– visti l'articolo 2, e l'articolo 3, paragrafo 3, del trattato sull'Unione europea,
– visti gli articoli 8, 151, 153 e 157 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,
– vista la Carta dei diritti fondamentali dell'UE, segnatamente le disposizioni relative ai diritti sociali e alla parità tra uomini e donne,
– vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948,
– visto il Patto internazionale delle Nazioni Unite del 1966 sui diritti economici, sociali e culturali,
– vista la Convenzione delle Nazioni Unite del 1979 sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne (CEDAW),
– viste la Dichiarazione e la Piattaforma d'azione di Pechino, adottate dalla Conferenza mondiale sulle donne il 15 settembre 1995,
– visti gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio definiti dalle Nazioni Unite nel 2000, in particolare l'Obiettivo 1 (eliminare la povertà estrema e la fame) e l'Obiettivo 3 (promuovere la parità di genere),
– vista la risoluzione 1558 (2007) dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa sulla femminilizzazione della povertà,
– vista la direttiva 2006/54/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 luglio 2006, riguardante l'attuazione del principio delle pari opportunità e della parità di trattamento fra uomini e donne in materia di occupazione e impiego (rifusione)(1),
– vista la decisione n. 1098/2008/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 ottobre 2008, riguardante l’anno europeo della lotta alla povertà e all’esclusione sociale (2010)(2),
– vista la decisione n. 283/2010/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 marzo 2010, che istituisce uno strumento di microfinanziamento per l'inclusione sociale e l'occupazione, Progress(3),
– visto il progetto di conclusioni del Consiglio del 30 ottobre 2007 sulla revisione dell'attuazione da parte degli Stati membri e delle istituzioni dell'UE, della piattaforma d'azione di Pechino - Indicatori per le donne e la povertà (13947/07),
– vista la relazione della Commissione del 3 ottobre 2008 dal titolo "Realizzazione degli obiettivi di Barcellona con riguardo alle strutture di custodia per i bambini in età prescolastica" (COM(2008)0638),
– vista la relazione della Commissione del 18 dicembre 2008 sulla parità tra donne e uomini – 2010 (COM(2009)0694),
– visto il documento di lavoro che accompagna la relazione della Commissione sulla parità tra donne e uomini 2010 (SEC(2009) 1706),
– vista la comunicazione della Commissione sulla strategia per la parità tra donne e uomini 2010-2015" (COM(2010)0491),
– visti i documenti di lavoro che accompagnano la comunicazione della Commissione sulla strategia per la parità tra donne e uomini 2010-2015 SEC(2010)1079) e (SEC(2010)1080),
– vista la comunicazione della Commissione ”Europa 2020: Una strategia per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva" (COM(2010)2020),
– vista la relazione di Eurofound del 24 marzo 2010 ‘Second European Quality of Life Survey (Seconda rassegna sulla qualità della vita in Europa: Vita familiare e lavoro,
– vista la sua risoluzione del 13 ottobre 2005 su donne e povertà nell’Unione europea(4),
– vista la sua risoluzione del 18 novembre 2008 recante raccomandazioni alla Commissione sull'applicazione del principio della parità retributiva tra donne e uomini(5),
– vista la sua risoluzione del 6 maggio 2009 sul coinvolgimento attivo delle persone escluse dal mercato del lavoro(6),
– vista la sua risoluzione del 10 febbraio 2010 sulla parità tra uomini e donne nell'Unione europea - 2009(7),
– vista la sua risoluzione del 17 giugno 2010 sugli aspetti di genere della recessione economica e della crisi finanziaria(8),
– vista la propria risoluzione del 17 giugno 2010 sulla valutazione dei risultati della tabella di marcia per la parità tra donne e uomini 2006-2010 e raccomandazioni per il futuro(9),
– vista la sua risoluzione del 7 settembre 2010 sul ruolo delle donne in una società che invecchia(10),
– vista la sua risoluzione del 19 ottobre 2010 sulle lavoratrici precarie(11),
– visto l’articolo 48 del suo regolamento,
– visti la relazione della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere e il parere della commissione per l'occupazione e gli affari sociali (A6-0031/2011),
A. considerando che, secondo la summenzionata decisione 1098/2008/CE, le attività nel quadro dell'Anno europeo della lotta alla povertà e all'esclusione sociale avrebbero dovuto tenere conto dei diversi rischi e livelli di povertà e di esclusione sociale vissuta da donne e uomini; che 85 milioni di europei vivono al di sotto della soglia di povertà e il 17% di tutte le donne nell'Unione europea dei 27 paesi sono classificate tra quanti vivono in povertà;che negli ultimi dieci anni, il numero delle donne in situazione di povertà è aumentato in modo sproporzionato rispetto agli uomini,e considerando che la povertà dei genitori spesso porta alla povertà dei figli e condiziona pesantemente la loro vita futura,
B. considerando che l'Unione europea deve affrontare una grave crisi economica, finanziaria e sociale che danneggia in modo particolare le donne sia nel mercato del lavoro che nella vita personale, poiché hanno maggiori probabilità di svolgere lavori precari, sono esposte al rischio di licenziamento e devono fare assegnamento su una minore copertura da parte dei sistemi di protezione sociale; che inoltre, in tempi di recessione economica, le persone che già rischiavano di vivere una situazione di povertà, per la maggior parte donne, sono ora più vulnerabili, in particolare i gruppi maggiormente svantaggiati,
C. considerando che le misure di austerità attuate in tutta l'UE avranno un impatto particolarmente pregiudizievole sulle donne, la cui presenza nel settore pubblico sia in qualità di lavoratrici dipendenti sia di beneficiarie dei servizi è predominante,
D. considerando che la lotta contro la povertà è uno dei cinque obiettivi misurabili proposti dalla Commissione per l'UE 2020; considerando che l'orientamento integrato 10 della Strategia Europa 2020 (Promuovere l'inclusione sociale e lotta alla povertà), incoraggia a dar vita a politiche nazionali per proteggere in particolare le donne dal rischio di povertà, garantendo la sicurezza del reddito per le famiglie monoparentali o le donne anziane,
E. considerando che le donne sono per tradizione maggiormente a rischio di povertà – soprattutto le madri single e le donne di età superiore ai sessantacinque anni, che spesso percepiscono pensioni appena al di sopra del livello minimo di sussistenza per varie ragioni, per esempio perché hanno interrotto per un periodo il lavoro o vi hanno rinunciato per assumersi le responsabilità della famiglia o perché hanno lavorato nell'impresa del marito, soprattutto nei settori del commercio e dell'agricoltura, senza percepire una remunerazione e senza essere iscritte al regime di previdenza sociale; e che la maggior parte delle politiche è volta a sostenere le famiglie con figli, mentre il 35% delle famiglie è costituito da un unico componente, che nella maggior parte dei casi è una donna,
F. considerando che la parità tra uomini e donne rappresenta un'arma per lottare contro la povertà delle donne perché ha un impatto positivo sulla produttività e sulla crescita economica, e conduce a un aumento della partecipazione delle donne nel mercato del lavoro, generando numerosi benefici sociali ed economici,
G. considerando che il tasso di occupazione femminile è pari al 59,1% in media; che, dal 2000, il divario retributivo medio è rimasto significativo (18% nell'insieme dell'UE e fino a oltre il 30% in alcuni Stati membri nel 2010), che il principio della parità di retribuzione tra uomini e donne costituisce uno dei principi fondamentali sanciti nei trattati europei; e che il mercato del lavoro segregato per genere ha conseguenze dirette sulle donne,
H. considerando che in 16 Stati membri il rischio di estrema povertà tra le donne supera di gran lunga quello degli uomini,
I. considerando che il lavoro subordinato non costituisce di per sé un'adeguata protezione contro la povertà estrema; e che, principalmente per effetto della segregazione professionale, la presenza delle donne nei lavori meno retribuiti è maggiore di quella degli uomini e che spesso neppure le prestazioni di sicurezza sociale costituiscono, da sole, una protezione contro la povertà estrema,
J. considerando che quanto più a lungo una persona vive in condizioni di povertà con un reddito particolarmente basso, tanto maggiore è il rischio che si ritrovi in uno stato di privazione economica e di esclusione sociale permanente; che, pertanto, le misure volte a lottare contro la povertà non dovrebbero limitarsi ad aiutare coloro che vivono già in condizioni di estrema privazione economica, ma dovrebbero cercare anche di prevenire e affrontare tempestivamente i fattori che determinano per i cittadini, e soprattutto per le donne, condizioni di privazione economica e sociale estrema,
K. considerando che esistono notevoli disparità di età e genere nella quantità di tempo dedicato al lavoro non retribuito e di coinvolgimento quotidiano in attività di cura; considerando che le donne in particolare svolgono il maggior carico di lavoro non retribuito,
L. considerando che l'accesso universale ai servizi di supporto accessibili e di qualità, come le strutture di assistenza all'infanzia e le strutture di assistenza agli anziani e ad altre persone non autosufficienti è importante ai fini di una partecipazione paritaria di donne e uomini nel mercato del lavoro e come mezzo per prevenire e ridurre la povertà,
M. considerando che gli anziani sono maggiormente a rischio di povertà rispetto al resto della popolazione – circa il 19% degli ultrasessantacinquenni nel 2008 nell'UE-27; e che le donne più anziane si trovano in una posizione particolarmente precaria, poiché il loro diritto a un reddito da pensione spesso deriva dal loro stato civile (prestazioni a favore del coniuge o pensione di reversibilità) e poiché raramente hanno diritto a percepire una pensione propria adeguata, a causa di interruzioni di carriera, divari retributivi e altri fattori, e che, di conseguenza, le donne si trovano più spesso degli uomini in situazioni di povertà estrema e persistente (il 22% delle donne ultrasessantacinquenni è a rischio di povertà, contro il 16% degli uomini),
N. considerando che la gravidanza influisce sulle opportunità di lavoro e di istruzione delle donne in misura maggiore rispetto agli uomini, per esempio nei casi in cui una gravidanza indesiderata costringe la donna a interrompere gli studi,
O. considerando che le donne, in particolare nelle zone rurali, con più frequenza degli uomini sono parte dell'economia informale, non essendo registrate sul mercato del lavoro ufficiale, o avendo contratti di lavoro a breve termine, che generano particolari problemi per i diritti sociali delle donne, compresi i diritti durante la gravidanza, il congedo di maternità e l'allattamento, l'acquisizione dei diritti pensionistici e l'accesso alla sicurezza sociale,
