Procedura : 2014/2217(INI)
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A8-0015/2015

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PV 09/03/2015 - 13
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PV 10/03/2015 - 10.10

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P8_TA(2015)0050

RELAZIONE     
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28 gennaio 2015
PE 541.538v03-00 A8-0015/2015

sui progressi concernenti la parità tra donne e uomini nell'Unione europea nel 2013

(2014/2217(INI))

Commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere

Relatore: Marc Tarabella

PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO
 MOTIVAZIONE
  ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO

sui progressi concernenti la parità tra donne e uomini nell'Unione europea nel 2013

(2014/0000(INI))

Il Parlamento europeo,

–       visti l'articolo 2 e l'articolo 3, paragrafo 3, secondo comma del trattato sull'Unione europea (TUE) e l'articolo 8 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE),

–       visto l'articolo 23 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea,

–       vista la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU),

–       vista la Convenzione delle Nazioni Unite sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna (CEDAW) del 18 dicembre 1979,

–       vista la Convenzione delle Nazioni Unite del 1949 per la repressione della tratta degli esseri umani e dello sfruttamento della prostituzione,

–       visti la dichiarazione e la piattaforma d'azione di Pechino del 15 settembre 1995, adottate alla quarta Conferenza mondiale sulle donne e i successivi documenti finali adottati in occasione delle sessioni speciali delle Nazioni Unite di Pechino +5 (2000), Pechino +10 (2005) e Pechino +15 (2010),

–       visto il regolamento (UE) n. 606/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 giugno 2013, relativo al riconoscimento reciproco delle misure di protezione in materia civile(1),

–       vista la direttiva 2012/29/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che istituisce norme minime in materia di diritti, assistenza e protezione delle vittime di reato e che sostituisce la decisione quadro 2001/220/GAI(2),

–       vista la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità e in particolare l'articolo 6 afferente sulle donne con disabilità, del 13 dicembre 2006,

–       vista la direttiva 2011/99/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 dicembre 2011, sull'ordine di protezione europeo(3),

–       vista la direttiva 2011/36/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 aprile 2011, concernente la prevenzione e la repressione della tratta di esseri umani e la protezione delle vittime, e che sostituisce la decisione quadro del Consiglio 2002/629/GAI(4),

–       vista la proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio riguardante il miglioramento dell'equilibrio di genere fra gli amministratori senza incarichi esecutivi delle società quotate in Borsa e relative misure (direttiva "Più donne alla guida delle imprese europee" (COM(2012)0614)),

–       vista la Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica (Convenzione di Istanbul),

–       visto il Patto europeo per la parità di genere (2011-2020) del 7 marzo 2011(5),

–       vista la comunicazione della Commissione del 5 marzo 2010 dal titolo "Maggiore impegno verso la parità tra donne e uomini – Carta per le donne" (COM(2010)0078),

–       vista la comunicazione della Commissione del 21 settembre 2010 dal titolo "Strategia per la parità tra donne e uomini 2010-2015" (COM(2010)0491),

–       vista la comunicazione della Commissione intitolata "Europa 2020 - Una strategia per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva" (COM(2010)2020),

–       visto il documento di lavoro dei servizi della Commissione del 16 settembre 2013 sulla revisione intermedia della strategia per la parità tra donne e uomini (2010-2015) (SWD(2013)0339),

–       visto il documento di lavoro dei servizi della Commissione dell'8 maggio 2013 sui progressi compiuti in termini di parità tra donne e uomini nel 2012 (SWD(2013)0171),

–       vista la comunicazione della Commissione, del 25 novembre 2013, dal titolo "Verso l'eliminazione delle mutilazioni genitali femminili" (COM(2013)0833),

–       vista la relazione dell'Istituto europeo per l'uguaglianza di genere (EIGE) intitolata "Valutazione dell'attuazione della piattaforma di azione di Pechino negli Stati membri dell'UE: violenza contro le donne – sostegno alle vittime", pubblicata nel 2012,

–       viste le conclusioni del Consiglio, del 5-6 giugno 2014, dal titolo "Prevenire e combattere tutte le forme di violenza contro le donne e le ragazze, compresa la mutilazione genitale femminile",

–       vista la sua risoluzione del 6 febbraio 2014 sull'eliminazione della mutilazione genitale femminile(6),

–       viste le direttive europee adottate dal 1975 in poi sui diversi aspetti della parità di trattamento tra uomini e donne (direttiva 2010/41/UE(7), direttiva 2010/18/UE(8), direttiva 2006/54/UE(9), direttiva 2004/113/CE(10), direttiva 92/85/CEE(11), direttiva 86/613/CEE(12) e direttiva 79/7/CEE(13)),

–       vista la sua risoluzione del 12 settembre 2013 sull'applicazione del principio della parità di retribuzione tra lavoratori di sesso maschile e femminile per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore(14),

–       vista la sua risoluzione del 12 marzo 2013 sull'impatto della crisi economica sull'uguaglianza di genere e i diritti della donna(15),

–       vista la sua risoluzione dell'11 giugno 2013 sulla mobilità educativa e professionale delle donne nell'UE(16),

–       vista la sua risoluzione del 12 marzo 2013 sull'eliminazione degli stereotipi di genere nell'Unione europea(17),

–       vista la sua risoluzione del 6 febbraio 2013 sulla 57a sessione del Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani: prevenzione ed eliminazione di ogni forma di violenza contro le donne e le ragazze(18),

–       vista la sua risoluzione dell'11 settembre 2012 sulle condizioni di lavoro delle donne nel settore dei servizi(19),

–       vista la sua risoluzione del 24 maggio 2012 recante raccomandazioni alla Commissione sull'applicazione del principio della parità di retribuzione tra lavoratori di sesso maschile e quelli di sesso femminile per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore(20),

–       viste le sue risoluzioni del 10 febbraio 2010 sulla parità tra donne e uomini nell'Unione europea – 2009(21), dell'8 marzo 2011 sulla parità tra donne e uomini nell'Unione europea – 2010(22) e del 13 marzo 2012 sulla parità tra donne e uomini nell'Unione europea – 2011(23),

–       vista la sua risoluzione del 6 luglio 2011 sulle donne e la direzione delle imprese(24),

–       vista la sua risoluzione del 5 aprile 2011 sulle priorità e sulla definizione di un nuovo quadro politico dell'UE in materia di lotta alla violenza contro le donne(25),

–       vista la sua risoluzione dell'8 marzo 2011 sugli aspetti della povertà femminile nell'Unione europea(26),

–       vista la sua risoluzione del 17 giugno 2010 sugli aspetti di genere della recessione economica e della crisi finanziaria(27),

–       vista la sua risoluzione del 3 febbraio 2009 sulla non discriminazione in base al sesso e la solidarietà tra le generazioni(28),

–       vista la sua risoluzione del 26 febbraio 2014 su sfruttamento sessuale e prostituzione, e sulle loro conseguenze per la parità di genere(29),

–       vista la sua risoluzione del 13 ottobre 2005 su donne e povertà nell'Unione europea(30),

