Procedura : 2012/2116(INI)
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A7-0401/2012

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PV 11/03/2013 - 19
CRE 11/03/2013 - 19

Votazioni :

PV 12/03/2013 - 10.7
CRE 12/03/2013 - 10.7

Testi approvati :

P7_TA(2013)0074

RELAZIONE     
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6 dicembre 2012
PE 491.091v02-00 A7-0401/2012

sull'eliminazione degli stereotipi di genere nell'Unione europea

(2012/2116(INI))

Commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere

Relatore: Kartika Tamara Liotard

PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO
 MOTIVAZIONE
 ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO

sull'eliminazione degli stereotipi di genere nell'Unione europea

(2012/2116(INI))

Il Parlamento europeo,

–   viste la dichiarazione e la piattaforma d'azione di Pechino, adottate durante la quarta Conferenza mondiale sulle donne il 15 settembre 1995, e le risoluzioni del Parlamento del 18 maggio 2000 sul seguito dato alla piattaforma d'azione di Pechino(1), del 10 marzo 2005 sul seguito della quarta Conferenza mondiale sulla piattaforma di azione per le donne (Pechino +10) (2) e del 25 febbraio 2010 sul seguito della piattaforma d'azione di Pechino (Pechino +15) (3),

–   vista la Convenzione delle Nazioni Unite del 1979 sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna (CEDAW),

–   visto l'articolo 2 del trattato sull'Unione europea, che sottolinea i valori comuni degli Stati membri quali il pluralismo, la non discriminazione, la tolleranza, la giustizia, la solidarietà e la parità tra donne e uomini,

–   visto l'articolo 19 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), che fa riferimento alla lotta contro le discriminazioni fondate sul sesso,

–   viste la direttiva 2006/54/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 luglio 2006, riguardante l'attuazione del principio delle pari opportunità e della parità di trattamento fra uomini e donne in materia di occupazione e impiego (rifusione) (4) e la direttiva 2004/113/CE del Consiglio, del 13 dicembre 2004, che attua il principio della parità di trattamento tra uomini e donne per quanto riguarda l'accesso a beni e servizi e la loro fornitura(5),

–   vista la direttiva 2002/73/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 settembre 2002, che modifica la direttiva 76/207/CEE del Consiglio relativa all'attuazione del principio della parità di trattamento tra gli uomini e le donne per quanto riguarda l'accesso al lavoro, alla formazione e alla promozione professionali e le condizioni di lavoro(6),

–   viste le conclusioni del Consiglio del 2 dicembre 1998, che stabiliscono l'inclusione di indicatori quantitativi e qualitativi e di parametri di riferimento nella valutazione annuale dell'attuazione della piattaforma d'azione di Pechino,

–   vista la dichiarazione comune adottata il 4 febbraio 2005 dai ministri dell'UE per le pari opportunità nel quadro della revisione decennale della piattaforma d'azione di Pechino, nella quale essi ribadiscono, tra l'altro, il fermo sostegno e l'impegno a favore di una piena ed efficace attuazione della dichiarazione e della piattaforma d'azione di Pechino,

–   viste le conclusioni del Consiglio del 2 e 3 giugno 2005, che invitano gli Stati membri e la Commissione a rafforzare i meccanismi istituzionali di promozione della parità di genere e a istituire un quadro di valutazione per l'attuazione della piattaforma d'azione di Pechino, nell'ottica di sviluppare un monitoraggio più coerente e sistematico dei progressi compiuti,

–   visto il Patto europeo per la parità di genere (2011-2020), adottato dal Consiglio europeo nel marzo 2011(7),

–   visti la strategia per la parità tra donne e uomini 2010-2015, presentata dalla Commissione il 21 settembre 2010, e il documento di lavoro dei servizi della Commissione che la accompagna, concernente le azioni per l'attuazione della strategia (COM(2010)0491, SEC(2010)1080),

–   vista la sua risoluzione del 3 settembre 2008 sull'impatto del marketing e della pubblicità sulla parità tra donne e uomini(8),

–   vista la sua risoluzione del 13 marzo 2012 sulla parità tra donne e uomini nell'Unione europea(9),

–   visto l'articolo 48 del suo regolamento,

–   vista la relazione della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere (A7-0401/2012),

A. considerando che l'articolo 8 del TFUE sancisce che in tutte le sue azioni l'Unione mira ad eliminare le ineguaglianze, nonché a promuovere la parità, tra uomini e donne;

B.  considerando che, nonostante numerosi Stati membri abbiano compiuto alcuni progressi, su molte donne continua a gravare una parte sproporzionata degli oneri associati alla cura dei figli e di altre persone a carico; che il persistere degli stereotipi ostacola la condivisione delle responsabilità familiari e domestiche fra donne e uomini e impedisce la realizzazione della parità nel mercato del lavoro;

C. considerando che gli stereotipi continuano a esistere a tutti i livelli della società e in tutte le fasce d'età, influenzando la nostra percezione degli altri attraverso preconcetti semplicistici basati su norme, prassi e credenze derivanti dal contesto sociale, che spesso trovano fondamento e sostegno negli elementi culturali e religiosi e che rispecchiano e perpetuano i rapporti di forza soggiacenti;

D. considerando che occorre eliminare la discriminazione di genere in tutte le sue forme, dirette e indirette, onde garantire alle donne il diritto alla parità di trattamento e cambiare la percezione culturale secondo cui esse sono da molti punti di vista passive o inferiori rispetto agli uomini;

E.  considerando che i ruoli e gli stereotipi tradizionali associati al genere continuano a esercitare una forte influenza sulla suddivisione dei ruoli tra donne e uomini in casa, sul lavoro e nella società in generale, e che le donne sono rappresentate come coloro che si occupano della casa e dei figli mentre gli uomini sono considerati i responsabili del sostentamento e della protezione della famiglia; che gli stereotipi di genere tendono a perpetuare lo status quo degli ostacoli ereditati dal passato che impediscono di raggiungere la parità di genere e a limitare il ventaglio di scelte occupazionali e lo sviluppo personale delle donne, impedendo loro di realizzare appieno il proprio potenziale in quanto individui e attori economici, e rappresentano pertanto forti ostacoli al conseguimento della parità tra donne e uomini;