P. considerando che la povertà è un fattore associato all'aumento del rischio di violenza basata sul genere, che è un importante ostacolo alla parità tra generi; e che la violenza domestica, oltre a privare le donne del lavoro e dell'abitazione e a compromettere le loro condizioni di salute, può farle precipitare nella spirale della povertà; considerando, inoltre, che la tratta di esseri umani è una forma moderna di schiavitù che colpisce le donne e le ragazze su larga scala e costituisce un fattore significativo che contribuisce alla povertà e da essa è alimentato,
Q.considerando che la violenza contro le donne, in tutte le sue forme, è una delle più diffuse violazioni dei diritti dell'uomo, che non conosce limiti geografici, economici o sociali; che costituisce un grave problema nell'Unione, dove il 20-25% delle donne subisce una violenza fisica e oltre il 10% una violenza sessuale nel corso della vita adulta,
R. considerando che occorre ricordare che le donne disabili sono discriminate sia nell'ambiente familiare sia in quello educativo, che le loro possibilità di accesso al mondo del lavoro sono ridotte e, per lo più, la protezione sociale che ricevono non le libera dalla povertà; e che pertanto è necessario che gli Stati membri accordino una particolare attenzione alle donne disabili al fine di garantire il rispetto dei loro diritti e promuovano azioni volte all'integrazione di questa categoria di persone attraverso azioni complementari e di sostegno,
S. considerando che la povertà è sempre più una questione femminile, le donne sono più esposte al rischio di povertà, soprattutto nel caso di categorie di donne con esigenze specifiche, come le donne disabili, le donne anziane e le madri che crescono un figlio senza un partner (in particolare le madri single e le vedove con figli a carico) e le categorie maggiormente a rischio di esclusione, come le donne rom, alle quali secondo le tradizioni è assegnato il lavoro domestico e di cura in modo esclusivo e pertanto sono allontanate prematuramente dalla formazione e dal lavoro e le donne immigrate; considerando che sono necessarie adeguate condizioni di lavoro che includano la garanzia di diritti quali un salario dignitoso, il congedo di maternità e un ambiente lavorativo non discriminante, elementi fondamentali per tali donne,
T. considerando che il programma Progress è volto a sostenere l'effettiva applicazione del principio della parità di genere e a promuovere l'integrazione di genere nelle politiche dell'UE; e che tale programma è uno strumento estremamente importante nella lotta contro la femminilizzazione della povertà,
U. considerando che l'aspettativa di vita delle donne supera di circa sei anni quella degli uomini e che secondo le statistiche per l'UE-27 relative al 2007 gli uomini vivono in media fino a 76 anni, mentre le donne fino a 82 anni; che ciò ha importanti implicazioni per la povertà femminile, soprattutto perché le donne hanno maggiori difficoltà degli uomini ad accedere ai sistemi di sicurezza sociale e pensionistici,
Femminilizzazione della povertà,
1. è del parere che prevenire e ridurre la povertà delle donne sia una componente importante del principio fondamentale di solidarietà sociale cui l'Unione europea si è impegnata, come sancito dall'articolo 3 del trattato sull'Unione europea, che implica la parità tra uomo e donna, la giustizia sociale, nonché la protezione e la lotta contro l'esclusione sociale e la discriminazione;
2. riconosce che in ragione del fenomeno di "femminilizzazione della povertà", l'incidenza di tale fenomeno è maggiore tra le donne, che il suo livello di gravità è superiore e che la povertà femminile è in aumento;
3.fa notare che, secondo l'indicatore "rischio di povertà" di Eurostat, nel 2008 quasi 85 milioni di persone nell'Unione europea erano a rischio di povertà e che, secondo l'indicatore "privazioni materiali", la cifra corrispondente stimata salirebbe a 120 milioni; è del parere che la decisione del Consiglio sugli indicatori di povertà possa dare adito ad ambiguità per quanto riguarda l'obiettivo di riduzione complessivo, ovvero quello di sottrarre 20 milioni di persone alla povertà e all'esclusione entro il 2020 (riduzione del 23,5% secondo l'indicatore "rischio di povertà" di Eurostat, ma soltanto del 16,7% in base all'indicatore "privazioni materiali"); sottolinea che la maggior parte delle persone che vivono in condizioni di povertà sono donne, situazione accentuata dalla disoccupazione, dal lavoro precario, dagli stipendi bassi, dalle pensioni inferiori al minimo di sussistenza e dalla difficoltà generalizzata di accesso a servizi pubblici di qualità negli ambiti più disparati;
4. sottolinea che la disparità di genere ostacola la riduzione della povertà e compromette le prospettive di sviluppo economico e umano;
5. chiede agli Stati membri di integrare il concetto di uguaglianza di genere in modo trasversale in tutte le politiche dell'occupazione e le misure specifiche, al fine di migliorare l'accesso all'occupazione, evitare la sovrarappresentazione della donna nell'occupazione precaria, incrementare la partecipazione sostenibile e promuovere l'avanzamento professionale delle donne nonché per ridurre la segregazione di genere nel mercato del lavoro affrontando le relative cause dirette e indirette;
6. fa notare che la povertà femminile non è soltanto il risultato della recente crisi economica, ma dipende da vari fattori tra cui gli stereotipi, i divari retributivi esistenti, gli ostacoli derivanti dalla mancanza di conciliazione tra vita familiare e lavorativa, la maggiore aspettativa di vita delle donne e, in generale, i vari tipi di discriminazione in base al genere di cui sono vittima soprattutto le donne;
7. ricorda che la Commissione ha dichiarato il 2010 "Anno europeo della lotta alla povertà e all'esclusione sociale" al fine di riaffermare e rafforzare l'impegno politico dell'Unione a imprimere una svolta decisiva alla lotta contro la povertà e a riconoscere il diritto fondamentale delle persone in condizioni di povertà ed esclusione sociale a vivere dignitosamente e far parte a pieno titolo della società;
8. ricorda che l'"Anno europeo per la lotta alla povertà e all'esclusione sociale 2010" non doveva essere soltanto una campagna mediatica, ma un'iniziativa volta a stimolare ulteriormente politiche multidimensionali contro la povertà e indicatori di povertà più avanzati; chiede pertanto alla Commissione di presentare una rassegna critica delle nuove misure prese in tale contesto dagli Stati membri per superare la povertà e l'esclusione sociale;
9. fa notare la necessità di mantenere, a livello sia europeo che nazionale, un forte impegno a favore di ulteriori progressi verso la parità di genere mediante strategie che diano seguito agli orientamenti della Commissione sulla parità tra uomini e donne, al Patto europeo per la parità di genere adottato dal Consiglio europeo e al quadro d'azione sulla parità di genere concluso dalle parti sociali europee;
10. evidenzia che la parità di genere costituisce uno dei presupposti per la crescita sostenibile, l'occupazione, la competitività e la coesione sociale;
11. invita il Consiglio e la Commissione a tenere debitamente conto, in sede di elaborazione delle politiche e delle misure per la prossima fase dell'OMC sull'inclusione e la protezione in ambito sociale, la strategia per l'inclusione sociale e l'iniziativa faro "Europa 2020" per la lotta alla povertà e all'esclusione sociale, delle richieste avanzate dal Parlamento nelle sue risoluzioni del 15 novembre 2007 sull'inventario della realtà sociale(12), del 9 ottobre 2008 sulla promozione dell'inclusione sociale e la lotta contro la povertà, inclusa la povertà infantile, nell'Unione europea(13), del 6 maggio 2009 sul coinvolgimento attivo delle persone escluse dal mercato del lavoro(14) e del 20 ottobre 2010 sul ruolo del reddito minimo nella lotta contro la povertà e la promozione di una società inclusiva in Europa(15), coinvolgendo tutte le parti interessate in un processo partecipativo;
12. prende atto della comunicazione della Commissione sulla strategia per la parità tra donne e uomini 2010-2015; invita la Commissione e gli Stati membri ad adottare una prospettiva di genere specifica come componente chiave di tutte le politiche comuni e dei programmi nazionali per sradicare la povertà e combattere l'emarginazione e l'esclusione;
13. accoglie con favore l'iniziativa della Commissione su una “Piattaforma europea contro la povertà” e invita la Commissione e gli Stati membri a promuovere la dimensione di genere attraverso questa piattaforma;
14. invita la Commissione a rafforzare la strategia europea sull'inclusione e la protezione in ambito sociale, in linea con la summenzionata iniziativa “Piattaforma europea contro la povertà” e a intensificare gli sforzi per migliorare, in particolare, la situazione delle famiglie monoparentali, al fine di consentire loro di vivere dignitosamente;
15.deplora il fatto che i piani di ripresa economica si concentrino principalmente sui posti di lavoro in cui prevalgono gli uomini; invita gli Stati membri a prendere in considerazione la dimensione di genere nei loro piani di ripresa dalla recessione, attraverso la promozione e l'incentivazione dell'occupazione femminile nei settori strategici dello sviluppo, adottando specifiche misure per la formazione iniziale e continua, per l'inserimento mirato nel mercato del lavoro, per la flessibilizzazione degli orari, per la parità retributiva, per la revisione dei regimi fiscali e pensionistici e ad adeguare i bilanci di previsione al fine di garantire la parità di accesso alle spese del settore pubblico, sia per aumentare la capacità produttiva sia per soddisfare le necessità sociali delle donne;
16.fa notare che, a seguito della crisi economica, la disoccupazione e il disagio sociale sono tuttora in aumento in diversi Stati membri, e che tali fenomeni colpiscono i giovani e i meno giovani, gli uomini e le donne nonché le relative famiglie in modi diversi; invita pertanto l'Unione europea e gli Stati membri a rafforzare il proprio impegno ad adottare misure specifiche volte a debellare la povertà e a combattere l'esclusione sociale, con particolare riferimento alla povertà femminile e alle sue conseguenze dirette sull'ambito familiare, in quanto la povertà e l'esclusione sociale costituiscono esempi di violazione dei diritti umani e riguardano almeno un cittadino europeo su sei; invita pertanto la Commissione e gli Stati membri a riservare particolare attenzione ai gruppi più vulnerabili della popolazione (famiglie monoparentali, famiglie con tre o più figli, disabili, minoranze etniche, in particolare i rom, persone che vivono nelle microregioni più svantaggiate, persone con una capacità lavorativa limitata e giovani privi di esperienza di lavoro); ritiene che l'accesso all'istruzione e al mercato del lavoro nonché la partecipazione alla società siano alla base di una vita dignitosa; chiede all'Unione europea e agli Stati membri di garantire che siano adottate misure per debellare la povertà infantile e che tutti i minori abbiano le stesse opportunità nella vita;
17. osserva che l'integrazione delle donne nel mercato del lavoro negli ultimi decenni è indice non soltanto di un maggiore impatto diretto della recessione sulle donne stesse, ma anche sulle famiglie, i cui redditi risentiranno significativamente della perdita di lavoro da parte delle donne; sottolinea che a seguito dei tagli alla spesa pubblica è facile prevedere un aumento sproporzionato della disoccupazione femminile, per via della presenza altrettanto sproporzionata di donne impiegate nei settori dell'istruzione, della salute e dei servizi sociali;
