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RELAZIONE     
PDF 149kWORD 75k
21 maggio 2003
PE 323.545 A5-0167/2003
su "donne e sport"
(2002/2280(INI))
Commissione per i diritti della donna e le pari opportunità
Relatrice: Geneviève Fraisse
PAGINA REGOLAMENTARE
 PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO
 MOTIVAZIONE

PAGINA REGOLAMENTARE

Nella seduta del 13 marzo 2003 il Presidente del Parlamento ha comunicato che la commissione per i diritti della donna e le pari opportunità era stata autorizzata a elaborare una relazione di iniziativa, a norma dell'articolo 163 del regolamento, su "donne e sport".

Nella riunione del 26 novembre 2002 la commissione per i diritti della donna e le pari opportunità aveva nominato relatrice Geneviève Fraisse.

Nelle riunioni del 23 aprile e 20 maggio 2003 ha esaminato il progetto di relazione.

Nell'ultima riunione indicata ha approvato la proposta di risoluzione con 16 voti favorevoli e 9 astensioni.

Erano presenti al momento della votazione Anna Karamanou (presidente),Olga Zrihen Zaari (vicepresidente), Jillian Evans (vicepresidente), Geneviève Fraisse (relatrice), María Antonia Avilés Perea, Regina Bastos, Marielle de Sarnez, Lone Dybkjær, Fiorella Ghilardotti, Marie-Hélène Gillig (in sostituzione di María Rodríguez Ramos), Lissy Gröner, Philippe A.R. Herzog (in sostituzione di Marianne Eriksson, a norma dell'articolo 153, paragrafo 2, del regolamento), Karin Jöns (in sostituzione di Joke Swiebel), Hans Karlsson, Christa Klaß, Rodi Kratsa-Tsagaropoulou, Astrid Lulling, Maria Martens, Luisa Morgantini (in sostituzione di Armonia Bordes), Elena Ornella Paciotti, Christa Prets, Feleknas Uca, Elena Valenciano Martínez-Orozco, Theresa Zabell (in sostituzione di Robert Goodwill, a norma dell'articolo 153, paragrafo 2, del regolamento) e Sabine Zissener.

La relazione è stata depositata il 21 maggio 2003.


PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO

su "donne e sport" (2002/2280(INI))

Il Parlamento europeo,

–   visti gli articoli 3 e 141 del trattato che istituisce la Comunità europea,

–   visti gli articoli 21 e 23 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea,

–   vista la dichiarazione sullo sport allegata al trattato di Amsterdam

–   vista la dichiarazione del Consiglio europeo di Nizza del 7, 8 e 9 dicembre 2000 relativa alle caratteristiche specifiche dello sport e alle sue funzioni sociali da considerare nell'attuazione delle politiche comuni,

–   vista la dichiarazione del Consiglio europeo di Lisbona del 23 e 24 marzo 2000 volta a consentire una più agevole conciliazione della vita professionale e della vita familiare, nella fattispecie migliorando le strutture per la custodia dei bambini,

–   vista la convenzione delle Nazioni Unite sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione nei confronti delle donne del 18 dicembre 1979,

–   viste la dichiarazione e la piattaforma d'azione risultante dalla quarta Conferenza mondiale delle Nazioni Unite sulle donne, riunita a Pechino dal 4 al 15 settembre 1995 e la risoluzione "Pechino+5" mirante a attuare la dichiarazione e la piattaforma d'azione di Pechino, approvata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 10 giugno 2000,

–   vista la sua risoluzione del 14 ottobre 1987 sulle donne nello sport(1),

–   vista la sua risoluzione del 4 luglio 1996 sul fatto che le donne di alcuni paesi non partecipano ai Giochi olimpici(2),

–   vista la sua risoluzione del 13 giugno 1997 sul ruolo dell'Unione europea nel settore dello sport(3),

–   vista la risoluzione del Consiglio dei ministri della gioventù del 17 dicembre 1999 relativa alla dimensione educativa informale delle attività sportive nei programmi per la gioventù della Comunità europea(4),

–   vista la sua risoluzione del 7 settembre 2000 sulla relazione della Commissione al Consiglio europeo "Nell'ottica della salvaguardia delle strutture sportive attuali e del mantenimento della funzione sociale dello sport nel quadro comunitario - Relazione di Helsinki sullo sport"(5),

