Procedura : 2011/2656(RSP)
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Ciclo del documento : B7-0260/2011

Testi presentati :

B7-0260/2011

Discussioni :

PV 06/04/2011 - 17

Votazioni :

PV 07/04/2011 - 6.7

Testi approvati :

P7_TA(2011)0152

PROPOSTA DI RISOLUZIONE
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Vedasi anche la proposta di risoluzione comune RC-B7-0256/2011
4.4.2011
PE459.797v01-00
 
B7-0260/2011

presentata a seguito di una dichiarazione del Vicepresidente della Commissione/Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza

a norma dell'articolo 110, paragrafo 2, del regolamento


sulla situazione in Côte d'Ivoire


Cristian Dan Preda, Filip Kaczmarek, Michèle Striffler, Bernd Posselt, Monica Luisa Macovei, Elena Băsescu a nome del gruppo PPE

Risoluzione del Parlamento europeo sulla situazione in Côte d'Ivoire   
B7‑0260/2011

Il Parlamento europeo,

–    viste le sue precedenti risoluzioni sulla Côte d'Ivoire, in particolare quella del 16 dicembre 2010,

–    viste le pertinenti risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulla Côte d'Ivoire, in particolare le risoluzioni 1946 e 1951 (2010) e le risoluzioni 1967, 1968 e 1975 (2011),

    viste le dichiarazioni del VP/AR baronessa Catherine Ashton, sulla situazione in Côte d'Ivoire, e in particolare quelle del 3, 10, 12 e 19 Marzo 2011,

–    viste le conclusioni sulla Côte d'Ivoire adottate dal Consiglio Affari esteri nella sua 3065a riunione, il 31 gennaio 2011,

–    visti la decisione 2011/18/PESC del Consiglio e il regolamento (UE) n. 25/2011 del Consiglio del 14 Gennaio 2011, che impongono il congelamento dei beni e designano ulteriori persone ed entità soggette a misure restrittive in Côte d'Ivoire,

–    vista la decisione adottata ad Addis Abeba il 10 marzo 2011 dal Consiglio di pace e sicurezza dell'Unione africana,

–    viste le dichiarazioni del Consiglio di sicurezza dell'ONU sulla Côte d'Ivoire del 3 e 11 marzo 2011,

–    vista la dichiarazione congiunta dei copresidenti dell'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE rilasciata il 18 Marzo 2011, che condanna la violenza e la violazione dei diritti umani in Côte d'Ivoire,

–    vista la dichiarazione del suo Presidente Jerzy Buzek del 18 marzo 2011, che chiede la cessazione di ogni violenza contro i civili in Côte d'Ivoire,     

–    vista la risoluzione sulla situazione in Côte d'Ivoire adottata il 25 marzo 2011 ad Abuja dall'Autorità dei Capi di Stato e di governo dell'ECOWAS,

–    vista la risoluzione del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite del 25 marzo 2011, che istituisce una commissione internazionale di inchiesta per indagare sulle violazioni dei diritti umani in Côte d'Ivoire dopo le elezioni presidenziali,

–    visto l'articolo 110, paragrafo 2, del suo regolamento,

A. considerando che i recenti avvenimenti in nord Africa e nel Medio Oriente non dovrebbero mettere in secondo piano la drammatica situazione in Côte d'Ivoire; considerando che negli ultimi quattro mesi il paese è piombato in una profonda crisi politica derivante dal rifiuto del Presidente uscente Laurent Gbagbo di cedere il potere al Presidente legittimo Alassane Ouattara, nonostante quest'ultimo abbia vinto le elezioni presidenziali nel novembre 2010 e sia stato riconosciuto come tale dalla comunità internazionale, a seguito della certificazione dei risultati da parte delle Nazioni Unite,

B.  considerando che da metà febbraio i combattimenti si sono intensificati sia nella capitale che nella parte occidentale del paese, con notizie allarmanti che indicano un aumento dell'uso dell'artiglieria pesante contro i civili da parte delle forze fedeli a Laurent Gbagbo; considerando che negli ultimi giorni le forze repubblicane del Presidente Ouattara hanno lanciato una vasta offensiva volta a ristabilire la sua autorità, hanno preso il controllo di numerose zone importanti, tra cui Yamoussoukro, la capitale politica, e San Pedro, porto di importanza fondamentale per le esportazioni di cacao, e si stanno ora avvicinando alla capitale economica Abidjan,

C. considerando che, secondo fonti ONU, dal dicembre 2010 quasi 500 persone hanno perso la vita in Côte d'Ivoire; considerando che il numero di vittime è probabilmente molto superiore, dato che la violenza perpetrata all'interno del paese non è sempre riportata dalla stampa,

D. considerando che la situazione in Côte d'Ivoire rischia di sfociare nuovamente in guerra civile, costituendo così una seria minaccia per la pace e la stabilità nella regione,

E.  considerando che il 3 marzo 2011 le forze di Laurent Gbagbo hanno aperto il fuoco ad Abidjan su una manifestazione di sole donne a sostegno del Presidente Ouattara, causando la morte di sette manifestanti e il ferimento di molte altre,

