Procedura : 2010/2015(INI)
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A7-0223/2010

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P7_TA(2010)0307

RELAZIONE     
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2 luglio 2010
PE 439.380v02-00 A7-0223/2010

sul giornalismo e i nuovi media – creare una sfera pubblica in Europa

(2010/2015(INI))

Commissione per la cultura e l’istruzione

Relatore: Morten Løkkegaard

EMENDAMENTI
PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO
 MOTIVAZIONE
 ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO

sul giornalismo e i nuovi media – creare una sfera pubblica in Europa

(2010/2015(INI))

Il Parlamento europeo,

–   visto il titolo II del trattato sull’Unione europea,

–   visti gli articoli 11, 41 e 42 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea,

–   vista la dichiarazione comune del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione, dal titolo “Insieme per comunicare l’Europa”, firmata il 22 ottobre 2008(1),

–   vista la comunicazione della Commissione del 2 aprile 2008, dal titolo “Debate Europe – Valorizzare l'esperienza del Piano D per la democrazia, il dialogo e il dibattito” (COM(2008)0158),

–   vista la comunicazione della Commissione del 24 aprile 2008, dal titolo “Comunicare l'Europa tramite gli audiovisivi” (SEC(2008)0506),

–   vista la comunicazione della Commissione del 21 dicembre 2007, dal titolo “Comunicare l'Europa via Internet – Coinvolgere i cittadini” (SEC(2007)1742),

–   visto il documento di lavoro della Commissione del 3 ottobre 2007, dal titolo “Proposta relativa ad un Accordo interistituzionale Insieme per comunicare l’Europa” (COM(2007)0569),

–   vista la decisione n. 1904/2006/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 12 dicembre 2006, che istituisce, per il periodo 2007-2013, il programma “Europa per i cittadini” volto a promuovere una cittadinanza europea attiva(2),

–   vista la comunicazione della Commissione del 1° febbraio 2006, dal titolo “Libro bianco su una politica europea di comunicazione” (COM(2006)0035),

–   vista la sua risoluzione del 16 novembre 2006 sul Libro bianco su una politica europea di comunicazione(3),

–   vista la comunicazione della Commissione del 13 ottobre 2005, dal titolo “Il contributo della Commissione al periodo di riflessione e oltre: un Piano D per la democrazia, il dialogo e il dibattito” (COM(2005)0494),

–   vista la sua risoluzione del 12 maggio 2005 sull'attuazione della strategia di informazione e comunicazione dell’Unione europea(4),

–   visto l’articolo 48 del suo regolamento,

–   vista la relazione della commissione per la cultura e l’istruzione (A7-0223/2010),

A. considerando che l’accesso all’informazione per i cittadini e la comunicazione tra responsabili politici ed elettori sono elementi centrali delle nostre società a democrazia rappresentativa e rappresentano il prerequisito fondamentale per l'esercizio del diritto alla piena e consapevole partecipazione democratica dei cittadini alla vita pubblica nazionale e dell'UE,

B.  considerando che i cittadini hanno il diritto di essere informati sull’UE e i suoi progetti concreti, di esprimere le proprie idee sull’UE e di essere ascoltati; che la sfida della comunicazione consiste proprio nell’agevolare questo dialogo,

C. considerando che le ultime elezioni europee non hanno invertito la tendenza dell’astensionismo, sottolineando la necessità di perseverare nello sforzo di superare la distanza tra l’UE e i suoi cittadini,

D. considerando che è dimostrato chiaramente che i cittadini sono scarsamente informati sulle politiche e le tematiche dell'UE, ma esprimono la volontà di esserlo maggiormente, come indicato dai risultati di diversi sondaggi Eurobarometro; che, secondo gli stessi sondaggi, la mancanza d'informazione è una delle ragioni principali dell'astensionismo e della mancanza di fiducia dei cittadini nelle istituzioni dell'UE,

E.  considerando che il trattato di Lisbona ha conferito maggiori poteri al Parlamento europeo, nell’ambito del processo decisionale dell’UE, rendendo ancora più importante, per i cittadini dell'UE, la conoscenza del lavoro svolto dai loro rappresentanti eletti;

F.  considerando che il trattato di Lisbona introduce una nuova forma di partecipazione dei cittadini all'elaborazione delle politiche dell'UE: l'iniziativa dei cittadini europei; che l'accesso dei cittadini all'informazione e la loro capacità critica di capirla sono elementi fondamentali per il successo di detta iniziativa dei cittadini europei,

G. considerando che la sfera pubblica può essere considerata come uno spazio in cui le politiche pubbliche possono essere meglio comprese e condivise con tutti i cittadini dell'UE, in tutte le loro componenti e in tutta la loro diversità, allo scopo di soddisfare meglio le loro aspettative, e che essa deve essere non solo un luogo d'informazione, ma anche la sede di un'ampia consultazione che oltrepassi le frontiere nazionali e contribuisca allo sviluppo di un interesse comune a livello di UE,