–       vista la sua risoluzione del 25 febbraio 2014 sull'eliminazione della violenza contro le donne(31),

–       vista la sua risoluzione del 3 febbraio 2009 sulla non discriminazione in base al sesso e la solidarietà tra le generazioni(32),

–       vista la proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica della direttiva 92/85/CEE del Consiglio concernente l'attuazione di misure volte a promuovere il miglioramento della sicurezza e della salute sul lavoro delle lavoratrici gestanti, puerpere o in periodo di allattamento (direttiva sul congedo di maternità (COM(2008)0637)),

–       viste le conclusioni del Consiglio del 20 maggio 2014 sull'uguaglianza tra donne e uomini nello sport,

–       vista la direttiva 2006/54/CE riguardante l'attuazione del principio delle pari opportunità e della parità di trattamento fra uomini e donne in materia di occupazione e impiego (rifusione)(33),

–       vista la relazione della Commissione sui progressi compiuti in merito agli obiettivi di Barcellona intitolata "Lo sviluppo dei servizi di cura della prima infanzia in Europa per una crescita sostenibile e inclusiva" del 3 giugno 2013,

–       vista la relazione della Commissione del settembre 2014 dal titolo "Dati statistici sulle donne imprenditrici in Europa",

–       visto lo studio dell'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali (FRA) del marzo 2014 dal titolo "Violenza contro le donne: un'indagine a livello di UE" che, per la prima volta, ha fornito dati sull'ampiezza, la natura e le conseguenze di varie forme di violenza contro le donne nonché le risposte delle vittime a incidenti violenti e la consapevolezza dei propri diritti,

–       visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–       vista la relazione della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere (A8-0015/2015),

A.     considerando che la parità tra donne e uomini è un diritto fondamentale sancito dai trattati fin dal trattato di Roma del 1957 e dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea; che, nonostante il fatto che l'Unione europea abbia adottato numerosi testi per assicurare pari opportunità e trattamento a uomini e donne e per lottare contro tutte le forme di discriminazione basate sul sesso e che l'Unione si sia fissata il compito specifico di integrare il principio di uguaglianza di genere in tutte le sue attività, i progressi compiuti restano insufficienti e persistono ancora molte diseguaglianze tra uomini e donne;

B.     considerando che il principio della parità di trattamento fra donne e uomini comporta il divieto di qualunque discriminazione, diretta o indiretta, anche per quanto riguarda la maternità, la paternità e il fatto di condividere responsabilità familiari;

C.     considerando che è essenziale tenere in considerazione le numerose e interconnesse forme di discriminazione che molte donne e ragazze subiscono in Europa (disabilità, contesto migratorio, origine etnica, età, orientamento sessuale, identità di genere, gravidanza, situazione abitativa, basso livello d'istruzione, vittime di violenza, ecc.) e il fatto che le loro condizioni sono peggiorate negli ultimi anni;

D.     considerando che la strategia Europa 2020 per fare dell'Europa una economia intelligente, sostenibile e inclusiva comporta obiettivi ambiziosi, quali il tasso di occupazione del 75% e la riduzione di almeno 20 milioni del numero di persone colpite o a rischio di povertà e di esclusione sociale entro il 2020, che possono essere raggiunti solo se gli Stati membri attuano politiche innovative per una vera parità tra donne e uomini;

E.     considerando che le politiche di consolidamento finanziario condotte dagli Stati membri riguardano principalmente il settore pubblico, in cui le donne sono più presenti e sono i maggiori beneficiari, comportando così una doppia penalizzazione, e che tali politiche portano a una maggiore precarizzazione del lavoro, tra cui l'aumento del tempo parziale (32% delle donne rispetto all'8,2% degli uomini) e dei contratti temporanei, per non parlare delle riduzioni salariali;

F.     considerando che il numero di donne che vive in condizione di povertà e di esclusione, in particolare donne anziane, la cui pensione è inferiore in media del 39% rispetto a quella degli uomini, e madri sole, è maggiore rispetto a quello degli uomini; che le donne, per ragioni di vita familiare, lavorano più spesso degli uomini a tempo parziale, con contratti di lavoro temporaneo o a tempo determinato e che la povertà delle donne è in gran parte dovuta alla precarietà del loro lavoro;

G.     considerando che la lotta contro la povertà è uno dei cinque obiettivi misurabili proposti dalla Commissione nel quadro della strategia Europa 2020; che l'orientamento integrato 10 della strategia Europa 2020 (Promuovere l'inclusione sociale e lotta alla povertà) potrebbe stimolare l'adozione di politiche nazionali per proteggere in particolare le donne dal rischio di povertà, garantendo la sicurezza del reddito per le famiglie monoparentali e le donne anziane;

H.     considerando che il tasso di natalità diminuisce nell'Unione europea e che tale tendenza è aggravata dalla crisi, poiché la disoccupazione, la precarietà e l'incertezza sul futuro e sull'economia spingono le famiglie, e in particolare le donne più giovani, a rimandare la decisione di avere figli, il che aggrava ulteriormente l'invecchiamento della popolazione dell'Unione;

I.      considerando che l'attuale sistema di tassazione in taluni Stati membri rispecchia una concezione limitativa della famiglia favorendo le famiglie monoattive, scoraggiando di frequente il lavoro delle donne e non sostenendo in modo adeguato le famiglie monoparentali, numerose e con familiari a carico;

J.      considerando che le donne rappresentano quasi il 60% dei laureati nell'UE e che, ciò malgrado, la loro rappresentanza nella fascia dirigenziale o in ruoli decisionali è sproporzionatamente bassa e che la percentuale di donne scienziati e ingegneri dell'UE è inferiore al 33% mentre le donne costituiscono quasi l'80% della popolazione attiva nei settori della salute, dell'istruzione e del benessere;

K.     considerando che esiste una forte segregazione orizzontale o ripartizione del lavoro in base al genere: all'incirca metà delle donne con un'occupazione si concentra in 10 delle 130 professioni della classificazione internazionale tipo delle professioni (CITP) dell'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) e solo il 16% di lavoratori occupa posti di lavoro nei settori in cui la proporzione tra donne e uomini è paritaria;

L.     considerando che il ruolo delle piccole e medie imprese (PMI), che rappresentano il 99% delle aziende europee e forniscono due posti di lavoro su tre nel settore privato, è fondamentale per la realizzazione della strategia Europa 2020 di una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva; che soltanto il 31% degli imprenditori nell'UE sono donne; che il tasso d'imprenditorialità fra le donne è pari al 10% nell'UE rispetto al 19% degli uomini; che è necessario promuovere e sostenere l'incremento dell'imprenditorialità tra le donne;

M.    considerando che le donne costituiscono circa il 42% degli operatori coinvolti regolarmente nel settore dell'agricoltura nell'UE e che gestiscono tre aziende agricole europee su dieci, e che la promozione delle pari opportunità tra uomini e donne, insieme a una maggiore partecipazione delle donne alla vita economica e sociale, soprattutto nell'agricoltura, devono costituire una preoccupazione costante in Europa

