Procedura : 2015/2063(INI)
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Ciclo del documento : A8-0316/2015

Testi presentati :

A8-0316/2015

Discussioni :

PV 24/11/2015 - 12
CRE 24/11/2015 - 12

Votazioni :

PV 25/11/2015 - 9.7
CRE 25/11/2015 - 9.7

Testi approvati :

P8_TA(2015)0410

RELAZIONE     
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3 novembre 2015
PE 551.967v02-00 A8-0316/2015

sulla prevenzione della radicalizzazione e del reclutamento di cittadini europei da parte di organizzazioni terroristiche

(2015/2063(INI))

Commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni

Relatore: Rachida Dati

ERRATA/ADDENDA
PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO

PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO

sulla prevenzione della radicalizzazione e del reclutamento di cittadini europei da parte di organizzazioni terroristiche

(2015/2063(INI))

Il Parlamento europeo,

–  visti gli articoli 2, 3, 5, 6, 7, 8, 10 e 21 del trattato sull'Unione europea e gli articoli 4, 8, 10, 16, 67, 68, 70, 71, 72, 75, 82, 83, 84, 85, 86, 87 e 88 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–   viste le pubblicazioni "Inchiesta sulle minoranze e le discriminazioni nell'Unione europea – Dati in breve Relazione 2: I musulmani" e "Indagine FRA sulle esperienze di discriminazione e di reati generati dall'odio subiti dagli ebrei degli Stati membri dell'Unione europea", entrambe pubblicate dall'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali (FRA),

–   vista la risoluzione adottata dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite l'8 ottobre 2004 sulle minacce alla pace e alla sicurezza internazionali causate da atti terroristici,

–   vista la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, in particolare gli articoli 6, 7 e 8, l'articolo 10, paragrafo 1, e gli articoli 11, 12, 21, 48, 49, 50 e 52,

–   vista la strategia di sicurezza interna dell'UE quale adottata dal Consiglio il 25 febbraio 2010,

–   vista la comunicazione della Commissione del 22 novembre 2010 dal titolo "La strategia di sicurezza interna dell'UE in azione: cinque tappe verso un'Europa più sicura" (COM(2010)0673), che crea una rete UE di sensibilizzazione al problema della radicalizzazione (RAN),

–   vista la sua risoluzione del 12 settembre 2013 sulla seconda relazione sull'attuazione della strategia di sicurezza interna dell'UE(1),

–   vista la comunicazione della Commissione del 15 gennaio 2014 dal titolo "Prevenire la radicalizzazione che porta al terrorismo e all'estremismo violento: rafforzare la risposta dell'UE" (COM(2013)0941),

–   vista la strategia riveduta dell'UE volta a combattere la radicalizzazione e il reclutamento nelle file del terrorismo, adottata dal Consiglio "Giustizia e affari interni" nella riunione del 19 maggio 2014 e approvata dal Consiglio nella riunione del 5 e 6 giugno 2014 (doc. 9956/14),

–   vista la comunicazione della Commissione del 20 giugno 2014 dal titolo "Relazione finale sull'attuazione della strategia di sicurezza interna dell'UE per il periodo 2010-2014" (COM(2014)0365),

–   vista la relazione 2014 di Europol sulla situazione e sulle tendenze del terrorismo nell'Unione europea,

–   vista la risoluzione adottata dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite il 24 settembre 2014 sulle minacce alla pace e alla sicurezza internazionali causate da atti terroristici (risoluzione 2178 (2014)),

–   vista la relazione presentata il 24 novembre 2014 al Consiglio europeo dal coordinatore dell'Unione europea per la lotta contro il terrorismo (15799/14),

–   vista la sua risoluzione del 17 dicembre 2014 sul rinnovo della strategia di sicurezza interna dell'UE(2),

–   viste le conclusioni del Consiglio "Giustizia e affari interni" (GAI) del 9 ottobre e del 5 dicembre 2014,

–   vista la dichiarazione del Consiglio informale GAI dell'11 gennaio 2015,

–   vista la sua discussione in Aula del 28 gennaio 2015 sulle misure antiterrorismo,

–   vista la sua risoluzione dell'11 febbraio 2015 sulle misure antiterrorismo(3),

–   visto il Consiglio informale GAI tenutosi il 29 e 30 gennaio 2015 a Riga,

–   viste le conclusioni del Consiglio "Giustizia e affari interni" del 12 e 13 marzo 2015,

–   vista la comunicazione della Commissione del 28 aprile 2015 dal titolo "Agenda europea sulla sicurezza" (COM(2015)0185),

–   vista la sentenza della Corte di giustizia concernente la direttiva sulla conservazione dei dati,

–   visti il protocollo aggiuntivo alla Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione del terrorismo e il piano d'azione del Consiglio d'Europa per combattere l'estremismo violento e la radicalizzazione che conduce al terrorismo, adottati il 19 maggio 2015,

–  visto il Libro verde della Commissione intitolato "Rafforzare la fiducia reciproca nello spazio giudiziario europeo – Libro verde sull'applicazione della normativa dell'UE sulla giustizia penale nel settore della detenzione" (COM(2011)0327),

–   visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni e i pareri della commissione per gli affari esteri e della commissione per la cultura e l'istruzione (A8-0316/2015),

A.  considerando che sono più di 5 000 i cittadini europei che sono andati ad ingrossare le file di organizzazioni terroristiche e altre formazioni militari, in particolare ISIS (Daʿish), Jahbat al-Nusra e altre al di fuori dell'Unione europea, soprattutto nella regione del Medio Oriente e del Nord Africa (MENA); che tale fenomeno, in continua accelerazione, sta assumendo proporzioni considerevoli;

B.   considerando che il termine "radicalizzazione" è ormai utilizzato per descrivere un fenomeno che vede persone abbracciare opinioni, pareri e idee intolleranti suscettibili di portare all'estremismo violento;

C.   considerando che gli attacchi terroristici perpetrati recentemente in Francia, Belgio, Tunisia e a Copenaghen evidenziano che la presenza e la circolazione di questi combattenti "stranieri" – che spesso sono cittadini dell'UE – rappresentano una minaccia per la sicurezza, in Europa e nei paesi vicini; che l'UE ha condannato con estrema fermezza questi attacchi e si è impegnata a lottare contro il terrorismo al fianco degli Stati membri, all'interno e all'esterno del proprio territorio;

D.   considerando che la minaccia terroristica è significativa nell'UE, in particolare in quegli Stati membri che sono stati impegnati militarmente, o che lo sono tutt'ora, in operazioni extra UE, in Medio Oriente e in Africa;

E.   considerando che la radicalizzazione di tali "combattenti europei" è un fenomeno complesso e dinamico, basato su una serie di fattori globali, sociologici e politici; che essa non corrisponde a un unico profilo e interessa uomini, donne e soprattutto giovani cittadini europei di tutte le origini sociali, che hanno in comune un sentimento di rottura con la società; che le cause della radicalizzazione possono essere tanto socioeconomiche, ideologiche e personali quanto psicologiche e che, per questo motivo, tale fenomeno deve essere interpretato in funzione del percorso di ciascun individuo interessato;

F.   considerando che il terrorismo e la radicalizzazione causano molti stereotipi in merito alle religioni, cosa che a sua volta provoca un inasprimento dei reati generati dall'odio e dell'incitamento all'odio motivati dal razzismo, dalla xenofobia o dall'intolleranza nei confronti di pareri, convinzioni o religioni; che è essenziale ricordare che è l'uso perverso della religione, e non la religione in quanto tale, una della cause della radicalizzazione;

G.   considerando che la radicalizzazione non deve essere associata a nessuna ideologia o fede, ma può verificarsi nell'ambito di ciascuna di esse;

H.   considerando che la lotta contro la radicalizzazione non può limitarsi alla radicalizzazione islamista; che la radicalizzazione religiosa e l'estremismo violento riguardano altresì l'intero continente africano; che la radicalizzazione politica ha anche colpito l'Europa nel 2011, in Norvegia, con gli attentati perpetrati da Anders Behring Breivik;

I.   considerando che la stragrande maggioranza degli attacchi terroristici nei paesi dell'UE è da anni perpetrata da organizzazioni separatiste;

J.   considerando che, secondo Europol, nel 2013 ci sono stati 152 attacchi terroristici nell'UE, di cui due di matrice religiosa e 84 motivati da convinzioni etno-nazionaliste o separatiste, mentre, nel 2012, si sono registrati 219 attacchi terroristici nell'UE, sei dei quali di matrice religiosa;

K.   considerando che la lotta contro il terrorismo e la prevenzione della radicalizzazione e del reclutamento di cittadini europei da parte di organizzazioni terroristiche restano essenzialmente di competenza degli Stati membri, ma che una cooperazione europea è essenziale ai fini di un efficiente ed efficace scambio di informazioni tra le autorità di contrasto per combattere la natura transfrontaliera della minaccia rappresentata dai terroristi; che si rende così necessario un approccio europeo concertato che apporterà valore aggiunto per coordinare o armonizzare, se del caso, le legislazioni in vigore in uno spazio in cui i cittadini europei sono liberi di circolare, nonché per rendere efficace la prevenzione e l'antiterrorismo; che combattere il traffico di armi da fuoco dovrebbe essere una priorità dell'UE nella lotta contro le forme gravi e organizzate di criminalità internazionale;

L.  considerando che i diritti umani devono essere al centro delle politiche dell'Unione in materia di antiterrorismo e prevenzione della radicalizzazione, e che occorre nel contempo trovare un corretto bilanciamento tra la sicurezza dei cittadini e il rispetto dei diritti fondamentali degli individui, inclusi il diritto alla sicurezza, il diritto alla privacy e il diritto alla libertà di espressione, di religione e di associazione;

M.   considerando che le comunità ebraiche sono l'obiettivo di attacchi terroristici e antisemiti, il che porta a un aumento della percezione di insicurezza e paura all'interno di tali comunità in Europa;

N.   considerando che l'ascesa del terrorismo e l'aumento del numero dei combattenti stranieri hanno fatto crescere l'intolleranza nei confronti di comunità etniche e religiose in vari paesi d'Europa; che nel lavoro specifico di prevenzione dell'estremismo terroristico è complementare un approccio olistico alla lotta contro la discriminazione in generale e l'islamofobia e l'antisemitismo in particolare;

O.   considerando che in Europa esiste già un certo numero di strumenti per far fronte alla radicalizzazione dei cittadini europei e che l'UE e i suoi Stati membri dovrebbero fare pienamente uso di tali strumenti cercando di potenziarli, al fine di rispondere alle attuali sfide che sono chiamati ad affrontare; che sussiste un'irragionevole riluttanza da parte degli Stati membri a cooperare in settori sensibili, quali la condivisione di informazioni e di intelligence; che, data la crescente importanza della radicalizzazione terroristica, in totale contraddizione con i valori europei, dovranno essere messi in atto nuovi strumenti nel rispetto della Carta dei diritti fondamentali;

P.   considerando che il rispetto dei diritti fondamentali e delle libertà civili – vale a dire il diritto alla vita privata, il diritto alla sicurezza, il diritto alla protezione dei dati, la presunzione d'innocenza, il diritto a un processo equo e giusto, la libertà di espressione e la libertà di religione – è indispensabile in ogni misura presa dagli Stati membri e dall'UE; che la sicurezza dei cittadini europei deve preservare i loro diritti e le loro libertà; che questi due principi sono in realtà le due facce di una stessa medaglia;

Q.   considerando che gli Stati membri si assumono la responsabilità di contrastare il rischio di radicalizzazione e di prevenire il reclutamento da parte di organizzazioni terroristiche con modalità talvolta molto diverse; che se alcuni di essi hanno già preso provvedimenti efficaci, altri sono rimasti indietro nella gestione di tale fenomeno;

R.   considerando che occorre intraprendere con urgenza un'azione concertata a livello europeo in materia di prevenzione della radicalizzazione e del reclutamento di cittadini europei da parte di organizzazioni terroristiche, al fine di contenere questo fenomeno in espansione e arginare così i flussi di partenze dei cittadini europei verso zone di conflitto, deradicalizzare quelli che rimangono nel loro paese e impedire che si commettano nuovi atti terroristici;

S.   considerando che si tratta di un fenomeno internazionale riguardo al quale si possono trarre insegnamenti da varie parti del mondo;

T.   considerando che, dinanzi alla radicalizzazione dei cittadini europei e al loro reclutamento da parte di organizzazioni terroristiche, si tratta ora di concentrarsi maggiormente sulle misure preventive anziché su quelle reattive, e di investire in esse; che una strategia per contrastare l'estremismo, la radicalizzazione e il reclutamento di terroristi all'interno dell'UE può funzionare solo se sviluppata parallelamente a una strategia di integrazione e di inclusione sociale, nonché di reinserimento e deradicalizzazione dei cosiddetti "combattenti stranieri" che fanno ritorno nel loro paese;

U.   considerando che un certo uso di Internet favorisce la radicalizzazione, consentendo ai fanatici di tutto il mondo di connettersi fra loro e di reclutare, senza alcun contatto fisico e in un modo difficilmente tracciabile, individui isolati e vulnerabili;

V.   considerando che è essenziale distinguere chiaramente tra i comportamenti finalizzati alla preparazione e/o al sostegno di attentati terroristici e gli atti o le opinioni di estremisti in cui non vi è "mens rea" e "actus reus";