F.  considerando che i ruoli di genere si costruiscono e si affermano attraverso una serie di influenze sociali, esercitate in particolare dai mezzi di informazione e dall'istruzione, e prendono forma nelle fasi di socializzazione dell'infanzia e dell'adolescenza, influenzando quindi le persone per tutta la vita;

G. considerando che nelle zone rurali le donne sono vittime di discriminazioni e stereotipi di genere ancora più marcati che nelle zone urbane e che il tasso di occupazione delle donne nelle zone rurali è molto più basso che nelle città;

H. considerando che gli stereotipi di genere si combinano spesso con altri stereotipi, come quelli alla base di discriminazioni fondate sull'età, lo status migratorio, l'orientamento sessuale, la disabilità ecc., e quindi colpiscono maggiormente le donne la cui identità si compone di molteplici aspetti;

I.   considerando che la violenza contro le donne costituisce una violazione dei diritti umani che colpisce tutte le fasce sociali, culturali ed economiche;

Mezzi di informazione e cultura

J.   considerando che nei mezzi di informazione, nella comunicazione e nella pubblicità la discriminazione di genere continua a essere diffusa e favorisce la trasmissione degli stereotipi di genere, in particolare rappresentando le donne come oggetti sessuali a fini di promozione commerciale; che, ad esempio, il 27% dei lavoratori o dei professionisti che compaiono nelle pubblicità sono donne, ma di queste il 60% è rappresentato nell'atto di svolgere attività domestiche o di prendersi cura dei figli; che la pubblicità e i mezzi di informazione possono tuttavia costituire un potente catalizzatore nella lotta contro gli stereotipi e i pregiudizi basati sul genere;

K. considerando che l'industria delle bevande alcoliche, con i cospicui investimenti realizzati nel marketing dei propri prodotti, contribuisce in larga misura a perpetuare gli stereotipi di genere e la sessualizzazione di donne e ragazze;

L.  considerando che i bambini entrano in contatto con gli stereotipi di genere molto precocemente attraverso i modelli promossi da serie e programmi televisivi, dibattiti, giochi, videogiochi e pubblicità, materiali didattici e programmi di istruzione nonché atteggiamenti osservati a scuola, in famiglia e nella società, che influenzano la loro percezione del modo in cui dovrebbero comportarsi gli uomini e le donne, con ripercussioni sul resto della loro vita e sulle loro aspirazioni future;

M. considerando che le modalità di raffigurazione delle ragazze nello spazio pubblico riducono la stima di cui godono all'interno della società e promuovono la violenza contro di esse; che, sebbene i mezzi di informazione possano svolgere un ruolo educativo positivo, essi propongono diffusamente stereotipi sulle bambine – anche attraverso la pubblicità e i programmi per bambini – e spesso tendono a consolidare gli atteggiamenti e i comportamenti tradizionali;

N. considerando che nei programmi televisivi, nei videogiochi e nei videoclip musicali si registra una tendenza sempre più marcata, avente in parte finalità commerciali, a mostrare donne vestite in modo provocante e in pose erotiche, contribuendo ulteriormente agli stereotipi di genere; che i testi delle canzoni rivolte ai giovani hanno contenuti allusivi dal punto di vista sessuale, il che spesso promuove la violenza contro donne e ragazze;

O. considerando che le giovani donne e i giovani uomini sono i più colpiti dal nuovo status culturale della pornografia; che il "mainstreaming della pornografia", ossia quel processo culturale con cui la pornografia si sta insinuando nella vita quotidiana come elemento culturale sempre più universalmente accettato e spesso idealizzato, si manifesta in modo particolarmente evidente nella cultura giovanile, dalla televisione e dalle riviste di stile destinate agli adolescenti ai video musicali e alle pubblicità rivolti ai giovani;

Istruzione e formazione

P.  considerando che gli stereotipi sessisti sono veicolati sia dagli insegnanti (volontariamente o meno) sia dai materiali di supporto didattico forniti agli insegnanti;

Q. considerando che l'accesso all'istruzione formale primaria, secondaria e superiore e il contenuto del programma scolastico impartito a ragazze e ragazzi sono fattori determinanti che influiscono sulle differenze di genere e, di conseguenza, sulle scelte e sull'accesso ai diritti; che, sebbene l'accesso di ragazze e ragazzi all'istruzione possa generalmente sembrare meno problematico nell'UE che in altre parti del mondo, occorre tuttavia sottolineare che non vi è parità tra i sessi in fatto di accesso e di piena fruizione dei sistemi scolastici e delle opportunità di studio; che, in particolare, in alcuni paesi continua a essere fortemente problematico l'accesso delle ragazze appartenenti a gruppi minoritari, come le ragazze della comunità Rom e quelle migranti, richiedenti asilo, rifugiate e con disabilità;

R.  considerando che la nozione di uguaglianza può essere instillata nei bambini sin dalla più tenera età e che un'educazione basata sul riconoscimento della parità può insegnare loro a lottare contro gli stereotipi di genere;

S.  considerando che gli stereotipi che ancora esistono riguardo alle possibilità formative e professionali a disposizione delle donne contribuiscono a perpetuare le disuguaglianze; che l'istruzione e la formazione continuano a veicolare gli stereotipi di genere, giacché spesso le donne e gli uomini seguono percorsi scolastici e formativi tradizionali, e ciò ha gravi ripercussioni sul mercato del lavoro in quanto limita la diversificazione delle carriere e fa sì che le donne svolgano sovente professioni meno apprezzate e meno retribuite;

T.  considerando che nel processo di istruzione i ragazzi e le ragazze continuano a non essere incoraggiati a sviluppare uguale interesse verso tutte le materie, in particolare quelle scientifiche e tecniche;

U. considerando che, sebbene molti paesi europei dispongano di iniziative di orientamento professionale che tengono conto della dimensione di genere, tali misure sono generalmente rivolte alle ragazze con l'obiettivo di incoraggiarle a intraprendere carriere in campo tecnologico e scientifico, mentre non esistono iniziative atte a incentivare i ragazzi a considerare carriere nel settore dell'istruzione, della sanità o delle discipline umanistiche;

