I cambiamenti climatici si differenziano da qualunque altro problema ambientale che ci troviamo ad affrontare. Il motivo principale è che il sistema climatico non è di natura costante, manifestando talvolta persino riscontri positivi. Una volta superata una determinata concentrazione di gas serra nell'atmosfera, l'intero sistema subisce cambiamenti drastici. Si possono verificare contraccolpi insostenibili con conseguenze disastrose, come per esempio i danni materiali causati ogni anno da eventi atmosferici estremi, che implicano tra l'altro perdite per centinaia di miliardi di dollari, decine di milioni di sfollati, gravi ondate di caldo e mutamenti su larga scala nella distribuzione delle coltivazioni e delle specie.
È probabile che i paesi in via di sviluppo risultino maggiormente colpiti da tale fenomeno. I paesi poveri sono più vulnerabili a fenomeni quali le inondazioni, le tempeste e le siccità. In alcune regioni, il clima più arido porterà alla perdita di raccolti. Inoltre, vaste regioni del Sud del mondo saranno duramente colpite dall'innalzamento del livello dei mari.
Nonostante la loro eterogeneità, i cambiamenti climatici vengono ancora visti soprattutto come un problema ambientale, di pertinenza dei ministri dell'Ambiente. Questo atteggiamento deve mutare.
I cambiamenti climatici hanno gravi implicazioni, non soltanto per gli ecosistemi, ma anche per l'economia nel suo complesso, per la salute pubblica, la sicurezza dell'approvvigionamento idrico e alimentare, la migrazione, ecc.
La comunicazione della Commissione dal titolo "Vincere la battaglia contro i cambiamenti climatici" contiene numerose informazioni utili e varie proposte per il futuro. Tuttavia, vista la gravità del problema, la proposta della Commissione sarebbe stata più efficace se caratterizzata da una maggiore urgenza. Una stabilizzazione dei gas serra nell'atmosfera rappresenta una sfida estremamente ambiziosa e richiederà notevoli trasformazioni comportamentali di natura tale da non essere stati finora presi nella dovuta considerazione.
La prima priorità dell'UE è rispettare gli impegni di Kyoto. Sono troppi gli Stati membri in cui i livelli delle emissioni sono di gran lunga superiori rispetto a quelli concordati a Kyoto. Ciò non deve sorprenderci. Gran parte dei tagli alle emissioni di carbonio nella UE sono sinora stati ottenuti grazie allo smantellamento di vecchi impianti inefficienti alimentati a carbone, principalmente nel Regno Unito e in Germania. Occorrerà pertanto predisporre misure efficaci in tempi brevi, al fine di garantire l'effettivo raggiungimento degli obiettivi di Kyoto fissati dall'UE.
Kyoto, tuttavia, rappresenta soltanto un primo timido passo in avanti. Dobbiamo attuare riduzioni significative dei gas serra nell'UE anche dopo il 2012. Benché significative, le emissioni dell'Unione europea costituiscono soltanto il 14% circa delle emissioni complessive di gas serra. Ecco perché il nostro impegno rischia di essere vanificato se resterà isolato.
Il problema dei cambiamenti climatici non può essere affrontato efficacemente senza l'impegno attivo di tutti i principali attori. La decisione dell'amministrazione USA di non ratificare il protocollo di Kyoto ha inferto un colpo durissimo alla cooperazione internazionale sui cambiamenti climatici. Il ruolo degli USA è fondamentale. La loro partecipazione attiva è considerata indispensabile perché i paesi in via di sviluppo assicurino il proprio contributo attivo all'impegno profuso in questo senso.
La comunicazione della Commissione sottolinea, e giustamente, l'esigenza di coinvolgere settori che non sono stati inseriti nel quadro di riferimento di Kyoto, in particolare il trasporto aereo e marittimo, e la necessità di analizzare maggiormente nel dettaglio le modalità con cui le varie destinazioni d'uso dei terreni possono influenzare il sistema climatico. La Commissione sostiene inoltre con forza la necessità di mettere in campo nuove tecnologie, in concomitanza con uno sforzo più deciso per migliorare l'efficienza energetica.
La Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici fissa quale "obiettivo ultimo" quello di rimanere nell'ambito di limiti ecologici, con concentrazioni di gas serra che si stabilizzino "ad un livello che prevenga una pericolosa interferenza antropogenica [provocata dall'uomo] con il sistema climatico". L'Unione europea ha attribuito a questo obiettivo un significato specifico, vale a dire che "un obiettivo sostenibile da parte dell'UE in merito ai cambiamenti climatici dovrebbe essere quello di limitare l'aumento della temperatura a livello globale a non più di 2 gradi Celsius al di sopra dei livelli preindustriali". Quando questo obiettivo si traduce in uno specifico livello di concentrazione di gas serra nell'atmosfera, gli esperti consigliano di tendere ad una stabilizzazione al di sotto delle 500 ppmv di CO2 equivalente. Tale livello non si distacca molto dal valore attualmente registrato e pone l'accento sulla necessità urgente di intervenire.
