presentata a seguito di una dichiarazione del vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza
visto l'articolo 110, paragrafo 2, del suo regolamento,
sulla posizione e le priorità del Parlamento europeo per la sedicesima sessione del Consiglio dei diritti dell'uomo delle Nazioni Unite e sul suo riesame nel 2011
Richard Howitt, Véronique De Keyser, Jörg Leichtfried, Maria Eleni Koppa, Raimon Obiols
a nome del gruppo S&D
Risoluzione del Parlamento europeo sulla posizione del Parlamento europeo e le priorità per la sedicesima sessione del Consiglio dei diritti dell'uomo delle Nazioni Unite e sul suo riesame nel 2011
B7‑0160/2011
Il Parlamento europeo,
– viste la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, la Convenzione europea dei diritti dell'uomo e la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea,
– viste le sue precedenti risoluzioni sul Consiglio dei diritti dell'uomo delle Nazioni Unite (CDU), in particolare la sua risoluzione del 25 febbraio 2010 sulla tredicesima sessione del Consiglio dei diritti dell'uomo delle Nazioni Unite(1), e quella del 14 gennaio 2009 sullo sviluppo del Consiglio dei diritti dell'uomo delle Nazioni Unite e il ruolo dell'Unione europea(2), nonché quelle del 16 marzo 2006 sul risultato dei negoziati relativi al Consiglio dei diritti umani e sulla 62ª sessione del CDU(3), del 29 gennaio 2004 sulle relazioni tra l'Unione europea e l'Organizzazione delle Nazioni Unite(4), del 9 giugno 2005 sulla riforma delle Nazioni Unite(5), del 29 settembre 2005 sui risultati del Vertice mondiale delle Nazioni Unite del 14-16 settembre 2005(6),e del 7 maggio 2009 sulla relazione annuale sui diritti umani nel mondo nel 2009 e sulla politica dell'Unione europea in materia(7),
– viste le sue risoluzioni d'urgenza sui diritti umani e la democrazia,
– vista la risoluzione A/RES/60/251 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite che istituisce il Consiglio dei diritti dell'uomo (CDU),
– viste le precedenti sessioni ordinarie e speciali del CDU, nonché i precedenti cicli del riesame periodico universale (UPR),
– viste la sedicesima sessione del CDU e l'undicesimo ciclo dell'UPR, che si terrà dal 2 al 13 maggio 2011,
– vista la revisione del CDU che si svolgerà nel corso del 2011,
– visti i cambiamenti istituzionali indotti dall'entrata in vigore del trattato di Lisbona, in particolare l'istituzione del Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) e l'alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza,
– visti l'articolo 2, l'articolo 3, paragrafo 5, e gli articoli 18, 21, 27 e 47 del trattato sull'Unione europea nella versione risultante dal trattato di Lisbona,
– visto l'articolo 110, paragrafo 2, del suo regolamento,
A. considerando che il rispetto, la promozione e la salvaguardia dell'universalità dei diritti dell'uomo sono parte integrante del patrimonio etico e giuridico dell'Unione europea e costituiscono una delle pietre miliari dell'unità e dell'integrità europee(8),
B. considerando che il CDU costituisce una piattaforma unica consacrata ai diritti umani universali, nonché un forum specifico che si occupa di diritti umani nell'ambito del sistema delle Nazioni Unite; che ad esso sono affidati l'importante compito e la responsabilità di rafforzare la promozione, la tutela e il rispetto dei diritti umani in tutto il mondo,
C. considerando che il riesame del CDU procede su due binari, giacché lo status giuridico dell'organismo viene discusso a New York e le procedure a Ginevra; che, nel contempo, tutti gli attori internazionali devono impegnarsi a eliminare l'approccio basato su "due pesi, due misure" e ad evitare la selettività e la politicizzazione in sede di esame delle questioni dei diritti umani,
D. considerando che le questioni della sovranità e della giurisdizione nazionale non possono più essere addotte dagli Stati come pretesto per evitare la verifica della loro situazione dei diritti umani,