H. considerando che il termine "nuovi media" è usato per descrivere le tecnologie dell'informazione e della comunicazione digitale sviluppate in rete e che queste nuove tecnologie favoriscono la diffusione dell'informazione e la molteplicità delle espressioni e consentono la costruzione di una democrazia più deliberativa; considerando che i media sociali elettronici creano nuove forme di pubblico, fisicamente disseminato, ma legato da comuni interessi per gli stessi argomenti, con un potenziale atto a creare nuove sfere pubbliche transnazionali,

I.   considerando che l’uso di piattaforme di media sociali da parte del Parlamento nella campagna elettorale per le elezioni europee del 2009 ha aumentato favorevolmente il numero di utenti attivi, soprattutto tra i giovani,

J.   considerando la trasformazione che si osserva nel modo in cui i giovani intendono, utilizzano e valorizzano i media, e l'ampio uso che essi fanno delle nuove tecnologie come mezzo di comunicazione,

K. considerando che la creazione di una sfera pubblica europea è strettamente legata all’esistenza di strutture mediatiche transnazionali o paneuropee e che non esiste oggi una sfera pubblica europea d'insieme, benché ci siano sfere pubbliche nazionali molto vivaci, tra le quali è quindi opportuno sviluppare delle sinergie sul modello, in particolare, del canale televisivo franco-tedesco Arte,

L.  considerando che, in base al Protocollo al trattato di Amsterdam sul sistema di radiodiffusione pubblica negli Stati membri(5), spetta agli Stati membri definire e organizzare la missione degli organismi pubblici di radiodiffusione,

M. considerando che la disciplina giuridica del mercato dei media è molto diversa nei singoli Stati membri e che è necessario rispettarla,

N. considerando che i media nazionali, e in particolare le emittenti del servizio pubblico, hanno la responsabilità particolare di informare in modo esauriente la popolazione circa i processi decisionali politici e la governance, responsabilità che dovrebbe estendersi alle questioni dell'UE,

O. considerando che il miglioramento della conoscenza dell’UE da parte della popolazione presuppone l’introduzione dello studio dell’Unione europea nei programmi scolastici,

P.  considerando che il giornalismo è un importante metro di democrazia e deve costituire un accesso libero all'espressione pluralista e considerando il ruolo primario dei media e del giornalismo nel processo di costruzione europea,

Q. considerando che l'UE, alla ricerca di legittimazione presso i cittadini degli Stati membri, deve favorire la creazione di media transnazionali capaci di conferire all'Europa una nuova dimensione democratica e indipendente, rafforzando nel contempo le regole a tutela del pluralismo e contro la concentrazione della proprietà dei media,

R.  considerando che l'introduzione di nuovi strumenti di comunicazione ha trasformato l'intero ambito delle professioni del settore giornalistico e dell'industria mediatica, inducendo a un ripensamento dei metodi tradizionali di queste professioni, consentendo a chiunque di creare e condividere contenuti nei blog; che i social network sono divenuti sedi indispensabili del Web 2.0 e hanno modificato le abitudini offrendo un altro punto di vista sull'informazione, dato che sempre di più i giornalisti che utilizzano queste reti come fonti d'informazione o per la diffusione delle informazioni; considerando che i media sociali hanno una certa importanza per condurre inchieste e produrre determinati tipi di articoli, e che vari giornalisti li utilizzano per pubblicare, condividere e promuovere i loro articoli,

1.  parte dal presupposto che deve essere obiettivo delle istituzioni dell'UE creare insieme una sfera pubblica europea caratterizzata dalla possibilità di partecipazione per tutti i cittadini dell'UE e avente come fondamento l'accesso libero e gratuito a tutte le informazioni pubbliche della Commissione europea, del Consiglio e del Parlamento in tutte le lingue dell'UE;

2.  accoglie con favore la dichiarazione comune del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione, dal titolo “Insieme per comunicare l’Europa” e chiede alle istituzioni europee di rispettare e di difendere questa dichiarazione;

3.  è del parere che la copertura delle notizie sull'UE debba essere assicurata da tutti i tipi di media, in particolare i mass media, e debba essere imparziale, basata sui fatti e indipendente, un prerequisito capitale per dar vita a un dibattito paneuropeo e per creare una sfera pubblica europea;

4.  osserva che il problema non è rappresentato dalla mancanza di notizie e di informazioni online sull’UE e sulle sue istituzioni, quanto piuttosto da una pluralità di informazioni senza una vera scala di priorità, che rischia di trasformarsi nell'equazione troppa informazione uguale nessuna informazione; rileva che tutte le istituzioni hanno lanciato le nuove piattaforme, le quali, però, non riescono ad attirare un pubblico vasto, spesso a causa di mancanza di chiarezza, di attrattiva o comprensibilità, spesso dovuta a un linguaggio troppo tecnico non immediatamente fruibile da cittadini privi di familiarità con le questioni europee; ritiene che esse dovrebbero essere dotate di un portale introduttivo che renda più comprensibile il funzionamento dell'insieme delle istituzioni europee;

5.  ritiene che la comunicazione dovrebbe basarsi su di un dialogo autentico tra cittadini e responsabili delle politiche, nonché su di un sereno confronto politico tra i cittadini stessi; auspica una comunicazione più interattiva e meno incentrata sulla comunicazione istituzionale, spesso fredda e distante dalla vita quotidiana dei cittadini;

