Procedura : 2015/2041(INI)
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Ciclo del documento : A8-0133/2017

Testi presentati :

A8-0133/2017

Discussioni :

PV 11/09/2017 - 23
CRE 11/09/2017 - 23

Votazioni :

PV 14/09/2017 - 8.13

Testi approvati :

P8_TA(2017)0358

RELAZIONE     
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30 marzo 2017
PE 567.666v02-00 A8-0133/2017

sulla trasparenza, la responsabilità e l'integrità nelle istituzioni dell'UE

(2015/2041(INI))

Commissione per gli affari costituzionali

Relatore: Sven Giegold

PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO
 MOTIVAZIONE
 ALLEGATO: ELENCO DELLE ENTITÀ O DELLE PERSONEDA CUI IL RELATORE HA RICEVUTO CONTRIBUTI
 PARERE della commissione per il commercio internazionale
 PARERE della commissione per il controllo dei bilanci
 PARERE della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare
 PARERE della commissione giuridica
 PARERE della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni
 INFORMAZIONI SULL’APPROVAZIONEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO
 VOTAZIONE FINALE PER APPELLO NOMINALEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO

PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO

sulla trasparenza, la responsabilità e l'integrità nelle istituzioni dell'UE

(2015/2041(INI))

Il Parlamento europeo,

–  vista la decisione del Parlamento europeo del 15 aprile 2014 sulla modifica dell'accordo interistituzionale sul registro per la trasparenza(1),

–  visto il trattato sull’Unione europea (TUE), in particolare gli articoli 9 e 10,

–  visto il trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE),

–  vista la sua risoluzione dell'8 maggio 2008 sull'elaborazione di un quadro per le attività dei rappresentanti di interessi (lobbisti) presso le istituzioni europee(2),

–  vista la decisione della Commissione del 25 novembre 2014 di non incontrare i lobbisti non registrati e di pubblicare le informazioni riguardanti le riunioni con i lobbisti,

–  vista la sua risoluzione dell'11 marzo 2014 sull'accesso del pubblico ai documenti (articolo 104, paragrafo 7) per gli anni 2011-2013(3),

–  visti i principi di trasparenza e integrità delle attività di lobbismo dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE),

–  vista la sua decisione del 13 dicembre 2016 sulla revisione generale del regolamento del Parlamento(4),

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per gli affari costituzionali e i pareri della commissione per il commercio internazionale, della commissione per il controllo dei bilanci, della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare, della commissione giuridica e della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (A8-0133/2017),

A.  considerando che l'Unione "rispetta, in tutte le sue attività, il principio dell'uguaglianza dei cittadini, che beneficiano di uguale attenzione da parte delle sue istituzioni" (articolo 9 TUE); che "ogni cittadino ha il diritto di partecipare alla vita democratica dell'Unione" e "le decisioni sono prese nella maniera il più possibile aperta e vicina ai cittadini" (articolo 10, paragrafo 3 TUE, di cui analoga espressione nel 13° considerando del relativo preambolo e nell'articolo 1, paragrafo 2 e nell'articolo 9 dello stesso TUE); che "le istituzioni, gli organi e gli organismi dell'Unione operano nel modo più trasparente possibile" (articolo 15, paragrafo 1 TFUE);

B.  considerando che le istituzioni dell'UE hanno già compiuto progressi in materia di maggiore apertura e sono per gran parte degli aspetti già avanti rispetto alle istituzioni politiche nazionali e regionali in termini di trasparenza, responsabilità e integrità;

C.  considerando che il dialogo tra legislatori e società costituisce parte essenziale della democrazia, in quanto rappresentanza di interessi; che l'adeguata rappresentanza di diversi interessi nel processo legislativo rappresenta un'importante fonte di informazione e competenza per i deputati ed è fondamentale per il corretto funzionamento delle società pluralistiche;

D.  considerando che, viste la crescente distanza che separa l'UE e i suoi cittadini e l'esigenza di rafforzare l'interesse dei media nelle questioni dell'UE, le istituzioni dell'UE devono mirare ai massimi standard possibili in materia di trasparenza, responsabilità e integrità; che tali principi sono fattori essenziali e complementari per promuovere la buona governance in seno alle istituzioni UE e garantire una maggiore apertura nel funzionamento dell'UE e del suo processo decisionale e che essi dovrebbero essere i principi guida della cultura all'interno delle istituzioni UE;

E.  considerando che la fiducia dei cittadini nelle istituzioni dell'UE è fondamentale per la democrazia, per la buona governance e per un'efficace definizione delle politiche; che è necessario ridurre le lacune in materia di responsabilità all'interno dell'UE e avanzare verso modalità di controllo più collaborative, che combinino la vigilanza democratica, le attività di controllo e di audit, assicurando comunque anche una maggiore trasparenza;

F.  considerando che una rappresentanza di interessi non trasparente e unilaterale può portare al rischio di corruzione e costituire una minaccia rilevante e una grave sfida per l'integrità dei decisori politici e la fiducia pubblica nelle istituzioni dell'UE; che la corruzione ha conseguenze finanziarie rilevanti e costituisce una seria minaccia per la democrazia, lo Stato di diritto e gli investimenti pubblici;

G.  considerando che un atto giuridico in quanto nuova base di un registro obbligatorio per la trasparenza richiede una definizione giuridica delle attività che rientrano nell'ambito di applicazione del registro, il che contribuirebbe a chiarire le attuali definizioni e interpretazioni ambigue di trasparenza, integrità e responsabilità;

H.  considerando che in taluni Stati membri sono già stati istituiti registri nazionali per la trasparenza;

I.  considerando che, in conformità del requisito di trasparenza sancito all'articolo 15, paragrafo 3 TFUE, in combinato disposto con l'articolo 42 della Carta dei diritti fondamentali e la giurisprudenza consolidata della Corte di giustizia dell'Unione europea, tutti i cittadini dell'Unione hanno il diritto di accedere ai documenti delle istituzioni, degli organi e degli organismi dell'Unione(5);

Rendere il registro per la trasparenza quanto più obbligatorio possibile

1.  accoglie con favore la decisione del suo Ufficio di presidenza di chiedere che la propria amministrazione sviluppi un modello per tutti i relatori e i relatori per parere, al fine di produrre un'impronta legislativa volontaria che indichi quali siano i rappresentanti di interessi e le organizzazioni che hanno consultato; il modello dovrebbe essere fornito anche sotto forma di strumento informatico;

2.  ricorda la sua revisione del regolamento del 13 dicembre 2016, in base alla quale i deputati dovrebbero adottare la prassi sistematica di incontrare solo i rappresentanti di interessi iscritti nel registro di trasparenza e chiede che siano inclusi gli incontri tra rappresentanti di interessi e Segretari generali, direttori generali e segretari generali dei gruppi politici; invita i deputati e il loro personale a verificare se i rappresentanti di interessi che intendono incontrare siano registrati e, in caso negativo, a chiedere loro di farlo al più presto prima dell'incontro; esorta il Consiglio a introdurre una disposizione analoga che includa le rappresentanze permanenti; ritiene necessario obbligare gli iscritti nel registro di trasparenza a produrre documenti per dimostrare che le informazioni trasmesse sono accurate;

3.  rammenta le definizioni di quanto costituisce una "riunione con i rappresentanti di interessi" contenute nella decisione della Commissione del 25 novembre 2014 sulla pubblicazione delle riunioni; ricorda le disposizioni relative alle informazioni che possono essere trattenute ai sensi del regolamento (CE) n. 1049/2001; ritiene che le disposizioni relative a tali riunioni non debbano essere limitate a quelle "bilaterali", ma dovrebbero includere quelle con le organizzazioni internazionali;

4.  invita il proprio Ufficio di presidenza a predisporre i mezzi necessari per consentire ai deputati di pubblicare sul loro profilo online del Parlamento i loro incontri con i rappresentanti di interessi, se lo desiderano;

5.  invita la Commissione a estendere a tutto il personale della Commissione interessato (dal livello di capo unità in su) la prassi di incontrare solo organizzazioni o soggetti autonomi che siano iscritti nel registro per la trasparenza;

6.  invita la Commissione a pubblicare le riunioni di tutto il personale della Commissione interessato al processo decisionale dell'UE con le organizzazioni esterne, tenendo comunque in considerazione la necessaria protezione dei dati; per l'altro personale presente a tali riunioni, occorrerebbe pubblicare il riferimento all'unità o al servizio;

7.  sostiene l'invito della Commissione alle istituzioni UE e al loro personale e alle sue agenzie ad astenersi dall'invitare come oratori rappresentanti di interessi non registrati, dal concedere loro patrocinio per eventi o dall'ospitare tali eventi nei locali dell'UE e dal consentire loro di partecipare agli organi consultivi della Commissione;

8.  invita la Commissione a rendere tutte le informazioni in materia di rappresentanza di interessi presso le istituzioni dell'UE, dichiarazioni di interessi, palesi conflitti di interessi e gruppi di esperti facilmente accessibili al pubblico tramite uno sportello unico online;

9.  incoraggia la Commissione a mettere a punto misure per conseguire un migliore equilibrio conferendo potere agli interessi sottorappresentati;

10.  ritiene che i deputati al Parlamento europeo i quali siano nominati relatori di relazioni legislative o presidenti di commissione abbiano la speciale responsabilità di essere trasparenti in merito ai propri contatti con i rappresentanti di interessi, considerato il loro ruolo nell'ambito della legislazione UE;

11.  ritiene che le entità iscritte nel registro per la trasparenza dovrebbero introdurre tempestivamente nel registro aggiornamenti obbligatori sulle spese per attività che rientrano nell'ambito di applicazione del registro da parte degli iscritti, qualora le spese eccedano la soglia fissata per la categoria in questione;

12.  ritiene che tutte le entità registrate dovrebbero essere tenute a pubblicare nel registro per la trasparenza un elenco di tutti i donatori e delle relative donazioni superiori a 3 000 euro, indicando annualmente sia la natura che il valore delle singole donazioni; che occorrerebbe inoltre segnalare immediatamente singole donazioni di valore superiore a 12 000 EUR;

13.  ribadisce ancora una volta il suo invito ad avvalorare il registro per la trasparenza dell'UE con un atto legislativo, se non è possibile colmare tutte le lacune e ottenere la piena obbligatorietà del registro per tutti i rappresentanti di interessi con un accordo interistituzionale; ritiene che la proposta di questo atto giuridico potrebbe tener conto dei progressi conseguiti grazie alle modifiche dell'accordo interistituzionale e del Codice di condotta del Parlamento; ricorda alla Commissione la sua richiesta, contenuta nella sua risoluzione del 15 aprile 2014(6), di presentare entro la fine del 2016, a norma dell'articolo 352 TFUE, una pertinente proposta legislativa concernente un registro obbligatorio per la trasparenza;

14.  ribadisce il suo invito al Consiglio, compresi i suoi organi preparatori, ad aderire quanto prima al registro per la trasparenza; invita tutti gli Stati membri a varare una normativa che promuova la trasparenza della rappresentanza degli interessi; invita gli Stati membri a introdurre norme in base alle quali i rappresentanti di interessi siano tenuti a rendere trasparente l'evenienza in cui i loro contatti con i politici nazionali e la pubblica amministrazione siano finalizzati a influenzare la normativa europea;

Trasparenza, responsabilità e integrità nei rapporti con i rappresentanti di interessi

15.  rammenta la sua decisione del 13 dicembre 2016 di ritirare i privilegi a coloro che non sono disposti a cooperare con le indagini o le audizioni e le riunioni di commissione che abbiano una missione conoscitiva; invita la Commissione a modificare ulteriormente il codice di condotta delle entità registrate per incoraggiarle a non fornire, nella massima buona fede, informazioni insufficienti o fuorvianti durante tali audizioni o riunioni di commissione; ritiene che alle entità registrate nel registro per la trasparenza dovrebbe essere vietato, ai sensi del codice di condotta, impiegare singoli od organizzazioni che dissimulino gli interessi o le parti che servono;

16.  ritiene che società di consulenza specializzate, studi legali e consulenti indipendenti dovrebbero indicare il volume preciso delle attività contemplate dal registro, riconoscendo comunque che la legislazione nazionale di alcuni Stati membri potrebbe impedire ad alcuni soggetti di soddisfare i requisiti del registro per la trasparenza;

17.  insiste sull'opportunità che le entità registrate, compresi gli studi legali e le società di consulenza specializzate, dichiarino nel registro per la trasparenza tutti i clienti per conto dei quali svolgono attività di rappresentanza di interessi che rientrano nell'ambito di applicazione del registro; plaude alle decisioni adottate da vari ordini forensi volte a riconoscere le differenze tra le attività degli avvocati connesse al patrocinio giuridico e altre attività da loro svolte che invece rientrano nel campo di applicazione del registro per la trasparenza; invita inoltre il Consiglio degli ordini forensi dell'Unione europea a incoraggiare i propri iscritti ad adottare misure analoghe, riconoscendo comunque che la legislazione nazionale di alcuni Stati membri potrebbe impedire ad alcuni soggetti di soddisfare i requisiti del registro per la trasparenza;

18.  rileva che in alcuni Stati membri esistono disposizioni di legge relative alle norme che disciplinano l'esercizio delle professioni le quali, in particolare, impediscono oggettivamente agli studi legali di iscriversi nel registro per la trasparenza e di rivelare, nel frattempo, le informazioni sui propri clienti che il registro richiede; ravvisa, tuttavia, anche un notevole rischio che si possa abusare di tali disposizioni di legge per evitare di pubblicare le informazioni richieste ai fini di una corretta iscrizione nel registro; si compiace, a tale proposito, della palese disponibilità delle organizzazioni giuridiche professionali ad operare in uno spirito collaborativo onde garantire che, nell'interesse della professione, tale omissione di informazioni sia limitata esclusivamente a quanto oggettivamente consentito dalla legge; invita la Commissione e il Presidente del Parlamento europeo a garantire che tale disponibilità si traduca in un risultato pratico e a sancirne quanto prima l'esito nell'accordo modificato;

19.  invita l'Ufficio di presidenza, in conformità dell'articolo 15 TFUE e dell'articolo 11 TUE, a richiedere la registrazione prima dell'accesso ai locali del Parlamento per le organizzazioni o i professionisti non registrati che svolgono attività rientranti nel campo di applicazione del registro per la trasparenza; ritiene che dovrebbero esserne esclusi i gruppi di visitatori; sottolinea che il Parlamento, in quanto Camera che rappresenta i cittadini europei, dovrebbe mantenere una politica di apertura verso i cittadini e che non dovrebbero essere creati inutili ostacoli che potrebbero dissuadere i cittadini dal visitarne i locali;

20.  deplora che, secondo la relazione di "Transparency International", nel 2015 più della metà dei contenuti del registro dei lobbisti dell'UE era incorretta, incompleta o senza senso;

21.  chiede all'Ufficio di presidenza e al Segretario generale di facilitare il processo di riattivazione necessario per i titoli di accesso relativi alle attività di lobbismo, istituendo un apposito strumento di riattivazione al fine di evitare tempi di attesa eccessivi per accedere ai locali; chiede l'eliminazione della restrizione per cui possono accedere contemporaneamente ai locali del Parlamento non più di quattro possessori di titolo di accesso;

22.  ricorda la decisione del Parlamento del 13 dicembre 2016 relativa ai titoli d'accesso per il seguito e invita il Segretario generale a modificare la regolamentazione che disciplina i titoli e le autorizzazioni per l'accesso ai locali del Parlamento a partire dal 13 dicembre 2013, al fine di obbligare chiunque richieda un titolo di accesso per il seguito a firmare un documento che garantisca il non coinvolgimento in attività che rientrano nel campo di applicazione del registro per la trasparenza;

23.  ritiene necessario introdurre in via d'urgenza un adeguato sistema di monitoraggio per le domande, al fine di garantire che le informazioni fornite dalle entità registrate siano opportune, accurate, aggiornate e complete; chiede al riguardo un sostanziale incremento delle risorse dell'Unità trasparenza all'interno del Parlamento europeo e del segretariato comune del registro per la trasparenza;