E. considerando che l'Unione europea dovrebbe agire quale attore mondiale nell'ambito delle Nazioni Unite, in generale, e del CDU, in particolare, e che un nuovo approccio incarnato dal neonato Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) dovrebbe essere cruciale nell'aiutare l'Unione ad agire con maggiore efficacia e visibilità, al fine di raccogliere e affrontare le sfide globali in maniera coerente, conseguente ed efficace,
F. considerando che è stata istituita una Direzione per i diritti umani e la democrazia in seno al SEAE,
G. considerando che una delegazione della propria sottocommissione per i diritti dell'uomo si recherà a Ginevra in occasione della sedicesima sessione del CDU, come è avvenuto negli anni precedenti per le sessioni del CDU e, ancora prima, per quelle dell'organismo predecessore, ossia la Commissione dei diritti umani delle Nazioni Unite,
1. sottolinea l'importanza della sedicesima sessione del CDU e in particolare del suo processo di riesame, che rappresenta un'occasione unica per valutare il modo in cui il Consiglio ha assolto al proprio mandato e offre a tale organismo la possibilità di migliorare le proprie metodologie di lavoro, in modo da essere in grado di reagire con maggiore efficienza e sistematicità alle violazioni dei diritti dell'uomo; si compiace del fatto che per il riesame del Consiglio dei diritti dell'uomo siano stati designati due cofacilitatori del processo, cioè il Marocco e il Liechtenstein;
2. si compiace che all'ordine del giorno della sedicesima sessione ordinaria figurino, tra l'altro, le relazioni sui diritti delle persone appartenenti a minoranze nazionali, etniche, religiose e linguistiche, come pure sulla promozione e la protezione dei diritti umani e delle libertà fondamentali nel contesto della lotta al terrorismo e che siano previste numerose riunioni sui diritti dei minori;
3. plaude alla designazione quest'anno di relatori speciali su tali tematiche, prendendo atto delle relazioni che saranno presentate dai relatori speciali sulla tortura e altri trattamenti o pene crudeli, disumani o degradanti, sulla libertà di religione o di credo e sulla situazione dei difensori dei diritti umani; invita gli Stati membri dell'Unione a contribuire attivamente a tali discussioni;
4. si compiace dell'istituzione della nuova Direzione per i diritti umani e la democrazia ed è favorevole alla costituzione di un gruppo di lavoro del Consiglio dell'Unione sui diritti umani (COHOM), con sede a Bruxelles, composto da esperti di diritti umani provenienti da tutti i 27 Stati membri dell'Unione europea, in quanto ritiene che la capitale belga sia più indicata per il monitoraggio delle politiche dell'Unione, e incaricato di coadiuvare l'organizzazione dei lavori multilaterali rispetto ai lavori bilaterali;
5. è altresì favorevole alla nomina di un rappresentante speciale di alto livello dell'Unione per i diritti umani, sottolineando ancora una volta la necessità di strategie per paese in materia di diritti umani e democrazia;
6. sottolinea l'importanza che l'Unione europea adotti posizioni comuni sulle tematiche all'ordine del giorno della sedicesima sessione del CDU e invita gli Stati membri a consolidare la consuetudine dell'Unione di trasmettere "un messaggio ma con più voci", che si è rivelata efficace nel corso degli ultimi anni, ad esempio nel caso delle iniziative dell'Unione contro la pena capitale;
L'opera del Consiglio dei diritti dell'uomo
7. rinnova il proprio appello agli Stati membri affinché si oppongano risolutamente a qualsiasi tentativo di indebolire il concetto di universalità, indivisibilità e interdipendenza dei diritti umani e incoraggino attivamente il CDU a prestare la stessa attenzione a tutte le forme di discriminazione, quali che siano i motivi su cui si fondano, inclusi il genere, la disabilità, l'origine razziale o etnica, l'età, l'orientamento sessuale, la religione o il credo;
