Procedura : 2012/2694(RSP)
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B7-0374/2012

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PV 05/07/2012 - 13.5

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PROPOSTA DI RISOLUZIONE
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Vedasi anche la proposta di risoluzione comune RC-B7-0373/2012
27.6.2012
PE491.989v01-00
 
B7-0374/2012

presentata a seguito di una dichiarazione del vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza

a norma dell'articolo 110, paragrafo 2, del regolamento


Politica dell'UE in Cisgiordania e a Gerusalemme Est (2012/2964(RSP))


Véronique De Keyser, Pino Arlacchi, Emine Bozkurt, Ricardo Cortés Lastra, Emer Costello, Robert Goebbels, Ana Gomes, Richard Howitt, Wolfgang Kreissl-Dörfler, María Muñiz De Urquiza, Norbert Neuser, Raimon Obiols, Boris Zala a nome del gruppo S&D

Risoluzione del Parlamento europeo sulla politica dell'UE in Cisgiordania e a Gerusalemme Est (2012/2964(RSP))  
B7‑0374/2012

Il Parlamento europeo,

–   viste la sue precedenti risoluzioni, in particolare quelle del 29 settembre 2011 sulla situazione in Palestina, del 16 febbraio 2012 sulla proposta di decisione del Consiglio relativa alla conclusione della convenzione regionale sulle norme di origine preferenziali paneuromediterranee e del 9 settembre 2010 sulla situazione del fiume Giordano, con particolare riferimento alla regione del Basso Giordano,

–   viste le conclusioni del Consiglio sul processo di pace in Medio Oriente dell'14 maggio 2012, del 23 maggio 2011 e del 8 dicembre 2009,

–   visto il discorso sugli ultimi sviluppi in Medio Oriente e in Siria pronunciato dal vicepresidente/alto rappresentante Catherine Ashton durante la seduta plenaria del Parlamento europeo del 12 giugno 2012,

–   viste le dichiarazioni del vicepresidente/alto rappresentante Catherine Ashton, in particolare quelle dell'8 giugno 2012 sull'espansione degli insediamenti, del 25 aprile 2012 sulla decisione delle autorità israeliane riguardo allo status degli insediamenti di Sansana, Rechelim e Bruchin nei territori palestinesi occupati, e del 22 febbraio 2012 sull'approvazione degli insediamenti israeliani,

–   vista la relazione dei capimissione dell'UE su Gerusalemme Est del gennaio 2012,

–   vista la relazione dei capimissione dell'UE sull'Area C e la costruzione dello Stato palestinese del luglio 2011,

–   vista la quarta Convenzione di Ginevra sulla protezione delle persone civili in tempo di guerra del 1949,

–   vista la Carta delle Nazioni Unite,

–   viste le pertinenti risoluzioni delle Nazioni Unite, in particolare la risoluzione 181 (1947) dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite e le risoluzioni 242 (1967), 252 (1968), 338 (1973), 476 (1980), 478 (1980), 1397 (2002), 1515 (2003) e 1850 (2008) del Consiglio di sicurezza,

–   viste le dichiarazioni del Quartetto per il Medio Oriente e in particolare quelle dell'11 aprile 2012 e del 23 settembre 2011,

–   visto il parere consultivo della Corte internazionale di giustizia del 9 luglio 2004 sulle conseguenze giuridiche della costruzione di un muro nei territori palestinesi occupati,

–   vista la sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea del 25 febbraio 2010 nella causa C-386/08, Brita GmbH contro Hauptzollamt Hamburg-Hafen,

–   visto il piano biennale del primo ministro palestinese Salam Fayyad, dell'agosto 2009, per la costruzione di uno Stato, denominato "Mettere fine all'occupazione, creare uno Stato",

–   visto l'accordo provvisorio sulla Cisgiordania e la Striscia di Gaza del 18 settembre 1995,

–   visti gli accordi di Oslo (dichiarazione dei principi riguardanti progetti di autogoverno ad interim) del 13 settembre 1993,

–   visto l'articolo 110, paragrafo 2, del suo regolamento,

A. considerando che il Parlamento europeo ha ripetutamente confermato di appoggiare la soluzione di due Stati, in base alla quale lo Stato di Israele e uno Stato della Palestina limitrofo, indipendente, democratico e vitale vivono fianco a fianco in pace e sicurezza, ha chiesto la ripresa dei colloqui di pace diretti tra Israele e i palestinesi e ha dichiarato che non dovrebbero essere riconosciute modifiche ai confini precedenti al 1967, anche per quanto riguarda Gerusalemme, diverse da quelle concordate tra le parti;

B.  considerando questioni indiscutibili sia il diritto del popolo palestinese all'autodeterminazione e a un proprio Stato sovrano sia il diritto di esistenza dello Stato d'Israele entro frontiere sicure; che le conclusioni del Consiglio del 14 maggio 2012 hanno sottolineato la convinzione che "i mutamenti in corso in tutto il mondo arabo rendano ancora più urgente la necessità di progressi nel processo di pace in Medio Oriente; che tenere in conto le aspirazioni dei popoli della regione, comprese quelle dei palestinesi alla statualità e quelle degli israeliani alla sicurezza, è un elemento essenziale per la pace, la stabilità e la prosperità durature nella regione;

C. considerando che le recenti relazioni dei capimissione dell'UE su "Area C e la costruzione dello Stato palestinese" e su Gerusalemme Est, entrambe divulgate alla stampa, hanno rivelato nuovamente sviluppi allarmanti sul terreno nelle aree interessate, tendenze che rappresentano una minaccia rilevante per la fattibilità di una soluzione fondata su due Stati;

D. considerando che la Cisgiordania e Gerusalemme Est, insieme alla Striscia di Gaza, sono territori occupati; che a tali territori sono pienamente applicabili il diritto internazionale sui diritti umani e il diritto internazionale umanitario, compresa la quarta Convenzione di Ginevra; che Israele, in quanto forza d'occupazione, è obbligato, tra l'altro, a garantire in buona fede che i bisogni primari della popolazione palestinese occupata siano soddisfatti, a gestire la sua occupazione in modo da recare beneficio alla popolazione locale, a proteggere e preservare i beni di carattere civile nonché a impedire il trasferimento della propria popolazione nel territorio occupato e della popolazione del territorio occupato nel proprio territorio;

E.  considerando che gli accordi di Oslo del 1993 hanno diviso la Cisgiordania in tre zone: Aree A, B e C; che l'Area C, sotto controllo civile e di sicurezza israeliano, costituisce il 62% del territorio ed è l'unica area contigua con la maggior parte della terra fertile e ricca di risorse in Cisgiordania; che l'accordo interinale sulla Cisgiordania e la Striscia di Gaza del 1995 prevedeva il graduale passaggio dell'area C alla giurisdizione palestinese, cosa che non è avvenuta;

F.  considerando che la presenza palestinese nell'Area C è stata minata dalle politiche del governo israeliano; che, a seguito di queste politiche, solo il 5,8% della popolazione palestinese nella Cisgiordania vive all'interno dell'area C mentre il numero dei coloni israeliani, stimato a 310 000, è oltre il doppio rispetto al numero stimato di palestinesi in detta zona; che, di conseguenza, proteggere la popolazione palestinese e i suoi diritti nell'Area C è della massima importanza per preservare la vitalità della soluzione basata su due Stati;

G. considerando che Israele, nella sua "legge fondamentale: Gerusalemme, capitale di Israele" del 1980, ha dichiarato Gerusalemme capitale completa e indivisa d'Israele; che la risoluzione 478 (1980) del Consiglio di sicurezza dell'ONU ha stabilito che tutte le misure e azioni legislative e amministrative adottate da Israele, come potenza occupante, che hanno alterato o inteso alterare il carattere e lo status di Gerusalemme, e in particolare la Legge fondamentale, sono nulle e devono essere immediatamente revocate; che le conclusioni del Consiglio del 14 maggio 2012 hanno ribadito ancora una volta che si dovrà, tramite negoziati, trovare un modo per risolvere lo status di Gerusalemme quale futura capitale di due Stati;

H. considerando che gli sviluppi in corso a Gerusalemme Est, come sottolineato anche nella relazione dei capimissione dell'UE, rendono sempre più improbabile e impraticabile la prospettiva che Gerusalemme diventi la futura capitale di due Stati, minando la soluzione basata su due Stati; che aumenta sempre più la separazione tra Gerusalemme Est e la Cisgiordania, così come quella tra il "bacino storico" all'interno di Gerusalemme e il resto di Gerusalemme Est;

I.   considerando che, mentre i palestinesi residenti a Gerusalemme Est rappresentano il 37% della popolazione di Gerusalemme e apportano il 36% delle entrate fiscali del comune, solo il 10% del bilancio comunale viene speso a Gerusalemme Est e la fornitura di servizi è altamente inadeguata; considerando che a Gerusalemme Est la maggior parte delle istituzioni palestinesi, tra cui la "Orient House", sono state chiuse dalle autorità israeliane, creando nella popolazione palestinese locale un vuoto istituzionale e di leadership che rimane una delle principali preoccupazioni;

J.   considerando che i palestinesi residenti a Gerusalemme Est hanno lo status di residente permanente, che può essere trasferito ai figli solo a certe condizioni e non si trasferisce automaticamente col matrimonio, impedendo ai coniugi e ai figli di molti residenti permanenti di Gerusalemme Est di vivere insieme ai loro familiari; che, d'altra parte, circa 200 000 coloni israeliani vivono a Gerusalemme Est o in sua prossimità;

K. considerando che la presenza palestinese nell'Area C e a Gerusalemme Est è stata minata dalle politiche del governo israeliano; che un elemento chiave di queste politiche è la costruzione e l'espansione degli insediamenti; che gli insediamenti israeliani sono illegali secondo il diritto internazionale e costituiscono un grave ostacolo agli sforzi di pace, mentre sono sovvenzionati dal governo israeliano con considerevoli incentivi in campo fiscale e in materia di alloggi, infrastrutture, strade, accesso all'acqua, istruzione, assistenza sanitaria ecc.; che ne 2011 è stata registrata la maggiore espansione degli insediamenti nella zona di Gerusalemme dal 1967; che la violenza e le intimidazioni dei coloni contro i civili palestinesi hanno dato luogo a incidenti gravi e anche a lesioni mortali;

L.  considerando che, in assenza di efficaci meccanismi di controllo dell'UE, i prodotti degli insediamenti israeliani continuano a essere importati nel mercato europeo con regime preferenziale; che il Parlamento europeo nella sua risoluzione del 16 febbraio 2012 sulla proposta di decisione del Consiglio relativa alla conclusione della convenzione regionale sulle norme di origine preferenziali paneuromediterranee ha espresso serie riserve in merito alle prassi utilizzate da alcune imprese ai fini dello sfruttamento dei termini dell'accordo di associazione UE-Israele nelle esportazioni di beni prodotti nei territori palestinesi occupati dirette al mercato europeo con trattamento preferenziale, ha rilevato che restano insoddisfacenti le soluzioni prospettate dalla relativa intesa tecnica tra l'UE e Israele, dato che andrebbe concordato un meccanismo semplice, efficace e affidabile per sostituire l'intesa con Israele, ha chiesto agli Stati membri di provvedere a che le rispettive autorità doganali applichino effettivamente le attuali intese tecniche e ha invitato la Commissione a presentare nuove proposte e a cooperare con il Parlamento europeo per trovare una soluzione a detti abusi dell'accesso preferenziale al mercato interno dell'Unione;

M. considerando che il muro di separazione costruito da Israele, il quale non segue la Linea Verde, isola sezioni considerevoli dei territori palestinesi sia in Cisgiordania che a Gerusalemme Est; che nel parere consultivo del 2004 della Corte internazionale di giustizia sulle conseguenze giuridiche della costruzione di un muro nei territori palestinesi occupati si dichiara che "la costruzione del muro eretto da Israele, potenza occupante, nei territori palestinesi occupati, ivi compreso all'interno e intorno a Gerusalemme est, e il regime che lo accompagna, sono contrari al diritto internazionale";

N. considerando che l'espansione in atto degli insediamenti e la violenza dei coloni, le restrizioni di pianificazione e la conseguente acuta carenza di abitazioni, le demolizioni di case, gli sfratti e i trasferimenti coatti, la confisca di terre, le difficoltà di accesso all'acqua e ad altre risorse naturali, la mancanza di servizi sociali di base e di assistenza ecc., comportano gravi ripercussioni negative sulle condizioni di vita dei palestinesi in Cisgiordania, con particolare riferimento all'Area C, e a Gerusalemme Est; che la situazione economica in queste zone, aggravata dalle restrizioni in materia di accesso, circolazione e pianificazione, resta una grave fonte di preoccupazione;

O. considerando che il Parlamento europeo ha ripetutamente espresso il suo sostegno agli sforzi di costruzione di un Stato del presidente Mahmoud Abbas e del primo ministro Salam Fayyad e ha riconosciuto e accolto con compiacimento il successo del piano biennale di costruzione dello Stato del primo ministro Salam Fayyad; che l'Area C e Gerusalemme Est devono restare altrettante priorità nei piani di sviluppo nazionale palestinese, anche come risposta ai sentimenti di isolamento percepiti dai palestinesi che vi abitano;

P.  considerando che 4 500 detenuti palestinesi, tra cui 27 membri del Consiglio legislativo palestinese, oltre 200 minorenni con meno di 18 anni di età e più di 300 detenuti con pene amministrative, restano incarcerati nelle prigioni e nei centri di detenzione israeliani; che il ricorso arbitrario ed eccessivo alla detenzione amministrativa di palestinesi da parte di Israele in quanto potenza occupante è in contrasto con la quarta convenzione di Ginevra;

Q. considerando che la popolazione palestinese della Cisgiordania, nell'Area C e a Gerusalemme Est si scontra con gravi problemi di scarsità idrica; che gli agricoltori palestinesi sono duramente colpiti dalla mancanza di acqua per l'irrigazione, provocata dall'utilizzo della maggior parte dell'acqua in questione da parte di Israele e dei coloni israeliani in Cisgiordania; che la disponibilità di risorse idriche sufficienti è essenziale per la vitalità di un futuro Stato palestinese,

R.  considerando che gli arabi beduini sono una popolazione autoctona dedita a una vita agricola sedentaria tradizionale nei propri territori ancestrali e chiedono un riconoscimento ufficiale e permanente della loro situazione e del loro statuto precipui; che la comunità di arabi beduini, minacciate dalle politiche israeliane che minano la loro sussistenza e comportano trasferimenti coatti, sono una popolazione particolarmente vulnerabile sia nei territori palestinesi occupati che nel Negev (Naqab);

S.  considerando che l'Unione europea è il maggior donatore per l'Autorità palestinese che gli aiuti umanitari allo sviluppo forniti dalla comunità internazionale, dall'Unione europea e dai suoi Stati membri in particolare, non esonerano Israele, come potenza occupante, dai suoi obblighi derivanti dal diritto internazionale; che oltre sessanta progetti finanziati dall'Unione europea o dai suoi Stati membri sono stati danneggiati o distrutti dalle forze israeliane dal gennaio 2011 e oltre 100 progetti simili sono sotto la minaccia di demolizione;

T.  considerando che il Parlamento europeo ha ripetutamente confermato il proprio impegno deciso a favore della sicurezza dello Stato di Israele; che, nelle conclusioni del 14 maggio 2012, anche il Consiglio ha ribadito il fondamentale impegno dell'UE e dei suoi Stati membri a favore della sicurezza di Israele, ha condannato con la massima fermezza gli atti di violenza deliberatamente diretti alla popolazione civile, compreso il lancio di razzi dalla Striscia di Gaza, e chiesto la prevenzione efficace del contrabbando di armi destinate a Gaza;

U. considerando che il blocco e la crisi umanitaria che interessano la Striscia di Gaza perdurano nonostante i numerosi appelli lanciati dalla comunità internazionale che invocano l'apertura immediata, continua e incondizionata dei valichi per consentire il flusso di aiuti umanitari, merci e persone verso e da Gaza, come ribadito altresì nelle conclusioni del Consiglio del 14 maggio 2012;

