– vista la comunicazione della Commissione "Un'agenda comune per l'integrazione. Quadro per l'integrazione dei cittadini di paesi terzi nell'Unione europea" (COM(2005)0389),
– visto l'articolo 13 del trattato,
– visto il trattato CE, che conferisce alla Comunità poteri e responsabilità nei settori dell'immigrazione e dell'asilo e in particolare l'articolo 63, punto 3, lettera a) di tale trattato,
– viste le conclusioni della Presidenza del Consiglio europeo di Tampere del 15 e 16 ottobre 1999, del Consiglio europeo di Laeken del 14 e 15 dicembre 2001, del Consiglio europeo di Siviglia del 21 e 22 giugno e del Consiglio europeo di Salonicco del 19 e 20 giugno 2003, che evidenziano l'importanza di sviluppare il coordinamento e lo scambio di informazione all'interno del gruppo di punti nazionali di contatto sull'integrazione, stabilito di recente, innanzitutto per rafforzare il coordinamento delle politiche in materia, a livello nazionale ed europeo,
– visto il programma dell'Aia, adottato dal Consiglio europeo il 4 novembre 2004, che definisce gli obiettivi da attuare nell'ambito della libertà, della sicurezza e della giustizia nel periodo 2005-2010,
– vista la riunione ministeriale informale di Groningen del 9 novembre 2004, dove si sono incontrati per la prima volta i ministri responsabili della politica di integrazione,
– visti i principi fondamentali comuni della politica di integrazione adottati dal Consiglio dell'Unione europea del 19 novembre 2004(1),
– vista la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, segnatamente i suoi articoli 18, 20, 21 e 22,
– visto l'articolo 45 del suo regolamento,
– vista la relazione della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni e il parere della commissione per l'occupazione e gli affari sociali (A6-0190/2006),
A. considerando che la sfida dell'integrazione degli immigrati è una sfida cui l'UE ha già saputo rispondere in passato; che un quarto di secolo fa la maggior parte dei suoi immigrati proveniva dall'Europa meridionale; che oggi l'Europa meridionale è una regione prospera dell'Unione e i suoi cittadini non sono più visti come immigrati, anche se all'epoca in molti li consideravano stranieri e "non integrabili"; che l'adesione dei loro paesi d'origine all'Unione ha rafforzato l'UE nel suo insieme; che, analogamente, i cittadini dei paesi di nuova adesione sono ora membri a pieno titolo dell'Unione,
B. considerando che l'Unione si trova oggi ad affrontare, in fatto di integrazione, una sfida di tipo diverso, in quanto non può più presumere che la maggior parte dei suoi immigrati finiranno per essere integrati, quando i loro paesi d'origine aderiranno all'Unione,
C.considerando che si stima che nell'Unione il numero di immigrati raggiunga i 40 milioni, a cui si aggiungono diversi milioni di loro discendenti, e che questa popolazione in crescita è straordinariamente eterogenea, benché sia afflitta da problemi simili: il loro tasso di partecipazione alla forza lavoro è notevolmente inferiore alla media e la percentuale di riuscita scolastica registra un notevole ritardo; inoltre essi sono discriminati nei rapporti con le istituzioni pubbliche e private, oltre ad essere sottorappresentati politicamente ad ogni livello di governo, compresi i partiti politici degli Stati membri e le istituzioni europee,
D. considerando che, sebbene gli oltre 40 milioni di immigrati potrebbero essere considerati il ventiseiesimo Stato membro dell'UE (e il quinto in termini di popolazione) e che gli sforzi dell'Unione a favore dell'integrazione di tale popolazione dovrebbero essere pari agli impegni dell'UE per l'integrazione dei paesi in via di adesione, l'Unione ha impiegato ben poche risorse per cercare di vincere la sfida dell'integrazione, il cui esito negativo potrebbe arrecare pregiudizio all'UE in termini sociali, economici e politici; che non solo si deve destinare un finanziamento a lungo termine al nuovo Fondo per l'integrazione dei cittadini di paesi terzi (INTA), ma che occorre anche far sì che le DG interessate della Commissione riservino parte dei loro stanziamenti alla politica di integrazione dell'UE,
E. considerando che l'impegno dell'Unione europea a favore dell'integrazione è da tempo limitato dall'idea, largamente diffusa, che l'integrazione sia un aspetto locale, mentre in realtà essa ha al contempo implicazioni globali, soprattutto quando fallisce, dal momento che se uno Stato membro non applica con successo le politiche di integrazione ciò può ripercuotersi negativamente su tutta l'Unione e comportare, ad esempio:
– la sottoccupazione di immigrati, l'indebolimento dell'economia comunitaria e ostacoli al raggiungimento degli obiettivi dell'Agenda di Lisbona;
– rendendosi conto di quanto l'Europa sia inospitale nei loro confronti, i lavoratori altamente qualificati, ma anche quelli non qualificati di cui l'UE ha bisogno, possono essere spinti verso l'economia sotterranea o nelle braccia dei concorrenti dell'UE;
– la mancanza di politiche di integrazione efficaci, che a sua volta può tradursi in una percezione negativa degli immigrati e a politiche di immigrazione di carattere difensivo;
– i timori dei cittadini possono ripercuotersi negativamente sul rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell'uguaglianza, dello Stato di diritto e dei diritti dell'uomo, fra cui i diritti di quanto appartengono a gruppi minoritari;
– le mentalità e i pregiudizi nei confronti degli immigrati non integrati possono nuocere all'allargamento dell'Unione;
F. considerando che la riuscita dell'integrazione rafforzerà l'economia dell'Unione nei confronti della concorrenza mondiale; che l'UE, riconoscendo la necessità di prevenire la fuga di cervelli, attirerà i lavoratori e gli imprenditori di cui le economie dell'Unione hanno bisogno, oltre agli scienziati e agli studenti che costituiscono il fondamento della capacità di innovare; che le città dell'UE saranno comunità più forti e più sicure e vi sarà attuata una politica di integrazione mirata, coerente e adeguatamente finanziata; che le tendenze xenofobe verranno attenuate e che si assisterà al parallelo rafforzamento del rispetto dei diritti fondamentali di tutti; che la posizione dell'Europa nel mondo sarà valorizzata,
G. considerando che il ruolo essenziale delle autorità locali, regionali e nazionali, le cui responsabilità, fra l'altro nei settori dell'edilizia urbana e abitativa e dell'istruzione, hanno conseguenze dirette sul processo di integrazione; esorta tali autorità a intensificare la partecipazione al dibattito europeo; sottolinea l'importante sostegno dell'UE alle iniziative adottate a questi livelli tramite i fondi strutturali comunitari,
H. considerando che non esiste un'unica soluzione chiaramente definita per un'integrazione ben riuscita nell'UE; che le autorità locali (in particolare quelle dei centri urbani, dove si concentra la maggioranza degli immigrati), regionali e nazionali dovrebbero avere la capacità e i fondi per definire e attuare misure di integrazione chiare; che gli Stati membri e l'Unione nel suo complesso dovrebbero sviluppare sollecitamente strategie di integrazione e verificare l'efficacia e gli esiti di tali provvedimenti in modo più attivo ed efficace, per promuovere gli interessi comuni dell'Unione e che la Commissione deve a tal fine effettuare gli studi proposti per inventariare i livelli di partecipazione e di integrazione nell'UE,