8. sottolinea l'importanza dell'interdipendenza dei diritti civili e politici, economici, sociali e culturali; chiede di includere l'accesso all'acqua e ai servizi igienici tra i diritti fondamentali atti a migliorare le condizioni di vita;
9. teme che il principale ostacolo che impedisce al CDU di assolvere al proprio mandato con maggiore incisività sia costituito dalla spesso predominante "politica dei blocchi" e dal suo impatto sulla scelta dei paesi e delle situazioni su cui il CDU è chiamato concentrarsi; ribadisce che la capacità del CDU di affrontare efficacemente e tempestivamente le situazioni nazionali è essenziale ai fini della sua autorevolezza e credibilità;
10. ritiene che il CDU debba essere preparato meglio ad affrontare sia le situazioni croniche che le situazioni di emergenza, magari ampliandone lo strumentario nel settore dei diritti umani, avvalendosi di gruppi di esperti non solo durante le sessioni ma anche tra una sessione e l'altra, nonché tenendo le sessioni del CDU in regioni diverse da Ginevra; deplora che in diverse occasioni il CDU si sia dimostrato incapace di far fronte con urgenza e tempestività a gravi situazioni in materia di diritti umani perché sprovvisto degli strumenti appropriati ed è favorevole all'idea di "campanelli d'allarme" indipendenti; sostiene attivamente l'istituzione di un apposito meccanismo del CDU per far fronte senza indugio alle crisi dei diritti umani, ad esempio, in Tunisia, Egitto, Iran e Bielorussia;
11. plaude all'iniziativa degli Stati uniti di presentare una risoluzione sull'Iran; invita gli Stati membri dell'Unione a sostenere attivamente l'instaurazione di un meccanismo speciale per l'Iran; chiede all'alto rappresentante e al SEAE di provvedere al coordinamento della collaborazione tra l'Unione europea e gli Stati Uniti sulle questioni dei diritti umani di comune interesse ma ritiene che l'Unione debba agire in piena autonomia ai fini della propria efficacia e credibilità;
12. si compiace dell'invio in Tunisia di una missione di alto livello delle Nazioni Unite in materia di diritti umani, dal 27 gennaio al 2 febbraio 2011, e incoraggia attivamente la piena attuazione delle sue raccomandazioni; rinnova l'invito all'istituzione di una commissione d'inchiesta internazionale indipendente, incaricata di indagare su tutte le presunte violazioni dei diritti umani in relazione ai fatti avvenuti dopo il 17 dicembre 2010;
13. è favorevole all'invio in Egitto di una missione dell'ufficio dell'Alto commissariato per i diritti dell'uomo (UACDU) incaricata di valutare la situazione generale di tali diritti a seguito del cambiamento della leadership del paese;
14. plaude all'adozione unanime di una risoluzione sulla situazione dei diritti umani in Libia in occasione della quindicesima sessione speciale del 25 febbraio, in cui si condannano le gravi e sistematiche violazioni dei diritti umani perpetrate in Libia, rilevando che alcune di queste possono costituire crimini contro l'umanità; chiede l'invio in Libia di una commissione d'inchiesta internazionale indipendente per indagare su tutte le presunte violazioni della normativa internazionale sui diritti umani nel paese e raccomanda all'Assemblea generale di prendere in considerazione la sospensione della Libia dal CDU; si compiace a tale proposito della decisione unanime dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, del 1° marzo 2011, di sospendere la Libia dal CDU;
15. sostiene l'apertura della sede regionale dell'UACDU nella regione del Mediterraneo;
16. accoglie con favore lo svolgimento, su iniziativa della Nigeria e degli Stati Uniti, della quattordicesima sessione speciale sulla situazione dei diritti umani in Costa d'Avorio in seguito alle elezioni presidenziali del 2010, che ha condannato le violazioni dei diritti umani e ha invitato tutte le parti in causa a rispettare pienamente i diritti umani e le libertà fondamentali e lo stato di diritto; ribadisce il proprio sostegno all'esito delle elezioni così come riconosciuto dalle Nazioni Unite e invita tutti i soggetti interessati a riconoscere l'autorità di Alassane Ouattara, quale presidente eletto; sostiene la decisione dell'Unione africana di istituire un gruppo di capi di Stato incaricato di trovare una soluzione pacifica e negoziata della crisi post-elettorale in Costa d'Avorio;