6.  ritiene che una comunicazione efficace debba evidenziare la rilevanza diretta delle decisioni politiche prese a livello europeo sulla vita quotidiana dei cittadini, che considerano l'UE ancora troppo distante e poco influente nella risoluzione dei loro problemi concreti;

7.  invita la Commissione a rafforzare la politica della comunicazione e a collocarla ai primi posti della lista delle priorità nel momento in cui si inizierà a negoziare il quadro finanziario pluriennale per il periodo successivo al 2013;

Stati membri

8.  invita l'Osservatorio Europeo dell'audiovisivo e la Commissione, attraverso Eurostat, a monitorare la diffusione di notizie sull’UE sulle reti del servizio pubblico e privato negli Stati membri a livello nazionale, regionale e locale, al fine di facilitare lo scambio di buone pratiche, e di comunicare regolarmente i risultati delle loro osservazioni al Parlamento; suggerisce altresì che l'Osservatorio Europeo dell'audiovisivo pubblichi rilevazioni periodiche sulla copertura delle questioni concernenti l'UE nei media elettronici, tenendo conto dei contenuti, con particolare riguardo per le tematiche UE, ed anche di quelli che includono riferimenti a tali tematiche; invita la Commissione a svolgere un'analisi regolare del modo in cui i nuovi media stanno contribuendo alla creazione di una sfera pubblica europea;

9.  ricorda che ai sensi del nuovo articolo 12 del TUE i parlamenti nazionali partecipano al processo decisionale dell'UE a partire da una fase più iniziale rispetto al passato, ed esorta a fare in modo che tale coinvolgimento aumenti il grado del dibattito politico sull'UE a livello nazionale; sottolinea l’importanza del coinvolgimento dei parlamentari nazionali nel processo decisionale europeo e saluta con favore iniziative come la partecipazione diretta, da parte dei deputati nazionali, alle riunioni delle commissioni del PE tramite la trasmissione in streaming;

10. sottolinea l'importanza che i partiti politici hanno nel formare l’opinione pubblica sulle problematiche europee; osserva che essi hanno un ruolo di primo piano nell’incoraggiare il dibattito e contribuire alla sfera pubblica europea; ritiene che i partiti dovrebbero dare più spazio alle questioni europee nei loro programmi;

11. ritiene che le organizzazioni della società civile abbiano un ruolo importante da svolgere nel dibattito europeo; tale loro ruolo dovrebbe essere rafforzato mediante progetti di cooperazione mirati nel settore della comunicazione pubblica;

12. sottolinea la necessità, per ciascun Stato membro, di avere un ufficio specializzato per gli affari UE, con un responsabile competente ad illustrare le implicazioni locali, regionali e nazionali delle politiche UE e a fungere da punto di riferimento al quale i cittadini possano rivolgersi per le questioni europee;

13. evidenzia quanto sia importante per gli addetti stampa delle rappresentanze della Commissione e degli uffici di informazione del Parlamento europeo essere professionisti della comunicazione e svolgere un ruolo attivo e visibile nei dibattiti nazionali sulle questioni europee;

14. fa notare che il processo d'integrazione europea va avvicinato di più ai giovani e chiede di conseguenza agli Stati membri e alle regioni, al fine di familiarizzare gli studenti con le istituzioni dell'UE, un suo maggiore inserimento nei programmi educativi, incentrati sul contesto storico, gli scopi e le attività dell'UE, e li invita a scambiare, a livello europeo, le buone pratiche in questo settore; ritiene che il pieno coinvolgimento della scuola sia elemento essenziale della comunicazione UE per raggiungere e coinvolgere i giovani;

I media e l'UE

15. accoglie con favore i piani di formazione sulle questioni europee rivolti ai giornalisti ed elaborati dalla Commissione e dal Parlamento, insistendo affinché siano ampliati per far fronte alla domanda crescente; esprime la propria preoccupazione riguardo ai tagli delle linee della comunicazione del bilancio della Commissione europea, specialmente nel programma Informazione per i media;

16. riconosce l'importanza di estendere la gamma delle lingue di Euronews fino a copertura di tutti gli Stati membri (e oltre) e di far sì che continui ad essere un modello di giornalismo televisivo indipendente che promuova l'obiettività delle notizie, la qualità nella politica e la trasparenza nella pubblicità;

17. sottolinea l'importanza cruciale di rispettare, sia a livello di UE che nazionale, la libertà dei mezzi d'informazione e la loro indipendenza editoriale e specialmente il diritto delle emittenti radiotelevisive del servizio pubblico di pianificare i loro programmi come ritengono opportuno, dato che la loro autonomia di programmazione è un valore fondamentale dell'UE e il suo paesaggio mediatico va rispettato perché una società libera, aperta e democratica possa prosperare;

18. rileva che i media sociali hanno un immenso potenziale nel raggiungere le persone giovani e, pertanto, esorta la Commissione e il Parlamento a rafforzare l'attività giornalistica di mezzi d'informazione editorialmente indipendenti che sia diretta a una certa distanza dallo Stato;