24.  ritiene che le dichiarazioni delle entità registrate dovrebbero essere controllate ogni anno dall'Unità per la trasparenza e dal Segretariato comune del registro per la trasparenza, sulla base di campioni casuali in numero sufficiente da fornire dati significativi, accurati, aggiornati e completi;

25.  ritiene, in riferimento all'articolo 4, paragrafo 2, e all'articolo 5, paragrafo 2 TUE, che le istituzioni statali democraticamente elette e controllate a livello nazionale, regionale e locale nonché le loro rappresentanze presso le istituzioni UE e i loro organi interni e associazioni formali e informali e le organizzazioni ombrello di cui siano esclusivamente composte, non dovrebbero rientrare nell'ambito di applicazione del registro per la trasparenza UE, qualora agiscano nell'interesse pubblico, in quanto parte di un sistema multilivello di governance UE;

Difendere l'integrità contro i conflitti di interessi

26.  invita le istituzioni e gli organi dell'UE non ancora dotati di un codice di condotta a elaborare quanto prima un documento di questo tipo; si rammarica che il Consiglio e il Consiglio europeo non abbiano ancora adottato un codice di condotta per i loro membri; esorta il Consiglio a introdurre un codice etico specifico, comprensivo di sanzioni, che affronti i rischi specifici ai delegati nazionali; ribadisce che il Consiglio deve essere responsabile e trasparente al pari delle altre istituzioni; chiede inoltre un codice di condotta per i membri e il personale dei due organi consultivi dell'UE, il Comitato delle regioni e il Comitato economico e sociale europeo; invita le agenzie UE ad adottare orientamenti per una politica coerente in materia di prevenzione e gestione dei conflitti d'interessi dei membri del consiglio di amministrazione e dei direttori, degli esperti dei comitati scientifici e dei membri delle commissioni di ricorso, e ad adottare e attuare una politica chiara sui conflitti d'interessi, in conformità con la tabella di marcia sul follow-up all'approccio comune sulle agenzie decentrate dell'UE;

27.  ritiene che tutti i funzionari dell'UE, compresi gli agenti temporanei, gli assistenti parlamentari accreditati, gli agenti contrattuali e gli esperti nazionali, debbano seguire una formazione sui contatti con i rappresentanti di interessi e i conflitti di interessi, includendo tra l'altro la questione dell'integrità e della trasparenza come punto obbligatorio da discutere durante le procedure di assunzione e i colloqui di valutazione del rendimento;

28.  sottolinea la necessità di rafforzare l'integrità e di migliorare il quadro etico attraverso codici di condotta e principi etici chiari e rafforzati, in modo da consentire lo sviluppo di una comune ed efficace cultura dell'integrità in tutte le istituzioni e agenzie dell'UE;

29.  riconosce che l'effetto "porta girevole" può essere deleterio per le relazioni tra le istituzioni e i rappresentanti di interessi; invita le istituzioni UE a sviluppare un approccio sistematico e proporzionato a tale sfida; ritiene che ogni regolamentazione in materia di "porte girevoli" dovrebbe applicarsi anche al Presidente del Consiglio;

30.  chiede un rafforzamento delle restrizioni sugli ex membri della Commissione, estendendo il "periodo di pausa" a tre anni e rendendolo vincolante per almeno tutte le attività che rientrano nel campo di applicazione del registro per la trasparenza;

31.  ritiene che le decisioni relative ai funzionari d'inquadramento superiore e ai nuovi ruoli degli ex Commissari debbano essere adottate da un'autorità nominata nel modo più indipendente possibile da chi è interessato dalle sue decisioni;

32.  chiede che tutte le istituzioni UE pubblichino ogni anno, in linea con la normativa UE in materia di protezione dei dati, informazioni sui funzionari d'inquadramento superiore che hanno lasciato l'amministrazione dell'UE e sui ruoli ricoperti;

33.  ritiene che, nel quadro dell'iniziativa "Legiferare meglio", occorrerebbe prendere in considerazione l'opportunità di un periodo di pausa di 18 mesi al termine dell'incarico dei membri esterni e ad hoc del comitato per il controllo normativo nonché dei membri del Consiglio di amministrazione della Banca europea per gli investimenti, durante i quali siano tenuti a non esercitare attività di lobbismo presso membri degli organi direttivi della BEI e del personale della banca per la propria attività, il proprio cliente o datore di lavoro;

Integrità e composizione equilibrata dei gruppi di esperti

34.  si compiace dell'intenzione della Commissione di aderire alle raccomandazioni del Mediatore contro i conflitti di interessi nei gruppi di esperti e sostiene esplicitamente la pubblicazione di un CV sufficientemente dettagliato di ciascun esperto nominato a titolo personale nel registro del gruppo di esperti e di una dichiarazione degli interessi di ciascun esperto nominato a titolo personale nel registro del gruppo di esperti;

35.  sostiene l'invito formulato dal Mediatore a rendere obbligatoria l'iscrizione, nel registro per la trasparenza, della nomina ai gruppi di esperti per i membri che non siano funzionari governativi e non ricevano tutto o gran parte del loro reddito da enti statali come le università, posto che le stesse non ricevano finanziamenti da rappresentanti di interessi e portatori di interessi economici e commerciali;

36.  ritiene che una disposizione contenente i criteri generali per la delimitazione degli interessi economici e non economici quale raccomandata dal Mediatore e basata sulle dichiarazioni di interesse degli esperti aiuterebbe la Commissione a scegliere gli esperti che rappresentano gli interessi con un miglior equilibrio;

37.  esorta la Commissione a mettere a disposizione del pubblico sul suo sito internet tutti i verbali delle riunioni dei gruppi di esperti, includendo la diversità di pareri rappresentati;

38.  esorta la Commissione a garantire che le consultazioni esplorino le questioni aperte anziché mirare puramente a confermare la scelta di un orientamento politico;

Integrità delle elezioni europee

39.  ritiene che, nell’ambito della legge elettorale UE, le candidature interne ai partiti debbano avvenire democraticamente, segretamente e con un'adeguata partecipazione dei membri e che chi sia condannato per corruzione a danno degli interessi finanziari dell'UE o all'interno degli Stati membri dovrebbe perdere il diritto di voto passivo per un lasso di tempo commisurato alla gravità del reato; rileva che questa procedura di esclusione è già in vigore in alcuni Stati membri; ritiene che un nuovo strumento, come una direttiva, potrebbe stabilire norme di minima comuni per le varie pratiche e i vari quadri giuridici all'interno dei diversi Stati membri in materia di esclusione a causa di corruzione;

Rafforzare la responsabilità giuridica dei Commissari

40.  esorta la Commissione ad attingere alla buona pratica degli Stati membri con leggi per i ministri, presentando una proposta legislativa che stabilisca gli obblighi di trasparenza e i diritti dei Commissari, conformemente alla procedura di codecisione;

41.  chiede di introdurre nella codecisione la determinazione delle prestazioni, inclusa la retribuzione dei commissari, che fin dall'istituzione delle Comunità europee avviene solo mediante il Consiglio;

42.  sottolinea che in alcuni Stati membri mancano leggi sui ministri, in cui si vieta ai funzionari il possesso intero o parziale di imprese commerciali;

Conflitto di interessi nella gestione concorrente e nei paesi terzi per la gestione dei fondi UE

43.  individua un marcato conflitto di interessi nel fatto che le imprese commerciali di tali funzionari possano richiedere fondi UE oppure riceverli in qualità di subappaltatori e che il titolare e funzionario stesso sia al contempo responsabile dell'ordinario impiego e controllo di tali fondi;

44.  chiede che in futuro la Commissione, in tutte le leggi UE sulle prestazioni, stabilisca che le imprese commerciali all'interno dell'UE e in paesi terzi, di proprietà di funzionari, non possano richiedere né ricevere fondi UE;

Realizzare l'obiettivo del pieno accesso ai documenti e della trasparenza ai fini della responsabilità nel processo legislativo

45.  ricorda le sue richieste alla commissione e al Consiglio nella sua risoluzione sull'accesso del pubblico ai documenti per gli anni 2014-2015(7), in cui:

–  chiedeva che il campo di applicazione del regolamento (CE) n. 1049/2001 fosse ampliato al fine di includervi tutte le istituzioni europee che al momento non sono coperte, quali il Consiglio europeo, la Banca centrale europea, la Corte di giustizia e tutti gli organi e le agenzie dell'UE;

–  chiedeva il pieno rispetto dell'obbligo delle istituzioni, delle agenzie e degli altri organismi di tenere registri completi di documenti, ai sensi degli articoli 11 e 12 del regolamento (CE) n. 1049/2001,

–  riteneva che i documenti prodotti nel quadro dei triloghi, ad esempio ordini del giorno, sintesi dei risultati, processi verbali e approcci generali del Consiglio, sono legati alle procedure legislative e non dovrebbero, in linea di principio, essere trattati diversamente dagli altri documenti legislativi e dovrebbero essere direttamente accessibili sul sito web del Parlamento,

–  chiedeva un registro interistituzionale comune, comprendente una banca dati dedicata congiunta sullo stato di avanzamento dei fascicoli legislativi, in relazione al quale si sta attualmente lavorando come concordato nell'accordo interistituzionale "Legiferare meglio",

–  invitava il Consiglio a pubblicare i verbali delle riunioni dei gruppi di lavoro del Consiglio e altri documenti,

–  chiedeva alla Commissione di istituire un registro di tutta la legislazione di secondo livello, in particolare per gli atti delegati, e rilevava che si stava lavorando alla sua creazione come concordato nell'accordo interistituzionale "Legiferare meglio",

–  esprimeva la propria convinzione della necessità di introdurre un'autorità di sorveglianza indipendente per i processi di classificazione e declassificazione dei documenti,

–  invitava a mettere a disposizione gli ordini del giorno e le note di feedback delle riunioni dei coordinatori delle commissioni del Parlamento, dell'Ufficio di presidenza e della Conferenza dei presidenti, come pure, in linea di principio, tutti i documenti cui si fa riferimento in tali ordini del giorno, pubblicandoli sul sito web del Parlamento;

Trasparenza della rappresentanza esterna e dei negoziati dell'UE

46.  si compiace della recente giurisprudenza della Corte di giustizia europea che rafforza il diritto del Parlamento alle informazioni sugli accordi internazionali e l'impegno delle istituzioni a dare seguito al paragrafo 40 dell'accordo interistituzionale "Legiferare meglio" negoziando una migliore cooperazione e condivisione delle informazioni; prende atto del fatto che i negoziati hanno avuto inizio alla fine del 2016 e invita, a tale riguardo, il Consiglio, la Commissione e il Servizio europeo per l'azione esterna a impegnarsi veramente e ad adoperarsi quanto più possibile per raggiungere al più presto un accordo sul Parlamento europeo sulla cooperazione e la condivisione delle informazioni con il Parlamento durante tutto il ciclo di vita degli accordi internazionali, in quanto ciò contribuirebbe ad aumentare la legittimità e il controllo democratico dell'azione esterna dell'UE;

47.  rileva che, sebbene esista un accordo di cooperazione interistituzionale tra il Parlamento e la Commissione, un accordo equivalente non esiste tra il Parlamento e il Consiglio;

48.  sottolinea i recenti sforzi della Commissione per accrescere la trasparenza dei negoziati commerciali; ritiene, tuttavia, che il Consiglio e la Commissione dovrebbero migliorare ulteriormente i loro metodi di lavoro per cooperare in modo migliore con il Parlamento per quanto riguarda l'accesso ai documenti, alle informazioni e al processo decisionale in merito a tutte le questioni e le trattative relative alla politica commerciale comune (ad esempio le informazioni sui negoziati – tra cui la loro portata, i mandati e l'evoluzione – la natura mista o esclusiva degli accordi commerciali e la loro applicazione provvisoria, le iniziative e le decisioni adottate dagli organi creati dagli accordi commerciali e/o di investimento, le riunioni di esperti e gli atti delegati e di esecuzione); deplora, a tale riguardo, che il Consiglio non abbia messo a disposizione dei deputati al Parlamento europeo e del pubblico i mandati di negoziato per gli accordi attualmente in fase di negoziazione, ma accoglie con favore il fatto che finalmente, dopo un anno di negoziati tra la Commissione e il Parlamento in materia di accesso ai documenti relativi ai negoziati sul partenariato transatlantico su commercio e investimenti (TTIP), sia stato raggiunto un accordo operativo per concedere l'accesso a tutti i deputati al PE, rendendo i negoziati TTIP i più trasparenti finora; giudica positivamente, a tale riguardo, l’ambizione della Direzione generale per il commercio della Commissione di utilizzare l'attuale iniziativa per la trasparenza del TTIP come modello per tutti i negoziati commerciali, così come enunciato nella strategia commerciale "Commercio per tutti” e di attuarla;

49.  sottolinea che, come evidenziato dalla CGUE, gli imperativi di trasparenza derivano dalla natura democratica della governance in seno all'UE e che, ove le informazioni riservate non siano accessibili al pubblico, come nel caso dei negoziati commerciali, esse devono essere a disposizione dei parlamentari che controllano la politica commerciale per conto dei cittadini; ritiene pertanto che l'accesso alle informazioni riservate sia essenziale per il controllo da parte del Parlamento, che in cambio dovrebbe rispettare il proprio obbligo di gestire tali informazioni in modo appropriato; ritiene che debbano sussistere chiari criteri in base ai quali i documenti possano definirsi "riservati", per evitare ambiguità e decisioni arbitrarie, e che i documenti debbano essere declassificati non appena decada la necessità di riservatezza; invita la Commissione a valutare se un documento negoziale possa essere reso pubblico non appena il documento in questione sia stato finalizzato internamente; rileva che la giurisprudenza della CGUE chiarisce che, qualora un documento proveniente da un'istituzione dell'Unione europea sia coperto da un'eccezione al diritto di accesso del pubblico, l'istituzione deve spiegare chiaramente il motivo per cui l'accesso a tale documento potrebbe arrecare concretamente ed effettivamente pregiudizio all'interesse protetto dall'eccezione, e che tale rischio deve essere ragionevolmente prevedibile e non meramente ipotetico; invita la Commissione ad attuare le raccomandazioni formulate dal Mediatore europeo nel luglio 2014, con particolare riguardo all'accesso ai documenti per tutti i negoziati e sulla pubblicazione degli ordini del giorno e i resoconti delle riunioni tenute con persone e organizzazioni che rientrano nell’ambito del registro per la trasparenza; invita la Commissione a informare il Parlamento e il pubblico circa i progetti di ordine del giorno dei cicli negoziali prima dei negoziati, gli ordini del giorno definitivi e le relazioni dopo i negoziati;

50.  ritiene che l'UE debba assumere un ruolo guida nel rafforzare la trasparenza dei negoziati commerciali, non solo per i processi bilaterali ma anche per i processi plurilaterali e multilaterali, ove possibile, con un livello di trasparenza non inferiore a quello dei negoziati organizzati nel quadro dell'Organizzazione mondiale del commercio (OMC); sottolinea tuttavia che la Commissione deve anche persuadere i suoi partner negoziali ad aumentare la trasparenza da parte loro, per garantire che si tratti di un processo reciproco in cui la posizione negoziale dell'UE non risulti compromessa e per includere il livello di trasparenza auspicato nei suoi esercizi di definizione dell'ambito di applicazione con potenziali partner negoziali; sottolinea che una maggiore trasparenza è nell'interesse di tutti i partner negoziali dell'UE e delle parti interessate a livello mondiale e può rafforzare il sostegno globale a favore di un commercio fondato su regole;