17. rinnova l'invito all'Unione europea, visti i rapporti dei relatori speciali sulla situazione dei diritti umani nella Repubblica popolare democratica di Corea e sulla situazione dei diritti umani in Myanmar/Birmania, affinché sostenga pubblicamente l'istituzione di commissioni d'inchiesta delle Nazioni Unite incaricate di esaminare le violazioni dei diritti umani in tali paesi e determinare in che misura dette violazioni costituiscono crimini contro l'umanità; deplora la mancata cooperazione della Repubblica popolare democratica di Corea con il relatore speciale e chiede la proroga del mandato del relatore speciale per Myanmar/Birmania;
18. esorta l'Unione europea a contribuire e a sostenere proattivamente, in occasione della prossima sessione del CDU, una risoluzione relativa alla relazione sul seguito dato dal comitato di esperti indipendenti alla missione internazionale di accertamento sul conflitto di Gaza, onde stabilire le responsabilità per le violazioni del diritto internazionale e sostenere un deferimento all'Assemblea generale e ai meccanismi della giustizia internazionale qualora le parti israeliana e palestinese abbiano disatteso il loro obbligo di condurre indagini secondo le norme internazionali; invita inoltre il vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza a verificare scrupolosamente la conformità con le conclusioni del seguito dato alla relazione della missione di accertamento dei fatti in relazione alla vicenda della flottiglia umanitaria, garantendo il rispetto dei principi di rendicontabilità e di responsabilità; insiste sulla necessità di garantire coerenza tra la politica dell'Unione europea in materia di diritti umani e l'azione esterna dell'Unione a tutti i livelli; sottolinea a questo proposito che gli aspetti inerenti ai diritti umani devono essere prima discussi in seno al consiglio di associazione UE-Israele; esprime particolare inquietudine per il fatto che le conclusioni del consiglio di associazione UE-Israele, del 21 febbraio 2011, non riflettano la posizione dell'Unione europea in materia;
19. si compiace delle dichiarazioni dell'Alto commissario per i diritti umani (ACDU) in occasione della sua prima visita nei territori palestinesi occupati e in Israele e, in particolare, del forte messaggio che ha inviato, secondo il quale tutte le attività di colonizzazione sono illegali e il diritto internazionale in materia di diritti dell'uomo e il diritto internazionale umanitario non sono negoziabili;
20. si rammarica che, sebbene i criteri di adesione al CDU quali stabiliti dalla risoluzione 60/251 dell'Assemblea generale implichino la piena cooperazione con l'organismo, la prassi corrente degli impegni volontari abbia prodotto risultati alquanto eterogenei e lacunosi; ribadisce pertanto che tutti i membri, come soglia minima per l'adesione, dovrebbero avere inviti permanenti effettivi alle procedure speciali, oltre a dimostrare un solido impegno a favore dei diritti umani; sottolinea l'importanza di un ambiente realmente competitivo nel processo elettorale; chiede l'abolizione della possibilità per i gruppi regionali di presentare una lista predefinita di candidati per l'adesione al CDU;
21. invita gli Stati membri dell'Unione europea e il SEAE ad impegnarsi attivamente nel riesame del CDU che avrà luogo nel 2011, al fine di rafforzare il rispetto del suo mandato; sottolinea che il CDU dovrebbe essere qualcosa di più di un meccanismo di allerta precoce e di prevenzione e che le competenze specialistiche delle procedure speciali dovrebbero essere impiegate a tal fine; ribadisce la necessità di un processo di riesame trasparente ed esaustivo, che tenga conto dei pareri delle ONG, della società civile e di tutte le altre parti interessate; invita il SEAE a informare la sottocommissione per i diritti dell'uomo del Parlamento europeo sullo stato di avanzamento del riesame;
