Procedura : 2011/2661(RSP)
Ciclo di vita in Aula
Ciclo del documento : B7-0247/2011

Testi presentati :

B7-0247/2011

Discussioni :

PV 06/04/2011 - 21

Votazioni :

PV 07/04/2011 - 6.10

Testi approvati :

P7_TA(2011)0155

PROPOSTA DI RISOLUZIONE
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Vedasi anche la proposta di risoluzione comune RC-B7-0244/2011
4.4.2011
PE459.784v01-00
 
B7-0247/2011

presentata a seguito di una dichiarazione della Commissione

a norma dell'articolo 110, paragrafo 2, del regolamento


sull'uso della violenza sessuale nei conflitti in Africa settentrionale e in Medio Oriente


Edit Bauer, José Ignacio Salafranca Sánchez-Neyra, Tokia Saïfi, Roberta Angelilli, Kinga Gál, Marian-Jean Marinescu, Cristian Dan Preda, Elena Băsescu a nome del gruppo PPE

Risoluzione del Parlamento europeo sull'uso della violenza sessuale nei conflitti in Africa settentrionale e nel Medio Oriente  
B7‑0247/2011

Il Parlamento europeo,

–   vista la sua risoluzione del 26 novembre 2009 sull'eliminazione della violenza contro le donne,

–   vista la sua risoluzione del 17 febbraio 2011 sulla situazione in Egitto,

–   vista la sua risoluzione del 10 marzo 2011 sul vicinato meridionale, e in particolare la Libia,

–   vista la dichiarazione del vicepresidente/alto rappresentante Catherine Ashton, a nome dell'Unione europea, sulla Giornata internazionale della donna, l'8 marzo 2011,

–   viste le disposizioni degli strumenti giuridici dell'ONU in materia di diritti umani, in particolare quelle concernenti i diritti delle donne, quali la Carta dell'ONU, la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, il Patto internazionale sui diritti civili e politici e sui diritti economici, sociali e culturali, la Convenzione delle Nazioni Unite per la repressione della tratta degli esseri umani e dello sfruttamento della prostituzione altrui, la Convenzione delle Nazioni Unite sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne (CEDAW) e il suo protocollo facoltativo, nonché la Convenzione contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti,

–   viste la dichiarazione e la piattaforma d'azione di Pechino, adottate durante la quarta Conferenza mondiale sulle donne il 15 settembre 1995, e le risoluzioni del Parlamento del 18 maggio 2000 sul seguito dato alla piattaforma d'azione di Pechino, del 10 marzo 2005 sul seguito della quarta Conferenza mondiale sulla piattaforma d'azione per le donne (Pechino+10)(1) e del 25 febbraio 2010 su Pechino+15: Piattaforma d'azione delle Nazioni Unite per l'uguaglianza di genere,

–   viste la risoluzione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite del 19 dicembre 2006 intitolata "Intensificazione degli sforzi per l'eliminazione di tutte le forme di violenza contro le donne" (A/RES/61/143), e le risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite 1325 e 1820 su donne, pace e sicurezza,

–   visto lo statuto di Roma della Corte penale internazionale, adottato nel 1998, e in particolare gli articoli 7 e 8, che definiscono stupro, schiavitù sessuale, prostituzione forzata, gravidanza forzata, sterilizzazione forzata e altre forme di violenza sessuale come crimini contro l’umanità e crimini di guerra, assimilandoli a una forma di tortura e a un grave crimine di guerra, a prescindere dal fatto che siano o meno perpetrati sistematicamente durante conflitti internazionali o interni,

–   visto l'articolo 110, paragrafo 2, del suo regolamento,

A. considerando che le donne hanno partecipato attivamente alle rivolte che hanno recentemente avuto luogo in Tunisia, Egitto e Libia per rivendicare una maggiore democrazia, diritti e libertà,

B.  considerando che i regimi al potere in Libia ed Egitto hanno fatto ricorso alle aggressioni a sfondo sessuale come arma nei conflitti di dette rivoluzioni, prendendo di mira le donne e, in particolare, rendendole vulnerabili,