51.  ricorda come sia importante, per il processo legislativo della politica commerciale comune, poter contare su statistiche dell'Unione in linea con l'articolo 338, paragrafo 2, del TFUE e su analisi d'impatto e valutazioni d'impatto sulla sostenibilità conformi ai più elevati standard di imparzialità e affidabilità, un principio che dovrebbe guidare tutte le rispettive revisioni nel quadro della politica "Legiferare meglio" della Commissione; ritiene che le valutazioni d'impatto settore per settore conferirebbero agli accordi commerciali dell'UE maggiore affidabilità e legittimità;

52.  ribadisce il suo invito alla Commissione nella sua risoluzione del 12 aprile 2016(8) a elaborare un codice di condotta europeo sulla trasparenza, l'integrità e la responsabilità, ideato per guidare le azioni dei rappresentanti dell'UE negli organismi/nelle organizzazioni internazionali; chiede una coerenza politica e un coordinamento migliori tra le istituzioni globali mediante l'introduzione di standard generali di legittimità democratica, trasparenza, responsabilità e integrità; è del parere che l'UE dovrebbe semplificare e codificare la propria rappresentanza negli organismi/nelle organizzazioni multilaterali al fine di aumentare la trasparenza, l'integrità e la responsabilità del coinvolgimento dell'Unione in questi organismi, la sua influenza e la promozione della legislazione che essa ha adottato mediante un processo democratico; chiede inoltre l'adozione di un accordo interistituzionale che miri a formalizzare i dialoghi tra i rappresentanti dell'UE e il Parlamento, da organizzare con il Parlamento europeo con l'obiettivo di stabilire linee guida in merito all'adozione e alla coerenza delle posizioni europee in vista dei principali negoziati internazionali;

Trasparenza e responsabilità nell'ambito della spesa pubblica

53.  ritiene che i dati sul bilancio e sulla spesa all'interno dell'UE dovrebbero essere trasparenti e responsabili tramite pubblicazione, anche a livello di Stati membri con riferimento alla gestione concorrente;

Trasparenza e responsabilità della governance economica nell'area euro

54.  ritiene che le decisioni adottate in sede di Eurogruppo, Comitato economico e finanziario, riunioni "informali" del Consiglio Ecofin e vertici Euro debbano essere istituzionalizzate, ove necessario, e diventare trasparenti e responsabili anche attraverso la pubblicazione dei relativi ordini del giorno e verbali, cercando un equilibrio tra auspicabile trasparenza e necessaria protezione della politica finanziaria, monetaria o economica dell’Unione o di uno Stato membro;

Trasparenza e responsabilità concernenti il bilancio dell'UE

55.  prende nota che, nel 2014, è stato concluso un totale di 40 casi riguardanti funzionari e membri delle istituzioni dell'UE; sottolinea che tale dato è basso e che la frode e la corruzione non sono endemiche all'interno delle istituzioni dell'UE(9);

56.  evidenzia che nel 2014 il più alto numero di casi di frode potenziale, riferiti all'Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF), riguardano l'uso di fondi strutturali (549 su un totale di 1 417 denunce); sottolinea che l'OLAF ha raccomandato il riassetto finanziario di 476 500 000 EUR di fondi strutturali nel 2014; prende nota che 22 700 000 EUR sono stati recuperati dalle pertinenti autorità a seguito delle raccomandazioni dell'OLAF nel 2014; invita gli Stati membri a dare la priorità all’adeguata assegnazione dei fondi dell'UE e a incrementare gli sforzi per il loro recupero quando non siano adeguatamente assegnati(10);

57.  invita la Commissione a presentare una revisione dei cosiddetti "six-pack" (sesto pacchetto sulla governance economica) e "two-pack" (secondo pacchetto sulla governance economica), al fine di fornire maggiori poteri di controllo al Parlamento sull'approvazione dei principali documenti del semestre europeo e in particolare mezzi efficaci per garantire il rispetto dei principi di sussidiarietà e proporzionalità;

58.  invita l'Eurogruppo a includere il Parlamento nella supervisione dell'attuazione delle condizioni contrattuali concordate con i beneficiari di assistenza finanziaria concessa dal meccanismo europeo di stabilità;

Protezione degli informatori e lotta contro la corruzione

59.  plaude all'indagine del Mediatore europeo in merito all'osservanza, da parte delle istituzioni dell'UE, dell'obbligo di introdurre norme interne in materia di segnalazione di illeciti da parte dei dipendenti; deplora la conclusione cui è pervenuto il Mediatore secondo la quale talune istituzioni UE non hanno ancora idoneamente applicato norme per proteggere gli informatori; evidenzia che attualmente solo il Parlamento, la Commissione, l’ufficio del Mediatore e la Corte dei conti hanno adottato norme di questo tipo; chiede uno studio del Parlamento in vista di un meccanismo che protegga gli assistenti parlamentari accreditati in caso diventino "informatori";

60.  ritiene che un'efficace protezione degli informatori costituisca un'arma fondamentale nella lotta alla corruzione e ribadisce quindi il suo invito del 25 novembre 2015(11) alla Commissione a proporre, entro il giugno 2016, un quadro legislativo dell’UE per l’efficace protezione degli informatori e simili(12), tenendo conto della valutazione delle regole a livello nazionale al fine di prevedere norme di minima per la protezione degli informatori;

61.  invita la Commissione ad applicare le misure riguardanti il potere discrezionale e l'esclusione negli appalti pubblici in modo rigoroso, svolgendo in ciascun caso verifiche appropriate riguardo ai precedenti, e ad applicare criteri di esclusione al fine di escludere le imprese in caso di conflitto d'interessi, condizione essenziale per tutelare la credibilità delle istituzioni;

62.  ritiene che gli informatori siano stati piuttosto perseguiti che sostenuti, persino nelle istituzioni dell'UE; invita la Commissione a proporre un emendamento al regolamento che amministra l'ufficio del Mediatore e a incrementare le sue competenze essendo questo un punto centrale per gli informatori che si ritrovano ad essere vittime di maltrattamenti; invita la Commissione a proporre un incremento idoneo nel bilancio dell’Ufficio del Mediatore che gli consenta di espletare questo nuovo compito impegnativo;

63.  chiede che l'UE presenti la propria domanda di adesione al Gruppo di Stati contro la corruzione (GRECO) del Consiglio d'Europa quanto prima possibile e che il Parlamento europeo sia costantemente informato sullo stato evolutivo di tale richiesta di adesione; invita la Commissione a includere nella relazione una panoramica dei principali problemi legati alla corruzione negli Stati membri, raccomandazioni politiche per affrontarli e misure che la Commissione dovrà adottare per darvi seguito, tenendo conto in particolare degli effetti dannosi delle attività corruttive sul funzionamento del mercato interno.

64.  ritiene che le persone condannate per corruzione nell'UE o le imprese guidate o detenute da persone che, nell'interesse della propria impresa si siano rese responsabili di atti di corruzione o di appropriazione indebita di fondi pubblici e siano state condannate con sentenza definitiva per questi motivi, dovrebbero, per almeno tre anni, essere escluse dalla partecipazione a contratti di appalto all'interno dell'Unione europea e dalla possibilità di beneficiare di fondi UE; invita la Commissione a riesaminare il proprio sistema di esclusione; sottolinea che le imprese escluse dalla Commissione dal presentare richiesta per i fondi UE, dovrebbero essere inserite in un elenco pubblico predefinito per migliorare la protezione degli interessi finanziari dell'UE e permettere il controllo da parte di un pubblico più vasto;

65.  prende atto del fatto che, dal momento della sua adesione come membro approvato della Convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione (UNCAC), il 12 novembre 2008, l'Unione europea non ha partecipato al meccanismo di revisione previsto dalla Convenzione, né ha intrapreso il primo passo verso la compilazione di un'autovalutazione del modo in cui sta attuando i propri obblighi espressi nella Convenzione; invita l'Unione europea ad adempiere agli obblighi che le incombono in virtù della Convenzione compilando un'autovalutazione del modo in cui sta attuando i propri obblighi espressi nella Convenzione e partecipando al meccanismo di valutazione inter pares; invita la Commissione europea a pubblicare quanto prima possibile la sua prossima relazione dell'UE sulla lotta alla corruzione e a includere un capitolo sulle istituzioni dell'UE nelle sue relazioni dell'UE sulla lotta alla corruzione; invita la Commissione a effettuare ulteriori analisi, al livello sia delle istituzioni dell'UE che degli Stati membri, del contesto in cui sono attuate le politiche, al fine di identificare i fattori critici intrinseci, gli ambiti vulnerabili e i fattori di rischio che favoriscono la corruzione;

66.  ricorda la sua decisione del 25 marzo 2014 sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla lotta contro la frode che lede gli interessi finanziari dell'Unione mediante il diritto penale, 2012/0193(COD), e chiede una tempestiva decisione al riguardo;

Integrità nella regolamentazione dell’UE

67.  invita la Commissione a esplorare salvaguardie sistemiche atte a evitare conflitti d'interesse nell'ambito della regolamentazione dei prodotti dell'industria e nell'applicazione delle politiche; invita la Commissione ad affrontare il problema del conflitto di interesse strutturale che grava attualmente sulla valutazione dei rischi per il pubblico dei prodotti regolamentati, in particolare il fatto che la valutazione di tali prodotti si basi in larga parte o unicamente su studi svolti dai richiedenti o da terze parti da essi pagate, mentre la ricerca indipendente è troppo spesso ignorata o scartata; ribadisce che i produttori dovrebbero continuare a fornire studi e i costi dovrebbero essere ripartiti tra grandi imprese e PMI sulla base della relativa quota di mercato, in modo da garantire equità, ma ricorda al contempo che tutti i valutatori dovrebbero sottostare all'obbligo di tenere pienamente conto, nella propria valutazione, degli studi scientifici indipendenti già oggetto di valutazioni inter pares; invita in particolare la Commissione a rivedere la sua comunicazione del 2002 sui principi generali e i requisiti per la consultazione delle parti interessate; suggerisce, al fine di risolvere le questioni derivanti dalla soppressione selettiva dei risultati di ricerca sfavorevoli, di istituire la previa registrazione degli studi e degli esperimenti scientifici, con specificazione dell'ambito e della data prevista di conclusione, come possibile condizione per il loro inserimento nei processi normativi e politici; sottolinea, a beneficio di una consulenza scientifica comprovata e indipendente ai fini dell'elaborazione delle politiche, l'importanza di disporre di risorse adeguate per lo sviluppo di competenze interne in seno alle agenzie specializzate dell'UE, compresa la possibilità di condurre ricerche e test pubblicabili, aumentando in tal modo l'attrattiva delle funzioni di consulenza normativa nei servizi pubblici senza arrecare danno alle prospettive di carriera accademia dei consulenti scientifici;

Rafforzare la responsabilità parlamentare della Commissione e delle sue agenzie

68.  invita la Commissione a elaborare un regolamento concernente tutte le agenzie UE che preveda di concedere al Parlamento poteri di codecisione per la nomina o il licenziamento dei direttori di tali agenzie e il diritto immediato di esaminarli e di sentirli;

69.  sottolinea la necessità di disporre di esperti indipendenti all'interno delle agenzie UE e di accordare maggiore importanza all'eliminazione dei conflitti d'interesse all'interno dei gruppi di esperti delle agenzie; prende atto del fatto che esperti di numerose agenzie, compresa l'Autorità europea per la sicurezza alimentare (AESA), non sono attualmente remunerati; chiede che gli esperti delle agenzie di regolamentazione che rappresentano, ad esempio, organizzazioni senza fini di lucro o accademiche, ricevano una remunerazione adeguata; sottolinea l'importanza di risorse adeguate per lo sviluppo di competenze interne nell’ambito delle agenzie specializzate dell'UE;

70.  invita l’EFSA, l'Agenzia europea per i medicinali (EMA) e l'Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA) a riesaminare urgentemente le loro politiche in materia di indipendenza, allo scopo di garantire in modo esplicito la loro assoluta indipendenza dai settori economici che disciplinano e a evitare conflitti di interesse tra i propri funzionari ed esperti;

71.  sostiene la prassi dei parlamenti nazionali che invitano i membri della Commissione al fine di esaminarli;

72.  rammenta che la capacità di istituire commissioni di inchiesta è una funzione caratteristica intrinseca ai sistemi parlamentari di tutto il mondo e che il trattato di Lisbona, all'articolo 226, terzo comma TFUE, stabilisce un procedura legislativa speciale per adottare un regolamento in materia di diritto d'inchiesta; sottolinea che, conformemente al principio di leale cooperazione, il Parlamento, il Consiglio e la Commissione devono concordare l'approvazione di un nuovo regolamento;

73.  chiede una decisione rapida del Consiglio e della Commissione relativamente alla proposta di regolamento del Parlamento europeo del 23 maggio 2012 relativo alle modalità per l'esercizio del diritto d'inchiesta del Parlamento(13);

°

°  °

74.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1)

Testi approvati, P7_TA(2014)0376.

(2)

Testi approvati, P8_TA(2008)0197.

(3)

Testi approvati, P7_TA(2014)0203.

(4)

Testi approvati, P8_TA(2016)0484.

(5)

Sentenza della Corte di giustizia del 21 settembre 2010, Regno di Svezia/Association de la presse internationale ASBL (API) e Commissione europea (C-514/07 P), Association de la presse internationale ASBL (API)/Commissione europea (C-528/07 P) e Commissione europea/Association de la presse internationale ASBL (API) (C-532/07 P), Cause riunite C-514/07 P, C-528/07 P e C-532/07 P, ECLI:EU:C:2010:541.

(6)

Testi approvati, P7_TA(2014)0376.

(7)

Testi approvati, P8_TA(2016)0202.

(8)

Testi approvati, P8_TA(2016)0108.

(9)

Quindicesima relazione per il 2014 dell'Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF), dal 1° gennaio al 31 dicembre 2014.

(10)

Ibid.

(11)

Testi approvati, P8_TA(2015)0408.

(12)

Relatore, dalla sua risoluzione del 25 novembre 2015 sulle decisioni anticipate in materia fiscale (tax ruling) e altre misure analoghe per natura o effetto (Testi approvati, P8_TA(2015)0408).

(13)

Testi approvati, P7_TA(2012)0219.


MOTIVAZIONE

La distanza percepita dai cittadini richiede i più elevati standard di trasparenza, responsabilità e integrità

Le istituzioni dell'UE sono più trasparenti, responsabili e integre rispetto alla maggior parte delle altre istituzioni politiche a livello nazionale o regionale in Europa. I cittadini possono seguire quasi tutte le riunioni delle commissioni in streaming: una trasparenza che, a tutt'oggi, non esiste nella maggior parte dei parlamenti degli Stati membri. La Commissione europea è un'amministrazione aperta, molto più trasparente e accessibile di quello che conosciamo nella maggior parte degli Stati membri. Tuttavia, per diversi motivi, la politica di Bruxelles è più distante per i cittadini di tutta l'UE. Nel 2014, Il livello complessivo di fiducia dei cittadini nelle istituzioni dell'UE intervistati da Eurostat si attestava al 42 per cento. Si tratta di un aumento rispetto all'anno precedente ma è un livello basso rispetto al passato; nel 2002, era al 59 per cento. In una maggioranza di Stati membri, 20 per la precisione, la fiducia dei cittadini è ora più alta nei confronti delle istituzioni nazionali. Solo in una minoranza di 8 paesi i cittadini hanno più fiducia nelle istituzioni dell'UE rispetto a quelle nazionali.

Le politiche locale e nazionale sono meno distanti per i cittadini: i media forniscono più informazioni su di esse, i cittadini hanno contatti più personali con i loro rappresentanti, i problemi sembrano a volte meno astratti e la lingua di solito non è un ostacolo nella politica nazionale e locale. Tuttavia, oltre a queste differenze piuttosto strutturali, la politica dell'Unione europea viene percepita come più distante da molti cittadini a causa di una supposta mancanza di influenza dei cittadini. Ancora peggio, l'Unione europea di oggi è a volte vista, piuttosto, come un'Europa dei lobbisti invece che un'Europa dei cittadini. Ci sono più lobbisti attivi a Bruxelles che a Washington DC. La ricerca mostra un enorme squilibrio tra l'accesso e l'influenza di potenti interessi economici e i più deboli interessi societali sui responsabili delle decisioni dell'UE. Per ridurre questa distanza percepita, la presente relazione chiede un triplice approccio: le istituzioni dell'UE devono migliorare la trasparenza, la responsabilità e l'integrità e impostare i più elevati standard in questi settori.

