Procedura : 2006/2110(INI)
Ciclo di vita in Aula
Ciclo del documento : A6-0266/2006

Testi presentati :

A6-0266/2006

Discussioni :

PV 27/09/2006 - 13
CRE 27/09/2006 - 13

Votazioni :

PV 28/09/2006 - 7.9
Dichiarazioni di voto

Testi approvati :

P6_TA(2006)0390

RELAZIONE     
PDF 203kWORD 109k
12 settembre 2006
PE 374.267v02-00 A6-0266/2006

sul miglioramento della situazione economica nell'industria della pesca

(2006/2110(INI))

Commissione per la pesca

Relatore: Pedro Guerreiro

ERRATA/ADDENDA
PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO
 MOTIVAZIONE
 PROCEDURA

PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO

sul miglioramento della situazione economica nell'industria della pesca

(2006/2110(INI))

Il Parlamento europeo,

–   vista la revisione della politica comune della pesca del dicembre 2002 e, in particolare, la sua risoluzione del 17 gennaio 2002 sul Libro verde della Commissione sul futuro della politica comune della pesca(1),

–   vista la sua risoluzione legislativa del 6 luglio 2005 sulla proposta di regolamento del Consiglio concernente il Fondo europeo per la pesca(2),

–   vista la Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo relativa al miglioramento della situazione economica nell'industria della pesca (COM(2006)0103),

–   vista l'audizione pubblica, organizzata il 3 maggio 2006 dalla commissione per la pesca, sull'impatto degli aumenti dei prezzi dei carburanti sull'industria europea della pesca

–   visto l'articolo 45 del suo regolamento,

–   vista la relazione della commissione per la pesca (A6-0266/2006),

A. considerando l'importanza strategica del settore della pesca per la situazione socio-economica, per l'approvvigionamento pubblico di pesce e per l'equilibrio del bilancio alimentare dei singoli Stati membri e dell'Unione europea (UE) nonché il suo considerevole contributo al benessere socioeconomico delle comunità costiere, allo sviluppo locale, all'occupazione, alla conservazione e alla creazione di attività economiche e posti di lavoro a monte e a valle, all'approvvigionamento di pesce fresco e alla conservazione delle tradizioni culturali locali,

B.  considerando che esiste una politica comune della pesca, che dovrà assumersi la responsabilità del finanziamento dei propri costi, segnatamente delle decisioni e delle misure adottate nell'ambito di tale politica,

C. considerando la necessità di rispettare i limiti massimi del quadro finanziario 2007-2013, benché per il settore della pesca sia auspicabile una dotazione più congrua,

D. considerando che nel 2004 le flotte degli Stati membri contavano in totale circa 90.000 imbarcazioni e impiegavano direttamente circa 190.000 pescatori,

E.  considerando che la PCP deve tener conto delle notevoli differenze tra flotte, segmenti di flotte, specie bersaglio, attrezzi da pesca, produttività, preferenze dei consumatori e pesce consumato per abitante nei singoli Stati membri, nonché delle caratteristiche specifiche dell'attività di pesca derivanti dalla struttura sociale e dalle disparità strutturali e naturali tra le singole regioni,

F.  considerando che la sostenibilità delle risorse alieutiche è fondamentale per garantire, a lungo termine, l'attività di pesca e la viabilità del settore,

G. considerando che l'attività nel settore della pesca si concentra soprattutto nelle regioni che presentano un'economia fragile e rientrano per la maggior parte nell'Obiettivo 1 e che la situazione di crisi del settore ha un profondo impatto a livello di coesione economica e sociale in tali regioni,

H. considerando che la PCP dovrà appoggiare lo sviluppo sostenibile dell'industria della pesca,

I.   considerando che, per determinate attività di pesca, esiste un'evidente disparità di reddito tra le popolazioni che vivono della pesca e altre categorie, aggravata dal fatto di dipendere dall'incertezza della pesca, dal valore fluttuante del pesce e dal costo di taluni fattori di produzione; che, di conseguenza, le politiche comunitarie devono garantire un livello di vita equo alla popolazione che vive della pesca, in particolare migliorando l'equilibrio tra le entrate e i costi delle imprese,

J.   considerando l'insicurezza e dei redditi e dei salari degli addetti alla pesca, derivante dalle modalità di commercializzazione e di formazione dei prezzi di prima vendita e dal ritmo irregolare dell'attività, il che implica la necessità di mantenere determinati aiuti pubblici nazionali e comunitari,

K. considerando che l'aumento del prezzo del carburante si ripercuote direttamente e negativamente sul reddito del personale navigante, data la relazione esistente fra salari e redditi provenienti dalla prima vendita delle catture, dando luogo ad una flessione che può raggiungere il 25%,

L.  considerando che la situazione economica di un gran numero di imprese dedite alla pesca si è deteriorata negli ultimi anni, fatto questo che ha comportato la scomparsa di molte di esse, a seguito della diminuzione dei redditi, con le incidenze socioeconomiche negative che ne derivano,

M. considerando che il calo dei redditi dipende, da un lato, dalle restrizioni imposte all'attività di pesca (riduzione delle capacità, TAC, quote, aree in cui la pesca non è ammessa, piani di ricostituzione degli stock e riduzione delle giornate di pesca), e dall'altro dal mantenimento di prezzi bassi a livello di prima vendita imputabili alla struttura del settore (scarsa concentrazione dell'offerta, concentrazione crescente della domanda, distribuzione irregolare del valore aggiunto, progressivo incremento delle importazioni di prodotti della pesca, aumento della produzione dell'acquacoltura),