–   viste le conclusioni della conferenza dei ministri dello sport riunita sotto la Presidenza belga il 12 novembre 2001,

–   visti la Carta europea dello sport e il Codice di etica sportiva del Consiglio d'Europa riveduti nel 2001,

–   vista la Carta internazionale dell'educazione fisica e dello sport, adottata dalla conferenza generale dell'Unesco nel corso della sua ventesima sessione il 21 novembre 1978 a Parigi,

–   vista la dichiarazione della terza conferenza mondiale dei ministri e di alti funzionari incaricati dell'educazione fisica tenuta a Punta del Este dal 30 novembre al 3 dicembre 1999 (MINEPS III) sotto l'egida dell'Unesco,

–   visto l'articolo 2, paragrafo 5, della Carta olimpica emendata nel 1994,

–   viste le conferenze mondiali organizzate dal CIO sulla donna e lo sport a Losanna nel 1996 e a Parigi nel 2000,

–   vista la dichiarazione di Brighton approvata nel corso della prima conferenza internazionale su "Le donne, lo sport e la sfida del cambiamento" tenuta dal 5 all'8 maggio 1998,

–   visto l'appello all'azione "Stimolare il cambiamento" adottato nel corso della seconda conferenza internazionale sulle donne e lo sport riunita a Windoek il 22 maggio 1998,

–   viste le conferenze della rete europea "Donne e sport" tenute rispettivamente a Stoccolma, Atene, Helsinki, Berlino, dal 1996 al 2002,

–   vista la risoluzione del Consiglio d'Europa relativa alla prevenzione delle intimidazioni e degli abusi sessuali a danno di donne, giovani e minori nello sport del marzo 2000,

–   viste la Carta di Olimpia del 23 settembre 2001 e le Olimpiadi culturali 2001-2004 lanciata dal ministro greco della cultura in occasione di Giochi olimpici di Atene al fine di riallacciare gli ideali fondamentali del movimento olimpico tra lo sport e la cultura,

–   vista la direttiva 2002/73/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 settembre 2002, che modifica la direttiva 76/207/CEE del Consiglio relativa all'attuazione del principio della parità di trattamento tra gli uomini e le donne per quanto riguarda l'accesso al lavoro, alla formazione e alla promozione professionali e le condizioni di lavoro(6),

–   vista la decisione n. 291/2003/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 6 febbraio 2003, che istituisce l'Anno europeo dell'educazione attraverso lo sport 2004(7),

–   vista la dichiarazione di Salonicco e le conclusioni della conferenza "Donne e sport - vecchi e nuovi stereotipi" organizzata dalla Presidenza greca dell'Unione europea il 7 e 8 marzo 2003,

–   visto l'articolo 163 del suo regolamento,

–   vista la relazione della commissione per i diritti della donna e le pari opportunità (A5‑0167/2000),

A.   considerando la dichiarazione del Consiglio europeo di Nizza del dicembre 2000 la quale prevede che la Comunità debba tenere in conto la specificità e le funzioni sociali, educative e culturali dello sport e che dall'antichità lo sport possiede un valore democratico,

B.   considerando che lo sport è una delle principali attività culturali degli europei; che all'interno dell'Unione europea il 29,5% degli uomini contro il 16% delle donne e il 63% dei ragazzi contro il 37% delle ragazze tra i 15 e i 24 anni dichiarano di praticare regolarmente un'attività fisica o sportiva,

C.   considerando che l'accesso alla pratica sportiva è un diritto fondamentale, che lo sport costituisce un mezzo di affermazione e di realizzazione personale nonché un vettore di cittadinanza e di solidarietà; che la pratica regolare dello sport migliora la salute fisica e psichica,

D.   considerando la grande disparità di accesso alle pratiche sportive tra uomini e donne ma anche tra le stesse donne a seconda dell’ambiente sociale e delle condizioni di impiego che possono costituire un ostacolo al tempo dedicato alla ricreazione pratica sportiva;

E.   considerando che la pratica di attività fisiche e sportive costituisce, per le persone portatrici di handicap fisici o mentali, un mezzo di integrazione sociale e che occorre in particolare provvedere a che dette persone di entrambi i sessi possano avvalersi di propri diritti di partecipare a tutti gli sport al rispettivo livello, tenendo conto delle loro particolari esigenze,

