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Ciclo del documento : B7-0218/2012

Testi presentati :

B7-0218/2012

Discussioni :

OJ 18/04/2012 - 114

Votazioni :

PV 20/04/2012 - 10.6
CRE 20/04/2012 - 10.6

Testi approvati :


PROPOSTA DI RISOLUZIONE
PDF 124kDOC 78k
18.4.2012
PE486.772v01-00
 
B7-0218/2012

presentata a seguito di dichiarazioni del Consiglio e della Commissione

a norma dell'articolo 110, paragrafo 2, del regolamento


sulla nazionalizzazione di YPF (REPSOL) da parte del governo argentino


(2012/2619(RSP))

Gabriele Zimmer, Helmut Scholz, Willy Meyer, Patrick Le Hyaric, Jürgen Klute, Paul Murphy, Marisa Matias, João Ferreira, Jacky Hénin a nome del gruppo GUE/NGL

Risoluzione del Parlamento europeo sulla nazionalizzazione di YPF (REPSOL) da parte del governo argentino (2012/2619(RSP))  
B7‑0218/2012

Il Parlamento europeo,

–   visto l'articolo 207 del TFUE,

–   vista la sua risoluzione sulle relazioni commerciali dell'Unione europea con l'America latina (settembre 2010, relazione Scholz),

–   vista la dichiarazione di Madrid a conclusione del vertice dei capi di Stato dell'UE e dell'America latina (maggio 2010),

–   vista la sua risoluzione sulla futura politica europea in materia di investimenti internazionali (marzo 2011),

–   visto l'articolo 110, paragrafo 2, del suo regolamento,

A. considerando che il governo della Repubblica argentina ha recentemente annunciato la trasmissione di un disegno di legge al Congresso, al fine di convalidare la nazionalizzazione del 51% delle azioni della società petrolifera YPF, detenute in maggioranza da REPSOL;

B.  considerando che la privatizzazione di YPF è avvenuta negli anni '90 in conseguenza dell'attuazione di politiche prettamente neoliberiste che hanno contribuito all'aumento della povertà e al collasso economico; che l'attuale ripresa economica dell'Argentina è attribuibile alla decisione del governo di non attuare politiche neoliberiste analoghe a quelle tuttora applicate dall'UE e che determinano la profonda crisi attuale e il notevole aumento della povertà in Europa;

C. considerando che l'intervento nella sfera economica per difendere l'interesse pubblico è legale ed è parte della sovranità di ogni paese; che tutti i governi hanno l'obbligo di garantire a ogni cittadino l'accesso al diritto fondamentale all'energia e di eliminare la povertà; che il trattato bilaterale d'investimento del 1992 tra Spagna e Argentina stabilisce chiaramente che la nazionalizzazione o l'espropriazione sono autorizzate per difendere l'interesse pubblico, senza discriminazioni e con adeguati indennizzi;

D. considerando che in passato la maggior parte dei paesi europei ha nazionalizzato alcuni settori economici a difesa del pubblico interesse dei propri cittadini; che gli Stati membri dell'UE dovrebbero essere incoraggiati a ricorrere ad analoghe opportunità per affrontare l'attuale crisi anziché attuare politiche neoliberiste;

E.  considerando che REPSOL non è un'azienda spagnola, dato che più della metà delle azioni è detenuta da azionisti stranieri, e che le politiche di REPSOL favoriscono una ridotta élite economica di azionisti; che i profitti di REPSOL sono aumentati dell'11% dal 1998 al 2007, mentre i salari dei lavoratori sono aumentati solo dell'1,7%; che REPSOL è solita versare un utile sui dividendi pari al 7%, mentre altre società petrolifere versano in media il 3% ai propri azionisti;

F.  considerando che il governo argentino sostiene che REPSOL non abbia rispettato i propri obblighi in Argentina, poiché ha dato priorità al mercato internazionale, ignorando le esigenze nazionali; che REPSOL sarebbe responsabile del calo del 54% della produzione di greggio e del 97% della produzione di gas, costringendo lo Stato a importare carburante per 9 397 milioni di dollari statunitensi; che le riserve di YPF si sono drasticamente ridotte a seguito di mancati investimenti e prospezioni;

G. considerando che è dimostrato che REPSOL non ha rispettato i propri obblighi nemmeno in altri paesi, causando ingenti danni ecologici in Ecuador e in Bolivia che hanno contribuito a impoverire la popolazione locale, e ha sostenuto vari governi responsabili di gravi violazioni dei diritti umani;

H. considerando che REPSOL ha dichiarato solo il 24,8% delle proprie entrate in Spagna, il 21,41% in Argentina e le restanti in altri paesi, compresi alcuni paradisi fiscali; che è opportuno considerare l'ipotesi di un maggiore controllo, o addirittura di una nazionalizzazione, di REPSOL da parte del governo spagnolo e di altri, poiché questa soluzione porterebbe all'adeguato versamento delle imposte e al trasferimento di una parte dei benefici a vantaggio dei lavoratori e dei consumatori anziché dare la priorità all'interesse degli azionisti;