F.  considerando che l'Alto Commissario ONU Navi Pillay ha indicato, in seguito al brutale bombardamento del mercato di Abobo il 18 marzo 2011 da parte delle forze fedeli a Laurent Gbagbo, che gli attacchi contro i civili potrebbero costituire crimini contro l'umanità,

G. considerando che la missione ONU in Côte d'Ivoire (ONUCI) è oggetto costante di minacce e attacchi da parte delle forze di sicurezza pro-Gbagbo, mentre l'ex-Presidente ha adottato una retorica incendiaria che incita alla violenza contro le forze ONU e gli stranieri presenti in Côte d'Ivoire; considerando che diversi membri delle forze di pace ONU sono rimasti gravemente feriti o addirittura presi in ostaggio,

H. considerando che una relazione di un'importante ONG pubblicata a metà marzo ha denunciato che le atrocità commesse dalle forze di sicurezza e dalle milizie fedeli a Laurent Gbagbo, tra cui casi di violenza sessuale, sparizioni forzate ed esecuzioni extragiudiziali, uso eccessivo e indiscriminato della forza contro i civili, costituiscono crimini contro l'umanità,

I.   considerando che Fatou Bensouda, sostituto procuratore della Corte penale internazionale, ha di recente dichiarato che la Corte dispone di informazioni sufficienti per avviare un procedimento a carico di Laurent Gbagbo, sottolineando che la situazione della sicurezza comporta gravi problemi per lo svolgimento delle indagini e la protezione dei testimoni,

J.   considerando che lo Stato di diritto continua a deteriorarsi in Côte d'Ivoire; considerando che, dopo l'annuncio dei risultati, è stata sospesa la trasmissione di tutti i canali d'informazione stranieri; considerando che più di recente le stazioni radio ONUCI-FM, RFI e BBC sono state bandite dal paese, mentre la pubblicazione di numerosi giornali vicini al presidente Ouattara è stata interrotta;

K. considerando che il settore economico della Côte d'Ivoire si sta gravemente deteriorando a causa del processo di nazionalizzazione illegale dei settori bancario e del cacao avviato da Laurent Gbagbo nonché degli espropri arbitrari di denaro e di proprietà private; considerando che il FMI ha recentemente messo in guardia contro le gravi conseguenze economiche della situazione in Côte d'Ivoire per l'intera regione dell'Africa occidentale,

L.  considerando che l'Unione africana ha riaffermato Alassane Outarra quale vincitore legittimo delle elezioni presidenziali e ha adottato le raccomandazioni del Gruppo ad alto livello per una soluzione politica globale della crisi post-elettorale in Côte d'Ivoire,

M. considerando che, a causa del clima di terrore vigente nel paese, circa un milione di persone sono state sfollate, sia all'interno sia nei paesi vicini come Liberia, Ghana, Togo, Mali e Guinea,

N. considerando che il 17 marzo 2011 la Commissione europea ha quintuplicato l'assistenza umanitaria dell'UE alla Côte d'Ivoire; considerando che, tuttavia, la drammatica situazione umanitaria sul campo richiede la mobilitazione di fondi supplementari, dato che per molti cittadini ivoriani risulta sempre più difficile accedere al cibo, ai medicinali e ai beni basilari,

O. considerando che la risoluzione 1975(2011) del Consiglio di sicurezza dell'ONU, adottata all'unanimità, esorta Laurent Gbagbo a farsi immediatamente da parte e chiede la fine immediata della violenza contro i civili, imponendo nel contempo sanzioni mirate di tipo finanziario e restrizioni ai viaggi nei confronti di Laurent Gbagbo, di sua moglie e di tre collaboratori,

P.  considerando che, secondo le Nazioni Unite, le forze pro-Ouattara sono state accusate di massacri perpetrati nella parte occidentale del paese, in particolare a Duékoué, che hanno causato circa 330 vittime,

1.  esprime profonda preoccupazione per l'aggravarsi della situazione in Côte d'Ivoire, quattro mesi dopo il secondo turno delle elezioni presidenziali, e per il rischio di ricaduta nella guerra civile;

2.  ricorda che l'unica fonte di legittimità democratica è il suffragio universale e che l'elezione di Alassane Ouattara rispecchia la volontà sovrana del popolo ivoriano; esorta tutte le istituzioni ivoriane, tra cui le forze di difesa e sicurezza della Côte d'Ivoire (FDSCI), ad arrendersi senza indugio all'autorità del presidente democraticamente eletto Ouattara e al suo governo;

3.  condanna i tentativi da parte dell'ex Presidente Gbagbo e dei suoi sostenitori di usurpare violentemente la volontà del popolo ivoriano; ribadisce il proprio invito rivolto a Laurent Gbagbo a dimettersi immediatamente e consegnare il potere ad Alassane Ouattara; accoglie con favore, a tale proposito, l'adozione della risoluzione 1975(2011), con cui il Consiglio di Sicurezza dell'ONU ha formulato la sua dichiarazione più forte dall'inizio della crisi post-elettorale in Côte d'Ivoire, invitando Laurent Gbagbo a farsi immediatamente da parte;