N. considerando che la crisi economica e sociale che il settore della pesca sta attraversando colpisce tutte le flotte, ma in misura diversa,

O. considerando che, negli ultimi 10 anni, il settore della pesca ha subito una riduzione del 35% dei posti di lavoro, del 20% delle imbarcazioni e del 28% delle catture, nonostante i tentativi compiuti durante la revisione della PCP nel 2002 per invertire tale tendenza,

P.  considerando che per garantire la sostenibilità economica del settore della pesca è essenziale affiancare al suo adeguamento misure socioeconomiche destinate, in particolare, a raggiungere migliori livelli di sicurezza attraverso l'ammodernamento della flotta, ad assicurare un livello più elevato di formazione degli addetti e a migliorare le condizioni di lavoro e di vita dei marittimi,

Q. considerando che, negli ultimi anni, il deficit della bilancia commerciale dei prodotti della pesca con i paesi terzi è andato progressivamente aumentando e che l'UE importa già più del 40% del suo consumo di prodotti ittici,

R.  considerando che la dinamica di vendita impedisce che le oscillazioni dei fattori di costo si ripercuotano sui prezzi del pesce e che, dal 2000, i prezzi medi di prima vendita ristagnano o sono diminuiti, senza tradursi in una riduzione dei prezzi per il consumatore finale di pesce fresco,

S.  considerando che, in alcuni casi, l'attuale organizzazione comune di mercato dei prodotti della pesca non è riuscita a contribuire in misura sufficiente a migliorare i prezzi di prima vendita, né a meglio ripartire il valore aggiunto a livello di settore,

T.  considerando che la promozione dello smantellamento indiscriminato delle imbarcazioni, senza tener conto delle specificità delle flotte, delle risorse alieutiche e delle esigenze di ciascun paese in termini di consumo sono stati il motore dell'adeguamento delle dimensioni della flotta alle risorse alieutiche esistenti, con enorme impatto economico e sociale,

U. considerando che la riduzione dello sforzo di pesca ha colpito di più determinati Stati membri e meno altri, per cui in alcuni Stati membri le flotte hanno effettuato riduzioni globali superiori alla media comunitaria e in altri hanno invece aumentato lo sforzo di pesca,

V. considerando che la soppressione di talune tecniche di pesca comporterà la scomparsa automatica di molte attività di pesca artigianali, con notevoli ripercussioni socioeconomiche,

W. considerando che l'aumento dei prezzi dei carburanti nell'ultimo triennio hanno colpito in modo particolarmente negativo il settore della pesca, aggravando in misura considerevole la crisi già esistente, i suoi margini operativi e la sua viabilità economica e riducendo in modo molto significativo i redditi dei pescatori,

X. considerando che tra il 2004 e il 2006 i prezzi dei carburanti sono aumentati del 100% circa, tanto da rappresentare, in alcuni segmenti del settore, approssimativamente il 50% del totale dei costi operativi delle imprese di pesca,

Y. considerando che taluni studi mettono in evidenza il rischio che scompaiano migliaia di imprese di pesca, con la conseguente perdita di migliaia di posti di lavoro, a seguito dell'aumento del prezzo dei carburanti,

Z.  considerando che diversi Stati membri hanno applicato misure specifiche per compensare le loro flotte dell'aumento di prezzo dei carburanti, segnatamente tramite la creazione di fondi di garanzia e l'apertura di linee di credito agevolate,

AA. considerando che la tendenza verso prezzi elevati per i carburanti ha un carattere strutturale,

AB. considerando che, in termini di deroga alla notifica degli aiuti statali, la Commissione ha proposto un incremento della regola "de minimis" per il settore della pesca di circa 30 000 euro per beneficiario e per un periodo di tre anni, ossia un importo inferiore a quello applicato agli altri settori industriali,

AC. considerando che, rispetto alla proposta della Commissione, il Consiglio europeo del 15 e 16 dicembre 2005 ha ridotto la dotazione del Fondo europeo per la pesca (FEP) da 4.900.000.000 di euro a 3.800.000.000 di euro, per il periodo 2007-2013, aggravando così ulteriormente l'insufficienza delle risorse finanziarie comunitarie destinate al settore della pesca,

AD. considerando che l'accordo politico sul FEP, concluso il 19 giugno 2006, non recepisce importanti aspetti della sua risoluzione del 6 luglio 2005 e integra talune proposte della Commissione che figurano nella comunicazione summenzionata,

Comunicazione della Commissione

1.  lamenta il ritardo della comunicazione della Commissione nonché la mancanza di ambizione dimostrata, visto che le proposte avanzate sono insufficienti e alcune addirittura inadeguate di fronte alle dimensioni e alla gravità della crisi che il settore sta attraversando e che, peraltro, la Commissione constata e illustra;

2.  deplora l'esistenza di una politica che, approfittando del deterioramento socioeconomico del settore dovuto all'aumento vertiginoso del prezzo del carburante, è volta a promuovere lo smantellamento e la cessazione definitiva d'attività delle imbarcazioni;

3.  deplora che le misure presentate non contemplino un'effettiva dimensione socioeconomica e siano invece misure che non tengono conto delle conseguenze della loro attuazione sugli equipaggi dei pescherecci;

4.  richiama l'attenzione sul fatto che la comunicazione della Commissione non contiene un'analisi coerente dello stato attuale dell'industria della pesca, segnatamente dello sforzo di pesca;

5.  sottolinea che molte delle proposte presentate avranno tutt'al più solo un'incidenza a medio e lungo termine sulla situazione economica del settore della pesca;