I.   considerando che la risoluzione del PE sulle relazioni commerciali dell'Unione europea con l'America latina (ottobre 2010, relazione Scholz) ricorda che la dichiarazione di Madrid riconosce esplicitamente il principio del diritto sovrano degli Stati di gestire e regolare le proprie risorse naturali, precisando che dovrebbero essere presi in considerazione criteri di sostenibilità;

J.   considerando che l'Argentina ha annunciato che l'adeguato indennizzo sarà deciso dal tribunale argentino (Tribunal de Tasaciones del Estado) competente per le nazionalizzazioni e la valutazione dell'adeguato indennizzo sarà effettuata senza operare distinzioni tra azionisti nazionali o stranieri; che gli investitori non dovrebbero chiedere un trattamento non discriminatorio rispetto agli investitori locali, ma dovrebbero chiedere un tribunale speciale in caso di controversia; che in passato la maggior parte degli azionisti di REPSOL ha goduto di enormi vantaggi, pur sapendo che un'espropriazione era possibile e legale e potendo prendere una decisione di conseguenza;

K. considerando che il presidente della società, il governo spagnolo, la Commissione e Catherine Ashton hanno accusato e addirittura minacciato il governo argentino prima ancora di conoscere il prezzo che sarà corrisposto per le azioni;

L.  considerando che, a norma del trattato di Lisbona, è necessario trovare un giusto equilibrio tra i diritti e i doveri degli investitori nell'attuazione dei nuovi poteri dell'UE in materia di investimenti; che per oltre 20 anni questo equilibrio non è stato raggiunto e sono stati favoriti gli investitori e le società, in virtù dell'avanzamento della politica neoliberista, e che le istituzioni europee tendono a continuare e a perseverare in questa direzione errata;

M. considerando che tale squilibrio, unito a uno sfruttamento inadeguato delle risorse naturali da parte delle società transnazionali, ha dato luogo a distruzioni, conflitti sociali, degrado ambientale, povertà e migrazione di persone in svariati paesi, compresi quelli dell'America latina;

N. considerando che le decisioni adottate da organismi di arbitrato quali l'ICSID (Banca mondiale) e l'UNCITRAL (Nazioni Unite) non rispecchiano la necessità di raggiungere l'equilibrio tra i diritti e i doveri degli investitori e delle società né il diritto del governo di difendere l'interesse pubblico;

O. considerando che, a causa degli squilibri nelle decisioni dell'ICSID a favore delle società, diversi paesi latinoamericani (la Bolivia nel 2007, l'Ecuador nel 2009 e il Venezuela nel 2012) hanno deciso di annullare il riconoscimento di tale organismo, reputandolo incompatibile con il loro mandato inteso a controllare e organizzare lo sfruttamento delle proprie risorse naturali a favore dell'interesse pubblico, dello sviluppo e dell'ambiente;

1.  rispetta il diritto di tutti i paesi a esercitare il diritto sovrano di gestire le proprie risorse naturali e di regolamentare l'economia in funzione dell'interesse pubblico; appoggia la decisione del governo di nazionalizzare YPF, una società creata dall'Argentina nel 1922 e privatizzata in conseguenza delle politiche prettamente neoliberiste attuate negli anni '90, con ripercussioni molto negative per l'economia e un drammatico aumento della povertà;

2.  esorta tutti gli Stati membri, in particolare la Spagna, come pure la Commissione europea e Catherine Ashton, a non privilegiare anzitutto i profitti degli azionisti di REPSOL e a difendere invece gli interessi dei cittadini, il loro interesse sociale e l'ambiente, nonché a prestare attenzione alle necessità dei lavoratori e alla stabilità dell'occupazione, alle esigenze dei consumatori tanto in Argentina quanto nell'UE, alla ricomparsa della povertà e al rispetto dell'ambiente; sollecita gli stessi a mantenere buone relazioni con l'Argentina, ad astenersi dall'accusare il suo governo e a non annunciare rivalse prima ancora di conoscere il prezzo che sarà corrisposto per le azioni sulla base della valutazione che effettuerà l'organismo competente (Tribunal de Tasaciones de la Nación);

3.  ritiene che, alla luce del crescente numero di conflitti che coinvolgono da un lato investitori e società e dall'altro popolazioni e autorità locali in America latina, in Africa e in altre regioni, urge avviare un dialogo costruttivo tra pari tra l'UE e i paesi terzi per quanto concerne il futuro degli investimenti esteri, al fine di raggiungere un opportuno equilibrio tra i diritti e i doveri degli investitori e delle società nonché uno sfruttamento adeguato delle risorse naturali, cercando altresì alternative agli organismi di arbitrato esistenti (ICSID e UNCITRAL);

4.  invita la Commissione europea e gli Stati membri a mettere fine all'attuazione di politiche neoliberiste dannose e desuete che aggravano l'attuale crisi economica a discapito dei cittadini europei, in particolare dei più poveri, e a considerare un approccio più creativo e coraggioso per risolvere la crisi, traendo eventualmente ispirazione da alcune delle soluzioni economiche attuate da determinati paesi dell'America latina;

5.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi degli Stati membri, al governo e al congresso della Repubblica argentina e ai membri del consiglio del Mercosur.

Ultimo aggiornamento: 19 aprile 2012Avviso legale