–visto l'Accordo di partenariato tra i membri del gruppo degli Stati dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico, da un lato, e la Comunità europea e i suoi Stati membri, dall'altro, firmato a Cotonou il 23 giugno 2000 ("Accordo di Cotonou")(1),
–visto il regolamento (CE) n. 980/2005 del Consiglio, del 27 giugno 2005, relativo all'applicazione di un sistema di preferenze tariffarie generalizzate(2),
–visto il regolamento (CE) n. 1528/2007 del Consiglio, del 20 dicembre 2007, recante applicazione dei regimi per prodotti originari di alcuni Stati appartenenti al gruppo degli Stati dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico (ACP) previsti in accordi che istituiscono, o portano a istituire, accordi di partenariato economico(3),
–viste le conclusioni del Consiglio Affari generali e relazioni esterne sugli accordi di partenariato economico del 10 e 11 aprile 2006 e sugli aiuti al commercio del 16 ottobre 2006 e le conclusioni del Consiglio europeo del 15 e 16 giugno 2006,
–viste le conclusioni del Consiglio Affari generali e relazioni esterne del 15 maggio 2007 sugli accordi di partenariato economico,
–viste le conclusioni della 2870° riunione del Consiglio Affari generali e relazioni esterne del 26 e 27 maggio 2008 sugli accordi di partenariato economico,
–vista la risoluzione del Consiglio dei ministri ACP-UE adottata ad Addis Abeba il 13 giugno 2008,
–vista la comunicazione della Commissione del 28 novembre 2006 dal titolo "Comunicazione relativa alla modifica delle direttive di negoziato degli accordi di partenariato economico con i paesi e le regioni ACP" (COM(2006)0673),
–vista la comunicazione della Commissione del 27 giugno 2007 dal titolo "Dal Cairo a Lisbona – Il partenariato strategico UE-Africa" (COM(2007)0357),
–vista la comunicazione della Commissione del 23 ottobre 2007 sugli accordi di partenariato economico (COM(2007)0635),
–visto l'Accordo generale sulle tariffe doganali e sul commercio (GATT), in particolare l'articolo XXIV,
–vista la dichiarazione del Millennio delle Nazioni Unite, dell'8 settembre 2000, che fissa gli obiettivi di sviluppo del Millennio definiti di concerto dalla comunità internazionale per l'eliminazione della povertà,
–vista la dichiarazione della seconda Conferenza dei ministri africani responsabili dell'integrazione, approvata a Kigali, Ruanda, il 26 e 27 luglio 2007,
–vista la relazione presentata da Christiane Taubira, membro dell'Assemblea nazionale francese, il 16 giugno 2008: "Les Accords de Partenariat Economique entre l'Union européenne et les pays ACP. Et si la Politique se mêlait enfin des affaires du monde?",
–vista la risoluzione dell'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE del 19 febbraio 2004 sugli accordi di partenariato economico: problemi e prospettive(4),
–vista la risoluzione dell'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE del 23 novembre 2006 sulla revisione dei negoziati per gli accordi di partenariato economico (APE)(5),
–vista la dichiarazione di Kigali per gli accordi di partenariato economico (APE) orientati allo sviluppo, approvata dall'Assemblea parlamentare paritetica il 20 novembre 2007(6),
–vista la dichiarazione dei capi di Stato ACP sugli APE, adottata ad Accra il 3 ottobre 2008,
–vista la sua risoluzione del 26 settembre 2002 sulle raccomandazioni del Parlamento europeo alla Commissione in ordine ai negoziati relativi agli accordi di partnership economica con le regioni e gli Stati ACP(7),
–vista la sua risoluzione del 17 novembre 2005 su una strategia di sviluppo per l'Africa(8),
–vista la sua risoluzione del 23 marzo 2006 sull'impatto sullo sviluppo degli accordi di partenariato economico (APE)(9),
–vista la sua risoluzione del 28 settembre 2006 sul tema "Cooperare di più, cooperare meglio: il pacchetto 2006 sull'efficacia degli aiuti dell'UE"(10),
–vista la sua risoluzione del 23 maggio 2007 sugli accordi di partenariato economico(11),
–vista la sua risoluzione del 23 maggio 2007 sugli aiuti al commercio dell'Unione europea(12),
–vista la sua risoluzione del 20 giugno 2007 sugli obiettivi di sviluppo del Millennio – bilancio intermedio(13),
–vista la sua risoluzione del 29 novembre 2007 dal titolo "Dare slancio all'agricoltura africana - Proposta per lo sviluppo agricolo e la sicurezza alimentare in Africa"(14),
–vista la sua risoluzione del 12 dicembre 2007 sugli accordi di partenariato economico(15),
–vista la sua risoluzione del 22 maggio 2008 sul seguito dato alla Dichiarazione di Parigi del 2005 sull'efficacia degli aiuti(16),
–visto l'articolo 45 del suo regolamento,
–vista la relazione della commissione per lo sviluppo (A6-0513/2008),
A. considerando che, in base all'articolo 36, paragrafo 1, dell'Accordo di Cotonou, l'Unione europea e gli Stati ACP convengono di concludere accordi commerciali compatibili con le disposizioni dell'OMC, eliminando progressivamente gli ostacoli che intralciano i loro scambi e approfondendo la cooperazione in tutti i settori connessi al commercio,
B. considerando che il Consiglio ha adottato le direttive di negoziato per gli APE con i paesi ACP il 12 giugno 2002 e che i negoziati, iniziati lo stesso anno con il gruppo di Stati ACP su questioni di interesse generale, sono stati seguiti da negoziati separati con sei regioni APE (Caraibi, Africa occidentale, Africa centrale, Africa meridionale e orientale, gruppo ristretto dei paesi SADC, Pacifico),
C. considerando che 15 Stati membri del Forum degli Stati ACP dei Caraibi (CARIFORUM) hanno siglato un APE con l'UE e i suoi Stati membri il 16 dicembre 2007,
D. considerando che l'articolo 231 dell'accordo APE stipulato con il CARIFORUM istituisce una commissione parlamentare CARIFORUM-CE,
E. considerando che 18 paesi africani, di cui otto paesi meno sviluppati (PMS), hanno siglato APE interinali in novembre e dicembre 2007, mentre altri 29 paesi africani del gruppo ACP, di cui tre non facenti parte dei paesi meno sviluppati, non hanno concluso alcun APE, e che il Sudafrica aveva già sottoscritto con l'Unione europea l'accordo sugli scambi, lo sviluppo e la cooperazione (TDCA), un regime commerciale compatibile con le disposizioni dell'OMC,
F. considerando che Papua Nuova Guinea e le Figi, entrambe non appartenenti ai paesi meno sviluppati, hanno siglato un APE provvisorio il 23 novembre 2007, mentre i rimanenti paesi ACP del Pacifico (di cui sei tra i paesi meno sviluppati e sette non appartenenti a questi ultimi) non hanno siglato alcun APE,
