Procedura : 2008/2146(IMM)
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A6-0197/2009

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PV 22/04/2009 - 6.19

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RELAZIONE     
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1 aprile 2009
PE 421.345v02-00 A6-0197/2009

sulla richiesta di consultazione sull'immunità e i privilegi di Antonio Di Pietro

(2008/2146(IMM))

Commissione giuridica

Relatore: Aloyzas Sakalas

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PROPOSTA DI DECISIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO
 MOTIVAZIONE
 ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

PROPOSTA DI DECISIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO

sulla richiesta di consultazione sull'immunità e i privilegi di Antonio Di Pietro

(2008/2146(IMM))

Il Parlamento europeo,

–   vista la richiesta di consultazione sull'immunità parlamentare di Antonio Di Pietro, trasmessa dall'autorità competente della Repubblica italiana in data 15 maggio 2008, e comunicata in seduta plenaria il 5 giugno 2008,

–   avendo ascoltato Antonio Di Pietro, a norma dell'articolo 7, paragrafo 3, del suo regolamento,

–   visti gli articoli 9 e 10 del Protocollo sui privilegi e sulle immunità delle Comunità europee dell'8 aprile 1965 e l'articolo 6, paragrafo 2, dell'Atto relativo all'elezione dei membri del Parlamento europeo a suffragio universale diretto del 20 settembre 1976,

–   viste le sentenze della Corte di giustizia delle Comunità europee del 12 maggio 1964, del 10 luglio 1986 e del 21 ottobre 2008(1),

–   visto l'articolo 68, primo comma, della Costituzione della Repubblica italiana,

–   visti l'articolo 6, paragrafo 1, e l'articolo 7, paragrafo 13 del suo regolamento,

–   vista la relazione della commissione giuridica (A6-0197/2009),

1.  decide di non revocare l'immunità di Antonio Di Pietro;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere immediatamente la presente decisione e la relazione della sua commissione competente alle autorità competenti della Repubblica italiana.

(1)

Causa 101/63, Wagner/Fohrmann e Krier, Raccolta 1964, pag. 383, causa 149/85, Wybot/Faure e altri, Raccolta 1986, pag. 2391 e cause riunite C-200/07 e C-201/07 Marra/De Gregorio e Clemente, non ancora pubblicate nella Raccolta.


MOTIVAZIONE

I.   I FATTI

Con lettera in data 15 maggio 2008, la Rappresentanza permanente della Repubblica italiana ha trasmesso al Parlamento europeo l'ordinanza emessa dal Tribunale Civile di Roma il 10 aprile 2007 nella causa civile n. 85124/2003 tra Filippo Verde (attore) e Antonio Di Pietro (convenuto).

In tale ordinanza il Tribunale italiano, esaminando l'argomento difensivo sollevato dall'on.Di Pietro sotto forma di eccezione di insindacabilità, ha chiesto al Parlamento europeo di decidere sull'immunità di Antonio Di Pietro, dal momento che all'epoca dei fatti egli era parlamentare europeo.

Il 12 febbraio 2003 compariva sul sito Internet ufficiale della "Lista Di Pietro" un articolo, già pubblicato sul quotidiano "Rinascita" del 26 ottobre 2002, a firma Antonio Di Pietro.

In detto articolo, nel commentare il processo pendente dinanzi al Tribunale di Milano per la vicenda IMI-SIR/Lodo Mondadori, Di Pietro affermava che il dr. Filippo Verde era stato accusato di corruzione - insieme ad altri giudici - per aver accettato una tangente per "aggiustare" una sentenza (la frase incriminata era la seguente: "...la vicenda Lodo Mondadori riguarderebbe una sentenza emessa dal Tribunale di Roma - sempre sotto l'influenza diretta o indiretta dei giudici Metta, Verde e Squillante - che annullò un lodo arbitrale ...").