C. considerando che la violenza sessuale sembra essere utilizzata in modo sistematico per intimorire e umiliare le donne,

D. considerando che la manifestazione del 31 marzo 2011 nella piazza Tahir (Liberazione) di Benghazi è stata un'espressione del sostegno per i militanti ribelli e una dimostrazione che alle donne musulmane nella Libia orientale non è vitato riunirsi o esprimersi secondo il diritto islamico, contraddicendo le affermazioni di Gheddafi secondo le quali il movimento ribelle sarebbe stato guidato da sostenitori islamici di Al-Qaeda,

E.  considerando che una donna libica, Iman al-Obeidi, che aveva informato alcuni giornalisti in un hotel a Tripoli di essere stata vittima di uno stupro di gruppo e di abusi da parte dei soldati, è stata detenuta il 26 marzo 2011 in una località sconosciuta ed è stata citata in giudizio per diffamazione dagli stessi uomini che lei accusa di averla violentata,

F.  considerando che in Egitto, alcune manifestanti affermano di essere state costrette dai militari a sottoporsi a test di verginità, dopo essere state circondate a piazza Tahrir il 9 marzo e successivamente di essere state vittime di torture e stupri, mentre i test di verginità venivano eseguiti e fotografati alla presenza di soldati di sesso maschile,

1.  invita la Commissione e i governi degli Stati membri ad opporsi con fermezza all'uso delle aggressioni a sfondo sessuale, all'intimidazione e alla presa di mira delle donne in Libia ed Egitto;

2.  raccomanda che sia avviata un'inchiesta indipendente per consegnare alla giustizia i responsabili che hanno perpetrato tali reati, con particolare riferimento a un'indagine sui crimini commessi da Gheddafi, nel rispetto delle condizioni della Corte penale internazionale;

3.  sottolinea che ogni persona dovrebbe poter esprimere le proprie opinioni sul futuro democratico del suo paese senza venire arrestata, torturata o sottoposta a trattamenti degradanti e discriminatori;

4.  ritiene fortemente che i cambiamenti in corso in Africa settentrionale e in Medio Oriente debbano contribuire a porre fine alla discriminazione contro le donne e a garantire la loro piena partecipazione nella società in condizioni di parità con gli uomini, in conformità della Convenzione delle Nazioni Unite sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne (CEDAW);

5.  sottolinea la necessità di garantire i diritti delle donne in generale nelle nuove strutture democratiche e giuridiche di dette società;

6.  sottolinea che il ruolo delle donne nelle rivoluzioni dovrebbe essere riconosciuto, tra cui le minacce che subiscono e il modo in cui possono difendere i propri diritti;

7.  mette in evidenza la necessità di assegnare importanza prioritaria ai diritti umani nell'ambito delle politiche europee di vicinato e di condividere attivamente le esperienze a livello di UE sulla violenza contro le donne;

8.  sottolinea la necessità di attuare il principio della parità tra uomini e donne e di sostenere azioni specifiche al fine di arrivare a un approccio efficace e sistematico alla parità nei paesi della PEV; esorta i governi e la società civile ad incrementare l'inclusione sociale delle donne, ivi compresa la lotta contro l'analfabetismo e la promozione dell'occupazione al fine di garantire una significativa presenza femminile a tutti i livelli; ritiene che la parità debba divenire una parte integrante del processo di democratizzazione;

9.  chiede al vicepresidente/alto rappresentante, al SEAE e alla Commissione di attribuire nei colloqui con i paesi meridionali della PEV la massima importanza alle priorità politiche dell'UE, che consistono nell'abolizione della pena di morte, nel rispetto dei diritti umani (ivi inclusi quelli delle donne) e delle libertà fondamentali nonché nella ratifica di diversi strumenti di diritto internazionale tra cui lo statuto di Roma della Corte penale internazionale;

10. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione e al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza.

 

(1)

GU C 320 E del 15.12.2005, pag. 247.

Ultimo aggiornamento: 6 aprile 2011Avviso legale