F.   considerando la necessità di un'offerta sportiva corrispondente alle loro esigenze per le donne in ogni fase della loro vita, segnatamente quelle in stato di gravidanza e le partorienti, con l'assistenza di una guida nella pratica di discipline sportive adattate alla loro situazione e affinché le persone anziane dei due sessi possano accedere ad attività sportive suscettibili di migliorarne la salute fisica e mentale

G.   considerando che l'educazione fisica a scuola, strumento di democratizzazione dello sport ma anche luogo di riproduzione sociale, è determinante per l'esercizio di un'attività sportiva successiva,

H.   considerando che in tale ottica l'emarginazione dell'educazione fisica e le sfide della pratica sportiva mista nei programmi scolastici dei paesi dell'Europa allargata presentano elementi inquietanti,

I.   considerando che lo sport è uno spazio di libertà per le ragazze e le donne di tutte le età, una via di successo e di emancipazione e, talvolta, uno strumento di resistenza ai vincoli sociali e culturali; rilevando tuttavia che la partecipazione allo sport delle donne e delle ragazze migranti è al di sotto della media;

J.   considerando che malgrado la revoca dei divieti legali in materia di accesso delle donne alle pratiche sportive, le donne continuano a praticare gli sport meno degli uomini, sono presenti in modo diseguale secondo il tipo di sport e restano sottorappresentate nella gestione dello sport e negli ambiti decisionali,

K.   considerando che le donne, sottorappresentate tra i tesserati e nelle competizioni ufficiali, si impegnano poco negli organi sportivi istituzionalizzati (club, associazioni) e si dedicano principalmente a attività fisiche informali di cura del fisico e di ricreazione,

L.   considerando che lo sport è il luogo in cui si sviluppa la rappresentazione dell'identità sessuale, che le pratiche sportive restano ambiti estremamente sessuati e stereotipi, dove si riproducono, ma anche si trasgrediscono, i modelli dominanti della virilità e della femminilità,

M.   considerando che la pratica sportiva delle ragazze e dei ragazzi deve raccogliere la sfida di forgiare l'eguaglianza a partire dalle differenze somatiche; che l'adolescenza, marcata dalla pubertà, è un periodo di abbandono notevole della pratica sportiva tra le ragazze, in particolare quando provengono da ceti sfavoriti,

N.   considerando l'importanza di valorizzare le prestazioni delle atlete di alto livello e il loro ruolo di modello presso le ragazze,

O.   considerando che gli atleti di alto livello sono lavoratori, che a detto titolo lo sport rientra nel diritto comunitario in materia di occupazione e specialmente nel campo di applicazione della direttiva sulla parità professionale tra donne e uomini riveduta il 23 settembre 2002,

P.   considerando che le atlete di alto livello non fruiscono della parità di trattamento rispetto ai loro colleghi maschi per quanto riguarda il reddito e le risorse finanziarie (borse di studio, sovvenzioni, sponsor) nonché il reinserimento professionale,

Q.   considerando che lo statuto di atleta di alto livello attribuisce agli sportivi di entrambi i sessi diritti economici e sociali offrendo nel contempo un ambiente professionale; che in taluni paesi europei detto statuto e le condizioni per acquisirlo comportano tuttora discriminazioni a danno delle donne,

R.   considerando che la partecipazione delle atlete in competizioni internazionali è aumentata, ma che il personale di assistenza tecnica e medica, nonché tra arbitri e giudici, resta soprattutto maschile (ai Giochi olimpici di Sydney la quota delle donne era pari al 38% degli atleti, all'8% del personale di assistenza tecnica e al 4% dell'assistenza medica),

S.   considerando che lo sport di alto livello è un fattore di rischio per la salute degli atleti e specialmente per le donne esposte per esempio alla "triade dell'atleta donna" (disordini alimentari, amenorrea irreversibile, osteoporosi),

T.   considerando che va riservata un'attenzione particolare alla prevenzione e alla lotta contro le intimidazioni e gli abusi sessuali negli ambienti sportivi,

U.   considerando la scarsissima copertura mediatica dello sport femminile nonché il trattamento socialmente discriminatorio e sessualmente stereotipato dei mezzi d'informazione,