W.   considerando che la radicalizzazione terroristica sembra essere il risultato di fattori sia interni che esterni all'Unione;

X.   considerando che la lotta alla radicalizzazione terroristica deve far parte di un approccio globale mirante a garantire un'Europa aperta e basato su un insieme di valori comuni;

Y.   considerando che la radicalizzazione dei giovani non dovrebbe essere isolata dal suo contesto sociale e politico, e che tale fenomeno va studiato nell'ottica più ampia della sociologia dei conflitti e degli studi sulla violenza;

Z.   considerando che le cause della radicalizzazione terroristica non sono sufficientemente studiate; che la mancata integrazione non può essere vista come la causa principale della radicalizzazione terroristica;

AA.   considerando che, secondo la Corte di giustizia europea, la circostanza che una persona abbia fatto parte di un'organizzazione iscritta, a motivo del suo coinvolgimento in atti terroristici, nell'elenco di cui all'allegato della posizione comune 2001/931/PESC, e abbia attivamente sostenuto la lotta armata condotta da detta organizzazione non costituisce automaticamente un motivo fondato per ritenere che la persona considerata abbia commesso un "reato grave di diritto comune" o "atti contrari alle finalità e ai principi delle Nazioni Unite"; che, d'altro canto, la constatazione della sussistenza di fondati motivi per ritenere che una persona abbia commesso un reato del genere o si sia resa colpevole di tali atti è subordinata ad una valutazione caso per caso di fatti precisi e della possibilità di ascrivere alla persona considerata una responsabilità individuale nel compimento di tali atti;

AB.   considerando che, per poter revocare un permesso di soggiorno rilasciato a un rifugiato per via del fatto che questi sostiene una siffatta organizzazione terroristica, le autorità competenti sono comunque tenute a procedere, sotto il controllo dei giudici nazionali, a una valutazione individuale degli elementi di fatto specifici relativi alle azioni sia dell'organizzazione sia del rifugiato di cui trattasi;

I. Valore aggiunto europeo nella prevenzione della radicalizzazione

1.   sottolinea che il terrorismo non può e non dovrebbe essere associato ad alcuna religione, nazionalità o civiltà specifica;

2.   esprime preoccupazione in relazione al fatto che, se non si affrontano le condizioni che favoriscono la diffusione del terrorismo, il fenomeno dei cittadini UE che si recano in altri paesi per unirsi a gruppi jihadisti o ad altri gruppi estremisti, come anche il rischio specifico che essi presentano per la sicurezza al loro ritorno nell'UE e nei paesi vicini, rischiano di peggiorare negli anni a venire, specialmente in considerazione dell'escalation militare che si registra attualmente nella regione del Medio Oriente e Nord Africa; chiede che si proceda ad uno studio globale sull'efficacia delle misure nazionali e unionali intese a prevenire e a combattere il terrorismo;

3.   invita la Commissione a definire in via prioritaria un piano d'azione per porre in atto e valutare la strategia dell'UE volta a combattere la radicalizzazione e il reclutamento nelle file del terrorismo, sulla base dello scambio di buone prassi e la condivisione delle competenze in seno all'Unione europea, nonché della valutazione delle misure prese a livello degli Stati membri e della cooperazione con i paesi terzi e le organizzazioni internazionali, fatto salvo il pieno rispetto delle convenzioni internazionali sui diritti umani e attraverso un approccio partecipativo e consultivo, multilaterale e multisettoriale; ritiene che la Commissione dovrebbe contribuire e dare sostegno alla messa a punto, da parte degli Stati membri, di una strategia di comunicazione efficace e intensiva sulla prevenzione della radicalizzazione e del reclutamento di cittadini europei e di residenti UE che non sono cittadini dell'Unione da parte di organizzazioni terroristiche;

4.   invita gli Stati membri a coordinare le loro strategie e a condividere le informazioni e l'esperienza di cui dispongono, ad attuare buone pratiche a livello sia nazionale che europeo, a collaborare ai fini di nuove iniziative in materia di lotta contro la radicalizzazione e il reclutamento nelle file del terrorismo aggiornando le politiche nazionali di prevenzione e creando reti di esperti, sulla base dei dieci settori d'intervento prioritari quali individuati nella strategia dell'UE volta a combattere la radicalizzazione e il reclutamento nelle file del terrorismo(4); sottolinea l'importanza di promuovere e rafforzare a tale riguardo la cooperazione transfrontaliera tra le autorità di contrasto ed evidenzia che è di fondamentale importanza fornire risorse e una formazione adeguate alle forze di polizia che operano sul campo;

5.   chiede che siano resi integralmente noti i piani d'azione e le linee guida del Consiglio sull'attuale strategia dell'UE volta a combattere la radicalizzazione e il reclutamento nelle file del terrorismo;

6.   ritiene che il protocollo aggiuntivo alla Convenzione del Consiglio d'Europa per la prevenzione del terrorismo come anche la risoluzione 2178 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite dovrebbero essere utilizzati dagli Stati membri e dalle istituzioni europee al fine di giungere a una definizione comune per l'incriminazione delle persone da considerare "combattenti stranieri"; invita la Commissione a intraprendere studi esaurienti sulle cause primarie, il processo e le diverse influenze e i diversi fattori che portano alla radicalizzazione, con il sostegno del nuovo centro di eccellenza della rete RAN;

7.   insiste sull'importanza di fare pienamente uso, nella prevenzione e nella lotta alla radicalizzazione e al reclutamento di cittadini europei da parte di organizzazioni terroristiche, degli strumenti già esistenti; sottolinea l'importanza di utilizzare tutti gli strumenti pertinenti, interni ed esterni, in modo olistico e globale; raccomanda che la Commissione e gli Stati membri si avvalgano dei mezzi disponibili, in particolare nell'ambito del Fondo per la sicurezza interna (FSI), attraverso lo strumento di polizia SIF, al fine di sostenere i progetti e le misure volti a prevenire la radicalizzazione; insiste sul ruolo determinante che la rete RAN e il suo centro di eccellenza possono svolgere nel perseguire l'obiettivo di contrastare la radicalizzazione dei cittadini europei in maniera globale; chiede una migliore pubblicità e visibilità di tale rete presso chi combatte la radicalizzazione;

II. Prevenire l'estremismo violento e la radicalizzazione terroristica nelle carceri

8.   sottolinea che le carceri rimangono uno dei tanti ambienti che costituiscono un terreno favorevole alla diffusione di ideologie radicali e violente e della radicalizzazione terroristica; invita la Commissione a promuovere lo scambio delle buone pratiche fra gli Stati membri, onde contrastare l'aumento della radicalizzazione terroristica nelle carceri europee; incoraggia gli Stati membri ad intervenire immediatamente contro il sovraffollamento delle carceri, problema acuto in vari Stati membri che incrementa sensibilmente il rischio di radicalizzazione e riduce le opportunità di riabilitazione; ricorda che le istituzioni pubbliche di tutela della gioventù o i centri di detenzione o riabilitazione possono altresì diventare luoghi di radicalizzazione dei minori, che costituiscono un bersaglio particolarmente vulnerabile;

9.   invita la Commissione a proporre, sulla base delle migliori pratiche, linee direttrici relative alle misure da applicare nelle carceri europee per prevenire la radicalizzazione e l'estremismo violento, nel pieno rispetto dei diritti dell'uomo; sottolinea che l'isolamento dei detenuti di cui sia accertata l'adesione all'estremismo violento o l'avvenuto reclutamento in organizzazioni terroristiche ad opera di altri detenuti all'interno delle carceri rappresenta un mezzo efficace per prevenire che la radicalizzazione terroristica venga imposta da detenuti ai loro compagni tramite intimidazione o altre pratiche e per contenere la radicalizzazione in tali istituti; raccomanda, tuttavia, che eventuali misure di tal genere siano attuate caso per caso e siano soggette a decisione giudiziaria; raccomanda inoltre che la Commissione e gli Stati membri esaminino le prove e le esperienze concernenti la pratica dell'isolamento dei detenuti allo scopo di contenere la diffusione della radicalizzazione; è del parere che questa valutazione debba alimentare lo sviluppo di pratiche nei sistemi carcerari nazionali; ricorda tuttavia che tali misure dovrebbero essere proporzionate e rispettare pienamente i diritti del detenuto;

10.   è favorevole all'introduzione di formazioni specializzate per tutto il personale penitenziario, il personale che opera nel sistema penale, il personale religioso e il personale delle ONG che interagisce con i detenuti, al fine di istruirli a individuare fin dalla comparsa, prevenire e affrontare comportamenti che tendono all'estremismo radicale e terrorista; sottolinea l'importanza di una formazione e una selezione appropriate di rappresentanti religiosi, filosofici e laici, affinché possano non solo rispondere in maniera adeguata alle necessità culturali e spirituali nelle carceri, ma anche contribuire a controbilanciare la potenzialità del discorso radicale;

11.   incoraggia l'istituzione nelle carceri europee di programmi educativi adeguatamente finanziati volti a favorire il senso critico, la tolleranza religiosa e il reintegro dei detenuti nella società, ma anche offrire speciale assistenza ai giovani, alle persone vulnerabili o più permeabili alla radicalizzazione e al reclutamento da parte di organizzazioni terroristiche, sulla base del massimo rispetto dei diritti umani dei detenuti; ritiene che occorrerebbe altresì offrire misure di accompagnamento dopo il rilascio dal carcere;

12.   riconosce che nel contesto di tale impegno assume rilevanza fondamentale un ambiente carcerario pienamente rispettoso dei diritti umani dei detenuti e conforme alle norme internazionali e regionali, comprese le regole minime dell'ONU per il trattamento dei detenuti;

III. Prevenire la radicalizzazione terroristica su internet

13.   rileva che internet genera sfide specifiche vista la sua natura globale e transfrontaliera e può quindi comportare divari giuridici e conflitti giurisdizionali e consentire ai reclutatori e alle persone radicalizzate di comunicare a distanza e facilmente da ogni angolo del mondo senza alcuna frontiera fisica, senza necessità di avere basi o di cercare rifugio in un determinato paese; ricorda che internet e le reti sociali costituiscono importanti piattaforme che alimentano la radicalizzazione e il fondamentalismo, in quanto consentono una diffusione massiccia e rapida di messaggi di odio e di apologia del terrorismo; è preoccupato per l'impatto che tali messaggi di apologia del terrorismo possono avere specialmente sui più giovani, che sono particolarmente vulnerabili; sottolinea il ruolo dell'istruzione e delle campagne di sensibilizzazione del pubblico nell'impegno a prevenire la radicalizzazione su internet; afferma il suo attaccamento alla libertà di espressione non solo offline, ma anche online, e ritiene che ciò dovrebbe essere alla base di ogni azione di regolamentazione in materia di prevenzione della radicalizzazione tramite internet e i social media; prende atto del dialogo avviato a livello europeo con le imprese di internet al fine di prevenire la diffusione online di contenuti illegali nonché di eliminare rapidamente tali contenuti, in linea con la legislazione UE e nazionale e nel rigoroso rispetto della libertà di espressione; chiede una strategia efficace per individuare ed eliminare i contenuti illeciti che istigano all'estremismo violento nel rispetto dei diritti fondamentali e della libertà di espressione e, in particolare, per contribuire alla diffusione di un efficace discorso di contrasto alla propaganda terroristica;

14.   ricorda che le imprese di internet e i fornitori di servizi hanno la responsabilità legale di cooperare con le autorità degli Stati membri eliminando qualsiasi contenuto illegale che diffonda l'estremismo violento, rapidamente e nel pieno rispetto dello stato di diritto e dei diritti fondamentali, compresa la libertà di espressione; ritiene che gli Stati membri dovrebbero prendere in considerazione azioni legali contro le imprese di internet che si rifiutano di ottemperare a una richiesta amministrativa o giudiziaria per eliminare contenuti illegali sulle loro piattaforme internet; ritiene che il rifiuto di cooperare o la deliberata mancanza di cooperazione da parte delle piattaforme internet che consentono la circolazione di tali messaggi dovrebbero essere considerati un atto di complicità che può essere equiparato al dolo e che in tali casi i responsabili dovrebbero essere assicurati alla giustizia;

15.   invita la autorità competenti a garantire che i siti web che istigano all'odio siano sottoposti a un più rigoroso monitoraggio;

16.   è convinto che internet rappresenti una piattaforma efficace ai fini della diffusione di discorsi di rispetto dei diritti umani e di opposizione alla violenza; ritiene che i fornitori del settore internet e di servizi dovrebbero cooperare con le autorità degli Stati membri e la società civile per favorire discorsi incisivi e accattivanti volti a contrastare l'incitamento all'odio e la radicalizzazione online, sulla base della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea; invita le piattaforme digitali a cooperare con gli Stati membri, la società civile e le organizzazioni specializzate nella deradicalizzazione di terroristi o nella valutazione dei discorsi di odio, al fine di partecipare alla diffusione di messaggi di prevenzione che facciano appello allo sviluppo del senso critico e a un processo di deradicalizzazione, nonché di individuare mezzi legali innovativi per contrastare l'apologia del terrorismo e i discorsi di incitazione all'odio, rendendo quindi più difficile la radicalizzazione online; invita la Commissione e gli Stati membri a incoraggiare lo sviluppo di questo tipo di discorsi di contrasto online e ad operare in stretta collaborazione con le organizzazioni della società civile, ai fini del rafforzamento dei canali di distribuzione, nonché a promuovere un discorso democratico e non violento;