18. incoraggia la Commissione e gli Stati membri ad attuare gli indicatori relativi a donne e povertà sviluppati in relazione alla Piattaforma d'azione di Pechino come strumento per monitorare l'impatto di politiche sociali, economiche e dell'occupazione più ampie sulla riduzione della povertà; invita gli Stati membri a trovare mezzi adeguati per misurare la povertà femminile;
19. invita la Commissione e gli Stati membri a fornire sistematicamente dati e informazioni disaggregati per genere nelle relazioni nazionali e nella relazione annuale congiunta sulla protezione e sull'inclusione sociale;
20. invita la Commissione e gli Stati membri a introdurre nuovi indicatori individuali in materia di donne e povertà quale strumento per monitorare l'impatto delle più ampie politiche sociali, economiche e occupazionali sulle donne e la povertà;
21. sottolinea la necessità di concordare un seguito per la Carta delle donne, con l'ampia consultazione del Parlamento europeo, e tenendo conto del parere delle parti sociali e della società civile, al fine di promuovere meccanismi per raggiungere la parità di genere in tutti gli aspetti della vita sociale, economica e politica;
22. richiama in particolare l'attenzione sulla necessità di proseguire le ricerche e gli studi sul fenomeno della "femminilizzazione della povertà"; invita la Commissione e Eurofound a cooperare con l'Istituto europeo per la parità di genere e ad avviare delle ricerche mirate per valutare, tra gli altri, gli effetti della crisi globale sulle donne;
23. esorta gli Stati membri a garantire l'accesso alle cure fondamentali a ogni individuo, soprattutto ai giovani e agli anziani
24. esorta gli Stati membri a garantire l'accesso al sistema medico preventivo e diagnostico per patologie tipiche delle donne anziane quale strumento per la lotta all'esclusione sociale e alla povertà;
25. invita gli Stati membri a facilitare l'accesso all'assistenza medica alle donne immigrate, per patologie derivanti dalle diverse abitudini alimentari e pratiche rituali; invita pertanto la Commissione e gli Stati membri ad inquadrare le politiche sanitarie volte alla lotta e alla prevenzione di pratiche pericolose per la salute delle donne, causa anche di esclusione sociale e povertà;
26. invita gli Stati membri a garantire l'applicazione di politiche di genere e dei principi dell'UE a tutti i livelli, da quello locale a quello nazionale;
27 ricorda che la lotta alla povertà e all'esclusione sociale va perseguita sia all'interno dell'Unione europea che all'esterno, allo scopo di adempiere all'impegno assunto dall'Unione stessa e dagli Stati membri in relazione al conseguimento degli Obiettivi di sviluppo del millennio dell'ONU entro il 2015;
Lotta alla povertà femminile attraverso le politiche del lavoro e la protezione sociale
28. chiede agli Stati membri programmi specifici per promuovere l'inclusione attiva o il reinserimento delle donne sul mercato del lavoro e opportunità specifiche di apprendimento permanente mirate a fornire le competenze e le qualifiche necessarie, quali l'emancipazione, il rafforzamento della fiducia e lo sviluppo di capacità, necessarie alla luce della Strategia UE 2020 che pone l'accento sui progetti e programmi in materia di trasformazione ecologica, vale a dire i posti di lavoro verdi ad elevata intensità tecnologica e scientifica nel settore delle fonti rinnovabili, per una nuova economia sostenibile; chiede, al fine di non accrescere la precarizzazione delle donne sul mercato del lavoro, di tenere conto, nell'ordine dei licenziamenti, degli oneri familiari, sapendo che in numerose situazioni le donne hanno i figli a carico;
29. rileva le notevoli differenze esistenti tra abitanti delle zone rurali e urbane per quanto riguarda l'accesso alla formazione, all'occupazione e alla qualità del lavoro; ritiene particolarmente importante il diritto di tutti questi abitanti, in particolare di quelli più giovani e più vulnerabili, di ricevere una formazione adeguata, sia a livello professionale che universitario; chiede pertanto agli Stati membri e alla Commissione di sostenere tali gruppi attraverso un sistema efficace di politiche attive e misure di formazione appropriate che consenta loro di adattarsi rapidamente alle esigenze del mercato del lavoro;
30. rileva che la protezione sociale, le politiche relative al mercato del lavoro e la politica sociale offrono un contributo importante in termini di riduzione dell'intensità e della durata della recessione attraverso la stabilizzazione dei mercati del lavoro e dei consumi; rileva altresì che il sistema di protezione sociale svolge una funzione stabilizzante sia sul fronte delle entrate che su quello delle spese;
31. considera la politica occupazionale attiva (ad esempio la formazione sul lavoro, l'istruzione e la formazione professionale) un aspetto molto importante nel prevenire la povertà nonché un processo nell'ambito del quale le parti sociali svolgono un ruolo essenziale; ritiene inoltre che una politica occupazionale proattiva (ad esempio esperienze lavorative per i giovani, laboratori e posti di lavoro protetti) costituisca anche un aspetto cruciale al fine di garantire l'equilibrio e accrescere l'accessibilità del mercato del lavoro mantenendo altresì l'occupazione per i gruppi svantaggiati;
32. sottolinea la necessità di istituire un quadro regolamentare trasparente per le forme di lavoro atipiche al fine di garantire adeguate condizioni di lavoro e retribuzioni dignitose, alla luce del fatto che l'ottenimento di un impiego costituisce uno strumento per contrastare attivamente la povertà;
33. ritiene che l'integrazione delle donne nel mercato del lavoro sia determinante per lottare contro la povertà e l'esclusione sociale; sottolinea l'importanza di sostenere la creazione di nuovi posti di lavoro, facilitare una maggiore formazione e istruzione per le donne a rischio di povertà e rafforzare il loro collocamento professionale;
34. invita gli Stati membri ad adottare le necessarie misure per offrire migliori opportunità alle donne nel settore dell'istruzione, ampliando e diversificando le opportunità di istruzione, combattendo nel contempo contro gli stereotipi riguardanti i corsi di studio a prevalenza femminile/maschile ed eliminando i tradizionali modelli di ruolo nei curricoli scolastici;
35. riconosce il legame diretto tra disparità economica e dipendenza delle donne, nonché le persistenti disuguaglianze tra uomini e donne in termini di accesso all'istruzione, responsabilità familiari e gestione generale della famiglia, e nota con rammarico che il divario retributivo tra i due sessi persiste e continua a produrre effetti negativi;
36. sottolinea che, in caso di perdita del lavoro, il rischio di non trovare una nuova occupazione è più elevato per le donne, e che queste ultime rischiano più spesso di essere penalizzate anche in sede di selezione, dal momento che tra le donne è più elevata la percentuale di contratti precari o di lavoro a tempo parziale non volontario e che comunque persistono disparità retributive a loro svantaggio;
37 fa notare che, secondo il sondaggio speciale dell'Eurobarometro "Parità di genere nell'UE nel 2009", l'esigenza di ridurre il divario retributivo tra uomini e donne è ampiamente riconosciuta in Europa;
38. invita la Commissione e gli Stati membri a prendere le misure necessarie per eliminare le disparità di genere sul lavoro come parte della Strategia UE 2020; incoraggia fortemente a stabilire come obiettivo la riduzione del divario retributivo di genere dell'1% ogni anno per realizzare un obiettivo del 10% di riduzione entro il 2020 e a garantire la piena retribuzione alle donne durante il congedo di maternità obbligatorio, come raccomandato nella sua risoluzione legislativa del 20 ottobre 2010(16) su tale argomento, poiché ciò contribuirà a eliminare le disparità di genere nell'occupazione; sostiene altresì che è necessario intraprendere azioni positive per aumentare la presenza delle donne negli organi decisionali politici, economici e imprenditoriali;
39. osserva che l'accesso al credito per le donne imprenditrici è limitato, il che costituisce un ostacolo considerevole al loro sviluppo professionale e alla loro indipendenza economica ed è contrario al principio della parità di trattamento;
40. invita i responsabili politici, a livello UE e nazionale, a concepire le loro risposte politiche in modo tale da limitare le ripercussioni negative della crisi economica su un'analisi del mercato del lavoro attenta alla dimensione di genere, nonché sulle valutazioni sistematiche dell'impatto di genere;
41. chiede alla Commissione di proseguire le iniziative intese a far emergere il settore dell'economia informale e quantificare il valore del fattore "economia della vita" secondo approcci specifici al genere, in conformità del progetto "oltre il PIL" lanciato dalla Commissione; invita gli Stati membri a garantire adeguata copertura sociale alle donne e agli uomini che si occupano di parenti malati, anziani o invalidi nonché alle donne anziane che percepiscono una pensione particolarmente esigua;
42 invita la Commissione a rivedere l'attuale legislazione in materia di applicazione del principio di parità retributiva tra uomini e donne, così come richiesto dal Parlamento nella sua risoluzione del 18 novembre 2008(17) (iniziativa legislativa che chiede alla Commissione di presentare un'appropriata proposta entro la fine del 2009);
43. sottolinea l'importanza fondamentale di rivedere le politiche di tipo macroeconomico, sociale e del lavoro, con l'obiettivo di garantire la giustizia economica e sociale per le donne, rettificando i criteri utilizzati per determinare il tasso di povertà, e sviluppando strategie intese a promuovere una suddivisione equa del reddito, a garantire redditi minimi, retribuzioni e pensioni dignitose, a creare maggiore occupazione femminile di qualità con diritti, ad assicurare l'accesso a servizi pubblici di qualità per tutte le donne e le giovani, a migliorare la protezione sociale e i rispettivi servizi di prossimità, segnatamente asili nido, giardini d'infanzia, scuole materne, centri diurni, centri comunitari per il tempo libero e la prestazione di servizi di sostegno alle famiglie e centri intergenerazionali, rendendoli accessibili a tutte le donne, gli uomini, i bambini e gli anziani, e compatibili con il lavoro a tempo pieno;
44. invita gli Stati membri a promuovere punti di ascolto per individuare e combattere lo sfruttamento del lavoro femminile, tra le cause principali di povertà ed esclusione sociale;
45. invita gli Stati membri a considerare la revisione dei regimi fiscali e previdenziali ai fini dell’attribuzione di diritti individuali nei regimi pensionistici e di sicurezza sociale onde eliminare il "vantaggio del capofamiglia", garantire pari diritti pensionistici ed eliminare gli incentivi che concorrono negativamente alla partecipazione lavorativa e sociale delle donne, quali l’imposizione congiunta e le sovvenzioni per l'assistenza a persone in stato di dipendenza collegate a situazioni di inattività delle donne nel mercato del lavoro, come strumenti per combattere il rischio di povertà, nel rispetto dei principi di parità di trattamento e non discriminazione;