22. ribadisce la sua posizione secondo la quale il riesame dovrebbe preservare l'indipendenza dell'Ufficio dell'Alto commissariato per i diritti dell'uomo (UACDU) e si oppone a ogni tentativo di attribuire all'UACDU lo stesso status delle agenzie delle Nazioni Unite, dal momento che questo potrebbe incidere negativamente sul suo finanziamento e, di conseguenza, sulla sua indipendenza; si compiace della recente nomina di un Sottosegretario generale delle Nazioni Unite per i diritti umani che dirigerà l'UACDU di New York; osserva che questo nuovo ufficio contribuirà a rafforzare i contatti, il dialogo e la trasparenza tra l'Assemblea generale delle Nazioni Unite e il CDU; sottolinea la necessità di assicurare finanziamenti sufficienti per mantenere aperti gli uffici regionali dell'UACDU, in modo che siano in grado di continuare le loro attività sul campo;
23. insiste sulla tutela e il rafforzamento delle procedure speciali e sulla garanzia della possibilità per il CDU di affrontare specifiche violazioni dei diritti umani mediante risoluzioni su singoli paesi e mandati nazionali; sottolinea l'importanza dell'indivisibilità dei diritti umani, siano essi diritti sociali, economici, culturali, civili o politici; osserva con preoccupazione che il meccanismo di denuncia, meccanismo unico e universale orientato alle vittime, ha prodotto scarsi risultati in relazione all'elevato numero di denunce presentate; sottolinea la necessità di affrontare questo problema nel riesame del CDU;
Riesame periodico universale
24. riconosce il valore aggiunto del riesame periodico universale (UPR) come esperienza condivisa per tutti i governi, che sottopone tutti i membri delle Nazioni Unite a un trattamento e a un controllo pari, nonostante il fatto che i paesi debbano accettare volontariamente di essere esaminati e di dare seguito alle raccomandazioni; ricorda che entro dicembre 2011 tutti i membri delle Nazioni Unite saranno esaminati nel quadro di questo meccanismo;
25. insiste sul fatto che è essenziale mantenere uno spazio per la società civile in seno al CDU, al fine di rafforzare la sua partecipazione al dialogo, offrendo alle organizzazioni non governative (ONG) nuove opportunità per avviare un dialogo con determinati Stati;
26. sostiene un maggiore coinvolgimento delle ONG nell'UPR, autorizzando la presentazione di raccomandazioni scritte da sottoporre all'esame del gruppo di lavoro e la partecipazione alle sue deliberazioni;
27. prende atto della possibilità che l'UPR offre agli Stati di impegnarsi a rispettare i loro obblighi in materia di diritti umani e a dare seguito alle conclusioni degli organismi previsti dai trattati e delle procedure speciali;
28. ribadisce che le raccomandazioni dovrebbero essere maggiormente orientate ai risultati e chiede un maggiore coinvolgimento di esperti indipendenti e istituzioni nazionali per i diritti umani nell'UPR, al fine di assicurare un meccanismo di seguito efficace; ritiene che le competenze degli esperti indipendenti possano essere integrate nel processo dell'UPR, offrendo loro la possibilità di osservare il processo di riesame e di presentare una sintesi e un'analisi di tale processo al momento dell'approvazione della relazione finale;
29. si rammarica che il primo ciclo del riesame di determinati paesi non abbia soddisfatto le aspettative riguardo a un processo trasparente, non selettivo e non conflittuale; prende atto a tale riguardo del ruolo svolto dagli Stati membri dell'Unione europea nel tentativo di superare la "mentalità dei blocchi" e li incoraggia a fornire assistenza tecnica affinché le raccomandazioni siano attuate;
