Procedura : 2006/2044(INI)
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Ciclo del documento : A6-0073/2006

Testi presentati :

A6-0073/2006

Discussioni :

PV 26/04/2006 - 17
CRE 26/04/2006 - 17

Votazioni :

PV 27/04/2006 - 5.40
CRE 27/04/2006 - 5.40
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Testi approvati :

P6_TA(2006)0182

RELAZIONE     
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4 aprile 2006
PE 368.093v04-00 A6-0073/2006

sugli aspetti settoriali del Piano d'azione nel settore degli aiuti di Stato: aiuti all'innovazione

(2006/2044(INI))

Commissione per i problemi economici e monetari

Relatrice: Sophia in 't Veld

PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO
 MOTIVAZIONE
 PARERE della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia
 PROCEDURA

PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO

sugli aspetti settoriali del Piano d'azione nel settore degli aiuti di Stato: aiuti all'innovazione

(2006/2044(INI))

Il Parlamento europeo,

–   vista la comunicazione della Commissione del 21 settembre 2005 intitolata "Documento di consultazione sugli aiuti di Stato all'innovazione" (COM(2005)0436),

–   visto il piano d'azione della Commissione nel settore degli aiuti di Stato "Aiuti di Stato meno numerosi e più mirati: itinerario di riforma degli aiuti di Stato 2005-2009", del 7 giugno 2005 (COM(2005)0107),

–   vista la sua risoluzione del 14 febbraio 2006 sulla riforma degli aiuti di Stato 2005-2009(1),

–   visto il progetto di comunicazione della Commissione del 21 dicembre 2005 intitolato "Orientamenti per gli aiuti nazionali regionali 2007-2013"(2),

–   vista la disciplina comunitaria per gli aiuti di Stato alla ricerca e sviluppo(3),

–   visto il quadro di valutazione 2005 dell'UE sugli investimenti nella ricerca e sviluppo industriale(4),

–   vista la comunicazione della Commissione su aiuti di Stato e capitale di rischio(5),

–   vista la comunicazione della Commissione del 12 ottobre 2005 intitolata "Potenziare la ricerca e l'innovazione - Investire per la crescita e l'occupazione: una strategia comune" (COM(2005)0488),

–   visto il regolamento (CE) n. 2204/2002 della Commissione, del 12 dicembre 2002, relativo all'applicazione degli articoli 87 e 88 del trattato CE agli aiuti di Stato a favore dell'occupazione(6),

–   visti gli obiettivi della Strategia di Lisbona,

–   visti gli articoli 2, 5, 81, 82, 87, 88 e 163 del trattato CE,

–   visto l'articolo 45 del suo regolamento,

–   visti la relazione della commissione per i problemi economici e monetari e il parere della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia (A6-0073/2006),

A. considerando che l'UE mira a ridurre il livello generale degli aiuti di Stato e a ridistribuirli a favore di obiettivi orizzontali,

B.  considerando che il livello dell'innovazione nell'UE è lungi dall'essere ottimale ed è inferiore rispetto a quello dei partner commerciali, per quanto riguarda sia gli investimenti nella ricerca e sviluppo (R&S) che la crescita della produttività; considerando inoltre che la tendenza alla "fuga di cervelli" e al flusso di investimenti dall'UE verso altre parti del mondo andrebbe invertita,

C. considerando che, nel caso dell'innovazione e della R&S, si tratta di aiuti orizzontali in un settore che riveste un'importanza fondamentale per la competitività dell'UE e in cui i nostri concorrenti forniscono aiuti di Stato nettamente superiori a quelli consentiti nell'Unione,

D. considerando che i processi di innovazione necessitano di opportunità di sviluppo e di spazio per la sperimentazione,

E.  considerando che lo scarto di prestazioni in materia d'innovazione tra l'UE e i suoi concorrenti a livello mondiale è dovuto a fattori quali la scarsità degli investimenti pubblici e privati nella R&S, il numero insufficiente di lavoratori qualificati e i disincentivi rappresentati delle norme dell'UE sui brevetti,

F.  considerando che tra i fattori che influenzano le decisioni sugli investimenti nella R&S gli aiuti pubblici hanno una rilevanza decisamente scarsa; considerando che l'importanza del sostegno pubblico diretto varia considerevolmente da uno Stato membro all'altro ed è uno dei fattori di cui le imprese tengono conto nelle loro decisioni sugli investimenti nella R&S, un elemento che non dovrebbe essere isolato da un ambiente imprenditoriale favorevole alla R&S e che dovrebbe essere soggetto alle regole comunitarie in materia di concorrenza,

G. considerando che è provato che la politica dell'innovazione nei settori della tecnologia e della R&S rappresenta una piccola percentuale dei bilanci nazionali e del PIL degli Stati membri, un fattore che contribuisce, a sua volta, al ritardo nella realizzazione degli obiettivi della Strategia di Lisbona come pure al ritardo nel conseguimento degli obiettivi relativi all'aumento dell'occupazione e della coesione,

H. considerando che gli aiuti di Stato dovrebbero rappresentare un'eccezione, uno strumento atto a correggere gli squilibri che non possono essere affrontati con gli strumenti di politica abituali, e che il basso livello degli investimenti nella R&S richiede un approccio strategico più globale,

I.   considerando che, in linea con le conclusioni della Presidenza del Consiglio europeo di Lussemburgo del 22 e 23 marzo 2005, gli aiuti di Stato dovrebbero dare impulso allo sviluppo della ricerca, dell'istruzione e dell'innovazione, e consentire un vero e proprio dialogo fra le parti interessate nei settori pubblico e privato,

