Procedura : 2007/2131(INI)
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A6-0301/2007

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PV 25/10/2007 - 2
CRE 25/10/2007 - 2

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P6_TA(2007)0487

RELAZIONE     
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27 luglio 2007
PE 390.565v02-00 A6-0301/2007

sulla relazione annuale concernente le attività del Mediatore europeo nel 2006

(2007/2131(INI))

Commissione per le petizioni

Relatrice: Luciana Sbarbati

PR_INI_AnnOmbud

PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO
 MOTIVAZIONE
 PROCEDURA

PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO

sulla relazione annuale concernente le attività del Mediatore europeo nel 2006

(2007/2131(INI))

Il Parlamento europeo,

–   vista la relazione annuale concernente le attività del Mediatore europeo nel 2006,

-    visti gli articoli 195, 230 e 232 del trattato CE,

–   visto l'articolo 43 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea,

–   vista la decisione 94/262/CECA, CE, Euratom del Parlamento europeo del 9 marzo 1994 sullo statuto e le condizioni generali per l'esercizio delle funzioni del Mediatore(1),

–   vista la sua risoluzione del 6 settembre 2001 sulla modifica dell'articolo 3 dello statuto del Mediatore(2),

-    visto l'accordo quadro in materia di cooperazione concluso fra il Parlamento europeo ed il Mediatore il 15 marzo 2006, in vigore dal 1° aprile 2006,

-

–   vista la comunicazione della Commissione del 5 ottobre 2005 sulla facoltà di adottare e trasmettere comunicazioni al Mediatore europeo e di autorizzare funzionari delle pubbliche amministrazioni a comparire di fronte al Mediatore europeo (SEC(2005)1227),

–   vista la lettera dell'11 luglio 2006 del Mediatore europeo al Presidente del Parlamento europeo, volta a promuovere la procedura di revisione dello statuto,

–   visto l'articolo 195, paragrafo 2, seconda e terza frase, del suo regolamento,

–   vista la relazione della commissione per le petizioni (A6-0301/2007),

A. considerando che la relazione annuale concernente le attività del Mediatore europeo nel 2006 è stata ufficialmente trasmessa al Presidente del Parlamento europeo il 12 marzo 2007 e che il Mediatore europeo, sig. Nikiforos Diamandouros, ha presentato la propria relazione alla commissione per le petizioni il 2 maggio 2007 a Bruxelles,

     B.  considerando che, ai sensi dell'articolo 41 della Carta dei diritti fondamentali, "ogni persona ha diritto a che le questioni che la riguardano siano trattate in modo imparziale ed equo ed entro un termine ragionevole dalle istituzioni, organi e organismi dell'Unione",

     C. considerando che, ai sensi dell'articolo 195, paragrafo 1, del trattato CE e dell'articolo 43 della Carta dei diritti fondamentali, "qualsiasi cittadino dell'Unione o qualsiasi persona fisica o giuridica che risieda o abbia la sede sociale in uno Stato membro ha il diritto di sottoporre al mediatore dell'Unione casi di cattiva amministrazione nell'azione delle istituzioni o degli organi comunitari, salvo la Corte di giustizia e il Tribunale di primo grado nell'esercizio delle loro funzioni giurisdizionali",

D. considerando che è essenziale, nel contesto della crescente democrazia partecipativa in Europa e di una migliore informazione sull'Unione europea ai suoi cittadini, che i cittadini ricevano dalle istituzioni e dagli organismi europei risposte rapide e concrete alle loro domande, reclami e petizioni e che è esenziale che tali istituzioni e organismi dispongano delle necessarie risorse di bilancio e umane al fine di garantire che i cittadini ricevano effettivamente risposte rapide e concrete,

E   considerando che, nonostante sia trascorsa una legislatura e mezza dall'adozione della risoluzione del 6 settembre 2001,con la quale il Parlamento ha approvato il codice europeo di buona condotta amministrativa del Mediatore europeo, le altre principali istituzioni dell'Unione non hanno ancora aderito al pressante invito di conformare le loro prassi alle disposizioni del medesimo codice,

F.  considerando che nel 2006, pur essendosi stabilizzato il numero delle denunce al livello già elevato del 2004, oltre i tre quarti di esse continuano ad esulare dalla sfera di competenza del Mediatore ed il motivo principale dipende dal fatto che non sono rivolte contro un'istituzione od un organo comunitario,

G.  considerando che dalle indagini concluse risulta che in 95 casi (ovvero il 26 % delle fattispecie esaminate) non ha potuto essere accertato alcun caso di cattiva amministrazione,

     H. considerando che le attività del Mediatore e della commissione delle petizioni devono rimanere distinte ed in linea generale comportare, per evitare conflitti di prerogative, rinvii reciproci delle rispettive pratiche con effetto definitivo,

I.   considerando che nel 2006 si è assistito da un lato ad un calo significativo dei casi di cattiva amministrazione risolti con soluzioni amichevoli, dall'altro ad un altrettanto sensibile aumento delle indagini conclusesi con un'osservazione critica, nonché a un minore impatto positivo sulle istituzioni degli stessi progetti di raccomandazione,

     J.   considerando che né le osservazioni critiche contenute nelle decisioni che chiudono i casi irrimediabili di cattiva amministrazione né le raccomandazioni e le eventuali relazioni speciali hanno efficacia vincolante, in quanto i poteri del Mediatore sono volti non tanto a rimuovere direttamente gli atti di cattiva amministrazione, bensì a stimolare l'autotutela delle istituzioni e degli organismi dell'Unione europea.K.  considerando che la presentazione di una relazione speciale al Parlamento europeo resta l'ultima possibilità d'intervento quando un'istituzione rifiuta di ottemperare alle raccomandazioni del Mediatore,

