presentata a seguito di una dichiarazione del Vicepresidente della Commissione/Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza
a norma dell'articolo 110, paragrafo 2, del regolamento
sulla situazione in Libia
José Ignacio Salafranca Sánchez-Neyra, Elmar Brok, Ioannis Kasoulides, Cristian Dan Preda, Mario Mauro, Marietta Giannakou, Hans-Gert Pöttering, Gabriele Albertini, Tunne Kelam, Rodi Kratsa-Tsagaropoulou, Lena Kolarska-Bobińska, Elena Băsescu, Michael Gahler, Alf Svensson, Laima Liucija Andrikienė, Inese Vaidere, Vito Bonsignore, Simon Busuttil, Joachim Zeller, Tokia Saïfi, Michèle Striffler, Andrzej Grzyb, Krzysztof Lisek, Vytautas Landsbergis, Artur Zasada, Salvatore Iacolino, Dominique Vlasto, Alfredo Pallone, Philippe Juvin, Traian Ungureanu, Joanna Katarzyna Skrzydlewska, Ernst Strasser, Roberta Angelilli, Véronique Mathieu, Nadezhda Neynsky, Elżbieta Katarzyna Łukacijewska
a nome del gruppo PPE
Risoluzione del Parlamento europeo sulla situazione in Libia
B7‑0173/2011/2011
Il Parlamento europeo,
– vista la risoluzione 1970 (2011) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite (UNSC), del 26 febbraio 2011,
– vista la decisione del Consiglio del 28 febbraio 2011 che attua la risoluzione dell'UNSC e impone ulteriori misure restrittive nei confronti dei responsabili della violenta repressione a danno della popolazione civile,
– vista la sospensione, il 22 febbraio scorso, dei negoziati in vista di un accordo quadro UE‑Libia,
– viste le recenti dichiarazioni del Vicepresidente/Alto rappresentante, Catherine Ashton, sulla Libia (20 febbraio, 23 febbraio, 26 febbraio e 27 febbraio 2011),
– visto quanto dichiarato il 28 febbraio 2011 a Bruxelles, davanti alla commissione per gli affari esteri, dal Commissario per l'allargamento e la politica di vicinato, Štefan Füle, in merito ai recenti avvenimenti in Nordafrica(1),
– visto l'articolo 110, paragrafo 2, del suo regolamento,
A. considerando che le recenti manifestazioni in vari paesi arabi del Nordafrica e del Medio Oriente hanno chiesto la fine dei regimi autoritari e la realizzazione di riforme politiche, economiche e sociali nonché libertà, democrazia e condizioni di vita migliori per i cittadini,
B. considerando che, dal 15 febbraio, le manifestazioni di protesta inizialmente pacifiche contro il regime libico sono state oggetto di attacchi di una violenza inaudita; che il Colonnello Gheddafi ha utilizzato le forze armate e le milizie per reprimere con violenza le proteste, anche impiegando indiscriminatamente mitragliatrici, franchi tiratori e aerei da combattimento, con un bilancio di morti in drastico aumento e numerosissimi feriti e arrestati,
C. considerando che dopo giorni di sanguinosi scontri fra le forze governative e i dimostranti, questi ultimi hanno assunto il controllo di varie importanti città, fra cui Bengasi; che dopo la liberazione della zona orientale del paese, la rivolta contro il leader libico Muammar Gheddafi sta raggiungendo la capitale, Tripoli, dove continuano i combattimenti,
D. considerando che le forze di opposizione al regime di Gheddafi hanno assunto il controllo della maggior parte dei giacimenti di petrolio e di gas libici e che l'imposizione di sanzioni energetiche nei confronti della Libia avrebbe dunque un effetto contrario a quello perseguito,
E. considerando che, secondo l'UNHCR, negli ultimi giorni più di 140.000 persone si sono rifugiate nei paesi limitrofi (in particolare Egitto e Tunisia), mentre varie migliaia sono bloccate ai confini ed hanno urgente bisogno di assistenza; considerando che ciò determina un'emergenza umanitaria che richiede una risposta rapida da parte dell'UE,
F. considerando che, in base alla risoluzione 1970(2011) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, gli attacchi sistematici e generalizzati contro la popolazione civile libica potrebbero costituire crimini contro l'umanità,
G. considerando che con la risoluzione 1970(2011) del 26 febbraio l'UNSC, agendo ai sensi del capitolo VII della Carta delle Nazioni Unite, ha decretato l'embargo sulle forniture di armi e adottato sanzioni contro Muammar Gheddafi e i responsabili della repressione, oltre a deferire la questione alla Corte penale internazionale,
H. considerando che il 22 febbraio l'UE ha sospeso i negoziati in corso sull'accordo quadro UE‑Libia, così come tutti i contratti di cooperazione con la Libia; che il 28 febbraio il Consiglio dell'Unione europea ha adottato ulteriori misure restrittive nei confronti della Libia,
I. considerando che la libertà di espressione e il diritto di riunione pacifica sono diritti umani inalienabili che devono essere rispettati e protetti,
J. considerando che, con il protrarsi della rivolta, la situazione in Libia si sta deteriorando e che il materiale medico comincia a scarseggiare, così come i combustibili e i generi alimentari; che secondo l'Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati più di 140.000 persone hanno abbandonato la Libia per riparare nei paesi vicini, Tunisia ed Egitto,