Misure immediate

6.  deplora che nell'ambito degli aiuti al salvataggio e alla ristrutturazione la Commissione continui ad ostacolare l'eventuale concessione di indennità compensative e di aiuti di funzionamento e quindi insiste sulla necessità di adottare misure immediate e concrete per ridurre l'elevata instabilità dei prezzi del carburante per il settore, segnatamente attraverso l'istituzione di misure di sostegno ai relativi costi; sollecita, in tal senso, la creazione di un fondo di garanzia a compartecipazione comunitaria, che garantisca la stabilità del prezzo del carburante nonché la concessione di un'indennità transitoria alle imprese interessate del settore;

7.  ritiene necessario utilizzare tutte le possibilità e i margini finanziari, nel quadro del bilancio comunitario per il 2006, per finanziare misure straordinarie di sostegno al settore, in modo che possa superare le difficoltà create dall'aumento del prezzo del carburante, finché non saranno applicate misure di altro genere;

8.  chiede alla Commissione, al fine di garantire la competitività della flotta dell'UE che opera al di fuori delle acque comunitarie e che deve competere sugli stessi mercati con le flotte di paesi terzi i cui costi possono essere più del 300% inferiori a quelli delle navi comunitarie, che valuti le proposte del settore in vista della creazione di un quadro per la concessione di agevolazioni fiscali;

9.  sollecita la creazione di un regime assicurativo pubblico garantito a livello nazionale e comunitario per eventi imprevedibili nel settore della pesca;

10. chiede alla Commissione di considerare l'attuale crisi dei prezzi del carburante come evento imprevedibile, ai sensi dell'articolo 16 del regolamento (CE) n. 2792/1999 del Consiglio, del 17 dicembre 1999, che definisce modalità e condizioni delle azioni strutturali nel settore della pesca(3), che disciplina lo Strumento finanziario di orientamento della pesca (SFOP), di modo che possano essere concessi gli stessi aiuti a breve termine, come nel caso di arresto temporaneo, senza applicare criteri biologici o di riduzione della capacità; ricorda gli impegni assunti da tempo in questo senso;

11. esorta la Commissione a portare a 12 mesi la durata degli aiuti al salvataggio;

12. sottolinea che gli aiuti pubblici dovranno essere mirati anche alla salvaguardia degli interessi, alla risposta alle necessità e alla soluzione dei problemi che coinvolgono gli equipaggi dei pescherecci;

13. esprime la propria delusione per la normativa recentemente annunciata dalla Commissione, che porta a soli 30.000 euro in tre anni il massimale degli aiuti "de minimis" per il settore della pesca; ricorda le insistenti richieste del settore e delle amministrazioni di numerosi Stati membri intese ad aumentare tali aiuti portandoli a 100.000 euro e confronta tale cifra con il massimale recentemente convenuto per altri settori produttivi, che raggiunge i 200.000 euro; sottolinea gli impegni assunti in relazione all'aumento dell'importo fissato dalla regola "de minimis" e chiede alla Commissione di rivedere con urgenza verso l'alto l'accordo recentemente concluso;

14. chiede alla Commissione di prevedere la possibilità di anticipare gli aiuti nell'ambito dello SFOP e del FEP al fine di costituire linee di finanziamento per ridurre l'aumento dei costi operativi;

Misure aventi effetti a medio e lungo termine

Rinnovo e ammodernamento della flotta

15. prende atto della proposta della Commissione di considerare, nell'ambito dei futuri piani di ristrutturazione, investimenti relativi a modifiche degli attrezzi da pesca, acquisto di attrezzature e sostituzione dei motori, al fine di contribuire alla riconversione, all'efficienza e al risparmio energetico;

16. ritiene che i piani di ristrutturazione di taluni Stati membri dell'Unione europea debbano rappresentare una parte essenziale della ristrutturazione dell'industria della pesca;

17. deplora la mancanza di lungimiranza con cui il FEP gestisce gli aiuti destinati alla sostituzione dei motori; ritiene che misure come quella che subordina detti aiuti per le imbarcazioni di lunghezza superiore ai 12 metri ad una diminuzione del 20% della potenza renderanno praticamente impossibili alcune prassi di pesca, potranno incidere sulla sicurezza e favorire nel contempo un aumento delle frodi attraverso notifiche in difetto della potenza;

18. ribadisce la necessità che il FEP continui a concedere aiuti per il rinnovo e l'ammodernamento dei pescherecci - in particolare sostituendo i motori, per ragioni di sicurezza, protezione dell'ambiente o risparmio di combustibile - soprattutto per la piccola pesca costiera e artigianale, nonché per la sostituzione di imbarcazioni aventi più di 20 anni che non operano più in condizioni di sicurezza;

Pesca costiera

19. sollecita la Commissione a riconoscere la specificità della piccola pesca costiera e della pesca artigianale nell'ambito della PCP e ad analizzare in che misura gli attuali strumenti siano adeguati per rispondere alle esigenze del settore, adattandoli di conseguenza;

20. sollecita la Commissione a presentare una proposta volta a istituire un programma comunitario di sostegno alla piccola pesca costiera e alla pesca artigianale, che aiuti a coordinare le azioni e canalizzi i finanziamenti di altri strumenti esistenti per rispondere ai problemi specifici di questo segmento del settore;

Commercializzazione

21. si compiace del fatto che la Commissione preveda una valutazione approfondita dell'attuale organizzazione comune di mercato (OCM) dei prodotti della pesca; sottolinea la necessità di una revisione ambiziosa della OCM per migliorare la commercializzazione del pesce e dei prodotti della pesca e aumentarne il valore aggiunto;