L.  considerando che, dopo l'entrata in vigore del trattato di Nizza, il Parlamento gode dello stesso diritto degli Stati membri, del Consiglio e della Commissione di adire la Corte di giustizia delle Comunità europee per incompetenza, violazione delle forme sostanziali, violazione del trattato CE o di qualsiasi regola di diritto relativa alla sua applicazione ovvero per sviamento di potere,

M. considerando che nel 2006 il Mediatore, nel presentare al Parlamento due relazioni speciali, a seguito del rigetto del relativo progetto di raccomandazione da parte del Consiglio e della Commissione, ha fatto un uso ponderato dei suoi poteri,

N  considerando che il nuovo approccio del Mediatore nei confronti della Commissione, consistente nel promuovere una cultura di servizio come parte integrante delle prassi di buona amministrazione ed indispensabile rimedio per trasformare un atto od un comportamento da viziato in corretto, deve essere attuato in modo capillare su basi consensuali,

O. considerando che le osservazioni critiche espresse dal Mediatore europeo in merito a 41 casi di cattiva amministrazione contenuti nella relazione 2006 (osservazioni critiche, progetti di raccomandazione e relazioni speciali) possono servire da base per evitare in futuro di ripetere errori e irregolarità, attraverso l'adozione e l'attuazione delle opportune misure da parte delle istituzioni e di altri organismi dell'UE,P.  considerando che la cooperazione volontaria, creata dal Mediatore in seno alla rete europea dei difensori civici, da oltre dieci anni funziona come un sistema flessibile per lo scambio d'informazioni e di esperienze sulle migliori prassi amministrative nonché per indirizzare i denuncianti ai Mediatori o ad altri organismi analoghi che sono meglio in grado di aiutarli,

Q. considerando che il ruolo del Mediatore di tutore del cittadino europeo si è evoluto dopo oltre un decennio di attività dalla sua entrata in funzione, grazie alla sua autonomia ed al controllo sulla trasparenza del suo operato, democraticamente svolto dal Parlamento europeo,

R.  considerando che il Mediatore ha dichiarato che è disposto ad avvalersi del potere di svolgere un'indagine di propria iniziativa quando cittadini di paesi terzi residenti al di fuori dell'Unione europea presentano una denuncia al Mediatore che, per il resto, rientra nel suo mandato,

S.  considerando che il 30 novembre 2006 il Mediatore e il Garante europeo della protezione dei dati hanno firmato un protocollo d'intesa concernente la cooperazione e le modalità di esercizio dei rispettivi poteri,

T.  considerando che fra i principi cardini dell'integrazione europea vi è quello dell'eguaglianza democratica di tutti i cittadini europei, senza discriminazioni nazionali o linguistiche, e che numerose sono ancora le denunce da parte di cittadini, associazioni od imprese che non hanno ottenuto le informazioni richieste nella propria lingua in sede di procedura comunitaria d'appalto o di concorso,

U. considerando che il Mediatore ha reiterato nel luglio 2006 la sua domanda per ottenere la revisione del suo statuto e che una parte delle sue richieste, concernente la modifica dell'articolo 3 dello statuto è già stata approvata dal Parlamento europeo sulla base della sua succitata risoluzione del 6 settembre 2001 ,

1.  approva la relazione annuale per il 2006 presentata dal Mediatore europeo, ne apprezza la presentazione nel modello consolidato di valutazione sintetica delle attività svolte e di analisi tematica delle decisioni e dei problemi sottesi alle varie fasi del procedimento; lo invita tuttavia ad adottare accorgimenti tecnici che facilitino la lettura dei diversi capitoli, quali prospetti per le statistiche e riassunti per la parte analitica;

2.       chiede che a tutte le istituzioni e gli organismi europei siano destinate le necessarie risorse di bilancio e umane al fine di garantire che i cittadini ricevano risposte rapide e concrete alle loro indagini, denunce e petizioni;

3.  ritiene che il Mediatore abbia continuato ad esercitare i suoi poteri in modo equilibrato e dinamico, per quanto riguarda sia l'esame ed il trattamento delle denunce, nonché lo svolgimento e la conclusione delle indagini, sia il mantenimento di rapporti costruttivi con le istituzioni e gli organismi dell'Unione europea e la sensibilizzazione dei cittadini a far leva sui loro diritti di fronte a tali istituzioni e organismi; 4.  esorta il Mediatore europeo a proseguire i propri sforzi e promuovere le proprie attività con efficacia e flessibilità in modo da essere, agli occhi dei cittadini, il custode della sana amministrazione nelle istituzioni comunitarie;

5.  sottolinea che l'obiettivo fondamentale dell'intervento del Mediatore é quello di "ricercare una conciliazione amichevole fra il ricorrente e l'istituzione, prevenendo una controversia davanti al giudice";

6.  condivide l'interpretazione estensiva del termine "cattiva amministrazione comunitaria", da intendersi riferito non solo all'attività amministrativa illegittima od alla violazione di una norma o un principio giuridico vincolante ma anche, ad esempio, ai casi di amministrazione inerte, negligente o poco trasparente o di violazione di altri principi di buona amministrazione;

7.  incoraggia il Mediatore a continuare a promuovere una vera cultura di servizio come parte integrante delle buone pratiche amministrative, al fine di introdurre nella pubblica amministrazione dell'Unione europea una predisposizione all'apertura ed al dialogo col cittadino-utente, al riconoscimento degli errori, alla manifestazione di scuse e alla ricerca di soluzioni soddisfacenti il ricorrente;