G. considerando che nessuno degli accordi siglati nel 2007 è stato ancora firmato, ma che la firma di tutti gli accordi è prevista entro la fine del 2008,
H. considerando che, dal 1° gennaio 2008, l'UE applica il regime d'importazione ai prodotti originari dei paesi ACP che hanno siglato APE o APE interinali ai sensi di questi accordi(17),
I. considerando che le regioni dell'Africa e del Pacifico stanno proseguendo i negoziati con la Commissione, al fine di concludere accordi di partenariato economico completi,
J. considerando che è stato ripetutamente confermato da tutte le parti, in particolare mediante le risoluzioni del Parlamento europeo, ma anche attraverso i documenti del Consiglio e della Commissione, che gli APE devono essere strumenti di sviluppo, volti a promuovere lo sviluppo sostenibile, l'integrazione regionale e una riduzione della povertà negli Stati ACP,
K. considerando che i costi di adeguamento derivanti dagli APE avranno un impatto significativo sullo sviluppo dei paesi ACP e che, sebbene di difficile previsione, tali costi comporteranno conseguenze dirette legate alla perdita dei dazi doganali e ai costi di riforma e applicazione delle normative, sostenuti per assicurare la conformità a tutta una serie di regole stipulate nell'APE, nonché conseguenze indirette dovute ai costi necessari all'adeguamento o al sostegno sociale nell'ambito dell'occupazione, del rafforzamento delle competenze, della produzione, della diversificazione delle esportazioni e della riforma della gestione finanziaria pubblica,
L. considerando che 21 paesi ACP, alcuni dei quali non hanno ancora firmato un APE, hanno assegnato importi specifici alle misure di accompagnamento degli APE nell'ambito dei rispettivi programmi indicativi nazionali (PIN) per il 10° Fondo europeo di sviluppo (FES),
M. considerando che gli importi espressamente assegnati alle misure di accompagnamento degli APE in tutti i PIN rappresentano solo lo 0,9% dell'importo totale dei PIN (dotazioni A); che, oltre a tali importi, sono disponibili sostanziali misure di sostegno indiretto agli APE, ad esempio nel campo dell'integrazione regionale e delle infrastrutture, nonché aiuti al commercio,
N. considerando che l'impatto degli APE sullo sviluppo sarà determinato dagli effetti degli accordi su:
–la riduzione del gettito doganale netto e le relative ripercussioni sui bilanci degli Stati ACP,
–il miglioramento dell'offerta da parte delle economie dei paesi ACP e la fornitura ai clienti di prodotti importati dall'UE,
–l'aumento delle esportazioni dai paesi ACP verso l'UE grazie al miglioramento delle norme di origine con conseguente crescita economica, aumento dell'occupazione e maggiori entrate statali, che potranno essere utilizzate per il finanziamento di misure sociali,
–l'integrazione regionale nelle regioni ACP, in grado di migliorare le condizioni per lo sviluppo economico e di contribuire pertanto alla crescita economica,
–l'utilizzo efficace dei finanziamenti destinati agli aiuti al commercio in relazione agli APE,
–l'attuazione di interventi di riforma nei paesi ACP, in particolare per quanto riguarda la gestione delle finanze pubbliche, la riscossione dei dazi doganali e la creazione di un nuovo sistema di entrate fiscali,
O. considerando che la promozione e il sostegno del commercio all'interno e tra le regioni ACP, così come tra i paesi ACP e altri paesi in via di sviluppo (Sud-Sud), sono assolutamente cruciali e avranno effetti positivi importanti sullo sviluppo dei paesi ACP, diminuendo la loro dipendenza,
P. considerando che nelle citate conclusioni del 26 e 27 maggio 2008, il Consiglio Affari generali e relazioni esterne (GAERC) ha sottolineato la necessità di adottare un approccio flessibile garantendo al contempo un progresso adeguato e ha invitato la Commissione a sfruttare ogni elemento di flessibilità e asimmetria compatibile con l'OMC per tenere conto delle diverse esigenze e dei diversi livelli di sviluppo dei paesi e delle regioni ACP,
Q. considerando che le popolazioni dei paesi ACP sono le più duramente colpite dalla crisi finanziaria e alimentare mondiale che minaccia di annientare i magri risultati conseguiti sulla via della realizzazione degli obiettivi di sviluppo del Millennio,
1. esorta il Consiglio, la Commissione e i governi degli Stati membri dell'UE e dei paesi ACP ad adoperarsi al massimo per ricreare un'atmosfera di fiducia e di dialogo costruttivo, nella misura in cui è stata danneggiata nel corso dei negoziati, e a riconoscere gli Stati ACP come partner di pari livello nell'ambito del processo negoziale e attuativo;
2. esorta gli Stati membri a rispettare gli impegni assunti in materia di aumento degli aiuti pubblici allo sviluppo (APS), anche in questo periodo di crisi finanziaria globale, il che consentirà di incrementare gli aiuti al commercio e di introdurre misure di accompagnamento sotto forma di pacchetti regionali di aiuti al commercio per l'attuazione degli APE, contribuendo in questo modo all'impatto positivo degli APE sullo sviluppo; sottolinea tuttavia che la sottoscrizione di tali accordi non rappresenta un requisito necessario per poter beneficiare di aiuti al commercio;
3. insiste sul fatto che gli APE costituiscono uno strumento per lo sviluppo che deve riflettere sia gli interessi, sia le esigenze nazionali e regionali dei paesi ACP, allo scopo di ridurre la povertà, conseguire gli obiettivi di sviluppo del Millennio e assicurare il rispetto dei diritti umani fondamentali, come il diritto all'alimentazione o il diritto di accesso ai servizi pubblici di base;
4. ricorda al Consiglio e alla Commissione che né la stipula né la rinuncia a un APE devono creare una situazione in cui un paese ACP rischi di trovarsi in una posizione meno favorevole rispetto a quella di cui beneficiava in base alle disposizioni commerciali dell'Accordo di Cotonou;
5. sottolinea che, in base alla definizione di compatibilità OMC di cui all'articolo XXIV del GATT, tale compatibilità riguarda solo lo scambio di merci e richiede la liberalizzazione di "praticamente tutti settori del commercio" entro un periodo di tempo ragionevole; esorta pertanto il Consiglio e la Commissione ad accettare dai paesi ACP qualsiasi proposta "solo merci" che sia compatibile con le disposizioni dell'OMC;
