principale donatore di aiuti allo sviluppo, erogandone il 56% del totale mondiale, per un valore di 49 miliardi di euro nel 2009, e che tale posizione è confermata dall'impegno collettivo assunto dai governi dell'UE di raggiungere un importo dell'aiuto pubblico allo sviluppo (APS) pari nel 2010 allo 0,56% del reddito nazionale lordo (RNL) e nel 2015 allo 0,70% dello stesso,
B. considerando che l'Unione europea resta uno dei maggiori produttori di alimenti, facendo registrare quote della produzione mondiale del 17% per il grano, del 25% per la produzione lattiera, del 13% per il pollame, del 20% per la carne suina e del 30% per la carne bovina, ed è anche uno dei maggiori importatori di prodotti agricoli, in quanto resta abbastanza lontana dall'autosufficienza per quanto riguarda numerosi prodotti agricoli di base,
C. considerando che, secondo le previsioni, nel 2050 la popolazione mondiale supererà i 9 miliardi e nello stesso lasso di tempo si prevede il raddoppio della domanda globale di alimenti; che la FAO prevede che da oggi ad allora la produzione agricola mondiale dovrà aumentare del 70%; che tale risultato dovrà essere conseguito utilizzando meno acqua e meno pesticidi e avendo a disposizione una minor superficie agricola in seguito agli effetti dei cambiamenti climatici,
D. considerando che la contrazione dell'economia mondiale e l'aumento dei prezzi dei prodotti alimentari e del carburante hanno peggiorato la situazione alimentare in molti paesi in via di sviluppo, soprattutto i paesi meno sviluppati (PMS), annullando in parte i progressi compiuti nell'ultimo decennio in materia di riduzione della povertà,
E. considerando che, a livello globale, la crisi dei prezzi alimentari ha ridotto alla povertà e alla fame altri milioni di persone; considerando che nel 2008 gli aumenti dei prezzi alimentari a livello mondiale hanno causato disordini in vari paesi in via di sviluppo, tra cui Haiti e alcuni paesi asiatici; considerando che tra le ragioni delle più recenti rivolte in alcune parti del Nord Africa sono state annoverate anche le preoccupazioni per i rincari dei prodotti alimentari,
F. considerando che gli aumenti dei prezzi agricoli verificatisi nel 2008 furono il risultato di una serie di fattori strutturali, quali la crescita della popolazione mondiale, l'aumento dei redditi nelle economie emergenti e lo sviluppo di nuovi sbocchi di mercato, nonché una minore crescita della produttività; considerando che un ruolo lo ebbero anche fattori temporanei, come le condizioni meteorologiche avverse, le restrizioni commerciali e gli andamenti dei tassi di cambio,
G. considerando che molti paesi in via di sviluppo non stanno realizzando il loro potenziale di produzione alimentare,
H. considerando che un serio ostacolo all'incremento della produzione agricola nei paesi in via di sviluppo è rappresentato dal fatto che spesso i piccoli agricoltori non hanno accesso al microcredito per investire nel miglioramento delle sementi, dei fertilizzanti e dei sistemi d'irrigazione e nei vari strumenti di protezione delle colture necessari per difendere i loro raccolti dai parassiti e dalle malattie, il che è a volte riconducibile al fatto che, non essendo proprietari dei terreni, essi non dispongono di garanzie per i prestiti,
I. considerando che le conseguenze dei cambiamenti climatici sull'agricoltura, principalmente la riduzione delle rese delle colture a causa del ripetersi di situazioni di penuria idrica e di siccità, o, al contrario, a causa di inondazioni e frane, gravano pesantemente sulle attività agricole nell'UE e nei paesi in via di sviluppo, che restano, l'una e gli altri, abbastanza lontani dall'autosufficienza per numerosi prodotti agricoli di base,
J. considerando che pratiche agricole non sostenibili, come la deforestazione incontrollata, contribuiscono direttamente alla carenza di terreni seminativi di buona qualità per una produzione alimentare sana,
Sfide e politica di sviluppo dell'UE
1. sottolinea l'importanza fondamentale di una sana gestione finanziaria per tutti gli aiuti umanitari e allo sviluppo dell'UE, che assicuri che l'aiuto è sempre fornito dove ce n'è maggiore necessità, specialmente perché le istituzioni europee coinvolte nel processo decisionale e di attuazione di tali aiuti devono risponderne pienamente ai cittadini e contribuenti europei;
2. osserva che gli effetti di anni di investimenti insufficienti nell'agricoltura e nello sviluppo rurale sono stati di recente ulteriormente acuiti dalle crisi alimentari, finanziarie ed economiche, nonché da altri fattori, e sottolinea che, sebbene vi siano stati notevoli progressi, gli sforzi complessivi sono stati finora insufficienti a realizzare gli Obiettivi di sviluppo del Millennio e a mantenere gli impegni assunti ai Vertici mondiali sull'alimentazione; osserva che occorrono misure collettive per invertire tale tendenza;