8.  ritiene insufficiente che alcune delle altre istituzioni od organi comunitari, in primis la Commissione ed il Consiglio, abbiano adottato separati codici di buona condotta amministrativa, in particolare la Commissione, per le relazioni con il pubblico del suo personale, in data 13 settembre 2000, ed il Consiglio, per le relazioni professionali con il pubblico del suo personale, in data 25 giugno 2001;

9   ribadisce che il "codice europeo di buona condotta amministrativa" proposto dal Mediatore europeo ed approvato dal Parlamento europeo il 6 settembre 2001 si riferisce al personale di tutte le istituzioni ed organi comunitari ed è stato correttamente aggiornato e divulgato sul sito web del Mediatore, a differenza degli altri codici;

10. sottolinea che la sua efficacia erga omnes è stata spiegata dall' Ombudsman al Presidente del Parlamento con lettera dell'11 marzo 2002 pure pubblicata sul sito del Mediatore; ritiene quindi che ogni altro codice vigente in un ambito circoscritto non può sostituirsi né derogare a quello "europeo";

11.esorta tutte le istituzioni a cooperare costruttivamente col Mediatore in tutte le fasi del procedimento, ad aderire alle soluzioni amichevoli, a dar seguito alle osservazioni critiche, ad applicare i progetti di raccomandazione;

12. incoraggia il Mediatore a stilare annualmente l'elenco delle migliori prassi amministrative e la lista di quelle difformi dalle proprie decisioni nonché a presentare uno studio sull'esito delle osservazioni critiche;

13. esorta tutti i destinatari di osservazioni critiche a rispettarle tenendone conto per orientare il loro operato futuro, in modo da evitare casi d'incoerenza fra le dichiarazioni ufficiali e gli atti amministrativi o le omissioni;

14. richiama per l'insieme delle istituzioni ed organi comunitari gli obblighi derivanti dall'applicazione del regolamento (CE) n.1049/2001 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30 maggio 2001, relativo all'accesso del pubblico ai documenti del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione(3), che deve essere effettiva per renderne credibile anche la proposta di revisione in corso di esame, nonché quelli derivanti dalla direttiva 95/46/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 ottobre 1995, relativa alla tutela delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati(4);

15. rinnova l'invito alla Commissione a far uso corretto dei poteri discrezionali di avvio di una procedura per infrazione ex articolo 226 del trattato CE o per proporre penalità a norma dell'articolo 228 del trattato CE, evitando scrupolosamente ritardi od ingiustificabili inerzie, incompatibili con i poteri della Commissione di sorveglianza sull'applicazione del diritto comunitario;

16. ritiene che, se un'istituzione rifiuta di recepire una raccomandazione contenuta in una relazione speciale del Mediatore sebbene il Parlamento abbia approvato tale raccomandazione, esso possa legittimamente avvalersi della sua facoltà di adire la Corte di giustizia in ordine all'atto o all'omissione oggetto della raccomandazione del Mediatore;

17. invita fermamente tutte le istituzioni ed organismi comunitari nonché le rappresentanze permanenti degli Stati membri a cooperare per la trasparenza ed il rispetto delle regole di buona amministrazione esemplificate in questa relazione, senza scaricare le responsabilità su centri di potere, come la Presidenza del Consiglio od il Consiglio Superiore delle scuole europee, difficilmente controllabili dal Mediatore;

18.      richiama l'Ufficio europeo di selezione del personale al rispetto effettivo ed integrale delle regole e prassi consolidate in materia di apertura e trasparenza delle procedure concorsuali, in particolare per quanto riguarda l'accesso dei candidati alle informazioni che li riguardano sulle prove corrette, ad eliminare le discriminazioni linguistiche e a non scaricare le sue responsabilità sulle decisioni della commissione esaminatrice;

19. si compiace vivamente del fatto che il Mediatore europeo abbia manifestato l'intenzione di occuparsi delle operazioni di concessione di prestiti da parte della Banca europea degli investimenti (BEI), avvalendosi della sua prerogativa di svolgere indagini di propria iniziativa e rileva che il Mediatore dovrà valutare e garantire la capacità interna di trattare le denunce in questione;

20. invita il Mediatore a considerare la conclusione di un protocollo d'intesa con la BEI sulle modalità della cooperazione tra le istituzioni in ordine all'esercizio delle competenze del Mediatore di indagare sulle denunce concernenti casi di cattiva amministrazione nelle attività della BEI e ritiene che la BEI sarebbe il soggetto più indicato per informare attivamente i cittadini interessati da progetti finanziati dalla banca della possibilità di presentare denunce al Mediatore, anche se si tratta di cittadini di paesi terzi, residenti al di fuori dell'UE;

21.si compiace del fatto che il Mediatore possa condurre indagini sul comportamento di organismi che operano nell’ambito del terzo pilastro dell'UE;

22. prende atto del fatto che il Mediatore ha presentato due relazioni speciali, di cui una ha già prodotto il suo effetto utile e l'altra sarà esaminata in sede parlamentare; al riguardo, sostiene le conclusioni dell'Ombudsman nei confronti del Consiglio circa l'esigenza di applicare norme coerenti ai regimi linguistici utilizzati dalle Presidenze del Consiglio e di chiarire lo status della Presidenza quale parte del Consiglio in quanto istituzione;

23. sarebbe favorevole ad un rafforzamento delle procedure parlamentari interne per garantire, in futuro, un esame più rapido della relazione annuale del Mediatore da parte della sua commissione per le petizioni;

24. esorta il Mediatore a presentare al Parlamento le richieste che ritiene opportune per migliorare lo scambio d'informazioni fra i rispettivi servizi ed a rafforzare la cooperazione, nel quadro stabilito dall'articolo 1 dell'accordo quadro sulla cooperazione del 15 marzo 2006, con particolare riguardo al settore della comunicazione , dell'informazione tecnologica e della traduzione. Si rammarica del fatto che la sua commissione per le petizioni non sia stata consultata.