19. sottolinea, considerato il ruolo speciale dei mezzi d'informazione come intermediari nel processo di formazione della volontà democratica e dell'opinione pubblica, la necessità di un'informazione politica affidabile, anche nel settore dei nuovi media; sottolinea l'importanza di promuovere partenariati fra i media pubblici e quelli privati al fine di raggiungere un più ampio spettro di pubblico;

20. sottolinea l'esigenza di creare un gruppo di corrispondenti tra i giornalisti specializzati accreditati a Bruxelles, il cui ruolo sarà quello di coprire le notizie UE in modo più istruttivo garantendo allo stesso tempo l'indipendenza dell'editoria, con l'obiettivo che questa "taskforce" fornisca informazioni in modo pienamente trasparente e accessibile al pubblico UE;

21. esorta la Commissione e il Parlamento a rafforzare ulteriormente il proprio impegno nell’istruzione e nella formazione del personale in materia di comunicazione, affinché quest’ultimo sia in grado di comunicare con i media e con il pubblico, al fine di migliorare l'informazione e la comunicazione delle istituzioni UE; considera essenziale potenziare il reclutamento di professionisti dei media per soddisfare tali requisiti;

22. invita la Commissione a aprirsi a tutti i mezzi di comunicazione, ad avere maggiori contatti con i giornalisti e i media e a sostenere tutti i progetti e le iniziative volti a informare meglio il pubblico sugli affari UE;

23. propone che la Commissione promuova e finanzi scambi sulle prassi ottimali tra le emittenti e altri professionisti dei media dei diversi Stati membri relativamente alla copertura dell'UE, inclusa la formazione dei media dei servizi pubblici;

24. ritiene estremamente preoccupante la recente diminuzione del numero di giornalisti accreditati a Bruxelles e che tale nuova situazione non sia nell'interesse delle istituzioni europee, né della stampa accreditata a Bruxelles; invita pertanto le istituzioni europee, a sostegno di quanti attualmente sono a Bruxelles, a cooperare più strettamente con i rappresentanti della stampa a Bruxelles dimostrando maggiore apertura nei loro confronti; propone a tale riguardo di prendere misure per agevolare la procedura di accreditamento per i giornalisti;

25. si compiace che molti operatori media, e in particolare le emittenti di servizio pubblico, abbiano notevolmente investito in nuovi servizi media interattivi e non lineari, coprendo notiziari e affari correnti, soprattutto in Internet, anche a contenuto europeo, e che quindi stiano soprattutto raggiungendo pertanto, specialmente, un pubblico più giovane;

26. riconosce che le emittenti di servizio pubblico non sono i soli strumenti che possono essere utilizzati per far giungere messaggi dell'UE ai cittadini, in quanto l'esperienza empirica suggerisce che le emittenti private sono anch'esse una risorsa chiave per la copertura delle informazioni UE e possono contribuire allo sviluppo e alla promozione di una sfera pubblica europea;

27. accoglie con favore il progetto pilota sulle borse di ricerca per il giornalismo investigativo transfrontaliero; è del parere che l'indipendenza dei membri del comitato di selezione sia d'importanza vitale per garantire l'indipendenza editoriale;

28. sostiene un'iniziativa europea che crei programmi di formazione in affari UE, soprattutto per i giovani giornalisti; ribadisce che si dovrebbero adottare iniziative per incoraggiare i giornalisti a produrre nuovi pezzi regolari sulle attività delle istituzioni dell'UE; esorta gli Stati membri a inserire corsi di giornalismo tra le materie scolastiche curricolari utilizzando i nuovi mezzi d'informazione;

Media del servizio pubblico

29.  sottolinea che secondo il Protocollo di Amsterdam è competenza degli Stati membri definire, organizzare e finanziare le emissioni di servizio pubblico; incoraggia gli Stati membri a includere pertanto la copertura dell'UE al momento di determinare il mandato delle emittenti del servizio pubblico, nel quadro del Protocollo di Amsterdam;

30. sottolinea che le emittenti del servizio pubblico nazionale e regionale hanno una particolare responsabilità nell’informare il pubblico circa le politiche e i processi decisionali a livello UE; evidenzia, a tal proposito, che le emittenti del servizio pubblico devono analizzare con sguardo critico, nella piena indipendenza editoriale, la copertura delle notizie sull’UE da essi offerta e fissare degli obiettivi ambiziosi;

31. sottolinea che gli Stati membri dovrebbero garantire l’indipendenza delle emittenti del servizio pubblico e che queste ultime hanno la responsabilità di informare sull'UE nel contesto della loro funzione di servizio pubblico e di informare e rafforzare i cittadini e la società civile;

32. sottolinea la necessità che i media del servizio pubblico integrino le tecniche di comunicazione basate sui nuovi media, onde rafforzare la propria credibilità tramite la partecipazione aperta del pubblico; esorta le emittenti del servizio pubblico a creare, ad esempio, delle tribune online da trasmettere in streaming, tramite le quali il pubblico possa seguire le discussioni dei parlamenti nazionali e del Parlamento europeo e scambiare opinioni al riguardo;