3. sottolinea la necessità di dare ai piccoli agricoltori dei paesi in via di sviluppo un maggiore accesso ai diritti di proprietà, al microcredito - compresi gli schemi di microcredito no profit che sono vicini ai bisogni dei produttori alimentari locali - nonché all'acquisto di fertilizzanti, soprattutto nei più poveri tra i paesi in via di sviluppo;
4. invita l'UE e i paesi in via di sviluppo a sviluppare la ricerca congiunta e le capacità di formazione sui metodi agricoli sostenibili e le nuove tecnologie, specialmente attraverso partenariati pubblico-privato e joint venture, anche generando valore aggiunto nel punto di raccolta e immagazzinamento dei prodotti alimentari con il condizionamento e la trasformazione;
5. esorta gli Stati membri e la comunità internazionale a coadiuvare il Programma alimentare mondiale (PAM) nel far fronte alle nuove sfide nella lotta alla fame dovute all'impennata dei prezzi dei prodotti alimentari e del petrolio, agli eventi meteorologici estremi e alla diminuzione delle riserve alimentari;
6. plaude all'assistenza offerta dallo strumento alimentare creato dall'UE con una dotazione di 1 miliardo di euro al fine di fornire, dal 2009 al 2011, un aiuto rapido a più di 50 paesi prioritari in tutto il mondo che affrontano l'impennata dei prezzi degli alimenti, con l'obiettivo di incrementare a livello locale la capacità di produzione e l'offerta di prodotti alimentari, nonché di creare migliori strutture di immagazzinamento per eliminare le perdite che attualmente sono estremamente elevate, emancipando così le comunità agricole locali; ritiene tuttavia che una maggiore estensione di tale strumento alimentare o l'incremento della sua dotazione non debbano essere automatici, bensì decisi in base a una valutazione d'impatto indipendente dell'efficacia degli esborsi del fondo nel migliorare la sicurezza alimentare in tutti i paesi beneficiari;
Produzione alimentare sostenibile e commercio internazionale
7. rileva che le recenti inondazioni nel Queensland, in Australia, che hanno spazzato via molti ettari di terreno agricolo produttivo, insieme ad altri eventi climatici in tutto il mondo, avranno un serio impatto sul raccolto globale di quest'anno;
8. osserva che la sicurezza alimentare mondiale è una questione della massima urgenza per l'Unione europea e chiede un'azione immediata e coerente per garantire la sicurezza alimentare sia per i cittadini dell'UE che a livello globale; considera importante riconoscere il valore delle culture agricole e alimentari di tutto il mondo; sottolinea che i prodotti alimentari dovrebbero essere disponibili a prezzi ragionevoli per i consumatori;
9. riconosce che gli attuali accordi a livello internazionale e regionale si sono dimostrati incapaci di normalizzare l'approvvigionamento dei mercati e gli scambi commerciali, specialmente a causa delle notevoli barriere al commercio internazionale ancora esistenti nel settore agricolo, evidenziate dalle misure protezionistiche adottate da molti paesi in risposta al recente aumento dei prezzi alimentari; ritiene che questa recente impennata dei prezzi dei prodotti alimentari dovrebbe essere un segnale d'allarme per i governi di tutto il mondo sul fatto che la produzione agricola non va data per scontata e che barriere irragionevoli agli scambi commerciali concorrono in misura significativa all'inefficienza dell'approvvigionamento mondiale di prodotti agricoli,
10. rileva con preoccupazione il rialzo dei costi dei fattori di produzione delle aziende agricole (aumenti dei prezzi di fertilizzanti, sementi e carburanti), che si sono tradotti in incrementi dei costi per i quali gli agricoltori (specialmente nel settore dell'allevamento) non sono stati adeguatamente compensati e che quindi hanno eroso in misura significativa ogni eventuale aumento dei redditi agricoli derivante dall'aumento dei prezzi dei prodotti di base e di quelli alimentari, erodendo nel contempo l'incentivo ad aumentare la produzione; teme che i forti aumenti dei prezzi dei fattori produttivi possano comportare uno sfruttamento minore ed eventualmente una riduzione della produzione, che aggraverà la crisi alimentare in Europa e nel mondo;
11. è consapevole del fatto che per nutrire una popolazione mondiale prevista oltre i 9 miliardi nel 2050 la produzione agricola dovrà aumentare entro tale data del 70% rispetto a oggi, disponendo di meno superfici coltivabili, meno acqua e meno pesticidi;
12. invita la Commissione a far pressione sui partner commerciali dell'UE, come la Russia, affinché si astengano dall'adottare misure protezionistiche in risposta all'aumento dei prezzi alimentari;
13. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, agli Stati membri e all' Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE.