Procedura : 2017/2682(RSP)
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Ciclo del documento : RC-B8-0369/2017

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RC-B8-0369/2017

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PV 18/05/2017 - 9.2
CRE 18/05/2017 - 9.2

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PV 18/05/2017 - 11.2
CRE 18/05/2017 - 11.2

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P8_TA(2017)0219

PROPOSTA DI RISOLUZIONE COMUNE
PDF 289kWORD 55k
17.5.2017
PE605.468v01-00}
PE605.470v01-00}
PE605.472v01-00}
PE605.473v01-00}
PE605.475v01-00}
PE605.476v01-00} RC1
 
B8-0369/2017}
B8-0371/2017}
B8-0373/2017}
B8-0374/2017}
B8-0376/2017}
B8-0377/2017} RC1

presentata a norma dell'articolo 135, paragrafo 5, e dell'articolo 123, paragrafo 4, del regolamento

in sostituzione delle proposte di risoluzione presentate dai gruppi:

ECR (B8-0369/2017)

EFDD (B8-0371/2017)

Verts/ALE (B8-0373/2017)

S&D (B8-0374/2017)

PPE (B8-0376/2017)

ALDE (B8-0377/2017)


sull'Etiopia, in particolare il caso di Merera Gudina (2017/2682(RSP))


Cristian Dan Preda, Tunne Kelam, Elmar Brok, Deirdre Clune, Pavel Svoboda, Jarosław Wałęsa, Agnieszka Kozłowska-Rajewicz, Milan Zver, Krzysztof Hetman, Dubravka Šuica, Sven Schulze, Stanislav Polčák, Michaela Šojdrová, Lefteris Christoforou, Marijana Petir, Ivan Štefanec, Tomáš Zdechovský, Eva Maydell, Csaba Sógor, Adam Szejnfeld, Sandra Kalniete, Patricija Šulin, Brian Hayes, Luděk Niedermayer, Elisabetta Gardini, Željana Zovko, Ivana Maletić, Laima Liucija Andrikienė, Andrey Kovatchev, Jiří Pospíšil, Roberta Metsola, Michael Gahler, Julia Pitera, Anna Záborská, José Ignacio Salafranca Sánchez-Neyra, László Tőkés, Inese Vaidere, Giovanni La Via a nome del gruppo PPE
Elena Valenciano, Victor Boştinaru, Soraya Post, Ana Gomes a nome del gruppo S&D
Charles Tannock, Karol Karski, Ryszard Antoni Legutko, Ryszard Czarnecki, Tomasz Piotr Poręba, Jadwiga Wiśniewska, Branislav Škripek, Raffaele Fitto, Ruža Tomašić, Notis Marias, Monica Macovei, Angel Dzhambazki, Arne Gericke, Urszula Krupa a nome del gruppo ECR
Marietje Schaake, Izaskun Bilbao Barandica, Nedzhmi Ali, Beatriz Becerra Basterrechea, Dita Charanzová, Marielle de Sarnez, Gérard Deprez, Martina Dlabajová, Marian Harkin, Ivan Jakovčić, Petr Ježek, Ilhan Kyuchyuk, Urmas Paet, Maite Pagazaurtundúa Ruiz, Jozo Radoš, Robert Rochefort, Jasenko Selimovic, Hannu Takkula, Pavel Telička, Ramon Tremosa i Balcells, Paavo Väyrynen, Cecilia Wikström, Ivo Vajgl, María Teresa Giménez Barbat a nome del gruppo ALDE
Jordi Solé, Bodil Valero, Bart Staes, Igor Šoltes, Ernest Urtasun, Davor Škrlec a nome del gruppo Verts/ALE
Ignazio Corrao, Fabio Massimo Castaldo, Rolandas Paksas, Beatrix von Storch, Isabella Adinolfi, Piernicola Pedicini, Laura Ferrara a nome del gruppo EFDD
Barbara Kappel
EMENDAMENTI

Risoluzione del Parlamento europeo sull'Etiopia, in particolare il caso di Merera Gudina (2017/2682(RSP))  