J.   considerando che è molto importante definire con precisione cosa si intende per R&S, così da evitare l'abuso di norme in materia di aiuti di Stato su tale base,

I.   OSSERVAZIONI GENERALI

1.  rammenta che gli aiuti di Stato dovrebbero rappresentare un'eccezione, uno strumento atto a correggere gli squilibri che non possono essere affrontati con gli strumenti di politica abituali; sottolinea l'importanza che riveste il fatto di garantire la coerenza tra siffatte misure e quelle intese a ridurre le norme inutili e ad introdurre ulteriori misure di deregolamentazione, ad investire nell'istruzione e nella formazione, a fornire infrastrutture adeguate, ad assicurare che il regime dei brevetti conduca all'innovazione, a garantire una concorrenza leale, ad agevolare l'accesso al capitale di rischio, a promuovere uno spirito imprenditoriale, a rimuovere gli ostacoli alla libera circolazione dei lavoratori e dei ricercatori all'interno dell'UE e ad adottare una politica comune in materia di immigrazione legale, che consenta all'UE di attirare gli elementi migliori e più brillanti;

2.  evidenzia che è necessario chiarire ulteriormente il modo in cui vengono applicate le norme in materia di aiuti di Stato alle attività economiche internazionali transfrontaliere delle imprese, degli istituti di ricerca e delle istituzioni accademiche;

3.  ritiene che gli aiuti di Stato all'innovazione debbano essere complementari alle corrispondenti politiche comunitarie uniformi ed offrire un valore aggiunto chiaro e misurabile per i beneficiari diretti, nonché avere un impatto secondario sull'economia locale, regionale o nazionale intesa in senso ampio;

4.  insiste sulla necessità di trarre insegnamenti sia dai casi del passato in cui gli aiuti di Stato non hanno raggiunto i loro obiettivi che dai casi in cui tali aiuti hanno dimostrato di essere uno strumento efficace al fine del conseguimento degli obiettivi perseguiti;

5.  plaude alla consultazione aperta della Commissione ed incoraggia il proseguimento del dialogo, al fine di chiarire tutti i punti prima della finalizzazione del nuovo quadro che deve essere attuato quanto prima; ritiene opportuno, dato che l'obiettivo dell'innovazione è multidimensionale e complesso, evitare concetti e regolamentazioni molto restrittivi e raccomanda che si preveda una data intermedia per la revisione del quadro nel caso in cui esso necessiti di miglioramenti; segnala che si deve tener presente la revisione del Manuale di Oslo che fissa il quadro metodologico per misurare l'innovazione;

6.  chiede alla Commissione di fornire informazioni più dettagliate sui possibili effetti di distorsione degli aiuti di Stato e di prendere in considerazione gli aiuti di Stato concessi dai concorrenti internazionali dell'UE, a livello sia settoriale che orizzontale, e dei loro possibili effetti di distorsione e di incentivo a livello globale; evidenzia che una governance efficace della politica di innovazione, la definizione di criteri di riferimento internazionali, l'apprendimento delle strategie a livello transnazionale, il monitoraggio e le valutazioni d'impatto rappresentano le risposte più appropriate alle sfide della concorrenza globale;

II.  PRINCIPI CHE DISCIPLINANO IL CONTROLLO DEGLI AIUTI DI STATO ALL'INNOVAZIONE

7.  accoglie con favore l'approccio che consiste nell'incorporare nell'acquis comunitario esistente nuove norme, a supporto di attività concrete e ben definite in materia di innovazione, a condizione che ciò sia fatto in modo coerente e trasparente;

8.  si compiace dell'approccio economico in materia di aiuti di Stato all'innovazione e sarebbe favorevole all'introduzione, là dove necessario, di norme ex-ante, qualora fossero trasparenti, non discriminatorie e funzionali, e garantissero la certezza giuridica; insiste affinché la Commissione riveda e valuti periodicamente, in stretta cooperazione con il Parlamento, l'adeguatezza di tali norme; ritiene che vada altresì sottolineato che i criteri per la concessione di sovvenzioni a favore dell'innovazione dovrebbero essere subordinati a vari fattori, quali le caratteristiche del settore economico, la struttura del mercato e il potere di mercato dell'impresa;

9.  insiste sul fatto che la promozione della cooperazione transfrontaliera e i partenariati pubblico-privato nel settore della ricerca, la diffusione dei risultati della ricerca e i programmi di ricerca importanti dovrebbero costituire priorità fondamentali per gli aiuti di Stato a favore della R&S;

10. insiste affinché gli aiuti di Stato all'innovazione siano temporanei, concessi sulla base di criteri trasparenti e razionali, proporzionati, sottoposti a controlli rigorosi ed efficaci e a valutazioni d'impatto periodiche mediante analisi ex-post effettuate dagli Stati membri e dalla Commissione; insiste inoltre sul fatto che gli aiuti di Stato dovrebbero tenere conto della "lontananza dal mercato", in altre parole della fase "non commerciale" del processo di innovazione; sottolinea che la crescente importanza dell'innovazione non deve costituire un pretesto per accordare aiuti di Stato alle imprese;

11. ricorda che l'innovazione è parte integrante di tutte le attività imprenditoriali e sottolinea che le regole e i criteri devono precisare che i processi di innovazione non meritano di per sé aiuti di Stato; sottolinea che questi ultimi dovrebbero essere accordati unicamente alle innovazioni che non possono essere finanziate con mezzi commerciali normali e che contribuiscono agli obiettivi globali della vita delle imprese e della società;

12. ritiene che l'espressione "inefficienza del mercato" sia più appropriata di "fallimento del mercato", e chiede una definizione più precisa e pratica; suggerisce che l'identificazione degli ostacoli che limitano l'innovazione, come pure la quantificazione del suo valore effettivo, dovrebbero essere oggetto di un esame più approfondito;