25. si compiace per il mantenimento di relazioni costruttive con la sua commissione per le petizioni, per quanto riguarda sia la partecipazione del Mediatore alle riunioni della commissione che il rispetto delle relative competenze e prerogative; invita quindi il Mediatore a presentare tempestivamente alla commissione delle petizioni la sua posizione sulle indagini più importanti, avviate d'ufficio, per realizzare utili sinergie;

26.      ribadisce il suo parere favorevole, già espresso nel 2001, sulla richiesta di modifica dello statuto del Mediatore in materia di accesso ai documenti ed audizione di testimoni, accogliendo il principio che gli ulteriori adeguamenti richiesti servono a chiarire i poteri del Mediatore, di fronte alle crescenti esigenze nell'esercizio delle sue funzioni ed al fatto che in pratica le principali istituzioni europee ne hanno già accettato la maggior parte;

27. sottolinea che tali modifiche non dovrebbero incidere sull'origine e la natura del ruolo del Mediatore di tutore del cittadino nei confronti della pubblica amministrazione dell'Unione europea;

28. riconosce l'utilità della rete europea dei mediatori sotto il profilo della sussidiarietà nei rimedi stragiudiziali;

29. incoraggia nell'ambito della rete europea dei difensori civici la consultazione reciproca tra il Mediatore e la commissione delle petizioni per risolvere quesiti, già trattati come oggetto di petizioni;

30. plaude alla strategia di comunicazione del Mediatore attuata tramite i diversi canali d'informazione e sensibilizzazione del cittadino in quanto esse, contribuendo a stabilire molteplici forme di dialogo per il ravvicinamento dei cittadini alle istituzioni ed agli organismi dell'Unione europea, debbono a medio termine ampliare la conoscenza della sfera dei diritti e delle competenze comunitarie nonché la comprensione della sfera di competenza del Mediatore europeo;

31. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al Mediatore europeo, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e ai loro difensori civici o agli organi competenti analoghi.

(1)

GU L 113 del 4.5.1994, pag. 15. Decisione modificata dalla decisione 2002/262/CE, CECA, Euratom (GU L 92 del 9.4.2002, pag. 13).

(2)

GU C 72 E del 21.3.2002, pag.336.

(3)

GU L 145 del 31.5.2001, pag. 43.

(4)

GU L 281 del 23.11.1995, pag. 31.


MOTIVAZIONE

La cultura del servizio al cittadino

Due anni fa l'ufficio del Mediatore europeo festeggiava il suo decennale. La commissione delle petizioni del PE, che quest'anno é entrata nel ventennio dalla sua creazione dopo l'Atto unico, riconosce che la cittadinanza europea dopo il Trattato di Maastricht ha fatto un salto di qualità, offrendo la possibilità di sottoporre una petizione ad un organo parlamentare, che ne rimane unico arbitro, oppure di ricorrere ad un organo più tecnico, che pur operando nella sfera extra-giudiziale, segue un procedimento, senza escludere il controllo parlamentare nel caso di riluttanza dell'istituzione comunitaria, responsabile della "cattiva amministrazione". La cultura del servizio al cittadino che ha come obiettivo un'amministrazione pubblica di qualità - trasparente, prossima, rapida e cooperativa - è stata promossa ed alimentata a livello comunitario grazie allo sforzo congiunto della commissione delle petizioni e del Mediatore ed il suo atto di nascita si può far risalire alla risoluzione del 6 settembre 2001, data di adozione da parte del Parlamento europeo del codice di buona condotta amministrativa proposto dall'Ombudsman europeo.

Esame delle statistiche

Le statistiche del 2006 registrano 3.830 denunce ricevute dal Mediatore, 2% in meno rispetto al 2005, ma allo stesso livello del record raggiunto nel 2004 rispetto agli anni precedenti (+53%). Nel 57% dei casi l’invio è stato per via elettronica, e per la maggior parte, 3619, ad opera di singoli cittadini, e solo 211 da associazioni od imprese. Sotto il profilo della cittadinanza degli autori, esse si classificano nell’ordine seguente: spagnole (20,4%), tedesche (14%), francesi (8,7%), belghe (6,3%), polacche (6%), italiane (5,4%), inglesi (3,8%). Tuttavia la graduatoria cambia, dividendo la percentuale di denunce per la percentuale nazionale di popolazione UE. Al riguardo, 11 sono i Paesi il cui quoziente è superiore ad uno, soglia oltre la quale il numero di denunce è eccessivo rispetto alla popolazione: Lussemburgo (14,2), Malta (10), Cipro (7,6), Belgio (2,8), Slovenia (2,7), Spagna (2,2). Sotto il profilo linguistico, inglesi e spagnole superano il 20%, tedesche e francesi il 10%, polacche il 5%.

Agli effetti dell'ammissibilità, sul 95% dei casi già esaminati si riafferma la predominanza di quelli che esulano dal mandato del Mediatore (78,5%), in quanto le denunce o non riguardano un'istituzione od un organo comunitario (93,7) oppure non vertono su un'ipotesi di cattiva amministrazione (5,4%). Fra i casi che rientrano nel mandato del Mediatore (21,5%), 449 su 838 denunce, sono state dichiarate formalmente ricevibili e di queste 258 sono sfociate in un'indagine. In totale nel 2006, il Mediatore ha svolto 582 indagini, di cui 315 già in corso nel 2005 e 9 avviate di propria iniziativa.