L'integrità è il trattamento giusto ed equo degli interessi dei cittadini

l trattato di Lisbona garantisce che l'Unione "rispetta il principio dell'uguaglianza dei cittadini, che beneficiano di uguale attenzione da parte delle sue istituzioni" (articolo 9) e che "ogni cittadino ha il diritto di partecipare alla vita democratica dell'Unione". Tuttavia, la realtà è diversa: l'accesso privilegiato di potenti lobby ai responsabili dell'UE è in netto contrasto con la parità di trattamento degli interessi dei cittadini. Coloro che già detengono più denaro e più potere possono facilmente esercitare un'influenza relativamente maggiore. Per ovviare a questa lacuna, le istituzioni dell'UE devono migliorare la propria integrità. Integrità significa parità di accesso e di peso per i cittadini nel processo decisionale. Favorire interessi particolari piuttosto che l'interesse generale è il contrario di integrità. Lo scopo di questa relazione è quello di contribuire alla separazione del potere economico e politico. Questo è anche nell'interesse della stragrande maggioranza delle piccole e medie imprese in Europa. Dove sono le multinazionali a scrivere le leggi, le piccole imprese non possono prosperare.

Coinvolgimento dei cittadini attraverso l'accesso a informazioni e documenti

Per realizzare l'integrità nella politica dell'Unione europea, i trattati forniscono ulteriori indicazioni nell'articolo 10, paragrafo 3 del TFUE: 'le decisioni sono prese nella maniera più aperta e più vicino possibile ai cittadini'. Per trasparenza intendiamo quindi il mettere celermente tutte le informazioni a disposizione dei cittadini per ridurre eventuali lacune informative tra cittadini e gruppi di pressione, anche tra coloro che rappresentano particolari interessi economici e coloro che rappresentano interessi societali più generali. Il testo e lo spirito dei trattati richiede un'attenzione particolare alla tempistica dell'accesso alle informazioni. Prendere decisioni il "più vicino possibile ai cittadini' significa che i cittadini dovrebbero avere il tempo di digerire le informazioni prima che le decisioni vengono prese. Inoltre, la questione della parità tra i cittadini è una questione di tempo. Dal momento che il processo decisionale è solitamente un processo continuo, è importante avere accesso ai documenti e alle informazioni prima che i giochi siano fatti. Le differenze tra attori intraprendenti e professionali, da un lato, e cittadini e persino membri del Parlamento, dall'altro, contraddicono i trattati e corrompono l'integrità. Pertanto, i documenti segreti e informali che circolano tra pochi privilegiati non sono accettabili. I trattati chiedono una chiara distinzione: i documenti sono pubblici o eccezionalmente riservati. Questo significa: tutto quello che i lobbisti sanno deve essere pubblico per tutti.

Il processo di elaborazione della legislazione dell'UE è fondamentale per aumentare la trasparenza nell'Unione europea. Il pubblico ha il diritto di sapere chi ha influenzato l'elaborazione della legislazione. Uno strumento importante per raggiungere una maggiore trasparenza nella legislazione dell'UE è l'introduzione di un'impronta legislativa. Essa registra l'influenza dei vari interessi su ogni atto legislativo e permette di valutare una possibile disparità di influenza. Inoltre, quanto più le informazioni su riunioni e input diventano disponibili in tempo reale, tanto più lo squilibrio può essere corretto prima che la legislazione venga adottata. Lo studio del dipartimento tematico "Aspetti istituzionali e costituzionali della rappresentanza di interessi speciali" per la commissione AFCO raccomanda di prenderne in esame l'introduzione.

Responsabilità delle istituzioni dell'Unione europea attraverso la trasparenza

Scandali, come gli scandali "denaro in cambio di emendamenti" sono stati i catalizzatori delle nuove regole intese a salvaguardare l'integrità della politica dell'Unione europea. I trattati chiedono a tutti coloro che lavorano nelle istituzioni: "nell'assolvere i loro compiti le istituzioni, organi e organismi dell'Unione si basano su un'amministrazione europea aperta, efficace ed indipendente" (articolo 298, paragrafo 1, TFUE). La responsabilità può essere conseguita solo attraverso norme che garantiscano che le istituzioni, i titolari di cariche e il personale riferiscano in modo trasparente sul loro lavoro.

Anche se molte fasi della legislazione dell'UE sono più trasparenti che negli Stati membri, una fase decisiva nelle procedure di codecisione scompare dietro porte chiuse. Il maggiore ricorso a colloqui informali nel formato trilogo ha determinato una situazione in cui l'80% delle leggi unionali è approvato in prima lettura. C'è un problema con la trasparenza di queste riunioni segrete: non esistono verbali di queste riunioni, i partecipanti e le loro posizioni restano sconosciuti, i documenti segreti a volte cadono nelle mani di alcuni gruppi di pressione, ma non del pubblico in generale. Questa trasparenza selettivo a favore di attori privilegiati corrompe l'integrità della procedura attuale poiché i cittadini non vengono trattati nello stesso modo.

Difendere l'integrità con un controllo indipendente contro i conflitti di interesse

Sono necessari i migliori standard disponibili per proteggere l'integrità dei membri e del personale delle istituzioni dell'UE. Questi standard devono comprendere le attività dei membri e del personale all'interno e all'esterno delle istituzioni dell'UE, nonché durante e dopo il loro mandato nelle istituzioni dell'UE, ad esempio con l'introduzione di periodi di pausa se vogliono sviluppare una carriera in settori strettamente connessi al loro lavoro istituzionale.

La neutralità è un criterio importante per un efficace controllo delle regole. La relazione anticorruzione dell'Unione europea per il 2014 conclude che l'indipendenza delle agenzie anti-corruzione è il fattore determinante per il loro successo: "In alcuni casi, ove le agenzie abbiano un mandato forte, una leadership impegnata, indipendente si è rivelata l'elemento di svolta che ha consentito loro di perseguire casi di corruzione ad alto livello." (pag. 41) Di conseguenza, il fatto di porre il controllo delle regole dei membri e del personale in mani esterne e neutrali è una lezione appresa dai sistemi di integrità esistenti. Tale controllo indipendente è ora praticato in Stati membri come la Francia e la Croazia. E', inoltre, necessario affrontare potenziali conflitti di interessi nella composizione dei gruppi di esperti e di controllo del finanziamento dei partiti politici europei. Ai gruppi di esperti non devono essere consentiti interessi particolari come coautori diretti della legislazione che li riguarda. Il Parlamento europeo non dovrebbe sorvegliare il finanziamento dei partiti a cui la maggioranza dei suoi membri appartiene.

Costruire una nuova fiducia nei negoziati commerciali attraverso la trasparenza

Rispetto alla politica europea, i negoziati commerciali internazionali sono ancora più lontani per i cittadini. Gli accordi commerciali sono regolarmente vincolanti per l'Unione europea e possono rendere difficile la modifica di queste decisioni quando le maggioranze politiche o l'opinione pubblica cambiano A causa della vasta portata di questi effetti degli accordi commerciali, i negoziati devono ancor più ispirarsi ai più elevati standard di trasparenza e responsabilità. Contro la trasparenza dei negoziati commerciali si è sostenuto che la riservatezza potrebbe facilitare il buon esito della trattativa. Tuttavia, esempi dell'Organizzazione mondiale del commercio (OMC), del quadro delle Nazioni Unite per la Convenzione sui cambiamenti climatici (UNFCCC) e dell'Organizzazione mondiale per la proprietà intellettuale (OMPI) dimostrano che i trattati internazionali possono essere negoziati positivamente rendendo pienamente pubblici i documenti e persino gli atti. Dato il crescente malcontento a livello europeo per quanto riguarda i negoziati TTIP in corso, nonché la finalizzazione del CETA, l'Unione europea dovrebbe adattare queste buone pratiche per migliorare la trasparenza, la responsabilità e l'integrità di tutti i suoi negoziati commerciali.


ALLEGATO: ELENCO DELLE ENTITÀ O DELLE PERSONEDA CUI IL RELATORE HA RICEVUTO CONTRIBUTI

L'elenco in appresso è compilato su base puramente volontaria, sotto l'esclusiva responsabilità del relatore. Il relatore ha ricevuto contributi dalle seguenti entità o persone nella preparazione della relazione, fino alla sua approvazione in commissione:

Entità e/o persona

Access Info Europe

49931835063-67

Andreas Pavlou - 02.05.2016, 21.11.2016

Alliance for Lobby Transparency and Ethics Regulation (ALTER-EU)

2694372574-63

comprende segnatamente Access Info Europe, FoEE, CEO, LobbyControl - 27.01.2016, 10.03.2016, 06.07.2016, 23.09.2016, 05.10.2016, 28.10.2016, 29.11.2016, 07.02.2017, 02.03.2017

Bundesarbeitskammer Österreich (BAK)

23869471911-54

Alice Wagner, Julia Stroj - 13.09.2016, 23.09.2016

Corporate Europe Observatory (Osservatorio europeo delle imprese - CEO)

5353162366-85

Olivier Hoedeman, Martin Pigeon, Pascoe Sabido, Margarida da Silva, Vicky Cann - 22.04.2015, 28.10.2016, 29.11.2016, 02.03.2017

Consiglio degli ordini forensi europei (CCBE)

4760969620-65

Simone Cuomo - 15.10.2015

Consiglio dei comuni e delle regioni d'Europa (CEMR)

Carol Thomas

Democracy International e.V.

180184113990-05

Sophie von Hatzfeldt - 23.09.2016, 05.10.2016

European Public Affairs Consultancies Association (EPACA)

8828523562-52

Karl Isaksson, James Padgett - 16.03.2015, 27.02.2017

Uffici europei congiunti delle autorità locali di Baviera, Baden-Württemberg e Sassonia

Caroline Bogenschütz, Christiane Thömmes - 16.02.2016

Frank Bold Society

57221111091-19

Bartosz Kwiatkowski - 10.03.2016, 06.07.2016, 09.09.2016, 13.09.2016, 23.09.2016, 05.10.2016, 27.10.2016, 21.11.2016, 02.03.2017, 10.03.2017

Friends of the Earth Europe (FoEE)

9825553393-31

Paul de Clerck, Fabian Flues, Myriam Douo - 27.01.2016, 10.03.2016, 06.07.2016, 23.09.2016, 05.10.2016, 28.10.2016, 29.11.2016, 07.02.2017, 02.03.2017

LobbyControl

6314918394-16

Nina Katzemich - 28.10.2016, 29.11.2016, 02.03.2017

Riparte il futuro

158241921709-39

Giulio Carini - 23.09.2016, 05.10.2016

Transparency International (TI)

501222919-71

Daniel Freund, Elsa Foucraut Yannik Bendel, Lola Girard, Carl Dolan - 25.02.2015, 03.09.2015, 15.12.2015, 01.03.2016, 15.03.2016, 02.05.2016, 01.07.2016, 06.07.2016, 09.09.2016, 27.10.2016, 28.10.2016, 29.11.2016, 06.02.2017, 02.03.2017, 10.03.2017


PARERE della commissione per il commercio internazionale (11.12.2015)

destinato alla commissione per gli affari costituzionali

sulla trasparenza, la responsabilità e l'integrità nelle istituzioni dell'UE

(2015/2041(INI))

Relatore per parere: Bernd Lange

SUGGERIMENTI

La commissione per il commercio internazionale invita la commissione per gli affari costituzionali, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:

1.  ricorda che il trattato sull'Unione europea (TUE) ha segnato una nuova tappa nel processo di creazione di un'unione sempre più stretta in cui le decisioni dovrebbero essere prese nel modo più trasparente possibile e il più vicino possibile ai cittadini (articolo 1 TUE); tiene conto dell'animato dibattito pubblico in tutta l'Unione sugli attuali negoziati commerciali e delle preoccupazioni espresse dai cittadini dell'UE circa l'elaborazione della politica commerciale dell'UE; ritiene che, al fine di garantire la legittimità della politica commerciale dell'UE, sia necessario adoperarsi maggiormente per aumentare il livello di informazioni concernenti la politica e i negoziati commerciali e il modo in cui i relativi dati sono raccolti dagli Stati membri e dalla Commissione e comunicati e messi a disposizione del pubblico, ricordando nel contempo che occorre trovare un equilibrio tra trasparenza ed efficacia; ritiene che i cittadini dovrebbero inoltre essere messi in grado di capire meglio il processo decisionale e il funzionamento interno dell'amministrazione dell'UE (anche all'interno della commissione per il commercio internazionale (INTA); accoglie pertanto con favore l'iniziativa della Commissione sulla trasparenza e la nuova strategia commerciale "Commercio per tutti", che mira, tra l'altro, a realizzare un più alto livello di trasparenza nella politica commerciale;

2.  ricorda che, ai sensi dell'articolo 12, lettera f), TUE, sul ruolo dei parlamenti nazionali nell'Unione europea, sono stati creati diversi strumenti di cooperazione al fine di garantire un controllo democratico efficace della legislazione dell'UE a tutti i livelli; sottolinea che è di importanza fondamentale un impegno più significativo con la società civile e le parti sociali – commisurato all'obbligo dell'UE di riconoscere e promuovere il ruolo delle parti sociali enunciato all'articolo 152 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE) – al fine di raggiungere una maggiore legittimità (anche per quanto riguarda l'elaborazione delle direttive di negoziato); sottolinea a tale riguardo l'importante necessità di un impegno reale con tutte le parti interessate attraverso incontri, sessioni informative e altri eventi e dell'ottimizzazione dei gruppi consultivi nazionali impegnati nell'attuazione degli accordi commerciali esistenti; invita la Commissione a migliorare l'inclusività di tutte le consultazioni pubbliche;

3.  raccomanda che i continui sforzi della Commissione volti a rafforzare la trasparenza in tutti i negoziati commerciali attuali e futuri implichino il rafforzamento del mandato del Mediatore europeo quale organo di controllo indipendente;

4.  invita il Consiglio e la Commissione a ispirarsi pienamente e seriamente al principio di leale cooperazione con il Parlamento fornendo immediatamente, attraverso i canali competenti, informazioni complete e precise relative all'azione esterna dell'Unione, compresa la sua politica commerciale comune (PCC), per quanto riguarda il processo decisionale e l'attuazione del diritto primario e derivato; invita la Commissione a tener pienamente conto delle richieste del Parlamento in materia di accordo interistituzionale, in particolare per quanto riguarda una serie di criteri chiari per l'applicazione e l'attuazione provvisorie degli accordi commerciali; invita il Consiglio ad accettare tali criteri e a garantire che l'applicazione provvisoria degli accordi commerciali sia subordinata alla preventiva approvazione del Parlamento europeo;

5.  ricorda che, in virtù del principio di leale cooperazione, l'Unione e gli Stati membri devono, nel pieno mutuo rispetto, assistersi reciprocamente nell'adempimento di determinati compiti (articoli 4 e 13 TUE), precondizione perché il Parlamento eserciti adeguatamente le sue funzioni legislativa e di bilancio e le funzioni di controllo politico e consultive (articolo 14 TUE); rileva che, sebbene esista un accordo di cooperazione interistituzionale tra il Parlamento e la Commissione, un accordo equivalente non esiste tra il Parlamento e il Consiglio, con conseguenti ostacoli per il controllo;