Mercato del lavoro

V. considerando che l'impatto degli stereotipi di genere sull'istruzione e sulla formazione ha pesanti implicazioni per il mercato del lavoro, dove le donne subiscono tuttora una segregazione sia orizzontale sia verticale, e che tale situazione contribuisce a far sì che alcuni settori siano ancora considerati "maschili" (in cui gli uomini sono oltre l'85%) e offrano di conseguenza un livello di retribuzione superiore a quello dei settori considerati "femminili" (in cui le donne sono oltre il 70%); che, inoltre, la maggiore presenza femminile che si riscontra in genere nelle occupazioni aventi uno status socioeconomico inferiore si ripercuote ugualmente sulla fiducia e sull'autostima delle donne;

W. considerando che gli stereotipi di genere esistenti nel mercato del lavoro continuano a limitare non solo l'accesso delle donne a determinati settori, tra cui l'ingegneria, i servizi antincendio, l'industria, l'edilizia, la falegnameria, la meccanica, le professioni tecniche e scientifiche e le nuove tecnologie, ma anche l'accesso degli uomini ai settori dell'assistenza per l'infanzia (ostetricia, puericultura, ecc.);

X. considerando che una più profonda conoscenza degli impieghi esistenti sul mercato del lavoro favorirebbe un migliore accesso a tutti i corsi di formazione professionale;

Y. considerando che gli stereotipi di genere sono controproducenti e nel mercato del lavoro contribuiscono a creare divisioni basate sul genere all'interno delle professioni, incrementando così il divario retributivo di genere;

Z.  considerando che nel 2010 le donne dell'UE guadagnavano ancora in media circa il 16,4% in meno rispetto agli uomini, a parità di lavoro; che il divario retributivo varia da uno Stato membro all'altro e che in alcuni di essi ha superato in media il 22% nel 2011; che, sebbene le cause di tale divario retributivo siano molteplici e complesse, esso è spesso imputabile agli stereotipi di genere e al fatto che le donne sono considerate solo dal punto di vista della distribuzione tradizionale dei ruoli;

AA. considerando che, con riferimento alla conciliazione tra lavoro e vita privata, le donne sono generalmente sovrarappresentate negli "impieghi flessibili" e a tempo parziale, il che significa che la tradizionale credenza secondo cui si fanno carico della responsabilità principale nel prendersi cura della famiglia è a tutt'oggi valida ed esse sono costrette a lavorare a tempo parziale, con orario flessibile o a tempo determinato, con conseguenti limitazioni delle loro opportunità sul mercato del lavoro e delle loro possibilità di avanzamento di carriera;

AB. considerando che le interruzioni di carriera delle donne, dovute a congedi di maternità o a congedi parentali, incrementano il divario nel livello delle retribuzioni e delle pensioni tra gli uomini e le donne;

Processo decisionale economico e politico

AC. considerando che nel 2012, secondo uno studio elaborato dalla Commissione nel 2011, nell'Unione europea il 14% dei membri dei consigli di amministrazione delle maggiori società quotate in borsa sono donne, un dato che suggerisce l'esistenza di un cosiddetto "soffitto di vetro" che ostacola l'accesso delle donne ai posti di alta dirigenza e le pari opportunità in materia di promozione;

AD. considerando che, nonostante vi siano stati alcuni progressi negli ultimi anni, le donne continuano a non essere rappresentate a sufficienza nel processo decisionale politico, tanto a livello locale e nazionale quanto a livello dell'UE; che la presenza femminile nei governi e nei parlamenti nazionali è aumentata dal 21% nel 2004 al 23% nel 2009, mentre nel Parlamento europeo è passata dal 30% al 35% nello stesso periodo;

AE. considerando che gli stereotipi di genere e il sessismo sono tuttora diffusi negli organi decisionali sia politici che economici, dove sono frequenti i casi di osservazioni sessiste e molestie, comprese alcune forme di molestie sessuali e di violenza contro le donne;

AF. considerando che gli stereotipi di genere devono essere eliminati, soprattutto all'interno delle imprese, ove la maggior parte delle posizioni dirigenziali è occupata da uomini, in quanto tali stereotipi contribuiscono a limitare le aspirazioni delle giovani e fanno sì che le donne siano meno propense a candidarsi a posizioni dirigenziali nell'ambito del processo decisionale finanziario, economico e politico, tanto nel settore pubblico quanto in quello privato;

Azione dell'UE

1.  prende atto della grave assenza di progressi per quanto concerne il rispetto degli impegni assunti sia dall'UE sia da diversi governi nel quadro della piattaforma d'azione di Pechino e sottolinea la necessità di nuovi indicatori per gli stereotipi di genere e di relazioni analitiche a livello dell'UE; invita l'Istituto europeo per l'uguaglianza di genere ad affrontare tale questione;

2.  osserva che, nonostante l'impegno dell'UE a favore della parità tra uomini e donne, la normativa che disciplina la non discriminazione nei confronti delle donne e la parità di genere presenta ancora lacune in settori quali la sicurezza sociale, l'istruzione, i mezzi di informazione, l'occupazione e la retribuzione; sottolinea la necessità di rafforzare l'attuazione della legislazione esistente in questi ambiti e di introdurre nuove normative; invita la Commissione a integrare la questione della parità di genere in tutti i settori politici quale strumento per rafforzare il potenziale di crescita della forza lavoro europea;

3.  invita la Commissione e gli Stati membri a utilizzare in modo efficace i finanziamenti del Fondo sociale europeo (FSE) per sviluppare strategie di lungo termine volte ad aumentare la conoscenza da parte delle donne di quei settori del mercato del lavoro in cui sono ancora sottorappresentate a causa degli stereotipi di genere come pure a incrementare l'attrattiva di tali settori per le stesse; ritiene che le strategie in questione dovrebbero includere azioni positive, l'apprendimento permanente e misure che incoraggino attivamente le ragazze a scegliere un percorso di studi in settori che non sono tradizionalmente considerati "femminili", quali le tecnologie dell'informazione o la meccanica, nonché sostenere le misure di conciliazione tra lavoro e vita privata destinate sia agli uomini che alle donne;

4.  chiede alla Commissione di sostenere le azioni degli Stati membri volte a eliminare gli stereotipi e a promuovere l'accesso universale all'istruzione e all'impiego senza ostacoli dovuti agli stereotipi;

5.  invita la Commissione e gli Stati membri a fornire un appoggio fermo e duraturo all'attuale programma DAPHNE e al futuro programma "Diritti e cittadinanza", quale mezzo per combattere le violenze contro le donne e gli stereotipi di genere;