17.   sostiene l'attuazione di programmi di sensibilizzazione dei giovani in merito ai messaggi di odio online e ai rischi da essi rappresentati nonché di programmi che promuovano un'educazione ai media e a internet; sostiene l'attuazione di programmi di formazione al fine di mobilitare, preparare e creare reti di giovani militanti a difesa dei diritti umani;

18.   è del parere che l'elaborazione di un discorso di contrasto, anche nei paesi terzi, sia uno degli elementi fondamentali per lottare contro l'attrattiva dei gruppi terroristici nella regione MENA; invita l'Unione a incrementare il sostegno a favore di iniziative quali SSCAT (Syria Strategic Communication Advisory Team) e a favorire la realizzazione e il finanziamento di progetti di questo tipo nei paesi terzi;

19.   ritiene che, in virtù del referenziamento su internet, l'industria e i fornitori di servizi internet possano d'ora in poi consentire di promuovere i messaggi di prevenzione della radicalizzazione in contrapposizione a quelli che fanno l'apologia del terrorismo; ritiene che sarebbe opportuno creare una sezione speciale europea all'interno di Europol per condividere le buone pratiche negli Stati membri, in costante collaborazione con gli operatori di internet, allo scopo di mettere in evidenza i messaggi che consentono di controbilanciare i discorsi di odio e di apologia del terrorismo, rendendo così più difficile la radicalizzazione tramite internet; invita la Commissione e gli Stati membri a sostenere l'uso efficace di discorsi di contrasto e delle misure di attenuazione su internet;

20.   appoggia l'introduzione di misure che consentano a ciascun utente di internet di segnalare con facilità e rapidità i contenuti illegali che circolano su internet e le reti sociali e di informare le autorità competenti, anche tramite linee dedicate, nel rispetto dei diritti dell'uomo, in particolare la libertà di espressione, e della legislazione UE e nazionale;

21.   è del parere che ogni Stato membro dovrebbe predisporre un'unità speciale incaricata di segnalare i contenuti illeciti su internet e di agevolare l'individuazione e la soppressione di tali contenuti; si compiace della creazione da parte di Europol della Internet Referral Unit (IRU) cui spetterà individuare i contenuti illegali e sostenere gli Stati membri al riguardo, sempre nel pieno rispetto dei diritti fondamentali di tutte le parti interessate; raccomanda che le unità di questo tipo cooperino inoltre con il coordinatore dell'UE per la lotta contro il terrorismo e con il Centro europeo antiterrorismo presso Europol nonché con le organizzazioni della società civile attive in questo settore; incoraggia inoltre gli Stati membri a cooperare reciprocamente e con le competenti agenzie UE al riguardo;

22.   accoglie con favore l'istituzione, a decorrere dal 1° gennaio 2016, del Centro europeo antiterrorismo, di cui farà parte l'unità europea addetta alle segnalazioni su internet; sottolinea la necessità di fornire le risorse finanziarie necessarie all'espletamento delle mansioni supplementari affidate a Europol nell'ambito della creazione del Centro europeo antiterrorismo; chiede che il Parlamento europeo sia debitamente coinvolto per quanto concerne la creazione nonché in materia di mandato, mansioni e finanziamento del Centro;

23.  ritiene che la radicalizzazione su internet potrà essere estirpata solo potenziando l'arsenale di cui l'Europa dispone per combattere la criminalità informatica; raccomanda che il mandato e le risorse del Centro europeo di lotta contro la criminalità informatica siano rafforzati, sulla scorta di Europol ed Eurojust, affinché esso possa svolgere un ruolo efficace per meglio identificare e affrontare le minacce su internet e per meglio individuare i mezzi di cui si servono le organizzazioni terroristiche; ricorda la necessità di esperti sufficientemente formati presso Europol così come negli Stati membri al fine di rispondere a tale minaccia specifica; invita l'AR/VP a riorganizzare il Centro di situazione dell'UE (SitCen) e il Centro di analisi dell'intelligence (IntCen) e a garantirne il coordinamento con il coordinatore dell'UE per la lotta contro il terrorismo, al fine di monitorare più efficacemente le attività criminali su internet e la diffusione di dichiarazioni di odio legate alla radicalizzazione e al terrorismo; sollecita gli Stati membri a rafforzare significativamente la condivisione di informazioni fra di loro e con le competenti strutture e agenzie dell'UE;

24.   ritiene che tutte le misure a livello UE e nazionale volte a prevenire la diffusione dell'estremismo violento tra i cittadini europei e il loro reclutamento da parte di organizzazioni terroristiche dovrebbero rispettare i diritti fondamentali dell'UE e la pertinente giurisprudenza della Corte di giustizia dell'Unione europea e della Corte europea dei diritti dell'uomo, inclusi il principio della presunzione di innocenza, il principio della certezza del diritto, il diritto ad un processo giusto e imparziale, il diritto di ricorso e il principio di non discriminazione;

IV. Prevenire la radicalizzazione grazie all'istruzione e all'inclusione sociale

25.   sottolinea l'importanza del ruolo che la scuola e l'istruzione possono svolgere nel prevenire la radicalizzazione; rammenta la funzione decisiva della scuola nel contribuire a promuovere l'integrazione all'interno della società nonché a sviluppare il senso critico e promuovere la non discriminazione; invita gli Stati membri a incoraggiare gli istituti scolastici a predisporre corsi e programmi accademici volti a rafforzare la comprensione e la tolleranza, soprattutto nei confronti di religioni diverse, la storia delle religioni, le filosofie e le ideologie; sottolinea l'esigenza di insegnare i valori fondamentali e i principi democratici dell'Unione, come i diritti dell'uomo; evidenzia che spetta agli Stati membri assicurare che i loro sistemi scolastici rispettino e promuovano i valori e i principi dell'UE e che il loro funzionamento non contrasti con i principi di non discriminazione e integrazione;

26.   sollecita gli Stati membri a garantire che ogni scuola (dal ciclo primario a quello secondario) offra programmi educativi sull'utilizzo di internet volti a istruire e formare utenti del web responsabili, critici e rispettosi della legge;

27.   sottolinea l'importanza di mettere in grado gli insegnanti di opporsi attivamente a tutte le forme di discriminazione e razzismo; evidenzia il ruolo essenziale dell'istruzione e della presenza di insegnanti dotati di competenza e dedizione, non solo al fine di rafforzare i legami sociali, favorire il senso di appartenenza, sviluppare conoscenze, abilità e competenze, integrare i valori fondamentali, potenziare le competenze sociali, civiche e interculturali, il senso critico e l'alfabetizzazione mediatica, ma anche per aiutare i giovani – in stretta collaborazione con i loro genitori e le famiglie – a diventare membri della società attivi, responsabili e di ampie vedute; sottolinea che le scuole possono rafforzare la capacità di resistenza degli studenti alla radicalizzazione offrendo un ambiente sicuro e il tempo per discutere ed esaminare questioni controverse e delicate; ricorda che gli adolescenti sono uno dei gruppi più a rischio in quanto si trovano in una fase delicata della vita, nella quale sviluppano la propria scala di valori, sono alla ricerca di senso e sono al tempo stesso altamente influenzabili e facilmente manipolabili; ricorda che la radicalizzazione può interessare tanto i gruppi quanto le singole persone e riconosce che l'evoluzione della risposta alla radicalizzazione individuale e di gruppo può essere diversa; ribadisce il compito della società di offrire ai giovani migliori prospettive e obiettivi nella vita, in particolare mediante un'istruzione e un'educazione di qualità; sottolinea il ruolo degli istituti scolastici nell'insegnare ai giovani a riconoscere e gestire i rischi e compiere scelte più sicure e nel promuovere un forte senso di appartenenza, di comunità condivisa e di sostegno e responsabilità nei confronti degli altri; sottolinea la necessità di sfruttare le varie opportunità offerte dai corsi universitari e di formazione professionale, al fine di esporre i giovani alle diverse identità nazionali, regionali, religiose ed etniche esistenti in Europa;

28.   sottolinea che la diversità dell'Europa e le sue comunità multiculturali sono parte integrante del tessuto sociale europeo e rappresentano un bene culturale essenziale; ritiene che qualsiasi politica in materia di lotta alla radicalizzazione debba essere sensibile e proporzionata, in modo da rispettare e rafforzare l'eterogeneo tessuto sociale delle comunità;

29.   pone in evidenza l'importanza di combinare i programmi di deradicalizzazione con misure come l'istituzione di partenariati con rappresentanti delle comunità, investimenti in progetti sociali e di vicinato volti ad arrestare l'emarginazione economica e geografica nonché piani di tutoraggio destinati ai giovani isolati ed esclusi, considerati a rischio di radicalizzazione; ricorda che tutti gli Stati membri sono tenuti ad attuare diligentemente gli strumenti antidiscriminazione dell'UE e ad adottare misure efficaci per affrontare la discriminazione, l'incitamento all'odio e i reati di odio nel quadro della strategia di lotta alla radicalizzazione;

30.   invita la Commissione a sostenere gli Stati membri a realizzare una campagna di comunicazione per sensibilizzare maggiormente i giovani e il personale di inquadramento ai problemi della radicalizzazione; sottolinea che le campagne di formazione e sensibilizzazione dovrebbero incentrarsi in via prioritaria sull'intervento preventivo, al fine di proteggere gli individui ed evitare qualsiasi rischio di radicalizzazione; esorta gli Stati membri a prevedere una formazione specifica per il personale insegnante che lo renda capace di individuare eventuali cambiamenti di comportamento sospetti, nonché di identificare i circoli di complicità che amplificano il fenomeno della radicalizzazione attraverso l'emulazione e monitorare adeguatamente i giovani che rischiano di essere reclutati da organizzazioni terroristiche; incoraggia inoltre gli Stati membri a predisporre investimenti e sostegno finanziario a favore di strutture specializzate situate in prossimità delle scuole che fungano da punto di contatto per consentire ai giovani, ma anche alle loro famiglie, agli insegnanti e agli esperti interessati, di impegnarsi in attività extrascolastiche aperte alle famiglie, compresa l'assistenza psicologica; sottolinea l'importanza di orientamenti chiari in questo settore per non compromettere il principale ruolo degli insegnanti, degli educatori e di altre figure la cui preoccupazione primaria è il benessere della persona, visto che l'intervento delle autorità pubbliche potrebbe essere controproducente;

31.   pone l'accento sulle opportunità offerte agli Stati membri e agli esperti in materia di alfabetizzazione mediatica nell'ambito del programma "Europa creativa"; rileva che i programmi dell'Unione europea in materia di istruzione, cultura, attività sociali e sport costituiscono pilastri essenziali per sostenere gli sforzi profusi dagli Stati membri al fine di contrastare le diseguaglianze e prevenire l'emarginazione; sottolinea l'importanza di sviluppare, nell'ambito del quadro strategico per la cooperazione europea nel settore dell'istruzione e della formazione, nuove attività volte a promuovere i valori europei nel campo dell'istruzione; insiste quindi, tra l'altro, sulla necessità di mirare alla trasmissione e alla pratica dei valori civili attraverso i programmi Europa per i cittadini, Erasmus+ ed Europa creativa;

32.   sottolinea che è indispensabile allacciare un dialogo interculturale con le diverse comunità religiose, i responsabili e gli esperti religiosi, al fine di una migliore comprensione e prevenzione della radicalizzazione; sottolinea la responsabilità e l'importante ruolo di tutte le comunità religiose per contrastare il fondamentalismo, l'incitamento all'odio e la propaganda terroristica; richiama l'attenzione degli Stati membri sul problema della formazione dei leader religiosi – che, ove possibile, dovrebbe aver luogo in Europa – in materia di prevenzione dell'incitazione all'odio e all'estremismo violento nei luoghi di culto in Europa e di garantire che tali leader condividano i valori europei nonché della formazione dei rappresentanti religiosi, filosofici e della società laica che operano all'interno dei centri di detenzione; rileva tuttavia che, pur potendo i luoghi di culto costituire dei punti di contatto, gran parte del processo di indottrinamento e reclutamento avviene in ambienti più informali o su internet;

33.   evidenzia che è fondamentale impegnare la responsabilità di ciascun attore nella prevenzione della radicalizzazione, a livello locale, nazionale, europeo o internazionale; incoraggia l'avvio di una stretta cooperazione tra tutti gli attori della società civile a livello nazionale e locale nonché di una maggiore cooperazione tra attori sul terreno come le associazioni e le ONG, al fine di sostenere le vittime del terrorismo, e le loro famiglie e gli individui che hanno subito il processo di radicalizzazione come pure le loro famiglie; chiede, al riguardo, l'introduzione di una formazione adatta e un sostegno finanziario supplementare per gli attori sul terreno; sottolinea tuttavia che i finanziamenti per le ONG e altri attori della società civile dovrebbero essere separati dal sostegno finanziario ai programmi anti-terrorismo;