UE/approccio locale

33. sottolinea l'importanza di garantire che le istituzioni dell’UE lavorino in parallelo per migliorare la comunicazione; esse dovrebbero contribuire a decentralizzare la politica di comunicazione dell’UE verso una dimensione locale e regionale, allo scopo di ravvicinare i differenti livelli di comunicazione, ed incoraggiare gli Stati membri ad essere più attivi nell’informare i cittadini sulle questioni inerenti all’UE;

34. chiede alla Commissione di continuare l'approccio "going local" nell'intento di rendere l'UE più visibile a livello locale;

35. nota l’operato della Commissione con le radio e le televisioni locali, unitamente al finanziamento delle stesse; precisa che le emittenti devono godere della completa indipendenza editoriale;

Parlamento europeo

36. suggerisce che un gruppo di lavoro del Parlamento europeo, da istituire su base temporanea, esamini le nuove soluzioni già esistenti nel mondo dei media e formuli proposte sulle modalità di creazione di relazioni interparlamentari tra i parlamenti nazionali o regionali e il Parlamento europeo;

37. riconosce le funzioni accresciute dei parlamenti nazionali e, quindi, l’importanza della presenza di un ufficio di informazione del Parlamento europei in ogni Stato membro; rileva, tuttavia, che per avere maggiore visibilità, tali uffici devono rivedere la definizione del proprio mandato, inserendo il rafforzamento dei contatti con i parlamenti nazionali, le autorità locali e regionali e i rappresentanti della società civile;

38. evidenzia la necessità che gli uffici di informazione del PE a livello locale offrano informazioni mirate sulle decisioni e le attività del Parlamento al pubblico in generale; propone di esaminare l'opportunità di conferire maggiore indipendenza agli uffici d'informazione nel decidere in qual modo comunicare con il pubblico;

39. considera che gli uffici di informazione del Parlamento negli Stati membri debbano svolgere un ruolo più incisivo nel coinvolgere i media sia a livello nazionale che a livello regionale e locale; suggerisce di aumentare le linee di bilancio per gli uffici di informazione del Parlamento, con la finalità specifica di migliorare la comunicazione;

40. ritiene sia opportuno valutare il rapporto costi benefici di EuroparlTV, sulla base di un'analisi esaustiva di valutazione e di pubblico; consiglia di sviluppare EuroparlTV, integrandola maggiormente nella strategia di diffusione via Internet del Parlamento, procedendo al contempo ad adeguati aggiustamenti del suo statuto per garantirne l'indipendenza editoriale e mettendone il contenuto quanto più possibile a disposizione dei canali TV e dei media online che desiderino utilizzarlo;

41. si compiace del fatto che il premio del Parlamento europeo al giornalismo includa la categoria dei nuovi media;

Giornalismo e nuovi media

42. sollecita i giornalisti e altri professionisti dei media a riunirsi per discutere ed esaminare il giornalismo europeo di domani;

43. sottolinea che gli Stati membri devono ideare concetti fattibili per i media UE che vadano oltre la pura trasmissione di informazioni e consentano loro di contribuire pienamente alla diversità culturale e linguistica dell'UE;

44. sottolinea che, sebbene le reti sociali rappresentino un mezzo relativamente buono di divulgare rapidamente l'informazione, la loro affidabilità in quanto fonti non può essere sempre garantita a sufficienza ed essi non possono essere considerati media professionali; rileva che il modo in cui i dati sono gestiti sulle piattaforme delle reti sociali in molti casi può rivelarsi pericoloso e dar luogo a gravi violazioni dell'etica giornalistica e che pertanto è necessaria molta cautela nell'utilizzare questi nuovi strumenti; sottolinea l'importanza di elaborare un codice etico applicabile ai nuovi media;

45. sottolinea che le modifiche al modo in cui i giornalisti perseguono la propria professione stanno portando a media più aperti e impegnati al servizio delle comunità che risultano sempre meglio informate, ma che occorre prendere misure per garantire che ciò sia nell'interesse del giornalismo nel suo complesso e non incida sullo statuto dei giornalisti;

46. sottolinea l'esigenza che i giornalisti e i professionisti dei media stiano in ascolto degli sviluppi della propria professione in continua evoluzione e si avvantaggino delle possibilità offerte dalle reti sociali, che possono consentire loro di espandere le proprie reti di conoscenza facilitando quello che si potrebbe chiamare "controllo del web"; osserva con interesse che, nonostante l'irreversibile emergere delle reti sociali, il giornalismo ha mantenuto il proprio ruolo chiave nella trasmissione di notizie, perché i giornalisti utilizzano queste reti profondamente diverse per effettuare ricerche approfondite e controllare i fatti, dando perciò luogo a un nuovo modello di giornalismo partecipatorio e approfondendo la divulgazione dell'informazione;

47. sottolinea il ruolo cruciale dei giornalisti in una società moderna confrontata a un fuoco di fila di informazioni, in quanto sono gli unici che possano dare un notevole valore aggiunto all'informazione utilizzando la propria professionalità, etica, capacità e credibilità per dare un senso alle notizie; sottolinea che la qualità e l'indipendenza dei media può essere garantita soltanto mediante rigorosi criteri professionali e sociali;

o

o        o

48. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1)

GU C 13, del 20.1.2009, pag. 3.