6.  invita la Commissione e gli Stati membri a elaborare strategie che affrontino le cause profonde delle discriminazioni e delle violenze nei confronti delle donne, radicate negli stereotipi e nelle ineguaglianze tra donne e uomini, iniziando dalla decostruzione degli stereotipi di genere;

7.  invita gli Stati membri a riconoscere l'impellente necessità di valutare l'introduzione di un quadro normativo che vieti la presentazione di ragazze e donne alla stregua di oggetti sessuali da parte dell'industria delle bevande alcoliche;

Mezzi di informazione e cultura

8.  sottolinea che l’inclusione di stereotipi di genere nelle pubblicità trasmesse durante i programmi televisivi per bambini, nonché negli stessi programmi, rappresenta un particolare problema, alla luce del suo potenziale impatto sulla socializzazione di genere e, di conseguenza, l'immagine che il bambino ha di se stesso, dei suoi familiari e del mondo esterno; pone l'accento sull'importanza di ridurre l'esposizione dei minori agli stereotipi di genere, fornendo eventualmente un'educazione critica sui mezzi di informazione nelle scuole;

9.  sottolinea che è importante includere anche i ragazzi di sesso maschile nel processo di integrazione della dimensione di genere e insiste pertanto affinché siano insegnati esercizi specificamente concepiti per sensibilizzarli agli stereotipi;

10. sottolinea che spesso la pubblicità trasmette messaggi discriminatori e/o indegni basati su ogni forma di stereotipo di genere e che ostacolano le strategie a favore dell'uguaglianza di genere; invita la Commissione, gli Stati membri, la società civile e gli organismi di autoregolamentazione nel settore della pubblicità a collaborare strettamente al fine di contrastare tali pratiche, segnatamente utilizzando strumenti efficaci che garantiscano il rispetto della dignità umana e l'integrità del marketing e della pubblicità;

11. osserva altresì che la pubblicità può essere uno strumento efficace per contrastare ed eliminare gli stereotipi nonché un mezzo per combattere il razzismo, il sessismo e la discriminazione, necessario nelle attuali società multiculturali; invita la Commissione, gli Stati membri e i professionisti della pubblicità a rafforzare le attività di formazione e istruzione per superare gli stereotipi, combattere la discriminazione e promuovere l'uguaglianza di genere sin dalla tenera età; esorta in particolare gli Stati membri ad avviare e a valorizzare una stretta collaborazione con le scuole di marketing, comunicazione e pubblicità esistenti, contribuendo così a una corretta formazione dei futuri operatori del settore;

12. mette in luce la necessità di organizzare corsi specifici sugli stereotipi di genere nei mezzi di informazione rivolti alle commissioni nazionali responsabili delle norme in materia di pubblicità e agli organismi di autoregolamentazione e di regolamentazione, al fine di rafforzare la sensibilizzazione riguardo all'influenza negativa delle immagini basate sulla discriminazione di genere nella televisione, in Internet e nelle campagne pubblicitarie e di marketing;

13. invita l'UE a sviluppare campagne di sensibilizzazione alla "tolleranza zero" in tutta l'UE nei confronti degli insulti sessisti o delle immagini degradanti di donne e ragazze nei mezzi di informazione;

14. sottolinea che una politica di eliminazione degli stereotipi nei mezzi di informazione richiede necessariamente un'azione in ambito digitale; ritiene, a tal fine, che sia necessario avviare azioni coordinate a livello UE nell'ottica di sviluppare una vera cultura della parità su Internet; invita la Commissione a elaborare, in partenariato con le parti interessate, una Carta che tutti gli operatori del Web sarebbero invitati a rispettare;

15. invita l'UE e gli Stati membri a condurre azioni di formazione e di sensibilizzazione con i professionisti dei media in merito agli effetti negativi degli stereotipi di genere e alle buone prassi in tale ambito;

16. sottolinea l'importanza di promuovere la rappresentazione dell'immagine femminile rispettando la dignità delle donne e di combattere i persistenti stereotipi di genere, in particolare la prevalenza di immagini degradanti, nel pieno rispetto della libertà di espressione e della libertà di stampa;

17. invita l'UE e gli Stati membri ad intraprendere azioni concrete relativamente alla risoluzione del 16 settembre 1997 sulla discriminazione della donna nella pubblicità che chiedeva il divieto di tutte le forme di pornografia nei mezzi di informazione e della pubblicità del turismo sessuale(10);

18. invita l'UE ad effettuare ricerche sui collegamenti tra la pornografia infantile e la pornografia che riguarda soggetti adulti e sui relativi effetti su ragazze, donne, ragazzi e uomini, nonché a indagare sul rapporto tra la pornografia e la violenza sessuale;

19. esorta gli Stati membri a istituire organismi di regolamentazione indipendenti con lo scopo di controllare i mezzi di informazione e l'industria pubblicitaria e un mandato per imporre sanzioni efficaci alle imprese e ai singoli che promuovono la sessualizzazione delle bambine;

20. invita la Commissione ad assistere gli Stati membri nella lotta alla sessualizzazione delle ragazze non solo tramite la compilazione dei dati necessari, la promozione delle buone prassi e l'organizzazione di campagne di informazione, ma anche tramite il sostegno finanziario alle misure adottate negli Stati membri, in particolare alle organizzazioni femminili che combattono la sessualizzazione e la violenza contro donne e ragazze;

21. invita gli Stati membri ad attuare provvedimenti inerenti ad azioni positive onde garantire che un maggior numero di donne abbia accesso a posizioni dirigenziali nei mezzi di informazione, comprese quelle di alta dirigenza;

22. invita gli Stati membri a condurre ricerche e compilare dati comparabili riguardanti le donne e i mezzi di informazione, compresi dati sulla rappresentazione delle donne provenienti da gruppi specifici, come le donne con disabilità o appartenenti a minoranze etniche;

Istruzione e formazione

23. sottolinea la necessità di predisporre specifici corsi di orientamento professionale nelle scuole primarie e secondarie e negli istituti di istruzione superiore, così da informare i giovani in merito alle conseguenze negative degli stereotipi di genere e incoraggiarli a intraprendere percorsi di studi e professioni che nel passato erano considerati tipicamente "maschili" o "femminili"; invita a sostenere tutte le azioni volte a ridurre l'ampia diffusione degli stereotipi di genere tra i minori;