6.  si compiace del fatto che la commissione INTA e la direzione generale della Commissione per il commercio collaborino proattivamente al fine di potenziare la cooperazione, stabilire le migliori prassi e migliorare i canali di comunicazione, e che questa collaborazione sia particolarmente utile per monitorare i negoziati commerciali attraverso relatori permanenti della commissione INTA e gruppi di monitoraggio mirati; sottolinea i recenti sforzi della Commissione per accrescere la trasparenza dei negoziati commerciali; ritiene, tuttavia, che il Consiglio e la Commissione dovrebbero migliorare ulteriormente i loro metodi di lavoro per cooperare in modo migliore con il Parlamento per quanto riguarda l'accesso ai documenti, alle informazioni e al processo decisionale in merito a tutte le questioni e le trattative relative alla PCC (ad esempio le informazioni sui negoziati – tra cui la loro portata, i mandati e l'evoluzione – la natura mista o esclusiva degli accordi commerciali e la loro applicazione provvisoria, le iniziative e le decisioni adottate dagli organi creati dagli accordi commerciali e/o di investimento, le riunioni di esperti e gli atti delegati e di esecuzione); deplora, a tale riguardo, che il Consiglio non abbia messo a disposizione dei deputati al Parlamento europeo i mandati di negoziato per gli accordi attualmente in fase di negoziazione, ma accoglie con favore il fatto che finalmente, dopo un anno di negoziati tra la Commissione e il Parlamento in materia di accesso ai documenti relativi ai negoziati sul partenariato transatlantico su commercio e investimenti (TTIP), sia stato raggiunto un accordo operativo per concedere l'accesso a tutti i deputati al PE, rendendo i negoziati TTIP i più trasparenti finora; giudica positivamente in tal senso l'ambizione della Commissione di utilizzare l'attuale iniziativa per la trasparenza del TTIP come modello per tutti i negoziati commerciali, così come enunciato nella strategia commerciale "Commercio per tutti"; osserva che il regolamento (CE) n. 1049/2001 relativo all'accesso del pubblico ai documenti garantisce diritti molto ampi ai comuni cittadini in termini di accesso ai documenti, che possono superare quelli attualmente concessi ai deputati al PE;

7.  sottolinea che, come evidenziato dalla Corte di giustizia europea (CGE), gli imperativi di trasparenza derivano dalla natura democratica della governance in seno all'UE e che, ove le informazioni riservate non siano accessibili al pubblico, come nel caso dei negoziati commerciali, esse devono essere a disposizione dei parlamentari che controllano la politica commerciale per conto dei cittadini; ritiene pertanto che l'accesso alle informazioni riservate sia essenziale per il controllo da parte del Parlamento, che in cambio dovrebbe rispettare il proprio obbligo di gestire tali informazioni in modo appropriato; ritiene che debbano sussistere chiari criteri in base ai quali i documenti possano definirsi "riservati", per evitare ambiguità e decisioni arbitrarie, e che i documenti debbano essere declassificati non appena decada la necessità di riservatezza; rileva che la giurisprudenza della CGE chiarisce che, qualora un documento proveniente da un'istituzione dell'Unione europea sia coperto da un'eccezione al diritto di accesso del pubblico, l'istituzione deve spiegare chiaramente il motivo per cui l'accesso a tale documento potrebbe arrecare concretamente ed effettivamente pregiudizio all'interesse protetto dall'eccezione, e che tale rischio deve essere ragionevolmente prevedibile e non meramente ipotetico; invita la Commissione ad attuare le raccomandazioni formulate dal Mediatore europeo nel luglio 2015, con particolare riguardo all'accesso ai documenti per tutti i negoziati;

8.  ritiene che l'UE debba assumere un ruolo guida nel rafforzare la trasparenza dei negoziati commerciali, nell'ambito non solo di processi bilaterali ma anche plurilaterali e multilaterali ove possibile, dando prova di un livello di trasparenza non inferiore a quello dei negoziati organizzati nel quadro dell'Organizzazione mondiale del commercio (OMC); sottolinea tuttavia che la Commissione deve anche persuadere i partner negoziali ad aumentare la trasparenza da parte loro, per garantire che si tratti di un processo reciproco in cui la posizione negoziale dell'UE non risulti compromessa e per includere il livello di trasparenza auspicato nei suoi esercizi di definizione dell'ambito di applicazione con potenziali partner negoziali; sottolinea che una maggiore trasparenza è nell'interesse di tutti i partner negoziali dell'UE e delle parti interessate a livello mondiale e può rafforzare il sostegno globale a favore di un commercio fondato su regole;

9.  ricorda come sia importante, per il processo legislativo della PCC, poter contare su statistiche dell'Unione in linea con l'articolo 338, paragrafo 2, TFUE e su analisi d'impatto e valutazioni d'impatto sulla sostenibilità conformi ai più elevati standard di imparzialità e affidabilità, un principio che dovrebbe guidare tutte le rispettive revisioni nel quadro della politica "Legiferare meglio" della Commissione; ritiene che le valutazioni d'impatto settore per settore conferirebbero agli accordi commerciali dell'UE maggiore affidabilità e legittimità;

10.  sottolinea che la Commissione deve promuovere gli interessi generali dell'Unione, essere guidata da membri scelti in base alla loro competenza e indipendenza e astenersi da ogni atto incompatibile con le sue funzioni (articolo 17 TUE); accoglie con favore le iniziative volte a maggiori trasparenza, responsabilità e integrità, comprese le decisioni adottate dalla Commissione il 25 novembre 2014, e il nuovo impulso dato al registro per la trasparenza, che dovrebbe essere obbligatorio e vincolante per tutte le istituzioni, gli organi, gli uffici e le agenzie dell'UE; accoglie un'ulteriore riflessione sulle modalità di miglioramento dell'esistente Registro per la trasparenza – registro dei rappresentanti di interessi (lobbisti) – per rendere il processo legislativo più basato sui fatti e trasparente per i cittadini e le parti interessate; chiede al Parlamento, a questo proposito, di coordinare l'azione volta a migliorare la trasparenza all'interno delle istituzioni per quanto riguarda l'attività dei gruppi di interesse, delle organizzazioni non governative, dei sindacati e dei gruppi di interesse speciale;

11.  crede fermamente che la trasparenza, l'integrità e una condotta etica, la responsabilità e il buon governo dovrebbero ispirare tutte le iniziative amministrative e politiche dell'UE ed esserne parte integrante e ritiene necessario adoperarsi a favore di un maggiore impegno e di un più incisivo lavoro interistituzionale coordinato per conseguire standard più elevati in materia di integrità, e che, a titolo di esempio, la Commissione europea non dovrebbe adottare orientamenti di attuazione della legislazione contrastanti rispetto al parere del Parlamento europeo e del Consiglio;

12.  ritiene che la credibilità della condotta etica dell'UE sarà giudicata in ultima istanza dai cittadini in termini di coerenza delle iniziative politiche dell'UE con i suoi standard amministrativi interni; plaude, a tal proposito, agli standard interni dell'UE sulla lotta contro la corruzione e sulla protezione dei dipendenti che segnalano illeciti;

13.  ritiene che il Parlamento dovrebbe cooperare in modo più mirato con la CGE, la Corte dei conti, il Mediatore europeo e l'Ufficio antifrode della Commissione affinché vi sia uno scambio reciproco di informazioni dettagliate circa l'evoluzione della PCC, nel quadro delle rispettive competenze e responsabilità.

ESITO DELLA VOTAZIONE FINALEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER PARERE

Approvazione

10.12.2015

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

33

0

3

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Maria Arena, David Borrelli, David Campbell Bannerman, Daniel Caspary, Santiago Fisas Ayxelà, Karoline Graswander-Hainz, Ska Keller, Jude Kirton-Darling, Gabrielius Landsbergis, Bernd Lange, Emmanuel Maurel, Emma McClarkin, Artis Pabriks, Godelieve Quisthoudt-Rowohl, Viviane Reding, Inmaculada Rodríguez-Piñero Fernández, Marietje Schaake, Helmut Scholz, Adam Szejnfeld, Hannu Takkula, Iuliu Winkler

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Klaus Buchner, Dita Charanzová, Nicola Danti, Sander Loones, Lola Sánchez Caldentey, Ramon Tremosa i Balcells, Marita Ulvskog, Wim van de Camp, Jarosław Wałęsa

Supplenti (art. 200, par. 2) presenti al momento della votazione finale

Edward Czesak, Eleonora Evi, Maurice Ponga, Dario Tamburrano, Derek Vaughan, Flavio Zanonato


PARERE della commissione per il controllo dei bilanci (2.12.2015)

destinato alla commissione per gli affari costituzionali

sulla trasparenza, la responsabilità e l'integrità nelle istituzioni dell'UE

(2015/2041(INI))

Relatore per parere: Tamás Deutsch

SUGGERIMENTI

La commissione per il controllo dei bilanci invita la commissione per gli affari costituzionali, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:

A.  considerando che la trasparenza, la responsabilità e l'integrità sono componenti essenziali e complementari della promozione del buon governo in seno alle istituzioni dell'Unione europea e della garanzia di una maggiore limpidezza nel funzionamento dell'UE e nel suo processo decisionale;

B.  considerando che la fiducia dei cittadini nelle istituzioni dell'UE è fondamentale per la democrazia, per il buon governo e per un'efficace definizione delle politiche;

C.  considerando che è necessario ridurre le lacune in materia di responsabilità all'interno dell'UE e andare verso modalità di controllo più collaborative, che combinino la vigilanza democratica con le attività di verifica e di audit assicurando anche maggiore trasparenza;

D.  considerando che la corruzione ha conseguenze finanziarie rilevanti e costituisce una seria minaccia per la democrazia, lo Stato di diritto e gli investimenti pubblici;

E.  considerando che la trasparenza, la responsabilità e l'integrità dovrebbero essere i principi guida della cultura vigente nelle istituzioni dell'UE;

1.  chiede un miglioramento generale nel campo della prevenzione e della lotta contro la corruzione nel settore pubblico, e in particolare in seno alle istituzioni dell'UE, mediante un approccio olistico, a cominciare da un migliore accesso del pubblico ai documenti e norme più rigorose in materia di conflitti d'interesse, il sostegno al giornalismo d'inchiesta e alle organizzazioni anticorruzione, l'introduzione o il rafforzamento dei registri per la trasparenza e la messa a disposizione di risorse sufficienti per le misure di applicazione della legge, nonché attraverso una migliore cooperazione tra gli Stati membri e con i paesi terzi pertinenti;

2.  invita tutte le istituzioni dell'UE a migliorare le loro procedure e pratiche per la tutela degli interessi finanziari dell'Unione e a contribuire attivamente a un processo di discarico orientato ai risultati;

3.  sottolinea la necessità di rafforzare l'integrità e migliorare il quadro etico applicando meglio i codici di condotta e i principi etici, così da rafforzare una comune ed efficace cultura dell'integrità in tutte le istituzioni e le agenzie dell'UE;

4.  sostiene la creazione di una struttura indipendente che vigili sull'applicazione di vari codici di condotta e disposizioni sulla protezione dei dipendenti che segnalano illeciti (whistleblower), con riferimento alle norme di etica professionale più elevate possibili, nel contesto di un rafforzamento del quadro di responsabilità del settore pubblico e delle prestazioni dell'amministrazione grazie a migliori principi e strutture di governance a tutti i livelli;

5.  si rammarica che il Consiglio non abbia ancora adottato un codice di condotta; è del parere che tutte le istituzioni dell'UE dovrebbero concordare un codice di condotta comune, indispensabile per la trasparenza, la responsabilità e l'integrità delle istituzioni stesse; invita le istituzioni e gli organi dell'UE non ancora dotati di un codice di condotta a elaborare quanto prima tale documento;

6.  invita le istituzioni europee che hanno introdotto codici di condotta, tra cui il Parlamento, a rafforzarne le misure di applicazione, come i controlli delle dichiarazioni di interessi finanziari;

7.  chiede che tutte le istituzioni dell'Unione applichino l'articolo 16 dello statuto dei funzionari dell'UE pubblicando ogni anno informazioni sui funzionari d'inquadramento superiore che hanno lasciato l'amministrazione dell'UE, nonché un elenco dei conflitti d'interessi; chiede che la suddetta struttura indipendente valuti la compatibilità delle occupazioni successive al servizio presso le istituzioni dell'UE o le situazioni in cui dipendenti pubblici ed ex deputati al Parlamento europeo passano dal settore pubblico a quello privato (la questione delle "porte girevoli") e la possibilità di conflitti d'interessi, e definisca specifici periodi "di riflessione" (cooling-off periods), che dovrebbero coprire almeno il periodo per il quale sono concesse le indennità transitorie, durante i quali i funzionari e i deputati al Parlamento europeo siano tenuti ad agire con integrità e discrezione o a rispettare determinate condizioni quando assumono nuove funzioni; chiede che la struttura in questione sia composta di esperti indipendenti, esterni all'istituzione, affinché possa esercitare in piena indipendenza le missioni affidatele;

8.  ricorda il principio generale in base al quale ogni persona è presunta innocente fino a quando la sua colpevolezza non sia stata legalmente accertata;

9.  incoraggia le istituzioni e gli organi dell'UE a svolgere attività di sensibilizzazione, parallelamente a quelle già in corso, presso i funzionari in merito alla politica relativa ai conflitti d'interessi e a includere la questione dell'integrità e della trasparenza come elemento obbligatorio da discutere durante le procedure di assunzione e i colloqui di valutazione del rendimento; ritiene che le norme in materia di conflitti d'interessi dovrebbero distinguere tra rappresentanti eletti e funzionari; è del parere che normative di questo tipo siano necessarie anche negli Stati membri per quanto riguarda funzionari e impiegati pubblici che prendono parte alla gestione e al controllo dei finanziamenti UE; esorta la Commissione a presentare un progetto di base giuridica a tal fine;

10.  plaude alla decisione della Commissione di aumentare la trasparenza migliorando il suo sistema di gruppi di esperti – in particolare per quanto riguarda la procedura di selezione degli esperti – mediante lo sviluppo di una nuova politica in materia di conflitti d'interessi per gli esperti nominati a titolo personale, che implichi la possibilità per il Parlamento europeo di esercitare un controllo diretto su tali nomine; prende atto dell'obbligo di registrazione degli esperti nel registro per la trasparenza, ove pertinente; esorta tuttavia la Commissione a tenere conto delle raccomandazioni sia del Mediatore europeo in merito alla composizione dei gruppi di esperti sia dello studio concernente la composizione dei gruppi di esperti della Commissione e lo status del registro dei gruppi di esperti nel momento in cui essa elabora le modifiche alle attuali norme orizzontali in materia di gruppi di esperti, al fine di creare un approccio più sistematico e trasparente; chiede alla Commissione di avviare un dialogo con il Parlamento prima che le norme siano adottate formalmente, soprattutto riguardo alla prossima relazione della commissione per il controllo dei bilanci e della commissione giuridica su tale argomento; incoraggia le agenzie europee a prendere in considerazione riforme in senso analogo;

11.  è del parere che si debbano compiere ulteriori passi sia per affrontare le questioni etiche relative al ruolo politico delle lobby, alle loro pratiche e alla loro influenza, sia per promuovere misure di salvaguardia dell'integrità, al fine di aumentare il livello di trasparenza delle attività di lobbying; propone l'introduzione di una regolamentazione comune a tutte le istituzioni dell'UE circa le modalità e condizioni di svolgimento dell'attività di lobbying al loro interno;

12.  ritiene che il livello di trasparenza dovrebbe essere innalzato mediante la creazione di una "impronta legislativa" per l'attività di lobbying nell'UE; chiede la presentazione di una proposta che consenta la pubblicazione di tutti i documenti relativi a ogni fase del processo di elaborazione legislativa e che segni il passaggio definitivo da un registro unionale volontario a uno obbligatorio per tutte le attività di lobbying presso tutte le istituzioni dell'UE entro il 2016;

13.  invita il Consiglio ad aderire al registro UE per la trasparenza;

14.  ritiene, in tale contesto, che un registro UE obbligatorio debba includere disposizioni chiare sul tipo di informazioni da registrare, e cioè informazioni precise e regolarmente aggiornate sulla natura delle attività lobbistiche/legali, insieme a una documentazione dettagliata dei contatti e dei contributi dati alla legislazione dell'UE e alla definizione delle sue politiche; ritiene che si debba prevedere un sistema di sanzioni, sotto la supervisione del Parlamento, per i casi di abuso; invita la Commissione a presentare senza ulteriori indugi proposte ai fini di un registro obbligatorio;