(2)

GU L 378, del 27.12.2006, pag. 32.

(3)

GU C 314 E, del 21.12.2006, pag. 369.

(4)

GU C 92 E, del 20.4.2006, pag. 403.

(5)

GU C 340 del 10.11.1997, pag. 109.


MOTIVAZIONE

Politica e comunicazione sono due facce della stessa medaglia. Di conseguenza, se la politica non viene adeguatamente comunicata, si pone un problema. È in tale contesto che l’UE affronta la sua sfida più impegnativa.

L’obiettivo generale di questa relazione è presentare – in particolare alle istituzioni europee e agli Stati membri – dei percorsi per coinvolgere maggiormente i cittadini europei nelle questioni che riguardano l’Unione europea. La relazione esamina i modi in cui la comunicazione può avviare, incentivare e agevolare il dibattito europeo e il flusso delle informazioni, sia per mezzo di una più ampia discussione delle questioni europee nei media nazionali che tramite una sfera pubblica europea.(1)

Tre sono gli elementi centrali che illustrano le carenze dei precedenti tentativi di creazione di una sfera pubblica europea:

1.  l’UE è un’entità complessa, che non è facile spiegare. Non esiste una soluzione univoca per la creazione di una sfera pubblica europea. Pertanto, è necessaria una ricca combinazione di diverse soluzioni;

2.  lo scaricabarile: a causa di questa complessità, nessuno si assume la responsabilità diretta e i leader sono pronti a biasimare l’UE, in caso di sondaggi avversi o di un’opinione pubblica ostile sulle questioni europee. Pertanto, è necessario che i responsabili politici degli Stati membri e delle istituzioni europee si assumano la propria responsabilità;

3.  la creazione di una sfera pubblica europea deve iniziare dal basso, a partire dai popoli europei. Soltanto in questo modo i cittadini deterranno davvero il controllo.

Creare una sfera pubblica europea è un obiettivo da realizzare su più piani. Non è compito soltanto dei media, ma anche un dovere dei politici e delle istituzioni pubbliche. In passato, sia la Commissione che il Parlamento hanno intrapreso delle iniziative per promuovere un dibattito paneuropeo e si sono ottenuti dei risultati(2). Ma si può fare ancora molto.

Lo scenario istituzionale e tecnologico non è mai stato tanto favorevole. Il trattato di Lisbona è un passo importante nella democratizzazione dell’Unione europea e i nuovi media offrono delle nuove opportunità. Il potenziale per il coinvolgimento dei cittadini non è mai stato così forte.

Tuttavia, non ne è scaturito un miglioramento della situazione, quando si tratta di introdurre le questioni europee nell’agenda degli Stati membri. Lo strumento fondamentale per superare questo ostacolo è la comunicazione.

Il problema non è la mancanza di informazioni; diversi soggetti – i media, così come le istituzioni – sono coinvolti nella diffusione delle informazioni sulle tematiche europee, ma ciò non è sufficiente.

Quando si parla di questioni europee, i protagonisti del settore devono distinguere l’informazione dei cittadini dalla comunicazione con gli stessi. Informare è un processo unilaterale, mentre comunicare è un processo bilaterale che implica un dialogo. Informare soltanto attraverso l’offerta di contenuti non garantisce che si riesca a suscitare l’interesse dei cittadini degli Stati membri. È pertanto fondamentale che il “mittente” osservi i principi della comunicazione per creare un dialogo con i cittadini.

1. Lo scenario politico

Due sono i parametri che hanno un ruolo importante nel cercare di coinvolgere politicamente i cittadini nelle questioni europee:

1.  la partecipazione diretta, come avviene per le elezioni. Oggi le elezioni dirette si tengono a cadenza quinquennale, limitandosi al Parlamento europeo, mentre cariche importanti, quali l’Alto rappresentante, il presidente della Commissione e il presidente del Consiglio europeo sono assegnate senza il coinvolgimento dei cittadini(3);

2.  è fondamentale la cultura politica europea a livello nazionale. Se i cittadini, negli Stati membri, devono nutrire un interesse genuino per le questioni europee, è essenziale che i parlamentari nazionali si occupino di politiche europee e accrescano la consapevolezza della normativa europea nelle loro sfere nazionali.

A livello nazionale, l’esistenza di un ministro per gli Affari europei è un passo nella giusta direzione e dovrebbe essere giudicato un segnale politico forte per porre l’UE ai primi posti dell’agenda politica. È ancora più importante che il ministro per gli Affari europei rappresenti un punto di riferimento al quale i cittadini possano rivolgere domande dirette, chiedendo delle risposte, promuovendo così la creazione di una sfera pubblica europea.