Al pari degli anni precedenti, la Commissione totalizza il 66% delle inchieste (387), l'Ufficio europeo di selezione del personale si attesta al 13% (74), seguito dal Parlamento europeo all'8% (49) e dal Consiglio dell'Union europea al 2% (11). La piramide dei casi di cattiva amministrazione si fonda sulla mancanza di trasparenza, inclusiva del diniego d'informazioni (25%) sull'iniquità e l'abuso di potere (19%) e termina con i casi di errore giuridico (5%) e d'inadempimento del ruolo di "guardiana del trattato" da parte della Commissione (4%).

L'attività del Mediatore europeo continua ad essere scandita dai vari stadi del procedimento di trattazione dei ricorsi, più dettagliati quando l'indagine riscontra un caso di cattiva amministrazione (richiesta di osservazioni, soluzioni conciliative - 28 proposte nel 2006, una di esse conclusa con successo - , osservazioni critiche - formulate in 41 casi nel 2006 - raccomandazioni critiche - 13 proposte nel 2006 - relazioni speciali al PE - 2 presentati nel 2006-). Le garanzie che tale iter offre al cittadino contribuiscono a rafforzare i suoi poteri di persuasione, a dispetto degli effetti giuridicamente non vincolanti delle sue decisioni. Inoltre, il Mediatore, che è emanazione del Parlamento, beneficia, pur nell'autonomia delle sue funzioni del rapporto di fiducia dell'Assemblea, che si manifesta col giudizio politico sulla relazione annuale o su quelle speciali.

L'istituzione infine si avvale del sostegno attivo della commissione delle petizioni - davanti alla quale il Mediatore è intervenuto in 4 riunioni del 2006 - e della cooperazione in seno alla rete europea dei difensori civici, di cui è auspicabile il completamento ed il miglioramento. A livello europeo é comunque opportuno sottolineare che, pur non essendo precisato né nelle disposizioni di esecuzione (art. 2.4) né in quelle del regolamento del PE (art. 191.9), le relazioni quotidiane fra le attività del Mediatore e quelle della commissione delle petizioni devono comportare, proprio per evitare conflitti di competenze, rinvii reciproci di pratiche con effetto definitivo.

Analisi dei poteri e delle decisioni più ricorrenti su alcune categorie di atti o nei confronti di determinati enti

Il rapporto suddivide le decisioni sulle inchieste concluse nel 2006 (250) in cinque categorie. Nell’ambito di esse emergono i problemi connessi alla mancanza di apertura delle istituzioni e degli organi comunitari (25% delle inchieste, 9 decisioni sub capitolo 3), al ruolo della commissione come garante del Trattato in relazione alla procedura dell’art. 226 (9 decisioni sub capitolo 3), alla gestione dei contratti, delle indennità e dei sussidi (8 decisioni sub capitolo 3) ed ai problemi di assunzione e gestione del personale delle istituzioni (18 decisioni sub capitolo 3) .

Sul pubblico accesso ai documenti

In molti dei casi riportati in merito all'applicazione di eccezioni al pubblico accesso sulla base del regolamento (CE) n.1049/2001, il procedimento si è concluso allo stadio delle osservazioni critiche, che sono un'arma preventiva per scongiurare il ripetersi in futuro di casi simili, laddove sia inutile od inopportuna la raccomandazione. E´ il caso dell'abusiva interpretazione estensiva da parte della Commissione delle procedure assimilabili a quelle giudiziali, nelle fattispecie quelle arbitrali previste in seno all'OMC (pag. 91), così come dell'arbitraria giustificazione del rifiuto di accesso da parte della Commissione, basata sul fatto che la divulgazione dei piani nazionali concernenti il commercio dei permessi sui gas ad effetto serra sarebbe stata controproducente per i negoziati in corso oppure che i documenti inviati a o ricevuti da Stati membri equivalevano ad atti interni (pag. 94). Al riguardo la commissione delle petizioni ritiene estremamente opportuno che il Mediatore svolga nel 2007, come annunciato il 2 maggio scorso, uno studio dettagliato sull'impatto concreto delle osservazioni critiche formulate nel 2006.

Sulle osservazioni critiche inascoltate

Qualche perplessità suscita invece il nuovo approccio proposto dal Mediatore per i casi d'insuccesso palese delle osservazioni critiche (pagg. 82, 84 e 92), consistente nella promozione della cultura di servizio al vertice della Pubblica amministrazione comunitaria (PAC) negligente, tramite il Commissario responsabile. Trattandosi per lo più di problemi attinenti alla gestione del personale da parte della Commissione, se si vuol impiantare una cultura di servizio in tale settore chiave, gli errori dovrebbero essere eliminati alla radice coinvolgendo anche il servizio responsabile dell'atto o comportamento scorretto e richiamandolo al rispetto degli articoli pertinenti del codice europeo di buona condotta amministrativa. Analogamente, nonostante l’osservazione critica conclusiva dell'indagine sulla di carenza di rimedi contro una decisione sul merito scolastico della Scuola europea di Bruxelles (pagg. 90-91), l’Ombudsman non dovrebbe allentare i controlli sulla Commissione ed eventualmente anche nei confronti degli Stati membri. Al riguardo, il fatto che le Scuole europee si siano dotate di un codice di buona condotta amministrativa, non sembra un dato sufficiente, come nel caso dell’Esecutivo, per garantire l’impianto di un’effettiva cultura di servizio!