6. esorta la Commissione e i paesi ACP a utilizzare al meglio i finanziamenti disponibili per gli aiuti al commercio, al fine di sostenere il processo di riforma nelle aree fondamentali per lo sviluppo economico; a migliorare le infrastrutture ove necessario, poiché le opportunità offerte dagli APE potranno essere sfruttate appieno soltanto se saranno introdotte misure di accompagnamento incisive a favore dei paesi ACP; a compensare la perdita netta di gettito doganale e a incoraggiare la riforma fiscale, affinché gli investimenti pubblici nei settori sociali non siano ridotti; a investire nella catena produttiva, al fine di diversificare la produzione destinata all'esportazione; a produrre più merci d'esportazione dal maggiore valore aggiunto nonché a investire nella formazione e nel sostegno dei piccoli produttori ed esportatori affinché possano soddisfare i criteri comunitari in materia sanitaria e fitosanitaria;
7. ricorda che gli APE stipulati con singoli paesi ACP o con un gruppo di paesi non comprendente tutti i paesi di una regione rischiano di indebolire l'integrazione regionale; invita la Commissione a ricalibrare la sua strategia tenendo conto di questo rischio e a garantire che la sottoscrizione degli APE non comprometta l'integrazione regionale;
8. sottolinea che l'incremento degli aiuti pubblici allo sviluppo promesso dagli Stati membri dovrebbe servire innanzitutto a raddoppiare gli sforzi per il conseguimento degli obiettivi di sviluppo del Millennio nei paesi ACP più duramente colpiti dalle conseguenze della crisi finanziaria e alimentare mondiale, che ha messo e continua a mettere ogni giorno in pericolo i risultati raggiunti nel perseguimento di tali obiettivi;
9. sottolinea altresì che tutti gli accordi devono rispettare l'asimmetria a favore dei paesi ACP per quanto concerne sia la gamma dei prodotti interessati che i periodi di transizione, e che gli APE devono apportare garanzie concrete per la tutela dei settori sensibili identificati dai paesi ACP;
10. evidenzia che le misure di sostegno collegate agli APE devono tenere conto dell'importanza dell'integrazione regionale e delle relazioni economiche con altri paesi in via di sviluppo, ai fini dello sviluppo dei paesi ACP;
11. esorta la Commissione a garantire ai negoziatori ACP un periodo di tempo sufficiente per valutare gli accordi e per presentare suggerimenti prima dell'adozione di tali accordi, sulla scorta delle scadenze dell'OMC;
12.rileva che gli accordi APE dovrebbero contenere una clausola che preveda la revisione dell'accordo 5 anni dopo la sua sottoscrizione, con il coinvolgimento formale dei parlamenti nazionali, del Parlamento europeo e della società civile; rileva altresì che tale lasso di tempo consentirà una valutazione approfondita dell'impatto degli APE sull'economia e sull'integrazione regionale dei paesi ACP e renderà possibili gli adeguamenti del caso;
13. ritiene che qualsiasi accordo commerciale ACP-UE tale da influire sulla sussistenza delle popolazioni debba essere il risultato di un dibattito pubblico e aperto con la piena partecipazione dei parlamenti nazionali ACP;
14. esorta i governi ACP ad attuare le riforme necessarie per garantire il buon governo, in particolare nell'ambito della pubblica amministrazione, ad esempio nel settore della gestione finanziaria pubblica, della riscossione dei dazi doganali, del sistema di entrate fiscali e della lotta alla corruzione e alla cattiva gestione;
15. rimarca la necessità che gli APE contengano disposizioni di monitoraggio e valutazione più rigorose, che servano a determinare l'impatto dell'accordo sullo sviluppo nazionale e regionale, come pure sugli obiettivi di riduzione della povertà, e non soltanto a valutare i livelli di conformità all'APE;
16. rimarca altresì la necessità di una maggiore trasparenza dei negoziati e del loro esito, allo scopo di consentire il controllo pubblico da parte dei decisori politici, dei parlamentari e dei rappresentati della società civile;
17. sottolinea che l'attuazione degli APE dovrebbe essere monitorata da un organo parlamentare previsto dai testi APE e che tale organo dovrebbe essere istituito di volta in volta nell'ambito dell'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE (APP) e dei suoi organi e rimanere strettamente collegato all'APP o continuare ad esserne parte;
18. ritiene che i documenti strategici regionali e i programmi indicativi regionali del FES debbano prevedere strumenti di sostegno importanti, sistematici e accuratamente valutati per l'attuazione degli APE, che tengano conto del processo di riforma necessario e dal quale dipende il successo di un APE;
19. invita la Commissione, di concerto con i paesi ACP, a includere negli APE e negli APE provvisori degli indicatori di sviluppo per la misurazione dell'impatto socioeconomico degli accordi in questione sui settori chiave, da determinare in base alle priorità e agli intervalli di tempo stabiliti da ciascuna regione;
20. sottolinea quanto sia indispensabile far sì che le foreste, la biodiversità e le popolazioni indigene o le popolazioni che dipendono dalle foreste non siano messe a repentaglio; a tale proposito, sottolinea altresì che occorre consentire ai paesi ACP di applicare norme in grado di limitare l'esportazione di legname e di altre materie prime non lavorate e permettere loro di utilizzare tali leggi per proteggere le foreste, la fauna e la flora selvatiche e le industrie nazionali;
21. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, ai governi degli Stati membri e dei paesi ACP, al Consiglio ACP-UE e all'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE.
Regolamento (CE) n. 1528/2007 del Consiglio, del 20 dicembre 2007, recante applicazione dei regimi per prodotti originari di alcuni Stati appartenenti al gruppo degli Stati dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico (ACP) previsti in accordi che istituiscono, o portano a istituire, accordi di partenariato economico (GU L 348 del 31.12.2007, pag. 1).
MOTIVAZIONE
Contesto storico
Gli accordi di Lomé stipulati dalla Comunità europea con i paesi dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico (ACP) contenevano disposizioni specifiche relative alle preferenze commerciali per i paesi ACP. Queste preferenze commerciali erano più vantaggiose rispetto a quelle accordate dall'UE ad altri paesi in via di sviluppo nell'ambito del sistema di preferenze generalizzate (SPG).