La Commissione ha affermato che entro il 2050 saranno necessarie riduzioni delle emissioni globali di almeno il 15% rispetto ai livelli del 1990. Quest'ambizione appare troppo modesta. Una riduzione pari al 25-30% sarà probabilmente necessaria se si ha l'obiettivo di evitare i cambiamenti climatici pericolosi.
I capi di Stato e di governo dell'UE hanno concordato nel marzo 2005 che "il cammino di riduzione intrapreso dal gruppo dei paesi sviluppati, dell'ordine del 15-30% rispetto al livello base previsto dal protocollo di Kyoto ed entro il 2020" andrebbe percorso con altri paesi, come auspicato nelle conclusioni del Consiglio "Ambiente". Sulla base di quanto concordato, la UE dovrebbe considerare una soglia di riduzione per il 2050 nell'ordine del 60-80%.
La mitigazione dei cambiamenti climatici è in buona parte una questione di carattere energetico. Vi sono tuttavia altri elementi forti che richiedono un riorientamento di ampio respiro del sistema energetico. Nessuno è in grado di dire con certezza se la rapida ascesa del prezzo del petrolio costituisca un indicatore di esaurimento delle risorse. Numerosi studi indipendenti, tuttavia, puntano in questa direzione e prevedono che il massimo della produzione possa essere raggiunto a breve.
La domanda di energia a livello mondiale dovrebbe aumentare nei prossimi anni. Soddisfare richieste sempre maggiori di energia rappresenta una sfida importante, che richiederà nuove tecnologie sul fronte della domanda e dell'offerta.
L'attuale sistema energetico si è dimostrato inadeguato anche sotto altri punti di vista. Per esempio ha fatto ben poco per alleviare la povertà. Per il raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo del millennio, 2 miliardi di persone che attualmente non dispongono di combustibile pulito e sicuro, né di elettricità dovranno poter avere accesso a forme moderne di energia. I problemi ambientali a livello locale e regionale costituiscono un altro motivo importante per sostituire l'attuale sistema energetico. Problemi di questo genere producono gravi effetti nocivi sulla salute e impongono costi economici diretti alla società; le stime di tali costi per la Cina si attestano attorno al 7% del PIL.
Le tecnologie principali necessarie ad un sistema energico sostenibile sono già state individuate e sviluppate. Tra queste vi sono diverse alternative per la gestione della domanda e la fornitura di energia. Gli scienziati di Princeton hanno individuato quindici tecnologie già esistenti che sul lungo periodo potrebbero far ridurre le emissioni di carbonio di un miliardo di tonnellate l'anno (stimando il tasso attuale delle emissioni di carbonio a 7 Gt per anno), contestando quindi l'argomentazione secondo cui si dovrebbero sviluppare importanti nuove tecnologie prima di poter avviare una riduzione significativa delle emissioni.
Il fatto che numerose tecnologie alternative già esistano non significa che si stiano diffondendo spontaneamente. Sussistono numerosi ostacoli al cambiamento, quali la mancanza di informazioni, sussidi inopportuni, scarsi incentivi, regolamentazioni obsolete, capacità tecniche inadeguate, costi elevati, ecc. Questo genere di problemi sono ben documentati all'interno dell'Unione europea, ma valgono anche per la maggior parte dei paesi in via di sviluppo.
Occorre un aumento significativo dei finanziamenti per la ricerca, al duplice scopo di compiere passi in avanti in nuovi settori tecnologici e contribuire alla riduzione dei costi. Il nuovo programma quadro di ricerca proposto dall'UE è caratterizzato da un incremento dei finanziamenti, anche se le risorse proposte per le fonti di energia alternative sono lungi dall'essere soddisfacenti. È necessario avviare un programma accelerato per la ricerca e l'innovazione sull'energia sostenibile.
Quando i paesi industrializzati parlano di mitigazione degli effetti dei cambiamenti climatici con i paesi in via di sviluppo, spesso il loro atteggiamento viene visto come un tentativo di limitare lo sviluppo economico di questi ultimi. I paesi in via di sviluppo sottolineano giustamente che i paesi industrializzati non si sono mai preoccupati delle emissioni di gas serra durante il processo di modernizzazione. Per il futuro occorrerà quindi adottare un approccio a 360 gradi, per favorire la necessaria cooperazione con i paesi in via di sviluppo.
I paesi in via di sviluppo sono stati inizialmente coinvolti negli sforzi volti a limitare le emissioni di gas serra attraverso il meccanismo per lo sviluppo pulito (Clean Development Mechanism - CDM) e il Fondo mondiale per l'ambiente (Global Environmental Facility - GEF). Benché utili, questi strumenti costituiscono uno sforzo troppo modesto rispetto all'ampiezza del problema. Quello che si propone in questa sede è di sviluppare un partenariato strategico con i paesi in via di sviluppo più avanzati (partendo da Cina, Brasile, Sud Africa e Indonesia). Si propone un'iniziativa per l'energia sostenibile in un contesto multilaterale, che coinvolga anche l'Unione europea e alcune delle maggiori multinazionali del settore energetico. L'iniziativa in questione dovrebbe occuparsi dei problemi energetici partendo dalle esigenze di servizi energetici, per raggiungere gli Obiettivi di sviluppo del millennio e favorire lo sviluppo economico, proteggendo nel contempo l'ambiente (compresa l'ambiziosa mitigazione dei cambiamenti climatici).