I. considerando che l'integrazione è un processo bilaterale che presuppone la volontà e la responsabilità degli immigrati a integrarsi nella società ospitante e, d'altronde, dei cittadini dell'Unione di accettare e di integrare i migranti; che tale processo consiste di azioni per influenzare i comportamenti degli immigrati e delle società di accoglienza a tutti i livelli coinvolti, al fine di mobilitare le risorse a favore di entrambe le parti e attuare le politiche pertinenti; che tale processo bilaterale implica un impegno reciproco, fatto di diritti e di doveri, per la società ospitante e per gli immigrati,
J. considerando che le priorità che orientano le azioni dell'Unione dovrebbero includere:
– il miglioramento delle prospettive occupazionali degli immigrati e la riduzione del divario in termini di occupazione rispetto alle persone del luogo, compresa l'attuazione di programmi e di formazione adeguati da parte delle autorità pubbliche e delle parti sociali, nonché il riconoscimento della formazione e delle qualifiche professionali degli immigrati, tenendo in particolare conto delle donne, nel cui ambito la disoccupazione è spesso maggiore,
– la valorizzazione delle opportunità di istruzione e di apprendimento linguistico per gli immigrati e i loro discendenti, anche tramite finanziamenti provenienti dalla DG istruzione e cultura, al fine di eliminare il divario in termini di risultati rispetto alle altre persone, riconoscendo fra l'altro che i figli degli immigrati, che studiano in una lingua diversa dalla loro e devono adattarsi a nuovi usi, possono incontrare difficoltà nel processo di apprendimento e problemi di adattamento e di inserimento nella società, e che anche gli immigrati già altamente qualificati devono talvolta adeguarsi alle esigenze della società ospitante;
– il miglioramento dell'educazione politica e civica, nonché della partecipazione e della rappresentanza degli immigrati in tutti gli ambiti di governo opportuni, nella società civile e a livello di definizione delle politiche e delle decisioni,
– la lotta al razzismo, alla xenofobia e alla discriminazione nei confronti degli immigrati, segnatamente sul luogo di lavoro, nelle scuole, negli alloggi, nei servizi del settore sanitario, pubblici, nei mass media e nella politica, attraverso la promozione del rispetto e la comprensione delle somiglianze e delle differenze reciproche, facilitando l'accesso all'informazione sulla parità di diritti e di opportunità, adeguata alle esigenze linguistiche degli immigrati,
Le istituzioni dell'UE devono dal proprio canto assicurare che tali iniziative non si trasformino in politiche simboliche, prive di valore aggiunto,
K. considerando che la promozione dei diritti fondamentali, le pari opportunità per tutti e la non discriminazione sono elementi chiave dell'integrazione; che la proposta di proclamare il 2007 Anno europeo delle pari opportunità per tutti e il progetto dell'Anno europeo del dialogo interculturale per il 2008 sono importanti iniziative di sensibilizzazione che contribuiscono a raggiungere questi obiettivi;
L. considerando che sussiste un legame evidente tra una politica comunitaria di integrazione riuscita e gli sforzi dell'UE per elaborare una politica di immigrazione legale e di integrazione; che il primo passo deve essere volto a migliorare il coordinamento fra le autorità responsabili dell'ammissione degli immigranti e di quelle responsabili della loro integrazione,
1. sollecita la Commissione a garantire l'effettiva attuazione delle direttive esistenti in materia di integrazione, in particolare le direttive 2003/86/CE del Consiglio sul ricongiungimento familiare(2), 2003/109/CE relativa allo status dei cittadini di paesi terzi che siano soggiornanti di lungo periodo(3), 2000/43/CE che attua il principio della parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla razza e dall'origine etnica(4) e 2000/78/CE che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro; rileva che molti Stati membri accusano ritardi nell'effettivo recepimento di tali direttive e che è essenziale che la Commissione controlli con maggiore rigore il recepimento delle direttive in materia di integrazione e l'efficacia delle prassi amministrative che danno attuazione alla legislazione in materia nella vita quotidiana degli immigrati;
2. accoglie positivamente la proposta della Commissione di istituire il Fondo europeo per l'integrazione dei cittadini di paesi terzi per il periodo 2007-2013 ed esorta a ricorrere al fondo attenendosi a sei principi concreti, ovvero:
a. un unico punto focale annuale deve definire le spese, consentendo alla Commissione di accumulare una massa critica di competenze; usare maggiore rigore nel valutare i programmi e nell'accordare investimenti agli stessi; i settori bersaglio degli investimenti devono comprendere la riduzione del divario in termini di occupazione fra gli immigrati e il resto della popolazione, il miglioramento della partecipazione e delle prestazioni degli immigrati nel campo dell'istruzione; migliorare il rendimento scolastico degli immigrati, favorire le prospettive di istruzione e occupazionali delle donne; programmi linguistici e introduttivi, sulla salute, sull'edilizia abitativa e urbana; favorire la partecipazione politica e civica degli immigrati;
b. il fondo deve sostenere le iniziative dotate delle maggiori potenzialità di essere diffusamente applicate in tutta l'Unione;
c. la Commissione deve destinare ogni anno una percentuale adeguata e definita di risorse del fondo a commissionare valutazioni, effettuate da esperti indipendenti, dell'efficacia dei programmi da essa finanziati;
d. dopo che tali esperti hanno individuato i programmi promettenti, occorre dare priorità alla diffusione e all'adozione delle migliori pratiche derivanti da tali programmi in altri Stati membri;
e. occorre sostenere gli sforzi degli Stati membri volti a coordinare le loro attività di integrazione e a scambiarsi le migliori pratiche;
f. occorre dare priorità all'integrazione dei nuovi arrivati, pur provvedendo a che siano erogati fondi anche a favore dei programmi destinati ai discendenti degli immigrati di seconda o terza generazione; vanno altresì presi in esame i programmi destinati ad aiutare i rifugiati nel momento in cui si preparano ad entrare e a integrarsi nelle società dell'UE;
3. plaude al riferimento contenuto nella succitata comunicazione della Commissione ai principi fondamentali comuni; è fermamente convinto che i principi fondamentali comuni rappresentino un valido insieme di raccomandazioni che dovrebbe costituire la base della politica di integrazione dell'UE; deplora che taluni Stati membri non abbiano dato alcun seguito significativo ai principi fondamentali comuni dalla loro adozione nel 2004; chiede alla prossima Presidenza finlandese di fare nuovamente dei principi fondamentali comuni un elemento cardine dell'agenda, in particolare i principi concernenti l'occupazione (n. 3), l'interazione (n. 7) e la partecipazione (n. 9);