15.  chiede che tutte le istituzioni dell'UE che non lo hanno ancora fatto adottino con urgenza norme interne in merito alle segnalazioni di illeciti da parte dei dipendenti e applichino un approccio comune ai loro obblighi, incentrato sulla protezione dei segnalanti; chiede che sia prestata particolare attenzione alla protezione dei segnalanti nel contesto della direttiva sulla protezione dei segreti commerciali; invita la Commissione a promuovere una legislazione sul livello minimo di protezione dei segnalanti nell'Unione; invita le istituzioni a modificare lo statuto dei funzionari per garantire che esso non solo obblighi formalmente i funzionari a segnalare illeciti di ogni tipo, ma preveda altresì una protezione adeguata dei segnalanti; invita le istituzioni ad applicare senza indugio l'articolo 22 ter dello statuto dei funzionari;

16.  chiede alle istituzioni e agli organi dell'UE di applicare rigorosamente le misure riguardanti il potere di discrezione e di esclusione negli appalti pubblici, svolgendo in ciascun caso verifiche appropriate riguardo ai precedenti, e di applicare criteri di esclusione al fine di non ammettere imprese in caso di conflitto d'interessi, condizione essenziale per tutelare gli interessi finanziari dell'UE;

17.  considera la procedura di discarico un importante strumento di responsabilità democratica nei confronti dei cittadini dell'Unione; ricorda le difficoltà ripetutamente incontrate fino ad oggi nelle procedure di discarico, dovute a mancanza di cooperazione da parte del Consiglio; insiste sul fatto che un esercizio efficace del controllo dei bilanci e la responsabilità democratica dell'istituzione richiedono la cooperazione del Parlamento e del Consiglio;

18.  ribadisce che il Consiglio deve essere responsabile e trasparente al pari delle altre istituzioni;

19.  afferma che le relazioni annuali delle istituzioni dell'UE potrebbero svolgere un ruolo importante nella conformità in materia di trasparenza, responsabilità e integrità; invita le istituzioni dell'UE a includere un capitolo standard su tali componenti nelle relazioni annuali;

20.  considera la prima relazione biennale della Commissione sulla lotta alla corruzione un tentativo promettente di comprendere meglio la corruzione in tutte le sue dimensioni, di sviluppare risposte efficaci al fine di contrastarla e di gettare le basi per un migliore adempimento dell'obbligo della sfera pubblica di rendere conto ai cittadini dell'UE; ribadisce, in tale contesto, l'importanza della politica di tolleranza zero dell'UE nei confronti della frode, della corruzione e della collusione; deplora tuttavia che tale relazione non includesse le politiche anti-corruzione delle istituzioni stesse dell'UE;

21.  osserva che la natura complessa e multiforme della corruzione mina la democrazia e lo Stato di diritto e ostacola e danneggia l'economia, la credibilità e la reputazione dell'UE (in particolare attraverso le pratiche di occultamento e la pressione a deviare dagli obiettivi iniziali delle politiche o ad agire in un determinato modo);

22.  chiede fermamente che, al più tardi, nella sua seconda relazione sulla lotta alla corruzione la Commissione svolga un'ulteriore analisi – a livello sia delle istituzioni dell'UE che degli Stati membri – del contesto in cui sono attuate le politiche, al fine di individuare i fattori critici, le aree vulnerabili e i fattori di rischio intrinseci che favoriscono la corruzione;

23.  chiede alla Commissione a tal riguardo di prestare particolare attenzione alla prevenzione dei conflitti di interesse nonché alle pratiche corruttive nel caso delle agenzie decentrate, che sono particolarmente vulnerabili in considerazione del fatto che sono relativamente sconosciute al grande pubblico e sono disseminate in tutta l'UE;

24.  chiede nuovamente(1) alla Commissione di riferire due volte all'anno al Parlamento europeo e al Consiglio in merito all'attuazione da parte delle istituzioni dell'UE delle loro politiche anti-corruzione interne e si aspetta di leggere la prossima relazione agli inizi del 2016; chiede alla Commissione di aggiungere un capitolo sui risultati conseguiti dalle istituzioni dell'UE nella lotta alla corruzione ed è del parere che le future relazioni della Commissione sulla lotta alla corruzione dovrebbero sempre riguardare tutte le istituzioni e tutti gli organi dell'UE;

25.  considera l'Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF) un attore chiave nella lotta contro la corruzione e ritiene pertanto della massima importanza che tale organo funzioni in modo efficace e indipendente; raccomanda, conformemente al regolamento OLAF, che il comitato di vigilanza dell'OLAF abbia accesso alle informazioni necessarie per l'efficace esecuzione del suo mandato riguardante il controllo delle attività dell'OLAF e sia dotato di indipendenza finanziaria;

26.  chiede che l'UE presenti quanto prima domanda di adesione al Gruppo di Stati contro la corruzione (GRECO) del Consiglio d'Europa e che il Parlamento europeo sia costantemente informato sullo stato evolutivo di tale richiesta di adesione;

27.  invita la Commissione ad adempiere senza indugio ai propri obblighi di comunicazione ai sensi della convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione;

28.  incoraggia una maggiore cooperazione tra gli Stati membri ai fini dello scambio di know-how e di buone pratiche, allo scopo di rafforzare gli accordi internazionali sulla cooperazione giudiziaria e di polizia e di riunire l'Unione europea, le Nazioni Unite, l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economici e il Consiglio d'Europa nell'elaborazione di un'azione coordinata per combattere la corruzione;

29.  riconosce l'importante ruolo di Europol ed Eurojust nella lotta alla criminalità organizzata, compresa la corruzione; ritiene che dette agenzie dovrebbero essere dotate di ulteriori poteri per operare in questo settore, in particolare nei casi transnazionali; raccomanda che la Procura europea (EPPO) disponga di un mandato che copra la criminalità organizzata, ivi inclusa la lotta contro la corruzione; mette in evidenza che i compiti e le responsabilità dell'EPPO dovrebbero essere ulteriormente precisati al fine di evitare l'eventuale sovrapposizione di lavoro con le autorità nazionali.

ESITO DELLA VOTAZIONE FINALEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER PARERE

Approvazione

1.12.2015

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

21

0

0

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Nedzhmi Ali, Inés Ayala Sender, Ryszard Czarnecki, Dennis de Jong, Tamás Deutsch, Martina Dlabajová, Jens Geier, Ingeborg Gräßle, Bogusław Liberadzki, Verónica Lope Fontagné, Monica Macovei, Georgi Pirinski, Claudia Schmidt, Igor Šoltes, Marco Valli, Tomáš Zdechovský

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Benedek Jávor, Marian-Jean Marinescu, Julia Pitera, Miroslav Poche, Patricija Šulin

(1)

Risoluzione del Parlamento europeo dell'11 marzo 2015 sulla relazione annuale 2013 relativa alla tutela degli interessi finanziari dell'Unione europea (Testi approvati, P8_TA(2015)0062).


PARERE della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare (8.12.2015)

destinato alla commissione per gli affari costituzionali

sulla trasparenza, la responsabilità e l'integrità nelle istituzioni dell'UE

(2015/2041(INI))

Relatore per parere: Nessa Childers

SUGGERIMENTI

La commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare invita la commissione per gli affari costituzionali, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:

Aspetti generali

1.  insiste, ricordando la propria risoluzione del 22 ottobre 2014 relativa alla posizione del Consiglio sul progetto di bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio finanziario 2015, sulla necessità di un quadro giuridicamente vincolante sostitutivo della comunicazione intitolata "Framework for Commission Expert Groups: Horizontal Rules and Public Register"(1) (Inquadramento dei gruppi di esperti della Commissione: norme orizzontali e registro pubblico), per conseguire la piena e coerente attuazione delle norme applicabili in tutte le direzioni generali (DG) della Commissione;

2.  sottolinea che l'obiettivo generale della politica di ricerca dell'UE volto all'istituzione di partenariati pubblico-privato tra imprese e mondo accademico è in contrasto con la necessità delle autorità di regolamentazione dell'UE di una ricerca indipendente sui prodotti dell'industria; invita la Commissione a esplorare salvaguardie sistemiche atte a evitare conflitti d'interesse nell'ambito della regolamentazione dei prodotti dell'industria e nell'applicazione delle politiche;

3.  invita la Commissione ad affrontare il problema del conflitto di interesse strutturale che grava attualmente sulla valutazione dei rischi per il pubblico dei prodotti regolamentati, in particolare il fatto che la valutazione di tali prodotti si basi in larga parte o unicamente su studi svolti dai richiedenti o da terze parti da essi pagate, mentre la ricerca indipendente è troppo spesso ignorata o scartata; ribadisce che i produttori dovrebbero continuare a fornire studi e i costi dovrebbero essere ripartiti tra grandi imprese e PMI sulla base della relativa quota di mercato, in modo da garantire equità, ma ricorda al contempo che tutti i valutatori dovrebbero sottostare all'obbligo di tenere pienamente conto, nella propria valutazione, degli studi scientifici indipendenti già oggetto di una valutazione inter pares;

4.  accoglie con favore gli investimenti del settore privato nella ricerca e nello sviluppo; ricorda che la maggior parte degli esperti ha partecipato a progetti di ricerca finanziati dal settore privato; rammenta inoltre che la competenza è una risorsa limitata che non dovrebbe esser resa inaccessibile ai gruppi di esperti;

Aspetti internazionali

5.  chiede alla Commissione di emettere e diffondere tempestivamente inviti pubblici a presentare domande per la selezione dei membri di tutti i gruppi di esperti, subordinatamente all'iscrizione nel registro per la trasparenza, nonché di garantire il rispetto delle linee guida dell'OCSE sulla gestione dei conflitti di interesse nel servizio pubblico e la dovuta diligenza nel relativo vaglio su base annua;

6.  incoraggia la Commissione a seguire l'esempio dell'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro dell'Organizzazione mondiale della sanità (OMS), istituendo lo status di "specialisti invitati", così da consentire l'impiego di consulenti esterni, precludendo nel contempo ai soggetti con conflitti di interesse reali, potenziali o apparenti le prerogative di voto e di elaborazione di cui godono i membri dei gruppi di esperti;

7.  esorta tutte le istituzioni competenti dell'UE ad attuare l'articolo 5, paragrafo 3, della convenzione quadro dell'OMS per la lotta al tabagismo, che dispone che le parti fanno in modo che le politiche di salute pubblica in materia di lotta al tabagismo non siano influenzate dagli interessi commerciali e di altro tipo dell'industria del tabacco, in conformità con le raccomandazioni contenute nelle relative linee guida; esorta la Commissione a pubblicare una valutazione dell'accordo con Philip Morris International (accordo PMI) e degli accordi con altre aziende produttrici di tabacco nonché una valutazione d'impatto sull'attuazione della convenzione quadro di cui sopra; esprime disappunto per lo scambio di e-mail tra la Commissione europea e la British American Tobacco pubblicato di recente ma pesantemente censurato;

8.  è persuaso che l'accordo PMI non dovrebbe essere negoziato senza che prima sia stato organizzato un dibattito pubblico e trasparente in esito alla pubblicazione della valutazione dell'accordo PMI; invita la Commissione a esplorare le alternative esistenti;

9.  ritiene che, in assenza di una valutazione d'impatto della Commissione, da tempo attesa, un rinnovato accordo anticontrabbando e anticontraffazione con l'industria del tabacco sia uno strumento inadatto a combattere il commercio illegale di tabacco, in particolare alla luce dell'articolo 15 della direttiva sui prodotti del tabacco e del protocollo dell'OMS sull'eliminazione del commercio illegale dei prodotti del tabacco, adottato dalle parti della convenzione quadro dell'OMS;

10.  sottolinea che nell'ambito della lotta alla contraffazione delle sigarette è necessario un sistema di tracciabilità e rintracciabilità che sia indipendente dall'industria del tabacco, in linea con l'articolo 8, paragrafo 2, del protocollo dell'OMS sull'eliminazione del commercio illegale dei prodotti del tabacco, segnatamente laddove le sigarette di contrabbando sequestrate non siano sottoposte alla valutazione di un laboratorio indipendente e dato l'interesse dell'industria a considerare contraffatte le merci sequestrate secondo quanto previsto dall'accordo anticontrabbando e anticontraffazione, con conseguente diminuzione del gettito dei dazi doganali nell'Unione;

Questioni attinenti alle attività di lobbying

11.  invita la Commissione a garantire l'accesso pubblico alle informazioni sulle attività di lobbying al fine di migliorare la trasparenza e l'integrità del processo decisionale all'interno delle istituzioni dell'UE; reputa che l'accesso pubblico alle informazioni sulle attività di lobbying rappresenti un diritto essenziale dei cittadini dell'UE e sia indispensabile ai fini di un'adeguata prassi democratica;

12.  chiede alle istituzioni e alle agenzie dell'UE di astenersi dall'invitare lobbisti non registrati alle loro audizioni e ad altri eventi ufficiali; chiede che tali disposizioni valgano anche per la squadra della Commissione incaricata di negoziare il TTIP;

13.  chiede alle istituzioni dell'UE di creare un registro Internet, accessibile al pubblico, di tutti i documenti di sintesi presentati dai soggetti interessati, prevedendo l'obbligo per tutti i lobbisti registrati di inserire simultaneamente in tale registro una copia di tutti i documenti di sintesi che essi trasmettono ai membri o al personale delle istituzioni;

Questioni concernenti l'UE

14.  ritiene che, in un momento di crescente euroscetticismo, sia fondamentale rafforzare la fiducia del pubblico nelle istituzioni dell'UE e nelle persone che vi operano e che rivesta massima importanza un forte impegno a favore della trasparenza, dell'integrità delle istituzioni e della lotta alla corruzione;

15.  ricorda quanto emerso da un sondaggio Eurobarometro del 2014 secondo cui il 70% dei cittadini dell'UE ritiene che la corruzione sia una realtà all'interno delle istituzioni dell'Unione, ed esorta pertanto le istituzioni dell'UE ad affrontare con urgenza questa mancanza di fiducia pubblica;

16.  invita in particolare la Commissione a rivedere la sua comunicazione del 2002 sui principi generali e i requisiti per la consultazione delle parti interessate(2);

17.  invita il presidente della Commissione a estendere le nuove misure di trasparenza per commissari e direttori generali anche ad altri funzionari di alto livello dell'UE che sono fortemente impegnati nel processo legislativo e incontrano regolarmente le parti interessate, come i capi unità;

18.  sottolinea che la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea attribuisce ai singoli il diritto di accesso ai documenti pubblici, e deplora che uno dei principali problemi delle istituzioni europee in materia di trasparenza sia il loro frequente rifiuto di concedere l'accesso a documenti e informazioni;

19.  invita la Commissione a esaminare una gamma di possibilità comprendente atti legislativi e disposizioni istituzionali e amministrative e a intraprendere azioni concrete allo scopo di creare un quadro per migliorare la governance e rappresentare espressamente le generazioni future, in modo da integrare meglio i loro diritti nel processo decisionale e di formulazione delle linee programmatiche a livello europeo;

20.  sottolinea che la Commissione dovrebbe fare un uso delle consulenze scientifiche maggiormente improntato all'integrità, in particolare non ricercando un equilibrio politico ma facendo piuttosto affidamento sulle informazioni più obiettive e autorevoli a disposizione;

21.  invita la Commissione a semplificare l'accesso alle informazioni e garantire una maggiore trasparenza nell'applicazione delle norme in materia di eccezioni di cui all'articolo 4 del regolamento (CE) n. 1049/2001;