46. evidenzia l'effetto positivo della parità di genere sulla crescita economica; segnala al riguardo che secondo alcuni studi, il PIL aumenterebbe fino al 30% se i tassi di occupazione, di occupazione a tempo parziale e di produttività delle donne fossero simili a quelli degli uomini, con un conseguente effetto positivo non solo sull'economia in generale, ma anche sulla riduzione del pericolo di trovarsi in povertà per molte donne;
47. invita il Consiglio e la Commissione a sviluppare e ad attuare con urgenza una strategia volta a dimezzare la povertà infantile entro il 2012, e in generale a spezzare la spirale della povertà, alla luce dell'elevato rischio che la povertà persistente si trasmetta dai genitori ai figli, con potenziali notevoli svantaggi per i figli stessi in relazione alle opportunità di una vita migliore; pone pertanto l'accento sulla necessità di integrare i diritti individuali dei minori in tutte le politiche e le misure dell'UE, al fine di monitorare e valutare i provvedimenti adottati per porre fine alla povertà infantile, individuare e realizzare azioni prioritarie, migliorare la raccolta dei dati e sviluppare ulteriormente indicatori comuni a livello di UE; ritiene che, in tale contesto, sia essenziale agevolare l'accesso e il ritorno dei genitori single nel mercato del lavoro nonché la fruizione di prestazioni previdenziali per le famiglie monoparentali, alla luce dei problemi che queste ultime si trovano ad affrontare, garantendo al contempo un sostegno concreto alle famiglie numerose; è del parere che i minori provenienti da famiglie povere in cui nessuno ha un lavoro debbano ricevere particolare attenzione e sostegno in modo da prevenire la povertà in futuro;
48. invita gli Stati membri a effettuare valutazioni d'impatto della recessione economica e ad analizzare la natura mutevole delle condizioni di lavoro e il relativo effetto sui gruppi vulnerabili della popolazione nonché in termini di povertà ed esclusione sociale;
49. chiede alle competenti autorità nazionali di rivedere le loro politiche di immigrazione allo scopo di combattere gli ostacoli strutturali alla partecipazione piena delle donne migranti al mercato del lavoro, di registrare i dati relativi ai progressi effettuati in relazione alla discriminazione nei confronti dei gruppi vulnerabili della popolazione, e di valutare l'impatto dei tagli alla spesa nei settori dell’accesso ai sistemi sanitari, dell'istruzione e della protezione sociale;
50. prende atto della decisione del Consiglio, del 17 giugno 2010, in virtù della quale gli Stati membri conservano la competenza in materia di fissazione, in cooperazione con le regioni, degli obiettivi nazionali di riduzione del numero di persone a rischio di povertà ed esclusione in base a uno o più dei tre indicatori approvati dal Consiglio; è del parere che, qualora uno Stato membro si limiti a utilizzare l'indicatore relativo ai "nuclei familiari privi di occupazione", esso rischi di ignorare sistematicamente problemi quali la povertà dei lavoratori, la povertà energetica, la povertà delle famiglie monoparentali, la povertà infantile e l'esclusione sociale; insiste affinché gli Stati membri non abusino della libertà di scegliere i propri indicatori per conseguire obiettivi meno ambiziosi in materia di lotta alla povertà; richiama l'attenzione sui problemi cui sono opposti milioni di pensionati europei le cui pensioni sono insufficienti per arrivare alla fine del mese e per coprire le particolari esigenze associate all'età, in particolare a causa dell'elevato costo dei farmaci e delle cure mediche; insiste sulla necessità che l'istruzione scolastica e universitaria dei gruppi più vulnerabili della popolazione costituisca un obiettivo prioritario in relazione al quale ogni Stato membro deve essere tenuto a fissare appositi traguardi;
51. fa notare che, se la partecipazione equa e piena alla vita economica, politica e sociale deve essere considerata un diritto individuale, le politiche di inclusione sociale attiva dovrebbero adottare un approccio olistico all’eliminazione della povertà e dell'esclusione sociale, in particolare garantendo a tutti pieno accesso a servizi sociali e di interesse (economico) generale di qualità;
52. sottolinea la necessità di sviluppare non solo politiche di integrazione nell'occupazione e di formazione adeguate a livello nazionale ma anche disposizioni fiscali specifiche per le famiglie monoparentali quali elementi della lotta contro la povertà, la povertà infantile e l'esclusione sociale;
53. sottolinea la necessità di adottare misure, a livello sia nazionale che europeo, al fine di combattere le discriminazioni in termini di opportunità sul mercato del lavoro e di politiche retributive;
54. chiede alla Commissione di esaminare attentamente gli ostacoli alla partecipazione sociale quali la povertà energetica, l'esclusione finanziaria e gli ostacoli all'accesso alle tecnologie dell'informazione e della comunicazione (TIC);
55. sottolinea l'importanza del coordinamento delle politiche di lotta alla disoccupazione e all'esclusione sociale a ogni livello di governo al fine di contrastare efficacemente la povertà;
56. chiede agli Stati membri di agevolare l'accesso degli immigrati e delle minoranze etniche ai programmi di istruzione e formazione, in modo da facilitarne la partecipazione al mercato del lavoro;
Conciliazione tra vita familiare e professionale per le donne che vivono in condizioni di povertà o sono esposte a tale rischio
57. invita la Commissione e gli Stati membri a prendere le misure necessarie per promuovere la conciliazione tra lavoro e vita privata, al fine di consentire alle donne che sono esposte al rischio di povertà di proseguire la propria carriera lavorativa a tempo pieno, o a fornire loro accesso al lavoro a tempo parziale o ad altre forme di lavoro flessibile, compreso attraverso il ricorso, durante i periodi di cura, a forme di part-time reversibile;
58. chiede che si mantengano e si creino posti di lavoro con mezzi mirati (ad esempio offrendo posti di lavoro a tempo parziale o posti di lavoro con orari flessibili per le donne che allevano i figli) dato che la disoccupazione è la causa più elementare della povertà, della diseguaglianza e dell'esclusione sociale sia per le donne che per gli uomini; e, in aggiunta alle misure collegate al lavoro, suggerisce altresì di attuare politiche mirate per rafforzare il regime di protezione sociale (ad esempio la creazione di strutture per l'infanzia in modo da favorire il ritorno delle donne sul mercato del lavoro);
59. sottolinea che spesso le donne sono escluse dalla partecipazione al mercato del lavoro o dall'occupazione a tempo pieno a causa della mancanza di accesso ai servizi di assistenza per le persone non autosufficienti basati su regimi che lascino a entrambi i genitori sufficiente tempo libero e flessibilità nelle scelte lavorative;
60. chiede agli Stati membri di potenziare la possibilità di conciliare vita lavorativa e familiare attraverso misure concrete, quali il miglioramento della trasparenza delle procedure di retribuzione e di assunzione nonché degli oneri assicurativi, la possibilità di scegliere orari di lavoro flessibili e compensare i costi legati ai figli;
61. evidenzia che un terzo delle famiglie monoparentali in Europa vive in condizioni di povertà;
62. osserva che il lavoro a tempo parziale e gli impieghi di scarsa qualità, principalmente svolti dalle donne, contribuiscono a far aumentare la presenza femminile tra i lavoratori poveri e sono una fonte di esclusione sociale; sottolinea che l'accesso all'occupazione di elevata qualità basato sul principio della flessicurezza rappresenta un modo per evitare e contrastare la povertà;
63. nell'ambito del summenzionato riesame della direttiva 92/85/CEE del Consiglio, esorta gli Stati membri ad attuare le misure necessarie al fine di evitare il licenziamento delle lavoratrici durante la gravidanza e il periodo di maternità; invita gli Stati membri ad adottare iniziative attive per prevenire discriminazioni sul mercato del lavoro nei confronti delle gestanti, oltre ad iniziative volte a far sì che il periodo di maternità non influisca sul diritto delle lavoratrici alla pensione e che l'entità di quest'ultima non sia influenzata dal godimento del periodo di maternità;
64. ricorda agli Stati membri che la fornitura di servizi adeguati di assistenza all'infanzia costituisce un elemento essenziale dell'uguaglianza di genere sul mercato del lavoro; si rammarica per il mancato raggiungimento degli obiettivi fissati nel 2002 dal Consiglio europeo di Barcellona (che aveva stabilito obiettivi fino al 2010) riguardo alla fornitura di strutture per l'infanzia prescolare per almeno il 90% dei bambini di età compresa fra i 3 anni e l'età dell'obbligo scolastico e per almeno il 33% dei bambini di età inferiore ai 3 anni; invita il Consiglio e gli Stati membri a rinnovare e rispettare i loro impegni per il conseguimento degli obiettivi di Barcellona relativi alla fornitura di servizi per l'infanzia accessibili, finanziariamente sostenibili e di elevata qualità, e a elaborare nuovi obiettivi per l'assistenza delle persone non autosufficienti; invita pertanto gli Stati membri a migliorare l’accessibilità, segnatamente mediante un sostegno finanziario per l’assistenza all'infanzia, e a rafforzare le strutture pubbliche di assistenza all'infanzia e fornire incentivi alle imprese affinché creino strutture corrispondenti a livello interno;
65. invita gli Stati membri ad adottare misure di supporto supplementari, soprattutto per le madri single che lavorano, consentendo loro di trovare più facilmente un impiego con orari flessibili, affinché esse possano adempiere ai loro maggiori impegni familiari, o fornendo servizi per l'infanzia economicamente accessibili e di qualità;
66. invita gli Stati membri a intraprendere un'azione mirata per garantire che le donne in contesti disagiati abbiano un equo accesso ai sistemi sanitari pubblici – in particolare l'assistenza primaria (inclusa la protezione delle madri e dei bambini) così come definita dall'Organizzazione mondiale della salute – nonché alle cure ginecologiche e ostetriche, ad alloggi decorosi, alla giustizia, all'istruzione, alla formazione, all'apprendimento lungo l'arco della vita, allo sport e alla cultura, al fine di evitare l'abbandono precoce della scuola e facilitare il passaggio dalla scuola al mercato del lavoro;
67. invita gli Stati membri a elaborare appropriate misure per sostenere le ragazze madri, che spesso hanno difficoltà a trovare un lavoro e vivono in povertà a causa del livello di istruzione per lo più basso e dei pregiudizi sociali;
Lotta alla povertà tra le donne anziane