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sulla situazione in Etiopia,

–  vista la revisione periodica universale più recente sull'Etiopia effettuata prima del Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani del 2015,

–  visto il comunicato stampa del Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) in seguito alla visita del vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini, al Primo ministro etiope Hailemariam Desalegn, svoltasi ad Addis Abeba il 17 marzo 2017,

–  vista la costituzione della Repubblica federale democratica di Etiopia, adottata l'8 dicembre 1994, in particolare le disposizioni del capo III riguardanti i diritti e le libertà fondamentali, i diritti umani e i diritti democratici,

–  vista la relazione orale del 18 aprile 2017 della commissione etiope per i diritti umani, presentata al parlamento etiope,

–  vista la dichiarazione del rappresentante speciale dell'UE per i diritti umani Stavros Lambrinidis del 10 aprile 2017 sulla sua visita in Etiopia per avviare l'impegno strategico sui diritti umani e la governance,

–  visto il Patto internazionale sui diritti civili e politici, ratificato dall'Etiopia nel 1993,

–  vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo,

–  vista la dichiarazione rilasciata il 23 dicembre 2015 dal SEAE sui recenti scontri in Etiopia,

–  vista la dichiarazione del 10 ottobre 2016 rilasciata dal portavoce del VP/HR sull'annuncio dello stato di emergenza da parte dell'Etiopia,

–  vista l'agenda comune su migrazione e mobilità tra l'UE e l'Etiopia, firmata l'11 novembre 2015,

–  vista la dichiarazione del 18 dicembre 2015 del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti sugli scontri nella regione di Oromia in Etiopia,

–  visto l'impegno strategico UE-Etiopia,

–  vista la Carta africana dei diritti dell'uomo e dei popoli,

–  visto l'accordo di Cotonou,

–  vista la visita dell'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Zeid Ra'ad Al Hussein, in Etiopia, conclusasi il 4 maggio 2017,

–  visti l'articolo 135, paragrafo 5, e l'articolo 123, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.  considerando che l'Etiopia svolge un ruolo centrale nella regione e gode di sostegno politico da parte di donatori occidentali e di gran parte dei suoi vicini della regione, poiché ospita la sede dell'Unione africana (UA), contribuisce alle attività di mantenimento della pace dell'ONU ed è impegnata in partenariati con paesi occidentali in materia di aiuti e sicurezza quale sostenitore degli sforzi internazionali volti a portare stabilità in Somalia e a lottare contro i gruppi terroristici nella regione; che l'Etiopia è anche profondamente coinvolta nelle relazioni tra il Sudan e il Sud Sudan e ha organizzato colloqui di pace sotto l'egida dell'Autorità intergovernativa per lo sviluppo (IGAD);

B.  considerando che l'Etiopia, con una popolazione di 100 milioni di abitanti, sarebbe una delle economie in più rapida crescita in Africa e richiamerebbe anche ingenti investimenti esteri, tra l'altro nell'agricoltura, nell'edilizia e nella produzione manifatturiera, oltre a progetti di sviluppo su larga scala, quali la costruzione di dighe idroelettriche e le piantagioni, e alla pratica diffusa della locazione dei terreni, spesso a società straniere, e che ha registrato un tasso di crescita medio del 10% negli ultimi dieci anni; che, tuttavia, continua a essere una delle economie più povere, con un RNL pro capite di 632 dollari USA (USD); che, secondo l'indice di sviluppo umano del 2014, il paese si colloca al 173° posto su 187 paesi;

C.  considerando che l'attuale crisi umanitaria del Corno d'Africa, che interessa la regione dell'Ogaden e altre parti dell'Etiopia, ha causato la diffusione del colera e una carenza di alimenti, che hanno già causato la morte di molte persone e costituiscono un rischio per altre migliaia, in particolare dall'inizio di marzo; che l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) ha lanciato un appello per raccogliere la cifra senza precedenti di 96,4 milioni di USD per assistere i 1,19 milioni di rifugiati ed ex rifugiati in Sudan, Somalia, Etiopia e nella Repubblica centroafricana; che a gennaio 2017 l'Etiopia ha dichiarato un'emergenza dovuta alla siccità nelle sue province orientali, a causa della quale 5,6 milioni di persone hanno urgentemente bisogno di assistenza, e che il paese chiede aiuto alla comunità internazionale; che nel 2016 la siccità ha causato una situazione in cui 10 milioni di persone hanno sofferto la fame e centinaia di migliaia di capi di bestiame sono morti;