Negli anni Novanta, le preferenze di Lomé sono state contestate da altri paesi in via di sviluppo e sono state temporaneamente mantenute grazie a una deroga dell'OMC. L'accordo di partenariato di Cotonou contiene pertanto disposizioni commerciali simili al Lomé IV, ma anche un capitolo sui "Nuovi dispositivi commerciali" (parte 3, titolo II, Cooperazione economica e commerciale, articoli 36-38). Ai sensi dell'articolo 36 dell'accordo, i paesi ACP e la Comunità europea hanno convenuto "di concludere nuovi accordi commerciali compatibili con le disposizioni dell'OMC" e "di eliminare progressivamente gli ostacoli che intralciano i loro scambi e approfondire la cooperazione in tutti i settori connessi al commercio". Secondo l'articolo 37 "Gli accordi di partenariato economico sono negoziati durante il periodo preparatorio che terminerà al più tardi il 31 dicembre 2007".
Nel 2002 è iniziata la prima fase di negoziati tra la Commissione europea e il gruppo di paesi ACP su questioni di interesse generale per tutti i paesi ACP interessati dagli accordi. Questa fase è stata seguita da singoli negoziati con sei regioni dei paesi ACP create ai fini dei negoziati per gli accordi di partenariato economico (Caraibi, Africa occidentale, Africa Centrale, Africa meridionale e orientale, gruppo ristretto dei paesi SADC e Pacifico).
Entro l'ottobre 2007 era chiaro che solo gli Stati dei Caraibi erano pronti a siglare accordi di partenariato economico (APE) completi. La Commissione non ha cercato soluzioni transitorie, ad esempio l'estensione del sistema SPG+ a tutti i paesi ACP. La Commissione ha tuttavia sollecitato i paesi ACP a sottoscrivere accordi di partenariato economico provvisori compatibili con l'OMC. Il 23 ottobre 2007 la Commissione ha presentato una comunicazione in cui proponeva di stipulare accordi provvisori compatibili con l'OMC a livello regionale, subregionale o nazionale.
Ai fini dell'attuazione di accordi di libero scambio compatibili con l'OMC, i paesi ACP devono liberalizzare praticamente tutti i settori del commercio (relativi ai prodotti) tra i paesi interessati "entro un periodo di tempo ragionevole". Queste disposizioni, contenute nell'articolo XXIV del GATT, sono soggette a interpretazione, il che spiega le notevoli differenze tra i vari APE siglati. Secondo l'interpretazione ufficiale di "periodo di tempo ragionevole", il processo di liberalizzazione può tuttavia superare i dieci anni solo in casi eccezionali(1). Nel caso degli APE, un processo di liberalizzazione della durata di 15 anni è stato ritenuto accettabile sia dall'UE che dai paesi ACP. Inoltre, il requisito minimo riguardante praticamente tutti i settori del commercio da liberalizzare non dovrebbe essere inferiore all'80% degli scambi commerciali tra i partner. Chiaramente anche queste "deduzioni" sono soggette a interpretazione(2).
Alla fine del 2007, i 15 Stati del CARIFORUM hanno siglato un APE completo, 18 Stati africani e 2 Stati del Pacifico hanno siglato APE provvisori, mentre 42 paesi ACP non hanno siglato alcun APE(3). Questi paesi intrattengono scambi commerciali con l'UE dal 1° gennaio 2008 sulla base dell'SPG.
Dei 30 paesi africani che non hanno siglato alcun APE, 26 rientrano tra i paesi meno sviluppati (PMS) che beneficiano dell'iniziativa Everything but arms o EBA (Tutto tranne le armi) che offre l'accesso in quasi completa esenzione da dazi e contingenti al mercato dell'UE. Per quanto riguarda il Gabon, la Nigeria e il Congo, che non rientrano tra i paesi meno sviluppati, le loro esportazioni verso l'UE sono attualmente soggette alle normali tariffe SPG o alla clausola del trattamento della nazionale più favorita, qualora i prodotti in questione non siano regolati dal normale SPG. Per i paesi meno sviluppati non vi saranno aumenti tariffari rispetto alle preferenze dell'accordo di Cotonou. Per quanto riguarda invece la Nigeria, il Congo e il Gabon, rispettivamente l'1,2%, il 3,5% e il 6% circa delle loro esportazioni sarà soggetto a nuove tariffe. La maggior parte delle tariffe saranno relativamente basse, anche se alcune potranno colpire le esportazioni in alcuni settori specifici, ad esempio le esportazioni di gamberi, gamberetti e granchi da tutti tre i paesi, della canna da zucchero e del tabacco dal Congo, del compensato dal Gabon, del cacao e dei prodotti caprini, nonché del cotone e del poliestere dalla Nigeria. Il quarto paese africano non incluso nei paesi meno sviluppati che non hanno siglato un APE è il Sudafrica, il quale sta già attuando un accordo bilaterale sugli scambi, lo sviluppo e la cooperazione con l'UE (TDCA) compatibile con l'OMC.
Nella regione del Pacifico, solo Papua Nuova Guinea e le Figi, entrambe non facenti parte dei paesi meno sviluppati, hanno siglato un APE provvisorio. Per i rimanenti paesi ACP del Pacifico, gli effetti saranno limitati a causa delle poche relazioni commerciali con l'UE, sebbene 7 paesi su 13 non firmatari di APE non siano inclusi tra i paesi meno sviluppati.
Gli accordi provvisori verranno siglati e successivamente sottoposti al Parlamento europeo per parere conforme entro l'agosto 2008.
Tutti gli accordi di partenariato economico con la regione dell'Africa e del Pacifico sono accordi provvisori o preliminari ("di lancio") contenenti calendari di liberalizzazione delle importazioni di merci dall'UE al fine di soddisfare il requisito di compatibilità con l'OMC (liberalizzare praticamente tutti i settori del commercio). Tali accordi differiscono tuttavia per ambito di applicazione, contenuto e possibili effetti sullo sviluppo dei paesi interessati.