4. accoglie positivamente la proposta della Commissione di promuovere un forum annuale dell'integrazione per agevolare lo scambio di pratiche migliori, innanzitutto nel caso di politiche in cui l'UE svolge un ruolo limitato, mentre taluni Stati membri attuano politiche che possono fungere da esempio ad altri Stati membri; ritiene che al forum debbano partecipare rappresentanti di tutte le autorità coinvolte nell'integrazione, locali, regionali, nazionali o comunitarie, nonché rappresentanti degli immigrati stessi
5. invita la Commissione a chiarire, ampliare e coordinare le responsabilità in materia di integrazione tra le varie direzioni generali, sostenendo e dando nuovo impulso ad un gruppo di lavoro che coinvolga le diverse direzioni generali, finalizzato a favorire il coordinamento e la definizione precisa delle rispettive responsabilità in materia di integrazione; chiede inoltre azioni volte a promuovere la complementarietà tra il nuovo Fondo per l'integrazione e il Fondo sociale europeo;
6. si compiace che la Commissione riconosca la necessità di svolgere ricerche e di procedere a un esercizio di inventario circa le politiche degli Stati membri in materia di integrazione e i livelli di partecipazione degli immigrati; è dell'avviso che tali informazioni costituiscano un requisito essenziale per qualsiasi politica dell'UE finalizzata a promuovere una migliore integrazione nell'Unione europea e che, se si vuole che tale esercizio di inventario sia utile, occorra chiarire i termini del dibattito a livello dell'UE sull'integrazione, dato che lo stesso termine "integrazione" si presta a molte interpretazioni diverse;
7. invita la Commissione a creare un gruppo di contatto permanente di rappresentanti degli immigrati, esperti, ONG e altri soggetti, per fornirle consulenze in merito a tutte le politiche attinenti all'integrazione;
8. invita la Commissione a porre l'accento sulla promozione dell'integrazione e della diversità nell'UE nonché a tenerne sempre conto nella sua strategia di comunicazione e nelle sue iniziative; invita la Commissione e gli Stati membri a varare campagne di informazione e di sensibilizzazione per una migliore comprensione delle migrazioni e del contributo economico e sociale degli immigrati in una società;
9. invita la Commissione ad istituire meccanismi di controllo rigorosi per valutare i programmi di integrazione negli Stati membri, anche con l'ausilio di esperti indipendenti, e a redigere una relazione biennale, rigorosa e pratica, sulla migrazione e l'integrazione; in quanto tale, invita con insistenza la Commissione a ridefinire la relazione come una relazione biennale che:
– si concentri su indici rigorosi che misurino i risultati dello Stato membro rispetto ai principi fondamentali comuni in materia di integrazione;
– renda obbligatoria la comunicazione da parte dello Stato membro di dati accurati e completi; in assenza di tali dati, vanno sviluppati mezzi alternativi per la raccolta dei dati che siano coerenti con gli indici della relazione;
– rafforzi il ruolo dei punti nazionali di contatto nonché la loro cooperazione con gli esperti indipendenti;
– prenda a modello la relazione dell'UNDP sullo sviluppo umano e l'indice europeo dell'inclusione;
– sia pubblicata in occasione della riunione annuale dei ministri dell'UE responsabili dell'integrazione;
10. incoraggia la Commissione a consultare, se del caso, le comunità di immigrati in sede di definizione e attuazione di politiche europee di aiuto e di sviluppo destinate ai loro paesi di origine;
11. chiede alla Commissione di moltiplicare le iniziative di ricerca e analisi finalizzate a comprendere i fattori che favoriscono l'integrazione e di rafforzare in maniera efficace gli sforzi per diffondere le prassi migliori, in collaborazione con gli Stati membri e gli enti locali, non soltanto attraverso il sito Web proposto, ma anche con tutti gli altri mezzi disponibili;
12. chiede alla Commissione e agli Stati membri di utilizzare le ampie potenzialità delle delegazioni della Commissione e delle autorità consolari in tutto il mondo per contribuire all'integrazione dei potenziali immigrati facendo loro acquisire dimestichezza con l'UE e la cultura, la storia, la lingua e i diritti e le responsabilità civili degli Stati membri;
13. sottolinea l'importanza del fatto che la composizione del personale delle istituzioni europee e delle pubbliche amministrazioni degli Stati membri rifletta la composizione delle popolazioni dell'Unione e degli Stati membri;
14. sollecita il Consiglio ad avvalersi della clausola di "passerella" di cui all'articolo 67, paragrafo 2, secondo trattino del trattato, per attribuire al Parlamento poteri di codecisione in materia di integrazione e migrazione legale e consentire il voto a maggioranza qualificata al Consiglio; reputa importante che i deputati al Parlamento europeo abbiano un potere di codecisione in materia di politica di integrazione, dato che essi rappresentano la voce politica dell'UE, e rappresentano pertanto le opinioni degli immigrati e dei cittadini, e dovrebbero condividere la responsabilità di formulare la politica di integrazione nel processo legislativo dell'UE;
15. sollecita il Consiglio ad attribuire carattere permanente alla riunione annuale dei ministri dell'Integrazione, inaugurata dalla presidenza olandese dell'Unione a Groningen nel novembre 2004;
16. chiede agli Stati membri, al momento di esprimere le loro considerazioni finali sull'Agenzia dell'UE per i diritti fondamentali, di esaminare seriamente la possibilità di attribuire all'Agenzia il ruolo di promuovere la fiducia e buone relazioni di vicinato e di sviluppare tale ruolo in modo organico attraverso i successivi programmi annuali previsti per l'Agenzia;
17. sollecita il Consiglio a riconsiderare la proposta della Commissione di applicare il metodo di coordinamento aperto alla politica di integrazione; a tale proposito, chiede il coinvolgimento del Parlamento europeo nell'intera procedura;
18. sollecita il Consiglio a predisporre una direttiva quadro completa e lungimirante sulla migrazione legale tenendo debitamente conto della necessità di integrazione;
19. incoraggia gli Stati membri ad assegnare la responsabilità di vigilare sulle politiche di integrazione degli immigrati ad un unico ministro, per garantire che tali politiche siano fatte proprie dalle varie agenzie a tutti i livelli di governo, e a valutare la nomina di un alto commissario o di un mediatore per l'integrazione in ogni Stato membro, al fine di coordinare l'attuazione delle politiche, far pervenire le informazioni ai migranti, esaminare le denunce di questi ultimi e adottare le azioni più opportune per risolvere i problemi;
20. invita ogni Stati membro a fornire un rapporto di controllo relativo a tutte le agenzie pubbliche, ad ogni livello, che abbiano (o dovrebbero avere) responsabilità in materia di integrazione degli immigrati;
21. invita la Commissione a valutare la possibilità di inserire la tematica dell'integrazione dei cittadini di paesi terzi nei futuri programmi pluriennali dell'Agenzia dei diritti fondamentali;
22. invita gli Stati membri a incoraggiare la partecipazione politica degli immigrati e a scoraggiare il loro isolamento politico e sociale; a tal riguardo invita la Commissione a effettuare una revisione delle attuali disposizioni in materia di cittadinanza europea nei vari Stati membri, nonché per quanto riguarda le attuali prassi nazionali relativamente al diritto di voto degli immigrati residenti da lunga data alle elezioni locali e comunali;