D.  considerando che l'impegno strategico UE-Etiopia è stato firmato il 14 giugno 2016; che il Parlamento riconosce il ruolo fondamentale svolto dall'Etiopia in Africa e in seno alla comunità internazionale nonché la sua notevole crescita economica e i progressi compiuti verso gli obiettivi di sviluppo del Millennio; che l'UE sostiene il ruolo costruttivo dell'Etiopia per raggiungere la pace e la sicurezza nel Corno d'Africa;

E.  considerando che l'Etiopia deve far fronte a flussi costanti di migranti in entrata e in uscita e ospita circa 800 000 rifugiati, provenienti prevalentemente dal Sud Sudan, dall'Eritrea e dalla Somalia; che l'11 novembre 2015 l'UE e l'Etiopia hanno sottoscritto un'agenda comune su migrazione e mobilità (CAMM) al fine di rafforzare la cooperazione e il dialogo tra le due parti nel settore della migrazione;

F.  considerando che l'Etiopia è firmataria dell'Accordo di Cotonou, il quale, all'articolo 96, sancisce che il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali costituisce un elemento essenziale della cooperazione ACP-UE;

G.  considerando che le autorità etiopi hanno ripetutamente fatto un uso eccessivo della forza nei confronti di manifestanti pacifici e commesso violazioni dei diritti umani a danno dei membri delle comunità oromo e di altri gruppi etnici, inclusi persecuzioni, arresti arbitrari e uccisioni, a causa della loro presunta opposizione al governo; che il governo dell'Etiopia accusa regolarmente di associazione con finalità di terrorismo chiunque critichi la politica governativa; che giornalisti, blogger, manifestanti e attivisti sono stati perseguiti in forza della dura legge antiterrorismo del paese del 2009;

H.  considerando che la situazione è peggiorata a metà aprile 2014, quando il governo ha annunciato l'attuazione del piano di sviluppo regionale integrato di Addis Abeba, che propone l'ampliamento delle strutture nelle aree attorno alla città appartenenti allo Stato regionale nazionale di Oromia, la regione etiope più estesa che circonda Addis Abeba;

I.  considerando che il 14 gennaio 2016 il governo ha deciso di ritirare il controverso progetto di sviluppo urbano su larga scala; che l'espansione di Addis Abeba ha già causato il trasferimento di numerosi agricoltori oromo, condannandoli a vivere in povertà;

J.  considerando che nel 2015 e nel 2016 l'Oromia è stata teatro di proteste di massa contro l'estensione dei confini comunali nel territorio degli agricoltori oromo, dove vivono due milioni di persone, dal momento che le espropriazioni erano viste come un accaparramento dei terreni; che il 19 aprile 2017 la commissione etiope per i diritti umani, incaricata di effettuare indagini su tali disordini, ha segnalato che tra giugno e ottobre 2016 hanno perso la vita 462 civili e 33 membri delle forze di sicurezza e sono rimasti feriti 338 civili e 126 membri delle forze di sicurezza;

K.  considerando che il 9 ottobre 2016 il primo ministro etiope Hailemariam Desalegn ha dichiarato lo stato di emergenza, previsto dalla Costituzione dell'Etiopia; che lo stato di emergenza autorizza le forze militari a far rispettare le norme di sicurezza in tutto il paese e impone ulteriori restrizioni alla libertà di espressione e all'accesso alle informazioni; che il 15 marzo 2017 il governo ha annunciato la revoca di molte restrizioni imposte dallo stato di emergenza, dichiarando che il posto di comando non sarebbe stato più autorizzato a procedere ad arresti arbitrari o a perquisizioni senza mandato e che sarebbero stati revocati anche il coprifuoco e alcune restrizioni alla diffusione mediatica; che il 29 marzo 2017 il parlamento etiope ha deciso all'unanimità di prorogare lo stato di emergenza di quattro mesi;