22.  raccomanda fortemente un periodo di incompatibilità, ovvero di svincolo da interessi commerciali, di 5 anni, quale requisito da imporre agli esperti candidati per poter partecipare ai gruppi di esperti scientifici in veste di membri a pieno titolo con ruolo decisionale e di elaborazione;

23.  accoglie con favore la decisione della Commissione di obbligare i suoi membri a rendere pubbliche le informazioni riguardanti le riunioni che essi e i membri dei loro gabinetti tengono con le organizzazioni o i liberi professionisti su questioni riguardanti l'elaborazione e l'attuazione delle politiche dell'Unione;

24.  chiede alla Commissione di garantire l'accesso ai documenti, alle informazioni e ai dettagli relativi alle procedure di messa in mora e di infrazione contro gli Stati membri e le informazioni relative all'esecuzione delle sentenze della Corte di giustizia dell'Unione europea;

25.  riconosce e apprezza gli sforzi della Commissione nella direzione di una maggiore trasparenza nei negoziati del TTIP ed esorta la Commissione a migliorare ulteriormente la trasparenza nei negoziati e ad acconsentire a tutti i deputati al Parlamento europeo un facile accesso ai testi dei negoziati;

26.  esorta il vicepresidente della Commissione con responsabilità per la qualità della legislazione, le relazioni interistituzionali, lo Stato di diritto e la Carta dei diritti fondamentali, a mantenere il suo impegno e a presentare senza ulteriore indugio proposte ai fini di un accordo interistituzionale relativo a un registro obbligatorio per la trasparenza, che includa adeguati meccanismi sanzionatori per le organizzazioni che non rispettano le regole; invita il Consiglio, nel suo ruolo di colegislatore, a rispettare i requisiti relativi al registro per la trasparenza;

Competenze specialistiche

27.  suggerisce, al fine di risolvere le questioni derivanti dalla soppressione selettiva dei risultati di ricerca sfavorevoli, di istituire la previa registrazione degli studi e degli esperimenti scientifici, con specificazione dell'ambito e della data prevista di conclusione, come possibile condizione per il loro inserimento nei processi normativi e politici;

28.  esprime preoccupazione, considerato il suo ruolo nella tutela dell'integrità del processo decisionale pubblico, per certe pratiche fuorvianti di registrazione degli interessi economici nei gruppi di esperti, che distorcono il numero di tali interessi rappresentati in termini sia assoluti che relativi, nonché per lo squilibrio rispetto agli interessi politici o non economici;

29.  esorta la Commissione a far sì che le consultazioni, anziché puntare a ottenere una mera conferma di opzioni o indirizzi politici già scelti, prevedano domande aperte da cui possa scaturire una discussione politica sostanziale; invita la Commissione a garantire una partecipazione equilibrata alle consultazioni, rispecchiando la diversità dei soggetti interessati;

30.  ritiene che per garantire una partecipazione fattiva ed equilibrata, in sede di pubblicazione degli inviti a presentare candidature occorra compiere particolari sforzi al fine di raggiungere i diversi settori di competenza pertinenti, siano essi nell'ambito scientifico o della società civile;

31.  accoglie con favore l'annuncio, da parte della Commissione, di una revisione della classificazione dei membri dei gruppi di esperti all'interno del relativo registro; ritiene che tale operazione dovrebbe armonizzare la classificazione dei membri con quella applicata nel registro per la trasparenza;

32.  invita la Commissione a porre in atto misure giuridicamente vincolanti e sanzioni per garantire che i gruppi di esperti e di entità analoghe che le forniscono consulenza abbiano una composizione accuratamente e costantemente equilibrata, prestando la debita attenzione al livello di competenza e di esperienza aggiornata dei partecipanti nelle questioni in esame, e siano classificati in base alla natura degli interessi rappresentati dai membri, in linea con le raccomandazioni del Mediatore europeo nel contesto dell'indagine di propria iniziativa OI/6/2014/NF;

33.  considera insufficiente il livello complessivo di divulgazione dei lavori e delle deliberazioni dei gruppi di esperti; invita la Commissione a garantire che siano rese disponibili, in modo tempestivo e aggregato, informazioni più dettagliate, in particolare per quanto concerne i sottogruppi; esorta la Commissione a mettere a disposizione del pubblico sul suo sito Internet le dichiarazioni di interessi degli esperti e i verbali delle riunioni dei gruppi di esperti;

34.  accoglie favorevolmente l'impegno della Commissione a introdurre nuove disposizioni sui conflitti d'interesse degli individui nominati membri di gruppi di esperti a titolo personale; sottolinea la necessità che tutti gli esperti presentino una dichiarazione di interessi da pubblicare nel registro dei gruppi di esperti;

35.  invita la Commissione a monitorare l'indipendenza degli esperti durante tutto lo svolgimento del loro incarico, onde evitare che eventuali interessi economici possano sorgere nel corso dell'esercizio del loro mandato;

36.  riconosce che i gruppi di esperti devono poter accedere alle migliori competenze scientifiche disponibili;

37.  è del parere che il requisito relativo a competenze tecniche estremamente specifiche non costituisca motivo valido per ovviare all'invito a presentare candidature;

Agenzie

38.  sottolinea la necessità di disporre di esperti indipendenti all'interno delle agenzie UE e di accordare maggiore importanza all'eliminazione dei conflitti d'interesse all'interno dei gruppi di esperti delle agenzie;

39.  sottolinea la necessità che le agenzie fondino le loro decisioni sulle migliori prove disponibili; ricorda che il rigore scientifico si fonda sul processo d'esame inter pares e sulla trasparenza e riproducibilità dei risultati;

40.  sottolinea, a beneficio di una consulenza scientifica comprovata e indipendente ai fini dell'elaborazione delle politiche, l'importanza di disporre di risorse adeguate per lo sviluppo di competenze interne in seno alle agenzie specializzate dell'UE, compresa la possibilità di condurre ricerche e test pubblicabili, aumentando in tal modo l'attrattiva delle funzioni di consulenza normativa nel servizio pubblico senza interruzione delle carriere accademiche dei consulenti scientifici;

41.  ribadisce che tutti i dati utilizzati da un'agenzia per giungere a qualsivoglia conclusione scientifica devono essere resi pubblici in un formato leggibile a macchina, onde consentire il controllo scientifico e un progresso costante; ribadisce che, se da un lato è d'obbligo rispettare la vita privata, dall'altro non bisogna consentire che le clausole di riservatezza commerciale e la legislazione sui segreti commerciali pregiudichino la divulgazione dei dati; invita la Commissione a seguire da vicino la corretta messa in atto della divulgazione dei dati;

42.  invita le istituzioni dell'UE a fare in modo che le agenzie vengano munite di mezzi commisurati alla loro missione; ricorda che attualmente gli esperti di diverse agenzie non sono retribuiti per il loro lavoro, nonostante il loro contributo alla salute pubblica e ambientale sia d'importanza strategica.

43.  sottolinea che, per quanto attiene alle agenzie dell'UE, è inadeguato basarsi sull'autovalutazione dei candidati ai comitati e ai gruppi di esperti scientifici per individuare potenziali conflitti d'interesse; incoraggia le agenzie a istituire un sistema di controlli proattivi;

44.  sottolinea che l'Agenzia europea per i medicinali (EMA) dovrebbe garantire la massima trasparenza nell'accesso a rapporti clinici, e accoglie con favore la sua decisione di pubblicare proattivamente le relazioni sulle sperimentazioni cliniche a sostegno delle sue decisioni sui singoli farmaci;

45.  sollecita le agenzie dell'UE a perseverare negli sforzi volti ad applicare criteri e procedure rigorosi per garantire l'indipendenza dei loro gruppi di esperti scientifici dai settori economici e non economici interessati dalle loro deliberazioni e dall'influenza politica di quanti abbiano un programma specifico sul tema in questione, onde correttamente evitare conflitti di interesse, ponendo in particolare l'accento sulla facoltà di utilizzare lo status di "specialisti invitati", che consente di avvalersi di contributi di esperti che hanno collegamenti con settori regolamentati ma sono esclusi dal ruolo di elaborazione di pareri scientifici o dal relativo processo decisionale;

Questioni legate al Parlamento europeo

46.  elogia il proprio servizio di ricerca per l'elevata qualità del suo lavoro; sottolinea la necessità di accordargli maggiori risorse e di garantire in misura maggiore la sua indipendenza amministrativa al servizio dell'interesse generale;

47.  invita il Parlamento europeo a prendere in considerazione l'idea di creare una banca dati aperta e consultabile delle dichiarazioni d'interesse dei suoi deputati, ai fini di una trasparenza e un controllo maggiori da parte della società civile;

48.  chiede alle istituzioni dell'UE di adottare misure per introdurre o rafforzare, per i funzionari di alto livello dell'UE e per i deputati al Parlamento europeo, la pratica relativa ai "periodi di incompatibilità" minimi che devono trascorrere prima che ex funzionari o rappresentanti eletti siano ammessi a occupare posizioni lobbistiche che possano creare o dare l'impressione di creare conflitti d'interesse, al fine di evitare casi di "porte girevoli"; chiede al tempo stesso che siano pubblicati i nominativi di ex funzionari di alto livello dell'UE o deputati al PE che hanno lasciato la propria istituzione per lavorare per interessi privati.

ESITO DELLA VOTAZIONE FINALEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER PARERE

Approvazione

1.12.2015

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

68

0

0

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Marco Affronte, Pilar Ayuso, Zoltán Balczó, Catherine Bearder, Ivo Belet, Simona Bonafè, Biljana Borzan, Soledad Cabezón Ruiz, Nessa Childers, Birgit Collin-Langen, Mireille D’Ornano, Miriam Dalli, Jørn Dohrmann, Ian Duncan, Stefan Eck, Bas Eickhout, Eleonora Evi, José Inácio Faria, Karl-Heinz Florenz, Francesc Gambús, Elisabetta Gardini, Gerben-Jan Gerbrandy, Jens Gieseke, Julie Girling, Sylvie Goddyn, Matthias Groote, Françoise Grossetête, Andrzej Grzyb, Jytte Guteland, György Hölvényi, Anneli Jäätteenmäki, Benedek Jávor, Karin Kadenbach, Giovanni La Via, Peter Liese, Norbert Lins, Susanne Melior, Massimo Paolucci, Gilles Pargneaux, Piernicola Pedicini, Pavel Poc, Frédérique Ries, Michèle Rivasi, Annie Schreijer-Pierik, Davor Škrlec, Renate Sommer, Tibor Szanyi, Claudiu Ciprian Tănăsescu, Nils Torvalds, Jadwiga Wiśniewska, Damiano Zoffoli

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Guillaume Balas, Renata Briano, Nicola Caputo, Mark Demesmaeker, Christofer Fjellner, Luke Ming Flanagan, Krzysztof Hetman, Merja Kyllönen, Gesine Meissner, József Nagy, James Nicholson, Alojz Peterle, Bart Staes, Elżbieta Katarzyna Łukacijewska

Supplenti (art. 200, par. 2) presenti al momento della votazione finale

Marie-Christine Boutonnet, Anja Hazekamp, Jiří Maštálka

(1)

Comunicazione C (2010)7649, 10.11.2010

(2)

COM(2002)0704, 11.12.2002


PARERE della commissione giuridica (5.2.2016)

destinato alla commissione per gli affari costituzionali

concernente la trasparenza, la responsabilità e l'integrità nelle istituzioni UE

(2015/2041(INI))

Relatore per parere: Pavel Svoboda

SUGGERIMENTI

La commissione giuridica invita la commissione per gli affari costituzionali, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:

1.  sottolinea che il rafforzamento della legittimità, della responsabilità e dell'efficacia delle istituzioni UE, oltre al livello di fiducia dei cittadini UE, riveste la massima importanza e ritiene che norme di buona amministrazione dell'UE siano essenziali per conseguire tale obiettivo fornendo risposte rapide, chiare e visibili alle preoccupazioni dei cittadini;

2.  sottolinea che, benché il diritto ad una buona amministrazione, che garantisce a ciascun individuo il diritto di vedere gestire le proprie questioni in modo imparziale, equo ed entro un lasso di tempo ragionevole da parte delle istituzioni, degli organi, degli uffici e delle agenzie dell'UE, sia sancito dall'articolo 41 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, che include altresì il diritto di ciascun cittadino di essere ascoltato prima dell'adozione di eventuali misure, il diritto di accesso ai fascicoli nel rispetto degli interessi legittimi di riservatezza e del segreto professionale e aziendale e l'obbligo dell'amministrazione di fornire le motivazioni delle proprie decisioni, la mancanza di una serie coerente e completa di norme codificate di diritto amministrativo rende difficile per i cittadini comprendere i diritti amministrativi di cui godono a titolo del diritto UE, impedendo quindi di avere agevole accesso e di beneficiare pienamente di tali diritti; ritiene che la trasparenza sia indispensabile per migliorare la comprensione del processo decisionale dell'UE da parte dei cittadini e rafforzare la fiducia nelle istituzioni europee;

3.  ritiene che un diritto europeo in materia di procedimenti amministrativi applicabile alle istituzioni, agli organi, agli uffici e alle agenzie UE nei loro rapporti con il pubblico contribuirebbe ad un elevato livello di trasparenza e responsabilità, rafforzerebbe la fiducia dei cittadini in un'amministrazione UE aperta, efficiente e indipendente in relazione ai propri diritti, e consoliderebbe i loro diritti procedurali nei confronti delle istituzioni dell'UE;

4.  ricorda al riguardo che, nella sua risoluzione del 15 gennaio 2013, approvata a stragrande maggioranza, il Parlamento ha chiesto l'adozione di un regolamento sul diritto dell'Unione europea in materia di procedimenti amministrativi; deplora che la Commissione non abbia compiuto alcun passo in tal senso; chiede ancora una volta alla Commissione di presentare una proposta che contenga una serie chiara e vincolante di norme per l'amministrazione UE sulla base dell'articolo 298 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), che invoca apertura, efficienza e indipendenza, nonché sulla base dei principi generali del diritto dell'UE, come specificato nella giurisprudenza della Corte di giustizia; ricorda che, ai sensi dell'articolo 10, paragrafo 3, dell'articolo 11, paragrafo 2 TUE e dell'articolo 15 TFUE, la trasparenza rappresenta il fondamento democratico dell'Unione europea;

5.  ritiene che il Parlamento e il Consiglio dovrebbero accettare obblighi più ampi di trasparenza, in particolare nell'ambito dei triloghi e delle procedure di conciliazione; ricorda la necessità di migliorare la trasparenza dei negoziati legislativi e sottolinea l'importanza di pubblicare i progressi negoziali compiuti dopo ciascun trilogo e di optare per un mandato plenario della squadra negoziale del Parlamento, onde migliorare la trasparenza negli accordi in prima lettura generalmente conclusi nei triloghi;

6.  ritiene che una cultura proattiva di trasparenza che promuova lo Stato di diritto presupponga meccanismi chiari ed efficienti per la prevenzione e la gestione dei conflitti di interesse all'interno delle istituzioni e degli organi consultivi UE; deplora, in tale contesto, la mancanza di un codice comune di condotta per il Consiglio europeo che rende difficile valutare se sia salvaguardata l'integrità e se sia sanzionato un potenziale comportamento scorretto e invita il Consiglio europeo a introdurre norme complete in materia di integrità per il proprio Presidente e il suo gabinetto; esorta il Consiglio a rivedere la propria politica sull'accesso ai documenti e ad allinearla alle relative disposizioni della Carta fondamentale dei diritti;

7.  ricorda l'importanza dell'accesso ai documenti, chiede quindi una riforma ambiziosa del regolamento (CE) n. 1049/2001 e deplora l'attuale stallo in seno al Consiglio in merito alla revisione; prende atto della giurisprudenza della Corte di giustizia dell'UE, in particolare le cause C-39/05 P e C-52/05 P in cui la Corte ha compiuto una netta distinzione tra i documenti legislativi e i procedimenti amministrativi nel considerare le condizioni che disciplinano la divulgazione pubblica dei documenti nel contesto della procedura legislativa; ricorda che, nel garantire l'accesso ai documenti, occorre rispettare la normativa in materia di protezione dei dati;

