presentata a seguito di una dichiarazione del vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza
a norma dell'articolo 110, paragrafo 2, del regolamento
Véronique De Keyser, Ana Gomes, Ricardo Cortés Lastra, Richard Howitt, Michael Cashman
a nome del gruppo S&D
Risoluzione del Parlamento europeo sulla situazione in Nigeria (2012/2550(RSP))
B7‑0149/2012
Il Parlamento europeo,
– viste le sue precedenti risoluzioni sulla Nigeria,
– vista la dichiarazione resa il 22 gennaio 2012 dall'alto rappresentante Catherine Ashton sugli attentati a Kano, in Nigeria,
– vista la dichiarazione rilasciata il 27 dicembre 2011 dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sugli attacchi avvenuti in Nigeria,
– vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo,
– visto il Patto internazionale sui diritti civili e politici del 1966, ratificato dalla Nigeria il 29 ottobre 1993,
– vista la seconda revisione dell'accordo di Cotonou 2007-2013, ratificata dalla Nigeria il 27 settembre 2010,
– vista la Carta africana dei diritti dell'uomo e dei popoli del 1981, ratificata dalla Nigeria il 22 giugno 1983,
– visto il capitolo IV della costituzione nigeriana, relativo ai diritti fondamentali(1),
– visto l'articolo 110, paragrafo 2, del suo regolamento,
A. considerando che le libertà di religione, di credo, di coscienza e di pensiero costituiscono valori fondamentali e universali nonché elementi essenziali della democrazia; che l'Unione europea ha ribadito a più riprese il proprio impegno a favore delle suddette libertà, sottolineando altresì che i governi hanno il dovere di garantirle in tutto il mondo;
B. considerando che il 20 gennaio nella città settentrionale di Kano sono state uccise 185 persone, tra civili e agenti di polizia; che il giorno di Natale 2011 il gruppo estremista islamico Boko Haram ha perpetrato una serie di attentati esplosivi in varie chiese, causando la morte di 40 persone in una chiesa di Madalla;
C. considerando che dall'inizio del 2012 si sono verificati 21 sanguinosi attentati; che dal 2009 sono state uccise più di 935 persone;
D. considerando che il gruppo Boko Haram ha rivendicato gli attacchi esplosivi avvenuti in chiese, stazioni di polizia, strutture militari e banche, come pure nella sede delle Nazioni Unite ad Abuja;
E. considerando che, a seguito dei continui violenti attentati nella parte settentrionale della Nigeria, il 31 dicembre 2011 il Presidente Goodluck Jonathan ha dichiarato per alcune zone lo stato di emergenza;
F. considerando che, secondo il codice penale federale nigeriano, l'omosessualità è passibile di pene detentive fino a 14 anni; che in taluni Stati ove è applicata la Sharia l'omosessualità maschile consensuale è punibile con la pena capitale mentre, nel caso delle donne, con la fustigazione e pene detentive di 6 mesi; che è stata inoltre recentemente approvata una legge federale secondo cui il matrimonio fra persone dello stesso sesso è equiparabile a un reato penale; che l'Assemblea nazionale ha tentato in due occasioni di introdurre tale legge, ma che l'iter è stato bloccato grazie all'intervento di attivisti internazionali e nigeriani per i diritti umani;
G. considerando che le leggi religiose si possono applicare unicamente a coloro che le accettano;
H. considerando che i problemi della Nigeria derivano dalla mancanza di sviluppo economico e che la tensione è radicata in decenni di risentimento tra i gruppi autoctoni in lotta per il controllo dei terreni agricoli fertili contro i migranti e i coloni provenienti dal nord musulmano di lingua hausa;
I. considerando che, malgrado la Nigeria si collochi all'ottavo posto nella classifica dei maggiori produttori di petrolio, la maggior parte dei suoi 148 milioni di abitanti vive al di sotto della soglia di povertà;
J. considerando che lo scorso gennaio, a seguito della soppressione dei sussidi governativi al petrolio, la popolazione civile ha aderito a uno sciopero nazionale contro il prezzo dei carburanti che ha esacerbato la tensione sociale nel paese;