22. considera essenziale che i pescatori siano coinvolti più direttamente nella trasformazione e commercializzazione al fine di potenziare la loro base di guadagno e migliorare i livelli di vita; sollecita la Commissione a presentare proposte di revisione della OCM dei prodotti della pesca in questa direzione, segnatamente introducendo meccanismi che migliorino il prezzo della prima vendita e promuovano una distribuzione giusta e adeguata del valore aggiunto sulla catena di valori;

23. è deluso dal fatto che, in molti casi, le possibilità di migliorare la competitività previste dall'attuale OCM non siano state sfruttate in misura sufficiente dal settore e chiede che la Commissione, collaborando con le amministrazioni nazionali, dia la massima pubblicità a queste ed altre possibilità che potranno essere inserite in una futura revisione dell'OCM,

24. ritiene importante valutare l'adozione di altre forme d'intervento analoghe ai prezzi di garanzia o alle aliquote massime sui profitti, al fine di assicurare una migliore distribuzione del valore aggiunto e ridurre i margini degli intermediari;

25. sottolinea la necessità che i Fondi strutturali contribuiscano all'ammodernamento e alla creazione delle infrastrutture di commercializzazione per il settore della pesca;

26. appoggia l'iniziativa volta a creare un codice di condotta per il commercio dei prodotti della pesca dell'Unione europea;

27. concorda sul fatto che l'ecocertificazione potrebbe promuovere la differenziazione dei prodotti e incentivare un commercio sostenibile della pesca ;

28. sollecita la Commissione a studiare meccanismi, come gli aiuti al consumo, per promuovere la commercializzazione di prodotti trasformati della pesca, aventi un maggiore valore aggiunto, in particolare le conserve, analogamente a quanto avviene per determinati prodotti agricoli;

29. esorta la Commissione ad assicurare la promozione esterna dei prodotti comunitari della pesca, come le conserve, in particolare finanziandone la diffusione nell'ambito di esposizioni e fiere internazionali;

30. ritiene importante che la Commissione presenti uno studio sull'impatto della produzione acquicola comunitaria e importata sui prezzi del pesce, in particolare sui prezzi di prima vendita;

31. esorta la Commissione a prendere misure affinché ai prodotti della pesca importati, commercializzati sul mercato interno, siano applicati gli stessi requisiti previsti per i prodotti della pesca comunitari;

32. ritiene che investire nel miglioramento del trattamento delle catture a bordo, segnatamente il sostegno agli investimenti in attrezzature di refrigerazione, potrebbe contribuire a migliorare i prezzi della prima vendita;

Questioni finanziarie

33. esprime preoccupazione per le scarse risorse finanziarie che il quadro finanziario 2007-2013, ed in particolare il FEP, ha messo a disposizione dell'industria della pesca e ritiene che occorra aumentarle per poter affrontare la crisi che il settore sta attraversando;

Sostenibilità delle risorse

34. ribadisce la richiesta alla Commissione di adottare un approccio integrato per le misure di protezione dell'ambiente marino e la ricostituzione degli stock ittici, in particolare considerando ed analizzando altri fattori che hanno un profondo impatto sull'ambiente marino e lo stato delle risorse alieutiche, come l'inquinamento costiero e d'alto mare, gli effluenti industriali e agricoli, il dragaggio dei fondali o il trasporto marittimo, a complemento dei metodi attuali di gestione; sollecita alla Commissione un'iniziativa comunitaria in tale settore;

35. segnala che è fondamentale raggiungere un equilibrio tra la situazione socioeconomica e la sostenibilità ambientale, sottolineando, nel contempo, la necessità di mettere in atto un meccanismo di sovvenzione o compensazione per i pescatori interessati dalle ripercussioni economiche e sociali dei piani di ricostituzione degli stock ittici o da altre misure volte ad aumentare la protezione degli ecosistemi, in particolare nelle regioni più sfavorite;

36. mette in evidenza la necessità di istituire un quadro regolamentare per azioni intese ad adeguare lo sforzo di pesca alle risorse disponibili, con particolare riferimento al problema delle navi di grandi dimensioni, dotate di attrezzi imponenti che pescano in piccoli bacini;

37. sottolinea che la riduzione dello sforzo e delle capacità di pesca deve essere intrapresa con lo scopo di preservare a lungo termine l'industria;

38. è convinto che i problemi sociali ed economici che si pongono all'industria europea della pesca non possono essere risolti senza una migliore gestione delle attività di pesca, che porti alla ricostituzione degli stock ittici, dal momento che senza pesce non può esserci pesca;

39. sottolinea che l'adeguamento delle flotte nazionali alle risorse esistenti deve tener conto della riduzione dello sforzo di pesca già effettuato;

40. ricorda la necessità che tutte le misure di ricostituzione delle risorse alieutiche siano prese con il coinvolgimento dei pescatori e basate sulla ricerca scientifica nel settore della pesca;

41. chiede alla Commissione di operare una distinzione tra tecniche di pesca e uso delle stesse; sottolinea che la pratica di determinate tecniche di pesca, ritenute nocive su scala industriale, può inserirsi nel quadro di una pesca sostenibile per le attività artigianali e permettere quindi la conservazione di comunità di pescatori attualmente destinate a scomparire;