L.  considerando che il 30 novembre 2016 le forze di sicurezza etiopi hanno arrestato Merera Gudina, il presidente del partito di opposizione etiope "Congresso federalista oromo" ad Addis Abeba, a seguito della sua visita al Parlamento europeo del 9 novembre dove, partecipando a una tavola rotonda con altri leader d'opposizione, avrebbe così violato le norme di attuazione dello stato di emergenza "esercitando pressioni contro il governo", "minacciando la società mediante la violenza" e cercando di "perturbare l'ordine costituzionale"; che gli è stata negata la richiesta di cauzione e rimane in carcere in attesa di giudizio; che il 24 febbraio 2017 Merera Gudina e altri due imputati, Berhanu Nega e Jawar Mohammed sono stati accusati di quattro diversi reati di violazione del codice penale etiope;

M.  considerando che anche altri attivisti, giornalisti e difensori dei diritti umani, tra cui Getachew Shiferaw (redattore capo di Negere Ethiopia), Yonathan Teressa (attivista online), Fikadu Mirkana (Oromia Radio and TV Organisation), Eskinder Nega (importante giornalista) Bekele Gerba (pacifista oromo) e Andargachew Tsige (leader dell'opposizione) sono stati arrestati o si trovano in carcere;

N.  considerando che l'Etiopia ha recentemente ospitato alti funzionari per i diritti umani, tra cui l'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani e il Rappresentante speciale dell'UE per i diritti umani, Stavros Lambrinidis, per segnare l'avvio del dialogo settoriale in materia di diritti umani e di governance nell'ambito dell'impegno strategico UE-Etiopia; che si registrano progressi esigui per quanto riguarda il miglioramento della situazione dei diritti umani in Etiopia, anche per quanto riguarda l'arresto di esponenti politici, il continuo ricorso alle legge antiterrorismo e alla legge sulle organizzazioni della società civile e la proroga dello stato di emergenza;

O.  considerando che il 5 maggio l'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Zeid Ra'ad Al Hussein, ha dichiarato che il decreto sulle associazioni e gli istituti di beneficenza, la legge antiterrorismo e quella sui mezzi di comunicazione in Etiopia "non sembrano essere in linea con le pertinenti norme giuridiche internazionali e dovrebbero essere riformati";

1.  chiede al governo etiope di rilasciare immediatamente su cauzione e ritirare tutte le accuse contro Merera Gudina, Berhanu Nega, Jawar Mohammed e tutti gli altri prigionieri politici; sottolinea che, affinché il dialogo con l'opposizione possa essere considerato credibile, è necessario che siano rilasciati gli esponenti di spicco dell'opposizione politica, come Merera Gudina; chiede all'alto rappresentante dell'UE di mobilitare gli Stati membri affinché si adoperino per dar vita senza indugio a un'inchiesta internazionale guidata dalle Nazioni Unite che permetta di condurre un'indagine credibile, trasparente e indipendente sulle uccisioni dei manifestanti, e per esercitare pressioni sul governo etiope affinché dia il suo consenso;

2.  esorta il governo dell'Etiopia a continuare a eliminare le restrizioni e a porre fine allo stato di emergenza, riconoscendo che impedisce la libera espressione e limita in modo grave la manifestazione di opinioni differenti e legittime sulla società etiope, che sono estremamente necessarie per far fronte alla crisi nel paese; sottolinea che la mancanza di dibattito mette a rischio la stabilità dell'Etiopia;

3.  chiede alle autorità etiopi di astenersi dall'utilizzare le norme antiterrorismo (legge antiterrorismo n. 652/2009) per soffocare le proteste pacifiche o il dissenso legittimi; chiede inoltre al governo etiope di rivedere le proprie leggi antiterrorismo;