23. invita gli Stati membri a stabilire procedure trasparenti, umane, rapide e ragionevoli, che garantiscano lo status di soggiornanti di lungo periodo, il ricongiungimento familiare e la successiva naturalizzazione degli immigranti e dei loro figli, soprattutto tenendo presente il fatto che molti di tali figli sono nati nel territorio di uno Stato membro;
24. richiama l'attenzione degli Stati membri sullo stato giuridico di dipendenza delle donne che raggiungono il coniuge nell'ambito del ricongiungimento familiare e chiede agli Stati membri di rivedere la propria legislazione in modo da garantire che alle consorti e ai figli sia accordato quanto prima uno status individuale e un permesso di lavoro che sia indipendente da quello del principale detentore dello status giuridico, al fine di garantire e tutelare appieno i loro diritti e facilitare la loro integrazione sociale;
25. incoraggia i partiti politici, le organizzazioni sindacali e la società civile nel suo complesso, a livello nazionale, ad accogliere gli immigrati quali membri a pieno titolo, a tutti i livelli delle rispettive strutture;
26. si dichiara favorevole ai programmi d'integrazione adottati da taluni Stati membri, che implicano un impegno reciproco dei paesi d'accoglienza e dei migranti; intende così sensibilizzare i migranti ai valori fondamentali dell'Unione europea e consentire loro, nello stesso tempo, di acquisire conoscenze di base sul funzionamento della società d'accoglienza; sottolinea l'importanza d'incentivare l'apprendimento della lingua della società d'accoglienza e l'organizzazione di corsi di educazione civica;
27. incoraggia gli Stati membri a rafforzare le leggi anti-discriminazione e anti-razzismo e ad applicare le normative esistenti, nonché a valutare azioni positive idonee per i migranti in tutti gli ambiti, ricorrendo alle pratiche applicate dagli Stati membri in cui le azioni hanno avuto esito positivo;
28. chiede agli Stati membri, soprattutto al fine di evitare possibili maltrattamenti delle donne immigrate, di fornire loro informazioni facilmente accessibili circa la legislazione dello Stato ospitante sulla parità di genere e sui diritti e la tutela che tale legislazione comporta, compreso l'accesso a vie legali e amministrative;
29. chiede agli Stati membri e alle autorità locali e regionali di stimolare l'interazione tra immigrati e la loro società ospitante promuovendo, tra l'altro, assisi comuni, il dialogo interculturale, seminari, esposizioni e attività culturali e sportive; chiede inoltre la creazione di nuove strutture, o il sostegno a quelle esistenti, che consentano agli immigrati di integrarsi nella società ospitante per evitare l'esclusione sociale dei nuovi arrivati e di quanti si sono già sistemati ma incontrano difficoltà a integrarsi, sostenendo nel contempo le organizzazioni di immigrati nei loro territori e il rafforzamento dei legami con i paesi di origine degli immigrati;
30. incoraggia gli Stati membri a prevedere misure finalizzate all'integrazione dei rifugiati nel corso della fase di accoglienza, quali corsi di lingua o attività di lavoro volontario, tenendo presente che il processo di integrazione dei profughi inizia nella fase di accoglienza;
31. sottolinea l'importanza di sviluppare un quadro completo per la cittadinanza civile europea, con la cooperazione del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione;
32. sottolinea l'importanza di fissare audizioni annuali sull'integrazione, con la partecipazione del Parlamento europeo, dei parlamenti nazionali, della società civile, soprattutto delle ONG e delle associazioni di immigrati, al fine di valutare l'efficacia degli sforzi effettuati e gli sviluppi a livello di Stato membro;
33. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione alla Commissione, al Consiglio e agli Stati membri.
Direttiva 2003/109/CE del Consiglio, del 25 novembre 2003, relativa allo status dei cittadini di paesi terzi che siano soggiornanti di lungo periodo, (GU L 16 del 23.1.2004, pag. 44).
Direttiva 2000/43/CE del Consiglio, del 29 giugno 2000, che attua il principio della parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla razza e dall'origine etnica, (GU L 180 del 19.07.2000, pag. 22).
MOTIVAZIONE
I. Introduzione
L'UE dovrebbe accogliere altri immigrati, e in questo caso, quanti dovrebbero essere? Queste domande sono giustamente al centro di un animato dibattito pubblico in molti Stati membri. Le ricerche più recenti mostrano che l'immigrazione continua, se opportunamente gestita, crea notevoli benefici di carattere economico e sociale. Tuttavia, per molti l'immigrazione costituisce motivo di ansia e insicurezza crescenti.
La risposta alla domanda se dovremmo integrare gli immigrati che già vivono e lavorano nei nostri paesi senza provocare alcun danno e migliorando le nostre vite, è invece ovvia. Queste persone devono diventare membri a pieno titolo della società europea, ottenendo infine la cittadinanza. Qualunque altra soluzione implicherebbe che l'Unione europea giustifica una società a due livelli, un'idea che offende i nostri valori più importanti.
La presente relazione è animata dalla convinzione che la questione dell'integrazione abbia un'importanza pari a quella del successo dell'ampliamento dell'UE o del movimento mondiale dei diritti delle donne. Di fronte a tale sfida, l'impegno dell'Unione si è rivelato notevolmente carente. Invece di integrare efficacemente gli immigrati nelle scuole, nei luoghi di lavoro e nei sistemi politici, le società europee stanno scivolando, da molti punti di vista, in uno stato di "disintegrazione".
Eppure l'Unione ha impegnato ben poche risorse nel tentativo di riuscire in questa sfida di integrazione, il cui fallimento potrebbe danneggiare l'UE a livello sociale, economico e politico.
Benché il Consiglio europeo abbia manifestato chiaramente l'impegno a favore dell'integrazione degli immigrati a Tampere nel 1999 e abbia ribadito tale convinzione a Salonicco nel 2003, i fatti non sono stati all'altezza delle aspettative.
Se è vero che la mancata integrazione provocherà innumerevoli problemi, è altrettanto vero che la riuscita in quest'ambito rafforzerà l'UE in maniera sostanziale: i risultati comuni conseguiti nell'ambito dell'integrazione rafforzeranno l'economia dell'Unione nei confronti della concorrenza mondiale; tale processo attirerà i lavoratori e gli imprenditori di cui le nostre economie hanno bisogno, oltre agli scienziati e agli studenti che costituiscono il fondamento della nostra capacità di innovare; le nostre città saranno quindi più sicure e le nostre comunità più forti. I benefici dell'integrazione si estendono oltre la crescita del PIL e favoriscono il rafforzamento dei sistemi pensionistici e la riduzione della conflittualità. Gli immigrati dell'Europa possono fungere da ponte tra l'Unione e un mondo in via di globalizzazione, con il miglioramento delle prospettive commerciali, il rafforzamento delle reti sociali e la conferma della posizione dell'Unione in qualità di leader mondiale, in grado di superare le grandi divisioni culturali e religiose.