42. chiede alla Commissione di riconoscere che le attività di pesca non sono isolate le une dalle altre, ma fanno parte di un sistema globale di sfruttamento delle risorse (a livello di una determinata regione geografica); sottolinea che le misure restrittive (interdizioni o limitazioni), imposte all'una o all'altra di dette attività, creano uno squilibrio e un trasferimento dello sforzo di pesca verso altre specie, con notevoli conseguenze socioeconomiche per le comunità di pescatori e le catture eccessive di talune specie già ora completamente sfruttate;

Pesca illegale

43. ritiene indispensabile che siano prese misure per rafforzare la lotta contro la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata e chiede agli Stati membri di rafforzare i loro meccanismi di controllo; ritiene che siano necessari maggiori controlli alle frontiere dell'Unione europea per impedire l'entrata nel territorio di quest'ultima di pesce catturato illegalmente;

44. invita la Commissione a rivedere le attuali disposizioni della politica comune della pesca riguardanti le catture illegali, non dichiarate e non regolamentate; ritiene che sia necessario elaborare con particolare urgenza regolamentazioni volte ad impedire lo scarto di una percentuale rilevante delle catture;

Ricerca

45. sottolinea la necessità di promuovere gli investimenti, attraverso il FEP e il settimo programma quadro della Comunità in materia di ricerca, sviluppo tecnologico e dimostrazione, per contribuire alla riduzione dell'intensità energetica del settore della pesca e all'aumento dell'efficienza energetica;

46. ritiene importante valutare le possibilità di modificare il tipo di carburante, nonché le sinergie che si possono stabilire con il settore agricolo a livello energetico;

Gestione della PCP

47. prende atto delle proposte della Commissione sulla gestione economica della pesca, ma ricorda che la distribuzione delle quote e dei diritti di pesca rientra nelle competenze esclusive degli Stati membri;

Partecipazione alla gestione della PCP

48. ricorda che i consigli consultivi regionali possono svolgere un ruolo importante ai fini del coinvolgimento dei pescatori nel processo decisionale della politica comune della pesca; sottolinea l'importanza che essi ricevano aiuti comunitari per il loro funzionamento che dovrebbero essere riesaminati tra cinque anni;

49. ribadisce la necessità di appoggiare i gruppi di pescatori e le organizzazioni professionali disposte a condividere la responsabilità per l'applicazione della PCP (cogestione);

50. sollecita una maggiore decentralizzazione della PCP in modo da garantire un maggiore coinvolgimento dei pescatori, delle loro organizzazioni rappresentative e delle comunità dei pescatori nella PCP e nel miglioramento della gestione della pesca;

51. constata che è necessaria un'organizzazione adeguata dei mercati della pesca, prevedendo un sistema di controllo efficace, un sistema di certificazione ecologica e l'introduzione di un codice giuridico per il settore della pesca;

***

52. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.

(1)

GU C 271 E del 7.11.2002, pag. 401.

(2)

GU C 157 E del 6.7.2006, pag. 324.

(3)

GU L 83 del 4.4.2000, pag. 35.


MOTIVAZIONE

Il settore della pesca

Il settore della pesca riveste un’importanza fondamentale per quanto riguarda la situazione socioeconomica, l’approvvigionamento pubblico di prodotti ittici e l’equilibrio della bilancia alimentare dei vari Stati membri dell’Unione europea. Si tratta nella fattispecie di un settore che ha dato un contributo notevole allo sviluppo locale delle comunità costiere, all’occupazione, al mantenimento e/o alla creazione di attività economiche e di posti di lavoro, all’approvvigionamento in pesce fresco e al mantenimento delle tradizioni culturali locali.

Nel 2004 le diverse flotte dell’UE comprendevano in totale 90 000 imbarcazioni e impiegavano direttamente circa 190 000 pescatori. Tra i diversi Stati membri sussistono tuttavia differenze notevoli per quanto concerne le flotte, i segmenti delle flotte, le specie bersaglio, gli attrezzi di pesca, la produttività, le preferenze dei consumatori e le quantità di pesce consumato per abitante.

Inoltre, l’attività di pesca è concentrata in regioni caratterizzate da un’economia debole e che presentano una forte dipendenza da tale settore, oltre al fatto che si tratta per lo più di regioni svantaggiate (Obiettivo 1). Nel 2003 circa il 63% dei pescatori, il 25% dei dipendenti dell’industria di trasformazione e il 45% dei posti di lavoro legati all’acquacotlura erano localizzati in regioni svantaggiate dipendenti dalla pesca.

Il settore è inoltre caratterizzato da un’incertezza che colpisce redditi e stipendi e che deriva dal carattere irregolare dell’attività e dal modo in cui avviene la commercializzazione nel settore e in particolare dalle modalità di determinazione dei prezzi al momento della prima vendita.

Negli ultimi anni si è assistito a un peggioramento della situazione economica di numerose imprese di pesca a causa dalla flessione dei redditi, con ripercussioni sociali preoccupanti.

Tale marcata riduzione dei redditi si spiega, da un lato, con le restrizioni imposte all’attività di pesca e, dall’altro, con la stagnazione e/o l’abbassamento dei prezzi di prima vendita derivanti dalla struttura del settore e da congiunture di mercato sfavorevoli. Inoltre, la dinamica della vendita impedisce che le fluttuazioni dei fattori legati ai costi (in particolare il prezzo del carburante) si ripercuotano sul prezzo del pesce.

Dal 2000 i prezzi medi di prima vendita hanno evidenziato una stagnazione, se non una riduzione, senza che ciò si sia tradotto in un abbassamento del prezzo per i consumatori finali di pesce fresco.