34.   ritiene che la società civile e gli attori locali debbano svolgere un ruolo decisivo nello sviluppo di progetti adattati ai loro luoghi od organizzazioni, nonché come fattore di integrazione dei cittadini europei che sono in conflitto con la società e tentati dalla radicalizzazione terroristica; è del parere che sia indispensabile sensibilizzare maggiormente, informare e istruire i lavoratori in prima linea (insegnanti, educatori, agenti di polizia, operatori che si occupano della protezione dei minori e lavoratori del settore sanitario), al fine di rafforzare la capacità locale di combattere la radicalizzazione; è del parere che gli Stati membri dovrebbero sostenere la creazione di strutture che consentano in particolare l'orientamento dei giovani, ma anche scambi con famiglie, scuole, ospedali, università, ecc; ricorda che tali misure possono essere attuate solo mediante programmi sociali di investimento a lungo termine; osserva che associazioni e organizzazioni in questo campo, scevre di un'impronta governativa, possono ottenere ottimi risultati quando si tratta di reintegrare nella società cittadini che si siano già trovati sulla via della radicalizzazione;

35.   ritiene indispensabile creare un sistema di allarme e orientamento in ogni Stato membro che consenta alle famiglie e ai membri della comunità di ottenere sostegno o di segnalare facilmente e rapidamente cambiamenti improvvisi di comportamento indicativi di un processo di radicalizzazione o la partenza di un individuo intenzionato ad aderire a un'organizzazione terroristica; osserva a questo proposito che le "hotline" hanno avuto successo e consentono di segnalare tra amici e famiglie le persone sospettate di essere radicalizzate, ma aiutano anche amici e famiglie ad affrontare questa situazione destabilizzante; invita gli Stati membri ad esaminare la possibilità di istituire un sistema di questo tipo;

36.   sottolinea che, secondo studi recenti, un numero crescente di donne si è radicalizzato ed è stato reclutato da organizzazioni terroristiche, e vanta un ruolo nell'estremismo violento; ritiene che l'UE e gli Stati membri debbano sviluppare strategie di prevenzione della radicalizzazione che, almeno in una certa misura, tengano conto del genere; chiede alla Commissione di sostenere programmi di vasta portata che mirino a integrare le giovani nelle loro azioni a favore di una maggiore uguaglianza e a prevedere reti di sostegno attraverso le quali esse possano far sentire la loro voce in condizioni di sicurezza;

37.   sottolinea l'importanza del ruolo delle donne nella prevenzione della radicalizzazione all'interno dei nuclei familiari;

V. Rafforzare lo scambio di informazioni sulla radicalizzazione del terrorismo in Europa

38.   ribadisce il suo impegno ad adoperarsi per la messa a punto di una direttiva dell'UE sul codice di prenotazione (Passenger Name Record, PNR) entro la fine del 2015 e a garantire che la direttiva sia conforme ai diritti fondamentali e priva di qualsiasi forma di pratiche discriminatorie fondate sulla stigmatizzazione ideologica, religiosa o etnica e rispetti pienamente i diritti dei cittadini dell'UE in materia di protezione dei dati; ricorda tuttavia che la direttiva sul PNR dell'UE costituirà soltanto una delle misure nella lotta contro il terrorismo e che, per prevenire il reclutamento dei cittadini europei da parte di organizzazioni terroristiche, è indispensabile una strategia olistica, ambiziosa e globale sulla lotta contro il terrorismo e la criminalità organizzata comprendente la politica estera, la politica sociale, la politica dell'istruzione, l'applicazione della legge e la giustizia;

39.   invita la Commissione a potenziare le competenze dell'UE nell'ambito della prevenzione della radicalizzazione istituendo una rete europea che integri le informazioni fornite dalla rete RAN e dalla rete dei pianificatori delle politiche sulla polarizzazione e la radicalizzazione (PPN), nonché le informazioni provenienti da esperti specializzati in un'ampia gamma di discipline appartenenti alle scienze sociali;

40.   insiste sull'assoluta necessità di migliorare la rapidità e l'efficacia dello scambio delle pertinenti informazioni tra le autorità di contrasto in seno agli Stati membri e tra di loro e le agenzie competenti, in particolare ottimizzando il ricorso e i contributi al sistema d'informazione Schengen (SIS), al sistema d'informazione visti (SIV), all'applicazione di rete per lo scambio sicuro di informazioni (SIENA) di Europol e al punto focale "Travellers" di quest'ultima sui cittadini europei radicalizzati; sottolinea che l'intensificazione degli scambi di informazioni tra autorità di contrasto contribuirà a far aumentare la fiducia tra gli Stati membri e a rafforzare il ruolo degli organismi dell'Unione europea, quali Europol, Eurojust e l'Accademia europea di polizia (Cepol), e le risorse loro fornite;

41.   invita l'Unione europea a integrare la problematica della radicalizzazione del terrorismo nell'addestramento impartito dal CEPOL;

42.   sottolinea l'importanza di mettere in atto un programma europeo di formazione specializzata per i professionisti del settore giudiziario, volto a sensibilizzarli al processo di radicalizzazione e alle sue diverse forme;

43.   evidenzia che il miglioramento della cooperazione fra gli Stati membri volta a contrastare la radicalizzazione e il reclutamento di cittadini europei passa anche da uno scambio e una cooperazione intensi tra le loro autorità giudiziarie e con Eurojust; osserva che una migliore rendicontazione a livello europeo sul casellario giudiziale dei sospetti terroristi consentirebbe di accelerarne l'individuazione e di favorirne l'adeguata sorveglianza in occasione sia della loro partenza dall'UE che del loro ritorno; esorta pertanto a procedere alla riforma e a un impiego migliore del sistema europeo di informazione sui casellari giudiziali (ECRIS); esorta la Commissione a valutare la fattibilità e il valore aggiunto d'istituire un indice europeo dei casellari giudiziali (EPRIS); sottolinea che i trattati internazionali e il diritto dell'UE, così come i diritti fondamentali, in particolare la protezione dei dati personali, debbano essere rispettati durante tali scambi di informazioni;

VI. Rafforzare le misure di deterrenza contro la radicalizzazione del terrorismo

44.   è convinto che le misure di prevenzione della radicalizzazione dei cittadini europei e del loro reclutamento da parte di organizzazioni terroristiche non saranno pienamente efficaci fintantoché non saranno accompagnate in tutti gli Stati membri da una serie di strumenti di giustizia penale efficaci, dissuasivi e articolati; ritiene che, qualificando di fatto come reati gli atti terroristici commessi all'estero al fianco di organizzazioni terroristiche, gli Stati membri si doteranno degli strumenti necessari per eliminare il fenomeno della radicalizzazione del terrorismo tra i cittadini europei, usando pienamente nel contempo gli strumenti di cooperazione giudiziaria e di polizia in materia penale esistenti nell'UE; osserva che le autorità di contrasto e quelle giudiziarie (giudici e pubblici ministeri) dovrebbero disporre di capacità sufficienti per prevenire, individuare e perseguire tali atti e dovrebbero ricevere una formazione continua e adeguata sui reati di stampo terroristico;

45.   chiede un rafforzamento delle capacità del centro di coordinamento di Eurojust, che dovrebbe svolgere un ruolo fondamentale nel promuovere l'azione comune delle autorità giudiziarie degli Stati membri per quanto concerne la raccolta di prove e accrescere l'efficacia delle azioni penali contro i reati collegati al terrorismo; è del parere, a tale proposito, che si dovrebbe fare un uso maggiore dello strumento delle squadre investigative comuni, sia tra gli Stati membri che tra questi ultimi e i paesi terzi con cui Eurojust ha concluso accordi di cooperazione;

46.   osserva che il perseguimento degli atti terroristici compiuti nei paesi terzi da cittadini dell'UE o da cittadini di paesi terzi che risiedono nell'UE implica che sia possibile raccogliere prove nei paesi terzi, nel pieno rispetto dei diritti umani; invita pertanto l'UE ad adoperarsi per introdurre accordi di cooperazione in materia giudiziaria e di contrasto con i paesi terzi per facilitare la raccolta di prove in tali paesi, a condizione che tutte le parti salvaguardino le rigorose norme e procedure giuridiche, lo Stato di diritto, il diritto internazionale e i diritti fondamentali;

47.   accoglie con favore l'invio di esperti di sicurezza/lotta al terrorismo in alcune delle principali delegazioni dell'UE, per rafforzare la loro capacità di contribuire agli sforzi europei antiterrorismo e di collegare in modo più efficace le autorità locali pertinenti, sviluppando ulteriormente, nel contempo, la capacità antiterrorismo all'interno del Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE);

48.   incoraggia pertanto la conclusione di accordi di cooperazione tra Eurojust e i paesi terzi, sulla scia di quelli già conclusi con gli Stati Uniti, la Norvegia e la Svizzera; sottolinea tuttavia la necessità di garantirne la piena conformità al diritto umanitario internazionale e alle norme UE sulla protezione dei dati e sulla tutela della vita privata; evidenzia che nella conclusione di tali accordi la priorità dovrebbe essere attribuita ai paesi che sono particolarmente colpiti dal terrorismo, come i paesi dell'Africa del Nord e del Medio Oriente (MENA); ritiene inoltre che l'invio di procuratori di collegamento di Eurojust nei paesi interessati, segnatamente nel vicinato meridionale, possa promuovere un maggiore scambio di informazioni e permettere una migliore cooperazione ai fini di una lotta efficace contro il terrorismo nel rispetto dei diritti umani;

VII. Prevenire la partenza e anticipare il ritorno dei cittadini europei radicalizzati reclutati dalle organizzazioni terroristiche

49.  ribadisce che l'UE dovrebbe migliorare l'efficacia dei controlli alle frontiere esterne, nel pieno rispetto dei diritti fondamentali; invita a tal proposito gli Stati membri a utilizzare al meglio gli strumenti esistenti come il SIS e il VIS, anche in riferimento ai passaporti rubati, smarriti e falsificati; ritiene anche che, a tale scopo, fra le priorità dell'UE debba figurare una migliore applicazione del codice Schengen;

50.   invita gli Stati membri a condividere le buone prassi relative ai controlli sulle uscite e gli ingressi nel loro territorio e sul congelamento dei beni finanziari dei cittadini, nel contesto della prevenzione della loro partecipazione ad attività terroristiche in aree di conflitto di paesi terzi e delle modalità di realizzazione del loro rimpatrio nell'UE; sottolinea in particolare che gli Stati membri dovrebbero avere la facoltà di confiscare i passaporti dei loro cittadini che progettano di unirsi a organizzazioni terroristiche, su richiesta della competente autorità giudiziaria, in conformità delle leggi nazionali e nel pieno rispetto del principio di proporzionalità; è del parere che la limitazione della libertà di movimento di una persona, trattandosi di un diritto fondamentale, possa essere decisa soltanto dopo un'attenta valutazione della necessità e della proporzionalità della misura da parte di un'autorità giudiziaria; sostiene inoltre i procedimenti penali nei confronti dei sospetti terroristi che partecipano ad attività terroristiche al rientro in Europa;

51.   chiede contributi internazionali al meccanismo di finanziamento sostenuto dal Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (PNUD) per facilitare l'immediata stabilizzazione delle zone liberate dal Daesh;

52.   invita il VP/AR e il Consiglio a trovare un linguaggio chiaro di condanna del sostegno finanziario e ideologico decennale che alcuni governi e personalità di spicco dei paesi del Golfo hanno offerto ai movimenti estremisti islamici; invita la Commissione a rivedere le relazioni dell'UE con i paesi terzi allo scopo di ostacolare con maggiore efficacia il sostegno materiale e immateriale al terrorismo; ricorda che, nel contesto dell'attuale revisione della politica europea di vicinato (PEV), devono essere potenziate la dimensione della sicurezza e la capacità degli strumenti di tale politica di contribuire al miglioramento della resilienza dei partner e della loro capacità di garantire la propria sicurezza, su una base di rispetto dello Stato di diritto;

53.   ricorda che il corretto utilizzo degli strumenti esistenti, ad esempio i sistemi SIS, SIS II e VIS, il sistema SLTD di Interpol e il punto focale Travellers di Europol, costituisce la prima tappa del rafforzamento della sicurezza alle frontiere esterne per individuare i cittadini dell'UE e i cittadini stranieri residenti nell'UE che potrebbero partire o fare ritorno da una zona di conflitto per commettere atti di terrorismo, ricevere un addestramento al terrorismo o partecipare a conflitti armati di tipo non convenzionale per conto di organizzazioni terroristiche; esorta gli Stati membri a migliorare la cooperazione e la condivisione di informazioni riguardo a sospetti combattenti stranieri con gli Stati membri situati alle frontiere esterne dell'Unione europea;

54.   invita gli Stati membri ad assicurare un controllo efficace, soprattutto sul piano psicologico, dei combattenti stranieri al loro rientro in Europa;

55.   è profondamente convinto che l'elaborazione di una qualsiasi politica in materia di terrorismo e radicalizzazione debba riunire l'esperienza e le risorse della dimensione interna ed esterna della politica dell'UE; ritiene, a tale proposito, che proprio nel quadro di tale approccio integrale sarà possibile delineare una risposta adeguata per combattere il terrorismo e il reclutamento di terroristi nell'Unione europea e nel suo vicinato; esorta quindi sia la Commissione e che il SEAE, sotto l'egida e la guida del VP/AR e del primo Vicepresidente della Commissione, con il sostegno del coordinatore antiterrorismo, a lavorare congiuntamente per elaborare un approccio strategico atto a combinare efficacemente gli strumenti di politica sociale (compresi l'occupazione, l'integrazione e la lotta contro la discriminazione), della politica in materia di assistenza umanitaria, sviluppo, risoluzione dei conflitti, gestione delle crisi, commercio, energia e di qualsiasi altro ambito strategico che possa avere una dimensione interna/esterna;

