presentata a seguito delle interrogazioni con richiesta di risposta orale B7‑0673/2011 e B7‑0674/2011
a norma dell'articolo 115, paragrafo 5, del regolamento
sulla libera circolazione dei lavoratori all'interno dell'Unione europea
Traian Ungureanu, Csaba Őry, Elena Băsescu, Iliana Ivanova, Marian-Jean Marinescu
a nome del gruppo PPE
Risoluzione del Parlamento europeo sula libera circolazione dei lavoratori all'interno dell'Unione europea
B7‑0727/2011
Il Parlamento europeo,
– vista la sua risoluzione del 25 ottobre 2011(1) sulla promozione della mobilità dei lavoratori all'interno dell'Unione europea,
– visti gli articoli 21, 45 e 47 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea e gli articoli 15, 21, 29, 34 e 45 della Carta dei diritti fondamentali,
– visto l'articolo 151 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,
– visto il regolamento (CEE) n. 1612/68 del Consiglio relativo alla libera circolazione dei lavoratori all'interno della Comunità, nella versione codificata dal regolamento (UE) n. 492/2011(2),
– vista la comunicazione della Commissione del 6 dicembre 2007 dal titolo "La mobilità, uno strumento per garantire nuovi e migliori posti di lavoro: Piano d'azione europeo per la mobilità del lavoro (2007-2010)" (COM(2007)0773),
– vista la comunicazione della Commissione del 18 novembre 2008 dal titolo "Le ripercussioni della libera circolazione dei lavoratori nel contesto dell'allargamento dell'Unione europea" (COM(2008)0765),
– vista la comunicazione della Commissione del 13 luglio 2010 dal titolo "Ribadire la libera circolazione dei lavoratori: diritti e principali sviluppi" (COM(2010)0373),
– vista la sua proposta di risoluzione sul regime transitorio che limita la libera circolazione dei lavoratori sui mercati del lavoro dell'Unione europea,
– vista la relazione della Commissione al Consiglio sul funzionamento delle disposizioni transitorie in materia di libera circolazione dei lavoratori provenienti dalla Bulgaria e dalla Romania (COM(2011)0729 def.),
– visto il parere del Comitato economico e sociale europeo sull'individuazione degli ostacoli residui alla mobilità sul mercato interno del lavoro,
– visti l'articolo 115, paragrafo 5, e l'articolo 110, paragrafo 2, del suo regolamento,
A. considerando che, sebbene il diritto di vivere e lavorare in un altro paese dell'Unione rappresenti una delle libertà fondamentali dell'UE e costituisca un aspetto fondamentale della cittadinanza dell'Unione riconosciuto dai trattati, a tutt'oggi i cittadini di due Stati membri incontrano ostacoli per quanto riguarda il diritto di svolgere un lavoro sul territorio di un altro Stato membro;
B. considerando che, stando alle recenti statistiche, alla fine del 2010 i lavoratori mobili provenienti da Romania e Bulgaria residenti sul territorio di un altro Stato membro rappresentavano lo 0,6% del totale della popolazione dell'Unione europea;
C. considerando che, alla fine del 2010, i lavoratori rumeni e bulgari hanno apportato un aumento del PIL dell'UE-25 sul lungo periodo pari allo 0,3% e, nello specifico, all'1,7% in Spagna e all'1,3% in Italia;
D. considerando che l'afflusso di lavoratori rumeni e bulgari ha avuto effetti positivi sui mercati dei paesi ospitanti in quanto sono andati a occupare professioni o settori caratterizzati da carenza di manodopera;
E. considerando che, in base a quanto affermato dalla Commissione nella sua ultima comunicazione, è più probabile che i lavoratori mobili rumeni e bulgari si trovino nella fase economicamente produttiva della loro vita rispetto ai cittadini dei paesi ospitanti, dal momento che i lavoratori mobili di Romania e Bulgaria al di sotto dei 35 anni di età rappresentano il 65% dei cittadini trasferitisi economicamente attivi e in età lavorativa, rispetto al 34% dell'UE-15;
F. considerando che da recenti dati Eurostat si evince che i lavoratori migranti rumeni e bulgari non incidono in maniera sostanziale sulle retribuzioni e i tassi di disoccupazione dei paesi ospitanti;
G. considerando che i flussi di mobilità sono determinati prevalentemente dal fabbisogno di manodopera e che, in un periodo di squilibri tra l'offerta e la domanda di manodopera a livello europeo, gli ostacoli transitori possono compromettere lo sviluppo economico delle imprese europee e il diritto di lavorare e risiedere sul territorio di un altro Stato membro;