K. considerando che l'afflusso massiccio e inarrestabile di sfollati ha causato situazioni drammatiche, anche sotto il profilo sanitario, e che gli interventi umanitari di alcuni Stati membri sono una risposta efficace alle necessità della popolazione interessata,
L. considerando che è interesse vitale dell'UE che in Nordafrica regnino la democrazia, la stabilità, la prosperità e la pace,
M. considerando che le massicce proteste in numerosi paesi arabi hanno dimostrato che i regimi antidemocratici e autoritari non possono garantire una stabilità credibile e che i partenariati politici ed economici non possono prescindere dai valori democratici,
1. esprime la sua solidarietà al popolo libico, e in particolare ai giovani libici, che sono stati una forza trainante nella mobilitazione a favore della democrazia e del cambiamento di regime, e appoggia le loro legittime aspirazioni democratiche, economiche e sociali; condanna con la massima fermezza le manifeste, sistematiche violazioni dei diritti umani in Libia, e in particolare la violenta repressione scatenata dal regime di Gheddafi contro i dimostranti pacifici a favore della democrazia, i giornalisti e i difensori dei diritti umani,
2. condanna risolutamente l'uso deliberato e sproporzionato della forza ed esprime profondo rammarico per le ingenti perdite in termini di vite umane e l'elevato numero di feriti che ne sono conseguiti; esprime il suo cordoglio alle famiglie delle vittime;
3. chiede pertanto la fine immediata del brutale regime dittatoriale del Colonnello Gheddafi e lo invita a dimettersi all'istante per evitare un ulteriore spargimento di sangue e consentire una transizione politica pacifica; invita le autorità libiche a porre immediatamente fine alla violenza e a consentire una soluzione pacifica della situazione che sia rispondente alle legittime aspettative del popolo libico; invita le autorità libiche a rispettare i diritti umani e il diritto internazionale umanitario, ad abolire tutte le restrizione alla libertà di espressione, anche attraverso internet, e a permettere immediatamente agli osservatori internazionali impegnati a favore dei diritti umani e ai media stranieri di accedere al territorio libico;
4. invita l'UE e la comunità internazionale a fare tutto il possibile per isolare completamente Gheddafi e il suo regime, sia a livello nazionale che sul piano internazionale;
5. chiede che sia istituita una commissione internazionale d'inchiesta indipendente che faccia luce sugli incidenti che hanno provocato morti, feriti e arresti durante gli eventi verificatisi in Libia a partire dal 15 febbraio; sottolinea che, in base al diritto internazionale, gli autori degli attacchi contro la popolazione civile ne sono individualmente responsabili sotto il profilo penale e devono essere assicurati alla giustizia e che non vi può essere impunità; accoglie positivamente, a tale proposito, il fatto che l'UNSC abbia investito della situazione in Libia la Corte penale internazionale e invita gli Stati membri a cooperare con la Corte e il suo procuratore affinché sia rapidamente fatta giustizia;
6. valuta positivamente la risoluzione adottata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 1° marzo 2011 che sospende la Libia dal Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, appartenenza che è sempre stata un paradosso, date le gravi e sistematiche violazioni dei diritti umani perpetrate nel paese;
7. è dell'avviso che la gravità della situazione in Libia richieda un'azione risoluta e concertata da parte della comunità internazionale; plaude dunque all'adozione della risoluzione 1970(2011) dell'UNSC, che decreta l'embargo sulle forniture di armi, il congelamento dei beni e il divieto di visto per Muammar Gheddafi e le altre persone coinvolte nella violenta repressione delle proteste; osserva che l'UE è stata la prima ad applicare le sanzioni decise dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e che le misure decretate dall'UE vanno oltre, imponendo sanzioni autonome; accoglie pertanto con favore la decisione del Consiglio di vietare gli scambi con la Libia di attrezzature utilizzabili per la repressione interna nonché l'estensione dell'elenco delle persone colpite dal congelamento dei beni e dal divieto di concessione del visto;
8. esprime profonda preoccupazione per l'eventualità che il deterioramento della situazione in Libia possa provocare un'ondata di profughi senza precedenti, diretti sia verso le frontiere con la Tunisia e l'Egitto che verso l'Europa;
9. invita la Commissione europea e l'Agenzia FRONTEX a provvedere a che siano poste in essere tutte le misure necessarie, incluse adeguate risorse finanziarie, umane e tecniche, per garantire che l'UE sia in grado di rispondere adeguatamente, in conformità dell'articolo 80 del TFUE, nel caso di un movimento migratorio di massa;