13. sottolinea la necessità di d  ati statistici attendibili sulle inefficienze del mercato e degli aiuti di Stato nel settore dell'innovazione, come pure sull'efficacia degli aiuti di Stato a favore dell'innovazione;

14. riconosce che le PMI e le start-up sono le più colpite dalle inefficienze del mercato; rileva nel contempo che gli aiuti di Stato esercitano un effetto meno distorsivo quando sono concessi per attività lontane dal mercato o a favore di PMI e start-up;

15. sottolinea la necessità di creare un ambiente propizio all'innovazione per le PMI, in modo da stimolare il loro potenziale di innovazione inutilizzato;

16. sottolinea che l'attuale rilevanza delle PMI che, per loro stessa natura, dispongono di limitate risorse finanziarie, rende necessario accordare loro una quota di aiuti più significativa; ritiene pertanto che gli intermediari dell'innovazione, di cui nel documento, debbano svolgere un ruolo di maggior rilievo una volta che la loro natura e il loro ruolo saranno chiariti ulteriormente e una volta che le infrastrutture necessarie che devono fornire saranno ampliate per includere infrastrutture informatiche nonché di messa in rete e di interconnessione con le banche dati internazionali;

17. evidenzia che, frequentemente, le PMI non intendono assumersi gli elevati rischi associati all'innovazione tecnologica, anche se ciò potrebbe comportare benefici individuali nonché benefici per la società nel suo complesso; sottolinea la necessità di destinare con urgenza aiuti di Stato ad azioni di sostegno che motivino le PMI e riducano i rischi associati ai processi di innovazione tecnologica, nonché la necessità di migliorare le condizioni globali dell'ambiente imprenditoriale;

18. ritiene che le grandi imprese siano un elemento essenziale del sistema di innovazione e che pertanto possano essere concessi aiuti di Stato alle grandi imprese se esse collaborano con altri (grandi imprese, piccole imprese, istituti di conoscenza), a condizione che rispettino i criteri stabiliti dalle norme ex-ante;

19. è consapevole del fatto gli aiuti di Stato possono essere necessari per promuovere progetti innovativi o progetti di ricerca scientifica o tecnologica lontani dal mercato;

20. rileva che la dimostrazione dell'effetto di incentivo dei vari strumenti in materia di aiuti di Stato è difficile, ma può essere facilitata da una serie standardizzata di domande; ritiene che il ricorso alle sovvenzioni dirette debba essere limitato al minimo;

21. mette in questione la distinzione tra innovazione tecnologica e non tecnologica; prende atto dell'importanza dell'innovazione non tecnologica, in particolare nell'acquisizione di vantaggi competitivi da parte delle PMI; preferisce, piuttosto, una definizione di innovazione che distingua le regolari attività quotidiane delle imprese dalle loro attività innovative; propone che siano ammessi a beneficiare degli aiuti di Stato i progetti che forniscono benefici aggiuntivi o nuovi per i clienti, comportano rischi, sono intenzionali, offrono benefici trasmissibili e generano esternalità positive;

22. ritiene che le maggiorazioni regionali siano inopportune se viene consentito il cumulo degli aiuti di Stato; ritiene inoltre che i regimi di aiuto regionali, ogniqualvolta vanno ad aggiungersi agli aiuti di Stato a favore dell'innovazione, debbano essere compatibili con le regole in materia di mercato interno e di concorrenza; ritiene altresì che bisognerebbe accordare un'importanza particolare alla definizione e all'ammissibilità degli aiuti di Stato a favore dell'innovazione per quanto riguarda le PMI regionali, per le quali l'accesso all'innovazione riveste un'importanza vitale;

23. invita la Commissione a far sì che i regimi di aiuto regionali siano più orientati al futuro, onde consentire, in particolare, un sostegno agli investimenti immateriali;

24. invita la Commissione a garantire che i finanziamenti strutturali dell'UE non siano considerati aiuti di Stato illegali quando sono associati ai cofinanziamenti provenienti da altre fonti; chiede inoltre una modifica delle procedure pertinenti, in modo da evitare una duplice notifica alla Commissione di tali finanziamenti;

III. SOSTENERE L'ASSUNZIONE DI RISCHI E LA SPERIMENTAZIONE

25. concorda sul fatto che gli aiuti di Stato andrebbero concessi sulla base di criteri che favoriscano le imprese innovative, piuttosto che sulla base dei costi ammissibili; osserva che le decisioni sulla concessione di aiuti di Stato dovrebbero essere prese con efficienza e entro limiti di tempo chiaramente definiti;

26. propone di estendere a otto anni il periodo di esistenza in vita richiesto per le imprese con un ciclo di R&S più lungo;

27. sostiene la proposta di concedere il sostegno finanziario mediante capitale di rischio non solo nella fase di seed e di start-up, ma anche nella fase di postavviamento; sottolinea tuttavia che tale soluzione non è ottimale e che qualsiasi aiuto dovrebbe essere di breve termine e complementare agli investimenti essenzialmente privati;

28.  sottolinea che i limiti riguardanti i costi della R&S dovrebbero essere controllati accuratamente;

29. rileva che nelle regioni e nei paesi in cui l'ambiente di innovazione è particolarmente sfavorito la percezione, da parte degli investitori privati e degli istituti finanziari, di un rischio più elevato può rappresentare un importante fattore di inibizione dell'innovazione;