N.     considerando che il tasso di occupazione femminile è pari al 63%; che la differenza di retribuzione tra uomini e donne è del 16,4%; che il 73% dei deputati nazionali è rappresentato da uomini e che le donne rappresentano il 17,8% dei consigli d'amministrazione delle grandi aziende e trascorrono tre volte tanto di tempo alla settimana a occuparsi dei lavori domestici rispetto agli uomini (per esempio assistenza all'infanzia, agli anziani e ai disabili e lavori domestici);

O.     considerando che il 37% dei deputati al Parlamento europeo recentemente eletti, 9 su 28 nuovi Commissari e 7 su 28 giudici alla Corte di giustizia all'Unione europea sono donne;

P.     considerando che il tasso di disoccupazione femminile è sottostimato, visto che molte donne non sono iscritte alle liste di collocamento, in particolare le donne che risiedono nelle zone rurali o nelle regioni periferiche e molte di coloro che si occupano solo dei lavori domestici e dei figli; che tale situazione crea una disparità in termini di accesso ai servizi pubblici (sussidi, pensioni, congedi per maternità o per malattia, accesso alla sicurezza sociale, ecc.);

Q.     considerando che, a questo ritmo, si dovrebbe attendere l'anno 2038 per raggiungere l'obiettivo di un tasso di occupazione del 75% per le donne e che la parità di retribuzione diventerebbe realtà nel 2084; che la parità nei parlamenti nazionali, nelle istituzioni europee e nei consigli di amministrazione delle imprese europee sarebbe possibile nel 2034 ma che si dovrebbe attendere il 2054 affinché i lavori domestici siano equamente ripartiti;

R.     considerando che la mancata promozione di politiche che prevedono una conciliazione della vita professionale e della vita privata in generale e la mancanza di servizi di assistenza per i bambini e di servizi di assistenza per gli anziani e le persone che necessitano di cure speciali, in particolare, costituiscono uno dei principali ostacoli all'indipendenza economica delle donne e al loro progredire verso posti di responsabilità, e alla pari partecipazione delle donne e degli uomini al mercato del lavoro, anche come strumento di prevenzione e riduzione della povertà;

S.     considerando che la condivisione delle responsabilità familiari e domestiche tra uomini e donne, in particolare mediante un maggiore ricorso al congedo parentale e di paternità, è una condizione indispensabile per la realizzazione della parità tra donne e uomini; che un quarto degli Stati membri non propone il congedo di paternità;

T.     considerando che i ruoli e gli stereotipi di genere tradizionali continuano a esercitare una forte influenza sulla suddivisione dei ruoli tra donne e uomini in casa, sul lavoro e nella società in generale, limitando quindi il ventaglio di scelte occupazionali e lo sviluppo personale e lavorativo delle donne, il che pertanto impedisce loro di realizzare appieno il proprio potenziale in quanto individui e attori economici;

U.     considerando il ruolo che possono svolgere i media sia nella diffusione degli stereotipi, nello svilimento dell'immagine della donna e nell'ipersessualizzazione delle bambine, sia nel superamento degli stereotipi di genere, nella promozione della partecipazione delle donne al processo decisionale e nella promozione dell'uguaglianza tra uomini e donne;

V.     considerando che il Consiglio non ha ancora adottato una posizione ufficiale in seguito all'approvazione di due risoluzioni legislative del Parlamento europeo su temi fondamentali per la parità tra donne e uomini, ossia le risoluzioni del 20 ottobre 2010 sulla proposta di direttiva sul congedo di maternità e del 20 novembre 2013 sulla proposta di direttiva relativa ad un migliore equilibrio donne-uomini tra gli amministratori non esecutivi delle società quotati in borsa e alle misure connesse;

W.    considerando che nella sua relazione sull'attuazione della direttiva 2006/54/CE in data 6 dicembre 2013, la Commissione solleva interrogativi circa la conformità della legislazione nazionale di 26 Stati membri con le nuove disposizioni della direttiva(34);

X.     considerando che, stando allo studio della FRA del marzo 2014, una donna su tre nell'UE è stata vittima di violenza e/o di abusi sessuali, mentre una su cinque ha subito una violenza fisica dopo i 15 anni e quasi una su due ha subito una violenza psicologica; che la violenza contro le donne costituisce una violazione dei diritti fondamentali che comporta conseguenze psicologiche potenzialmente gravi, colpisce tutti gli strati della società, indipendentemente dall'età, dal livello d'istruzione, dal reddito, dalla posizione sociale e dal paese di provenienza o di residenza, e costituisce uno dei reati meno denunciati; che la violenza contro le donne è uno dei principali ostacoli a un'autentica parità tra uomini e donne;

Y.     considerando che la violenza contro le donne e le ragazze su Internet è in aumento e che, a tal proposito, il comportamento dei minori sui social network si rivela particolarmente preoccupante;

Z.     considerando che la Strategia dell'UE per l'eradicazione della tratta degli esseri umani giungerà a termine nel 2016; che stando a una relazione di Eurostat del 2014 sulla tratta di esseri umani, la maggior parte (80%) delle vittime registrate della tratta nell'UE è costituita da donne e ragazze;

Aa.   considerando che sei Stati membri non hanno ancora firmato la Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica (Convenzione di Istanbul) e che solo otto la hanno ratificata;

Ab.   considerando che la raccolta di dati affidabili, comparabili e disaggregati per sesso è particolarmente importante nel quadro dell'elaborazione delle politiche pubbliche nazionali e dell'UE, in particolare per quanto attiene alla violenza contro le donne;

Ac.   considerando che le donne hanno problemi di salute specifici, che vengono coinvolte con minore frequenza rispetto agli uomini nelle sperimentazioni cliniche e che tali differenze hanno importanti implicazioni per la salute delle donne;

Ad.   considerando che le ragazze e le donne partecipano meno dei ragazzi e degli uomini all'attività fisica, soprattutto fra i 15 e i 24 anni, e che lo sport costituisce un mezzo di affermazione e di sviluppo, nonché un veicolo di cittadinanza e di solidarietà e che la pratica regolare dello sport migliora la salute fisica e psichica; che le violenze contro le donne, gli stereotipi, le differenze di retribuzione e gli ostacoli alla partecipazione delle donne alle cariche dirigenziali sono presenti anche nell'ambito dello sport;

Ae.   considerando che i diritti sessuali e riproduttivi sono diritti umani fondamentali e che dovrebbero essere presi in considerazione nel programma d'azione dell'Unione in materia di salute;

Af.    considerando che la relazione annuale sulla parità tra donne e uomini redatta dalla Commissione europea costituisce uno strumento di fondamentale importanza per valutare l'evoluzione della situazione delle donne in Europa;

1.      invita le istituzioni dell'UE e gli Stati membri a tenere conto delle questioni di genere, dei diritti delle donne e delle pari opportunità nell'elaborazione delle loro politiche, nelle loro procedure di bilancio e nell'applicazione dei programmi e delle azioni dell'UE, in particolare mediante misure d'azione positiva, specialmente collegate a pacchetti di stimolo, procedendo sistematicamente a valutazioni di impatto secondo il genere caso per caso;