1.  ribadisce fermamente il proprio sostegno alla soluzione fondata sulla coesistenza di due Stati in base ai confini del 1967, con Gerusalemme come capitale di entrambi e con lo Stato di Israele e uno Stato palestinese indipendente, democratico, contiguo e capace di esistenza autonoma che convivano fianco a fianco, in pace e in sicurezza; sostiene pienamente le conclusioni del Consiglio sul processo di pace in Medio Oriente del 14 maggio 2012, ribadendo che l'UE non riconoscerà alcun cambiamento dei confini precedenti al 1967, anche per quanto riguarda Gerusalemme, diverso da quelli concordati dalle parti;

2.  esprime profonda preoccupazione in merito agli sviluppi sul campo nell'Area C in Cisgiordania e a Gerusalemme Est, descritti nelle relazioni dei capimissione dell'UE su "Area C e la costruzione dello Stato palestinese" del luglio 2011 e su Gerusalemme Est del gennaio 2012, che tendono a minare la fattibilità di una soluzione fondata sulla coesistenza di due Stati; esorta tutte le parti ad astenersi da qualsiasi iniziativa unilaterale suscettibile di compromettere sul campo la prospettiva di un accordo negoziato, in particolare le attività israeliane di insediamento; accoglie con favore e sostiene pienamente i paragrafi 6 e 7 delle conclusioni del Consiglio del 14 maggio 2012 che riguardano le questioni degli insediamenti, di Gerusalemme Est e dell'Area C;

3.  sottolinea l'importanza di proteggere la popolazione palestinese e i suoi diritti nell'Area C e a Gerusalemme Est, fattore della massima importanza per preservare la fattibilità della soluzione fondata sulla coesistenza di due Stati;

4.  sottolinea nuovamente che gli insediamenti israeliani in Cisgiordania e a Gerusalemme Est sono illegali secondo il diritto internazionale; chiede il congelamento immediato, totale e permanente di tutte le attività israeliane di costruzione e espansione degli insediamenti, che costituiscono una grave minaccia alla fattibilità della soluzione fondata sulla coesistenza di due Stati, e lo smantellamento di tutti gli avamposti costruiti dal marzo 2001;

5.  condanna con fermezza tutti gli atti di estremismo, violenza e molestia commessi dai coloni contro la popolazione civile palestinese e invita il governo e le autorità israeliani ad assicurare i colpevoli alla giustizia e a renderli responsabili delle loro azioni poiché la mancata assunzione di responsabilità sfocia nell'impunità;

6.  chiede che gli obblighi dell'UE previsti dal diritto internazionale siano pienamente rispettati così come la legislazione esistente dell'UE nell'attuazione degli accordi bilaterali UE-Israele; invita, in questo contesto, la Commissione a creare un meccanismo di controllo dell'UE adeguato ed efficace per far sì che i prodotti degli insediamenti israeliani non entrino nel mercato europeo con un trattamento preferenziale; sottolinea che i soggetti israeliani la cui sede, le succursali o le filiali sono state registrate nel territorio occupato da Israele nel 1967 o che svolgono attività in detto territorio non dovrebbero essere autorizzati a partecipare alla cooperazione con l'UE;

7.  invita il governo e le autorità di Israele, quale potenza occupante, a ottemperare ai propri obblighi garantendo in particolare:

–   l'immediata cessazione delle demolizioni di edifici, degli sfratti e dei trasferimenti forzati dei palestinesi,

–   il sostegno alle attività palestinesi di pianificazione e costruzione e all'attuazione dei progetti di sviluppo palestinesi,

–   l'accesso e la circolazione,

–   l'accesso dei palestinesi ai terreni agricoli e ai pascoli,

–   l'equa distribuzione delle risorse idriche rispettando le esigenze della popolazione palestinese,

–   il miglioramento dell'accesso della popolazione palestinese a servizi sociali e di assistenza adeguati, in particolare nei settori dell'istruzione e della sanità pubblica, nonché

–   il supporto alle operazioni umanitarie nell'Area C e a Gerusalemme Est;

8.  chiede la riapertura delle istituzioni palestinesi a Gerusalemme Est, in particolare la "Orient House";

9.  chiede che sia messa fine all'uso arbitrario ed eccessivo della detenzione amministrativa senza accuse formali o processo da parte delle autorità israeliane nei confronti dei palestinesi, che sia garantito l'accesso a un processo equo per tutti i detenuti palestinesi, e che siano rilasciati i prigionieri politici palestinesi, in particolare i membri del Consiglio legislativo palestinese, tra cui Marwan Barghouti, e tutte le persone sottoposte a misure di detenzione amministrativa; chiede inoltre l'immediata liberazione di Nabil Al-Raee, direttore artistico del teatro Libertà del campo profughi di Jenin, arrestato il 6 giugno 2012 e da allora detenuto;