VIII. Rafforzare i legami tra sicurezza interna ed esterna nell'UE

56.  ribadisce la vitale importanza che l'UE istituisca una stretta cooperazione con i paesi terzi, soprattutto i paesi di transito e di destinazione, nei limiti del possibile, onde poter individuare i cittadini dell'UE e i cittadini di paesi terzi residenti nell'UE in partenza per combattere al fianco di organizzazioni terroristiche e quelli che fanno ritorno; sottolinea altresì la necessità di rafforzare il dialogo politico e di condividere i piani d'azione volti a lottare contro la radicalizzazione e il terrorismo, nel contesto delle relazioni bilaterali e con organizzazioni regionali quali l'Unione africana e la Lega degli Stati arabi;

57.   accoglie con grande favore la volontà del VP/AR Federica Mogherini di sostenere i progetti di contrasto della radicalizzazione nei paesi terzi, compresi la Giordania, il Libano e l'Iraq nonché la regione del Maghreb/Sahel, come indicato nella relazione sull'applicazione delle misure in seguito al Consiglio europeo del 12 febbraio 2015; sottolinea che è adesso opportuno garantire che tali programmi ricevano i necessari finanziamenti al più presto;

58.   invita l'UE ad aumentare la cooperazione con i partner regionali per fermare il traffico di armi, incentrandosi in particolare sui paesi da cui proviene il terrorismo, e a seguire attentamente le esportazioni di armi che potrebbero essere sfruttate dai terroristi; invita altresì a potenziare gli strumenti di politica estera e l'impegno con i paesi terzi a ostacolare il finanziamento delle organizzazioni terroristiche;

59.   incoraggia l'UE a svolgere dialoghi mirati e potenziati in materia di sicurezza e di lotta al terrorismo con l'Algeria, l'Egitto, l'Iraq, Israele, la Giordania, il Marocco, il Libano, l'Arabia Saudita, la Tunisia e il Consiglio di cooperazione del Golfo; reputa altresì che la cooperazione con la Turchia dovrebbe essere potenziata in linea con le conclusioni del Consiglio "Affari generali" del dicembre 2014;

60.   invita il Consiglio a fare in modo che la strategia regionale dell'UE per la Siria e l'Iraq e la strategia di antiterrorismo/combattenti stranieri, adottate lunedì 16 marzo 2015, siano oggetto di una revisione costante e siano sviluppate alla luce dell'evoluzione della situazione della sicurezza nel vicinato meridionale dell'UE, parallelamente ad iniziative preventive e di altro genere quali la RAN della Commissione; invita inoltre gli Stati membri a promuovere il rispetto e la comprensione reciproci quali elementi fondamentali nel quadro della lotta al terrorismo sia nell'UE e nei suoi Stati membri che nei paesi terzi;

61.  è convinto che instaurare una cooperazione rafforzata di questo tipo richieda, da parte della Commissione e del Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) in particolare, uno sforzo supplementare in termini di aumento e miglioramento delle competenze in ambiti quali la lotta contro il terrorismo, i conflitti armati non convenzionali e la radicalizzazione, nonché un rafforzamento e una diversificazione delle capacità linguistiche, ad esempio in arabo, urdu, russo e mandarino, dato che attualmente si registra una grave lacuna in tali capacità nei servizi europei di informazione e di intelligence; reputa indispensabile che l'appello dell'UE a lottare contro il terrorismo, la radicalizzazione e la violenza riesca a farsi sentire anche al di là delle sue frontiere grazie a una comunicazione strategica efficace e incisiva;

62.   sostiene una maggiore cooperazione internazionale e una maggiore condivisione delle informazioni da parte dei servizi nazionali di intelligence per individuare i cittadini dell'UE che sono a rischio di radicalizzazione e che potrebbero essere reclutati e unirsi a gruppi jihadisti o ad altri gruppi estremisti; sottolinea che i paesi della regione MENA e dei Balcani occidentali devono essere sostenuti nei loro sforzi volti ad arrestare il flusso dei combattenti stranieri;

63.   riconosce che la radicalizzazione e il reclutamento da parte delle reti terroristiche sono fenomeni di carattere globale; ritiene pertanto che la relativa risposta non debba essere unicamente locale o europea, bensì internazionale; considera quindi necessario rafforzare la cooperazione con i paesi terzi per individuare le reti di reclutamento e incrementare la sicurezza alle frontiere dei paesi interessati; ribadisce anche che la cooperazione con i principali paesi partner che devono far fronte a sfide analoghe debba essere intensificata mediante una cooperazione sul piano diplomatico, del dialogo politico e dell'intelligence;

64.   ribadisce che la portata globale della minaccia terroristica richiede una risposta internazionale efficace e univoca volta a impedire in modo incisivo il traffico di armi verso i paesi che minacciano la pace e la sicurezza internazionali;

65.   accoglie favorevolmente lo stanziamento, da parte della Commissione, di una dotazione di 10 milioni di EUR nell'aprile 2015, per finanziare un programma di assistenza ai paesi partner allo scopo di contrastare la radicalizzazione nel Sahel/Maghreb e arrestare il flusso di combattenti stranieri provenienti dall'Africa settentrionale, dal Medio oriente e dai Balcani occidentali (una prima tranche di 5 milioni di EUR è destinata a finanziare l'assistenza tecnica per rafforzare le capacità della magistratura, nell'ambito della giustizia penale, di indagare sui casi dei combattenti stranieri o aspiranti tali, perseguirli e giudicarli; una seconda tranche di 5 milioni di EUR è destinata a finanziare programmi di contrasto alla radicalizzazione nella regione del Sahel e del Maghreb);

IX. Promuovere lo scambio di buone prassi sulla de-radicalizzazione

66.   considera che una strategia globale sulla prevenzione della radicalizzazione e del reclutamento dei cittadini europei da parte delle organizzazioni terroristiche potrà essere messa in atto con successo solo se sarà accompagnata da una strategia proattiva di de-radicalizzazione e inclusione; invita quindi l'UE a favorire gli scambi di buone prassi fra gli Stati membri e con i paesi terzi che hanno già acquisito esperienze e conseguito risultati positivi in tale ambito, sulla creazione di strutture di de-radicalizzazione per evitare che i cittadini dell'UE e i cittadini di paesi terzi che risiedono legalmente nell'UE lascino l'Unione o per controllarne il ritorno sul suo territorio; ricorda la necessità di fornire sostegno anche alle famiglie di queste persone;

67.   suggerisce agli Stati membri di valutare la possibilità di introdurre la figura di tutori o consulenti nel processo di de-radicalizzazione dei cittadini dell'UE che hanno fatto ritorno dalle zone di conflitto delusi delle esperienze vissute, per sostenerli nel reinserimento nella società grazie ad adeguati programmi; sottolinea la necessità di un migliore scambio di buone prassi tra gli Stati membri in tale ambito; sottolinea che tali tutori dovrebbero essere disposti a contribuire a programmi specifici mediante un'adeguata formazione;

68.   chiede che sia lanciata una campagna di comunicazione strutturata a livello europeo, che si serva dei casi di ex "combattenti stranieri" che hanno già seguito un percorso di de-radicalizzazione e le cui testimonianze traumatiche aiutino a esporre la dimensione religiosa profondamente perversa ed erronea dell'adesione a organizzazioni terroristiche come l'ISIS; incoraggia quindi gli Stati membri a sviluppare piattaforme che consentano incontri di persona e un dialogo con gli ex combattenti; sottolinea inoltre che la messa in contatto con le vittime del terrorismo sembra essere un metodo efficace per privare la retorica radicale di ogni valore religioso o ideologico; suggerisce che tale campagna sia utilizzata come strumento di ausilio nei processi di de-radicalizzazione all'interno delle carceri, delle scuole e in tutte quelle strutture dove si fanno prevenzione e riabilitazione; invita la Commissione a sostenere, soprattutto finanziariamente, e a coordinare tali campagne di comunicazione nazionali;

X. Smantellare le reti del terrorismo

69.   sottolinea che il riciclaggio di denaro, l'evasione fiscale e altri reati fiscali sono, in alcuni casi, la principale fonte di finanziamento del terrorismo che minaccia la nostra sicurezza interna ed evidenzia quindi che occorre accordare priorità all'individuazione dei reati che ledono gli interessi finanziari dell'UE e alla lotta contro gli stessi;

70.   appoggia le misure intese a indebolire le organizzazioni terroristiche dall'interno e a ridurre la loro attuale influenza sui cittadini dell'UE e sui cittadini di paesi terzi che risiedono legalmente nell'UE; esorta la Commissione e le agenzie competenti a esaminare come smantellare le reti terroristiche e individuare le loro modalità di finanziamento; chiede a tal fine una migliore cooperazione tra le Unità di informazione finanziaria degli Stati membri nonché un recepimento e un'attuazione rapidi del pacchetto antiriciclaggio; incoraggia la Commissione a proporre una regolamentazione relativa all'individuazione e al blocco dei canali di finanziamento del terrorismo nonché al contrasto delle modalità con cui sono finanziati; invita quindi la Commissione a riconsiderare la possibilità di creare un sistema europeo comune di controllo delle transazioni finanziarie dei terroristi; incoraggia gli Stati membri ad attuare i più elevati standard di trasparenza per quanto riguarda l'accesso alle informazioni sui titolari effettivi di tutte le strutture societarie presenti nell'Unione e nelle giurisdizioni poco trasparenti, che possono costituire canali di finanziamento delle organizzazioni terroristiche;

71.   accoglie con favore la recente adozione dell'agenda europea sulla sicurezza, che propone importanti misure verso il potenziamento della lotta al terrorismo e alla radicalizzazione, come la creazione del Centro europeo antiterrorismo presso Europol; invita gli Stati membri ad avvalersi pienamente delle misure esistenti e chiede alla Commissione di mettere a disposizione risorse finanziarie e umane sufficienti per realizzare efficacemente le azioni proposte;

72.   chiede un approccio armonizzato per definire come reato l'incitamento all'odio, online e offline, mediante il quale soggetti radicali incitano altre persone a non osservare e violare i diritti fondamentali; suggerisce di includere tale reato specifico nelle pertinenti decisioni quadro del Consiglio;

73.   invita gli Stati membri a partecipare all'impegno volto a rintracciare i flussi esterni di finanziamento e a garantire e dare prova di trasparenza nelle relazioni che intrattengono con taluni paesi del Golfo, allo scopo di intensificare la cooperazione per fare luce sul finanziamento del terrorismo e del fondamentalismo, in Africa e in Medio Oriente ma anche in talune organizzazioni in Europa; ritiene che gli Stati membri non dovrebbe esitare a ricorrere a provvedimenti restrittivi nei confronti di singoli e organizzazioni qualora vi siano prove credibili di finanziamento di attività terroristiche o di altre forme di complicità;

74.   dichiara che respingerebbe con fermezza qualsiasi tentativo di rimuovere aspetti della relazione incentrati sulla lotta contro atti di terrorismo ed estremismo in quanto tali; ritiene inutile e controproducente spezzare il legame tra lotta contro la radicalizzazione e lotta contro le manifestazioni di quest'ultima; invita il Consiglio ad elaborare una lista nera di jihadisti europei e di sospetti terroristi jihadisti;

75.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e dei paesi candidati dell'UE, alle Nazioni Unite, al Consiglio d'Europa, all'Unione africana e agli Stati membri dell'Unione per il Mediterraneo, della Lega degli Stati arabi e dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa.

MOTIVAZIONE

Gli attacchi terroristici perpetrati all'inizio del 2015 hanno messo in evidenza la necessità per l'Unione europea di agire con urgenza sul fronte della lotta contro il terrorismo e della prevenzione della radicalizzazione dei cittadini europei.

Se le tragedie dell'inizio di quest'anno hanno fatto sì che le istituzioni europee, come anche gli Stati membri, si decidessero a contribuire maggiormente alla prevenzione della radicalizzazione, va detto, d'altro canto, che da tempo si rivolgevano appelli in tal senso. La lotta contro la radicalizzazione dei cittadini europei rimane di competenza primaria degli Stati membri. Tuttavia, un approccio europeo concertato è indispensabile per sventare efficacemente la minaccia incarnata dai cittadini europei radicalizzati che possono circolare liberamente nel territorio europeo.

Al di là delle difficoltà che questo tipo di calcolo comporta, è attualmente stimato a 5 000 il numero dei cittadini europei che sono partiti per l'Iraq e la Siria con il proposito di combattere al fianco di organizzazioni terroristiche. Questo fenomeno assume proporzioni considerevoli in alcuni Stati membri, ma in realtà tutta l'Unione europea è interessata dalle sfide e dai problemi che questi "combattenti stranieri" rappresentano.

La radicalizzazione dei cittadini europei, che può spingere addirittura determinati individui a combattere nelle file di organizzazioni terroristiche quali l'Isis, rappresenta una reale minaccia per la sicurezza dell'Europa, dei suoi Stati membri e dei suoi vicini.

Dinanzi all'accelerazione di questo fenomeno, le misure di repressione non bastano più. L'Unione europea ha l'obbligo di adottare una nuova strategia, maggiormente incentrata sulla prevenzione. La presente relazione mette quindi l'accento sulla necessità di assumere un atteggiamento proattivo in materia di prevenzione della radicalizzazione e del reclutamento di cittadini europei da parte di organizzazioni terroristiche.