30. è consapevole che l'accesso delle PMI innovative al capitale di rischio è allo stato attuale considerevolmente limitato, principalmente nelle prime fasi del loro sviluppo; sostiene pertanto l'idea di utilizzare gli aiuti di Stato per attrarre gli investimenti di capitali privati verso i fondi regionali di capitale di rischio che operano come partenariati pubblico-privato aventi una maggiore flessibilità di quote di investimento destinate alle risorse pubbliche;

IV. UN CONTESTO IMPRENDITORIALE FAVOREVOLE ALL'INNOVAZIONE

31. chiede un ulteriore chiarimento dello status giuridico degli intermediari per quanto riguarda la portata dei servizi che essi forniscono; propone, pur essendo favorevole al sistema dei buoni, l'introduzione di un elemento di cofinanziamento, al fine di attirare maggiori investimenti privati; ritiene tuttavia che il rimborso del 100% potrebbe condurre ad una distorsione della concorrenza;

32. raccomanda che le università e i centri di ricerca prendano parte ai partenariati regionali pubblico-privato in qualità di "intermediari dell'innovazione", o cooperino strettamente con gli stessi; ritiene che ciò creerebbe un notevole effetto sinergico che porterebbe ad una migliore interconnessione tra le attività di ricerca e innovazione delle università e le necessità delle singole PMI innovative e dei gruppi imprenditoriali innovativi;

33. chiede un ulteriore chiarimento delle modalità di applicazione delle norme sugli aiuti di Stato alle università e agli istituti di ricerca, quando sono impegnati in attività economiche;

34. solleva dubbi quanto all'opportunità di concedere aiuti di Stato alle PMI per l'assunzione di personale altamente qualificato, dal momento che tali imprese possono avere accesso a conoscenze e competenze specialistiche tramite i servizi di intermediari ed esperti;

35. è convinto della necessità di intensificare i legami fra imprese ed università, tra l'altro intensificando la mobilità del personale di alto livello di tutte le specializzazioni tra le università e le imprese, in particolare le PMI, e ritiene che gli aiuti, segnatamente tramite piani di accompagnamento, debbano incentivare tali legami; plaude alla proposta della Commissione di ripartire i diritti di proprietà intellettuale tra i partner (dell'industria e degli organismi pubblici di ricerca) dei programmi di ricerca e di innovazione in funzione della partecipazione di ognuno, considerando che tale fatto darà un grande impulso alla creazione di poli di eccellenza, ed invita pertanto la Commissione a presentare proposte specifiche per chiarire il regime giuridico della proprietà intellettuale in tali casi;

36. ritiene che i cluster nascano da elementi organici e che pertanto dovrebbero essere considerati ammissibili agli aiuti di Stato solo su base temporanea, durante la fase di avvio, per poter far fronte ai problemi e agli ostacoli amministrativi connessi con la cooperazione;

37. ritiene che gli aiuti di Stato a favore delle infrastrutture dovrebbero soddisfare i requisiti della neutralità tecnica e del libero accesso, essere destinati a porre rimedio a fallimenti del mercato ben individuati nonché esaltare il potenziale innovativo;

*

* *

38. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1)

Testi approvati, P6_TA(2006)0054.

(2)

GU C 54 del 4.3.2006, pag. 13.

(3)

GU C 45 del 17.2.1996, pag. 5, quale modificata da ultimo dalla comunicazione della Commissione relativa alla proroga della disciplina comunitaria per gli aiuti di Stato alla ricerca e sviluppo, GU C 310 dell'8.12.2005, pag. 10.

(4)

Pubblicato dalla Commissione il 9.12.2005.

(5)

GU C 235 del 21.8.2001, pag. 3.

(6)

GU L 337 del 13.12.2002, pag. 3.


MOTIVAZIONE

Facendo seguito al pacchetto di riforme completo relativo alla normativa sugli aiuti di Stato, la Commissione europea ha presentato un documento di consultazione sugli aiuti di Stato all'innovazione.

La comunicazione sottolinea che l'innovazione in Europa è inferiore al livello considerato ottimale, spesso a causa di fallimenti del mercato quali esternalità, diffusione inadeguata delle informazioni, inefficienza dei mercati dei capitali, non corrispondenza tra le qualifiche offerte e quelle richieste dal mercato del lavoro, coordinamento insufficiente della politica in materia di ricerca e sviluppo, e così via. Pertanto, la Commissione ritiene che gli aiuti di Stato per l'innovazione tecnologica delle piccole e medie imprese vadano concessi nei casi in cui siano rispettate chiare norme ex-ante messe a punto in base alla seguente valutazione comparata generale: (1) deve essere individuato con certezza un fallimento del mercato; (2) l'aiuto di Stato deve essere lo strumento politico più appropriato, rispondente quindi ai criteri di addizionalità e proporzionalità; e (3) si deve raggiungere un compromesso fra l'effetto distorsivo degli aiuti di Stato e la salvaguardia degli interessi generali.

L'obiettivo della Commissione è di integrare, nell'ambito degli attuali strumenti giuridici dell'UE per gli aiuti di Stato, una serie di attività concrete e mirate in materia di innovazione, vale a dire:

· attività che favoriscano l'assunzione di rischi e la sperimentazione, contribuendo inoltre a colmare il divario tra le conoscenze tecnologiche e il mercato, per esempio favorire la creazione e la crescita di start-up innovative, ovviare alla carenza di capitale proprio per aumentare la disponibilità di capitale di rischio nell'UE nonché sostenere la sperimentazione tecnologica e i rischi connessi al lancio di prodotti innovativi;

· attività (servizi e infrastrutture per le imprese) volte a migliorare il contesto aziendale generale per l'innovazione, per esempio sostenere gli intermediari dell'innovazione, promuovere la formazione e la mobilità e favorire lo sviluppo dei poli di eccellenza attraverso la collaborazione e la creazione di cluster.