V.   considerando la dichiarazione di Brighton del 1994, alla base dell'azione principale del "Gruppo di lavoro internazionale sulle donne e lo sport" e della rete "Europa, donne e sport",

W.   considerando che l'attuazione dell'impostazione integrata in materia di parità dei sessi nelle politiche e nelle azioni comunitarie, applicata allo sport, non è integrata da adeguate risorse umane e finanziarie, né dai necessari meccanismi di controllo e di accompagnamento,

Articolare la questione "donne e sport"

1.   dichiara che lo sport femminile è l'espressione del diritto alla parità e alla libertà di tutte le donne di disporre del proprio corpo e di occupare lo spazio pubblico, a prescindere dalla cittadinanza, dall'età, dalla menomazione fisica, dall'orientamento sessuale, dalla religione;

2.   sottolinea che l'obiettivo della parità di opportunità tende a sopprimere le barriere tra sport detto "maschile" e sport detto "femminile", che l'obiettivo è favorire un'apertura effettiva delle discipline sportive ai due sessi e permettere a ogni ragazza e a ogni ragazzo di esercitare l'attività fisica di sua scelta;

3.   chiede agli Stati membri e all'Unione europea di assicurare alle donne e agli uomini pari condizioni di accesso alla pratica sportiva a tutti i livelli e in ogni fase della vita, indipendentemente dal ceto sociale, e specialmente ai portatori di handicap, mentale o fisico, per i quali occorre promuovere lo sport e l'attività fisica;

4.   chiede alla Convenzione europea di istituire una base giuridica per lo sport nel futuro trattato dell'Unione, tale da riconoscere le sue funzioni culturali, educative e sociali, compreso il riferimento alla parità di accesso per donne e uomini alla pratica sportiva e alle responsabilità;

5.   chiede alla Commissione di creare un'unità "donne e sport" al fine di sostenere la promozione dello sport femminile nei programmi e nelle azioni comunitarie, sensibilizzando il movimento sportivo e gli Stati membri e diffondendo le prassi positive;

6.   propone di inserire nella futura strategia quadro comunitaria in materia di parità tra le donne e gli uomini 2006-2010 un obiettivo operativo dedicato alla partecipazione delle ragazze e delle donne alla pratica sportiva;

7.   invita gli Stati membri, le ONG e le altre organizzazioni a presentare progetti “Donne e sport” nel quadro del prossimo appello della strategia quadro comunitaria in materia di parità tra donne e uomini per il periodo 2001-2005, che avrà come priorità la soppressione degli stereotipi sessisti, in particolare nello sport;

8.   invita la Commissione ad inserire norme contro la discriminazione nello sport nell’ambito delle nuove discriminazioni in base al sesso che esulano dall’ambito di applicazione della direttiva sul lavoro basata sull’articolo 13 del trattato;

9.   invita la Commissione a realizzare uno studio approfondito sulla posizione della donna nello sport, come è stato suggerito nel corso della conferenza dei ministri dello sport del 12 novembre 2001, avendo cura di presentare tra l'altro statistiche sulla situazione generale delle donne nello sport e dati sul "Gender Budgeting" (Analisi dei bilanci in base al sesso);

10.   sollecita l'Unione europea a sostenere finanziariamente il funzionamento della rete Europa, Donne e Sport;

11.   chiede all'Unione europea di valutare, specialmente nel quadro del suo sesto programma quadro di ricerca, le questioni della salute, le sfide sociali e le problematiche pedagogiche attinenti alla partecipazione delle donne nello sport;

12.   auspica che l'Anno europeo dell'educazione attraverso lo sport offra l'occasione per una riflessione sulle sfide della pratica sportiva mista a scuola e chiede alla Commissione e agli Stati membri di attribuire una chiara priorità ai progetti volti a promuovere la pratica sportiva femminile;

13.   chiede a Eurostat di definire indicatori e di elaborare statistiche europee sulla partecipazione di donne e uomini a tutti i livelli dello sport;

14.   chiede alle autorità governative di considerare sistematicamente la parità tra i sessi nella loro politica sportiva, segnatamente nella concessione di sovvenzioni;