Un caso particolare riguarda il cosiddetto "leapfrogging", vale a dire il "salto tecnologico" che porta all'adozione, da parte dei paesi in via di sviluppo, di una tecnologia avanzata, talvolta non ancora impiegata su vasta scala nei paesi industrializzati. Soluzioni di questo genere possono essere le più adatte al contesto dei paesi in via di sviluppo per una serie di motivi. Un modo apparentemente efficace di favorire il "leapfrogging" potrebbe essere il finanziamento, da parte della UE e, auspicabilmente, dei paesi OCSE, della differenza di costo tra l'investimento in una nuova tecnologia avanzata e l'utilizzo di una tecnologia tradizionale.
Per molti le azioni di politica del clima sono viste principalmente come una questione di costi e un freno alla crescita. Se si parte da questo punto di vista, le discussioni che si terranno dopo il 2012 diventeranno molto difficili. Forse a qualcuno sembrerà un atteggiamento ingenuo, ma si dovrebbe poter reimpostare il dibattito sul surriscaldamento del pianeta, per vederlo come un'opportunità per l'Europa e non soltanto come un problema. È innegabile che vi siano dei costi. Ma i vantaggi sono evidenti, non solo per la società nel suo complesso, ma anche per le singole imprese. Ad esempio, esistono molti casi di società che hanno ridotto notevolmente le emissioni e contemporaneamente hanno ottenuto enormi risparmi.
La sfida sarà quella di creare un quadro normativo in grado di incoraggiare le società a cogliere le opportunità esistenti, sia per un uso più efficiente dell'energia, sia per investire nelle tecnologie prive, o a basso contenuto, di carbonio. Ovviamente esiste un legame con la strategia di Lisbona. Il settore delle tecnologie ambientali sta già registrando una crescita annua del 5%, vale a dire oltre 500 miliardi di euro nel 2003. Perché non permettere che la trasformazione necessaria dei nostri sistemi energetici e dei trasporti diventi un punto di forza della strategia di Lisbona, in grado di promuovere la crescita e la competitività, oltre che lo sviluppo delle esportazioni per l'Unione europea?
In una recente dichiarazione, alcuni importanti esponenti del mondo imprenditoriale britannico hanno sollecitato i governi a sviluppare una politica più ambiziosa sui cambiamenti climatici. Rimandare tali interventi, si legge nella dichiarazione, porterà con ogni probabilità ad un aumento significativo dei costi della mitigazione degli effetti. Gli imprenditori invitano a fissare sin d'ora gli obiettivi di riduzione e scambio di quote delle emissioni per il 2025. Inoltre, fanno appello ai governi europei affinché aboliscano le incoerenze e gli incentivi inopportuni che mettono in pericolo la politica sul clima. I governi sono inoltre sollecitati a valutare l'effetto delle nuove normative sulle emissioni di anidride carbonica e a utilizzare gli appalti pubblici per stimolare i mercati ad adottare tecnologie a basso contenuto di carbonio, sia esistenti, sia in fase di sviluppo.
Il futuro programma d'azione sul clima dovrà coinvolgere tutti i principali settori dell'economia. La priorità principale dovrebbe essere quella di migliorare in maniera significativa l'efficienza energetica. Le potenzialità sono enormi. Il Libro verde della Commissione sull'efficienza energetica offre buoni spunti, ma deve essere integrato, soprattutto per quanto attiene al settore dei trasporti. La struttura degli incentivi in ambito economico è essenziale, ma lo stesso discorso vale per l'accesso ai finanziamenti e ad uno scambio di conoscenze in merito alle tecnologie disponibili che coinvolga anche imprese e famiglie.
L'Europa deve cambiare le modalità di produzione dell'elettricità. I sussidi ai combustibili fossili devono essere tolti (attualmente sono nell'ordine dei 25 miliardi di euro all'anno) e investiti in fonti energetiche rinnovabili. Occorre promuovere l'impiego della cogenerazione. Il settore dei trasporti pone particolari difficoltà quando si tratta di ridurre le emissioni. Sarebbe opportuno prendere in esame una combinazione tra varie misure. È necessario fissare valori obbligatori per l'efficienza energetica dei nuovi veicoli. Un obiettivo realistico per il 2012 potrebbe essere un massimo di 120 g CO2/km per veicoli medi. Occorre inoltre favorire la produzione di carburanti alternativi. I recenti sviluppi registrati nella produzione di biocarburanti sono promettenti. Tali processi prevedono la produzione combinata di alimenti, biocarburanti e biodiesel nelle zone tropicali (utilizzando oli vegetali tropicali). Mentre la produzione di biocarburante potrebbe essere fortemente stimolata da un riorientamento dei regimi di sostegno attualmente applicati nell'ambito della PAC, l'UE dovrebbe anche essere disposta ad aumentare le importazioni dai paesi in via di sviluppo. Il prelievo all'importazione sull'etanolo, ad esempio, deve essere abolito.