Nella premessa dell'atto di citazione, Filippo Verde dichiara che il suo nome non è mai comparso nella lista degli imputati per la vicenda del Lodo Mondadori e accusa Di Pietro di aver diffuso una notizia oggettivamente falsa, il che configura il reato di diffamazione (ex articolo 595 del Codice penale). Nell'atto di citazione, Filippo Verde chiede un risarcimento danni (ex articolo 185 del Codice penale) e, a titolo di riparazione (ex articolo 12 della legge 8 febbraio 1948, n. 47), una somma di euro 210.000.

Di Pietro riconosce che il suo articolo conteneva un "errore madornale", causato da un banale gioco di copyfile. In effetti, Filippo Verde non è mai stato coinvolto nella vicenda processuale del Lodo Mondadori; era stato invece coinvolto nel processo IMI-SIR, nell'ambito del quale era stato assolto da tutte le imputazioni contestategli.

Nella sua difesa, Di Pietro sostiene che questo errore tecnico/redazionale si è verificato perché i mass-media accomunavano normalmente le due vicende giudiziarie con il termine "processo IMI-SIR/Lodo Mondadori".

Di Pietro sostiene inoltre che l'erroneo inserimento di Verde nell'articolo contestato è in ogni caso marginale, dal momento che tale articolo riguardava essenzialmente le implicazioni politiche dei procedimenti giudiziari in questione.

Il convenuto sottolinea altresì che l'articolo era stato formulato in modo da rimarcare che l'accusa sostenuta dal Pubblico Ministero era ancora tutta da verificare.

II.  LEGISLAZIONE E CONSIDERAZIONI GENERALI SULL'IMMUNITA' DEI MEMBRI DEL PARLAMENTO EUROPEO

1.   Gli articoli 9 e 10 del Protocollo sui privilegi e sulle immunità delle Comunità europee dell'8 aprile 1965 stabiliscono quanto segue:

      Articolo 9:

          I membri del Parlamento europeo non possono essere ricercati, detenuti o perseguiti a motivo delle opinioni o dei voti espressi nell'esercizio delle loro funzioni.

      Articolo 10:

          Per la durata delle sessioni del Parlamento europeo, i membri di esso beneficiano:

          a) sul territorio nazionale, delle immunità riconosciute ai membri del Parlamento del loro paese,

          b) sul territorio di ogni altro Stato membro, dell'esenzione di ogni provvedimento di detenzione e da ogni procedimento giudiziario.

          L'immunità li copre anche quando essi si recano al luogo di riunione del Parlamento europeo o ne ritornano.

          L'immunità non può essere invocata nel caso di flagrante delitto e non può inoltre pregiudicare il diritto del Parlamento europeo di togliere l'immunità ad uno dei suoi membri.

2.   La procedura nel Parlamento europeo è disciplinata dagli articoli 6 e 7 del Regolamento. Le relative disposizioni stabiliscono quanto segue:

Articolo 6 - Revoca dell'immunità:

          1. Nell'esercizio dei suoi poteri in materia di privilegi e immunità, il Parlamento cerca principalmente di mantenere la propria integrità di assemblea legislativa democratica e di garantire l'indipendenza dei suoi membri nell'esercizio delle loro funzioni.

          2. Ogni richiesta diretta al Presidente da un'autorità competente di uno Stato membro e volta a revocare l'immunità a un deputato è comunicata al Parlamento riunito in seduta plenaria e deferita alla commissione competente.

          (...)

Articolo 7 - Procedure in materia di immunità:

          1. La commissione competente esamina senza indugio e nell'ordine in cui sono state presentate le richieste di revoca dell'immunità o di difesa delle immunità e dei privilegi.

          2. La commissione presenta una proposta di decisione che si limita a raccomandare l'accoglimento o la reiezione della richiesta di revoca dell'immunità o di difesa delle immunità e dei privilegi.

          3. La commissione può chiedere all'autorità interessata tutte le informazioni e tutti i chiarimenti che ritiene necessari per pronunciarsi sull'opportunità di revocare o di difendere l'immunità. Al deputato interessato è offerta l'opportunità di essere ascoltato; egli può produrre tutti i documenti o gli altri elementi scritti di giudizio che ritiene pertinenti. Può farsi rappresentare da un altro deputato.