2.      denuncia che gli obiettivi della strategia per la parità tra donne e uomini 2010-2015 (COM (2010) 491) presto falliranno, soprattutto per quanto riguarda l'indipendenza economica, tra le altre ragioni a causa del ritiro della proposta di direttiva sul congedo di maternità; sottolinea che nel contempo le differenze economiche tra uomini e donne sono in progressivo aumento;

3.      invita il Consiglio, la Commissione e gli Stati membri a integrare la dimensione di genere nella strategia Europa 2020 per misurare i progressi nella riduzione del divario occupazionale di genere e affinché le misure strategiche dell'analisi annuale della crescita si traducano in raccomandazioni specifiche per paese;

4.      invita la Commissione e gli Stati membri a elaborare un piano generale di investimenti nelle infrastrutture sociali, dal momento che si stima che, con un piano di investimenti attento agli aspetti di genere, il prodotto interno lordo europeo (PIL) aumenterebbe gradualmente, fino a raggiungere entro il 2018 il 2,4% in più, il che non si verificherebbe senza il piano di investimenti;

5.      rileva che la partecipazione paritaria di donne e uomini al mercato del lavoro può accrescere significativamente il potenziale economico dell'Unione, garantendo al contempo la sua natura equa e inclusiva; ricorda che, secondo le proiezioni dell'Organizzazione per la cooperazione economica e lo sviluppo (OCSE), la totale convergenza dei tassi di partecipazione può tradursi in un aumento del 12,4% del PIL pro capite entro il 2030;

6.      sottolinea l'urgenza di lottare contro la povertà femminile, in particolare la povertà delle donne, delle donne anziane e delle madri single ma anche delle donne vittime della violenza di genere, delle donne disabili, delle donne migranti e delle donne appartenenti a minoranze; chiede pertanto agli Stati membri di attuare strategie di inclusione più efficaci e di utilizzare in modo più efficiente le risorse destinate alle politiche sociali, tra cui il Fondo sociale europeo e i Fondi strutturali;

7.      ritiene deplorevole che l'efficacia delle politiche sociali volta a ridurre la povertà sia scesa di quasi il 50% nel 2012 rispetto al 2005 nei nuclei familiari con un solo adulto, che comprendono la maggior parte delle vedove e delle madri sole; è anche preoccupato per il fatto che l'efficacia delle politiche sociali applicate in alcuni Stati membri rappresenti soltanto un terzo della media europea; invita pertanto gli Stati membri a rafforzare le politiche sociali che riguardano in particolare i disoccupati, in modo da far fronte al crescente aumento della povertà, soprattutto tra le donne;

8.      invita il Consiglio e la Commissione ad affrontare la dimensione di genere della povertà e dell'esclusione sociale; ritiene deplorevole che le raccomandazioni specifiche per paese (RSP) adottate finora nel quadro dei cicli annuali del semestre europeo non siano state allineate in modo sufficiente agli obiettivi occupazionali e sociali della strategia Europa 2020; chiede che le RSP affrontino sistemicamente le cause strutturali della povertà femminile;

9.      invita la Commissione e gli Stati membri a tener conto dell'evoluzione delle strutture familiari al momento di elaborare le loro politiche di imposizione e di indennizzazione, in particolare sostenendo finanziariamente le famiglie monoparentali e le persone anziane attraverso crediti di imposta o aiuti in materia di assistenza sanitaria;

10.    invita gli Stati membri e la Commissione a garantire che si tenga conto della parità tra uomini e donne e dell'integrazione della prospettiva di genere nei finanziamenti nell'ambito della politica di coesione e che queste siano promosse durante tutta la preparazione e i relativi programmi, anche in relazione al monitoraggio, alla rendicontazione e alla valutazione;

11.    si rammarica che la relazione annuale non sia ormai più che un documento di lavoro allegato alla relazione sull'attuazione della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea e sollecita la Commissione a rendere a tale relazione tutta la sua legittimità politica favorendone una adozione ufficiale e distinta;

12.    insiste sull'impellente necessità di ridurre i divari retributivi e pensionistici tra donne e uomini anche tenendo presente la persistente concentrazione di donne in occupazioni a tempo parziale, scarsamente retribuite e precarie e garantendo strutture di qualità sufficiente per i figli e per le altre persone dipendenti; deplora con la massima durezza il fatto che oltre un terzo delle donne anziane che vivono nell'UE non riceve alcun tipo di pensione; esorta gli Stati membri ad assicurare la piena attuazione dei diritti previsti nella direttiva 2006/54/CE, in particolare il principio della parità di retribuzione e della trasparenza retributiva e di rivedere le loro legislazioni nazionali sulla parità di trattamento al fine di semplificarle e di aggiornarle; invita la Commissione a continuare a valutare regolarmente il recepimento delle direttive relative alla parità fra donne e uomini e la invita a proporre una rifusione della direttiva 2006/54/CE quanto prima conformemente all'articolo 32 della stessa e in base all'articolo 157 TFUE seguendo el raccomandazioni dettagliate stabilite nell'allegato della risoluzione del Parlamento del 24 maggio 2012;

13.    deplora con la massima durezza il fatto che le donne non ricevano la stessa retribuzione nei casi in cui svolgono le stesse funzioni degli uomini o funzioni di pari valore e condanna altresì la segregazione orizzontale e verticale; evidenzia inoltre che la stragrande maggioranza dei salari bassi e praticamente la totalità dei salari molto bassi sono attribuibili al tempo parziale e ricorda che circa l'80% dei lavoratori poveri sono donne; segnala che, secondo le conclusioni della Valutazione del valore aggiunto europeo, un punto percentuale di diminuzione del divario retributivo di genere aumenterà la crescita economica dello 0,1%, il che significa che l'eliminazione di tale divario riveste un'importanza cruciale nel contesto dell'attuale crisi economica; invita pertanto gli Stati membri, i datori di lavoro e i sindacati a redigere e applicare strumenti di valutazione occupazionale specifici e pratici per aiutare a determinare il lavoro di pari valore e quindi assicurare la parità retributiva tra donne e uomini;

14.    invita la Commissione e gli Stati membri ad attuare politiche proattive a favore dell'occupazione femminile di qualità per raggiungere gli obiettivi Europa 2020, lottando contro gli stereotipi, la segregazione professionale verticale e orizzontale, favorendo la transizione tra tempo parziale e tempo pieno e mirando in particolare la categoria dei giovani che non studiano, non lavorano né seguono una formazione (NEET); invita gli Stati membri a stabilire obiettivi specifici riguardo all'occupazione nel quadro dei relativi programmi di riforma nazionale, al fine di assicurare la parità di accesso di uomini e donne al mercato del lavoro e la loro permanenza in esso;