4.  condanna nei termini più forti possibili l'escalation di violenza in Côte d'Ivoire e deplora profondamente la considerevole perdita di vite umane che ne consegue, così come le violazioni dei diritti umani e del diritto umanitario internazionale commesse, da quanto riferito, contro i civili dalle forze pro-Gbagbo, compresi atti di violenza sessuale; rileva che secondo il Consiglio di sicurezza dell'ONU questi atti possono costituire crimini contro l'umanità; sottolinea che la violenza contro i civili, tra cui donne, bambini e sfollati a livello internazionale, non sarà tollerata e deve cessare immediatamente; esprime la sua ferma opposizione a qualsiasi uso dei mezzi di comunicazione per l'incitamento all'odio; chiede l'abolizione di tutte le restrizioni all'esercizio del diritto della libertà di espressione;

5.  esprime profonda preoccupazione per le relazioni delle Nazioni Unite che segnalano la perpetrazione di massacri da parte delle forze filo-Ouattara nella parte occidentale del paese, in particolare a Duékoué; ribadisce la sua ferma condanna di qualsiasi atto di violenza contro i civili; chiede un'indagine immediata, indipendente e trasparente in merito a questi atti e insiste sul fatto che i responsabili devono essere chiamati a rispondere dei loro crimini;

6.  insiste sul fatto che non vi può essere impunità e che occorre adoperarsi al massimo al fine di individuare e consegnare alla giustizia, anche a livello internazionale, tutti i responsabili di crimini contro la popolazione civile; si compiace, a tale proposito, della creazione di una commissione d'inchiesta da parte del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite; rileva che il Consiglio di sicurezza dell'ONU ha indicato che la Corte penale internazionale può decidere in merito alla propria giurisdizione sulla situazione in Côte d'Ivoire; invita tutte le parti interessate in Côte d'Ivoire a collaborare con tali organismi in modo che possa essere fatta giustizia;

7.  esprime profonda preoccupazione per il peggioramento della situazione umanitaria in Côte d'Ivoire e nei paesi vicini, soprattutto in Liberia; invita tutte le parti interessate in Côte d'Ivoire a garantire l'accesso sicuro e senza ostacoli alle organizzazioni umanitarie sul terreno; chiede una rapida azione di politica internazionale per affrontare le urgenti esigenze umanitarie dei cittadini ivoriani e per evitare una nuova crisi migratoria nella regione;

8.  condanna fermamente gli atti di intimidazione e di ostruzione nei confronti dell'ONUCI e chiede a questo proposito a Laurent Gbagbo di porre immediatamente fine alle istigazioni all'odio e a tutte le azioni che minacciano la sicurezza del personale ONU sul terreno;

9.  accoglie con favore le ulteriori sanzioni mirate, tra cui il divieto di visto e il congelamento dei beni, adottate dal Consiglio dell'UE nei confronti di tutte le persone ed entità che si oppongono all'autorità del legittimo Presidente, ostacolano il passaggio di potere e forniscono aiuto finanziario all'ex presidente Gbagbo;

10. si compiace del fatto che, nella sua risoluzione 1975(2011), il Consiglio di sicurezza dell'ONU faccia presente di avere concesso all'ONUCI l'autorizzazione e il pieno appoggio a utilizzare tutti i mezzi necessari per svolgere il suo mandato volto a proteggere i civili, anche al fine di evitare un ulteriore utilizzo di armi pesanti; chiede a questo proposito un rapido e significativo rafforzamento delle capacità dell'ONUCI, al fine di garantire una protezione efficace della popolazione civile in Côte d'Ivoire;

11. loda e sostiene gli sforzi di mediazione sotto l'egida dell'Unione africana e dell'ECOWAS e fa nuovamente appello alle forze politiche in Côte d'Ivoire affinché sostengano attivamente una transizione pacifica evitando in tal modo ulteriori spargimenti di sangue;

12. esprime il proprio sostegno al piano dell'Unione africana per una soluzione globale pacifica della crisi, comprendente la creazione di un governo di unione nazionale da parte del Presidente Ouattara; invita Laurent Gbagbo a cessare la sua ostruzione all'attuazione di tale piano; sottolinea a questo proposito che tutti i paesi africani devono mostrare unità e agire in modo concertato, affinché sia possibile ripristinare la pace in Côte d'Ivoire;

13. invita la Commissione europea e gli Stati membri a coordinare i loro sforzi con altri donatori internazionali al fine di rispondere adeguatamente alla crisi umanitaria in Côte d'Ivoire e nei paesi vicini;

14. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione, al Vicepresidente/Alto rappresentante dell'Unione europea Catherine Ashton, al Consiglio di sicurezza e al Segretario generale delle Nazioni Unite, all'ONUCI, alle istituzioni dell'Unione africana, all'ECOWAS, all'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE e ai governi degli Stati membri dell'Unione europea.

 

Ultimo aggiornamento: 11 aprile 2011Avviso legale