30. invita gli Stati membri dell'Unione europea a continuare a impegnarsi nel riesame del CDU, al fine di assicurare che non si produca una frattura tra il primo e il secondo ciclo dell'UPR e di garantire che il secondo ciclo si concentri sull'attuazione e sul seguito dato alle raccomandazioni; ritiene che gli Stati sottoposti all'UPR dovrebbero fornire risposte chiare a ciascuna raccomandazione del gruppo di lavoro e calendari relativi alla loro attuazione; osserva che la presentazione di una relazione intermedia sullo stato di avanzamento dell'attuazione potrebbe contribuire a questo processo;
Procedure speciali
31. ribadisce che le procedure speciali costituiscono l'elemento centrale del meccanismo delle Nazioni unite in materia di diritti umani e che la credibilità e l'efficacia del CDU nella tutela dei diritti umani si basano sulla cooperazione con le procedure speciali e sulla loro piena attuazione; sottolinea a tale riguardo che è essenziale rafforzare l'indipendenza e l'interattività delle procedure speciali con il Consiglio;
32. condanna i tentativi volti a indebolire l'indipendenza delle procedure speciali subordinandole al controllo dei governi e sottolinea che qualunque forma di controllo politicizzerebbe e comprometterebbe l'efficacia del sistema;
33. ribadisce che le procedure speciali sulla situazione dei paesi costituiscono uno strumento indispensabile per migliorare i diritti umani sul campo; sottolinea che, per via di elementi decisivi come la loro periodicità e le competenze specialistiche su cui si basano, i mandati nazionali non possono essere sostituiti dall'UPR;
34. invita gli Stati membri dell'Unione europea a difendere l'integrità e la responsabilità del CDU nel riesame, sostenendo la creazione di un meccanismo di seguito dell'attuazione delle raccomandazioni delle procedure speciali, oltre all'adozione di criteri di selezione e a un processo di nomina più trasparente basato sulle referenze, le competenze, le qualifiche e l'esperienza delle persone nominate; appoggia la proposta delle ONG di rafforzare la capacità di allerta precoce delle procedure speciali attraverso un meccanismo che consenta loro di avviare l'esame automatico di una situazione da parte del CDU;
Partecipazione dell'Unione europea
35. si compiace della partecipazione del vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza alla sedicesima sessione del CDU;
36. esorta il SEAE, in particolare le delegazioni di Ginevra e New York, a rafforzare la coerenza, la visibilità e la credibilità dell'azione dell'Unione europea in seno al CDU, potenziando il coinvolgimento e la cooperazione a livello transregionale e, in particolare, a esercitare pressioni sugli Stati moderati in tutti i gruppi;
37. ribadisce a tale riguardo la sua posizione per quanto riguarda la nozione di "diffamazione delle religioni" e, pur riconoscendo la necessità di affrontare appieno il problema della discriminazione nei confronti delle minoranze religiose, non ritiene appropriata l'inclusione di tale nozione nel protocollo relativo alle norme complementari sul razzismo, la discriminazione razziale, la xenofobia e tutte le forme di discriminazione; valuta positivamente l'evento collaterale organizzato dalla delegazione dell'Unione europea per celebrare il 25° anniversario dell'istituzione del mandato del Relatore speciale sulla libertà di religione o di credo; chiede all'Unione europea di impegnarsi con i principali promotori della risoluzione sulla diffamazione per individuare soluzioni alternative alla sua presentazione;
38. ribadisce il suo sostegno alla partecipazione attiva dell'Unione europea ai lavori del CDU fin dalla sua istituzione, in particolare attraverso le risoluzioni promosse autonomamente o congiuntamente con altri soggetti, le dichiarazioni rilasciate e l'intervento in dialoghi e dibattiti interattivi; prende atto degli impegni assunti dall'Unione europea per affrontare la situazione di determinati paesi in seno al CDU e sottolinea l'importanza che tali impegni siano rigorosamente rispettati;