15.    invita la Commissione e gli Stati membri ad attuare politiche proattive per incoraggiare le donne ad abbracciare carriere scientifiche nonché a promuovere, in particolare mediante campagne d'informazione di sensibilizzazione, l'entrata delle donne in settori tradizionalmente considerati "maschili", soprattutto quello delle scienze e delle nuove tecnologie, al fine di sfruttare appieno il capitale umano rappresentato dalle donne europee; insiste in particolare sulle nuove possibilità offerte dalla tecnologia dell'informazione e delle telecomunicazioni (TIC) e invita la Commissione a integrare pienamente la dimensione di genere nella priorità conferita all'agenda digitale nei prossimi cinque anni;

16.    sottolinea che l'indipendenza finanziaria costituisce un mezzo chiave per garantire la parità e che l'imprenditorialità tra le donne costituisce un potenziale sottostimato e sottosfruttato di crescita e di competitività nell'UE; invita pertanto l'Istituto europeo per l'uguaglianza di genere (EIGE) a raccogliere maggiori e migliori informazioni sull'imprenditorialità tra le donne; invita gli Stati membri, la Commissione, e altri organi pertinenti, quali le camere di commercio, e l'industria a incoraggiare, promuovere, e sostenere l'imprenditorialità tra le donne facilitando l'accesso al credito, riducendo la burocrazia e altri ostacoli alla creazione di imprese da parte di donne, integrando la prospettiva di genere nelle politiche pertinenti, promuovendo la creazione di una piattaforma elettronica d'informazione e scambio, unica e multilingue, per le imprenditrici sociali, e sostenendo le reti regionali e europee sia di mentori sia tra pari;

17.    è convinto che, per favorire il reinserimento delle donne nel mondo del lavoro siano necessarie politiche multidimensionali (che includano la formazione professionale e l'apprendimento permanente, la promozione di un'occupazione più stabile e modelli lavorativi personalizzati) e richiama l'attenzione sulla diffusione del concetto di orari lavorativi flessibili; osserva che l'esigenza di flessibilità interessa in misura maggiore i lavoratori a tempo parziale, per la maggior parte donne; sostiene pertanto che la contrattazione collettiva è un diritto che deve essere tutelato dato che contribuisce a lottare contro la discriminazione e a tutelare e a rafforzare i diritti;

18.    sottolinea il fatto che una maggiore flessibilità nell'organizzazione del lavoro può aumentare le opportunità per le donne di partecipare attivamente al mercato del lavoro ma segnala, al contempo, che questa flessibilità può avere un impatto negativo sullo retribuzioni e sulle pensioni femminili; sottolinea pertanto la necessità di proposte specifiche per conciliare lavoro e vita privata e incoraggia gli uomini e le donne a condividere le responsabilità professionali, familiari e sociali in modo più equilibrato, in particolare per quanto riguarda l'assistenza alle persone dipendenti e l'assistenza ai bambini;

19.    invita gli Stati membri a includere, nel quadro dei programmi di sviluppo rurale, delle strategie volte a promuovere la creazione di posti di lavoro per le donne nelle zone rurali che garantiscano loro pensioni dignitose, politiche volte a favorire la rappresentanza delle donne nei forum politici, economici e sociali di tale settore e la promozione delle opportunità nelle zone rurali in rapporto alla multifunzionalità dell'agricoltura;

20.    sottolinea il crescente consenso all'interno dell'UE per quanto riguarda la necessità di promuovere l'uguaglianza di genere attraverso, tra l'altro, la presenza delle donne nel processo decisionale economico e politico - una questione di diritti fondamentali e di democrazia - dato che attualmente ciò rispecchia un deficit democratico; accoglie pertanto con favore i sistemi di parità stabiliti per legge e le quote di genere introdotte in alcuni Stati membri e chiede al Consiglio di prendere posizione in merito alla direttiva su un miglioramento dell'equilibrio di genere fra gli amministratori senza incarichi esecutivi delle società quotate in Borsa onde proseguire al più presto il processo legislativo; invita il Consiglio e la Commissione ad adottare le misure necessarie a incoraggiare gli Stati membri a far sì che consentano gli uomini e le donne partecipino a parità di condizioni nei diversi ambiti del processo decisionale; invita anche le istituzioni dell'UE a fare quanto in loro potere per garantire la parità di genere nel Collegio dei commissari e tra le alte cariche di tutte le istituzioni, agenzie, istituti e organi dell'UE;

21.    invita la Commissione europea e gli Stati membri a esaminare la possibilità di includere delle clausole di genere nei bandi di gara per appalti pubblici al fine di incoraggiare le imprese a perseguire la parità tra i sessi al loro interno; riconosce che tale idea può essere sviluppata soltanto nel quadro del rispetto del diritto dell'UE in materia di concorrenza;

22.    si congratula con la Svezia, il Belgio, la Francia, la Slovenia, la Danimarca e il Regno Unito che hanno raggiunto gli obiettivi di Barcellona e invita gli Stati membri a proseguire i loro sforzi; chiede agli Stati membri di andare al di là degli obiettivi di Barcellona adottando un approccio più sistemico ed integrato in materia di istruzione e di servizi di assistenza prescolare tra le autorità nazionali e locali, in particolare per i bambini molto piccoli di età inferiore ai tre anni; invita la Commissione a continuare a fornire un sostegno finanziario agli Stati membri per offrire sistemi di assistenza all'infanzia, in particolare asili nido, a prezzi accessibili per i genitori anche attraverso la creazione di queste strutture sul luogo di lavoro; è convinto che i progetti familiari, la vita privata e le ambizioni professionali possono essere integrati in modo armonioso solo nel caso in cui, sul piano socio-economico, le persone interessate siano realmente libere di scegliere e godano del sostegno fornito dall'adozione di decisioni politiche ed economiche a livello UE e nazionale, senza che ne derivi uno svantaggio e sempreché siano disponibili le infrastrutture indispensabili; invita gli Stati membri a aumentare le dotazioni di bilancio assegnate all'infanzia, soprattutto mediante il rafforzamento delle reti pubbliche di scuole materne, asili nido e servizi che offrano attività ricreative per i bambini; invita la Commissione a far fronte alla mancanza di strutture di accoglienza per l'infanzia economicamente accessibili nelle RSP;

23.    deplora con la massima durezza il fatto che, nonostante il livello di finanziamenti UE disponibili (sono stati destinati 3,2 miliardi di euro dei Fondi strutturali per il periodo 2007-2013 per assistere gli Stati membri nello sviluppo di strutture di assistenza all'infanzia e nella promozione dell'occupazione femminile), alcuni Stati membri hanno realizzato tagli di bilancio che stanno interessando la disponibilità (per esempio, a causa della chiusura di asili nido), la qualità (a causa della mancanza di personale) e il rincaro dei servizi di assistenza all'infanzia;

24.    invita la Commissione europea e gli Stati membri ad istituire un congedo di paternità retribuito per un minimo di 10 giorni lavorativi e a promuovere misure, legislative e non legislative, che consentano agli uomini e in particolare ai padri, di esercitare il loro diritto di conciliare vita privata e professionale, tra l'altro promuovendo il congedo parentale, che verrà preso indifferentemente, ma senza poter essere trasferito, dal padre o dalla madre fino a quando il loro bambino raggiunga una certa età;