Sul ruolo della Commissione quale guardiana del Trattato

Per quanto riguarda il potere discrezionale della Commissione di agire ex artt. 226 e 228 del Trattato CE per inadempimenti da parte degli Stati membri, il corretto funzionamento del sistema è determinante anche per l'esito dell'esame di molte petizioni. In tale ambito permangono molti degli interrogativi sollevati nelle precedenti relazioni, ad esempio sulla pubblicità degli atti relativi alle procedure d'infrazione, in particolare la corrispondenza fra Commissione e Stati membri (rel. De Rossa 2003). Nella casistica del 2006, a tale titolo emerge in modo palese l'abuso dei poteri discrezionali della Commissione per non avere agito tempestivamente, nella fase pre-contenziosa della procedura, ed essersi trincerata dietro considerazioni politiche, quali la difficoltà di raggiungere il consenso del collegio dei commissari sul tema delicato della violazione della libertà di servizi da parte tedesca nel settore delle scommesse sportive. La commissione delle petizioni si rallegra pertanto del buon uso fatto dall'Ombudsman dei suoi poteri, incluso il rapporto speciale che ha raddrizzato la situazione (pag. 110).

Meno chiare ed incisive sembrano le conclusioni a cui perviene il Mediatore pur quando stigmatizza gli indugi irragionevoli dell’Esecutivo nel promuovere i diversi stadi precontenziosi: messa in mora e parere motivato nei confronti dello Stato inadempiente, la Spagna (pag. 105). Mentre è inequivoca e coerente l’osservazione critica con cui bolla come atto di cattiva amministrazione l’interpretazione erronea di una regola o di un principio di diritto da parte della Commissione che ha tergiversato per pura convenienza, invece di promuovere il giudizio d’inottemperanza ex art. 228, nei confronti della Germania già condannata per inadempienza agli obblighi comunitari in materia d’imballaggi di certe bevande (pag. 93). E più conseguente ancora si rivela il progetto di raccomandazione, poi accolto dall’istituzione, con cui viene censurato il differimento sine die, col pretesto di voler affrontare globalmente la questione di fondo, di una procedura d’infrazione ex art. 226 nei confronti della Danimarca, inadempiente in materia di tassazione auto (pag. 103). Inerzie o ritardi cosi’ flagranti dovrebbero essere sottoposti anche alla censura politica del Parlamento in sede di esame del rapporto annuale sull’applicazione del diritto comunitario.

Sui poteri d'inchiesta d'ufficio

In campo contrattuale e nell’ambito della gestione del personale due delle inchieste avviate d’ufficio dal Mediatore dimostrano come i suoi poteri costituiscono un efficace pungolo volto a stimolare l’autotutela dell’amministrazione: da una parte, con la risposta positiva della Commissione sull’inclusione della clausola facoltativa di mediazione nei suoi schemi contrattuali e l’impegno ad esibirne un rendiconto nel primo semestre del 2007 (pag. 111), dall’altra, con la decisione del Parlamento di sopprimere i limiti di età nei programmi dei propri tirocini (pag. 113). Viceversa, in un ambito completamente diverso, l’operato della Commissione su una serie di denuncie riguardanti lo sviluppo di un porto industriale delle Canarie, oggetto sia d’un inchiesta d’ufficio del Mediatore (pag. 112) che di petizioni al PE, è emerso il problema della possibile non sintonia di tempi e di vedute sul trattamento della stessa fattispecie fra Mediatore e Parlamento, qualora entrambe debbano decidere sul merito, pur essendo tenuti ad esaminarla sotto diversi profili di competenza. In casi simili questa commissione invita il Mediatore a presentare la sua posizione autonoma utilizzando meglio, ex art 195,par.3 del regolamento, i canali a sua disposizione per un dialogo costruttivo col Parlamento.

Sul ruolo di EPSO nei procedimenti di assunzione

Nella relazione sul rapporto annuale del Mediatore nel 2003 questa commissione aveva lanciato un avvertimento (par. 18) all'Ufficio europeo per la selezione del personale (EPSO) affinché si adeguasse alla prassi di trasparenza ed apertura delle procedure di concorso, in conformità al rapporto speciale del Mediatore (1004/97 PD) ed alla relazione di H. Bösch (A5-280/00). In particolare per quanto riguarda l'accesso dei candidati ai loro elaborati corretti il relatore De Rossa sottolineava che all'epoca, nel 2003, tutti i candidati dei concorsi di assunzione nelle istituzioni europee potevano contare su tale diritto.

A tre anni di distanza, nel 2006, non si può più dire che si tratti di un diritto acquisito, come facilmente si desume dall'osservazione critica del Mediatore, riguardo alle informazioni sommarie ed inadeguate sulla tipologia di errori di traduzione, fornite con l'"evaluation sheet" da EPSO (674/2004/PB a pag. 97). 'E l'interesse legittimo dei candidati ad accedere alle informazioni che li riguardano rischia di essere pregiudicato ulteriormente dal ricorso sistematico, per le prove di preselezione, a questionari differenziati, accessibili solo su computer e gestiti da enti esterni specializzati. Perciò è estremamente opportuno avviare anche inchieste d'ufficio sull'accesso dei candidati: in particolare, alle prove svolte ed alle risposte esatte dei questionari nonché ai criteri di valutazione stabiliti dalla Giuria per le prove scritte (OI/5/05/PB pag. 98); in generale, sull'attuazione da parte di EPSO delle condizioni essenziali stabilite nel predetto rapporto speciale del Mediatore del 1999.

Inoltre, questa commissione ritiene inammissibile il rifiuto di EPSO di esternare le proprie scuse ad un candidato escluso, in base ad un errore manifesto della Giuria nella valutazione dei titoli di studio, nonostante i ripetuti inviti del Mediatore. Un atto di tracotante prepotere a cui lo stesso Ombudsman si è dovuto piegare, sostituendosi ad EPSO nel far atto di ammenda per conto delle Comunità europee (pag. 108). Esso rappresenta l'antitesi di quella cultura di servizio che dovrebbe orientare tutti gli organi e istituzioni europee e non a caso EPSO detiene il 2° posto nella lista nera degli enti autori di atti di cattiva amministrazione. Perciò questa commissione esorta il Mediatore a sottoporre EPSO ad un controllo stretto ed approfondito, senza distinzione fra il lavoro amministrativo del suo personale e le decisioni della Giuria, come correttamente sostenuto dall'Ombudsman nei confronti di EPSO (1217/04/OV pag. 66), sorvegliando in particolare le sue risposte ai reclami dei candidati per quanto riguarda il rispetto dei termini, dei requisiti di forma, a cominciare dalla lingua dei candidati, nonché la protezione dei dati personali.