Il sistema europeo di scambio di quote di emissioni (Emissions Trading Scheme - ETS) costituisce un importante passo avanti. Fornisce infatti uno strumento politico il cui scopo principale è l'efficienza in termini di costi. Il sistema verrà rivisto il prossimo anno. Sono già state avanzate alcune osservazioni in merito. Un'opinione condivisa è che per ottenere i massimi risultati dall'ETS, il sistema non dovrebbe essere limitato ai grandi stabilimenti, ma andrebbe esteso anche ad altri settori, quali l'aviazione. Tuttavia, l'adozione dell'attuale approccio "a valle", che si occupa delle singole fonti di emissione, non sarebbe possibile nella maggior parte degli altri settori e nelle PMI o nelle abitazioni private. Sarebbe più opportuno adottare, invece, come suggeriscono gli scienziati tedeschi, un approccio "a monte", che parta dall'inizio della catena del carburante. In futuro, il modo più efficiente per ampliare l'ETS sarà quello di garantire che i crediti di emissioni non siano attribuiti con il metodo dell'anteriorità, ma attraverso il benchmarking e/o mettendoli all'asta in maniera gradualmente decrescente.
Un'altra osservazione importante riguarda le difficoltà incontrate da molte industrie a forte consumo di energia che devono contrastare un'agguerrita concorrenza internazionale. Di qui l'esigenza urgente di incoraggiare altri protagonisti del settore ad unirsi al sistema ETS e di valutare metodi idonei a garantire, per quanto possibile, condizioni eque.
Un'ultima osservazione in merito all'attuale sistema delle quote nazionali nell'ambito dell'accordo di condivisione degli oneri con l'UE. È difficile vedere come si riuscirà a mantenere tale sistema a fronte di un commercio transfrontaliero sempre più attivo, soprattutto nell'ambito dell'elettricità.
PARERE della commissione per lo sviluppo (5.9.2005)
destinato alla commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare
su come vincere la battaglia contro il cambiamento climatico globale
La commissione per lo sviluppo invita la commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:
1. è consapevole che il cambiamento climatico è in atto e che è causato dall'attività umana; ritiene pertanto necessario l'adattamento al continuo aumento della temperatura media globale; sottolinea tuttavia l'esigenza di prendere misure più decise per ridurre gli effetti di detto cambiamento climatico;
2. richiama l'attenzione sul fatto che la combinazione e il rafforzamento reciproco del cambiamento climatico, dello sviluppo demografico e della globalizzazione annunciano un periodo di instabilità senza precedenti nella storia del genere umano e che ciò mette in primo piano la necessità di ridurre la spaccatura tra i paesi in via di sviluppo e il resto del mondo e di eliminare la povertà;
3. sottolinea la necessità di basare la cooperazione con i paesi in via di sviluppo nel campo della lotta contro il cambiamento climatico sull'eradicazione della povertà;
4. riconosce che i paesi in via di sviluppo sono i più colpiti dagli effetti del cambiamento climatico, che le loro economie dipendono spesso da un numero ristretto di attività le quali potrebbero subire ripercussioni sproporzionate a causa dei cambiamenti del clima, e che ciò è vero soprattutto per i paesi formati da piccole isole; riconosce altresì che la mitigazione dei cambiamenti climatici e l'adattamento ad essi nei paesi in via di sviluppo dovrebbero pertanto rientrare tra le priorità della politica di sviluppo dell'UE; invita la Commissione e gli Stati membri ad illustrare le modalità adottate per realizzare tale obiettivo e a rispettare gli impegni finanziari assunti nella dichiarazione politica di Bonn, del luglio 2001, intensificando la loro cooperazione con i paesi in via di sviluppo in fatto di cambiamento climatico, mediante un finanziamento di 410 milioni di USD nel 2005;
5. accoglie con favore il risultato del G8 di Gleneagles e gli sforzi che la Presidenza britannica dell'UE ha previsto per lottare contro il cambiamento climatico globale; auspica tuttavia che vengano prese ulteriori misure per contrastare tale fenomeno;
6. raccomanda che l'UE metta in atto, per i paesi in via di sviluppo, una politica di cooperazione specificamente rivolta al cambiamento climatico; osserva che l'inserimento di considerazioni su detto fenomeno nell'ambito di politiche di sviluppo più ampie richiede che si preveda e si ponga in atto tutta una serie di strumenti; osserva altresì che le priorità sono rappresentate dall'agricoltura e dalla sicurezza alimentare, due settori estremamente sensibili al clima; ritiene che un altro aspetto essenziale sia la diversificazione economica, dato che molti paesi in via di sviluppo dell'Associazione dei piccoli Stati insulari (AOSIS) dipendono fortemente dal turismo; che i trasporti, la pianificazione sociale e le questioni energetiche siano fondamentali per contrastare il cambiamento climatico e che altre priorità siano rappresentate dalla prevenzione delle catastrofi e dalla preparazione ad esse;