L’attuale organizzazione comune di mercato dei prodotti alieutici non ha contribuito a una migliore ripartizione del valore aggiunto sulla catena di creazione di valore del settore.

Nel corso degli ultimi dieci anni, il settore della pesca si è dovuto confrontare con una riduzione pari al 35% del numero di posti di lavoro, al 20% del numero di imbarcazioni e al 28% delle quantità catturate. Invece di invertire tale tendenza, la revisione della politica comune della pesca nel 2002 ha contribuito ad aggravare tale evoluzione.

Da tale quadro emerge che l’UE importa ormai più del 40% dei prodotti della pesca che consuma e che il deficit della bilancia commerciale dei prodotti della pesca con i paesi terzi è in costante aumento da diversi anni.

La volontà di adeguare la flotta alle risorse alieutiche esistenti ha portato a declassare alcune imbarcazioni senza tenere conto delle specificità delle rispettive flotte e delle esigenze di ciascuno Stato membro in materia di consumi, con forti ripercussioni sul piano socioeconomico.

Ciononostante, la riduzione della stazza lorda e della potenza espressa in kW si è rivelata meno consistente della riduzione del numero di imbarcazioni; al contrario, da diversi anni si assiste a un aumento della stazza lorda e della potenza media per imbarcazione.

Alcuni Stati membri hanno risentito più di altri della riduzione dello sforzo di pesca poiché, in alcuni casi, le riduzioni complessive degli sforzi di pesca si sono situate al di sopra della media comunitaria mentre, in altri casi, le flotte hanno addirittura intensificato lo sforzo di pesca.

La crisi che il settore sta attraversando si è estesa a causa dell’aumento dei prezzi dei carburanti nel corso degli ultimi tre anni, aumento che presenta un carattere strutturale e che ha avuto ripercussioni particolari sul settore della pesca aggravando la crisi giù esistente, i margini operativi e la sostenibilità economica del settore.

Tra il 2004 e il 2006 i prezzi dei carburanti sono aumentati del 100% e rappresentano ancora circa il 40% dei costi totali di funzionamento delle imprese di pesca.

La Commissione stima che la perdita di reddito possa arrivare fino al 25% per i membri degli equipaggi delle imprese di pesca, se si considera che il loro stipendio rappresenta una percentuale del valore delle catture. Da alcuni studi emerge che il 30% circa delle imprese di pesca rischia di scomparire e che l’aumento dei prezzi del combustibile potrebbe determinare la perdita di più di 16 000 posti di lavoro.

Osservazioni del relatore

La comunicazione della Commissione europea sul miglioramento della situazione economica dell’industria della pesca fornisce una valutazione relativamente positiva della situazione economica del settore, tuttavia le soluzioni proposte sono quanto meno insufficienti, se non persino inadeguate, tenuto conto della necessità di adottare misure di salvataggio volte a sostenere il settore alla luce della grave situazione socioeconomica che lo caratterizza, situazione che la Commissione è la prima a constatare e a valutare.

Anche se alcune misure proposte dalla Commissione possono apparire ragionevoli, non si tratta in alcun caso di misure di salvataggio, ma di misure che non avranno sicuramente alcun effetto nell’immediato o nel breve termine. Tali misure non sono pertanto in grado di rispondere alle attuali esigenze del settore.

Esse giungono in ritardo e non sono conformi agli impegni presi dalla Commissione in occasione della riunione del 29 luglio 2005 con alcuni rappresentanti del settore.

Inoltre, tali misure non prevedono un rafforzamento degli stanziamenti previsti per il settore nel bilancio comunitario e non propongono alcun nuovo strumento, il che porta a dubitare non solo della loro efficacia, ma anche del loro grado di ambizione e del loro effettivo impatto sul "miglioramento della situazione economica del settore".

Le difficoltà che il settore della pesca si trova ad affrontare sono essenzialmente legate a un problema di struttura dei costi i quali appaiono sproporzionati rispetto ai redditi. Inoltre, l’improvviso e vertiginoso aumento dei prezzi dei carburanti ha pesato notevolmente su tali costi.

Pertanto, la soluzione proposta di una riduzione dello sforzo di pesca e dell’adeguamento della flotta, o in altre parole la promozione di una cessazione definitiva dell’attività, è una cortina di fumo che nasconde una vera soluzione del problema, in particolare per quanto concerne l’aspetto del miglioramento della situazione economica del settore. A meno che ciò non significhi un’offerta di pesce talmente ridotta (ammesso che i prodotti della pesca non siano sostituiti da un’offerta proveniente dalle importazioni o dall’acquacoltura) che il mercato non potrà che registrare un brusco aumento dei prezzi del pesce.

Il relatore denuncia una politica che, ponendo l’accento sul deterioramento della situazione socioeconomica del settore, aggravato da un aumento vertiginoso dei prezzi dei carburanti, è intesa a promuovere il declassamento e la cessazione definitiva dell’attività dei pescherecci. Secondo il relatore è del tutto inopportuno ricorrere a un "adeguamento della flotta" per migliorare la situazione economica del settore. La questione appare innanzitutto legata a un problema di equilibrio tra redditi (in diminuzione) e costi di funzionamento (in aumento).

Per tale motivo la soluzione proposta dalla Commissione, secondo cui "è fondamentale eliminare l’eccesso di capacità della flotta peschereccia", non appare adatta a risolvere il problema.

Analogamente, se si parte dal presupposto che le successive restrizioni attuate in relazione alla pesca hanno contribuito (anche se non bisogna vedervi l’unica ragione) ad aggravare la situazione economica del settore, appare difficile pensare che tali misure possano essere accettate o considerate come adatte a migliorarne la situazione economica.