68. sottolinea che il rischio di cadere in povertà è maggiore per le donne rispetto agli uomini, soprattutto se anziane, in quanto i sistemi di previdenza sociale si basano spesso sul principio del lavoro remunerato continuativo; sottolinea che, in alcuni casi, le donne non soddisfano tale requisito a causa di interruzioni di attività e sono penalizzate dalla discriminazione sul mercato del lavoro, in particolare a causa del divario salariale, dei congedi di maternità e del lavoro a tempo parziale, della cessazione o dell'interruzione dell'attività professionale per dedicarsi alla famiglia o per lavorare nell'azienda del coniuge, in modo particolare nel settore del commercio e dell'agricoltura, senza salario e senza affiliazione alla previdenza sociale; invita i governi degli Stati membri a riconoscere e considerare la cura dei figli ai fini pensionistici, in modo che le donne possano godere della pensione completa; raccomanda agli Stati membri di garantire una pensione adeguata alle donne;
69. ritiene che le donne in età più avanzata possano essere oggetto di discriminazioni dirette o indirette sul mercato del lavoro o addirittura di discriminazioni multiple, e che sia opportuno affrontare tale problema; sottolinea che l'occupazione deve essere considerata come il miglior strumento di lotta contro la povertà delle donne; chiede che sia facilitata la partecipazione delle donne di tutte le età ai programmi di formazione lungo tutto l'arco della vita; pone l'accento sul fatto che la conciliazione di vita familiare, vita professionale e formazione continua esige un'attenzione e un sostegno specifici;
70. invita gli Stati membri ad agire per garantire un accesso equo per le donne alla sicurezza sociale e ai regimi pensionistici, tenendo in considerazione l'aspettativa di vita più elevata per le donne, e a garantire che il principio della parità di trattamento tra donne e uomini sia applicato in modo coerente nei sistemi di assicurazione pensioni al fine di ridurre il divario pensionistico di genere;
71. invita gli Stati membri a garantire un'adeguata sicurezza sociale alle donne che si occupano della cura di familiari ammalati, anziani o disabili e alle donne anziane che percepiscono una pensione particolarmente bassa;
Impatto della violenza di genere sul rischio di povertà
72. sottolinea che la violenza contro le donne resta un grave problema a livello di Unione europea che colpisce tanto le vittime quanto gli autori, indipendentemente dall'età, dall'istruzione, dal livello di reddito o dalla posizione sociale, e ha un impatto crescente sul rischio di emarginazione, povertà ed esclusione sociale, e può rappresentare un ostacolo all’indipendenza finanziaria e alla salute delle donne nonché alla loro capacità di accedere al mercato del lavoro e all’istruzione; reitera il proprio invito alla Commissione a istituire un Anno europeo della lotta alla violenza contro le donne;
73. invita gli Stati membri ad adottare le necessarie misure per garantire che i fattori all'origine delle violenze domestiche siano debitamente registrati, analizzati e studiati, affinché sia possibile elaborare immediatamente delle politiche per prevenire tali violenze e affrontarne le conseguenze, per esempio fornendo un alloggio alle donne vittime di violenza domestica rimaste senza dimora;
74. sottolinea la necessità di rafforzare l'azione europea volta a eliminare la tratta e lo sfruttamento sessuale degli esseri umani attraverso una maggiore cooperazione giudiziaria e di polizia; esorta gli Stati membri ad adottare le necessarie misure per porre fine alle pratiche consuetudinarie o tradizionali pregiudizievoli, tra cui la mutilazione genitale femminile, i matrimoni precoci coatti e i delitti d'onore;
75. invita gli Stati membri a elaborare, laddove ancora non esistano, dei piani nazionali di lotta contro tutte le forme di violenza nei confronti delle donne, a garantire un monitoraggio continuo e sistematico per valutare i progressi, ad assicurare i massimi standard legislativi in materia di lotta contro la violenza dell'uomo nei confronti della donna e ad erogare finanziamenti adeguati per il sostegno e la protezione delle vittime di violenza, come modo per prevenire e ridurre la povertà;
76. riconosce, inoltre, che la ricerca di soluzioni significative alla povertà femminile può rappresentare un modo per ridurre la violenza di genere, poiché il rischio di abusi è maggiore per le donne che vivono in povertà;
77. invita gli Stati membri a dare maggiore visibilità all'impatto della povertà e dell'esclusione sociale sulle donne, considerando in particolare le molteplici identità delle donne, e ad accordare priorità alle donne disabili, alle minoranze etniche - soprattutto la comunità rom - nonché ai bambini e agli immigrati;
78. sottolinea quanto sia importante che gli Stati membri e le autorità regionali e locali adottino misure destinate a favorire il reinserimento nel mercato del lavoro delle donne vittime della violenza di genere, mediante strumenti quali il Fondo sociale europeo (FSE) o il programma Progress;
79. invita gli Stati membri ad adottare misure specifiche di genere per affrontare problemi non soltanto connessi alla povertà economica, ma relativi anche alla partecipazione alla vita culturale, sociale e politica e alle reti sociali;
Dialogo sociale e società civile nella lotta alla povertà femminile
80. sottolinea l'importanza di un dialogo sociale strutturato nella lotta contro la povertà delle donne; a questo proposito evidenzia la necessità di migliorare i sistemi di collaborazione e partecipazione delle organizzazioni femminili e di altre ONG e parti interessate, nonché della società civile in generale;
81. ritiene che un dialogo autentico debba mirare, con la collaborazione dell'amministrazione a livello nazionale e dell’UE, a consentire ai membri dei gruppi più svantaggiati di partecipare allo scambio di opinioni e di concorrere al superamento della povertà estrema, fornendo un esempio concreto delle migliori pratiche a livello europeo in tale ambito;
82. chiede alla Commissione di mantenere la dotazione finanziaria che può essere utilizzata dalle organizzazioni della società civile nella lotta contro la povertà delle donne e nel limitarne gli effetti;
Garantire il sostegno finanziario per combattere la povertà
83. pone l'accento sull'importanza dei fondi strutturali, in particolare del Fondo sociale europeo, come strumento chiave per aiutare gli Stati membri a combattere la povertà e l'esclusione sociale; chiede agli Stati membri ulteriori azioni cofinanziate per sostenere maggiormente i servizi come le strutture per i bambini e per le persone anziane e non autosufficienti, anche sperimentando forme e modalità nuove di cooperazione organizzativa e finanziaria tra pubblico e privato; invita gli Stati membri a monitorare la correttezza e conformità di impiego delle risorse assegnate;
84. sottolinea che occorre garantire un adeguato aumento dei finanziamenti nell'ambito del FSE e un loro efficace utilizzo, affinché siano disponibili congrue risorse per finanziare le misure volte a migliorare l'istruzione e la formazione allo scopo di facilitare l'accesso al mercato del lavoro e lottare contro la disoccupazione, nonché le misure e le attività previste dalla strategia di inclusione sociale e l'iniziativa faro di Europa 2020 volta a lottare contro la povertà e l'esclusione sociale a favore delle persone svantaggiate e ulnerabili, soprattutto le donne, compresi i lavoratori con contratti precari e non sicuri; sottolinea che è opportuno riesaminare e modificare i regolamenti che disciplinano il FSE, affinché a beneficiarne siano i più bisognosi, rafforzare la visibilità e la trasparenza, monitorare attentamente gli effetti sociali dell'utilizzo del fondo e porre maggiore enfasi sulla sostenibilità a lungo termine dei progetti; chiede pertanto che vengano stanziati fondi mirati, nell'ambito del nuovo quadro di bilancio, per la creazione di occupazione e l’inclusione sociale;esorta gli Stati membri a intraprendere un numero maggiore di campagne informative sulle opportunità di partecipazione a progetti finanziati dall'UE;
85. evidenzia l'importanza di sviluppare l'istituto giuridico della proprietà condivisa al fine di assicurare che i diritti delle donne nel settore agricolo siano pienamente riconosciuti, un'adeguata protezione previdenziale e il riconoscimento del loro lavoro; sottolinea altresì la necessità di modificare quanto prima il regolamento relativo al Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR) (18), analogamente a quanto avviene per il Fondo sociale europeo (FSE), onde consentire la realizzazione di misure positive a favore delle donne nel prossimo periodo di programmazione 2014-2020, possibili nei precedenti periodi ma non in quello attuale, le quali avranno un impatto decisamente positivo sull'occupazione femminile nel mondo rurale;
86. si compiace degli sforzi compiuti dalla Commissione attraverso il programma Progress e chiede azioni specifiche da finanziare attraverso questo programma per sensibilizzare e promuovere il dibattito sulle dimensioni della povertà che colpisce le donne nella UE;
87. accoglie con favore l'istituzione di uno strumento europeo di microfinanziamento per l'occupazione e l'inclusione sociale; chiede in questo quadro azioni, in particolare di assistenza tecnica e di accompagnamento, specificamente pensate e orientate a garantire maggiore accesso e disponibilità di microcredito per le donne che incontrano difficoltà ad entrare nel mercato del lavoro o desiderano stabilirsi come lavoratrici autonome o lanciare la propria microimpresa;
88. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione nonché ai parlamenti e ai governi degli Stati membri.
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 20 ottobre 2010 sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica della direttiva 92/85/CEE del Consiglio concernente l'attuazione di misure volte a promuovere il miglioramento della sicurezza e della salute sul lavoro delle lavoratrici gestanti, puerpere o in periodo di allattamento (P7_TA(2010)0373).
Regolamento (CE) n. 1698/2005 del Consiglio, del 20 settembre 2005, sul sostegno allo sviluppo rurale da parte del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR) (GU L 277 del 21.10.2005, pag. 1).
MOTIVAZIONE
Sebbene la povertà delle donne sia una realtà consolidata nel tempo, solo di recente si è cominciato ad affrontare il problema in modo sistematico. L'attuale crisi economica, finanziaria e sociale che colpisce l'Unione europea e il resto del mondo genera una serie di conseguenze negative specifiche che influiscono direttamente sulle condizioni di vita e di lavoro delle donne e in generale sulla loro collocazione nella società. Questo contesto ha proiettato al vertice delle priorità all'ordine del giorno del Parlamento europeo l'esigenza di applicare un'ottica di genere alla povertà attraverso la relazione sugli "aspetti della povertà femminile".
A livello globale, le donne sono più povere rispetto agli uomini. Ciò si verifica anche in ciascuno degli Stati membri dell'Unione europea, sebbene si possano individuare differenze specifiche a seconda del paese. Quasi il 17% delle donne europee risulta vivere in povertà. Se si considerano gli indicatori del mercato del lavoro e della protezione sociale, le cause strutturali della povertà hanno conseguenze sproporzionate sulle donne. Nel contempo si può affermare che il contributo delle donne allo sviluppo della famiglia, della società e dell'economia è regolarmente sottostimato e sottopagato.