La relazione intende formulare raccomandazioni in vista di una strategia europea di prevenzione della radicalizzazione e del reclutamento di cittadini europei, un obiettivo che richiede un'analisi dei diversi vettori della radicalizzazione. Uno studio delle modalità d'azione seguite per il reclutamento di nuovi "combattenti stranieri" deve permettere di suggerire soluzioni efficaci in ogni settore e ogni piattaforma suscettibili di favorire una radicalizzazione di questo tipo.

Per tale motivo, è necessario adottare un approccio inclusivo con lo scopo di presentare un'analisi completa della prevenzione della radicalizzazione e del reclutamento dei cittadini europei.

La presente relazione tratta della prevenzione della radicalizzazione e del reclutamento di cittadini europei da parte di organizzazioni terroristiche. Questa non è la sede per elencare ancora una volta le misure europee di lotta contro il terrorismo, bensì l'occasione di discutere idee nuove che consentano di evitare le derive e le minacce per la sicurezza nel nostro territorio.

Il relatore desidera tuttavia sottolineare il proprio attaccamento alla protezione delle libertà fondamentali. In nessun caso il Parlamento europeo rimetterà in discussione, nelle sue proposte, il rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali – segnatamente della libertà di espressione – dei cittadini europei. Il relatore curerà che le raccomandazioni contenute nella presente relazione rispettino il principio di proporzionalità e che nessuna delle proposte in essa avanzate vada al di là di ciò che è necessario per il conseguimento dell'obiettivo dichiarato. Il relatore tiene inoltre in modo particolare al rispetto del principio di sussidiarietà.

18.9.2015

PARERE della commissione per gli affari esteri

destinato alla commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni

sulla prevenzione della radicalizzazione e del reclutamento di cittadini europei da parte di organizzazioni terroristiche

(2015/2063(INI))

Relatore per parere: Charles Tannock

SUGGERIMENTI

La commissione per gli affari esteri invita la commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:

1.  ritiene che una cooperazione internazionale potenziata e più efficace, con un impegno nei confronti dei valori e delle norme fondamentali dell'UE, dello Stato di diritto e dei principi del diritto umanitario internazionale, uno scambio di opinioni e di informazioni attivo, un'azione nazionale determinata contro la povertà e le disuguaglianze e un governo stabile inclusivo nei paesi terzi siano fondamentali come elementi deterrenti e di contrasto alla minaccia posta dai gruppi terroristici e per arginare la radicalizzazione dei cittadini europei;

2.  incoraggia gli Stati membri a cooperare e ad assicurare un costante sostegno reciproco agli sforzi per combattere l'estremismo violento, anche attraverso il coordinamento dei piani e degli sforzi e la condivisione delle esperienze acquisite; esprime la necessità di migliorare i controlli alle frontiere esterne dello spazio Schengen;

3.  incoraggia l'UE a sviluppare ulteriori orientamenti e principi per lottare contro il terrorismo, sulla base delle pertinenti risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (segnatamente la 2178(2014);

4.  chiede contributi internazionali al meccanismo di finanziamento sostenuto dal Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (PNUD) per facilitare l'immediata stabilizzazione delle zone liberate dal Daesh;

5.  esprime preoccupazione per il fatto che, senza affrontare le condizioni che favoriscono la diffusione del terrorismo, il fenomeno dei combattenti dell'UE che si recano in altri paesi per unirsi a gruppi jihadisti o ad altri gruppi estremisti, nonché il rischio specifico per la sicurezza che presentano al loro ritorno nell'UE e nei paesi vicini, rischiano di peggiorare negli anni a venire, specialmente in considerazione dell'escalation militare che si registra attualmente in Medio Oriente e nel Nord Africa (MENA); chiede che si proceda ad uno studio globale sull'efficacia delle misure nazionali ed unionali per prevenire e combattere il terrorismo;

6.  sottolinea che il terrorismo non può e non dovrebbe essere associato ad alcuna religione, nazionalità o civiltà;

7.  incoraggia lo sviluppo di iniziative di sicurezza, di lotta al terrorismo e di deradicalizzazione preventive e regolarmente aggiornate a livello di Stati membri, unionale e internazionale; incoraggia un migliore coordinamento delle politiche interne ed esterne, al fine di garantire risposte adeguate alle minacce emergenti; incoraggia a intensificare la cooperazione per la lotta al terrorismo con i paesi vicini e gli attori regionali; riconosce che la radicalizzazione è anche una questione geopolitica e connessa alla politica di vicinato; ricorda la necessità di valutare tutti gli aiuti finanziari in relazione al loro potenziale impatto favorevole sulle attività terroristiche ed esorta ad individuare le fonti di tutti i finanziamenti esterni;

8.  incoraggia l'UE a rafforzare il dialogo con i paesi terzi allo scopo di mettere in atto misure volte a dissuadere i combattenti stranieri e a ostacolarne gli spostamenti, anche tramite nuovi progetti di sviluppo delle capacità (ad esempio controlli delle frontiere) con i partner e un'assistenza dell'UE più mirata, anche elaborando piani d'azione in materia di lotta al terrorismo; sottolinea che i diritti umani devono rappresentare il nucleo delle strategie di lotta al terrorismo; auspica che l'UE rafforzi il dialogo politico con la Lega degli Stati arabi, l'Organizzazione per la cooperazione islamica, l'Unione africana e altre pertinenti strutture di coordinamento regionale, come il G5 Sahel; invita l'UE a seguire attentamente le esportazioni di armi che potrebbero essere sfruttate dai terroristi;

9.  accoglie con grande favore la volontà dell'AR/VP Federica Mogherini di sostenere i progetti di prevenzione della radicalizzazione nei paesi terzi in Giordania, Libano e Iraq nonché nel Maghreb e nel Sahel, come indicato nella relazione sull'applicazione delle misure successiva alla riunione del Consiglio europeo del 12 febbraio 2015; osserva che è adesso opportuno garantire che tali programmi ricevano i finanziamenti al più presto;

10.  invita l'UE ad aumentare la cooperazione con i partner regionali per fermare il traffico di armi, incentrandosi in particolare sui paesi da cui proviene il terrorismo, e a seguire attentamente le esportazioni di armi che potrebbero essere sfruttate dai terroristi; invita altresì a potenziare gli strumenti di politica estera e l'impegno con i paesi terzi per impedire il finanziamento delle organizzazioni terroristiche;

11.  incoraggia l'UE a svolgere dialoghi mirati e potenziati in materia di sicurezza e di lotta al terrorismo con l'Algeria, l'Egitto, l'Iraq, Israele, la Giordania, il Marocco, il Libano, l'Arabia Saudita, la Tunisia e il Consiglio di cooperazione del Golfo; reputa che anche la cooperazione con la Turchia dovrebbe essere potenziata in linea con le conclusioni del Consiglio "Affari generali" del dicembre 2014;

12.  invita il Consiglio a fare in modo che la strategia regionale dell'UE per la Siria e l'Iraq e in materia di antiterrorismo/combattenti stranieri, adottata il lunedì 16 marzo 2015, sia sottoposta a un riesame e a uno sviluppo costanti, alla luce dell'evoluzione della situazione della sicurezza nel vicinato meridionale dell'UE, parallelamente ad iniziative preventive e di altro genere quali la rete di sensibilizzazione al problema della radicalizzazione della Commissione; invita inoltre gli Stati membri a promuovere il rispetto e la comprensione reciproci quali elementi fondamentali nel quadro della lotta contro il terrorismo sia nell'UE e i suoi Stati membri che nei paesi terzi;

13.  invita la VP/AR e il Consiglio a trovare un linguaggio chiaro di condanna nei confronti del sostegno finanziario e ideologico decennale che alcuni governi e personalità di spicco dei paesi del Golfo hanno offerto ai movimenti estremisti islamici; invita la Commissione a rivedere le relazioni dell'UE con i paesi terzi allo scopo di ostacolare con maggiore efficacia il sostegno materiale e immateriale al terrorismo; ricorda che, nel contesto dell'attuale revisione della PEV, devono essere potenziate la dimensione della sicurezza e la capacità degli strumenti di tale politica di contribuire al miglioramento della resilienza dei partner e della loro capacità di garantire la propria sicurezza nel rispetto dello Stato di diritto;

14.  osserva che le cause profonde del terrorismo possono spesso essere ricercate nel malgoverno e in una governance non inclusiva; ritiene che, al fine di realizzare progressi a lungo termine, gli sforzi a livello internazionale debbano mirare a promuovere lo Stato di diritto, i principi democratici e i diritti umani; sottolinea l'importanza di inglobare tali obiettivi negli accordi di cooperazione dell'UE con i paesi terzi ; esorta l'UE a lanciare ulteriori progetti e attività di sviluppo di capacità con i paesi MENA interessati, in materia di azione di contrasto, giustizia penale e riforma del settore della sicurezza in stretta cooperazione con Europol, Eurojust, Frontex e CEPOL; ritiene che sia sempre più urgente condurre il dialogo con l'Islam moderato contrario all'estremismo e incoraggiare la cooperazione culturale;

15.  sostiene una maggiore cooperazione internazionale e una maggiore condivisione delle informazioni tra i servizi nazionali di intelligence per individuare i cittadini dell'UE che sono a rischio di radicalizzazione, che potrebbero essere reclutati e unirsi a gruppi jihadisti e ad altri gruppi estremisti; sottolinea che i paesi della regione MENA e dei Balcani occidentali devono essere sostenuti nei loro sforzi volti ad arrestare il flusso dei combattenti stranieri;

16.  invita la Commissione a mobilitare tutte le sue risorse e a sostenere gli Stati membri nell'affrontare i fattori alla base della radicalizzazione e dell'estremismo, definendo strategie di prevenzione che comprendano gli ambiti dell'istruzione, dell'integrazione sociale, della lotta contro la discriminazione e del dialogo interculturale e interreligioso; raccomanda una più stretta collaborazione con le organizzazioni per il dialogo culturale; sottolinea l'importanza di cooperare con i leader moderati della comunità musulmana, compresi i rappresentanti della società civile, sia nell'ambito dell'Unione europea sia nei paesi terzi, al fine di contrastare la radicalizzazione; chiede alla comunità globale dei leader religiosi di lanciare un altro vertice interreligioso come quello tenutosi ad Assisi nel 2011; reputa che l'UE e gli Stati membri dovrebbero migliorare il monitoraggio delle attività dei cittadini dell'UE nei paesi interessati; invita la VP/AR e la Commissione a continuare a garantire fondi sufficienti e un uso coerente degli strumenti per affrontare le minacce del terrorismo e passare con maggiore efficacia dall'allarme rapido all'azione tempestiva;

17.  è del parere che l'elaborazione di contro-argomentazioni, anche nei paesi terzi, sia uno degli elementi fondamentali per lottare contro l'attrattiva dei gruppi terroristici nella regione MENA; invita l'Unione a incrementare il sostegno a favore di iniziative quali SSCAT (Syria Strategic Communication Advisory Team) e a favorire la realizzazione e il finanziamento di progetti di questo tipo nei paesi terzi;

18.  accoglie con favore il dispiegamento di esperti in materia di sicurezza/lotta al terrorismo in varie delegazioni chiave dell'UE al fine di rafforzare la loro capacità di contribuire agli sforzi europei antiterrorismo e di creare un collegamento più efficace con le autorità locali pertinenti, sviluppando ulteriormente, nel contempo, la capacità antiterrorismo all'interno del Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE);

19.  incoraggia lo sviluppo di programmi intesi a limitare scontri violenti e settari; ritiene che i programmi di deradicalizzazione siano strumenti importanti per ridurre il reclutamento di cittadini dell'UE da parte delle organizzazioni terroristiche; rileva che alcuni Stati membri stanno valutando la possibilità di avvalersi dell'assistenza di ex-combattenti stranieri nei loro programmi di deradicalizzazione; invita gli Stati membri a rivalutare l'introduzione di tali programmi;

20.  plaude vivamente alle raccomandazioni della relazione, rivolte agli Stati membri, di prevedere l'isolamento dei detenuti radicalizzati nell'ambito del sistema penale; esorta tuttavia a procedere con prudenza nell'applicare tale misura in modo indiscriminato, per il rischio che estremisti noti possano coalizzarsi ed avviare contatti che si rivelino potenzialmente dannosi al momento del loro rilascio; invita la Commissione ad elaborare piani volti a facilitare il reinserimento delle persone a rischio di essere reclutate nonché di coloro che sono riusciti a tornare;

21.  sottolinea che una strategia globale dell'UE in materia di prevenzione deve sfruttare appieno anche la politica estera al fine di promuovere il rispetto dei diritti umani, della democrazia, della libertà di religione e della buona governance nonché di prevenire e risolvere i conflitti onde ridurre lo spazio a disposizione della propaganda estremista;

22.  sottolinea che l'UE e i suoi Stati membri devono prevedere sufficienti garanzie nei propri meccanismi di cooperazione in materia di contro terrorismo al fine di garantire che la sicurezza, i diritti umani e l'applicazione della legge non si escludano mutualmente ma siano complementari e siano fondate sullo Stato di diritto e il rispetto dei diritti fondamentali dei cittadini dell'UE e dei suoi partner; invita gli Stati membri a studiare soluzioni per portare l'istruzione e la formazione dei leader religiosi sotto il monitoraggio dello Stato e per istituzionalizzare in modo più formale l'insegnamento religioso al fine di impedire agli estremisti di assumerne il controllo; riconosce la necessità di un monitoraggio dei mezzi di comunicazione coordinato a livello internazionale, inteso a limitare l'accesso alla propaganda terroristica e a migliorare la procedura di rendicontazione pubblica dei contenuti online di natura estremistica; chiede l'istituzione di siti web o punti di contatto per i cittadini con linee dedicate onde sostenere resoconti precisi e campagne di sensibilizzazione contro la radicalizzazione online e offline;