4.  esorta il governo dell'Etiopia a rispettare appieno la libertà di espressione, di associazione e di stampa, come previsto dalla Costituzione del paese, e a rilasciare i giornalisti e i blogger detenuti ingiustamente; è fermamente convinto che la manifestazione pacifica sia parte integrante del processo democratico e che l'uso eccessivo della forza in risposta ad essa dovrebbe essere evitato in ogni caso; esorta il governo ad attuare correttamente le raccomandazioni della commissione etiope sui diritti umani relative alle recenti proteste violente, in particolare nell'ottica di consegnare alla giustizia i membri delle varie forze di sicurezza responsabili delle violenze, impedire attacchi mirati contro nazionalità specifiche e difendere il diritto dei cittadini alla giustizia;

5.  rammenta al governo etiope i suoi obblighi di garantire i diritti fondamentali, incluso l'accesso alla giustizia e il diritto a un giusto processo, come previsto dalla Carta africana e da altri strumenti internazionali e regionali in materia di diritti umani, compreso l'accordo di Cotonou, in particolare gli articoli 8 e 96;

6.  invita il governo etiope a consentire il libero accesso da parte delle organizzazioni dei diritti umani e delle ONG alle varie zone del paese, soprattutto quelle teatro di conflitti e proteste;

7.  esprime preoccupazione per la legislazione che limita in modo grave il diritto alla libertà di espressione, di stampa, di informazione, di associazione e di riunione pacifica nonché il monitoraggio dei diritti umani;

8.  ricorda che l'Etiopia è un importante paese di destinazione, transito e origine di migranti e che essa ospita il più alto numero di rifugiati in Africa; prende atto dell'adozione di un'agenda comune sulla migrazione tra l'UE e l'Etiopia, nella quale figurano la questione dei rifugiati, il controllo delle frontiere e la lotta contro la tratta di esseri umani; invita inoltre la Commissione a monitorare da vicino tutti i progetti avviati di recente nell'ambito del fondo fiduciario dell'UE per l'Africa; rammenta che l'Etiopia è il secondo paese più popoloso nonché una delle economie in più rapida crescita del continente africano, ma resta comunque uno dei paesi più poveri; ricorda che l'Etiopia, i cui confini si estendono per 5 328 km, deve far fronte alla fragilità dei paesi vicini e agli afflussi costanti di migranti e ospita circa 800 000 rifugiati;

9.  prende atto del ruolo importante svolto dal paese nella regione, in particolare il sostegno fornito alla stabilizzazione della Somalia, alla lotta al terrorismo, al processo di pace tra Sudan e Sud Sudan e quello all'interno del Sud Sudan stesso; ritiene essenziale che l'Unione europea porti avanti un dialogo politico con questo paese chiave;

10.  esprime profonda preoccupazione per l'attuale siccità in Etiopia, che ha provocato un peggioramento della situazione umanitaria nel paese; accoglie favorevolmente l'assistenza aggiuntiva, pari a 165 milioni di EUR, fornita alla regione per la crisi nel Sud Sudan e nei paesi vicini, come pure per la siccità in Etiopia, Somalia e Kenya;

11.  elogia l'Etiopia per i progressi conseguiti nel miglioramento delle condizioni della sua popolazione in rapida espansione, anche dei rifugiati provenienti dalle zone di conflitto nei paesi vicini, e apprezza il ruolo guida assunto nella regione e in seno all'Unione africana;

12.  è del parere che la futura cooperazione tra UE ed Etiopia dovrebbe tenere conto della necessità di compiere progressi sostanziali nell'ambito dei parametri in materia di diritti umani;

13.  chiede alle autorità etiopi di evitare ogni forma di discriminazione etnica e di adoperarsi a favore di un dialogo pacifico e costruttivo tra le diverse comunità;

14.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al Servizio europeo per l'azione esterna, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ai parlamenti e ai governi degli Stati membri, ai copresidenti dell'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE, alla Commissione dell'Unione africana e al Parlamento panafricano nonché al governo dell'Etiopia.

Ultimo aggiornamento: 18 maggio 2017Avviso legale