          4. Qualora la richiesta di revoca dell'immunità comporti vari capi d'accusa, ciascuno di essi può essere oggetto di una decisione distinta. La relazione della commissione può proporre, a titolo eccezionale, che la revoca dell'immunità si riferisca esclusivamente alla prosecuzione del procedimento penale senza che contro il deputato possa essere adottata, finché non si abbia sentenza passata in giudicato, alcuna misura privativa o limitativa della sua libertà o qualsiasi altra misura che gli impedisca di esercitare le funzioni proprie del suo mandato.

          (...)

          6. Nei casi concernenti la difesa dei privilegi o delle immunità, la commissione indica se le circostanze costituiscono un ostacolo di ordine amministrativo o di altra natura alla libertà di circolazione dei deputati da e verso il luogo di riunione del Parlamento o all'espressione di un'opinione o di un voto nell'esercizio del loro mandato, oppure se sono assimilabili agli aspetti dell'articolo 10 del protocollo sui privilegi e le immunità che non rientrano nell'ambito del diritto nazionale, e formula una proposta per invitare l'autorità interessata a trarre le debite conclusioni.

          7. La commissione può fornire un parere motivato sulla competenza dell'autorità interessata e sulla ricevibilità della richiesta, ma in nessun caso si pronuncia sulla colpevolezza o meno del deputato né sull'opportunità o l'inopportunità di perseguire penalmente le opinioni o gli atti che gli sono attribuiti, anche qualora l'esame della richiesta abbia fornito alla commissione una conoscenza approfondita del merito della questione.

          (...)

          13. Qualsiasi richiesta di informazioni presentata da un'autorità competente quanto alla portata dei privilegi o delle immunità dei deputati è trattata in conformità delle norme che precedono."

III. MOTIVAZIONE DELLA DECISIONE PROPOSTA

L'on. Di Pietro sostiene che esiste un nesso fra la sua attività politica e l'articolo in questione e chiede l'applicazione dell'articolo 68, primo comma della Costituzione italiana, in base al quale "I membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell'esercizio delle loro funzioni".

Tale richiesta dovrebbe essere interpretata come richiesta di applicazione dell'articolo 9 del Protocollo, dal momento che Antonio Di Pietro è un ex deputato al Parlamento europeo e l'articolo in questione fu pubblicato quando egli ricopriva ancora detta carica.

Di fatto nelle sue affermazioni, riportate nell'atto di citazione presentato dall'attore, l'on. Di Pietro stava semplicemente commentando notizie di pubblico dominio.

Nel descrivere e criticare una delle più importanti vicende processuali che hanno alimentato il recente dibattito politico in Italia, egli stava esercitando le sue funzioni di parlamentare, esprimendo la sua opinione su un tema di interesse pubblico per i suoi elettori.

In breve, l'on. Di Pietro stava svolgendo le sue funzioni di deputato. Cercare di imbavagliare i parlamentari, avviando procedimenti giudiziari nei loro confronti, per impedire loro di esprimere le proprie opinioni su questioni che suscitano un legittimo interesse e preoccupazione nell'opinione pubblica è inaccettabile in una società democratica e costituisce una violazione dell'articolo 9 del Protocollo, che mira a salvaguardare la libertà di espressione dei parlamentari nell'esercizio del loro mandato, nell'interesse del Parlamento in quanto Istituzione.

IV. CONCLUSIONI

Sulla base delle considerazioni sopra esposte, la commissione giuridica, dopo aver esaminato le ragioni che militano a favore e contro la difesa dell'immunità, raccomanda di difendere l'immunità di Antonio Di Pietro.


ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

Approvazione

31.3.2009

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

9

0

0

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Carlo Casini, Monica Frassoni, Giuseppe Gargani, Klaus-Heiner Lehne, Manuel Medina Ortega, Hartmut Nassauer, Aloyzas Sakalas, Francesco Enrico Speroni, Diana Wallis

Ultimo aggiornamento: 9 aprile 2009Avviso legale