La lotta alla povertà è uno dei cinque obiettivi misurabili della Commissione proposti per la Strategia UE 2020 e per conseguire tale obiettivo è necessario ridurre del 25% il numero di cittadini europei che vivono al di sotto delle soglie di povertà nazionali, sollevando oltre 20 milioni di persone dalla povertà. In questo contesto è fondamentale che le attività svolte nell'ambito dell'Anno europeo per la lotta alla povertà e all'esclusione sociale tengano conto dei rischi e delle dimensioni della povertà e dell'esclusione sociale vissuti dalle donne rispetto agli uomini.
Al fine di ottenere dati affidabili, lo sviluppo della capacità statistica nell'Unione europea in questo settore è di primaria importanza. In questo contesto e ricordando il progetto di conclusioni del Consiglio del 30 ottobre 2007, vanno fortemente incoraggiati l'individuazione, l'adozione e il monitoraggio da parte della Commissione e degli Stati membri di indicatori specifici di genere nell'ambito dell'eliminazione della povertà e della promozione dell'inclusione sociale.
Qui di seguito si enunceranno alcuni elementi fondamentali che definiscono gli attuali "aspetti della povertà femminile" in Europa e a livello globale. In primo luogo si può affermare che la povertà ha tre dimensioni "G": di genere, geografica e generazionale. Analogamente, ha conseguenze diverse sulle donne rispetto agli uomini, secondo i rispettivi ruoli e responsabilità nella società, se si osservano gli atteggiamenti e le misure messe in atto dalle autorità pubbliche.
In secondo luogo, prima di attuare misure di austerità è necessaria un'analisi esauriente che tenga conto anche degli aspetti di genere. All'inizio le donne non sono state colpite in modo significativo dalla crisi economica (in termini di disoccupazione), dato che i settori dell'economia in cui rappresentano la maggioranza della forza lavoro sono i servizi pubblici, (istruzione, sanità, ecc.) Tuttavia, questa segregazione professionale di genere fa sì che ora le donne sono vittime della "ristrutturazione del settore pubblico" e dei "tagli di bilancio", che perdono il lavoro e si assumono compiti quali la cura di bambini, anziani, disabili, ecc.
In terzo luogo, l'impatto della recessione è più significativo e dannoso per i gruppi vulnerabili che devono affrontare molteplici svantaggi, (donne giovani o anziane, migranti e/o appartenenti a minoranze etniche, madri single, donne che vivono in zone rurali, ecc.)
Da ultimo, in generale, i governi promuovono misure anticrisi destinate principalmente ai settori economici di primaria importanza, in cui predomina la presenza maschile, (settore automobilistico, delle costruzioni ecc.), mentre gli altri settori dell'economia, che occupano più donne, sono "ignorati" (commercio al dettaglio, servizi, ecc.).
Da tale contesto risulta evidente la necessità di individuare soluzioni rapide ed efficaci. La relazione sulla povertà femminile cercherà di ipotizzare alcune di queste soluzioni. Sulla base dei valori su cui si fonda il progetto europeo, si deve affermare che la prevenzione e la riduzione, se non la totale eliminazione, della povertà femminile sono parte rilevante del principio fondamentale di solidarietà sociale. Nel contempo, la "Carta europea dei diritti delle donne" intende migliorare i diritti e le opportunità delle donne, promuovendo meccanismi atti a conseguire la parità di genere in tutti gli aspetti della vita sociale, economica e politica, rendendone ancora più auspicabile il consenso e l'approvazione.
La relatrice ha deciso di affrontare la questione degli "aspetti della povertà femminile", indicando vari ambiti d'interesse:
Femminilizzazione della povertà
La povertà delle donne non emerge in maniera evidente dalle statistiche e dai regimi di previdenza sociale. Secondo la relazione annuale 2010 della Commissione sulla parità tra donne e uomini, la povertà è una delle realtà in cui persistono disparità di genere; le donne infatti sono esposte maggiormente al rischio di povertà e sperimentano in modo diverso l'esclusione sociale, in particolare le donne anziane che nel 2008 hanno registrato un rischio di povertà pari al 22% rispetto al 16% degli uomini anziani, al 35% dei genitori single e ad altre categorie di donne quali quelle disabili o appartenenti a minoranze etniche.
In base alle statistiche, le donne rappresentano i due terzi della popolazione inattiva (63 milioni di persone tra i 25 e i 64 anni) compresi i soggetti involontariamente occupati a tempo parziale che non risultano disoccupati.
Bisogna sottolineare che, se si calcolasse il reddito individuale anziché quello del nucleo familiare, stando ad alcune stime la povertà femminile raggiungerebbe il 36% rispetto all'11% di quella maschile . Le donne europee inoltre hanno quattro volte più probabilità di lavorare a tempo parziale, di avere contratti a termine e spesso fanno parte di quell'economia sommersa caratterizzata dall'assenza di contratti di lavoro.
È necessario prestare particolare attenzione alla necessità di approfondire ulteriormente le ricerche e le analisi relative al fenomeno della "femminilizzazione della povertà", valutando tra le altre cose le conseguenze della crisi globale sulle donne europee, compresi gli effetti sul mercato del lavoro, sull'istruzione e la formazione, sul tasso di natalità, sulla salute, sulla protezione sociale, sui regimi pensionistici, sul sostegno ai servizi sociali, sull'accesso delle donne alle posizioni decisionali, ecc.
Lotta alla povertà femminile attraverso le politiche del lavoro e la protezione sociale
Si ritiene che l'integrazione delle donne nel mercato del lavoro sia fondamentale per contrastare la povertà e l'esclusione sociale. Si dà per certo inoltre che le disparità ancora esistenti tra uomini e donne in termini di accesso all'istruzione, responsabilità familiari e il mantenimento di una famiglia in generale siano le cause che portano alla povertà femminile.
Il rischio di povertà tra la popolazione attiva è maggiore per le donne rispetto agli uomini in paesi come Cipro, Estonia, Germania o Lettonia. Per le donne il rischio di povertà nelle fasi attive della vita varia dal 2% di Malta al 3% di Repubblica Ceca e Danimarca fino al 10% di Lettonia e Polonia e al 12% della Grecia. Di conseguenza è più probabile che rispetto agli uomini le donne svolgano professioni malpagate, a tempo parziale o regolate da contratti temporanei e hanno anche più probabilità degli uomini di essere genitori single, quindi particolarmente soggette al rischio di povertà(1).
A livello europeo è importante incoraggiare con determinazione la Commissione a proporre una direttiva quadro che stabilisca il principio di un salario minimo adeguato nell'Unione europea quale strumento per combattere e ridurre la povertà, tenendo conto delle norme e delle pratiche nazionali e la debita attenzione alla dimensione di genere. Gli Stati membri dovrebbero definire tabelle salariali minime adeguate per far uscire dalla povertà le categorie più vulnerabili, tenendo presente che le donne rappresentano uno dei gruppi maggiormente colpiti.
L'attribuzione di diritti individuali nei regimi pensionistici e di sicurezza sociale quali strumenti per combattere il rischio di povertà rappresenterebbe un importante passo in avanti.
Va prestata particolare attenzione al fatto che il divario retributivo tra i due generi continua a esistere e a generare conseguenze estremamente gravi. Il divario retributivo di genere ha molteplici cause, tra cui la stereotipizzazione che comincia già in età precoce.
Un altro problema che le donne devono affrontare è il cosiddetto "soffitto di cristallo" che impedisce loro di accedere a posizioni dirigenziali e decisionali. Anche l'incidenza delle interruzioni dell'attività lavorativa non retribuite per crescere i figli o prendersi cura dei familiari anziani è più frequente tra le donne e può portare alla povertà in età avanzata.
È evidente che, indipendentemente dalla fascia d'età, rispetto agli uomini le donne sono maggiormente soggette al rischio di povertà in seguito alla separazione dal partner. È più probabile inoltre che le donne presenti in tutti i gruppi più vulnerabili, quali soggetti disabili, immigrati, minoranze etniche o soggetti che vivono in zone rurali, abbiano più probabilità di ridursi in povertà.
La crisi economica potrebbe vedere un aumento significativo dei dati relativi alla disoccupazione, in particolare tra i lavoratori del settore pubblico in cui le donne sono ampiamente rappresentate. I piani per favorire la ripresa dalla recessione dovrebbero tenere conto della dimensione di genere e basarsi su dati disaggregati per genere.
In alcuni paesi come l'Irlanda i finanziamenti per le organizzazioni non governative e gli organismi competenti in materia di parità hanno già subito tagli. Le donne disporranno di meno sportelli cui rivolgersi per ottenere assistenza.
La strategia Europa 2020 dovrebbe realizzare l'integrazione di genere per migliorare la rappresentanza e la partecipazione paritaria nel mercato del lavoro, spezzare i modelli di segregazione nel mercato del lavoro, garantendo nel contempo la presenza femminile nelle posizioni dirigenziali attraverso quote specifiche nella composizione degli organi di direzione e in politica.
Conciliazione della vita familiare e professionale per le donne che vivono in condizioni di povertà o sono esposte a tale rischio
La promozione della conciliazione tra vita professionale e privata, per consentire alle donne che lo desiderino di proseguire la propria carriera o lavorare a tempo pieno, è uno degli elementi fondamentali per tenere a freno la povertà femminile o ridurre i rischi cui le donne sono esposte.
Si chiedono inoltre ulteriori misure di sostegno, in particolare per le madri lavoratrici di famiglie monoparentali, sia semplificando le opportunità di trovare forme di lavoro flessibile in termini di orario per consentire l'adempimento dei maggiori impegni familiari sia offrendo servizi adeguati per bambini, anziani e altri familiari a carico.
Lotta alla povertà tra le donne anziane
È evidente che il rischio di povertà è maggiore per le donne rispetto agli uomini, in particolare in età avanzata. Tra le donne anziane il tasso di povertà è superiore a quello degli uomini della medesima fascia d'età. (Il tasso medio delle donne anziane a rischio povertà è del 22% a fronte del 16% degli uomini anziani), soprattutto negli Stati membri in cui predominano regimi previdenziali che correlano i benefici al reddito e ai contributi versati nel corso di tutta la vita professionale. Siffatti regimi previdenziali sono svantaggiosi per coloro che si fanno carico della cura dei figli o dei familiari non autonomi, poiché le interruzioni di carriera e il lavoro a tempo parziale riducono i redditi percepiti lungo l'arco della vita attiva.
È necessario quindi fornire un'assistenza sociale adeguata alle donne che si fanno carico della cura dei familiari malati, anziani o disabili e alle donne anziane che percepiscono pensioni particolarmente basse.