I. Osservazioni generali

La relatrice è favorevole all'approccio della Commissione che vuole "aiuti di Stato meno numerosi e più mirati" e condivide l'impegno a ridistribuirli a favore di obiettivi orizzontali, quali ricerca, innovazione e ottimizzazione del capitale umano. In ogni caso, anche quando ciò possa ovviare all'inadeguatezza dell'innovazione in Europa, ad avere priorità assoluta dovrebbe essere l'aumento della concorrenza, mentre gli aiuti di Stato andrebbero considerati come ultima risorsa.

La comunicazione della Commissione "Una politica della concorrenza proattiva per un'Europa competitiva" sottolinea che gli Stati membri sovvenzionano spesso le industrie in modo inefficace e non affrontano in modo sufficiente le carenze del mercato in materia di innovazione. Pertanto, la normativa sugli aiuti di Stato dovrebbe prevedere delle garanzie affinché tali aiuti non risultino in passivo per gli Stati membri, poiché si tratta pur sempre di denaro dei contribuenti, che va speso responsabilmente e in modo economicamente vantaggioso.

A dire il vero, molti dei problemi del settore dell'innovazione richiedono un approccio strategico più ampio connesso all'ottimizzazione del contesto imprenditoriale mediante misure quali la riduzione delle formalità burocratiche, gli investimenti in materia di istruzione e formazione, le infrastrutture di alta qualità, un sistema di brevetti che contribuisca all'innovazione, l'accesso al capitale di rischio, l'incoraggiamento dello spirito imprenditoriale, la rimozione degli ostacoli alla libera circolazione dei lavoratori e dei ricercatori all'interno dell'UE, e l'adozione di una politica comune per l'immigrazione legale che consenta all'Europa di attrarre i migliori cervelli. Inoltre, gli Stati membri, in linea con gli obiettivi di Lisbona, dovrebbero intensificare gli sforzi per raggiungere l'obiettivo del 3% riguardo agli investimenti destinati a ricerca e sviluppo.

Indiscutibilmente, la normativa dell'UE per gli aiuti di Stato all'innovazione dovrebbe tener conto del contesto internazionale e del fatto che l'Unione è indietro rispetto ai propri concorrenti globali, sia in termini di investimenti a favore di ricerca e sviluppo sia riguardo alla capacità di stimolare la crescita della produttività (vedi fig. 1).

La relatrice ritiene che la risposta giusta alle sfide della concorrenza globale nel settore dell'innovazione non risieda nel concedere più aiuti di Stato, ma nel creare un terreno di confronto equilibrato mediante una governance efficace in materia di strategia per l'innovazione, la definizione di criteri di riferimento a livello internazionale e l'apprendimento delle strategie a livello transnazionale.

A tal fine, per quanto attiene alle loro politiche in materia d'innovazione, gli Stati membri dovrebbero sviluppare strategie globali con obiettivi quantificabili, in cui si proceda sistematicamente a eseguire analisi comparate, valutazioni d'impatto e valutazioni in merito all'efficacia degli approcci relativi alla governance.

Figura 1: divario fra l'UE, gli Stati Uniti e il Giappone riguardo all'innovazione

Divario in materia d'innovazione dell'UE a 25 nei confronti di Stati Uniti, Giappone e UE a 15

UE a 25 pari a 0.00

La figura si basa su un insieme di dati comparabili relativi a 16 indicatori 1, Stati Uniti e Giappone sono ancora in notevole vantaggio rispetto all'UE a 25. Il divario in materia di innovazione fra l'UE a 25 e gli Stati Uniti è pressoché invariato.

 Fonte: TrendChart - Innovation Policy in Europe (Analisi delle tendenze dell'innovazione in Europa)

II. I principi che disciplinano il controllo degli aiuti di Stato all'innovazione

La relatrice condivide l'approccio della Commissione che non intende elaborare un nuovo quadro specifico riservato agli aiuti di Stato all'innovazione, limitandosi a modificare gli strumenti giuridici esistenti, al fine di ridurre i rischi di incertezza giuridica e le formalità burocratiche.

L'adozione di un approccio economico in materia di aiuti di Stato all'innovazione in base a norme ax-ante può essere considerata adeguata, a patto che tratti di un approccio trasparente, non discriminatorio e che assicuri la certezza giuridica. La Commissione, in stretta cooperazione con il Parlamento europeo, dovrebbe periodicamente rivedere, controllare e valutare l'efficacia di tali norme.

Se concessi, gli aiuti di Stato all'innovazione dovrebbero essere temporanei, proporzionati, controllati in modo rigoroso ed efficace nonché oggetto di valutazioni d'impatto periodiche tramite analisi ex-post a cura di Stati membri e Commissione.

La relatrice raccomanda di sostituire il termine " fallimento del mercato" con il termine "inefficienza del mercato". La Commissione dovrebbe considerare la possibilità di elaborare una metodologia efficace tesa a valutare l'inefficienza del mercato in materia d'innovazione in base a una serie di chiari indicatori operativi. Inoltre, tale inefficienza andrebbe analizzata nel più ampio contesto degli articoli 81 e 82 del trattato CE.

Al fine di sviluppare una metodologia efficace tesa a valutare l'adeguatezza delle norme ex-ante, gli Stati membri sono tenuti a fornire dati statistici attendibili riguardo alle inefficienze sia del mercato che degli aiuti di Stato.