Attore nella vita democratica dell'Unione

Nelle precedenti relazioni questa commissione ha sottolineato il ruolo del Mediatore come garante dell'apertura e della responsabilità democratica nelle sedi decisionali ed amministrative dell'UE (2003), la sua figura di spicco ai fini di un'informazione di qualità sulla sfera del suo mandato (2004) ed il valore aggiunto sul piano della buona amministrazione dei suoi interventi, anche al di fuori dei casi di cattiva amministrazione (2005). Quest'anno a venire in luce è la veste del Mediatore come "attore della vita democratica dell'Unione"(1), in quanto intermediario del cittadino nelle relazioni con la PAC (nota). In particolare, nella sua opera di demarcazione della linea di confine fra buona e cattiva amministrazione. Al riguardo il Mediatore europeo sembra aver risposto positivamente all'invito rivoltogli nel 2004 di precisare il concetto di cattiva amministrazione.

In tale ottica è pienamente condivisibile il contenuto del paragrafo 2.2.3 su atti e comportamenti devianti dai criteri della buona amministrazione. Alla stessa tregua, sono apprezzabili in positivo gli spunti offerti alla PAC, quali il riconoscimento di errori, la manifestazione di scuse e la ricerca di soluzioni soddisfacenti per il ricorrente. Ad esempio, le modalità con cui la BEI ha rivisto il suo rifiuto di accesso ad un rapporto di audit, accordandone la visione per ampi estratti al richiedente (pag. 77-78) illustra il tipo di approccio costruttivo idoneo a trasformare un comportamento da viziato in virtuoso, come modello per fattispecie analoghe. Perciò questa commissione incoraggia il Mediatore a stilare annualmente l'elenco delle migliori prassi amministrative, i casi esemplari o starcases (6 nel 2006) abbinandovi i casi in cui le istituzioni riveston invece la maglia nera.

La commissione per le petizioni esorta il Mediatore europeo a mantenere alto il livello di sorveglianza sulle relazioni col cittadino del Consiglio dei ministri dell'UE e dello stesso Parlamento europeo per quanto riguarda le modalità di accesso pubblico ai documenti, nonché della Commissione nell'esercizio dei suoi compiti di tutela del diritto comunitario.

Uno dei principi cardini da richiamare è quello dell'eguaglianza democratica di tutti i cittadini europei, senza discriminazioni nazionali o linguistiche. Perciò se va lodata la rigorosa presa di posizione del Mediatore di fronte alla reiterata cattiva amministrazione del Consiglio, per l'assenza della versione tedesca sul sito Internet della sua Presidenza e quindi pieno sostegno merita il rapporto speciale presentato il 30 novembre 2006, le conclusioni di esso (pag. 109) non possono essere utilizzate per rilanciare l'assioma secondo cui alcune versioni linguistiche sarebbero "più eguali delle altre".

D'altronde non meno lodevoli sono state le iniziative assunte dal Mediatore, sotto forma prima di proposta al Consiglio di una soluzione amichevole, poi di osservazioni critiche agli Stati membri (pag. 104-5) per condannare e rimuovere la prassi di sponsor commerciali della Presidenza di turno, nella fattispecie quella irlandese. Un "episodio" che mette a nudo il delicato problema del conflitto d'interessi in una delle valvole del cuore legislativo dell'Unione, che non a caso corre trasversalmente dalle istituzioni europee alle autorità nazionali. Il Mediatore quindi ha fatto bene a sollevarlo ed ancor meglio farà a riferirne il seguito, sulla base delle consultazioni avviate con le Rappresentanze permanenti degli stati membri.

Una cooperazione sempre più fattiva

La commissione delle petizioni è certamente fautrice di uno snellimento delle proprie procedure per un più rapido esame della relazione annuale del Mediatore (par 4 relazione Schwab), come pure incoraggia il Mediatore a fare un analogo sforzo , presentando il proprio rapporto nel primo trimestre dell’anno, ed adottando qualche accorgimento sintetico per le statistiche e sinottico per la parte analitica (capitolo 3 dell’attuale rapporto). Tuttavia solo con adeguate risorse di bilancio è possibile far fronte al crescente scoglio del multilinguismo parlamentare, che quest’anno ha richiesto più di due mesi supplementari per le altre versioni linguistiche dell’originale inglese del rapporto.

Sono passati 7 anni dalla richiesta dell’allora Mediatore J. Söderman di modifica dell’art. 3 par. 2 sulla sua libera consultazione dei fascicoli delle istituzioni e sull’audizione incondizionata dei funzionari e degli agenti europei; il Parlamento nella relazione Almeida Garrett (A5-240/01) aveva sostanzialmente accolto (il 6/9/01) le modifiche richieste alla decisione del 9/3/94, ma la procedura legislativa speciale, nonostante l’accordo della Commissione e del Consiglio, si era poi arenata (vedi OEIL ACI 1999/2215). Il vostro relatore, che già aveva elaborato il parere per questa commissione, non puo’ che richiamarne le conclusioni, approvate in commissione il 29/5/01 (in sintonia con il rapporto di quella degli affari costituzionali), in particolare la n. 4 di piena adesione agli emendamenti dell’art. 3 dello Statuto proposti dal Mediatore. “The Committee cannot but welcome the fact that the Ombudsman has already interpreted his powers and exercised his investigative prerogatives in a progressive fashion without this having called forth any negative reaction from the Commission”.