15.   chiede alla Commissione e agli Stati membri di iscrivere negli accordi bilaterali e di cooperazione con i paesi terzi la questione “donne e sport”; chiede al Parlamento europeo di iscrivere la questione “donne e sport” nell’ambito degli scambi interparlamentari e degli incontri euromediterranei;

16.   prospetta la possibilità di inviare una delegazione della sua commissione per i diritti della donna e le pari opportunità alla conferenza europea della rete "Europa, donne e sport" il 23-25 aprile 2004 a Parigi e alla conferenza internazionale del Gruppo di lavoro internazionale sulle donne e lo sport l'11-14 maggio 2006 a Kunamoto;

Sviluppare lo sport scolastico e lo sport ricreativo

17   chiede agli Stati membri di ridare all'educazione fisica e sportiva una collocazione conseguente nell'istruzione scolastica e di considerarla un indicatore di valutazione dell'insegnamento allo stesso titolo della matematica, della lettura o delle lingue straniere;

18.   chiede agli Stati membri di realizzare uno studio sulla partecipazione quantitativa e qualitativa delle ragazze e dei ragazzi alla pratica sportiva scolastica e extrascolastica e di ricorrere a strumenti adeguati per incrementare la partecipazione delle ragazze alla pratica sportiva e fisica;

19.   chiede agli Stati membri e alle autorità competenti di assicurare la formazione delle insegnanti e degli insegnanti di educazione fisica sulla questione della pratica sportiva mista tra i sessi e dei generi, inserendo tale dimensione nelle loro formazioni e di sensibilizzare i genitori sugli effetti regressivi degli stereotipi;

20.   sottolinea l'importanza di consentire ai bambini di attendere ad una pratica sportiva mista fin dalla scuola materna e elementare; invita le scuole, i club, le associazioni e gli enti locali a sviluppare progetti pilota in materia;

21.   chiede agli Stati membri di sviluppare politiche di inserimento sociale dei giovani attraverso lo sport inserendo le ragazze nel proprio pubblico di destinatari e di utilizzare a tal fine segnatamente l'obiettivo 3 dei Fondi strutturali;

22.   chiede alle autorità governative e agli enti locali di realizzare attività di promozione e di proporre alle ragazze e ai ragazzi una gamma ampliata di attività sportive scolastiche e extrascolastiche;

23.   ribadisce la necessità di adoprarsi onde consentire alle donne di praticare un’attività sportiva e fisica offrendo loro un migliore accesso agli ambienti sportivi, mediante corsi specifici, orari riservati, e prevedendo strutture d’accoglienza per i bambini e buoni collegamenti pubblici con i centri sportivi;

24.   invita il movimento sportivo a sancire nei suoi statuti la parità di accesso per le donne e gli uomini alla pratica sportiva, a attuare un piano d'azione per la promozione delle donne nelle loro discipline, ad organizzare corsi sull'integrazione della dimensione delle pari opportunità e correlata attuazione e a destinare una linea di bilancio per lo sport dilettante femminile, proponendo pratiche miste e/o creando sezioni femminili;

25.   chiede agli Stati membri e alle autorità competenti di garantire la formazione e la qualificazione degli allenatori sportivi di tutti i livelli, e di includere nella loro formazione le questioni di genere;

26.   invita le autorità governative, le imprese e le parti sociali, vista la difficile articolazione tra vita professionale, familiare e ricreativa, a incoraggiare la pratica sportiva sul posto di lavoro, segnatamente tramite contrattazione collettiva, e in particolare a sviluppare azioni di sostegno all'accesso allo sport presso il personale precario e le donne in difficoltà;

Garantire la parità di diritti nello sport di alto livello

27.   sollecita gli Stati membri e il movimento sportivo a sopprimere la distinzione tra pratiche maschili e femminili nelle procedure di riconoscimento delle discipline di alto livello;

28.   chiede alle federazioni nazionali e alle relative autorità di tutela di assicurare alle donne e agli uomini parità di accesso allo statuto di atleta di alto livello, garantendo gli stessi diritti in termini di reddito, di condizioni di supporto e di allenamento, di assistenza medica, di accesso alle competizioni, di protezione sociale e di formazione professionale nonché di reinserimento sociale attivo al termine delle loro carriere sportive;