In passato siamo già stati all'altezza della sfida dell'integrazione degli immigrati. Di fatto, l'Unione europea ha avuto un successo senza precedenti nella storia in materia di integrazione degli immigrati. Venticinque anni fa, la maggior parte degli immigrati che viveva nella Comunità europea era originaria dell'Europa meridionale. Oggi, l'Europa meridionale è una zona prospera dell'Unione e i suoi cittadini non sono più visti come immigrati, anche se all'epoca in molti li consideravano stranieri, impossibili da integrare. Il loro ingresso nell'Unione ha rafforzato l'UE nel suo complesso. Ora anche gli europei dell'est sono membri a pieno titolo dell'Unione.
Tuttavia, gli immigrati degli ultimi 50 anni avevano un vantaggio rispetto a quelli odierni: provenivano, nella maggior parte dei casi, da paesi con prospettive di un'adesione imminente all'Unione.
Forse può essere utile pensare agli oltre 40 milioni di cittadini nati all'estero come al ventiseiesimo Stato membro dell'UE (e il quinto in termini di importanza numerica). A questo punto la domanda che ci si può porre è: in che modo gli sforzi compiuti per favorire l'integrazione di tale popolazione sono raffrontabili agli impegni assunti per favorire l'integrazione dei paesi in via di adesione? Per avere successo, l'integrazione richiede un impegno serio in termini di risorse umane e finanziarie. Occorre inoltre attuare, a livello europeo e mondiale, le pratiche in grado di aumentare drasticamente la percentuale di successo dell'integrazione degli immigrati. Inoltre, è necessario moltiplicare i mezzi per diffondere tali idee in maniera efficace.
Infine, l'aspetto forse più importante che attiene all'integrazione degli immigrati è anche quello meno trattato: in che genere di società vogliamo che le persone si integrino? La ragione fondamentale per integrare gli immigrati d'Europa è che se ci comportassimo diversamente, tradiremmo gli ideali e i principi su cui si basa l'Unione europea. Troppo spesso la nostra reazione nei confronti degli immigrati ci fa apparire come individui dalla mente ristretta, chiusi in noi stessi, pieni di pregiudizi e reazionari. Per estensione, anche le nostre società manifestano i medesimi tratti caratteristici.
Non può esserci integrazione in assenza di chi integra e di chi viene integrato. Ciò significa che l'integrazione dei migranti presuppone la nostra disponibilità ad accoglierli e accettarli. Pertanto le nostre politiche devono gestire il processo di insediamento esercitando un'influenza sul comportamento degli immigrati e delle società di accoglienza, oltre a mobilitare le risorse collettive per attuare efficacemente tali politiche.
II. La logica del coinvolgimento dell'UE in materia di integrazione
Perché l'UE dovrebbe essere coinvolta nell'integrazione degli immigrati? Perché la mancata attuazione delle politiche di integrazione, anche da parte di un singolo Stato membro, può avere ripercussioni negative per l'Unione europea nel suo complesso.
·La sottoccupazione degli immigrati non indebolisce soltanto l'economia dei singoli Stati membri, ma anche quella dell'intera Unione europea;
·qualora i lavoratori ad elevata e a bassa qualificazione di cui le nostre economie hanno bisogno considerassero l'Europa un luogo inospitale, potrebbero essere spinti nell'economia sotterranea, o tra le braccia dei concorrenti economici dell'Europa;
·l'assenza di politiche di integrazione efficaci può generare impressioni negative e stereotipi contro gli immigrati e favorire di conseguenza politiche di immigrazione difensive;
·la paura dei cittadini può sovvertire il rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell'uguaglianza, dello stato di diritto e dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti ad una minoranza;
·nelle sue forme più estreme, l'alienazione potrebbe generare una radicalizzazione in grado di minacciare il senso di sicurezza collettivo dell'UE;
·gli stereotipi negativi contro gli immigrati non integrati possono pregiudicare il successo dell'ampliamento dell'Unione.
A dispetto di ciò, l'Unione è rimasta paralizzata per lungo tempo dall'idea, ampiamente diffusa, che l'integrazione sia un aspetto locale. Effettivamente, le iniziative a favore dell'integrazione hanno forti radici locali. Le scuole, le organizzazioni sindacali, le aziende, i luoghi di culto e le altre istituzioni presenti a livello locale perseguono il difficile compito di favorire l'avvicinamento tra i nuovi arrivati e gli abitanti del luogo, in modo da rafforzare le comunità e migliorare la qualità della vita. Tuttavia, l'integrazione ha implicazioni globali, soprattutto quando fallisce.
Pertanto, mentre le autorità locali, regionali e nazionali dovrebbero definire misure di integrazione chiare, gli Stati membri dovrebbero perseguire strategie di integrazione efficaci, i cui risultati promuovano gli interessi comuni dell'Unione. Con il controllo esercitato su tali esiti, le istituzioni dell'Unione possono e devono diventare molto più attive ed efficienti.
III. Azioni passate e future – le raccomandazioni del relatore
Le precedenti presidenze dell'UE e della Commissione europea hanno compiuto un lavoro ammirevole nel promuovere la politica di integrazione. Tuttavia, gli sforzi collettivi dell'Unione sono stati inadeguati, soprattutto a livello attuativo, persino nell'ambito limitato in cui la Commissione ha l'autorità di agire. Due esempi possono chiarire il punto: l'osservatorio europeo delle migrazioni, annunciato con grande risonanza nel 2003, non è mai stato creato. Inoltre, l'edizione inaugurale della relazione annuale su migrazione e integrazione, che il Consiglio europeo aveva incaricato la Commissione di preparare ogni anno, è stata pubblicata puntualmente nel giugno 2004(1), ma ad aprile 2006, della seconda edizione non esiste ancora traccia.
A partire dal 2006, la Commissione e le altre istituzioni europee avranno a disposizione una serie eccezionale di opportunità per favorire l'integrazione degli immigrati. Occorre cogliere tali opportunità e ottimizzarne gli effetti.
Tuttavia, prima di intraprendere nuove imprese che assorbano l'attenzione e le risorse dell'Unione, è fondamentale garantire l'attuazione efficace delle direttive esistenti in materia di integrazione degli immigrati. Spetta alla Commissione porre in essere un controllo più rigoroso sia della trasposizione delle direttive in materia di integrazione, sia dell'efficacia delle prassi amministrative di attuazione della relativa normativa nella vita quotidiana degli immigrati.