In quest’occasione, pur tenuto conto delle più ampie proposte di adeguamento dello Statuto presentate da M. Diamandouros l’11/7/06, ribadisce il suo parere favorevole, purché si mantenga una certa coerenza di sviluppo progressivo dei suoi poteri, giustificato dalle crescenti esigenze nell'esercizio delle sue funzioni che di fatto, sono state già accettate dalle principali istituzioni europee. In pratica, si’ a modifiche che comportino una dilatazione qualitativa dei poteri del Mediatore senza incidere sulla natura della sua competenza e sull'assenza di efficacia coercitiva di tutte le sue decisioni (vedi la giurisprudenza del Trib. 1° nell'ord. del 22/5/00 causa T-103/99).

Tale conclusione di apertura alla sostanza delle modifiche statutarie richieste è inoltre coerente con alcune recenti pronunce della giurisprudenza comunitaria. Come la sentenza del Tribunale di primo grado del 10/4/02, nella causa T-209/00, secondo cui il Mediatore non gode dello stesso potere discrezionale della Commissione nell'avviare una procedura d'infrazione "non potendo rifiutarsi, eccetto casi obiettivamente giustificati, di dar seguito ad una denuncia ammissibile e ricevibile" oppure con quella della Corte del 23/3/04, nella causa Lamberts C-234/02, secondo cui le sue decisioni pur non essendo vincolanti possono dar luogo ad un'azione di responsabilità extracontrattuale ex art. 288 TCE. Per ragioni anche funzionali è quindi opportuno che il Mediatore sia messo in condizione di esercitare pienamente i suoi poteri d'indagine.

E´ comunque fondamentale che il Mediatore continui a svolgere i suoi compiti in modo dinamico ed elastico, congeniale alla natura della sua attività, che è un vero “laboratorio di soft law”. Questa commissione esorta quindi l’Ombudsman dell’Unione a condurre indagini, anche nell’ambito del cosiddetto terzo pilastro, della cooperazione giudiziaria e di polizia in materia penale, estendendole per esempio all’operato di Europol. Nello stesso tempo lo incoraggia ad utilizzare la rete europea dei difensori civici valendosi anche dell’esperienza di questa commissione per risolvere quesiti attinenti alle politiche dell’Unione che siano pregiudiziali alla soluzione di problemi nazionali o locali, emersi alla periferia della rete, come quello sollevato dal difensore civico del Friuli-Venezia Giulia sulla libertà di movimento di merci (pag. 114).

Infine, per realizzare appieno la sussidiarietà nei rimedi stragiudiziali, la rete meriterebbe di essere ampliata a quelle figure di mediazione specializzata per la tutela dei minori(2), per i problemi familiari, per la protezione dei dati personali, per i diritti dei carcerati o di quelli del malato, in modo di aumentarne la popolarità e di estenderne l’influenza al di là dei limiti di competenza territoriale, in una prospettiva di molteplici forme di dialogo, che questa commissione interpreta come un segno positivo del processo di ravvicinamento fra cittadini ed istituzioni sotto l’egida dell’Unione europea. A titolo di conclusione, si può osservare come, anche dall'esperienza italiana- in parte deludente - sull'Ombudsman(3), di una miriade di difensori periferici per compensare l'assenza di un mediatore unico nazionale, si possano trarre indizi che avvalorano l'importanza dell'Ombudsman europeo e della sua visibilità; se è vero- e non sembra affatto sorprendente- che il sito web dell'Ombudsman europeo è in primo luogo visitato da internauti di provenienza geografica italiana (pag. 160).

(1)

L'espressione è tratta da "Le processus d'adoption du Statut du Médiateur" di Ezio Perillo, "Diritto dell'Unione europea" (2006), vol. 1, p. 143.

(2)

In Europa esiste già dal 1997 la rete europea dei mediatori per bambini (ENOC).

(3)

L'articolo 16 della legge n. 127 del 15 maggio 1997 prevedeva l'istituzione del difensore civico nazionale, ma è rimasto a tutt'oggi inattuato.


PROCEDURA

Titolo

Relazione annuale concernente le attività del Mediatore europeo nel 2006

Consultazione del PE

2007/2131](INI)

Commissione competente per il merito
  Deferimento

PETI
30.1.2007

Relatore(i)
  Nomina

Luciana Sbarbati
2.5.2007

 

Relatore(i) sostituito(i)

 

 

Esame in commissione

25.6.2007

 

 

 

 

Approvazione

17.7.2007

Esito della votazione finale

+ :

– :

0 :

25

0

0

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Marcin Libicki, Kathy Sinnott, Maria Matsouka, Robert Atkins, Simon Busuttil, Daniel Caspary Luis Herrero-Tejedor, Mairead McGuinness, Manolis Mavrommatis, Marie Panayotopoulos-Cassiotou, Andreas Schwab, Rainer Wieland, Proinsias De Rossa, Glyn Ford, Miguel Angel Martínez Martínez, Radu Podgorean, Marian Harkin, Luciana Sbarbati, Margrete Auken

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Thijs Berman, Lidia Joanna Geringer de Oedenberg, Tatjana Ždanoka

Supplenti (art. 178, par. 2) presenti al momento della votazione finale

Elspeth Attwooll, Metin Kazak, Dimitrios Papadimoulis

Deposito

26.7.2007

Osservazioni (disponibili in una sola lingua)

 

Ultimo aggiornamento: 11 ottobre 2007Avviso legale