24. insiste sull'importanza di promuovere la parità tra donne e uomini sin dalla più tenera età allo scopo di combattere efficacemente gli stereotipi, le discriminazioni e le violenze basati sul genere, anche includendo nelle scuole l'insegnamento della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e della Carta europea dei diritti dell'uomo;

25. sottolinea la necessità di programmi di istruzione incentrati sulla parità tra uomini e donne, sul rispetto dell'altro, sul rispetto tra i giovani, sulla sessualità rispettosa e sul rifiuto di tutte le forme di violenza, nonché l'importanza della formazione degli insegnanti in tale ambito;

26. sottolinea la necessità di un processo di integrazione della dimensione di genere nelle scuole e incoraggia pertanto queste ultime a progettare e a includere nel programma accademico esercizi formativi di sensibilizzazione ed esercizi pratici finalizzati a promuovere l’uguaglianza di genere;

27. sottolinea la necessità di predisporre e istituire corsi di formazione diretti agli insegnanti, ai supervisori, ai direttori e a tutte le altre persone coinvolte nell'istruzione dei bambini affinché dispongano di tutti gli strumenti pedagogici necessari per combattere gli stereotipi basati sul genere e promuovere la parità tra uomini e donne;

28. osserva che, sebbene la maggior parte dei paesi dell'UE abbia adottato politiche di parità di genere nel campo dell'insegnamento superiore, quasi tutte le politiche e i progetti si concentrano sulle ragazze; chiede, pertanto, agli Stati membri di elaborare strategie nazionali generali e iniziative contro gli stereotipi di genere nel campo dell'insegnamento superiore e rivolte ai ragazzi;

29. chiede che gli insegnanti e i formatori ricevano una preparazione adeguata nell'istruzione formale e informale, tramite attività essenziali di formazione sulla parità tra donne/ragazze e uomini/ragazzi, l'individuazione dei vari tipi di abuso ad essa connessi e la pertinente risposta ad essi e alla violenza sessuale;

30. insiste sulla necessità di elaborare politiche che pongano l'accento sulla decostruzione degli stereotipi di genere sin dalla più tenera età e sulla formazione di sensibilizzazione per gli insegnanti e gli studenti, e che favoriscano e sostengano la diversificazione delle carriere tanto per le ragazze quanto per i ragazzi;

31. invita l'UE e gli Stati membri a perseguire politiche attive volte a garantire che le ragazze appartenenti a gruppi minoritari e quelle provenienti da comunità di migranti abbiano accesso all'istruzione e ai sistemi scolastici;

32. invita gli Stati membri a valutare i programmi di studi e il contenuto dei libri di testo per le scuole nell'ottica di una riforma che conduca all'integrazione delle questioni di genere quale tematica trasversale in tutti i materiali didattici, sia in termini di eliminazione degli stereotipi di genere sia in termini di maggiore visibilità del contributo e del ruolo delle donne nella storia, nella letteratura, nell'arte, ecc. anche nei primi livelli dell'istruzione;

33. invita l'UE a promuovere una dimensione europea nell'istruzione, ad esempio garantendo la condivisione delle buone pratiche in materia di uguaglianza di genere quale strumento educativo ed elaborando e raccogliendo dati statistici su tutti gli aspetti dell'istruzione a livello nazionale e dell'UE che tengano conto della dimensione di genere;

34. invita l'UE a includere indicatori quantitativi e qualitativi della parità di genere in tutti i programmi finalizzati alla valutazione della qualità dell'istruzione nelle scuole europee;

Mercato del lavoro

35. attira l'attenzione sulla crescente preoccupazione riguardo all'influenza negativa esercitata dagli stereotipi di genere sul divario retributivo del 16,4% tra uomini e donne e invita la Commissione e gli Stati membri a tenerne conto in sede di elaborazione di nuove politiche;

36. sottolinea che i dati disponibili indicano che le qualifiche e l'esperienza acquisite dalle donne sono meno premiate economicamente di quelle acquisite dagli uomini, in parte perché l'occupazione femminile è stata tradizionalmente considerata complementare al reddito familiare, il che ha contribuito significativamente a creare e a mantenere il divario retributivo tra uomini e donne;

37. sottolinea la necessità di intraprendere attività di sensibilizzazione intese a informare i datori di lavoro e i dipendenti del nesso esistente tra stereotipi di genere e divario retributivo e di accesso all’occupazione tra uomini e donne, a rendere noto agli altri soggetti interessati della società che gli stereotipi di genere riducono le opportunità delle donne tanto sul mercato del lavoro quanto nella vita privata, a incoraggiare la trasparenza nelle imprese e nelle agenzie pubbliche e private e a garantire la parità di retribuzione per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore;

38. invita gli Stati membri a rivedere le strutture retributive delle professioni e degli ambiti occupazionali prevalentemente appannaggio delle donne in modo da sfatare gli stereotipi di genere che sono alla base del problema del divario retributivo; invita gli Stati membri, i datori di lavoro e i movimenti dei sindacati a redigere e applicare strumenti di valutazione occupazionale specifici e pratici per aiutare a determinare il lavoro di pari valore e quindi assicurare la parità retributiva tra donne e uomini;

39. sollecita gli Stati membri a sviluppare politiche volte ad aumentare in tutta Europa il numero di strutture economiche e di alta qualità per la custodia dei bambini a disposizione dei genitori lavoratori nonché a contribuire alla creazione di strutture che permettano di conciliare la vita familiare e quella professionale dei genitori impiegati, in particolare sotto forma di sostegno all’istituzione e all’esercizio di servizi aziendali per la custodia dei bambini; esorta gli Stati membri anche a migliorare la disponibilità di strutture assistenziali per altre categorie di persone non autosufficienti (anziani, persone con disabilità o in difficoltà) incoraggiando in tal modo la partecipazione attiva delle donne al lavoro, grazie alla possibilità di conciliare vita familiare e professionale;

40. invita la Commissione e gli Stati membri a fornire opportunità di lavoro flessibili nonché adeguate forme di congedo familiare per gli uomini e le donne;

41. insiste sul fatto che gli stereotipi di genere hanno la tendenza ad autoavverarsi e che, laddove non si offra alle donne l'opportunità di mettersi alla prova, esse non arriveranno mai ad abbattere gli ostacoli che si frappongono al loro avanzamento; incoraggia, a tale riguardo, gli Stati membri a combattere il tempo parziale subito, rendendo il ricorso a tale strumento più dissuasivo, ad esempio richiedendo che il datore di lavoro giustifichi adeguatamente tutte le assunzioni a tempo parziale;