25.    deplora il blocco del Consiglio relativamente alla direttiva sul congedo di maternità ed esorta gli Stati membri a rilanciare i negoziati in materia e ribadisce la sua volontà di cooperare;

26.    invita gli Stati membri a istituire servizi di assistenza a prezzi accessibili, flessibili, di qualità e di facile accesso a persone che non sono in grado da sole di realizzare attività della vita quotidiana per il fatto che non dispongono di autonomia funzionale sufficiente per poter conciliare vita privata, famiglia e lavoro;

27.    chiede alla Commissione di incoraggiare la ratifica a livello nazionale e di avviare la procedura di adesione dell'Unione alla Convenzione di Istanbul quanto prima; osserva che l'adesione immediata di tutti gli Stati membri alla Convenzione di Istanbul contribuirà all'elaborazione di una politica integrata e alla promozione della cooperazione internazionale in materia di lotta contro qualsiasi forma di violenza contro le donne;

28.    ribadisce la sua richiesta alla Commissione di presentare, in base all'articolo 84 del TFUE, una proposta legislativa relativa ad un atto che stabilisca misure volte a incoraggiare e sostenere l'azione degli Stati membri nel campo della prevenzione della violenza contro le donne e le ragazze sostenendo un quadro di politiche globale ed efficace in materia di violenza basata sul genere, incentrato sulla prevenzione, sul perseguimento dei colpevoli, sulla protezione delle vittime e su un'adeguata fornitura di servizi e sull'insegnamento in materia di parità, e introducendo sanzioni per i comportamenti discriminatori e violenti contro le donne; invita inoltre gli Stati membri ad adoperarsi sistematicamente per dare alle donne la possibilità di denunciare la violenza alle autorità e per garantire l'istruzione e la formazione di esperti che diano assistenza alle vittime;

29.    invita la Commissione a garantire un'attuazione efficace e dotata di risorse sufficienti della sua comunicazione sull'eliminazione delle mutilazioni genitali femminili;

30.    invita il Consiglio dell'Unione europea ad attivare la "clausola passerella" e ad adottare una decisione unanime che inserisca la violenza di genere fra i reati elencati all'articolo 83, paragrafo 1, del TFUE, che già prevede la tratta degli esseri umani e lo sfruttamento sessuale delle donne e dei minori;

31.    invita la Commissione europea a regolamentare meglio il mercato digitale onde proteggere le donne e le ragazze dalla violenza su Internet;

32.    raccomanda agli Stati membri di menzionare nei loro piani d'azione nazionali per l'eliminazione della violenza domestica l'obbligo di prestare alle donne migranti prive di documenti esattamente la stessa assistenza fornita alle donne in situazione regolare e di non costringere le istituzioni a segnalare tali casi alle autorità;

33.    raccomanda agli Stati membri di rafforzare i servizi pubblici gratuiti nell'ambito dell'assistenza sanitaria al fine di fornire sostegno a tutte le donne vittima di violenza, ivi comprese le rifugiate, con misure miranti tra l'altro ad aumentare le relative capacità, prestando sostegno specializzato alle donne di diverse nazionalità, nonché alle donne disabili;

34.    ribadisce la sua richiesta alla Commissione e agli Stati membri di istituire un Anno europeo della lotta alla violenza contro le donne nel 2016 assegnando risorse sufficienti per condurre azioni di sensibilizzazione; ritiene necessario, a tal fine, garantire la formazione adeguata delle autorità e dei servizi interessati, nonché di professionisti quali agenti di polizia, medici, magistrati, avvocati, insegnanti e di tutti coloro che, dato il loro ruolo, possono apportare un aiuto alle donne vittime di violenza;

35.    chiede alla Commissione di creare un registro degli ordini di protezione europei, dato che il termine per il recepimento da parte degli Stati membri della direttiva 2011/99/UE sull'ordine di protezione europeo scade l'11 gennaio 2015;

36.    riconosce che, nelle regioni colpite dalla guerra, la violenza contro le donne costituisce una chiara violazione dei loro diritti fondamentali e si manifesta attraverso un trattamento degradante e umiliante della donna; sottolinea che la parità fra donne e uomini è un fattore essenziale per la costruzione della pace, dato che è un'espressione della necessità di prevenire e di lottare contro questo tipo di fenomeni che colpiscono le donne;

37.    invita l'EIGE e Eurostat a continuare a raccogliere dati comparabili, in particolare dati armonizzati sulla violenza, per dare agli Stati membri e alla Commissione gli strumenti necessari per elaborare politiche efficaci; invita altresì la Commissione e gli Stati membri a concentrare la loro attenzione sulla situazione negli Stati membri per quanto concerne i meccanismi istituzionali esistenti di parità tra i sessi, affinché la crisi economica e le riforme attuate in relazione ad essa non danneggino detti meccanismi senza i quali la priorità orizzontale della parità tra donne e uomini in tutte le politiche, con le specificità che ciò comporta in termini di gestione della priorità, non produrrà alcun risultato;

38.    invita la Commissione a salvaguardare il programma DAPHNE, sia a livello di dotazione finanziaria che di visibilità, nell'ambito del programma Diritti e cittadinanza, onde garantire alle associazioni che lottano contro la violenza nei confronti delle donne di continuare a lavorare;

39.    ribadisce alla Commissione europea di creare un osservatorio europeo contro la violenza di genere nella sede dell'attuale Istituto europeo per l'uguaglianza di genere, guidato da un coordinatore europeo nell'ambito della prevenzione della violenza contro le donne e le bambine;

40.    esorta la Commissione a condannare fermamente le campagne mediatiche o altre comunicazioni che descrivono le vittime della violenza sessuale come responsabili di tali azioni, poiché dette ipotesi sono contrarie a tutti i principi dell'uguaglianza di genere;

41.    sottolinea il ruolo decisivo dell'istruzione nella lotta contro gli stereotipi di genere e nel porre fine alla discriminazione basata sul genere; sottolinea che i ragazzi e gli uomini devono essere inclusi nella promozione dei diritti delle donne e nell'uguaglianza di genere; sollecita la Commissione a intraprendere un'azione politica decisiva per combattere gli stereotipi di genere e suggerisce agli Stati membri di aumentare la sensibilizzazione sulla parità dei diritti e di opportunità tra uomini e donne nei loro sistemi educativi;

42.    invita il Consiglio e la Commissione europea ad adottare misure affinché i media utilizzino un linguaggio non sessista nei programmi da loro organizzati, onde assicurare che le donne vi partecipino in modo attivo e siano equamente rappresentate, e a garantire la presenza di immagini diverse di entrambi i sessi che vadano al di là dell'idea generale di bellezza e degli stereotipi sessisti dei ruoli svolti nei diversi ambiti della vita, in particolare quando si tratta di contenuti rivolti a giovani e bambini;

43.    invita gli Stati membri, a seguito dell'adozione delle conclusioni del Consiglio sulla parità di genere nello sport, a sfruttare appieno le possibilità offerte dallo sport per promuovere la parità di genere, in particolare definendo dei piani d'azione concreti per lottare contro gli stereotipi e la violenza, per favorire l'uguaglianza tra i professionisti dello sport e per promuovere lo sport femminile;