Impatto della violenza di genere sul rischio di povertà
In base alle ricerche e agli studi effettuati, le donne che hanno subito violenza sono maggiormente a rischio di povertà poiché la violenza genera conseguenze sulla loro salute e può portare alla disoccupazione. Va sottolineato che nel corso della vita adulta il 20-25% delle donne subisce violenza fisica e più del 10% violenza sessuale.
La violenza sulle donne è un problema importante che deve essere eliminato con ogni mezzo disponibile e la Commissione dovrebbe stabilire un anno europeo per la lotta alla violenza sulle donne.
È necessario riconsiderare il rapporto tra violenza e povertà e intensificare gli sforzi volti a eliminare la tratta di esseri umani e lo sfruttamento sessuale attraverso una più stretta cooperazione giudiziaria e di polizia a livello di Unione europea.
Dialogo sociale e società civile nella lotta alla povertà femminile
È necessario sviluppare un vero dialogo sociale in collaborazione con le amministrazioni nazionali ed europee per condividere punti di vista e contribuire al superamento della povertà estrema, offrendo un esempio concreto delle migliori pratiche a livello europeo in questo ambito.
Va prestata particolare attenzione al lavoro delle ONG, tenendo conto altresì del sostegno finanziario erogato loro dalla Commissione.
Garantire i finanziamenti per combattere la povertà
I fondi strutturali, in particolare il Fondo sociale europeo, sono strumenti chiave per aiutare gli Stati membri a combattere la povertà e l'esclusione sociale. È necessario cofinanziare programmi specifici per promuovere l'inserimento attivo o il reinserimento delle donne nel mercato del lavoro nonché formazioni specifiche per conseguire abilità e qualifiche necessarie alle nuove occupazioni nell'ambito dell'economia verde. Sarebbe necessario altresì finanziare la creazione di servizi di sostegno, quali servizi per bambini e anziani.
(*) Procedura con le commissioni associate - Articolo 50 del regolamento
SUGGERIMENTI
La commissione per l'occupazione e gli affari sociali invita la commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:
A. considerando che la povertà dei genitori spesso porta alla povertà dei figli e condiziona pesantemente la loro vita futura,
B. considerando che il divario retributivo tra uomini e donne nell'UE raggiunge quasi il 18% e che la parità di retribuzione tra uomini e donne è uno dei principi fondamentali sanciti dai trattati europei,
C. considerando che la povertà estrema, la tratta degli esseri umani, il reclutamento a fini di prostituzione e le altre forme di sfruttamento sono fenomeni strettamente collegati,
1. accoglie con favore la Strategia per la parità tra uomini e donne (2010-2015) della Commissione;
2. invita il Consiglio e la Commissione a tenere debitamente conto, in sede di elaborazione delle politiche e delle misure per la prossima fase dell'OMC sull'inclusione e la protezione in ambito sociale, la strategia per l'inclusione sociale e l'iniziativa faro "Europa 2020" per la lotta alla povertà e all'esclusione sociale, delle richieste avanzate dal Parlamento nelle sue risoluzioni del 15 novembre 2007 sull'inventario della realtà sociale(1), del 9 ottobre 2008 sulla promozione dell'inclusione sociale e la lotta contro la povertà, inclusa la povertà infantile, nell'Unione europea(2), del 6 maggio 2009 sul coinvolgimento attivo delle persone escluse dal mercato del lavoro(3) e del 20 ottobre 2010 sul ruolo del reddito minimo nella lotta contro la povertà e la promozione di una società inclusiva in Europa, coinvolgendo tutte le parti interessate in un processo partecipativo;
3. chiede agli Stati membri di integrare il concetto di uguaglianza di genere in modo trasversale in tutte le politiche dell'occupazione e le misure specifiche, al fine di migliorare l'accesso all'occupazione, evitare la sovrarappresentazione della donna nell'occupazione precaria, incrementare la partecipazione sostenibile e promuovere l'avanzamento professionale delle donne nonché per ridurre la segregazione di genere nel mercato del lavoro affrontando le relative cause dirette e indirette;
4. rileva le notevoli differenze esistenti tra abitanti delle zone rurali e urbane per quanto riguarda l'accesso alla formazione, all'occupazione e alla qualità del lavoro; ritiene particolarmente importante il diritto di tutti questi abitanti, in particolare di quelli più giovani e più vulnerabili, di ricevere una formazione adeguata, sia a livello professionale che universitario; chiede pertanto agli Stati membri e alla Commissione di sostenere tali gruppi attraverso un sistema efficace di politiche attive e misure di formazione appropriate che consenta loro di adattarsi rapidamente alle esigenze del mercato del lavoro;
5. esorta gli Stati membri ad applicare politiche sostenibili che permettano a tutti, compresi i gruppi più deboli e svantaggiati della popolazione, di avere accesso al mercato del lavoro e di conciliare meglio la propria professione con la vita privata e familiare, garantendo altresì pieno appoggio alle pari opportunità e a tutti i servizi necessari a tal fine mediante misure di sostegno quali orari di lavoro flessibili e servizi di assistenza all'infanzia accessibili anche sotto il profilo economico;
6. fa notare che, a seguito della crisi economica, la disoccupazione e il disagio sociale sono tuttora in aumento in diversi Stati membri, e che tali fenomeni colpiscono i giovani e i meno giovani, gli uomini e le donne nonché le relative famiglie in modi diversi; invita pertanto l'Unione europea e gli Stati membri a rafforzare il proprio impegno ad adottare misure specifiche volte a debellare la povertà e a combattere l'esclusione sociale, in quanto la povertà e l'esclusione sociale costituiscono esempi di violazione dei diritti umani e riguardano almeno un cittadino europeo su sei; invita pertanto la Commissione e gli Stati membri a riservare particolare attenzione ai gruppi più vulnerabili della popolazione (famiglie monoparentali, famiglie con tre o più figli, disabili, minoranze etniche, in particolare i rom, persone che vivono nelle microregioni più svantaggiate, persone con una capacità lavorativa limitata e giovani privi di esperienza di lavoro); ritiene che l'accesso all'istruzione e al mercato del lavoro nonché la partecipazione alla società siano alla base di una vita dignitosa; chiede all'Unione europea e agli Stati membri di garantire che siano adottate misure per debellare la povertà infantile e che tutti i minori abbiano le stesse opportunità nella vita;
7. alla luce del fatto che la disoccupazione è la più elementare causa della povertà, della diseguaglianza e dell'esclusione sociale, anche nel caso delle donne, chiede la creazione e la conservazione dei posti di lavoro attraverso strumenti mirati (ad esempio posti di lavoro a tempo parziale o con orari flessibili per le donne con figli) e, in aggiunta alle misure collegate al lavoro, suggerisce altresì di attuare politiche mirate per rafforzare il regime di protezione sociale (ad esempio la creazione di strutture per l'infanzia in modo da favorire il ritorno delle donne sul mercato del lavoro);
8. evidenzia che un terzo delle famiglie monoparentali in Europa vive in condizioni di povertà;
9. fa notare che la povertà femminile non è soltanto il risultato della recente crisi economica, ma dipende da vari fattori tra cui gli stereotipi, i divari retributivi esistenti, gli ostacoli derivanti dalla mancanza di conciliazione tra vita familiare e lavorativa, la maggiore aspettativa di vita delle donne e, in generale, i vari tipi di discriminazione in base al genere di cui sono vittima soprattutto le donne;
10. sottolinea che, in caso di perdita del lavoro, il rischio di non trovare una nuova occupazione è più elevato per le donne, e che queste ultime rischiano più spesso di essere penalizzate anche in sede di selezione, dal momento che tra le donne è più elevata la percentuale di contratti precari o di lavoro a tempo parziale non volontario e che comunque persistono disparità retributive a loro svantaggio;
11. sottolinea che spesso le donne sono escluse dalla partecipazione al mercato del lavoro o dall'occupazione a tempo pieno a causa della mancanza di accesso ai servizi di assistenza per le persone non autosufficienti basati su regimi che lascino a entrambi i genitori sufficiente tempo libero e flessibilità nelle scelte lavorative;
12. sottolinea la necessità di non incrementare i finanziamenti per il Fondo sociale europeo;
13. invita la Commissione a rafforzare la strategia europea sull'inclusione e la protezione in ambito sociale, in linea con l'iniziativa "Piattaforma europea contro la povertà" e a intensificare gli sforzi per migliorare, in particolare, la situazione delle famiglie monoparentali, al fine di consentire loro di vivere dignitosamente;
14. sottolinea la necessità di ridurre i divari retributivi tra uomini e donne che, a parità di competenze e di mansioni, determinano un reddito inferiore per queste ultime e un elevato tasso di povertà tra le pensionate e le vedove;
15. ritiene che le donne in età più avanzata possano essere oggetto di discriminazioni dirette o indirette sul mercato del lavoro o addirittura di discriminazioni multiple, e che sia opportuno affrontare tale problema; sottolinea che l'occupazione deve essere considerata come il miglior strumento di lotta contro la povertà delle donne; chiede che sia facilitata la partecipazione delle donne di tutte le età ai programmi di formazione lungo tutto l'arco della vita; pone l'accento sul fatto che la conciliazione di vita familiare, vita professionale e formazione continua esige un'attenzione e un sostegno specifici;
16. invita il Consiglio e la Commissione a sviluppare e ad attuare con urgenza una strategia volta a dimezzare la povertà infantile entro il 2012, e in generale a spezzare la spirale della povertà, alla luce dell'elevato rischio che la povertà persistente si trasmetta dai genitori ai figli, con potenziali notevoli svantaggi per i figli stessi in relazione alle opportunità di una vita migliore; pone pertanto l'accento sulla necessità di integrare i diritti individuali dei minori in tutte le politiche e le misure dell'UE, al fine di monitorare e valutare i provvedimenti adottati per porre fine alla povertà infantile, individuare e realizzare azioni prioritarie, migliorare la raccolta dei dati e sviluppare ulteriormente indicatori comuni a livello di UE; ritiene che, in tale contesto, sia essenziale agevolare l'accesso e il ritorno dei genitori single nel mercato del lavoro nonché la fruizione di prestazioni previdenziali per le famiglie monoparentali, alla luce dei problemi che queste ultime si trovano ad affrontare, garantendo al contempo un sostegno concreto alle famiglie numerose; è del parere che i minori provenienti da famiglie povere in cui nessuno ha un lavoro debbano ricevere particolare attenzione e sostegno in modo da prevenire la povertà in futuro;