29.   chiede alle autorità governative e sportive di garantire l'eliminazione delle discriminazioni dirette e indirette di cui sono vittima le atlete nell'esercizio del loro lavoro;

30.   invita le imprese a moltiplicare le azioni di cooperazione con le sportive di alto livello, valorizzando la loro immagine e favorendo senza distinzioni lo sport femminile nel suo complesso;

31.   chiede ai mezzi d'informazione di provvedere a una copertura equilibrata dello sport femminile e maschile nonché a una rappresentazione non discriminatoria delle donne nello sport;

32.   propone, nel quadro della revisione della direttiva 89/552/CEE "televisione senza frontiere" di inserire all'articolo 3 bis relativo alla trasmissione di avvenimenti di maggiore rilevanza l'obbligo, per gli Stati membri, di inserirvi le competizioni femminili e provvedere alla relativa trasmissione;

33.   incoraggia le atlete a organizzarsi per far valere i propri diritti sportivi, economici e sociali, nonché per adire la giustizia o le autorità competenti in caso di discriminazioni e di intimidazioni;

34.   auspica che i prossimi Giochi olimpici di Atene siano esemplari e chiede al CIO di garantire la composizione mista di tutte le delegazioni nazionali, con particolare attenzione per paesi come Afganistan, Arabia Saudita, Botswana, Brunei, Emirati Arabi Uniti, Isole Vergini Britanniche, Libia, Kuwait, Oman e Qatar;

Assicurare la salute delle atlete

35.   invita pressantemente le federazioni sportive e gli allenatori a dar prova di maggiore vigilanza circa le cure e condizioni nelle quali debbono svolgersi le pratiche agonistiche nonché ad informare le sportive di alto livello, in particolare le giovani, delle conseguenze sulla loro salute fisica, fisiologica, sessuale e riproduttiva connesse a un allenamento sportivo intenso, al consumo di sostanze dopanti o all'inosservanza delle regole alimentari;

36.   segnala che una impostazione più orientata alla donna, e la formazione specifica dell'assistenza medica e paramedica, sono elementi necessari per la salvaguardia della salute delle atlete;

37.   ribadisce la necessità di realizzare studi specifici e sessuati sulle incidenze dello sport sulla salute degli atleti;

38.   ritiene importante che le atlete siano seguite psicologicamente per affrontare le trasformazioni del proprio corpo o per rispondere agli interrogativi sulla loro femminilità e che si tenga conto di questi aspetti in sede di formazione degli allenatori e delle allenatrici;

39.   ricorda il diritto inalienabile delle sportive in materia di sessualità e di riproduzione e chiede che sia punito ogni atto lesivo di tali libertà;

40.   invita pressantemente gli Stati membri e le federazioni sportive ad adottare provvedimenti tesi a prevenire e far cessare le molestie e gli abusi sessuali nello sport facendo applicare la legislazione relativa alle molestie sessuali sul lavoro, ad informare gli atleti e i rispettivi paesi sui rischi di abusi e sul diritto di ricorso di cui dispongono nonché ad impartire una formazione specifica al personale delle organizzazioni sportive avendo cura di garantire l'iter penale e disciplinare;

Rafforzare la partecipazione delle donne negli ambiti decisionali

41.   osserva che la partecipazione delle donne negli ambiti decisionali dello sport si scontra con gli stessi ostacoli esistenti nei settori politici o economici e quindi esige il ricorso ad azioni positive;

42.   chiede agli Stati membri e alle autorità di tutela di condizionare la propria autorizzazione e il sovvenzionamento delle associazioni e delle autorità sportive a disposizioni statutarie che garantiscano una rappresentanza equilibrata delle donne e degli uomini a tutti i livelli e per tutte le cariche decisionali;

43   chiede alle organizzazioni e alle autorità sportive di promuovere la partecipazione delle donne nelle funzioni di arbitro e di giudice di gara e di instaurare un sistema misto nelle commissioni mediche e nelle commissioni di selezione;

44.   chiede alle organizzazioni sportive di istituire programmi di formazione e di assistenza personalizzata per le atlete in vista del loro reinserimento professionale, segnatamente come allenatrici, assistenti tecnici e dirigenti;

45.   invita il movimento sportivo a rispettare l'obiettivo del CIO in materia di partecipazione delle donne negli ambiti decisionali (20% di donne nelle strutture dirigenti entro il 31 dicembre 2005) e ad aumentarlo al 30% nel corso dei prossimi dieci anni;

46.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti degli Stati membri.