42. invita la Commissione a promuovere i sistemi basati sulle quote di genere nelle occupazioni tradizionalmente considerate "maschili" o "femminili", in quanto gli stereotipi derivano anche dalla scarsa presenza femminile o maschile in determinate posizioni; osserva che una maggiore rappresentazione delle donne in occupazioni tradizionalmente "maschili" e viceversa indebolirà pertanto l'ampia diffusione di tali stereotipi e che una forza lavoro equilibrata determinerebbe una maggiore produttività; invita altresì a sostenere iniziative e campagne tese all'abbattimento degli stereotipi relativi alla scarsa efficienza delle dipendenti e alla loro mancanza di capacità gestionali; invita pertanto a sostenere le donne nello sviluppo delle proprie carriere e negli sforzi tesi al raggiungimento di posizioni manageriali;

43. invita la Commissione e gli Stati membri a promuovere programmi per l'imprenditorialità e il lavoro autonomo femminile, assicurando un adeguato livello di formazione, finanziamento e sostegno;

44. rammenta alla Commissione che le donne anziane sono particolarmente colpite dal divario retributivo di genere che si ripercuote altresì sulle pensioni, il che aumenta il rischio di povertà estrema e persistente una volta che le donne hanno raggiunto l'età pensionabile;

45. prende atto che le nuove norme dell'UE in materia di pensioni contribuiranno ad aumentare la probabilità per le donne anziane di essere vittime di povertà dopo aver raggiunto l'età della pensione; sottolinea pertanto l'importanza di non sostenere alcuna modifica del Libro bianco che aumenti il divario pensionistico tra uomini e donne;

46. invita la Commissione a valutare l'attuazione della direttiva UE relativa alle molestie sessuali sul luogo di lavoro e a produrre una relazione sulle carenze e sulle sfide individuate, al fine di rafforzare la legislazione e i provvedimenti degli Stati membri;

Processo decisionale economico e politico

47. sottolinea che la presenza femminile nei governi nazionali si è attestata al 23% nel 2009 e sostiene l'introduzione del sistema delle quote obbligatorie per aumentare il numero di donne nei governi e nei parlamenti nazionali e a livello regionale e comunale, come pure nelle istituzioni dell'UE; sollecita altresì l'introduzione di campagne di sensibilizzazione e di incentivazione che incoraggino le donne a essere più attive sul piano politico e a candidarsi ai governi locali o nazionali;

48. ricorda che le elezioni europee che si terranno nel 2014, seguite dalla nomina della prossima Commissione e dalle designazioni alle massime cariche in seno all'UE, rappresentano l'occasione di progredire verso una democrazia paritaria a livello di Unione e di far sì che l'UE divenga un modello in questo campo;

49. invita gli Stati membri a sostenere la parità proponendo una donna e un uomo come candidati al posto di commissario europeo; invita il presidente designato della Commissione a perseguire l'obiettivo della parità nella composizione della Commissione; invita la Commissione in carica a sostenere pubblicamente tale procedura;

50. ricorda che nel 2010 le donne rappresentavano solo il 12% dei membri dei consigli di amministrazione in Europa; sostiene l'intento della Commissione di istituire quote femminili obbligatorie per i posti di responsabilità delle grandi imprese quotate in borsa;

51. insiste sul carattere necessariamente obbligatorio di tali quote, unica garanzia della loro efficacia; propone la creazione di un "fondo per la parità" destinato a raccogliere gli introiti provenienti dalle sanzioni correlate a tale sistema e a utilizzarli per misure di promozione e tutela delle donne;

Altre azioni

52. invita gli Stati membri a rivalutare il proprio approccio al tema degli uomini e delle donne nel mercato del lavoro nonché degli strumenti volti alla conciliazione della vita professionale e familiare, in quanto gli stereotipi possono aumentare la segregazione occupazionale e il divario retributivo di genere;

53. invita gli Stati membri a fare della lotta alle violenze contro le donne una politica penale prioritaria; incoraggia gli Stati membri a sviluppare a tal fine la cooperazione tra le loro autorità giudiziarie e i servizi di polizia nazionali e lo scambio di buone pratiche;

54. insiste sulla necessità di combattere tutte le forme di violenza contro le donne; invita la Commissione e gli Stati membri a intraprendere un'azione concertata, che comprenda campagne di sensibilizzazione e informazione dell'opinione pubblica sulla violenza di genere e strategie che consentano di modificare gli stereotipi sociali sulle donne tramite l'istruzione e i mezzi di informazione, e a promuovere lo scambio di buone prassi; ribadisce la necessità di lavorare tanto con le vittime quanto con gli aggressori, al fine di responsabilizzare maggiormente questi ultimi ed aiutare a modificare stereotipi e credenze radicate nella società che aiutano a perpetuare le condizioni che generano questo tipo di violenza e l'accettazione della stessa;

55. incoraggia la Commissione e gli Stati membri a promuovere la parità di genere e l'emancipazione femminile, anche attraverso campagne di informazione che celebrino il ruolo e la partecipazione delle donne al mondo politico, economico, sociale, sportivo, della salute, dell'arte, delle scienze e a tutti gli altri livelli della società;

56. ritiene che a livello sia nazionale sia dell'Unione europea siano necessarie misure legislative e non legislative atte a superare gli stereotipi ed eliminare il divario retributivo, promuovere la partecipazione femminile in settori a prevalenza maschile, favorire un maggior riconoscimento delle competenze e dei risultati economici conseguiti dalle donne sul luogo di lavoro, superare la segregazione orizzontale e verticale e aumentare la rappresentazione femminile negli organi decisionali in ambito politico e imprenditoriale;

57. sollecita la Commissione e gli Stati membri ad adottare misure politiche decisive per combattere gli stereotipi di genere e a incoraggiare gli uomini a condividere equamente con le donne le responsabilità domestiche e di cura dei figli, in particolare mediante incentivi che consentano agli uomini di fruire di congedi parentali e di paternità, il che rafforzerà i loro diritti di genitori, garantirà un maggior grado di parità tra donne e uomini e una condivisione più appropriata delle responsabilità di conduzione familiare e domestica e migliorerà le opportunità delle donne di partecipare pienamente al mercato del lavoro; invita altresì gli Stati membri a persuadere i datori di lavoro ad adottare misure favorevoli alla famiglia;