La più significativa tra le nuove iniziative è forse il Fondo europeo per l'integrazione dei cittadini di paesi terzi, creato di recente. La presente relazione suggerisce alla Commissione di seguire i sei principi seguenti per l'allocazione del nuovo Fondo UE per l'integrazione:
a. un unico punto focale annuale dovrebbe definire le erogazioni; gli ambiti di intervento degli investimenti annuali dovrebbero includere la riduzione del divario occupazionale tra abitanti del luogo e immigrati, il miglioramento dei risultati degli immigrati nell'istruzione, la promozione dell'istruzione e delle prospettive di lavoro delle donne, i programmi di lingua e di inserimento, nonché e il miglioramento della partecipazione politica degli immigrati;
b. il fondo dovrebbe favorire le iniziative con maggiori potenzialità di applicazione su vasta scala a livello dell'intera Unione europea;
c. la Commissione dovrebbe dedicare ogni anno una percentuale ragionevole e definita delle risorse del Fondo per la stesura di valutazioni, da parte di esperti indipendenti, dell'efficacia dei programmi finanziati dalla Commissione;
d. una volta che gli esperti avranno individuato i programmi più promettenti, sarà opportuno attribuire la priorità immediata alla diffusione e all'adattamento di tali programmi, affinché siano attuati dalle città e dagli enti locali di altri Stati membri;
e. sarebbe opportuno sostenere le iniziative degli Stati membri volte a coordinare gli sforzi di integrazione e a favorire lo scambio delle prassi migliori;
f. i programmi rivolti ai nuovi arrivati dovrebbero essere finanziati in via prioritaria, congiuntamente ai programmi rivolti specificamente ai discendenti di seconda e terza generazione degli immigrati.
Altrettanto importante è l'intenzione della Commissione, ribadita nel programma politico in materia di migrazione legale, di elaborare una direttiva quadro generale sulla migrazione legale, nonché altre direttive volte a migliorare la capacità dell'Unione di attirare immigrati altamente qualificati, lavoratori stagionali e apprendisti. Tale programma costituisce un importante riconoscimento del fatto che immigrazione e integrazione vanno di pari passo e che l'una non può riuscire senza l'altra. Il programma deve essere elaborato in maniera molto più chiara e tenere in considerazione il fatto che le esigenze di integrazione delle diverse categorie di immigrati variano notevolmente.
Nel frattempo, la Commissione ha comunicato l'intenzione di creare un sito Web sperimentale, finalizzato alla diffusione delle prassi migliori in materia di integrazione. Nonostante si riconosca l'importanza di tale sito Web, gli sforzi della Commissione volti a identificare,analizzare e promuovere le prassi migliori devono spingersi oltre, in tempi brevi, in tutti gli ambiti essenziali (quali la formazione linguistica, gli alloggi, l'istruzione, i media, il dialogo interculturale, ecc.).
È altrettanto importante riformare le modalità di intervento della Commissione e delle autorità degli Stati membri nella gestione dell'integrazione degli immigrati. La relazione invita pertanto la Commissione a chiarire, ampliare e coordinare le responsabilità in materia di integrazione tra le varie direzioni generali, sostenendo e dando nuovo impulso ad un gruppo di lavoro sull'integrazione che coinvolga le diverse direzioni generali sull'integrazione e precisando le rispettive responsabilità in materia. Chiede inoltre azioni volte a promuovere la complementarietà tra il nuovo Fondo per l'integrazione e il Fondo sociale europeo.
Per quanto attiene agli Stati membri, la relazione li incoraggia ad assegnare la responsabilità di vigilare sulle politiche di integrazione degli immigrati ad un unico ministro e a garantire la coerenza di tali politiche a tutti i livelli di governo e presso tutti gli attori interessati. Li sollecita inoltre a valutare la nomina di un alto commissario o di un mediatore per l'integrazione, al fine di controllare l'attuazione delle politiche, diffondere le informazioni e agire in caso di denunce da parte dei migranti.
Non è possibile sviluppare una politica di integrazione degna di tale nome senza la partecipazione attiva degli stessi migranti. A tale scopo, la relazione sollecita la Commissione a creare un gruppo di contatto permanente di leader religiosi, esperti e soprattutto migranti, per fornire consulenze alla Commissione in merito a tutte le politiche attinenti all'integrazione.
Per concludere, è altrettanto importante ribadire che l'accorgimento ultimo per favorire l'integrazione è definire un percorso chiaro per l'ottenimento della cittadinanza. Benché i diritti di cittadinanza siano soggetti alla sovranità degli Stati membri, occorre sviluppare il concetto di "cittadinanza civica" sostenuto dalla Commissione, che comprende un nutrito pacchetto di diritti e responsabilità che potrebbero servire da precursori della cittadinanza. La relazione invita gli Stati membri a incoraggiare la partecipazione politica degli immigrati e a scoraggiare il loro isolamento politico e sociale, valutando, tra l'altro, le modalità con cui concedere agli immigrati soggiornanti di lungo periodo il diritto di voto alle elezioni amministrative e comunali; è inoltre necessario stabilire procedure trasparenti, umane, rapide e ragionevoli che garantiscano la concessione dello status di soggiornanti di lungo periodo e la successiva naturalizzazione degli immigrati soggiornanti di lungo periodo e dei loro figli, sollecitando nel contempo i partiti politici, le organizzazioni sindacali e la società civile ad accogliere a tutti i livelli delle rispettive strutture gli immigrati quali membri a pieno titolo.
La comunicazione della Commissione (COM(2005)0389) si prefigge di fornire un orientamento per le politiche di integrazione dell'UE e degli Stati membri. Il parere si incentra principalmente sull'integrazione dei cittadini di paesi terzi sul mercato del lavoro evidenziando il processo bidirezionale di integrazione e gli aspetti sociali connessi. Esso segue la struttura della comunicazione suddividendo gli orientamenti in due livelli: nazionale ed europeo.
A livello nazionale, la principale preoccupazione del relatore per parere è l'attribuzione di diritti economici e sociali a tutti i migranti, indipendentemente dal loro status giuridico, migliorando al contempo la capacità occupazionale delle donne migranti. Un'altra preoccupazione rilevante è costituita dall'accrescere la capacità di adeguamento della società ospite alla diversità sociale e lavorativa in aumento.
L'integrazione è un processo bidirezionale in cui tanto i migranti quanto la società ospite hanno determinati diritti e doveri. Detta integrazione implica un adattamento progressivo dei diritti e dei doveri dei migranti nonché il loro accesso ai beni, servizi e mezzi di partecipazione civica a quelli del resto della popolazione in condizioni di pari opportunità e trattamento. L'occupazione è cruciale per l'integrazione dei migranti. Pertanto, gli obiettivi della Strategia di Lisbona e la Strategia europea per l'occupazione volti a creare un numero maggiore di posti di lavoro di migliore qualità devono includere i migranti. Le parti sociali e le autorità pubbliche devono collaborare per prevenire la discriminazione contro i migranti per quanto riguarda i salari e le condizioni lavorative.
A livello comunitario, il ruolo dell'UE in materia di monitoraggio e di assistenza agli Stati membri in modo che possano far fronte all'integrazione dei migranti è di capitale importanza. Si prevede che la popolazione dell'UE a 25 scenderà da 303 a 297 milioni entro il 2020 e, in seguito, a 280 entro il 2030, comportando quasi un raddoppio dell'indice di dipendenza degli anziani. Dato che la crescita economica deriva dalla crescita occupazionale e della produttività, tale calo a livello di occupazione totale potrebbe avere ripercussioni negative sulla crescita economica. Di conseguenza, l'integrazione e la piena utilizzazione delle capacità importate rivestono un interesse primordiale per l'UE.