7. sostiene la cooperazione internazionale e la partecipazione dei paesi in via di sviluppo alla lotta contro il cambiamento climatico; chiede tuttavia l'idonea attuazione di una cooperazione tecnologica, lo sviluppo di programmi in materia di fonti di energia rinnovabili e di impianti idrici e di emergenza, oltre all'erogazione di aiuti finanziari sufficienti da parte dell'UE; raccomanda la consultazione regolare dell'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE e sollecita la sua partecipazione attiva all'elaborazione di dette proposte;
8. raccomanda di prendere in esame il problema della mancata partecipazione alle azioni di mitigazione del cambiamento climatico;
9. ritiene importante che l'UE metta l'accento sui costi di un mancato intervento di riduzione delle emissioni che hanno un impatto sul clima, poiché la consapevolezza di tali costi può contribuire ad aumentare la motivazione a ridurre i gas ad effetto serra;
10. sottolinea l'importanza di affrontare la questione dell'osservazione del clima, della sua vulnerabilità e del suo impatto, dal momento che essa è alla base delle azioni volte a contrastare il cambiamento climatico; sottolinea altresì che nella maggior parte dei paesi in via di sviluppo tale monitoraggio non è effettuato, come non lo è nel caso delle osservazioni meteorologiche, e che non è possibile procedere ad un adattamento adeguato al cambiamento climatico in assenza di dati affidabili sui rischi, la vulnerabilità e le incidenze; accoglie positivamente l'iniziativa della Commissione e dell'Agenzia spaziale europea per il 2008 denominata "Capacità europea per il monitoraggio globale dell'ambiente e della sicurezza" (GMES), a sostegno degli obiettivi politici dell'Unione in materia di sviluppo sostenibile e di governance politica; raccomanda che la cooperazione in questo settore sia integrata nell'ambito di iniziative internazionali quali il Sistema di osservazione globale del clima (GCOS) e la Rete mondiale dei sistemi di osservazione della Terra (GEOSS);
11. accoglie positivamente la creazione dell'Osservatorio per l'ambiente e lo sviluppo sostenibile per l'Africa, un sistema informativo ambientale della Commissione basato su tecnologie satellitari e di mappatura computerizzata, a sostegno delle attività di sviluppo dell'ufficio ECHO; ritiene che sarebbe opportuno valutare il possibile sviluppo e ampliamento della struttura della Commissione, per ricomprendervi anche una rete di osservazione del cambiamento climatico;
12. ritiene che lo sviluppo sostenibile debba essere parte integrante dell'azione dell'UE nel settore dello sviluppo; invita la Commissione a contribuire alla creazione di capacità nell'ambito dell'UE, dell'ONU, dei paesi donatori e di quelli beneficiari, affinché l'integrazione dello sviluppo sostenibile sia effettiva; ritiene che occorra prendere iniziative soprattutto per quanto riguarda lo sviluppo delle competenze, l'istruzione e lo scambio di esperienze;
13. sottolinea che i modelli commerciali internazionali hanno una notevole influenza sul cambiamento climatico e chiede pertanto all'OMC di introdurre tra le sue iniziative un meccanismo a favore dello sviluppo sostenibile;
14. sottolinea che la preparazione necessaria per affrontare le catastrofi naturali legate all'attuale variabilità del clima e ai possibili cambiamenti climatici futuri deve essere sostanzialmente migliorata in numerosi paesi in via di sviluppo quali i paesi ACP, necessità che è stata evidenziata dalle drammatiche conseguenze dell'uragano Jeanne del 19 settembre 2003; ritiene che occorra agire a livello non solo dell'osservazione meteorologica, ma anche dei tempi di reazione delle autorità locali e della sensibilizzazione della popolazione;
15. raccomanda l'adozione di strategie di prevenzione dei conflitti e di riduzione delle catastrofi, in particolare nei paesi in via di sviluppo, al fine di ridurre la destabilizzazione politica conseguente ai mutamenti del clima e degli ecosistemi, incluso un sostegno specifico al buon governo e alla creazione di capacità in Africa;
16. sottolinea che la Commissione dovrebbe promuovere la partecipazione attiva dei paesi in via di sviluppo attraverso la sua strategia di comunicazione sul cambiamento climatico, oltre ad adottare iniziative di diffusione delle informazioni attraverso i canali ACP-UE; sottolinea altresì che è anche importante tenere conto delle regioni europee ultraperiferiche, che confinano con numerosi paesi ACP e che spesso devono affrontare problemi simili di sviluppo sostenibile;