58. invita la Commissione e i governi nazionali degli Stati membri a promuovere nuove ricerche sugli stereotipi di genere e a raccogliere ulteriori dati statistici al riguardo sviluppando adeguati indicatori in relazione agli stereotipi di genere;

59. rammenta alla Commissione che la parità di genere è sancita dall'articolo 23 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea;

60. invita la Commissione e gli Stati membri a favorire le opportunità di impiego di donne e uomini in diverse professioni che corrispondano alle esigenze del mercato del lavoro e contemporaneamente garantiscano pari opportunità per entrambi i sessi;

61. invita la Commissione a combattere ogni forma di violenza, discriminazione e stereotipo contro le donne affinché queste possano godere pienamente di tutti i loro diritti umani;

62. chiede alla Commissione di esortare gli Stati membri a onorare gli impegni assunti nel quadro del Patto europeo per la parità di genere;

63. invita l'Istituto europeo per l'uguaglianza di genere e i vari istituti nazionali per la parità tra uomini e donne a promuovere ulteriori ricerche in relazione alle cause profonde degli stereotipi di genere e all'impatto degli stessi sull'uguaglianza tra i sessi; sottolinea l'importanza di scambiare nuove idee e ricerche sulle migliori prassi al fine di eliminare gli stereotipi di genere negli Stati membri e nelle istituzioni dell'UE;

64. ricorda alla Commissione la risoluzione del Parlamento del 3 settembre 2008 relativa all'impatto del marketing e della pubblicità sulla parità tra donne e uomini, invitandola a mettere in atto le raccomandazioni ivi formulate;

65. invita l'UE e gli Stati membri a condurre campagne di sensibilizzazione, educazione e formazione per combattere norme culturali discriminatorie e affrontare i diffusi stereotipi sessisti e la stigmatizzazione sociale che legittimano e perpetuano la violenza contro le donne e a garantire che non vi sia alcuna giustificazione alla violenza sulla base di usi, tradizioni o motivi religiosi;

66. invita l'UE e i suoi Stati membri a promuovere la condivisione di modelli validi e ad agevolare l'apprendimento fra pari tra gli Stati membri, nonché a creare opportunità di finanziamento per campagne a livello UE e nazionale finalizzate a eliminare gli stereotipi di genere;

67. invita l'UE a colmare le lacune esistenti nell'ambito di applicazione delle legislazioni europee in materia di discriminazione basata sulla razza e sul sesso e a proporre una nuova legislazione finalizzata a garantire la parità tra donne e uomini nell'istruzione e nei mezzi di informazione;

68. invita l'UE e gli Stati membri a predisporre tutele (sotto forma di difensori civici o autorità di vigilanza dei mezzi di informazione composte da esperti in materia di parità di genere) al fine di garantire l'inclusione della prospettiva della parità di genere nei codici di condotta del settore e il rispetto di questi ultimi, e che il pubblico possa presentare denunce laddove necessario;

69. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.

(1)

GU C 59 del 23.2.2001, pag. 258.

(2)

GU C 320 E del 15.12.2005, pag. 247.

(3)

GU C 348 E del 21.12.2010, pag. 11.

(4)

GU L 204 del 26.7.2006, pag. 23.

(5)

GU L 373 del 21.12.2004, pag. 37.

(6)

GU L 269 del 5.10.2002, pag. 15.

(7)

Allegato alle conclusioni del Consiglio del 7 marzo 2011.

(8)

GU C 295 E del 4.12.2009, pag. 43.

(9)

Testi approvati, P7_TA(2012)0069.

(10)

GU C 304 del 6.10.1997, pag. 60.


MOTIVAZIONE

Il 15 settembre 1995 si è tenuta a Pechino la quarta Conferenza mondiale sulle donne, durante la quale sono state adottate la dichiarazione e la piattaforma d'azione di Pechino. La Conferenza era intesa alla "rimozione di tutti gli ostacoli che si frappongono alla partecipazione attiva delle donne in tutti i settori della vita pubblica e privata mediante una condivisione equa e paritaria del processo decisionale economico, sociale, culturale e politico". Tale documento basilare per ogni lavoro a livello internazionale in materia di eguaglianza di genere qualificava quest'ultima come un diritto umano e un prerequisito per l'uguaglianza, lo sviluppo e la pace. L'Unione europea valuta ogni anno i progressi compiuti nella realizzazione degli obiettivi stabiliti nel 1995.

La piattaforma d'azione fissava un calendario per i 12 settori seguenti: povertà, istruzione e formazione, sanità, violenza, conflitti armati, l'economia, potere e processi decisionali, meccanismi istituzionali, diritti umani, mezzi di informazione, ambiente, e le bambine. Per circoscrivere il problema, la presente relazione si concentra sulle cause degli stereotipi di genere nei settori dell'istruzione, dei mezzi d'informazione, della pubblicità, nel mercato del lavoro e nei processi decisionali.

Dal 1995, il Parlamento europeo, dando seguito alla Conferenza, ha approvato tre risoluzioni sui diritti delle donne. Nel 2000 ha approvato una risoluzione sul seguito della piattaforma d'azione di Pechino(1), nel 2005 una risoluzione su Pechino+10(2), e nel 2010 una su Pechino +15(3). Inoltre, il 3 settembre 2008 la nostra commissione ha approvato una risoluzione relativa all’impatto del marketing e della pubblicità sull'uguaglianza tra donne e uomini(4).

Non dobbiamo inoltre dimenticare che l'uguaglianza di genere costituisce un diritto umano fondamentale. Conformemente all'articolo 8 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, "in tutte le sue azioni l'Unione mira ad eliminare le ineguaglianze, nonché a promuovere la parità, tra uomini e donne".

Tuttavia, dopo più di 15 anni dalla Conferenza, gli stereotipi e le disuguaglianze di genere costituiscono ancora oggi dei problemi comuni nell'Unione europea. Preconcetti stereotipati relativi alle donne nel mercato del lavoro stanno provocando la segregazione occupazionale e il divario retributivo di genere. Un divario retributivo di genere pari al 16.4% nel 2010 illustra la gravità del problema. Inoltre, spesso le donne sono sottorappresentate o non visibili nei mezzi d'informazione, oppure vengono in essi rappresentate in ruoli tradizionalmente considerati 'femminili', con il risultato di incoraggiare una discriminazione di genere ancora maggiore in una serie di settori della società e in tutte le fasce di età.