K. considerando che una risoluzione pacifica dei conflitti implica anche un accesso equo alle risorse e la ridistribuzione delle entrate in un paese ricco di petrolio come la Nigeria;
L. considerando che, a norma dell'articolo 8 dell'accordo di Cotonou riveduto, l'Unione europea intrattiene un regolare dialogo politico con la Nigeria sui diritti dell'uomo e i principi democratici nonché sulla discriminazione etnica, religiosa e razziale;
M. considerando che il dialogo interreligioso e interconfessionale è determinante per promuovere la pace, la tolleranza e la comprensione reciproca fra i popoli del mondo;
N. considerando che una divisione del paese sulla base della religione maggioritaria porterebbe all'esecuzione di massacri per motivi di "pulizia etnica";
1. condanna energicamente la violenza in Nigeria ed esprime preoccupazione per le perduranti tensioni etniche, religiose e politiche che continuano a essere fonte di sofferenza per migliaia di persone;
2. deplora la perdita di vite umane ed esprime profondo cordoglio per le vittime, le loro famiglie e le loro comunità;
3. esorta il governo della Nigeria a trovare il modo di porre fine, il più rapidamente possibile, alla violenza e garantire alla popolazione sicurezza e protezione nonché il rispetto dei diritti umani;
4. invita il Presidente della Nigeria a incoraggiare il dialogo interreligioso e interconfessionale e a rafforzare le libertà di pensiero, di coscienza e di religione;
5. invita le autorità a condurre un'indagine completa e indipendente sulle cause degli atti di violenza e ad assicurare alla giustizia i responsabili con modalità eque e trasparenti;
6. chiede la soppressione dell'attuale legislazione che criminalizza l'omosessualità rendendola punibile, in alcuni casi, con la lapidazione; invita il parlamento nigeriano a sospendere l'esame della legge che vieta i matrimoni fra persone dello stesso sesso, la quale, se approvata, comporterebbe gravi rischi per le persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender – sia nigeriane che straniere – di subire violenze e di essere arrestate;
7. ricorda la propria opposizione categorica alla pena di morte in qualsiasi circostanza e chiede al governo nigeriano di abolirla;
8. sollecita il governo della Nigeria a combattere la corruzione e lo sfruttamento delle risorse naturali del paese da parte di società straniere e a ridurre le diseguaglianze, cominciando dai più poveri;
9. invita il governo della Nigeria a lottare contro la povertà e le diseguaglianze e a promuovere riforme sociali, politiche ed economiche al fine di creare uno Stato democratico, stabile, sicuro e libero, che tenga in considerazione i diritti dell'uomo;
10. invita l'alto rappresentante del Servizio europeo per l'azione esterna a rafforzare il dialogo con la Nigeria, onde favorire i processi di consolidamento della democrazia in atto nel paese e promuovere il rispetto dei diritti umani e delle libertà religiose;
11. invita l'alto rappresentante del Servizio europeo per l'azione esterna ad adottare misure rivolte alla Nigeria, conciliando la diplomazia con la cooperazione allo sviluppo a lungo termine, al fine di conseguire la pace, la sicurezza, la buona governance e il rispetto dei diritti umani;
12. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione e all'alto rappresentante dell'Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, al governo della Nigeria, alle istituzioni dell'Unione africana, al Segretario generale delle Nazioni Unite, all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, ai copresidenti dell'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE, al parlamento panafricano, alla Comunità economica degli Stati dell'Africa occidentale e al gruppo di alto livello dell'Unione africana per il Sudan.
Articolo 38, paragrafo 1: tutti gli individui hanno diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione, compresa la libertà di cambiare religione o credo, e alla libertà (in forma individuale o collettiva, pubblica o privata) di esprimere e trasmettere la propria religione o il proprio credo attraverso il culto, l'insegnamento, la pratica e l'osservanza.