(1)GU C 305 del 16.11.1987, pag. 62.
(2)GU C 211 del 22.7.1996, pag. 36.
(3)GU C 200 del 30.6.1997, pag. 252.
(4)GU C 8 del 12.1.2000, pag. 5.
(5)GU C 135 del 7.5.2001, pag. 174.
(6)GU L 269 del 5.10.2002, pag. 15.
(7)GU L 43 del 18.2.2003, pag. 1.


MOTIVAZIONE

La questione "donne e sport" costituisce un fascicolo per ora inedito per le istituzioni europee, eppure ha un certo spessore storico. È infatti possibile risalire fino ai primi giochi dell'antichità greca, nei quali era previsto uno spazio limitato per le donne, fuori dai giochi olimpici, nei giochi di Era. Va altresì ricordato che Pierre de Coubertin, reintroducendo i giochi nel 1986, escluse categoricamente le donne, riservando per loro il ruolo di "coronare il vincitore". Comunque, dall'inizio del XX secolo, le donne hanno iniziato ad essere ammesse a talune competizioni, golf, tennis, tiro con l'arco, vela, pattinaggio. Nel 1928 veniva presa la decisione di far gareggiare le donne ai giochi olimpici e la partecipazione femminile ha avuto poi una progressione continua, anche se al giorno d'oggi potrebbe essere più rapida.

In termini politici occorrerà attendere gli ultimi quindici anni per assistere a numerosi incontri istituzionali e associativi dedicati a discutere di sport femminile con le conseguenti dichiarazioni comuni e la creazione di reti. Da una decina di anni esistono diverse reti internazionali, "Europa, donne e sport" che raggruppa 40 paesi europei e "Gruppo di lavoro internazionale sulle donne e lo sport" lanciato in occasione della conferenza di Brighton del 1994. La dichiarazione di Brighton del 1994 è stata approvata da quasi 200 organizzazioni sportive e governative e soprattutto dal Comitato internazionale olimpico, il quale ha modificato la sua Carta per introdurvi il principio della parità dei sessi e ha organizzato due conferenze mondiali "donne e sport" nel 1996 e nel 2000. Sembra insomma opportuno che l'Unione europea entri in sintonia con tutte queste iniziative

L'importanza della presente relazione dipende non solo dall'impostazione dei Giochi olimpici 2004 in Europa, ad Atene, culla della competizione sportiva. Viene da una congiuntura politica precisa incentrata su tre assi, lo sport a scuola, lo sport ricreativo e lo sport di competizione Lo sport a scuola è in ritirata e ciò desta stupore. Ormai la scuola si è democratizzata e rappresenta più che mai un luogo di pari opportunità, eppure apparentemente lo sport è negletto in termini di orari e di valutazione, il carattere misto dell'insegnamento subisce numerose eccezioni, dà luogo a improvvisazioni estemporanee e di conseguenza a un abbandono massiccio della partecipazione sportiva delle ragazze nel corso dell'adolescenza. Lo sport è però considerato da molti esperti una sede di apprendimento della cittadinanza e della solidarietà, di preparazione al successo e di inserimento, senza parlare degli effetti positivi a livello di salute. Lo sport associativo e ricreativo occupa un posto meno importante per le ragazze e le donne che per i ragazzi e gli uomini. Tale aspetto si spiega con problemi strutturali determinanti: l'accesso ai campi sportivi e gli orari offerti sono fissati di proposito per privilegiare gli sport maschili o ritenuti tali. Le strutture associative e le federazioni sono animate da uomini mentre le donne spesso privilegiano attività sportive informali; ne risulta una notevole disparità di mezzi. Per quanto riguarda invece lo sport di alto livello, il riconoscimento simbolico della partecipazione delle donne alle competizioni non riesce a dissimulare l'estrema disparità di trattamento tra uomini e donne in materia di accesso alle discipline sportive, di diritti economici e sociali, di trattamento mediatico e di supporto.