Il prevalere di stereotipi di genere negativi basati su preconcetti e atteggiamenti sociali danneggia le donne e ne limita le opportunità e le scelte nell'ambito sociale, economico e politico. Per affrontare il problema della scarsità della presenza femminile ai più alti livelli del processo decisionale economico e politico, occorre affrontare la persistenza degli stereotipi di genere a tutti i livelli della società.

La presente relazione è intesa quindi a ridurre nell'UE i prevalenti stereotipi negativi di genere che limitano le opportunità e le occasioni per gli uomini, e ancor più per le donne. Occorrono nuove politiche dell'UE e una normativa per affrontare gli stereotipi di genere nei settori dell'istruzione, dei mezzi d'informazione e della pubblicità, nel mercato del lavoro e nel processo decisionale economico e politico.

Al fine di accrescere la partecipazione femminile al mercato del lavoro e nel processo decisionale economico e politico, occorre affrontare le seguenti questioni:

· gli stereotipi di genere nelle scuole primarie e secondarie influenzano nei bambini e nei ragazzi la percezione dei modelli di comportamento maschili e femminili. Occorre quindi mettere in uso dei programmi speciali di istruzione e materiali di studio che presentino uomini e donne non più in esempi nei loro 'ruoli tradizionali', con l'uomo che provvede economicamente alla famiglia e la donna che prende cura dei bambini;

· per quanto riguarda i mezzi d'informazione e la pubblicità, occorre inoltre notare che diventa sempre più diffusa l'abitudine di lasciare soli bambini e ragazzi, fin dalla più tenera età, a guardare la televisione. Stereotipi negativi di genere possono quindi influenzare significativamente la fiducia e l'autostima delle giovani donne, particolarmente delle adolescenti, con il risultato di limitarne le aspirazioni, le scelte e le possibilità future di carriera. Vista l'influenza importante che i mezzi d'informazione esercitano sulla pubblica percezione dell'uguaglianza di genere, occorre istituire in commissioni sulle norme della pubblicità e in organismi di autoregolamentazione dei corsi speciali di orientamento intesi a una maggiore sensibilizzazione sull'influenza negativa della discriminazione e degli stereotipi di genere nei mezzi di informazione;

· La presenza femminile sproporzionata negli impieghi a tempo parziale e il divario retributivo di genere chiaramente dimostrano che gli stereotipi provocano sul mercato del lavoro discriminazioni di genere. Sono necessarie quindi delle campagne di sensibilizzazione intese a informare i dipendenti, i datori di lavoro e le parti sociali sul nesso tra stereotipi e divario retributivo di genere e tra impieghi a tempo parziale e il rischio di inferiori fondi pensione al raggiungimento dell'età pensionabile.

· Parimenti, esiste una stretta correlazione tra gli stereotipi di genere e la sottorappresentazione femminile nel processo decisionale economico e politico, sia in ambito pubblico sia in ambito privato, compresi i parlamenti e governi nazionali degli Stati membri e le istituzioni dell'UE. Ciò non è solo indice del "soffitto di vetro" che sovrasta le donne, ma anche del fatto che gli stereotipi limitano le aspirazioni di carriera delle donne.

Il divario retributivo di genere pari al 16.4% non solo sfavorisce le donne sul mercato del lavoro, ma ha anche un grave effetto negativo sui loro diritti a pensione. Sia le donne sia gli uomini sono lungo tutto l'arco della loro vita esposti a stereotipi di genere; dalle aspettative di comportamento dei ragazzi e delle ragazze nelle scuole primarie e secondarie alle aspettative specifiche in seguito nella vita, con riferimento alle scelte di carriera e alla rappresentazione nel mercato del lavoro. L'eccessiva presenza femminile in impieghi flessibili e a tempo parziale suggerisce la persistenza ancora oggi dell'idea tradizionale che la responsabilità della cura dei bambini ricada soprattutto sulla madre, limitandone le opportunità sul mercato del lavoro. Le donne saranno ulteriormente svantaggiate e assoggettate a maggiore insicurezza a causa dei nuovi piani dell'UE intesi a alleggerire le procedure e le limitazioni al licenziamento e all'interruzione dei contratti di impiego.

Come se non bastasse, gli effetti negativi degli stereotipi di genere raggiungono il massimo una volta che le donne arrivano all'età pensionabile. L'insicurezza causata dai regimi di orario di lavoro flessibile, combinata al divario retributivo di genere, potenzia la probabilità che le donne si trovino in situazione di persistente e estrema povertà quando raggiungono l'età della pensione. L'ineguaglianza tra uomini e donne generata dagli stereotipi di genere è quindi cumulativa; più sono esposte agli stereotipi, più alta è la probabilità che le donne si troveranno in seguito in situazione di povertà. Questo effetto è potenziato dai nuovi piani dell'UE intesi a risparmiare sulle pensioni statali e a introdurre più norme sui fondi pensione del secondo pilastro. Spostare l'attenzione dalle pensioni statali a quelle del secondo pilastro, senza cambiare le pensioni statali ma aumentando le pensioni del pilastro privato, non solo incrementerà il rischio che le donne si ritrovino in povertà, ma accentuerà altresì il divario di reddito tra donne e uomini anziani.

(1)

GU C 59 del 23.2.2001, pag. 258.

(2)

GU C 320 E del 15.12.2005, pag. 247.

(3)

GU C 348 E del 21.12.2010, pag. 11.

(4)

GU C 295 E del 4.12.2009, pag. 43.


ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

Approvazione

6.11.2012

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

18

2

1

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Regina Bastos, Edit Bauer, Emine Bozkurt, Marije Cornelissen, Mikael Gustafsson, Mary Honeyball, Sophia in ‘t Veld, Constance Le Grip, Astrid Lulling, Krisztina Morvai, Norica Nicolai, Siiri Oviir, Joanna Senyszyn, Joanna Katarzyna Skrzydlewska, Marc Tarabella, Britta Thomsen, Anna Záborská, Inês Cristina Zuber

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Minodora Cliveti, Silvia Costa, Mariya Gabriel, Kartika Tamara Liotard

Ultimo aggiornamento: 28 febbraio 2013Avviso legale