La sfida sarà creare un’autentica cultura della cooperazione tra tutte le istituzioni europee in termini di comunicazione dell’azione dell’UE, come indicato dalla dichiarazione comune “Insieme per comunicare l’Europa” del 2008. Ciò dovrebbe comprendere la collaborazione tra l’UE, i governi e i parlamenti nazionali.

Il trattato di Lisbona

Due elementi sanciti dal trattato di Lisbona rappresentano dei passi concreti per coinvolgere maggiormente i cittadini nelle questioni europee:

1.  il trattato di Lisbona introduce un maggior coinvolgimento dei parlamenti nazionali. Il relatore accoglie con favore questa iniziativa, poiché innalza il livello di informazione e di comunicazione;

2.  L’Iniziativa dei cittadini europei offre agli europei la possibilità di impegnarsi attivamente sulle problematiche europee, dando mandato di agire alla Commissione. Essa possiede un enorme potenziale comunicativo, dato che la raccolta di un milione di firme è in sé un fatto positivo ed è un evento che può suscitare l’interesse dei media. Inoltre, l’Iniziativa è un’attività transfrontaliera che contribuirà a creare una sfera pubblica europea.

2. I media

È notoria la scarsa copertura delle questioni europee nei media degli Stati membri. Per creare una sfera pubblica europea i cittadini devono entrare in più stretto contatto con la vita politica delle istituzioni europee.

Da un quadro generale della copertura delle notizie sull’UE da parte dei media, emerge che la carta stampata riporta regolarmente notizie sulle questioni europee, mentre i telegiornali (con poche evidenti eccezioni) hanno ampi margini di miglioramento.

Emittenti del servizio pubblico

Il relatore riconosce il ruolo essenziale delle emittenti del servizio pubblico e la necessità di rafforzarle e di sostenerle politicamente. La storia ci ha dimostrato che il mercato non è in grado di dare sostanziale copertura alle notizie sull’Unione europea, pertanto è capitale che gli Stati membri garantiscano il rispetto dei regolamenti del servizio pubblico, al fine di assicurare ai cittadini la fruizione delle notizie relative all’UE.

Iniziative dell’Unione europea

L’Unione europea ha lanciato e sostenuto diverse iniziative, nel tentativo di creare mezzi di comunicazione paneuropei, tra cui i più noti sono Euronews ed EuroparlTV.

Euronews non è riuscita a raggiungere un pubblico vasto e generalizzato nell’UE, in parte a causa delle diversità linguistiche nella percezione del giornalismo e nel reperimento delle notizie.

EuroparlTV è un’innovazione tecnologica che, tuttavia, soffre della mancanza di spessore giornalistico.

Il relatore ritiene pertanto che siano necessarie delle alternative concrete.

I corrispondenti dall’UE

Il numero di giornalisti accreditati presso le istituzioni europee è diminuito negli ultimi anni. Questo decremento non è sfociato in una riduzione della produzione di notizie, soprattutto grazie ai media online, generando la convinzione che non è necessario che i giornalisti stiano fisicamente a Bruxelles.

Questa tendenza preoccupa il relatore. Per occuparsi delle notizie sugli affari europei i giornalisti devono stare a Bruxelles. Soltanto incontrando le persone de visu, e a stretto contatto con le istituzioni europee, i giornalisti possono praticare un giornalismo investigativo quotidiano e approfondito da Bruxelles. Amplificare la copertura mediatica sull’UE incrementando la presenza, a Bruxelles, di personale delle emittenti del servizio pubblico può essere, inoltre, un incentivo per le emittenti private, affinché accrescano la loro presenza.

3. Tecnologia – i nuovi media

Il dialogo è uno strumento efficace per coinvolgere i cittadini. A questo proposito, i nuovi media sociali online rivestono un ruolo importante. I media sociali, in tale contesto, comprendono piattaforme come Twitter e Facebook, tramite le quali un numero crescente di politici e di istituzioni dialoga con i cittadini.

I media sociali sono particolarmente adatti alla comunicazione per diversi motivi:

1.  i media sociali possono raggiungere un pubblico che non è interessato ai canali di comunicazione mediatica convenzionali. Questo pubblico si aspetta non soltanto di accedere al mezzo di comunicazione, ma anche di interagire con esso, di condividere e di utilizzare le informazioni;

2.  per raggiungere tale pubblico occorre essere presenti nei luoghi in cui avvengono queste conversazioni, ovvero su Facebook, Twitter e su altre reti sociali online;

3.  i media sociali permettono di instaurare con i cittadini un dialogo sulle finalità dell'UE;

4.  la comunicazione online tramite i media sociali è il segno dell’apertura verso un impegno attivo per il dibattito e la discussione online. Il Parlamento è stato un precursore in tal senso, fin dallo scorso anno, quando ha partecipato attivamente alle discussioni sui media sociali durante il periodo delle elezioni europee;

5.  infine, i media sociali hanno un enorme potenziale comunicativo con i giovani, una fascia d’età tradizionalmente difficile da raggiungere per l’UE.

4. L’UE e gli Stati membri

Il Parlamento europeo ha compiuto dei progressi significativi in termini di trasparenza, passando da un’istituzione relativamente chiusa a riunioni aperte, trasmesse in streaming. Tale apertura deve essere ulteriormente migliorata, con obiettivi ambiziosi.