23.  ritiene importante adottare un approccio olistico nell'affrontare e nel contrastare le cause fondamentali della radicalizzazione in Europa; sottolinea che uno degli elementi fondamentali per lottare contro l'attrattiva dei gruppi terroristici sia costituito dal contrasto alle argomentazioni ideologiche alla base delle azioni dei gruppi estremisti e dall'elaborazione di contro-argomentazioni; esprime preoccupazione per il fatto che le relazioni tra le comunità siano messe sempre più a dura prova in tutta Europa e incoraggia il dialogo interreligioso; plaude ai riferimenti della relazione al problema della formazione dei leader religiosi onde impedire la presenza di predicatori di odio; esorta gli Stati membri affinché criminalizzino gli atti terroristici perpetrati al di fuori della loro giurisdizione e ritiene che si tratti di uno degli strumenti più efficaci per lottare contro il terrorismo e l'estremismo; invita gli imam e i leader musulmani a porsi a capo degli sforzi profusi contro la radicalizzazione e i discorsi di odio, contrastando la propaganda fondamentalista e terrorista con un discorso fondato sulla teologia; invita l'UE a sostenere i progetti di ricerca e informazione sulla lotta al fondamentalismo e sulla deradicalizzazione, intensificando il dialogo con le comunità musulmane al fine di far convergere i nostri sforzi;

24.  rileva la necessità di cooperare più strettamente con i paesi non UE, al fine di identificare in modo più efficace i cittadini dell'UE che partono per combattere per le organizzazioni terroristiche per poi ritornare; sostiene altresì l'appello contenuto nella relazione affinché il SEAE rafforzi l'insegnamento della lingua araba per i suoi funzionari al fine di sostenere tali obiettivi;

25.  sottolinea che l'Unione europea e i paesi dei Balcani occidentali, la Turchia, i paesi del Golfo ed altri Stati arabi dovrebbero riunire i loro sforzi per contrastare la radicalizzazione ed il reclutamento, per tracciare i finanziamenti del terrorismo e sviluppare un nuovo discorso contro il fondamentalismo islamico; sottolinea che la cooperazione in materia di lotta al terrorismo e scambio di informazioni dovrebbero essere elementi chiave nelle relazioni tra l'Unione europea e questi paesi; pone altresì l'accento sulla necessità di rafforzare tale cooperazione con le organizzazioni regionali quali la Lega Araba, l'Unione Africana e il Consiglio di cooperazione del Golfo;

26.  dichiara che respingerebbe con fermezza qualsiasi tentativo di rimuovere aspetti della relazione incentrati sulla lotta contro atti di terrorismo ed estremismo in quanto tali; ritiene sia inutile e controproducente spezzare il legame tra lotta contro la radicalizzazione e lotta contro le manifestazioni di quest'ultima; invita il Consiglio ad elaborare una lista nera di jihadisti europei e di sospetti terroristi jihadisti;

ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

Approvazione

15.9.2015

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

52

5

9

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Nikos Androulakis, Francisco Assis, Petras Auštrevičius, Amjad Bashir, Bas Belder, Goffredo Maria Bettini, Mario Borghezio, Elmar Brok, Klaus Buchner, James Carver, Fabio Massimo Castaldo, Javier Couso Permuy, Knut Fleckenstein, Anna Elżbieta Fotyga, Eugen Freund, Michael Gahler, Richard Howitt, Sandra Kalniete, Manolis Kefalogiannis, Tunne Kelam, Afzal Khan, Janusz Korwin-Mikke, Andrey Kovatchev, Eduard Kukan, Ilhan Kyuchyuk, Barbara Lochbihler, Sabine Lösing, Ulrike Lunacek, Andrejs Mamikins, Ramona Nicole Mănescu, David McAllister, Francisco José Millán Mon, Pier Antonio Panzeri, Demetris Papadakis, Tonino Picula, Kati Piri, Andrej Plenković, Cristian Dan Preda, Jozo Radoš, Sofia Sakorafa, Jacek Saryusz-Wolski, Alyn Smith, Jaromír Štětina, Charles Tannock, Eleni Theocharous, Ivo Vajgl, Elena Valenciano, Geoffrey Van Orden, Hilde Vautmans

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Ryszard Czarnecki, Ana Gomes, Andrzej Grzyb, Cătălin Sorin Ivan, Marek Jurek, Antonio López-Istúriz White, Urmas Paet, Miloslav Ransdorf, Jean-Luc Schaffhauser, György Schöpflin, Renate Sommer, Dubravka Šuica, Traian Ungureanu, Bodil Valero, Paavo Väyrynen

Supplenti (art. 200, par. 2) presenti al momento della votazione finale

Claudiu Ciprian Tănăsescu

17.9.2015

PARERE della commissione per la cultura e l'istruzione

destinato alla commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni

sulla prevenzione della radicalizzazione e del reclutamento di cittadini europei da parte di organizzazioni terroristiche

(2015/2063(INI))

Relatore per parere: Angel Dzhambazki

SUGGERIMENTI

La commissione per la cultura e l'istruzione invita la commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:

1.  rimanda alla dichiarazione di Parigi, adottata il 17 marzo 2015 dai ministri dell'istruzione dell'Unione europea, la quale chiede una maggiore cooperazione degli Stati membri per promuovere un quadro di pari opportunità, il rispetto della dignità umana, della libertà, inclusa quella di espressione, della democrazia, dei diritti umani, dell'uguaglianza e dello Stato di diritto, l'inclusione sociale e la cittadinanza attiva attraverso lo sviluppo personale e l'istruzione a tutti i livelli, in special modo delle persone provenienti da ambienti svantaggiati; ricorda che è responsabilità dell'Unione europea rispettare i diritti fondamentali, le libertà e la sicurezza dei propri cittadini, come sancito dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, ivi compresi la libertà di espressione e di informazione, di riunione e di associazione e il rispetto della diversità linguistica, culturale e religiosa;

2.  ritiene che la prevenzione della radicalizzazione e del reclutamento di cittadini europei da parte di organizzazioni terroristiche rientri nell'ambito di una serie di misure che interessano diversi settori e che sono intese a promuovere la sicurezza, la giustizia e l'uguaglianza per tutti; ribadisce che tra gli altri fattori che possono favorire la radicalizzazione e il reclutamento di cittadini europei da parte di organizzazioni terroristiche figurano, in particolare, la disuguaglianza, l'emarginazione, l'esclusione sociale e la difficoltà di accesso a un'istruzione di qualità;

3.  sottolinea l'importanza di investire in programmi di apprendimento permanente, sia come intervento preventivo contro la radicalizzazione sia come strumento preferenziale per la deradicalizzazione della persona;

4.  rileva che la prevenzione del terrorismo e la lotta contro tutti i tipi di radicalizzazione sono due delle priorità chiave dell'agenda europea per la sicurezza, ma si rammarica del fatto che, nonostante le recenti riforme, l'Europa non sia ancora in grado di offrire una risposta adeguata a queste nuove sfide; sottolinea pertanto la necessità di un approccio pluridimensionale per affrontare le cause profonde a livello culturale, economico, sociale e politico che favoriscono il terrorismo; sottolinea l'importanza cruciale della tempestiva identificazione delle persone a rischio di esposizione alla radicalizzazione e pone l'accento sul fatto che le istituzioni responsabili in ambito sociale e dell'istruzione devono essere dotate di strumenti adeguati, attraverso la formazione, per svolgere tali compiti; pone l'accento sulla necessità di attribuire a ciascuno degli attori coinvolti nella prevenzione della radicalizzazione le proprie responsabilità, a livello locale, nazionale, europeo o internazionale; ribadisce il ruolo fondamentale del dialogo e della cooperazione tra tutti gli attori nell'istruzione formale e non formale (ad esempio famiglie, genitori, insegnanti e associazioni), così come nella cultura e nello sport; segnala l'esigenza di una formazione specialistica per gli insegnanti, che dovrebbero fungere da esempio e figure guida, l'importanza delle politiche sociali e per i giovani, di attività ricreative, dell'apprendimento permanente e del dialogo interreligioso e interculturale per prevenire la radicalizzazione che porta all'estremismo violento;

5.  rileva l'importanza di mettere in grado gli insegnanti di opporsi attivamente a tutte le forme di discriminazione e razzismo; prende atto del ruolo essenziale dell'istruzione e della presenza di insegnanti dotati di competenza e dedizione, non solo al fine di rafforzare i legami sociali, favorire il senso di appartenenza, sviluppare conoscenze, abilità e competenze, integrare i valori fondamentali, potenziare le competenze sociali, civiche e interculturali, il pensiero critico e l'alfabetizzazione mediatica, ma anche per aiutare i giovani – in stretta collaborazione con i loro genitori e le famiglie – a diventare membri della società attivi, responsabili e di ampie vedute; sottolinea che le scuole possono rafforzare la capacità di resistenza degli studenti alla radicalizzazione offrendo un ambiente sicuro e il tempo per dibattere ed esaminare questioni controverse e delicate; ricorda che uno dei gruppi più a rischio sono proprio gli adolescenti, che si trovano in una fase delicata della vita, nella quale sviluppano la propria scala di valori, sono alla ricerca di senso e sono al tempo stesso altamente vulnerabili e facilmente manipolabili; ricorda che la radicalizzazione può interessare tanto i gruppi quanto le singole persone e riconosce che l'evoluzione e la risposta alla radicalizzazione individuale e di gruppo possono essere diverse; ribadisce il compito della società di offrire ai giovani migliori prospettive e obiettivi nella vita, in particolare mediante un'istruzione e un'educazione di qualità; sottolinea il ruolo degli istituti d'istruzione nell'insegnare ai giovani a riconoscere e gestire i rischi e a compiere scelte più sicure e nel promuovere un forte senso di appartenenza, di comunità condivisa e di sostegno e responsabilità nei confronti degli altri; sottolinea la necessità di fare ricorso alle varie opportunità offerte dai corsi universitari e di formazione professionale, al fine di esporre i giovani alle diverse identità nazionali, regionali, religiose ed etniche in Europa;

6.  rileva che i giovani privi di opportunità e di lavoro hanno tempo libero a disposizione e sono più vulnerabili e più suscettibili di essere sedotti dalla percepita eccitazione del reclutamento da parte di organizzazioni terroristiche;

7.  sottolinea che gli interventi tesi a combattere la radicalizzazione devono anche essere incentrati sull'inclusione sociale e l'emancipazione all'interno delle comunità vulnerabili, promuovendo l'impegno delle comunità attraverso il dialogo, incoraggiando e coltivando la cittadinanza attiva e rafforzando il ruolo delle organizzazioni di base della società civile; invita la Commissione e gli Stati membri a condividere le migliori pratiche, a formulare raccomandazioni e a predisporre reti a livello locale, nazionale ed europeo, allo scopo di offrire in tal senso una risposta sociale positiva alla radicalizzazione;

8.  sottolinea che le prime fasi della radicalizzazione sono caratterizzate dall'isolamento degli individui, in special modo rispetto alla famiglia e alla scuola; sottolinea pertanto l'importanza di un'adeguata comunicazione tra i genitori, il personale docente e le autorità, allo scopo di individuare i segnali della radicalizzazione tra i giovani;

9.  sottolinea che la diversità dell'Europa e le sue comunità multiculturali sono parte integrante del tessuto sociale europeo e rappresentano un bene culturale essenziale; ritiene che qualsiasi politica in materia di lotta alla radicalizzazione debba essere sensibile e proporzionata, in modo da rispettare e rafforzare l'eterogeneo tessuto sociale delle comunità;

10.  esprime preoccupazione per il fatto che le politiche di lotta al terrorismo e alla radicalizzazione corrono il rischio di limitare la libertà di espressione, sia direttamente che attraverso un effetto dissuasivo; prende atto della necessità di definire in modo chiaro e dettagliato termini quali radicalizzazione o estremismo, in modo da evitare qualsiasi impatto negativo di tali politiche sulla legittima espressione; sottolinea la necessità di una pluralità di voci all'interno delle comunità vulnerabili alla radicalizzazione, in modo che le idee e le narrazioni moderate e progressiste siano in grado di sconfiggere l'estremismo, ed evidenzia che in tal senso è opportuno incoraggiare la diversità di vedute nell'ambito di un dibattito aperto;

11.  invita gli Stati membri a promuovere nei loro sistemi di istruzione un approccio interculturale per favorire la reciproca conoscenza e il mutuo rispetto nella condivisione di valori comuni;

12.  sottolinea l'importanza del ruolo delle donne nella prevenzione della radicalizzazione all'interno dei nuclei familiari;

13.  pone l'accento sull'importanza del dialogo interreligioso e interculturale quale strumento di coesione e inclusione sociale, nonché di mediazione e riconciliazione;

14.  riconosce l'importanza e sostiene l'incontro e il dialogo pubblico fra le diverse figure di riferimento delle religioni, che possono concorrere significativamente al superamento di stereotipi e fobie nei confronti di singole religioni;