44.    osserva che vari studi dimostrano che i tassi di aborto sono simili nei paesi in cui la procedura è legale e in quelli in cui è vietata, dove i tassi sono persino più alti (Organizzazione mondiale per la sanità, 2014);

45.    insiste sul fatto che le donne debbano avere il controllo della loro salute e dei loro diritti sessuali e riproduttivi, segnatamente attraverso un accesso agevole alla contraccezione e all'aborto; sostiene pertanto le misure e le azioni volte a migliorare l'accesso delle donne ai servizi di salute sessuale e riproduttiva e a meglio informarle sui loro diritti e sui servizi disponibili; invita gli Stati membri e la Commissione a porre in atto misure e azioni per sensibilizzare gli uomini sulle loro responsabilità in materia sessuale e riproduttiva;

46.    sottolinea l'importanza delle politiche attive di prevenzione, educazione e informazione dirette ad adolescenti, giovani e adulti affinché i cittadini possano godere di una buona salute sessuale e riproduttiva, evitando in tal modo malattie trasmesse sessualmente e gravidanze indesiderate;

47.    invita gli Stati membri, nell'applicazione del regolamento (UE) n. 536/2014 sulla sperimentazione clinica di medicinali per uso umano, a garantire la parità nella rappresentazione tra uomini e donne nella sperimentazione clinica prestando particolare attenzione alla trasparenza per quanto riguarda la composizione di genere dei partecipanti; invita la Commissione, nel valutare la corretta attuazione del presente regolamento, a monitorare specificamente gli aspetti della parità tra uomini e donne;

48.    rammenta che l'Unione ha ratificato la convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità il 22 gennaio 2011, la quale precisa che gli Stati firmatari si impegnano a garantire e promuovere la piena realizzazione di tutti i diritti umani e delle libertà fondamentali per tutte le persone con disabilità senza discriminazioni di alcun tipo sulla base della disabilità e ad astenersi dall'intraprendere ogni atto o pratica che sia in contrasto con la convenzione;

49.    invita la Commissione a promuovere con determinazione la parità tra donne e uomini nel quadro delle relazioni esterne tra l'Unione e i paesi terzi, rafforzando così un approccio strategico globale in materia di parità; ritiene importante, a tale riguardo, rafforzare altresì la cooperazione con le organizzazioni internazionali e regionali al fine di promuovere la parità tra donne e uomini, e rafforzare la sensibilizzazione sui diritti delle donne;

50.    invita l'UE a porre termine alle politiche che creano dipendenza tra i membri della famiglia nell'ambito del ricongiungimento familiare e chiede all'UE e ai suoi Stati membri di concedere alle donne migranti uno stato di residenza autonomo, in particolare nei casi di violenza domestica;

51.    invita la Commissione europea a garantire l'inserimento della parità di genere e dei diritti delle donne in tutti gli accordi di partenariato e in tutti i negoziati con i paesi terzi;

52.    incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione, nonché ai governi degli Stati membri.

(1)

GU L 181 del 29.6.2013, pag. 4.

(2)

GU L 315 del 14.11.2012, pag. 57.

(3)

GU L 338 del 21.12.2011, pag. 2.

(4)

GU L 101 del 15.4.2011, pag. 1.

(5)

Conclusioni del Consiglio del 7 marzo 2011.

(6)

Testi approvati, P7_TA(2014)0105.

(7)

GU L 180 del 15.7.2010, pag. 1.

(8)

GU L 68 del 18.3.2010, pag. 13.

(9)

GU L 204 del 26.7.2006, pag. 23.

(10)

GU L 367 del 14.12. 2004, pag. 23.

(11)

GU L 348 del 28.11.1992, pag. 1.

(12)

GU L 359 del 19.12.1986, pag. 56.

(13)

GU L 6 del 10.1.1979, pag. 24.

(14)

Testi approvati, P7_TA(2013)0375.

(15)

Testi approvati, P7_TA(2013)0073.

(16)

Testi approvati, P7_TA(2013)0247.

(17)

Testi approvati, P7_TA(2013)0074.

(18)

Testi approvati, P7_TA(2013)0045.

(19)

GU C 353 E del 3.12.2013, pag. 47.

(20)

GU C 264 E del 13.9.2013, pag. 75.

(21)

GU C 341 E del 16.12.2010, pag. 35.

(22)

GU C 199 E del 7.7.2012, pag. 65.

(23)

3 Testi approvati, P7_TA(2012)0069.

(24)

GU C 33 E del 5.2.2013, pag. 134.

(25)

GU C 296 E del 2.10.2012, pag. 26.

(26)

GU C 199 E del 7.7.2012, pag. 77.

(27)

GU C 236 E del 12.8.2011, pag. 79.

(28)

GU C 67 E del 18.3.2010, pag. 31.

(29)

Testi approvati, P7_TA(2014)0162.

(30)

GU C 233 E del 28.9.2006, pag. 130.

(31)

Testi approvati, P7_TA(2014)0126.

(32)

GU C 67 E del 18.3.2010, pag. 31.

(33)

GU L 204 del 26.7.2006, pag. 23.

(34)

Relazione sull'applicazione della direttiva 2006/54/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 luglio 2006, riguardante l'attuazione del principio delle pari opportunità e della parità di trattamento fra uomini e donne in materia di occupazione e impiego (rifusione) (COM(2013)0861).


MOTIVAZIONE

La crisi ha colpito duramente le economie e le società europee. Dopo un periodo di austerità, è arrivato il momento di rilanciare la crescita affinché l'Europa diventi, come previsto dalla strategia Europa 2020, un'economia intelligente, sostenibile e inclusiva.

Per raggiungere gli ambiziosi obiettivi delineati dalla strategia Europa 2020, il relatore sostiene che bisogna occuparsi con urgenza di una serie di questioni fondamentali.

In primo luogo, è indispensabile considerare la prospettiva di genere e del diritto delle donne nell'elaborazione delle politiche e delle procedure di bilancio, in particolare nel quadro delle politiche per la ripresa, effettuando analisi sistematiche dell'impatto in base al genere. Gli errori delle politiche di austerità non possono e non devono essere ripetuti.

Per quanto riguarda gli obiettivi specifici della strategia Europa 2020, l'Unione europea deve non solo raggiungere l'obiettivo del tasso di occupazione al 75%, ma deve anche obbligatoriamente migliorare la qualità del lavoro.

Nonostante l'impegno profuso da parte della Commissione e degli Stati membri, il tasso di occupazione delle donne continua a crescere piuttosto lentamente. Dal 58,1% del 2002 ha infatti raggiunto il 62,8% ed è stato messo a dura prova dalla crisi. Se la tendenza attuale continua, l'obiettivo di Europa 2020 sarà raggiunto soltanto nel 2038. Pertanto, bisogna promuovere con urgenza la partecipazione delle donne al mercato del lavoro.