È altresì necessario un cambiamento delle politiche di comunicazione all’interno delle istituzioni europee. L'orientamento per il personale dovrebbe sottolineare che è più facile essere assolti per aver agito che ottenere un'autorizzazione. Ciò vuol dire che, in un sistema gerarchico, in caso di necessità, i funzionari di tutti i livelli dovrebbero essere autorizzati a rispondere prontamente sia ai cittadini che alla stampa.

Se le sfere nazionali devono aprirsi al dibattito sulle questioni europee, è essenziale che le istituzioni europee perseguano una politica di comunicazione ambiziosa. I leader nazionali ed europei hanno la responsabilità di diffondere le informazioni, non soltanto tramite i canali tradizionali, ma anche tramite i mezzi di comunicazione nei quali i cittadini possano avere un ruolo attivo. Per questo è essenziale che il personale sia adeguatamente formato per sviluppare le proprie capacità di comunicazione.

Occorre inoltre consolidare i contatti tra l’UE e gli Stati membri. Le rappresentanze del Parlamento e della Commissione negli Stati membri devono svolgere una funzione più attiva nei dibattiti nazionali.

5. Un approccio locale

Nella comunicazione delle tematiche dell’Unione europea è essenziale adottare un approccio locale. Per i giornalisti ciò significa che gli articoli sul roaming, sulla PAC o sulla nuova normativa relativa all’etichettatura devono essere redatti in relazione all’impatto nazionale della notizia che riportano. Ciò implica un approccio dal basso verso l’alto, capace di inserire, nel grande dipinto europeo, il piccolo dettaglio relativo ad uno Stato membro.

Le trasmissioni televisive e radiofoniche sull’UE a carattere regionale rappresentano un’adeguata soluzione per il relatore, oltre ad essere un solido complemento della programmazione dei media nazionali. A tale proposito i finanziamenti europei possono sostenere le emittenti regionali, con la prospettiva di una copertura critica e indipendente delle notizie che riguardano l’UE. Il relatore accoglie con favore l’iniziativa della Commissione sulla radiodiffusione paneuropea delle reti televisive e radiofoniche regionali.

Il relatore individua una soluzione nei partenariati pubblico-privato per la comunicazione relativa alle tematiche dell’Unione europea. Ciò significa invitare professionisti del mondo dei media, affinché si occupino della comunicazione per l’Unione europea, come è stato fatto in passato.

6. La nuova storia europea

Non è sufficiente un approccio locale. Anche se i funzionari dell’Unione europea devono essere in grado di porgere informazioni concrete alle quali i cittadini possano far riferimento, il potenziale di una sfera pubblica europea risiede anche nel sentimento identitario che va al di là della nazionalità. A tal proposito, è importante offrire una narrazione comune europea che vada oltre i pregiudizi nazionali e politici. In breve, la cronaca europea degli ultimi 50 anni si è basata sulla pace tra le nazioni, sul benessere economico e sul mercato comune. È ora essenziale definire gli elementi centrali di una nuova narrazione dell’Europa, perché le nuove generazioni crescono dando per acquisita l’UE.

La sfida risiede nel definire i valori fondanti dell’UE. A questo proposito, sono vitali il contributo, l’impegno e il controllo da parte dei cittadini europei, con il concorso dei leader europei.

(1)

Europeizzazione delle sfere pubbliche nazionali significa un’amplificazione delle tematiche europee nelle sfere nazionali. Una sfera pubblica europea implica un dibattito che trascende i confini nazionali e si rivolge a un pubblico europeo.

(2)

Il Parlamento ha condotto una valida campagna su Facebook durante le elezioni europee, con l’adesione di 60 000 sostenitori. La Commissione ha utilizzato con efficacia la comunicazione online, lavorando su EU Tube, e ha compiuto passi importanti con la campagna per gli spazi pubblici europei.

(3)

A tale proposito, il relatore è favorevole all’iniziativa da parte dei cittadini quale esempio di partecipazione diretta.


ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

Approvazione

23.6.2010

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

24

3

1

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Malika Benarab-Attou, Lothar Bisky, Piotr Borys, Jean-Marie Cavada, Silvia Costa, Santiago Fisas Ayxela, Mary Honeyball, Petra Kammerevert, Morten Løkkegaard, Doris Pack, Chrysoula Paliadeli, Marie-Thérèse Sanchez-Schmid, Marietje Schaake, Marco Scurria, Joanna Senyszyn, Timo Soini, Emil Stoyanov, László Tőkés, Helga Trüpel, Gianni Vattimo, Marie-Christine Vergiat, Sabine Verheyen, Milan Zver

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Nessa Childers, Ramona Nicole Mănescu, Hans-Peter Martin, Iosif Matula, Georgios Papanikolaou, Hella Ranner, Rui Tavares

Supplenti (art. 187, par. 2) presenti al momento della votazione finale

Milan Cabrnoch, Ildikó Gáll-Pelcz, Paweł Robert Kowal

Ultimo aggiornamento: 26 agosto 2010Avviso legale