Lo scambio delle migliori prassi e l'aumento del coordinamento a un livello più elevato sono essenziali dato che i vari gruppi di migranti richiedono distinte politiche di integrazione, il che non include solamente i migranti recenti bensì anche i residenti da lungo tempo e i migranti di seconda e terza generazione. Ciò deve essere tenuto presente in sede di definizione delle politiche. E' altresì molto importante garantire che la politica di migrazione dell'UE fornisca uno status giuridico sicuro e una serie di diritti garantiti onde appoggiare l'integrazione dei migranti ammessi e promuovere la loro integrazione in tutti gli aspetti della società, oltre all'integrazione nel mercato del lavoro.
Il relatore per parere plaude alla proposta della Commissione sul FSE (2007-2013) tesa ad appoggiare azioni specifiche volte a rafforzare l'integrazione sociale dei migranti e ad accrescere la loro partecipazione a livello occupazionale, inclusi l'orientamento e la formazione linguistica nonché il riconoscimento delle conoscenze acquisite all'estero, la promozione della diversità sul luogo di lavoro e la lotta contro la discriminazione.
Inoltre, egli accoglie favorevolmente la proposta di uno strumento finanziario che funga da complemento al FSE nel quadro della "gestione dei flussi migratori" e che venga progettato per contribuire agli sforzi nazionali di sviluppo e di attuazione di politiche di integrazione che permettano ai migranti con culture, religioni, lingue e origini etniche diverse di stabilirsi e partecipare attivamente a tutti gli aspetti delle società europee, conformemente ai Principi fondamentali comuni.
SUGGERIMENTI
La commissione per l'occupazione e gli affari sociali invita la commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:
1. Invita gli Stati membri a:
a. evitare il dumping sociale adottando norme chiare sullo status di residenza legale dei lavoratori migranti, organizzando campagne di informazione sulla legislazione nazionale del lavoro e sui diritti e gli obblighi sociali dei migranti e promuovendo la regolazionedello status succitatoper tutti i lavoratori migranti,
b. creare appositi sportelli per i cittadini di paesi terzi destinati a fornire informazioni sui servizi sociali cui essi hanno diritto nel paese di accoglienza, come ad esempio la formazione lungo tutto l'arco della vita, l'alloggio, l'assistenza sanitaria, le strutture per la cura dell'infanzia, l'istruzione e i programmi di accoglienza;
c. adottare misure per eliminare la discriminazione sul luogo di lavoro, quali la gestione della diversità, l'equa assunzione conformemente all'ordine giuridico interno dello Stato membro,il mantenimento dell'impiego e la promozione basata sul merito indipendentemente dall'origine razziale o etnica, dalla religione, dal genere, dalla disabilità, dall'orientamento sessuale, dall'espressione sessuale, dall'identità sessuale o dall'età; sollecita il coinvolgimento delle parti sociali per quanto riguarda la concezione e l'efficace attuazione di tali disposizioni,accordando particolare attenzione all'occupazione e all'integrazione delle donne migranti il cui tasso di disoccupazione è spesso più elevato; prevedere, inoltre, misure di inserimento dei bambini e dei membri delle famiglie di migranti nei programmi educativi e sociali,
d. rafforzare la capacità della società ospite di adattarsi alla diversità crescente sul luogo di lavoro con azioni specifiche di informazione e di sensibilizzazione contro il razzismo, la xenofobia e l'esclusione sociale destinate alla popolazione ospite in modo da sottolineare che l'integrazione è un processo bidirezionale inteso a rafforzare la coesione sociale, intensificare la consultazione delle parti sociali e delle istituzioni competenti per l'attuazione delle politiche a livello regionale e locale, in particolare delle organizzazioni di vicinato,
e. potenziare le risorse consolari nei paesi non appartenenti all'UE per fornire informazioni sull'entrata nell'UE a fini di impiego, studio o ricerca; introdurre permessi di lavoro e residenza soggetti a condizioni disciplinate dalla legislazione interna nel quadro della competenza nazionale; assicurare che tali permessi siano rilasciati ai migranti stessi e non ai loro datori di lavoro, onde ridurre il rischio di sfruttamento,
f. promuovere l'integrazione dei nuovi arrivati sul mercato del lavoro, anche attraverso lo sviluppo di percorsi di formazione-lavoro;
g. esaminare, nel quadro del Settimo programma per la ricerca, la possibilità di elaborare studi relativi al ritorno dei migranti e all'utilizzazione delle qualifiche acquisite nell'UE a beneficio del loro paese di origine;
h. informare i migranti sulle possibilità di rappresentanze sindacali ed incoraggiare i sindacati ad includere i migranti;
i. garantire l'accesso all'istruzione e alla formazione professionale, come pure il diritto dei minori all'istruzione, anche attraverso sovvenzioni e borse di studio,
j. ratificare la Convenzione ONU (1990) sulla protezione dei diritti di tutti i lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie; definire chiare politiche per quanto riguarda il diritto al lavoro dei partner dei lavoratori migranti; ritiene essenziale prevedere disposizioni volte a prevenire la migrazione coatta, con particolare riferimento alla prevenzione, al monitoraggio e alla riduzione della tratta di esseri umani;
k. cooperare pienamente con il relatore speciale delle Nazioni Unite sui diritti umani dei migranti nell'esercizio dei loro compiti e doveri, fornendo tutte le informazioni richieste e reagendo prontamente ai loro appelli;
l. inserire la storia comune dei migranti e dei loro (nuovi) paesi di origine, nonché il contesto dell'emigrazione, nei programmi di studio delle scuole;
m. mettere a punto programmi di integrazione in grado di rispondere ai bisogni dei migranti appena arrivati e/o di quelli arrivati già da tempo;
n. stimolare un efficace riconoscimento delle qualifiche ufficiali e ufficiose conseguite nei paesi di origine dai cittadini di paesi terzi o di quelle conseguite nell'UE;
o. creare strumenti intesi a prevenire un rendimento scolastico insufficiente e l’abbandono precoce della scuola da parte dei figli di lavoratori provenienti da paesi terzi, mettendo a disposizione in particolare corsi di lingua supplementari; riconoscere che i figli dei migranti, che studiano in una lingua diversa da quella materna e tentano di adattarsi a nuovi modi di vita, possono incontrare maggiori difficoltà nel processo di apprendimento rispetto ai loro compagni di scuola e che ciò può comportare in futuro difficoltà di adattamento e di integrazione nella società;