Tabella 1: APE completi e provvisori e relativi membri
Regione (numero di Stati)
Accordo completo o provvisorio
(9 PMS (in grassetto), 26 paesi non PMS)
Caraibi (15)
Antigua e Barbuda, Bahamas, Barbados, Belize, Dominica, Repubblica Dominicana, Grenada, Guyana, Haiti, Giamaica, Saint Kitts e Nevis, Saint Lucia, Saint Vincent e Grenadine, Suriname, Trinidad eTobago
Tutti gli accordi contengono disposizioni relativamente complesse riguardanti gli scambi di prodotti (clausola del trattamento della nazione più favorita, clausola di standstill, norme di origine, sanzioni). Tutti gli APE provvisori contengono anche disposizioni per la cooperazione allo sviluppo, ma non prevedono impegni vincolanti. Disposizioni più complete per lo sviluppo verranno incluse al momento della stipula di APE completi. Le disposizioni istituzionali prevedono istituzioni congiunte in varie configurazioni, nonché norme per la prevenzione e la composizione delle controversie. Nessuno degli APE provvisori prevede una commissione parlamentare, come nel caso dell'APE completo con gli Stati del CARIFORUM. L'introduzione di disposizioni istituzionali globali è tuttavia prevista per tutti gli APE completi in fase di negoziazione. Le questioni relative agli scambi commerciali, quali i servizi, gli investimenti, la concorrenza, l'ambiente, gli aspetti sociali e il buon governo, non fanno parte degli accordi provvisori, ad eccezione di alcune dichiarazioni generali. Questi aspetti devono essere negoziati, ai fini della loro inclusione negli APE completi.
Alcuni problemi fondamentali degli APE provvisori
·Scambi di beni – perdita di entrate derivanti dai dazi doganali
Gli APE provvisori devono essere compatibili con l'OMC per poter sostituire il precedente sistema di preferenze dell'accordo di Cotonou, non compatibile con l'OMC. Per questo motivo i calendari di liberalizzazione dei beni sono un elemento essenziale degli APE provvisori.
Al fine di identificare gli effetti della liberalizzazione sullo sviluppo, occorre prendere in considerazione l'inizio e la durata totale del processo di liberalizzazione, l'impatto delle prime fasi di liberalizzazione e i beni esclusi.
Tutte le regioni APE raggiungeranno l'80% della liberalizzazione entro un periodo di transizione di 15 anni. Alcune regioni completeranno un'ulteriore fase di liberalizzazione oltre questo periodo, ad esempio entro il 2033 nel caso dei paesi EAC. La copertura dei prodotti, gli elenchi di esclusione e la successione delle fasi di liberalizzazione variano ampiamente tra gli APE. Poiché dipendono da questa varietà, gli effetti delle prime fasi di liberalizzazione delle economie dei paesi ACP sono destinati a variare in modo significativo.
In questo contesto, un elemento importante è rappresentato dai dazi doganali, che costituiscono una fonte importante di entrate per i paesi ACP. Per la maggior parte dei paesi ACP africani è prevista una notevole riduzione dei proventi dei dazi doganali(5). Uno studio condotto da ODI/ECDPM rivela una riduzione dei proventi dei dazi doganali superiore al 30%. Secondo lo studio, i paesi ACP africani subiranno una perdita di 359 milioni di dollari all'anno durante la prima fase di liberalizzazione. È probabile che la Costa d'Avorio perderà 83 milioni di dollari, ovvero l'equivalente del suo attuale bilancio sanitario per 500.000 persone(6). Le perdite stimate in seguito alla liberalizzazione di tutti i prodotti sono di 139 milioni di dollari per la Costa d'Avorio, di 143 milioni di dollari per le Seychelles e di 162 milioni di dollari per il Ghana, mentre sono inferiori per i rimanenti paesi ACP africani(7).
Questi dati non possono tuttavia essere verificati, dal momento che l'impatto degli APE sullo sviluppo economico può essere solo approssimativamente stimato. Gli APE dovrebbero inoltre stimolare i processi di riforma, finalizzati al raggiungimento del buon governo, prevedendo necessariamente una riforma della gestione finanziaria pubblica, del sistema di riscossione delle tasse e dei dazi e la riforma fiscale. Non è possibile stabilire una semplice correlazione tra lo sviluppo economico di un paese e l'onere della liberalizzazione attraverso APE provvisori.
·Integrazione regionale
La promozione dell'integrazione regionale è stata spesso utilizzata come argomento a favore degli APE. I sei gruppi di negoziati APE con i paesi ACP sono stati concordati su proposta degli stessi paesi ACP. Questi raggruppamenti tuttavia non coincidono con altri raggruppamenti regionali già esistenti. In alcuni casi paesi non membri sono stati inclusi in raggruppamenti regionali già esistenti (Caraibi e Pacifico), mentre in altri casi le organizzazioni regionali sono state fuse o separate (paesi EAC con paesi COMESA, divisione di SADC, fusione di UEMOA con il gruppo ECOWAS e aggiunta della Mauritania).
Varie organizzazioni regionali africane hanno concordato la creazione di unioni doganali. Per tutte queste regioni il processo di adeguamento delle tariffe nazionali a un regime tariffario unificato è ancora in corso, ma nessuna delle unioni doganali completate coinciderà con il relativo raggruppamento APE, con la sola eccezione dell'EAC.
Nessuna delle regioni africane (o PACPS) si trovava in una posizione tale da poter negoziare collettivamente un accordo di libero scambio con l'UE. Solo nel 2007 l'EAC ha deciso di lasciare il raggruppamento dell'ESA e di negoziare un regime di liberalizzazione congiunto. Dal punto di vista strutturale, la maggior parte dei paesi ACP non erano, e non sono tuttora, in grado di integrare un forte regime di liberalizzazione con i propri partner principali nella relativa gestione doganale.
L'integrazione regionale rimane pertanto una sfida seria per i paesi ACP africani. In particolare, il passaggio della Commissione da un approccio regionale a un doppio approccio di negoziati sia regionali che nazionali non è servito da stimolo all'integrazione regionale. La Commissione e i negoziatori ACP devono tenere conto delle organizzazioni regionali esistenti e dei loro programmi di liberalizzazione interna e di cooperazione, il cui sviluppo può apportare vantaggi economici e commerciali significativi.
·Flussi commerciali e sviluppo economico
Per i paesi meno sviluppati, gli incentivi per stipulare un accordo di libero scambio con l'UE sono limitati, dal momento che essi possono beneficiare dell'iniziativa Everything but arms o EBA (Tutto tranne le armi) dell'UE senza dover aprire i propri mercati. In base al regolamento SPG, i paesi meno sviluppati possono esportare nell'UE prodotti esenti da dazi e contingenti, ad eccezione di armi e armamenti. Accordi transitori riguardanti il riso e le banane verranno completati nel 2009. La stipulazione di APE presenta un interesse economico per i paesi meno sviluppati che possono trarre beneficio dal miglioramento delle norme di origine in settori importanti quali l'industria tessile e l'agricoltura, incentivando in questo modo lo sviluppo di questi settori.