17. ricorda che il ruolo essenziale del Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento del clima (IPCC), alla base del consenso scientifico su tale fenomeno, non è riconosciuto a sufficienza nella comunicazione e che la partecipazione dei paesi in via di sviluppo ai suoi lavori e alle attività di ricerca in generale dovrebbe essere messa maggiormente in rilievo;
18. rileva che, per quanto concerne la partecipazione dei paesi in via di sviluppo al futuro regime sul clima, l'UE dovrebbe riconoscere espressamente che la priorità per tali paesi è lo sviluppo; che tuttavia gli Obiettivi di sviluppo del millennio non saranno mai raggiunti se non verranno affrontate adeguatamente le questioni ambientali, ad esempio il cambiamento climatico; che sviluppo sostenibile e lotta contro la povertà dovrebbero continuare a rappresentare il quadro generale di riferimento, al cui interno i paesi in via di sviluppo siano incoraggiati ad adottare politiche e misure, di adattamento e mitigazione, che tengano conto delle preoccupazioni relative al clima; osserva a tale proposito che gli obiettivi di sviluppo dovrebbero essere subordinati a due condizioni:
a) non dovrebbero comportare un ulteriore deterioramento della qualità della vita delle popolazioni locali e dovrebbero riflettere gli Obiettivi di sviluppo del millennio; ritiene che a tal fine i paesi in via di sviluppo debbano definire e applicare, ove opportuno, politiche di adattamento, ma che, dal punto di vista della mitigazione degli effetti, essi debbano evitare i vicoli ciechi in cui già si trovano i paesi cosiddetti sviluppati, ad esempio nel settore del trasporto stradale e dei trasporti aerei; ritiene altresì che i paesi in via di sviluppo dovrebbero cogliere l'opportunità storica che viene loro offerta e che le scelte di investimento dei prossimi decenni siano fondamentali per la transizione verso un futuro caratterizzato da basse emissioni di anidride carbonica;
b) i paesi in via di sviluppo dovrebbero anche contribuire, nei limiti delle loro capacità e senza rallentare il loro sviluppo, agli sforzi generali di mitigazione; osserva che ciò comporterebbe ulteriori vantaggi per la maggior parte di essi, che per il momento dipendono fortemente dal petrolio e che devono pertanto sostenere costi energetici molto elevati: qualsiasi riduzione dei consumi energetici e aumento delle fonti di energia alternativa sarebbe quindi per loro estremamente vantaggioso; sottolinea che il meccanismo per lo sviluppo pulito (CDM) del Protocollo di Kyoto possiede le potenzialità per contribuire a tale obiettivo, e che sarebbe pertanto opportuno analizzare la possibilità di prorogarlo per un tempo superiore al primo periodo di impegno, vagliando in particolare le possibilità di ridurre i costi e aumentare l'efficienza della procedura di approvazione dei progetti ad esso relativi; rileva che, affinché tale meccanismo abbia successo, occorre un maggiore sostegno finanziario da parte dei paesi europei, in modo da superare gli attuali problemi di finanziamento, e che è tuttavia importante che il meccanismo di sviluppo pulito venga valutato in modo da raggiungere il risultato auspicato, evitando che le imprese si sottraggano alle loro responsabilità in materia di efficienza energetica;
19. sostiene pertanto l'adozione di una nuova soluzione politica coerente, finalizzata a migliorare il benessere di popolazioni già vulnerabili attraverso una strategia globale a favore dello sviluppo, dotata di un adeguato sostegno economico; raccomanda che la nuova strategia sia basata sul legame tra cambiamento climatico, gestione delle risorse naturali, prevenzione dei disastri naturali ed eradicazione della povertà.
PROCEDURA
Titolo
Vincere la battaglia contro il cambiamento climatico globale
Commissione competente per parere Annuncio in Aula
DEVE 12.5.2005
Cooperazione rafforzata
no
Relatore per parere Nomina
Paul Verges 24.5.2005
Esame in commissione
14.7.2005
Approvazione dei suggerimenti
30.8.2005
Esito della votazione finale
favorevoli: contrari: astensioni:
32 0 0
Membri titolari presenti al momento della votazione finale
Margrete Auken, Margrietus van den Berg, Danutė Budreikaitė, Marie-Arlette Carlotti, Thierry Cornillet, Nirj Deva, Alexandra Dobolyi, Fernando Fernández Martín, Michael Gahler, Filip Andrzej Kaczmarek, Glenys Kinnock, Ģirts Valdis Kristovskis, Maria Martens, Miguel Angel Martínez Martínez, Gay Mitchell, Luisa Morgantini, José Javier Pomés Ruiz, Toomas Savi, Pierre Schapira, Jürgen Schröder, Feleknas Uca, Paul Vergès, Anna Záborská, Mauro Zani
Supplenti presenti al momento della votazione finale
Marie-Hélène Aubert, John Bowis, Manolis Mavrommatis, Anne Van Lancker, Gabriele Zimmer
Supplenti (art. 178, par. 2) presenti al momento della votazione finale
Carl Schlyter, Åsa Westlund, Jürgen Zimmerling
PARERE della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia (5.10.2005)
destinato alla commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare
su "Vincere la battaglia contro i cambiamenti climatici"
La commissione per l'industria, la ricerca e l'energia invita la commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:
A. considerando che i cambiamenti climatici costituiscono una sfida primaria e complessa del nostro tempo e comportano conseguenze per l'ambiente, la salute umana, il livello di vita e l'assetto territoriale,
B. considerando che per affrontare il problema dei cambiamenti climatici è fondamentale la piena attuazione, ad opera di tutte le Parti, della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici e del Protocollo di Kyoto, anche se le misure non saranno davvero efficaci finché non si perverrà a una soluzione planetaria che inglobi i grandi blocchi economici responsabili della maggior parte delle emissioni inquinanti,
C. considerando che il tempo a disposizione per cominciare a ridurre le emissioni complessive di gas serra è forse più breve di quanto previsto in precedenza,
D. considerando che per contenere il riscaldamento globale entro 2°C le emissioni dovrebbero essere ridotte della metà a livello mondiale entro il 2050,
E. considerando che l'innovazione e l'applicazione della tecnologia costituiscono il modo migliore di combattere i cambiamenti climatici a lungo termine,
1. è fermamente convinto della necessità che l'UE mantenga il suo ruolo guida nel mediare un accordo internazionale sul regime successivo al 2012 nel quadro del Protocollo di Kyoto, accordo che dovrebbe includere tutte le Parti sulla base di responsabilità comuni, anche se differenziate, poiché senza la partecipazione di tutte le Parti è molto difficile controllare le emissioni a livello mondiale; ritiene che l'adozione di obiettivi unilaterali da parte dell'Unione europea possa avere effetti indesiderati sulla competitività dell'industria comunitaria e creare conflitti commerciali;
2. invita l'Unione europea ad adottare obiettivi interni di riduzione compresi tra il 15% e il 30% per il 2020, e un obiettivo per il 2050 che sia in linea con gli obiettivi a lungo termine concordati a livello UE, tenendo conto dei costi e dei benefici delle varie misure e della necessità che i paesi con economie più sviluppate compiano uno sforzo maggiore;
3. riconosce che un ritardo nell'azione accrescerà il rischio di effetti ambientali negativi e di maggiori costi; afferma che la riduzione delle emissioni globali non deve dar luogo ad altre minacce;
4. ritiene che la lotta contro i cambiamenti climatici comporti vantaggi sia per la società che per l'ambiente e contribuisca a conseguire gli obiettivi di Lisbona e gli Obiettivi di sviluppo del Millennio; ritiene che gli investimenti in fonti energetiche rinnovabili e lo sviluppo di queste ultime si traducano in nuove opportunità per l'agricoltura e la silvicoltura, in più posti di lavoro, in una salute migliore, in un aumento della crescita regionale, in un migliore sfruttamento delle risorse locali e regionali e delle tecnologie avanzate esistenti nonché in una diminuzione della povertà;
5. sottolinea la necessità di diversificare le linee di ricerca e le misure di prevenzione per evitare conseguenze per la salute e la sicurezza delle persone, inondazioni, siccità, incendi – specialmente nelle zone forestali e protette –, riduzione della biodiversità e perdite economiche; chiede agli Stati membri e alla Commissione di tener conto dell'importanza del patrimonio forestale e dell'agricoltura per assorbire il carbonio, frenare l'erosione, fornire risorse e influenzare il clima;
6. ricorda che il potenziale di risparmi energetici nell'UE è di ben il 40%, ma che per raggiungere tale traguardo è necessario fissare obiettivi vincolanti;
7. osserva che con un approccio sistematico sarebbe possibile coprire entro il 2020 il 25% del consumo di energia dell'UE mediante energie rinnovabili;
8. ritiene importante che il problema del rapido aumento della domanda di energia proveniente da fonti petrolifere che vanno riducendosi, col conseguente aumento del prezzo del petrolio, venga risolto con modalità tali da contribuire anche a ridurre i cambiamenti climatici; reputa determinanti una maggiore efficienza energetica, ottenuta tra l'altro mediante la trigenerazione, e una più alta percentuale di energia ricavata da fonti rinnovabili;
9. chiede che, data la complessità del cambiamento climatico, se ne studino in modo più approfondito le cause e gli effetti; ritiene che le risorse a ciò destinate nell'ambito del Settimo programma quadro siano insufficienti; è convinto che occorra trovare nuove applicazioni del progetto Galileo per la rapida individuazione di fenomeni come siccità e inondazioni;