H. considerando che la libera circolazione dei lavoratori rappresenta un esempio socioeconomico positivo sia per l'Unione europea che per gli Stati membri, essendo una pietra miliare per l'integrazione, lo sviluppo economico, la coesione sociale e il miglioramento individuale a livello professionale nell'Unione, che contrasta gli effetti negativi della crisi economica e genera un maggiore potere economico in grado di far fronte alla sfida del cambiamento globale;
I. considerando che la recente evoluzione delle nostre società, dovuta in particolare al mutamento industriale, alla globalizzazione, alle nuove modalità di lavoro, al cambiamento demografico e allo sviluppo dei mezzi di trasporto, richiede un maggior grado di mobilità tra i lavoratori;
J. considerando che, secondo la comunicazione della Commissione dell'11 novembre 2011, i lavoratori mobili di Romania e Bulgaria hanno avuto un impatto positivo sull'economia degli Stati membri che li ospitano;
K. considerando che la migrazione rappresenta un tema politico molto delicato all'interno dell'UE e che è fondamentale garantire che tutti i cittadini europei abbiano gli stessi diritti e doveri;
L. considerando che, in base a quanto affermato dalla Commissione nella sua ultima comunicazione, le perturbazioni sui mercati del lavoro nazionali sono imputabili a vari fattori, quali la crisi economica e finanziaria e i problemi strutturali del mercato del lavoro, e non all'afflusso di lavoratori rumeni e bulgari;
M. considerando che i lavoratori rumeni e bulgari costituiscono solo l'1% dei disoccupati (di età compresa tra i 15 e i 64 anni) all'interno dell'UE, rispetto al 4,1% costituito dai cittadini di paesi terzi;
N. considerando che, nell'attuale fase di rallentamento dell'economia a livello europeo, le rimesse che i lavoratori mobili inviano ai paesi di origine possono avere un effetto positivo netto sulla bilancia dei pagamenti di tali paesi;
1. invita gli Stati membri ad abolire le misure transitorie in vigore, dal momento che non vi sono ragioni economiche effettive per limitare il diritto dei cittadini rumeni e bulgari di lavorare e risiedere sul territorio di un altro Stato membro;
2. invita il Consiglio a tenere pienamente conto dell'ultima comunicazione della Commissione all'atto di giudicare se gli ostacoli transitori costituiscono una misura vantaggiosa e necessaria;
3. invita la Commissione a proporre una chiara definizione dell'espressione "gravi perturbazioni del mercato del lavoro";
4. chiede alla Commissione di illustrare gli indicatori e la metodologia, basati su indicatori sociali ed economici, che proveranno la chiara necessità di prorogare gli ostacoli transitori imposti dagli Stati membri in virtù del fatto che gli effetti negativi sui loro mercati del lavoro nazionali sono causati dai lavoratori rumeni e bulgari;
5. invita la Commissione a rendere note con la massima trasparenza le condizioni a cui uno Stato membro è autorizzato a mantenere gli ostacoli transitori, tenendo conto degli effetti di una simile decisione sull'economia dell'Unione europea e sulle interpretazioni ammesse dalla Corte di giustizia dell'Unione europea in riferimento alle deroghe alle libertà fondamentali;
6. invita gli Stati membri ad applicare la definizione, la metodologia, gli indicatori e i criteri all'atto di preparare le notifiche alla Commissione per richiedere l'introduzione o la proroga degli ostacoli transitori;
7. chiede alla Commissione e agli Stati membri di garantire l'applicazione rigorosa del diritto in materia di lavoro al fine di assicurare la parità di trattamento di tutti i lavoratori dell'UE e una concorrenza leale fra le imprese e di prevenire il dumping sociale;
8. invita gli Stati dell'UE-25 a consultare le parti sociali, ove necessario, prima di decidere in merito all'abrogazione o alla proroga delle disposizioni transitorie relative alla libera circolazione dei lavoratori rumeni e bulgari;
9. chiede agli Stati membri intenzionati a mantenere le restrizioni sul mercato del lavoro per i lavoratori rumeni e bulgari di indicare in modo chiaro e trasparente tutti gli indicatori socioeconomici in base ai quali è stato concluso che la mobilità geografica provoca gravi perturbazioni del loro mercato del lavoro nazionale;
10. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione, nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.