I paesi ACP diversi dai paesi meno sviluppati che non stipulano APE saranno invece costretti a ritornare al regime SPG ordinario oppure a chiedere un regime SPG+ entro il 31 ottobre 2008, qualora intendano beneficiare delle preferenze del regime SPG+ dal gennaio 2009. Ciò comporta alcune restrizioni al loro accesso preferenziale per alcune delle loro esportazioni verso l'UE.
Sebbene l'UE sia il principale partner commerciale per la maggior parte dei paesi ACP e, teoricamente, per tutti i paesi ACP africani, gli scambi commerciali con questi paesi rappresentano una quota abbastanza insignificante per l'economia dell'UE. Meno del 3% delle esportazioni dell'UE sono destinate ai paesi ACP. Si prevede che alcuni esportatori europei trarranno beneficio dalla reciprocità. Per alcuni prodotti, l'abolizione delle tariffe doganali potrebbe aumentare le esportazioni dell'UE, ad esempio con un aumento delle esportazioni di carni, il che potrebbe essere accolto con favore nella situazione attuale(8).
D'altro canto, i paesi ACP diversi dai paesi meno sviluppati che hanno siglato accordi di partenariato economico trarranno beneficio dall'accesso in franchigia di tutte le loro esportazioni verso l'UE, con conseguenze positive nel 2008 per un volume di esportazioni di 1,4 miliardi di euro da parte di esportatori ACP diversi dai paesi meno sviluppati. I principali volumi di esportazioni interessati sono quelli della Repubblica di Mauritius (con un volume di esportazioni di 270 milioni di euro), del Camerun (175 milioni di euro) e della Costa d'Avorio (146 milioni di euro). L'esenzione da dazi e contingenti riguarda principalmente le esportazioni agricole, con i maggiori guadagni previsti per il gruppo di prodotti quali riso, uve, carne bovina e agrumi.
·Costi di adeguamento
L'eliminazione delle barriere doganali per le importazioni dall'UE è senza dubbio destinata a creare opportunità per le economie dei paesi ACP (diminuzione dei prezzi dei prodotti necessari all'economia e ai consumatori nei paesi ACP e relazioni commerciali più aperte), ma esporrà allo stesso tempo le economie dei paesi ACP a una maggiore concorrenza a livello regionale e internazionale. In alcuni settori ciò comporterà una ristrutturazione economica e la conseguente perdita di posti di lavoro. La sostituzione dei dazi doganali con altre entrate pubbliche richiederà notevoli sforzi di rafforzamento istituzionale. I costi totali di adeguamento sono stimati a 8,9 miliardi di euro per tutte le regioni ACP suddivisi in adeguamenti fiscali (2,9 miliardi), diversificazione delle esportazioni (2,3 miliardi), adeguamento dei costi del lavoro (1,4 miliardi) e promozione delle competenze e della produttività (2,2 miliardi)(9).
·Aiuti al commercio
Tutte le parti riconoscono la necessità di misure di accompagnamento e di sostegno allo sviluppo per consentire ai paesi ACP di trarre vantaggio dei potenziali benefici allo sviluppo derivanti dagli APE e di coprire almeno in parte i costi di adeguamento. I paesi ACP hanno insistito per introdurre negli APE solide garanzie giuridiche relative alle risorse di sviluppo oltre al Fondo europeo di sviluppo. La Commissione e gli Stati membri non hanno tuttavia accettato di negoziare le risorse di sviluppo come parte degli APE. Alla fine, alcuni capitoli o allegati relativi allo sviluppo sono stati comunque integrati negli accordi, aprendo la possibilità di creare fondi APE. Questi sviluppi sono stati tuttavia accompagnati solo da promesse di aumentare le risorse di sviluppo destinate ai settori correlati agli scambi commerciali.
L'Unione europea ha confermato che le esigenze derivanti dagli APE verranno gestite nel quadro globale della strategia dell'UE in materia di aiuti al commercio creata nel 2007, che include la promessa da parte dell'UE di stanziare 2 miliardi di euro l'anno entro il 2010 (1 miliardo da parte degli Stati membri e 1 miliardo da parte della Commissione) come assistenza in campo commerciale (sostegno alla politica commerciale e alla regolamentazione degli scambi e sviluppo del commercio). La strategia impegna inoltre l'UE a compiere sforzi nell'ambito della più ampia agenda degli aiuti al commercio, coerentemente con l'aumento globale degli aiuti pubblici allo sviluppo (APS), ma senza definire alcun obiettivo quantitativo specifico. L'UE si è impegnata a destinare il 50% circa degli aumenti dell'assistenza in ambito commerciale alle regioni ACP, il che comporta un aumento annuo di 400 milioni di euro per questo tipo di assistenza.
Non sono previsti ulteriori fondi a livello europeo (FES e bilancio UE) in seguito alla conclusione di APE, sebbene il 10° FES abbia già subito un aumentato significativo, in particolare per quanto riguarda le assegnazioni regionali, in previsione degli APE. È possibile dedurre che il sistema di assistenza in campo commerciale stia, in alcuni casi, riclassificando le azioni esistenti e, in altri casi, sottraendo fondi dai programmi esistenti per trasferirli in nuovi programmi in campo commerciale(10). Per quanto riguarda l'importo di un miliardo di euro da parte dagli Stati membri, non è noto se gli importi saranno addizionali o se gli Stati membri adotteranno la procedura di trasferimento o di riclassificazione dei fondi esistenti. Se gli Stati membri onoreranno il loro impegno di aumentare gli aiuti pubblici allo sviluppo con l'obiettivo di raggiungere lo 0,7% del reddito nazionale lordo, gli importi concordati potrebbero facilmente aggiungersi ai programmi esistenti.
L'assistenza in ambito commerciale non coprirà le perdite dei dazi doganali o l'ulteriore sostegno all'adeguamento economico, che devono pertanto provenire da altre fonti.
Sfide future
La Commissione europea ha fermamente respinto l'idea di rinegoziare gli accordi provvisori, come spesso suggerito alla fine del 2007 da varie ONG e studiosi critici nei confronti dei risultati dei negoziati, mentre il Consiglio e la Commissione si sono trovati d'accordo riguardo alla necessità di riesaminare i punti controversi negli APE completi.
L'UE deve dimostrare flessibilità nel passaggio da APE provvisori ad APE completi, dato che il costo di apertura dei mercati per i paesi ACP sarà elevato. La Commissione e i negoziatori ACP prevedono di siglare APE completi con tutte le regioni ACP entro la fine del 2008 o la metà del 2009. Sebbene i negoziati siano in corso con tutte le regioni, non è chiaro se questo calendario verrà rispettato. Il 2008 sarà un anno cruciale per il negoziato dell'APE completo con (presumibilmente) molti paesi ACP dell'Africa e del Pacifico.