10. accoglie con favore l'accento posto dalla Commissione sull'innovazione, pur auspicando delle misure chiare e concrete; si rammarica del fatto che l'industria automobilistica non potrà conformarsi per tempo alla norma di 140 g/km; sollecita una norma legale di 80-100 g/km per il lungo termine; sollecita del pari un sistema di diritti di emissione negoziabili per il settore automobilistico affinché quest'ultimo possa continuare a ridurre le emissioni ai costi più bassi; chiede alla Commissione di adottare misure innovative che incitino l'industria automobilistica ad accelerare la riduzione delle emissioni di gas serra da parte delle autovetture;
11. osserva con preoccupazione l'aumento del trasporto merci; chiede alla Commissione di produrre una stima delle emissioni di CO2 provenienti dal trasporto merci, e la sollecita a esplorare metodi innovativi per assicurare la trasparenza delle emissioni di CO2 dovute ai trasporti; è consapevole che il trasporto aereo è responsabile a livello mondiale del 4-9% delle emissioni totali di gas serra e che le emissioni ad esso dovute aumentano ogni anno del 3%; sottolinea l'importanza di obiettivi di forte riduzione per il settore del trasporto aereo; osserva che gli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2 a livello mondiale per il settore dei trasporti potrebbero contribuire a migliorare le condizioni di concorrenza e a creare parità di condizioni; chiede alla Commissione di valutare le conseguenze, per l'industria europea, di drastici obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2 nel settore dei trasporti;
12. raccomanda l'adozione di misure per adattare la nostra società affinché sia capace di rispondere meglio alle avverse condizioni meteorologiche (migliore assetto territoriale, codici edilizi, dispositivi di protezione dalle inondazioni, centri di produzione geograficamente diversificati, piani d'emergenza ecc.);
13. chiede che l'UE si adoperi maggiormente per lo sviluppo di soluzioni tecnologiche promettenti in cooperazione con gli altri attori mondiali;
14. chiede alla Commissione di indicare più chiaramente la via da seguire per giungere a un'economia a basse emissioni di CO2, elaborando una tabella di marcia che fornisca tra l'altro maggiori informazioni sulle aspettative riguardo all'idrogeno e alle fonti sostenibili di energia; chiede alla Commissione di identificare eventuali punti sensibili capaci di bloccare lo sviluppo e l'applicazione di tecnologie nuove e pulite.
PROCEDURA
Titolo
"Vincere la battaglia contro i cambiamenti climatici"
Membri titolari presenti al momento della votazione finale
Ivo Belet, Šarūnas Birutis, Jan Březina, Philippe Busquin, Jerzy Buzek, Joan Calabuig Rull, Pilar del Castillo Vera, Giles Chichester, Den Dover, Adam Gierek, Umberto Guidoni, András Gyürk, Fiona Hall, David Hammerstein Mintz, Rebecca Harms, Ján Hudacký, Romana Jordan Cizelj, Werner Langen, Anne Laperrouze, Vincenzo Lavarra, Pia Elda Locatelli, Eluned Morgan, Angelika Niebler, Reino Paasilinna, Umberto Pirilli, Miloslav Ransdorf, Vladimír Remek, Teresa Riera Madurell, Mechtild Rothe, Paul Rübig, Andres Tarand, Britta Thomsen, Catherine Trautmann, Nikolaos Vakalis
Supplenti presenti al momento della votazione finale
Jean-Pierre Audy, María del Pilar Ayuso González, Dorette Corbey, Françoise Grossetête, Cristina Gutiérrez-Cortines, Erna Hennicot-Schoepges, Gunnar Hökmark, Lambert van Nistelrooij, Josu Ortuondo Larrea, Vittorio Prodi, Manuel António dos Santos, Alyn Smith, Hannes Swoboda, Roberts Zīle
Supplenti (art. 153, par. 2) presenti al momento della votazione finale
Sharon Margaret Bowles
PROCEDURA
Titolo
"Vincere la battaglia contro i cambiamenti climatici"
Commissione competente per il merito Annuncio in Aula dell'autorizzazione
ENVI 12.5.2005
Commissione(i) competente(i) per parere Annuncio in Aula
ITRE 12.5.2005
DEVE 12.5.2005
Pareri non espressi Decisione
Cooperazione rafforzata Annuncio in Aula
Proposta(e) di risoluzione inclusa(e) nella relazione
Relatore(i) Nomina
Anders Wijkman 7.4.2005
Relatore(i) sostituito(i)
Esame in commissione
20.6.2005
12.7.2005
Approvazione
11.10.2005
Esito della votazione finale
favorevoli:
contrari:
astensioni:
40
0
2
Membri titolari presenti al momento della votazione finale
Georgs Andrejevs, Johannes Blokland, John Bowis, Frederika Brepoels, Hiltrud Breyer, Dorette Corbey, Chris Davies, Avril Doyle, Mojca Drčar Murko, Edite Estrela, Anne Ferreira, Alessandro Foglietta, Françoise Grossetête, Satu Hassi, Gyula Hegyi, Mary Honeyball, Urszula Krupa, Peter Liese, Roberto Musacchio, Riitta Myller, Vittorio Prodi, Guido Sacconi, Karin Scheele, Carl Schlyter, Richard Seeber, Jonas Sjöstedt, María Sornosa Martínez, Antonios Trakatellis, Thomas Ulmer, Anja Weisgerber, Åsa Westlund, Anders Wijkman
Supplenti presenti al momento della votazione finale
Margrete Auken, María del Pilar Ayuso González, Hélène Goudin, Ambroise Guellec, Rebecca Harms, Kartika Tamara Liotard, Pál Schmitt, Renate Sommer, Andres Tarand, Phillip Whitehead
Supplenti (art. 178, par. 2) presenti al momento della votazione finale