Un effettivo miglioramento della situazione economica del settore della pesca implica l’adozione di misure di salvataggio volte a rispondere immediatamente ed efficacemente alle necessità socioeconomiche ivi constatate, oltre all’adozione di misure la cui attuazione abbia ripercussioni a medio e lungo termine. E ciò a maggior ragione se si considera che si tratta, nella fattispecie, di una politica comunitaria, la politica comune della pesca, che dovrebbe assumersi in modo coerente il finanziamento dei propri costi.

Tuttavia appare chiaro che la revisione della PCP nel 2002, lungi dal rimettere le varie flotte dell’UE sulla via della sostenibilità, ha peggiorato la situazione socioeconomica del settore, come dimostrato in particolare dalla flessione del numero di posti di lavoro e del volume delle catture.

Proposte del relatore

Alla luce delle proposte della Commissione, il relatore spera di integrare nella relazione le proposte presentate da alcune organizzazioni rappresentative del settore della pesca e di ristabilire le posizioni del Parlamento europeo relative al Fondo europeo della pesca.

Il relatore ritiene che le proposte da presentare non dovrebbero limitarsi, in senso stretto, al quadro attuale, come fa la Commissione. Se l’obiettivo consiste nel definire soluzioni tali da "migliorare la situazione economica del settore", è necessario presentare tutte le proposte in grado di contribuirvi nell’immediato, nonché a medio e lungo termine.

Per quanto concerne le misure immediate, il relatore deplora il fatto che la Commissione continui a opporsi all’eventuale versamento di aiuti al funzionamento e all’adozione di misure volte concretamente a rimediare alla forte instabilità dei prezzi dei carburanti per il settore. Per tale motivo il relatore chiede la creazione di un fondo di garanzia, cofinanziato a livello comunitario, volto a garantire la stabilità dei prezzi dei carburanti, nonché la concessione di un’indennità transitoria alle imprese di pesca colpite. Il relatore ritiene sia necessario creare un sistema di assicurazione pubblico, garantito a livello nazionale e comunitario, destinato a far fronte a eventi imprevedibili nel settore della pesca, sul modello delle misure attuate in altri settori.

Per quanto concerne il bilancio comunitario dell’esercizio in corso, il relatore ritiene che occorra sfruttare tutte le possibilità e i margini finanziari disponibili al fine di finanziare le misure eccezionali di sostegno al settore. Per quanto concerne lo strumento finanziario di orientamento della pesca (SFOP), occorre valutare tutte le possibilità di aiuti, in particolare attraverso l’anticipazione di questi ultimi (in vista di costituire linee di finanziamento volte a ridurre al minimo l’aumento dei costi di funzionamento) e/o considerando la crisi attuale legata ai prezzi dei carburanti come un elemento imprevedibile, conformemente alle disposizioni di cui all’articolo 16 del regolamento (CE) n. 2792/1999. Il relatore desidera tuttavia ricordare che il margine dello SFOP può essere stretto, alla luce delle informazioni secondo cui alcuni Stati membri avrebbero già esaurito gli stanziamenti autorizzati.

Per quanto riguarda gli aiuti di salvataggio proposti dalla Commissione, il relatore ritiene che la loro validità debba essere estesa a dodici mesi. Il relatore propone inoltre un aumento dell’importo relativo alla regola cosiddetta "de minimis" nel settore della pesca e sottolinea che tale aiuto dovrebbe essere attuato senza indugiare adeguando in particolare tale importo a quello degli altri settori produttivi, ossia a un massimale di 100 000 euro.

Oltre alle misure di cui sopra, occorre ugualmente prevedere misure con effetti a breve e lungo termine. Se si considera che è essenziale garantire mezzi finanziari adeguati, appare indispensabile aumentare gli stanziamenti destinati al Fondo europeo per la pesca.

Nel settore della ricerca, è necessario garantire investimenti sufficienti a titolo del Settimo programma quadro comunitario di ricerca nel settore della pesca, al fine in particolare di rafforzare l’efficienza energetica.

In materia di ammodernamento e rinnovamento della flotta, il relatore si compiace dell’esistenza di investimenti incentrati sulla modifica degli attrezzi di pesca, sull’acquisizione di attrezzature e la sostituzione dei motori in modo da contribuire alla riconversione, all’efficienza energetica e al risparmio energetico. Egli desidera tuttavia ricordare la proposta del Parlamento europeo in base alla quale il Fondo europeo per la pesca dovrebbe continuare a concedere aiuti per il rinnovamento e l’ammodernamento della flotta di pesca, al fine di permettere in particolare la sostituzione dei motori a fini di sicurezza, protezione dell’ambiente o risparmio di carburante.

In linea con la relazione sulla pesca costiera della commissione per la pesca, il relatore insiste sulla necessità di riconoscere la specificità della piccola pesca costiera e della pesca artigianale nel quadro della PCP e di procedere agli adeguamenti necessari affinché gli strumenti possano rispondere alle esigenze del settore. Il relatore propone inoltre l’adozione di un’iniziativa comunitaria per tale segmento di flotta, in particolare mediante la creazione di un programma comunitario di sostegno della piccola pesca costiera e della pesca artigianale.

In materia di sostenibilità delle risorse, il relatore chiede che sia adottata un’iniziativa comunitaria al fine di studiare tutti i fenomeni che hanno un forte impatto sull’ambiente marino e sulle risorse alieutiche (inquinamento costiero e del mare, effluenti industriali e agricoli, dragaggio dei fondali marini o trasporti marittimi) a complemento degli attuali metodi di gestione.