La Commissione dovrà essere flessibile nel negoziare calendari di liberalizzazione compatibili con l'OMC negli APE completi e nell'includere i beni finora esclusi dalla liberalizzazione. Occorre armonizzare il più possibile i diversi calendari dei paesi appartenenti alla stessa regione e renderli accettabili dai partner ACP. Nell'Africa orientale, ad esempio, solo il Ghana e la Costa d'Avorio hanno siglato APE provvisori, ma questi accordi devono essere rivisti per raggiungere un unico APE nella regione.
·Scambi di servizi
Molti paesi ACP hanno deciso di negoziare l'integrazione di servizi negli APE completi.
L'esempio dell'accordo di partenariato economico con il CARIFORUM è ambiguo. L'APE con i paesi dei Caraibi ha aperto il 75% dei settori dei servizi ai fornitori di servizi europei, anche in ambiti quali le telecomunicazioni, i servizi bancari e le spedizioni con corriere. Le società europee devono essere trattate in generale al pari dei fornitori di servizi locali. Restrizioni o adeguamenti per le esigenze di sviluppo sono possibili solo in ambiti molto ristretti, il che potrebbe rappresentare un pericolo per lo sviluppo da un lato, mentre dall'altro l'apertura dei mercati aumenterebbe la concorrenza, rendendo i servizi più convenienti e più facilmente disponibili. Una maggiore concorrenza in settori quali i servizi bancari e le telecomunicazioni apporterebbe contributi importanti allo sviluppo.
L'UE ha aperto il proprio settore dei servizi ai cittadini dei paesi del CARIFORUM, ma le condizioni limitano fortemente la fornitura di servizi da parte di questi ultimi. I vantaggi dal punto di vista occupazionale e delle opportunità commerciali potrebbero essere meno favorevoli per lo sviluppo dei paesi del CARIFORUM rispetto a quanto previsto.
I paesi ACP dell'Africa e del Pacifico devono fare molta attenzione se vogliono includere il settore dei servizi negli APE, poiché i guadagni in termini di sviluppo possono essere esigui.
·Investimenti esteri diretti
Affinché i paesi ACP possano attirare investimenti esteri diretti, i potenziali investitori devono poter beneficiare della garanzia di norme chiare e stabili. A questo proposito, gli accordi di partenariato economico con il CARIFORUM includono un capitolo sugli investimenti. I paesi stanno aprendo i loro mercati agli investimenti in diversi settori, incluso il settore minerario, il settore della distribuzione di gas e energia elettrica, il settore agricolo, forestale e manifatturiero. Mentre gli investitori regionali ed europei sono obbligati a rispettare le norme ambientali e del lavoro, i paesi dei Caraibi in generale hanno rinunciato ai propri diritti di introdurre misure per la salvaguardia degli investimenti per limitare o influenzare gli investitori regionali ed europei qualora le loro azioni danneggino i mercati o le condizioni di vita locali.
·Appalti pubblici
Norme trasparenti sugli appalti pubblici possono aiutare a migliorare l'efficacia della spesa pubblica aumentando la concorrenza e riducendo i costi. Questo può rivelarsi uno strumento importante anche per la lotta alla corruzione. L'APE stipulato con il CARIFORUM contiene tuttavia una clausola che garantisce l'applicazione del "trattamento nazionale" ai fornitori dell'UE in una data successiva. In futuro questa disposizione potrebbe ostacolare qualsiasi sostegno ai fornitori nazionali, interrompendo lo sviluppo economico in settori che traggono beneficio dagli appalti pubblici. D'altro canto, non bisogna dimenticare che una maggiore concorrenza e offerte più convenienti per i progetti pubblici consentirebbero di risparmiare denaro pubblico, che potrebbe essere utilizzato per progetti di sviluppo autentici.
·Aiuti al commercio
L'elemento di sviluppo degli APE deve essere rafforzato e gli accordi completi devono includere impegni vincolanti per l'assistenza in campo commerciale.
Il 2008 sarà un anno cruciale per la definizione delle misure di assistenza in campo commerciale. Anche se gli aiuti al commercio dell'UE forniranno ulteriori finanziamenti solo in parte, i fondi potrebbero essere utilizzati in forma concisa per limitare gli effetti negativi degli APE e gli APE potrebbero essere utilizzati al fine di sollecitare lo sviluppo economico e amministrativo dei paesi ACP. L'integrazione degli aiuti al commercio all'interno di strategie di sviluppo nazionale e regionale ben progettate, di responsabilità dei paesi ACP, è importante.
La maggior parte dei programmi indicativi nazionali relativi al 10° FES sono già stati negoziati e contengono la maggior parte dei programmi di aiuto al commercio non specifici, pur lasciando una certa flessibilità in previsione delle esigenze future. I programmi indicativi regionali non sono stati ancora finalizzati. La Commissione e i paesi ACP dovrebbero garantire l'inclusione negli APE di elementi importanti relativi agli aiuti al commercio, soprattutto per compensare la perdita di entrate, nonché relativi al consolidamento delle capacità amministrative a favore del buon governo e alle misure di sostegno per migliorare la competitività dei settori economici chiave in base alla situazione specifica e alle possibilità commerciali di ciascun paese.
Osservazioni conclusive
Gli accordi di partenariato economico (APE) sono stati progettati per incentivare lo sviluppo e migliorare la governance attraverso gli scambi commerciali e l'integrazione regionale nei paesi ACP. Durante i negoziati molti paesi africani, ma anche molte parti interessate a livello europeo, hanno avuto tuttavia l'impressione che alcuni paesi ACP potrebbero subire conseguenze negative piuttosto che trarre vantaggio dalla sottoscrizione degli APE.
La Commissione europea ha ripetutamente sottolineato che gli APE sono un incentivo per l'attuazione da parte dei paesi ACP di riforme finalizzate a una buona governance, in particolare nel settore della gestione delle finanze pubbliche, per lo sviluppo delle loro stesse economie, al fine di migliorarne la competitività a livello internazionale. Le amministrazioni dei partner ACP degli APE rischiano tuttavia, soprattutto in Africa, di essere semplicemente sovraccaricate e di non essere in grado di affrontare l'onere aggiuntivo, a meno che l'UE non decida di fornire sostegno al rafforzamento delle loro capacità.