8.  sottolinea che, all'attività finalizzata a una maggiore trasparenza delle istituzioni dell'UE, è legata anche la revisione del codice di condotta del Parlamento europeo; ritiene che la sua revisione debba, in ogni caso, includere il divieto per i deputati al Parlamento europeo di esercitare attività professionali parallele che configurino chiaramente un conflitto d'interesse; osserva inoltre che, per evitare conflitti d'interesse, occorre assolutamente vietare la retribuzione di chi opera per i deputati al Parlamento europeo da parte di rappresentanze di gruppi d'interesse;

9.  deplora la mancanza di controllo dell'integrità e/o degli interessi finanziari dei rappresentanti nazionali presso il Consiglio dell'Unione europea e della sua Presidenza ed esorta il Consiglio a introdurre un codice etico specifico, comprensivo di sanzioni, che affronti i rischi specifici ai delegati nazionali;

10.  invita inoltre il Consiglio ad adottare un codice di condotta globale – che contempli i conflitti di interesse ed efficaci strumenti per prevenire e sanzionare i comportamenti inappropriati – per i membri e il personale dei due organi consultivi dell'UE, il Comitato delle regioni e il Comitato economico e sociale europeo;

11.  invita le agenzie UE ad adottare orientamenti per una politica coerente sulla prevenzione e la gestione dei conflitti d'interesse dei membri del consiglio di amministrazione e dei direttori, degli esperti dei comitati scientifici e dei membri delle commissioni di ricorso e ad adottare e attuare una politica chiara sui conflitti d'interesse, in conformità della tabella di marcia sul follow-up all'approccio comune sulle agenzie decentrate dell'UE;

12.  propone una verifica non solo formale, ma anche sostanziale, della dichiarazione degli interessi finanziari dei commissari designati, da parte della commissione giuridica del Parlamento europeo, in modo da poter evitare eventuali conflitti d'interesse; si compiace dell'invito rivolto dal Mediatore europeo alla Commissione a concretizzare i propri processi di revisione relativi ai casi di "porte girevoli", in modo da evitare conflitti d'interesse; chiede nello specifico la piena attuazione dell'articolo 16 dello statuto; ricorda che, nella sua risoluzione dell'8 settembre 2015 sulle procedure e le prassi relative alle audizioni dei commissari, insegnamenti da trarre dalla procedura 2014(1), il Parlamento ha ritenuto che "la conferma da parte della commissione giuridica dell'assenza di conflitti di interessi, fondata su un'analisi sostanziale delle dichiarazioni degli interessi finanziari, costituisca un presupposto indispensabile per la conduzione dell'audizione da parte della commissione competente" (paragrafo 4); di conseguenza, la commissione giuridica dovrebbe esprimere "alcune linee di indirizzo nei prossimi mesi, sotto forma di raccomandazione o relazione di iniziativa, in modo da facilitare il processo di riforma delle procedure relative alle dichiarazioni degli interessi dei commissari" (paragrafo 13);

13.  è convinto che, nell'ambito delle relazioni con i rappresentanti dei gruppi d'interesse, sia indispensabile introdurre un registro di trasparenza vincolante, con la partecipazione della Commissione, del Consiglio e del Parlamento, al fine di creare un livello minimo di trasparenza nella legislazione;

14.  ritiene infine che una protezione efficace di chi denuncia le irregolarità contribuirebbe a rafforzare sia l'interesse pubblico che la responsabilità democratica in seno alle istituzioni europee; invita la Commissione a elaborare un quadro normativo per coloro i quali denunciano le irregolarità, con l'obiettivo di preservare la confidenzialità della loro identità e di proteggerli contro qualunque forma di ritorsione; ricorda la richiesta del Parlamento affinché la Commissione esamini la possibilità di istituire un programma europeo di protezione di chi denuncia le irregolarità e plaude all'indagine del Mediatore europeo in merito all'osservanza da parte delle istituzioni europee dell'obbligo di introdurre norme interne sulla denuncia delle irregolarità; prende atto dei risultati dell'indagine del Mediatore europeo secondo cui la maggior parte delle istituzioni UE non ha ancora attuato norme adeguate per la protezione di chi denuncia le irregolarità, come richiesto in seguito alla riforma dello Statuto dei funzionari nel 2014; chiede che tutte le istituzioni dell'UE che non lo hanno ancora fatto adottino con urgenza norme interne in merito alla denuncia delle irregolarità e applichino un approccio comune nei confronti dei loro obblighi.

ESITO DELLA VOTAZIONE FINALEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER PARERE

Approvazione

28.1.2016

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

22

2

1

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Max Andersson, Joëlle Bergeron, Marie-Christine Boutonnet, Jean-Marie Cavada, Kostas Chrysogonos, Therese Comodini Cachia, Mady Delvaux, Laura Ferrara, Lidia Joanna Geringer de Oedenberg, Sajjad Karim, Dietmar Köster, Gilles Lebreton, António Marinho e Pinto, Jiří Maštálka, Emil Radev, Julia Reda, Evelyn Regner, Pavel Svoboda, Axel Voss, Tadeusz Zwiefka

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Sergio Gaetano Cofferati, Pascal Durand, Angel Dzhambazki, Evelyne Gebhardt, Jytte Guteland, Heidi Hautala, Constance Le Grip, Angelika Niebler, Virginie Rozière

(1)

Testi approvati, P8_TA(2015)0287.


PARERE della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (18.2.2016)

destinato alla commissione per gli affari costituzionali

sulla trasparenza, la responsabilità e l'integrità nelle istituzioni dell'UE

(2015/2041(INI))

Relatore per parere: Sylvie Guillaume

SUGGERIMENTI

La commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni invita la commissione per gli affari costituzionali, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:

1.  accoglie con favore il fatto che la Commissione abbia annunciato l'intenzione di presentare, nel 2016, un progetto di accordo interistituzionale volto a rivedere il registro per la trasparenza dei rappresentanti di interesse; insiste sul fatto che la consultazione che precederà tale proposta dovrebbe prendere in considerazione in modo equilibrato i diversi punti di vista espressi; ritiene che occorra aumentare il livello di trasparenza istituendo un registro obbligatorio dell'UE;

2.  chiede che sia usata, su base volontaria, una "impronta legislativa" per l'attività di lobbying nell'Unione; segnala a tale proposito la possibilità di introdurre, nelle proposte della Commissione e nelle relazioni del PE, allegati che indichino chiaramente quali lobbisti hanno avuto un effetto sostanziale sul testo delle stesse; incoraggia i deputati al Parlamento europeo e i rappresentanti del Consiglio a pubblicare volontariamente informazioni circa i loro incontri con soggetti interessati, come da prassi della Commissione;

3.  invita le istituzioni europee che hanno introdotto codici di condotta, tra cui il Parlamento, a rafforzarne le misure di controllo e di applicazione, quali ad esempio i controlli delle dichiarazioni di interessi finanziari; rileva, a tale proposito, che gli organi di controllo e che irrogano le sanzioni devono essere politicamente indipendenti;

4.  si compiace dell'intenzione della Commissione di pubblicare ogni due anni una relazione sulla situazione della corruzione nell'UE; invita la Commissione a presentare senza ulteriori indugi un addendum alla sua prima relazione sulla lotta alla corruzione, che descriva dettagliatamente la situazione all'interno delle istituzioni dell'UE da tale punto di vista;

5.  invita la Commissione, al fine di garantire il rispetto da parte delle istituzioni delle norme anti-corruzione del Consiglio d'Europa, a continuare la discussione sull'adesione dell'UE al gruppo di Stati contro la corruzione (GRECO), con l'obiettivo di fissare un orizzonte temporale provvisorio per tale adesione;

6.  si rammarica dei modesti progressi conseguiti sul fronte della protezione degli informatori e dei giornalisti, i quali possono svolgere un ruolo importante nella lotta alla corruzione; si rammarica, quindi, anche del fatto che la Commissione non abbia dato seguito alla richiesta del Parlamento di valutare la possibilità di istituire un programma globale europeo per la protezione degli informatori; invita la Commissione a presentare una comunicazione al riguardo entro la fine del 2016, sulla base di una valutazione della situazione delle norme relative agli informatori a livello nazionale, e a considerare la possibilità di istituire norme minime riguardanti gli informatori;

7.  si rammarica altresì della mancanza di progressi nell'affrontare l'uso indebito delle leggi sulla diffamazione a fini intimidatori nei confronti dei giornalisti e di altri soggetti che indagano nella corruzione; invita, in particolare, la Commissione ad avviare la discussione di un testo legislativo che sostenga la revoca delle sanzioni penali per diffamazione negli Stati membri;

8.  reputa che una Procura europea forte e indipendente, con competenze e responsabilità chiaramente definite, contribuirà a combattere i reati che ledono gli interessi finanziari dell'Unione, nonché a individuare, perseguire e rinviare a giudizio gli autori di tali reati; ritiene che qualsiasi soluzione meno incisiva nuocerebbe al bilancio dell'Unione; incoraggia il Consiglio a imprimere un nuovo slancio ai negoziati sulla direttiva PIF, allo scopo di consolidare il quadro giuridico esistente e rendere più efficace la protezione degli interessi finanziari dell'UE;

9.  deplora che la revisione del regolamento (CE) n. 1049/2001 relativo all'accesso del pubblico ai documenti sia bloccata in seno al Consiglio; esorta il Consiglio ad adottare una posizione costruttiva, tenendo conto della posizione del Parlamento europeo, adottata in prima lettura il 15 dicembre 2011, e delle prescrizioni del trattato di Lisbona; osserva che sono poche le raccomandazioni del Parlamento in materia di trasparenza e accesso ai documenti a essere state attuate; ricorda che la trasparenza rafforza la fiducia dell'opinione pubblica nelle istituzioni dell'UE, consentendo ai cittadini di essere informati riguardo al processo decisionale dell'UE; ritiene che i cittadini debbano essere informati accuratamente e tempestivamente; ribadisce, pertanto, che la trasparenza dell'amministrazione dell'UE e del processo legislativo costituisce un elemento essenziale per la legittimità delle normative e delle politiche dell'Unione; sottolinea che la trasparenza rappresenta un pilastro fondamentale per "legiferare meglio";

10.  ribadisce la sua raccomandazione che ogni istituzione od organismo dell'UE nomini all'interno delle proprie strutture di gestione un funzionario per la trasparenza, che sarà responsabile della conformità alle norme;

11.  ricorda la necessità di migliorare la trasparenza dei negoziati legislativi, compresi i triloghi; osserva, pertanto, che occorre accrescere la loro trasparenza mediante resoconti alla commissione parlamentare competente sugli sviluppi nello stato di avanzamento dei negoziati di trilogo; rileva in particolare che, a norma dell'articolo 73, paragrafo 4, del regolamento del Parlamento europeo, dopo ogni trilogo la squadra negoziale deve riferire alla commissione competente e mettere a sua diposizione i documenti che riflettono l'esito del trilogo; chiede, pertanto, che sia la relazione orale sia i documenti contengano informazioni dettagliate sullo stato di avanzamento dei negoziati di trilogo; chiede inoltre che sia reso pubblicamente accessibile un elenco delle date dei triloghi e dei nomi di quanti vi partecipano direttamente;

12.  sottolinea l'importanza di interporre un periodo di tempo adeguato tra il raggiungimento di un accordo definitivo nell'ambito di un qualsiasi trilogo e la votazione di conferma in seno alla commissione competente, in modo tale che i membri della commissione possano leggere il testo e discuterlo all'interno dei rispettivi gruppi politici prima della votazione finale in commissione;

13.  sollecita una maggiore trasparenza riguardo alle agenzie dell'UE e alle loro relazioni con altri organismi dell'Unione; sottolinea l'importanza di un processo trasparente di candidatura, elezione o nomina dei rappresentanti delle agenzie, in particolare nei casi in cui è coinvolto il Parlamento;

14.  ritiene che la prima relazione biennale della Commissione sulla lotta alla corruzione sia stata un tentativo promettente di vigilare sulla corruzione negli Stati membri; invita la Commissione a includere nella prossima relazione 2016 un'analisi dei rischi di corruzione nelle istituzioni dell'UE, unitamente a una panoramica dei principali problemi legati alla corruzione negli Stati membri, raccomandazioni politiche per affrontarli e misure che la Commissione dovrà adottare per darvi seguito, tenendo conto in particolare degli effetti dannosi delle attività corruttive sul funzionamento del mercato interno.

ESITO DELLA VOTAZIONE FINALEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER PARERE

Approvazione

16.2.2016

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

49

1

6

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Jan Philipp Albrecht, Michał Boni, Caterina Chinnici, Ignazio Corrao, Rachida Dati, Agustín Díaz de Mera García Consuegra, Frank Engel, Cornelia Ernst, Tanja Fajon, Laura Ferrara, Monika Flašíková Beňová, Lorenzo Fontana, Kinga Gál, Nathalie Griesbeck, Sylvie Guillaume, Jussi Halla-aho, Monika Hohlmeier, Brice Hortefeux, Sophia in ‘t Veld, Eva Joly, Sylvia-Yvonne Kaufmann, Timothy Kirkhope, Barbara Kudrycka, Kashetu Kyenge, Marju Lauristin, Juan Fernando López Aguilar, Monica Macovei, Roberta Metsola, Claude Moraes, József Nagy, Péter Niedermüller, Soraya Post, Judith Sargentini, Birgit Sippel, Branislav Škripek, Helga Stevens, Traian Ungureanu, Bodil Valero, Udo Voigt, Josef Weidenholzer, Cecilia Wikström, Kristina Winberg, Tomáš Zdechovský

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Marina Albiol Guzmán, Carlos Coelho, Anna Maria Corazza Bildt, Pál Csáky, Daniel Dalton, Dennis de Jong, Gérard Deprez, Anna Hedh, Petr Ježek, Emil Radev, Christine Revault D’Allonnes Bonnefoy, Barbara Spinelli, Elissavet Vozemberg-Vrionidi


INFORMAZIONI SULL’APPROVAZIONEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO

Approvazione

21.3.2017

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

20

2

2

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Michał Boni, Elmar Brok, Richard Corbett, Pascal Durand, Esteban González Pons, Danuta Maria Hübner, Diane James, Ramón Jáuregui Atondo, Jo Leinen, Maite Pagazaurtundúa Ruiz, Markus Pieper, Paulo Rangel, Helmut Scholz, Pedro Silva Pereira, Barbara Spinelli, Claudia Țapardel, Kazimierz Michał Ujazdowski

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Gerolf Annemans, Ashley Fox, Sven Giegold, Sylvia-Yvonne Kaufmann, Jérôme Lavrilleux, Rainer Wieland

Supplenti (art. 200, par. 2) presenti al momento della votazione finale

Laura Agea


VOTAZIONE FINALE PER APPELLO NOMINALEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO

20

+

ALDE

Maite Pagazaurtundúa Ruiz

ECR

Ashley Fox, Kazimierz Michał Ujazdowski

EFDD

Laura Agea

GUE/NGL

Helmut Scholz, Barbara Spinelli

NI

Diane James

PPE

Michał Boni, Esteban González Pons, Danuta Maria Hübner, Jérôme Lavrilleux, Paulo Rangel

S&D

Richard Corbett, Ramón Jáuregui Atondo, Sylvia-Yvonne Kaufmann, Jo Leinen, Pedro Silva Pereira, Claudia Țapardel

VERTS/ALE

Pascal Durand, Sven Giegold

2

-

PPE

Elmar Brok, Rainer Wieland

2

0

ENF

Gerolf Annemans

PPE

Markus Pieper

 

Correzioni alla votazione finale e intenzioni di voto

+

Gerolf Annemans

-

 

0

 

Significato dei simboli utilizzati:

+  :  favorevoli

-  :  contrari

0  :  astenuti

Ultimo aggiornamento: 16 maggio 2017Avviso legale