10. chiede la protezione delle comunità beduine arabe che vivono nei territori palestinesi occupati e nel Negev (Naqab); chiede che sia immediatamente posta fine a qualsiasi atto di trasferimento forzato, espropriazione o demolizione nei confronti di questo popolo e che gli siano forniti servizi adeguati nelle loro terre ancestrali, migliorando così le sue condizioni di vita; esorta, in questo contesto, il governo israeliano a ritirare il piano Prawer;

11. incoraggia il governo e le autorità palestinesi a prestare una maggiore attenzione all'Area C e a Gerusalemme Est nei piani e progetti di sviluppo nazionale onde migliorare la situazione e le condizioni di vita per la popolazione palestinese che vi abita;

12. sottolinea ancora una volta che l'unico modo per pervenire a una pace giusta e duratura tra israeliani e palestinesi consiste nel ricorso a strumenti pacifici e non violenti; lancia un nuovo appello per la ripresa dei colloqui di pace diretti tra le parti; continua a sostenere, in detto contesto, la politica di resistenza non violenta del Presidente Mahmoud Abbas e a incoraggiare la riconciliazione intrapalestinese e la costruzione di uno Stato palestinese, riconoscendo che le elezioni presidenziali e parlamentari costituiscono elementi importanti di questo processo;

13. ribadisce il suo forte impegno a favore della sicurezza dello Stato di Israele; condanna tutti gli atti di violenza compiuti da entrambe le parti che colpiscono deliberatamente la popolazione civile, compreso il lancio di razzi dalla Striscia di Gaza;

14. invita il Consiglio e la Commissione a continuare a sostenere le istituzioni palestinesi e i progetti di sviluppo nell'Area C e a Gerusalemme Est e a fornire loro assistenza al fine di proteggere e rafforzare la popolazione palestinese; chiede, tuttavia, che il coordinamento tra l'UE e gli Stati membri in questo ambito sia migliorato; chiede altresì che Israele sia ritenuto responsabile dal punto di vista finanziario della demolizione dei progetti finanziati dall'UE e dai suoi Stati membri nei territori palestinese occupati;

15. esorta il Consiglio e la Commissione a continuare a trattare queste questioni a tutti i livelli nelle relazioni bilaterali dell'UE con Israele e l'Autorità palestinese; sottolinea che l'impegno di Israele a rispettare i propri obblighi previsti dal diritto internazionale umanitario e dai diritti umani nei confronti dalla popolazione palestinese occupata deve essere tenuto in piena considerazione nelle relazioni bilaterali dell'UE con il paese, anche nel contesto della prossima riunione del Consiglio di associazione UE-Israele, e che in tutti gli strumenti di detto partenariato debbano essere integrati pertinenti indicatori di rendimento;

16. esorta nuovamente l'UE e gli Stati membri a svolgere un ruolo più attivo, anche in seno al Quartetto, nell'ambito degli sforzi finalizzati a conseguire una pace giusta e duratura tra israeliani e palestinesi; sottolinea ancora una volta il ruolo centrale del Quartetto e continua a sostenere l'impegno dell'alto rappresentate volto a dar vita a una prospettiva credibile per il rilancio del processo di pace;

17. ribadisce il suo appello per la cessazione immediata, continua e incondizionata del blocco della Striscia di Gaza e per l'adozione di misure che consentano la ricostruzione e la ripresa economica della regione; chiede altresì che sia creato un meccanismo efficace di controllo che impedisca il contrabbando delle armi dirette a Gaza, riconoscendo le legittime esigenze di Israele in termini di sicurezza;

18. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, nonché al rappresentante speciale dell'Unione europea per il processo di pace in Medio Oriente, all'inviato del Quartetto per il Medio Oriente, alla Knesset e al governo di Israele, al Presidente dell'Autorità palestinese e al Consiglio legislativo palestinese.

Ultimo aggiornamento: 29 giugno 2012Avviso legale