17. fa notare che studi internazionali dimostrano che le donne sono sovrarappresentate tra i lavoratori poveri a causa delle diseguaglianze basate sul genere (segregazione occupazionale, discriminazione retributiva, ecc.), che tale divario retributivo è ulteriormente aggravato dalle responsabilità familiari tradizionalmente attribuite alle donne, e che i due fattori citati sono causa di un grave svantaggio economico anche per le donne in età avanzata (disparità a livello di pensioni e di risparmi);
18. invita gli Stati membri a effettuare valutazioni d'impatto della recessione economica e ad analizzare la natura mutevole delle condizioni di lavoro e il relativo effetto sui gruppi vulnerabili della popolazione, sulla povertà e sull'esclusione sociale;
19. invita la Commissione e gli Stati membri a individuare, approvare e monitorare indicatori specifici di genere nel campo dell'eliminazione della povertà e della promozione dell'inclusione sociale;
20. chiede alle autorità nazionali competenti di rivedere le proprie politiche di immigrazione, allo scopo di eliminare gli ostacoli strutturali alla piena partecipazione degli immigrati al mercato del lavoro, di registrare i dati relativi ai progressi effettuati nell'ambito della discriminazione nei confronti dei gruppi vulnerabili della popolazione, e di valutare l'impatto dei tagli alla spesa nei settori della sanità, dell'istruzione e della protezione sociale;
21. prende atto della decisione del Consiglio, del 17 giugno 2010, in virtù della quale gli Stati membri conservano la competenza in materia di fissazione, in cooperazione con le regioni, degli obiettivi nazionali di riduzione del numero di persone a rischio di povertà ed esclusione in base a uno o più dei tre indicatori approvati dal Consiglio; è del parere che, qualora uno Stato membro si limiti a utilizzare l'indicatore relativo ai "nuclei familiari privi di occupazione", esso rischi di ignorare sistematicamente problemi quali la povertà dei lavoratori, la povertà energetica, la povertà delle famiglie monoparentali, la povertà infantile e l'esclusione sociale; insiste affinché gli Stati membri non abusino della libertà di scegliere i propri indicatori per conseguire obiettivi meno ambiziosi in materia di lotta alla povertà; richiama l'attenzione sui problemi cui sono opposti milioni di pensionati europei le cui pensioni sono insufficienti per arrivare alla fine del mese e per coprire le particolari esigenze associate all'età, in particolare a causa dell'elevato costo dei farmaci e delle cure mediche; insiste sulla necessità che l'istruzione scolastica e universitaria dei gruppi più vulnerabili della popolazione costituisca un obiettivo prioritario in relazione al quale ogni Stato membro deve essere tenuto a fissare appositi traguardi;
22. ricorda che la Commissione ha dichiarato il 2010 "Anno europeo della lotta alla povertà e all'esclusione sociale" al fine di riaffermare e rafforzare l'impegno politico dell'Unione a imprimere una svolta decisiva alla lotta contro la povertà e a riconoscere il diritto fondamentale delle persone in condizioni di povertà ed esclusione sociale a vivere dignitosamente e far parte a pieno titolo della società;
23. ricorda che l'"Anno europeo per la lotta alla povertà e all'esclusione sociale 2010" non doveva essere soltanto una campagna mediatica, ma un'iniziativa volta a stimolare ulteriormente politiche multidimensionali contro la povertà e indicatori di povertà più avanzati; chiede pertanto alla Commissione di presentare una rassegna critica delle nuove misure prese in tale contesto dagli Stati membri per superare la povertà e l'esclusione sociale;
24. fa notare che, secondo l'indicatore "rischio di povertà" di Eurostat, nel 2008 quasi 85 milioni di persone nell'Unione europea erano a rischio di povertà e che, secondo l'indicatore "privazioni materiali", la cifra corrispondente stimata salirebbe a 120 milioni; è del parere che la decisione del Consiglio sugli indicatori di povertà possa dare adito ad ambiguità per quanto riguarda l'obiettivo di riduzione complessivo, ovvero quello di sottrarre 20 milioni di persone alla povertà e all'esclusione entro il 2020 (riduzione del 23,5% secondo l'indicatore "rischio di povertà" di Eurostat, ma soltanto del 16,7% in base all'indicatore "privazioni materiali");
25. invita nuovamente la Commissione e gli Stati membri a rafforzare gli strumenti e a migliorare il quadro legislativo necessario per superare la disparità retributiva di genere;
26. rileva che la protezione sociale, le politiche relative al mercato del lavoro e la politica sociale offrono un contributo importante in termini di riduzione dell'intensità e della durata della recessione attraverso la stabilizzazione dei mercati del lavoro e dei consumi; rileva altresì che il sistema di protezione sociale svolge una funzione stabilizzante sia sul fronte delle entrate che su quello delle spese;
27. considera la politica occupazionale attiva (ad esempio la formazione sul lavoro, l'istruzione e la formazione professionale) un aspetto molto importante nel prevenire la povertà nonché un processo nell'ambito del quale le parti sociali svolgono un ruolo essenziale; ritiene inoltre che una politica occupazionale proattiva (ad esempio esperienze lavorative per i giovani, laboratori e posti di lavoro protetti) costituisca anche un aspetto cruciale al fine di garantire l'equilibrio e accrescere l'accessibilità del mercato del lavoro mantenendo altresì l'occupazione per i gruppi svantaggiati;
28. fa notare la necessità di mantenere, a livello sia europeo che nazionale, un forte impegno a favore di ulteriori progressi verso la parità di genere mediante strategie che diano seguito agli orientamenti della Commissione sulla parità tra uomini e donne, al Patto europeo per la parità di genere adottato dal Consiglio europeo e al quadro d'azione sulla parità di genere concluso dalle parti sociali europee;
29. sottolinea la necessità di istituire un quadro regolamentare trasparente per le forme di lavoro atipiche al fine di garantire adeguate condizioni di lavoro e retribuzioni dignitose, alla luce del fatto che l'ottenimento di un impiego costituisce uno strumento per contrastare attivamente la povertà;
30. chiede agli Stati membri di riconsiderare, ove necessario, i sistemi previdenziali, per evitare consistenti disparità a livello pensionistico tra uomini e donne, e di esaminare la possibilità di introdurre fattori correttivi che tengano conto della discontinuità contributiva dovuta alla precarietà dell'occupazione e alle esigenze della maternità;
31. sottolinea l'importanza di una previdenza sociale e diritti pensionistici individuali, in modo da garantire l'indipendenza economica delle donne e degli uomini;
32. fa notare che, se la partecipazione equa e piena alla vita economica, politica e sociale deve essere considerata un diritto individuale, le politiche di inclusione sociale attiva dovrebbero adottare un approccio olistico per eliminare la povertà e l'esclusione sociale, in particolare garantendo a tutti pieno accesso a servizi sociali e di interesse (economico) generale di qualità;
33. evidenzia che la parità di genere costituisce uno dei presupposti per la crescita sostenibile, l'occupazione, la competitività e la coesione sociale;
34. fa notare che, secondo il sondaggio speciale dell'Eurobarometro "Parità di genere nell'UE nel 2009", l'esigenza di ridurre il divario retributivo tra uomini e donne è ampiamente riconosciuta in Europa;
35. sottolinea la necessità di adottare iniziative, a livello sia europeo che nazionale, per conciliare vita familiare e professionale nel quadro della lotta contro la povertà e del miglioramento dell'accesso a un'occupazione dignitosa; invita pertanto gli Stati membri a rafforzare le strutture pubbliche di assistenza all'infanzia e a fornire incentivi alle imprese affinché creino strutture corrispondenti a livello interno;
36. chiede agli Stati membri di potenziare la possibilità di conciliare vita lavorativa e familiare attraverso misure concrete, quali il miglioramento della trasparenza delle procedure di retribuzione e di assunzione nonché degli oneri assicurativi, la possibilità di scegliere orari di lavoro flessibili e compensare i costi legati ai figli;
37. sottolinea la necessità di sviluppare non solo politiche di integrazione nell'occupazione e di formazione adeguate a livello nazionale ma anche disposizioni fiscali specifiche per le famiglie monoparentali quali elementi della lotta contro la povertà, la povertà infantile e l'esclusione sociale;
38. sottolinea la necessità di adottare misure, a livello sia nazionale che europeo, al fine di combattere le discriminazioni in termini di opportunità sul mercato del lavoro e di politiche retributive;
39. chiede alla Commissione di esaminare attentamente gli ostacoli alla partecipazione sociale quali la povertà energetica, l'esclusione finanziaria e gli ostacoli all'accesso alle tecnologie dell'informazione e della comunicazione (TIC);
40. sottolinea l'importanza del coordinamento delle politiche di lotta alla disoccupazione e all'esclusione sociale a ogni livello di governo al fine di contrastare efficacemente la povertà;
41. ricorda che la lotta alla povertà e all'esclusione sociale va perseguita sia all'interno dell'Unione europea che all'esterno, allo scopo di adempiere all'impegno assunto dall'Unione stessa e dagli Stati membri in relazione al conseguimento degli Obiettivi di sviluppo del millennio dell'ONU entro il 2015;
42. ricorda agli Stati membri che la fornitura di servizi adeguati di assistenza all'infanzia costituisce un elemento essenziale dell'uguaglianza di genere sul mercato del lavoro; ricorda pertanto agli Stati membri l'importanza di conseguire gli obiettivi di Barcellona relativi all'assistenza all'infanzia, al fine di incoraggiare le donne a partecipare al mercato del lavoro e favorire l'equilibrio tra vita professionale e vita privata;
43. chiede agli Stati membri di agevolare l'accesso degli immigrati e delle minoranze etniche ai programmi di istruzione e formazione, in modo da facilitarne la partecipazione al mercato del lavoro.
ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE
Approvazione
9.11.2010
Esito della votazione finale
+:
–:
0:
44
3
0
Membri titolari presenti al momento della votazione finale
Regina Bastos, Edit Bauer, Jean-Luc Bennahmias, Alejandro Cercas, Ole Christensen, Derek Roland Clark, Sergio Gaetano Cofferati, Marije Cornelissen, Frédéric Daerden, Karima Delli, Proinsias De Rossa, Frank Engel, Sari Essayah, Richard Falbr, Ilda Figueiredo, Pascale Gruny, Marian Harkin, Roger Helmer, Stephen Hughes, Martin Kastler, Ádám Kósa, Jean Lambert, Patrick Le Hyaric, Veronica Lope Fontagné, Olle Ludvigsson, Elizabeth Lynne, Thomas Mann, Elisabeth Morin-Chartier, Csaba Őry, Siiri Oviir, Rovana Plumb, Sylvana Rapti, Licia Ronzulli, Elisabeth Schroedter, Joanna Katarzyna Skrzydlewska, Jutta Steinruck, Traian Ungureanu
Supplenti presenti al momento della votazione finale
Georges Bach, Raffaele Baldassarre, Jürgen Creutzmann, Tamás Deutsch, Julie Girling, Joe Higgins, Jelko Kacin, Jan Kozłowski, Antigoni Papadopoulou, Evelyn Regner