La relatrice concorda con la Commissione quando afferma che le piccole e medie imprese e le start-up sono quelle che risentono maggiormente delle inefficienze del mercato, e che gli aiuti di Stato esercitano un effetto meno distorsivo se concessi per attività lontane dal mercato o a favore di PMI e start-up. Le norme ex-ante possono tuttavia riguardare anche le grandi aziende, seppure solo in caso di cooperazione con le PMI nell'ambito di cluster e poli di eccellenza e a patto che siano rispettati i criteri ex-ante prestabiliti.

Considerate le diverse opportunità di sostegno finanziario a favore delle attività innovative a livello europeo, nazionale e regionale nonché la varietà di strumenti che gli Stati membri hanno a loro disposizione per promuovere l'innovazione, la relatrice ritiene che le sovvenzioni dirette andrebbero ove possibile evitate.

La relatrice tiene a sottolineare che la distinzione fra attività tecnologiche e non tecnologiche può rivelarsi inadeguata se volta a definire ciò che è innovativo. Infatti, se da un lato "tecnologia" non significa sempre necessariamente innovazione efficace, dall'altro un approccio "non tecnologico" potrebbe anche essere innovativo. Pertanto, la Commissione dovrebbe concepire una definizione basata sui criteri che distinguono le regolari attività quotidiane delle aziende dalle loro attività innovative. Per ottenere gli aiuti di Stato, i progetti innovativi dovrebbero rispettare i seguenti criteri di ammissibilità:

ü produrre un nuovo o un ulteriore vantaggio a favore del cliente;

ü comportare necessariamente un rischio, poiché la vera innovazione è di solito connessa a un certo grado di incertezza per quanto riguarda gli investimenti;

ü creare innovazione trasmissibile (formalizzata cioè tramite brevetto, diritto d'autore, ecc.);

ü generare esternalità positive.

La Commissione sta valutando se continuare ad applicare le maggiorazioni regionali attualmente previste, dal momento che in condizioni normali gli aiuti di Stato a favore dell'innovazione possono essere cumulati con gli aiuti regionali, facendo ciascuno riferimento a costi ammissibili diversi. La relatrice concorda sul fatto che la mancanza di innovazione e di ricerca e sviluppo è una delle principali caratteristiche delle regioni che necessitano di aiuti alla coesione. Tuttavia, qualora sia consentito il cumulo degli aiuti di Stato, le maggiorazioni regionali non sono indicate.

III. Sostenere l'assunzione di rischi e la sperimentazione

La relatrice accoglie con favore le misure proposte dalla Commissione per sostenere l'assunzione di rischi e la sperimentazione, pur ribadendo che si preferiscono sia le soluzioni basate sul funzionamento del mercato che l'uso di capitale privato.

Sostituire la definizione dei costi ammissibili con quella delle start-up innovative quale fondamento per la concessione di aiuti di Stato risulta in linea con la strategia globale riguardante aiuti di Stato più mirati e trova quindi il consenso della relatrice. Tuttavia, il criterio riguardante il periodo di esistenza in vita delle aziende andrebbe esteso a otto anni, a favore di quelle aziende con cicli di ricerca e sviluppo più lunghi.

Per le PMI è estremamente importante ricevere aiuti finanziari applicati al capitale di rischio anche nella fase di postavviamento. Tuttavia, tali aiuti dovrebbero essere a breve termine e complementari ai prevalenti investimenti privati.

IV. Un contesto imprenditoriale favorevole all'innovazione

È opportuno definire ulteriormente lo status giuridico degli intermediari dell'innovazione, in particolare per quanto riguarda la portata dei servizi che forniscono (attività orientate/non orientate al mercato), dal momento che il documento di consultazione è assai vago e confuso riguardo alla loro definizione e al loro status.

Le università dispongono del potenziale per essere fra i principali promotori della cultura e dello spirito imprenditoriali. Al fine di creare un contesto che sia motore di innovazione e attraente per i ricercatori, andrebbe ridotto il tradizionale divario culturale fra l'ambiente imprenditoriale e quello accademico. Per aumentare gli incentivi a collaborare, la Commissione dovrebbe ulteriormente chiarire le modalità di applicazione della normativa sugli aiuti di Stato a favore di università e istituti di ricerca impegnati in attività economiche in quanto facenti parte di cluster o poli d'eccellenza.

La relatrice è scettica in merito all'opportunità di concedere aiuti di Stato alle piccole e medie imprese per l'assunzione di personale altamente qualificato, visto che le PMI possono comunque accedere alle conoscenze e alle professionalità specializzate tramite i servizi degli intermediari.

Molti esempi dimostrano che i cluster destinati al successo nascono da elementi organici. Pertanto, essi dovrebbero essere considerati ammissibili agli aiuti di Stato solo temporaneamente, durante la fase di avvio, allo scopo di far fronte agli ostacoli amministrativi e connessi alla cooperazione. Se sovvenzionati, i cluster e i poli d'eccellenza andrebbero sottoposti a revisione periodica per verificare la loro eccellenza e il loro contributo all'innovazione.

Le infrastrutture di alta qualità sono un requisito indispensabile per l'innovazione e lo sviluppo dei cluster. Tuttavia, gli aiuti di Stato indirizzati in tal senso non andrebbero concessi in modo incondizionato. Occorre che siano rispettati i requisiti di neutralità tecnologica e libero accesso, si ponga rimedio al fallimento del mercato identificato e si intensifichi il potenziale innovativo.