A tal fine è necessario disporre di posti di lavoro di qualità. La crisi ha infatti avuto conseguenze disastrose sulla qualità dell'impiego delle donne: aumento del lavoro a tempo parziale al quale le donne trovano difficilmente un'alternativa, crescita della precarietà dovuta alla generalizzazione dei contratti a tempo determinato, sovrarappresentazione delle donne nei servizi pubblici, il che le penalizza doppiamente, senza contare il malessere sul posto di lavoro e le conseguenze sugli altri componenti della famiglia, in particolare i bambini.

A tali elementi congiunturali si aggiunge il persistere di fenomeni strutturali, in particolare il costante divario retributivo di genere (gender pay gap). Se la tendenza attuale continua, soltanto nel 2084 il salario di donne e uomini sarà equivalente. Il relatore sostiene che bisogna innanzitutto applicare urgentemente la direttiva 2006/54/CE riguardante l'attuazione del principio delle pari opportunità e della parità di trattamento tra donne e uomini in materia di occupazione e impiego. 26 Stati membri devono ancora rispondere alle domande formulate dalla Commissione europea sulla conformità della loro legislazione nazionale a tale direttiva. È fondamentale che gli Stati membri garantiscano la corretta applicazione della direttiva, in particolare per quanto riguarda la trasparenza delle retribuzioni, e facilitino un reale accesso alle informazioni da parte dei cittadini. Secondo lo studio dell'OCSE del dicembre 2012, intitolato "Closing the gender gap - Act now", il PIL dell'UE potrebbe aumentare del 12% se vi fosse una reale parità tra donne e uomini sul mercato del lavoro. Una reale uguaglianza nella vita professionale è indubbiamente il presupposto del ritorno alla crescita.

È altresì fondamentale che il Consiglio si pronunci in merito al congedo di maternità. La direttiva attualmente in vigore, che risale al 1992, non riflette l'evoluzione della società e non protegge adeguatamente le madri. Bisogna dunque aggiornarla il prima possibile; il Parlamento europeo coglie l'occasione per ribadire la sua volontà di collaborare per raggiungere un compromesso.

Il persistere di stereotipi è un fenomeno strutturale altrettanto preoccupante. È necessario un cambiamento di mentalità al fine di ridurre la segregazione orizzontale e verticale, affinché donne e uomini possano finalmente svolgere la professione che desiderano, al livello di responsabilità che desiderano.

In merito agli stereotipi il relatore ritiene che sia fondamentale promuovere misure volte a conciliare la vita privata e la vita professionale, e che riconoscano e valorizzino la partecipazione dei padri e delle madri alla vita familiare.

Al fine di esercitare serenamente la propria professione e contribuire adeguatamente alla crescita europea, è indispensabile che i genitori possano accedere a servizi di assistenza all'infanzia di qualità e a tempo pieno. Secondo la relazione della Commissione del 3 giugno 2013, intitolata "Obiettivi di Barcellona - Lo sviluppo dei servizi di cura della prima infanzia in Europa per una crescita sostenibile e inclusiva", 6 Stati membri hanno raggiunto entrambi gli obiettivi: la Svezia, il Belgio, la Francia, la Slovenia, la Danimarca e il Regno Unito. Tuttavia, il costo dei servizi di assistenza continua a rappresentare un ostacolo considerevole. Difatti, il 53% delle madri che dichiarano di non lavorare o di lavorare a tempo parziale per motivi legati ai servizi regolamentati di custodia considera tale costo un ostacolo. Questa percentuale supera il 70% in Irlanda, Paesi Bassi, Romania e Regno Unito.

Il problema del costo dei servizi è legato alla questione della povertà, tema che il relatore ha particolarmente a cuore. Ricordiamo che uno degli obiettivi della strategia Europa 2020 punta a ridurre di almeno di 20 milioni entro il 2020 il numero delle persone che si trovano o rischiano di trovarsi in uno stato di povertà e di esclusione sociale. Sono due le categorie di persone particolarmente vulnerabili alla povertà: le donne anziane e le ragazze madri.

Il 22% delle donne anziane è soggetto al rischio di povertà, contro il 16,3% degli uomini. La situazione precaria delle donne anziane è una conseguenza diretta del divario retributivo di genere. La pensione delle donne è in media inferiore del 39% rispetto a quella degli uomini e in Europa più di un terzo delle donne anziane non percepisce alcuna pensione. È necessario istituire meccanismi correttivi, in particolare riformando le politiche fiscali e le disposizioni in materia di indennizzo.

La stessa osservazione vale anche per le famiglie monoparentali, il 35,5 % delle quali è a rischio povertà. Il 91% dei genitori singoli è donna. Ancora una volta i sistemi di sicurezza sociale non contribuiscono sufficientemente a ridurre i rischi di povertà per queste famiglie.

Anche la lotta contro la violenza nei confronti delle donne è una sfida cruciale della società. A tal proposito il relatore desidera ricordare la posizione del Parlamento europeo in materia, sottolineando l'importanza della raccolta di dati comparabili in tutti gli Stati membri. Il lavoro dell'Istituto europeo per l'uguaglianza di genere è fondamentale.

Bisogna anche affrontare la questione dei diritti sessuali e riproduttivi. Si tratta di una questione di sanità pubblica e di rispetto del diritto fondamentale delle donne al proprio corpo. A tal proposito è importante ricordare i grandi principi politici che il Parlamento europeo ha già sostenuto in passato.

Da ultimo, ma non per importanza, il relatore deplora il fatto che la relazione annuale della Commissione europea venga oramai considerata soltanto un documento di lavoro allegato alla relazione sull'applicazione della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea. Si tratta di un forte segnale politico: i diritti della donna sono una questione secondaria. Al contrario, l'analisi dell'evoluzione dell'uguaglianza di genere non è affatto di secondaria importanza. Una reale uguaglianza tra donne e uomini è indubbiamente il presupposto del ritorno alla crescita. Per questo motivo il relatore esorta la Commissione a restituire alla sopracitata relazione tutta la sua legittimità politica favorendone un'adozione formale e distinta.


ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

Approvazione

20.1.2015

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

24

9

2

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Daniela Aiuto, Maria Arena, Beatriz Becerra Basterrechea, Malin Björk, Vilija Blinkevičiūtė, Anna Maria Corazza Bildt, Viorica Dăncilă, Iratxe García Pérez, Anna Hedh, Teresa Jiménez-Becerril Barrio, Agnieszka Kozłowska-Rajewicz, Vicky Maeijer, Angelika Mlinar, Krisztina Morvai, Maria Noichl, Marijana Petir, Terry Reintke, Liliana Rodrigues, Jordi Sebastià, Michaela Šojdrová, Ángela Vallina, Beatrix von Storch, Jadwiga Wiśniewska, Anna Záborská, Jana Žitňanská

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Izaskun Bilbao Barandica, Biljana Borzan, Linnéa Engström, Rosa Estaràs Ferragut, Mariya Gabriel, Ildikó Gáll-Pelcz, Kostadinka Kuneva, Dubravka Šuica, Marc Tarabella

Supplenti (art. 200, par. 2) presenti al momento della votazione finale

Rosa D’Amato

Ultimo aggiornamento: 27 febbraio 2015Avviso legale