39. sostiene l'iniziativa congiunta dell'Unione europea e del GRULAC (Gruppo dei paesi dell'America latina e dei Caraibi) a favore di una risoluzione sui bambini che vivono e lavorano sulla strada;
40. appoggia la dichiarazione transregionale che sarà presentata sui diritti delle persone LGBT;
41. invita gli Stati membri dell'Unione europea ad adoperarsi al meglio per preservare tutti i mandati delle procedure speciali e chiede, in particolare, il rinnovo del mandato del Relatore speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei difensori dei diritti umani;
42. si rammarica che, come effetto collaterale degli sforzi messi in atto per la ricerca del consenso, l'Unione europea dia spesso l'impressione di limitare i suoi obiettivi e ritiene che dovrebbe essere molto più ambiziosa nel presentare risoluzioni su singoli paesi e/o nell'aderire a quelle esistenti;
43. osserva con preoccupazione che l'Unione europea non è stata in grado di esercitare efficacemente la propria influenza in seno al più ampio sistema delle Nazioni Unite; sottolinea la necessità per l'Unione europea di rendere il CDU una priorità, di migliorare il coordinamento tra gli Stati membri, e invita a tale riguardo il Consiglio ad adottare degli orientamenti al fine di facilitare il coordinamento e il processo decisionale, e di tentare di costruire coalizioni o alleanze con i principali partner regionali e con tutti gli Stati moderati, nello sforzo di superare la logica dei blocchi in seno al CDU;
44. richiama l'attenzione, a livello pratico, sull'importanza di disporre, a Ginevra e a New York, di una delegazione dell'Unione europea di maggiori dimensioni e dotata di sufficienti risorse; sottolinea che ciò che avviene a Ginevra e a New York deve essere parte integrante della politica estera dell'Unione europea, con particolare attenzione al miglioramento del coordinamento interno, ed evidenzia inoltre la necessità di una buona interazione tra i livelli bilaterali e multilaterali;
45. deplora il fatto che la risoluzione presentata dall'Unione europea all'Assemblea generale delle Nazioni Unite nel settembre 2010 con l'obiettivo di rafforzare il suo "status" per essere coerente con le nuove disposizioni istituzionali derivanti dal trattato di Lisbona sia stata rinviata; ritiene che questo status rafforzato darebbe all'Unione europea la possibilità di essere rappresentata stabilmente da una persona (il presidente del Consiglio europeo e/o il vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza) e di parlare con una voce sola e rafforzerebbe la visibilità e l'influenza dell'Unione europea come attore globale; insiste sulla necessità di proseguire gli sforzi messi in atto dalla task force speciale del SEAE per promuovere l'approvazione della risoluzione in stretta cooperazione con gli Stati membri dell'Unione europea;
46. incarica la sua delegazione alla sedicesima sessione del CDU di esprimere le preoccupazioni formulate nella presente risoluzione; invita la delegazione a rendere conto della sua visita alla sottocommissione per i diritti dell'uomo e ritiene indispensabile continuare a inviare una delegazione del Parlamento europeo alle sessioni pertinenti del CDU;
47. ribadisce il suo invito agli Stati membri dell'Unione europea a garantire il rispetto dei diritti umani nelle loro politiche interne, al fine di evitare un sistema basato su due pesi e due misure e in vista dell'attuale processo di adesione dell'UE alla Convenzione europea dei diritti dell'uomo (CEDU), dal momento che in caso contrario la posizione dell'Unione in seno al CDU potrebbe risultare indebolita;
48. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, al Segretario generale delle Nazioni Unite, al presidente della 64a Assemblea generale, al presidente del Consiglio dei diritti dell'uomo delle Nazioni Unite, all'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti dell'uomo e al gruppo di lavoro UE-ONU istituito dalla commissione per gli affari esteri.