PARERE della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia (20.3.2006)

destinato alla commissione per i problemi economici e monetari

sugli aspetti settoriali del Piano d'azione nel settore degli aiuti di Stato: aiuti all'innovazione

(2006/2044(INI))

Relatore per parere: Pier Antonio Panzeri

SUGGERIMENTI

La commissione per l'industria, la ricerca e l'energia invita la commissione per i problemi economici e monetari, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:

1.  sottolinea che l'attuale rilevanza delle PMI che, per loro stessa natura, dispongono di limitate risorse finanziarie, rende necessario accordare loro una quota di aiuti più significativa; ritiene pertanto che gli intermediari dell'innovazione, di cui nel documento, debbano svolgere un ruolo di maggior rilievo una volta che la loro natura e il loro ruolo saranno chiariti ulteriormente e una volta che le infrastrutture necessarie che devono fornire saranno ampliate per includere infrastrutture informatiche nonché di messa in rete e di interconnessione con le banche dati internazionali;

2.  riconosce le difficoltà tecniche nel valutare fino a che punto le innovazioni tecnologiche vengono influenzate dalle carenze del mercato; ritiene tuttavia che, dato l'importante contributo dell'innovazione non tecnologica – in particolare dell'innovazione nei servizi e nei processi imprenditoriali – alla competitività europea, non si debba in alcun caso escluderla dal campo di applicazione delle norme sugli aiuti di Stato all'innovazione;

3.  sottolinea la necessità di creare una rete di intermediari regionali delle innovazioni, definire il loro status giuridico e chiarire le condizioni per ricevere gli aiuti di Stato; propone che venga accordata una licenza di "intermediario dell'innovazione" da parte di un'autorità nazionale, in base a chiari criteri riguardo all'offerta di servizi complessi per le compagnie innovative, alle attuali organizzazioni di sostegno imprenditoriale quali i centri di innovazione imprenditoriale (BIC), i centri di incubazione tecnologica, i centri di alta tecnologia ecc;

4.  propone che, nel caso in cui gli "intermediari dell'innovazione" agiscano nel pubblico interesse e facciano fronte alle carenze del mercato che ostacolano lo sviluppo di innovazioni tecnologiche, essi possano essere autorizzati ad ottenere fino al 100% di finanziamenti statali attraverso un tipo di "documento giustificativo di servizi di innovazione", particolarmente nelle aree in cui le PMI innovative godono normalmente di un accesso limitato agli aiuti di Stato;

5.  è convinto della necessità di intensificare i legami fra imprese ed università, tra l'altro intensificando la mobilità del personale di alto livello di tutte le specializzazioni tra le università e le imprese, in particolare le PMI, e ritiene che gli aiuti, segnatamente tramite piani di accompagnamento, debbano incentivare tali legami; plaude alla proposta della Commissione di ripartire i diritti di proprietà intellettuale tra i partner (dell'industria e degli organismi pubblici di ricerca) dei programmi di ricerca e di innovazione in funzione della partecipazione di ognuno, considerando che tale fatto darà un grande impulso alla creazione di poli di eccellenza, ed invita pertanto la Commissione a presentare proposte specifiche per chiarire il regime giuridico della proprietà intellettuale in tali casi;

6.  raccomanda che le università e i centri di ricerca prendano parte ai partenariati regionali pubblico-privato in qualità di "intermediari dell'innovazione", o cooperino strettamente con gli stessi; ritiene che ciò creerebbe un notevole effetto sinergico che porterebbe ad una migliore interconnessione tra le attività di ricerca e innovazione delle università e le necessità delle singole PMI innovative e dei gruppi imprenditoriali innovativi;

7.  evidenzia che è necessario chiarire ulteriormente il modo in cui vengono applicate le norme in materia di aiuti di Stato alle attività economiche internazionali transfrontaliere delle imprese, degli istituti di ricerca e delle istituzioni accademiche;

8.  invita la Commissione a garantire che i finanziamenti strutturali dell'UE non siano considerati aiuti di Stato illegali quando sono associati ai cofinanziamenti provenienti da altre fonti; chiede inoltre una modifica delle procedure pertinenti, in modo da evitare una duplice notifica alla Commissione di tali finanziamenti;

9.  riconosce il contributo dinamico dei "gruppi regionali di imprese" (clusters) e dei poli di eccellenza nell'aumento della competitività europea; ritiene pertanto importanti gli aiuti di Stato nella creazione di poli di eccellenza regionali e nazionali, e la loro interconnessione con i poli corrispondenti di altri Stati membri; ritiene opportuno chiarire i rispettivi concetti per una regolare attuazione delle norme relative agli aiuti di Stato all'innovazione; ritiene che, dato il carattere regionale e nazionale dei poli di eccellenza, si debbano tenere presenti le caratteristiche particolari e i vantaggi comparativi di una determinata regione o paese per la definizione del numero e della portata dell'obiettivo dei poli di eccellenza che ricevono aiuti di Stato autorizzati;

10. evidenzia che, frequentemente, le PMI non intendono assumersi gli elevati rischi associati all'innovazione tecnologica, anche se ciò potrebbe comportare benefici individuali nonché benefici per la società nel suo complesso; sottolinea la necessità di destinare con urgenza aiuti di Stato ad azioni di sostegno che motivino le PMI e riducano i rischi associati ai processi di innovazione tecnologica, nonché la necessità di migliorare le condizioni globali dell'ambiente imprenditoriale;

11. evidenzia che gli aiuti di Stato ad imprese diverse dalle PMI possono essere ritenuti appropriati, soprattutto quando si tratta di aiuti di livello ridotto e vengono concessi allo scopo di incoraggiare l'interconnessione in rete di grandi imprese attorno ai poli di eccellenza, la cooperazione con altre imprese, PMI, istituzioni accademiche nei gruppi di "Innovazione aperta", e altri cluster e poli di eccellenza nonché per incoraggiare programmi di ricerca e sviluppo collaborativi, purché tali aiuti di Stato ottemperino ai criteri delle norme ex-ante;