A tale proposito occorre ricordare la proposta avanzata dal Parlamento europeo nella sua risoluzione sull’adozione di metodi rispettosi dell’ambiente nel settore della pesca, in cui si afferma la necessità di giungere a un equilibrio tra situazione socioeconomica e sostenibilità ambientale, mediante l’attuazione di un meccanismo di sovvenzionamento o di compensazione dei pescatori vittime degli effetti negativi di una pesca rispettosa dell’ambiente e in particolare di coloro che esercitano tale attività nelle regioni meno sviluppate.

Considerando inoltre che è importante che l’adeguamento delle flotte nazionali alle risorse esistenti tenga conto della riduzione dello sforzo di pesca già effettuata e delle esigenze dei consumatori dello Stato membro interessato, il relatore ricorda che tutte le misure devono essere adottate consultando i pescatori e fondarsi sulla ricerca scientifica in materia di pesca.

Per quanto attiene alla commercializzazione, il relatore ritiene che sia necessario procedere a una valutazione approfondita dell’attuale organizzazione comune di mercato (OCM) dei prodotti della pesca, allo scopo di migliorare la commercializzazione del pesce e dei prodotti della pesca nonché i prezzi di prima vendita e rafforzarne il valore aggiunto.

Il relatore ricorda la proposta elaborata dal Parlamento europeo volta a creare meccanismi destinati a promuovere una concentrazione dell’offerta, in modo particolare attraverso un sostegno alla creazione e al funzionamento di organizzazioni di produttori riconosciute ai sensi delle disposizioni del regolamento (CE) n. 3759/1992.

Tenuto conto della riduzione dei margini degli intermediari e dell’auspicato miglioramento dei prezzi di prima vendita, il relatore ritiene necessario valutare altre forme di intervento sul mercato (per esempio, prezzo di garanzia o imposizione massima dei redditi).

Il relatore sottolinea la necessità di istituire organismi interprofessionali nel settore della pesca che coinvolgano gli armatori e i dipendenti e siano volti a promuovere il dialogo tra i diversi soggetti a monte e a valle, e sostiene l’iniziativa che consiste nell’elaborare un codice di condotta sul commercio dei prodotti alieutici nell’UE.

Occorre inoltre studiare meccanismi, quali per esempio aiuti ai consumatori, volti a promuovere la commercializzazione dei prodotti della pesca trasformati e di un maggior valore aggiunto, nonché misure intese a garantire la promozione esterna dei prodotti comunitari della pesca, quali le conserve, finanziandone in particolare la diffusione nel quadro di esposizioni e fiere internazionali.

In relazione ai prezzi, la Commissione dovrà presentare uno studio sull’impatto della produzione di acquacoltura comunitaria e importata sui prezzi del pesce e in particolare sui prezzi di prima vendita. Al fine di evitare ogni concorrenza sleale, il relatore sottolinea che i prodotti alieutici importati e commercializzati sul mercato interno dovranno essere soggetti agli stessi obblighi dei prodotti della pesca comunitaria.

Per quanto riguarda la gestione, il relatore ricorda che i consigli consultivi regionali possono svolgere un ruolo importante in relazione alla partecipazione dei pescatori al processo decisionale nell’ambito della PCP e che occorre assegnare a tali consigli degli aiuti su base permanente che ne garantiscano il funzionamento. Il relatore insiste inoltre sulla necessità di sostenere i gruppi di pescatori e le organizzazioni professionali disposte a condividere le responsabilità nell’applicazione della PCP (cogestione) così come sottolineato dal Parlamento europeo a proposito del Fondo europeo per la pesca. Infine, il relatore ritiene che solo una più grande decentralizzazione della PCP consentirà di garantire una maggiore partecipazione dei pescatori, delle organizzazioni che li rappresentano e delle comunità di pescatori alla politica comune della pesca e al miglioramento della gestione del settore.


PROCEDURA

Titolo

Miglioramento della situazione economica nell'industria della pesca

Numero di procedura

2006/2110(INI)

Commissione competente per il merito
  Annuncio in Aula dell'autorizzazione

PECH
18.5.2006

Commissione(i) competente(i) per parere
  Annuncio in Aula

ENVI
14.6.2006

 

 

 

 

Pareri non espressi
  Decisione

ENVI
14.6.2006

 

 

 

 

Cooperazione rafforzata
  Annuncio in Aula

 

 

 

 

 

Relatore(i)
  Nomina

Pedro Guerreiro
19.4.2006

 

Relatore(i) sostituito(i)

 

 

Esame in commissione

2.5.2006

21.6.2006

 

 

 

Approvazione

28.8.2006

Esito della votazione finale

+ :

– :

0 :

19

0

0

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Iles Braghetto, Luis Manuel Capoulas Santos, Paulo Casaca, Zdzisław Kazimierz Chmielewski, Carmen Fraga Estévez, Alfred Gomolka, Pedro Guerreiro, Heinz Kindermann, Henrik Dam Kristensen, Albert Jan Maat, Philippe Morillon, Willi Piecyk, Dirk Sterckx, Struan Stevenson, Margie Sudre

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Dorette Corbey, Carl Schlyter

Supplenti (art. 178, par. 2) presenti al momento della votazione finale

Alfonso Andria, Kyriacos Triantaphyllides

Deposito

12.9.2006

 

Osservazioni (disponibili in una sola lingua)

...

Ultimo aggiornamento: 18 settembre 2006Avviso legale