10. chiede una valutazione costante dell'efficacia delle sanzioni; accoglie positivamente, al riguardo, la discussione in merito a nuove sanzioni UE che includano anche il congelamento dei beni delle società libiche legate al regime di Gheddafi;
11. invita il Vicepresidente/Alto rappresentante e gli Stati membri a continuare a seguire da vicino la situazione e a prepararsi in modo da essere pronti ad adottare misure più severe, in stretta cooperazione con le Nazioni Unite, fra cui zone di interdizione al volo ed eventualmente altre misure di tipo militare, per prevenire nuovi spargimenti di sangue e isolare il regime di Gheddafi;
12. esprime profonda preoccupazione per il deterioramento della situazione umanitaria in Libia e per la situazione dei profughi all'interno dei paese e lungo i suoi confini; sottolinea che migliaia di persone sono bloccate sul lato libico della frontiera con Egitto e Tunisia e che non viene loro permesso di attraversare il confine, il che causa una situazione di emergenza umanitaria; invita le attuali e future autorità libiche a consentire l'accesso alle organizzazioni umanitarie e a garantire la sicurezza del personale umanitario; sottolinea la necessità che l'UE valuti con urgenza le esigenze umanitarie in Libia e nei paesi limitrofi e fornisca rapidamente tutta l'assistenza finanziaria e umana necessaria; valuta positivamente le misure intraprese e le risorse attivate sinora dal Commissario Georgieva e da ECHO, nonché l'assistenza umanitaria fornita da alcuni Stati membri per far fronte al problema;
13. valuta positivamente la convocazione di un Consiglio europeo straordinario, l'11 marzo, sugli sviluppi in Libia e nel vicinato meridionale; invita il Vicepresidente/ Alto rappresentante e gli Stati membri a studiare una strategia globale e coerente per la risposta umanitaria e politica alla situazione nel paese;
14. invita l'UE ad assumere un ruolo guida anche rispetto all'evoluzione politica, economica e sociale a lungo termine della Libia; chiede che, in questo contesto, sia data la priorità all'assistenza per lo sviluppo delle istituzioni e a riforme intese a promuovere i diritti umani, lo Stato di diritto, il buon governo e una Libia pluralistica, democratica e pacifica; chiede al Vicepresidente della Commissione europea/Alto rappresentante di avvalersi pienamente di tutti i pertinenti strumenti finanziari esterni dell'UE;
15. invita l'UE, in questo contesto, a intrattenere un dialogo costante con l'opposizione libica;
16. ritiene che i rivoluzionari cambiamenti in Nordafrica e nel Medio Oriente abbiano dimostrato chiaramente che l'influenza positiva dell'UE e la sua credibilità a lungo termine nella regione dipenderanno dalla capacità della stessa di svolgere una politica estera comune coesiva, basata su valori e apertamente al fianco delle nuove forze democratiche; rinnova la richiesta che l'UE riesamini la sua politica di sostegno alla democrazia e ai diritti umani al fine di creare uno strumento di applicazione della clausola sui diritti umani in tutti gli accordi con i paesi terzi;
17. rinnova la richiesta di essere strettamente associato ai lavori della task force istituita per coordinare la risposta dell'UE alla crisi in Libia e in altre zone del Mediterraneo;
18. sottolinea ancora una volta che gli eventi in Libia e in altri paesi della regione evidenziano l'urgente necessità di sviluppare politiche e strumenti più ambiziosi ed efficaci per incoraggiare e sostenere le riforme politiche, economiche e sociali nei paesi del vicinato meridionale dell'UE; sottolinea che la revisione strategica in corso della politica europea di vicinato deve riflettere gli attuali sviluppi nella regione e trovare nuovi e migliori metodi per soddisfare le esigenze e le aspirazioni delle popolazioni; insiste sul fatto che la revisione della politica di vicinato deve privilegiare i criteri relativi all'indipendenza della magistratura, al rispetto delle libertà fondamentali, al pluralismo, alla libertà di stampa e alla lotta contro la corruzione; chiede un migliore coordinamento con le altre politiche dell'Unione nei confronti dei paesi interessati;
19. condivide l'opinione secondo cui l'Unione per il Mediterraneo deve adeguarsi alla nuova era e alle mutate circostanze, riflettere sugli eventi recenti e agire di conseguenza, al fine di presentare proposte circa le migliori modalità per promuovere la democrazia e i diritti umani nei paesi che vi aderiscono e nella regione, inclusa la Libia, nonché circa le riforme possibili per rendere il proprio ruolo più incisivo ed efficace;
20. ritiene che la lotta contro la corruzione e il rafforzamento dello Stato di diritto nei paesi terzi costituiscano criteri fondamentali per soddisfare le aspettative della popolazione e per attirare gli investimenti esteri;
21. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, all'Alto rappresentante, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, all'Assemblea parlamentare dell'Unione per il Mediterraneo nonché alle autorità e all'opposizione libici.