12. reputa che l'innovazione dovrebbe essere oggetto di riflessione rilevante per le attuali agenzie e reti a carattere regionale, e che dovrebbe essere rispecchiata in tutte le strategie di sviluppo regionale quale strumento atto a controbilanciare gli squilibri regionali;

13. concorda che l'innovazione tecnologica e il suo potenziale innovativo sono frequentemente concentrati a livello regionale; ritiene pertanto necessario sostenere i promotori potenziali di idee innovative nonché le giovani imprese e promuovere e incoraggiare le PMI innovative mediante aiuti di Stato differenziati, avvalendosi di premi e bonus regionali, inclusi bonus che prendano in considerazione i criteri geografici; ritiene che tale azione di sostegno regionale sia cruciale, particolarmente nelle regioni meno sviluppate in cui le carenze del mercato sono spesso la causa di una bassa crescita economica e della fuga di cervelli;

14. è consapevole che l'accesso delle PMI innovative al capitale di rischio è allo stato attuale considerevolmente limitato, principalmente nelle prime fasi del loro sviluppo; sostiene pertanto l'idea di utilizzare gli aiuti di Stato per attrarre gli investimenti di capitali privati verso i fondi regionali di capitale di rischio che operano come partenariati pubblico-privato aventi una maggiore flessibilità di quote di investimento destinate alle risorse pubbliche;

15. plaude alla consultazione aperta della Commissione ed incoraggia il proseguimento del dialogo, al fine di chiarire tutti i punti prima della finalizzazione del nuovo quadro che deve essere attuato quanto prima; ritiene opportuno, dato che l'obiettivo dell'innovazione è multidimensionale e complesso, evitare concetti e regolamentazioni molto restrittivi e raccomanda che si preveda una data intermedia per la revisione del quadro nel caso in cui esso necessiti di miglioramenti; segnala che si deve tener presente la revisione del Manuale di Oslo che fissa il quadro metodologico per misurare l'innovazione.

PROCEDURA

Titolo

Aiuti di Stato all'innovazione

Riferimenti

2006/2044(INI)

Commissione competente per il merito

ECON

Parere espresso da
  Annuncio in Aula

ITRE
16.2.2006

Cooperazione rafforzata – annuncio in Aula

No

Relatore per parere
  Nomina

Pier Antonio Panzeri
26.1.2006

Relatore per parere sostituito

 

Esame in commissione

21.2.2006

20.3.2006

 

 

 

Approvazione

20.3.2006

Esito della votazione finale

+ :

– :

0 :

27
0
0

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

John Attard-Montalto, Philippe Busquin, Joan Calabuig Rull, Pilar del Castillo Vera, Giles Chichester, Lena Ek, Norbert Glante, Fiona Hall, Rebecca Harms, Erna Hennicot-Schoepges, Ján Hudacký, Anne Laperrouze, Reino Paasilinna, Umberto Pirilli, Miloslav Ransdorf, Vladimír Remek, Paul Rübig, Britta Thomsen, Catherine Trautmann, Claude Turmes, Nikolaos Vakalis

Supplenti presenti al momento della votazione finale

María del Pilar Ayuso González, Zdzisław Kazimierz Chmielewski, Lambert van Nistelrooij, Josu Ortuondo Larrea, Esko Seppänen, Alyn Smith

Supplenti (art. 178, par. 2) presenti al momento della votazione finale

 

Osservazioni (disponibili in una sola lingua)

 


PROCEDURA

Titolo

Aiuti di Stato all'innovazione

Numero di procedura

2006/2044(INI)

Commissione competente per il merito
  Annuncio in Aula dell'autorizzazione

ECON
16.2.2006

Commissione(i) competente(i) per parere
  Annuncio in Aula

EMPL
16.2.2006

ITRE
16.2.2006

IMCO
16.2.2006

TRAN
16.2.2006

REGI
16.2.2006

Pareri non espressi
  Decisione

EMPL
18.1.2006

 

IMCO
21.2.2006

TRAN
11.10.2005

REGI
22.2.2006

Cooperazione rafforzata
  Annuncio in Aula

 

 

 

 

 

Relatore(i)
  Nomina

Sophia in 't Veld
15.11.2005

 

Relatore(i) sostituito(i)

 

 

Esame in commissione

24.1.2006

21.2.2006

20.3.2006

 

 

Approvazione

21.3.2006

Esito della votazione finale

+ :
– :
0 :

28
2
13

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Zsolt László Becsey, Pervenche Berès, Sharon Bowles, Udo Bullmann, Ieke van den Burg, David Casa, Jan Christian Ehler, Jonathan Evans, Elisa Ferreira, José Manuel García-Margallo y Marfil, Jean-Paul Gauzès, Robert Goebbels, Gunnar Hökmark, Karsten Friedrich Hoppenstedt, Sophia in 't Veld, Othmar Karas, Piia-Noora Kauppi, Wolf Klinz, Christoph Konrad, Guntars Krasts, Astrid Lulling, Gay Mitchell, Cristobal Montoro Romero, Joseph Muscat, John Purvis, Alexander Radwan, Bernhard Rapkay, Dariusz Rosati, Eoin Ryan, Antolín Sánchez Presedo, Manuel António dos Santos, Margarita Starkevičiūtė, Ivo Strejček

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Katerina Batzeli, Jorgo Chatzimarkakis, Harald Ettl, Ján Hudacký, Alain Lipietz, Jules Maaten, Vladimír Maňka, Giovanni Pittella, Gilles Savary, Corien Wortmann-Kool

Supplenti (art. 178, par. 2) presenti al momento della votazione finale

 

Deposito

4.4.2006

Osservazioni (disponibili in una sola lingua)

 

Ultimo aggiornamento: 2 agosto 2006Avviso legale