Occorre tuttavia tenere presente il potenziale degli APE in termini di miglioramento e rafforzamento della buona governance nei paesi ACP, soprattutto in quelli africani. Una buona governance potrebbe essere raggiunta a livello sia nazionale che regionale. La perdita di proventi legati alle tariffe e ai dazi doganali dovuta alla liberalizzazione degli scambi commerciali dovrebbe indurre i paesi a rafforzare le proprie amministrazioni per rendere il prelievo fiscale più diversificato ed efficiente. Una più forte integrazione regionale promuoverebbe il dialogo reciproco e una maggiore trasparenza nell'ambito della cooperazione. Tra i partner a livello regionale dovrà esservi una convergenza di caratteristiche nazionali come il funzionamento del sistema fiscale. La maggiore trasparenza dovrebbe inoltre consentire il rafforzamento dei parlamenti nazionali che potrebbero in questo modo controllare più facilmente le azioni dei rispettivi governi e garantire un miglioramento dei regimi di spesa pubblica, con un conseguente risparmio degli scarsi finanziamenti pubblici.
Gli APE hanno le potenzialità per rafforzare la buona governance e rendere le amministrazioni pubbliche più trasparenti ed efficaci. I paesi ACP dovrebbero sfruttare tale opportunità di riforma.
Understanding on the interpretation of Article XXIV of the General Agreement on Tariffs and Trade 1994 (Intesa sull'interpretazione dell'articolo XXIV dell'accordo generale sulle tariffe doganali, http://www.wto.org/english/docs_e/legal_e/10-24_e.htm).
Cfr., ad esempio, Meyn, Economic Partnership Agreements: A 'historic step' towards a 'partnership of equals'? (documento di lavoro dell'Overseas Development Institute 288), marzo 2008, pag.10, FN 14; Robert Scollay, "Substantially all trade": Which definitions are fulfilled in practice? Am empirical investigation. A report for the Commonwealth Secretariat, University of Auckland, New Zealand, 2005, pag. 2f; Axel Borrmann, Harald Großmann, Georg Koopmann, Die WTO-Kompatibilität der Wirtschaftspartnerschaftsabkommen zwischen der EU und den AKP-Staaten, Eschborn 2005, pag. 36f.
Dei 79 paesi membri del gruppo di paesi ACP, il Sudafrica sta partecipando ai negoziati, anche se i suoi scambi commerciali con l'UE sono regolamentati dall'accordo bilaterale sugli scambi, lo sviluppo e la cooperazione (TDCA); Cuba non è un paese firmatario dell'accordo di Cotonou.
Le stime e i dati contenuti nel presente documento di lavoro si basano principalmente sulle tre pubblicazioni seguenti:
·Stevens, Meyn, Kennan (ODI), Bilal, Braun-Munzinger, Jerosch, Makhan, Rampa (ECDPM), The new EPAs: comparative analysis of their content and the challenges for 2008. Relazione finale, 31 marzo 2008
·Meyn, Economic Partnership Agreements: A 'historic step' towards a 'partnership of equals'? (documento di lavoro dell'Overseas Development Institute 288), Marzo 2008
·Partnership or Power Play?, documento di lavoro dell'Oxfam, April 2008
Ulteriori informazioni sono state acquisite in particolare dal mensile Trade Negotiations Insights, pubblicato dal Centro internazionale per il commercio e lo sviluppo sostenibile (ICTSD) e dal Centro europeo di gestione delle politiche di sviluppo (ECDPM). Vedasi anche il sito Internet del TRALAC (Trade Law Centre for Southern Africa).
Stevens, Meyn, Kennan (ODI), Bilal, Braun-Munzinger, Jerosch, Makhan, Rampa (ECDPM), The new EPAs: comparative analysis of their content and the challenges for 2008. Final report, 31 marzo 2008, pag. 107ff,; cfr. Chris Milner, Oliver Morrissey, Evious Zgovu, Adjusting to Bilateral Trade Liberalisation under an EPA: Evidence for Mauritius, Centre for Economic Development and International Trade, University of Nottingham.
Stevens, Meyn, Kennan (ODI), Bilal, Braun-Munzinger, Jerosch, Makhan, Rampa (ECDPM), The new EPAs: comparative analysis of their content and the challenges for 2008. Final report, 31 marzo 2008, pag. 107.
Cfr. Antoine Bouët, David Laborde, Simon Mevel, Searching for an Alternative to Economic Partnership Agreements, International Food Policy Research Institute, Research Brief No. 10, Washington D.C. 2007.
Cfr. Chris Milner, An assessment of the overall implementation and adjustment costs fort he ACP countries of Economic Partnership Agreements with the EU, in: R. Grynberg, A. Clarke (ed.), The European Development Fund and Economic Partnership Agreements, London 2006; cf. Chris Milner et al., Some Simple Analytics of the Trade and Welfare Effects of the Economic Partnership Agreements, Journal of African Economics, 14(3), pagg. 327-358. Poiché questo studio non ha potuto tenere conto della situazione specifica di ogni regione, dei possibili effetti dinamici indotti dagli APE e dell'impatto delle politiche di accompagnamento (ad esempio gli aiuti al commercio), gli effetti negativi potrebbero risultare sovrastimati.
Occorre tuttavia ricordare che il volume finanziario del 10° FES era stato aumentato fino a 22,7 miliardi di euro per il periodo di 6 anni 2008-2013 rispetto ai 13,5 miliardi di euro per il periodo di 8 anni 2000-2007, al quale vanno tuttavia aggiunti 9,9 miliardi di euro di arretrati dei precedenti FES e una perdita dovuta all'inflazione che deve essere tenuta in considerazione.
ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE
Approvazione
8.12.2008
Esito della votazione finale
+:
–:
0:
15
13
0
Membri titolari presenti al momento della votazione finale
Margrete Auken, Alessandro Battilocchio, Josep Borrell Fontelles, Danutė Budreikaitė, Marie-Arlette Carlotti, Nirj Deva, Fernando Fernández Martín, Juan Fraile Cantón, Alain Hutchinson, Glenys Kinnock, Maria Martens, Gay Mitchell, Frithjof Schmidt, Jürgen Schröder, Johan Van Hecke
Supplenti presenti al momento della votazione finale
Miguel Angel Martínez Martínez, Manolis Mavrommatis, Csaba Őry, Renate Weber
Supplenti (art. 178, par. 2) presenti al momento della votazione finale
Emanuel Jardim Fernandes, Francesco Ferrari, Zita Gurmai, Emilio Menéndez del Valle, Ramona Nicole Mănescu, Jan Olbrycht, Justas Vincas Paleckis, Leopold Józef Rutowicz, Bogusław Sonik