p. combattere lo sfruttamento dei minori e facilitare la reintegrazione nella società dei minori sfruttati; sviluppare strutture e strumenti efficienti per aiutare i minori a superare i traumi e gli svantaggi socioculturali attraverso il dialogo con i servizi sociali;
q. incoraggiare l'interazione tra migranti e società di accoglienza, promuovendo forum comuni, dialogo interculturale e interreligioso, seminari, esposizioni e attività culturali e sportive in un ambiente multiculturale; creare strutture che consentano ai cittadini di paesi terzi di integrarsi nella società ospitante, per evitare l'emarginazione sociale dei neoarrivati e di quelli che, pur essendo arrivati da tempo, hanno ancora difficoltà ad integrarsi;
2. invita la Commissione europea a:
a. garantire i finanziamenti attraverso i Fondi strutturali, PROGRESS ed iniziative comunitarie quali EQUAL e URBAN nonché attraverso il Fondo europeo per l'integrazione dei cittadini di paesi terzi, già proposto, nell'ambito del programma quadro "Solidarietà e gestione dei flussi migratori"; assicurare la divulgazione di prassi eccellenti e delle conoscenze in materia ottenute nell'ambito di tali programmi e la loro integrazione nell'elaborazione delle pertinenti politiche;
b. promuovere lo scambio di informazioni e le migliori prassi per le politiche di assunzione e di ammissione; impegnarsi in un dialogo continuo con tutti gli attori interessati, inclusi quelli della società civile; sostenere la creazione di reti di organizzazioni di migranti per facilitare lo scambio di prassi eccellenti;
c. sostenere finanziariamente attività di ricerca intese ad analizzare gli effetti delle regolarizzazioni dello status dei migranti effettuate negli Stati membri, facendo tesoro delle esperienze maturate da questi ultimi nell'elaborazione di una politica europea della migrazione di lungo periodo;
d. creare piattaforme intese a permettere la cooperazione e il dialogo tra autorità a livello locale, regionale e nazionale, parti sociali e organizzazioni di rappresentanza dei migranti: la condivisione di esperienze tra i suddetti interessati è necessaria per poter rispondere meglio alle esigenze dei diversi gruppi-bersaglio;
e. preparare stime statistiche per permettere previsioni adeguate sulle necessità occupazionali nell'UE e chiedere al Consiglio dei ministri di indicare quali aspetti della migrazione e dell'occupazione dovrebbero essere disciplinati da norme comuni al fine di continuare a sviluppare una politica di migrazione europea comune;
f. sviluppare un sistema che consenta di valutare e riconoscere le qualifiche ottenute nei paesi terzi, che contribuisca a garantire assunzioni idonee;
g. avviare valutazioni del processo di integrazione dei cittadini di paesi terzi e potenziare la capacità di adeguare le strategie nazionali degli Stati membri alle nuove circostanze sociali, culturali ed economiche, sulla scorta dei risultati della valutazione;
h. monitorare l'attuazione delle direttive 2003/109/CE, 2000/43/CE, 2000/78/CE e del regolamento (CE) n. 859/2003 nonché garantire che la legislazione dell'UE ottemperi alle norme dell'OIL;
i. sostenere le iniziative degli Stati membri per accrescere la consapevolezza del pubblico, migliorare l'informazione riguardo alle misure sulla lotta contro la tratta degli esseri umani come pure contro il razzismo e la xenofobia sul luogo di lavoro e fornire informazioni sulle incidenze della migrazione sull'occupazione e la produttività; invitare la Commissione a includere i migranti nei programmi intesi a promuovere la cittadinanza europea;
j. stimolare, nell'ambito del settimo programma quadro di RDST 2007-2013, l'accoglienza di ricercatori di paesi terzi creando condizioni che consentano loro di sviluppare le proprie ricerche e le proprie attività nell'UE e al suo servizio;
k. lanciare una campagna di integrazione dei cittadini di paesi terzi valorizzando l'esperienza dell'Anno europeo della mobilità e adeguando lo spirito del progetto alle specificità dei migranti.
PROCEDURA
Titolo
Strategie e mezzi per l'integrazione degli immigrati nell'Unione europea
Membri titolari presenti al momento della votazione finale
Jan Andersson, Roselyne Bachelot-Narquin, Iles Braghetto, Philip Bushill-Matthews, Milan Cabrnoch, Alejandro Cercas, Ole Christensen, Derek Roland Clark, Proinsias De Rossa, Richard Falbr, Ilda Figueiredo, Joel Hasse Ferreira, Roger Helmer, Stephen Hughes, Ona Juknevičienė, Jan Jerzy Kułakowski, Jean Lambert, Raymond Langendries, Bernard Lehideux, Elizabeth Lynne, Thomas Mann, Mario Mantovani, Ana Mato Adrover, Maria Matsouka, Ria Oomen-Ruijten, Csaba Őry, Siiri Oviir, Marie Panayotopoulos-Cassiotou, Jacek Protasiewicz, Kathy Sinnott, Jean Spautz, Anne Van Lancker, Gabriele Zimmer
Supplenti presenti al momento della votazione finale
Edit Bauer, Mihael Brejc, Françoise Castex, Dimitrios Papadimoulis, Leopold Józef Rutowicz, Agnes Schierhuber, Elisabeth Schroedter, Georgios Toussas, Anja Weisgerber, Tadeusz Zwiefka
Osservazioni (disponibili in una sola lingua)
...
PROCEDURA
Titolo
Strategie e i mezzi per l'integrazione degli immigrati nell'Unione europea
Commissione competente per il merito Annuncio in Aula dell'autorizzazione
LIBE 16.3.2006
Commissione(i) competente(i) per parere Annuncio in Aula
FEMM 16.3.2006
CULT 16.3.2006
EMPL 16.3.2006
DEVE 16.3.2006
AFET 16.3.2006
Pareri non espressi Decisione
FEMM 21.3.2006
CULT 21.3.2006
DEVE 25.1.2006
AFET 21.3.2006
Cooperazione rafforzata Annuncio in Aula
Relatore(i) Nomina
Stavros Lambrinidis 4.10.2005
Relatore(i) sostituito(i)
Esame in commissione
20.3.2006
19.4.2006
15.5.2006
Approvazione
15.5.2006
Esito della votazione finale
+ :
– :
0 :
33
5
0
Membri titolari presenti al momento della votazione finale
Alexander Nuno Alvaro, Roberta Angelilli, Edit Bauer, Johannes Blokland, Mihael Brejc, Kathalijne Maria Buitenweg, Maria Carlshamre, Giusto Catania, Carlos Coelho, Fausto Correia, Kinga Gál, Patrick Gaubert, Elly de Groen-Kouwenhoven, Ewa Klamt, Magda Kósáné Kovács, Barbara Kudrycka, Stavros Lambrinidis, Romano Maria La Russa, Sarah Ludford, Antonio Masip Hidalgo, Claude Moraes, Lapo Pistelli, Martine Roure, Inger Segelström, Antonio Tajani, Ioannis Varvitsiotis, Manfred Weber, Stefano Zappalà, Tatjana Ždanoka
Supplenti presenti al momento della votazione finale
Camiel Eurlings, Giovanni Claudio Fava, Sophia in 't Veld, Sylvia-Yvonne Kaufmann, Bill Newton Dunn, Marie-Line Reynaud
Supplenti (art. 178, par. 2) presenti al momento della votazione finale