15.  prende atto con preoccupazione dell'uso di internet e dei social media per la diffusione di materiale propagandistico e il reclutamento da parte di organizzazioni terroristiche; incoraggia la cooperazione attiva tra gli Stati membri, l'Unione europea e tutte le parti interessate, allo scopo di contrastare la diffusione di materiali e propaganda che promuovono la radicalizzazione su internet; chiede di realizzare programmi intesi a sensibilizzare i giovani sui discorsi di incitamento all'odio online e sui rischi che comportano, e a promuovere l'alfabetizzazione mediatica e l'educazione a internet; sottolinea pertanto la necessità sia di sviluppare una contro-comunicazione innovativa online con gli Stati membri, capace anche di stimolare le capacità di senso critico digitale fra tutti gli utenti vulnerabili di internet, sia di mettere a punto tecnologie che potrebbero controllare e combattere preventivamente il fenomeno; sottolinea il ruolo cruciale di tutte le pertinenti parti interessate nello sviluppo e nella diffusione di contro-messaggi efficaci; pone l'accento sul ruolo dell'istruzione nell'aiutare i giovani a comprendere e accettare le differenze di opinione, di convinzioni, di fede e di stile di vita, nel rispetto della diversità e dello Stato di diritto, e nel promuovere il pensiero critico e la capacità di giudizio, affinché, soprattutto nell'ambito di internet e dei social media, i giovani siano in grado di comprendere la realtà, distinguere i fatti dalle opinioni, riconoscere la propaganda e resistere a tutte le forme di indottrinamento, incitamento all'odio ed estremismo online; esorta gli Stati membri e le parti interessate a concordare norme comuni di etica giornalistica, al fine di combattere l'incitamento all'odio nel materiale mediatico e nei commenti online del grande pubblico;

16.  sottolinea che un accresciuto impegno nei confronti dei giovani, anche attraverso gli scambi nel campo dell'istruzione e altre reti, è un elemento fondamentale inteso a creare punti di contatto, superare pregiudizi e promuovere il dialogo religioso e il rispetto della diversità culturale; è del parere che i programmi d'azione trasversali basati su istruzione e interfaccia culturali alternative, prendendo atto della diversità culturale esistente e della necessità di comprenderla, possono svolgere un ruolo rilevante nello sviluppo di una visione comune del futuro basata sul rispetto dei diritti umani e della dignità, delle norme internazionali e dei valori su cui si fonda l'Unione europea;

17.  pone in evidenza la necessità di orientare gli sforzi verso i giovani, per aiutarli a costruire la propria identità, l'autostima, il senso di comunità e l'accettazione di società multiculturali e multinazionali, dato che i giovani in cerca di identità e di un senso di appartenenza sono particolarmente suscettibili alla retorica estremista;

18.  invita gli Stati membri a rivolgere maggiore attenzione all'alfabetizzazione mediatica nei rispettivi sistemi d'istruzione, affinché i bambini e i giovani imparino a capire e a valutare adeguatamente le informazioni sovente non filtrate cui accedono tramite internet;

19.  sottolinea la necessità di una maggiore comprensione da parte di studenti ed educatori della radicalizzazione e dell'estremismo e di una diffusa sensibilizzazione sull'uso dei social media a fini di radicalizzazione e promozione di ideologie estremiste; esorta gli Stati membri a introdurre nei piani di studio scolastici relativi alle TIC misure di sicurezza della rete internet allo scopo di impedire la radicalizzazione online;

20.  sottolinea che le reti sociali e internet rappresentano soltanto una componente del processo di radicalizzazione e che la lotta ai vettori digitali della radicalizzazione costituisce solo una parte della lotta alla radicalizzazione;

21.  ricorda l'obiettivo dell'alfabetizzazione mediatica perseguito dal programma Europa creativa, che supporta progetti intesi a costruire un dialogo critico con i media, in particolare quelli digitali, allo scopo di ottenere finanziamenti nel contesto della lotta alla radicalizzazione;

22.  ricorda l'importanza dei programmi e degli strumenti di finanziamento dell'UE, come i programmi Orizzonte 2020, Erasmus+, Europa creativa ed Europa per i cittadini e il quadro strategico Istruzione e formazione 2020, negli ambiti dell'istruzione, della cultura e dello sport, quali vettori cruciali per sostenere gli sforzi degli Stati membri volti ad affrontare le disuguaglianze, l'intolleranza e la discriminazione, a prevenire l'emarginazione e a integrare le minoranze nella vita sociale dei singoli Stati membri; invita la Commissione a mettere in atto il proprio impegno a mobilitare i finanziamenti mirati esistenti per promuovere azioni concrete intese a sfidare le ideologie estremiste e la radicalizzazione attraverso il dialogo con i gruppi più esposti; accoglie con favore l'annuncio della Commissione, in cui afferma che entro la fine dell'anno presenterà raccomandazioni per rafforzare l'idea dell'inclusione e della diversità e i valori civici nelle scuole, sulla base del programma Erasmus+;

23.  rileva il ruolo dell'apprendimento non formale e informale e l'importanza di agevolare il coinvolgimento dei giovani nelle attività di volontariato nell'ambito di organizzazioni giovanili inclusive e dello sport di base, al fine di rafforzare l'interazione e aiutare i giovani ad acquisire competenze sociali e comunicative, pensiero critico e capacità di soluzione dei problemi, nonché una percezione di sé positiva che completino l'istruzione formale;

24.  sottolinea la fondamentale importanza dei servizi di sostegno all'interno degli istituti di istruzione offerti da psicologi e assistenti sociali adeguatamente qualificati; invita la Commissione a promuovere lo scambio delle migliori pratiche nel campo dell'istruzione degli immigrati e dei rifugiati di recente arrivo, onde prevenire la loro esclusione sociale; sottolinea l'importanza della formazione reciproca e di attività comuni dei leader religiosi, allo scopo di influenzare positivamente il discorso pubblico;

25.  chiede alla Commissione di elaborare programmi nuovi e creativi per prevenire e contrastare la radicalizzazione, includendo programmi rivolti ai genitori i cui figli potrebbero essere vulnerabili al reclutamento estremista;

26.  esorta gli Stati membri ad attuare strategie di insegnamento e apprendimento che affrontino questioni controverse con modalità tali da promuovere l'analisi critica, i valori sociali e una cultura condivisa di apertura e pluralismo nelle scuole e con la collettività;

27.  sottolinea il ruolo e l'importanza delle ONG e delle organizzazioni della società civile nei processi di prevenzione della radicalizzazione e di deradicalizzazione;

28.  invita la Commissione a rafforzare ulteriormente la rete di sensibilizzazione al problema della radicalizzazione (RAN), fra l'altro migliorando l'accesso alle informazioni e la cooperazione concreta fra le parti interessate nella lotta alla radicalizzazione, a sostenere l'UE e i suoi Stati membri nella creazione di programmi di deradicalizzazione e disimpegno e nella messa a punto di "strategie di uscita" per aiutare chi ne è coinvolto ad abbandonare l'estremismo violento;

29.  sottolinea l'importanza di progetti educativi mirati nelle carceri, che sono più esposte al rischio di radicalizzazione;

30.  sottolinea l'importanza di sviluppare politiche globali fondate su un approccio trasversale tra diversi ambiti, quali le politiche in materia di cultura, sport, occupazione e welfare, e altri canali di attività sull'inclusione sociale e sulla tutela della diversità, della pluralità e dei valori fondamentali comuni a livello europeo, nazionale, regionale e locale;

31.  rileva che una campagna contro il radicalismo per mezzo dello sviluppo culturale e umano dovrebbe emergere quale nuova narrazione pubblica e quale obiettivo a lungo termine per uno sforzo più intelligente a favore della lotta strategica al terrorismo;

32.  ricorda la rilevanza dell'istruzione per la democrazia, la cittadinanza attiva e la cultura politica democratica e l'importanza dei valori che sono alla base dell'Unione europea, ossia la libertà, la tolleranza, l'uguaglianza e lo Stato di diritto;

33.  osserva che un'istruzione altamente inclusiva, che è uno degli obiettivi strategici del quadro Istruzione e formazione 2020, può controbilanciare gli svantaggi che molti bambini e giovani affrontano nelle loro famiglie e in questo modo può contribuire a prevenire la radicalizzazione;

34.  ribadisce l'importanza di promuovere l'uguaglianza, la coesione sociale e la cittadinanza attiva attraverso l'istruzione e la formazione e l'importanza di offrire ai bambini e ai giovani un'opportunità di sviluppare le abilità e le competenze necessarie per una cittadinanza attiva e per un dialogo interculturale e interreligioso;

35.  sottolinea che la partecipazione al programma Erasmus+ aumenta il livello di cittadinanza attiva tra i giovani; ricorda che gli ex studenti Erasmus mostrano un maggiore senso di identità europea, un maggiore senso di appartenenza e una percezione positiva dell'Unione, fattori che nel loro insieme possono ridurre la possibilità di radicalizzazione e contribuire ad affrontare i problemi di intolleranza e discriminazione;

36.  sottolinea la necessità di trovare un equilibrio tra la libertà di espressione e gli obiettivi di sicurezza e di prevenzione della radicalizzazione.

ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

Approvazione

15.9.2015

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

22

2

1

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Isabella Adinolfi, Dominique Bilde, Andrea Bocskor, Silvia Costa, Angel Dzhambazki, Jill Evans, Petra Kammerevert, Rikke Karlsson, Andrew Lewer, Svetoslav Hristov Malinov, Curzio Maltese, Fernando Maura Barandiarán, Luigi Morgano, Momchil Nekov, Yana Toom, Helga Trüpel, Julie Ward, Bogdan Brunon Wenta, Bogdan Andrzej Zdrojewski, Milan Zver, Krystyna Łybacka

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Sylvie Guillaume, Dietmar Köster, Paul Nuttall, Hermann Winkler

ESITO DELLA VOTAZIONE FINALEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO

Approvazione

19.10.2015

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

41

7

6

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Jan Philipp Albrecht, Michał Boni, Ignazio Corrao, Rachida Dati, Agustín Díaz de Mera García Consuegra, Frank Engel, Cornelia Ernst, Laura Ferrara, Mariya Gabriel, Kinga Gál, Ana Gomes, Nathalie Griesbeck, Jussi Halla-aho, Sophia in ‘t Veld, Sylvia-Yvonne Kaufmann, Timothy Kirkhope, Barbara Kudrycka, Kashetu Kyenge, Marju Lauristin, Juan Fernando López Aguilar, Vicky Maeijer, Roberta Metsola, Claude Moraes, Péter Niedermüller, Soraya Post, Branislav Škripek, Csaba Sógor, Helga Stevens, Traian Ungureanu, Udo Voigt, Josef Weidenholzer, Kristina Winberg, Tomáš Zdechovský

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Marina Albiol Guzmán, Carlos Coelho, Pál Csáky, Daniel Dalton, Miltiadis Kyrkos, Jean Lambert, Jeroen Lenaers, Sander Loones, Andrejs Mamikins, Maite Pagazaurtundúa Ruiz, Daniele Viotti, Axel Voss

Supplenti (art. 200, par. 2) presenti al momento della votazione finale

Maria Arena, Peter Eriksson, Fredrick Federley, Jude Kirton-Darling, Kostadinka Kuneva, Maurice Ponga, Jutta Steinruck, Lola Sánchez Caldentey, Sabine Verheyen

VOTAZIONE FINALE PER APPELLO NOMINALEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO

41

+

ALDE

Federley Fredrick, Griesbeck Nathalie, Pagazaurtundúa Ruiz Maite, in 't Veld Sophia

ECR

Dalton Daniel, Halla-aho Jussi, Kirkhope Timothy, Loones Sander, Stevens Helga

PPE

Boni Michał, Coelho Carlos, Csáky Pál, Dati Rachida, Díaz de Mera García Consuegra Agustín, Engel Frank, Gabriel Mariya, Gál Kinga, Kudrycka Barbara, Lenaers Jeroen, Metsola Roberta, Ponga Maurice, Sógor Csaba, Ungureanu Traian, Verheyen Sabine, Voss Axel, Zdechovský Tomáš

S&D

Arena Maria, Gomes Ana, Kaufmann Sylvia-Yvonne, Kirton-Darling Jude, Kyenge Kashetu, Kyrkos Miltiadis, Lauristin Marju, López Aguilar Juan Fernando, Mamikins Andrejs, Moraes Claude, Niedermüller Péter, Post Soraya, Steinruck Jutta, Viotti Daniele, Weidenholzer Josef

7

-

EFDD

Winberg Kristina

EFN

Maeijer Vicky

GUE/NGL

Albiol Guzmán Marina, Ernst Cornelia, Kuneva Kostadinka, Sánchez Caldentey Lola

NI

Voigt Udo

6

0

ECR

Škripek Branislav

EFDD

Corrao Ignazio, Ferrara Laura

Verts/ALE

Albrecht Jan Philipp, Eriksson Peter, Lambert Jean

Significato dei simboli utilizzati:

+  :  favorevoli

-  :  contrari

0  :  astenuti

(1)

Testi approvati, P7_TA(2013)0384.

(2)

Testi approvati, P8_TA(2014)0102.

(3)

Testi approvati, P8_TA(2015)0032.

(4)

Doc. 9956/14.

Ultimo aggiornamento: 13 novembre 2015Avviso legale