Nel dicembre 2000 il vertice di Nizza ha approvato una dichiarazione "relativa alle caratteristiche specifiche dello sport e alle sue funzioni sociali da considerare nell'attuazione delle politiche comuni" e la presente relazione intende illustrare alla luce dei tre elementi citati la necessità di simili politiche comuni, iniziando dal riconoscimento della specificità dello sport nella futura Costituzione. L'ampiezza degli spazi sociali, scuola, ricreazione, professione, in cui lo sport si sviluppa dovrebbe militare a favore di una migliore impostazione comunitaria.

Delineare una prospettiva storica non deve far dimenticare le disparità geografiche. A differenza di altre tematiche legate alla parità di opportunità, la pratica sportiva femminile corrisponde alla divisione classica tra nord e sud dell'Europa. Per esempio, secondo lo studio COMPASS realizzato su iniziativa del Consiglio d'Europa nel 1999, il 70% delle svedesi pratica uno sport (tasso identico a quello degli uomini) contro un misero 15% delle italiane (32% degli uomini). È interessante osservare anche la notevole diversità delle autorità responsabili: governi, ma anche enti locali (paesi meridionali), governi regionali, ma anche sindacati e chiese si fanno carico delle attività sportive. Di conseguenza sembra opportuno mantenere l'obiettivo unificante della parità di opportunità, soprattutto nella consapevolezza che nelle attività culturali degli europei lo sport si colloca dopo il cinema, le biblioteche e le visite dei monumenti storici, ma prima dei musei, dei concerti e del teatro.

L'obiettivo della parità tra i sessi nella pratica sportiva, scolastica, dilettante e professionale, va concepito in primo luogo come una migliore integrazione delle donne a tutti i livelli; nel contempo lo sport deve riconoscere l'importanza della posizione delle donne. Di fatto non basta deplorare una minore partecipazione o motivazione delle donne. Occorre ricordare che lo sport si sviluppa con la democrazia, con la scuola obbligatoria e con la cittadinanza. Più che scorgervi una semplice opzione individuale, occorre evidenziare la concordanza basilare tra cittadinanza e pratica sportiva. La democrazia ateniese e poi la democrazia contemporanea sono state le sole a essere capaci di concepire lo sport per tutti e inserirvi le donne ne è logica conseguenza. La scuola obbligatoria e il conseguente obiettivo della pratica sportiva mista hanno consentito un'impostazione neutrale dell'educazione fisica; questo è ovviamente l'attuale obiettivo. Siamo tuttavia consapevoli, in quanto insegnanti, genitori e educatori, che tale pratica mista e tale neutralità sopravvive a malapena all'adolescenza. La pubertà e la ricerca dell'identità sessuale complicano enormemente l'apprendimento dell'educazione fisica e sportiva e tale complicazione opera a detrimento delle ragazze, soprattutto di quelle provenienti dai ceti sociali meno favoriti.

In realtà si potrebbe in modo altrettanto facile puntare sull'indifferenza tra i sessi, come si può fare per l'accesso alle discipline intellettuali, alla matematica o alle lingue, materna e straniere. La differenza tra i corpi sessuati impone fin dall'inizio la disparità e la dualità tra ragazzi e ragazze. La pratica mista è una soluzione, ma non risolve tutti i problemi. Si può dire che a livello di esercizio fisico occorre generare parità a partire dalle differenze somatiche, ma ciò è più difficile che generare parità sulla base delle affinità intellettuali. In tale ottica non si devono congelare le suddivisioni sessuate delle discipline sportive e va riconosciuta l'evoluzione dei costumi per quanto riguarda l'apertura di tutti gli sport ai due sessi.

Per concludere va evidenziata l'importanza delle responsabilità delle donne nella gestione e nelle decisioni delle organizzazioni e dei movimenti sportivi. L'accesso delle ragazze e delle donne a tutti gli sport merita la nostra attenzione, tuttavia esso si realizzerà soltanto se le donne saranno riconosciute e accettate nelle strutture sportive a tutti i livelli. Le protagoniste del mondo sportivo incontrate nel corso dell'elaborazione della presente relazione hanno tutte insistito sui notevoli ritardi con cui sono state riconosciute negli organi decisionali e sulla necessità di essere pienamente associate al futuro dello sport di alto livello.

Ultimo aggiornamento: 24 settembre 2003Avviso legale